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I "concatenati dolori": esilio, scrittura e censura nell'autobiografia letteraria e nel poema "L'esule" di Pietro Giannone.

Nicola Bietolini, in "I 'concatenati dolori'. Esilio, scrittura e censura nell'autobiografia letteraria e ne 'L'esule' di Pietro Giannone," examines the many ways in which the exilic experience of Giannone is reflected in his writings, primarily in his Vita and the poem "L'esule." What makes Giannone's exilic experience even more troubling (and disturbing for us, as we look back at it) is the incessant persecution of the ecclesiastical authorities even after Giannone had left Naples. To such a continued persecution we owe the autobiography, the poem mentioned above, and related passages in the author's works, as Giannone seeks to portray himself through the literary image of the virtuous citizen who is oppressed by a corrupt and corrupting political and civic system. In these attempts Giannone emerges as a victim of a cruel political and religious power: an exile by antonomasia.

Cominciarono in questo nuovo anno i miei concatenati dolori "a rendersi piu sensibili", i quali sempre piu esacerbandosi, per proprio esperimento mi fecer conoscere che la fortuna non comincia mai per poco.

(Giannone, Vita 234)

La vicenda umana e la parabola letteraria e filosofica in Giannone si intersecano e si corrispondono strettamente, entrambe segnate dallo spartiacque traumatico e decisivo dell'esilio. (1) La stessa impostazione edificante ed esemplare della autobiografia risente in misura determinante di una visione paradigmatica che interessa gli eventi chiave di un'esistenza travagliata dal trauma della separazione rispetto al contesto culturale ed affettivo originario, ma soprattutto segnata dal ripetersi costante ed inesorabile di una serie concatenata e ciclica di dolori, generati dall'esilio forzato iniziale, ma alimentati dalla incessante persecuzione ecclesiastica e curiale. Il Proemio illustra in forma affastellata e caotica le tematiche essenziali orbitanti intorno all'esilio, che saranno sviluppate piu distesamente ed ordinatamente nel corso della trattazione, a cominciare dalla decisione di compilare l'autobiografia in circostanze disagiate ed oppressive che impediscono di tramandare all'esterno la propria esperienza intellettuale secondo i canali convenzionali, con l'intento di costruire sapientemente un documento letterario e umano che immortali la condizione universale del cittadino virtuoso oppresso dalla corruzione del sistema degradato e degradante che lo circonda. Si alternano e si compongono a ritmo febbrile ed in ordine sparso, nell'incalzante flusso delle argomentazioni addotte dal recluso e sfiduciato Giannone, la consapevolezza di una vita non eccezionale o memorabile ma ordinaria e dignitosa, sottoposta tuttavia a vessazioni intollerabili ed emblematica di una determinata, sfavorevole e perigliosa, temperie storico-culturale; l'onta della congiura e della maldicenza; la necessita morale di ripristinare la verita storica e documentaria dei fatti, distorti dagli artificiosi commenti mistificatori dei suoi detrattori, basati su dati falsificati e spuri ed agevolati anche dalla irrimediabile perdita dei propri scritti, unici depositari del vero pensiero dell'autore.

Giannone evidenzia cosi il carattere esemplare delle vicissitudini di un proscritto, rivelatore dell'iniquita dell'italiano settecentesco che vanifica il desiderio di virtu e di conoscenza in studi sterili e superficiali; in ultima analisi, emerge prepotentemente alla ribalta la inquietante decadenza dei costumi morali che alimenta la schiavitu materiale e la sudditanza psicologica nei confronti del dominatore straniero:

Prendo a scrivere la mia vita e quanto siami accaduto nel corso della medesima, non gia che io presuma di proporla a' lettori per esempio da imitare le virtu forse da me esercitate, o da sfuggire i vizi de' quali fui contaminato; ovvero perche contenesse fatti egregi e memorandi e fuor del corso ordinario delle umane cose adoperati--poiche son persuaso che, sicome in me non furono estreme virtu od estrema dottrina da imitare, cosi mi lusingo che non vi saran estremi vizi oppure estrema ignoranza da fuggire. Prendo a scriverla perche, trovandomi ritenuto fra le angustie d'un castello, dove privo di ogni umano commercio traggo miseramente i miei giorni; e dubitando, per la mia eta cadente, non dovessi quivi finirla [...]. Sono ancora a cio spinto dal riflettere che, avendomi il mio destino condannato ad esser bersaglio dell'invida maladicenza di molti miei nemici, i quali non meno presero a malmenare i miei libri che a detrarre e malignare le mie azioni, intendo che gli amatori della verita ne abbiano una sincera e fedele narrazione, e non si dia occasione a' maligni di oscurarle, o vividamente rapportarle. E poiche, dopo il mio naufragio, vari miei scritti andarono sparsi di qua e di la, perche tutti sappiano separare i veri da falsi, che potrebbero gli invidiosi, forse, a me ascrivere, manifesto qui fedelmente, uno per uno, quali fosser i miei propri e legittimi parti. Ma soprattutto prendo a scriverla perche sia a gli altri di documento, e specialmente a gli uomini probi ed onesti ed amanti del vero, quanto sia per essi dura e malagevole la strada che avran da calcare per passar la loro in questo mondo liberi e sicuri, fra la turba di gente improba ed infedele e tra l'infinito numero degli sciocchi e de' malvagi, massimamente a chi avra sortito la disgrazia di nascere sotto grave e pesante cielo, ed in terreno servo e soggetto e ferace di pungenti spine e d'inestricabili pruni e triboli [...] Forse potra anche riuscire di loro utile, in leggendo nel corso della medesima quanto gli uomini sovente si affatichino indarno fra studi vani ed inutili, e le preziose ore del tempo inutilmente consumino fra le ricerche di cose vane che niente conducono, ne per reggere la nostra vita nella strada della virtu [...] ne per illuminare le nostri menti nelle cognizioni delle scienze utili e necessarie; anzi per maggiormente invilupparle tra questioni vane ed astratte. Delle quali, doppo essersi lungamente affaticati, ne sapranno molto meno di prima, quando cominciarono ad investigarle.

