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Il microscopio aristotelico: ottica, religione e retorica nel Seicento.

The invention of the microscope had a profound impact on seventeenth-century culture. By showing entire microscopic worlds, the microscope removed humans from the center of the universe. Pascal described this situation as disquieting and invited his readers to seek refuge in the Christian faith. Spinoza, Leibniz, Kircher and Picinelli sought to come to terms with the new discoveries by emphasizing the formal similarities between the visible world and the microscopic world. Segneri and Redi made a similar attempt by underlining the functional similarities between the different natural levels.

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Il Seicento risulta senza dubbio un secolo di grandi scoperte tecniche e in particolare ottiche; tra queste, la piu rilevante sul piano culturale si puo facilmente identificare con il cannocchiale. Quello che sembrava dover essere uno strumento di potenziamento della vista comune divenne invece, sin dalle prime osservazioni galileiane, la radicale negazione della vista ad occhio nudo, della precedente formulazione del cosmo chiuso e, di conseguenza, della centralita dell'essere umano in esso. Le ricadute di queste sconvolgenti scoperte sul mondo della cultura furono naturalmente enormi, e da subito ammantarono la scoperta del cannocchiale di una luce di fascino, mistero, inganno, inquietudine.

Nel novembre 1611 l'imperatore Rodolfo II manda un proprio alchimista dall'ambasciatore toscano a Praga per sollecitare l'invio dei meravigliosi vetri di Galileo, intesi dunque dal sovrano piu come secreta esoterici che materia per ottici e matematici (Bucciantini 148). Nel 1611 John Donne attacca Galileo nella violenta satira antigesuitica Ignatius His Conclave; nel 1614 Thomas Tomkis riscrive L'astrologo di Della Porta nella commedia Albumazar inserendovi Galileo per accusarlo di vendere astri inesistenti--caustica allusione alla dedica del Sidereus nuncius e all'offerta delle lune di Giove alla casata medicea (Tomkis K3r). Nel 1615 Tassoni impiega gli astri medicei come ornamento del suo Giove parodico nella Secchia rapita:
 Venne alfin Giove in abito reale
 Con quelle stelle, c'han trovate, in testa,
 E su le spalle un manto imperiale
 Che soleva portar quand'era festa.

(75; II, 41)


In una lettera pubblicata nel 1616 Angelo Grillo descrive con preoccupazione il "temerario vetro [...] ch'ardisce di penetrar fin nelle viscere del cielo e delle stelle" (citato in Bucciantini 174). Nella Galeria di Marino lo scopritore del cannocchiale compare collocato tra un madrigale dedicato al mago Della Porta (nemico giurato di Galileo e convinto che questi avesse plagiato i suoi strumenti ottici) e uno in onore dell'astrologo Magino, famoso per le sue predizioni e anch'egli fiero antigalileiano: lo scienziato toscano viene cosi a ricoprire necessariamente il ruolo del mago, dell'illusionista, dell'artista meraviglioso (158-59). Appena la scoperta del cannocchiale giunge in Cina, il narratore Li Yu se ne ispira per il racconto Una torre per il calore estivo dove il cannocchiale serve al protagonista per truffare gli sprovveduti, questa volta spiando le donne segregate in casa e facendosi passare per immortale. E gli esempi del cannocchiale come strumento perturbante, magico e ingannevole potrebbero davvero moltiplicarsi a dismisura.

Nell'impossibilita di annullare le nuove scoperte, le autorita religiose e in particolare i gesuiti si preoccuparono almeno di rileggere il nuovo in chiave del vecchio; di annullare insomma, come fa il teologo Leonard Lessius, la portata conoscitiva della nuova scienza sottolineando tramite le sue scoperte l'imperscrutabile potenza divina e la fallibilita della conoscenza umana. (1) Lo scopo e quello di conciliare l'inconciliabile e trasformare lo sconvolgente cannocchiale galileiano in un cannocchiale della fede, un vero e proprio Dioptra fidei: titolo di un trattato del 1616 del gesuita tedesco Adam Tanner, in cui si difendono risolutamente i principi e i dogmi del cattolicesimo (Bucciantini 251-52). Il massimo esempio di questo meccanismo di riassorbimento culturale e certamente il Cannocchiale aristotelico di Tesauro, e suo strumento privilegiato e la figura retorica e concettuale della metafora, che permette di rileggere nei termini del gia noto le rivelazioni della nuova tecnica.

