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I briganti: gruppo multiculturale nel sud dell'Italia.

L'argomento storico che riguarda i briganti nel sud d'Italia nel periodo che va dal 1860 al 1870 e strettamente legato agli eventi che hanno prodotto la nascita dell'Italia come nazione unita. Questo movimento di rivolta detto anche il Grande Brigantaggio si distingue dai fenomeni di brigantaggio di epoche precedenti, come era accaduto ad esempio per il brigantaggio delle rivolte siciliane tra il 1647-48. (1) Tale movimento e intrinsecamente connesso al processo di unificazione d'Italia e ha caratteristiche peculiari storiche e sociali che non sono associabili a organizzazioni di brigantaggio antecedenti, perche non riflette specificamente la formazione di un gruppo culturale e sociale omogeneo, bensi una unione in gruppi eterogenei di individui di diversa origine e provenienza, che si trovavano uniti in lotta per contrastare il sistema politico instaurato dal governo piemontese. (2) Principalmente il brigantaggio delle rivolte lucane del 1861 si distingue per le particolari caratteristiche organizzative del gruppo che e qui denotato come "multiculturale." E un'associazione di gruppi formati da uomini e donne provenienti da estrazioni sociali varie, non solo da diversi livelli della societa rurale o da gruppi di formazioni militari borboniche precedenti, ma anche da membri del clero e da giovani che si davano alla macchia in seguito alle nuove costrizioni militari. Questi gruppi erano etichettati con il nome di briganti e avevano certamente alle basi dei propositi e fini personali, ma sostenevano anche un unico ideale politico di tipo tradizionalista nonostante provenissero da diverse estrazioni sociali.

Questo argomento puo essere considerato di parte e contraddittorio soprattutto se lo si affronta dalla prospettiva delle documentazioni raccolte da studiosi, scrittori e relatori provenienti dal sud d'Italia. (3) Su questa linea argomentativa mi associo alla citazione di Zenone di Elea: "Non v'e dubbio che anche noi meridionali, quando si parla dell'unificazione, abbiamo le idee cosi distorte da oltre un secolo di falsita e di omissioni che non riusciamo a mettere a fuoco le origini del dualismo sociale ed economico di questo paese" ("Quando si fece l'Italia e si disfece il Sud"). Per lo studio di questa parte specifica della storia italiana e difficile trovare neutralita e chiarezza nei documenti scritti durante il periodo storico analizzato. Molti dei documenti non presentano una posizione neutrale. Con occhi obiettivi, pero, e grazie all'appoggio e alla lettura accurata di alcuni documenti che si possono rivelare distintivi e possibile scoprire le ragioni storiche che hanno comunque portato l'Italia intera ad alti livelli di civilta e cultura in tutto il mondo. Da qui deriva la particolare attenzione alla microstoria del brigantaggio: di quella "rivoluzione" che e legata all'evoluzione di quelle questioni sociali emerse all'alba dell'unificazione italiana. In particolare, e importante osservare qui un aspetto di questi eventi che puo rapportarsi alla situazione d'isolamento di una gran parte della popolazione degli italiani durante l'unificazione. E molto spesso la microstoria che fa luce sui particolari che si possono relazionare alla diversa struttura sociale e politica della nazione tra nord e sud. E decisivo scoprire chi fossero i briganti al tempo dell'unificazione d'Italia e delle loro azioni. E importante capire perche questi personaggi hanno agito in un modo molte volte spietato, degenerando nelle loro azioni a tal punto da stabilire la necessita di leggi di soppressione e isolamento da parte del neonato governo italiano. Non a caso il Grande Brigantaggio e definito tale per aver assunto caratteristiche di movimento di ribellione a livello di guerra civile. Lo storico Paolo Mieli ha affermato: "Alle origini del Risorgimento, solo ed esclusivamente per come sono andate le cose, senza colpe particolari, c'e dunque una sorgente di acqua inquinata che ha infettato il corso del fiume della storia italiana impedendo al nostro Paese di diventare una democrazia come tutte le altre" ("Risorgimento, fossa della democrazia"). "Che gli storici, pur schierandosi pro o contro il Risorgimento, tornino su quegli anni e si comportino come chimici che cercano di individuare la natura di cio che ha corrotto quelle acque, sotto questo profilo, e in ogni caso proficuo. E forse ci puo essere d'aiuto per sciogliere alcuni nodi del presente" (Zenone di Elea). Il brigantaggio del 1860-1870 e un fenomeno che nasce come conseguenza agli eventi socio-politici che definiscono tale epoca. I briganti diventavano tali perche osavano reagire ad atti ingiusti esercitati nei confronti della loro condizione sociale. Per la maggior parte dei briganti la giustizia era un'utopia assoluta. Di conseguenza si posizionavano contro il sistema politico e giudiziario e se non erano arrestati e imprigionati diventavano criminali che si davano alla macchia e agivano come tali.

