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Il risorgimento demitizzato di Giuseppe Butta.

Abstract

Se numerosi testi letterari dell'Ottocento celebrano il processo risorgimentale, altri lo considerano criticamente. Tra questi, il romanzo di Giuseppe Butta, Edoardo e Rosollna owero le conseguenze del 1861, a lungo trascurato, ci presenta il Risorgimento come un'operazione militare volta a depredare, un'azione condotta con violenza e assoluta indifferenza verso i bisogni e le peculiarita del Meridione d'ltalla. Sotto accusa non sono le idee unitarie ma, secondo l'ottica moralistica del nostro autore, l'opportunismo e le ambizioni di chi ha piegato il progetto originario a fini personali di potere e ricchezza. Impietosa e la rievocazione di Garibaldi, accusato di aver esposto tantissimi uomini a pericoli, di avere minato l'importanza della Chiesa, di cui si esalta l'insostituibile ruolo umanitario. Per supportare le sue tesi, Butta cita vari documenti, mostrando di aderire alia struttura del romanzo storico-contemporaneo, a cui si uniscono, pero, caratteri del romanzo d'appendice, della letteratura odeporica, del saggio. Tutto cio attribuisce al romanzo di Butta valore documentario ma anche una certa originalita; esso, inoltre, consente di guardare ai mali del presente con maggiore consapevolezza, fornendo, al contempo, uno stimolo ad agire perche il cammino per una vera unita possa finalmente realizzarsi.

Parole chiave

demitizzazione, Risorgimento, romanzo

Introduzione

Negli anni in cui i fatti che hanno portato all'unificazione italiana diventano oggetto di epopea, Giuseppe Butta, (1) cappellano militare del 9 Battaglione Cacciatori dell'esercito borbonico, procede a una loro demitizzazione. Dopo aver pubblicato, difatti, nel 1875, le memorie Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta, e, nel 1877, il saggio I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli, nel 1880 da alie stampe Edoardo e Rosolina o le conseguenze del 1861, romanzo storico-contemporaneo con cui dimostra desiderio di raggiungere un pubblico piu vasto e ambizioni letterarie. L'obiettivo viene parzialmente conseguito: il romanzo contribuisce indubbiamente a mantenere una certa notorieta intorno a Butta, anche se, nel 1883, e di Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta la seconda edizione. (2)

Negli anni ottanta dell'Ottocento, in un clima, ormai, di delusione post-risorgimentale, sono comunque frequenti le allusioni negative ai fatti dell'Unita o al governo cui l'unificazione ha dato vita: e sufficiente fare qualche esempio--a parte la piu nota letteratura sulFargomento--relativo ad alcuni giornali di Napoli, citta in cui viene edito Edoardo e Rosolina. Su La Zingarella, periodico in dialetto, del 1880, per ridicolizzare le sedute del Parlamento vengono presentad i deputati Lazzaro, Biondi, Sella e Nicotera che giocano a scopa mentre il Presidente, Farini, schiaccia un sonnellino; (3) il 28 novembre si raffigura Nicotera che abbandona l'aula, dicendo: "Mme dispiace che s'e fatto tarde, e n' amico me sta aspettanno a lo portone." (4) Il fronte legittimista appare piuttosto composito, in quanto comprende uomini di vario orientamento: accanto a Giuseppe Ferrarelli, (5) a Luigi Taparelli D'Azeglio, (6) ricordiamo Giacinto de Sivo (7) che, il 4 gennaio 1881, su Il Crociato, inizia la pubblicazione della Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861. Il 19 febbraio 1881 appare Il Regno di Napoli piernontizzato, del duca Proto di Maddaloni (8) e il 28 giugno 1881, sempre sullo stesso periodico, L'unione e non l'unita dell'Italia, di Pietro C. Ulloa. (9)

Numerosi sono pure i testi monografici, editi sin dal 1861, fortemente critici nei confronti del governo unitario. Ne citiamo qualcuno, a titolo esemplificativo. Nel 1861, a Potenza, viene pubblicata Una rimostranza ed una petizione de' cittadini di Banzi all'attuale governo italiano e, a Catania, La dittatura e la luogotenenza nelle provinde siciliane di Giuseppe De Stefani Nicolosi; nel 1862, Alessandro Smilari da alie stampe, a Cosenza, un Cenno storico delle reazioni del 21 ottobre 1860 nel circondario di Lagonegro e, nel 1863, Eugenio Floritta, Rivoluzione tirannide. Fatti storici contemporanei. In Sicilia, in particolare, il dibattito sull'opportunita delfannessione e testimoniato, nel 1860, da Luigi Del Brun, che pubblica L 'unita, l'autonomia e l'annessione, da Corrado Lancia di Brolo, che scrive Sulla annessione e l'autonomia. Poche parole di un siciliano, dall'opuscolo Sulla annessione della Sicilia al regno italico. Lezione di un padre messinese a suo figlio. Alla fine del secolo, la discussione a proposito delFUnita e ancora aperta, se, nel 1894, Cario Badolati pubblica, a Girgenti, la seconda edizione de Lo stato d'assedio in Sicilia e i suoi effetti e, nel 1895, appare Fino alio stato d'assalto. Pandemonio contemporaneo, di Luigi Marocco Di Prima.

In qualche caso, poi, gli avvenimenti del 1860 sono rielaborati letterariamente e, qualche volta, in dialetto, per attestare il punto di vista popolare. Possiamo menzionare: Riassuntu pouetico di la rivoluzioni di Palermo, di Antonio Marotta (Palermo, tip. Francesco Spampinato, 1860); Teodoru e Rosalba, o la rivoluzione di lu 1860 in Palermu. Canti XIV di Carmelo Piola, (Palermo, Stamp. Canitarello e C., 1869); Mentana. Canto di Francesco Guerrieri Failla (Palermo, tip. Solli, 1869). Nel 1877 viene edito Roma liberala, di Nicola Marmo, mentre, successivamente al nostro romanzo, nel 1885, Giuseppe Arsenio pubblica, a Lecce, Elvira, o un episodio del 1860. Novella in versi e, nel 1895, Angelo Calvino il poema I Mille (Palermo, Lo Statuto); nel 1898 Ruggero Sigona, a Modica, da alie stampe i versi Il Risorgimento italiano (1848-1860), e del 1900 e la commedia Lo zio di Londra, ossia la breccia di Porta Pia, di Enrico Pilo Passino (Palermo, tip. Nocera). La scelta della forma romanzo pone, dunque, Butta all'avanguardia.

