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Franco Nasi, ed. Intorno alla Via Emilia. Per una geografia culturale dell'Italia contemporanea.

Boca Raton: Bordighera, 2001.

"[...] longh, ch'u n fineva mai, / l'era cme un viaz, e de la perta dla / e un u i pareva d'es un furistir, / ench' la zenta i zcureva t'un elt modi [...] (lungo, che non finiva mai, / era come un viaggio, e dalla parte di la / uno gli parera d'essere un forestiero, / anche la gente parlava in un altro modo)." Questo brano ciel poeta dialettale romagnolo Raffaello Baldini, tratto da una poesia intitolata "E pount" (Il ponte), citata da Lidia Ramogida, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Chicago, nella presentazione di Intorno alla Via Emilia (vi-vii), ci offre un ottimo spunto per introdurre il bel volume curato da Franco Nasi sulla "geografia culturale" della regione omonima. La metafora del ponte che collega culture vicine, eppure gia diverse e percepite come "forestiere," ben si applica anche alla famosa via fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. (12). Come un ponte la Via Emilia unisce esperienze, storie e lingue diverse susseguitesi nei secoli, ma il percorrerla puo produrre anche un senso di spaesamento che invita a riflettere sui cambiamenti culturali e identitari avvenuti in questo luogo riel corso del tempo. Ognuno dei saggi raccolti in questa antologia, presentati in precedenza al convegno "La Via Emilia. Cultural Journeys through Contemporary Italy," organizzato a Chicago nel maggio del 2000, si confronta con questi temi: radici, viaggi, fughe, ritorni, incontri, incroci, contaminazioni, e collaborazioni tra il familiare e il surreale, il se e l'altro. E interessante notare proprio come questo libro sul regionale e sul locale tocchi nondimeno aspetti di carattere "globale" e di eccezionale attualita. Il volume e organizzato intorno ad alcuni temi principali e dominanti: la letteratura (la poesia in particolare), le arti visive e drammatiche (fotografia e teatro), la musica. A parte due interventi dedicati al film di Davide Ferrario Sul 45 parallelo e stranamente assente una discussione pi approfondita sul cinema che certo richiederebbe uno studio a se stante.

La tensione tra il locale e il globale, o meglio tra il particolare e il non specifico, viene immediatamente messa in luce nel saggio introduttivo di Franco Nasi inteso ad "orientare" rispetto ai vari percorsi proposti "intorno alla Via Emilia." Da una parte, scrive Nasi, "le diverse stratificazioni del selciato della Via Emilia" indicano la presenza umana e la sua opera indigena nei secoli (1), dall'altra il susseguirsi di quelli che Marc Auge ha chiamato "non luoghi," come motels, stazioni di servizio e centri commerciali, ne cancellano ogni tratto specificamente locale. Come ricorda Nasi, "questi luoghi del particolarismo culturale e linguistico sono accerchiati da paesaggi che sembrano annullare ogni particolarita" tanto che "l'intera pianura padana potrebbe essere oggi vista come una grande megalopoli" (3). Eppure, malgrado questi cambiamenti, pare comunque sussistere un ethos locale inconfondibile. Complessivamente i vari interventi--raccolti, come spiega Nasi adottando un'espressione della poetessa Giulia Niccolai, tra "consorterie" dove "si conoscono tutti" (4), per indicare "le relazioni complicate e inattese" (5) e i rapporti di lavoro e di amicizia tra i partecipanti al simposio--mostrano, infatti, che esiste ancora nella regione "un certo modo di vedere e di raccontare: una pratica dello sguardo, dell'ascolto e del linguaggio fatta di lentezza e equilibri, di toni e di cadenze del luogo" (7). Per esempio una caratteristica comune che unisce autori diversi come Celati, Tondelli, Ghirri, il regista Davide Ferrario, il gruppo teatrale delle Albe di Ravenna, musicisti come i C.S.I. e gli Ustmamo, per citarne solo alcuni, e la "forza `disorientante' che governa[va] il loro lavoro" (6), fatta di spinte centripete e centrifughe (7), in cui "il desiderio di scavare nel proprio territorio sembra essere accompagnato [...] da un'urgenza di mettersi in viaggio per sondare il profondo di altri luoghi: una specie di irrequietezza, di insoddisfazione perenne, di continua curiosita disillusa" (8). Cosi Celati va in Africa, i C.S.I. in Mongolia, le Albe in Senegal, gli Altri Libertini di Tondelli sulle autobahnen nord-europee, Ghirri in America, ecc. Tutti i saggi del volume espongono e si confrontano con questi motivi presentando interessanti analisi e direzioni di ricerca che si potrebbero inserire nella migliore tradizione dei "Cultural Studies."

