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Glosses as form of the text in the De nuptiis Philologiae et Mercurii by Martianus Capella/Glosse come forma del testo nel De nvptiis Philologiae et Mercvrii di Marziano Capella.

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El que descubre con placer una etimologia

...

El tipografo que compone bien esta pagina, que tal [vez non le agrada

...

Estas personas, que se ignoran, estan salvando el mundo.

(J. L. Borges, Los justos)

Il lavoro di commento da me condotto sui primi due libri del De nuptiis (1) ha rilevato nel tessuto narrativo della fabula cospicuo materiale erudito sotto forma di <<glosse>> esegetico-interpretative ed etimologiche o parafrastiche accanto a deliberati giochi linguistici sul significato di un certo numero di nomi e di appellativi.

Si tratta di <<glosse>> in riferimento quasi esclusivamente ai nomi propri (delle divinita, dei personaggi allegorici, dei luoghi), secondo una tradizione che, a partire da Omero e soprattutto da Esiodo (2) (e nonostante lo scetticismo accademico registrato da Cicerone) (3), si continua fino nella produzione filologico-erudita della tarda antichita e oltre.

Questi elementi di riflessione linguistica (4) sono inseriti nella trama del racconto, e parte integrante della stessa cifra retorico-stilistica del testo, e attingono all'intero patrimonio culturale della letteratura greca e latina. Il fatto poi che queste chiose lascino intravedere delle tipologie descrivibili e inventariabili in una sorta di repertorio onomastico giustifica la presenza di questa indagine all'interno del tema proposto dall'incontro milanese.

Qui intendo affrontare, scegliendo i casi prevalentemente nello spazio dei primi due libri dell'opera (che ne registrano il numero percentualmente maggiore rispetto agli altri), l'analisi degli ambiti a cui si applicano queste glosse, la loro tipologia e funzione, e fornire una prima schedatura (alfabetica) di tutti i materiali discussi con alcuni additamenta sulla loro fortuna nel Medioevo quale risulta dai commenti noti ed editi delle Nuptiae.

1. DEI, ALLEGORIE, LUOGHI

Che l'interesse linguistico-esegetico di Marziano si sia concentrato soprattutto sul nome trova una prima e macroscopica conferma nel fatto che l'autore scherza, con autoironia menippea, addirittura sul proprio cognomen che, nelle parole di Satura (il genere letterario personificato), irritata per la socordia dell'autore a cui ha affidato nelle veglie invernali (hiemali peruigilio, 1, 2) il racconto miscellaneo delle nozze divine (5), lo rivelerebbe per quello che veramente e: Capella ... non minus sensus quam nominis pecudalis (8, 802) (6).

In ogni caso e naturale attendersi da parte di chi ha <<esaltato>> la filologia come nessun altro ha mai fatto (7) forme di riflessione sulla lingua (e sulla letteratura) attraverso processi di indagine della 'verita' del lessico onomastico (8) e della sua <<correttezza>> (dal momento che il nome assume un rapporto necessario con il personaggio che individua e/o con le sue funzioni) (9). Questi procedimenti sono di tipo esplicitamente etimologico o parafrastico o comunque a essi riconducibili, come si cerchera di illustrare, secondo una prassi e una tradizione linguistica e culturale necessariamente bilingue: sciendum autem est etiam Latina nomina Graecam plerumque etymologiam recipere (Serv. Aen. 1, 184).

La presente indagine si fonda precisamente sulla constatazione dell'esistenza di questa prassi nel De nuptiis. Gli esempi qui presi in considerazione dimostrano come non siano fine a se stessi ne possano essere sbrigativamente considerati frutto di esclusivo interesse di grammaticus o di glossatore, in quanto sono incapsulati sapientemente all'interno della narrazione, e tali da poter talora connotare inequivocabilmente un personaggio/attore anche in assenza del nome dello stesso.

Gli ambiti di queste glosse sono rappresentati in primo luogo dai nomi delle divinita (e dai loro <<Beinamen>>) che sono coinvolte nella trama dell'opera.

Il procedimento della chiosa esplicativa e esteso anche alle figure allegoriche (inventate per lo piU da Marziano) che hanno un ruolo nella cerimonia del matrimonio di Filologia e di Mercurio e che proprio dall'illustrazione delle loro funzioni (e del loro nome) guadagnano la plausibilita (e la <<correttezza>>) della loro invenzione. Cosi, accanto alle Muse e alle uirgines dotales (le Arti liberali che costituiscono la dote di Mercurio alla sposa Filologia, eponime delle discipline che illustrano nel senato celeste, come ad es. Grammatice e Geometria), trovano spazio le ancelle di Filologia stessa (Agrypnia e Periergia) e le VirtU (Iustitia, Fortitudo, Prudentia).

Le etimologie dei nomi geografici (o di popolo) (10) sono di tipo tradizionale e introdotte con modalita collaudate; per questo non saranno qui prese in considerazione: ricordero soltanto il caso di Hiberia (11), quae, quod Hiberi fluminis interriuata tractu, amnis sui meruit cognomentum e di Tarraconensis a Tarracone urbe (6, 627) in quanto assenti dal lessico del Maltby (12).

Le chiose (etimologiche e non) di Marziano (a differenza dei nomi geografici) sono prive (proprio perche inserite nella trama) di qualsiasi indicazione che le riconducano esplicitamente alla tradizione (mentre ad es. in Agostino si trova espressamente il rinvio ai ueteres o a Varrone), anche se per molte di esse si tratta di tradizione <<scolastica>>, cioe varroniana (13). Varrone e l'auctor ricordato da Marziano piU volte come modello dell'opera enciclopedica (14) e utilizzato, senza essere nominato, anche per presentare la spiegazione dei nomi degli dei (15).