Organizzazione formale

In un periodo in cui le funzioni, il valore della forma romanzo sono oggetto di dibattito, Butta, sensibile, pure alia suggestione della letteratura odeporica, si allinea al modello di romanzo costituito dai Cento anni di Rovani e dalle Confessioni di Nievo, in cui "la memoria storica viene filtrata attraverso la memoria individuale" e in cui vengono meno "le componenti statuarie del romanzo di primo Ottocento" e cioe l'onniscienza e l'impersonalita del narratore e la sua "estraneita ai fatti narrati" (Atria, 2009: 9).

Queste caratteristiche risultano chiare sin dal primo capitolo del nostro testo, in cui il narratore di primo grado, extra-eterodiegetico, dopo aver evidenziato, rivolgendosi ai lettori, la storicita dei suoi personaggi, da un lato cita dei documenti (un articolo di Petruccelli della Gattina apparso sulla Gazzetta di Torino del 28 gennaio 1880, una lettera di Lamarmora a Damorbida riportata da Chiala nelle sue Conferenze politiche di due uomini dabbene (Butta, 2011: 20 nota 19)) per iniziare a denigrare Garibaldi, sottolineando il suo attaccamento al denaro e il suo opportunismo; dall'altro avverte di aver ricevuto tante delle notizie presenti nel suo lavoro dal duca di C., che, direttamente, da narratore di secondo grado intradiegetico, spiega a Edoardo--giunto con lo zio a Napoli, nel gennaio 1866, per passarvi l'inverno nonche visitare, durante la settimana Santa, Roma e altre cento citta--i motivi del numero sempre crescente di poveri che ingombrano le strade. Comincia cosi un confronto fra il presente, deplorevole, e il passato, coincidente con la dominazione borbonica, sicuramente migliore.

Altri narratori di secondo grado si succedono nel corso della narrazione, per evitarne la monotonia e per garantirne la veridicita. Significativo e l'intervento del sacerdote don Ippolito Letizia, narratore intra-omodiegetico, che, nel secondo e nel terzo capitolo, rievoca, affermando di esserne stato testimone o di averie conosciute da testimoni oculari o di averie vissute in prima persona, le reazioni e le sanguinose e atroci repressioni, su uomini, donne, bambini (dichiarati poi innocenti dai tribunali), verificatesi a Montemiletto, Montefalcione, Avella, Ailano, S. Paolo, Auletta, Pontelandolfo, Casalduni, o determinate dall'estensione della leva militare obligatoria, e l'uccisione del generale Bories, mostrando cosi come il livello metadiegetico sia piu importante di quello diegetico, a esso funzionale. Non a caso, infatti, il racconto di don Ippolito, come quello di Filippo (successivo narratore di secondo grado, intra-eterodiegetico), si snoda durante il soggiorno della comitiva, boccaccianamente detta "brigata" (p. 113), ad attestare la matrice classica della formazione di Butta, a Sorrento, vero e proprio locus amoenus, per far risaltare meglio le atrocita narrate. E come la brigata decameroniana illustra le regole del saper vivere boccacciano, cosi la comitiva di Butta ha il compito di far ricredere Edoardo sulle sue opinioni liberali, attraverso un vero e proprio processo formativo (il racconto dei fatti verificatisi fra il 1861 e il 1865) la cui validita e garantita dall'intervento di piu voci autorevoli.

Narratrice di secondo grado intra-omodiegetica e anche Rosolina, figlia di un militare dell'esercito di Giovanni Salzano e intimo amico dell'io narrante, come questi avverte in una nota (p. 225), la quale, fornendo, attraverso le proprie vicissitudini, un'ulteriore prova del comportamento negativo dei piemontesi, mette in rilievo gli errori di alcuni meridionali che, invece di battersi contro i soldati piemontesi, andavano rubando, mentre i ricchi (criticati alia maniera, quasi, di Parini), potrebbero provare appagamento aiutando i poveri, al posto di condurre una vita inattiva e incline a turpi emozioni.

La figura di Rosolina conferma la letterarieta dell'operazione di Butta. Mentre, infatti, il narratore solletica la curiosita dei lettori e dichiara il suo limitato punto di vista ("Nasce naturalmente la curiosita di sapersi, se Rosolina si fosse accorta deU'amore di Edoardo verso di lei, e se sentisse per lui altro affetto che non fosse la semplice dovutagli riconoscenza" (p. 245); "Era pianto di gioia o di dolore, dovendosi dividere? Chi potrebbe entrare ne' misteri del cuore umano, e specialmente in quello della donna?" (p. 250)), e facile scorgere in Rosolina una variante della figura della fanciulla amata che aspetta il patriota, figura tipica di tanta letteratura risorgimentale. La differenza e data dal fatto che, per rafforzare il giudizio negativo sul movimento garibaldino, questo e accusato del fallimento della storia d'amore fra Edoardo e Rosolina, che presenta sicuramente motivi ed espressioni propri di un romanzo d'appendice (la lettera che Giulietta invia a Edoardo ingenera un equivoco, la lettera che Edoardo affida a un suo amico garibaldino con il compito di spedirla da Parigi a Rosolina non viene mai recapitata; questi riferisce invece a Rosolina di avere visto Edoardo combatiere a Monterotondo con i garibaldini e un particolare che sara svelato solo alia fine del romanzo, creando un effetto di suspense), ma anche spunti divertenti, con la serva che divulga fra le comari dell'Albergheria la falsa notizia del matrimonio fra Edoardo e Giulietta. E chiaro, comunque, come Butta ritenga la storia personale di Edoardo e Rosolina un semplice pretesto per parlare delle vicende politico-sociali dell'Italia del periodo, secondo il modello manzoniano.

