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Grammatica o "Nuova grammatica" dell'esilio.

Introducing a young author, Sabina Gola, in her essay "Grammatica o nuova grammatica dell'esilio," shows how a young author, Diego Marani, reflects on the notion of exile taking as the novel's leading motif the wars and the consequent exile that have affected so many people in a small European country, Finland, and also all European peoples in the 20th century. In Marani's novel, the linguistic notion of grammar becomes emblematic of one's existence, which everyone seeks to live according to certain norms. The novel's characters, accordingly, seek to live their own lives, and thus, symbolically, to re-create a new grammar capable of allowing them to live their lives as exiled. The key element in reading the novel, thus, becomes language; namely, every human being's, and consequently also every exile's, sacred patrimony, and, at the same time, an element of socialization and isolation.

L'esiglio, la poverta si sono sempre lo stesso, ma non abbiam riposto una parte della nostra felicita nei progressi della liberta, nell'avvenire dell'Italia? e questoavvenire non e piu sereno dal 1823 in poi? Abbiam dietro le spalle nove anni dipatimenti, tanti anni scontati sulla somma che ci e destinata. Gli abbiam sostenuti conenergia e dignita, invece d'esser abbattuti dall'avversita, ne siamo esciti migliori e purissimi. E ci diremo tanto miseri? Anche in patria v'e la stoffa di cui si formano le disgrazie, ma meschine, avvilenti, rovine di famiglia, discordia, matrimoni infelici, le nostre sciagure le abbiamo sortite splendide, solenni, utili, storiche anche se vuole, giacche la vanita vuole ovunque aver la sua parte

(Costanza Arconati Visconti, Parigi, 27 febbraio 1830, in Van Nuffel 20)

Esilio. Dolore. Sofferenza. Privazione. Memoria. Ricostruzione. Rinascita. Separazione. Estraneita. E molti altri ancora sono gli stati d'animo e le situazioni in relazione all'esilio e che con esso si confondono; altre le condizioni umane che ne richiamano i contenuti. (1)

Che definizione dare dell'esilio? Tralasciando per un momento il significato propriamente giuridico della pena e considerandone l'effetto, cioe l'allontanamento, dal punto di vista etico e psicologico, l'esilio cos'e? Punizione o decisione personale? Dolore o liberazione? Disgrazia o motivo di purificazione? E come definire l'esule? Un mutilato o un privilegiato dalla sorte? E ancora: a cosa porta l'esilio? A Dio? A comprendere il valore autentico delle cose e a dar loro il giusto peso? Alla morte?

Studiosi di varie discipline si occupano di letterature dell'esilio (Marges et exils. L'Europe des litteratures deplacees). C'e chi tenta una classificazione-- esilio forzato, volontario o metaforico.Un compito arduo: in fondo l'esilio e strettamente legato all'esule ed esistono tanti e diversi tipi di esilio quanti sono gli esuli.

Claude Drevet, nel suo saggio su "L'exil interieur", esprime fin dalle prime righe l'impossibilita di definire oggettivamente l'esilio e di partire quindi dal concetto di "deplacement d'un corps vivant" tout court (L'Exil 211-26). Un movimento che parte da una supposta terra d'origine diretto verso una terra di adozione, che puo diventare per l'esule una nuova patria.

Non un cambiamento di luogo, ma una fuga da se stessi, nel caso particolare dell'esilio interiore. La vita prende la forma di un anello che interrompe qualsiasi rapporto con l'esterno e dentro di esso si fortifica:

L'homme de la modernite, quand il n'est pas schizophrene, est volontiersschizoide; incommunicabilite, solitude, ennui, morosite, degout, ces maitres mots de sa detresse subie et acceptee resument son experience [...]. L'exil interieur devient la condition de chacun; les relations fantasmatiques l'emportent sur les relations reelles;l'espace interieur sur l'espace exterieur; l'imaginaire individuel sur le social et le collectif.

Absents du monde, nous vivons dans une reverie ininterrompue ou les etres et les choses acquierent une dimension qu'ils ont perdue dans la realite; le dialoguene s'engage plus avec autrui dans son etre physique, materiel, mais avec autrui tel que le desir le modele, le construit dans nos fantasmes.

(Jaccard 99)

Questo movimento fisico o morale che sia, in ogni caso, sta alla base di mutamenti.

L'esule muta, cosi come la terra che ha lasciato e la terra che lo accoglie. Viene quindi da chiedersi se un uomo puo adattarsi a vivere in un luogo diverso da quello in cui e nato e ritagliarsi una nuova posizione sociale. La patria ha certamente una componente fisica, l'idea di appartenenza a un territorio ben definito, e una componente spirituale, l'idea di appartenenza a una cultura. La lingua madre, le tradizioni, gli usi e costumi, i rapporti umani in un determinato luogo con persone conosciute, ne sono gli elementi costitutivi.

Quando si parte si parte per sempre e il ritorno, se avviene, e il ritorno di un individuo diverso in una terra diversa. Immutate nel ricordo e nel sentimento rimangono invece le persone lasciate, creando cosi l'illusione dell'immutato e dell'immutabile. La speranza del ritorno, del ritrovamento dei sentimenti, delle parole, del passato diventa malattia nel momento in cui la vita trascorre all'inseguimento di un ritorno. D'altro canto, invece, la terra d'adozione puo anche diventare spazio vitale e creativo, fattore di rinascita morale e spirituale (Niderst 9-17).

