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II servizio alla verita nel processo matrimoniale.

Resumen: La verdad que se intenta servir en el proceso matrimonial canonico se puede entender en diferentes sentidos: como verdad de hecho, es decir, que corresponde a la real sucesion de hechos puestos a examen judicial; como verdad doctrinal que debe ser respetada en la decision; como verdad del contenido juridico, que enmarca la historia matrimonial en el contexto de la disciplina canonica; y, en ultimo lugar, como verdad orientada a la salvacion de las almas.

El tema de la busqueda de la verdad es una presencia constante en las alocuciones de los Papas a la Rota Romana, desde Pio XII a Francisco, y retorna en modo claro tambien en el mp Mitis Iudex Dominus Iesus: la busqueda y el servicio a la verdad caracterizan tambien esta revision normativa. Algunos institutos realizan la orientacion del proceso hacia la verdad: la correcta comprension del contradictorio; la superordinacion del favor veritatis tanto al favor personae como al favor matrimonii, la centralidad de la certeza moral en el sistema procesal canonico; el reconocimiento del valor probatorio de las declaraciones de las partes, utilizadas en modo equilibrado y prudente.

Palabras clave: Verdad, Proceso matrimonial canonico, Certeza moral.

Abstract: Truth in the canonical marriage process avails of different meanings: factual truth, the real course of the marriage events presented for judicial examination; the doctrinal truth to be respected in the decision; truth with a legal dimension, i.e. which contextualizes the marriage in terms of the canonical discipline; and finally, as truth oriented towards spiritual salvation. The pursuit of truth is a recurring theme papal addresses to the Roman Rota, from Pius XII to Francis, and it is set out again in the Mitis Iudex Dominus Iesus: pursuit and service to the truth are key features of this latest revision of the regulation. Some institutions set out to guide this process towards truth: the appropriate understanding of contradictory positions; the primacy of favor veritatis in relation to both favor personae and favor

matrimonii; the fundamental importance of moral certainty in the canonical process system; the recognition of the proof-value of the statements made by the parties involved, deferred to in a prudent and balanced way.

Keywords: Truth, Canonical Marriage Process, Moral Certainty.

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Serving the Truth in the Marriage Process

Quel lo assegnatomi e un tema facile e difficile alio stesso tempo. Infatti, da un lato sarebbe sorprendente trovare qualcuno che sostenesse (almeno espressamente) che nelle cause di nullita matrimoniale non si debba cercare la verita, cosa che porterebbe a pensare che ogni discorso in merito sia superfluo; dall'altro ci si potrebbe domandare se sia sempre dawero cosi, cosa che rende invece urgente occuparsi delia questione.

Ancora: da un lato, ci si potrebbe domandare di quale verita si tratti e se taie verita esista o, almeno, se sia dawero attingibile, tenendo conto di quell'orientamento piuttosto scettico che caratterizza il pensiero post moderno; dall'altro ci si potrebbe chiedere se non sia giunto il momento di superare sia un radicale pessimismo gnoseologico in favore di un maggiore (per quanto non ingenuo ma critico) realismo; sia un pessimismo delia volonta, un pessimismo etico che ritiene l'uomo--pur senza nasconderne le debolezze e le incoerenze--strutturalmente incapace di tendere verso il bene, per quanto in ipotesi conosciuto.

Cosi, sotto il profilo del metodo, la questione dell'esistenza delia verita potrebbe essere indagata secondo diverse metodologie o discipline (filosofia, psicologia, sociologia ...), peraltro ultimamente piuttosto allergiche a ogni pretesa veritativa, in nome delia tolleranza e delia insindacabilita delle scelte individual, nonche delia connessione--data come presupposta senza vera dimostrazione-fra indifferentismo verso la verita e pace sociale.

Infine, anche la comunicazione dei risultati di ogni tipo di riflessione potrebbe essere fatta in molti modi, anche solo ad esempio relativamente alia consistenza dell'apparato critico del proprio contributo.

Per la redazione di questo contributo ho alla fine pensato di lasciarmi guidare dal titolo assegnato, che presuppone che una verita esista (anche se andra bene precisato di che tipo di verita si tratti in questa sede); che essa vada servita, ossia riconosciuta e promossa; e, infine, che tale riconoscimento debba awenire precisamente all'interno dello strumento processuale, anzi di quello specifico processo che e quello di dichiarazione delia nullita matrimoniale.

Quanto al metodo, ho cercato di raccogliere soprattutto delle idee, limitando al massimo l'appesantimento del testo con citazioni (su un argomento del genere moltiplicabili a dismisura '), limitandomi tendenzialmente a quelle magisteriali.

1. QUALE VERITA SI PRESUPPONE COME DA SERVIRE?

1.1. Anzitutto una verita fattuale, basata sulla convinzione della possibilita di ricostruire una verita storica.

Non si puo certo negare anche una dimensione soggettiva nella percezione delia verita dei fatti e del loro significato, dal momento che la <<verita cercai a nei processi di nullita matrimoniale non e [...] una verita astratta, avulsa dal bene delle persone. E una verita che si integra neWitinerario um ano e cristiano di ogni fedele>> (2). Tuttavia, nemmeno si puo disconoscere che vi sia un nucleo oggettivo di fatti che puo essere riconosciuto, che deve essere accettato come dato storicamente accertato e sulla base del quale vedere basata la valutazione della propria condizione personale.

In questo senso si puo affermare che si tratta di verita non solo in senso etico (ossia la sincerita, la lealta di condotta nella dinamica processuale), bensi anche in senso ontologico, ossia corrispondente all'effettivo essere delle cose, per quanto qui limitatamente al loro essere enti di fatto, non di ragione.

1.2. Una verita non solo fattuale, ma anche dottrinale.

Nella sua allocuzione alla Rota Romana del 22 gennaio 2011, Benedetto XVI ha offerto delle considerazioni sulla omogeneita di linguaggio (nel senso del contenuto, beninteso, non solo in senso nominalistico, ossia delle parole usate) che deve sussistere fra dottrina (la visione antropologica dell'uomo e del matrimonio anche come trasiusa nell'ordinamento canonico), pastorale e prassi giudiziale: <<Tutto cio richiede [...] che Voperato dei tribunali ecclesiastici trasmetta un messaggio univoco circa cio che e essenziale nel matrimonio, in sintonia con il Magistern e la legge canonica, parlando ad una sola voce>> (3).