Pure la componente odeporica, che caratterizza, in due momenti, le vicende narrate, e a queste strettamente funzionale: una prima volta, nel settimo capitolo, durante il viaggio di ritorno da Sorrento a Napoli, Edoardo ha la possibilita di osservare la bellezza, la ricchezza di alcune localita, testimonianza di un'epoca gloriosa iniziata nel mondo romano e continuata con i Borboni, posta a confronto con l'incuria determinata dal governo attuale. Dopo aver visto il Cantiere di Castellammare e la salubre Quisisana, il biglietto, che a Pompei e costretto a pagare chi desidera visitare gli scavi archeologici, spinge il narratore a deplorare, nuovamente, Favidita dei nuovi governanti, i quali hanno abbandonato la fabbrica d'armi fondata dai Borboni a Torre Annunziata, cosi come, a Portici, la selvaggina presente nel boschetto e stata distrutta dal vandalismo del 1860 e 1861. Nel ventesimo capitolo, poi, il trasferimento di Rosolina a Naso, e il viaggio in Sicilia di Edoardo per rintracciarla, offrono l'occasione di parlare della Sicilia, mettendone in evidenza, con apertura mentale, le potenzialita economiche, non adeguatamente considerate dagli amministratori locali e dal governo unitario, e le bellezze naturali e artistiche, quasi come in una guida turistica:

A pie del suddetto monte, a sinistra, trovasi l'interessante Villaggio di Capodorlando, con casini bellissimi e con casucce di pescatori: per la sua posizione, potrebbe addivenire un vasto centro di commercio. Difatti da cola si e cominciata una strada rotabile, che mettera in comunicazione varii paesi, ricchi di prodotti agricoli, e che si trovano fra Capodorlando e Randazzo, ... ove quella arteria dovra congiungersi. Il sig. Gaetano Parisi--Parisi, deputato del Collegio di Naso, ricco proprietario, ed uno de' pochi onesti onorevoli, lotto col ministero parecchi anni, affin di ottenere quel tronco di strada rotabile. Quel disgraziato lembo della provincia di Messina difetta anche di strade vetturali e rotabili interne. Cosi il governo riparatore tratta i siciliani, mentre in Piemonte, ed anche in Lombardia, in questi vend anni, ha fatto una rete di ferrovie, da superarla soltanto quella di Francia: date uno sguardo alia carta geografica, e vi convincerete. (Butta, 2011: 286)

Da quel colle, detto il Pizzo, elevato sul mare, circa un chilometro, si vede a destra una estesissima pianura di vigneti, gelsi ed agrumi, interrotta dalla vista di un paesetto, colla sua storica torre baronale, ed intersecata da due maestosi fiumi, che si scaricano in un mare ceruleo, seminato d'isole e d'isolette, che son quelle Eolie. Quell'amena pianura e chiusa, dalla parte del sud, da un semicerchio di altissime e verdeggiand montagne, che vanno a finire all'est con quella rocciosa di Calava. (Butta, 2011: 290)

Edoardo, invece, mostrando interesse, com'e tipico del viaggiatore dell'Ottocento, per le vestigia del mondo classico, passa da Monreale, Partinico, Alcamo, Calatafimi, Salemi, Trapani, Erice, Marsala, Mazzara, Sciacca, Girgenti, Naro, Terranova, Vittoria, Noto, Siracusa, Floridia, Augusta, Melilli, Lentini, Catania, Acireale, Taormina, Mola, S. Alessio, Savoca, Limina, Casalvecchio, Fiumedinisi, Messina, Milazzo, Barcellona, Castroreale, Patti, Capodorlando: su ogni cittadina il narratore fornisce informazioni di vario genere (il numero degli abitanti, le origini, i legami con le vicende garibaldine, i monumenti, l'economia) e descrive il paesaggio. La citta di Catania, che ha perso le sue seterie dopo il 1860, in seguito all'aumento delle tasse e ai nuovi rapporti mercantili con Francia e Inghilterra, offre la possibilita di criticare le scelte politiche sabaude, con una consapevolezza, tutta moderna, dei rischi derivanti dalla liberalizzazione dei commerci.

Qua e la, inoltre, si nota una tecnica a incastro per mezzo della metalessi dell'autore, con cui Butta collega i vari momenti della narrazione ("Lasciamo il nostro povero amico, che gia sta scontando le sue follie, ed andiamo a trovare in Roma il visconte zio" (p. 181), "lasciamo anche la madre di Edoardo e ritorniamo a Firenze" (p. 182), "Noi non seguiremo passo a passo que' discorsi e commenti, perche andremmo troppo per le lunghe; ci basti di averli accennati semplicemente" (p. 244)). Naturalmente, in tal modo, egli raggiunge anche lo scopo di creare un clima di attesa, di curiosita, e di coinvolgere i lettori, a cui si rivolge spesso e di cui cerca, costantemente, di orientare le idee attraverso Tuso di aggettivi, quali "povero" e "desolato" ("povero visconte", "desolato visconte" (p. 181)), del possessivo "nostro" ("Il nostro ex garibaldino", "Il nostro Eduardo" (p. 202); "Il nostro povero amico" (p. 220)), di esclamazioni ("trattati come i lanzichenecchi del medioevo!" (p. 178); "Oh, quanto gli sembro lungo quel viaggio, e quanti dolori fisici e morali soffrisse, non e possibile descrivere!" (p. 181)), di interrogative retoriche ("Che far poteano queste due autorita senza forza a fronte di una popolazione ostile al nuovo ordine di cose?" (p. 56); "Il credereste?" (p. 59)), di preterizioni ("Nulla dico de' furti: si rubava nelle amministrazioni, essendo queste un caos; ... Si facevano ricatti, ... si svaligiavano i cittadini" (p. 57); "Niente poi vi dico delle arti satanniche di corruzione di cui han fatto uso per tener oppressa, divisa e sfiduciata quella eroica popolazione" (p. 113)), di anafore. Ne risulta uno stile di impronta classicistica, che, qualche volta, si fa ironico e antifrastico, in cui i richiami storici, letterari servono a dare autorevolezza, a suffragare alcune affermazioni o, nel caso di luoghi, ad accrescerne la bellezza e l'importanza ("sorgono come Nereidi le incantevoli isole Eolie" (p. 288)), mentre Tuso di alcuni termini dialettali, in corsivo ("picciotti" (p. 261); "Sciatri e Matri...... ddu scuscenziatu, ... Chi focu granni! Signurina mia, chi focu granni! Oh, commu si sciurtio mali! E unni eru ddi beddi pezzi di carrini? Ora cchiu! Inveci stu guvernupidderinazzu ciporto i cintimmuli: Nienti poi vi dicu" (p. 251)) attesta il tentativo, pur episodico, di caratterizzare linguisticamente i personaggi. In altri casi, invece, il dialetto e ritenuto, come avvertito in epoca piu recente, lingua che unisce persone di una stessa comunita mentre l'italiano e la lingua di chi vi e estraneo: "l'idea di parlare italiano e associata a quella del ricevitore demaniale, dell'agente delle tasse, dell'usciere, che fa i sequestri, e del carabiniere" (pp. 289-290).

