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Fabio Girelli Carasi. Lavorare stanca. Canzoniere suo malgrado.

Fabio Girelli Carasi. Lavorare stanca. Canzoniere suo malgrado. Bolzano: Il Brennero/ Der Brenner, 2001.

In un approfondito studio critico, puntualmente verificato sui testi, Fabio Girelli Carasi traccia un quadro quanto mai penetrante della silioge poetica pavesiana Lavorare stanca, nella sua ricchezza di siginficafi e suggestioni liriche e, come il crifico stesso rileva, " ... alla luce della sua configmazione quale canzoniere" (7). Nell'illuminante introduzione al testo, viene messo in evidenza il carattere quasi di parabola autobiografica insito all'interno dello sviluppo emotivo e psicologico della raccolta. Si rileva il problema della collocazione delia silloge poetica all'intemo dell'opera pavesiana in genere, e come la produzione poetica dello scrittore sia stata in un certo senso trascurata dai critici a favore dell'opera narrativa, nonostante l'originalita dei risultati nel quadro della lirica italiana del tempo. Inoltre, con il presente studio, li critico vuole puntualizzare il rapporto tra i "tre distinti ruoli" che lo scrittore viene ad assumere nei riguardi delia propria opera: "formulatore della poetica ante-factum, autore ed infme critico e giudice post-factum" (9).

L'analisi critica si articola in sette capitoll i cui titoli, contenenti in se gia un indizio delio svliuppo tematico dell'analisi, sono per la maggior parte presi da versi particolarmente indicativi e suggestivi della raccolta quail: "A pensare questa gente mi sento piu forte" (capitolo 2), "Val la pena essere solo, per essere sempre piu solo?" (capitolo 4), "E un gioco rischioso prendere parte alia vita" (capitolo 5), oppure "Non c' e cosa piu amara che l'inulilita" (capitolo 7).

Il primo capitolo intitolato "La poesia e il mio mestiere" e, a sua volta, suddiviso in quattro programmatici sottotitoli: "Alia ricerca del canzoniere," "Il canzoniere negato," "Il canzoniere conquistato" e "Al di 1a delle gialle colline c' e il mare." Emergono in questo contesto alcune puntuali e rilevanti osservazioni critiche. Innanzitutto viene evidenziata l'intenzione da parte del poem, soprattutto attraverso i due saggi: "Il mestiere di poeta" (1934) e "A proposito di certe poesie non ancora scritte" (1940), di offrire al lettore quasi un "programma ideologico," "una lettura a priori" che da una parte suggerisca la prospettiva poetica del canzoniere--prospettiva inizialmente avversa a Pavese--e dall'altra offra una chiave interpretativa di quegli elementi "casualmente o consciamente contradditori" che affiorano nel testo. Come rileva il critico: "'Lavorare stanca e e non pub non essere tm canzoniere.... Alla luce del prodotto poetico, il canzoniere si offre come l'unico strumento possibile che consenta di assegnare alia singola poesia il valore di inizio o conclusione di nna esperienza poetica" (14). Le parole stesse del poeta, citate dal critico, ribadiscono a pesteriori la prospettiva del canzoniere. Si tratta, dice Pavese, "'dell'avventura dell'adolescente che, orgoglioso delia sua campagna, immagina consimile la citta, ma vi trova la solitudine e vi rimedia con il sesso e la passione che servono solo a sradicarlo e a gettarlo ... in una tragica solitudine che e la f'me dell'adolescenza'" (16). Attraverso un'analisi quanto mai puntuale, verificata continuamente sul testo, il Carasi passa ad esaminare la prima poesia della raccolta "I mari del Sud," rilevando come la lirica sia considerata dai critici "poesia-manifesto," in quanto "contenente 'quasi tutti i motivi fondamentali delia poesia di Pavese, in germe'" (17) quali: l'uomo e la sua stirpe, la fuga e il ritomo, la citta e la campagna. Di questo importante testo dell'esperienza poetica pavesiana, viene giustamente rilevato l'aspetto realistico e oggettivo della narrazione oltre a una "disposizione e riflessione raziocinante sul fatto poetico, ... un linguaggio particolare che aderisce con immediatezza alle cose ed alia loro realta" (19).

Nel secondo capitolo dal titolo "A pensar questa gente mi sento piu forte," viene presa in esame, tra le altre, la poesia "Antenati," che dh il nome alia sezione, dove si rileva il tema dell'identita personale "come materializzazione concreta di una linea di discendenze," " ... un letterale passo nel passato, alia scoperta delle radici, dell'essenza genetica" (29). Il crifico individua acutamente un particolare nucleo tematico che nel corso della raccolta tendera a riemergere, quelio cioe del "silenzio" visto, all'interno di una propria dinamicita, come "segno poetico" dai molteplici significati.

Nella sezione "Qui il lavoro non serve piu a niente," sempre all'intemo del secondo capitolo, viene osservato come, con la poesia "Paesaggio I," si assista ad un cambiamento di registro all'intemo della poetica pavesiana, owero si attua "il lento esaurirsi di una vena oggettiva e il subentratre di una contemplazione lirica" (41). Giustamente si rileva come Pavese per instaurare un'atmosfera emotiva e psicologica unitaria e legare i vail componimenti poetici del canzoniere-poema, stabilisca un "personaggio multiforme nel quale ritrovare la voce den'autore," pur priva di un "eccessivo lirismo" (42). In effetti, come acutamente sottolinea il critico alia free del quinto capitolo: "La storia narrata in Lavorare stanca si rivela dunque anche essere la storia di un processo che porta gradualmente il poeta dalla poesia-racconto, giudicata troppo vicino ai modi cronistici e psicologici all'immagine come trasfigurazione e simbolo di una realta" (89).

Di particolare interesse ed acume critico emerge l'analisi del ruolo della donna all'interno della dinamica poetica pavesiana, come traspare nei capitoli 3 e 5: dalla donna che nella sua "valenza sessuale" trova il suo corrispettivo immaginado nell'entita della collina, il luogo originario della vita emotiva del poeta, al mito della donna-terra-madre come emerge in "Maternita," la quarta sezione di Lavorare stanca, come pure quello della donna-compagna, "frutto dell'esperienza dell'uomo adulto" (79).

Concludendo non si puo fare a meno di mccomandare ai lettori il presente studio critico di Girelli Carasi per l'acume di scandaglio analifico, per la sensibilita al testo poetico e per le stimolanti osservazioni che portano non solo ad una piu approfondita conoscenza del testo, ma anche ad uno sfimolo intellettuale verso una dimensione di ulteriore ricerca all'interno del dinamismo poetico pavesiano.

LAURA BAFFONI LICATA

Tufts University
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Author:Licata, Laura Baffoni
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Mar 22, 2004
Words:942
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