Come per un'altra recente antologia, Africa Italia curata da Sante Matteo e Stefano Bellucci e pubblicata, forse non a caso, proprio da un editore romagnolo, Fara (di cui una versione ampliata e ora edita in inglese nella Filibrary Series), anche Intorno alla Via Emilia comincia con il saggio di un geografo. In "Emilia-Romagna: variazioni geografiche su un'identita culturale regionale" Davide Papotti oltre a fornire i connotati geografici e geologici della zona situata tra Appennini, Po e Mare Adriatico, rivela la presenza di diverse "regioni `possibili' ... alternative a quelle istituzionali" (11). Papotti si propone sin dall'inizio di investigare l'"ambigua dualita identitaria" (11) dell'Emilia-Romagna e le sue ragioni storiche per poi evidenziare la frammentarieta e la decentralizzazione delle realta locali tenute insieme dalla Via Emilia. Viste la varieta e la diversita di tali realta, nell'ultima parte del saggio Papotti propone un percorso di geografia culturale e utilizzando, fra gli altri, testi di Celati e Cavazzoni, indica come "intorno alla Via Emilia" si raccolgano non una, ma una pluralita di storie e di identita.

A seguire, il breve testo di Marco Belpoliti, raffinato scrittore e saggista, specifica la "follia umorale" (35) di molti scrittori padani sin dai tempi di Ariosto e Boiardo adottando il sentimento del "magone" quale ipotesi unificante di una letteratura locale collocabile tra "malinconia e mania" (34). Belpoliti applica questa analisi soprattutto all'opera di Tondelli e Celati, senza tralasciare Antonio Delfini di cui parla anche Roberto Barbolini nel saggio "Dagli Appennini alle Honda: raccontare tra la via Emilia e il rock." Per molti versi l'intervento pi eclettico della raccolta, a meta tra critica e narrativa, il testo di Barbolini propone una lunga cavalcata attraverso la letteratura e la musica del novecento modenese, soffermandosi appunto sulla figura di Delfini, ma anche su quelle di Guccini, cantautore e narratore "fra la via Emilia e il West," l'Equipe 84, Vasco Rossi, Ligabue e Tondelli, non mancando di sottolineare "la difficolta antropologica ancor prima che letterararia di raccontare quel bizzarro mondo vernacolo e postmoderno, avveniristico e arcaico, che e la provincia emiliana" (66). Tra i tratti distintivi degli scrittori e dei rockers di questa terra, Barbolini evidenzia "una vocazione alla diaspora" (67), accompagnata da "un edonismo sazio e disperato" (67) e da fughe affannate "per restare sempre li" (70). Tra metafore culinarie e richiami semi-nostalgici ai "piccoli miti della provincia" (80), l'autore conclude osservando che "su e gi per la via Emilia la narrativita di questi anni e soprattutto un sound" (82), e cita fra le ultime realta canore il gruppo musicale celtico-emiliano dei Modena City Ramblers.

Altri interventi spaziano dalla prosa alla poesia, sia dialettale che in lingua propriamente italiana. Nella sua relazione Rebecca West ricorda con simpatia i propri "incontri sorprendenti con scrittori `padani'" fra cui Celati, Malerba, Manganelli e Guerra. In particolare, colpisce l'incontro, "andato (quasi) a finir male" (44), che la West descrive con quest'ultimo, cogliendone il carattere burbero ma generoso e l'amore per il cinema e la lingua dialettale. L'importanza del dialetto e delle sue potenzialita espressive ed affettive viene messa in evidenza anche da Daniele Benati nel suo "Omaggio a Raffaello Baldini," come Guerra originario di Santarcangelo di Romagna. Benati spiega come l'uso del dialetto nell'opera di Baldini non sia un "ritorno a un certo folklore paesano" (51), ma "un modo di aprire l'italiano ad altri orizzonti" (52) proponendo nel contempo "personaggi e situazioni tra le pi semplici e comuni" (53). Benati si sofferma in particolare sul monologo teatrale di Baldini Carta canta, di cui parla anche la sua traduttrice, Adria Bernardi, nel saggio successivo. Figlia di immigrati modenesi, la Bernardi ha tradotto in inglese sia autori dialettali come Baldini e Guerra, che scrittori in lingua italiana come Celati. Sua e anche, tanto per continuare ad evidenziare il plurilinguismo e la multiculturalita della produzione letteraria padana, la recente traduzione in inglese delle Avventure in Africa di Celati.

Gli ultimi due interventi dedicati alla poesia sono quelli di Alberto Bertoni e Davide Rondoni. In "Poesie per la Via Emilia (e dintorni)," Bertoni, ricercatore nel Dipartimento di Italianistica dell'Universita di Bologna, offre una sapiente ed elaborata lettura di alcune poesie di autori come Giorgio Bassani e Attilio Bertolucci che nelle loro "osservazioni antropologiche e sociologiche" (113) anticipano temi scottanti e assolutamente attuali come quelli delle "emarginazioni pi o meno latenti, pi o meno assorbite, pi o meno esplosive e `vaghe'" (110) che si raccolgono anche loro "intorno alla Via Emilia." Infine, Davide Rondoni, direttore del Centro di Poesia Contemporanea dell'Universita di Bologna, e fondatore della rivista ClanDestino, discutendo di alcuni giovani poeti contemporanei, evidenzia "la crisi delle apparenze" (133) nella loro produzione definendola "poesia del disincanto" (137).