2. Etimologie, nomi parlanti, assenze e interpretazioni

L'individuazione dei vari tipi di glosse onomastiche comporta anche l'analisi dei modi in cui queste sono introdotte nel testo:

a) una prima categoria riguarda glosse esplicitamente di tipo etimologico che sono state per lo piU gia recuperate dal lessico del Maltby e dal Supplementum di Marangoni (16). A queste andra forse aggiunto ancora un <<Beiname>> di Giunone, Vnxia (accanto a Lucetia, Lucina, Domiduca, Iterduca, Cinctia). Queste etimologie son introdotte da formule che dichiarano la loro derivazione nominale/linguistica (vera o presunta o antifrastica come nel caso di Parcae) da un sostantivo legato a una funzione (riconosciuta) del personaggio (17): Angelus, Carmentis, Cinctia, Curitis, daemon, Domiduca, Fanae, Genius, Hera, Heros (18), Iuno, Iuppiter, Lucetia, Lucina, Manes, Parcae (Fata), Praestes, Sol, Summanus. Le uirgines dotales, che sono eponime dell' ars che illustrano, spiegano in prima persona il significato del proprio nome (Grammatice [3, 229], Geometria [6, 588]).

b) Altre chiose etimologiche sono altrettanto esplicite, pero fornite in absentia del nome proprio e quindi con <<marcatura zero>>, ma comunque in grado di individuare il personaggio specifico in base al gioco linguistico di parole costruito sul significato del nome nascosto.

E il caso della etimologia di Dis/Pluton (1, 78-80) (19), che e multo d i t i o r fratre [scil. Neptuno] et semper eorum quae gignuntur conquisitionibus opulentus. Si tratta di una etimologia che risaliva almeno al Cratilo (403a) (20).

A 1, 82 Gradiuus (che compare poi a 2, 210), come epiteto di Marte che i latini collegavano a gradior (21), lo si evince dalle caratteristiche bellicose del dio: ruber iuuenis ac uorax omnium sititorque etiam sanguinis gradiebatur.

Saturno e inequivocabilmente individuato da sator, un termine esplicitamente legato alle discussioni sulla etimologia di Saturnus: Verum sator eorum [scil. deorum] gressibus tardus ac remorator incedit glaucoque amictu tectus caput (1, 70]. Come e noto, gli antichi facevano derivare il nome ab satu (Varro ling. 5, 64; Fest. p. 202, 17 Lindsay; cf. anche p. 432, 20), nonostante la diversa quantita vocalica.

Ancora in collegamento con Saturno, il grecismo oijQopOQog, che proviene dai papiri magici (PMG 1, 146; 7, 587; 36, 184), per indicare il serpente che divora la propria coda e alluso dall'indefinito (22), che ne introduce direttamente la spiegazione etimologica: Praetendebat [scil. Saturnus] flammiuomum quendam draconem caudae suae ultima deuorantem quem credebant anni numerum perdocere (1, 70).

A 1, 71 nella descrizione di Ops (eius [scil. Saturni] coniunx grandaeua corpulentaque mater quamuis fecunda circumfusaque partubus, tamen floridam discoloramque uestemherbidapalla contexerat, in qua totus gemmarum metallorumque census atque omnium prouentus frugesque sationum larga admodum ubertate ferebantur) si fa allusione, ancora senza mominarla, a una etimologia di Vesta di esplicita tradizione varroniana (Avg. ciu. 7, 24): <<Vestam [scil. Tellurem putant] quod uestiatur herbis>>. L'interscambio dei personaggi e possibile proprio perche sia Ops sia Vesta indicano la terra (23).

c) Altre chiose etimologiche prive di marcatura sembrano stabilire un rapporto diretto (anche di causa-effetto) tra il nome e le funzioni del personaggio. Mulcifer di 1, 17 (Vertex Mulciferi) si spiega in rapporto a ferrum (ex ferri praedicta anhelabat urna, quae tamen uertex Mulciferi dicebatur) che giustifica la scelta della lezione contro Mulciber accolto da Willis (1983) e Shanzer (1986). Cf Rem. Avtiss. ad l. (che riprende Ioh. Scot.): Mulcifer id est Vulcani qui accipitur in significatione terreni ignis, sicut Iouis in similitudine caelestis. Hinc et Mulcifer dicitur quasi mulcens ferrum; ignis enim duritiam ferri emollit atque emulcet. Mulciber uero dicitur Iouis quasi mulcens imbrem. Il teonimo Mulciber e attestato ancora a 1, 48 (dove pero individua una divinita distinta da Vulcano, che compare successivamente a 1, 50); a 9, 889 il nesso Lemnius Mulciber indica inequivocabilmente Vulcano.

A 2, 191 la forma Lyaeum come epiteto del Sole e sicura emendazione del tradito is(a)eum (Lycaeum Grotius) (24): quia dissoluis [scil. Sol] nocturna admissa Lyaeum [scil. perhibent].

In questa tipologia possono rientrare anche le etimologie di altri cognomina di Giunone, Opigena, <<che porta aiuto (opem) alle donne in travaglio>>25, Poplona, invocata dal popolo (26) e Curitis, invocata dai guerrieri in quanto curis veniva connessa a hasta (27).

d) In altri casi ancora, il nome (greco o latino) e interpretato (anche in assenza di qualsiasi tipo di marcatura) sulla scorta del significato della parola che indica le caratteristiche (e le funzioni) che il personaggio riveste in generale e, nello specifico della fabula, sulla scena della cerimonia nuziale. E il caso dell'ancella di Filologia a cui e attribuito il nome (uocabulum) di Agrypnia, <<Insonnia>> (2, 162 che vegliava la sposa: praebebat excubias) e di Periergia, <<Curiosita>> (2 113, v. 146) sorella di latte della stessa Filologia, e ancora di Prudentia (dicebatur. uocitari, 2, 127), di Fortitudo (uirium uocabulum possidebat, 2, 130), di Iustitia (ferebatur sortita uocabulum, 2, 128), di Temperantia (ex forum ... nomen acceperat, 2, 129).

Alle funzioni di Giunone Pronuba si fa riferimento, in assenza dell'epiteto, a 1, 30 (ut uidit Clarius consortio patrem Iunonis haerentem, quam nouerat suffragari plurimum ac fauere conubiis), 34 (dehinc nuptiis Iuno non solita refragari), ed esplicitamente a 1, 31, v. 7-9 (Iunone thalamos quis rogare conscia / nollet deorum, cum futura Pronuba / eadem profecto quaeque suffragabitur).

