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I membri associati agli Istituti secolari: analisi ed interpretazione del can. 725.

Premessa

I carismi dei fondatori e delle fondatrici, costata l'Istruzione Contemplando il volto, poiche suscitati dallo Spirito Santo per il bene di tutti, sono percio anche aperti alla comunione e alla partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio; e, infatti, patente la domanda da parte dei laici di partecipare agli ideali carismatici degli Istituti, "di condividere le responsabilita non soltanto nella gestione delle opere dell'Istituto, ma soprattutto nell'aspirazione a vivere aspetti e momenti specifici della spiritualita e della missione dell'Istituto. Si domanda quindi un'adeguata formazione dei consacrati come dei laici ad una reciproca ed arricchente collaborazione". (1)

1. La vita consacrata, dono dello Spirito alla Chiesa e al mondo

La Chiesa, Popolo di Dio e Corpo mistico di Cristo, deve essere per tutte le nazioni segno e sacramento del mistero di Cristo: deve dare una testimonianza visibile, sociale, pubblica in mezzo alla societa umana, una testimonianza convincente ed efficace del mistero di Geso Cristo nel suo insieme. E quanto la Chiesa fa precisamente con gli stati di vita che essa riconosce socialmente, pubblicamente, visibilmente in mezzo alla societa umana. Tra essi lo stato di vita consacrata, testimonianza visibile della vita e del fine del mistero della Chiesa, e un segno e un invito che intende ricordare a tutti i cristiani, anzi a tutti gli uomini, il destino ultimo degli esseri umani al di la di questo mondo, la trascendenza della vita umana, dell'impegno e del lavoro. Manifesta cioe chiaramente agli occhi di tutti gli uomini il primato dell'amore di Dio.

La vita consacrata e, dunque, nella Chiesa una realta viva che non ha origine da un disegno dell'uomo, ma dall'azione dello Spirito Santo. E, come accade a tutto cio che proviene dallo Spirito, e qualcosa di cui prima si fa l'esperienza, e su cui solo in un secondo momento si cerca di riflettere per tradurre la ricchezza di questo dono divino in termini umani e quindi giuridici.

La normativa canonica vigente per la vita consacrata si ritrova nella Parte III (De institutis vitae consecratae et de societatibus vitae apostolicae) del Libro II (De populo Dei), assumendo la collocazione che nella Parte I hanno il laicato e i ministri sacri (De Christifidelibus), e nella Parte II la costituzione gerarchica della Chiesa (De Ecclesiae constitution hierarchica). (2)

L'inserimento della vita consacrata nella vita della Chiesa dal punto di vista dottrinale ci e dato innanzitutto dal can. 2073 e dai cann. 573 (4) e 574. (5) Il can. 207 [seccion] I presenta la struttura gerarchica in genere dei fedeli nella Chiesa, in quanto afferma che "ex divina institutione, inter christifideles sunt in Ecclesia ministri sacri, qui in iure et clerici vocantur; ceteri autem et laici nuncupantur". Il [seccion] 2 dello stesso canone accosta a tale distinzione gerarchica tutti quei fedeli che, con la professione dei consigli evangelici mediante voti o altri sacri vincoli, sono consacrati a Dio in modo speciale, danno incremento alla missione salvifica della Chiesa e appartengono alla sua vita e santita. (6) E stato un merito del Concilio Vaticano II affermare, in primo luogo, che la vita consacrata con la professione dei consigli evangelici e una componente essenziale, inconcusse, della vita e della santita della Chiesa, e in conseguenza essa "nonpotra, mai mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante"; (7) e, in secondo luogo, l'avere individuato gli elementi dottrinali costitutivi della vita consacrata, offrendone una descrizione ricca e feconda. (8)

E indispensabile ricordare e sottolineare che la vita consacrata e veramente un carisma, un dono esistenziale che Dio ha conferito alla sua Chiesa, (9) frutto mirabile della libera azione dinamica dello Spirito Santo. In termini evangelici, questo particolare dono di Dio e costituito dalla chiamata a farsi pio stretti e intimi seguaci di Geso Cristo; anche su un piano personale e intimo cio e prerogativa di ogni cristiano, diventare seguaci di Cristo, perche intrinseco alla vocazione cristiana come tale.

La vita consacrata appartiene, quindi, all'intima sfera della vocazione cristiana in se e si traduce in una risposta "totale" del fedele all'invito rivoltogli da Geso Cristo a seguirlo. Per risposta "totale" intendiamo non solo l'accettazione entusiastica, soggettiva di Geso e del suo modo di vivere, esigenza che e insita nella vocazione cristiana in generale e nella stessa consacrazione del battesimo, ma anche le condizioni esterne, oggettive che sul piano sociale conseguono a una tale chiamata e, in particolare, la manifestazione pubblica, visibile e sociale, vissuta attraverso la speciale consacrazione mediante la professione dei tre consigli evangelici. (10)

Questa nuova e particolare consacrazione e un singolare e fecondo approfondimento della consacrazione battesimale, e ne realizza una piena espressione e una pio ampia manifestazione, come e stato ribadito nella Costituzione dogmatica Vumengentium e nel Decreto Perfectae caritatis (11) Prescindendo dalla problematica posta dalla "consacrazione" comune a tutti i battezzati e intesa come "azione consacratrice di Dio", diciamo che l'atto specifico del "religioso" come azione oblativa del fedele (12) "che si da totalmente a Dio amato sopra ogni cosa [...], dedicandosi con nuovo e speciale titolo al suo onore, alla edificazione della Chiesa e alla salvezza del mondo", (13) realizza la pienezza della consacrazione, anzi ne costituisce l'elemento specifico.

C'e qualcosa di pio. La consacrazione e istituzionalizzata, cioe realizzata come pratica effettiva dei tre consigli evangelici mediante un vincolo sacro che e stabile e riconosciuto dalla Chiesa. E fuori dubbio l'origine cristologica dei consigli evangelici "fondati sull'insegnamento e sugli esempi di Cristo Maestro": (14) essi "sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal Signore e con la sua grazia sempre conserva". (15) La Chiesa, infatti, non puo fare a meno di custodire i carismi che lo Spirito le dona appunto per il suo bene. L'autorita ecclesiastica con la sua approvazione da il sigillo della piena ecclesialita ad una particolare forma di vita in quanto riconosce che un carisma specifico si inserisce armonicamente nella vita della Chiesa e nel perseguimento della sua missione; si impegna percio ad essere garante della sua genuinita.

2. Gli Istituti secolari: elementi storico-giuridici

In ogni tempo, nel cammino bimillenario della Chiesa, sono sorte iniziative per opera dello Spirito Santo che mirano alla santificazione dei fedeli, ad una missione e ad un modo particolare di evangelizzazione e di carita che rispondano alle necessita nuove della Chiesa e della umanita.

Nella straordinaria varieta di presenze nella Chiesa, tutte e ciascuna chiamate a lavorare per il Regno di Dio secondo la diversita di vocazioni e situazioni, di carismi e ministeri, tutte ad un tempo oggetto e soggetto della comunione della Chiesa e della partecipazione alla sua missione di salvezza, ci sono fedeli, laici e anche sacerdoti, che professano i consigli evangelici di poverta, castita ed obbedienza per mezzo dei voti o di altri vincoli sacri, conservando pienamente la propria condizione laicale o clericale. (16) "Siete laici--ricordava Paolo VI ai Responsabili generali degli Istituti secolari--consacrati come tali dai sacramenti del battesimo e della cresima, ma avete scelto di accentuare la vostra consacrazione a Dio con la professione dei consigli evangelici, assunti come obblighi con un vincolo stabile e riconosciuto". (17)

Nella prospettiva in cui il Vaticano II ha presentato la Chiesa, (18) prendiamo ora in esame questi fedeli che, a motivo della loro consacrazione per la professione dei consigli evangelici e della loro peculiare missione "in saeculo et ex saeculo",19 appartengono agli Istituti secolari. (20) "Tali Istituti--insegna Giovanni Paolo II--vogliono essere fedele espressione di quella ecclesiologia che il Concilio riconferma quando mette in evidenza la vocazione universale alla santita, i compiti nativi dei battezzati, la presenza della Chiesa nel mondo in cui deve agire come fermento ed essere "sacramento universale di salvezza", la varieta e la dignita delle diverse vocazioni, e il "singolare amore" che la Chiesa ha verso la "perfetta continenza per il Regno dei cieli" e verso la testimonianza della poverta e dell'obbedienza evangeliche". (21)

E, dunque, grazie all'ecclesiologia rinnovata del Concilio Vaticano II che il Legislatore ha potuto assumere nel Codice vigente la normativa circa gli Istituti secolari dedicando ad essi uno spazio davvero ampio e sufficientemente completo, (22) nonostante che, in sede di riforma del Codice, la trattazione concernente questi Istituti si sia presentata alquanto delicata. Comunque il Gruppo di studio al riguardo pote valersi di alcuni consultori esperti in questa nuova via, anche di alcuni fondatori di Istituti; inoltre gli stessi Istituti secolari si preoccuparono del nuovo diritto in preparazione elaborando diversi schemi di canoni, (23) per cui non e mancata a questo stesso Gruppo di studio la necessaria informazione su questa materia.

Il Codice costituisce, quindi, un momento importante, fondamentale e significativo per il cammino degli Istituti secolari, che il Codice del 1917 non considerava, non essendo ancora ufficializzato il loro riconoscimento nella Chiesa, avvenuto solo nel 1947.

Essi ebbero, infatti, una precisa configurazione giuridica solo per opera di Pio XII, con la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia (24) alla quale seguirono il Motu proprio Primo feliciter (25) e l'Istruzione Cum Sanctissimus Dominus (26) emanata dalla Congregazione dei Religiosi, alla cui competenza la Provida Mater affidava i nascenti Istituti. I testi citati esprimono la graduale comprensione di questo carisma e lo sforzo notevole per far spazio ad una nuova forma di consacrazione a Dio; complementari tra di loro, questi Documenti contengono le opportune riflessioni dottrinali e giuridiche per definire in modo sufficiente e chiaro la natura e l'indole di questi Istituti.

Con la Provida Mater--culmine di tutto un processo di studio affidato da Pio XII alle Sacre Congregazioni del Sant'Ufficio, del Concilio e dei Religiosisi presero nella dovuta considerazione gli Istituti secolari come espressione di vita consacrata a se stante, venendo, quindi, allargata la nozione giuridica di vita consacrata, giacche il Codice del 1917 riteneva unica forma di consacrazione a Dio quella della vita religiosa, con i due elementi caratteristici dei voti e della vita in comune. 27

Della Costituzione Provida Mater hanno parlato il Servo di Dio Paolo VI come di "storico documento, vera charta magna degli Istituti secolari, [... ]--per opera specialmente del venerato Cardinale Larraona--[...]" (28) e, a distanza di venticinque anni, il Venerabile Giovanni Paolo II che, nel 50 della promulgazione della Costituzione, la defini come profetica, in quanto aveva confermato "un cammino e una forma di vita che gia da un secolo avevano attirato molti cristiani, uomini e donne: essi si impegnavano nella sequela di Cristo vergine, povero e obbediente, rimanendo nella condizione di vita del proprio stato secolare": forma di vita che "oggi pio che mai, si mostra come una provvidenziale ed efficace modalita di testimonianza evangelica nelle circostanze determinate dall'odierna condizione culturale e sociale nella quale la Chiesa e chiamata a vivere e ad esercitare la propria missione". (29)

Infine, Benedetto XVI l'ha considerata quale atto giuridico che rappresento non un punto di arrivo, bensi un punto di partenza "[...] di un cammino volto a delineare una nuova forma di consacrazione: quella di fedeli laici e presbiteri diocesani, chiamati a vivere con radicalita evangelica proprio quella secolarita in cui essi sono immersi in forza della condizione esistenziale o del ministero pastorale". (30)

La Provida Mater, dopo una lunga esposizione delle ragioni dottrinali che motivarono la sua pubblicazione, propone uno statuto generale denominato Lexpeculiaris institutorum saecularium, cioe la legislazione peculiare degli Istituti secolari. Pio XII, nonostante avesse in tal modo posto termine alla concezione ristretta della vita religiosa, era cosciente pero di dover compiere altri passi per istituzionalizzare adeguatamente le nuove forme di vita consacrata.

Nell'anno successivo alla promulgazione della Provida Mater, la legislazione degli Istituti secolari veniva riveduta e approfondita con il Motu proprio Primo feliciter che esplicitava, con una pio perfetta definizione della peculiarita di questi Istituti, l'ideale di consacrazione secolare in cui vita e apostolato si sviluppano non solo nel mondo ma veluti ex saeculo, (31) in tutte le situazioni di vita e di lavoro, di luogo e di tempo.

Il Motu proprio Primo feliciter spiegava meglio come in questi Istituti debba sempre e in tutto essere messa in evidenza la caratteristica propria e specifica della secolarita, nella quale consiste tutta la loro ragione d'essere nella Chiesa. Si tratta del senso laicale della vita, dove laicale rimanda al senso profondo dell'attivita umana, quale la professione, la politica, il lavoro, le relazioni sociali. Il senso profondo di tali realta consiste nell'essere incluse nel disegno creativo e redentivo del Signore cosi che niente, dopo il mistero pasquale di Cristo, rimane profano ed insignificante in ordine alla santita. Si precisava inoltre che "tutta la vita dei membri degli Istituti secolari, che e consacrata a Dio per la professione della perfezione, deve tradursi in apostolato". (32) In questo modo secolarita, consacrazione, apostolato non appaiono pio come elementi giustapposti, bensi vissuti in forma globale.

Nell'Istruzione Cum Sanctissimus la Sacra Congregazione dei Religiosi raccolse e sistemo con chiarezza, desumendole dalla Provida Mater e dal Primo feliciter, le norme pio importanti e fondamentali per costituire solidamente fin dall'inizio gli Istituti secolari.