Nel 1861 esisteva in Italia una situazione politica alquanto contrastante. Lo Statuto Albertino vigeva al nord d'Italia mentre al sud, dopo lo scioglimento delle truppe garibaldine, molti ex militari borbonici insieme ad altri gruppi sociali di estrazione rurale, sebbene sostenuti dall'aristocrazia locale, si fossero coalizzati nel compiere atti criminali e scorribande. Questi individui si erano organizzati nell'esprimere il malcontento contro il nuovo sistema politico nazionale e lo facevano tramite accese rappresaglie e scontri coi rappresentanti di tale sistema. Queste azioni belliche avevano richiamato l'attenzione dei politici nell'instaurazione di una Commissione d'Inchiesta nel 1862. Il deputato pugliese Giuseppe Massari fu scelto come relatore della commissione. Questi elenco molteplici ragioni storiche e sociali legate all'insurrezione dei briganti sia esse fossero ragioni precedenti e secolari e sia fossero il prodotto della situazione di malcontento per la situazione politica contemporanea. La Relazione Massari non fu mai discussa pubblicamente e tra le varie ragioni fu elencata anche la rudimentale situazione morale della popolazione e dell'aspetto aspro e limitato del territorio circostante. Da essa, pero, ne scaturi la creazione e introduzione della Legge Pica, promulgata nel 1863, la quale mirava alla soppressione e all'eliminazione degli atti di ribellione sociale di cui erano artefici i briganti. (4)

In questa situazione di divisione e contraddizioni violente si svolge qui l'osservazione piu particolareggiata: che quel gruppo multiculturale ed etnico formato da contadini analfabeti, insieme ad ex militari dell'esercito borbonico, ex militari dell'esercito garibaldino e di membri del clero (i quali sostenevano la lotta parallelamente), cercava di stabilire in modo piuttosto acceso e aggressivo una loro identita e coesione. Il brigantaggio post-unitario non deve quindi essere considerato soltanto come semplice sollevazione contadina contro il potere politico ed economico rappresentato dalla casata Savoia, bensi una realta piu complessa e diversa, non solo socialmente ma anche politicamente. (5)

Un commento per questo momento storico ci e offerto da Carlo Alianello: "Allora comincio la Guerra vera, quella dei cafoni, perche Garibaldi era venuto a togliergli il pane di bocca per arricchire i signori; peggio i piemontesi. E allora comincio quella Guerra che i liberatori non s'aspettavano, guerra civile, rivolta agraria, reazione, resistenza armata, brigantaggio, tutto uno squallido inferno, uno svettare di fiamme nei boschi, un franar di terre nei torrenti e nelle fiumane. Contro i galantuomini di casa e gli stranieri di fuori, giacche foresti apparivano i piemontesi al cafone, gente d'altra lingua, d'altre usanze, difforme" (132). Per questa ragione sembra opportuno ricercare e analizzarne ogni forma possibile del comportamento dei briganti. Nel 1920 su L'Ordine Nuovo Antonio Gramsci scriveva riguardo il quadro storico nella formazione dell'Unita d'Italia: "Lo stato italiano e stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti."

E attraverso lo studio e la ricerca di documenti legali anche frammentari, o di documenti autobiografici, talvolta riscritti e rivisitati da una seconda mano, che ci si affida per riorganizzare e approfondire la conoscenza degli elementi che riportano alle cause ed effetti del fenomeno del brigantaggio postunitario nel sud d'Italia. Gli storici non sono sempre in accordo nell'accettare e riconoscere questi documenti frammentari come validi scritti storici. La causa principale deriva dalla loro non completa veridicita e per essere a tratti in contrasto con alcuni fatti storici clamorosi. Essi presentano molte volte in modo distorto o attraverso una visione personale dei fatti che sono screditati da altri documenti. (6)