II processo matrimoniale canonico si struttura infatti sulla base di un diritto sostanziale che media una visione integrale della persona (e quindi del matrimonio). Cio ad esempio (4) coltivando una visione realistica (non elitaria ed idealizzata) della capacita al matrimonio (cfr. can. 1095) e tutelando la liberta personale da indebite coazioni esterne (cfr. can. 1103): distinguendo pero le vere mancanze di liberta (interna ed esterna) dalle strutturali limitatezze e imperfezioni delia liberta umana. L'ordinamento coltiva poi il principio delia reI sponsabilita personale, ad esempio espresso dalla presunzione di cui al can. 1101 [seccion] 1, superabile solo di fronte alla prova certa di una volonta contraria (cfr. can. 1101 [seccion] 2) o condizionata in modo determinante da un errore di diritto (cfr. cann. 1096 [seccion] 1 e 1099). Cosi come coltiva la trascendenza della persona rispetto alie sue caratteristiche accidentali, disegnando una disciplina piuttosto rigorosa in materia di errore di fatto (cfr. cann. 1097-1098). Ancora, l'ordinamento canonico promuove una concezione forte sia della liberta, che si realizza attraverso la donazione di se tramite la formalita dell'assunzione degli impegni coniugali (cfr. can. 1057 [seccion] 2); sia dell'amore coniugale: non gia ridotto alia inclinazione sentimentale ed erotica, bensl elevato al suo livello di maggior pregio umano e morale come amore di benevolenza, che si fa carico della condivisione di un comune progetto esistenziale (il consortium vitae di cui al can. 1055 [seccion] 1). Amore che e unico, irrevocabile e fedele (cfr. can. 1056), centrato non individualisticamente su se stesso nella smaniosa ricerca di una (insaziabile) autorealizzazione, ma aperto agli al tri: al coniuge in primo luogo e ai figli.

In questi termini, il processo di nullita matrimoniale mostra--anche gia sotto lo specifico profilo del diritto sostanziale--la propria corrispondenza a una considerazione integrale della persona, orientata al dono di se nell'auto-trascendimento in vista dei valori evangelici e nel superamento di una concezione individualistica ed utilitaristica della esistenza. Hile corrispondenza offre sufficienti garanzie che anche la verita dottrinale del sacramento (e comunque della concezione ecclesiale del matrimonio) sia adeguatamente servita. 9 Fare riferimento a una verita dottrinale da riconoscere, significa pero anche rendersi conto che la responsabilita che incombe in chi la deve servire e non solo quella di non tradire la dottrina nella decisione del singolo caso, ma anche quella di considerare il valore educativo della giurisprudenza, nel testimoniare e nel trasmettere credibilmente la concezione ecclesiale del matrimonio. In questo senso, una prassi giurisdizionale per cosi dire destrutturante il matrimonio--ad esempio quantitativamente massiva nella applicazione dei motivi di nullita (quasi siano la regola, non un'eccezione), oppure eccessivamente creativa nell'interpretazione del loro ambito semantico (si vedano alcune estensioni del significato giuridicamente rilevante del bene dei coniugipotrebbe nella sua proiezione futura risultare anche diseducativa rispetto alla stabilita del matrimonio cristiano, offrendo alla fin fine una contre testimonianza rispetto aile pur riaffermate caratteristiche della concezione ecclesiale del matrimonio, soprattutto la sua indissolubilita.

Non bisogna a tale proposto dimenticare la affermazione del Papa che in Amoris laetitia ha addirittura defmito la pastorale della famiglia corne una <<pastorale del vincolo>> (n. 211), cosi come ha definito la spiritualita matrimoniale come <<una spiritualita del vincolo abitato dalVamore divino>> (n. 315).

1.3. Una verita anche giuridica, ossia corrispondente a una qualificazione giuridica dei dati di fatto; una operazione che si pone su un piano ulteriore rispetto a quello della loro materiale individuazione e che richiede una perizia di carattere tecnico.

Fare riferimento a questa dimensione non vuol dire necessariamente porsi su un piano inaccessibile alla comprensione dei fedeli o lontano dalla loro realta esistenziale. Significa invece--anche avendo cura il pio possibile di rendere comprensibili la procedura e le decisioni dei tribunali (perche gli eccessi di astrattezza sono pure possibili)--aiutare a collocare e a leggere le singole esperienze individual i nel quadro complessivo della comprensione cristiana della persona umana e del matrimonio, cosi come tutelate dall'ordinamento canonico.

Una separazione radicale fra realta (esperienza esistenziale) ed idea (i valori protetti dall'ordinamento) appare poco sostenibile: a meno che si voglia teorizzare che le regole non siano altro che le concrete esperienze esistenziali. Il che, peraltro, sarebbe a sua volta una idea, una affermazione teorica, un'opzione ideologica.

1.4. Infine, una verita orientata alla salus animarum.

E quasi divenuta rituale l'invocazione di questa finalizzazione della legge canonica, spesso pero ripetuta senza sue ulteriori illustrazioni e in contesti dove le conseguenze pratiche tratte da tale affermazione non appaiono sempre univoche e coerenti.

In questa sede, penso occorra ribadire il nesso intrinseco, strutturale, fra salvezza delle anime e verita. Infatti, solo sulla base del riconoscimento della verita della propria situazione esistenziale (non sulla base di un infingimento o di prospettazioni ambigue in merito) puo essere costruito un sensato cammino pastorale e spirituale.

Penso utile, a tale proposito, riprendere una fortunatissima immagine di papa Francesco sulla Chiesa come ospedale da campo, utilizzata anche al n. 291 di Amoris laetitia. Tale bellissima immagine, se coerentemente sviluppata, suppone di dover ammettere che non tutte le malattie o ferite siano uguali e che occorra fare di esse una diagnosi appropriata. Un errore diagnostico (ad esempio considerando tutte le malattie uguali o non riconoscendone la oggettiva gravita) non puo che avere delle conseguenze negative sulla scelta e sull'efficacia della terapia. Cosi come il ritenere che ogni malattia sia guaribile: l'esperienza clinica (per rimanere all'interno dell'analogia che stiamo sviluppando) mostra invece che alcune malattie sono inguaribili; mentre la cura adeguata che pure si deve assicurare al paziente comporta di non illuderlo circa la natura del suo male.

