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Francisco Rico. I venerdi di Petrarca.

Francisco Rico. I venerdi di Petrarca. Milano: Adelphi, 2016.

Benche il titolo in copertina sia quello riportato in esponente, nel frontespizio esso e completato con il seguente: seguito da "Profilo biografico del Petrarca", in collaborazione con Luca Marcozzi. Si tratta di un libro, dunque, chiaramente diviso in due parti, rispettivamente costituite dalle pp. 11-66, e pp. 69-176, senza tener conto delle note che complessivamente coprono le pp. 179-219. Le due parti si complementano in un modo singolarissimo in quanto la prima sembrerebbe escludere che sia possibile la seconda, e questa, invece, dimostra che e possibile solo se tiene presente l'impedimento che la prima parte mette in luce. Detto in modo piU semplice: la prima mostra quanto sia difficile prendere alla lettera quel che Petrarca scrive anche, anzi soprattutto quando afferma cose relative alla propria biografia, ma ciononostante la seconda parte intende tracciare un profilo biografico basato su documenti in grandissima misura autobiografici, ma anche fortemente pregiudicati dalla nozione che siano poco attendibili quanto alla veridicita storica. E quasi un paradosso che richiede spiegazioni.

La parte sul "venerdi" e tutta di Francisco Rico, e di lui ha il segno della "genialita" che lo contraddistingue, una genialita che sa combinare un'originalita sorprendente, che a volte puo sembrare estrosa, con l'acume interpretativo sostenuto da una filologia rigorosa, i cui risultati sono poi presentati in pagine elegantissime e avvincenti. Ricordiamo che Rico opero una svolta radicale nella critica petrarchesca con il suo Vida u obra de Petrarca del 1974 che, gia nel titolo, enuncia la difficolta di rinvenire nelle opere di Petrarca un limite o una differenza netta fra i dati letterari e i fatti reali o vissuti. In quella sorta di commento perpetuo al Secretum Rico metteva in luce un fatto essenziale della personalita del Petrarca, ossia il suo vivere secondo le prescrizioni della letteratura classica, di vivere come loro avevano scritto ma anche di vivere nel modo che lui immaginava avrebbero scritto: vivere, insomma, con la consapevolezza costante di scrivere la propria vita per i posteri e convinto, per lunga dimestichezza con i testi antichi, e solo a quelle condizioni, che anche la sua vita poteva rivestire un valore esemplare. Si pensi che anche il suo "solo e pensoso, a passi tardi e lenti", cosi apparentemente legato alla sua esperienza quotidiana, presenta in filigrana un episodio simile nelle Tusculanae di Cicerone (p. 14). Petrarca voleva lasciare ai posteri un suo ritratto esemplare che poteva essere forgiato, secondo il suo modo di vedere, da una scrittura ben collaudata. Non e vanita, anzi e un prefiggersi un ideale e crearsi un impegno a vivere sempre all'altezza di esso. Per questo la vita diventa letteratura e la letteratura innerva la vita. In modo sintetico Rico ritorna su questo punto, sul come Petrarca "diventi romanziere di se stesso" (p. 13), magari raccontando l'ascesa del monte Ventoux e fingendo di scrivere la celebre epistola subito dopo la scalata ma, di fatto, componendola molti anni dopo l'evento che forse addirittura non ebbe mai luogo. E non solo questo episodio celebre, ma anche minimi particolari, come l'ora di un pasto, che registra nei margini di manoscritti che si trova ad avere sotto mano, ma anche, e spesso, con calcolata inserzione di tali note in punti chiaramente visibili degli stessi. Questo bisogno di narrarsi, quindi di dare una "dispositio" agli eventi perche creino una narrazione e un protagonista, sono rivelate--e chi mai l'avrebbe detto se non l'ingegno di Francisco Rico?--dallo studio sul particolare del "venerdi". Rico osserva che la data del "giorno sesto della settimana" ricorre spesso, ed e un fatto noto a tutti i lettori del Canzoniere che l'incontro con Laura ebbe luogo appunto in un "giorno sesto" d'aprile, normalmente ritenuto il Venerdi Santo. Ma verificando poi queste date sui calendari del tempo risulta che quasi mai le date ritenute importanti e indicate come "venerdi", di fatto non coincidono quasi mai con dei "venerdi". Che cosa vorra dire? Non un bisogno di mentire, ne il desiderio di ingannare gli eventuali lettori, ma semplicemente un modo di "proiettare" la propria vita su un piano narrativo in cui i venerdi figurano quali giornate importanti nel privato: Petrarca, ci dicono testimoni coevi, rispettava il venerdi con i digiuni e li dedicava a rivedere i suoi lavori, e, nel "romanzo che scrive di se stesso" lo sceglie come giorno che serve a segnare le tappe del suo "racconto", legandolo agli eventi memorabili che, per essere narrativamente significativi, devono rientrare in un sistema simbolico che e fatto di date, di numeri e di parole chiave. Basta dire che una cosa avvenuta di venerdi o che la si immagini accaduta di venerdi significa caricarla di un valore simbolico che nella narrativa petrarchesca della propria vita basta gia a darle un rilievo capitale perche nella trama del suo racconto i venerdi sono l'equivalente di un titolo di capitolo, di un punto memorabile. E questo prima di tutto e cosi agli occhi dell'autore, e pertanto puo indicare come "venerdi" un giorno qualsiasi della settimana purche ai suoi occhi abbia un valore particolare, come un ceppo miliare in un percorso stradale. Al lettore egli sta dando un fatto che puo, anzi deve avere una carica comunicativa verace che puo pero essere per lui irrilevante, ma non lo e per l'autore, il quale comunica un dato come lui lo sente, come lui lo vive. E un caso straordinario di vivere la letteratura e di letteralizzare la vita. Rico si dilunga sull'attivita giardiniera di Petrarca a Milano nel 1357 e ricorda l'episodio della piantagione di sei allori e di un ulivo: quegli allori--ci tiene a dirlo--sono "sei", quindi un numero legato a Laura; e l'ulivo e il simbolo della sapienza di Minerva: Petrarca si limita a ricordare il fatto senza apporvi alcun commento, e questo perche la combinazione del sei e del lauro-sapienza e gia "letteratura vissuta" che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni: chi leggera della sua vita capira che egli vive in un reticolo di simboli suoi personali e vedra che anche nella vita i numeri della sua "gloria" sono parte del suo mondo quotidiano.