(Vita 3-4)

Questo incombente ostacolo alla libera propagazione dei saggi storico-giuridici sfocia in una messa al bando non solo della persona fisica di Giannone, ma, umiliazione piu cogente, dei suoi scritti. Si instaura cosi il circolo vizioso cruciale che travaglia ed inibisce la produzione autobiografica e filosoficogiuridica del riformatore napoletano; tale reiterazione ossessiva della stessa sequenza di paradigmi culturali ed esistenziali ad un tempo viene rispecchiata fedelmente, con l'aggiunta di una retrospettiva venatura fatalistica, nella rievocazione autobiografica. La costellazione di poli tematici emblematici si articola in una triade di categorie semantico-culturali onnipresenti e complementari. La scrittura consiste nella proposizione del proprio pensiero con fini pedagogici e morali e nella investigazione introspettiva delle ragioni esistenziali e psicologiche delle formulazioni teoretiche piu ardite e polemiche. La censura implica l'esclusione dal circuito comunicativo della cultura ufficiale tramite una proscrizione dispotica arbitraria e priva di riscontri probanti con il testo, seguita dalla pubblicazione su commissione curiale di opuscoli polemici e denigratori, che veicolano un'immagine deformante e palesemente scorretta sul piano filologico-ecdotico della originale fattura filosofica insita nelle opere di Giannone. La logica conseguenza degli stadi precedenti del calvario ideologico di Giannone e rappresentata dalla stampa clandestina, cioe dalla circolazione limitata, occulta ed alternativa alla edizione corrente, di un numero esiguo di copie degli scritti composti durante l'esilio, sottoposti ad una sorta di autocensura preventiva per renderli meno indigesti all'inquisizione ecclesiastica e destinarli ad una cerchia di mentori ed amici; essi rivestono la duplice funzione di salvaguardare comunque un legame con la cultura italiana e di rettificare le calunnie e le estrapolazioni od interpolazioni infamanti compiute dagli estensori dell'Indice pontificio, e dai loro scrivani ideologicamente scorretti, per garantirsi una documentazione difensiva autentica e accurata, corredata anche da sorvegliate e certificate versioni in lingua straniera tese a ristabilire la propria reputazione etica e specialistica all'estero. (2) Questa combinazione di fattori condizionanti esercita il suo influsso decisivo sulle teorie giannoniane, principalmente nefasto, ma in parte anche foriero di un ripensamento degli aspetti piu radicali della dottrina giurisdizionalista circa l'equilibrio gerarchico tra il primato politico e civile del potere temporale laico e lo statuto legittimo del potere spirituale ecclesiastico. (3) Del resto, la tendenza a discostarsi dalla tradizione di un insegnamento superficiale ed inadeguato ed a correggerne le mende piu vistose tramite integrazioni argute e personali si evidenzia fin dal giudizio caustico espresso sul suo primo maestro; questi viene esplicitamente bollato da Giannone di incompetenza giuridica ed ottuso autoritarismo, ma soprattutto stigmatizzato per la mancanza di acribia filologica e di dimestichezza diretta con i testi primari affrontati impropriamente non sulla scorta dell'originale ma tramite compendi arbitrari e denigratori, come lo studioso napoletano evince da un confronto sinottico e sistematico con altre fonti piu valide ed acclarate:

Giunsi in Napoli ne' principi del mese di marzo 1694, da que' ai quali io fui raccomandato, non per mancanza di affetto, ma per poca conoscenza che aveano de' piu insigni professori di legge civile e canonica in casa d'un lettore, il quale, secondo che col progresso e piu per l'avvertimento di altri piu saggi conobbi dapoi, poco sapeva dell'una e meno dell'altra, del di cui nome io non voglio per cio ricordarmi; poiche, oltre ad insegnare sopra alcuni scritti da altri scipitamente composti, l'avea ripieni d'inutili questioni [...] e se io le leggi ed i canoni che si allegavano voleva cercarli e riscontrargli nel Corpo del ius civile o canonico, o non le trovava affatto, o pure le ravvisava tutte mal a proposito alligate, guaste e non intese: cio che mi dava indizio che il mio maestro erasi poggiato su l'altrui fede, non ch'egli l'avesse mai lette ed osservate. Posto in questa confusione ed intrighi, da' quali, come poteva meglio, m'andava distrigando colla lettura de' testi originali e con comunicare le mie difficolta ad altri d'eta e di dottrina piu avanzata, de' quali io cominciava ad acquistar conoscenza ed amicizia [...].