Lo studio ed esame di documenti di microstoria puo divenire utile se ci si concentra sulla forma di collegamento che si puo effettuare con i fatti salienti di rilevanza storica come ad esempio l'accomunamento di questi elementi ai fenomeni che hanno portato alla creazione della Questione Meridionale. Nel proposito di esaminare alcuni documenti di microstoria, vi e lo studio piu particolareggiato di documenti autobiografici che riguardano gli uomini e donne ritenuti fautori delle rivolte e battaglie accadute durante il Grande Brigantaggio postunitario. Durante questo periodo storico specifico nascevano le bande con a capo uomini di carattere spietato e che combattevano contro il nuovo sistema politico il quale aveva imposto loro dure restrizioni. Il nuovo sistema politico non aveva riconosciuto il valore di questi uomini come servitori dei loro precedenti regnanti, ignorando la loro situazione di necessita e di stento. Tra questi personaggi, riconosciuti ed etichettati come ribelli e briganti, vi e Carmine Crocco "Donatelli" (soprannominato tale dal nome del nonno paterno) ed e l'autore del testo autobiografico Come divenni brigante. Il manoscritto e andato perduto, ma il testo autobiografico fu pubblicato dal capitano Eugenio Massa nel 1903 che lo ritenne opportuno perche esso a suo avviso rappresentava un "documento umano meritevole d'essere letto." (7) Il testo ebbe anche altre pubblicazioni successive alla prima. Carmine Crocco fu uomo di carattere deciso e autorevole, spietato e astuto. Si distinse tra gli altri briganti come capo della rivoluzione lucana accaduta tra il 1861 e il 1865. (8) Nato a Rionero il 5 giugno del 1830, Crocco non fu disposto ad accettare i soprusi subiti a causa del suo basso status sociale. A differenza d'altri aveva ricevuto un minimo d'istruzione da uno zio in un contesto culturale dove il 90% della popolazione era analfabeta. Carmine Crocco, come gli altri membri del gruppo, era decisamente di indole criminale, non fosse altro che per la deviazione subita dalle vicissitudini e dagli eventi accaduti nella sua vita personale. Tuttavia molte delle situazioni di necessita lo avevano comunque portato ad attuare le sue scelte in azioni personali e di evidente drasticita. La sua infanzia era stata tribolata e sconvolta da eventi tragici riguardanti la sua famiglia. Dopo un'infanzia di semplice vita contadina, un evento di violenza che aveva coinvolto la madre fu determinante per le sue scelte di esistenza. La donna fu malmenata da un signorotto locale e il padre di Carmine Crocco fu accusato di essersi fatto vendetta dell'atto e quindi fu mandato in carcere per lungo tempo. Carmine da allora in poi aveva pascolato pecore per sostenere le necessita familiari fino al 1849, quando si arruolo nelle file dell'esercito di Ferdinando II di Borbone, allora regnante delle due Sicilie. Dopo quarantadue mesi di servizio militare nell'esercito borbonico prima a Napoli, poi a Palermo e infine a Gaeta, abbandono improvvisamente l'esercito per rifugiarsi a Rionero sotto falso nome. Possibilmente aveva attuato crimini di natura oscura o di difesa personale. Commise comunque svariati reati di furti. Ma per dirlo con le sue parole:

Non credere pero che Carmine Donatelli Crocco sia veramente un ladro e un assassino, o come taluni credono un funesto soggetto; niente di tutto cio. La mia ferocia si riduce alla difesa personale ed essendo di complessione forte, di pronta percezione, di acuto intendimento e di lesta mano, un secondo di tempo che l'avversario mi concedeva, egli era cadavere con qualunque arma, fosse pure a sassate. Del resto, amante della quiete, della pace, dell'ubbidienza, del rispetto dovuto al superiore, alla legge, pronto a soccorrere il mio simile, io non cercai mai litigi, ... guai a chi mi stuzzicava (Crocco 40).

Carmine Crocco "Donatelli" e stato indubbio protagonista nella rivolta lucana avvenuta tra il 1861 e il 1865. Egli seppe distinguersi come condottiero abile e risoluto. La sua vita e le sue azioni rappresentano un'importante osservazione per lo studio della storia italiana durante l'epoca postunitaria. Crocco e il rappresentante di una parte storica della nazione molto discussa e controversa. Le sue azioni portano alla riflessione se rapportate alla cornice storica in cui sono inquadrate e che, in un certo senso, le ha anche istigate. Carmine Crocco puo essere inquadrato in un ambito sociale e storico piu allargato, ma pur sempre collegato agli eventi fondamentali dell'analisi storica e letteraria. In questo contesto, piu specificamente, sono esaminati gli aspetti sociopolitici della banda di cui questo era capo. Le sue attivita criminali e di ribellione si possono quindi pensare come espressione di un malcontento piu esteso e che fu determinato sullo sviluppo di alcuni elementi che eventualmente contribui allo scoppio di una vera e propria guerra civile. Crocco fu il condottiero delle guerriglie del Grande Brigantaggio in un senso molto sociale, raccogliendo nel suo gruppo uomini e donne, spesso contadini disperati. Accetto di allearsi a gendarmi sbandati dell'esercito borbonico e in seguito anche ad ufficiali e soldati di fede legittimista di provenienza spagnola tra cui il generale borbonico Luis Borges. Fu sostenuto da rappresentanti del clero che erano in opposizione allo stato unitario, anche se soltanto per questioni di limitazioni ai loro diritti di possidenti. Crocco fu perfino aiutato e sostenuto da persone appartenenti allo stato unitario, per mezzo di informatori chiamati "manutengoli." La figura storica di Carmine Crocco e le sue azioni portano alla scoperta di importanti elementi di microstoria pertinenti alla situazione sociale, politica e storica dell'epoca dell'Italia postunitaria e che tuttavia offrono una prospettiva storica piu ampia. Gli elementi presi in esame in questo luogo sono soprattutto la caratteristica multiculturale e di un filo ideologico, seppure non sempre tecnicamente articolato, sostenuto dal gruppo rivoluzionario del Crocco. Nell'autobiografia di Carmine Crocco esistono citazioni storiche e citazioni di eventi accaduti concretamente, ma tra queste citazioni ve ne sono anche alcune meno chiare. Le citazioni ambigue dell'autore sono volutamente rese tali per elevare e migliorare la sua posizione riguardo specifiche decisioni legate ad atti di violenza. In generale le citazioni e le giustificazioni di Carmine Crocco offrono comunque la visione dell'ideale di forza ribelle che accomunava i membri del gruppo multiculturale dei briganti da lui capitanati. Sia che i membri del gruppo di Crocco appartenessero al mondo sociale contadino e che provenissero da svariati centri rurali del Mezzogiorno, sia che essi fossero stranieri come accadde per altri legittimisti spagnoli fedeli alla corona di Francesco II, essi incorrevano molto spesso all'uso un plurilinguismo di dialetti diversi, ed e chiaro che in contrasto al loro plurilinguismo multietnico e culturale restavano uniti in una sorta di loro ideale combattente. Carmine Crocco e la sua banda di membri provenienti dalle piu diverse estrazioni sociali rappresentano una parte significativa della storia italiana che anticipa evidenti caratteristiche multiculturali.