Meno studiato ma non trascurabile e uno shock culturale causato nel Seicento da un'altra grande scoperta ottica: il microscopio. Apparso poco di seguito al cannocchiale, il microscopio ha portato nel precedente sistema epistemologico una frattura sconvolgente e profonda quasi quanto quella data del telescopio. Sotto l'occhio dello spettatore, nel seno della materia che era apparsa fino ad allora solida e compatta, si aprivano d'un tratto interi nuovi mondi analoghi a quelli svelati dal cannocchiale. In un suo famoso frammento Pascal dimostra di percepire l'essere umano come sospeso tra due abissi: uno spalancato nel cosmo dal cannocchiale, l'altro fatto da una materia che si apre sulle voragini dei sempre nuovi dettagli svelati dai microscopi:

Qu'un ciron lui offre, dans la petitesse de son corps, des parties incomparablement plus petites, des jambes avec des jointures, des veines dans ses jambes, du sang dans ses veines, des humeurs dans ce sang, des gouttes dans ces humeurs, des vapeurs dans ces gouttes. (1106)

E quando l'occhio si accorge che sotto ogni dettaglio si cela sempre un altro dettaglio, potenzialmente all'infinito, ecco che la visione microscopica si perde spaventosamente in "un abime nouveau" (1106).

Il microscopio portava insomma una nuova, inattesa e spaventosa mole di dati che potevano sradicare totalmente la precedente concezione umana (come in Pascal), o che si poteva cercare di ordinare, comprendere e ricondurre a una struttura compatibile con l'ordine conosciuto dell'universo e della religione.

Gia nel 1629 Huygens, guardando nel microscopio, mostrava interesse per una collaborazione tra sguardo scientifico e volonta d'ordine nell'immagine percepita. Huygens scrive che guardando attraverso le lenti del microscopio si puo avere in un primo momento una spiacevole impressione di caos, per arrivare di seguito a distinguere "cose incredibili" in un autentico "teatro naturale", che tende a dare l'impressione di un vero e proprio "nuovo mondo". Questa visione fa subito pensare alla necessita di un cartografo che registri le nuove scoperte per poi "raccogliere tutti quei disegni in un libro intitolato Il nuovo mondo, i cui esemplari si sarebbero potuti incidere in metallo" (citato in Alpers 25). (2) Per quanto in un primo momento risulti "nuovo", il mondo microscopico mostra comunque paesaggi e scorci del tutto simili a quelli del vecchio, e dunque mappabili con analoghi strumenti.

Gli autori secenteschi che si affannarono intorno all'inquadramento filosofico e religioso di queste nuove scoperte paiono riprendere e sviluppare l'idea risalente a San Tommaso che sia la moltitudine che l'unita provengono da Dio, e che di conseguenza bisogna riconoscere la varieta come tratto fondamentale della perfezione universale. Cosi spiega Remo Bodei:

Descrivere la natura per mezzo dei nuovi strumenti (soprattutto del microscopio e del telescopio) significa poi inoltrarsi in una terra incognita troppo vicina o troppo lontana per essere stata in precedenza esplorata, abituarsi allo stupore di immagini strane e inquietanti, scoprire parti non collegate di un insieme i cui contorni divengono paradossalmente incerti col progredire delle conoscenze parziali. (154)

In un mondo reso labirintico dalle rivelazioni di telescopi e microscopi l'illusione diventa insomma fattore inevitabile, e si deve dunque accettare il fatto che opposizioni come bene-male, ordine-disordine, bello-brutto siano del tutto dipendenti dalla posizione dell'osservatore e dalla distanza dell'oggetto osservato. Unico argine a una totale deriva dei valori e quello di postulare che al di la di queste percezioni parziali e variabili permanga comunque un'oggettiva e provvidenziale necessita del bene.

Un buon esempio di questo atteggiamento mentale e il caso di Spinoza (1632-77), che, una volta postulata l'esistenza di una divinita che consta di infiniti attributi, puo spostare al livello dei modi--ovviamente imperfetto in quanto umano--tutti gli inganni ottici e gli errori di valutazione, per concludere allora che il relativismo percettivo e connesso alla realta dell'universo fisico senza per questo turbare l'assoluta verita divina. Questo meccanismo appare chiaro in una lettera di Spinoza sul gusto estetico:

La bellezza, egregio signore, non e tanto una qualita dell'oggetto che si contempla, quanto un effetto prodotto nel contemplante. Se la nostra vista fosse piu lunga o piu corta, o se il nostro temperamento fosse diverso, cio che ora ci appare bello ci sembrerebbe brutto, e cio che e brutto, bello. Una bellissima mano, vista al microscopio, appare orribile. Alcune cose, che di lontano sono belle, diventano brutte, viste da vicino: onde le cose, in se considerate rispetto a Dio, non sono ne belle ne brutte. (Spinoza 234--citato in Bodei 352)

Ci vuole certo un enorme coraggio intellettuale per affermare nella maniera piu netta, come fa Spinoza secondo Bodei, che "l'ordine [dell'universo] e prospettico, che acquista cioe solamente significato nell'ottica umana, e che per giunta, non ne possediamo che una percezione discontinua e locale" (Bodei 352). Anche in questo caso, comunque, le visioni alternative e sorprendenti date dal microscopio dell'esempio turbano l'idea di universo e bellezza solo a livello di sensibilita umana e mai di ratio universale. In altre parole, la costruzione ingannevole e parziale della prospettiva umana rende forse confusa l'esperienza immediata, ma non annulla neppure uno degli infiniti attributi della divinita, intoccabile garante di felicita e ordine.