La Costituzione Provida Mater Ecclesia aveva fatto scuola ed entro quindi nell'aula conciliare. Il cammino aperto da questa Costituzione e dal Motu Proprio Primo feliciter aveva addirittura incoraggiato la incipiente teologia del laicato. Infatti, nella Costituzione Lumen gentium sentiamo riecheggiare quanto Pio XII aveva gia indicato sugli Istituti secolari nel Motu Proprio Primo feliciter: l'indole propria e peculiare dei laici. (33)

Anche il Decreto conciliare Perfectae caritatis, con il quale il Concilio Vaticano II ha tracciato le linee guida per il rinnovamento della vita consacrata, lungi dal trascurare i documenti fondazionali degli Istituti secolari, ne riporta le linee fondamentali. In esso appaiono come terzo stato di perfezione, nel quale i membri realizzano la professione dei consigli evangelici, mantenendo pero la loro indole propria. (34)

Nel Decreto ed gentes viene apprezzato l'impegno apostolico dei sodali consacrati negli Istituti secolari, con l'auspicio che non manchi tale apporto nei paesi di missione. (35)

L'insegnamento della Costituzione pastorale Gaudium et spes circa il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo e il compito dei fedeli di essere presenti nelle realta terrene con rispetto e sincerita, operando per un coerente orientamento a Dio, richiama l'attualita e il compito specifico e proprio degli Istituti secolari. (36)

Ma non solo, alcuni punti della dottrina conciliare sono riflessi dell'essere e dell'agire degli Istituti secolari. Questi Istituti sono, allo stesso tempo, come ha ricordato Giovanni Paolo II nel gia citato discorso del maggio 1983, (37) espressione della vocazione universale alla santita della Chiesa, dei compiti nativi di tutti i battezzati, e della presenza della Chiesa nel mondo in cui agisce come fermento e sacramento di salvezza.

Nel periodo postconciliare fino alla promulgazione del Codice di Diritto Canonico, in applicazione del Concilio e in riconoscimento della esistenza e dignita degli Istituti secolari, con la riforma della Curia Romana realizzata da Paolo VI, (38) ne fu attribuita la competenza alla Congregatiopro Religiosis et Institutis Saecularibus.

La riflessione sugli Istituti secolari e stata altresi arricchita grazie ai Congressi Internazionali, organizzati dalla Conferenza Mondiale di Istituti secolari; (39) alla dottrina che i Pontefici Paolo VI, (40) Giovanni

Paolo II (41) e Benedetto XVI (42) hanno esposto nei discorsi indirizzati ai membri degli Istituti secolari in diverse occasioni; infine, con i diversi interventi della Santa Sede tramite la Congregazione competente.

Il primo studio approfondito al riguardo fu realizzato da una Commissione speciale incaricata da Paolo VI; ne fu la conclusione il documento Riflessioni sugli Istituti secolari pubblicato nel 1976. (43) Esso offre molti elementi chiarificatori, ma senza l'intenzione di dire l'ultima parola. E suddiviso in due sezioni: la prima contiene alcune affermazione teologiche di principio, utili per capire il valore della secolarita consacrata; la seconda, descrive gli Istituti secolari a partire dalla loro esperienza, e tocca anche aspetti giuridici.

Lo stesso anno 1976, il 10 maggio, la Sacra Congregazione presento alcune delucidazioni circa il consiglio evangelico della castita nel celibato quale elemento essenziale della vita consacrata, accennando inoltre alla possibilita delle persone sposate di appartenere agli Istituti secolari come membri in senso ampio. Ne sorse lo studio su Le persone sposate e gli Istituti secolari. (44)

A distanza di alcuni anni furono pubblicati: La formazione negli Istituti secolari nel 1980 (45) e Gli Istituti secolari e i consigli evangelici nel 1981. (46) Il primo documento, preparato con il fine di aiutare in ordine all'importante impegno della formazione dei membri, contiene orientamenti dottrinali e suggerimenti concreti tratti dall'esperienza. Il secondo e una lettera circolare che richiama il magistero della Chiesa sulla essenzialita dei tre consigli evangelici di castita, poverta e obbedienza, e sulla necessita di determinare il vincolo sacro con il quale i membri assumeranno questi consigli; oltre a dover precisare il contenuto e la modalita concreta di attuazione tenendo conto della condizione e natura della secolarita.

Dopo tutta la serie di interventi autorevoli, (47) giustamente gli Istituti secolari sono entrati nella legislazione universale del Postconcilio. In effetti, nell'ambito del Libro II (De populo Dei) dell'attuale Codice di Diritto Canonico la normativa riguardante questi Istituti e esposta nel Titolo III, della Sezione I (De institutis vitae consecratae), della Parte III intitolata De institutis vitae consecratae et de societatibus vitae apostolicae.

I canoni preliminari 710-713 si pongono come legge fondamentale degli Istituti secolari: definiscono natura, condizione canonica, consacrazione, apostolato. Sono questi gli elementi basilari che configurano con precisione alcuni aspetti teologici e giuridici di questi Istituti.

Dalla lettura dei cann. 710 (48) e 713 (49) risulta come la radice della dimensione secolare affondi nel mistero del Verbo incarnato. "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perche chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16). Tutto il movimento dell'esistenza di Geso Cristo si caratterizza per questo rapporto con il mondo: "sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre" (Gv 16, 28). Sul modello di Cristo, compito di ogni cristiano e inserirsi nelle strutture profane per vivificarle dal di dentro; dare vita a queste realta. E il cristiano che ha per vocazione particolare il compito specifico di illuminare ed ordinare tutte le realta temporali secondo il disegno di Dio Creatore e Redentore. (50) Nella contemplazione del Verbo Incarnato, il cristiano scopre la grandezza della sua missione; si riempie di forza e di gioia per "camminare come figlio della luce" (Ef5,8) in mezzo al mondo. Il cristiano vive in pienezza la sua vocazione secolare quando si inserisce, in modo sempre pio profondo, in questo mistero che gli rivela la sua dignita e la sua missione e lo incoraggia ad incarnarsi nelle realta temporali allo stesso modo con cui il Verbo si fece carne "annientandosi".

Alle origini della storia degli Istituti secolari troviamo da una parte la volonta di rimanere nel mondo per esercitare l'apostolato con la necessita di una consacrazione totale e, d'altra parte, la volonta di una consacrazione per una vita apostolica con la necessita di restare lontani dal mondo: "la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e la piena responsabilita di una presenza e di una azione trasformatrice al di dentro del mondo per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo". (51) I due aspetti si riuniscono in un'unica definizione degli Istituti secolari che, secondo il dettato del can. 710, sposa indissolubilmente secolarita, consacrazione e apostolato come i tre elementi fondamentali di una medesima vocazione. L'analisi dei diversi elementi non deve far dimenticare che essi realizzano la definizione solo se presi congiuntamente; non bisogna, dunque, limitarsi a questo o a quell'altro aspetto. Giuridicamente la definizione e completa soltanto quando tutti gli elementi convergono armonicamente a identificare l'Istituto secolare in quanto tale.

In sintesi magistralmente esposta da Giovanni Paolo circa l'essenza di un Istituto secolare possiamo dire che "la novita del dono, che lo Spirito ha fatto alla fecondita perenne della Chiesa, in risposta alle esigenze del nostro tempo, si coglie soltanto se ne se comprendono bene gli elementi costitutivi nella loro inseparabilita: la consacrazione e la secolarita; il conseguente apostolato di testimonianza, di impegno cristiano nella vita sociale e di evangelizzazione; la fraternita che, senza essere determinata da una comunita di vita, si realizza veramente nella comunione; la stessa forma esterna di vita, che non distingue dall'ambiente in cui si e presenti". (52)

Il primo e fondamentale elemento e la secolarita: in saeculo viventes. Questi fedeli, consacrati a Dio per la professione dei consigli evangelici, vivono nel mondo, conducono cioe la loro forma stabile di vita non nella separazione dal mondo, come gli Istituti religiosi, (53) ma come positiva determinazione di vivere entro la compagine della societa conservando la famiglia e lo stato sociale, esercitando professioni e cariche pubbliche al pari degli altri. Essi partecipano inoltre alle vicende del mondo con lo spirito di consacrati in vista della consacrazione del mondo stesso.

I membri di questi Istituti trovano proprio nella vita secolare quotidiana il campo e lo stimolo per la loro perfezione evangelica, nonche una sfera pio ampia per il loro apostolato di animazione cristiana dell'ordine temporale. Essi debbono santificarsi nell'ordinaria vita professionale e sociale senza abbandonare la posizione che hanno nel mondo. E la coincidenza tra la ragion d'essere degli Istituti secolari e quella che e stata una delle linee guide pio capitali del Concilio, ovvero la presenza della Chiesa nel mondo, la Chiesa che fa parte del mondo al quale serve, anima ed e chiamata a santificarlo e consacrarlo, nel rispetto della reciproca legittima autonomia dei loro valori e delle loro leggi. (54)

Il Concilio ha insistito, infatti, sull'importanza della partecipazione dei laici nell'ordine temporale per illuminarlo, santificarlo e ordinarlo al suo Creatore. Questo ordine temporale viene poi determinato come qualcosa che permea la vita familiare, la vita dei giovani, l'ambiente sociale, l'ordine nazionale e internazionale. (55)

Per poter rispondere alla loro vocazione, i membri degli Istituti secolari devono guardare alle attivita della vita quotidiana come ad un'occasione di unione con Dio e di compimento della sua volonta, nonche di servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo. Sono essi a vivere la vita evangelica nelle pio diverse situazioni. (56)

Il secondo elemento riguarda la santificazione del mondo, operando all'interno di esso: sanctificatio mundi ab intus. Il gia citato can. 710 aggiunge praesertim, indicando in tal modo che l'Istituto secolare opera la santificazione del mondo soprattutto ma non esclusivamente all'interno di esso, lasciando lo spazio necessario alla testimonianza peculiare di ogni Istituto. Tuttavia, rispettando le proprie caratteristiche, anche gli Istituti secolari debbono comprendere e assumere con attenta partecipazione e collaborazione le urgenze pastorali, le speranze, i progetti e le inquietudini, le ricchezze spirituali delle loro Chiese particolari in modo da vivere in perfetta comunione con esse. (57)

L'aspetto della "secolarita consacrata" deve informare e caratterizzare anche il terzo elemento, la loro attivita apostolica (58) che va percio svolta nel mondo e come dall'interno di esso, in saeculo et veluti ex saeculo, con l'inserimento dei singoli membri nel contesto e nelle condizioni ordinarie della vita sociale, a titolo e responsabilita personale. (59) E poiche tutta l'attivita della Chiesa, ordinata a rendere partecipi gli uomini della salvezza relazionando il mondo intero a Cristo, si chiama apostolato, (60) anche tutta la vita e l'attivita dei membri degli Istituti secolari, cioe la vita del secolare consacrato, nella sua integrita deve essere indirizzata al fine supremo della Chiesa, la salus animarum. (61)

Il [seccion] 1 del can. 713, dedicato a tutti i membri--laici e chierici--degli Istituti secolari, sottolinea, infatti, il rapporto tra consacrazione e missione: la consacrazione e un dono di Dio che ha come finalita la partecipazione alla missione salvifica della Chiesa. (62)

Questo apostolato e definito dal can. 713 [seccion] 1 come un apostolato a modo di fermento, ad instar fermenti, quasi un permeare, imbuere la societa. Il magistero della Chiesa quando parla della vita consacrata secolare accenna sovente alle parabole evangeliche del lievito nella massa, del sale e della luce. Pio XII e forse colui che con maggiore precisione allude alla metafora del lievito capace di fermentare la massa: "I membri degli Istituti secolari sono l'efficace fermento che operando sempre e dovunque, e mescolandosi con ogni categoria di uomini, dalla pio umile alla pio elevata, si sforzano per raggiungerle tutte e penetrarle per mezzo della parola, dell'esempio e di qualsiasi altro mezzo fino a far fermentare in Cristo tutta la massa". (63)

A questo riguardo il can. 724 [seccion] 264 impone a tutti i membri degli Istituti secolari l'obbligo di formarsi diligentemente sia nelle cose umane sia in quelle divine per essere realmente fermento nella vita secolare in modo da contribuire a rinvigorire ed incrementare il Corpo di Cristo. Allo stesso tempo raccomanda ai loro Moderatori di curare seriamente la formazione spirituale continua dei loro membri.

La vita cristiana, che e vita teologale, esige da tutti i battezzati uno sforzo per tendere alla perfezione della carita secondo la vocazione particolare di ciascuno, nella comunita ecclesiale. Il fondamento e il fine di tale crescita e Geso Cristo: "finche non sia formato Cristo in voi!" (Gal 4, 19); affinche questo "grande amore [che] ci ha dato il Padre" (1 Gv 3, 1) raggiunga "in noi la sua perfezione" (1 Gv 4, 17). All'interno di questo quadro, valido per tutti e sempre, il can. 573 [seccion] 1 indica come meta di ogni fedele consacrato mediante la professione dei consigli evangelici la "perfezione della carita nel servizio del Regno di Dio", tenendo sempre conto delle caratteristiche proprie di ogni Istituto.

Lo slancio verso la perfezione della carita e quindi un altro aspetto che, pio che caratterizzare l'Istituto secolare, lo assimila a tutti gli Istituti di vita consacrata. Valgono dunque tutte le considerazioni che riguardano le esigenze dei consacrati di tendere alla perfezione dell'amore, cioe di amare Dio in modo radicale e totale, si che tale amore pervada di se ogni dimensione della vita.

Un cenno va, infine, fatto ai fedeli che, consacrati a Dio nel sacerdozio ministeriale, si vincolano ulteriormente abbracciando la professione dei consigli evangelici negli Istituti secolari. Anch'essi in quanto laici hanno ricevuto oltre al battesimo e alla cresima una susseguente specificazione sacramentale nell'ordine sacro. Diverse sono invece le esigenze della loro spiritualita e le implicanze esterne sia riguardo ai consigli evangelici che all'impegno secolare. (65)

3. I membri associati agli Istituti secolari

Accanto a tanti uomini e donne che hanno scelto questa via di speciale sequela di Cristo in un Istituto secolare, l'Istruzione Cum Sanctissimus indica che stanno "ut membra latiore sensu accepta, et maiore vel minore vi seu intentione associationis corpori adscripta, Sodales qui ad evangelicam perfectionem adspirent ipsamque in propria conditione exercere nitantur, etsi non singula consilia evangelica altiore gradu complectantur seu complecti valeant". (66)

E interessante notare che la Chiesa, gia nella Costituzione Provida Mater, penso alla condizione dei membri strictiore sensu (67) e dei membri latiore sensu. Questi ultimi membri sono dedotti dall'espressione usata nella medesima Costituzione quando menziona i membri strictiore sensu: "I soci che desiderano essere ascritti agli istituti come membri in senso stretto [...]"; l'espressione indica, implicitamente, l'esistenza o la possibilita di esistenza di altri membri latiore sensu, come pio tardi, infatti, stabili l'Istruzione Cum Sanctissimus.