Anche se Crocco aveva fatto parte dell'esercito borbonico dal 1849 al 1851, se ne era distaccato per ragioni personali piuttosto oscure, probabilmente per aver commesso un atto d'aggressione sfociato in omicidio. Sta di fatto che decise di nascondersi e di dedicarsi a furti e rapine. Ma quando l'esercito garibaldino inizio a creare sommosse Carmine Crocco penso di trovare nuove possibilita di rifarsi una vita all'insegna della legalita unendosi al Colonnello Ottavio Mennuni. Carmine Crocco mostro lealta alla causa dell'unificazione d'Italia. Egli stesso lo afferma nelle sue note autobiografiche: "... io speravo di sorgere a vita nuova, riacquistare quella liberta perduta, per l'onore della famiglia onde approfittando dei moti popolari mi mescolai cogl'insorti di Rionero e con essi presi parte al moto rivoluzionario" (55). Carmine Crocco insieme alla sua banda fu riconosciuto come soldato dotato di un preciso comportamento militare, come ha anche confermato il giudice Bonfanti: "Che i medesimi si sono presentati per vivere regolarmente e non piu da scorridori di campagna. Che i medesimi si comportano assai bene presentandosi a qualunque commando con esattezza e regolarita" (Saraceno 25). Ma Crocco era ricercato precedentemente, insieme al suo associato Mastronardi per furti e rapine accaduti dopo la sua fuga dall'esercito borbonico, per cui dovette nuovamente darsi alla macchia nonostante il suo comportamento appropriato nelle file dei soldati garibaldini. Carmine Crocco da questo momento in poi si dedichera all'organizzazione di quel gruppo di briganti che si sollevarono in modo cruento contro il potere politico dell'Italia agli albori della sua creazione.

Questo punto della vita di Carmine Crocco corrisponde anche all'inizio della trama cinematografica, del film di Pasquale Squitieri: Li chiamarono briganti del 1999. Il film non ha riportato molto successo. (9) Tra gli attori principali del film vi sono Enrico Lo Verso nel ruolo da protagonista di Carmine Crocco, Claudia Cardinale nelle vesti di Donna Assunta, Franco Nero come caporale dei Carabinieri di Nerza, Giorgio Albertazzi interprete del cardinale Antonelli, Remo Girone riveste i panni di Don Pietro il sacerdote. La sigla iniziale e cantata da Lina Sastri che interpreta tre canzoni Briganti, La Brigantessa, La Profezia con testo e musica di Luigi Ceccarelli. Il film rappresenta uno scorcio di storia e di fiction basata sulla vita di Carmine Crocco "Donatelli" durante il Grande Brigantaggio. E per questa ragione che e qui preso in esame, ma anche per ragioni di supporto e invito alla discussione storica nell'ambiente accademico. Uutilizzo della produzione cinematografica della vita di Carmine Crocco e delle azioni perpetrate insieme al suo gruppo di briganti puo aiutare a fare chiarezza su alcuni particolari di questa microstoria, e non solo per l'aspetto storico del singolo o del gruppo inquadrato nell'ampia prospettiva storica, ma anche per l'aspetto linguistico, altrettanto interessante, poiche elemento contingente alla documentazione della storia postunitaria.

La visione e l'esame delle scene del film di Pasquale Squitieri rappresentano una forma alternativa allo studio dei fatti storici e di ampliamento per le osservazioni personali sia sui fatti storici sia sul "pluringuismo" impiegato con efficacia nel descrivere le varie azioni all'interno del gruppo "multiculturale" del Crocco. Le azioni iniziali del film sono concentrate sulla scelta decisiva del Crocco nell'organizzarsi per la rivolta lucana del 1861-1865 con la popolazione locale. Seguono azioni di organizzazione e spostamento del gruppo in seguito alle guerriglie e secondo le possibilita offerte dalla combinazione di elementi fortuiti e nel trovare nascondigli e vettovaglie. La banda dei briganti di Crocco continua in azioni di carattere bellico e nell'essere ricercata dalle istituzioni di stato. Un momento decisivo sembra attirare l'attenzione sull'aspetto multiculturale in modo ancora piu acceso che in precedenza, con l'integrazione di gruppi di militari di provenienza spagnola, con l'obiettivo politico di riportare i Borboni al potere nell'Italia del sud. "Crocco preferi chiamare a se gli uomini piu risoluti e capaci nel combattimento. Anch'egli aveva strutturato la propria banda in veti e propri reparti: ciascuna compagnia era composta da venti uomini comandati da un sergente e da due caporali" (Capaldo 38).