Ancora piu paradigmatico e il caso della Monadologia di Leibniz (1646-1716). La concezione di un universo costituito di monadi di cui ognuna riflette come in uno specchio l'insieme di tutte le altre si ispira indubbiamente al clima di scoperte ottiche del secolo diciassettesimo. Riguardo a quanto si diceva sopra, la rappresentazione di un universo come gioco infinito di riflessioni speculari da monade a monade (un vero e proprio cosmo catottrico) non solo non nega, ma anzi richiede la presenza di una monade iniziale e unica che generi racchiuda e contempli tutte le altre (85). (3) E questa monade, naturalmente, non potra essere che Dio.

Il problema del molteplice e dell'altro rispetto all'uno divino si mostra con particolare chiarezza in un passo della Monadologia di Leibniz da rapportarsi indubbiamente alla visione microscopica:

Il corpo organico di ogni essere vivente e una specie di macchina divina, o di automa naturale, che supera di gran lunga qualsiasi automa artificiale. [...] Di qui si vede che c'e un mondo di creature--di esseri viventi e di animali, di entelechie e di anime--anche nella piu piccola porzione di materia. Ogni porzione di materia puo essere concepita come un giardino pieno di piante, o come uno stagno pieno di pesci. Ma ciascun ramo delle piante, ciascun membro delle piante, ciascun membro dell'animale, ciascuna goccia dei loro umori, e a sua volta un tale giardino o un tale stagno. E sebbene la terra e l'aria interposte tra le piante del giardino, o l'acqua interposta tra i pesci dello stagno, non siano ne piante ne pesci, esse tuttavia contengono ancora altre piante e altri pesci, ma per lo piu in una forma sottile a noi impercettibile. (89)

Leibniz risolve il problema dei mondi svelati dentro la materia nell'attimo stesso in cui lo pone: non appena ci si accorge delle strutture profonde della materia, ecco che queste vengono immediatamente ricondotte all'identico della precedente percezione (stessi stagni, stessi giardini anche a livello atomico). Non basta: queste strutture vengono anche riempite dello stesso tipo di vita che informa le grandi porzioni di materia, e quindi sottoposte all'influsso armonico dello stesso Autore che ha creato i corpi visibili a occhio nudo.

Il microscopio qui non viene nominato ma e necessariamente presupposto per delineare un'armonia di strutture a tutti i livelli della natura. Proprio le secentesche ricerche al microscopio sugli insetti avevano infatti distrutto l'idea della generazione spontanea, facendo piazza pulita anche di quel minimo di caos che al livello della materia putrefatta sembrava ancora poter stare alle radici della vita animale. Dice Leibniz al riguardo nella Monadologia:

Oggi, attraverso ricerche esatte condotte su piante insetti animali, s'e visto che i corpi organici della natura non hanno mai origine da un caos o da una putrefazione, ma sempre da germi nei quali c'e gia certamente qualche preformazione. Si e giunti cosi alla conclusione che gia prima del concepimento esisteva non solo il corpo organico, ma anche un'anima in questo corpo; in breve, esisteva gia l'animale stesso. (91-93)

Gli studi microscopici hanno mostrato che la vita non puo nascere dal semplice disgregarsi della materia organica, ma solo da corpi (uova) che giungono dall'esterno delle creature generatrici. Leibniz, dotando questi corpi autonomi di una loro intrinseca capacita preformativa, inscrive anche in quel minuscolo livello naturale lo stesso ordine e gli stessi meccanismi del mondo visibile: il germe e gia tutto l'animale completo, solo cosi compresso da non poter essere percepito a occhio nudo.

Risiede qui il motivo per cui la scoperta dei mondi suboculari non reca in Leibniz alcun tipo di confusione o trauma. Nella Monadologia questa percezione riesce al contrario tranquillizzante perche costituisce di fatto non l'approdo a un mondo davvero nuovo, ma un approccio piu preciso a quello gia noto e una conferma di esso:

Sicche non c'e nulla di incolto, sterile, di morto nell'universo. E c'e caos e confusione soltanto in apparenza; pressappoco come se, guardando da una certa distanza in uno stagno, vi si scorgesse un movimento confuso e, per cosi dire, un brulichio di pesci, senza distinguere i pesci stessi. (91)

Andare a vedere i componenti minimi della materia significa, allora, guardarli semplicemente da una differente angolazione, e da un punto di vista che fa apparire piu nitida la stessa struttura che i corpi confusamente accennavano da una distanza diversa. La vista microscopica trova insomma una sua sorta di riscatto ispirandosi alle illusioni ottiche e agli artifici anamorfici dell'epoca, i quali avevano insegnato come un oggetto potesse mutare radicalmente a seconda del punto di vista da cui viene percepito. (4) L'anamorfosi distorce le figure in maniera tale che una stessa pittura mostrera due soggetti differenti se vista da differenti angolazioni (ad esempio un paesaggio quando vista di fronte e un ritratto se vista di fianco), e finisce dunque per racchiudere due figure entro una medesima immagine. Per questo motivo, immaginare la visione microscopica come una sorta di strumento anamorfico aiuta a comprenderne gli effetti di meraviglia e a concepire la molteplicita delle immagini come parte di una piu elevata e complessa unita. E infatti proprio un estimatore di anamorfosi come Tesauro che riesce fin dal titolo del Cannocchiale aristotelico a concepire il piu nuovo strumento ottico come anche conservatore e (appunto) aristotelico.

