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I doveri fondamentali del fedele: caratteristiche e inquadramento sistematico.

Resumen: La presente contribucion examina el alcance de los deberes fundamentales de los fieles. Se parte del analisis de la doctrina canonica y del contenido de las disposiciones del Codigo para delinear las caracteristicas de la figura: obligatoriedad juridica, generalidad del deber y, sobre todo, caracter primario o fundamental de la exigencia. El intento de encuadrar esta obligatoriedad esencial se centra en los ambitos liturgico-caritativo, educativo-formativo y socio-participativo, resaltando los aspectos principales. La atencion a los deberes es complementaria de los derechos, pero no puede entenderse como una limitacion o restriccion del justo reconocimiento de estos derechos.

Palabras clave: Deberes fundamentales de los fieles, Constitucion de la Iglesia, Derechos de la Iglesia en cuanto institucion.

Abstract: This paper explores the scope of the fundamental obligations of the faithful. The analysis reflects first on canonical doctrine and the provisions of the Code in defining the features of such obligations: the obligatory nature of the law, the general scope of duty and, above all, the primacy or fundamentally of an obligation as such. Our purpose is to classify this core sense of obligation in relation to the liturgical-charitable, educational-formational and social-participatory fields, highlighting the main features in each area. This interpretation reads obligations as complementary to rights, and cannot be understood as a limitation or restriction on the fair recognition of such rights.

Keywords: Fundamental Obligations of the Faithful, Constitution of the Church, Rights of the Church as an Institution.

The Fundamental Obligations of the Faithful: Features and Framework

1. LA "GIUSTA" ENFASI SULLE SPETTANZE DEL FEDELE?

La letteratura canonistica contemporanea si e concentrata prevalentemente sulla figura dei diritti dei fedeli. L'innovativita della concezione degli iura fidelium ha giustificato infatti l'approfondimento soprattutto della portata creditoria e pretensiva dello statuto fondamentale del cristiano (1). Il principale elemento di maturazione e sviluppo dell'ecclesiologia conciliare d'altronde e rappresentato proprio dalla enucleazione e valorizzazione della sfera attiva e partecipativa del popolo di Dio. Gli studi e le ricerche specialistiche evidenziano pertanto specialmente i riconoscimenti e le spettanze dei christifideles nella comunione ecclesiale (2). Il riferimento all'aspetto attivo delle relazioni di giustizia tuttavia in genere non viene disgiunto da quello passivo. La caratterizzazione in molti casi e solo nominale o espressiva (l'esposizione dei diritti ricomprende di fatto anche i doveri) (3). In ogni caso non e assente mai il riferimento alla situazione debitoria o obbligatoria (4). Ci pare pero che manchi una trattazione specifica e organica dei doveri fondamentali. La minor novita o rilevanza dei obblighi essenziali del cristiano fa comprendere magari la minor rilevanza scientifica, ma non autorizza a trascurare o marginalizzare troppo l'influsso dei doveri. La poca attenzione per le obligationes fidelinm rischia altrimenti di falsare o sminuire la composita strutturazione dello statuto del fedele.

La divergente scelta o ratio adottata nella intitolazione della codificazione latina e orientale pone anzitutto un quesito di ordine concettuale, che non riteniamo del tutto secondario: l'anteposizione degli obblighi ai diritti e un residuo storico o una peculiarita dell'ordinamento canonico? L'opzione legislativa latina non e esente da una certa cautela o riserva nei confronti del riconoscimento delle spettanze dei fedeli (5). Superato il problematico contesto storico di gestazione, sussistono incertezze e disparita d'opinione. Bisogna chiarire anzitutto che l'ordine e l'anteposizione nel binomio diritti-doveri non e decisivo o risolutorio da un punto di vista ermeneutico, e solo una "indicazione di percorso" o una manifestazione di sensibilita. Al di la dell'autorevolezza e del significato dell'inversione successiva, la prima soluzione legislativa e stata sottolineata e difesa da diversi autori (6). Un intento non troppo recondito e quello di marcare la peculiarita e specificita ordinamentale del modello canonico e lo spirito della comunione gerarchica. L'iniziale perplessita verso la "fondamentalita" di stampo civilistico sarebbe stata bilanciata dalla correzione formale (la soppressione del qualificativo fondamentali) e dall'alternativa impostazione canonica. In alcuni casi la notazione giunge a rappresentare un aspetto costitutivo generale dell'ermeneutica e della giuridicita ecclesiale anche a fronte dello smarrimento della cultura giuridica secolare: <<"Directum" frente a "ius": el derecho canonico como conjunto de deberes>> (7). Sta di fatto che i doveri appaiono come centrali e caratterizzanti nell'ordine sociale giusto del popolo di Dio. Nella Chiesa d'altronde non e concepibile una liberta senza responsabilita solidale e vincoli istituzionali (8). L'incorporazione vitale con Cristo e fonte diretta di impegno ed esigenza verso i fratelli e l'autorita.

Va precisato subito che l'esplorazione dei doveri essenziali del cristiano non intende sovvertire l'impostazione del sistema ecclesiale a partire anzitutto dagli iura fidelium (9). La dignita e liberta del fedele e il fulcro attorno a cui ruota tutto l'ordinamento canonico, anche per quanto riguarda la retta comprensione del profilo istituzionale. Riteniamo pertanto preferibile concettualmente la formulazione del codice orientale (10). Come accaduto per la "fondamentalita" (11), pare d'altronde che anche per l'inversione logica "doveri-diritti" la resistenza o, forse, la prevenzione sia stata superata o, almeno, stemperata dal tempo (12). L'anteposizione dei diritti non solo si conforma meglio alla cultura giuridica universale ma sembra pio in linea con Vorientamento inclusivo e partecipativo dei beni della comunione. Al di la della carente responsabilizzazione dei battezzati, il punto pio critico nel perseguimento del bene comune ecclesiale resta probabilmente legato alla difficolta di coniugare l'esercizio della potesta ecclesiastica con il rispetto delle forme e dei valori giuridici (13). L'esplicitazione prioritaria della titolarita delle situazioni giuridiche attive non appare pertanto demagogica o propagandistica ma rispondente alla logica del fenomeno giuridico anche nella Chiesa. I doveri fondamentali richiamano tuttavia il necessario riferimento alla comunione e alla sua strutturazione, che rappresentano una nota specifica e caratterizzante del modello canonico. La reciprocita diritti-doveri implica in pratica una sinergia e armonia. L'attenzione alla condizione c.d. passiva mira allora ad evitare impostazioni sfocate o unilaterali dello statuto del fedele e permette di recuperare il profilo solidale e comunitario attualmente spesso ignorato o trascurato nel cammino cristiano.

2. L'ATTENZIONE DOTTRINALE CIRCA LA DOVEROSITA FONDAMENTALE

La dottrina canonistica, come accennato, si e interessata pio dei diritti che dei doveri fondamentali. Non ci risulta che esistono trattazioni o studi di taglio monografico esclusivi o troppo specifici sull'argomento. A parte gli scritti relativi alla configurazione o introduzione dei diritti dei fedeli, in genere anteriori alle codificazioni vigenti (14), tuttavia non manca mai una considerazione del profilo obbligatorio dello statuto del cristiano. Le esposizioni, piuttosto numerose e spesso abbastanza analitiche e attente, della prima parte del De populo Dei contengono riferimenti espliciti e diretti ai vincoli comunionali e gerarchici dell'agire dei battezzati (15). I commentari o le presentazioni delle disposizioni codiciali (cio vale anche per i testi--la maggioranza--che seguo no un metodo esegetico nell'illustrazione della scienza costituzionale canonica) affrontano pio o meno dettagliatamente i doveri di comunione, obbedienza, sostegno e corresponsabilita, ecc. Un limite, in parte congenito in un inquadramento fondamentale, e la genericita e indeterminatezza del riferimento alle diverse nozioni. In questo tipo di approccio non e troppo lontano il rischio dell'elaborazione di affermazioni o direttive di principio pio che formulare esigenze concrete. La presentazione di una sorta di "contenitore senza contenuto" svilisce evidentemente il contributo del giurista. Il formalismo abbastanza diffuso e radicato nel costituzionalismo secolare non favorisce inoltre lo sviluppo di un metodo e di uno stile realmente alternativi.

In generale si nota una scarsa tematizzazione della questione della doverosita fondamentale e una penetrazione piuttosto vaga e incerta delle possibili fattispecie. La novita dello statuto del fedele determina d'altronde una comprensibile cautela espositiva ed il necessario ricorso alla delimitazione ermeneutica della figura (16). Rispetto al catalogo normativo dei doveri fondamentali vigente si evidenzia la limitazione tecnica e concettuale della formulazione e della sistematica, la storicita e contingenza della comprensione ecclesiologica, il carattere non esaustivo e completo delle previsioni, il labile confine tra sfera morale e giuridica, ecc. (17) Le note acquisite nella letteratura canonistica sono pio negative e limitative che positive e definitorie. Il rilievo della matrice divina dello statuto del battezzato conduce alla costatazione dell'insufficienza e precarieta di ogni traduzione in termini normativi. Tale chiarimento pregiudiziale appare utile e significativo per evitare improprie pretese di spiegazione o sistemazione esaurienti, non risolve comunque il problema della determinazione della sostanza e del contenuto della doverosita essenziale del cristiano. Un discorso analogo riguarda in parte anche i diritti, ma le precisazioni e, soprattutto, le elencazioni, per quanto incomplete o lacunose, presentano mag gior concretezza e specificazione (18). Verrebbe da osservare (e non c'e da meravigliarsene) che attualmente le prerogative del fedele sembrano pio chiare e determinate di quelle dell'Istituzione.

Puntualizzato con molta approssimazione il riscontro o, forse, l'impressione risultante dall'atteggiamento o dall'impostazione dottrinale prevalente, conviene esaminare pero anche alcuni degli apporti speculativi forniti. Vale la pena soffermarsi anzitutto sulla teorizzazione e giustificazione della priorita e prevalenza dei doveri rispetto ai diritti. L'autore che con pio fermezza e motivazione ha sostenuto questa tesi e probabilmente Corecco (19). Sulla sua scia e alla luce della sistemazione codiciale latina parecchi hanno seguito e difeso questo orientamento (20). La precedenza non risponderebbe tanto alla scelta legislativa operata (in linea con l'accentuazione gerarchica e autoritaristica assunta dall'apparato ecclesiastico) quanto ad una precisa opzione critica: nello spirito diaconale e partecipativo della comunione ecclesiale la rivendicazione dei diritti e subordinata all'esecuzione degli obblighi. L'anteriorita delle obligationes fundamentales deriverebbe da un criterio logico e ontologico. Almeno secondo l'argomentazione di Corecco nel piano logico la Chiesa precede il fedele; in quello ontologico l'orizzonte filosofico cede alla prospettiva teologica ed ecclesiologica prevalente. La questione speculativa di fondo meriterebbe un esame pio approfondito, ci sembra comunque che l'indebita inversione rischia di perpetuare una prevalenza dell'Istituzione sulla persona e una miope percezione della dignita battesimale e dell'essenza stessa del diritto. L'opzione ontologica del realismo tomista, fondata sulla struttura intrinseca alla natura delle cose, e sufficiente a scongiurare le derive idealistico-razionalista e nominalista-volontarista spesso assunte dal costituzionalismo moderno (21). Il "non conflittivismo" o la "non competitivita strutturale" non e un'esclusiva o una peculiarita dell'ordinamento ecclesiale ma una proprieta della retta comprensione dei diritti fondamentali (22). La precedenza della configurazione dei doveri rispetto alle pretese non sarebbe troppo lontana dall'impostazione del realismo classico (23), nelle menzionate sottolineature dottrinali pero preoccupa soprattutto la resistenza al garantismo e la poca fiducia nei confronti dei fedeli: la subordinazione del governo al diritto non e un attentato alla comunione ma una misura di prudenza e un'affermazione di stima verso l'autorita (24). Nell'approccio realista la specularita o reciprocita tra diritti e doveri implica ad ogni modo che si individui e definisca attentamente la situazione correlativa per evitare genericita e astrattezze (25), operazione che sovente manca nell'invocazione dell'etereo spirito della comunione.