E interessante osservare le vicende di svolgimento storico attraverso le immagini proposte dal regista Pasquale Squitieri. E alquanto clamoroso l'esaltazione della forza "dell'ideale" nel comportamento di Enrico Lo Verso nei panni di Carmine Crocco. Nel film di Squitieri e certamente evidenziata la "multiculturalita" della banda di Crocco. Membri della comunita contadina affiancati da donne guerrigliere chiamate brigantesse, come l'amante dello stesso Crocco, o dai legittimisti spagnoli che si impegnarono a dare appoggio completo alle strategie di guerriglia e che, dal loro canto, ritenevano mirata esclusivamente alla "riconquista." Il film puo diventare di sostegno allo studio piu approfondito degli eventi storici che sono legati in modo particolare alle azioni della banda del Crocco.

Dai documenti storici e letterari sappiamo che Carmine Crocco, anche se non lo ha mai affermato apertamente nella sua autobiografia, stabili all'interno del suo "esercito" un ordine molto severo. Pur apprezzando la risolutezza dei membri del gruppo, ne rimase sempre diffidente e allo stesso tempo seppe essere amico di alcuni dei suoi briganti tra i quali un altro disertore dell'esercito borbonico: Giovanni Fortunato, noto anche come Coppa (Capaldo 87). Tutte le relazioni interpersonali di Crocco sono chiaramente evidenziate dal regista Squitieri nelle scene di Li chiamarono Briganti. Nel film Enrico Lo Verso, nei panni di Carmine Crocco, agisce in modo risoluto e dimostra che il suo personaggio sa essere anche crudele quando e necessario. E aiutato e appoggiato finanziariamente da rappresentanti della nobilta filoborbonica, accetta di unire in gruppo diversi individui che gli sono suggeriti dai sostenitori finanziari, ma raduna con se anche tanti di coloro che gli si presentano nel cammino verso i nascondigli che si trovavano nei boschi della Lucania. Alle persone che gli chiedono informazioni circa la sua posizione riguardo gli eventi delle sue azioni militari nelle file dell'esercito borbonico e poi in quello dei garibaldini Crocco risponde che: "nun ha vinciuto nisciuno, avimm' pers' tutt'e quanti c'hanno futtuto...." Quando Carmine Crocco sceglie i membri del gruppo per compiere e organizzare la rivolta, afferma: "... cerco gente di coraggio disposta a seguirci per riprenderci il nostro ..." spiegando e chiarificando cosi la sua posizione alla luce degli eventi piu recenti di politica unitaria.

Crocco incluse nel suo gruppo persino le donne, come ad esempio la sua levatrice e la sua amante. Le donne agirono anch'esse con orgoglio e ferocia. Si comportavano aggressivamente proprio come gli uomini accomunate da un medesimo desiderio di riscatto e di riaffermazione dei propri diritti, se non altro in forme elementari. Nella scena del film quando Filomena, l'amante di Crocco, decide di unirsi al gruppo, afferma: "Io non sono la serva di nessuno!" e Crocco risponde: "... e brava la commare sparate meglio e nu' militare!"

Diventa qui oggetto di attenzione particolareggiata il discorso che Carmine Crocco pronuncia nel film di Squitieri per incoraggiare il gruppo "multiculturale" e "multietnico" con parole di incitamento alla ribellione politica e alle rivendicazioni di diritti umani e per provare a uscire dalla condizione estrema di miseria a cui cosi tanti individui sono stati relegati. Dal punto di vista linguistico e interessante osservare soprattutto attraverso le scene in Li chiamarono Briganti come un'ideologia politica fosse estesa al di la del plurilinguismo e determinato dalle necessita comuni di questo gruppo multiculturale. Prima che Crocco pronunci il suo discorso di incitamento alla ribellione al gruppo formatosi, uno degli uomini che si aggrega al gruppo descrive a Crocco le condizioni reali della parte di popolazione nascosta tra i boschi e lo fa in dialetto romanesco: "... la gente campa de riscatti, di ruberie de depredazioni ... nun c'hanno niente e e' famiglie so piene de debiti." E da quanto elaborato dal regista Squitieri, il quale si basa su una chiara interazione plurilinguistica, potremmo affermare che Crocco e il suo gruppo di briganti oltrepassano le barriere linguistiche che avrebbero potuto creare incomprensioni e dissenso. I briganti di Crocco assumono una connotazione di gruppo "multiculturale" e attraverso l'espressione delle varie forme linguistiche restano uniti nell'ideale di ribellione. Crocco spiega e ribadisce al gruppo, composto sostanzialmente da membri di origine umile, la situazione politica in cui sono venuti a ritrovarsi per decisioni dei regnanti e della disperazione che li ha portati a diventare "cani rabbiosi." Carmine Crocco incoraggia il gruppo a combattere in modo valoroso e continua affermando che e importante agire "come dei veri soldati ... fino alla vittoria." Il discorso e pronunciato in dialetto lucano e napoletano. Carmine Crocco fa menzione del clero, che appoggia "un vero esercito di disperati e lavoratori traditi" perche anche la Chiesa e stata infangata dal nuovo governo attraverso le nuove disposizioni e infine afferma che riceveranno l'appoggio del re Francesco II di Borbone per la riaffermazione del suo potere nel sud d'Italia.