I motivi e i modi di vivere l'esilio sono molteplici. Le parole scritte degli esuli--poesie, romanzi, diari, lettere, discorsi--testimoniano di pagine importanti della storia umana, alcune delle quali sono entrate a far parte della nostra memoria collettiva, e illustrano forme di esilio varie e differenziate, difficili certamente da inventariare tutte. Alle quali inoltre si devono aggiungere le parole di chi, seppur nell'ombra, ha scritto o raccontato.

Alla letteratura dell'esilio si affianca la letteratura sull'esilio. Anch'essa ci propone varie immagini dell'esilio: fantastica, romantica, simbolica e metaforica.

Diego Marani, (3)l'autore di Nuova grammatica finlandese, di cui parleremo in questo saggio, figura tra gli "esuli per scelta", lontano dalla propria patria d'origine (l'Italia) per ragioni professionali. Nel suo romanzo, l'esilio appare sotto diverse forme e incarnato da personaggi diversi, travolti dalla tempesta della guerra, alla ricerca disperata di un approdo per poter cominciare una nuova vita. La guerra e una situazione di esilio. Essa apporta trasformazioni ai rapporti umani e ai rapporti sociali e causa anche fenomeni di spostamento in risposta ai cambiamenti nella societa. La guerra, relazione tra Stato e Stato e non tra uomo e uomo (Rousseau), sconvolge l'ordine sociale e il sistema di scambi umani e sociali che vi sottosta. I cittadini divengono soldati e in quanto tali entrano a far parte del nuovo ordine stabilito, i rapporti umani e sociali tra di essi divengono impersonali e disconnessi e vano e il tentativo di ritrovare la propria umanita nell'ambito della realta, nella quale non esiste alcuna protezione all'alienazione, alla frustrazione, all'angoscia, al suicidio, alla malattia mentale.

Sullo sfondo gli orrori della guerra civile finlandese. (4)In primo piano la tragedia dell'Europa sconvolta dalla Seconda Guerra Mondiale. Due uomini legati dallo stesso amaro destino dell'esilio: Petri Friari, cittadino tedesco di origine finlandese, costretto a fuggire dalla terra natale per le simpatie del padre alla causa bolscevica durante la guerra civile, (5)e un giovane di origini ignote, brutalmente annientato e privato di parola e di memoria dalla violenza della guerra. Ferito gravemente alla testa e abbandonato alla stazione ferroviaria di Trieste, il giovane viene trasportato da alcuni soldati tedeschi sulla nave ospedale tedesca Tubingen ancorata al largo del porto di quella stessa citta, sulla quale fa servizio il medico neurologo Petri Friari.

La scritta del nome finlandese Sampo Karjalainen cucita all'interno del collo della casacca da marinaio che portava indosso e le iniziali S. K. sul fazzoletto convincono il medico che si tratti di un soldato finlandese. "La supposizione che, come lui, anch'io fossi un finlandese, finito per chissa quale motivo in quei mari cosi lontani, lo spinsero a riservarmi cure che in tempo di guerra e difficile dare a un ferito" (Nuova grammatica finlandese 29), scrive il giovane S. K. nelle prime pagine del suo diario.

Il dottor Friari riesce per miracolo a tenere in vita il giovane e si fa artefice della sua rinascita:

Considerava la mia guarigione e il mio recupero una vittoria personale, unagrande impresa della scienza. Ma soprattutto lo commuoveva il salvataggio di una lingua che a modo suo anche lui aveva salvato in se, traghettandola dall'esilio nei mari della memoria [...]. Sentiva di condividere con me un'astratta appartenenza allo stesso mondo. Un oscuro legame ci univa, un vincolo che non passava per il sangue, ma vibrava nel suono della lingua. Nell'animo del dottore risvegliava la dolcezza del ricordo e in me teneva desta la volonta di vivere.

(Nuova grammatica finlandese 27-28)

Su consiglio del neurologo, il giovane parte per la Finlandia alla riscoperta e alla riconquista della sua vecchia identita . Il disagio, l'impossibilita di creare un qualsiasi legame affettivo in quella che e supposta essere la sua terra natia-- solo un cappellano militare (Olof Koskela) si prende cura di S. K. fin dal suo arrivo a Helsinki e solo con lui il giovane instaurera una relazione di amicizia-- la ricerca ossessiva di un'identita, lo portano a rinchiudersi in se stesso, a estranearsi completamente dalla realta circostante e a rifugiarsi in una realta animata da personaggi mitologici e da fantasmi di un passato che non gli appartiene.

Una nave gli rida la vita, un'altra gliela toglie. Nel porto di Helsinki, vedendo passare la cannoniera Sampo Karjalainen, il giovane si rende conto che il nome ricamato sulla divisa non era il suo, ma quello della nave tedesca da poco ceduta alla Finlandia e che, quindi, lui probabilmente non era neppure finlandese. Scegliera cosi di morire in battaglia da soldato finlandese con una patria e con un nome.

