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Il calcio ai tempi dell'Isis (JMD quoted in Undici).

Il calcio ai tempi dell'Isis Come si vive lo sport in Iraq, in Siria, e nei territori controllati da Daesh, tra attentati e divieti.

Di Cristoforo Spinella

Nell'estate del 2014, Ali Adnan Kadhim Nassir al Tameemi era gia una stella del calcio iracheno. Protagonista ai Mondiali under 20 dell'anno prima -- dove (anche) con un gol da videogioco segnato in semifinale all'Uruguay consolidE i suoi soprannomi di "Bale del Medio Oriente" e "Roberto Carlos di Baghdad" -- il laterale sinistro stuzzicava in quei giorni le fantasie della Roma mentre si faceva le ossa in Turchia, al Rizespor. D'improvviso, in quel calciomercato di giugno, si smise di parlare delle sue prestazioni per raccontare una storia ancora piu appetitosa per giornali e tv: Ali Adnan -- oggi semplicemente cosE1/4, sulla sua maglia numero 53 dell'Udinese -- si era arruolato nell'esercito iracheno per combattere contro l'Isis.

A corredo e riprova, le sue foto in tuta mimetica accanto ad alti ufficiali e presunti commilitoni. Una narrazione suggestiva ma decisamente fuorviante, spieghera il calciatore al suo arrivo in Italia, dove e diventato il primo iracheno a giocare (e segnare) in Seria A: [beaucoup moins que]Ho fatto solo una pubblicita. La mia era semplicemente una forma di sostegno per il mio Paese e niente piu. Io sono un giocatore e non mi piace occuparmi di politica[beaucoup plus grand que]. Insomma, uno spot per tirare su il morale delle truppe e dare credito al fragile governo di Baghdad in una guerra ai jihadisti che ancora oggi resta tutta da vincere. Eppure, nel suo caso c'e molto del limite estremo su cui oggi si gioca da quelle parti. E la propaganda a sostegno dell'esercito -- pur senza sparare -- lo dimostra. In tempi e luoghi dell'Isis, il calcio stesso e diventato una battaglia.

Diapositive da Sinjar dopo un attacco aereo curdo per liberare la citta da Daesh (John Moore/Getty Images)

Chi attacca il pallone

La questione di fondo e semplice, le risposte -- come spesso accade -- un po' meno: nel mondo dell'Isis, con le ambizioni di farsi Stato e gestire tutti gli aspetti della vita pubblica, il calcio e davvero vietato? E fino a che punto? Cosa rischia chi viene beccato a rincorrere un pallone, o magari a guardare quelli che lo fanno? Punizioni, frustate o persino le decapitazioni che sono tanto utili alla propaganda del terrore? [beaucoup moins que]Sul calcio la comunita militante islamista, cioe i jihadisti ma anche gruppi come Hezbollah o Hamas, e divisa in due: ci sono i "moderati", di cui se fosse ancora vivo farebbe parte lo stesso Osama Bin Laden, che comprendono anche tifosi di calcio o amanti del gioco; e poi ci sono gli altri -- l'Isis, al Shabaab, Boko Haram -- che vedono nel calcio una deviazione dai doveri della fede[beaucoup plus grand que]. James M. Dorsey e co-direttore dell'Institute for Fan Culture dell'Universita di WE-rzburg, in Germania, e attento osservatore delle dinamiche calcistiche -- in campo e fuori -- del Medio Oriente, raccontate sul suo blog " The Turbulent World of Middle East Soccer ", che e diventato anche un libro.

Negli ultimi anni ha monitorato gli episodi di terrorismo che, in vari modi, erano riconducibili al calcio: [beaucoup moins que]L'Isis ha alle spalle una lunga storia di attacchi agli stadi, soprattutto in Iraq. Nell'estate del 2014, furono scioccanti le immagini di soldati iracheni uccisi con addosso magliette da calcio, probabilmente per non farsi riconoscere indossando le uniformi[beaucoup plus grand que]. A meta maggio, un attacco attribuito al gruppo jihadista ha provocato almeno 16 morti e 20 feriti nel circolo "Iraq Blancos", fan club del Real Madrid a Balad, localita 80 km a nord di Baghdad. Uomini armati di kalashnikov sono entrati nel locale aprendo il fuoco contro i presenti, in modo indiscriminato: semplicemente perche si trovavano lE1/4, in un luogo deputato alla "celebrazione" del calcio. Una ricostruzione avvallata dallo stesso club spagnolo, che all'indomani della strage, nell'ultima partita di Liga, ha deciso di scendere in campo con il lutto al braccio.

Quello che rimane del Real Madrid fan club dopo l'attentato (Ahmad al-Rubaye/Afp/Getty Images)

Tanti sono anche gli attentati compiuti durante partite di calcio, spesso amatoriali. [beaucoup moins que]Purtroppo spesso non abbiamo testimonianze dirette, sappiamo solo quello che viene riportato attraverso i video diffusi in rete. Ma e certo che indipendentemente dal rapporto con il calcio, lo stadio rimane un obiettivo importante perche permette di colpire un gran numero di persone, e per il grande impatto mediatico che ne consegue. E della lista fa parte ovviamente anche l'attacco allo Stade de France di novembre[beaucoup plus grand que]. Non c'e perE solo l'Isis. Tutti i gruppi piu estremisti tendono a fare del calcio un simbolo della corruzione occidentale contro cui combattere . [beaucoup moins que]Nel 2010 in Somalia, quando controllava diverse aree a Mogadiscio, al Shabaab minacciava di giustiziare i civili se avessero guardato delle partite di nascosto. E lo stesso accadeva con i giornalisti sportivi[beaucoup plus grand que].

