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Giovanni Reale, Botticelli. Botticelli. La "Primavera" o le "Nozze di Filologia e Mercurio"? Rilettura di carattere filosofico ed ermeneutico del capolavoro di Botticelli con la prima presentazione analitica dei personaggi e dei particolari simbolici.

In quest'opera Giovanni Reale, il quale, oltre a essere uno dei maggiori studiosi del pensiero antico, e anche acuto interprete di arte rinascimentale, (1) sviluppa con dovizia e finezza argomentativa l'ipotesi che il quadro botticelliano generalmente noto come la Primavera sia in realta una rappresentazione allegorica ispirata al "romanzo enciclopedico" di Marziano Capella De nuptiis Philologiae et Mercurii. (2) In particolare, nella Prefazione (pp. 9--15) l'Autore illustra le ragioni per cui il capolavoro di Botticelli vada oggi riletto secondo una nuova modalita ermeneutica. Segue quindi una cospicua sezione del libro (pp. 16--171) in cui sono riprodotti, in fotografie di eccellente fattura e di grande formato, la visione d'insieme e numerosi particolari del quadro in questione. Il cap. I del saggio (pp. 175--180) presenta alcune previe considerazioni di carattere metodologico, volte a illustrare il percorso storico-ermeneutico seguito dall'Autore nello studio. Il cap. II (pp. 181--236) ha un andamento storico e analizza di volta in volta i vari criteri interpretativi che, dall'eta rinascimentale ai giorni nostri, sono stati applicati al quadro: dapprima il metodo fondato sui paralleli letterari tratti dai testi classici e quello neoplatonico del Ficino e dell'Accademia platonica fiorentina; quindi l'esegesi storica basata sulla celebrazione di matrimoni o eventi connessi con la famiglia de' Medici e quella "naturalistica" ispirata al calendario rurale e alla stagione della Primavera: in questo contesto si colloca l'interessante passo di Girolamo Aleandro del 1616 su Mercurio come dio della primavera: per questa interpretazione Aleandro si fonda proprio su Marziano Capella. Opportunamente, dunque, l'Autore fa rilevare subito dopo l'importanza e la portata dell'opera di Marziano, nell'eta tardo-antica, medioevale e umanistica. Si passa, infine, alle ipotesi del Novecento: dopo un primo richiamo al testo di Marziano Capella nell'interpretazione del quadro botticelliano da parte di Wickhoff nel 1906, viene la tesi di Claudia La Malfa, che interpreta il dipinto alla luce di due passi del libro II del De nuptiis. (3) Infine, e esposta e fatta propria dal Reale la tesi di Claudia Villa, (4) che legge sistematicamente il quadro in riferimento all'opera di Marziano. L'Autore passa quindi, nel cap. III, a presentare analiticamente le proprie proposte interpretative per ogni singolo aspetto del quadro e, nel cap. IV (pp. 279--288), si sofferma sul significato delle piante, dei fiori e dei frutti, le cui specie sono ben distinguibili. Un'opportuna e illuminante sintesi e infine offerta nel cap. V, contenente importanti osservazioni conclusive sul quadro come <<rappresentazione della "Primavera" della nuova cultura umanistico-rinascimentale incentrata sulla Poesia, sulla Retorica e sulla Filologia>> (pp. 289--295), in cui di particolare rilievo appare la sezione che mostra come le idee espresse da Marziano Capella si fondano con quelle tipiche del platonismo e la parte in cui l'Autore spiega le ragioni per cui, tra le sette arti liberali, Botticelli ne abbia scelta una sola come ancella di Filologia.

