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Exegetical Stratifications on Horace: carm. 4, 6; carm. 4, 12/ Stratificazioni esegetiche a Orazio: carm. 4, 6; carm. 4, 12.

La fortuna di un auctor risulta inevitabilmente connessa con la sua esegesi scolastica; momento cruciale, nella stabilizzazione di precisi atteggiamenti interpretativi, e la tarda antichita in cui il materiale connesso alla lettura dei testi presso la scuola del grammaticus (1) viene riorganizzato nei corpora scoliastici che ci sono pervenuti. Il caso di Orazio, della cui produzione lirica tarda verranno considera?i esemplificativamente alcuni motivi, rende chiaro come sovente siano stati i lettori antichi a fornire un archetipo interpretativo, travisato o variamente utilizzato. Si considereranno alcuni motivi dell'ode 4, 6 e dell'ode 4, 12 a partire dalla lettura proposta dagli esegeti antichi: da Porfirione e dal redattore del corpus attribuito a Elenio Acrone, un testo che, nella sua forma piu antica--quella degli scholia uetustiora su cui si basa l'edizione di Otto Keller (2)--dipende in maniera evidente dalla scuola serviana (3) e risulta un tipico prodotto della scuola della tarda antichita.

I. Il carme 4, 6: un preludio al Carme Secolare?

Il componimento posto come sesto nel quarto libro delle Odi di Orazio si presenta come un inno sui generis articolato in due differenti sezioni: una prima riguardante la celebrazione di Apollo (vv. 1-28) attraverso exempla di chi ne ha sperimentato la potenza (Niobe, Titio, Achille, il cui lungo excursus consente una lettura 'politica' di Roma trionfatrice contro Troia distrutta) e una seconda rivolta verosimilmente al coro che avrebbe intonato il Carme Secolare (vv. 29-44) (4). Le perplessita sulla natura composita del carme hanno generato interpretazioni discordanti.

Nel commento pseudoacroniano il componimento e interpretato, nell'annotazione introduttiva a carattere riassuntivo, come un inno indirizzato ad Apollo in occasione dei ludi secolari (Hymnum hic Apollini dicit et commendat carmina sua secularibus ludis, qui celebrantur post centum annos supra Tiberim aut in Capitolio (5)); e ai Ludi Secolari e al Carme che fu composto per l'occasione da Orazio viene connesso anche, senza alcuna considerazione per la cronologia della pubblicazione del primo libro delle Odi, carm. 1, 21, un inno letterario a Diana in asclepiadeo terzo, nella lettura dell'esegeta antico indirizzato al coro di vergini e fanciulli istruiti a cantare inni in onore di Apollo e Diana: Augustus ludos saeculares instituit, quibus hymni Apollini Dianaeque dicebantur a nobilibus; pueri Apollini, Dianae uirgines. Hac ode ipsum et docet et hortatur, ut canant (6). Su tale scia il Lambino, dal cui commento ad Orazio dipende l'esegesi seicentesca, intende per 'carme secolare' un componimento a valore apotropaico per scongiurare possibili avvenimenti infausti indirizzato ad Apollo e Diana ed esorta i lettori a leggere l'ode 1, 21 alla luce del Carme Secolare per le sue valenze religiose:
   Carmen est saeculare anoxponeiov: id est, comparatum ad mala
   impendentia, sei alioqui timenda, auertenda: ad Apollinem et
   Dianam. Hi autem dii offensi et irati, horribiles et formidolosi
   sunt, exanimant enim et interimunt ... Hoc igitur carmine puellae
   Dianam, pueri mares Apollinem placare ab Horatio iubentur ...
   Denique si cui huius carminis sententia uidebitur obscurior, legat
   aliud carmen saeculare, quod est post epod. Confirmo, illius
   carminis lectionem multum ad hoc lucis allaturam (7).


Il Cruquius (8), colui che avrebbe avuto accesso al Blandinus Vetustissimus, lo connette in maniera esplicita ai Ludi Secolari, ritenendo che tale inno fosse stato cantato da un coro di fanciulli e fanciulle patrimi e matrimi in onore di Apollo e Diana:
   Arbitror hunc hymnum a puellis puellisque patrimis et matrimis in
   honorem Apollinis et Dianae [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]
   decantatum fuisse ludis saecularibus ab Augusto post hosteis
   superatos institutis, ut rebus iam belli grauissimis administratis,
   cetera populo Caesarique tuta essent a bello, fame, peste, aliisque
   malis et incommodis. Ceterum de ludis saecularibus, quae huc mire
   faciunt, legito quale adnotauimus ad Carmen saeculare Horatii,
   Phoebe siluarumque ...


In alcuni commenti del diciassettesimo secolo (9) l'ode viene presentata come un Carmen Saeculare; e il caso dell'interpretazione proposta, ad esempio, da Torrentius (10):
   AD APOLLINEM ET DIANAM Ode VI. TCpoasuxiKq. Carmen Saeculare; v.
   31: Haec autem Oda ueluti praefatio est Carminis Saecularis, aut et
   ipsa Carmen Saeculare.