(Vita 8-9)

Il crocevia decisivo per l'allineamento dei poli della scrittura e della censura sul versante obbligato dell'esilio, cioe dell'esclusione dalla liberta di espressione e di circolazione della propria persona e delle proprie idee nel contesto culturale d'appartenenza, coincide con la pubblicazione del trattato storico-politico Istoria civile del Regno di Napoli (1723, Vita 68-76). Giannone descrive dettagliatamente l'occasione e le circostanze della edizione dell'opera, delineando un modello rappresentativo che risultera costante e sara replicato a piu riprese nel corso dell'autobiografia ed assume quindi un carattere paradigmatico. Esso e costituito dalla stampa in tiratura limitata con dediche mirate; dalla censura ufficiale della Chiesa; dalla divulgazione clandestina, frammentaria e incompleta dell'opera, che esula dalla cerchia limitata dei destinatari indicati dall'autore e si sparge in infinite versioni parziali ed anomale presso un bacino di utenza abnorme ed incontrollabile; dalla conseguente proscrizione ecclesiastica dell'opera e del suo autore che innesca una nuova smentita da parte dell'interessato e riavvia l'intero processo circolare:

Compita la stampa, e fatti condurre gli essemplari in mia casa, al numero di mille--che tanti se ne imprimerono in carta ordinaria, ed altri cento in carta reale, col ritratto dell'imperadore, a chi l'opera era stata dedicata, e con mia divota lettera al medesimo consacrata,--ne feci di questi ligar uno nobilmente ornato, e lo presentai al cardinal vicere [...]. Di questi medesimi essemplari di carta reale ne feci ligar altri, e gli presentai, uno per uno, a tutti i reggenti del Collaterale ed a gli altri supremi ministri a cui eran dovuti, i quali, oltre di cortesemente ricevergli, me ne rendettero molte grazie. Presentai de' consimili esemplari, uno per uno, a tutti gli Eletti della citta di Napoli, in nome della quale mi furon rese le grazie, accompagnate con un dono d'argento, in memoria della loro gratitudine, e con eleggermi avvocato ordinario della Citta. Altro esemplare, riccamente ornato, come quello che doveva presentarsi alla Maesta di Cesare, fu disposto per l'imperial corte di Vienna, insieme con altri esemplari che doveano presentarsi al presidente, a' reggenti ed altri consiglieri, secretari e ministri, che componevano in Vienna il Consiglio di Spagna [...]. Non passarono quindici giorni, che leggendosi questa mia opera a pezzi, quasi tutti si arrestavano a gli ultimi capitoli de' libri ove trattasi della politica ecclesiastica; e dall'indice de' capitoli scoperta l'idea dell'opera, sembro nuova e da altri non ancora tentata. Alla plebe de' letterati e degli avvocati, ed a' mezzi dotti cio reco invidia, e con lividi occhi cominciarono a leggerla, attenti a notare solamente cio che ne' capitoli della politica ecclesiastica sembrava loro di strano; poiche, ignari dell'origine e progressi di questo Stato, credevano che il mondo cosi fosse sempre stato, com'essi l'avean trovato: e sentendo da' profondi e dotti uomini lodarla, cio maggiormente aguzzo l'invida loro maladicenza.

(Vita 70-71)

Giannone accusa la plebe dei mediocri, accidentale ed indebita esaminatrice di uno scritto complesso e riservato ad un pubblico di specialisti, di un atteggiamento invidioso e astioso, dettato dal complesso di inferiorita stimolato da un'opera pregevole, lodata da un consesso di illustri studiosi e apprezzata nelle alte sfere del potere imperiale e laico. Questa pregiudiziale si sposa perfettamente con la insinuazione e l'ipotesi forzata ed incongruente con il profilo intellettuale indipendente e solitario di Giannone che questi si sia umiliato a plagiare una fantomatica e non meglio identificata fonte manoscritta, ora attribuita all'Argento, ora all'Aulisio, entrambi ligi e compassati raccoglitori di dati archivistici, la cui statura culturale si situa certo ad un livello incomparabilmente inferiore rispetto a quella dell'inclito e accreditato esperto partenopeo di diritto civile e canonico (Vita 71-72). L'ambiguo carattere inquisitorio della censura curiale si manifesta nei due strumenti persecutori complementari della diffamazione e della falsificazione di prove a carico dell'indagato, mediante la diffusione di una versione mistificata e spuria del testo in questione. Questa operazione di contraffazione semantica della matrice filosofica e teorica originaria della Istoria si rivela talmente stringente e soffocante da indurre l'autore ad una veemente smentita, ad una rettifica documentata e circostanziata, coincidente con la stesura e la pubblicazione di uno scritto apologetico del proprio pensiero. Tale strategia ha anche lo scopo parallelo di delineare le tesi incriminate e di smussarne gli aspetti piu scabrosi in accordo con una revisione tattica e diplomatica che ne ridefinisce piu oculatamente i contorni concettuali e ne rafforza i margini di ammissibilita all'interno del codice culturale canonico vigente, dedito alla sistematica demonizzazione ed alla distorsione interpretativa premeditata di ogni atto eversivo, od omissione, da parte dell'imputato di eresia:

E poiche fra l'altre imposture si era dato a credere che io reputassi lecito il concubinato, non capendo--o non volendo intendere--che io parlava dell'antico concubinato de' Romani; alcuni, confondendo questo concubinato colla semplice fornicazione, riputarono che io non la tenessi per peccaminosa. La qual dottrina a molti, i quali forse n'eran contaminati, piaceva assai; onde uno di costoro, sedendo io a' tribunali, mi si accosto e, presami forte la mano, me la strinse, dicendomi che finalmente avea io discoverta questa verita [...]. Allora, con riso anch'io, gli replicai [...] che io non parlava ivi della semplice fornicazione, ma del concubinato antico de' Romani, riputato lecita congiunzione, ch'era tutto altro di quello che al presente si intende, e molto differente [...]. Da questa falsa credenza, e dall'aver i monaci, fra l'altre calunnie, addossatemi, sparso da per tutto che io riputassi lecito il concubinato presente, fui costretto, per disingannar i semplici, di dar fuori una dissertazione, non pero data alle stampe: Dell'antico concubinato de' Romani ritenuto nell'Imperio anche doppo la conversione di Costantino Magno.