Al di la della presentazione delle statuizioni normative, qualche autore ha cercato di offrire una sistemazione organica e sintetica della doverosita fondamentale. In questa linea risulta particolarmente interessante il possibile criterio di decodificazione sistematico proposto. Il riferimento alla comunione e diffuso e abbastanza costante; il <<Vivere nella comunione>> e stato enucleato con particolare chiarezza e determinazione da Feliciani (26). Il concetto rappresenta il vero e unico impegno fondamentale (per quanto non sia ritenuto riducibile solo alla situazione obbligatoria), non e casuale che quest'Autore lo abbia espressamente anteposto al catalogo dei doveri e dei diritti: <<Inoltre vivere nella comunione non e uno tra i tanti doveri e diritti che competono ai battezzati ma costituisce l'unico diritto dovere veramente fondamentale in quanto riassume, sintetizza e qualifica tutti gli altri>> (27). Nonostante le acute osservazioni svolte, la specificita dei contenuti sostanziali e delle forme di esercizio dello statuto del fedele non va troppo al di la dell'esame del testo legale. Incitti, dal canto suo, dopo aver analizzato la natura giuridica del binomio dovere-diritto fondamentale in Ecclesia, offre come criterio sistematico: la santita (28). L'argomentazione va oltre la semplice ricezione critica del can. 210 (29) e accorpa tutto il catalogo nel dovere di una vita santa, nella titolarita della missione e nel rispetto della comunione gerarchica. Santita e missione rappresenterebbero le coordinate essenziali del quadro costituzionale (30). Moneta ritiene componenti essenziali della liberta del fedele (come sintesi della sua condizione fondamentale) la responsabilita e le esigenze di comunione (31). Valdrini sembra propendere tra il criterio classico di Chiesa societa e quello moderno di Chiesa comunione per l'adozione di un criterio alternativo e sintetico di Chiesa societa specifica: <<La particolarita della Chiesa rispetto alle comunita politiche non ha come conseguenza il concetto essenzialmente diverso e sui generis di diritti e doveri, ma identificarla come una societa diversa essendo la sua natura e le sue finalita salvifiche ed escatologiche (gia e non ancora)>> (32). L'A. comprende l'esercizio dei doveri e diritti tra il rispetto della comunione e l'attenzione al bene comune, evidenziando l'autolimitazione da parte dei fedeli e la limitazione da parte dell'autorita. Il concetto di autolimitazione elaborato ha poi un carattere ecclesiologico, istituzionale e giuridico (33).

I riferimenti si potrebbero chiaramente moltiplicare; le concettualizzazioni proposte individuano spunti sicuramente interessanti e stimolanti, non ci pare comunque che riescano a superare la sensazione di genericita e astrattezza gia segnalata.

3. UNA BREVE RICOGNIZIONE CODICIALE

L'enucleazione e la "decodificazione" della doverosita essenziale del cristiano non puo prescindere dal riscontro codiciale. L'esame analitico dello statuto fondamentale (e in generale dell'intero apparato legale) chiaramente supera le possibilita di questo contributo, ci limitiamo pertanto ad alcune considerazioni riassuntive o, piuttosto, di cornice o di contorno. L'assenza di un preciso ordine o classificazione delle situazioni giuridiche, spesso rilevata (34), complica la percezione della razionalita del sistema, la ricostruzione della mens Legislatoris e il ruolo dell'interprete, ma non puo sminuire il merito e la validita dello sforzo profuso (35). Nella presentazione legislativa non si rinviene un'organicita definita o un preciso piano costruttivo per quanto le disposizioni abbiano cercato di seguire una certa gradualita e scansione logica. Emerge ictu oculi comunque la prevalenza numerica dei diritti con la precedenza pero di alcuni doveri (36). Il dato quantitativo percio non rende probabilmente ragione della pregnanza e assorbenza degli obblighi.

Riguardo alla doverosita nello statuto del fedele, da un punto di vista tecnico e formale conviene accennare alla collocazione dei canoni relativi ai doveri, alle limitazioni intrinseche dei diritti e alla formulazione adoperata. I doveri pio specifici e caratterizzanti si concentrano all'inizio e alla fine della trattazione del Titolo I (37). Premessa l'affermazione dell'uguaglianza, segue l'esplicitazione dei quattro doveri principali (comunione e diligenza, santita, missione e obbedienza); nella conclusione dello stesso Titolo c'e poi l'obbligo di sovvenire alle ne cessita della Chiesa, di promuovere la giustizia sociale e di soccorrere i poveri, lo statuto si conclude poi con la connotazione dell'esercizio delle spettanze. Si tratta in pratica dell'avviamento e del coronamento dello statuto del christifideles. La sistemazione evidenzia l'importanza attribuitagli dal Codificatore. Occorre rilevare inoltre che non solo si danno alcune coincidenze o contiguita con i diritti (38), ma nella formalizzazione dei diritti sono comprese espresse limitazioni o restrizioni obbligatorie (39). L'esercizio dei diritti viene inteso e regolamentato in un'ottica patentemente cooperativa (40). La sfera debitoria e pio estesa delle, peraltro ampie, previsioni generali. Per quanto concerne le espressioni si riscontra una certa varieta semantica (obligatione adstringitur, officia adimpleant, debent, officium habent, tenentur). In alcuni casi si parla di obbligo, in altri si menziona un dovere, altrove si richiama l'espressione verbale imperativa. L'accezione pio chiara e perentoria sembra indubbiamente "sono tenuti all'obbligo" (obligatione tenentur). Non riteniamo che alla varieta terminologica corrisponda una differenza di forza o cogenza, in una prescrizione normativa comunque una maggior nettezza e uniformita risulta apprezzabile.

Per quanto concerne l'aspetto sostanziale, i nove riferimenti espliciti a situazioni debitorie concernono la comunione e la diligenza, la santificazione personale ed ecclesiale, Vevangelizzazione, l'obbedienza e la manifestazione del pensiero, la sovvenzione alle necessita ecclesiali, la promozione della giustizia sociale e il soccorso dei poveri. A mo' di sintesi o coronamento si potrebbe inserire anche l'indiretto dovere di perseguire il bene comune. La determinazione del contenuto delle nozioni richiamate appare difficile e incerta. Da parte di molti tra l'al tro si dubita della reale giuridicita di talune indicazioni (41). Ben pio di clausole generali o aperte, le espressioni evocate (comunione, santita, missione) hanno una portata quasi assorbente o totalizzante dell'essere e dover essere del fedele. La dottrina peraltro ha spesso rilevato che le situazioni obbligatorie indicate hanno anche un contenuto pretensivo (42). Come gia ricordato, il valore pio comunemente invocato e richiamato e quello della comunione (43). L'origine del can. 209 sul dovere di comunione fa comprendere come si tratti di un principio d'indirizzo o un parametro d'apertura (nella tecnica legislativa e rapportabile alle norme di chiusura o interpretative, sul modello della suprema /ex) (44). L'onnicomprensivita del criterio richiede una colorazione e specificazione ermeneutica e operativa (45). NtWintentio del Legislatore si comprende che il fedele coopera fattivamente e responsabilmente alla missione ecclesiale.

La sfera dell'obbligatorieta essenziale non puo chiaramente essere ristretta ai 16 canoni del De obligationibus et iuribus omnium christifidelium, richiede una valutazione completa del sistema canonico.

4. LE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEI DOVERI FONDAMENTALI

Per circoscrivere meglio Ya figura dei doveri fondamentali ci sembra che si possano agevolmente individuare tre circoli o sfere di progressiva determinazione della nozione: l'obbligatorieta giuridica, la generalita del dovere e la primarieta dell'impegno richiesto. Doveri non giuridici, doveri specifici e peculiari e doveri secondari o accessori non possono sicuramente essere ritenuti fondamentali.

4.1. Lobbligatorieta giuridica

La prima connotazione essenziale concerne la natura giuridica dell'obbligo. Lo spartiacque tra morale e diritto non e di facile delimitazione in ambito canonico. Nella giuridicita ecclesiale, proprio per la sua finalita escatologica e trascendente, sovente entra pure l'intenzione, l'intimita o addirittura la coscienza del soggetto agente (46). L'esemplarita o rettitudine morale della condotta in quanto tali, pur auspicabili e, in un certo senso, decisive per la testimonianza cristiana, non rientrano nel novero delle possibili esigenze. L'adempimento di cio che e giusto per contro ha un necessario riscontro etico (47). Vale solo la pena di precisare che gran parte della vita virtuosa del popolo di Dio si svolge nella spontanea esecuzione del dovuto. La mancata conoscenza o avvedutezza della qualita della prestazione non cambia ovviamente il carattere dell'atto. Solo li dove chiaramente vi sia esteriorita e alterita dell'attivita (impregiudicata sempre la valutazione della disposizione soggettiva), l'agire puo avere pure una valutazione sociale impegnativa, in tal senso il fedele coopera all'edificazione della Chiesa (48). Evitando il rischio di una sorta di "pangiuridismo" (49), per quanto andrebbe meglio circoscritto e precisato, non ci sembra si possa escludere in radice che il dovere di santita sia anche giuridico (50). Considerazioni analoghe possono valere per l'annuncio e l'apostolato. Bisogna comunque tener distinto, senza separare, cio che e vincolante solo in coscienza da cio che e obbligante secondo giustizia (51). Spesso e la specificita della relazione interpersonale che determina e qualifica la logica e il contenuto delle situazioni (si pen si alla qualificazione tutoria genitoriale, istruttiva o pastorale (52)), la portata debitoria percio e valutabile appieno solo nella concretezza delle situazioni, cio non toglie pero la validita dell'affermazione generale.

4.2. La generalita del dovere

La seconda condizione della doverosita fondamentale e rappresentata dalla generalita dell'imposizione. L'obbligo deve presentarsi potenzialmente comune a tutti i battezzati. La circoscrizione dell'ipotesi ad una determinata categoria di fedeli esclude in principio l'individuazione di una situazione globale e complessiva (53). La generalita e comunione di un debito (fermo restando la sua vincolativita giuridica) peraltro non comporta automaticamente anche il riconoscimento della sua primarieta o capitalita (54). La necessaria universalita del dovere non significa che non sia soggetta a condizioni o restrizioni in ragione dell'indole stessa del vincolo (non della qualita della persona) e che magari in concreto riguardi un insieme molto limitato di fedeli. Abbiamo percio parlato di "potenzialita" o tendenzialita ad indicare l'astratta e soprattutto indiscriminata capacita d'estensione. Anche gli ambiti della ministerialita o della partecipazione alla missione della Chiesa, che pure configurano aspetti assai rilevanti della vita sociale ecclesiale, di fatto risultano abbastanza ridotti e limitati numericamente a fronte della strutturazione gerarchica o del coinvolgimento popolare nella testimonianza della fede (55).

4.3. La primarieta o fondamentalita

La caratteristica pio importante e discriminante e sicuramente la fondamentalita. La fondamentalita o primarieta individua infatti la nota risolutoria e sintetica della figura. La qualificazione corrisponde ad un giudizio o apprezzamento di valore non privo di logica e di rigore (56). Il criterio selettivo puo essere affidato ad un rilievo meramente formale o ad un parametro sostanziale (57). A prescindere dalla mancata formalizzazione costituzionale canonica, occorre sempre aver presente che in un'ottica giusrealista l'importanza della statuizione non deriva dalla formalita dell'affermazione ma dalla sostanzialita dell'attribuzione. Non e escluso neppure che anche nello stesso piano primario si possa rinvenire una progressione o graduazione (58). La compiuta configurazione richiede spesso una declinazione o articolazione (59). La priorita e precedenza denota evidentemente la supposizione dell'esistenza di una doverosita secondaria e derivata. Per un'elementare ragione di organicita nell'insieme del sistema canonico (ma la considerazione puo valere a livello di teoria generale) gli obblighi e la disciplina secondari e accessori (ma non per questo trascurabili o poco rilevanti) appaiono numericamente o quantitativamente prevalenti. La connotazione non riguarda tanto l'importanza o l'incidenza soggettiva del debito quanto la funzione strutturale o costitutiva per Passetto complessivo. La fondamentalita o nevralgicita denota appunto una visione architettonica e armonica (ponderata e ragionata) della giuridicita. L'insidia di una deriva idealistica o intellettualistica del sapere canonico e scongiurato comunque dall'inesorabile riferimento alla natura del bene. Il processo di semplificazione e riduzione porta al nucleo o alla base della spettanza. Fermo restando l'immediatezza di molte esigenze (si pensi in particolare alla non ingerenza nelle sfere di liberta), la graduazione qualificante indica il passaggio finale o ultimo della prudenza giuridica (non si puo trovare alcun principio epistemico superiore (60)). L'irrinunciabilita allora, che pure e una nota identificativa della figu ra, non e tanto soggettiva (indisponibilita da parte del titolare) ma oggettiva (comune necessita identitaria) (61). Il dover essere cristiano si riconosce insomma nella sua essenza insopprimibile.