Orazio ne avrebbe composto dunque piu di uno e sempre rivolto ad Apollo e Diana: non solo il testo a noi noto sotto il nome di Carmen Saeculare ma anche l'ode 4, 6 e, analogamente, l'ode 1, 21. Sulla scia di Buecheler (11)--e dell'esegesi stratificatasi a partire dai commentatori antichi--il quale ipotizzo che il carm. 4, 6 fosse composto di due componimenti differenti, Cairns (12) ha cosi ritenuto le prescrizioni della parte finale dell'ode da riferire all'inno ad Apollo contenuto nell'ode stessa che, per tale motivo, assumerebbe il valore di un altro Carmen Saeculare.

Alla fine del '700 il Carme Secolare fu musicato da Francois-Andre Danican, il Philidor (13); il testo su cui si basava la traduzione in prosa di Giuseppe Baretti (14) era quello curato da Noel Etienne Sanadon (1676-1733), un padre gesuita, il quale aveva pubblicato Les Poesies d'Horace, disposees suivant l'ordre chronologique, et traduites en francois, avec des remarques et des dissertations critiques. Nella sua revisione filologica in piu di un caso erano stati riuniti in un unico corpo testi differenti: il Carme Secolare composto per la solenne cerimonia dei Ludi era stato cosi ricostituito, sotto il titolo di Polymetrum Saturnium in Ludos Saeculares (15):

A) Prologus: vv. 1-4 di carm. 3, 1 (Odi profanum uulgus et arceo);

B) Prima Pars: vv. 1-28 di carm. 4, 6 (Diue, quem proles Niobea magnae);

C) Secunda Pars: carm. 1, 21 (Dianam tenerae dicite uirgines);

D) Tertia Pars: Carmen Saeculare (Phoebe, siluarumque potens Diana);

E) Quarta Pars: vv. 29-44 di carm. 4, 6 (Spiritum Phoebus mihi, Phoebus artem)16.

La trascrizione di Sanadon intendeva ricostruire il testo integrale del Carme Secolare annettendovi versi di altri componimenti oraziani che sembravano in stretta connessione con esso e creando, in tale maniera, un componimento piu esteso che meglio rispondeva al contesto solenne di partenza. L'interpretazione gia accennata dagli antichi, secondo cui il componimento solenne per i Ludi Secolari composto da Orazio non coincideva solo con il testo del Carme Secolare giuntoci ma comprendeva altre liriche, e portata alle estreme conseguenze, con soluzioni filologiche anche particolarmente fantasiose: l'originale inno composto da Orazio sarebbe stato frammentato successivamente in differenti componimenti, non solo l'ode 4, 6 e la 1, 21 ma anche l'ode 3, 1, il cui odi profanum uulgus et arceo sarebbe oltretutto in forte contrasto con il valore del Carme Secolare, ognuno dei quali doveva essere noto con lo stesso titolo di Carme Secolare.

2. Orazio e Virgilio: carm. 4, 12

L'ode dodicesima del quarto libro e un invito a pranzo, che fa seguito alla descrizione del ritorno della primavera di ascendenza epigrammatica, rivolto a Virgilio, il cui nome compare enfaticamente in conclusione del verso 13, esattamente al centro del componimento (17):
   Iam ueris comites, quae mare temperant,
   inpellunt animae lintea Thraciae,
   iam nec prata rigent nec fluuii strepunt
      hiberna niue turgidi.
   nidum ponit Ityn flebiliter gemens
   infelix auis et Cecropiae domus
   aeternum opprobrium, quod male barbaras
      regum est ulta libidines.
   dicunt in tenero gramine pinguium
   custodes ouium carmina fistula
   delectantque deum, cui pecus et nigri
      colles Arcadiae placent.
   adduxere sitim tempora, Vergili.
   sed pressum Calibus ducere Liberum
   si gestis, iuuenum nobilium cliens,
       nardo uina merebere.
   nardi paruus onyx eliciet cadum,
   qui nunc Sulpiciis accubat horreis,
   spes donare nouas largus amaraque
      curarum eluere efficax.
   ad quae si properas gaudia, cum tua
   uelox merce ueni: non ego te meis
   inmunem meditor tinguere poculis,
      plena diues ut in domo.
   uerum pone moras et studium lucri
   nigrorumque memor, dum licet, ignium
   misce stultitiam consiliis breuem:
      dulce est desipere in loco.


La divergenza di opinioni sulla possibilita che si tratti del poeta Virgilio parte dagli antichi e continua ancora oggi: in particolare chi non condivide quest'ipotesi evidenzia come risulterebbe improbabile, con Virgilio morto da qualche anno, che gli venisse dedicato un componimento tanto allusivamente scherzoso (18). Risulterebbero inoltre di difficile interpretazione il iuuenum nobilium cliens del v. 15 riferito al destinatario e l'esortazione del v. 25, uerum pone moras et studium lucri.