Al dottor Friari, che ha scoperto troppo tardi la vera identita del giovane, e negato per sempre il ritorno nella sua cara Finlandia, oppresso dal rimorso di aver cambiato il destino di un uomo e di averne provocato l'annientamento:

A volte il destino ci fa strumento dei suoi disegni, ci fa complici della suaferocia senza che ce ne rendiamo conto. Come quest'uomo sono anch'io un esule. Ma mentre lui nutriva per questo paese affetto e riconoscenza, io con la Finlandia ho un conto in sospeso. In tutti questi anni, ho cercato di soffocare l'odio per chi uccise mio padre. Resistendo al richiamo della vendetta, mi sono invece accanito a tenere vivo il ricordo della terra che e pur sempre la mia patria, ho conservato e coltivato la mia lingua, facendo di ogni parola una preghiera con cui sognavo di chiedere il perdono per mio padre e per me la possibilita del ritorno.

(Nuova grammatica finlandese 11)

L'autore del romanzo si appoggia alla tradizione del manoscritto ritrovato per rendere piu reale una storia che ha dell'incredibile, nello stile dei romanzi kafkiani. Il romanzo si presenta sottoforma di diario: il diario del giovane S. K. ritrovato e completato da Petri Friari dopo la fine della guerra.

Per entrambi, scrivere e ragione di esistenza. Il giovane scrive nel tentativo di riappropriarsi della propria identita originale; Friari, colmando le lacune lasciate da S. K., ricostruisce la propria storia e la propria identita. L'alternanza equilibrata delle parole scritte dall'uno e dall'altro accentua l'interpenetrazione spirituale dei due individui, ma non l'esatta sovrapposizione.

Entrambi sono profondamente soli, incapaci di vivere nella societa che li circonda, alla ricerca della propria identita che l'esilio ha cancellato. Friari vive lontano dalla societa civile, asfissiato ogni giorno di piu dall'odore pestifero della morte che esce dai corpi dei soldati feriti nelle battaglie e con la mente rivolta al passato. S. K. crolla sotto il peso della liberta concessagli dal destino di crearsi una nuova vita. Impara nomi e frasi in finnico e li ripete finche non se li ricorda bene, cerca rassicurazioni, familiarita e stabilita intorno a se senza pero trovarle. La sua grammatica personale non lo aiuta a trovare nuove regole di vita.

Due uomini, entrambi vittime della guerra. L'uno perfettamente consapevole della propria situazione di esule, dilaniato dal senso di colpa dell'essere fuggito dal suo paese natale, assolutamente incapace di crearsi una nuova vita nel paese di adozione. Una profonda solitudine lo attanaglia--non la solitudine che allontana dalla perversita del mondo, ma quella che conduce all'alienazione--che egli rompe volentieri solo quando ha la possibilita di parlare la propria lingua. Il peso della memoria e tale che gli impedisce di vivere. L'altro, annientato fisicamente e spiritualmente, vive l'esilio in due modi diversi: prima di tutto l'esilio come annullamento fisico a causa della violenza della guerra, poi l'esilio geografico che, nelle sue nuove vesti di marinaio finlandese, lo condurra alla fine della sua breve esistenza. Anch'egli e solo e incapace di guardare verso il futuro e di creare un legame affettivo con il suo supposto paese d'origine. La sua memoria e vuota e talmente leggera che qualsiasi tentativo di riempirla fallisce miseramente, ma nello stesso tempo cosi pesante e la sua mancanza da indurre il giovane a guardare sempre all'indietro a privilegiare la conoscenza del passato e della sua identita d'origine.

Tra i due si instaura inizialmente il rapporto medico-ammalato. Un medico non soltanto curatore, ma anche creatore, quasi alla maniera di Victor Frankenstein (Ponnau 43-52). Il dottore riempie e modella una "scatola vuota" senza passato, senza nome e senza lingua, prigioniera di una divisa. L'individuo che esce dall'ospedale non e piu quello che vi era entrato; in realta e un individuo nuovo, artificiale, con una nuova identita.

Tra di loro si crea fin dall'inizio un'incomprensione totale dovuta non soltanto all'handicap fisico del soldato, ma anche al tentativo incosciente del dottore di trovare un compatriota che gli dia sollievo per le sue colpe e che, in qualche modo, lo aiuti a uscire dall'isolamento spirituale in cui si trova.

Il rapporto tra i due ben presto si inverte. Friari affida il recupero della propria identita al giovane "rinato", cercando di rendere vivo il suo universo immaginario, che altro non e che il suo ritorno in Finlandia, senza pero stabilirne regole ferree sull'esempio di quelle che regolano la realta. Anche quando tra i due puo instaurarsi una comunicazione linguistica e non soltanto gestuale, l'incomunicabilita regna sovrana nel loro rapporto. La supposta comunanza di lingua e cultura in realta li allontana ancor di piu e aiuta il soldato, incapace di stabilire un rapporto sereno con se stesso, ad acquisire la consapevolezza dell'impossibilita per lui di vivere in cio che lui considera fittizio. La ricerca della propria identita ha per S. K. un'importanza fondamentale, vitale, tanto che la scoperta della verita lo annienta. Per lui che non e riuscito a crearsi una nuova vita, a ricominciare dal nulla, per lui che in fondo avrebbe avuto la possibilita di ricostruirsi liberamente, l'assenza della memoria gli impedisce di rivivere quello che aveva gia vissuto o di vivere cio che avrebbe potuto crearsi da se.