Le immagini de Li chiamarono Briganti mettono in scena anche le misure violente adottate dal generale Cialdini che si attribuisce il titolo di pubblico ministero nell'uso della corte marziale per giustiziare e liquidare il gruppo d'insurrezione.

Dai dati storici sappiamo che "Il commando dell'Avanguardia fu affidato a Mastronardi D'Amato detto Stancone, nativo di Ferrandina, nominato per l'occasione tenente colonnello; Michele Larotonda, contadino di Ripacandida, ebbe il grado di maggiore e guido un reparto di contadini aviglianesi; Caruso fu a capo degli insorti di Atella, mentre Luigi Romaniello Chiofaro, con il grado di capitano si occupo della compagnia dei cacciatori. A completare lo stato maggiore erano, infine, i luogotenenti Donato Tortora, nativo di Ripacandida e sbandato dell'esercito borbonico, e Nicola Summa, alias Nico Nanco" (Capaldo 38). Tra altri personaggi c'erano Francesco Fasanella detto Tinna, il quale aveva servito l'esercito Borbone a Gaeta per cinque anni, e Giuseppe Schiamone, il quale rimase a lungo con la banda di Crocco. La banda agiva secondo la tecnica del branco con a testa la bandiera borbonica, mantenendo collegamenti con gli informatori o manutengoli, che li appoggiavano nei loro spostamenti e luoghi di nascondiglio. Usavano prudenza nel comunicare con le amministrazioni locali, tuttavia concedevano il piu delle volte ai membri delle bande possibilita di ricevere approvvigionamenti.

Molte volte i membri della banda si discostavano dalla guerriglia di riconquista della banda principale del Crocco per dedicarsi a razzie e atti di criminalita. Questo fatto ha apportato la connotazione negativa riflessa nella storia e ha suggerito una visione limitata del movimento rivoluzionario dei briganti. E certo che la rivoluzione lucana e il fenomeno del brigantaggio hanno avuto un impatto nella storia dell'unificazione d'Italia e nella sua formazione come nazione unica. Nonostante le diversita e le incongruenze, il movimento di ribellione ha lasciato un segno nella storia. Lo studio di questi elementi e interessante non solo per i suoi aspetti sociali e politici, ma soprattutto per i dati che richiedono ricerca dei documenti ufficiali per il loro sostegno di affidabilita. L'attenzione nell'analisi della microstoria avviene attraverso documenti autobiografici o di note di registri comunali e giudiziari, in assenza di documenti ufficiali, e puo facilitare le interpretazioni dei fatti storici e sociali.

Talvolta per raccogliere dati piu precisi sugli eventi postunitari bisogna fare riferimento a documenti alternativi rispetto a quelli ufficiali. La ragione e dovuta al fatto che questo momento della storia italiana ha attraversato momenti di forti contrasti, per cui molti dei documenti riguardanti i fatti storici sono andati perduti o non sono stati volutamente preservati. A questo proposito alcuni critici e studiosi considerano interessanti i commenti di vari autori postumi agli eventi. Allo stesso tempo alcuni di questi commenti possono essere interpretati come commenti di genere estremista e con questo tipo di analisi non e difficile arrivare a un sostegno di idee che sono chiaramente antirisorgimentali.

Per una documentazione piu completa, e opportuno citare Lorenzo della Boca, il quale appoggia Sciascia nel mettere a confronto alcuni racconti filo-piemontesi di Bronte in Sicilia riguardante gli interventi del 1860 contro i ribelli--i quali tendono a voler "giustificare" le proprie azioni violente--e altri racconti che denunciano la violenza dell'ideologia del risorgimento nei riguardi di chi e stato massacrati e ai quali si era fatto credere necessario attuare una rivoluzione culturale, affermo che i "giustificazionismi" sono fatti proprio da chi, invece, avrebbe l'interesse a fare dichiarazioni diverse. (10)