Penso infine importante avere una concezione che vorrei definire escatologica della salus animarum, ossia non appiattita sulla sola dimensione storica, contingente. Infatti, solo nella condizione escatologica la salus animarum trovera il suo pieno compimento, si superera il limite intrinseco della condizione umana, nonche troveranno piena armonia giustizia e misericordia. Occorre guardarsi da una concezione per cosi dire superomistica e nietzschiana dell'attivita pastorale: rispettivamente nel senso o dell'onnipotenza della istituzione o della pretesa che ogni aspirazione e desiderio debbano trovare adempimento, anche giuridico. E il grande inganno o equivoco della cultura corrente, almeno nei Paesi occidentali, che porta a confondere pretesa soggettiva e diritto.

Da queste considerazioni devono discendere una profonda umilta e un grande realismo: riconoscendo si la necessita ma anche il limite dell'azione ecclesiale, che non puo sanare o tanto meno sistemare (come spesso si dice in una prospettiva e con un linguaggio piattamente pragmatici) ogni situazione, arrestandosi di fronte al mistero di Dio e della liberta personale, la quale puo anche aver commesso errori ormai irreparabili almeno nella sola prospettiva storica.

2. IL RICONOSCIMENTO DELLA VERITA

2.1. La persona umana ha il diritto e il dovere di cercare la verita e anche di adeguarsi ad essa una volta che la verita sia conosciuta, soprattutto laddove siano implicad anche risvolti di carattere religioso. Lo afferma chiaramente il testo del can. 748 [seccion] 1 :

<<Omnes homines veritatem in iis, quae Deum eiusque Ecclesiam respiciunt, quaerere tenentur eamque cognitam amplectendi ae servandi obligatione vi legis divinae adstringuntur et iure gaudent>>.

Tale principio generale vale anche per l'argomento del quale ci occupiamo in questa sede. E, infatti, la ricerca della verita e il dovere di tutti coloro che partecipano al processo.

Questa impeliente doverosita viene espressa in modo molto chiaro da quella che viene denominata concezione istituzionale del processo; una espressione volta appunto ad evidenziare che tutti coloro che vi partecipano debbono collaborare alia ricerca della verita e che ha trovato nella allocuzione alia Rota Romana di Pio XII per Panno 1944 (5) la sua delineazione piu compiuta. Infatti, in essa il servizio alla verita--ossia la disponibilita alla sua ricerca e al riconoscerne la forza vincolante--viene ripetutamente proposto come il fine ultimo del processo canonico e declinato puntualmente per tutte le figure che ne sono partecipi: giudice, difensore del vincolo, promotore di giustizia, awocati, parti, testimoni e periti. Le loro funzioni sono paragonate aile membra di un corpo, che cooperano armoniosamente al conseguimento dello scopo finale dell'organismo del quale sono parte: ossia la salvezza delle anime che passa attraverso il riconoscimento della verita.

2.2. Non e comunque difficile constatare come quello della centralita della verita nel processo canonico sia un tema costante nelle allocuzioni dei Papi alia Rota Romana.

Lo stesso Pio XII affermava, nella sua allocuzione alia Rota Romana del 2 ottobre 1940, che <<figlia della verita vuol essere la giustizia, se ha da farsi madre di pace>> (6); mentre nella celebre allocuzione del Io ottobre 1942--nella quale viene definito il concetto di certezza morale, cosi centrale per il diritto processuale canonico--si afferma che <<la verita e la legge della giustizia>> (7).

Da parte sua, anche san Giovanni XXIII collegava strettamente l'essere ministerium veritatis dell'attivita giudiziaria con la sua finalizzazione alla sa lus animarum, vista nella <<prospettiva di una significazione che va oltre il te?npo e le contingenze>> (8). Si noti la proiezione in chiave escatologica del concetto di salus animarum della quale si diceva pio sopra.

Anche il Beato Paolo VI, nell'allocuzione alla Rota Romana del 28 gennaio 1978, insegnava: <<per garantire ai giudici l'atmosfera necessariaper un esarne sereno, atiento, meditat o, co?npleto ed esauriente delle questioni, per assicurare alie parti la reale possibilita di illustrare le proprie ragioni, la legge canonica prevede un cammino segnato da norme precise--il "processo" appunto-, che e come un binario di scorrimento, il cui asse e precisamente la ricerca della verita oggettiva ed il cui punto terminale e la retta amministrazione della giustizia>> (9).

Da parte sua, san Giovanni Paolo II, esordiva nella sua prima allocuzione alia Rota Romana, il 17 febbraio 1979, indicando <<la funzione giudiziaria della Chiesa al servizio della verita e della carita per Vedificazione del Corpo di Cristo>> (10); mentre tutta l'allocuzione del 4 febbraio 1980 e incentrata sul tema della verita come punto di forza per il raggiungimento della giustizia e della pace (11), giungendo anzi ad affermare--citando teologi, canonisti e suoi predecessori--che <<la giustizia ha un suo rapporto di dipendenza nei confronti della verita>> per cui anche nei processi matrimonial i canonici <<la verita deve essere sempre, dalVinizio fino alia sentenza, fondamento, madre e legge della giustizia>>. Per conseguenza: <<Tutti gli atti del giudizio ecclesiastico [...] possono e debbono essere fonte di verita>>, soprattutto gli atti istruttori, che mirano alia ricostruzione dei fatti.

Cosi, nella allocuzione del 24 gennaio 1981, il Papa segnalava che sarebbe contraria alia tutela della famiglia un'attivita giudiziaria che non fosse basata sulla conoscenza e sul rispetto della verita oggettiva: <<Lazione giudiziaria dei tribunali ecclesiastici matrimoniali /.../ dovra ahitare la persona umana nella ricerca della verita oggettiva e quindi ad affermare questa verita, affinche la stessa persona possa essere in grado di conoscere, vivere e realizzare ilprogetto d'amore che Dio le ha assegnato>> (12).

Anche il non farsi condizionare da premesse antropologiche incompatibili con la visione cristiana dell'uomo e del matrimonio e ritenuto da Giovanni Paolo II appartenere al <<ministero di verita e di carita>> che i giudici esercitano nella Chiesa e per la Chiesa (13), cosa che viene ripetuta l'anno successivo a proposito del servizio del difensore del vincolo, che non deve mancare di operare per <<la effettiva ricerca della verita, la quale deve essere sempre 'fondamento madre e legge della giustizia ">> (14).