La prima parte del romanzo e costruita intorno alla metafora della "rinascita". Il dottore restituisce al proprio ammalato non soltanto la vita, ma anche un'identita, una cultura e una lingua. La pancia della nave ospita il soldato come un bimbo nel grembo materno. Il mare funge da liquido amniotico. Un momento ben preciso simboleggia la sua venuta alla luce: la prima passeggiata sul ponte all'uscita dal coma. Un senso di smarrimento pervade il giovane fin dal primo momento. (7)

Col passare dei giorni il rapporto medico-ammalato si trasforma in un rapporto protettivo di un padre per un figlio mai avuto. Come un padre, Friari insegna al giovane a parlare il finnico, gli racconta la storia della propria vita come se fosse una favola, solo un movimento sulla carta geografica, nel quale S. K. percepisce gia una profonda drammaticita nonostante l'incomprensione quasi totale della lingua. Come un padre parla al proprio figlio adolescente, prima della partenza di S. K. per la Finlandia, il dottore si sente in dovere di dargli dei consigli sul come affrontare la vita futura. Forse questo e il momento piu sereno del romanzo per entrambi: S. K. e convinto di ritornare in patria e li di iniziare a colmare il suo passato, a ricostruire la sua memoria; Friari invece si insinua nel corpo vuoto del soldato privo di memoria e di passato e sente di tornare in patria attraverso di lui, di creare finalmente un legame "puro" con la propria terra natale in sostituzione di quelli che si erano gia spezzati (l'amore per una giovane donna rimasta laggiu) o che non aveva mai interiorizzato l'assistenza e le cure ai marinai finlandesi del quartiere finlandese di Amburgo con i quali l'unico piacere era di parlare la propria lingua, piacere che in qualche modo reggeva il suo sentimento di solidarieta per i compatrioti:

L'immagine della nave attraccata al molo, la bandiera finlandese issata in cima all'albero e i marinai schierati a prua, mi hanno ricordato i marinai finlandesi che arrivavano al porto di Amburgo. Per me ognuno era un pezzo di Finlandia. Il loro arrivo era un appuntamento che aveva finito per scandire le date del mio calendario, l'alternarsi delle stagioni. [...] Andavo incontro ai marinai che ogni sera si radunavano presso la chiesa finlandese, come se fossero tutti miei parenti. Di tutti volevo stringere la mano [...]. Assisterli quando avevano bisogno delle mie cure, mi alleggeriva il cuore. Alleviando le loro febbri, mi sembrava di contribuire al benessere del mio paese, di riscattare colpe che pure non avevo e di guadagnarmi la possibilita del ritorno.

(Nuova grammatica finlandese 121-22)

I due personaggi seduti l'uno accanto all'altro, entrambi immersi nell'immensita dell'elemento equoreo che sta di fronte a loro, unico testimone della loro tragedia, si sentono in realta l'uno nell'altro.

Il dottor Friari, con "il viso rivolto al sole", si rivolge al giovane pensoso che invece ha lo sguardo rivolto al precipizio sul mare. In realta, il dottore parla a se stesso:

Deve tornare nei luoghi del suo passato. Solo la puo sperare di trovare qualcosa che risvegli la sua memoria. A volte basta un odore, una luce, un rumore che ha sentito mille volte senza accorgersene e che d'improvviso puo scatenare il ricordo [...]. Si metta a imparare la sua lingua [...]. Dovra studiarla la sua lingua, ma non solo. Il finlandese e la lingua in cui e stato allevato, la lingua della ninnananna, che ogni sera la faceva addormentare. Dovra amarla oltre che studiarla [...]. Siccome la lingua e madre, si cerchi una donna. Dalla donna veniamo in questo mondo, dalla madre impariamo a parlare. Si innamori, si abbandoni. Spenga il cervello e lasci andare il cuore.

(Nuova grammatica finlandese 35-36)

La partenza per la Finlandia decreta, per il giovane, oltre all'inizio di un esilio "inconsapevole", data la convinzione di tornare nel supposto paese natale, l'inizio di un esilio interiore che lo porta a vivere lontano dalla societa degli uomini, nell'incomunicabilita fisica e spirituale, nella solitudine, nella noia e nel disgusto per un mondo al quale non sente di appartenere. Privo della protezione della memoria, col passare del tempo, si accentua sempre piu il sentimento di essere per sempre un esule in terra.

Da questo momento, per S. K., comincia il lento declino verso l'autodistruzione e la morte. Tre anni di morte spirituale (1943-1946). Solo il bollettino di guerra con l'annuncio della morte di un soldato di nome Sampo Karjalainen legittimera la sua esistenza precedente.

Anche Olof Koskela, altro personaggio chiave di Nuova grammatica finlandese, e un esule, tormentato dall'impossibilita di conciliare la sua visione del mondo con la realta che lo circonda. Il rito quotidiano dell'incontro con il pastore luterano rappresenta per il giovane S. K. un momento di unione, di autentiche relazioni umane con un'altra persona anche se non in una realta calda e vibrante ma nell'immaginario di un popolo. Da un lato il Kalevala--l'epopea del popolo finlandese--dall'altro il koskenkorva (8) ; da un lato la mitologia, dall'altro lo stordimento dell'alcol e delle droghe per evadere dalla realta spietata della guerra. Nei suoi viaggi nell'aldila il pastore porta anche il giovane S. K. , nel tentativo di risuscitare in lui la memoria ancestrale del popolo finlandese: "Se tu sei stato un giorno finlandese, tutto questo prima o poi lo ritroverai dentro di te, perche questa roba non sta nella memoria, non puo andare smarrita. Sta nel sangue, nelle viscere" (Nuova Grammatica Finlandese 60). "Le forme di una lingua si ripercuotono inevitabilmente su chi la parla, ne plasmano il volto, le case, la terra, le abitudini, il cibo. Uno straniero che impara il finlandese forza i propri tratti somatici, si allontana da se, corre il rischio di non riconoscersi piu" (Nuova Grammatica Finlandese 59), spiega al suo apprendista finlandese il pastore Koskela.