Il Dio di Leibniz e insomma garante di un universo anamorficamente armonico in cui le confusioni apparenti date da telescopi e microscopi fanno parte di una chiarezza generale e anzi universale: "le monadi [...] tendono si all'infinito, ma confusamente, appunto perche sono limitate e differenziate a seconda del grado di distinzione delle loro percezioni" (Monadologia 87), mentre "Dio, con un solo sguardo, abbraccia l'intera serie degli avvenimenti dell'universo" (Teodicea 475). L'agire "obliquo" del Dio leibniziano non fa che rendere piu piacevole la scoperta laboriosa della corretta percezione del tutto, secondo la poetica barocca del difficile (Guillen 54-56).

Sul piano della retorica esemplificativa, dell'interesse per gli strumenti ottici e per l'anamorfosi, e soprattuto nell'ansia di ricomporre armonicamente ogni eccentricita dell'universo, il grande filosofo protestante si incontra in una stretta analogia col generale gesuita Kircher (1601-80), che applica anch'egli alle immagini microscopiche il meccanismo riorganizzativo dell'anamorfosi. Nell'Ars magna lucis et umbrae Kircher annota con entusiasmo gli spettacoli generati dal microscopio, come ad esempio la trasformazione delle foglie di ricino in profili di stelle, o delle foglie di ciliegio che diventano vere e proprie pitture silvestri:

Ricini folia per haec inspecta innumerabili stellatarum figurarum coacervatione contexta summa delectatione intueberis. Corticem Cerasi per totum immense arbusculorum copia depictum deprehendes. (729-30)

Questa compresenza di tutte le immagini in ogni sede dell'universo, del grande nel piccolissimo e del pittorico nel naturale, vale in Kircher come un grande stimolo all'immaginazione: "Quae omnia, si huius Dioptricae Magiae adminiculo eruerentur, ingenti sane Rempublicam litterariam thesauro brevi potituram, nemo ambigere debet" (730). Tale approccio naturalmente fornisce accesso a un teatro di strabilianti trasformazioni in cui gli animali che appaiono modesti e inoffensivi a occhio nudo si tramutano in belve fantastiche. Il microscopio va allora a ricoprire funzioni propriamente anamorfiche, ludiche, illusorie:

Non dicam hic de mira corporum minutissimorum animalium constitutione, & fabrica, ut sunt Acari, Lentes, Cyni, aliique tam volatilium, quam reptilium insectorum vermiculi. Invenies naturam in minimis etiam exhibuisse Leones, Tauros, Equos, Canes, Feles, Asinos, Aquilas, Anseres, aquatilium omnis generis. Quid pulex aliud nobis, nisi locustam sine ala refert? (730)

Come in Tesauro, la metafora diventa il connettivo mentale tra realta diversissime e inconciliabili, qui tra le cose grandi e le piccole. Trasformando l'immagine nuova della pulce in quella di una locusta senz'ali, Kircher mostra il nuovo alla luce del gia noto, e instaura un gioco di prestigio mentale oltre che una piacevole metafora inedita. Sulla stessa lunghezza d'onda procede il Mondo simbolico del domenicano Picinelli (1604-78):

Col mezzo del microscopio si distinguono le piu vili picciolezze, sembrano un granello di miglio, grande come un uovo di cocodrillo, un pezzetto minutissimo di vetro, come un gran masso di Cristallo; ed una formica, come un Elefante. L'Abbate Don Alfonso Puccinelli Can Reg. l'Invogliato fra gli Scomposti di Fano gli soprapose; ET MINUTISSIMA QUAEQUE, idea di Cristo giudice, che distinte contemplara anco le piu minute picciolezze. (502-03)

Le immagini microscopiche di Kircher e Picinelli, insomma, lasciano stupiti; turbano solo per un istante la coscienza dell'osservatore che non si attendeva di trovare figure completamente diverse, ma vengono immediatamente ricomposte in varianti metaforiche di figure riconoscibili (la locusta senz'ali). L'emozione dell'osservatore davanti a queste immagini e ben resa dal descrivere le bellezze microscopiche come "quasi casu productis": quasi prodotte dal caso, come se prodotte dal caso (Ars magna 730). Il caso infatti nell'Ars magna di Kircher e sempre e solo un modo indiretto per descrivere l'opera organizzatrice di Dio: "in quantam inspectandis animum admirationem infinitae huiusmodi Dei omnipotentiae, sapientiae, et bonitatis quasi ludentis in orbe terrarum, et maximam se, vel in minimis prodentis spectacula rapiant" (730). Una volta di piu, le immagini sconvolgenti si piegano a ricomporsi come le linee confuse di una pittura anamorfica che solo necessita di essere vista da un punto speciale per venire compresa. Il microscopio viene insomma reinterpretato come un innocuo gioco ottico e finisce cosi per confermare la grandezza del Dio che dispose lo spettacolo segreto della natura e anche la strumentazione necessaria ad apprezzarlo.