5. I PRINCIPALI AMBITI DI RISCONTRO DEGLI OBBLIGHI FONDAMENTALI

Inquadrati gli elementi essenziali della figura, cerchiamo di procedere alla concreta individuazione dei doveri fondamentali. Ogni discorso teorico trova infatti un'inesorabile verifica o smentita nel piano sperimentale o operativo. L'operazione di declinazione o riscontro del paradigma concettuale e tuttavia ostica sia per l'assenza di una speculazione scientifica alternativa alla decifrazione del dato codiciale (62) sia per la difficolta di specificare idee o intuizioni astratte e abbastanza complesse. Abbiamo gia chiarito che la generalita non significa genericita o indeterminatezza e che la primarieta, per contro, comporta una certa essenzialita e capacita di selezione e di sintesi (63); la sensazione d'insufficienza o approssimazione espositiva d'altronde e probabilmente congenita nella logica dell'impostazione costituzionale, almeno nello stato attuale della scienza canonica (64). Un mero catalogo o elenco di doveri non solo sarebbe sicuramente provvisorio e incompleto ma rischia di essere equivoco e fuorviarne. Il dover essere cristiano non puo essere ridotto all'adempimento del contenuto minimale di alcune prescrizioni, richiede la percezione della responsabilita complessiva e solidale della salute del Corpo. Preferiamo percio delineare i principali ambiti o settori di riscontro della doverosita ed enucleare le necessarie esigenze di conformazione. In questa linea si sembra che l'esame sia rapportabile a circoli o sfere di penetrazione o avvicinamento nel nucleo della comunione non troppo lontani dai vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico (65). Se si vuole collegare l'ordine alla radicalita o incisivita del patrimonio salvifico riteniamo tuttavia che nel centro della comunione ecclesiale convenga inserire la matrice sacramentale (66).

5.1. L'ambito liturgico-caritativo

L'univoco titolo di attribuzione della condizione fondamentale e il battesimo e segnatamente il carattere battesimale (67). L'impressione o marchio di Dio (l'abilitazione soprannaturale) comporta la destinazione o deputazione al culto divino (68). Il popolo di Dio e quindi essenzialmente e radicalmente un popolo sacerdotale e la liturgia e la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa (69). Non stupisce pertanto che l'ambito cultuale costituisca il fulcro dello statuto del cristiano e pertanto il cardine della doverosita essenziale dei battezzati. Il dovere principale e il riconoscimento del dono di grazia ricevuto e la crescita (intensiva ed estensiva) della carita. La celebrazione del mistero della salvezza e il luogo d'origine e sbocco dell'esistenza cristiana ed ha una dimensione sociale e obbligatoria (70). La giustizia nel culto non e allora una sovrastruttura o appendice tecnico-formale ma la dimostrazione pio chiara dell'oggettivita dei segni e dell'influenza decisiva dei fratelli. Il rispetto e il sostegno degli altri diviene una condizione necessaria (ma evidentemente non sufficiente) del corretto orientamento dei "veri adoratori" (71).

Adombrato il rilievo del bene liturgico, l'estensione della relativa doverosita obbligatoria riguarda primariamente tre sfere di garanzia-. 1) la considerazione e venerazione della dignita del sacro; 2) la partecipazione e osservanza del culto e 3) la disposizione e preparazione personale. Tali aspetti compendiano la composita strutturazione della relazione liturgica sub specie iustitiae e in parte si intrecciano e sovrappongono tra loro.

Occorre anzitutto osservare che la peculiarita del bene deriva auYintrinseca dignita del sacro (72). Il primo passaggio consiste nella manifestazione es teriore della stima e dell'apprezzamento nei confronti del patrimonio sacramentale. Nell'economia sacramentale e prioritario e indispensabile il riconoscimento e la tutela del valore del segno (73). Anche l'ossequio e l'omaggio non e un atto opportuno e conveniente ma un comportamento imposto e dovuto ex natura rei. Il disprezzo o lo spregio (formale e materiale) nei confronti della ricchezza celebrativa sicuramente attentano ai capisaldi della comunione (74), pio difficile e determinare il margine della trascuratezza, negligenza o indifferenza colpevole. Il presente momento di ignoranza e sbandamento diffusi porta a non irrigidirsi o sdegnarsi inutilmente (75). La pregnanza e rilevanza del dovere di deferenza comporta comunque responsabilita e oneri formativi e pastorali seri. A monte di ogni prontuario comportamentale, interessa sottolineare Y indisponibilita e intangibilita della fera sacramentale (76). L'onore divino (che poi e collegato inscindibilmente al bene dei fedeli) non puo mai essere oggetto di manipolazione o contraffazione. Il contegno di profonda riverenza e adeguata custodia appare dunque come Vesigenza basilare della comunione ecclesiastica che accomuna ministri e popolo cristiano (77).

Il carattere battesimale implica la partecipazione al sacerdozio di Cristo. La potenza si realizza esplicitamente nell'azione sacra. Il culto pero non comporta solo la facolta di accesso e fruizione da parte del christifidelis, richiede anche un fattivo impegno di cooperazione e sostegno. Quest'obbligo deriva sia dall'accennata logica d'iniziazione, confermazione e manifestazione della communio ecclesiastica sia dal vincolo fraterno in concreto stabilito. La continuita ed estensione esistenziale dell'organismo sacramentale e iscritta nella ratio della lex gratiae (78). La "immaturita soprannaturale" del fedele (il mancato completamento dell'iniziazione cristiana), imputabile originariamente e principalmente ai genitori o agli agenti pastorali interessati, si concreta in una lesione o depauperamento dell'avviamento cultuale. Il non prendere parte alla cerimonia prevista equivale pure ad un sottrarre una parte (soggettivamente non oggettivamente) alla celebrazione (79). La comunita ha un interesse diretto e qualificato alla sua identita e rappresentativita salvifica. Il contributo sociale dunque non e solo morale o esemplare ma materiale e sostanziale, arricchisce la comunione dei santi. Bisogna distinguere il campo liturgico da quello strettamente sacramentale. A parte il completamento dell'iniziazione cristiana e il contenuto del precetto pasquale (compendiando la Confessione e la Comunione annuale (80)) normalmente la ricezione sacramentale, per un delicato rispetto della coscienza e sensibilita individuale, e rimessa alla liberta del fedele. Nella semplice assistenza o osservanza cultuale esterna chiaramente ci sono meno vincoli e riserve. L'esercizio del culto si specifica nella previsione e regolamentazione autoritativa. I precetti generali della Chiesa si possono ritenere un'esplicitazione sintetica e minimale di doveri fondamentali. La prestazione celebrativa complessivamente intesa rientra nel contributo e concorso comune e imprescindibile.

Un'ulteriore settore della doverosita liturgica riguarda l'attivita dispositiva o formativa del fedele. I sacramenti e in generale il culto non possono prescindere dalla fede e dalla disciplina della Chiesa. L'assimilazione richiesta e percio profonda e incisiva. Come gia precisato, non e esigibile secondo giustizia la pieta, la devozione o l'affetto, si puo e deve richiede pero la consapevolezza, la preparazione e la perizia necessarie. La portata trascendente e soprannaturale dell'ordinamento canonico giustifica un simile ampliamento perfettivo della fattispecie celebrativa. La sfera interiore dell'intenzione e della disposizione assume rilievo solo in virto del controllo e della verifica intersoggettivi (81). La situazione si configura soprattutto in termini pretensivi. Il di ritto all'adeguata preparazione tuttavia non esclude uno specifico e autonomo grave dovere. L'onere deriva dalla personalita dell'iniziativa e dall'autenticita dell'azione. Se la costrizione o l'imposizione violano la liberta della coscienza, l'impreparazione e la superficialita banalizzano e svuotano la dignita del culto. Il rispetto del sacro si concreta pertanto in un preciso dovere abilitativo e conformativo. L'esperienza, la prova e l'allenamento sono condizioni della pastorale liturgica ed esigenze della motivazione e serieta dell'accesso.

I settori segnalati evidenziano che l'obbligatorieta (cronologicamente bisognerebbe invertire l'ordine di presentazione) e riconducibile a prima, durante e dopo l'azione cultuale, copre insomma tutta l'esplicazione del massimo bene della comunione e coinvolge la fedelta al piano divino, l'aspettativa dei fratelli e la rettitudine del singolo (82). La doverosita fondamentale a ben vedere tutela Voggettivita, Vinterdipendenza e la personalita della liturgia.

A livello sistematico ci piace collegare intrinsecamente culto e carita, senza dissociare il nucleo della missione della Chiesa. Il servizio della carita infatti presenta molte affinita e legami col mistero liturgico e l'ordine eucaristico (83). La fraternita e solidarieta cristiana si esprime essenzialmente nella corresponsabilita e ntiVaiuto reciproco. I due poli manifestano tra l'altro l'interazione del vincolo istituzionale-corporativo e del concreto soccorso. In quest'area e particolarmente difficile individuare gli estremi della giustizia per l'influenza costitutiva e perfettiva della gratuita e dell'altruismo; fermo restando l'aspirazione alla generosita e alla prodigalita, il dovere giuridico fondamentale indica il necessario riconoscimento della comunanza e condivisione dei beni spirituali e materiali nel popolo di Dio. Lo "spirito di Corpo" richiesto non disconosce ovviamente lo spazio di proprieta, liberta e iniziativa individuale o la priorita dell'assistenza familiare e la possibile concorrenza con l'impegno professionale e civile, ma esige un'adeguata considerazione delle necessita della Chiesa e del prossimo (84). Pio della sovvenzione o del contributo conta il coinvolgimento o la compartecipazione dei fedeli. La concezione familiare della Chiesa puo aiutare a comprendere l'incisivita e portata dell'adesione di fede: la preoccupazione organizzativa e sociale non indica un apporto esterno (e magari residuale) ma la consapevolezza dei bisogni e l'implicazione personale nella realizzazione della missione ecclesiale. La cooperazione tra l'altro non e limitata all'apporto economico ma si estende alla prestazione e disponibilita del soggetto. La discrezionalita o indeterminabilita quantitativa del soccorso ed il ricorso abituale alla liberalita e spontaneita dei fedeli, non significa che il supporto o l'aiuto non abbiano un carattere di obbligatorieta anche giuridica (85). II sostegno all'Istituzione e la principale manifestazione della diafonia, non legittima pero un atteggiamento di astensionismo o indifferenza nei confronti dei poveri e dei bisognosi. Ogni situazione di emergenza implicherebbe un doveroso soccorso di necessita. L'ordine stesso della carita e la limitazione delle risorse e disponibilita impedisce un intervento costante e perentorio, invita in molti casi a soluzioni pio durature e strutturate, ma non puo misconoscere o sminuire Xeffettiva prossimita e vicinanza dei cristiani. L'opzione preferenziale per i poveri in pratica guida l'azione ecclesiale ma deve ispirare pure il comportamento personale dei cristiani (86). La "coerenza eucaristica" indica proprio la congruenza tra adorazione e cura del Corpo (reale e mistico) di Cristo (87).

5.2. L'ambito educativo-formativo

Il secondo macro-settore della doverosita fondamentale (nello sviluppo della vita di fede ha un posto prioritario (88)) riguarda l'aspetto dottrinale, l'adesione al deposito della Rivelazione. Questo profilo non e spesso troppo sottolineato nella sua valenza obbligatoria ma appare decisivo per la radicazione e l'incremento della fede del popolo di Dio (89). La convocazione e l'aggregazione dei fedeli avviene attraverso i sacramenti e la parola di Dio. Lo stesso accoglimento del patrimonio sacramentale e l'assimilazione al mistero pasquale di Cristo non e concepibile senza l'annuncio e un'adeguata catechesi pre e soprattutto post-battesimale. Al di la del kerigma, la prepotente riscoperta del catecumena to in questo momento della storia della Chiesa non e solo una dimostrazione dell'eterna vitalita dello Spirito ma un'esigenza di autenticita e verita esistenziale (90). Va da se che la formazione richiesta non e solo razionale o intellettuale ma morale, liturgica, spirituale, ecc., riguarda la globalita della vita cristiana. La comunione si edifica proprio sul comune sentire e credere. Parliamo di 'ambito educativo-formativo' ad indicare l'onere di integrare, completare e perfezionare l'iniziazione cristiana in una prospettiva sintetica e complessiva. L'assoluta gratuita della salvezza non puo essere avulsa infatti dal desiderio e dal concreto impegno per la preparazione e conformazione del battezzato.