Questi membri non constituiscono una nuova forma di vita consacrata; sono chiamati a vivere la loro vocazione di santita e di apostolato, che viene dal battesimo e dalla confermazione, nello spirito e nella missione propria di un Istituto secolare accanto ai membri strictiore sensu.

Tutto cio e stato corroborato dalla legislazione canonica vigente nel can. 725: "Institutum sibi associare potest, aliquo vinculo in constitutionibus determinato, alios christifideles, qui ad evangelicam perfectionem secundum spiritum instituti contendant eiusdemque missionem participent". (68),

In molti Istituti, questi membri associati sono stati presenti sin dalla loro fondazione; in altri, pur trattandosi di una realta sorta posteriormente, i fedeli associati costituiscono una grande ricchezza, sia per lo stesso Istituto sia per la Chiesa. In nessun caso essi sono un qualcosa di "aggiunto" all'Istituto; sono parte della stessa Famiglia. Una Famiglia chiusa in se stessa non basta ne a se per realizzare il progetto di Dio e le proprie finalita, ne agli altri per adempiere al comandamento nuovo ed unico del Signore.

Questi membri latiore sensu sono, infatti, chiamati ad essere esemplari nel testimoniare, nella Chiesa e nel mondo, cio che implica essere fino in fondo, radicalmente, laici o ministri sacri che vivono le esigenze profonde della consacrazione battesimale, e inoltre quella sacerdotale, nella storia. Sono una via che rende presente nella Chiesa e nel mondo il mistero di Cristo; "testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia la molteplicita di doni elargiti da Dio ai fondatori che, aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze sia dei fedeli sia della Chiesa e del mondo". (69)

Come partecipi di un Istituto, i membri latiore sensu sono parte del patrimonio dello stesso Istituto, che esige di conseguenza la fedele conservazione e tutela. Tutelare il patrimonio significa effettivamente tutelare anche i membri associati, valutarli e promuoverli giustamente. (70)

In questo senso va vista anche la preoccupazione della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Societa di vita apostolica che, attraverso Ve linee orientative per la stesura della Relazione periodica sullo stato e sulla vita degli Istituti secolari, (71) ha voluto tener presenti i membri associati a questi Istituti, indicando all'uopo una traccia che renda pio facile anche in questo modo la redazione della Relazione che ogni Istituto deve inviare alla Sede Apostolica a norma del can. 592 [seccion] 1. (72) La traccia indica al Moderatore supremo dell'Istituto di presentare precisamente: la statistica con indicazione del numero e delle aree continentali in cui si trovano i membri associati; il vincolo che lega loro all'Istituto; le iniziative proprie e comuni con l'Istituto; eventuale diritto proprio (Satuto, Regolamento ... e data dell'ultima revisione approvata); mezzi usati nella formazione.

4. Genesi del can. 725

Regolare gli Istituti secolari nel Codice di Diritto Canonico vigente costitui un problema assai difficile per il Gruppo di studio della Pontificia Commissio Codici Iuris Canonici Recognoscendo, inizialmente denominato he religiosis, poi mutato in he institutis perfectionis e, definitivamente, in he institutis vitae consecratae per professionem consiliorum evangelicorum. Viceversa, il can. 725 non sembra avere provocato discussione ne fatica nella sua elaborazione. Si deve notare in proposito che il primo Schema non riportava alcun progetto di questo canone che, come di seguito vedremo, entro a far parte del secondo Schema nel 1980 (73) dopo la proposta e approvazione da parte del Gruppo speciale di studio.

Dal 28 aprile al 3 maggio 1980 si raduno la 11a sessione del Gruppo speciale di studio--costituitosi dopo la trasmissione dello Schema canonum de Institutis vitae consecratae perprofessionem consiliorum evangelicorum (1977) (74) ai Dicasteri della Curia Romana, alle Conferenze Episcopali, alle Unioni di Superiori o Moderatori Generali degli Istituti religiosi e secolari, nonche alle Universita ecclesiastiche perche ne potessero presentare osservazioni e suggerimenti-(75) per la revisione dello schema dei canoni, tenendo presenti le osservazioni generali fatte dagli organismi citati.

Nella seduta del 28 aprile 1980, comincio l'esame dei canoni (un totale di 21) concernenti gli Istituti secolari, il quale si protrasse fino al 2 maggio. In questa prima seduta, venne presentato dal Segretario della Commissione S. E. Mons. Castillo Lara il testo dei canoni preparato per questa parte dello schema da un parvus coetus di Consultori, nei giorni 21-26 aprile. Oltre al Segretario della Commissione, avevano lavorato il Relatore, P. Said O.P., il secondo, il quarto, il quinto e il settimo Consultore. E interessante riportare le due indicazioni, particolarmente la prima, fatte dal secondo Consultore, al tempo stesso Relatore del testo dei canoni: "a) Nei canoni--disse--si cerca di mettere in evidenza le caratteristiche essenziali di questi Istituti, in modo che la loro configurazione risulti in se completa; b) i canoni presuppongono gli altri canoni generali gia approvati circa gli Istituti di vita consacrata". (76)

La seduta del 2 maggio ebbe inizio con l'esame del can. 15, l'attuale 725. Il testo del canone, che allora appare per prima volta, e il seguente:

"Institutum sibi associare potest, aliquo vinculo in Constitutionibus determinato, alios christifideles, qui ad evangelicam perfectionem secundum spiritum Instituti contendunt eiusdemque missioni participant".

Il testo fu approvato tenendo conto di un'unica osservazione: "al posto di missioni si dica missionem" (77) Questo testo approvato diviene definitivo.

Il Relatore del parvus coetus richiamo la presenza di questi christifideles nella Istruzione Cum Sanctissimus 7 a, dove vengono denominati membra latiore sensu. A questa osservazione, egli ne aggiunse un'altra di non minore importanza, come vedremo, per la interpretazione dell'espressione alii christifideles: "Non sono realmente membri (cf. can. 11, [seccion] 1, 3), perche non assumono i tre consigli evangelici, ma vengono associati in qualche modo agli Istituti". (78)

Il can. 11 [seccion] 1 citato dal Relatore tratta delle condizioni per la validita dell'ammissione alla prova iniziale negli Istituti. Al comma 3 si legge coniux durante matrimonio. (79) E verosimile che in allusione a questo canone il Consultore abbia interpretato come riferita riduttivamente ai fedeli coniugati l'espressione alii christifideles, contenuta nel testo dell'allora canone 15 in modo completamente generico.

Il testo fu approvato senza specificare questa osservazione, cio che il Gruppo di studio avrebbe potuto fare se realmente il termine christifideles avesse dovuto comprendere soltanto i coniugati, cosi come si era fatto nella 2a sessione per l'esame concreto dei singoli canoni preliminari. Nella seduta del 16 novembre 1978 si introdussero infatti alcuni emendamenti al can. 2 delle norme comuni per gli Istituti di vita consacrata: (80) perche non tutti i fedeli sono chiamati a cercare la santita attraverso l'assunzione di questo particolare stato di vita consacrata, sebbene tutti siano chiamati alla perfecta caritas, si era aggiunto al [seccion] 2 la precisazione quidam christifideles, appunto perche non si tratta di "tutti" i fedeli, ma solo di "alcuni".

D'altra parte, l'osservazione fatta dal Consultore al can. 15 risulta opportuna per far capire come la possibilita di annoverare i fedeli coniugati tra i membri associati ponga questi membri in condizione diversa da quella dei consacrati mediante l'assunzione dei tre consigli evangelici. Infatti, se l'essere coniugato e impedimento per la valida ammissione alla prova iniziale in un istituto di vita consacrata, significa che alii christifideles non possono essere membri in senso stretto, ma soltanto, ripetiamo, "vengono associati in qualche forma agli Istituti".

5. Fonti del can. 725

Tre sono i testi indicati come fonti del can. 725: il can. 500 [seccion] 3 del CIC 1917, l'Istruzione Cum Sanctissimus 7a e 9 a, e il Decreto conciliare Apostolicam actuositatem 4. (81)

5.1. L'Istruzione Cum Sanctissimus

L'Istruzione Cum Sanctissimus della Sacra Congregazione per i Religiosi costituisce la fonte principale al can. 725. Difatti, nella gia citata seduta del 2 maggio 1980 per l'esame dei canoni circa gli Istituti secolari, il secondo Consultore, aveva fatto notare che la norma del can. 725, allora can. 15, richiamava quei membri che nell'Istruzione medesima vengono chiamati membri sensu lato. (82)

Nel n. 7 dell'Istruzione vengono presentati i requisiti necessari per il discernimento della vera natura di qualche associazione come Istituto secolare. La prima condizione e la consacrazione della vita e la professione della perfezione cristiana dei soci dell'associazione. Pertanto i sodali dovranno tendere alla perfezione evangelica secondo quanto indicato dalla

Costituzione Provida Mater Ecclesia:

"1--con la professione fatta davanti a Dio del celibato e della perfetta castita, confermata con voto, giuramento o consacrazione, che obblighi in coscienza, a norma delle Costituzioni.

2--Col voto o la promessa di obbedienza, [...] in tutto siano sempre moralmente sotto la mano e la guida dei Superiori, a norma delle Costituzioni.

3--Col voto o la promessa di poverta, in forza del quale abbiano l'uso dei beni temporali non libero, ma definito e limitato, a norma delle Costituzioni".

La Costituzione Provida Mater Ecclesia, facendo riferimento nell'art. III, [seccion] 2 a quei membri degli Istituti secolari strictiore sensu, dava a capire la possibilita dell'esistenza di altri membri in senso pio largo o ampio.

Ad essi, infatti, si riferi esplicitamente, un anno dopo, l'Istruzione Cum Sanctissimus nel n. 7 a:

"an sodales qui, ut membra strictiore sensu sumpta Association inscribuntur, "praeter illa pietatis et abnegationis exercitia"sine quibus perfectionis vita vana illusio dicenda esset, tria generalia consilia evangelica una ex diversis formis quae Constitutio Apostolica admittit (Art. III, [seccion] 2), practice et solide, profiteantur. Possunt tamen admitti, ut membra latiore sensu accepta, et maiore vel minore vi seu intentione Associationis corpori adscripta, Sodales qui ad evangelicam perfectionem adspirent ipsamque in propria conditione exercere nitantur, etsi non singula consilia evangelica altiore gradu complectantur seu complecti valeant".

Nel proemio all'Istruzione vengono esposti, appunto, i motivi che l'hanno ispirata: certamente "le norme complete e definitive che riguardano gli Istituti secolari e conveniente rimandarle a tempo pio opportuno, per non rischiare di coartare lo sviluppo attuale dei medesimi Istituti", tuttavia "e necessario dichiarare quanto prima con pio evidenza e porre in salvo alcune cose non da tutti comprese chiaramente e rettamente interpretate nella Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia"! (83)' Se da una parte non si riteneva prudente stabilire delle norme che avrebbero forse limitato una realta ancora in essere, da un'altra era conveniente e opportuno, anzi necessario chiarire quello che della Provida Mater non era stato correttamente inteso. Uno dei punti non rettamente interpretati e stato, a nostro avviso, questo relativo ai membri associati. In effetti, oltre ai membri, come sopra detto, incorporati all'Istituto come membri strictiore sensu, "si possono ammettere,--si legge al n. 7 a della Cum Sanctissimus--quali membri in un senso largo, e con maggiore o minore forza o intenzione iscritti all'Associazione, quei Soci che aspirino alla perfezione evangelica e che si sforzino di esercitarla nella propria condizione, quantunque non abbraccino o non possano abbracciare in un grado pio elevato i singoli consigli evangelici".

Questo testo rimane, quindi, la fonte primigenia del can. 725. Nell'Istruzione troviamo gli elementi principali ripresi poi dal canone: ci possono essere altri fedeli che, non essendo chiamati allo stato di vita consacrata, sono invece chiamati a tendere alla perfezione evangelica nella propria condizione di vita; cio comporta allo stesso tempo la missione apostolica, secundum spiritum dell'Istituto, per sottolineare il valore della vocazione specifica ricevuta da Dio per il fine e secondo lo spirito del rispettivo Istituto.

Il n. 9 a della medesima Istruzione viene anche proposto come fonte del canone:

"Etsipraescripta can. 500 [seccion] 3, stricte Instituta Saecularia non respiciant, nec prout iacent eisdem applicare necesse sit, tamen ex eis solidum criterium et clara directio pro approbandis et ordinandis Institutis Saecularibus deduci consulto potest".

La norma indicata e una delle eventuali eccezioni accennate genericamente al n. 8, dove viene stabilito che, anche se gli Istituti secolari "non sono tenuti al diritto proprio o peculiare delle Religioni o Societa di vita comune, ne possono usare di esso", sara possibile applicarlo o adattarlo con prudenza.

5.2. Il can. 500 [seccion] 3 del CIC 1917

Nonostante il can. 500 [seccion] 3 (84) secondo l'Istruzione citata imponesse una saggia norma da tenere in conto anche "nell'approvare e ordinare gli Istituti secolari", sebbene non riguardasse questi Istituti, la legislazione canonica vigente non l'ha incorporata alla normativa concernente i membri strictiore sensu; e con qualche difficolta la parte dispositiva del can. 725 potrebbe collegarsi al citato canone del CIC 1917, il quale, come osservava Tabera, (85) proibiva due cose: "L Va sujecion; lo que excluye toda autoridad, sea de jurisdiccion, sea puramente dominativa", e percio i superiori di Congregrazioni maschili non potevano essere ne Prelati ne Superiori di Congregazioni femminili.