Una testimonianza del momento storico ci e offerta dal Maggiore Generale Nino Bixio, in carica per la soppressione della ribellione a Bronte. Egli proclamo:
   Gli assassini, e i ladri di Bronte sono stati severamente
   puniti--Voi lo sapete! La fucilazione segui immediata i loro
   delitti--Io lascio questa Provincia--i Municipi, e i Consigli
   civici nuovamente nominati, le guardie nazionali riorganizzate mi
   rispondano della pubblica tranquillita ... Pero i Capi stiino al
   loro posto, abbino energia e coraggio, abbino fiducia nel Governo e
   nella forza, di cui esso dispone--Chi non sente di star bene al suo
   posto si dimetta, non mancano cittadini capaci e vigorosi che
   possano rimpiazzarli. Le autorita dicano ai loro amministrati che
   il governo si occupa di giuste leggi e di opportuni legali giudizi
   pel reintegro del demanio--Ma dicano altresi a chi tenta altre vie
   e crede farsi giustizia da se, guai agli istigatori e sovvertitori
   dell'ordine pubblico sotto qualunque pretesto. Se non io, altri in
   mia vece rinnovera le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole.
   Il comandante militare della Provincia percorre i Comuni di questo
   distretto.


Di quest'affermazione e altre ve ne sono molte ulteriori di studio contemporaneo che sostengono l'accusa di violenza contro la popolazione in rivolta in modo affrettato e superficiale. Fernando Mainenti, per esempio, fa un'analisi piu difensiva delle ragioni per la rivolta e determina l'avventata giustizia messa in atto sia da Bixio sia dalle altre autorita (Mainenti). (11)

In altro luogo e in supporto delle idee antirisorgimentali nel momento in cui si attuavano eventi di insurrezione, vi e in parlamento l'unica voce che si levo contro i massacri di Casalduni e Pontelandolfo che videro a capo della rivolta Cosimo Giordano (la sua storia di vita ebbe molti eventi simili accaduti a Carmine Crocco) e non fu quella di un meridionale, bensi quella di Giuseppe Ferrari, che intervenendo al Parlamento di Torino il 2 dicembre 1861, cosi descrisse cio che aveva visto di persona:
   Nel turbinio degli avvenimenti [...] la confusione giunge a tal
   punto che io a Napoli non poteva sapere come Ponte Landolfo, una
   citta di 5.000 abitanti fosse stata trattata. Io ho dovuto
   intraprendere un viaggio per verificare il fatto cogli occhi miei.
   Ma io non potro mai esprimere i sentimenti che mi agitarono in
   presenza di quella citta incendiata. [...] E quando Volli vedere
   piu addentro lo spettacolo celato delle afflizioni domestiche, mi
   trassero dinanzi il signor Rinaldi, e fui atterrito. [...] Gli
   occhi semispenti lo rivelavano colpito da calamita superiore a ogni
   umana consolazione. Appena osai mormorare che non cosi s'intendeva
   da noi la liberta italiana. Nulla io chiedo, disse egli, e noi
   ammutimmo tutti. Aveva due figli, l'uno avvocato, l'altro
   negoziante, ed entrambi avevano vagheggiato da lontano la liberta
   del Piemonte, ed all'udire che approssimavansi i piemontesi, che
   cosi chiamasi nel paese la truppa italiana, correvano ad
   incontrarli. Mentre la truppa procede militarmente, i saccomanni la
   seguono, la straripano, l'oltrepassano, e i due Rinaldi sono presi,
   forzati a riscattarsi, poi, dopo tolto il danaro, condannati ad
   istantanea fucilazione. L'uno di essi cade morto; l'altro viveva
   ancora con nove palle nel corpo; e un capitano gittavasi a
   ginocchio dinanzi ai fucilatori per implorare pieta; ma il Dio
   della guerra non ascoltava parole umane e l'infelice periva sotto
   il decimo colpo tirato alla baionetta. [...] Rinaldi possedeva due
   case, e l'una di esse spariva tra le fiamme, e appena gli uffiziali
   potevano spegnere l'incendio che divorava l'altra casa. Rinaldi
   possedeva altre ricchezze, e gli erano rapite; [...]. Quante scene
   d'orrore!" (Atti parlamentari, seduta 119 del 2 dicembre 1861).


In conclusione, avendo preso in osservazione dati storici e autobiografici, insieme a testimonianze a volte contrastanti, si comprende la necessita di approfondire lo studio della microstoria dei briganti per rilevare gli elementi importanti della visione storica piu ampia che riguarda l'Italia postunitaria. Questo momento storico, non sempre nitido, puo avvalersi del supporto di ulteriori sviluppi di analisi come quelli suggeriti non solo dai critici e giornalisti contemporanei, ma anche da registi come Pasquale Squitieri per l'elaborazione di elementi di immagini che ci aiutano a comprendere l'esatta situazione storica.

BIBLIOGRAFIA

Alianello, Carlo. La conquista del Sud. Il Risorgimento nell'Italia meridionale. Milano: Rusconi, 1972.

Atti parlamentari, seduta 119 del 2 dicembre 1861.

Bixio, Nino. Proclama originale successivo alla esecuzione Real Collegio Capizzi, Bronte. 12 agosto 1860. Web. <http://www.bronteinsieme.it> 6 settembre 2012.

