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Giorgio Baroni e Mario Puppo. Manuale critico-bibliografico per lo studio della letteratura italiana.

Torino: SEI, 2002.

Sui tavoli di quelli che allora erano detti Istituti, aperto e consultato, piu spesso che tenuto sotto vetro nelle teche o negli armadi della biblioteca, il Manuale di Mario Puppo forniva indicazioni bibliografiche di letteratura italiana, facendo mostra di se, almeno cinquant'anni fa, nella sua prima edizione. Era considerato allora, almeno dagli studenti piu desiderosi di apprendere e non preoccupati solo di far l'esame, una offerta di studio un po'compressa, ma funzionale a ricordare notizie soprattutto dei maggiori autori. Appariva allora meno attraente per quanto diceva circa le questioni nodali delle grandi problematiche critiche entro le quali noi giovani avremmo voluto avanzare con agguerrita rapidita. Per chi lo aveva sperimentato assumendolo accanto ad altre fonti di informazione ai fini dell'esame, se nel corso di quest'ultimo il dialogo col docente e interrogante si sporgeva entro qualche spazio critico piu complesso, il manuale del Puppo mostrava bene i suoi limiti; e l'essere ricorsi ad altri testi di informazione critica si rilevava strategicamente e sostanzialmente utile.

Oggi viene messa a disposizione degli studenti di letteratura italiana una nuova versione di questo manuale curata da Giorgio Baroni, docente alla Cattolica di Milano, il quale ha riassettato e incrementato il materiale informativo di questo testo portando le 389 pagine della seconda edizione (1965), quella che gia possedevo, fino alle 673 attuali, aggiungendo il suo nome a quello del primo autore. Un'opera benemerita, dunque, per quantita di problemi a cui si e cercato di dare soluzione e per impegno. Una scorsa rapida mostra che mentre varie parti sono state incrementate, anche per nuova presenza di personaggi a cui si fa riferimento, permangono ancora altre in cui l'informazione non sembra invece sufficiente, mentre in altre rimane addirittura il silenzio, o in altre uno sguardo sereno non puo fare a meno di notare qualche squilibrio quantitativo nella distribuzione dei dati che vengono richiamati. Non sara il caso di insistere troppo e pretendere di toccare tutti i particolari utili a esemplificare una tale affermazione; ma per alcuni pero il discorso occorre si svolga con parole aperte.

Il libro mostra, certo, una ben maggiore attenzione rispetto alle sue prime edizioni, verso i problemi legati ai grandi movimenti quali l'Umanesimo, il Rinascimento, l'Illuminismo, Neoclassicismo, Preromanticismo e Romanticismo e gli altri principali dell'eta moderna. Del resto, per dire solo del Romanticismo, esso era per vari aspetti uno degli argomenti da cui piu era stato attratto lo stesso Puppo, lungo la trafila, ad esempio, delle opere di Tommaseo, Rosmini e Manzoni che lo aveva visto impegnato con attento e forse appena contenuto entusiasmo. Ma ora, nell'edizione presente, appare subito, ad apertura di libro, prima di tutto una palese assenza, il non aver ancora colmato quel troppo largo iato che nella vecchia edizione c'era, e c'e dunque ancora in questa, fra la figura di Galileo e l'Arcadia. In questo spazio di circa 80 anni hanno dignita di rappresentanza nel volume soltanto, o quasi, il Marinismo e il Marino. E gli altri, ci si chiede? E la nuova concezione della storia, oltre a quella della nuova scienza, presente qui invece nella persona di Galileo? E qualcosa di piu sul Della Porta e sugli altri di quell'intorno, per far in modo che non restino soltanto appena nominati? E poi, il Sarpi, assente del tutto, non si sa se perche non giudicato degno di menzione o per quale altra ragione? Una tale protratta continuita nel mantenere certe esclusioni e difficile da motivare compiutamente. Potrebbe trattarsi anche di una difficolta, che si accumula e cresce, con esponenziale geometrico nel tempo, ad entrare veramente in contatto con testi di fatto poco frequentati nella scuola e talora guardati con qualche riserva, anche nell'ambito universitario. Potrebbe anche trattarsi di una qualche forma di rispetto devoto verso le scelte del maestro scomparso, il Puppo, piuttosto fermo nel tenersi lontano dalle testimonianze di ideologie contrarie al fronte cattolico.

