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Giuseppe Conte. The Seasons.

Ed. and trans. Laura Stortoni-Hager. Chapel Hill, NC: Annali d'Italianistica, 2001.

Poeta, romanziere, drammaturgo, critico letterario e traduttore, Giuseppe Conte emerge come una delle figure piu dinamiche ed interessanti nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Nato ad Imperia, in Liguria nel 1945, si laureo presso l'Universita Statale di Milano con una tesi di estetica. Dopo un intenso lavoro nell'ambito della critica letteraria che porto, tra l'altro, alla pubblicazione di testi quali La metafora barocca e alla collaborazione a riviste di teoria e critica letteraria quali Il Verri, e Nuova corrente, nel 1979 pubblico la sua prima raccolta di poesia L'ultimo aprile bianco a cui seguirono L'oceano e il ragazzo del 1983, Le stagioni del 1988--raccolta premiata con l'ambito Premio Montale--, Il dialogo del poeta e del messaggero del 1992 e infine Canti d'oriente e d'occidente del 1997.

Fin dal suo primo volume, emerge il vitalismo di un discorso poetico intessuto sulla dimensione del mito, del canto, della danza e della gioia, una poesia che nella sua sostanziale assenza di ambiguita sembra essere costantemente alla ricerca della `Parola' che nella sua verticale autenticita possa fare vibrare le corde dell'essere, immergendosi, quasi in forma panica, all'interno di quella natura che sola per il poeta sembra nascondere la chiave del mistero.

La ricchezza e la suggestione di questa lirica puo essere apprezzata anche da un pubblico di lingua inglese grazie alla bella traduzione di Laura Stortoni-Hager della raccolta in versi contiana Le stagioni. La Stortoni-Hager, che aveva gia tradotto del poeta ligure L'oceano e il ragazzo (Berkeley: Hesperia, 1997), dimostra nell'insieme una capacita non comune di sensibilizzarsi al testo, di viverlo dall'interno, rendendo, il piu delle volte, l'intensita creativa dell'originale.

Il volume presenta fin dall'inizio un'intelligente impostazione volta a mettere il lettore di lingua inglese a proprio agio con l'opera di un poeta i cui contenuti, basati su una mescolanza unica di miti e archetipi del mondo classico e di altre culture, presentano una profondita e una ricchezza di erudizione straordinaria. Ad apertura di testo, troviamo oltre ad un'utile pagina con informazioni biografiche ed un interessante nota della Stortoni-Hager sul processo di traduzione della poesia di Conte, una breve, ma intensa introduzione di Diane Di Prima sull'originalita e unicita di questa poesia. Seguendo la spartizione dell'originale, il volume--come si e accennato, bilingue nella sua presentazione--si articola in due parti, oltre ad una sezione intitolata "Dopo le stagioni" e versi finali, sotto la rubrica "Congedo." Ciascuna parte e composta, a sua volta, di quattro sezioni. Per quanto riguarda la prima parte, i titoli rispettivamente sono: "Le stagioni di Venere," "Le stagioni di Pan," "Le stagioni di Flora," e "Le stagioni di Ermes." Ogni sezione e poi suddivisa in quattro poemetti, ciascuno riproponenti ripetitivamente il nome delle quattro stagioni: "Inverno," "Primavera," "Estate" e "Autunno," ma viste e poeticamente sperimentate con una lente interpretativa diversa che scende all'interno delle cose e le fa vivere a seconda della loro, si direbbe, esposizione alla Luce. La seconda parte comprende sezioni intitolate: "Le stagioni dell'Acqua," "Le stagioni della Terra," "Le stagioni dell'Aria," "Le stagioni del Fuoco" in cui come e stato acutamente rilevato, cio che interessa al poeta e la dinamica del cambiamento osservata "... in the infinitesimal, profound, cross-section of the Dance of the Elements" (xi). Le ultime pagine del volume contengono alcune acute osservazioni di conclusione da parte di Massimo Maggiari sulla poesia di Conte e un'utile bibliografia dei testi del poeta e di pubblicazioni di critica letteraria sulla sua opera.

