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Hermann W. Haller, Tra Napoli e New York. Le macchiette italo-americane di Eduardo Migliaccio.

Hermann W. Haller, Tra Napoli e New York. Le macchiette italo-americane di Eduardo Migliaccio, Roma, Bulzoni, 2006.

Il lavoro di Hermann Haller, noto studioso di problemi linguistici connessi all'emigrazione italiana all'estero e della tradizione dialettale italiana, presenta una figura sommamente rappresentativa dell'esperienza dell'emigrazione nel periodo del grande esodo dei primi anni del Novecento. Eduardo Migliaccio, conosciuto col nome di Farfariello (folletto o demonio), nato a Cava de' Tirreni, Salerno, nel 1882 e morto a New York nel 1946, emigra nel 1897 negli Stati Uniti, dove e attivo nei primi tempi come scrittore di lettere per emigrati analfabeti desiderosi di instaurare una corrispondenza coi loro parenti in Italia. Questa prima esperienza di scrivano viene utilizzata da Migliaccio nella sua successiva attivita di macchiettista, per la quale si distingue notevolmente. La macchietta, le cui origini risalgono ai componimenti comici in lingua napoletana del XVII secolo, ha come scopo quello di rappresentare la caricatura di un tipo facilmente riconoscibile, presa in prestito dalla vita reale e confezionata con scenette musicali. Il successo di questo genere, pero, e dovuto soprattutto alla rappresentazione mimetica, alla voce e ai movimenti dell'attore, alla sua capacita di truccarsi e travestirsi, all'immediato effetto di ricostruzione fedele in chiave parodistica di personaggi legati a fatti desunti dalla cronaca locale e rappresentati in maniera esemplare. Lo stesso Migliaccio ricorre, per dilettare il suo pubblico, al linguaggio gestuale, alla danza e al travestimento, con effetti che sono spesso esilaranti. Per questo motivo le rappresentazioni risultano intelligibili anche per un pubblico che non comprende la lingua o i dialetti italiani.

Le macchiette di Migliaccio si compongono di tre stanze dai 12 ai 21 versi, con rime a catena, seguite da monologhi e intermezzi in prosa, spesso accompagnate dall'orchestra.

Di estremo interesse e l'aspetto linguistico delle opere di Migliaccio in quanto esse offrono un quadro originale della condizione linguistica degli emigrati italiani negli Stati Uniti nei primi decenni del Novecento. La lingua si pone come cartina di tornasole di un disagio sociale esperito nell'atto della conquista di una nuova dimensione linguistica da parte degli emigrati; di questi tentativi Migliaccio si fa portavoce, visto che nei suoi dialoghi e presente un plurilinguismo, un'oscillazione tra piu varieta linguistiche--dialetto napoletano, lingua italiana e anglo-americano--come anche il ricorso a dialetti non campani.

All'interno dei testi di Migliaccio e massiccia la presenza di italoamericanismi, vere e proprie imitazioni dell'anglo-americano il cui uso permane tuttora sia in seno alle comunita italo-americane sia, in alcuni casi, nel lessico italiano. Si tratta nella stragrande maggioranza di casi di prestiti con grafie differenti (polis, police) e riguarda i campi semantici del lavoro, della topografia urbana, dei divertimenti, ecc. Sono prestiti che testimoniano la poca dimestichezza da parte dell'emigrato nell'uso dell'inglese e la tendenza a rimanere ancorato ad un'identita linguistica cui non intende rinunciare facilmente. Haller evidenzia come, essendo Migliaccio libero da costrizioni di sorta circa l'uso dell'italiano (quali ad esempio le disposizioni del regime fascista che disincentivano l'utilizzo del dialetto), continui ad usare il dialetto rappresentando l'Italia nel Nuovo Mondo fondamentalmente con questo idioma.

In questa sede ci piace riferire alcune delle macchiette presenti nel volume e, precisamente, quelle al cui centro Migliaccio pone il ritratto di donne che sono o vogliono essere emancipate, che hanno conquistato, in maniera piu o meno matura, la consapevolezza della loro identita.

Ne "L'allegra sartina" (75) Migliaccio fa parlare una donna ben contenta di non contrarre matrimonio e che non si fida degli uomini (almeno non di quelli che non abbiano le "pezze", cioe i soldi). A suo avviso le effusioni non pagano il sacrificio di farsi poi conculcare dal proprio marito. In "My Boy Friend" (84) parla di se una donna che si ripromette di sparare al suo innamorato se questi non si decide a sposarla quanto prima e a trovare un impiego.

Anche in "La donna moderna" (118) e "La donna ultra moderna" (121) si parla della nuova condizione muliebre. Nella prima c'e una moglie che rivendica crassamente il suo diritto-necessita di fumare, bere, giocare ed avere un amante; una donna che non vuole cucinare e non e disposta a partorire un figlio perche si sente emancipata. Nella secondaviene rappresentata una donna decisamente disincantata, che rigetta l'ideale classico della moglie sospirosa, fragile e prolifica.

A corredo delle macchiette vi e, accanto ad un'interessante recensione delle voci italo-americane utilizzate dall'autore nelle sue opere, anche una piccola sezione con testi di altri autori nel repertorio di Migliaccio. Un utilissimo dizionarietto essenziale del lessico dialettale napoletano, infine, completa il lavoro e lo rende immediatamente comprensibile anche a chi non conosce il napoletano.

E opportuno evidenziare, a prescindere dalla rilevante valenza linguistic-letteraria delle opere di Migliaccio, il valore storico-antropologico delle macchiette: in esse vi e la descrizione di una minoranza che, seppur provata, reagisce con forza ed esorcizza con autoironia le tante difficolta che il Paese ospitante riserva accanto alla possibilita di ottenere ricchezza e successi personali. Ne risulta un ritratto scanzonato ma oltremodo serio e importante sul piano della testimonianza sociale. Non si puo che accogliere con interesse l'attenzione che Haller dedica a Migliaccio, ma per un motivo che va ben oltre l'alto valore accademico e scientifico da attribuire a questo lavoro. Esso merita, infatti, per l'accessibilita dei contenuti e l'attualita delle tematiche, una diffusione che vada al di la della fruizione meramente accademica. Con cio si vuole dire che la conoscenza di personaggi come Migliaccio e preziosa sia per gli Italo-americani sia per gli stessi Italiani. Il volume puo infatti fungere, per i primi, da valido strumento di ricognizione del proprio background valoriale su piu fronti: linguistico, sociale, politico e culturale in senso lato. Per i secondi puo rappresentare una importante lezione sul versante delle problematiche relative all'acculturazione e alla filosofia dell'accoglienza tramite la quale possa risultare piu facile l'acquisizione di un osservatorio scevro da pregiudizi ed etnocentrismi di sorta, che tenda ad elaborare strategie di accoglienza per l'estraneita, pur senza ridurla coartatamente a identita.

Salvatore Borriello, Universita degli Studi di Napoli "Federico II"
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Author:Borriello, Salvatore
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2010
Words:987
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