Ma la memoria non puo fare a meno di tornare, come per confortare autorevolmente questo appunto critico, alle pagine del De Sanctis, di cui il Puppo era convinto difensore e ammiratore, certo magari un po' prudente, dato il suo consolidato crocianesimo. E Croce, si sa, pur ammirando De Sanctis, gradiva restare in posizione critica rispetto a lui specialmente riguardo le idee riguardanti la teoria letteraria. L'impressione e comunque che in questo tratto del manuale un freno non casuale sia stato esercitato, magari anche solo perche la buona voglia di completamento e arricchimento ha potuto rivolgersi per il momento solo altrove, su altri spazi e personalita della nostra storia letteraria.

Il Baroni sembra carico di una salda convinzione della forza vitale del proprio fare; e in cio, da un punto di vista generale, non si puo che rallegrarsi per la sua gioiosa vitalita. Ma non sapremmo, proprio, se si possa giudicare un atto di umilta quello di collocare, nell'elenco delle riviste e periodici di italianistica che egli va elencando nell'apposito paragrafo terzo del capitolo dedicato agli "Orientamenti critici e sussidi bibliografici generali," la Rivista di letteratura italiana (fondata a Pisa nel 1983) da lui diretta, dopo il Giornale storico della letteratura italiana (1883), ma sempre prima di Lettere italiane (1949) della Rassegna della letteratura italiana (1893), di Italianistica (1972), seguita da un'altra ventina. Non sara certo un gran problema quello della priorita di indicazione: lo era nei cerimoniali cinquecenteschi della precedenza nelle riunioni pubbliche, e forse lo e un poco anche oggi. Ma, a meno che non prevalga il richiamo di una ben nota priorita qualitativa, il criterio piu tranquillo nella elencazione di dati di questo tipo testa, comunque, quello cronologico. Perfino nei piu surriscaldati dipartimenti delle nostre universita, nei momenti di manco o di attesa di votazione del Direttore si accetta che la guida del lavori sia affidata a chi vanta una maggiore anzianita. Conviene, pero, arrestarsi qui e pensare che la successione delle indicazioni bibliografiche possa aver risposto a una scelta casuale.

Il moderno assettatore del volume, in una sua pagina iniziale dopo l'"Indice," ha voluto proporre alcune sue considerazioni d'insieme come "Presentazione." In essa vi si legge, all'inizio, l'accenno a un ideale brindisi al successo del manuale che qui si dice "sopravvissuto" non solo al suo ideatore (il Puppo), ma anche al volgere "del secolo e del millenio"; che e come dire che si dovrebbe dunque aver coscienza di trovarci di fronte a quello che in alcuni ambienti accademici fu considerato una specie di monumentum, frutto solo di un adeguato aggiornamento, condotto lungo gli anni dell'immediato passato, "per mantenere intatta la funzionalita." Questa funzionalita si esercita positivamente, secondo il nuovo curatore e aggiornatore, "come strumento di base per la ricerca," "per integrare la didattica" e "anche all'estero, come testo di orientamento per lo studio universitario." Vi sarebbe dunque anche una sottostante ambizione internazionalistica legata ai risultati del lavoro di integrazione e crescita compiuto. Nello specifico, poi, viene esaltato anche il pregio di aver offerto una "accurata bibliografia" e di aver provveduto a far in modo che il manuale fosse "rielaborato con interventi in tutte le parti dell'opera." E chiaro che la questione della priorita o meno negli elenchi di riviste, fatti in un certo modo, non e il principale problema quando sia pensata accanto ad affermazioni come quelle appena ricordate.

S'intende che quando per comprensibili ragioni anche di spazio, per un volume di questo tipo, si accenna appena alle parti restanti ed esse non vengono fatte oggetto di alcuna precisazione dal recensore, questo significa che tali parti sono da considerare complessivamente in modo positivo e va apprezzata la fatica che le ha prodotte. Il punto su cui si vuol tornare, e su cui si vorrebbe che l'attenzione del Baroni ritornasse, e l'altro, quello degli spazi vuoti e degli altri ad evidenza non ben equilibrati, nella materia bibliografica offerta.