Nella allocuzione alla Rota del 18 gennaio 1990 (15), Giovanni Paolo II sostiene poi che una sentenza di nullita matrimoniale non basata sulla verita non sarebbe che un inganno per i fedeli e che nessuna giustificazione essa potrebbe trovare in riferimento a pretesi atteggiamenti di pastoralita e di misericordia; cosi come lo sarebbe una interpretazione della legge che, per salvaguardare asserite esigenze delle parti, ne snaturasse le caratteristiche: <<Piegare la legge canonica al capriccio o alVinventiva interpretativa, in nome di un "principio umanitario " ambiguo ed indefinito, significherebbe mortificare, prima ancora della norma, la stessa dignita dell'uomo>> (16).

Tutta l'allocuzione alia Rota del 28 gennaio 1994 e dedicata poi da Giovanni Paolo II al <<suggestivo rapporto che intercom tra lo splendore della verita e quello della giustizia>> (17), giustizia che non puo essere piegata <<al servizio di interessi individuali e di forme pastorali, sincere forse, 7na non basate sulla verita>> (18). Anzi la disponibilita alla verita dovra essere invocata come dono da tutti i partecipanti al processo (19) e la verita stessa andra accettata anche quando scomoda ed esigente (20).

Sempre il Santo Pontefice nella allocuzione alla Rota Romana del 17 gennaio 1998, parla del ministero del giudice come sottomesso a <<imprescindibili esigenze di verita e di giustizia>> (21), mentre in quella del 21 gennaio 1999, rivolge agli uditori rotali l'esortazione <<a dare prevalenza, nella soluzione dei casi, alla ricerca della verita>> (22).

Nella allocuzione alla Rota del 28 gennaio 2002--dedicata al tema della indissolubilite del matrimonio, sul quale Giovanni Paolo II e tomato spesso nei suoi ultimi discorsi al Tribunale Apostolico--si afferma, a proposito dei processi per l'accertamento della eventuale invalidita del patto nuziale: <<Gli stessi coniugi devono essere i primi a comprendere che solo nella leale ricerca della verita si trova il loro vero bene>> (23), perche una sentenza contraria alla verita non sarebbe che una ingiustizia. In questa linea, nella allocuzione del 29 gennaio 2004, il Papa affermava: <<Tale processo e essenzialmente inconcepibile al di fuori delPorizzonte delVaccertamento della verita. Questo riferimento teleologico alia verita e cio che accomuna tutti i protagonisti del processo, nonostante la diversita dei loro ruoli. [...] La tendenza ad ampliare strumentalmente le nullita, dimenticando Vorizzonte delia verita oggettiva, comporta una distorsione struttiirale delVintero processo>> (24).

Infine, tutta Pultima allocuzione alia Rota Romana di san Giovanni Paolo II venne dedica ta alla <<dimensione morale delPattivita degli operatori giuridici presso i tribunali ecclesiastici, soprattutto per quel che riguarda il dovere di adeguarsi alla verita sul matrimonio>> (25), dovere che riguarda naturalmente anche la verita di fatto, come viene illustrate con accenti preoccupati nel prosieguo del discorso, che insiste sullo <<essenziale rapporto che il processo ha con la ricerca della verita oggettiva>> (26).

Fin dalla sua prima allocuzione alla Rota Romana, Benedetto XVI ha trattato dell'amore per la verita come del <<fondamentalepunto di incontro tra diritto e pastorale>> per cui il processo canonico per il riconoscimento della eventuale nullita di un matrimonio ha un <<valore pastorale, che non puo essere separato dalVamore alla verita>> (27).

Nella sua seconda allocuzione, Benedetto XVI si e particolarmente concentrate sulla verita dottrinale in merito al matrimonio <<in un contesto culturale se gnat o dal relativismo e dal positivismo giuridico>> (28), ribadendo la necessita di interpretazione delle norme canoniche in un contesto di ermeneutica della continuita in relazione alia tradizione ecclesiale.

Nella allocuzione dei 29 gennaio 2010, Benedetto XVI ha sottoposto ad accurata analisi il rapporto di circolarita fra giustizia, carita e verita (29), dove il rispetto autentico per la verita si propone come l'antidoto alla tentazione di <<contrapporre la giustizia alla carita>> (30), idea ribadita nella allocuzione successiva, quella del 22 gennaio 2011 (31).

Anche nell'allocuzione alla Rota del 21 gennaio 2012, dedicata alla interpretazione della legge, il Papa, rifuggendo dagli estremi del positivismo e di una arbitraria creativita, invita a cogliere l'intrinseco contenuto giuridico della realta, parlando di <<verita giuridica da aviare, da cercare e da servire>> e di <<un senso di vera riverenza nei riguar di della verita sul diritto>> (32).

L'ultima allocuzione alia Rota di Benedetto XVI, quella del 26 gennaio 2013, dedicata al tema del rilievo nella fede sulle intenzioni e capacita matrimoniali, nonche sulle ricadute dell'eventuale mancanza di fede sull'ordinazione del matrimonio al bene dei coniugi, si chiude con una invocazione a favore di coloro che, nella Chiesa, si adoperano <<per la salvaguardia della verita e della giustizia riguardo al vincolo sacro del matrimonio>> (33).

Anche papa Francesco non ha mancato di evocare il tema della verita nei suoi discorsi alia Rota Romana. Nella sua prima allocuzione, ossia quella del 24 gennaio 2014, ha infatti collocato proprio nel <<servizio alla verita e alia giustizia>> l'armonizzazione fra la dimensione giuridica e quella pastorale: <<La dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale non sono in contrapposizione, perche entrambe concorrono alla realizzazione delle finalita e delVunita di azione proprie della Chiesa>> (34). Tracciando poi un profilo ideale del giudice canonico, il Papa mette in luce, oltre all'aspetto umano e pastorale, anche quello propriamente giuridico, dove oltre alla perizia e alla obiettivita egli e caratterizzato dal rispetto per la verita. Ma ascoltiamo le sue parole: <<Oltre ai requisiti di dottrina giuridica e teologica, nelVesercizio del suo ministero il giudice si caratterizza per la perizia nel diritto, Pobiettivita di giudizio e Vequita, giudicando con imperturbabile e imparziale equidistanza. Inoltre nella sua attivita e guidato dalVintento di tutelare la verita, nel rispetto della legge, senza tralasciare la delicatezza e umanita proprie del pastore di anime>> (35).