Ma il discorso sul microscopio nel Seicento e ancora piu complesso, e include infatti una posizione diversa da questa soluzione "analogico-anamorfica" nonche un tentativo di riconciliare la confusione derivante dalle nuove immagini non secondo un'armonia iconica (le piccole immagini farebbero parte dello stesso ordine delle grandi per la somiglianza con esse) ma tramite un'armonia funzionale. Il maggiore sostenitore di questo espediente concettuale e probabilmente il grande predicatore gesuita Paolo Segneri (1624-94).

Segneri, intanto, nega completamente la produttivita spontanea della natura in diversi capitoli dell'Incredulo senza scusa, opera volta a condannare con varie ragioni l'ateismo degli atomisti. Non troviamo in questo testo nulla della gioia di Kircher per le immagini "quasi" casuali e per le composizioni naturali--tutti argomenti che Segneri sente potrebbero venire impiegati dagli atomisti per postulare una produttivita indipendente della natura e, di conseguenza, l'inessenzialita di una figura divina. Per Segneri il caso possiede in qualche misura il potere di spostare e combinare gli elementi naturali, ma non quello di creare le armonie che pure si rilevano a tutti i livelli della natura (42). Quello che unifica i vari livelli dell'universo e garantisce la corrispondenza tra natura naturata e natura naturans e invece la perfetta funzionalita di tutte le parti del reale e la loro capacita di lavorare assieme come ingranaggi di un grande macchinario (52).

Segneri si occupa di mostrare quanto perfetta e complessa sia la macchina dell'universo per supportare l'idea che un insieme di meccanismi tanto ben disposti non potrebbe generarsi in natura senza l'opera di un ingegnere divino. Nell'Incredulo senza scusa la descrizione precisa delle funzioni del corpo umano come un calibratissimo sistema di pompe, filtri e canali, vuole prima di tutto colpire il lettore con la perfezione del suo funzionamento generale pianificato dalla mente divina. Allo stupore visivo generato dai cannocchiali se ne sostituisce ora uno nuovo che, stimolato da microscopi, lenti e artifici visivi, risulta fortemente correlato a una concezione tutta funzionale dell'universo e, riguardo alla biologia, all'idea cartesiana dell'automa (Baltrusaitis 77-86).

L'universo kircheriano come teatro catottrico si trasforma insomma nell'immaginario di Segneri in una macchina di ingranaggi, pulegge, pistoni: ancora stupefacente e meraviglioso, certo, ma sempre e solo secondo un metro di efficienza. Motivo di rapimento e prova dell'esistenza di un'intelligenza ordinatrice non sara dunque piu il rinvenimento di immagini e figure sul dorso di piccoli insetti o vegetali, ma lo stabilire che Dio fu in grado di ridurre in quei minuti corpi gli stessi meccanismi ("ordigni") che regolano anche il funzionamento dei corpi grandi:

Or come dunque nel corpiccino medesimo di una Pulce trovo l'Artefice tanto spazio da collocare gli ordigni di cinque operazioni [i cinque sensi] cosi diverse? Un Orioletto formato dentro un anello, parve gia meritevole delle dita di Carlo Quinto, tanto quanto era meritevole della sua destra lo scettro di un mondo intero. E noi distribuiremo gli affetti nostri si iniquamente, che ammirando ad ogni poco i lavori dell'Arte Umana, che e la Discepola, non ammiriamo mai quelli della Divina, che e la Maestra? E pure tali sono i lavori della Natura, tra cui i soli peluzzi, che spuntino dalle gambe di un vil Moscino, contengono piu di artificio, che tutte le invenzioni de'nobili Professori, nuovi ed antichi, famosi al Mondo. (70-71)

Per il suo discorso sui perfetti automatismi della natura Segneri si avvale delle piu recenti conquiste della scienza moderna, e richiama ad esempio le descrizioni anatomiche delle Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi di Redi (1626-1678), ignorando gli acuti sarcasmi che il medico aretino riservava regolarmente ai gesuiti. Segneri elogia il microscopio anche nello Specchio che non inganna, facendone uno strumento che fornisce innanzitutto modelli morali invitandoci ad analizzare piu da presso e con scrupolo le nostre azioni:

Chi guarda l'aceto con occhio libero, lo giudica un liquor puro; ma chi lo mira attentamente col Microscopio, vi vede dentro un brulicame di vermi. Il poco lume, che abbiamo, ci fa stimare come perfette le nostre azioni; ma se Dio ci partecipasse un raggio del suo sguardo divino, le riconosceremmo per una massa di difetti. (91-92)

Se il microscopio genera delle sorprese, trasformando in altro cio che invece dovrebbe solo ingrandire, questa revisione del gia noto si puo usare anche come profittevole scandaglio interiore. Il microscopio non fa allora solo da similitudine tecnologica dell'autoanalisi, ma potenzia lo sguardo mentale con cui il fedele opera la visualizzazione degli esercizi spirituali proposti nello Specchio sulla scorta degli Esercizi di Ignazio.