Al ruolo di Mercurio (Hermes) come <<interprete>> degli dei fa riferimento Giove nell'elogio che tesse del figlio a 1, 92, v. 7: interpresque meae mentis, una allusione che presuppone il grecismo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] su cui cf Marangoni (2000: 80 s. e n. 46).

A 1, 29 in sidus uibrabile astrumque conuertitur indica la manifestazione di Mercurio come astro; il raro uibrabile (28) (da collegare alla trasmissione intermittente della luce delle stelle, 1, 63; 92 v. 9; 2, 196) potrebbe costituire una spiegazione etimologica del grecismo ZxiXpov (che compare a 1, 25): una conferma in tale senso viene da 8, 880 radiis. solaribus liberatus [scil. Stilbon] ante emergentis splendorem iubaris uibrabundus apparet (2).

Il nome o l'epiteto puo essere recuperato anche dalla descrizione di un personaggio ancora sulla base di singoli elementi che possono stabilire un qualche rapporto etimologico con esso. E il caso di Ecate (in Marziano assimilata a Proserpina, come moglie di Plutone, Fvlg. myth. 1, 10, p. 22, 9 ss. Helm) (30) il cui nome, a 1, 81, si puo recuperare dal fatto che, in cambio del raccolto prodotto, le si puo rendere la centesima parte (31): quae ita plerumque frugem exposcentibus tributa, ut magni nominis uota sint eidem redhibere centesimam. L'accostamento etimologico esplicito e fatto da Fulgenzio, (che pero interpreta l'ordinale centum con valore moltiplicativo: centuplatum fructum), unde et Ecate Grece dicitur [scil. Proserpina]; hecaton enim Grece centum sunt; et ideo illi hoc nomen imponunt quia centuplatum seges proferat fructum (p. 22, 14 ss.).

Immediatamente prima di Proserpina/Ecate (ibid.) e fatto un criptico riferimento alla moglie di Poseidone, Tethys, omnium nutrix deorumque hospita (Hom. Il. 14, 201 s.), associata in Porph. Agalm. fr. 359, p. 421, 5 ss. Smith a Anfitrite per indicare rispettivamente la potenza di Oceano [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] della [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di Poseidone. Se Tethys va collegata a [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (32), qui nutrix permetterebbe l'identificazione delle sue funzioni. Hospita richiama poi l'hospitium marino offerto agli dei-astri (cf. 9, 912 v. 14 sicque ignem superum lambere pabula [scil. non prohibens]).

All'interno di questa tipologia possiamo includere anche il nome parlante delle Muse rivelato in particolare dall'associazione ai singoli cieli (33) e dall'inno che ciascuna di esse canta in onore di Filologia (2, 118-126): cosi Urania ne esalta le competenze astronomiche; Calliope la competenza poetica; Polymnia la conoscenza e la tecnica ecdotica dei testi melici; Melpomene ancora l'attivita poetica; Clio la perizia retorica (34).

e) Un ultimo esempio significativo del metodo marzianeo di recupero onomastico erudito e rappresentato dalla reminiscenza varroniana relativa a Vedius / Veiouis da Marziano identificato con l'infernale Pluton/Dis (2, 166). Vedius, nominato anche a 2, 142 e considerato dai lessici di uso esclusivamente marzianeo, potrebbe derivare dal testo di Varro ling. 5, 74 Vedio Ioui (35), dove pero gli editori leggono Ve[dio]ioui sulla testimonianza di Gell. 5, 12, 2 (Vediouis). Vedius e collegato etimologicamente con Veiouis (ricordato anche a 1, 59) (36), una sorta di Giove negativo (Mythogr. III 6, 1, p. 174, 38 s. Bode) che nelle Nuptiae assume valenza ctonia (come in Macr. Sat. 3, 9, 10). L'osservazione linguistica permette ancora una volta di confermare l'integrita del testo tradito: non si deve espungere la spiegazione di Vedius (id est Pluton, quem etiam Ditem Veiouemque dixere) e a torto ritenuta una glossa spuria da Dick (1925) e Willis (1983), proprio perche introdotta da id est.

3. Fonti, funzioni ed effetti

Le fonti individuabili per Marziano, come si e detto, sono sia greche che latine. Fra quest'ultime ovviamente possiamo documentare la tradizione varroniana (37). In generale pero si possono registrare le tracce di etimologie collaudate e diffuse nell'ambito della letteratura erudita con un'attenzione particolare al recupero di elementi linguistici indispensabili alla loro rappresentazione, cioe alla visualizzazione delle funzioni, attraverso gli strumenti della letteratura, dei singoli personaggi/attori nella dimensione scenica e drammatica della narrazione. In questo la glossa, sia essa di natura etimologica o esegetica (o anche antifrastica), e parte necessaria (38) e attesa del racconto e percio inscindibile da esso, cui conferisce ad un tempo la verita e l'autorevolezza che deriva dall' antiquitas (39) e il colore e l'ornamento stilistico in quanto <<manipolazione>> retorica della lingua (40). Queste <<glosse>> marzianee rappresentano una testimonianza concreta del metodo della scienza filologica alessandrina applicata alla riflessione linguistica e percio stesso una forma raffinata di accesso al sapere.

APPENDICE DEI TESTI DISCUSSI

Di seguito ai passi delle Nuptiae sono fornite le glosse ad loc. (quando presenti e/o comunque significative) dei commenti medievali di Giovanni Scoto Eriugena (ed. Lutz 1939), Remigio d'Auxerre (ed. Lutz 1962-1965), del Commentario di Berlino (ed. Westra-Kupke 1994-1998) e di Alessandro Neckam (ed. McDonough 2006).

AGRYPNIA

[2, 112] Quae cum disponentem praedicta rimatim ab ostio speculabunda cognosceret, aliam eius ancillam, cui Agrypnia uocabulum est atque intra cubiculum praebebat excubias, adorta est increpare, quod paululum coniuere seruandi decoris gratia uirginem non siuisset, cum ipsa haec cuncta, si Philologia iniungeret, ualeret implere.