Nella allocuzione del 23 gennaio 2015, trattando del possibile influsso della mentalita definita mondana sulla impostazione del matrimonio, il Papa vede la realizzazione dell'orientamento del diritto alla salus animaram proprio nell'aiutare <<a stabilire la verita nel momento consensuale>> (36), qui intesa soprattutto come consonanza alia concezione cristiana dal matrimonio.

Inteso almeno in parte in questa accezione, il tema della verita ritorna in modo prepotente nell'allocuzione del 22 gennaio 2016, dove significativamente la Rota Romana viene definita come il <<Tribunale della verita del vincolo sacro>>. In particolare il Papa, con riferimento alia visione ecclesiale dei matrimonio, afferma che la Chiesa, pur misericordiosa verso le situazioni imperfette, deve <<insieme proclamare Virrinunciabile verita del matrimonio secando il disegno di Dio>>. Passando poi al tema specifico dell'esercizio della funzione giudiziale, afferma che essa <<assiste e promuove l'opus veritatis>> (37), per mezzo del quale la Chiesa riconosce e giudica la verita di un matrimonio concreto.

2.3. Anche nella recente riforma processuale canonica non si e inteso venir meno alia ricerca e alia tutela della verita.

Nel motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus (38) il richiamo alla verita e assolutamente presente. Gia nell'esordio del proemio si afferma infatti che l'evoluzione dell'ordinamento sistematico delle nullita matrimoniali e dello strumento processuale awennero <<ita ut ecclesiastica disciplina magis magisque cum veritate fidei, quamprofitebatur, cohaereret>>: una verita, dunque, anzitutto in senso dottrinale, finalizzata all'ottenimento della salvezza delle anime: una verita, dunque, anche salvifica.

Il proemio, tornando a riferirsi alla verita nella sua accezione dottrinale, precisa che la revisione processuale approvata ha posto ogni cura affinche fosse <<in tuto utique posito principio vinculi matrimonialis indissolubilitatis>>; e che la sua conservata collocazione all'interno della dimensione propriamente giudiziale e dovuta <<non eo quod rei natura id imponat, sed potius postulatio urgeat veritatis sacri vinculi quammaxime tuendae: quod sane pi'aestant ordinis iudiciarii cautiones>>, dove emerge con chiarezza che la verita cui qui si fa riferimento sia da intendersi piuttosto in senso storico, ossia come la verita fattuale di ogni singolo matrimonio sottoposto al vaglio ecclesiale della verifica della sua validita.

Se si esaminano poi quelli che MIDI chiama i fundamentaba criteria che stanno alla sua base, non si puo non sottolineare che nel primo di essi--nel quale si sancisce la fine dell'obbligo della doppia sentenza conforme--si faccia riferimento al concetto cardine della certezza morale: <<sufficere certitudinem moralem aprimo indice ad normam iuris adeptam>>, concetto che richiede un grado assai alto di verita nella ricostruzione storica e nella possibilita di univoca qualificazione giuridica dei fatti.

Anche il secondo principio--che trova poi una sua applicazione normativa nel nuovo can. 1673 [seccion][seccion] 3-5--accompagna l'ampliamento della possibilita del ricorso al giudice unico con l'invito <<ne cuilibet laxismo indulgeatur>>. E, in effetti, il ribadire la preferenza per il collegio di giudici in primo grado e, anzi, la sua necessita ad validitatem in secondo appare chiaramente dettato dalla maggiore garanzia che il giudice collegiale offre di una pronuncia maggiormente aderente alla verita soprattutto storica, meno esposta aile unilateralita di un giudizio monocratico.

Anche nel principio quarto, dove si annuncia la creazione del processus brevior, si nota il rispetto per la verita sia storica sia dottrinale: sia legando la procedibilita di taie forma processuale alla qualita manifesta o evidente della nullita dedotta (cfr. la condizione chiaramente espressa dal nuovo can. 1683, 20; sia affidando al vescovo (diocesano) la decisione, affiche il possibile rischio che pur si accetta di correre a detrimento della indissolubilita del matrimonio venga bilanciato dalla garanzia della autorita di colui <<qui in fide et disciplina unitati catholicae cum Petro ob suum pastoris munus quam qui maxime cavet>>.

Passando aWarticolato normativo di MIDI, oltre a quanto gia anticipate in merito alla composizione collegiale del tribunale e a quanto si dira pio avanti in merito al valore probatorio delle dichiarazioni delle parti, si deve rilevare che non appare per nulla ridimensionato il ruolo del difensore del vincolo, cui pure spetta il diritto di appello (cfr. can. 1680 [seccion] 1): anzi, il suo ruolo--col venire meno del contrallo obbligatorio reso necessario in vista dell'ottenimento della doppia conforme--acquista una nuova responsabilita, nella pur ragionevole tutela della verita sia storica sia dottrinale da parte della giurisprudenza ecclesiastica.

La ricerca di una verita storica, fattuale, particolarmente accurata appare chiaramente espressa nei requisiti che debbono caratterizzare il libello proposto per il processo breve: esso deve indicare <<1 facta [...] 2 probationes [...] 3 documenta /.../>>, tutti concetti che fanno indiscutibile riferimento a un oggettivo ancoraggio storico della domanda al reale. Cosi come la possibilita che il vescovo rimetta la causa all'esame ordinario in caso di non raggiungimento da parte sua della certezza morale (cfr. can. 1687 [seccion] 1)--ovviamente per un approfondimento istruttorio e di discussione--indica chiaramente che le ragioni della verita prevalgono rispetto alla pur importante celerita, nonche all'esaudimento della domanda dei eoniugi, nel processo breve entrambi favorevoli alia dichiarazione della nullita del loro matrimonio.

Infine, il ribadire nel rinnovato can. 1691 [seccion] 3 che le cause di nullita del matrimonio sono cause <<ad bon urn publicum spectantes>> significa ribadire che il loro oggetto sfugge alla libera disponibilita delle parti e dello stesso giudice, i quali devono riconoscere la situazione oggettiva che sta alla base della condizione giuridica dedotta in giudizio.

Quanto infine alla Ratio procedendi annessa al MIDI (RP), essa esordisce con una limpida riaffermazione della convinzione che <<tribunalium opus responden valeatfidelibus veritatem declararipostulantibus de exsistentia annon vinculi sui collapsi matrimonii>>-, la dichiarazione della verita e lo scopo del giudizio canonico. Taie convinzione trova la sua concretizzazione massima nell'art. 12 della RP, nel quale viene ribadita sia la necessita sia la definizione della certezza morale, necessaria a dichiarare la nullita di un patto nuziale. La necessita della certezza morale si propone come una garanzia molto forte della corrispondenza del giudizio canonico alla realta dei fatti: solo taie corrispondenza, infatti, puo assicurare il vero valore pastorale della pronuncia giudiziaria e delle altre scelte che ne conseguono, ad esempio l'ammissione a un nuovo matrimonio.