(Vita 74)

Lo schema generale dell'opera saggistica a carattere esplicativo, intesa come memoria difensiva e commento divulgativo ed esegetico al trattato specialistico accusato di eterodossia ed oscurita, si mantiene inalterato in tutta la parabola letteraria susseguente all'esilio e potrebbe essere eletto a contrassegno inconfondibile di tutta la produzione saggistica giannoniana a partire dal 1723 in poi. (4) Ad ogni riaffacciarsi della condanna dell'Indice, Giannone risponde puntualmente annunciando la realizzazione e la circolazione, circoscritta ad una elite di estimatori ed amici, di un nuovo trattato chiarificatore.

La descrizione delle vicende tribolate che accompagnano la partenza affrettata per Vienna lascia trasparire la tipica predilezione dello studioso napoletano per la sua biblioteca personale. In questa fase iniziale del suo calvario itinerante per l'Italia e l'Europa alla ricerca di una nuova identita geografica e culturale omogenea al suo status di intellettuale libero ed indipendente, la cura meticolosa nella salvaguardia delle proprie opere manoscritte riveste un significato quasi sacrale e salvifico, in grado di garantire un'immunita spirituale dalle imminenti bolle di scomunica artificiosamente sancite dalla corrotta e manipolatrice burocrazia curiale; le notizie calunniose sul suo conto vengono divulgate da fogli pubblici di sospetta inattendibilita perche diramati dal potere ufficiale, tanto da sollecitare una verifica sulla scrittura privata del fratello, in un paradossale e allarmante ribaltamento gerarchico di affidabilita tra comunicati statali contraffatti e missive personali veritiere. La omissione censoria della partenza forzata di Giannone e finalizzata a spacciarlo per un transfuga ed a precludergli la possibilita di elaborare una linea difensiva, tramite la mancata consegna della citazione che contiene il fantomatico ed insussistente dispositivo documentario del provvedimento, ragione per la quale il giurista argomenta il diritto di appellarsi in favore dell'annullamento della sentenza di scomunica. Nella rete intricata di corrispondenze negative tra vari livelli di scrittura ufficiale adulterata ed infamante, si innesta perfettamente la subdola maldicenza diffusa verbalmente, e quindi in una forma inconfutabile ed aleatoria, ma anche esiziale ed irreparabile, da monaci al servizio della Inquisizione, al fine di screditare la reputazione dello storico nella citta natale, di isolarlo dai suoi concittadini ed espellerlo alla stregua di un corpo estraneo dal tessuto socio-culturale di riferimento:

Vedendo, adunque, il tutto riposto alla discrezione di que' curiali, pensai affrettar maggiormente la mia partenza per Vienna; tanto piu che si avvicinava il primo sabato di maggio, che in quest'anno 1723 veniva a cadere al primo di del mese [...] e fatti prestamente riporre piu essemplari dell'opera dentro una cassa, che portai meco, con quello gia apparecchiato per Cesare, partii da Napoli, verso la fine di aprile, per Manfredonia, dove credeva trovar pronto imbarco per Fiume o Trieste. In questo mio viaggio da Napoli a Manfredonia fu d'uopo che io cambiassi nome, poiche, in passando per gli alberghi, non trovava osteria nella quale da' viandanti partiti da Napoli per loro affari non si parlasse che del fatto mio; e, se vi capitava qualche frate o monaco, i discorsi ed i contrasti erano piu lunghi e fervorosi, che io sovente sentiva colle proprie orecchie, chi prendendo un partito, e chi un altro; e con stupore, mi avvidi che i monaci ne aveano empite le province e tutti i loro conventi [...]. Giunsi a Vienna ne' principi di giugno [...] io era da molti con impazienza aspettato, resi curiosi non pur da' privati avvisi venuti da Napoli della mia partenza, ma da piu gazzette pubbliche che ne parlavano, che me le porto a leggere; ed in quelle lessi non pur la mia partenza, ma la scomunica, che la corte arcivescovile di Napoli aveami lanciata appresso; e credendola una delle solite fole de' gazzettieri, mi affrettai ad aprir il piego, che mio fratello mi mandava da Napoli, e trovai che quelle dicevan vero. Poiche m'avvisava che il vicario, credendo che io stassi nascosto, non gia che fossi partito, mando un cursore della sua Curia in mia casa col monitorio, per intimarmelo; e dicendogli mio fratello che io non vi era, gli rispose che avea ordine di lasciarlo a chiunque trovava in casa, e che stasse pur sicuro che avrebbe fatta sua relazione d'averlo cosi lasciato [...]. Ma poiche il vicario avea in testa in tutte le maniere volermi scomunicare, dicendo che nel mio caso non era bisogno di citazione, essendo notoria la mia trasgressione di non aver cercata licenza della sua Curia di stampar l'opera--[...] non si ristette, mentr'io era in viaggio, contro un assente scagliar sua scomunica ed affigger cedoloni per tutti gli angoli della citta; e fu notato d'avergli affissi anche se ne' luoghi insoliti piu bassi della citta, dove piu numerosa la vil plebe, perche anche per questa via mi rendesse piu odioso alla cieca multitudine.