La suggestione poetica di questa raccolta non sfugge, come si e detto, al fine orecchio della traduttrice che, captato il nucleo ispirativo, sembra seguire, nei momenti migliori, un proprio flusso di ispirazione, reso efficacemente in lingua inglese. Per cui, non di rado, il testo tradotto--grazie anche ad accorgimenti tecnici a livello di traduzione, rilevati tra l'altro nella nota introduttiva, quali: una maggiore tendenza alla paratassi e al `free verse,' un diverso e piu ricorrente uso della punteggiatura, la trasformazione di aggettivi qualificativi nel loro correlativo avverbiale--assume una validita poetica, una musica propria di testo a se stante.Vari sono gli esempi che si possono portare a testimonianza di quanto si viene dicendo, basti citare in questa sede i seguenti versi: "E negli inverni il mare e cancellato / come giardini da troppa neve. / Tu dove sei? / Resta soltanto il corso obliquo e breve / del Sole, e il mondo rado delle ombre./ ..." (3) resi, con personale sensibilita poetica, con: "And in winter the sea is erased / like gardens covered by too much snow./ And you, where are you? / There remains only the brief, oblique course / of the Sun, and rarified world of the shadows." Emerge subito l'interpretazione personale nella resa di "negli inverni" con "in winter": nel testo originale sembra prevalere l'idea memoriale di una successione quasi temporale di "inverni," nel testo tradotto con l'uso del sigolare sembra volersi rilevare la stagione piu nella sua unicita, nei suoi attributi di freddo, gelo, pietrificazione e scomparsa del mare. Nel secondo verso della traduzione troviamo poi l'aggiunta di quel "covered" a tendenza quasi parattatica ed esplicativa, mentre nel verso seguente abbiamo l'insistenza--che manca nell'originale--su quel "you": "And you, where are you?" quasi a volere maggiormente isolare e contrapporre l'esperienza dell'interlocutrice a quella della persona poetica, aggiungendo un approfondimento nella dinamica lirica.

Comunque, come ha osservato la Stortoni-Hager stessa sul processo di traduzione: "... no matter how hard the translator tries, he/she presents the reverse side of the tapestry, showing the pattern, but lacking some of the brilliance and the texture of the original weave" (xiii), cosi qua e la si puo anche rinvenire nel tessuto del testo tradotto qualche punto discordante--quale per esempio: "... / quando noi sanguinando ce ne andremo / e anche sognare, allora lo sapremo / che non vale, che e vano, vite del / Canada" (64), reso con: "... / when, bleeding, we will depart, / and even dreaming, we will know then, / even sleeping is of no use, it is vain, Virginia / Creeper" (65): quell "`even sleeping" non e necessario, non e presente nell'originale e ne appesantisce la tensione poetica, o in "Le stagioni della Terra": "Ci pensi, non ho mai piantato un albero, / non hai mai avuto un figlio./ ..." (102), reso con "Think of it, I never planted a tree, / I never had a child./ ..." (103): nella traduzione il "tu" soggetto del secondo verso viene sostituito con un "io"--"non hai mai avuto un figlio" tradotto con "I never had a child"--impoverendo la dinamica e prospettiva poetica, `tradendo' in un certo senso il messaggio del testo originale. Si puntualizza inoltre, probabilmente come errore di stampa, nella sezione "Le stagioni di Pan," la resa del verbo: "Tornavi? ..." (18) con "Where you returning?" (19) dove quel "Where" molto probabilmente voleva essere un "Were."

Concludendo, comunque, non si puo' fare a meno di raccomandare, nel suo insieme, ai lettori di poesia questo breve volume, rilevandone le qualita di contenuti a livello poetico-creativo e di traduzione. Come si e accennato, Laura Stortoni-Hager, con questo suo valido lavoro, ha l'indubbio merito di avere reso accessibile a un pubblico di poesia in lingua inglese l'opera di Giuseppe Conte, uno scrittore che, per la sua poliedricita creativa, continua a rivelarsi tra le espressioni piu valide e ricche di fermenti nel quadro della cultura italiana del momento.
LAURA BAFFONI LICATA
Tufts University
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Title Annotation:text in Italian
Author:Licata, Laura Baffoni
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Sep 22, 2002
Words:1202
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