In conclusione, possiamo affermare che anche in MIDI possiamo reperire le diverse accezioni del concetto di verita che abbiamo individuate nella prima parte delle nostre riflessioni: la verita storica, giuridicamente qualificabile in modo non difforme dalla verita dottrinale, solo sulla base delle quali e possibile accedere a una verita salvifica, veramente corrispondente alla sua natura pastorale.

2.4. L'orientamento alla ricerca della verita appare--anche in una prospettiva comparativa--una caratteristica molto spiccata del modello processuale canonico.

Il processo non e solo funzionale a garantire le regole della contrapposizione fra le parti, che perseguono in esso i propri interessi individual^ nemmeno puo essere inteso solo come strumento per la risoluzione del conflitti e per assicurare la certezza dei rapporti giuridici, potendo accontentarsi anche della sola cosiddetta verita processuale; nemmeno puo essere visto come funzionale alla attuazione di un progetto politico, per quanto con l'attenzione alla corrispondenza ai fatti; bensi deve essere visto soprattutto come uno strumento di ricerca della verita oggettiva, sulla base della quale realizzare la finalita salvifica della vita ecclesiale, anche nella sua dimensione istituzionale (39).

Per meglio iIlustrare quanto intendo dire, vorrei sviluppare una considerazione che parte dalla esperienza dalla amministrazione della giustizia penale canonica. In un sistema come quello canonico, non avrebbe un senso (ne etico ne giuridico) un istituto quale il cosiddetto patteggiamento, ossia l'applicazione concordata di una pena, dove il sistema giudiziario risparmia attivita e costi, mentre l'imputato esce dal meccanismo del processo senza ammettere la colpa e accettando una pena minore di quella edittale. Tutto cio, infatti, awiene sulla base della aprioristica rinuncia a fare verita sia sui fatti, sia sulla effettiva responsabilita dell'imputato e sul grado della stessa.

3. LO STRUMENTO PROCESSUALE IN VISTA DEL RINOSCIMENTO

DELLA VERITA

3.1. Venendo infme ad alcune considerazioni circa il servizio alla verita nel preciso contesto dello strumento processuale, penso importante anzitutto recuperare il giusto significato, al suo interno, del principio del contraddittorio, un criterio che la cultura giuridica anche secolare apprezza come qualificante l'attuarsi di un giusto processo.

Talvolta ho sentito presentare in termini banalizzati la qualita contenziosa dei processo matrimoniale, sostenendo che in esso una parte non pretende nulla dall'altra, con la contestuale affrettata messa in discussione della forma processuale quale strumento per l'accertamento della verita dello stato di vita dei fedeli. Certamente, il processo di nullita matrimoniale, pur modellato sul processo contenzioso ordinario, e un processo speciale di natura pubblicistica, essendo interesse della collettivita ecclesiale acquisire la certezza in merito: cio al punto che tale processo non obbedisce al mero principio dispositivo nella produzione delle prove, ma prevede l'iniziativa del giudice nel supplire l'eventuale negligenza delle parti e in vista di evitare una sentenza ingiusta (cfr. can. 1452 e art. 71 DC). Tuttavia, cio non deve portare a comprimere eccessivamente il diritto delle parti di apportare nel giudizio tutti gli elementi che possano essere ritenuti leciti ed utili per dimostrare il loro punto di vista (cfr. can. 1527 [seccion] 1 e art. 157 [seccion] 1 DC). Anzi, esse devono essere trattate con parita ed equilibrio, senza atteggiamenti paternalistici e autoritari da parte dell'autorita ecclesiale (40). La normativa canonica riconosce al fedele il diritto a un processo non solo giusto nel merito, ma anche nel rito (cfr. il can. 221 [seccion][seccion] 1-2) e in modo veramente efficace il principio del contraddittorio (e dunque anche la retta contenziosita del processo) e stato descritto nei termini seguenti: <<[...] lo scopo del processo e la dichiarazione della verita da pane di un terzo imparziale, dopo che e stata offerta alle pani pari opportunita di addurre argomentazioni e prove entro un adeguato spazio di discussione. Questo scambio di pareri e normalmente necessario, affinche il giudice possa conoscere la verita e, di conseguenza, decidere la causa secondo giustizia>> (41).

Il contraddittorio, quindi, e uno strumento di ricerca e servizio alla verita e alla giustizia.

3.2. Potrebbe sembrare paradossale, ma un secondo principio processuale che appare congruo al riconoscimento e, quindi, al servizio della verita e quello rappresentato dalla presunzione del can. 1060, basata sul fatto incontestabile della celebrazione nuziale e sulla presupposizione che essa sia stata affrontata lealmente dai suoi protagonist!42. Una presunzione, dunque, sia che si basa su una visione realistica; sia che esprime un'autentica visione personalistica, in quanto ritiene le persone capaci e responsabili dei loro atti nonche guidate da rette intenzioni nel loro agire.

In particolare, e importante evidenziare l'erroneita della contrapposizione fra favor matrimonii e favor person a e (o libertatis, che dir si voglia). Essi trovano il loro equilibrio solo nel riconoscimento della verita, per cui e il favor veritatis che si propone come il vero cardine dell'attivita processuale canonica, come la sua chiave di volta. Infatti, non si puo pretendere di promuovere la persona e la sua autentica liberta se non nella verita: la tutela dell'istituzione matrimoniale e la promozione delia persona non possono smarrire il loro <<riferimento teleologico alla verita>> (43), senza il quale tutta la struttura del processo si tramuterebbe in una sequenza di formalismi privi di vita.

La pretesa promozione della persona a scapito delia verita--oppure coltivando una sorta di sistema della doppia verita, quasi che si possano separare radicalmente il profilo istituzionale da quello personale--appare funzionale a una sorta di eudemonismo individualistico. II bene autentico della persona e quello di conoscere la verita del proprio stato di vita ed essere aiutata a osservare le responsabilite che ne derivano, anche se non sempre facili e anzi talvolta gravose.