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ANNA IACOVELLA

Yale University

NOTE

(1) Daniele Palermo riporta: "Questi contadini non proponevano alcun rimedio preciso e alcuna riforma. Dalle loro lamentele risulta che ammettevano tutto cio che era antico e divenuto legge per consuetudine, che consideravano insopportabili solamente le novita, gli eccessi e le deviazioni, e che cio che si aspettavano dal re era soltanto la soppressione dei nuovi editti e dei nuovi oneri fondiari, il buon funzionamento delle istituzioni sociali e amministrative esistenti, che non si sognavano di cambiare. Erano furiosi, ma non rivoluzionari." R. Mousnier, Furori contadini. I contadini nelle rivolte del XVII secolo (Francia, Russia, Cina), Rubbettino, Soveria Mannelli, 1984, p. 113 (ed. originale, Fureurs paysannes Les paysans dans les revoltes du XVII siecle (France, Russie, Chine), Calmann-Levy, Paris, 1967).

(2) Luciano Salera ha raccolto documenti poco noti che gettano nuova luce sulle vicende finali del Regno delle Due Sicilie e sugli uomini che ne furono protagonisti. Uautore analizza le cause della perdita dell'indipendenza del Regno di Napoli. Salera, Luciano. La Storia Manipolata 1860-61 Documenti e testimonianze. Napoli: Controcorrente Edizioni, 2009.

(3) Il Ministero dei Beni culturali e ambientali ha fatto pubblicare : Guida alle Fonti per la Storia del Brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato.

(4) Il N. 1409 della Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia contiene la Legge Pica.

(5) Nella seduta parlamentare del 29 aprile 1862 il deputato Giuseppe Ferrari affermava: "Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere. Si e introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so piu come esprimermi" (528). O'Cleary, Patrick Keyes. La rivoluzione italiana. Come fu fatta l'Unita della nazione. Milano: Ed. Ares, 2000.

(6) Tra i saggi storici del periodo postunitario troviamo la raccolta di testi curata da B. Caizzi, Nuova antologia della questione meridionale, prefazione di G. Salvemini, Edizioni di Comunita, Milano 1962 (I. ed. 1950); E. Sterpa (a cura di), Anatomia della questione meridionale, Editrice Le Stelle, Milano 1978; P. Borzomati, La questione meridionale. Studi e testi, Societa Editrice Internazionale, Torino 1996; e quella di R. Villari, Il Sud nella storia d'Italia. Antologia della questione meridionale, vol. I-II, Laterza, Roma-Bari 1974 (I. ed. 1961).

(7) La prima copia fu stampata dalla Tipografia Greco di Melfi nel 1903 alcuni anni prima della morte dell'autore. L'Autobiografia di Crocco e ritenuta una testimonianza alquanto credibile.

(8) Benedetto Croce ha, invece, espresso considerazioni negative e stroncato rie: "Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovo a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggio a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti" (Uomini e cose della vecchia Italia, Laterza, 1927, p. 337).

(9) Michele Saraceno ha anche scritto: "... i successi riportati in Irpinia da Crocco dimostrarono quanto 'il Generale' fosse ancora forte e di quella forza, non ancora fiaccata, sperimenteranno poi altri paesi, altri reparti di Guardie Nazionali, le truppe regolari infine."

(10) Riportati qui sono commenti personali del regista Pasquale Squitieri: "Un film epico che appartiene a un genere ormai assente dalla nostra produzione per motivi culturali e anche umani, come la scomparsa di Sergio Leone che ne fu un maestro. Un film in cui chiedo un riesame e una rilettura della questione meridionale per capire il malessere e la mancanza di speranze del nostro sud, che da un secolo si e dissanguato con l'emigrazione di milioni di persone in cerca di un futuro migliore [...]. I nostri contadini di cent'anni fa somigliavano ai gauchos, a Pancho Villa, ai personaggi di tanti paesi repressi dalla civilta tecnologica [...]. Massacrati dalle tasse, brutalmente interrogati in francese o repressi con la forza, a chi si rivolgevano per sopravvivere? Ai briganti. Ma migliaia di loro furono trucidati dai bersaglieri, e questa e una vicenda che nessuno ha mai voluto narrare anche se e una realta storica inconfutabile. [...] [Ho fatto] non un film buonista, ma un film duro e crudo su un sud rapinato della sua cultura e accusato dal nord di essere un popolo di ladri e puttane per un solo motivo: poterlo derubare di tutto" (Centro Sperimentale di Cinematografia).

(11) l'intervista a Lorenzo Del Boca, autore dei libri "Maledetti Savoia" (sesta ristampa, lire 14.000, Casa Ed. PIEMME), e "Il dito dell'anarchico," edito anche da PIEMME 2000, "Due Sicilie," 3 May 2001 <http://www.eleaml.org>, 20 ottobre 2009.
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Author:Iacovella, Anna
Publication:Italica
Date:Jun 14, 2013
Words:6176
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