Ne risulta un'operazione nel complesso interessante, anche se si avverte un certo squilibrio fra i vari piani della narrazione.

Ruolo della Chiesa e influssi manzoniani

Com'e noto, il legittimismo borbonico trova un alleato nella Chiesa, danneggiata da una serie di provvedimenti del governo unitario. Basti ricordare i decreti Mancini del 17 febbraio 1861, con cui viene abolito il Concordato del 1818 e si estendono a tutto il regno le riforme vigenti in Piemonte, che sopprimono gli ordini religiosi e limitano fortemente privilegi e prerogative del clero. L'eco di questa situazione emerge abbastanza chiaramente nel nostro romanzo, nel quale Butta si sforza di mettere in evidenza le conseguenze negative, sul piano sociale, dei provvedimenti adottati dallo Stato unitario e l'insostituibile funzione coesiva della Chiesa. La nuova politica fiscale le impedisce di portare avanti la sua missione umanitaria nei confronti dei poveri: come ricorda, inizialmente, il duca di C., le Congregazioni di Carita, gli ospedali, i conventi, i monasteri, prima favoriti dalla politica borbonica, sono vittime delle varie tasse, come quella della "Ricchezza mobile" (p. 27). Butta sottolinea comunque, nonostante la politica persecutoria nei suoi confronti, l'indipendenza della Chiesa rispetto a qualsiasi congiura filoborbonica, come quella, celebre, "di Frisio", proprio perche essa non usa mezzi illeciti, neanche a buon fine. La Chiesa cattolica, invece, ha predicato la vera liberta, sempre unita alia carita e all'uguaglianza fra tutti gli uomini: essa viene considerata funico punto di riferimento di fronte al caos, al disordine determinato dalla politica del nuovo governo, anche se sembra indurre i piu poveri ad accettare con rassegnazione la loro condizione, in vista di un bene futuro, e apparenta l'istituzione del matrimonio civile a un concubinato.

Appunto per questo e posta in risalto la profonda religiosita di tutti i personaggi: il duca e la duchessa ascoltano la messa ogni giorno, don Ippolito Letizia, narratore di secondo grado, portavoce delle idee dell'autore, che precisa, tra l'altro, di aver fatto parte del reggimento in seguito diventato 9 Battaglione Cacciatori, lo stesso in cui Butta svolge le funzioni di cappellano, e un esempio di sacerdote perseguitato: accusato di essere un reazionario, dopo avere trascorso tre anni in carcere, a Napoli, e condannato al confino, a Sorrento, pur essendo chiara la sua innocenza. Viene ricordata, parimenti, la repressione del Convitto de' Miracoli, fondato nel 1828 dalla regina Maria Isabella di Borbone. Edoardo, poi, derubato a Brescia, viene soccorso da un sacerdote; lo zio di Rosolina, don Carlo, e un prete, che ha, come carissimo amico, a Naso, dove si rifugia Rosolina, l'arciprete don Gaetano Lo Sardo. Ed e il dottor don Piddu a esclamare:

Senza monasteri e conventi, ... con cui vivevano domestici, artigiani negozianti e professori, oltre di migliaia di famiglie povere, che andavano a sfamarsi alie porte di quelle fraterie e di que' cenobii; ... che cosa ci resta a noi siciliani? La disperazione! (Butta, 2011: 243)

La conclusione del romanzo ribadisce l'importanza della Chiesa. Edoardo, ferito a morte combattendo per la Francia, viene soccorso da una suora, che scopre essere Rosolina, accompagnata da sua madre. E se la morte consacra Edoardo eroe, secondo un cliche abbastanza diffuso (morte per la patria), Rosolina, non realizzando il binomio amore-morte e, quindi, insistendo sul carattere di cornice della fabula, vive per realizzare il ruolo umanitario della Chiesa, che si conferma unico valore nel vuoto determinato dal governo italiano. Don Ippolito, inoltre, puo, manzonianamente, celebrare i meriti della Provvidenza divina, che trasforma in bene quello che, apparentemente, e un male:

Dio benedetto ... voile guidarti Egli medesimo, e per altre vie straordinarie; servendosi dello stesso male da te fatto, per ricavarne il maggior tuo bene.... Se il largitore della vita e delia morte, ti toglie quella per darti questa, rifletti che la prima e passaggiera, piena di triboli, e di disinganni, mentre la seconda te la concede gloriosa e santa, circondato da' tuoi piu cari. (Butta, 2011: 360)

Rosolina, del resto, ha gia espresso la sua fiducia in un Dio "che affanna e che consola" (p. 230), come vuole Manzoni. Il suo influsso si nota pure nel modo negativo con cui sono presentati il popolo e la folla: "sempre piu esaltato, e spesso ingiusto nella sua esaltazione" (p. 66); "quando monta sulle furie, e una bestia feroce" (p. 153).