E se nell'Incredulo senza scusa l'ordine meccanico che regola i grandi moti si trova anche nel "piu piccino tra simili Animaluzzi, e sia pure un Verme, mobile sudiciume dei letamai" (71), ecco che sia lo scienziato che il fedele possono trarre vantaggio dal

Microscopio, veridico Ingranditore di cio che al tempo medesimo e cuopre e scuopre, mentre egli non solamente ci ha rivelato tanto piu di Natura a noi gia mal noto, ma ci ha confermato altresi, che quivi ella veramente e piu tutta, ove ha men luogo. (71)

Trovare una lode al microscopio in un testo inteso a contraddire l'ipotesi atomistica e comunque in se qualcosa di abbastanza sorprendente. Se il microscopio non contraddice in linea di principio l'infinita divisibilita della materia aristotelica, esso neppure la supporta necessariamente, in quanto non nega che anche quei mondi che appaiono sotto le lenti si possano fondare poi su unita minime di materia, magari appena piu minuscole delle ultime formazioni visibili. Il microscopio, piuttosto, poteva rafforzare le tesi atomistiche proprio in quanto, mostrando elementi via via piu minuscoli del reale, sembrava spingere l'occhio dell'osservatore sempre piu accosto a quegli ultimi e impenetrabili corpuscoli. Francesco Redi, di cui Segneri era corrispondente oltre che lettore, sosteneva nelle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti che molte piante emanano "invisibili semi, quasi atomi per l'aria volanti" (79), e che esistono alcuni parassiti delle formiche cosi "minuti e quasi quasi invisibili" che ci mancava davvero "poco a potergli noverare tra gli atomi" (192). Nonostante le minuscole dimensioni di questi corpi, pero, "per potergli squisitamente ravvisare" bastava "bene aguzzar gli occhi e armargli bene d'un microscopio squisitissimo" (192). Per comprendere il valore di questi accenni atomistici che a noi possono parere abbastanza innocui, basti notare che nello stesso 1668 della Generazione degli insetti Alessandro Marchetti stava gia lavorando alla sua splendida traduzione italiana del De rerum natura di Lucrezio, la quale per motivi di prudenza non verra pubblicata addirittura sino al 1717. Le allusioni agli atomi di Redi possiedono dunque in questi anni un peso culturale e un coraggio notevoli, e vengono inequivocabilmente suggerite e supportate dalla visione microscopica.

L'interesse di Segneri per i microscopi non nasce percio puro, ma in opposizione alla filosofia atomistica. La trattazione dei nuovi strumenti ottici non ha insomma il solo scopo di offrire al lettore un'occasione spettacolare di meraviglia, ma anche quello di riassorbire le scoperte della moderna scienza entro un ambito concettuale che non contraddica la precedente concezione dell'uomo e di Dio, seppure in un universo radicalmente nuovo e piu complesso. Si opera cosi un'altra volta la conciliazione degli aspetti piu discordanti del nuovo con quelli pacifici del vecchio.

Le scoperte date dal microscopio, inoltre, intaccano anche la concezione gerarchica dell'anatomia in natura, derivante dall'aristotelico De partibus animalium, secondo cui gli animali inferiori possiederebbero un sistema anatomico piu semplice di quello umano. Il microscopio, l'esplorazione anatomica e le stesse idee restauratrici sull'unita funzionale della natura finirono per forza di cose col contraddire Aristotele anche su questo punto, e arrivarono ad abbattere la posizione di superiorita anatomico-strutturale dell'uomo rispetto alle altre creature rinvenendo anche in esse i nostri stessi organi. Tra i gesuiti, la posizione aristotelica viene difesa da Filippo Buonanni (1638-1725) in una vivace e attenta serie di critiche a Redi e dunque, indirettamente, anche al correligionario Segneri, sostenitore di Redi sull'uniformita funzionale delle creature. Nella Ricreatione dell'occhio e della mente nell'osservation' delle chiocciole Buonanni nega recisamente l'ipotesi che le chiocciole possiedano un cuore, e lo fa proprio appoggiandosi sull'uso (forse in malafede, forse solo maldestro) degli strumenti scientifici moderni:

Dalle Chiocciole pero si gode la vita, benche prive sieno di esso [il cuore], si come dagli altri Animali, che han sangue. E benche stimasse Democrito ritrovarsi in tutti, ma non potersi distinguere per la sua piccolezza, nulladimeno per quanto si studij l'occhio umano, aiutato da'Microscopij, che fan vedere cose alla debolezza di esso invisibili, mai non potra riconoscer vestigio, e pur se vi fosse, veder lo dovrebbe, si come nella generatione di tutti gli Animali, che han sangue appena formato si scuopre. (323-24)