3.3. Connesso a tale tema e quello del concetto di ceitezza morale, inteso come cardine delPordinamento processuale canonico (44). La necessita della certezza morale e la sua definizione tecnica sono state ribadite nell'articolo 12 della RP e, come gia pio sopra rilevato, l'affermata necessita di questo tipo di certezza presuppone e richiede un alto grado di sicurezza circa il fatto che una eventuale sentenza (affermativa) in tema di nullita matrimoniale corrisponda alla verita oggettiva delle cose.

Tale scelta normativa toglie ogni equivoco in merito alla finalita di mera semplificazione processuale della riforma promossa da papa Francesco e delegittima sue interpretazioni che tendessero a far scivolare le pronunce canoniche in merito sul piano di una implicita modifica del diritto sostanziale o dell'introduzione nel sistema canonico di pronunce costitutive di scioglimento del vincolo, sia da parte dei tribunali sia da parte dei vescovi nel processus brevior.

3.4. Uno strumento utile a pervenire il pio possibile alla conoscenza della verita oggettiva e non solo alia costruzione di una verita puramente processuale consiste nel rilievo probatorio che l'ordinamento canonico riconosce alie dichiarazioni delle parti.

Molto e stato scritto in merito--sia su un piano propriamente scientifico, sia talvolta indulgendo a semplificazioni piuttosto sloganistiche--e non e que sta la sede per riprendere tale dibattito. Circa tale questione vorrei solo suggerire alcune puntualizzazioni.

Anzitutto che si tratta propriamente delle dichiarazioni giudiziali delle parti, ossia quelle rese in giudizio pro se e contra vinculum e che la DC autorizza a chiamare--come gia nella coraune prassi dei tribunali--confessioni giudiziali (cfr. art. 179 [seccion] 2). Non si deve dimenticare cio nell'attribuire valore probatorio a tali dichiarazioni in cause ove si tratta di diritti per se indisponibili alie parti.

In secondo luogo che--per quanto l'affermazione del nuovo can. 1678 [seccion] 1 sia volta in positivo--una analisi credo pacata delle condizioni previste circa la possibilita che esse acquisiscano valore di prova piena porta a concludere che la relativa disciplina non e mutata di molto. Infatti, se si confronta la nuova norma del can. 1678 [seccion] 1 con la disciplina in precedenza disegnata dalla lettura combinata dei cann. 1536 [seccion] 2 e 1679, si puo constatare quanto segue. In entrambi i casi l'effetto probatorio pieno e solo eventuale e la sua valutazione e affidata al libero apprezzamento del giudice (45), mentre si richiedono; a) eventuali testimonianze di credibilita; b) la valutazione di indizi e circostanze di contorno (adminicula)-, c) l'assenza di elementi oggettivi contrari, che consentano il conseguimento delia certezza morale, espressa nel can. 1536 [seccion] 2 (tutt'ora vigente) dal concetto di conferma omnino di tali dichiarazioni da parte degli altri elementi di prova presenti in atti.

Da quanto appena detto, in terzo luogo, discende che nel valutare le dichiarazioni o confessioni giudiziali delle parti occorrera anche distinguere attentamente la sincerita soggettiva (ossia la volonta di dire il vero) dalla oggettivita, ossia la capacita di dire il vero che andra commisurata dal raffronto di quelle dichiarazioni con gli elementi storici presenti in atti e idonei appunto a confermarle o a confutarle.

Quello che andra evitato--come gia anche in dottrina e in giurisprudenza si e pio volte osservato--e il porsi nella prospettiva di una sorta di autocertificazione delia nullita matrimoniale e delia riduzione dei processo a una dinamica di solo foro interno. In una sentenza di qualche anno fa (46) si ricordava il pressante monito di papa Innocenzo III: <<cum nimis indignum sit, iuxta legitimas sanctiones, lit quod sua quisque voce dilucide protestatus est, in eundem casum proprio valeat testimonio infirmare>>. Ossia che taluno, con le sue sole parole, possa porre nel nulla impegni di rilievo pubblico da lui in precedenza solennemente assunti.

Infine, la spia delia serieta con la quale questa possibilita probatoria venga usata sara anche il verificare con quale disponibilita si prestera fede alle dichiarazioni delle parti contrarie al riconoscimento delia nullita del patto nuziale. Ad esempio, siccome il convenuto che si oppone alla domanda e a sua volta tenuto a provare i fatti che intende addurre a fondamento delia sua tesi (47), anche le sue dichiarazioni--se avallate da referenze di credibilita, se accreditate da elementi oggettivi, se non confutate da elementi contrari--dovranno essere accolte con la medesima disponibilita a riconoscere loro peso probatorio.

3.5. Vorrei concludere col riferire una esperienza personale. Negli Ultimi tempi, mi e capitata di imbattermi--nelle difese di cause di nullita matrimoniale dal malcerto fondamento, se non addirittura chiaramente infondatenell'insistito appello alla misericordia dei giudici, come pure all'allegazione di scritti di sacerdoti che invocano misericordia per persone che raccomandano all'attenzione del tribunale. Non mi sembra una modalita corretta di argomentazione, che anzi potrebbe portare a una banalizzazione, a un uso indebito e strumentale delia grande idea delia misericordia.

In merito, vorrei sottoporre alia libera e critica valutazione, quanto ho inserito in una sentenza, proprio a commento degli scritti di due sacerdoti che facevano leva su tale tipo di argomento:

<<nei loro scritti i due sacerdoti fanno abbondante ricorso al tema della misericordia e tale invito lo si comprende peifettamente nel tipo di testo da loro prodotto e anzi lo si apprezza cordialmente come espressione di sensilnlita pastorale degli scriventi. Tuttavia, un concetto cosi serio e importante come quello della misericordia--proprio perche esso non venga svilito [...]--deve essere proporzionato al contesto in cid ci si trova e alie esigenze della verita.

A questo proposito, va ricordato che nel varare la recente riforma processible lo stesso papa Francesco ha ricordato la natura solo dichiarativa del processo di nullita matrimoniale, che deve quindi riconoscere come nulli solo i matrimoni che siano tali e che tali siano provati con certezza morale (cfr. art. 12 RP). Il giiulice, in altre parole, non ha la disponibilita sulla materia del vincolo coniugale; per questo egli non ha il potere di dichiarare nullo --per misericordia--un matrimonio che non e provato lo sia, magari per andare incontro al sincero desiderio di ricevere PEucaristia di una persona che ha delle indubbie benemerenze ecclesiali, [...].