Il pregio fondamentale del libro mi sembra consistere, oltre che nella ricchezza e nella bellezza del corredo fotografico, soprattutto nella sistematicita e nell'organicita della interpretazione proposta, la quale, come accennavamo, riprende, sviluppa, integra notevolmente e articola in modo esauriente--specialmente in rapporto all'universo culturale e filosofico platonico in cui si pone il Botticelli--i preziosi spunti della Villa. In particolare, il Reale fa notare come la scena del quadro astragga dalle dimensioni spazio-temporali e come la presentazione dei personaggi nel loro insieme risulti una icona emblematica di un'Idea platonica (pp. 239--241). Il personaggio di Mercurio, una figura che in precedenza aveva provocato gravi difficolta interpretative, alla luce dell'opera del Capella si spiega con estrema facilita, essendo lo sposo di Filologia; il fatto che volti le spalle a tutti viene spiegato dal Reale, come gia dalla Villa, con l'identificazione tra il dio e il pianeta in Marziano: il pianeta Mercurio ha un moto retrogrado

(Mart. Cap. VIII 879--880). Qui e colto da Botticelli nel momento in cui decide di consultare il fratello Apollo--questo consulto relativo appunto al matrimonio e descritto da Marziano nel I libro --, che coincide con il momento in cui conclude, come pianeta, il suo moto di retrogradazione, prima dell'inizio del ciclo del moto diretto, che segna il principio della primavera (p. 243). Le nubi o nebbie che Mercurio disperde con il caduceo sono probabilmente quelle che ombreggiano l'alta roccia in cui risiede Febo prima del suo incontro con il fratello in Marziano (I 11); del resto le nebbie caratterizzano Mercurio, pianeta freddo che segue Febo-Sole, caldo, come ricorda un commentatore anonimo di Marziano del XII sec. (5) I raggi che emanano dagli occhi di Mercurio si spiegano con l'appellativo Stilbonte che Marziano gli attribuisce e che significa <<splendente>> (p. 244). I calzari alati e il petaso rinviano all'eloquenza e alla sua velocita nel raggiungere i propri scopi persuasivi; (6) Mercurio inoltre e ritratto dal Botticelli <<rivestito di un piccolo mantello>>, come lo presenta Marziano (I 5), il cui colore rosso e le cui fiamme simboleggiano amore: e questo ben si adatta allo sposo del De nuptiis. Il dito indice alzato del dio indica l'esistenza di un mondo trascendente, come e anche nel caso del San Giovanni al Louvre di Leonardo, quello di Platone nella Scuola di Atene di Raffaello e quello di Giustino Martire nella Disputa del Sacramento dello stesso Raffaello.

Della raffigurazione di Mercurio, che e visto come il dio dell'ermeneutica, molti altri sono i dettagli che ricevono una minuziosa interpretazione. Delle tre Grazie, connesse tradizionalmente con Mercurio e collegate da Marziano stesso alle sue nozze, quella di spalle, disadorna, e Castita, quella di sinistra e Volutta e quella di destra e Bellezza. La figura femminile al centro della composizione figurativa, solitamente presentata come la Primavera, e la protagonista del romanzo di Marziano: Filologia: anche di questo personaggio varie caratteristiche sono interpretate alla luce del testo di Marziano (p. 253): ad esempio, il suo pallore, evidente nel quadro, e attribuito a Filologia per ben due volte, esplicitamente, da Marziano (I 37; II 139). I calzari di papiro intrecciato, analogamente, sono ascritti a Filologia in Marziano, II 115. Inoltre, sia le fiammelle della scollatura sia il colore rosso della pietra e del manto di Filologia si spiegano bene come simboli dell'amore, dato che ella e la sposa; non e un caso che il rosso compaia solo in Mercurio e in Filologia. Perfino dell'asimmetria del volto e degli occhi e resa ragione con il duplica statuto di Filologia quale vergine mortale e quale dea immortale (pp. 260--261). Cupido, in ottica platonica, e simbolo dell'amore spirituale. La donna con i fiori e Retorica, come aveva gia intuito la Villa, reinterpretata secondo la concezione umanistico-rinascimentale. In Marziano la Retorica e, tra le sette arti liberali, quella trattata piu ampiamente e associata con Filologia. Se in Marziano Retorica e armata, nel Botticelli e caratterizzata dai fiori (i flores retorici, appunto), secondo uno sviluppo iconografico pienamente documentabile. (7) Il gruppo di destra, formato dal demone e da Flora, che e qui simbolo della poesia, e espressione iconografica del "divino furore" che e l'ispirazione poetica, secondo l'ottica che, derivata da Platone (specialmente nel Simposio, come illustra il Reale alle pp. 270--273), e esposta da Marsilio Ficino, Sul divino furore (la si veda riportata alle pp. 274 sgg.).