Tra gli elementi dell'esilio, l'autore sceglie di dare un rilievo particolare alla parola e alla lingua, in quanto insieme di parole, patrimonio dell'individuo e di un popolo, elemento di socializzazione (Strauss 115-26). "La parola giusta. E tutta li la differenza fra la vita e la morte. Il ricordo e inseparabile dalla parola. La parola trae le cose dall'ombra. Impara la parola e riavrai la memoria" (Nuova Grammatica Finlandese 141).

Se, da un lato, la terra d'origine scompare ai nostri occhi e solo la lingua materna ci aiuta a recuperarla e il ritorno puo avvenire solo in possesso della lingua materna, dall'altro ci si sente esuli in una societa della quale la lingua non suona familiare e nella quale le comunicazioni con gli altri sono disturbate.

La lingua scandisce la vita dei vari personaggi del romanzo: per S. K. come apprendista del finlandese e della finlandesitudine: "Quando potrai leggere il Kalevala sarai un vero finlandese, quando a sentire il ritmo dei suoi canti ti si accapponera la pelle, allora sarai davvero uno dei nostri" (Nuova Grammatica Finlandese 77); per Friari, angosciato dalla paura di perderla e di staccarsi cosi completamente dalla madrepatria, indotto ad appropriarsi della vita di un altro, al quale questa lingua non appartiene: "Non avevo mai pensato che la parola 'Raamattu' (Bibbia) deriva da 'Grammatica' [...]. Eppure forse questo la dice lunga sul devoto amore per la propria lingua che distingue ogni finlandese. Per noi la lingua e parola di Dio, anche quando in Dio non si crede [...]" (Nuova Grammatica Finlandese 143); per il pastore luterano che, attraverso la lettura del Kalevala, primo monumento letterario della lingua finlandese, espone a S. K. la sua visione del mondo e della storia.

La scelta dell'autore si evidenzia ancor piu in relazione all'incomprensione linguistica di fondo che regna in tutto il romanzo. La guerra impone nuove regole, mescola individui di nazionalita diverse, con lingue proprie e con ruoli diversi, trasforma i sentimenti di amore e di amicizia, impedisce agli individui di instaurare rapporti solidi e duraturi. L'assurdita della guerra si manifesta anche attraverso la lingua:

L'armamentario normativo di una lingua e costruito piu per impedirne l'accesso agli estranei che per facilitarne la comprensione. Ogni lingua si chiude dietro il rito iniziatico della propria grammatica, come una setta segreta dietro le sue messe nere. Ma la lingua non e una religione cui si possa credere oppure no. La lingua e un fenomeno naturale ed e proprio di tutta l'umanita. L'ottusita degli uomini l'ha divisa in tante grammatiche e ognuna pretende di essere quella giusta, di essere lei lo specchio della chiarezza del pensiero di tutto un popolo. Cosi ogni popolo impara le regole della sua grammatica e s'illude con quelle di risolvere l'astruso esercizio della vita.

(Nuova grammatica finlandese 144)

S. K., al suo arrivo in Finlandia, parla a malapena il finlandese. I gesti gli vengono in aiuto, l'insoddisfazione pero di non poter usare le parole traspare dagli sguardi suoi e dei vari personaggi con cui viene in contatto. Ma la guerra e anche questo e bisogna accontentarsi. Gli riesce impossibile comunicare verbalmente con due prigionieri russi che per qualche giorno dormono nella sua stanzetta dell'ospedale militare e cosi anche con il giornalista tedesco con il quale aveva fatto conoscenza all'hotel Kamp e con il quale si salutavano e si frequentavano "senza parlare".

Poco a poco S. K. apre la sua mente al finlandese. Nonostante questa apertura, domina sempre in lui una sensazione di estraneita a quella lingua e a quel paese. La sua conoscenza del finlandese rimane comunque insufficiente per esprimere i suoi sentimenti piu profondi, e contribuisce ad alzare un muro invalicabile di solitudine nei confronti della gente e del paese che lo avevano accolto: "Io e la Finlandia ci eravamo mescolati ma non confusi. Qualcosa di me rimaneva impermeabile a ogni mescolanza, come se nel profondo un'identita sepolta si rifiutasse di essere annientata e lottasse furiosamente per venire a galla" (Nuova grammatica finlandese 65). La guerra inoltre non facilita le relazioni tra individui che nel romanzo assumono le sembianze di fantasmi, di esseri svuotati della loro interiorita e curvi sotto il peso del dolore.

La musica e il canto superano i limiti della lingua parlata, permettendo ai personaggi di fare un passo gli uni verso gli altri. Il finlandese "e una lingua che andrebbe solo cantata" (Nuova grammatica finlandese 58), asserisce il pastore Koskela.