La parola di Dio ha una natura eminentemente eomunionale (esprime necessariamente la fede della Chiesa) (91). Questa caratteristica determina nell'insegnamento una preoccupazione e vigilanza collettiva di cui tener doverosamente conto. Le funzioni relative al munus docendi infatti non sono necessariamente istituzionali (si pensi all'educazione cristiana dei figli o all'apostolato personale). In questa sede non interessa delineare le diverse situazioni di spettanza (individuale, collettiva e istituzionale) ma cercare di inquadrare unicamente i doveri che derivano dalla condizione di fedele, tali obblighi si articolano in debiti nei confronti dell'Istituzione o degli altri fedeli. Il rispetto del ruolo del magistero appare ad ogni modo centrale e determinante per assicurare l'effettiva condivisione e partecipazione della lex eredendi (92). Nell'esplorazione della doverosita essenziale ci sembra che un riferimento significativo sia rappresentato dalla ricostruzione di Errazuriz M. che ha esaminato con particolare attenzione il bene della parola in chiave fondamentale (93). Tale Autore scandisce i diritti e i doveri secondo la dinamica del bene considerato (ricezione, conservazione, approfondimento e diffusione), alle quattro situazioni evidenziate corrispondono altrettanti obblighi fondamentali (94). La sistemazione proposta sembra abbastanza convincente sia per l'approccio dichiaratamente realista sia per la stretta correlazione tra diritti e doveri e la opportuna distinzione rispetto ai doveri morali, preferiamo tuttavia concentrare l'attenzione su tre aspetti che permettono di decodificare la doverosita considerata: 1) il dovere formativo del fedele; 2) la fedelta al deposito della rivelazione-, 3) Vobbligo di fornire l'educazione cristiana. Si tratta in definitiva di determinare l'estensione dell'onere educativo diretto e indiretto. Il obbedienza della fede e l'univoca aspirazione che sintetizza l'atteggiamento del cristiano ma richiede un minimo di concettualizzazione ed esplicitazione.

In primo luogo emerge Vobbligo dell'istruzione e conveniente preparazione del cristiano. La ricezione del battesimo implica infatti l'onere della crescita e perfezionamento nel cammino di fede. L'autonoma decisione di aderire alla fede (per quanto nel battesimo degli infanti sia surrogatoria) determina il conseguente impegno del richiedente (o dei richiedenti) di completamento e sviluppo del significato del segno (95). La congruenza e coerenza intellettuale e comportamentale allora non solo non possono essere indebitamente dissociate e separate ma richiedono un costante e paziente lavoro di insegnamento e allenamento (96). L'attenzione e preoccupazione dei pastori o dell'autorita non oscurano o travalicano la priorita e preminenza del dovere formativo del diretto interessato. Il fedele in pratica non e un ricettore passivo e inerte della sollecitudine comunitaria e istituzionale ma il principale responsabile del proprio bagaglio di valori e di conoscenze. In merito emerge subito la differenza tra la posizione della persona umana e del christifidelis. Il dovere generale (morale) di ricercare e abbracciare la verita religiosa acquista una valenza giuridica nella misura in cui e suggellato da un preciso e consapevole atto di incorporazione (97). La condizione attiva dei fedeli si esprime nella effettiva capacita e iniziativa del soggetto. La modalita e le concrete forme di ammaestramento, in parte, sono mediate dalle scelte e dalla liberta del singolo (98). Il dovere non riguarda dunque solo l'istruzione iniziale e sacramentale ma il vincolo duraturo di coltivare e alimentare la fede. Il livello deve inoltre essere proporzionato alle attitudini e alla missione di ciascuno (99). Fermo restando l'universale vocazione alla santita e all'apostolato e quindi la comunanza del compito basilare, l'inidoneita o l'impreparazione degli agenti ecclesiali non sono mai giustificabili ed esenti da colpe (l00). L'ideale della formazione e dell'aggiornamento continuo e permanente (nell'ambito professionale) non puo certo essere soddisfatto dalla sommarieta e puerilita dei rudimenti catechistici, l'obbligo formativo e insomma personale, serio e duraturo.

La fedelta al deposito della rivelazione individua lo spirito e il contenuto della prestazione formativa ma assume uno specifico significato obbligatorio in ragione della peculiare strutturazione dell'organismo ecclesiastico. La perpetuazione del messaggio salvifico e legata strettamente alla conformita alla volonta fondazionale di Cristo (101). La comunione gerarchica si manifesta principalmente nel magistero e nella giurisdizione che trovano un riscontro inequivoco e immediato nel bene della parola. Occorre precisare che il rispetto della funzione di magistero non risponde ad un'istanza di dominio e controllo autoritaristico ma ad un'esigenza di oggettivita e autenticita della conoscenza (l02). La condivisione del patrimonio dottrinale e garantita proprio dalla univocita e genuinita veritativa dell'insegnamento della Chiesa (e interesse comune dei fedeli che sia preposta un'autorita qualificata e accreditata). L'obbedienza e l'ossequio richiesti al credente non costituiscono pertanto un atteggiamento formale ed esteriore ma un contegno sostanziale e profondo. La professione di fede rappresenta d'altronde l'asse portante della comunione e il limite estremo della preservazione dell'ordine della carita. La rottura o lesione deliberata e consapevole del vincolo dell'unita di fede giustifica non a caso le pene pio gravi e dolorose per la societa ecclesiastica. Anche i provvedimenti sanzionatoti e disciplinari in materia manifestano la delicatezza e pregnanza della custodia del sacro deposito. Al di la della patente violazione, la lealta, l'onesta e il rigore intellettuale integrano un requisito di ogni manifestazione del pensiero. L'obbedienza, come anticipato, non e meramente disciplinare ma organica e strutturale nella vita del fedele e del popolo di Dio. Il rispetto e la docilita chiaramente si affina e specifica nella ricerca e nell'approfondimento teologico (103). L'apertura e lo sviluppo della conoscenza che ispirano l'approccio scientifico non possono confondersi con l'opposizione, la polemica o la protesta nei confronti del magistero della Chiesa. Il dissenso e la contestazione, senza per questo negare in radice una facolta di dibattito o di critica, rappresentano non di rado una negazione della correttezza e rettitudine del lavoro accademico (104). La fedelta alla verita che salva in pratica guida e illumina tutto l'agire del credente (ricezione, confronto, approfondimento).

L'altro versante della doverosita inerente al munus docendi concerne il provvedere all'adeguata formazione del fedele. Oltre alla richiesta dell'impegno personale, vi e infatti uno specifico obbligo di adoperarsi e curare l'istruzione religiosa altrui. L'impronta altruistica e solidale del dovere non deve far perdere di vista il contenuto e la gravita dell'onere (corrisponde al diritto all'educazione cristiana, conformemente ai principi della liberta religiosa (105)). Il compito educativo non e oltretutto semplicemente eventuale, vicario o suppletivo ma sicuro, proprio e autonomo (106). Non si tratta peraltro solo di un vincolo istituzionale di attenzione (fedele-Istituzione) ma anche e soprattutto di una relazione interpersonale di affidamento e servizio (fedele-fedele). La preoccupazione diffusa e generalizzata della comunita credente (il generico dovere apostolico (107)) si concreta in virto della particolare condizione, della situazione sociale o della preposizione ministeriale. Il titolo del debito e rappresento quindi dalla qualificazione familiare, sociale o pastorale dell'incarico (108). Genitori, tutori, insegnanti, padrini, parroci, catechisti, ecc. non hanno un dovere solo mo rale o ideale ma giuridico ed effettivo di integrare e completare la formazione cristiana dei fedeli. La cura e la sollecitudine non puo limitarsi neppure all'assistenza o al controllo (cioe ad un ruolo passivo o inerte). Nel delicato aspetto della trasmissione della fede tra le generazioni il vero "dramma" attualmente deriva spesso dall'assenza o impreparazione delle figure genitoriali. La responsabilita dei genitori e, in generale, della famiglia e tra l'altro prioritaria, predominante e inderogabile (109). Si comprende in questa linea anche la necessita dell'integrazione tra esempio e dottrina, che peraltro trascende il mero contesto familiare (la coerenza esistenziale costituisce un inesorabile condizione di idoneita dell'educatore o, in caso di infungibilita, almeno di supporto e supplemento (110)). La misura del dovere si conforma anche in questo caso alle condizioni e alle capacita del destinatario, senza troppi sconti pero sulla qualita e serieta (anche pedagogica e didattica) dell'insegnamento. L'evangelizzazione dunque e soprattutto una sfida esemplare ed educativa.

5.3. Lambito socio-partecipativo

Il settore forse pio ampio e vario della doverosita fondamentale riguarda la complessiva partecipazione alla missione della Chiesa. Alla convocazione attraverso la parola e i sacramenti segue appunto la congregazione attraverso la carita (111). Il rilievo ad alios nell'ambito della compagine salvifica si puo rapportare infatti o all'istituzionalita della Chiesa o alla fraternita cristiana (112). I due profili segnalati invero non sono avulsi o estranei rispetto agli ambiti liturgico ed educativo esaminati (supra [seccion][seccion] 5.1 e 5.2), si intersecano e collegano intimamente con la distribuzione dei beni salvifici, possono tuttavia essere colti con un'autonoma valenza e consistenza (113). Le relazioni col governo e con la comunita completano il quadro dell'azione ecclesiale del fedele e quindi della possibile doverosita. Occorre subito evidenziare che giurisdizione e fraternita non sono in conflitto o opposizione ma convergono nell'assicurare una comunita organica e coesa (114). Concepire il governo ecclesiastico come una sovrastruttura autoritaristica o un apparato funzionale stravolge completamente il senso e l'ordine della carita. L'organizzazione e invece intrinseca e concorde con la testimonianza e la missione dei cristiani.

Preferiamo procedere, come per gli altri ambiti, pio che ad un analitico catalogo o elencazione ad un'enucleazione tipologica e orientativa di esigenze fondamentali. Riguardo all' istituzionalita della Chiesa (all'azione pubblica e ufficiale dell'Istituzione) ci pare che si configurino prevalentemente due direttrici obbligatorie: l'una legata alla partecipazione e collaborazione, l'altra uYosservanza e disciplina dei fedeli. Per quanto concerne invece i rapporti sociali, al di la del servizio della carita gia indicato (supra [seccion] 5.1), emerge lo spiccato riferimento al rispetto interpersonale.

La partecipazione indica Y interesse e la fattiva cooperazione dei fedeli alla vita del popolo di Dio. La passata (ma ancora radicata) accentuazione gerarcologica e autoritaristica della funzione pubblica stravolge il carattere popolare e comunitario della missione ecclesiale. La riscoperta della condizione attiva del christifidelis sollecitata dal Concilio ha potenzialita probabilmente ancor pio pregnanti e rilevanti della stessa uguaglianza. Tali virtualita pero possono ritenersi, in parte, ancora inespresse (115). Condivisione, presenza, e intervento indicano ad ogni modo tre modalita successive e progressive di realizzazione dell'actuosa participatio che meritano una certa considerazione (116). In molti casi a diritti o facolta espressamente riconosciuti corrispondono specifici obblighi. Alle spettanze di informazione e comunicazione (sempre pio avvertite e sentite nell'opinione pubblica) corrisponde allora il dovere dei cristiani di far conoscere ed esporre all'autorita competente quanto influisca sul bene comune. L'indifferenza o la trascuratezza di tanti possono essere fonte di grave confusione e disordine. La discrezione e la riservatezza non giustificano silenzi o mancanze di segnalazione (117). La presenza implica la doverosita del concorso. La chiamata a svolgere incarichi o compiti determinati, fermo restando la discrezionalita e l'autonomia della valutazione di idoneita e capacita individuale, non rappresenta un semplice invito o un'opportunita gratificante, ma la segnalazione di un'esigenze e necessita pubblica. La collaborazione non risponde allora all'inclinazione e al desiderio del fedele ma all'incorporazione vitale e libera del cristiano in una realta corporativa e solidale. Senza ignorare la delicatezza e complessita di ogni concreto giudizio, il limite del coinvolgimento deriva dall'impossibilita' o difficolta oggettiva. La frequente indisponibilita all'integrazione degli organismi di partecipazione o consultazione dei fedeli manifesta comunque una mancanza di maturita e sensibilita ecclesiale non priva di rilievo giuridico (118). L'interesse per il bene comune, pio che nell'informativa e nella disponibilita ad assumere compiti, si manifesta comunque nell'iniziativa e nell'impulso generalizzati e diffusi. Se appare deficitario il coinvolgimento organizzativo, preoccupa ancor pio l'atteggiamento abulico e indolente nei confronti dell'impostazione della pastorale da parte di molti laici (119). L'intraprendenza e il dinamismo non possono essere prescritti o imposti ma possono essere promossi e valorizzati (in tal senso rappresentano un dovere dell'Istituzione) (120). La spinta e l'apporto istituzionale del fedele costituisce normalmente una facolta e una capacita, acquista tuttavia una dimensione obbligatoria nella misura in cui assume un carattere sussidiario e di supplenza (121). Ogni intervento e vincolato chiaramente alla natura e allo spirito del servizio ecclesiale. Una situazione di necessita o di obiettiva sofferenza puo parimenti rendere dovuta la proposta e il suggerimento.