(Vita 79-80; 84-85)

Si configura sempre piu chiaramente nella rappresentazione autobiografica un'antitesi irriducibile tra la sfera semantica a carattere geografico-culturale della ostile e scostante patria, simulacro dell'oscurantismo dispotico, sottomessa al giogo pontificio dell'Inquisizione e mantenuta in stato di arretratezza culturale da un'oligarchia arbitraria di burocrati e censori, e l'ospitale ed accogliente territorio europeo, oasi di progresso civile e di indipendenza individuale, prototipo di cosmopolitismo ideale e di tolleranza universale e fucina di indomiti e liberi ingegni, in grado di sviluppare serenamente le proprie facolta creative e potenzialita conoscitive, in una paritetica comunita di intenti che si manifesta in uno spontaneo e solerte associazionismo intellettuale, sorretto da una proficua osmosi di stimoli culturali e dalla concorde legittimazione ideologica dei suoi illustri sodali. (5) Il riscatto agognato dalle umiliazioni subite ad opera del complotto ecclesiastico avviene all'insegna di un generale risveglio di interesse nei suoi confronti da parte delle piu importanti autorita politiche e culturali internazionali che reclamano unanimi l'onore di apprezzare il trattato nella sua prestigiosa versione originale e sollecitano l'invio di altre opere specialistiche, caldeggiando di fatto la creazione di un circolo variegato ma autorevole di destinatari ideali del pensiero innovativo di Giannone. (6)

Se tuttavia sul piano della reputazione morale e intellettuale il soggiorno a Vienna e a Ginevra si rivela un trionfo indiscusso, per il consenso unanime e l'alta risonanza che riscuotono la dottrina e la personalita del pensatore partenopeo, ben diversamente si pone la questione spinosa relativa alla necessita impellente, mai soddisfatta completamente, di sottrarsi realmente alla giurisdizione ecclesiastica. La persecuzione dell'Inquisizione non conosce frontiere culturali o nazionali e prosegue incessante anche all'estero, riducendo progressivamente, ad un ritmo inesorabile, i margini gia assottigliati di liberta di pensiero e di azione, fino ad annichilirli irrimediabilmente tramite l'arresto e la reclusione definitiva nel castello di Miolans, che sancisce l'irrevocabile condanna alla segregazione materiale e simbolica dal mondo della cultura europea, il troncamento netto dei legami con l'ambiente filosofico cosmopolita saggiato in precedenza e, soprattutto, la rescissione inappellabile dell'autore censurato, e dunque oscurato totalmente in patria, dal sistema editoriale internazionale che regola il circuito pubblicistico e garantisce la diffusione delle opere stampate (Vita 325-36). Dopo l'incarcerazione Giannone lascia solo frammenti aneddotici e annotazioni quotidiane sparse e sconnesse di un'autobiografia ormai divenuta sterile ed improduttiva, che si riduce a registrare unicamente il fallimento pragmatico--contrappunto doloroso del successo etico ed ideale che gli arride presso gli esperti del settore--del suo contenzioso secolare con l'arrogante ed accentratore potere religioso. (7) Quest'ultimo giunge a vietargli di editare altri scritti o anche di sorvegliare le numerosi traduzioni in lingua straniera autorizzate, su commissione di acclarate istituzioni o incliti personaggi del mondo storico, politico, ma anche giuridico e filosofico, da lui in passato sempre curate scrupolosamente, con attenzione minuziosa alla fedele trasposizione del pensiero originale, in quanto riguardate come una sorta di testimonianze certificate per la posterita della obiettivita metodologica che sostanzia le sue investigazioni teoriche. (8)

L'ansia di evasione dagli angusti schemi dottrinari dominanti naufraga miseramente sullo scoglio insormontabile di una censura aprioristica e protocollare, sintetizzata nella formula latina sclerotizzata, deterrente per ogni barlume di confronto dialettico, adottata canonicamente dall'Indice per sottintendere, esimendosi dal comprovarlo con il riscontro testuale, il presunto carattere eterodosso ed ereticale delle tesi dell'inquisito; questa dicitura arcana e sentenziosa distende sul suo operato un velo di delegittimazione sistematica ed emarginante, destinato ad espungere dal repertorio letterario ogni scritto sospetto che si ispiri o contenga anche una semplice citazione occasionale dell'architesto proibito:

Fu adunque proibita la mia opera, non gia che quella Congregazione di Roma istessa ed i suoi qualificatori avesser potuto ravvisare in essa alcuna preposizione ereticale, ma perche, secondo le loro massime, la credettero contenere proposizioni erronee, empie, offensive, alle pie orecchie, calunniose, scismatiche, che rovesciavano la gerarchia ecclesiastica, ingiuriose alla Santa Sede e che sapessero d'eresia. Ciascun sa che in Roma si e introdotto formolario di queste proibizioni e non vi e libro, che si opponga alle sue massime, che non vi stia soggetto. E a' qualificatori costa poca fatica, cosi perche non espongono le loro censure a gli autori, affinche si difendano, ma si guardano bene di tenerle segrete ed ascose, come anche perche non sono astretti a separatamente manifestare quali fossero le proposizioni scismatiche, empie, ingiuriose, erronee, etc.; ma se ne sbrigano con una sola parola, respective, e cosi lasciano gli autori ed i lettori in maggior confusione ed oscurita di prima.[...] A cio si aggiunge che, proibendo ogni libro, che non sia conforme alle sue idee, ne ricava, che se mai questo libro volesse in qualche contesa allegarsi, ancorche scritto da persona cattolica, savia, dotta e di autorita, e contenente dottrina sana, si sbrigano presto per la risposta e senza impegnarsi ad altro, basta, perche non facci alcuna autorita e riesca di niun peso, che si dichi esser dottrina di libro proibito e dannato.