Il canto di inni religiosi permette al giovane di cominciare ad "addomesticare" la lingua finlandese. Una canzonetta fischiettata dal giornalista tedesco, della quale S. K. conosce le parole per averla sentita tante volte nelle birrerie di Trieste, avvicina i due che percepiscono, anche se vagamente, di avere qualcosa in comune. Per un momento, il canto fa sentire S. K. parte di un popolo. In compagnia di Koskela, anch'egli partecipa all'azione intrapresa di sviare i russi e di far credere loro che Helsinki stia bruciando, mentre sono solo i falo accatastati ai quali i finlandesi danno le fiamme. "Non ero piu solo, non ero piu uno straniero. Stavo tra la mia gente, lavoravo con loro per proteggere la nostra terra. Era un sentimento forte" (Nuova grammatica finlandese 72). La musica di un pianoforte lo attira all'hotel Kamp dove un coro di infermiere si esibiva sul palcoscenico. Anche in questa occasione riconosce alcune note di una canzone che aveva gia sentito e cosi si lascia andare e, senza conoscere le parole e muovendo solo le labbra, si unisce al pubblico che si era messo a cantare con le infermiere. Si sente profondamente solo perche, nonostante i progressi nella conoscenza del finlandese, molte parole gli rimangono ancora oscure. Proprio in questa occasione incontra l'infermiera che lo aveva accolto il primo giorno all'ospedale militare e che poi non aveva piu rivisto. Per un attimo il sentimento dell'amore lo sfiora. S. K. intravede uno spiraglio di salvezza alla sua alienazione, alla sua solitudine, alle sue visioni di morte. Una speranza che pero svanisce immediatamente davanti all'interrogativo martellante: "Chi sono?"

La naturalezza del canto riesce a cancellare gli orrori della guerra, a spogliare ambedue del loro dolore e a farli sentire in comunione:

Ilma rideva, mi stringeva piu forte il braccio e per quel braccio io mi sentivo aggrappato alla vita che mi ero deciso ad agguantare. Quante volte l'avevo guardata scorrere ai miei piedi senza trovare il coraggio di saltarci dentro, di sguazzarci anch'io. Ora mi lasciavo trascinare nel canto e lungo la strada lontano dalla solitudine lontano dalsilenzio, lontano da me.

(Nuova grammatica finlandese 96-97)

"Cantare si dice 'laulua', che vuol dire anche 'incantare'. Ma 'cantare' e 'incantare' per gli antichi poeti finnici era la stessa cosa. Perche chi sapeva cantare, sapeva anche incantare con la magia della parola" (Nuova Grammatica Finlandese 109), spiega Koskela al suo apprendista finlandese. Le parole di Koskela impregnano il giovane dell'atmosfera magica della mitologia finnica allontanandolo dall'angosciosa realta che li circonda.

S. K. si sente a suo agio in questo mondo magico e subito trova delle affinita tra la sua situazione e quella di Antero Vipunen, (9) lo sciamano chiuso fuori dal suo corpo e la cui anima vaga ancora. In fondo tutta la breve esistenza del giovane S. K. si realizza a cavallo tra realta e immaginazione. Il suo stato di alienazione e tale che ad un certo punto egli non distingue piu gli individui veri da quelli immaginati. Anche il mare, l'elemento naturale che lo accompagna passo passo e assiste al lento trascorrere della sua esistenza, si riempie di navi cariche di guerrieri fuoriusciti dalle pagine del Kalevala.

Un giorno Koskela scompare misteriosamente. La sua visione del mondo dominato dal male invincibile e sconvolto dal dolore gli impedisce di vivere e lo spinge verso l'annientamento di se stesso:

La vita umana si accende, brucia e si estingue senza consumare un briciolo di tutto id dolore che si porta dentro. Al contrario, ogni uomo che nasce, ogni vita che si aggiunge alla vita alimenta questo animale insaziabile. Allora l'unica cosa che ci resta da fare e negargli il suo nutrimento. Se della nostra vita si nutre il male del male, solo senza la nostra vita si affamera e morira. Per questo e urgente uccidere, per questo ogni guerra e buona. Perche ogni morte ci avvicina alla meta.

(Nuova grammatica finlandese 171)

Dopo la partenza del pastore, che era diventato per S. K. una guida spirituale, anche se verso la morte e non verso la vita, il senso di estraneita e di profonda solitudine del giovane viene acuito piu che mai. Spinto dall'ossessionante ricerca della propria identita, S. K. rifiuta di aprirsi all'esperienza amorosa, richiudendosi ancor di piu nella propria solitudine. La lingua finlandese diventa per lui un rifugio nella speranza di trovare in essa la fiammella per ravvivare la sua esistenza.

S. K. non subisce alcuna evoluzione nel corso del romanzo. L'angoscia che lo pervade al suo arrivo in Finlandia lo attanaglia nello stesso modo alla fine della sua esistenza. Non riesce a seguire i consigli del dottor Friari, non si abbandona alla lingua finlandese ne trova ristoro nelle braccia di una donna. Non prima comunque di aver ritrovato la propria identita.

S. K. perde la guerra contro se stesso, contro la propria memoria vuota. Inoltre, la tragica scoperta di non essere chi credeva di essere e di dover ricominciare da capo la costruzione della propria identita lo conduce all'annientamento. Solo la morte in guerra nelle vesti di un soldato finlandese puo ridargli la vita e puo farlo morire nella speranza di essere ricordato.