La seconda proibizione riguardava la cura e la direzione spirituale: "Con esto se prohibe, a nuestro parecer, no solo un cuidado y direccion jurisdiccional, sino el retener de tal manera el cuidado y direccion, que sea practicamente como una especie de monopolio en la Religion, como si, v.gr., los confesores y predicadores hubieran de ser necesariamente de determinada Religion, etc.". Comunque non si proibiva, salva la liberta di scegliere confessore o predicatore, una maggiore comunicazione con determinata religione e preferenza per i ministeri della stessa; cio che poteva essere--ammette Tabera--di molto profitto trattandosi di religioni che hanno, ad esempio, lo stesso Fondatore, seguono una stessa regola o uno stesso spirito.

Alcuni principi si possono tuttavia trarre da quanto sopra esposto e potrebbero essere utili nell'interpretare il can. 725.

I membri in senso ampio dipendono dal governo dell'Istituto secolare che li abbia associati a se, e pertanto non e ammessa qualche forma di dipendenza da altre associazioni, a meno che l'Istituto sia vincolato ad una Congregazione in ragione dello stesso Fondatore o dell'appartenenza del Fondatore a quella Congregazione, e questa acconsenta a stabilire dei vincoli con le fondazioni dei suoi membri. Questo vincolo non riguardera mai la potesta giurisdizionale, ma soltanto, come sopra indicato da Tabera, "una mayor comunicacion con determinada Religion, y preferencia por los ministerios de la misma; lo cual puede ser de mucho provecho tratandose de religiones que tienen, por ejemplo, el mismo Fundador, siguen una misma Regla o un mismo espiritu, etc.". (86)

D'altra parte, si potrebbe anche intuire la prescrizione di autonomia dei membri associati in tutto quello che non attiene ne alla spiritualita ne alla missione dell'Istituto. Di fatti, nella 3a sessione del Gruppo speciale di studio De institutis vitae consecratae per professionem consiliorum evangelicorum tenutasi dal 26 febbraio al 3 marzo 1979, si era discusso sul termine aggregatio, il quale vuole significare soltanto comunione di spirito e comunicazione di grazie spirituali, rimanendo salda l'autonomia degli Istituti, cosi come accade per i Terzi Ordini. Questo, che concerneva l'aggregazione e in specie quella di molti Istituti secolari a Istituti religiosi, puo anche dare luce sul perche il can. 500 [seccion] 3 e posto come fonte del canone di cui ci occupiamo. (87)

5.3. Il Decreto conciliare "Apostolicam actuositatem"

Esaminiamo ora un altro testo proposto come fonte del can. 725. Si tratta del n. 4 del Decreto conciliare Apostolicam actuositatem; (88) in concreto il paragrafo 4 m (89) appella alla volonta dei laici che si iscrivono a qualche Istituto o Associazione approvati dalla Chiesa perche "si sforzino di assimilare fedelmente la particolare impronta di spiritualita che e propria dei medesimi".

Certamente uno dei temi fondamentali del ricco patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale del Concilio concernenti i laici si manifesto nel Decreto Apostolicam actuositatem, sviluppo specifico della nuova ecclesiologia.

La storia del laicato in ordine all'apostolato ha una evoluzione antica quanto lo e la Chiesa. Non e quindi da meravigliare che il Concilio dedicasse un Decreto, sebbene all'inizio si pensasse ad una Costituzione, all'apostolato dei laici. "Il Decreto non segna soltanto il principio di un'epoca, ma costituisce insieme il riconoscimento di una presenza del laicato divenuta pio intensa e generale in quest'ultimo secolo e mezzo [...]. E un riconoscimento della maturita della coscienza cristiana del laicato [...]. Maturita che e, anzitutto, consapevolezza delle responsabilita che incombono ad ogni cristiano". (90)

Nel Concilio Vaticano II il christifidelis chierico o laico passo a essere, con diritto, il vero ed effettivo protagonista del Popolo di Dio. Ed illumino inoltre la doppia chiamata, anzi l'unica chiamata alla santita, dalla quale sorge l'apostolato: "[...] e evidente che la fecondita dell'apostolato dei laici dipende dalla loro vitale unione con Cristo [...]"; (91) nel cristiano si suppone l'apostolato: questo pero non significa che sempre e comunque accada cosi. Ma la supposizione non e infondata, perche in realta non si puo concepire una vita cristiana autentica senza la sua dimensione apostolica.

I suggerimenti da parte dei Dicasteri romani, dei Vescovi, delle Universita e delle associazioni cattoliche raccolti al fine di reperire i temi da discutere nell'aula conciliare contengono l'origine e la fonte della elaborazione del Decreto sull'apostolato di cui ora in parte ci occupiamo. I lavori iniziarono con la promulgazione del Motu proprio Superno Dei nutu (91) con il quale Giovanni XXIII istitui, fra le altre, la Commissione incaricata della preparazione e dello studio dell'apostolato laicale.

I lavori e le riunioni della Commissione produssero un primo schema preconciliare (tra il 12 e il 20 giugno 1962) contenente le circa 1.507 prime proposte e composto da quattro parti, la prima delle quali riguarda nozioni generali; l'apostolato dei laici nell'azione diretta a promuovere il Regno di Dio (parte II); l'apostolato dei laici nell'azione caritativa (parte III); e nell'azione sociale (parte IV). (93) Questo testo, una volta unificato, corretto e approvato non fu mai distribuito ai Vescovi.

Tuttavia nel giugno 1963 questo stesso schema di 42 capitoli sarebbe stato revisionato e ridotto ai punti essenziali attorno al tema ecclesiologico: un totale di 92 paragrafi che formarono due parti: l'apostolato dei laici in genere e l'apostolato dei laici in specie. Lo schema fu presentato in Aula, alla fine della seconda tappa, il 2 dicembre 1963, nella LXXIX Congregazione Generale, ma non fu discusso per mancanza di tempo; i Padri conciliari fecero innumerevoli osservazioni per iscritto nei mesi successivi. (94)

Il materiale non ando comunque perso, giacche esso fu distribuito in diversi schemi: una parte fu inserita nelle Costituzioni sulla Chiesa e in quella sulla Chiesa nel mondo contemporaneo; e di altra parte del materiale si servi la Commissione per la revisione del Codice di Diritto canonico.

Intanto, si procedette ad una nuova revisione. Risultato del dibattito tenutosi nella sessione del 6 al 13 ottobre 1964, nella terza tappa, per la discussione dello schema del 1963 fu il contributo di parecchi Padri che domandarono una pio diffusa e profonda trattazione sulla spiritualita dell'apostolato laicale. (95)

La proposta fu accolta dalla Commissione, che provvide a far redigere l'attuale n. 4, inesistente nello schema precedente. Tutte le osservazioni presentate in quella sessione furono tenute in considerazione nella elaborazione del nuovo documento da presentare alla votazione dei Padri. Infatti, le aggiunte pio notevoli al precedente schema furono il paragrafo 3 sui fondamenti dell'apostolato; il paragrafo 4 sulla spiritualita dei laici e il nuovo capitolo sulla formazione dei laici all'apostolato. Quindi, fu considerata la proposta sulla spiritualita dei laici in ordine all'apostolato, fonte del canone che esaminiamo, inserita nel primo capitolo Vocazione dei laici all'apostolato.

La struttura subi ancora alcune modifiche ed emendamenti e fu sottoposta a 22 votazioni consecutive tra il 23 e il 27 settembre 1965, dalla CXXXIV alla CXXXVI Congregazione Generale, nel quarto ed ultimo periodo conciliare. (96)

La nuova redazione, preparata tenendo conto delle settecento proposte di modifiche, fu presentata nell'aula conciliare il 9 novembre 1965 e dopo nove votazioni sulla expensio modorum (decisa da 2.201 placet contro due voti negativi e cinque nulli), l'intero schema sull'apostolato dei laici venne ratificato in sede di Congregazione generale. Il 18 novembre 1965, nella VIII sessione pubblica, si ebbe la votazione definitiva: su 2.342 votanti, risultarono 2.340 placet e 2 non placet; era il finale di quello che il relatore descrisse come un "lungo, difficile e intricato cammino". Il Decreto venne quindi promulgato lo stesso giorno. (97)

Come e possibile osservare nei vari schemi del Decreto, e anche quando per la prima volta venne discusso in aula, l'articolo sulla spiritualita non figurava. In seguito, pur brevemente, il Concilio ha dato una indicazione su quanto possa essere necessario al laico per attuare la sua unione con Cristo. L'unione vitale con Cristo, principio della fecondita soprannaturale della vita cristiana (cf. Gv 15, 4ss), porta alla collaborazione all'opera salvifica; si ottiene mediante la grazia santificante e mediante la orazione e meditazione della parola di Dio, e l'esercizio delle virto teologali, oltre alla prudenza e pazienza nelle difficolta e alle altre virto che riguardano i rapporti sociali; e si esprime nella competenza professionale e l'amicizia che vengono indicate come vie di apostolato. Tutto cio deve essere vissuto dal fedele in qualunque condizione: come coniugato, vedovo, o celibe; e, se iscritto ad un Istituto o Associazione, secondo "la particolare impronta di spiritualita che e propria dei medesimi". (98) Uno sguardo filiale viene rivolto alla B. Vergine Maria, "la quale mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo, e cooperava in modo del tutto singolare all'opera del Salvatore". (99)

Il can. 725, indicando le due condizioni necessarie per essere membro associato, riprende da Apostolicam actuositatem la necessita di una vita spirituale in ordine all'apostolato, cosi come essa e caldamente consigliata ai laici che si iscrivono ad un Istituto o Associazione: i laici che, seguendo la propria vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto approvati dalla Chiesa, devono sforzarsi per assimilare fedelmente le caratteristiche peculiari della spiritualita propria di tali associazioni o istituti. (100) In verita, il Concilio aveva annunciato e disposto che quanto determinato in questo Decreto "dovra servire di norma per la revisione del diritto canonico per quanto riguarda l'apostolato dei laici". (101) Ne troviamo una risposta anche nel can. 329. (102)

Al dovere dei laici di assimilare la spiritualita dell'Istituto al quale si sono associati corrisponde il dovere-diritto del medesimo Istituto di fare in modo che i membri siano debitamente formati allo spirito e all'apostolato specifici. Sebbene gli Istituti di vita consacrata siano associazioni diverse da quelle a cui e indirizzato il can. 329, come vedremo nella seconda parte di questo lavoro, la formazione alla spiritualita dell'Istituto e, se non l'unico, certamente il principale obbligo con cui si impegna l'Istituto nei confronti del membro associato. Ma prima del can. 725, il Codice di Diritto Canonico ha riportato l'insegnamento conciliare del Decreto Apostolicam actuositatem 4 in altri canoni, benche questi non abbiano il n. 4 come fonte: i canoni 225 [seccion] 2, (103) 226 [seccion] 1 (104) e 227 (105) sono appunto un richiamo a vivere la unione vitale con Cristo che anima e vivifica la vita di ogni fedele in qualunque stato.

Una osservazione a riguardo di questa fonte ci pare necessaria. L'indicare come fonte del can. 725 una parte dell'insegnamento del Decreto conciliare dedicato all'apostolato laicale potrebbe indurre a restringere la possibilita di essere membro associato soltanto ai laici; mentre il can. 725, usando il termine christifideles, allarga detta possibilita anche ai chierici. Una ragione puo pero salvare la obiezione indicata: questa fonte si applica esclusivamente ai fedeli laici coniugati o non, i quali di fatto compongono le categorie di persone pio frequentemente associate agli Istituti secolari.

A conclusione dell'esame delle fonti del can. 725, possiamo affermare che il legislatore, cosciente della esistenza di una realta molto pio vasta (106) di quanto previsto nella tappa costitutiva degli Istituti secolari--Cum Sanctissimus 7a- e assieme a quanto raccomandato dal magistero conciliare--Apostolicam actuositatem 4-, formulo, con una visione appunto pio larga, la norma ora presente nel can. 725.

Bibliografia

ACTA S YNODALIA SACROSANCTI C ONCILII E CUMENICI VATICANI II,

--Volumen II, Periodus Secunda, Pars VI, Congregationes Generales LXXIV-LXXIX, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXIII;

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--Volumen V Processus Verbales, Pars I, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXXIX.

SACROSANCTUM C ONCILIUM E CUMENICUM VATICANUM II, Schemata Constitutionum et Decretorum ex quibus argumenta in Concilio disceptanda seligentur, Series Quarta, (sub secreto), Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXIII.