Si spiega cosi, inoltre, il rigorismo morale che affiora dalle pagine del romanzo. In una riunione, a casa dell'Arciprete, ci si dimostra consapevoli delle meschine logiche di potere dei partiti, del tutto insensibiii verso i reali bisogni della popolazione: "Dal Parlamento si fan leggi ... senza tenersi conto delFindole, de' costumi e de' bisogni de' popoli, ma soltanto per avvantaggiare il partito che trovasi al potere" (p. 305). Lo stesso Arciprete esclama, con occhio disincantato, facendo riferimento alio scandalo del Monopolio dei Tabacchi:

Destri e sinistri ... sono della stessa risma afferrando il potere, fanno a gara per essere gli uni piu tristi degli altri; cioe fedifraghi, intolleranti e scorticatori; rinnegando i loro programmi esposti da deputati, per solo intento di ghermire il potere.... nella Camera di Firenze ... i deputati affaristi si arrabbattano per la concessione del monopolio de' tabacchi, ad una societa di regia cointeressata. In conseguenza di che scene vergognosissime, e rivelazioni turpissime si son fatte dal deputato Lobbia; e senza che il ministero, e gli altri complici di quel turpe affare patriottico, si siano giustificati. (Butta, 2011: 306)

E il narratore, mostrando il suo pessimismo:

Ove governa un partito, non vi aspettate giustizia, dappoiche gli uomini insediati al potere vogliono distruggere i loro contrarii; ed e questa la ragione che ne' governi ammodernati si vede spesso perseguitata la virtu ed in trionfo finfamia. (Butta, 2011: 134)

Anche gli artefici della guerra franco-prussiana, durante la quale risulta lampante il comportamento negativo di Garibaldi, sono mossi da interessi personali e considerano la guerra un'opportunita di saccheggio:

Per convincersi sempre piu che i cosi detti patriotti si ridono del popolo sovrano, e fanno sempre la rivoluzione per conto proprio, e necessario leggere i documenti pubblicati dal giornale francese il Figaro, ne' suoi numeri dal 9 al 14 febbraio 1880; e riportati dalla Discussione di Napoli dal 10 al 17 marzo dello stesso anno.

Fa veramente nausea osservare che i suddetti patriotti, i piu spasimanti pe' vantaggi del popolo sovrano, domandavano impieghi i piu lucrosi, anche pe' loro parenti ed amici con lettere e telegrammi, diretti al Gambetta; ... Questi difensori della sventurata e nobile Francia, ... facevano guerra agi' innocui cittadini, agli ecclesiastici specialmente, saccheggiando eziandio le loro case. (Butta, 2011: 326-328)

I fatti del periodo 1861-1870

Dal romanzo emerge un quadro dettagliato dei problemi, delle vicende politicosociali del periodo post-unitario. E se l'ottica con cui e condotta la narrazione e scopertamente cattolica, filoborbonica (Sciascia, 1985: 5), e alcune affermazioni sono sicuramente oggi inaccettabili ("Questi miseri" sono "spinti a questa vita da un fatale istinto, che invade i bassi strati sociali del nostro paese, favorito dalla dolcezza del clima" (p. 26)), altre, attraverso un continuo confronto tra presente e passato, individuano con lucidita le cause della mancanza, fra la popolazione meridionale, di un sentimento unitario negli errori politici, nella miopia del governo sabaudo aH'indomani del 1861. Le nuove tasse hanno determinate un generale impoverimento, con conseguente diminuzione della produzione industriale e del commercio. Anche le famiglie piu ricche hanno dovuto ridurre le loro spese, licenziando servitori che, come gli altri indigenti e bisognosi, non possono essere neanche aiutati dalle Congregazioni di Carita, cadute sotto la pressione del fisco, responsable, pure, della sempre maggiore poverta degli ospedali e dell'aumento dei prezzi di varie merci. A questa consapevolezza dei meccanismi dell'economia reale di una nazione si unisce l'accusa di astrattezza verso le nuove "conquiste" ("terse che un povero padre, quando i suoi figli digiuni gli domandano pane, potra sfamarli col diritto di riunione e con la libera stampa?" (p. 29)), quelle, nei confronti dei nuovi governanti, di perseguire vantaggi economici personali ("Gli uomini che oggi ci governano, essendo quasi tutti parvenus e capaci di tutto, per non perdere la ghermita preda, manderebbero a soqquadro noi e l'ltalia" (p. 33)) anche ricorrendo a brogli elettorali, di trattare le province meridionali come terra di conquista, mandandovi luogotenenti, prefetti piemontesi o piemontizzati, e uomini come Farini, Ponza di S. Martino, Cialdini, autori di feroci repressioni sulla popolazione inerme.

Sono questi, a ben vedere, gli argomenti cardine del revisionismo risorgimentale, a provare la lucidita di Butta, il carattere documentario della sua opera. Lo storico Christopher Duggan (2008), in particolare, sostiene che l'immagine, a cui contribuirono anche alcuni meridionali, di un Meridione ozioso e arretrato fu propagandata per giustificarne la piemontesizzazione attuata, pratica politica sbagliata e olfensiva. Nel nostro testo, a conferma di questo atteggiamento, lo stesso marchese di Rudini, sindaco di Palermo, come ricorda il dott. Piddu, in una lettera al ministro Ricasoli, pubblicata sul Giornale ufficiale del 18 ottobre 1866, asserisce che "buona parte del popolo di Palermo e dei paesi circonvicini e la piu corrotta d'Italia" (p. 242). Duggan rileva pure che le varie rivolte legittimiste vennero considerate manifestazioni del brigantaggio e ferocemente represse, come nel caso di Pontelandolfo e Casalduni, e rimasero delle voci isolate quelle di chi, come Ponorevole Giuseppe Ferrari, citato pure da Butta (p. 77 nota 9), parlavano invece di guerra civile. Analogamente, nel nostro romanzo, il narratore commenta, a proposito dei disordini di Palermo:

Tutto cio dunque dimostra che i difensori di Palermo non erano ne briganti, ne preti, ne frati, ne monaci, ne monache, come asseri poi il Cadorna ed i suoi plagiatori, per far credere alia stupidita Europa, che tutt'i siciliani amano teneramente il governo riparatore, e che quella rivolta fosse stata fatta da un'orda di malandrini, coadiuvata dagli ecclesiastici. (Butta, 2011: 213)

Secondo l'ottica moralistica di Butta, pero, i veri responsabili di questa situazione non sono ne Vittorio Emanuele (che nel Proclama a' Napoletani e Siciliani del 9 ottobre 1860 asserisce: "Le mie truppe si avanzano tra voi per raffermare l'ordine. Non vengo ad imporvi la mia volonta ma a far rispettare la vostra" (p. 49)), ne persone come Massimo D'Azeglio (10) che, desideroso di condurre la rivoluzione in modo corretto, scrive, il 2 agosto 1861, al senatore Matteucci: "Si tratta di sapere se abbiamo il diritto di dare archibugiate a' Napoletani, che non ci vogliono" (p. 45). La colpa e, allora, di tutti quegli individui che sfruttano, per la loro sete di potere, il popolo.

Con notevole senso critico, don Ippolito rileva la mancanza di organizzazione, di capi istruiti e autorevoli dei reazionari e del popolo, l'errore, da parte dei piemontesi, nelFaver attuato e appoggiato una politica di terrore e di ingiustizie, che culmina con l'assurda decisione di Raffaele Conforti, ministro di polizia nel 1862, di trattenere in carcere tutti quelli che dai tribunali erano stati dichiarati innocenti e posti in liberta. La conseguenza e che la magistratura perse autorita e credibilita. Raramente deputati come Giuseppe Ricciardi denunciano questo stato di cose:

V'aggiungo la giustizia essere nome vano. La magistratura non facendo il proprio dovere che imperfettissimamente, e la vita de' cittadini essendo nei luoghi infestati dal brigantaggio in balia delle autorita militari, i cui soprusi sono tali da far rabbrividire, migliaia di persone, da un anno a questa parte, furono passate per le armi senza giudizio di sorta alcuna e per comando di un semplice capitano o luogotenente; sicche non pochi innocenti miseramente perirono. (Butta, 2011: 94)

I piu, pero, come Garibaldi, o anche le potenze straniere, sono assolutamente indifferenti alia ferocia dei governanti piemontesi, la cui ottusita e confermata dalle sempre nuove tasse, come quella di registro e di bollo e dal malgoverno stabilito in Sicilia, in cui il Consiglio di luogotenenza utilizza gli incassi di dieci mesi per pensioni e aiuti vari nei confronti degli ex martiri, mentre con un'esigua somma di denaro deve provvedere a tutti i bisogni dello Stato per un anno e sperpera i soldi provenienti da un debito di sei milioni contratto in Inghilterra. Da qui un inasprimento della pressione fiscale--confermata da Sonnino e Franchetti, da Cesare Cantu, da Gaspare Nicotri (Zinna, 2010: 6)--e delle tensioni sociali, con furti, assassinii, conseguenti repressioni (quella di Castellammare, ad esempio) rivolte, anche, contro chi si opponeva alia leva. I disordini sono aggravati dal tentativo di Garibaldi contro Roma, ampiamente criticato secondo l'ottica cattolica del nostro autore, che, comunque, riconosce il peso del condizionamento esercitato dalla Chiesa e dall'influenza francese.

Gli eventi verificatisi dal 1863 al 1865 confermano lo stato di anarchia, le misere condizioni delle popolazioni meridionali, compresa la Sicilia, documentando le disfunzioni, le inefficienze dell'apparato politico-amministrativo, del tutto privo di coesione fra le sue parti, del nuovo Stato, caratterizzato dalla volonta di dominio dei torinesi, che non accettano, per esempio, il trasferimento della capitale a Firenze: "in questi ultimi tre anni [1863, 1864, 1865] si ripetettero le stesse insipienze governative e rivoluzionarie, le medesime reazioni e feroci repressioni, continuandosi ... la spogliazione de' cittadini, con far debiti e con scaraventare tasse illogiche, insopportabili" (pp. 140-141).

La disgregazione provocata dal governo dell'Italia unita si aggrava con il ministro Scialoja, che ha imposto il corso forzoso, determinando un aumento del debito pubblico e conseguenze negative sul commercio e l'industria, e con le leggi "Crispina" e "Pica". Le guardie nazionali mobili, poi, moho spesso sono costrette ad abbandonare il loro lavoro senza possibilita di poterlo riavere, mentre gli agenti della forza pubblica requisiscono cavalli e muli. In questa situazione di generale sfacelo, solo Torino risulta meno svantaggiata:

A chi giovarono tutti questi pingui furti? A' soli affaristi! Il governo incasso grosse somme, che sperpero prima che avesse distrutta la proprieta de' conventi e de' monasteri: i soli affaristi se ne videro bene: da miserabili divennero ricchissimi proprietarii.

Si disse che co' beni ecclesiastici si sarebbe abolito il corso forzoso, cioe il debito fatto con le banche; ma oggi dopo 14 anni abbiamo ancora l'odiato corso forzoso della carta --moneta, che ammonta a piu di un miliardo.... Si potrebbe supporre che il governo riparatore avesse saziato la sua patriottica fame dopo tanto saccheggio nazionale, niente affatto. Il 28 giugno di quello stesso anno 1866, ... s'imponeva agl'italiani un prestito forzoso di quattrocento milioni di lire; pero nella ripartizione delle varie province, Torino fu la meno angariata. (Butta, 2011: 188-189)

Altre osservazioni sull'opportunismo, sull'ambizione dei volontari garibaldini, sulle loro precarie condizioni igieniche e quotidiane, a prova delle quali si citano il Viaggio di un uomo senza testa di Rafifaele Villari, gli articoli della Cronaca Grigia e del Diritto, si rica vano direttamente dalla vicenda di Edoardo. E cosi il narratore, mentre le battaglie di Lissa e di Custoza offrono l'occasione per un ulteriore atto di accusa nei confronti del governo sabaudo, la cui inerzia e incapacita emergono da dispacci e bollettini di guerra, rivolgendo la sua attenzione a Edoardo, marca l'indifferenza di Garibaldi per la sorte dei suoi volontari e lo stesso velleitarismo degli ideali garibaldini, deprecad. Al giudizio negativo su Garibaldi corrisponde, invece, l'elogio di Mazzini, per la sua coerenza e onesta, a riprova di una certa imparzialita di vedute:

Quell'agitatore repubblicano, che si fece ammirare, ... perche sempre conseguente a' suoi principii, ed onestissimo in fatto di appropriazioni di danaro dello Stato, per quanto si fa detestare dalla gente onesta quel fantoccio ingordo di Garibaldi, ecco come rispose alia largitagli amnistia in una lettera diretta al giornale l'Unita italiana:--"Nessuno, che sappia alcun che dell'animo mio, si aspetti che io contamini gli ultimi miei giorni ed il passato, accettando oblio e perdono, per aver amato sopra ogni cosa la patria, e tentato la sua unita quando ogni uomo ne disperava. Ma, se anche io potessi, non mi darebbe il cuore di riveder l'ltalia il giorno stesso in cui ella accetti tranquilla il disonore e la colpa [le sconfitte di Custoza e Lissa]." (Butta, 2011: 208)

E la delusione di Mazzini, che vede "aumentare di anno in anno, sotto un governo materialista e immorale, la corruzione, lo scetticismo sui vantaggi dell'Unita, il dissesto finanziario; e svanire tutto l'awenire dell'Italia, tutta Fltalia ideale" (Mack Smith, 1993: 286), e stata sottolineata pure dai piu recenti revisionisti. Questo consente di considerare Butta, nonostante le differenti impostazioni ideologiche, Fantesignano di tanta letteratura ispirata alia delusione post-risorgimentale, a partire dalla novella Liberto di Verga.

E, ancora, al contrasto interiore di Edoardo, indeciso fra il desiderio di ritornare in Francia, dalla madre (la madre che, affranta dal dolore, attende il patriota, in preda ai sensi di colpa, e figura ricorrente in numerosi testi della letteratura risorgimentale) e quello di cedere agli amici garibaldini, che gli presentano imminente la guerra per la liberazione dello Stato pontificio, corrisponde il caos in cui versa Firenze, e, per sfuggirvi, Edoardo decide di andare a Palermo, citta incantevole e antichissima, ma, dopo il 1860, semplice capoluogo di provincia, passata da un iniziale entusiasmo nei confronti delia dinastia Savoia a un forte odio misto a desiderio di vendetta. I motivi sono chiari:

La perdita di tanti privilegi, che godevano sotto i Borboni, la perduta sicurezza pubblica, l'obbligo imposto della leva, le pazze e spaventevoli crudelta della soldatesca, l'azione veramente feroce della polizia liberale, che agiva senza criterio, le nuove ed enormi tasse imposte loro, avevano generato la disillusione, l'odio, la vendetta; laonde non trovansi in quell'Isola che repubblicani o borbonici. (Butta, 2011: 210)

Edoardo vi capita quando, dal 16 al 20 setiembre 1866, si verifica una cruenta insurrezione che Fottica moderata del narratore non puo che condannare, accettando, sulla base di precise motivazioni, l'opinione di coloro che avevano ritenuto Finsurrezione organizzata dallo stesso governo per poter poi avere il pretesto di imporre leggi eccezionali e avviare massacri peggiori di quelli seguiti alia rivoluzione napoletana del 1799, e che costituiscono un quadro "orridamente sublime" (p. 364). II narratore, per saldare la digressione a livello diegetico e fornire un quadro piu incisivo dei disordini palermitani, fa si che Edoardo salvi dall'aggressione di quattro manigoldi una ragazza, Rosolina, che fa subito breccia nel suo cuore, ponendolo in uno stato di agitazione, espresso con toni melodrammatici, che lo rende indiferente all'influenza che il paesaggio, romanticamente, puo esercitare nell'animo umano ("Edoardo, senza tanto curarsi di quella veduta sorprendente, che infonde dolce letizia negli stessi animi agitati" (p. 222)) o al piacere che, secondo la coeva letteratura odeporica, visitare posti nuovi puo suscitare. Non a caso, infatti, il giardino inglese di Palermo e ornato di piante esotiche e rampicanti, di roseti di vari colori.

Proclamando la piu grande imparzialita, poi, il narratore riconosce che Garibaldi tratta con grande umanita i soldati fatti prigionieri a Monterotondo, asserisce di non voler dire nulla di non ufficiale, mentre, durante la guerra franco-prussiana, riaffiora il comportamento negativo di Garibaldi.

E chiara, in tal modo, l'importanza del romanzo: conoscere il punto di vista degli sconfitti e essenziale per poter ricostruire correttamente un periodo ancora, per certi versi, oscuro.

Conclusioni

La fine del romanzo chiarisce meriti e limiti di Butta. La "Conclusione" e le pagine seguenti illustrano al presente, come naturale risultato di un processo politico sbagliato, le pessime condizioni del Parlamento, dell'Istruzione pubblica, delle Finanze, della Guerra e della Marina, della Sicurezza pubblica, della Magistratura. Butta si serve di alcune dichiarazioni degli stessi deputati (11) per deprecarne il comportamento, condannandone anche il condizionamento esercitato in vari settori della vita sociale:

Che gli onorevoli s'impongano anche alia magistratura, e generale credenza di tutti; difatti tanti e tanti, che prima del 1860, neppure erano adibiti per strascina faccende, oggi perche deputati, e qualcheduno capo partito, son ricercati nelle cause celebri od in quelle poco ragionevoli. (Butta, 2011: 367)