Anche Friari perde la propria battaglia contro la sua incapacita di adattarsi a vivere nella realta e paghera un prezzo molto alto per aver affidato i propri desideri e la propria nostalgia a un altro individuo:

Nessuno sa che fine abbia fatto l'autore di questo manoscritto, l'uomo che io volli si chiamasse Sampo Karjalainen [...]. Per riparare al mio disgraziato errore, per restituirgli se non la memoria, almeno la sua vera identita e un luogo a cui fare ritorno. Ma la guerra mi ha portato lontano da lui, mi ha impedito di raggiungerlo in tempo.

(Nuova grammatica finlandese 199-200)

Solo la guerra con la sua forza distruttiva e devastante puo proclamarsi vincitrice assoluta.

Isolamento, desolazione, oscurita e assenza dominano in questo romanzo, che si inserisce perfettamente nella tradizione dei romanzi di Pirandello, Svevo, Bassani. Romanzo dell'assenza della memoria, della terra d'origine, della lingua, dell'identita. S. K., non a caso, preferisce della lingua finlandese l'abessivo (10), la declinazione delle cose che mancano. Romanzo dell'esilio, del dolore dell'allontanamento, della speranza del ritorno, dell'incapacita di guardare a un futuro in nome di un passato troppo pesante e impregnato di valori fondamentali insostituibili (amore paterno, amore patrio, amore per la propria lingua madre e le proprie tradizioni), della paura del cambiamento in se stessi (nuova lingua, nuove abitudini) e in cio che ci si e lasciati alle spalle, della paura di non trovare un giusto equilibrio tra il passato e il presente.

La guerra sconvolge i valori in nome dei quali generalmente gli esuli si legano tra di loro e si sentono piu vicini alla madrepatria (lingua, cultura, solidarieta tra compatrioti). Per il giovane S. K sono forieri di morte, morte fisica e spirituale. Cio che apparentemente e vita per Friari, per S. K. significa morte. Prima la memoria: "Della memoria, che l'autore di queste pagine infelicemente inseguiva, io ancora oggi non riesco a liberarmi. La memoria e il tributo di dolore che quotidianamente pago, quando mi sveglio a questo mondo e accetto di viverci" (Nuova grammatica finlandese 42); poi la lingua: mentre per Friari poter parlare la propria lingua madre lo fa sentire vivo, per S. K. l'apprendimento del finlandese decreta la morte; infine la solidarieta: per Friari non e altro che ossessione dell'idea del ritorno nella sua terra d'origine:

Fu certamente l'insano attaccamento che provo per il mio paese a indurmi a vedere in lui un finlandese. E fu il mio amor proprio che mi convinse a considerare quell'etichetta la prova della sua identita. Istintivamente, mi prodigai a salvare lo sconosciuto finlandese che la guerra mi buttava fra le braccia. Ma in realta era la mia salvezza che inseguivo. Come avevo fatto ad Amburgo, soccorrendo un mio compatriota, credetti ancora una volta di riscattare la colpa di mio padre. E stata l'ossessione di tutta la mia vita. La morte di mio padre, accusato di sovversione comunista e ingiustamente assassinato, e diventata per me una colpa da espiare.

(Nuova grammatica finlandese 203-04)

Petri Friari, S. K. e Olof Koskela sono degli esuli, ciascuno a modo proprio. Per motivi diversi si sentono a disagio nella societa nella quale si trovano. Nessuno dei tre riesce a vincere la propria battaglia contro la societa o contro se stesso. Il ritorno dall'esilio si concretizza per tutti e tre, ma a un prezzo troppo alto: Friari ritorna nella sua cara Finlandia, imprigionato tuttavia dal peso del rimorso di essersi impossessato della vita di un altro uomo per espiare le sue colpe; S. K,. con la sua morte da soldato finlandese, ritrova una patria, anche se a lui "straniera"; Koskela, morendo al fronte, sfugge al grande mostro qual e il dolore umano, secondo la sua visione della vita.

Petri Friari pone fine per un momento al suo esilio fisico e spirituale, solo quanto basta per rendersi conto che l'amore per la sua patria e per la sua cultura sara per sempre un amore impossibile. L'esilio interiore non avra mai fine:

Ritornando in Finlandia dopo tutti questi anni, l'ho trovata un po' diversa da come la conoscevo, ma intatta nel suo carattere e nei suoi tratti piu forti. Le sono andato incontro come a un antico amore, con il timore di rimpiangere, rivedendola, il tempo e il dolore spesi per lei, oppure, ancora peggio, di accorgermi che non valeva tanta pena. Invece ho scoperto con sollievo che di queste parole corrose dal ghiaccio e dal silenzio sono ancora innamorato. Che sono ancora capace di sciogliere la mia bocca dalla smorfia aspra del tedesco e lasciarvi sbocciare le vocali dolci e grasse della mia lingua. Una lingua imparata non e che una maschera, un'identita presa a prestito. La si dovrebbe avvicinare con il dovuto distacco e mai cedere alle lusinghe di mimetizzarsi, rinnegando i propri suoni per imitarne altri. Chi si abbandona a questa tentazione rischia di perdere la sua memoria, il suo passato, senza averne in cambio un altro.