(Vita 93-94)

La stessa costellazione di fattori semantici orbitanti intorno al dilemma del nesso tra produzione culturale e censura durante l'infinito travaglio dell'esilio si definisce come espropriazione degli affetti personali ed esclusione dall'ambiente sociale di appartenenza. Questa correlazione significativa si ritrova tradotta in un linguaggio piu sorvegliato e composto, levigato dall'adozione di un diaframma retorico di ascendenza illustre e radicato nella tradizione letteraria italiana, nel poemetto parenetico ed eroico di argomento storico-allegorico e di intonazione eroica e celebrativa intitolato scontatamente "L'esule" e composto nell'immediata reazione al trauma della dipartita precipitosa da Napoli. (9) Si riscontrano tuttavia due macroscopiche diversita strutturali ed estetiche. In primo luogo, risalta il trapasso dalla impostazione autobiografica oggettivante, che impone una sostanziale aderenza alla realta documentabile dei fatti e dei comportamenti propri ed altrui, ad una concezione poetica trasfigurante, che mette in secondo piano gli aspetti esteriori della vicenda e focalizza il piano dell'opera sulle tematiche chiave di ordine psicologico ed esistenziale, consentendo un'ampia liberta di invenzione creativa. (10) In secondo luogo, si assiste alla amplificazione retorica della figura di Giannone che da vittima impotente dei soprusi del potere si tramuta nell'esule per antonomasia, nello strenuo difensore dei valori civili e morali che ritorna in una patria disegnata a tinte fosche e sinistre e devastata dall'impronta corruttrice dell'invasore, allo scopo di rivedere la famiglia per vendicarsi nel nome di un ideale di giustizia assoluto e incontrovertibile:
 Alla barchetta incontro i pescatori
 Tutti a gara concorrono, e agli estrani
 offron la preda di che il mar fu largo.
 Soli Enrico e 'l figliuol, sebben curvati
 sovra i remi sudassero, piu tardi
 giunser perche piu lungi, e invan di pochi
 pesci fer mostra. I marinai stranieri,
 due forme erculee, azzurri i rai, le chiome
 bionde, alle offerte lor risposta fero
 con un sogghigno di pieta, schernendo
 o lor poca destrezza, o lor fortuna:
 mentre gli altri cantando, all'acque loro
 tornavano e balzar nella dischiusa
 mano facean l'avuto prezzo. Enrico
 profondamente respiro, con gli occhi
 fermi sovra gl'ignoti, e tanta il guardo
 spiro mestizia, e si dolente all'aure
 schiuse il sospiro, che giurato avresti
 cagion diversa da cagion si leve
 l'un e l'altro eccitar. Come riscosso
 da sonno, allor si tolse onde giacea
 un terzo sconosciuto: ampio ed oscuro
 mantello aperse che il volgea, la manca
 mosse a fermar de' suoi l'impetuosa
 voga e dell'altra al pescator fe' cenno
 D'approssimarsi "Ecco, diss'ei con chiara
 Italica favella, allor che giunte
 fur le due prode, eccovi in parte il prezzo
 delle vostre fatiche" ed al sospeso
 giovinetto la man prese, che grave
 d'oro a se la ritrasse. Alto stupore
 se gli dipinse in volto e ver, ma tanto
 non fu, che immota fra le fauci affissa
 gli ristesse la voce, e volse i lumi
 d'acuta gioia splendidi alla riva,
 questi mandando affettuosi accenti
 dal cor commosso. Oh madre, oh suora mia,
 bambinella innocente! Io lo dicea;
 veglia il Cielo su voi, veglia e da lunge
 nobil alma ne invia: questi d'aspetto
 e di cor generoso.[...].
 Ah! Quella voce, quando ben s'ascolta,
 dolce suona all'orecchio, ed al pensiero
 sembra dir che non e la prima volta.
 Straniero par, ma sara poi straniero
 l'uom che vedemmo, Edmondo?
 E tu sapresti in luce trar da si gran nebbia il vero?
 No; ma pur lo vorrei: che, sebben mesti
 gli atti, e mesto il sembiante, e mesto il suono
 della voce che nota a noi vorresti
 tratto ver lui soavemente io sono;
 e certo l'uom che gli infelici aita,
 noto o no, sia qual vuolsi, e sempre buono.
 Giovine e bello par, ma illanguidita
 sembrano averne la belta primiera
 tutte le angosce d'una lunga vita.
 Pur su quel volto, che non fia quel ch'era,
 brilla un raggio di vivido splendore,
 segno d'un'alma indomita ed altera; [...].

 (I, vv.54-96, pp.12-13)

 Procellosa e la notte, inconsueta
 nella stagion che volge, e mal viaggio
 avra il nocchier, cui di bianca paura
 in volto spesso tingera l'aspetto
 della terra temuta, ove lo spinge
 libeccio impetuoso.--Oh! del nocchiero
 abbia pietade il ciel; ch'oltre ogni stima
 Fiera su l'onde fremera fortuna [...].
 Vero e quel che ne udii? Cento infelici,
 che lui dicean cagion d'ogni sventura,
 ne deturpar la fama, ed il suo nome
 ne' lidi estrani un traditor gia suona,
 parla; e causa egli ancor del mio viaggio.