Il giudice esercita la misericordia--nei limiti della sua funzione istituzionale: ma ogni atto di misericordia umana e limitato, essendo solo quella di Dio la misericordia peifetta, che sa integrare in se plenamente anche la giustiziacercando di svolgere bene il suo umile compito di metiere al servizio delle persone lo strumento prescelto dalla Chiesa per il discernimento ufficiale circa il loro stato di vita, dando pero loro una risposta corrispondente alla verita che si e potuta ricostruire.

L'ammissione alPEucaristia di persone che vivono in condizioni oggettivaVIente uregolari (nel caso, a valle di un matrimonio valido) e una valutazione pastorale di altro tipo, ulteriore alVaccertamento giudiziale dello stato di vita delle persone, che non pilo che essere fatto nella verita. E quella valutazione cui fa cenno don [...] nel suo scritto e della quale tratta Vesortazione apostolica Amoris laetitia nel suo capitolo VIII e nella quale Vinteressato potra farsi guidare da persone idonee ad assisterlo sotto questo profilo>>.

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(1) Devo pero diehiarare--anche per un senso di riconoscenza nei loro confrontiche fra gli autori cui mi sono maggiormente ispirato nella redazione di queste note vi sono Manuel Jesus Arroba Conde, Massimo del Pozzo, Joaquin Llobell, Carlos Moran Bustos.

(2) Cosi si esprimeva Benedetto XVI nella sua allocuzione alia Rota Romana del 28 gennaio 2006, AAS 98 (2006) 138.

(3) AAS 103 (2011) 112.

(4) Ci si riferisce qui ai difetti e vizi del consenso, che sono orinai la maxima pars dei inotivi di nullita proposti nei tribunali della Chiesa, trascurando i difetti di forma e gli impedimenti.

(5) Cfr. AAS 36 (1944) 281-290.

(6) Tale allocuzione non e pubblicata in AAS, ma e reperibile in G. Erlebach (a cura di), Le allocuzioni dei Sommi Pontefici alla Rota Romana, Libreria Editrice Vaticana, Citta del Vaticano 2004, 24, n. 12.

(7) AAS 34 (1942) 342.

(8) Cosi nella allocuzione del 13 dicembre 1961, AAS 53 (1961) 819.

(9) AAS 70 (1978) 182.

(10) AAS 71 (1979)422.

(11) Cfr. AAS 72 (1980) 172-178. Le citazioni subito successive, alle pp. 173 e 174.

(12) AAS 73 (1981) 233-234.

(13) Cfr. l'allocuzione del S febbraio 1987, AAS 79 (1987) 1458.

(14) AAS 80 (1988) 1135.

(15) Cfr. AAS 82 (1990) 875.

(16) Cosi l'allocuzione alla Rota del 29 gennaio 1993, AAS 85 (1993) 1259.

(17) AAS 86 (1994) 948.

(18) Ibid., 949.

(19) Cfr. ibid., 949-950.

(20) Cfr. ibid., 950-951.

(21) AAS 90 (1998) 784.

(22) AAS 91 (1999) 622.

(23) AAS 94 (2002) 344.

(24) AAS 96 (2004) 351.

(25) AAS 97 (2005) 164.

(26) Ibid., 165.

(27) AAS 98 (2006) 136 e 137.

(28) AAS 99 (2007) 87.

(29) Cfr. AAS 102 (2010) 110-114.

(30) Ibid., 110.

(31) Cfr. AAS 103 (2011) 108 e 113.

(32) AAS 104 (2012) 106 e 107.

(33) AAS 105 (2013) 172.

(34) AAS 106 (2014) 89.

(35) Ibid., 90.

(36) AAS 107 (2015) 184.

(37) http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/january/documents /papafrances-co_20160122_anno-giudiziario-rota-romana.html.

(38) D'ora in poi MIDI: per comodita di fara costante riferimento al testo normativo per la Chiesa latina.

(39) Cfr., per una analisi pio precisa, ampia e rigorosa dei modelli processuali dei sistemi di common e civilian), del cosiddetto diritto socialista e di quello canonico, il primo capitolo del volume: E. Di Bernardo, Modelli processuali e diritto probatorio civile, Lateran University Press, Citta del Vaticano 2016, 17-83.

(40) In questo senso va letta la limitata possibilita di azione del promotore di giustizia (cfr. anche il rinnovato can. 1674 [seccion] 1, 2) e la necessita della istanza di una delle parti per la modifica del dubbio di causa (cfr. il can. 1514 e l'art. 136 DC).

(41) Benedetto XVI, Allocuzione alla Rota Romana del 28 gennaio 2006, AAS 98 (2006) 136.

(42) Cfr. in merito A. s. sanchez Gil, La presunzione nella vigente normativa canonica: osservazioni critiche, lus Ecclesiae 25 (2013) 55-76 e A. s. sanchez Gil, La presunzione nella vigente normativa canonica: osservazioni critiche, in Aa.Vv., Listruttoria nel processo di nullita matrmtoniale, Libreria Editrice Vaticana, Citta del Vaticano 2014, 139-160.

(43) Cosi si esprimeva san Giovanni Paolo II nella sua Allocuzione alla Rota Roma del 29 gennaio 2004, AAS 96 (2004) 348-352 (le parole citate a p. 351).

(44) Cfr. in questo senso e fra i molti possibili contributi quello autorevole di Z. grocholewski, La certezza morale corne chiave di lettura delle nonne procesmali, lus Ecclesiae 9 (1997) 417-450.

(45) Non si tratta cioe di una specie di prova legale, che creerebbe una sorta di nuovo formalismo: la dichiarazione delia parte esaurisce la ricerca probatoria.

(46) La coram Davino 2 agosto 1993, in RRDec, vol. LXXXV, 616-617.

(47) Non si intende dire che il convenuto debba provare la validita del matrimonio, perche questa e presupposta dall'ordinamento; ma che egli deve provare la verita dei fatti storici che adduce come contrari alla tesi che la parte attrice e onerata di dimostrare.

RECIBIDO: 5 DE DICIEMBRE DE 2016 / ACEPTADO: 10 DE ENERO DE 2017

DOI 10.15581/016.113.007

PAOLO BIANCHI

Vicario Giudiziale

Tribunale diocesano dell'Arcidiocesi di Milano

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Author:Bianchi, Paolo
Publication:Ius Canonicum
Date:Jun 1, 2017
Words:8070
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