Di notevole originalita mi sembra dotata anche l'interpretazione allegorica applicata dal Reale agli elementi vegetali nel dipinto. La fila esterna di abeti ha la funzione di isolare il giardino degli aranci, per farlo risultare come un luogo a se stante, come un'Idea platonica espressa per immagini (p. 279). Che i frutti raffigurati a destra siano sette mele cotogne sembra dimostrato in maniera convincente dall'evidenza del raffronto fotografico con mele cotogne vere (pp. 280--281): le mele cotogne ritornano, dorate, anche entro il filare di arance a indicare il pomerium rhetoricae. Quanto ai fiori d'arancio, e noto che simboleggiano le nozze, e si adattano perfettamente alla supposta rappresentazione delle nozze tra Filologia e Mercurio. Tra le sette mele cotogne non dorate e quelle dorate--grazie all'ispirazione, secondo il Reale--collocate piu a sinistra si situano i tre alberi di alloro, che e sacro ad Apollo, fratello di Mercurio, e rappresenta la poesia: non per nulla tali alberi sono raffigurati dietro il gruppo che rappresenta l'ispirazione poetica. Il cespuglio di mirto dietro a Filologia, che sembra quasi incoronarla, essendo legato a Venere e usato nelle cerimonie nuziali, si attaglia ottimamente al soggetto del quadro ipotizzato dall'Autore. Vengono identificati con precisione anche i fiori che escono dalla bocca di Flora (= Poesia) e, almeno in parte, quelli che adornano Retorica, nonche i fiori collegati a Filologia e a Mercurio--quelli sul bordo del vestito di

Filologia corrispondono a quelli degli stivali di Mercurioe i fiori sul prato. A proposito di questi ultimi, l'assenza di qualsiasi fiore piegato o schiacciato dalle figure dei vari personaggi fa quasi sembrare che tali figure non abbiano peso, e questo ci riconduce al discorso dell'astrazione spazio-temporale che caratterizza questa scena.

La stretta connessione dei temi marzianei e di quelli platonici che sembrano ispirare quest'opera pittorica del Botticelli e tutt'altro che forzata: Marziano stesso, pur non essendo un filosofo, era comunque un neoplatonico. Mi sembra, dunque, che la proposta ermeneutica del Reale sia la piu convincente e completa finora formulata. Va ascritto a merito dell'insigne studioso, infine, l'ammissione (p. 295) che il capolavoro, in quanto tale, non puo essere completamente imprigionato nei nostri schemi interpretativi, anche se le nostre ipotesi esegetiche hanno per lo meno l'aspirazione ad avvicinarsi, per quanto possibile, alla completezza.

(1) Si vedano i suoi Raffaello. La "Scuola di Atene", Milano 1997; Raffaello. La "Disputa", Milano 1998; Raffaello. Il "Parnaso", Milano 1999.

(2) Mi sia consentito il rinvio alla mia traduzione, introdotta e commentata, Marziano Capella. Le nozze di Filologia e di Mercurio, Milano 2001.

(3) C. La Malfa, Firenze e l'allegoria dell'eloquenza: una nuova interpretazione della "Primavera" di Botticelli, <<Storia dell'Arte>> 97 (1999), pp. 249--293.

(4) C. Villa, Per una lettura della "Primavera". Mercurio "retrogrado" e la retorica nella bottega di Botticelli, <<Strumenti critici>> 13 (1998), pp. 1--28.

(5) Cit. dalla Villa, Per una lettura, p. 1.

(6) La Malfa, Firenze e l'allegoria, 256--258.

(7) Emblematico appare il cod. Laurenziano S. Marco 190, del sec. XII, dove Retorica ha ancora la spada, ma in luogo dell'elmo porta un velo ornato con fiori, ripetuti sui bordi delle vesti: cfr. Villa, Per una lettura, p. 10.

Reviewed by Ilaria Ramelli, Via Faustini 6, 29010 San Nicolo (Piacenza), ilaria.ramelli@libero.it.
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Author:Ramelli, Ilaria
Publication:Ancient Narrative
Date:Jan 1, 2002
Words:1703
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