I due saggi di Luca Caminati e di Davide Ferrario sul film di quest'ultimo, Sul 45\s?\ parallelo--che alterna sequenze del viaggio dei C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) in Mongolia a immagini della pianura padana--offrono due versioni diverse ma complementari, una del critico l'altra dell'autore, di tale produzione sperimentale. Adottando una lente critica postcoloniale, Caminati esamina la struttura e la narrazione del film per definirlo "un caso interessantissimo di documentario ibrido [...] di film etnografico sperimentale" (98) che si propone di "de-orientalizzare" la Mongolia, e semmai di "orientalizzare" la via Emilia, per poi indicare proprio la "connessione tra Italia e Mongolia, alla luce del loro comune destino di forzata modernizzazione" (99). Nel saggio successivo Ferrario minimizza i contenuti ideologici del suo film per commentarne l'aspetto portante: cio che conta e raccontare una storia nella quale la pianura padana, a prima vista cosi "piatt[a] e banale," appare invece "totalmente magica" (101). Ad accomunare Mongolia ed Emilia, oltre all'interesse di Ferrario, nonche di molti altri autori padani, e il fatto che entrambe si trovano sullo stesso parallelo, il 45\s?\ appunto. Invece di assecondare il lavoro della critica, Ferrario conclude osservando che il suo film, "come Avventure in Africa di Celati [...] non tenta di dimostrare niente ed e proprio per questo rivelatore" (106).

Non poteva mancare in un simposio cosi attento alla poetica del luogo e dello spazio un saggio che trattasse direttamente dell'argomento attraverso l'opera fondamentale del fotografo Luigi Ghirri. Intitolato "L'occhio aperto," il saggio di Sarah Patricia Hill considera come quello di Ghirri sia "uno sguardo che non pretende di ordinare e irrigidire il mondo in una immagine definitiva e globalizzante, ma si accontenta di `un vedere e un sentire a "strati'"" (84). Invece di importe una interpretazione al paesaggio, Ghirri "cercava di pensare alle aspettative del paesaggio" stesso (87) e "di entrare in una relazione di affetto" con esso tanto che le sue fotografie possono essere considerate come "carezze fatte al mondo" (90).

Chiude la raccolta un saggio di Walter Valeri sul teatro. Partendo dal "gusto del racconto" e dalla "voglia ironica di commentare la vita" (141) proprio degli abitanti di queste zone, Valeri sottolinea che l'Emilia-Romagna, fra teatri stabili e circuiti alternativi, "e una delle regioni a pi alta densita teatrale d'Europa" (143). Come accade per l'uso del dialetto, il teatro, soprattutto quello delle compagnie pi giovani e recenti, vuole opporsi all'appiattimento dei mezzi di comunicazione di massa (145). Fra le compagnie pi rappresentative della nuova vitalita dei teatri negli anni '90, Valeri cita la Societa Raffaello Sanzio, il Teatro Valdoca e il Teatro delle Albe, fondato, tra gli altri, da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, che si avvale della collaborazione di attori e griot senegali (7-8). D'altronde, visti i risultati di queste esposizioni, o dovremmo dire "esplorazioni," quello che Marco Martinelli ha chiamato "teatro impuro" (7) e "imprendibile" (150), si puo affermare anche delle molteplici ed ambivalenti identita della cultura regionale emiliano-romagnola collocate fra, cioe non ossificate, autentiche e originarie, ma, come tutte le identita, locali e nazionali, sempre in divenire e in movimento.

Benche l'antologia non abbia certo la pretesa di essere esaustiva, proponendosi come introduzione alle culture "intorno alla Via Emilia," essa offre tuttavia una poliedrica varieta di interventi interdisciplinari, nonche spunti per ricerche future. Se dovessimo indicare una eventuale debolezza nella compagine degli interventi presentati e degli argomenti trattati, potremmo accennare alla carenza di voci femminili e di analisi riguardanti la loro esperienza. Parimenti mancano saggi scritti da nuovi autori immigrati nella regione da varie parti del mondo. Queste, in effetti, sono aree di studio che potrebbero essere approffondite in studi futuri.

Per concludere con una nota che stimoli la lettura di questa importante ed innovativa raccolta miscellanea, ad invogliare alla consultazione, se non all'acquisto, del volume, dovrebbe contribuire anche l'acquerello originale del pittore modenese Giuliano Della Casa posto in copertina e raffigurante una facciata del duomo di Modena.
CLARISSA CLO
University of California/San Diego
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Title Annotation:text in Italian
Author:Clo, Clarissa
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Sep 22, 2002
Words:2105
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