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--Constitutio Apostolica Regimini Ecclesiae Universae, De Romana Curia, 15 augusti 1967, n. 71, in AAS 59 (1967) 885-928;

--Allocutio Siate i benvenuti, In Aede Clementina habita Institutorum Saecularium sodalibus qui e plurimis nationibus primo Coetui interfuerunt: De consecratione rationeque saeculari sodalium Institutorum saecularium propriis in Ecclesia, 26 septembris 1970, in AAS 62 (1970) 619-624;

--Allocutio In questo giorno, Institutorum Saecularium sodalibus qui Romae, coetui interfuerunt, quinto et vigesimo exacto anno ab edita Constiamone Apostolica "Provida Mater", 2 februarii 1972, in AtAS 64 (1972) 206-212;

--Allocutio Ancora una volta, Habita Institutorum saecularium Moderatoribus qui Romae Internationali Coetui interfuerunt: De ratione propria Institutorum saecularium in Ecclesia, quae pari iure consistit in eorum sodalium saecularitate consecrata ac in ipsorum consecratione saeculari, 20 septembris 1972, in AAS, 64 (1972) 615-620;

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IOANNES PAULUS PP. II,

--Constitutio Apostolica Sacrae disciplinae leges, Venerabilibus Fratribus Cardinalibus, Archiepiscopis, Episcopis, Presbyteris, Diaconis ceterisque populi Dei membris: Codex Iuris Canonici promulgatur, Praefatio, Codex Iuris Canonici, Index, 25 ianuarii 1983, in AAS 75 (1983) Pars II, p. VII-XIV, XV-XXX, 1-301, 303-317;

--Constitutio Apostolica Sacri Canones, Venerabilibus Fratribus Patriarchis, Archiepiscopis, Episcopis, ac dilectis Filiis Presbyteris, Diaconis ceterisque Christifidelibus Orientalium Ecclesiarum: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium promulgatur, 18 octobris 1990, Praefatio, Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, Index, in AAS 82 (1990) 10331044, 1047-1060, 1061-1353, 1355-1363;

--Adhortatio apostolica post-synodalis Familiares consortio, Ad Episcopos, Sa cerdotes et Christifideles totius Ecclesiae Catholicae: de Familiae Christianae muneribus in mundo huius temporis, 22 novembris 1981, n. 5, in AAS 74 (1982) 85-86;

--Allocutio A vous, Iis qui coetui Conferentiae Mundialis Institutorum Saecularium Romae affuere in Arce Gandulfi coram admissis, 28 augusti 1980, in AAS 72 (1980) 1018-1024;

--Allocutio Vi ringrazio, Ad eos qui plenario coetui Sacrae Congregationis pro Religiosi set Institutis saecularibus interfuerunt coram admissos: De elementis theologicis et iuridicis constitutivis Institutorum saecularium ad normam novi Codicis iuris canonici et sani pluralismi ecclesialis, 6 maii 1983, in AAS 75 (1983) 685-689;

--Allocutio Godo veramente, Ad quosdam institutorum saecularium sodales coram admissos, 28 augusti 1984, in AAS 76 (1984) 1062-1067;

--Allocutio Con grande gioia, Iis qui IV convenuti ab omnibus nationibus Institutorum saecularium interfuerunt, 26 augusti 1988, in AAS 81 (1989) 65-68;

--Discorso del Card. Segretario di Stato a nome del Santo Padre, Siate segni del Dio vivo ed artefici della cultura della solidarieta cristiana, Ai partecipanti al V Congresso mondiale degli Istituti secolari, 7 agosto 1992, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XV/2, Libreria Editrice Vaticana 1992, 92-94;

--Adhortatio apostolica post-synodalis Vita consecrata, Episcopis et Clero, Ordinibus Congregationibusque religiosis, Societatibus vitae apostolicae, Institutis saecularibus et cunctis fidelibus: de vita consecrata eiusque missione in Ecclesia ac mundo, 25 martii 1996, in AAS 88 (1996) 377-486;

--Allocuzione Vi accolgo, Ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla "Pro vida Mater Ecclesia" promosso dalla Conferenza Mondiale degli Istituti secolari, 1 febbraio 1997, in L'Osservatore Romano, Domenica, 2 febbraio 1997, 5-7;

--Allocuzione Sono lieto, Ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla formazione dei membri degli Istituti secolari, promosso dalla Conferenza Mondiale degli Istituti secolari, 28 agosto 2000, in L'Osservatore Romano, Domenica, 2 febbraio 2000, 5.

BENEDICTUS PP. XVI,

--Discorso Sono felice, Ad Conferentiam Internationalem Institutorum Saecularium, 3 februarii 2007, in AAS 99 (2007) 236-240. Sacra C ongregatio Episcoporum et Regularium,

--Burdigalensis, Responsum Un Vicario, 11 aprilis 1862, in Codicis iuris canonici fontes, cura Emi. Petri card. Gasparri Editi, vol. IV, Curia Romana, n. 1983, Typis Polyglottis Vaticanis, Romae MCMXXXVI, 967-968.

SACRA C ONGREGATIO D E RELIGIOSIS,

--Instructio Cum Sanctissimus Dominus, De Institutis Saecularibus, 19 martii 1948, in AAS 40 (1948) 293-297.

SACRA C ONGREGATIO PRO RELIGIOSIS ET INSTITUTIS SAECULARIBUS,

--Riflessioni sugli Istituti secolari, in Informationes SCRIS 2 (1976) 2, 165-172.

--Lespersonnes mariees et les Instituts seculiers, 10 mai 1976, in Informationes SCRIS 2 (1976) 1, 49-61.

--La formazione negli Istituti secolari, 6 aprile 1980, in Informationes SCRIS 6 (1980) 2, 269-282;

--Gli Istituti secolari e i consigli evangelici, 15 maggio 1981, in Informationes SCRIS 7 (1981) 1, 49-52.

CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE S OCIETA DI VITA APOSTOLICA,

--Documentum informativum a Congregatione plenaria pro Religiosis et Institutis saecularibus approbatum, in quo elementa historica, theologica et iuridica proponuntur de natura et missione Institutorum saecularium in Ecclesia, 6 ianuarii 1984, in Leges Ecclesiae VI/5026, col. 8741-8755;

--De Normis ferendis iuxta novum Codicem, 2 februarii 1984, in EV9 (1983-1985) 562-565;

--Documento informativo Nella Chiesa, Alle Conferenze Episcopali, 6 gennaio 1984, in EV 9 (1983-1985) 449-553 (originale in lingua inglese);

--Epistula Sedes Apostolica, Ad supremos moderatores institutorum saecularium qua proponuntur criteria de notitiis ad statum et vitam institutorum saecularium spectantibus, quae cum sede apostolica quibusdam temporis intervallis communicanda sunt, 2 ianuarii 1988, in AAS 80 (1988) 106-107.--Istruzione Contemplando il volto, 19 maggio 2002, n. 31, in EV 21 (2002) 352-354;

--Lettera Gia da alcuni decenni, circa la documentazione da sottoporre alla suddetta Congregazione in vista dell'ottenimento dell'autorizzazione per il compimento di alcuni negozi giuridici nell'ambito amministrativo dei beni temporali, 21 dicembre 2004, in EV 22 (2003-2004) 1954-1957;

--Lettera congiunta Verso la fine degli anni '80, circa l'impegno pastorale nei confronti di migranti, rifugiati e altre persone coinvolte nei drammi della mobilita umana, 13 maggio 2005, in EV 23 (2005-2006) 448-456.

Pontificia Commissio Codici Iuris Canonici Recognoscendo,

--Communicationes 1 (1969)-15 (1983);

--Schema Codicis Iuris Canonici, Iuxta animadversiones S.E.R Cardinalium, Episcoporum Conferentiarum, Dicasteriorum Curiae Romanae, Universitatum Facultatumque ecclesiasticarum necnon Superiorum Institutorum vitae consecratae recognitum, (Patribus Commissionis reservatum), 29 iunii 1980, Libreria Editrice Vaticana 1980;

--Schema Codicis Iuris Canonici, Post consultationem S.E.R Cardinalium, Episcoporum Conferentiarum, Dicasteriorum Curiae Romanae, Universitatum Facultatumque ecclesiasticarum necnon Superiorum Institutorum vitae consecratae recognitum, iuxta placita Patrum Commissionis deinde emendatum atque Summo Pontifici praesentatum, E. Civitate Vaticana, 25 martii 1982.

PONTIFICIA C OMMISSIO C ODICI I URIS CANONICI AUTHENTICE INTERPRETANDO, Commu nicationes 16 (1984)-20 (1988).

PONTIFICIUM C ONSILIUM DE LEGUM TEXTIBUS INTERPRETANDIS, Communicationes 21 (1989) [continua].

ALBERTINI MARIO, voce Istituti secolari, in Dizionario degli Istituti di perfezione, diretto da Guerrino Pelliccia (1962-1968) e da Giancarlo Rocca (1969 ...), vol. V, Ed. Paoline, Roma 1978, col. 106-108.

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BEYER Jean B., Los Institutos de vida consagrada. Hacia un nuevo derecho, BAC Popular, Madrid MCMLXXVIII, 199-202.

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TABERA ARAOZ, Arturo, Derecho de los religiosos. Manual teorico practico, Prologo del Emmo. Sr. Cardenal Arcadio M. Larraona, C.M.F., Sexta edicion adaptada a los Documentos conciliares y postconciliares, por el R. P. Gerardo Escudero, C.M.F., n. 56, Ed. Conculsa, Madrid 1968.

Maria Victoria Hernandez Rodriguez, (Zamora-Spagna) ha ottenuto il dottorato in Diritto Canonico presso l'Universita Pontificia Salesiana, dove dal 2001 e docente invitato per Processi I-II e Preparazione al matrimonio e alla vita di famiglia. Attualmente e giudice nel Tribunale d'Appello del Vicariato de Roma (2005), dopo aver svolto l'ufficio di difensore del vincolo (1998) ed uditore (2004). Ha pubblicato I fedeli associati agli Istituti secolari. Studio del can. 725 CIC (LAS, Roma 2010), oltre a diversi articoli in materia canonistica e sul Servo di Dio Tomas Morales Perez, S.I. (Vida y obras del P. Tomas Morales Perez, (1908-1994), vol. I: Biografia, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 2008, IXXII, 270 p.; versione italiana, BAC 2009), di cui e postulatrice della sua Causa de Beatificazione e Canonizzazione.

* Si tratta di un'indagine interpretativa nell'ambito del diritto canonico: l'applicazione dei criteri metodologici e dei principi generali della scienza giuridico-canonica ad una legge concreta, il can. 725, una realta socio-ecclesiale esistente gia prima di essere regolata con una legge precisa e prima di entrare nel CIC.

(1) CONGREGAZIONE PER GII ISTNXRRI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETA DI VITA APOSTOLICA, Istruzione Contemplando il volto, 19 maggio 2002, n. 31, in EV21 (2002) pp. 352-354.

E quanto, infatti, si propone questo contributo, oggetto di un pio ampio e approfondito studio, cf. M.V. HERNANDEZ RODRIGUEZ, I membri associati agli Istituti secolari. Studio delcan. 725, [=Questioni di diritto canonico 5], LAS, Roma 2010. Presentazione di Mons. E Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi.

(2) Nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, la parte relativa alla vita consacrata occupa il Titolo XII De monachis ceterisque religiosis et de sodalibus aliorum institutorum vitae consecratae, che comprende 4 capitoli: De monachis ceterisque religiosis, De societatibus vitae communis ad instar religiosorum, De institutis saecularibus e De aliis formis vitae consecratae atque de societatibus vitae apostolicae: IOANNES PAULUS PP. II, Constitutio apostolica Sacri Canones, Venerabilibus Fratribus Patriarchis, Archiepiscopis, Episcopis, ac dilectis Filiis Presbyteris, Diaconis ceterisque Christifidelibus Orientalium Ecclesiarum: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium promulgatur, 18 octobris 1990, Praefatio, Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, Index, in^L4S 82 (1990) pp. 10331044, 1047-1060, 1061-1353, 1355-1363.

(3) Can. 207--[seccion] 1. Ex divina institutione, inter christifideles sunt in Ecclesia ministri sacri, qui in iure et clerici vocantur; ceteri autem et laici nuncupantur.

[seccion] 2. Ex utraque hac parte habentur christifideles, qui professione consiliorum evangelicorumper vota aut alia sacra ligamina, ab Ecclesia agnita et sancita, suo peculiari modo Deo consecrantur et Ecclesiae missioni salvificae prosunt; quorum status, licet ad hierarchicam Ecclesiae structuram non spectet, ad eius tamen vitam et sanctitatem pertinet.

Il can. 207 non trova corrispondente nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium.

(4) Can. 573--[seccion] 1. Vita consecrata per consiliorum evangelicorum professionem est stabilis vivendiforma qua fideles, Christum sub actione Spiritus Sancti pressius sequentes, Deo summe dilecto totaliter dedicantur, ut, in Eius honorem atque Ecclesiae aedificationem mundique salutem novo et peculiari titulo dediti, caritatis perfectionem in servitio Regni Dei consequantur et, praeclarum in Ecclesia signum effecti, caelestem gloriam praenuntient.

[seccion] 2. Quam vivendi formam in institutis vitae consecratae, a competenti Ecclesiae auctoritate canonice erectis, libere assumunt christifideles, qui per vota aut alia sacra ligamina iuxta proprias institutorum leges, consilia evangelica castitatis, paupertatis et oboedientiae profitentur et per caritatem, ad quam ducunt, Ecclesiae eiusque mysterio speciali modo coniunguntur.

Il can. 410, corrispondente al citato can. 573 [seccion] 1-2, apre il Titolo XII del Codex Canonum Ecclesiarum. In questo canone viene definito lo stato religioso come stabilis in communi vivendi modus in aliquo instituto ab Ecclesia approbato; sono delineati la finalita: ac totaliter se devovent caritatis perfectioni assequendae in servitium Regni Dei pro Ecclesiae aedificatione et mundi salute utpote signa coelestem gloriam praenuntiantia, e i mezzi della consacrazione: sub actione Spiritus Sancti... per vota publica oboedientiae, castitatis et paupertatis sub legitimo Superiore ad normam statutorum servanda, saecula renuntiant...

(5) Can. 574--[seccion] 1. Status eorum, qui in huiusmodi institutis consilia evangelica profitentur, ad vitam et sanctitatem Ecclesiae pertinet, et ideo ab omnibus in Ecclesia fovendus et promovendus est.

[seccion] 2. Ad hunc statum quidam christifideles specialiter a Deo vocantur, ut in vita Ecclesiae peculiari dono fruantur et, secundum finem et spiritum instituti, eiusdem missioni salvificae prosint.

Il can. 574 [seccion] 1 trova il suo corrispondente nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium nel laconico can. 411: Status religiosus ab omnibus fovendus et promovendus est.

(6) Cf. can. 574 [seccion]1.

(7) IOANNES PAULUS PP. II, Adhortatio apostolica post-synodalis Vita consecrata, Episcopis et Clero, Ordinibus Congregationibusque religiosis, Societatibus vitae apostolicae, Institutis saecularibus et cunctis fidelibus: de vita consecrata eiusque missione in Ecclesia ac mundo, 25 martii 1996, n. 29, in AAS 88 (1996) p. 402.

(8) Cf. LG 44. SACROSANCTUM CONCILIUM CE CUMENICUM VATICANUM II, Decretum Perfectae caritatis, De accommodata renovatione vitae religiosae, 28 octobris 1965, n. 1, in AAS 58 (1966) 702.

Can. 573 [seccion] 1-2.

(9) Cf. can. 574 [seccion] 2.

(10) Cf. can. 573 [seccion] 1-2.

(11) LG 44b: "Cum vero evangelica consilia suos asseclas, per caritatem ad quam ducunt, Ecclesiae eiusque mysterio speciali modo coniungant, spiritualis horum vita bono quoque totius Ecclesiae devoveatur oportet. Inde oritur officium pro viribus et secundum formam propriae vocationis, sive oratione, sive actuosa quoque opera, Iaborandi ad Regnum Christi in animis radicandum et roborandum, illudque ad omnes plagas dilatandum. Unde et Ecclesiapropriam indolem variorum Institutorum religiosorum tuetur et fovet".