 (II, vv.28-35, pp.24-25)

 Ma nell'istante che le spalle diede
 alla infelice, circondato e stretto
 da varia gente ei fu: d'Emilia in traccia
 la mandava la madre, paurosa
 del suo sparire e della sua dimora.
 Essi in veder la giovane prostrata,
 pallida, semiviva, e lui fuggente
 in atto d'uom, cui sdegno ad una, e tema
 e ribrezzo assaliscano, fur presi
 da strano error. Morte all'iniquo! grida
 ciascun di loro, all'assassino! E intorno
 schiamazzando lo serrano, rabbiosi
 e risoluti, come chi s'aizzi
 d'amata cosa a vendicar l'offesa.
 L'esule non s'arresta, e, da maggiore
 cagion sospinto, i piu vicini investe
 ferocemente e li rovescia, e s'apre
 un varco sui caduti. A tergo, a' fianchi
 prorompon gli altri, e per cammin, che certo
 scer non vorria, lo cacciano; e dovunque
 a' fianchi a tergo d'abbattuti e pieno
 il calle indarno contrastato.[...].

 (VI, vv.1-23, pp.109-10)


La proiezione avventurosa e mitica dello squallido e desolante episodio dell'arresto, trasformato in una memorabile impresa di resistenza epica, denota la volonta di non lasciarsi abbattere dalle sventure e di interporre l'assennato schermo della riflessione letteraria all'incalzare vertiginoso di un tragico destino persecutorio. Quasi a sinistro presagio, o, piu propriamente, presentimento della irrevocabilita della scomunica e della conseguente reiezione dal tessuto civile e culturale, Giannone trasferisce le sue strenue e trepidanti speranze di una riabilitazione umana e scientifica sul piano classico ed utopico insieme della finzione estetica, che immortala il costante antagonismo filosofico con il suo inadeguato ambiente culturale e l'odissea patita a causa di una forza arcana e imperscrutabile che detta i ritmi del pellegrinaggio itinerante in terra straniera e lo incatena in una schiavitu prostrante, impedendogli la via dell'agognato nostos.

Il poemetto si qualifica nella sua funzione celebrativa come monumentum letterario di modesto spessore qualitativo, ma sufficientemente ben confezionato retoricamente e scaltrito formalmente grazie allo studio diligente e scrupoloso del genere classico da potersi inserire senza traumi nel repertorio ufficiale della letteratura d'occasione, per figurare come testimonianza culturale, piu che poetica, indelebile della statura morale e giuridica del suo artefice. Le allusive confidenze destinate agli amici nella dedica preliminare confermano questa ipotesi interpretativa che coinvolge non solo gli aspetti stilistici, ma la genesi ideale dell'opera, antidoto consolatorio all'otium forzato ma anche eredita culturale e soprattutto civile tangibile per la posterita elargita da uno scrittore ancora vivente, sovrastato tuttavia da un fato catastrofico che gli detta le volonta testamentarie morali attraverso un semplice ma emblematico componimento in versi. Questo scritto afferisce alla duplice dimensione pubblica e privata, personale ed universale, e viene eletto da Giannone a pretesto per ritagliarsi uno spazio riservato all'epigrafe commemorativa, che concerne non la sua infelice e marginale biografia esteriore e aleatoria, bensi l'interiore e quintessenziale paradigma etico della sua parabola umana e professionale, irrealizzabile in un determinato contesto storico-culturale, e quindi proiettata in un orizzonte utopico ed acronico:

Quando vi ho detto altre volte che nel comporre questo lavoro la mia mente volgevasi a voi quasi ogni momento, e godeva immaginare quello nel quale avrei potuto leggervelo, ed ottener, se non laude, almeno, un gradimento amichevole, v'e mai caduto in pensiero che volessi dedicarvelo un giorno? Che non oso mettere il vostro nome, scorgetene manifesto il perche e vogliate sapermene grado. Voi rivedrete la nostra bellissima patria, dove certo l'amicizia di un esule non sarebbe corteggio troppo sicuro per chi abbia fama ed elevatezza di sensi.[...] La mia gratitudine vorra ben darvi piu gran prova che questa non e; ma sebbene io duri ancora imperterrito contro i crudeli spasimi dell'animo e i non minori della persona; sebbene l'amarezza dell'esilio non sia ancor giunta a tormi ogni dolce affezione dal cuore ed a renderlo inerte, e la sventura ne abbattesse fin qui, ne sia per abbattere mai il mio ardire; tutte queste cose affievoliscono ad ogni modo quell'ingegno qualsiasi ch'ebbi in dono nascendo, e non posso percio offrirvi maggior cosa di questa.[...] Che se mai questi versi avessero in parte l'altezza del sentimento che gli ha dettati, e fama quindi e diuturnita, e la fortuna mi precludesse pur sempre il mio paese natale, mi resterebbe almeno un conforto; quello che i nostri nomi vivrebbero entrambi nella voce de' posteri a provare ognor piu, che gli animi in cui arde veracemente l'amore del Bello, sono tratti a cercarsi per tutto, e si trovano spesso, e s'apprezzano anche nella perversita de' costumi e del secolo e in disparatissimo stato. Conforto che nessuno puo rapirmi sin d'ora, perche..... Nella tomba, ove tacciono e le ire degli altri e le nostre paure, non riderete voi d'ogni persecuzione come io ne rido vivendo?