Ioh. Scot.: agrypnia uigilia, aygvnvem uigilo.

Rem. Avtiss.: agrimnia id est uigilia. Agrimno enim Grece uigilo. et praebebat excvbias id est uigilias uel custodias.

Berlin. Comm. ad 2, 144: Agriminia, id est cura et uigilia.

ANGELVS [2, 153] (vd. GENIVS)

BAETICA [6, 627] (vd. [HIBERIA]

CAPELLA

[8, 806] Felix, uel Capella, uel quisquis es, non minus sensus quam nominispecudalis.

Rem. Avtiss.: qvam nominis pecvdalis quia sicut Capella diceris, sic etiam sensu comprobaris quod diceris, id est stultus ut animal.

[9, 999] Felicis--inquit--sed Capellae, flamine.

CARMENTIS

[2, 159] Alii quoque huius generis homines in diuinandi usum et praescientiam procreati, ut Carmentis in Arcadia ab effuso per uaticinia carmine memorata.

Rem. Avtiss.: carmentis autem dicta eo quod carminibus futura praediceret.

CINCTIA [2, 149] (vd. IVNO)

CVRITIS [II 149] (vd. IVNO)

DAEMON

[2, 154] Graeci daemonas dicunt ano rov daiofievov, latine Medioximos uocitarunt.

Rem. Avtiss.: DAEMONES dicti quasi daimones, id est omnia scientes, utpote nuntii Dei. latine medioximos vocitarvnt id est in medio positos. Medioximous dicitur quasi medius proximus; inter Deum enim et homines discurrunt.

DIS/PLVTON vd. et VEDIVS/VEIOVIS

[1, 80] nam unus albidi salis instar candidum atque spumarum canitiei concolorum, alter ebeninum ac tartareae noctis obscuritate furuescens; qui quidem multo ditior fratre et semper eorum quae gignuntur conquisitionibus opulentus; alius uero propter molem elationemque corporis renudatus ac despuens diuitias oppressione quaesitas.

Rem. Avtiss.: ditior id est locupletior et opulentior quia infernus omnia recipit, unde et Grece Plutos, Latine Dis siue Diues interpretatur.

Berlin. Comm. ad 2, 113: Per Plutonem autem terram accipimus, nam 'plutes' interpretatur diuicie, unde et aliter Dis, id est diues, dicitur.

DOMIDVCA 2, 149 (vd. ivno)

FANAE/FANA

[2, 167] uel etiam Fanae, a quibus fana dicta, quod soleant diuinare.

Rem. avtiss.: fanal ... fana dicta, id est tempia. fana autem dicta a fonis, id est responsis quae ibi dant daemonia.

FORTITVDO

[2, 130] Quae supererat, fortissima ac tolerandis omnibus aduersis semper infracta, subeundis etiam laboribus robore quoque corporis praeparata, Virium uocabulum possidebat.

Berlin. Comm.: Hec habet 'uocabulum uirium', id est a uiribus, quia Fortitudo appellatur, et grece dicitur andreia ab andros, quod est uir, quasi uirilis, uel ychis: unde dicitur yschiros.

GENIVS

[2, 152] Sed quoniam unicuique deorum superiorum singuli quique deseruiunt, ex illorum arbitrio istorumque comitatu et generalis omnium praesul et specialis singulis mortalibus Genius admouetur, quem etiam Praestitem, quodpraesit gerundis omnibus, uocaretur; nam et populi Genio, cum generalis poscitur, supplicatur, et unusquisque gubernatori proprio dependit obsequium. Ideoque dicitur Genius, quoniam, cum quis hominum genitus fuerit, mox eidem copulatur. Hic tutelatur fidissimusque germanus animos omnium mentesque custodit; [153] et quoniam cogitationum arcana superae annuntiat potestati, etiam Angelus poterit nuncupari.

Rem. Avtiss.: genivs naturalis deus siue angelus qui singulis nascendi tribuitur... praestitem id est praefectum uel praepositum eo quod praesit omnibus gerendis... Angelvs Grece nuntius, uel angelvs quasi eggus, id est iuxta, subaudi stans, Quasi enim iuxta deum stat ut eius praeceptis obsequatur.

GEOMETRIA

[6, 588] Ac prius uocabuli mei promenda ratio, ne indecenter squalentior peragratrix caelicolarum auratam curiam et interstinctum cylindris gemmantibus pauimentum rurali respersura puluere credar intrasse. <<Geometria dicor, quodpermeatam crebro admensamque tellurem eiusque figuram, magnitudinem, locum, partes et stadia possim cum suis rationibus explicare, neque ulla sit in totius terrae diuersitate partitio, quam non memoris cursu descriptionis absoluam>>.

[GRADIVVS scil. MARS]

[I 82] Dehinc admissi Tonantis ipsius filii, inter quos primus quidem ruber iuuenis ac uorax omnium sititorque etiam sanguinis gradiebatur.

Ioh. Scot ad 1, 4: gradivvm Gradiuus Mars dicitur quasi gradiens diuus ad bellum uide licet, uel quasi xgdrog diuus, id est potens diuus. [ad 5, 425, v. 14: Gradiuus enim dicitur Mars quasi grandis diuus, id est deus, uel quia adorabant eum gradientes ad bellum].

Rem. Avtiss. ad 1, 4: gradivvs uel quod gradatim eat in proelium, uel apo tu gradein, id est a uibratione hastae siue gradivvs quasi kratos diuus, id est potens deus [GAMMA] in K mutata.

Berlin. Comm.: 'Gradiebatur' dixit alludendo uocabulo. Ipse enim Gradiuus appellatur quasi cratos diuus, uel quia gradatim itur ad bellum [cf. et ad 1, 4 Gradiuus dicitur quasi 'cratos diuus', id est potens deus, scilicet deus belli].