PC 5a: "Cuiusvis instituti sodales mente recolant imprimis se professione consiliorum evangelicorum vocationi divinae responsum dedisse, ita ut, non solum peccato mortui (cf Rm 6, 11) sed etiam mundo renuntiantes, soli Deo vivant. Lotam enim vitam suam Eius famulatui mancipaverunt, quod quidem constituit peculiarem quamdam consecrationem, quae in baptismatis consecratione intime radicatur eamque plenius exprimif. Cf. VC 9.

(12) In proposito si veda la definizione tomista in Sancti Thomae Aquinatis Doctoris Angelici Opera omnia, Iussu impensaque Leonis XIII P.M. edita, Tomus X, Secunda Secundae, Summa Theologiae, Ad codices manuscriptos vaticanos exacta cum commentariis Thomae De Vio CAIETANI ordinis Praedicatorum S.R.E. Cardinalis, Cura et studio Fratrum eiusdem Ordinis, q. 186, art. 1, ad 2, Romae MDCCCXCIX, 487a [= Summa Theologiae, IIa IIae, q. 186, art. 1, ad 2].

(13) Can. 573 [seccion] 1. La totalita o radicalita della consacrazione viene espressa dal Concilio Vaticano II con la formula "Deo summe dilecto totaliter mancipatur" (LG 44). Si noti la corrispondenza di questa formula della Lumen gentium con quella usata da S. Tommaso: "qui se totaliter mancipanf (Summa Theologiae, IIa IIae, q. 186, art. 1, in corpore). Il can. 573 [seccion] 1 si esprime invece nei termini seguenti: "Deo summe dilecto totaliter dedicantur". Per uno studio di questa formula totaliter mancipatur, cf. J. CASTANO, Il carisma della secolarita consacrata, in Angelicum 53 (1976) pp. 329-335.

(14) Can. 575.

(15) Can. 575. Cf. T. BERTONE, Le "norme comuni" per gli Istituti di vita consacrata. Prospettive giuridiche, in Consacrazione e Servizio 32 (1983) 18-20.

(16) Cf. can. 711.

(17) PAULUS PP. VI, Allocutio Ancora una volta, Habita Institutorum saecularium Moderatoribus qui Romae Internationali Coetui interfuerunt: De ratione propria Institutorum saecularium in Ecclesia, quae pari iure consistit in eorum sodalium saecularitate consecrata ac in ipsorum consecratione saeculari, 20 septembris 1972, n. 9, in AAS 64 (1972) p. 617.

(18) "Realta viva, visibile e spirituale insieme (cf. Lumen gentium, 8), che vive e si sviluppa nella storia (cf. LG 3, 5, 6, 8), composta da molti membri e organi diversi, ma intimamente uniti e comunicanti fra se (cf. LG 7), partecipi della stessa fede, della stessa vita, della stessa missione, della stessa responsabilita della Chiesa, e pur distinti da un dono, da un carisma particolare dello Spirito vivificante (cf. LG 7, 12), dato non solo a beneficio personale, ma altresi di tutta la comunita", cosi PaoloVI agli Istituti secolari nel 25[degrees] della Provida Mater Ecclesia (2 febbraio 1972), n. 4, in AAS 64 (1972) p. 207.

(19) Can. 713 [seccion] 2.

Il can. 563 [seccion] 1, n. 1 del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium riporta la stessa espressione "nel secolo e dall'interno del secolo" (in saeculo et ex saeculo).

(20) Per una sintesi della genesi degli Istituti secolari, si veda ad es.: F. RODRIGUEZ GUTIERREZ, Levadura nueva. La espiritualidad de los Institutos seculares, Ed. Encuentro, Madrid 1995, 20-23. M. ALBERTINI, voce Istituti secolari, in Dizionario degli Istituti di perfezione, diretto da Guerrino PELLICCIA (1962-1968) e da Giancarlo Rocca (1969...), vol. V, Ed. Paoline, Roma 1978, col. 106-108. L. BORRIELLO, Teologia e spiritualita degli istituti secolari, Ancora, Milano 2008. D. SALVATORI, La riflessione magisteriale sugli istituti secolari, in Quaderni di diritto ecclesiale 21 (2008) 2, 115-129. F. MARINI, La seconda legislazione sugli istituti secolari. La corrispondenza del Codice vigente con i codici fondamentali propri, in Quaderni di diritto ecclesiale 21 (2008) 2, pp. 130-165.

La normativa concernente gli Istituti secolari nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium si trova nel Cap. II De institutis saecularibus del Titolo XII De monachis ceterisque religiosis et de sodalibus aliorum institutorum vitae consecratae. Il suddetto Capitolo comprende i cann. pp. 563569.

(21) IOANNES PAULUS PP. II, Allocutio Vi ringrazio, Ad eos qui plenario coetui Sacrae Congregationis pro Religiosis et Institutis saecularibus interfuerunt coram admissos: De elementis theologicis et iuridicis constitutivis Institutorum saecularium ad normam novi Codicis iuris canonici et sani pluralismi ecclesialis, 6 maii 1983, n. 1, in AAS 75 (1983) p. 685.

(22) La normativa sugli Istituti secolari comprende 21 canoni specifici, presenti gia nello schema del Codice del 1980. A questi 21 si debbono aggiungere i 34 canoni (cann. 573-606) del Titolo I (Normae communes omnibus institutis vitae consecratae): di essi, i cann. 598-601, sui consigli evangelici, sono citati espressamente nel can. 712. Nel can. 718 si rimanda al Libro V (De bonis Ecclesiae temporalibus: cann. 1254-1310); il can. 727 [seccion] 2 richiama il can. 693; il can. 729 rinvia ai cann. 694-695, 697-700, 701; e infine il can. 730, ai cann. 684 [seccion][seccion] 1, 2 e 4 e 685. In tutto 10 canoni. Ai 21 canoni specifici del Titolo III si debbono necessariamente aggiungere altri 101 canoni del Codice, portando la normativa attuale sugli Istituti secolari a un totale di 122 canoni.

Per quanto attiene alle Chiese Orientali, in concreto circa la normativa sugli Istituti secolari, oltre ai canoni compresi nel Cap. III del Titolo XII (cann. 563-569) si deve osservare a riguardo dell'erezione e soppressione degli stessi Istituti cio che e stato stabilito sulle Congregazioni nei cann. 414, 506, 507 [seccion] 2, 509 e 510; si rinvia anche al can. 423 a riguardo della costituzione degli Istituti secolari, le loro provincie e le loro case in persone giuridiche per il diritto stesso; per l'amministrazione dei beni temporali il can. 567 [seccion] 2 stabilisce che essa e regolata dai cann. 424-425; infine, per l'ammissione dei candidati vanno osservati non solo gli statuti propri ma anche le disposizioni del can. 450 circa la valida ammissione nel monastero sui iuris e il noviziato.

(23) Cf. J.B. BEYER, Los Institutos de vida consagrada. Hacia un nuevo derecho, BAC Popular, Madrid MCMLXXVIII, 199-202.

(24) PIUS PP. XII, Constitutio apostolica Provida Mater Ecclesia, De statibus canonicis Institutisque Saecularibus christianae perfectionis adquirendae, et de lege peculiari ipsorum Institutorum Saecularium, 2 februarii 1947, in AAS 39 (1947) pp. 114-124.

(25) PIUS PP. XII, Motu proprio Primo feliciter, De Institutorum Saecularium laude atque confirmatione, 12 martii 1948, in AAS 40 (1948) pp. 283-286.

(26) SACRA CONGREGATIO DE RELIGIOSIS, Instructio Cum Sanctissimus Dominus, De Institutis Saecularibus, 19 martii 1948, in AAS 40 (1948) pp. 293-297.

(27) Cf. Benedictus PP. XV, Constitutio apostolica Providentissima Mater Ecclesia, Venerabilibus Fratribus et dilectis Filiis Patriarchis, Primatibus, Archiepiscopis, Episcopis aliisque Ordinariis ac praeterea Catholicarum Studiorum Universitatibus ac Seminariorum Doctoribus atque auditoribus, 27 maii 1917, Professio Catholicae Fidei, Codex Iuris Canonici, Documenta, Index, can. 487, in AAS 9 (1917) Pars II, 106.

(28) PAULUS PP. VI, Allocutio In questo giorno, Institutorum Saecularium sodalibus qui Romae, coetui interfuerunt, quinto et vigesimo exacto anno ab edita Constitutione apostolica "Provida Mater", 2 februarii 1972, in AAS 64 (1972) p. 206.

(29) GIOVANNI PAOLO PP. II, Allocuzione Vi accolgo, Ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla "Provida Mater Ecclesia" promosso dalla Conferenza Mondiale degli Istituti secolari, 1 febbraio 1997, in L'Osservatore Romano, Domenica, 2 febbraio 1997, p. 5.

(30) BENEDICTUS PP. XVI, Allocutio Sono felice, Ad conferentiam Internationalem Institutorum Saecularium, 3 februarii 2007, in AAS 99 (2007) p. 236.

(31) PP II.

(32) PP II.

(33) LG 31b: "Laicis indoles saecularis propria et peculiaris est. Membra enim ordinis sacri, quamquam aliquando in saecularibus versari possunt, etiam saecularem professionem exercendo, ratione suae particularis vocationis praecipue et ex professo ad sacrum ministerium ordinantur, dum religiosi suo statu praeclarum et eximium testimonium reddunt, mundum transfiguran Deoque offerri non posse sine spiritu beatitudinum".

(34) Cf. PC 11.

(35) Cf. AG 40.

(36) Cf. SACROSANCTUM CONCILIUM CECUMENICUM VATICANUM II, Constitutio pastoralis Gaudium et spes, De Ecclesia in mundo huius temporis, 7 decembris 1965, Pars I, cap. IV, in AAS 58 (1966) pp. 1057-1066.

(37) IOANNES PAULUS PP. II, Allocutio Vi ringrazio, l. c., n. 1.

(38) PAULUS PP. VI, Constitutio Apostolica Regimini Ecclesiae Universae, De Romana Curia, 15 augusti 1967, n. 71, in AAS 59 (1967) p. 912.

(39) Sono stati celebrati i seguenti Congressi dal 1980:

1970 (Roma): I Congresso Internazionale, sulla consacrazione e la secolarita;

1976 (Roma): Assemblea sulla preghiera secolare;

1980 (Roma): II Congresso, sul tema Nel cuore della storia;

1984 (Roma): III Congresso, sulla formazione negli Istituti secolari;

1988 (Roma): IV Congresso, sulla missione;

1992 (Roma): V Congresso, sulla evangelizzazione e gli Istituti secolari;

1996 (Brasile): VI Congresso, circa Gli Istituti secolari verso il Terzo millennio;

2000 (Roma): VII Congresso, sulla formazione dei membri degli Istituti Secolari;

2007 (Roma): Congresso, sulla costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia.

(40) PAULUS PP. VI, Allocutio Siate i benvenuti, In Aede Clementina habita Institutorum Saecularium sodalibus qui e plurimis nationibus primo Coetui interfuerunt: De consecratione rationeque saeculari sodalium Institutorum saecularium propriis in Ecclesia, 26 septembris 1970, in AAS 62 (1970) 619-624; Allocutio In questo giorno, Institutorum Saecularium sodalibus qui Romae, coetui interfuerunt, quinto et vigesimo exacto anno ab edita Constitutione Apostolica "Provida Mater", 2 februarii 1972, in AAS 64 (1972) 206-212; Allocutio Ancora una volta, Habita Institutorum saecularium Moderatoribus qui Romae Internationali Coetui interfuerunt: De ratione propria Institutorum saecularium in Ecclesia, quae pari iure consistit in eorum sodalium saecularitate consecrata ac in ipsorum consecratione saeculari, 20 septembris 1972, in AAS, 64 (1972) 615-620; Allocuzione Una presenza viva, 25 agosto 1976, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. XIV, Libreria Editrice Vaticana 1976, 670-673; Allocuzione Nel XXX anniversario della 'Provida Mater Ecclesia", 2 febbraio 1977, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. XV, Libreria Editrice Vaticana 1977, pp. 115-117.

(41) IOANNES PAULUS PP. II, Allocutio A vous, Iis qui coetui Conferentiae Mundialis Institutorum Saecularium Romae affuere in Arce Gandulfi coram admissis, 28 augusti 1980, in AAS 72 (1980) 1018-1024; Allocutio Vi ringrazio, Ad eos qui plenario coetui Sacrae Congregationis pro Religiosi set Institutis saecularibus interfuerunt coram admissos, 6 maii 1983, in AAS 75 (1983) 685-689; Allocutio Godo veramente, Ad quosdam institutorum saecularium sodales coram admissos, 28 augusti 1984, in AAS 76 (1984) 1062-1067; Allocutio Con grande gioia, Iis qui IV convenuti ab omnibus nationibus Institutorum saecularium interfuerunt, 26 augusti 1988, in AAS 81 (1989) 65-68; Discorso del Card. Segretario di Stato a nome del Santo Padre, Siate segni del Dio vivo ed artefici della cultura della solidarieta cristiana, Ai partecipanti al V Congresso mondiale degli Istituti secolari, 7 agosto 1992, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XV/2, Libreria Editrice Vaticana 1992, 92-94; Allocuzione Vi accolgo, Ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla "Provida Mater Ecclesia" promosso dalla Conferenza Mondiale degli Istituti secolari, 1 febbraio 1997, in L'Osservatore Romano, Domenica, 2 febbraio 1997, 5-7; Allocuzione Sono lieto, Ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla formazione dei membri degli Istituti secolari, promosso dalla Conferenza Mondiale degli Istituti secolari, 28 agosto 2000, in L'Osservatore Romano, Domenica, 2 febbraio 2000, p. 5.

(42) BENEDICTUS PP. XVI, Discorso Sono felice, Ad Conferentiam Internationalem Institutorum Saecularium, 3 februarii 2007, in AAS 99 (2007) pp. 236-240.

(43) SACRA CONGREGATIO PRO RELIGIOSIS ET INSTITUTIS SAECULARIBUS, Riflessioni sugli Istituti secolari, in Informationes SCRIS 2 (1976) pp. 2, 165-172.