Il dovere pio chiaro del fedele nell'ambito istituzionale concerne comunque l'obbedienza e l'osservanza giurisdizionale. L'esercizio della potesta di governo reclama scrupolosa attenzione e piena conformita. In un'ottica realista conviene sottolineare che il debito non si limita al rispetto e all'ossequio formali ma richiede l'adempimento e l'ottemperanza sostanziale degli ordini e delle prescrizioni. Il limite alla vincolativita dei comandi autoritativi pio che nella mera legittimita sta nella rispondenza ai criteri del buon governo (122), che chiaramente deve presumersi. Un'erronea percezione del dover essere ecclesiale rischia di presentare l'obbedienza come opposta alla partecipazione e di evidenziarne solo la passivita e negativita. La vera osservanza invero non solo esprime la fedelta alla matrice cristologica della potestas regiminis ma richiede soprattutto l'adesione e l'operosita dell'agente (123). La disciplina e un'affermazione e una garanzia della liberta (124). L'ordine (anche quello della carita) e la pacifica convivenza non possono che reggersi sul rispetto dell'autorita. L'attivita legislativa, amministrativa e giudiziaria nella Chiesa tra l'altro sono direttamente al servizio dei beni della comunione. La facolta dei ricorsi o delle impugnazioni evidentemente non e una forma di contestazione o un attentato al prestigio degli organi ecclesiastici, ma un mezzo per assicurare e tutelare meglio la giustizia della giurisdizione (125). La partecipazione dei fedeli peraltro puo (e in taluni casi deve126) estendersi anche al procedimento amministrativo e giudiziario. L'orientamento veritativo o istituzionale che ispira tutto l'apparato ecclesiastico conforma anche l'esercizio del governo e impone precisi obblighi di lealta, trasparenza e correttezza ai fedeli. Nella sfera in senso lato amministrativa si riscontra insomma una partecipazione o cooperazione degli amministrati ex auctoritate (non su iniziativa) dovuta e qualificata dall'adesione istituzionale.

Un'ulteriore campo d'impegno concerne l'atteggiarsi delle relazioni mutue tra i fedeli. La fraternita e la solidarieta chiaramente superano e trascendono la prospettiva della giustizia. I rapporti sociali tra cristiani tuttavia possiedono anche un'obbligatorieta giuridicamente vincolante nella misura in cui riflettono ed edificano la communio fraterna. I doveri cristiani non divergono sostanzialmente dai doveri semplicemente umani, comportano pero un arricchimento e una determinazione contenutistica. Il rapporto tra fede e ragione d'altronde implica un processo di maturazione e purificazione delle categorie naturali (127). Non e possibile compiere un esame analitico e completo del settore, bastano alcuni accenni a livello esemplificativo al rispetto della buona fama, della coscienza e del pluralismo ideologico. Al di la delle evidenti manchevolezze e prevaricazioni della mentalita secolarizzata e della societa della rivelazione sfacciata, la tutela della riservatezza e della buona fama si atteggiano in maniera specifica e peculiare nella realta ecclesiastica. La sensibilita cristiana e fonte infatti di particolare stima e riguardo per l'onorabilita della persona (128). Il riscontro dell'immagine divina non comporta solo un innalzamento, per cosi dire, qualitativo ed etico del dover essere ma una forma di "interfaccia" e comunicazione diversa. Il limite non sta nella verosimiglianza o decenza della presentazione della notizia ma nella effettiva utilita della rivelazione e soprattutto nella forma costruttiva dell'esposizione. Ogni informazione o commento peggiorativo o deteriore percio viola la giustizia e attenta gravemente al tessuto ecclesiale (129). Il riguardo per l'altrui decoro e buona fama non sono indice di affettazione curiale ma di uno stile cristiano obbligatorio. I dati e, a maggior ragione, i giudizi personalissimi e sensibili vanno dunque circoscritti all'essenziale e custoditi. La portata spirituale e trascendente dell'ordinamen to comporta anche lo speciale rilievo della difesa della coscienza. La delicatezza e il rispetto nei confronti del foro interno non e solo un "sacro vincolo" dei pastori ma un impegno di tutti i fedeli (130). L'obbligo del segreto e della discrezione circa l'intimita e l'interiorita vincola seriamente e giudiziosamente l'agire ecclesiale negli aspetti strutturali istituzionali e in quelli relazionali e interpersonali. La necessaria unita di fede e l'adesione sincera al Magistero non comportano un appiattimento o un'uniformita dei cristiani nelle opzioni temporali (131). Il pluralismo nelle questioni c.d. opinabili ha un riscontro intersoggettivo obbligatorio nella misura in cui ispira la formazione e, pio in generale, i rapporti tra fedeli. Pressioni o chiusure indebite nel campo politico, economico, culturale, ecc. ledono l'autonomia e maturita del popolo di Dio. Nella sfera sociale si tratta dunque di precisare e circostanziare bene i principi che guidano la convivenza cristiana.

6. LA COMPOSITA STRUTTURAZIONE DELLO STATUTO FONDAMENTALE DEL FEDELE

Tornando al punto di partenza dell'esplorazione, lo sbilanciamento sul fronte attivo o pretensivo della relazione giuridica merita probabilmente un certo riequilibrio o aggiustamento senza un'inversione o un completo cambio di prospettiva. L'accentuazione o l'enfasi sulla doverosita fondamentale e sulla divergenza concettuale rispetto ai principi del costituzionalismo secolare non ci pare troppo convincente e proficuo (132). Resta valido invece il postulato epistemologico giusrealista di fondo secondo cui non si puo comprendere appieno il significato dei diritti senza i corrispondenti doveri e viceversa. Lo sforzo di puntualizzare e concretizzare le esigenze da inoltre consistenza al fenomeno giuridico, evitando inutili verbalismi, formalismi e logicismi. Il dettaglio e l'analisi di singoli aspetti o fattispecie richiede peraltro una maggior attenzione ermeneutica e prudenziale che esula dall'approccio general-cosdtuzionalistico seguito. Un'ulteriore operazione culturale (rinviata ad altra sede) riguarda l'inquadramento sistematico e i profili strutturali degli obblighi essenziali. L'individuazione dei valori e criteri di fondo del sistema permette ad ogni modo di avere una mappa mentale in cui orientarsi, nell'attivita operativa e interpretativa (133).

L'accentuazione gerarchica e potestativa dell'assetto canonico nell'ecclesiologia del secondo millennio (e postridentina in particolare) ha indotto a riscoprire e cercare di valorizzare la condizione attiva e i diritti del fedele, il processo di affinamento e maturazione non solo e soggetto a continue revisioni, ma non puo considerarsi terminato nella sua gestazione (134). La formalizzazione, la procedimentalizzazione e il controllo del governo ecclesiastico restano probabilmente un limite e una sentita esigenza della razionalita del sistema ecclesiale (135). Nella contingenza attuale la crisi del principio di autorita e obbedienza tuttavia ha comportato pure un rilassamento del rispetto della disciplina ecclesiastica. Il senso del dovere e della responsabilita sociale paiono seriamente eclissati o offuscati nell'orizzonte assiologico del popolo di Dio. Il problema chiaramente supera l'aspetto giuridico, anche se non puo essere completamente avulso dalla prevenzione e ostilita nei confronti del fattore giuridico (136). Una specifica attenzione e fecalizzazione sulla tematica dei doveri fondamentali aiuta allora a comprendere l'esistenza di non trascurabili vincoli di solidarieta e partecipazione. L'incorporazione vitale a Cristo non e invero un fatto intimistico e solipsistico ma comporta l'aggregazione ad un popolo coeso e compatto e la cooperazione alla missione salvifica. Ignorare o sminuire la portata debitoria vuol dire mettere da parte l'alterita e pubblicita delle relazioni ecclesiali. La presa di coscienza degli obblighi, anche a monte dell'adempimento o conformita, e la garanzia dell'affidabilita del christifidelis. In questa linea lo stimolo alla riflessione critica puo aiutare anche l'impostazione formativa della giurisdizione e della pastorale.

Abbiamo cercato di abbozzare una ricostruzione complessiva della doverosita fondamentale senza una pretesa di esaustivita e completezza. L'indagine presenta quindi una congenita provvisorieta e precarieta cui si aggiunge l'estrema sinteticita dei passaggi argomentativi (137). Ci sembra interessante comunque avviare un tentativo di ricostruire sinteticamente i doveri per valori o per principi e spostare l'attenzione anche sul profilo debitorio dello statuto del fedele (138). Gli ambiti delineati presentano evidenti intrecci e sovrapposizioni e potrebbero essere modulati diversamente, il richiamo principale e rappresentato comunque dalla trama o traccia dell'analisi. L'intento del presente apporto e rappresentato dalla configurazione della categoria e dall'enucleazione delle possibili fattispecie, senza sconfinare in un approccio indebitamente catalogatorio o prontuaristico. I doveri fondamentali sono un genere aperto ed estensibile che non si presta ad un'enumerazione rigorosa. Il rischio opposto all'analiticita descrittiva e pero la completa assenza di riscontri e applicazioni. La cultura e la conoscenza dei doveri giova invece al rispetto e alla pratica del dovuto. Le esigenze insopprimibili della comunione ecclesiale purtroppo sono spesso ignorate e trascurate dai fedeli e poco avvertite e richiamate dai pastori. Il deficit di giustizia si trasforma inesorabilmente in perdita di responsabilita e solidarieta nei rapporti ecclesiali (139).

La corrispondenza diritti-doveri implica il riscontro e la motivazione della situazione debitoria. Orbene, i doveri fondamentali non possono che collegarsi a diritti di altri fedeli o dell'Istituzione. La duplice dimensione dell'azione della Chiesa (personale e istituzionale) si riverbera anche a proposito degli obblighi essenziali. La scelta in merito alla presentazione della situazione giuridica in termini pretensivi o debitori riguarda la prevalenza o significativita del contenuto della prestazione nell'economia del rapporto. Poiche tuttavia al centro del fenomeno giuridico ecclesiale c'e sempre la persona del fedele (140), l'individuazione complessiva della condizione del fedele prevale sul criterio di catalogazione (dal lato attivo o da quello passivo) (141). I doveri possono riferirsi esplicitamente ad altri fedeli (si pensi agli obblighi educativi o al soccorso dei poveri (142)), il prototipo e la prevalenza della figura tuttavia consiste nel riferimento all'Istituzione o alla collettivita. Gli obblighi dei fedeli corrispondono quindi quasi sempre a veri e propri diritti della Chiesa, altrove declinati o specificati (143). La titolarita delle spettanze correlative riguarda allora la realta istituzionale del Corpo di Cristo. Il riferimento all'Istituzione non sottende comunque l'esclusione degli altri fedeli, implica al contrario la garanzia pio ampia e piena possibile della condivisione del patrimonio ecclesiale (144). I doveri fondamentali in fin dei conti indicano il giusto modo di rapportarsi con la comunita.

La ricerca sulla doverosita fondamentale merita sicuramente ulteriore indagine e approfondimento proprio per evidenziare meglio la portata edificante e costruttiva della figura nell'ordinamento canonico (145). Gli obblighi sono infatti intrinseci e conformativi dell'appartenenza ecclesiale e contribuiscono ad illuminare tutto lo statuto del fedele.

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Massimo del Pozzo

Professore Ordinario di Diritto Canonico Costituzionale

Pontificia Universita della Santa Croce. Facolta di Diritto Canonico. Roma

orcid 0000-0003-4816-1965

delpozzo@pusc.it

RECIBIDO: 28 DE ENERO DE 2019 / ACEPTADO: 14 DE MARZO DE 2019

(1) Nella letteratura precedente, mancando una chiara nozione di fedele, il tema era stato poco affrontato e trattato.

(2) Cfr. ad es. AA. VV, Les droits fondamentaux du chretien dans l'Eglise et dans la societe. Actes dii IV. Congres international de droit canonique, Fribourg (Suisse), 6/11-X-1980--Die Grundrechte des Christen in Kirche und Gesellschaft. Akten des IV. Internationalen Kongresses fiir Kirchenrecht--I diritti fondamentali del cristiano nella Chiesa e nella societa. Atti del IV Congresso intemazionale di Diritto canonico, A. SCOLA--E. CORECCO--N. HERZOG (eds.), Editions universitaires de Fribourg-Herder-A. Giuffre, Fribourg-Freiburg im Breisgau-Milano 1981 ; Aa. Vv., 1 diritti fondamentali del fedele. A venil anni dalla promulgazione del Codice, LEV, Citta del Vaticano 2004; D. CENALMOR, Los derechos fundamentales en el ambito canonico. Origen y terminos de la discussion, Fidelium Iura 15 (2005) 11-32; C. M. Fabris, I diritti dei fedeli come espressione di valori, Prawo Kanoniczne 57 (2014) 3-36; G. LO CASTRO, Il soggetto e i suoi diritti nell'ordinamento canonico, A. Giuffre, Milano 1985; J. OTADUY, Derechos de los fieles (1980-2000), Fidelium Iura 10 (2000) 46-52; V. PARLATO, I diritti dei fedeli nell'ordinamento canonico, G. Giappichelli, Torino 1998. Per un inquadramento della letteratura canonistica sul tema: L. Gbaka-BrEDE, La doctrine canonique sur les droits fondamentaux des fideles et sur leur reception dans le Code de 1983, EDUSC, Roma 2005.