Sembra una amara sorte che quel quasi duplicato volume che si diceva, rispetto alla edizione primitiva che ebbe per autore il solo Puppo, non abbia potuto veder ancora integrate alcune assenze che sono rilevabili ad uno sguardo anche rapido del volume. In solo 12 pagine viene fatta rientrare tutta la complessa discussione riguardante il Barocco e il Manierismo; e all'interno, o a fianco di tali movimenti, rimangono taciuti nomi anche di autori piuttosto importanti. Di Giordano Bruno viene ricordato poco piu che il nome, mentre su Paolo Sarpi, gia si diceva, il silenzio e assoluto, sia in sede di trattazione sia perfino nell'indice dei nomi: non esiste proprio. Orbene, anche per questo aspetto si vorrebbe ricordare che il Puppo, di cui probabilmente il Baroni e stato scolaro, era ben devoto al De Sanctis e a Croce; ma che di quei due grandi non era disposto ad accogliere i rilievi sul carattere formalmente vuoto e sulle preoccupazioni moralistiche e religiose di una parte di alcuni scrittori della nostra letteratura tra Cinque e Seicento, e sullo sforzo generoso ed energico di altri che invece si mossero in senso contrario. E questa era la ragione per cui il Croce stesso, cultore convinto della necessita di approfondimento dello studio della letteratura seicentesca e del periodo del Seicento della sua Napoli, rendeva evidente con i suoi scritti il riemergere alla coscienza critica di una linea che non aveva a che fare solo col Manierismo o col Barocco, ma puntava ad esprimere con forza sentimenti e intelligenza nuova della realta, orientata verso un gusto anche piu sobrio del dire rispondente a un rinnovato sentimento civile e religioso.

Contrariamente a quanto aveva giustamente indicato anche De Sanctis, che trattando del Cinque e Seicento illustrava il suo concetto di nuova scienza ma anche di nuova storia trattando di Galilei e di Sarpi, qui invece si parla solo del primo. E del primo vien data una informazione attentamente calibrata e circospetta. Viene precisato, anzi, a proposito di Galilei, che "a trecentocinquant'anni dalla morte nel 1992 Giovanni Paolo II chiude il `caso Galileo' con un discorso tenuto alla Pontificia Accademia delle Scienze" (403) e che con l'istituzione nel 1981 della "Pontificia Commissione degli Studi Galileiani, promossa da Giovanni Paolo II e con la pubblicazione del Galileo eretico (1983) di Pietro Redondi si e inoltre registrato un rinnovato interesse per la vicenda legata al processo e alla condanna" (404). Non e chiaro come possa considerarsi chiuso il caso Galilei dal discorso dell'attuale pontefice, se si riconosce, poi, che "un contributo notevole allo studio dello scienziato pisano e rappresentato dalle celebrazioni tenutesi nel 1992" (405): era stato `chiuso' il problema unilatemlmente, forse; cioe chiuso il caso nella prospettiva di una sola parte. L'attenzione, di cui qui il Baroni da prova si sposta, quindi, sul fatto che "in quel periodo, divengono consistenti e acquistano piena consapevolezza i motivi della / profonda pericolosita della concezione galileiana, a tal punto che scavando nelle sue vicende, esso si trasforma in osservatorio privilegiato dell'intero affaire" (404-05).