(44) SACRA CONGREGATIO PRO RELIGIOSIS ET INSTITUTIS SAECULARIBUS, Lespersonnes mariees et les Instituts seculiers, 10 mai 1976, in Informationes SCRIS 2 (1976) pp. 1, 49-61.

(45) SACRA CONGREGATIO PRO RELIGIOSIS ET INSTITUTIS SAECULARIBUS, La formazione negli Istituti secolari, 6 aprile 1980, in Informationes SCRIS 6 (1980) pp. 2, 269-282.

(46) SACRA CONGREGATIO PRO RELIGIOSIS ET INSTITUTIS SAECULARIBUS, Gli Istituti secolari e i consigli evangelici, 15 maggio 1981, in Informationes SCRIS 7 (1981) pp. 1, 49-52.

(47) Fra gli interventi sopra menzionati si potrebbero annoverare alcuni messaggi e documenti indirizzati dall'Assemblea plenaria della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Societa di vita apostolica agli Istituti secolari: Documento informativo Nella Chiesa, Alle Conferenze Episcopali, 6 gennaio 1984, in EV 9 (1983-1985) 449-553 (originale in lingua inglese); Documentum informativum a Congregatione plenaria pro Religiosis et Institutis saecularibus approbatum, in quo elementa historica, theologica et iuridica proponuntur de natura et missione Institutorum saecularium in Ecclesia, 6 ianuarii 1984, in Leges Ecclesiae VI/5026, col. 8741-8755; De Normis ferendisiuxta novum Codicem, 2 februarii 1984, in EV9 (1983-1985) 562-565; Epistula Sedes Apostolica, Ad supremos moderatores institutorum saecularium qua proponuntur criteria de notitiis ad statum et vitam institutorum saecularium spectantibus, quae cum sede apostolica quibusdam temporis intervallis communicanda sunt, 2 ianuarii 1988, in AAS 80 (1988) 106107; Lettera Gia da alcuni decenni, circa la documentazione da sottoporre alla suddetta Congregazione in vista dell'ottenimento dell'autorizzazione per il compimento di alcuni negozi giuridici nell'ambito amministrativo dei beni temporali, 21 dicembre 2004, in EV 22 (2003-2004) 1954-1957; Lettera congiunta Verso la fine degli anni '80, circa l'impegno pastorale nei confronti di migranti, rifugiati e altre persone coinvolte nei drammi della mobilita umana, 13 maggio 2005, in EV23 (2005-2006) pp. 448-456.

(48) Can. 710--Institutum saeculare est institutum vitae consecratae, in quo christifideles in saeculo viventes ad caritatis perfectionem contendunt atque ad mundi sanctificationem praesertim ab intus conferre student.

Il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium definisce gli Istituti secolari come "una societa": Institutum saeculare est societas (can. 563 [seccion] 1). I quattro comma di questo canone esplicano la definizione e le caratteristiche degli Istituti secolari: la dedicazione totale a Dio per mezzo della professione dei consigli evangelici mediante un vincolo sacro riconosciuto dalla Chiesa e stabilito negli statuti; l'esercizio dell'attivita apostolica "ad instar fermenti in saeculo et ex saeculo" al fine di permeare tutte le realta temporali di spirito evangelico; la conduzione di una vita di comunione tra tutti i membri, a norma degli statuti, senza in questo imitare il modo di vivere dei religiosi; la permanenza dello stato canonico, clericale o laicale, dei suoi membri.

(49) Can. 713--[seccion] 1. Sodales horum institutorum propriam consecrationem in actuositate apostolica exprimunt et exercent, iidemque, ad instarfermenti, omnia spiritu evangelico imbuere satagunt ad robur et incrementum Corporis Christi.

[seccion] 2. Sodales laici munus Ecclesiae evangelizandi, in saeculo et ex saeculo, participant siveper testimonium vitae christianae et fidelitatis erga suam consecrationem, sive per adiutricem quam praebent operam ad ordinandas secundum Deum res temporales atque ad mundum virtute Evangelii informandum. Suam etiam cooperationem, iuxta propriam vitae rationem saecularem, in communitatis ecclesialis servitium offerunt.

[seccion] 3. Sodales clerici per vitae consecratae testimonium, praesertim in presbiterio, peculiari caritate apostolica confratribus adiutorio sunt, et in populo Dei mundi sanctificationem suo sacro ministerio perficiunt.

Il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium riprende la disposizione di questo can. 713 [seccion] 1-2 nel can. 563 [seccion] 1, n. 2 (sodales ... 2 actuositatem apostolicam ad instar fermenti in saeculo et ex saeculo exercent ita, ut omnia ad robur et incrementum Corporis Cristi spiritu evangelico imbuantur), mentre niente viene specificato a riguardo dei membri chierici, se non nel can. 565, dove si parla dell'ascrizione di essi all'eparchia, a meno che la Sede Apostolica o il Patriarca, se l'Istituto e di diritto patriarcale, non concedano l'ascrizione del membro allo stesso Istituto.

(50) Cf. IOANNES P AULUS PP. II, Adhortatio apostolica post-synodalis Pamiliaris consortio, Ad Episcopos, Sacerdotes et Christifideles totius Ecclesiae Catholicae: de Familiae Christianae muneribus in mundo huius temporis, 22 novembris 1981, n. 5, in AAS 74 (1982) pp. 85-86.

(51) PAULUS PP. VI, Allocutio In questo giorno, l.c., n. 5

(52) IOANNES PAULUS PP. II, Allocutio Vi ringrazio, l.c., n. 2.

(53) Cf. can. 607 [seccion] 3.

(54) Cf. GS 36. ""Secolarita" indica la vostra inserzione nel mondo. Essa pero non significa soltanto una posizione, una funzione, che coincide col vivere nel mondo esercitando un mestiere, una professione "secolare". Deve significare innanzitutto presa di coscienza di essere nel mondo come "luogo a voi proprio di responsabilita cristiana". Essere nel mondo, cioe essere impegnati nei valori secolari, e il vostro modo di essere Chiesa e di renderla presente, di salvarvi e di annunziare la salvezza. La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa vostra realta teologica, e la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza. Voi siete cosi un'ala avanzata della Chiesa "nel mondo"; esprimete la volonta della Chiesa di essere nel mondo per plasmarlo e santificarlo "quasi dall'interno a modo di fermento" (Lumen gentium, 31), compito, anch'esso, affidato precipuamente al laicato. Siete una manifestazione particolarmente concreta ed efficace di quello che la Chiesa vuol fare per costruire il mondo descritto ed auspicato dalla Gaudium et spes": PAULUS PP. VI, Allocutio Ancora una volta, l.c., n. 12.

(55) Cf. LG 31; GS 43; AG 15, 21ss.

(56) Cf. AG 4.

(57) Cf. can. 713 [seccion] 2-3.

(58) Cf. can. 713 [seccion] 1; PC 11a.

(59) Cf. PP II; PC 11.

(60) Cf. AG 2.

(61) Cf. can. 1752.

(62) Cf. can. 574 [seccion] 2. ""Consacrazione" indica invece l'intima e segreta struttura portante del vostro essere e del vostro agire. Qui e la vostra ricchezza profonda e nascosta, che gli uomini in mezzo ai quali vivete non si sanno spiegare e spesso non possono neppure sospettare. La consacrazione battesimale e stata ulteriormente radicalizzata in seguito ad una accresciuta esigenza di amore, suscitata in voi dallo Spirito Santo; non nella stessa forma della consacrazione propria dei religiosi, ma pur tuttavia tale da spingervi ad una opzione fondamentale per la vita secondo le beatitudini evangeliche. Cosi che siete realmente consacrati e realmente nel mondo. "Siete nel mondo e non del mondo, ma per il mondo", [...]. Vivete una vera e propria consacrazione secondo i consigli evangelici, ma senza la pienezza di "visibilita" propria della consacrazione religiosa; visibilita che e costituita, oltre che dai voti pubblici, da una pio stretta vita comunitaria e dal "segno" dell'abito religioso. La vostra e una forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo per essere vissuta in mezzo alle realta temporali, e per immettere la forza dei consigli evangelici--cioe dei valori divini ed eterni--in mezzo ai valori umani e temporali": Paulus PP. VI, Allocutio Ancora una volta, lc., n. 13.

(63) PP II.

(64) Can. 724--[seccion] 2. Sodales in rebus divinis et humanispari gressu instituantur; de continua vero eorum spirituali formatione seriam habeant curam instituti Moderatores. Cf. PC 11.

Il dispositivo di questo can. 724 [seccion] 2 non si trova nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, il quale, nel can. 569, conferisce a ciascuna Chiesa sui iuris la facolta di "dettare norme pio dettagliate sugli istituti secolari".

(65) PAULUS PP. VI, Allocutio Ancora una volta, lc., n. 16.

(66) CSanc 7 a.

(67) PME art. III, [seccion] 2.

(68) La legislazione canonica delle Chiese Orientali non ha previsto alcuna norma circa i membri associati agli Istituti secolari.

(69) VC 9.

(70) Per conservare integro il patrimonio spirituale il Legislatore ha previsto alcuni importanti mezzi giuridici. Di particolare importanza e la giusta autonomia di vita, specialmente di governo, riconosciuta agli Istituti, di cui tratta il can. 586 [seccion] 1. In base a questo principio e disposto che gli Istituti abbiano un diritto proprio. Il can. 586, destinato ad avere una grande rilevanza canonica, richiama e consegue direttamente dal can. 578, che ne costituisce dunque il fondamento. In effetti, gli Istituti di vita consacrata non possono tutelare efficacemente questo patrimonio, ossia la propria identita, se non dispongono di un'adeguata liberta ed autonomia, sempre nei limiti stabiliti dal diritto.

Nel patrimonio dell'Istituto si trovano gli elementi strutturali fondamentali esigiti dal carisma proprio che non possono essere modificati senza alterare o disperdere il dono dello Spirito. La struttura fondamentale di governo, l'apostolato proprio dell'Istituto, lo stile di vita e di azione apostolica non sono da considerarsi solo strutture esterne, liberamente modificabili. Essi debbono essere definiti nelle Costituzioni approvate dall'autorita gerarchica competente; e soltanto con il suo consenso i testi costituzionali possono essere modificati. Modificare infatti tali elementi significherebbe cambiare o la natura o l'indole o il fine dell'Istituto e quindi alterare in qualche misura l'impostazione originaria, quando non addirittura mancare di fedelta allo Spirito che ha fatto dono alla Chiesa di quel carisma particolare.

La fedelta al patrimonio fondazionale costituisce il primo dovere sia degli Istituti in quanto tali sia dei singoli membri. Questo dovere riguarda evidentemente soprattutto il supremo organo legislativo dell'Istituto, il Capitolo generale o l'Assemblea generale, tra le cui finalita principali vi e quella di tutelare il patrimonio dell'Istituto, e al tempo stesso di promuoverne un adeguato rinnovamento. Il Capitolo non puo quindi disporre del carisma dell'Istituto, perche questo e considerato come un "deposito" che lo Spirito concede, un deposito che deve essere mantenuto nella sua attualita e dinamicita, un deposito che non deve essere sostanzialmente modificato. Ogni alterazione dei dati carismatici in questo senso costituirebbe anzi una violazione dei diritti dei membri che hanno emesso i voti e hanno assunto gli obblighi da essi derivanti secondo quel carisma, che trova espressione concreta nelle Costituzioni. Certamente, il Capitolo o l'Assemblea generale puo e deve trovare i mezzi idonei perche l'Istituto, in continuita con le sue origini, renda efficacemente attuale il proprio carisma e quindi si renda presente in forma adeguata alle mutate necessita della Chiesa.

Conservare il patrimonio dell'Istituto e un dovere anche dell'autorita ecclesiastica, perche una volta che questa, approvando le Costituzioni, lo ha ritenuto autentico, cioe ispirato dallo Spirito Santo, si fa tutrice e garante del suo sviluppo nella fedelta all'ispirazione originaria. Il Codice da un effettivo riconoscimento all'autonomia demandando alle Costituzioni, o in genere al diritto proprio, l'esplicitazione legislativa di determinate materie riguardanti innanzitutto l'ordine interno. L'esplicito riferimento al governo e dovuto al fatto che proprio in esso si ha l'immediato riscontro del riconoscimento dell'autonomia. Di fatto pero l'autonomia si estende all'intera vita e a tutta la disciplina dell'Istituto. Cio significa che, nell'ambito del diritto universale, gli Istituti di vita consacrata devono avere un diritto proprio, in rispondenza alla loro specifica natura, attivita e fine, senza illegittime ingerenze o interferenze e senza livellamenti ugualitari, cf. R. Castillo Lara, L'evoluzione del diritto degli Istituti di vita consacrata e filo conduttore della riforma, in Consacrazione e servizio 32 (1983) 8-9, 7.

In base al principio della giusta autonomia di vita concessa agli Istituti dal Legislatore nel can. 586 [seccion] 1 al fine di custodire la loro identita, la Chiesa vuole che essi dispongano di un insieme di norme specifiche riguardanti il proprio Istituto, sotto la denominazione ius proprium, oltre a quello universale e a quello particolare. Si tratta di una locuzione nuova del diritto della Chiesa, che viene usata quasi esclusivamente nella Parte III del Libro II, e indica il diritto con il quale si regge un Istituto di vita consacrata. Le norme che concorrono a formare questo ius sono riconducibili a due nuclei fondamentali, che stanno all'origine di due diversi generi di testi legislativi: il codex fundamentalis o costituzioni e gli altri codici complementari.

(71) CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETA DI VITA APOSTOLICA, Allegato al Prot. N. PG 359/08, Pentecoste 2008, Citta del Vaticano.

(72) Can. 592--[seccion] 1. Quo melius institutorum communio cum Sede Apostolica foveatur, modo et tempore ab eadem statutis, quibilit supremus Moderator brevem conspectum status et vitae instituti eidem Apostolicae Sedi mittat.