(3) In quasi tutti i casi i doveri sono trattati congiuntamente con i diritti, cio si evince dalla stessa intitolazione dei contributi, cfr. ad es. G. FeLICIANI, I diritti e i doveri dei fedeli nella codificazione postconciliare, Quaderni di diritto ecclesiale 8 (1995) 255-272; ID, Obblighi e diritti di tutti i fedeli, in A. LONGHITANO--G. FELICIANI--V. DE PAOLIS--L. GUTIERREZ--S. BERLINGO--S. PETTINATO, Il fedele cristiano. La condizione giuridica dei battezzati, EDB, Bologna 1989, 55-101; R. jacques, The rights and obligations of the faithful: some historical considerations, Forum 17 (2006) 77-97; F. MORRISEY, The Rights and Duties of the Faithfid according to the Code of Canon Law, Studies in Church Law 1 (2005) 25-48; D. LE TOURNEAU, Droits et devoirs fonda?nentaux desfideles et des laics dans l'Eglise, Wilson & Lafleur, Montreal 2011.

(4) II profilo gerarchico e comunitario si impongono nella comprensione del fenomeno giuridico ecclesiale.

(5) La preoccupazione verso un atteggiamento rivendicativo e polemico emerse nei lavori codificatori ed e stata palesata in AA. VV., Les droits fondamentaux du chretien dans l'Eglise et dans la societe. Actes dzi IV. Congres international de droit canonique, Fribourg (Suisse), 6/1 l-X-1980. Cfr. J. OTADUY, Derechos de los fieles (1980-2000), 52-57.

(6) <<Inoltre c'e da sottolineare che nella comunita ecclesiale i doveri sono preminenti rispetto ai diritti ... >> (I. SASSANELLI, La Costituzione e il costituzionalismo nell'ordinamento canonico. Un confronto con gli ordinamenti civili, Aracne, Canterano 2018, 92).

(7) D. GARCIA HERVAS, <<Deber>>, in DGDC, II, 884-885; cfr. anche, Id, Del poder juridico al deber socialmente exigible: hacia una concepcion cristiana del derecho, in Ius in vita et in missione Ecclesiae. Atti del simposio internazionale di diritto canonico (19-24 aprile 1993), LEV! Citta del Vaticano 1994, 119-127.

(8) Cfr. P. MONETA, La liberta del fedele tra responsabilita ed esigenze di comunione, in I diritti fondamentali del fedele, cit, 209-210.

(9) Cfr. M. DEL POZZO, Lo statuto del fedele cardine del sistema ecclesiale, Ius Ecclesiae, in corso di pubblicazione.

(10) Tit. I. De christidelibus eorumque omnium iuribus et obligationibus, cann. 7-26 CCEO. La scelta (anteriorita dei diritti rispetto ai doveri) viene rispettata anche nell'impostazione delle condizioni canoniche.

(11) Cfr. M. del pozzo, L'annosa questione della ' fondamentalita " e la portata dei diritti dei fedeli, Ius Ecclesiae 27 (2015) 295-315; J. lopez de Goicoechea Zabala, ?Derechos fundamentales en la Iglesia?, Thomson Reuters Aranzadi, Cizur Menor 2016.

(12) In molti casi la dottrina e pio propensa a seguire la scansione della scienza giuridica universale, cfr. ad es. C. J. ERRAZURIZ M, Corso fondamentale sul diritto nella Chiesa. I. Introduzione. I soggetti ecclesiali di diritto, A. Giuffre, Milano 2009, 205-228; O. fumagalli Carulli, Il governo universale della Chiesa e i diritti della persona, Vita e Pensiero, Milano 2003; S. Gherro, Diritto canonico (nozioni e riflessioni). I. Diritto costituzionale, CEDAM, Padova 2011, 263-276.

(13) II garantismo (il rispetto dei diritti) e la razionalita del potere sono gli obiettivi prioritari del costituzionalismo. La problematica "giustiziabilita" (la tutela dei diritti, si pensi soprattutto al settore penale o amministrativo) e spesso additata come un limite della giustizia nella Chiesa, cfr. g. parise, Ecclesia speculum iustitiae. Considerazioni intorno al giudizio amministrativo canonico presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Tabula fati, Chieti 2016; S. LOPPACHER, Processo penale canonico e abuso sessuale su minori. Un'analisi dei recenti sviluppi normativi intorno al "delictum contra sextum aim minore " alla luce degli elementi essenziali di un giusto processo, EDUSC, Roma 2017, 331-370.

(14) Cfr. ad es. A. DEL PORTILLO, Fieles y laicos en la Iglesia. Bases de sus respectivos estatutos juridicos, Eunsa, Pamplona 1969; J. M. GONZALEZ DEL VALLE, Derechos fundamentales y derecho publicos subjetivos en la Iglesia, Eunsa, Pamplona 1971 ; J. F. KLNNEY, Thejuridic condition of the people of God. Their fundamental rights and obligations in the Church, Officium Libri Catholici, Roma 1972; P.J. vlladrlch, Teoria de los derechos fundamentales del fiel. Presupuestos aiticos, Eunsa, Pamplona 1969.

(15) Le esposizioni o i commenti in genere analizzano i singoli cannoni, cfr. m. DEL POZZO, La classificazione dei diritti fondamentali dei fedeli nella dottrina canonistica, Ius Ecclesiae 26 (2014) 540-541.

(16) La posizione abbastanza concorde della dottrina e che: <<L'elenco presente in questa parte del CIC 1983 non e ne tassativo ne tantomeno esauriente degli obblighi e dei diritti dei Christifideles>> (I. SASSANELLI, La Costituzione e il costituzionalismo nell'ordinamento canonico, cit, 93).

(17) Riguardo ai Limiti nella formalizzazione del catalogo nel codice, G. Incititi ad es. individua: <<1. La non esaustivita [...] La non completezza [...] 2. La formulazione generica [...] 3. L'assenza di una specificita ecclesiale [...] 4. La non univoca terminologia utilizzata [...] 5. La ripetitivita di alcune tematiche [...]>> (Il popolo di Dio. La struttura giuridica fondamentale tra uguaglianza e diversita, Urbaniana University Press, Citta del Vaticano 2007, 72-73). G. Feliciani, dal canto suo, osserva: <<In particolare si e rilevato che le evidenti deficienze di carattere sistematico non consentivano di cogliere i criteri seguiti nella formulazione e si e pure osservato che gli obblighi morali risultavano talvolta confusi con quelli giuridici mentre i diritti dei battezzati non venivano sempre distinti da quelli umani>> (Ilpopolo di Dio, Il Mulino, Bologna 1991, 24).

(18) Al di la della maggior attenzione per il profilo attivo (cfr. supra nt. 2), normalmente le spettanze sono pio facili da determinare degli obblighi.

(19) Cfr. E. CORECCO, Il catalogo dei doveri-diritti del fedele nel CIC, in id, <<Ius et communio>>. Scritti di diritto canonico, a cura di G. borgonovo--A. CATTANEO, I, Facolta di Teologia di LuganoPiemme, Lugano-Casale Monferrato 1997, 486-521, spec. 506-511 (VII. La struttura della reciprocita dovere-diritto all'interno della comunita ecclesiale).

(20) Cfr. ad es. G. INCITTI, Il popolo di Dio, cit, 72; D. LE TOURNEAU, Droits et devoirs fondamentaux, cit, 61-64 (3. Les devoirs avant les droits)-, I. SASSANELLI, La Costituzione e il costituzionalismo nell'ordinamento canonico, cit, 92-93; P. Valdrini, Comunita, persone, governo. Lezioni sui libri I e II del CIC 1983, Lateran University Press, Citta del Vaticano 2013, 184.

(21) Le categorie esposte (l'alternativa del realismo tomista all'impostazione idealista e volontarista) sono in buona parte utilizzate anche da Corecco (Il catalogo dei doveri-diritti del fedele nel CIC, cit, 506-510), ma con conclusioni divergenti. Ci sembra utile percio il rigore e la coerenza nell'impostazione giuridica evitando formule o etichette assertive.

(22) La "non-competitivita strutturale" e un'ulteriore espressione desunta dal saggio di Corecco (Il catalogo dei doveri-diritti, cit, 509-510); per il superamento di categorie improprie, cfr. anche J. clanciardo, El conflictivismo en los derechos fundamentales, Eunsa, Pamplona 2000, il testo invita a superare i possibili contrasti in base ad una logica non dialettica ma organica e razionale del sistema giuridico.

(23) <<La prima cosa che nasce sul piano delle relazioni umane, la prima cosa sul piano giuridico, e il dovere o debito; per questo la cosa e diritto, prima di tutto, perche e dovuta. E siccome gli altri gliela devono, il titolare del diritto puo esigerla>> 0- Hervada, Introduzione critica al diritto naturale, A. Giuffre, Milano 1990, 33).

(24) Spunti interessanti in questa linea si possono desumere anche da B. serra, Ad normam iuris. Paradigmi della legalita nel diritto canonico, G. Giappichelli, Torino 2018, 86-97 (6. Il principio di legalita nel rapporto tra persona e diritto. La riconduzione del potere ai diritti e dei diritti alla dhnensione di giustizia che li origina quale ratio essendi della legalita canonica).

(25) L'evidente limite soggiacente alla concezione della societas inaequalis era di relegare il popolo cristiano (plebi) in una perenne condizione di minorita e subordinazione (coetus oboediens et serviens). Una considerazione eccessivamente elitaria o carismatica del potere non giova certo alla corresponsabilita e alla partecipazione sociale.

(26) II popolo di Dio, cit, 21-23 (si tratta dell'intitolazione del [seccion] 6).

(27) Ibid., 23.

(28) <<4.3.1. Un criterio sintetico: la santita>> (G. Incitti, Il popolo di Dio, cit, 73-75), nell'esposizione precisa: <<All'origine dei doveri e dei diritti fondamentali troviamo, pertanto, la santita come dono gia relizzato in Cristo e come dovere di risposta del fedele>> (74).

(29) A fronte dell'obiezione circa la valenza semplicemente morale del criterio, lo stesso A. afferma: <<la chiamata universale alla santita comporta una dimensione giuridica, perche essa genera una relazione di giustizia o giuridica, con valenza intersoggettiva, con un contenuto esigibile secondo giustizia con effetti giuridici stabiliti nell'ordinamento>> (75).

(30) Tale linee costruttive sono state seguite anche da altri, J. Horta Espinoza ad es. da particolare rilievo alla comunione, santificazione e missione dei fedeli (Una legge fatta a misura dell'uomo. Introduzione ai Libri I e II del Codice di diritto canonico, Antonianum, Roma 2007, 110-111).

(31) Cfr. supra nt. 8.

(32) P. VALDRINI, Comunita, persone, governo, cit, 184.

(33) Cfr. ibid., 186-187.

(34) Cfr. supra nt. 17. Osserva E. Molano: <<Salvo en los canones iniciales de este Titulo del CIC -los ya citados 208 a 211-, parece que el legislador no ha tenido un especial interes en establecer un orden entre estos canones, y, desde luego, no ha echo ninguna clasificacion de los mismos>> (Derecho constitucional canonico, Eunsa, Pamplona 2013, 176).

(35) II limite principale risiede nella mancata evidenziazione formale di rango costituzionale, e forse eccessiva ma sicuramente penetrante la conclusione di P. La Terra: <<[...] il procedimento di formalizzazione dei doveri-diritti fondamentali dei fedeli e strettamente legato al loro inserimento nel contesto appropriato di una Legge Fondamentale [...] Considerato cio, l'attuale loro collocazione all'interno del CIC, per le motivazioni addotte in precedenza, e da ritenersi inadeguata ed inefficace, sia in riferimento alla loro natura e al loro valore, sia per i fini che essa si propone: e in fondo, come aver montato ed esposto un quadro di Caravaggio in una cornice a giorno ...>> (Doveri-diritti fondamentali dei fedeli e Lex Ecclesiae fundamentalis. La formalizzazione dei doveri-diritti fondamentali dei fedeli nei progetti di LEF fino al Codice di diritto canonico del 1983, CI.DI.BI, Ragusa 1995, 97).

(36) Per quanto il dato quantitativo non sia troppo rilevante, a prescindere dalla norma di chiusura (can. 223), a fronte dei 14 diritti si prevedono 9 obblighi (duplicando il disposto del can. 222 [seccion] 2 e considerando l'impostazione ambivalente dei cann. 211e212[seccion]3).

(37) Cfr. cann. 209, 210, 211, 212 [seccion] 1, 222.

(38) Cfr. cann. 211 e 212.