GRAMMATICE

[3, 229] Tunc illa, ut familiare habebat exponere percunctata ac docere facile, quae ab eadem quaerebantur, paenula a dextra cum modestia uerecundiaque releuata, sic coepit: <<rQafifiarixrj dicor in Graecia, quod ypa^^^ linea et ypd^^ara litterae nuncupentur, mihique sit attributum litterarum formas propriis ductibus lineare. Hincque mihi Romulus Litteraturae nomen ascripsit, quamuis infantem me Litterationem uoluerit nuncupare, sicut apud Graecos Tpa^^anorix^ primitus uocitabar, tunc et antistitem dedit et sectatores impuberes aggregauit. Ita, quod assertor nostri nunc litteratus dicitur, litterator antea uocabatur.

[HECATE] (vd. et TETHYS)

[1, 81] Verum utrique diuersa coniunx; nam hic nudus omnium nutricem deorumque hospitam secum ducit; ille puellam accessibus gratulantem, quae ita plerumque frugem exposcentibus tribuat, ut magni nominis uota sint eidem redhibere centesimam.

Ioh. Scot: ... pvellam. Puellam nominat Echaten, hoc est seminariam. Echate autem fertilis terra est copiosissimaque mater frugum, in tantum ut sepe centuplum colentibus se reddat fructum. Ideoque sacerdotibus eius centesima pars frugum per singulos immolabatur annos; quo sacrifitio ueluti contenta Echate uxor Plutonis fertilem semper faciebat tellurem.

Rem. Avtiss.: ... redhibere centesimam subaudis frugem significat quod terra duplicata uel centuplicata reddit semina quae acceperit, unde et Grece ipsa Proserpina Echate uocatur. Echaton namque Grece centum dicitur, per quod innuitur quod dictum est quia uis terrae centuplicatum restituit quod acceperit.

HERA (vd. et IVNO)

[2, 149] hic ego te Heram potius ab aeris regno nuncupatam uoco: da nosse poscenti, quid haec aeria latitudo atque atomis perlucentes concurrentibus campi animantum gerant, quidue hic dicatur numinum subuolare. Non enim de humilitate aeris illius quero, qui uolucris permeatur, quem Olympi montis cacumen excedit, qui uix decem stadiorum altitudine sublimatur, sed elata disquiro.

[2, 160] (vd. HEROS)

heroes

[2, 160] Heroesque Versantur, qui ex eo, quod Heram terram ueteres edixere, Heroes nuncupati.

IOH. Scot.: eroes terreni, ab Era, terra.

REM. Avtiss.: heroes id est terrigenae, hoc est terrae filii, quia Hera Grece terra dicitur.

[HIBERIA]

[6, 627] Quae quidem, quod Hiberi fluminis interriuata tractu, amnis sui meruit cognomentum. Cuius illa portio, quae Atlantico confinis Oceano in Gaditani freti litus excurrit, Baetica perhibetur, etiam ipsa uocabulum proprii fluminis nuncupatione sortita ... Tarraconensis a Tarracone urbe, quam Scipiones condidere ... [628] siquidem Baeticae a septentrionali confinio Lusitania sociatur, cui nomen fabula a lusu Liberi patris uel cum eo bacchantium sociauit.

IVNO (cum Iunonis cognominibus)

[2, 149] <<luno pulchra, licet aliud nomen tibi consortium caeleste tribuerit, et nos a iuuando Iunonem, unde et Iouem dicimus, nominemus, siue te Lucinam, quod lucem nascentibus tribuas, ac Lucetiam conuenit nuncupare (nam Flauoniam Februalemque ac Februam mihiposcere non necesse est, cum nihil contagionis corporeae sexu intemerata pertulerim), Iterducam et Domiducam, Vnxiam, Cinctiam mortales puellae debent in nuptias conuocare, ut earum et itinera protegas et in optatas domos ducas et, cum postes unguent, faustum omen affigas, et cingulum ponentes in thalamis non relinquas, Opigenam te, quas uel in partus discrimine uel in bello protexeris, precabuntur, Poplonam plebes, Curitim debent memorare bellantes; hic ego te Heram potius ab aeris regno nuncupatam uoco: da nosse poscenti, quid haec aeria latitudo atque atomis perlucentes concurrentibus campi animantum gerant, quidue hic dicatur numinum subuolare. Non enim de humilitate aeris illius quero, qui Volucris permeatur, quem Olympi montis cacumen excedit, qui uix decem stadiorum altitudine sublimatur, sed elata disquiro. At iam fas puto quicquid jieqi svoaifioviag lectitans intellexeram conspicari>>.

IOH. Scot.: Era ivno ab aere ... lvcesia a lucae dicitur. flwonia propter semina quia liberat departu feminas febrvalemapurgationem; februo; purgo.... popvlonam a populo quia multiplices populos si protexeris eum in bello. Curis uirtus, inde cvritim potentem.

Rem. Avtiss.: ivnonem a iuuando, Iuno a iuuando dicta, Nullum enim animal sine aere uiuere potest ... flvoniam a fluoribus seminum quia liberat feminas a partu ... febrvalem vel febrvam quia purgat eas post partum secundis egredientibus. Februo Grecum uerbum est. Latine purgo, hinc et Februus dicitur Pluto quia praeest Purgationibus ... iterdvcam quae nubentes puellas per iter ducis. domidvcam quae ad domum maritorum eas introducis. vnxiam ab unguendo. Vnguebantur enim de uariis unguentis, unde et uxores dictae quasi unxores, uel quia postes domorum ingredientes unguebant. cinctiam a cingulo quia ipsa resoluit cingulum castitatis ... popvlonam quia multiplicas populum. cvritim id est regalem uel fortem siue potentem. Curis Grece uirtus, inde Curitis, id est potens. aeram ... quia in aere principatum tenes.