Non sembra, dunque, del tutto evidente come, se un caso quale e quello di Galileo, in cui il forte nesso di questioni teoriche, filosofiche e teologiche con l'aspetto anche letterario presente con tanta evidenza, ha potuto richiamare l'attenzione del curatore ultimo del volume, un caso di dissenso da Roma come quello di Sarpi, invece, abbia provocato il silenzio assoluto intorno a quest'ultimo scrittore. Si e indotti a supporre che questo possa essere dipeso dal fatto che Galileo fini poi per sconfessare le sue idee, pur di continuare, a Pisa, a far ricerca, si direbbe oggi; si penti, o disse di pentirsi, di alcuni suoi pensieri, ma non di lavorare ancora nella stessa direzione di quei pensieri. Sarpi invece non espresse dissensi espliciti di natura teologica o scientifica, per quanto simpatizzasse con le idee di alcuni dei nuovi scienziati; ma netto fu il suo dissenso e avversione alle pretese di quello che egli chiamava il totatus pontificio, cioe dell'autorita pontificia che voleva essere preminente nei confronti dello stato e in particolare della repubblica di Venezia.

Che sia questo il motivo per cui si e steso qui il silenzio sul Sarpi e sui suoi circonvicini? Quel silenzio appunto che c'era gia nell'edizione del libro curata dal solo Puppo e perdura anche oggi in questa "aggiornata" edizione procurata dal Baroni? Ma non si puo far a meno di ricordare che un maestro di studi italianistici, e intimamente cattolico, come il Getto, ha dedicato in passato pagine intense e numerose al Sarpi, con risultati che possono essere discussi ancora, ma che sono di notevole interesse, proprio anche in riferimento alla prosa sarpiana. Non si puo fare a meno di raccomandare al Baroni che in qualche modo un recupero avvenga per questa parte, nelle prossime edizioni del manuale; e per questo si additano queste esigenze alla buona voglia, allo zelo del curatore odierno di questo libro. Non e possibile pensare, o lasciare che venga pensato, anche se le ragioni della omissione fossero piu banali, che in un'epoca in cui il papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono da parte della chiesa cattolica agli Ebrei e alle altre genti che nel passato hanno subito malversazioni o persecuzioni per ragioni di fede, un manuale che si puo ben ritenere sia ben diffuso alla Cattolica di Milano conservi ancora certi silenzi o presenti ancora certe assenze che possono sembrare esclusioni volutamente operate e poi rimaste come silenziosa eredita. Lo zelo scienfifico del curatore moderno, e di chi lo aiutera nei futuri aggiornamenti, costituira la migliore garanzia perche ai motivi di riserva come quelli qui esposti si possa ovviare. E questo, per fare in modo che il manuale serva davvero anche altrove e non solo entro le mura di quella istituzione universitaria milanese.

Qualche osservazione ancora si dovrebbe fare circa gli squilibri a cui si accennava all'inizio. Sei pagine intere su Calvino, dedicate alla discussione critico-bibliografica, sembrano davvero troppe, se si pensa ai rapporti interni di equilibrio rispetto ad altri nomi di scrittori.

Tra i moderni, o contemporanei, un altro nome di assente qui e Albino Pierro, che non e certo nome di poco conto nell'ambito della nostra poesia dialettale. Di contro, a Biagio Marin, sulla cui virtu poetica non vi sono dubbi, sono dedicate nove pagine; che sono un po'offensive per quantita rispetto alle pari numero soltanto dedicate qui a Goldoni. E per chiudere queste note, che hanno inteso insistere su alcune vive raccomandazioni, dal momento che l'ultimo nome che si e fatto ha riportato il discorso entro l'area veneta, sara il caso anche di ripensare alla poesia di Andrea Zanzotto, tanto viva e ricca di evocazione e nuova, rappresentativa di una sensibilita raffinata della nostra tradizione poetica degli ultimi decenni. Qui, in questo manuale, Zanzotto e ricordato solo cinque volte, e sempre quasi solo col semplice nome: due volte come critico di Biagio Marin; una come critico di Pasolini; una per aver realizzato un ipersonetto (con una corona di 14 versi); e una per il fatto che il suo nome compare unicamente per aver fatto parte di una collana Mondadori assieme agli altri con cui viene ricordato, Luzi, Silone, Pasolini, Buzzati, Leopardi, Porta. Un poco piu de respeto, come diciamo qui da noi, sulla laguna, il poeta di Pieve di Soligo l'avrebbe meritata.
GIOVANNI DA POZZO
Universita di Padova
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Author:Da Pozzo, Giovanni
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Mar 22, 2003
Words:2489
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