(39) <<Sotto questo profilo appare decisamente criticabile che nella enunciazione di specifici diritti siano frequentemente ripetuti limiti sostanziali e condizioni di esercizio che risultano gia chiaramente da norme di carattere generale o dagli stessi principi basilari dell'ordinamento. Cosi avviene, ad esempio, a proposito della conformita alla dottrina della Chiesa, della salvaguardia dell'integrita della fede e della morale, dell'ossequio dovuto all'autorita ecclesiastica e al suo magistero, delle differenti modalita di esercizio richieste dalla diversita delle condizioni personali e dei ministeri interessati. Il costante richiamo a queste esigenze rivela nel legislatore il timore che il riconoscimento dei diritti dei battezzati possa essere male interpretato e consentire inaccettabili abusi. Anche se tale preoccupazione puo essere comprensibile sul piano pastorale, la soluzione adottata non e certamente conforme alle regole di una corretta tecnica legislativa>> (G. Felician1, Il popolo di Dio, cit, 25).

(40) II problema non e ovviamente l'ineccepibile logica collaborativa assunta, ma la "debolezza" dell'opportunita della relativa previsione (gia desumibile da altre disposizioni). Una sorta di prevenzione negativa non agevola certo la formazione e l'emancipazione dei fedeli.

(41) Sono indicativi ad es. un paio di commenti di J. Hervada: <<210 II dovere qui enunciato non e un dovere giuridico pio di quanto non lo esiga la giustizia legale...>>; <<211 II diritto enunciato e, secondo quanto abbiamo visto, veramente giuridico: un diritto fondamentale. Di contro il dovere e morale; e giuridico unicamente il dovere dei genitori cristiani (cosi come dei tutori, dei padrini, ecc.) di educare i propri figli nella fede>> (Commento ce. 210 e 211, in Codice di diritto canonico e leggi complementari commentato, ed. it. diretta daj. I. ARRIETA, Coletti a San Pietro, Roma 2013, 192). A proposito del can. 210 osserva G. Incitti: <<Si tratta di uno di quei canoni che hanno suscitato le gia menzionate riserve in merito alla specificita giuridica dell'obbligo in esso sancito, sostenendosi di poter semplicemente riscontrare un dovere di tipo morale. Al contrario la chiamata universale alla santita comporta una dimensione giuridica perche essa genera una relazione di giustizia o giuridica, con valenza intersoggettiva, con un contenuto esigibile secondo giustizia con effetti giuridici stabiliti dall'ordinamento>> (Ilpopolo di Dio, cit, 74-75).

(42) Cfr. ad es. G. FELICIANI, Il popolo di Dio, cit, 22.

(43) Riteniamo si tratti pio di un valore che di un diritto in senso proprio.

(44) Assieme al can. 222 [seccion] 2, rappresenta l'unica disposizione dello statuto fondamentale introdotta ex novo rispetto al progetto della LEF.

(45) Cfr. in generale A. marzoa, Comunion y derecho. Significacion e implicaciones de ambos conceptos, Navarra Grafica Ediciones, Pamplona 1999; Id., La "communio " como espacio de los derechos fundamentales, Fidelium Iura 10 (2000) 247-180.

(46) Si pensi soprattutto all'ambito sacramentale.

(47) La bonta morale nel suo complesso non puo prescindere dalla giustizia.

(48) Cfr. can. 204.

(49) Definiamo 'pangiuridismo' l'eccesso opposto rispetto all'antigiuridismo, piuttosto diffuso nella mentalita attuale, secondo cui tutta la socialita ecclesiale finirebbe coll'avere rilevanza sub specie insti.

(50) In questa ottica la santificazione della Chiesa rileverebbe ben pio della santita personale. La relazione non riguarda la corrispondenza alla vocazione ma la responsabilita per la comune appartenenza salvifica. L'incorporazione al popolo di Dio fissa un criterio di riconoscimento e identita del fedele.

(51) La coercitivita o coattivita (la soddisfazione autoritativa) non e un dato inderogabile del debito giuridico; cfr. J. Hervada, Introduzione critica al diritto naturale, cit, 184-186.

(52) Cfr. ad es. cann. 226 [seccion] 2, 528, 867, 868 [seccion] 1, 872, 892.

(53) Come gia notato, la formalizzazione codiciale dello statuto del laico presenta molta contiguita con quello del fedele.

(54) II discorso puo riguardare ad es. i c.d. precetti generali della Chiesa per cui si rinvia a M. DEL POZZO, I precetti generali della Chiesa. Significato giuridico e valore pastorale, A. Giuffre, Milano 2018.

(55) Interessa evidenziare che qui la categoria della "ministeiialita" non riguarda solo il sacro ministero dell'orbo (che rientrerebbe altrimenti nelle prerogative clericali) ma pio in generale ogni sei-vizio istituzionale nella Chiesa (molti dei quali sono riservati a chierici). Cfr. anche I laici nella ministerialita della Chiesa. XXVI incontro di studio, Centro Dolomiti "Pio X"--Borea di Cadore (BL), 28 giugno--3 luglio 1999, GRUPPO ITALIANO DOCENTI DI DIRITTO CANONICO (a cura del), Glossa, Milano 2000.

(56) Solo il pregiudizio positivista attribuisce alle scienze dello spirito meno scientificita delle scienze naturali o empiriche.

(57) E interessante notare che anche nel costituzionalismo secolare, oltre alla costituzione materiale (cfr. C. MORTATI, La costituzione in senso materiale, a. Giuffre, Milano 1940; Io, <<Costituzione>>, in Enciclopedia del Diritto, XI, Milano 1962, 169-178) e emersa anche la nozione di costituzione vivente (cfr. ad es. G. ZAGREBF.LSKY, La costituzione vivente, Storia e memoria 15 [2006] 61-89).

(58) La giurisprudenza secolare ricorre alle categorie dei valori costituzionali prevalenti, inderogabili, essenzialissimi, ecc. Espressioni che manifestano una graduazione o successione nella stessa architettura costituzionale.

(59) In ambito processuale ad es. giusto processo, diritto di difesa e principio di legalita manifestano una cascata successiva e scalare di spettanze.

(60) Nell'ambito ovviamente dello stesso livello conoscitivo, per la teoria dei livelli della conoscenza giuridica cfir. J. G. BUZZO SARLO, La estructura del saber juridico y su relevancia en el ambito canonico, EDUSC, Roma 2005; J. M. MARTINEZ DORAL, La estructura del conocimiento juridico, Eunsa, Pamplona 1963; C. J. ERRAZURIZ M., Circa la conoscenza del diritto ecclesiale e il suo insegnamento universitario, Ius Ecclesiae 15 (2003) 562-573.

(61) L'irrinunciabilita e una nota specificamente richiamata da J. Hervada a proposito delle caratteristiche dei diritti fondamentali, ritenuta scontata per i doveri (Diritto costituzionale canonico, A. Giuffre, Milano 1989, 95-98).

(62) Le proposte dottrinali elaborate (cfr. supra [seccion] 2) sono tentativi di spiegazione o illustrazione della disciplina vigente, pio che ricostruzioni de iure condendo.

(63) Tra i due concetti non c'e contrasto o contraddizione logica.

(64) Cfr. M. DEL POZZO, Introduzione alla scienza del diritto costituzionale canonico, cit., 226-229.

(65) Cfr. can. 205.

(66) II patrimonio liturgico-sacramentale informa e illumina tutto il resto.

(67) <<Il carattere battesimale opera cosi nell'ordine soprannaturale come la natura nell'ambito naturale: e principio di azione della nuova creatura e, quindi fondamento e titolo dei diritti e dei doveri che scaturiscono dal carattere battesimale. Quello, pertanto, che di giuridico possiede la condizione di fedele ha una chiara radice sacramentale>> (J. HERVADA, Le radici sacramentali del diritto canonico, Ius Ecclesiae 17 [2005] 650).

(68) Cfr. 5. Th., IH, q. 63, a. 3.

(69) Cfr. 1 Pt 2, 9; SC 10.

(70) Cfr. J. GONZALEZ PADROS, La dimensione sociale della liturgia, in Diritto e norma nella liturgia, a cura di E. BAURA--M. DEL POZZO, A. Giuffre, Milano 2016, 2-28.

(71) Cfr. Gv 4,23.

(72) La dignita indica l'eccellenza dell'essere spirituale e personale (gli animali non hanno in senso proprio dignita), in questo contesto la nozione puo tranquillamente essere riferita ai sacramenti in generale e al Sacramento per eccellenza (l'Eucaristia) verso cui converge tutto l'organismo sacramentale. Cfr. in generale La tutela della dignita dell'uomo, a cura di E. CECCHERINI, Editoriale scientifica, Napoli 2008; La dignita, a cura di M. NAPOLI, Vita e pensiero, Milano 2011.

(73) Il rispetto si collega all'efficacia e al beneficio dei mezzi della grazia.

(74) Cfr. anche CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Normae de gravioribus delictis, approvate dal Santo Padre il 21-V-2010 e promulgate dalla CDF con Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri Ordinari e Gerarchi interessati circa le modifiche introdotte nella lettera apostolica motuproprio data "Sacramentorum sanctitatis tutela", 15-VII-2010, artt. 3-5.

(75) La comprensione e la tolleranza non possono portare pero alla rinuncia e allo sconsolato cedimento operativo.

(76) Cfr. anche can. 841.

(77) <<I sacramenti del Nuovo Testamento, istituiti da Cristo Signore e affidati alla Chiesa, in quanto azioni di Cristo e della Chiesa, sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita, si rende culto a Dio e si compie la santificazione degli uomini, e pertanto concorrono sommamente a iniziare, confermare e manifestare la comunione ecclesiastica; percio nella loro celebrazione sia i sacri ministri sia gli altri fedeli debbono avere una profonda venerazione e la dovuta diligenza>> (can. 840). La norma esplicita appunto il ruolo strutturante dei sacramenti: <<ad communionem ecclesiasticam inducendam, firmandam et manifestandam summopere conferunt>>.

(78) La finalizzazione eucaristica dell'iniziazione richiede la sua realizzazione e pienezza nell'esistenza cristiana.

(79) La mancata partecipazione lede il mistero della comunione dei santi. Il diritto concerne logicamente solo l'esteriorita della relativa manifestazione in quanto dovuta.

(80) Cfr. J. DOHNALIK, Il precetto pasquale. La normativa sulla Comunione e la confessione annuale (cann. 920 e 989) alla luce della tradizione canonica, Editrice Pontificia Universita Gregoriana, Roma 2015, 57-370.

(81) II principio de internis Ecclesia non iudicat trova un'applicazione generale.

(82) Non significa logicamente che tutto sia primario e fondamentale, in buona parte si tratta di una regolamentazione secondaria o meramente disciplinare. Non riteniamo tuttavia si possa prescindere da questi tre riscontri garantistici.

(83) Cfr. Benedetto XVI, lett. enc. Deus caritas est, 25-XU-2005, n. 14; es. ap. Sacramentam caritatis, 22-11-2007, nn. 88-92.

(84) Tra i due termini non c'e contrasto ma continuita e convergenza.

(85) Cfr. cann. 222 [seccion] 1 e 1260.

(86) Cfr. PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, LEV, Citta del Vaticano 2004, 97-99.

(87) Cfr. BENEDETTO XVI, es. ap. Sacramenttirn caritatis, n. 83; FRANCESCO, Messaggio per la I Giornata mondiale dei poveri, 13-VI-2017, n. 3.

(88) Si puo parlare di una priorita o precedenza della fede e di una preminenza della liturgia e della carita.

(89) Si dice spesso (a ragione!) che il vero nemico della religione non e l'ateismo, l'agnosticismo o l'indifferentismo ma l'ignoranza (in primis dei credenti). E ben noto e ancora attuale l'aforisma di Tertulliano: <<simul desinunt ignorare, cessant et odisse>> (Apol. 1.6).

(90) Cfr. C. FLORISTAN, Il catecumenato, Boria, Roma 1993; G. RUIZ PALACIOS, El estatuto juridico del catecumeno en el contexto de la restauracion contemporanea del catecumenado, EDUSC, Roma 2014.

(91) <<Il bene comune della parola possiede una natura spiccatamente istituzionale e unitaria, nella misura in cui esso, insieme agli altri beni salvifici comunionali, configura la stessa identita dell'istituzione ecclesiale nella sua unicita>> (C. J. ERRAZURIZ M., La parola di Dio quale bene giuridico ecclesiale. Il munus docendi della Chiesa, EDUSC, Roma 2012, 47).

(92) Cfr. ibid., 48-62.

(93) Puo essere utile richiamare anche C. J. errazuriz M., Il ilmunus docendi Ecclesiae": diritti e doveri dei fedeli, A. Giuffre, Milano 1991, oltre ai numerosi contributi pio specifici.

(94) La diffusione darebbe luogo solo ad una capacita di collaborazione del fedele, mentre al <<dovere giuridico fondamentale di conservare la parola di Dio (o dovere di comunione nella professione della fede)>> si associa anche il <<dovere giuridico fondamentale di obbedienza al magistero della Chiesa>> (C. J. errazuriz M, La parola di Dio quale bene giuridico ecclesiale, cit, 33-35).