Alex. Neckam: Lvcinam ac Lvcetiam, id est febrvalem ac febrvam; sic uocatur Iuno, quod purgat feminas post partum; februo enim Grece, purgo dicitur <Latine>, hinc etiam Februus dicitur Pluto, quia preest purgationibus. Iterdvcam quia pariter ducit nubentes. Domidvcam, quia in domo maritorum ducit eas. Vnxiam ab unguendo. Vngebantur enim uariis unguentis: unde et uxores dicuntur quasi 'unxores ' uel quod postes domo rum ingredientes ungebantur. Cinctiam a cingulo, quia ipsa soluit cingulum castitatis ... Popvlonam, quod populus multiplicat. Cvritim, id est regalem uel fortem. Curis enim Grece uirtus dicitur Latine, inde Curites, id est potentes. Seruius autem dicit Curitim uocari Iunonem a curru, quia bellantes curru utenbantur. Aeram, id est in aere principatum habentem.

IVPPITER vd. IVNO

IVSTITIA

[2, 128] Huius [scil. Prudentiae] germana sua cunctis attribuens, nullumque eo, quo non merebatur, afficiens, Iustitiae ferebatur sortita uocabulum.

Ioh. Scot.: ivstitia est unicuique propria distribuere.

Rem. Avtiss.: ... vocabvlvm ivstitiae Iustitia, quae Grece dycheia uocatur, est unicuique propria distribuere.

LVCETIA 2, 149 (vd. IVNO)

LVCINA 2, 149 (vd. IVNO)

LVSITANIA 6, 628 (vd. [HIBERIA])

LYAEVS

2, 191 uel, quia dissoluis nocturna admissa, Lyaeum (scil. perhibent). MANES

[2, 160] Ibique Manes, id est corpori humano praesules attributi, qui parentium seminibus manauerunt.

Rem. Avtiss.: manes dicti quasi boni, ab eo quod est manu, id est bonum: siue a manando quia de seminibvs parentvm manavervnt.

Berlin. Comm.: Et ostendit quare Manes dicantur, quod scilicet 'manauerunt' a 'seminibus parentum'.

MVLCIFER

[1, 17] Nam flamma flagrantior et ab ipsius Cecaumenes exanclata fomitibus ex ferri praedicta anhelabat urna, quae tamen uertex Mulciferi dicebatur.

IOH. Scot.: MvlciferiMulcifer dicitur quasi mulcens, id est mollificans ferrum.

REM. Avtiss.: Mvlciferi id est Vulcani qui accipitur in significatione terreni ignis, sicut iouis in similitudine caelestis. Hinc et Mulcifer dicitur quasi mulcens ferrum; ignis enim duritiam ferri emollit atque emulcet.

Berlin. Comm. ad 1, 7: Mulcifer etiam dicitur quasi mulcens duriciam ferri.

[OVROBOROS]

[1, 70] Praetendebat dextra flammiuomum quendam draconem caudae suae ultima deuorantem, quem credebant anni numerum nomine perdocere. Ipsius autem canities pruinosis niuibus candicabat, licet ille etiam puer posse fieri crederetur.

PARCAE

[4, 360] per contrarium uerba dicuntur, quando contra dicimus accipiuntur, ut Parcas dicimus Fata, cum non parcant.

PERIERGIA

[2, 113] Id genus innumera, quae curiosis perscrutationibus aspexerat, astruebat.

[2, 146] Periergia uero aliis comitata pedisequis dotalibusque mancipiis curiose uniuersa perscrutans atque interrogans sequebatur.

IOH. Scot. 2, 113: Periergia sollertia; jieql circum, e'gyov opus.

REM. Avtiss 2, 113: Erga Grece opera, hinc sinergus cooperator; Periergia ergo studiosa operatrix potest interpretari, quam quidam Arithmeticam accipiunt.

PHOEBVS

[2, 188] Solem te Latium uocitat, quod solus honore post patrem sis lucis apex, radiisque sacratum bis senis perhibent caput aurea lumina ferre, quod totidem menses, totidem quod conficis horas.

[2, 190] Nam tenebras prohibens retegis quod caerula lucet; hinc Phoebum perhibent prodentem occulta futuri uel, quia dissoluis nocturna admissa, Lyaeum.

PLVTON 2, 166 (vd. DIS)

PRAESTES 2, 152 (vd GENIVS)

PRONVBA (scil. IVNO)

[1, 30] ut uidit Clarius consortio patrem Iunonis haerentem, quam nouerat suffragari plurimum ac fauere conubiis

[1, 31 v. 7] lunone thalamos quis rogare conscia / nollet deorum, cum futura Pronuba / eadem profecto quaeque suffragabitur?

[1, 34] dehinc nuptiis Iuno non solita refragari.

IOH. SCOT.: Pronvba Iuno dicitur, id est nuptiarum ministra quae in nuptiispraeesse dicitur et suffragiri.

REM. Avtiss ad 1, 34: nam ipsa est [scil. Iuno] pronuba, id est paranimpha et ministra nuptiarum.

PRVDENTIA

[2, 127] Quarum una intenta circumspectione cautissima et omnia rerum uigili distinctione discriminans dicebatur Prudentia uocitari.

IOH. Scot.: Prvdentia est quae docet quid sequendum et quid fugiendum sit.

REM. Avtiss.: Prvdentia quasi porro uidentia, eo quod a longe futura praeuideat. Est autem Prvdentia, quae Grece phronesis dicitur, uirtus quae docet quid sequendum quidue sit necessaria discretione fugiendum.

BERLIN. Comm. : Vnamquamque earum et descriptione notat et nomine, 'et primo Prudenciam, que'intenta circumspectione. 'Intente enim circumscribit aduersa, prouidens et prospera. Considerat enim quid eligendum sit, quidue fugiendum certissima discretione. Illa dico ', discriminans omnia rerum, 'idest euentusprosperos uel aduersos, uigili' distinctione dicebatur uocitari Prudencia, 'que greco nomine Fronesis appellatur'.

[SATVRNVS]

[1, 70] Verum sator eorum gressibus tardus ac remorator incedit glaucoque amictu tectus caput. Praetendebat dextra flammiuomum quendam draconem caudae suae ultima deuorantem, quem credebant anni numerum nomine perdocere. Ipsius autem canities pruinosis niuibus candicabat, licet ille etiam puer posse fieri crederetur.

BERLIN. Comm. ad 1, 4: Saturnus dicitur quasi 'satur annis', id est tempus, quod constat ex annis.