I microscopi non contraddicono solo Aristotele (cosa che si vuole arginare), ma possono essere impiegati "positivamente" anche per dar torto a Democrito. Il precedente passo sui "microscopij" introduce infatti una ripresa e difesa proprio del De partibus animalium:

Per quanto sia [la natura] liberale a'parti da lei prodotti, mai pero non dona alla cieca, ne in vano compartisce loro le dovitie de'suoi tesori. E proprio o d'un amore cieco, o d'un genio pazzo l'usar della beneficienza con chi non si deve, senza poterne haver o profitto, o utile chi la riceve. [...] Posto questo, eccovene la ragione del Filosofo, per cui a' testacei fu negato il cuore dalla Natura [...] essendo gli animali Testacei senza sangue, che meraviglia e, che sien senza cuore? (324)

E proprio questo tipo di affermazioni che Redi stava combattendo con la sua osservazione scientifica, non solo puntando il microscopio sul materiale della natura ma pure intendendo accettare e comprendere i dati raccolti nella loro componente rivoluzionaria rispetto al sapere convalidato. Nel trattato di parassitologia Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi, Redi riprende le affermazioni di Buonanni per sostenere la presenza del cuore nel corpo delle chiocciole e, come e stato notato da Trabucco, tale punto non intende solo correggere un singolo sbaglio di osservazione del gesuita ma anche difendere la propria "radicata convinzione dell'uniformita strutturale degli esseri viventi" (183). Nelle osservazioni e nelle prose di Redi, il microscopio correttamente usato riesce dunque a dimostrare come non esista nessuna diversita strutturale tra animali superiori e inferiori, tra uomo e chiocciole.

Se Redi attacca una gerarchia e distrugge un'armonia concettuale, Segneri riesce a recuperare un disegno generale dell'universo sul piano della rilettura e dell'interpretazione anziche su quello della negazione bruta alla Buonanni. Come il Cannocchiale aristotelico cerca di conciliare con la filosofia peripatetica gli shocks epistemologici dati dal telescopio, cosi L'incredulo senza scusa compie la stessa operazione sulla piu recente ma non meno inquietante invenzione del microscopio, e accoglie le scoperte ottenute tramite esso al solo patto di sottoporle all'aristotelica causa finale--a sua volta attribuita a un Dio cattolico che dispose anche i piu minuti dettagli di natura secondo un ordine e con uno scopo preciso.

Rientra in questo quadro di riassorbimento concettuale la stessa chiusa del passaggio di Segneri sul microscopio, intesa a esaltare al contempo lo strumento ottico e la natura che "e piu tutta, ove ha men luogo". E questa una citazione pliniana che Redi aveva posto a epigrafe proprio delle gia citate (e problematiche) Esperienze intorno alla generazione degl'insetti (1). La citazione che in Redi preparava il terreno alle rivoluzionarie scoperte date dal microscopio si presta altrettanto bene, in Segneri, a rendere omaggio a una perizia divina tanto piu virtuosistica in quanto creatrice di meccanismi piccolissimi.

L'operazione di Segneri possiede un'indubbia efficacia retorica, e ottiene successo anche tra i discepoli di Kircher tra i quali contribuisce dunque a svecchiare le posizioni del maestro. Nell'introduzione alla sezione sui microscopi del Musaeum Kircherianum, Buonanni accoppia i due strumenti di perturbamento, cannocchiale e microscopio, in una medesima lode che molto deve al "Magno Athanasio" (322) e che riconosce ai due strumenti un'affinita di funzionamento ed effetti:

Mirabile inquam; nam quod Telescopium in coelestibus corporibus ingentibus longo spatio dissitis, efficit, hoc idem in terrestribus corporibus minutissimis & prope oculos nostros efficit Microscopium. (322)

A questo entusiasmo Buonanni associa anche citazioni dall'Incredulo senza scusa di Segneri, e rende cosi il predicatore compartecipe della restituzione dell'immensamente grande e dell'immensamente piccolo all'ambito degli spettacoli divini organizzati a vantaggio della fruizione umana:

Eoquod, ut ille putat, necesse sit Deum detegere ac venerari sagacem, providum, & perspicacem, dum cujuscumque animalis partes cultro scinduntur, tam belle, tam apte, sapienterque ad omnes operationes perficiendas dispositae. Quod praecipue in Animalibus minimae molis accidit. (323)

Nei capitoli dell'Incredulo senza scusa dedicati a dimostrare l'esistenza di Dio tramite una complessita dell'universo tale da non potere essere attribuita al solo caso, la stessa disposizione degli argomenti crea un potente effetto retorico passando dal grandissimo al piccolissimo, e mimando dunque nella sostanza del testo l'effetto visivo del microscopio.