(95) La condizione della speranza di educazione cristiana fa comprendere la serieta dell'impegno (cfr. can. 868 [seccion] l,n. 2).

(96) La storicita e dinamicita della condizione umana comporta un adeguamento e perfezionamento persistente.

(97) Cfr. cann. 748 [seccion] 1 (per ogni persona) e 217 e 229 [seccion] 1 (per i fedeli), si nota la diversa portata delle due fattispecie.

(98) La liberalita dell'ordinamento canonico spinge a rispettare la sensibilita e l'inclinazione individuale e ad evitare formalismi o imposizioni innecessari. Non ha senso ad es. una sorta di esclusivismo parrocchiale o di rigida predeterminazione dei canali formativi.

(99) Cfr. cann. 208, 229 [seccion] 1.

(100) Nell'insegnamento di S. Josemaria questa consapevolezza si esprime nella massima: "Per servire, servire" (cfr. E. BuRKHART--J. LOPEZ DIAZ, Vita quotidiana e santita neWinsegnamento di San Josemaria Escriva. Studio di teologia spirituale, II, LEV, Citta del Vaticano 2018, 384-386).

(101) La custodia nella storicita della condizione umana chiaramente implica anche l'aggiornamento e l'approfondimento.

(102) Si pensi in particolare ai primi due presupposti indicati da Errazuriz: <<Il primo presupposto dell'indole giuridica della parola e la sua verita oggettiva. [...] Il secondo presupposto della giuridicita della parola di Dio consiste nel fatto che essa e stata affidata alla Chiesa, anzitutto affinche la custodisse, conservandola nella sua autenticita e nella sua integrita. [...] Il terzo presupposto dell'indole giuridica della parola e la sua destinazione universale>> (La parola di Dio quale bene giuridico ecclesiale, cit, 16-17).

(103) Cfr. can. 218. Per un inquadramento dottrinale cfr. G. COMOTTI, Il canone 218 e la ricerca teologica: <<iusta libertas>> e <<debitum obseqtiium>>, in R. BERTOLINO--S. GHERRO--G. Lo CASTRO G. GIAPPICHELLI (a cura di), Diritto "per valori" e ordinamento costituzionale della Chiesa, Torino 1996, 231-249; J.-P. SCHOUPPE, Le droit d'opinion et la liberte de recherche dans les disciplines ecclesiastiques (cc. 212 et 218): nature etporte'e, Annee canonique 37 (1995) 155-184.

(104) Cfr. C. J. errazuriz M, Esiste un diritto di liberta religiosa del fedele all'interno della Chiesa?, Fidelium Iura 3 (1993) 79-99; O. FUMAGALLI CARULLI, Il governo universale della Chiesa, cit, 114-115.

(105) Cfr. M. DEL POZZO, Lo statuto giuridico fondamentale del fedele, EDUSC, Roma 2018, 86-90.

(106) II compito educativo possiede una sua necessita e inderogabilita (si pensi ad es. al ruolo familiare che ha pure una valenza potestativa e decisionale), per quanto si integri in maniera armonica e complementare con la responsabilita del soggetto.

(107) Cfr. can. 211.

(108) In quest'ambito si puo cogliere la continuita e armonia tra l'ordine naturale e soprannaturale.

(109) <<I genitori, poiche hanno dato ai figli la vita, hanno l'obbligo gravissimo e il diritto di educarli; percio spetta primariamente ai genitori cristiani curare l'educazione cristiana dei figli secondo la dottrina insegnata dalla Chiesa>> (can. 226 [seccion] 2).

(110) Risulta illuminante la precisazione di R. Guardini: <<L'educatore deve avere ben chiaro al riguardo che a incidere maggiormente non e cio che dice, bensi cio che egli stesso e e fa>> (Le eta della vita. Loro significato educativo e morale, Vita e pensiero, Milano 21992, 56-57). Riguardo alla disciplina ecclesiastica cfr. J. OTADUY, El mandato de la autoridad eclesiastica para ensenar disciplinas teologicas, Folia Theologica et canonica 25 (2014) 99-122.

(111) <<La Chiesa-istituzione e la continuazione storica (nel tempo, come dimensione delle realta create) dell'opera di Cristo, conformemente al suo duplice carattere: di azione salvifica per mezzo della parola di Dio (convocatio) e della grazia (sacramenti), e di riunione dei fedeli uniti nel corpo visibile di Cristo (congregatio). In virto di questi due aspetti istituzionalizzati i fedeli si uniscono in un corpo sociale--che e l'aspetto esterno e storico della comunita dei discepoli uniti a Cristo come suo corpo--, e i mezzi di salvezza si perpetuano nel tempo>> (J. Hervada, Diritto costituzionale canonico, cit, 160).

(112) Solo in una relazione sociale si danno i presupposti della giuridicita. I due fronti segnalati in realta non devono considerarsi divergenti e separati ma associati e giustapposti, corrispondono sostanzialmente alla sfera personale o istituzionale dell'agire del fedele. La stessa espressione 'comunione gerarchica' manifesta la composizione dei due aspetti.

(113) La distinzione insomma e pio concettuale e didattica che reale e operativa.

(114) <<Ma la societa costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l'assemblea visibile e la comunita spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realta risultante di un duplice elemento, umano e divino>> (LG 8).

(115) CFR. J. HERVADA, Vetera et Nova. Cuestiones de Derecho Canonico y afines [1958-2004], Navarra Grafica Ediciones, Pamplona -'2005, 227-230. La linea della sinodalita, senza cedere a improprie istanze democratizzanti, indica l'aspirazione al coinvolgimento dell'intero corpo sociale.

(116) Mactuosaparticipatio e un cardine essenziale della riforma liturgica conciliare (cfr. SC 30-31) ma puo trovare un riscontro pio generale nella vita della Chiesa.

(117) Questo dovere non riguarda solo la denuncia di abusi o scorrettezze ma anche le indicazioni o segnalazioni funzionali all'amministrazione e al buon governo. La portata dell'obbligo non e solo accusatoria o contestativa, per quanto questa possa avere una maggiore urgenza e rilevanza, ma ha anche un contenuto positivo, costruttivo e propositivo.

(118) La frequente etichetta di "cattolico impegnato" non aiuta troppo la valorizzazione del fedele comune.

(119) L'accentramento da parte dei pastori e il clericalismo e frutto non di rado della latitanza o dell'astensionismo dei fedeli laici.

(120) Bisogna avere sempre presente che la spontaneita e l'iniziativa del fedele riguardano in maniera prioritaria e predominante la sfera personale pio che quella istituzionale.

(121) Si pensi ad es. alle celebrazioni domenicali senza presbitero (cfr. can. 1248 [seccion] 2; M. RIVELLA, Le celebrazioni domenicali in assenza di presbitero, Quaderni di diritto ecclesiale 7 [1994] 426-434).

(122) L'esigenza del buon governo e stata sottolineata a proposito dei principi del procedimento amministrativo: <<La produzione degli atti amministrativi deve rispettare i principi del procedimento amministrativo: libero accesso al procedimento per coloro che sono coinvolti; riservatezza verso i terzi estranei al provvedimento; celerita nell'iter di formazione; certezza sugli effetti esecutivi; obiettivita nell'esame; diligenza nel raccogliere informazioni; coerenza e solerzia nell'ordine degli atti procedurali; imparzialita di trattamento; esaustivita e logicita delle argomentazioni; pubblicita e trasparenza per i provvedimenti di portata generale>> (E. BAURA, Il "buon governo": diritti e doveri dei fedeli e dei pastori, in GRUPPO ITALIANO DOCENTI DI DIRITTO CANONICO [a cura di], Il governo nel servizio della comunione ecclesiale, Glossa, Milano 2017, 16).

(123) Cfir. C. BURKE, Autorita ir liberta nella Chiesa, Ares, Milano 1989; S. MAGGIOLINI, L'obbedienza nella Chiesa. Attualita di una virto difficile, Ares, Milano 1988.

(124) Cfr. C. J. ERRAZURIZ M, Il diritto e la giustizia nella Chiesa. Per una teoria fondamentale del diritto canonico, A. Giuffre, Milano 2000, 193-200.

(125) L'esercizio del potere non cancella le garanzie e la facolta di intervento dei fedeli.

(126) Per quanto ad es. sia tollerata la contumacia del convenuto, la partecipazione al processo non e solo una facolta ma un dovere della parte per concorrere all'accertamento della verita (cfr. can. 1595 [seccion] 1).

(127) Cfr. BENEDETTO XVI, lett. enc. Deus caritas est, n. 28; GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Fides et ratio, 14-IX-1998, nn. 36-48; Fede e ragione. Le luci della verita. In occasione del decimo anniversario dell'enciclica Fides et ratio, a cura di A. PORRAS MLRON, ESC, Roma 2012.

(128) Cfr. ad es. Rm 12,10.

(129) L'insistenza di Papa Francesco sulla condanna delle "chiacchiere" denota la diffusione di questa piaga (da cui non e immune l'ambiente ecclesiale) nella mentalita e nel costume odierni.

(130) II riferimento al sigillo sacramentale della Confessione e diretto ed esplicito (cfr. cann. 983984), ma il dovere si estende a tutti gli agenti e gli ambiti dell'azione ecclesiale, si pensi in particolare all'orientamento della coscienza e all'accompagnamento spirituale.

(131) <<Benche il can. 227 includa la liberta nelle materie temporali tra i diritti dei laici, esso e un diritto di ogni fedele, anche di quelli consacrati e dei chierici, quante volte essi intervengano nelle questioni temporali>> (J. HERVADA, Diritto costituzionale canonico, cit, 131).

(132) Cfr. ad es. E. CORECCO, Considerazioni sul problema dei Diritti Fondamentali del Cristiano nella Chiesa e nella Societa. Aspetti metodologici della questione, in Les droits fondamentaux, cit, 1207-1234; L. DALLA TORRE, Diritti deWuomo o diritti del cristiano?, in Les droits fondamentaux, cit, 125-138; I. SASSANELLI, La Costituzione e ilcostituzionallismo nell'ordinamento canonico, cit, 90-93.

(133) Per un approfondimento della prospettiva rinviamo a M. DEL POZZO, Introduzione alla scienza del diritto costituzionale canonico, cit, 60-63.

(134) Cfr. M. DEL POZZO, La configurabilita di <<nuovi>> diritti fondamentali nella Chiesa del terzo millennio, Ius Canonicum 55 (2015) 233-267.

(135) Cfr. I. ZUANAZZI, Praesis ut prosis. La funzione amministrativa nella diakonia della Chiesa, Jovene, Napoli 2005, 355-493.

(136) Cfr. J. HERRANZ, Crisi e rinnovamento del Diritto nella Chiesa, in Id, Giustizia e pastoralita nella missione della Chiesa, A. Giuffre, Milano 2011, 95-104.

(137) Lo schema puo facilmente sembrare troppo assertivo e apodittico.

(138) Si tratterebbe di un'impostazione speculare a C. M. FABRIS, I diritti dei fedeli come espressione di valori.

(139) L'approccio intimistico e individualistico alla fede, piuttosto diffuso, tradisce l'essenza del messaggio cristiano.

(140) Cfr. per un inquadramento generale della questione l'impostazione degli scritti di G. LO CASTRO, Il mistero del diritto, II. Persona e diritto nella Chiesa, G. Giappichelli, Torino 2011.

(141) Particolarmente illuminante risulta la composizione delle condiciones (communionis, libertatis, activa e subiectionis) suggerita da Hervada (Diritto costituzionale canonico, cit, 110-138) e seguita da diversi altri.

(142) Il [seccion] 2 del can. 222 non riguarderebbe specificamente la dignita soprannaturale del fedele ma l'agire della persona umana.

(143) Si pensi principalmente alla seconda parte del Libro II, ma anche al libro III. Non avrebbe senso d'altronde configurare autonomamente e sinteticamente una sorta di "statuto della Chiesa" (l'insieme di diritti e doveri che competono al soggetto trascendente e transpersonale collettivo).

(144) II profilo istituzionale e sempre esponenziale e rappresentativo degli interessi dei fedeli.

(145) <<La doctrina canonica esta llamada ahora a seguir profundizando en la tarea de analisis y estudio de esas obligaciones y derechos. Esta tarea sera de gran ayuda para los fieles, que iran formando su consciencia acerca de su estatuto juridico en la Iglesia cada vez con mas claridad; y sera tambien de gran ayuda para las diversas instancias eclesiasticas llamadas a desarollar normativamente y aplicar esos derechos y obligaciones de los fieles>> (E. Molano, Derecho constitucional canonico, cit, 179).
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Title Annotation:OTROS ESTUDIOS
Author:del Pozzo, Massimo
Publication:Ius Canonicum
Date:Jun 1, 2019
Words:15708
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