Ma le date spesso non hanno riscontri precisi con altre affermazioni e Petrarca a volte si contraddice o almeno deve cercare di adattare il racconto in modo che le date e i dati coincidano: e la prova che il racconto sia vero, ma e anche la prova che quel racconto non abbia valore documentario come noi lo intenderemo. E questo spiega che non sempre i conti tornino, e si capisce perche la riscrittura di certi eventi o dati fatta anni piu tardi imponga ritocchi per attenuare affermazioni, per cercare di omologarle, per giustificare prese di posizioni del passato ma non piu attuali (e il caso con Cola di Rienzo). Cio non significa che Petrarca "menta" ma soltanto che la sua scrittura tende a proiettare di lui un ritratto il piU coerente possibile, anche nei suoi difetti, ma sempre consegnato ai posteri con tutto il decoro della letteratura collaudata dal tempo e dai grandi autori. E straordinario il modo in cui Rico, partendo da un particolare noto a tutti e dato per scontato, lo smonti e riesca a farne il perno di "ritratto" intimo di Petrarca, del suo modo di concepire sia la letteratura che la vita. E quasi un gioco magico che rende questo libro memorabile e importante.

Queste pagine geniali sembrerebbero sconsigliare o sconfiggere l'idea di scrivere una biografia di Petrarca, ma questa e la sfida della seconda parte del libro, affrontata in collaborazione con Luca Marcozzi, che a Petrarca ha prodigato vari studi rilevanti di natura filologica e biografica. Costruire una biografia di Petrarca e sempre sembrato un lavoro agevole per la grande abbondanza di documentazione autobiografica che Petrarca ha lasciato. Ma le classiche biografie di Wilkins dei primi degli anni Sessanta sono entrate in crisi nel momento in cui si e capito, grazie agli studi di Billanovich e, soprattutto, del gia ricordato Rico, quando siano problematiche quelle informazioni che l'autore stesso ci ha voluto lasciare in grande abbondanza. Ci sono state biografie attendibilissime come quella di Ugo Dotti (2004), e tutte hanno i loro pregi. Di solito, proprio per l'abbondanza di materiali e per la ricchezza della vita di Petrarca, con i suoi perpetui spostamenti, gli innumerevoli contatti, l'accavallarsi delle sue opere la cui redazione si protrae a volte per tempi lunghissimi e spesso mistificati da informazioni poco credibili, esse creano una narrativa costantemente interrotta in cui bisogna riprendere spesso le fila perse non si sa piU dove, una narrativa, insomma, che puo essere affascinante e perfino tediosa. Ma lo scopo di una biografia non e intrattenere il lettore, ma entrare nel mondo del suo protagonista e ricrearlo da dentro, sempre attenti, pero, al contesto culturale e sociale in cui egli si muove. Questa biografia ha il pregio di essere pensata, almeno in origine, come una voce da enciclopedia, ma poi risultata troppo voluminosa per essere raccolta in un'enciclopedia. Di quella genesi, tuttavia, ha conservato rimpianto, e questo riesce a renderla sintetica, rapida e a disegnarla con quei tratti che mettono in rilievo "l'uomo", pur complicato com'era. Giostrarsi fra tanti testi con frequenza contraddittoria, e impresa ardua ma il risultato e eccellente. Dai dati presentati con sobrieta si leggono i moventi che spingevano Petrarca a registrarli, e quindi ad entrare nel cuore di "quel suo far letteratura" vivendo, in quel vedersi sempre con gli occhi dei contemporanei ma, simultaneamente, anche dei posteri. Sono pregi che fanno di questa breve biografia un gioiello e una piacevolissima lettura che ai non iniziati dara anche ragguagli sulle opere di Petrarca e sulla loro composizione, nonche molti dettagli sulla composizione e attuale ubicazione di manoscritti petrarcheschi: anche questa e una parte costitutiva del "letterato" Petrarca. Ma il pregio maggiore e inedito e che da congruita al libro e che nella ricostruzione della biografia, la verifica dei dati autobiografici offerti dal Petrarca fanno capire come, alterando quei dati, egli riesca a scrivere il romanzo di se stesso.

PAOLO CHERCHI

University of Chicago
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Author:Cherchi, Paolo
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Sep 22, 2017
Words:1658
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