SOL (vd. PHOEBVS)

STILBON

[1, 29] Atque idem pallio rutilante ac reserato stellantis poli lumine Sol repente clarus emicuit. Cyllenius quoque in sidus uibrabile astrumque conuertitur.

[8, 880] radiis ... solaribus liberatus [seil. Stilbon] ante emergentis splendorem iubaris uibrabundus apparet.

Rem. Avtiss. 1, 25: cvm stilbonte id est cum Mercurio, Stilbon enim celer interpretatur.

SVMMANVS

[2, 161] Denique haec omnis aeris a luna diffusio sub Plutonis potestate constitit, qui etiam Summanus dicitur quasi summus Manium. Hic Luna, quae huic aeripraeest, Proserpina memoratur.

REM. Avtiss.: svmmanvs ... hoc estprinceps infernalium potestatum.

TARRACONENSIS 6, 627 (vd. [HIBERIA])

TEMPERANTIA

[2, 129] Verum tertia contemptis muneribus atque abstinentia praedicanda ex morum temperantia nomen acceperat.

REM. Avtiss.: temperantia morvm... Est autem temperantia quae Grece sophrosini dicitur, uirtus qua moderate et temperate etiam licitis rebus utimur.

[TETHYS]

[1, 81] Verum utrique [seil. Neptuno et Plutoni] diuersa coniunx; nam hic nudus omnium nutricem deorumque hospitam secum ducit.

THALIA

[1, 28] Thalia derelicta in ipso florentis campi ubere residebat.

IOH. SCOT.: TALIA quasi xeXeia, id est ultima quae propterea fingitur uolare non potuisse et in stagnis terreni corporis resedisse quoniam terra semper in statu est, ceteris mundi corporibus perpetuo motu circum cetera conuolutis.

REM. AVTISS.: THALIA quasi thitonlia, id est ponens germina. in ipso vbere florentis campi id est in circulo terrae residebat.

VEDIVS (vd. DIS)

[2, 166] atque in eo [scil. Pyrphlegethonte] perenni strepitu uolutata colliditur animarum, quas Vedius adiudicarit, impietas, id est Pluton, quem etiam Ditem Veiouemque dixere.

REM. AVTISS.: VEDIVS id est Pluto, qvem etiam Ditem id est diuitem, uocant Plutos enim Grece, Latine Dis, id est diues; nihil enim inferno ditius. veiovem id est malum Iouem.

BERLIN. Comm. ad 2, 142: Vnde Vedius dicitur quasi malus deus a 'ue' quod est malum.

VEIOVIS II 166 vd. VEDIVS

[VESTA]

[1, 71] Eius coniunx grandaeua corpulentaque mater quamuis fecunda circumfusaque partubus, tamen floridam discoloramque uestem herbida palla contexerat, in qua totus gemmarum metallorumque census atque omnium prouentus frugesque sationum larga admodum ubertate ferebantur. [72] Huic Vesta, quae etiam coaeua eius fuerat, adhaerebat.

Riferimenti Bibliografici

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Willis (1983): Martianus Capella. Edidit J. Willis, Leipzig.

El que descubre con placer una etimologia

El tipografo que compone bien esta pagina, que tal [vez non le agrada

Estas personas, que se ignoran, estan salvando el mundo. (J. L. Borges, Los justos)

(1) In collaborazione con Luciano Lenaz e Ireneo Filip. Il volume, che contiene introduzione, traduzione italiana e commento, e in corso di stampa presso l'editore Olms.

(2) Pfeiffer (1973: 44 ss.); Arrighetti (1987. 23). Su tutto il problema storico e metodologico della etimologia (anche per gli aspetti considerati in questo indagine)e fondamentale la voce Etymologie di Ilona Opelt in RAC VI (1965: 797-844).

(3) Nat. deor. 3, 62 in enodandis autem nominibus quod miserandum sit laboratis.

(4) Leclerc (1993: 22 s.).

(5) Anche il nome Satura e sottoposto a parodica interpretazione sulla scorta delle etimologie antiche: la sua ispirazione e appunto <<miscellanea>> (miscillo... flamine, 9, 997 v. 2); essa e responsabile di avere mescolato in modo incondito (aggerans, farcinat, immiscuit, 9, 998, v. 1 s.) elementi eterogenei tra loro (docta indoctis, Musas deosque, disciplinas cyclicas, 9, 998), ed e quindi la vera responsabile del carattere composito (e confusaneo) dell'opera.

(6) Gioco ribadito ancora da Satura nella chiusa delle Nuptiae dove rovescia con pungente ironia (un ulteriore aspetto della satura latina) le accuse di Marziano che l'ha dichiarata responsabile del confusaneo risultato dei nouena uolumina dell'opera: Felicis... sed C ap e 11 a e flamine (9, 999 v.5).

(7) Ferrarino (1969: 1 = 1986: 355).

(8) Sull'onomastica divina (e sullo specifico intervento di Esiodo) cf. Hdt. 2, 53 e Qvint. inst. 10, 1, 52 magnaquepars eius [scil. Hesiodi] in nominibus est occupata; Dodds (1973: 115).

(9) Cf. Plat. Cratyl. 391d oi je #eoi amo KaXoUaiv irpog OQtioxexa aireo Eaxi voei ovo|raxa; Arrighetti (1987: 16 ss.).

(10) Cf ad es. l'etimologia di Veneti a 6, 689, recuperata nel Supplementum di Marangoni.

(11) Ma il toponimo non compare mai nelle Nuptiae (sulla assenza del nome di cui e fornita la etimologia cf. qui sub 2.b.).

(12) Che pero registra dallo stesso paragrafo Baetica (etiam ipsa uocabulum proprii fluminis nuncupatione sortita) e dal successivo l'etimologia varroniana (GRF 350, 396, ap. Plin. nat. 3, 8) di Lusitania.