Non e detto, perE, che un divieto tout court del calcio sia tra gli obiettivi strategici di gruppi come l'Isis. Di certo, non e facile riuscirci. Come dimostrano alcune "eccezioni", che in qualche caso riguardano persino militanti del gruppo. [beaucoup moins que]Verso l'esterno, lo Stato islamico ha un controllo molto forte, soprattutto di internet; al suo interno ha eliminato il calcio professionistico. Ma questo non sempre riguarda anche i foreign fighters europei, abituati ad altri stili di vita[beaucoup plus grand que]. Nel gruppo intorno al boia britannico "Jihadi John" -- al secolo Mohammed Emwazi -- pare ci fossero per esempio molti appassionati, cui veniva concesso di vedere le partite nelle loro ville di lusso, abbandonate dalla popolazione in fuga e occupate lontano dagli occhi dei militanti locali. Lui stesso, hanno rivelato i tabloid inglesi, da piccolo sognava di fare il calciatore . Per Dorsey, [beaucoup moins que]semplicemente, il calcio e troppo popolare per essere completamente vietato[beaucoup plus grand que].

Un uomo iracheno, con indosso una maglia del Paris Saint Germain, cammina nei pressi di un poster raffigurante i fan del Real Madrid uccisi nell'attentato di pochi giorni fa (Ahmad al-Rubaye/Afp/Getty Images)

Terreno di propaganda

Anche intorno ai territori controllati dall'Isis i conflitti hanno ostacolato -- quando non bloccato -- il calcio professionistico. Come Ali Adnan, tanti suoi connazionali meno dotati sono andati a giocare all'estero, in cerca di condizioni (e ingaggi) migliori. In Iraq il campionato si gioca regolarmente, tranne nelle zone controllate dallo Stato islamico, che sono comunque una minoranza del Paese. Ma le condizioni di sicurezza spesso non ci sono. In uno degli ultimi attacchi di fine marzo, a poche decine di chilometri da Baghdad, 29 persone sono rimaste uccise da un kamikaze durante una partita. Il calcio non si e fermato neppure in Siria, anche se le partite vengono disputate solo a Damasco e Latakia. [beaucoup moins que]Oggi si gioca un campionato, anche se ovviamente solo nelle zone controllate da Bashar al Assad, e la Nazionale si e qualificata per la prossima Coppa d'Asia.

Tutto sommato e un successo, per un Paese in guerra. Ma le divisioni sono fortissime, e ovviamente questo si riflette nel calcio[beaucoup plus grand que], spiega ancora Dorsey. La squadra di Latakia, per esempio, e controllata da un cugino di Assad e considerata la favorita della Shabhia, le milizie armate del regime baathista. [beaucoup moins que]Per il regime e molto importante dare con il calcio un'immagine della Siria diversa rispetto a quella di guerra che si vede ogni giorno[beaucoup plus grand que], suggerisce Dorsey. Qualche giorno fa, la Federazione siriana ha persino fatto circolare un'improbabile lettera (in spagnolo) a Jose Mourinho, offrendogli formalmente la panchina della Nazionale [beaucoup moins que]per poter arrivare per la prima volta nella storia alla Coppa del Mondo[beaucoup plus grand que] in Russia. Un appello a fini propagandistici, che perE prova una volta di piu l'importanza del calcio per il regime.

Una partita tra la Nazionale dell'Iraq e il club Karbala, al nuovissimo Karbala International Stadium (Mohammed Sawaf/Afp/Getty Images)

Il migliore

[beaucoup moins que]La nazionale e tutta pro-Assad: l'allenatore, il capitano e alcuni giocatori esprimono un sostegno diretto, altri pensano di non avere scelta, molti giocano all'estero e non vogliono compromettersi troppo politicamente[beaucoup plus grand que] spiega Dorsey. [beaucoup moins que]Ma altri hanno fatto scelte diverse, diventando rifugiati piuttosto che continuare a restare in Siria, o anche membri dell'opposizione armata[beaucoup plus grand que].

La storia piu emblematica e probabilmente quella di Abdul Baset al Sarout , portiere molto promettente dell'Under 17 e poi dell'Under 20 siriana. Dopo aver messo da parte i guantoni, e diventato un eroe della resistenza al regime a Homs. Per Al Jazeera, [beaucoup moins que]un'icona della rivolta siriana[beaucoup plus grand que]. I suoi 4 fratelli sono rimasti uccisi in guerra. Per quanto si sa, lui -- oggi 24enne -- e invece ancora vivo e comanda una brigata che combatte al fianco di Jabhat al Nusra, la branca siriana di al Qaeda, che si oppone ad Assad. Fino a 5 anni fa, quando e iniziata la guerra, difendeva i pali dell'Al Karamah, la squadra della sua citta. Pare che in Siria fosse il migliore della sua generazione.

Pubblicato in data 18 maggio 2016

Di Cristoforo Spinella

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Publication:The Turbulent World of Middle East Soccer
Geographic Code:7IRAQ
Date:May 30, 2016
Words:1548
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