Deplorevole, ancora, la politica economica. L'aumento delle tasse ha causato la rovina dei piccoli e medi proprietari, che hanno incrementato il numero dei ladri o sono dovuti emigrare in America e in Oceania, con conseguente dispersione di forza lavoro, mentre e cresciuta a dismisura la massa parassitaria di impiegati governativi, provinciali, municipali, determinando "un sistema burocratico, che stanca la pazienza di un Giobbe" (p. 387). Questa situazione, non priva di riscontro nella realta dei nostri tempi, giustifica la scarsa considerazione deH'Italia in Europa, secondo Butta, che da prova di lucidita e concretezza nell'indicare il carattere astratto delle liberta di recente ottenute. Butta fa infatti suo il motto dell'on. Bovio ("La liberta senza pane e bugia" (p. 386)) per evidenziare la gravita dei problemi insoluti. Ma alia sua consapevolezza e al suo spirito pratico, che lo portano a esclamare: "Ma infine a chi giova questa stampa libera, ... se i governanti ... fanno orecchie di mercanti, e tirano diritti per la loro via, tanto a noi fatale?" (p. 388), non corrisponde la capacita di intravedere una via per migliorare o modificare il vigente ordinamento politico-sociale. Butta respinge la dittatura proposta dall'on. Musolino, anche se, soltanto, perche non scorge individui atti a ricostituire la nazione. Individua pero nell'istruzione, pur se guidata dai parroci, del popolo, le cui necessita sono state trascurate sia dai sovrani sia dai rivoluzionari, una delle piu pressanti esigenze dei suoi tempi.

E sono sicuramente queste osservazioni, insieme con il carattere documentario del romanzo, con lo sforzo di conseguire una originalita formale, a costituire i meriti di Butta, a garantirgli uno spazio nell'ambito della letteratura sul Risorgimento.

DOI: 10.1177/0014585814542929

Funding

This research received no specific grant from any funding agency in the public, commercial, or not-for-profit sectors.

Bibliografia

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Cinzia Gallo

Universita di Catania, Italia

Note

(1.) Nasce nel 1860 a Naso, dove muore nel 1886. Dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, va con il suo battaglione fino a Gaeta e, con la proclamazione dell'Unita d'Italia, e costretto all'esilio come sospetto cospiratore filoborbonico. Trascorre cosi alcuni anni a Roma, ha quindi il permesso di ritornare in patria e avvia a Napoli la carriera di scrittore.

(2.) Nei periodici del periodo consulta ti non sono state rinvenute recensioni o segnalazioni del nostro romanzo.

(3.) Erod, "Cammara de le deputate", La Zingarella, a. II, n. 17, abbrile 1880.

(4.) Lo Corrispondente, "Parlamento Nuosto. Cammara de li deputati", La Zingarella, a. II, n. 50, 28 novembre 1880.

(5.) Nasce a Teramo 1'8 gennaio 1832. Figlio di un alto magistrate borbonico, dopo aver aderito, come ufficiale, al progetto unitario, matura una profonda delusione nell'atteggiamento del nuovo Stato verso il Meridione, come ricorda Benedetto Croce, suo nipote. Collabora alia Rivista militare italiana, nel 1879 pubblica una raccolta di Pensieri politici e, nel 1883, un saggio su Tiberio Carafa e la congiura dei Macchia. Dedica molte energie alia raccolta degli scritti di De Sanctis. Muore a Napoli il 26 gennaio 1921.

(6.) Nato a Torino il 24 novembre 1793, fonda, insieme a padre Carlo Maria Curei, La Civilta cattolica, di cui diviene, anche, direttore. Muore a Roma il 21 settembre 1862.

(7.) Nasce a Maddaloni il 29 novembre 1814, da una famiglia legata alia dinastia borbonica, a cui pure lui si proclama fedele alia caduta del Regno di Napoli. Fonda una rivista, Tragicommedia, con cui esprime pubblicamente il suo desiderio di ripristinare i Borbone sul trono di Napoli. Dopo essere stato arrestato, sceglie la strada delfesilio ma continua, da Roma, la sua attivita pubblicistica e, nel 1863, conclude la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, dopo aver dato alie stampe varie tragedie (Gedeone, Partenope, Belisario) e I napolitani al cospetto delle nazioni civili (1861). Muore il 19 novembre 1867.

(8.) Nato a Napoli nel 1815, edeputato della Camera Napoletana e, poi, del Regno dTtalia. II 20 novembre 1861 lancia una violenta accusa contro la politica del governo nei confronti delle province napoletane. Invitato a ritirare la mozione, al suo rifiuto, la Presidenza della Camera ne vieta la discussione in aula. Proto si dimette da li a poco. Muore a Napoli nel 1892.

(9.) Nato a Napoli nel 1801, dopo essersi dedicate per breve tempo alia carriera militare e aver esercitato le funzioni di avvocato, viene assunto, nel 1836, alia Corte suprema di Napoli, e diventa l'ultimo Primo Ministro di Francesco II. Si dedica agli studi storici, pubblicando: Rivoluzione del reame di Napoli (1860), Intorno alia Storia del reame di Napoli di Pietro Colletta, annotamenti di Pietro Cala Ulloa (1877), Di Bernardo Tanucci e dei suoi tempi (1875). E ritenuto uno dei padri dell'idea confederativa meridionalistica. Muore a Napoli nel 1879.

(10.) Verso la fine del romanzo, Butta ricorda come D'Azeglio, il 9 marzo 1865, ripeta a Cario Persano le parole confidategli da Cavour: "Se facessimo per noi quello che facciamo per l'Italia, saremmo GRAN BRICCONI!" (p. 333).

(11.) Citiamo, a mo' di esempio: "Il deputato Minervini lo [il Parlamento] chiamo un teatro diurno"Quel capo ameno dell'on. Petruccelli della Gattina ... pubblico ... che 'la Camera, in certe occasioni, e somigliante ad una gabbia di fiere poco domesticate'" (p. 366).

Autore corrispondente:

Cinzia Gallo, Universita di Catania, Dipartimento di Scienze Umanistiche, Piazza Dante 32,95124 Catania, Italia.

Email: cinzia.gallo8@istruzione.it
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Title Annotation:Notes; text in Italian
Author:Gallo, Cinzia
Publication:Forum Italicum
Date:Nov 1, 2014
Words:6984
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