(13) Cf. ad es. 8, 817 sidera a considendo che proviene da ling. 7, 14 cui potra essere associata forse anche stella a stando (ibid.), dichiarata come varroniana da Cass. inst. 2, 7, 2 (e cf. Schievenin 2009: 175 s.), e la tipologia Kax'avxioaaiv come Parcae, lucus (4, 460): per contrarium uerba dicuntur, quando contra quam dicimus accipiuntur, ut Parcas dicimus Fata, cum non parcant, et lucum, cum non luceat.

(14) Fondamentale il cap. Varrone e Marziano Capella in Schievenin (2009: 31-45).

(15) Un ulteriore recupero varroniano sara segnalato qui sub 2.e.

(16) Marangoni aggiunge al Lexicon del Maltby le seguenti etimologie marzianee: Angelus, Chaonia, Cinctia, Domiduca, Iterduca, Merus e Veneti. Nel mio contributo non sono considerate le etimologie di termini tecnici, come ad es. i nomi dei piedi ritmici: dactylus, dochmius, iambus, spondeus etc.; quelle dei nomi delle note musicali e delle traduzioni <<esegetiche>> dei tecnicismi greci (anche quando inespressi, come Martis curia per indicare l'Areopago a 9, 999 v. 4), in quanto non pertinenti al tema della presente indagine. Per lo stesso motivo sono state trascurate altre etimologie esplicite sparse nell'opera (ad es. uirago di 6, 573 v. 5 e 7, 738, anche se epiteto di Pallade, su cui Filip 2010: 417); aconitum di 6, 688; etc.).

(17) Ab ... memorata /nuncupata; dicta /dicitur ... quod /quia; uocitat quod; quod uocauerunt.

(18) La notizia di Marziano si legge anche in Serv. ecl. 4, 35.

(19) Dite e nominato a 1, 3 e 2, 191 v. 3 e collegato a Veiouis a 2, 166 (cf. qui sub 2.e.); Plutone e ricordato (in associazione a Dite) come zio paterno dello sposo a 1, 47 e poi a 2, 161.

(20) Cf. Cic. nat. deor. 2, 66 terrena autem uis omnis atque natura Diti patri dedicata est, qui diues apud Graecos IIXoiitcqv, quia et recidunt omnia in terra sed oriuntur e terris (le testimonianze del gioco etimologico nella nota del Pease ad l.).

(21) In realta e etimologia oscura.

(22) In Marziano l'indefinito ha valore allusivo di una realta ben nota: Lenaz (1975: 19 n. 47), Cristante (1987: 217).

(23) Si veda l'intero capitolo cit. di Agostino De Telluris cognominibus eorumque significationibus: Deinde adiungit [scil. Varro] et dicit, Tellurem matrem et nominibus pluriubus et cognominibus quod nominarunt, deos existimatos esse complures. <<Tellurem, inquit, putant esse Opem, quod opere dat melior; Matrem, quod pluribus pariat; Magnam, quod cibum pariat; Proserpinam, quod ex ea proserpant fruges; Vestam, quod uestiatur herbis. Sic alias deas, inquit, non absurde ad hanc reuocant>>.

(24) Cf. McDonough (1968: 307).

(25) Pavl. Fest. p. 221 L. Opigenam Iunonem matronae colebant, quod ferre eam opem in partu laborantibus credebant.

(26) Latte (1960: 166).

(27) Serv. Aen. 1, 8.

(28) Cf. Avson, epist. 23, 28 e 24, 100 Green.

(29) Inoltre non sembra qui possibile stabilire una differenza tra sidus e astrum. (Isid. orig. 3, 60 haec nomina scriptores confundunt), nonostante Marziano a 8, 817 li distingua proprio sulla scorta della etimologia (varroniana? Cf. supra n. 13.): quidam Romanorum [scil. Varro] stellas ab stando, sidera a considendo, astra ab Astraeo dicta fuisse commemorat. Il nesso qui potrebbe voler soltanto sottolineare la visibilita del pianeta fra gli astri/stelle.

(30) Proserpina e omologata alla Luna a 2, 162. A Hecate Marziano pare alludere senza nominarla ancora a 7, 733 quaedam uirgo, quam dicunt <<caeloque Ereboquepotentem>>.

(31) Cosi interpreta Lenaz in Shanzer (1986: ad l.).

(32) Cf. RE VI A-1, 1068; Procl. in Tim. 3, p. 179, 8 Diehl.

(33) Per alcune delle Muse la relazione e subito evidente (1, 27-28): Vranie e collegata con il cielo delle stelle fisse (Vranie stellantis mundi sphaeram extimam continatur); Euterpe e collegata con il cielo di Giove (circulum tenuit... Iouialem), Terpsichore con Venere (Venerio sociatur auro). Thalia e associata alla Terra precisamente sulla scorta della sua etimologia (che gli antichi ricollegavano al verbo fiaXXeiv), che la pone in rapporto con il mondo agreste (Schol. Ap. Rh. 3, 1; Plvt. Quaest. conu. 754 a; Verg. ecl. 6, 2): in ipso florentis campi ubere residebat.

(34) Apparentemente non 'pertinenti' il canto di Erato che celebra le conoscenze di Filologia nelle scienze naturali, quello di Terpsichore che ne esalta le capacita divinatorie e quello di Euterpe le conoscenze 'teologiche'. L'inno di Talia contiene la aretalogia di Mercurio e la celebrazione della coppia divina.

(35) Cf. Radke (19792 : 3 08), di cui e da vedere la voce intera (306-310).

(36) Cf gia E. Herbert de Cherbury, De religione gentilium errorumque apud eos causis, Amstelaedami, Typis Blaeviorum 1663, 123 s. (devo la segnalazione all'amico Claudio Marangoni con il quale ho potuto proficuamente discutere sui materiali qui presentati).

(37) Cf. supra n. 13.

(38) Qvint. inst. 1, 6, 29 haec [soil. etymologia] habet aliquando usum necessarium, quotiens interpretatione res, de qua quaeritur, eget.

(39) Qvint. inst. 1, 6, 1.

(40) Dragonetti (1983: 73).

Lucio Cristante

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Author:Cristante, Lucio
Publication:Voces
Date:Jan 1, 2010
Words:6458
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