(73) Cf. PONTIFICIA COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI RECOGNOSCENDO, Schema Codicis Iuris Canonici, Iuxta animadversiones S.E.R Cardinalium, Episcoporum Conferentiarum, Dicasteriorum Curiae Romanae, Universitatum Facultatumque ecclesiasticarum necnon Superiorum Institutorum vitae consecratae recognitum, (Patribus Commissionis reservatum), 29 iunii 1980, can. 651, Libreria Editrice Vaticana 1980, 158.

(74) L'inserimento degli Istituti secolari tra gli Istituti di vita consacrata esigeva che si procedesse per una via diversa e si adottasse una divisione generale differente dalla struttura del titolo De Religiosis. All'inizio dello Schema del 1977 a cui si arrivo dopo molti tentativi, vengono presentati sei canoni preliminari nei quali sono stabiliti gli elementi essenziali della vita consacrata tanto sotto l'aspetto teologico quanto sotto quello giuridico. Tutto lo Schema e diviso in due parti. Una prima, De iis quae Institutis vitae consecratae sunt communia, contiene appunto i canoni e le prescrizioni che possono applicarsi a tutti gli Istituti di vita consacrata, indipendentemente dalla indole e dalla categoria a cui appartiene l'Istituto. Sette titoli compongono questa parte: De Institutorum eorumque partium constitutione; De Institutorum dependentia ab Ecclesiastica Auctoritate; De Institutorum regimine; De Institutorum bonis temporalibus eorumque administratione; De admissione in Institutum; De Institutorum eorumque sodalium obligationibus; De separatione ab Instituto.

La seconda parte dello Schema potrebbe chiamarsi pars specialis: De iis quae singulis Institutorum generibus sunt propria. Lo scopo e mettere in luce e distinguere bene le diverse forme di consacrazione per la professione dei consigli evangelici che la Chiesa adesso riconosce e approva. In tre titoli vengono esposte le tre forme di consacrazione: De Institutis religiosis (de institutis monasticis; de institutis operibus apostolatus deditis); De Institutis vitae apostolicae consociatae; De Institutis saecularibus. I cann. 123-126 corrispondevano agli Istituti secolari; il primo canone riuniva gli elementi positivi specifici e comuni di questa forma di vita consacrata, accettata in ragione dell'apostolato e manifestata nell'esercizio di questo apostolato in piena secolarita; nel secondo canone si presentavano alcune note negative di questi Istituti, cioe quello che non e proprio o non e esigibile da un Istituto secolare; il canone terzo riguardava gli obblighi di questo tipo di vita consacrata, che dovranno specificarsi nel diritto proprio di ogni Istituto, tenendo conto della natura, spirito, fine e tradizioni proprie; infine, il canone quarto, dopo aver reiterato il principio sancito dai Padri conciliari, e cioe che gli Istituti secolari sono laicali o clericali, tratta specialmente di questi ultimi e della incardinazione di sacerdoti e diaconi nella diocesi o nell'Istituto, cf. PONTIFICIA COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI RECOGNOSCENDO, Communicationes 9 (1977) 58-61 [= Communicationes 9 (1977) 58-61].

(75) Cf. Communicationes 9 (1977) 52. La prima sessione ebbe luogo dal 19 al 22 giugno 1978.

(76) Communication 13 (1981)p.366.

(77) Communicationes 13 (1981) p. 372.

(78) Communicationes 13 (1981) p. 372.

(79) Il testo del can. 11 [seccion] 1 (corrisponde all'attuale can. 721 [seccion] 1-3) suonava cosi: "Invalide admittitur: V qui maiorem aetatem nondum attigerit; 2 qui sacro vinculo in aliquo Instituto vitae consacratae actu obstringitur; 3 coniux durante matrimonio", in Communicationes 13 (1981) p. 370.

(80) C.f Communicationes 11(1979)p.35.

(81) Cf. PONTIFICIA COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI AUTHENTICI INTERPRETANDO, Codex Iuris Canonici, l. cit., 202.

(82) C.f. Communicationes 13 (1981)p.372

(83) CSanc, Proemium.

(84) Can. 500--[seccion] 3. Nulla virorum religio sine speciali apostolico indulto potest sibi subditas habere religiosas Congregationes mulierum aut earum religiosarum curam et directionem retinere sibi specialiter commendatam.

Questo canone ha come fonte una risposta della Sacra Congregatio Episcoporum et Regularium al Vicario generale di Bordeaux. Nella consultazione fatta alla Sacra Congregazione, il Vicario propone una serie di dubbi riguardanti l'affiliazione di una Congregazione di monache di voti semplici ad un'altra di religiosi sacerdoti.

Il quesito centrale tratta della possibilita o meno di affiliazione da parte di una Congregazione di monache ad una Congregazione di sacerdoti religiosi ed inoltre se questo comporterebbe l'avere il medesimo Superiore Generale. La Sacra Congregazione rispose Negative a tutto quanto; non e possibile l'affiliazione e, quindi, in questo e gia contenuta la risposta alla seconda parte del dubbio: ogni Congregazione avra il suo Superiore Generale.

Di seguito si pone il problema della necessita del consenso del Vescovo della diocesi di fondazione della Congregazione femminile e dove ha anche sede la Casa Generalizia per fare il contratto di affiliazione; e se esso dovrebbe essere o no firmato dallo stesso Vescovo. La risposta, tenendo conto della precedente, fu anche Negative sia alla prima parte sia alla seconda.

Il terzo dubbio riguardava se, conseguentemente, i successori nella sede episcopale sarebbero stati o meno obbligati a rispettare il contratto o se piuttosto avrebbero potuto riprendere i loro diritti. Anche questo dubbio ebbe, alla sua prima parte, una risposta Negative, mentre alla seconda si rispose, per forza di cose, Affirmative.

Dal contratto sarebbero derivate alcune questioni quali il sacramento della penitenza e la delega da parte del Superiore Generale della Congregazione maschile ad un altro religioso, che avrebbe agito in qualita di Pro-Direttore. In quanto alla confessione, il Vicario pone il problema se i sacerdoti religiosi, in forza del contratto, potevano essere i confessori ordinari e straordinari delle monache affiliate; la Sacra Congregazione diede una risposta Negative. Invece, per quanto attiene la delega della direzione la risposta derivando dalle precedenti, si trovava, quindi, in esse provvista.

Finalmente, se il contratto avesse dovuto essere approvato dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, quali diritti sarebbero rimasti al Vescovo diocesano? "Ad sextum--si legge nel testo--inspiciendus erit tenor concessionis S. Congregationis et subsequentes declarationes si quae existant": SACRA CONGREGATIO EPISCOPORUM ET REGULARIUM, Burdigalensis, Responsum Un Vicario, 11 aprilis 1862, in Codicis iuris canonici fontes, cura Emi. Petri card. GASPARRI Editi, vol. IV, Curia Romana, n. 1983, Typis Polyglottis Vaticanis, Romae MCMXXXVI, pp. 967-968.

(85) A. TABERA ARAOZ, Derecho de los religiosos. Manual teorico practico, Prologo del Emmo. Sr. Cardenal Arcadio M. Larraona, C.M.F., Sexta edicion adaptada a los Documentos conciliares y postconciliares, por el R. P. Gerardo Escudero, C.M.F., n. 56, Ed. Conculsa, Madrid 1968, p. 71.

(86) Ibid, 71 .

(87) Communicationes 11 (1979) p. 46.

(88) SACROSANCTUM CONCILIUM CECUMENICUM VATICANUM II, Decreto Apostolicam actuositatem, De apostolatu laicorum, 18 novembris 1965, n. 4, inAAS 58 (1966), 840-842 [= AA 4].

(89) "Praeterea laici, qui suam vocationem secuti, nomen dederunt alicui ex associationibus vel institutis quae ab Ecclesia approbata sunt, pariter peculiarem notam vitae spiritualis ipsis propriam fideliter induere conantur".

(90) L. BOGLIOLO, Genesi storico-dottrinale del decreto "Apostolicam actuositatem", in Il decreto sull'apostolato dei laici. Genesi storico-dottrinale, Testo latino e traduzione italiana, Esposizione e commento (= Collana Magistero conciliare, 4), LDC, Torino 1966, p. 18.

Altri documenti conciliari ricordarono anche la funzione specifica e assolutamente necessaria nella missione della Chiesa che hanno i fedeli laici: LG cap. IV, 3; la Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium 24-40: AAS 56 (1964), 107-111; il decreto sui mezzi di comunicazione sociale Inter mirifica: AAS 56 (1964), 145-153; CD 16-18; la dichiarazione sull'educazione cristiana Gravisissimum educationis 3.5.7; il decreto Unitatisredintegratio, sull'ecumenismo: AAS 57 (1965), pp. 90-107.

(91) AA 4 a.

(92) IOANNES P XXIII, Litterae apostolicae Motu proprio datae Superno Dei nutu, Commissiones Concilio Vaticano secundo apparando instituuntur, 5 iunii 1960, in AAS 52 (1960), pp. 433437.

(93) Cf. SACROSANCTUM CONCILIUM CECUMENCUM VATICANUM II, Schemata Constitutionum et Decretorum ex quibus argumenta in Concilio disceptanda seligentur, Series quarta, (sub secreto), Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXIII, 43-173. ACTA SYNODALIA SACROSANCTI C ONCILII CECUMENCI VATICANI II, Volumen V, Processus Verbales, Pars I, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXXIX, pp. 117-118.

(94) I punti di ogni parte si possono cosi enucleare:

Parte I: L'apostolato dei laici in genere: Diversi modi di apostolato, individuale o associato; il giusto ordine da osservare nei rapporti con la gerarchia ed in quelli con le altre attivita apostoliche; le sollecitudini della Chiesa circa l'apostolato dei laici nelle condizioni odierne, secondo le diverse condizioni di vita e di ambiente; la formazione dei laici all'apostolato.

Parte II: L'apostolato dei laici in specie: l'apostolato dei laici per promuovere direttamente il regno di Cristo nelle diverse comunita ecclesiali e in diverse forme associative; l'apostolato dei laici nell'azione caritativa; l'apostolato dei laici nell'attivita temporale con riferimento al compito proprio dei laici, ai rapporti specifici con la gerarchia, alla formazione a questo genere di apostolato, alle applicazione relative alla dottrina sociale della Chiesa, cf. ACTA SYNODALIA SACROSANCTI CONCILII (ECUMENICI VATICANI II, Volumen III, Periodus Tertia, Pars IV, Congregationes Generales XCVI-CII, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXIV, pp. 96-102; 669-710.

Per la presentazione dello Schema, cf. Congregatio Generalis LXXIX, in ACTA SYNODALIA SACROSANCTI CONCILII OECUMENICI VATICANI II, Volumen II, Periodus Secunda, Pars VI, Congregationes Generales LXXIV-LXXIX, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXIII, pp. 367-371.

(95) L. Bogliolo, Genesi storico-dottrinale del decreto "Apostolicam actuositatem", op. cit., p. 28.

(96) Il Concilio, con questo Decreto, si proponeva di spiegare la natura, il carattere e la varieta dell'apostolato laicale e di esporne i principi fondamentali, nonche di dare istruzioni pastorali da comunicare ad esso una maggiore efficacia (AA, proemio).

La struttura definitiva risulto cosi: Proemio. Cap. I: Vocazione dei laici all'apostolato (dove viene incluso il n. 4, sulla spiritualita dei laici in ordine all'apostolato); Cap. II: I fini da conseguire; Cap. III: Vari campi di apostolato; Cap. IV: Vari modi di apostolato; Cap. V: L'ordine da osservare nell'apostolato; Cap. VI: La formazione all'apostolato, cf. SACROSANCTUM CONCILIUM (ECUMENCUM VATICANUM II, Volumen IV, Periodus Quarta, Pars II, Congregationes Generales CXXXIII-CXXXVII, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXVII, pp. 303-366; 399400; 444-450; 502-503.

Per le ultime modifiche del Decreto, Cf. SACROSANCTUM C ONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM II, Volumen V, Processus Verbales, Pars III, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXXI, pp. 341-343.

(97) Cf. Congregatio Generalis CLVI (9 novembris 1965), in ACTA SYNODALIA SACROSANCTI C ONCILII OECUMENICI VATICANI II, Volumen IV, Periodus Quarta, Pars VI, Congregationes Generales CLVICLXIV, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXVIII, 9-130; pp. 197-198.

Per la votazione e lo schema definitivo, e per la promulgazione del Decreto, cf. ACTA SYNODALIA SACROSANCTI CONCILII OECUMENICI VATICANI II, Volumen IV, Periodus Quarta, Pars VI, Congregationes Generales CLVI-CLXIV, Sessio Publica VIII, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXXVIII, pp. 609-632; 687-689.

(98) AA 4 m.

(99) AA 4 o.

(100) Cf. AA 4.

(101) Cf. AA 1 d.

(102) Can. 329--Moderatores consociationum laicorum curent, ut sodales consociationis ad apostolatum laicis proprium exercendum debite efformentur.

(103) Can. 225--[seccion] 2. Hoc etiam peculiari adstringuntur officio, unusquisque quidem secundum propriam condicionem, ut rerum temporalium ordinem spiritu evangelico imbuant atque perficiant, et ita specialiter in iisdem rebus gerendis atque in muneribus saecularibus exercendis Christi testimonium reddant.

(104) Can. 226--[seccion] 1. Qui in statu coniugali vivunt, iuxtapropriam vocationem, peculiari officio tenentur per matrimonium et familiam ad aedificationem populi Dei allaborandi.

(105) Can. 227--Ius est christifidelibus laicis, ut ipsis agnoscatur ea in rebus civitatis terrenae libertas, quae omnibus civibus competit; eadem tamen libertate utentes, curent ut suae actiones spiritu evangelico imbuantur, et ad doctrinam attendant ab Ecclesiae magisterio propositam, caventes tamen ne in quaestionibus opinabilibus propriam sententiam uti doctrinam Ecclesiae proponant.

(106) Alcuni Istituti secolari, specie tra i primi fondati, non ritenevano opportuna la presenza di membri associati, cosi come ancora oggi non la considerano necessaria. Tuttavia sono molti gli Istituti che non solo hanno membri associati, ma che sin dalle loro origini hanno contemplato la presenza delle due categorie di membri: consacrati e associati.
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Author:Hernandez Rodriguez, Maria Victoria
Publication:Universitas Canonica
Date:Jan 1, 2010
Words:16408
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