("L'esule" v-viii)

Giannone effettua, in definitiva, una commemorazione ideale e letteraria della patria negata, ricorrendo a scopo celebrativo ed a carattere solennizzante alla commistione tra scrittura pubblica documentaria e scrittura privata creativa, come risulta dalla esplicita inserzione della lettera di un patriota nel tessuto epico-lirico del componimento. (11)

Roma

Opere citate

Bertelli Saverio, "Introduzione a Giannone Pietro", Vita, Torino, Einaudi, 1977.

Giannone Pietro, "L'esule: poema", Parigi, Delaforest, 1829.

Giannone Pietro, Vita, a cura di S. Bertelli, Torino, Einaudi, 1977.

Spallicci Anna, Pietro Giannone e il suo poema "L'esule" , Torino, A.M.I., 1958.

(1) P. Giannone, Vita 85-336. Per un approfondimento critico e bibliografico, si consulti Bertelli 340-66.

(2) Per il continuo contessersi, con poche e scarne varianti secondarie rispetto ad un denominatore simbolico esplicito e costante, dei temi summenzionati e l'importanza risolutiva della scelta di ricorrere ad edizioni tipografiche mirate per la diffusione settoriale delle proprie teorie specialistiche, si passino in rassegna a titolo esemplificativo: Vita 70 sgg.; 90 sgg.; 97 sgg.; 117 sgg.

(3) Sull'evoluzione del pensiero di Giannone si veda un'illuminante riflessione del pensatore napoletano circa il carattere collaudato delle sue dottrine e la esplicita referenza alle fonti storiografiche piu autorevoli: "Come se io insegnassi cose nuove, e non gia vecchie, scritte da' piu accurati, dotti, seri e gravi scrittori, che io, fuor del costume degli altri storici, additava nel margine, perche ciascuno potesse riscontrargli e non si abbandonasse alla sola mia narrazione; sicche io soleva dire a coloro che mal riferivano, che mi mostrassero qual fosse questa nuova dottrina che io insegnava, giacche mi riputavano capo d'una nuova setta" (Vita 132). Si consideri anche l'ammissione di una radicale svolta programmatica nello studio antropologico-filosofico, che slitta da una prospettiva esclusivamente teorica e tecnico-giuridica ad un piano piu eclettico, frammisto di cognizioni storiche e culturali mutuate dalle fonti documentarie antiche e di intuizioni illuministe (Vita 193 sgg.).

(4) Vita 96-98; 123 sgg.; 132 sgg.; 148 sgg.; 197 sgg.

(5) In merito alla trionfale fortuna di Giannone all'estero, grazie alla diffusione capillare della Istoria in tutti i paesi piu avanzati culturalmente, ed al conseguente accentuarsi della sua prospettiva cosmopolita, aperta ed antidogmatica, si confrontino Vita 89-92; 110 sgg.; 130 sgg., 155 sgg.; 172-73; 178 sgg.

(6) Tra gli estimatori piu ferventi si annoverano il Riccardi (Vita 89-92); l'Imperatore in persona (Vita 102-03); il cavalier Garelli, medico a Corte (Vita 108-10). Per un breve periodo si costituisce anche un cenacolo di ammiratori tra i letterati veneziani: Vita 257-58.

(7) Si veda il passo premonitore in cui si adombra l'ineluttabilita della detenzione e la dolorosa constatazione dell'isolamento culturale definitivo: "Pochi giorni dopo il mio arrivo a Miolans ricevei dal general comandante Picon una gentilissima lettera de' 11 aprile [...] nella quale [...] mi imponeva che le mie robe, scritture e quanto avea lasciato a Ginevra le facessi pervenire a Champery, in sue mani, che avrebbe egli pensato di mandarmele. Compresi da cio, che non si voleva che io piu pensassi al ritorno di Ginevra [...] scrissi a monsieur Fernet che que' miei pochi libri, scritture e il forziere [...] gl'inviasse a Champery; e sopra tutto, aspettando io da Milano i manuscritti che dovean servire per la stampa del quindo tomo [...] gli mandasse pure a Champery, al governatore [...] siccome lo stesso dicesse al Pellissari, che intorno alla traduzione francese pensasse ad altri, poiche io non poteva piu pensarci, disciogliendo con ambidue ogni trattato [...]. Di questa e di altre mie lettere scritte a Milano non ebbi alcun riscontro; e avendomi detto il comandante Le Blanc che non occorreva scriver piu a Milano, non potendo ricever altre mie lettere, se non quelle che scriveva a Champery ed a Ginevra, compresi che non si mandarono; ne potei saper mai se i manuscritti che aspettavo da Milano si fosser mandati a Ginevra, ovvero fosser rimasti ivi, o capitati in altre mani" (Vita 328-29).

(8) Vita 155-56; 174-79; 270-71; 296 sgg.; 301; 307; 313-14.

(9) D'ora in poi solo "L'esule", seguito dal numero romano del canto, da quello arabo del verso, ricostruito manualmente vista l'assenza di indicazioni nel testo originale, e da quello di pagina. Per un approfondimento storico e documentario, Spallicci 43-58.

(10) "L'esule", I, vv.126-142, p.9; III, vv.1-340, pp.37 sgg.; VI, vv.24-110, pp.110 sgg.

(11) "L'esule", V, vv.36-58, p.73; pp.297-298.
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Author:Bietolini, Nicola
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2002
Words:6193
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