Il primo capitolo della sequenza (I, 10) e dedicato ai pianeti e al cosmo, dove "la vastita de'corpi celesti dichiaraci la potenza del loro Artefice, e i moti ce ne dichiarano la Sapienza" (60): l'ordine che regola i moti planetari e la potenza necessaria a muoverli indicano nuovamente la necessaria esistenza di un'intelligenza ordinatrice. Dalle vastita del cosmo Segneri ci fa passare quindi al pianeta Terra, dove si realizzano due diversi tipi di armonie funzionali: quella reciproca di tutte le creature, che fanno parte di un ecosistema organizzato per dare alimento a tutti, e quella dell'uomo col resto del pianeta, creato esclusivamente in funzione di questi. Da qui, la penna del gesuita scivola rapidamente a descrivere gli "ordigni" perfetti dei piccoli insetti. L'occhio del lettore e chiamato dunque a compiere un viaggio spericolato tra gli spazi siderali e poi giu fino alle minuzie della natura. La stessa eterogeneita di argomenti astronomici ed entomologici che era stata anche della Ricreazione del savio di Daniello Bartoli (1608-85) viene qui ordinata per creare un sapiente effetto di movimento e una piu intensa costruzione drammatica. L'ascesa delle visioni medievali al volto di Dio diventa adesso una discesa alle componenti minime del mondo, per ritrovare anche a quella estremita del reale l'incontrovertibile marchio di fabbrica della divinita.

Davanti ai nuovi mondi mostrati dal microscopio paiono dunque essere essenzialmente tre le possibili reazioni formulate dal pensiero secentesco: 1) la vertigine pascaliana che accetta (sebbene tormentosamente) l'abisso spaventoso in fondo alla materia e spinge la religiosita del fedele a cercare la divinita nascosta oltre quel fondo; 2) il tentativo di ricomporre la frattura concettuale per via di metafora visiva e in senso lato anamorfica, come in Kircher e Picinelli; 3) la ricerca di un'analoga armonia perduta che procede pero con strumenti scientifici nella ricerca di norme funzionali uniformi e generali--servendosi insomma degli strumenti concettuali e non solo tecnici della nuova scienza per salvare le precedenti formulazioni religiose. Tra questi tre approcci dell'eta della Controriforma, l'ultimo rappresenta senza dubbio il piu riuscito compromesso tra differenti istanze storiche e in un certo senso guida il Barocco sulla via lenta e graduale per lo sviluppo del successivo Illuminismo.

Segneri, infatti, sovrappone di certo l'aristotelica idea della causa finale alle nuove idee e scoperte della nuova scienza, ma non per questo distorcendo i dati medesimi della sperimentazione. Egli semplicemente specifica che ogni cosa scoperta deve per forza provenire da Dio, e trova quindi ragioni e spiegazioni per cui quanto ritrovato possa quadrare nell'immagine di un universo provvidenziale. Questa pratica del rammentare a posteriori che le nozioni create dalla scienza esistono solo per volere divino potrebbe parere a noi moderni un'operazione di pura retorica, ma in realta nel Seicento essa risponde a un ben piu profondo bisogno mentale e soprattutto (il che ci interessa da vicino) ammette e tollera ogni forma di sperimentazione scientifica limitando ad aggiungervi poi anche un livello religioso. Siamo distanti anni luce, chiaramente, da un tribunale inquisitorio che obbliga un astronomo a dichiarare che la Terra non si muove. Segneri accetta, piuttosto, che essa si muova proprio come dicono gli astronomi, sebbene cio avvenga esplicitamente per una ragione divina. E questo un caso notevole in cui, entro una cornice strettamente cattolica, il mondo appare nudo, vivo, materiale, analizzabile in termini scientifici che non ostano con la cornice religiosa proprio perche questa giustifica quanto la scienza e la sola scienza spiega. Il gradino successivo sara quello degli Illuministi che invece elimineranno Dio anche dalla cornice della natura, ma questa, veramente, e un'altra storia.

Opere citate

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(1) Lessius, citato in Bucciantini (252): "Attraverso un cannocchiale di recente scoperto da un olandese sono stati osservati da poco tempo in cielo fenomeni stupefacenti, nonche del tutto ignoti ai nostri predecessori [...]. Spesso io ho osservato tutti questi fenomeni col cannocchiale, con somma ammirazione della divina sapienza e potenza, che ha regolato il moto degli astri con un artificio tanto stupendo da non poter essere compreso in alcun modo dalla mente umana."

(2) Sul rapporto tra microscopia e illustrazione scientifica vedere anche Tongiorgi Tomasi.

(3) Sul rapporto tra la filosofia di Leibniz e le illusioni ottiche, vedere Guillen 54-56.

(4) Per una discussione generale su sviluppo fortuna e significato dell'artificio anamorfico, vedere Baltrusaitis, Battisti, Toffanello.

(5) Sul pensiero di Buonanni vedere Trabucco 184.

Marco Arnaudo

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Title Annotation:article in Italian, summary in English; effect of invention of microscope on 17th century culture
Author:Arnaudo, Marco
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2005
Words:6172
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