(Nuova grammatica finlandese 57)

La conclusione della guerra pone fine all'esilio "geografico" di Friari e contribuisce a fargli capire che la sua vita non si potra mai realizzare secondo le regole di una nuova grammatica. Il richiamo delle origini sara in lui sempre troppo forte. Il rimpianto per la patria prevarra su qualsiasi altro sentimento. L'insistenza sull'importanza del mantenimento della propria lingua madre non fa che sottolineare la sua incapacita piu assoluta, accompagnata anche da una mancanza di volonta, di aprirsi a una nuova cultura, a una nuova vita.

S. K. ha avuto la possibilita di crearsi una nuova grammatica di vita. L'assenza totale delle origini gli ha pero impedito di vivere serenamente queste sue nuove regole di vita.

Il romanzo di Marani propone dunque al lettore un'immagine poliedrica dell'esilio mettendone in luce prevalentemente l'aspetto linguistico. La descrizione minuta della lingua finlandese non e che un pretesto per insistere sulla dipendenza del comportamento umano dalla lingua e viceversa, sull'importanza della lingua come fattore di socializzazione, ma anche di isolamento in una condizione di esilio, sulla resistenza fisica dell'uomo verso una lingua che non gli appartiene, creando cosi due direzioni di lettura: l'incomprensione linguistica come causa e effetto dell'esilio.

Universite Libre de Bruxelles

Opere citate

Buttino Mario, In fuga. Guerre, carestie e migrazioni forzate nel mondo contemporaneo,

Napoli, L'Ancora del Mediterraneo, 2001. Drevet Claude, L'exil interieur, in L'exil ( a c. di Niderst) 211-25. Exil et litterature, a c. di Jacques Mounier, Grenoble, Ellug, 1986.

Gola Sabina, Mondo reale, mondo virtuale: verita e menzogna: Penelope per gioco (Caterina Bonvicini) e Nuova Grammatica finlandese (Diego Marani), in "Narrativa" 20-21 (giugno 2001): 207-16.

Fournier Vincent, Le voyage en Scandinavie. Anthologie de voyageurs 1627-1914, Paris, Robert Laffont, 2001.

Jaccard Roland, L'exil interieur: schizoide et civilisation, Paris, PUF, 1975.

Marani Diego, Nuova grammatica finlandese, Milano, Bompiani, 2000. Marges et exils. L'Europe des litteratures deplacees, a c. di Louis Bolle, Archives du Futur, Bruxelles, Editions Labor, 1987.

Niderst Alain (a c. di), L'Exil, Paris, Klincksieck, 1996. --, Souffrir et cherir l'exil, in L'Exil (a c. di Niderst) 9-17.

Ponnau Gwenhael, Une image teratologique, de l'exil a l'epoque romantique: le monstre de Frankenstein, in Exil et litterature 43-52.

Strauss Andre, Des exils du langage a la langue de la litterature, in Exil et litterature 115-26.

Van Nuffel R. O. J., L'esilio di Giovanni Arrivabene e il Carteggio di Costanza Arconati 1829-1836, proemio e introduzione biografica di Robert Van Nuffel. Presentazione di Emilio Fario. Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comite de Mantoue, Mantoue, 1966.

(1) Per es., fuga, schiavismo, proscrizione, migrazione, esodo: si veda Buttino 5-324.

(2) Exil et Litterature. Il volumetto raccoglie i saggi di vari ricercatori sul tema "Viaggio e esilio".

(3) Diego Marani (1959) e ferrarese. Lavora come traduttore principale e revisore presso il Consiglio dei Ministri dell'Unione europea a Bruxelles. Conosciuto anche come inventore dell'europanto, sapiente miscuglio di lingue europee, con il quale ha scritto e scrive tutt'ora su giornali belgi e svizzeri. Ha gia pubblicato due romanzi, Caprice des dieux (Il Minotauro, Milano, 1995) e Zanzare (Il Minotauro, Milano, 1996).

(4) La guerra civile finlandese tra "Bianchi" e "Rossi", breve ma sanguinosa, scoppio nel 1917 in concomitanza con la proclamazione dell'indipendenza della Finlandia dalla Russia (Fournier).

(5) Petri Friari era fuggito in Germania con la madre, che era di origine tedesca, presso dei lontani parenti. Aveva studiato medicina all'Universita di Amburgo e a causa della guerra era stato obbligato ad arruolarsi nell'esercito tedesco come medico sulla nave ospedale tedesca Tubingen.

(6) Abbiamo scelto di riferirci al giovane soltanto con le iniziali S. K. per insistere sull'importanza del problema identitario che domina in questo romanzo.

(7) "Si guarda nello specchio, come si era guardato Vitangelo Moscarda, e li si chiude il suo cammino verso l'altro, cioe se stesso, e gli altri, e si delinea il suo destino impossibile. Per tutta la sua vita non smettera mai di guardarsi nello specchio nel tentativo di trovare li tutti i valori della vita umana" (Gola 204).

(8) Liquore di colore biancastro molto forte.

(9) Personaggio della mitologia finnica. In un momento di estasi si allontano a tal punto dal suo corpo che non pote piu rientrarci e si dice che ancora oggi il suo corpo vaga attorno al groviglio di rovi che e divenuto il suo corpo abbandonato, nel vano tentativo di farvi ritorno.

(10) Caso della lingua finlandese.
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Title Annotation:article in Italian, abstract in English; criticism of essay by Sabrina Gola
Author:Gola, Sabina
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2002
Words:6455
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