Porfirione parrebbe identificare nel destinatario il poeta (19) <<con sicurezza (20) >>, dunque antiteticamente rispetto all'interpretazione presentata nel corpus pseudoacroniano in cui il destinatario e identificato come un Virgilio mercator. Nel commento al primo verso in realta Porfirione sembra non prendere una posizione, dichiarando semplicemente che Virgilio e il destinatario dell'ode:
   IAM VERIS COMITES QVAE MARE TEMPERANT / INPELLVNT ANIMAE LINTEA
   THRACIAE Vergilium adloquitur. Iterum autem ueris tempus describit.
   Iterum autem ueris tempus describit. Ceterum animas pro flatibus
   uentorum <dicere> usitatissimum est poetis. Sic denique Vergilius
   ait: <<Quantum ignes animaeque ualent>>.


La citazione virgiliana che segue serve soltanto come esemplificazione dell'uso poetico di anima perflatus. Nel commento al verso 15, pero, a proposito del cliens con il quale Orazio si riferisce al destinatario, Porfirione si chiede se, invece che Augusto o Mecenate, non possa trattarsi di uno dei Neroni, figliastri di Augusto (Augusti et Maecenatis. Aut numquidNeronumpriuignorum Augusti dicit?), connettendo pertanto il destinatario alla casata imperiale e sottintendendo--doveva d'altronde risultare evidente--che si tratti del poeta. Di tutt'altro avviso e invece il redattore della glossa pseudoacroniana che parla del destinatario come negotiator:

Schol. Hor. carm. 4, 12, 1: IAM VERIS COMITES Q. M. T. Ad Vergilium negotiatorem scribit admonens ueris tempus esse aptum nauigio.

Schol. Hor. carm. 4, 12, 22: VELOX MERCE VENI Vt supra dixit, idest pocula non dabuntur tibi nisi et tu, ad uicem, mercem ampullam detuleris unguenti (21).

Nel suo contributo per le Letture Oraziane promosse nella ricorrenza del Bimillenario della morte di Orazio, Armando Salvatore (22) affrontava in maniera molto puntuale la questione, argomentando a favore dell'identificazione con Virgilio poeta. Cio troverebbe difatti conferma, secondo lo studioso, nel confronto con l'ode 1, 24, redatta nello stesso metro, in cui il nome di Virgilio compare sempre al vocativo, in chiusura di verso e a meta del componimento: nulliflebilior quam tibi, Vergili (v. 10); negli influssi virgiliani terminologici e contenutistici che permeano l'ode (23); nel parallelo con l'epistola 1, 12 in cui Orazio esorta l'amico Iccio, che si occupa di questioni scientifiche, ad applicarsi anche a cose piu basse, e si serve dell'espressione contagia lucri (studium lucri e in carm. 4, 12) richiamando inoltre, con nilparuum sapiam del v. 12, il dulce est desipere in loco del carme.

L'ode 4, 12 risulterebbe pertanto, secondo la convincente lettura di Salvatore, un componimento giovanile permeato di una certa scherzosa ironia diretta al piu famoso, nonche piu ricco, Virgilio, inserita poi in un secondo momento nell'ultima raccolta lirica. Che si trattasse di un mercator e nello specifico di un unguentarius (24) risulta dunque semplicemente lettura autoschediastica fatta dal commentatore antico che interpretava letteralmente, e non in una prospettiva allusiva, le strofe oraziane (vv. 13-20):
   adduxere sitim tempora, Vergili.
   sed pressum Calibus ducere Liberum
   si gestis, iuuenum nobilium cliens,
      nardo uina merebere.
   nardi paruus onyx eliciet cadum,
   qui nunc Sulpiciis accubat horreis,
   spes donare nouas largus amaraque
      curarum eluere efficax.


I casi presi in esame dimostrano come parallelamente rispetto alla fortuna dell'auctor c'e dunque una fortuna del uetus interpres--aspetto gia bene messo in evidenza per Servio--dai cui archetipi interpretativi derivano esegesi, in piu di un caso erronee, stratificatesi nei secoli.

Concetta Longobardi

Universita degli studi di Napoli Federico II

concetta.longobardi@unina.it

(1) Sull'ampia questione costituiscono delle utili sintesi i lavori di Gianotti, G. F., <<I testi nella scuola>>, in Lo spazio letterario di Roma antica II, Roma, 1998, pp. 421-466; Pugliarello, M., <<A lezione dal grammaticus: la lettura degli auctores>>, Maia 61, 2009, 592-610.

(2) Si tratta degli scolii riportati dal Paris. Lat. 7900A (x sec.) e dal Vat. Lat. 3257 (xi sec.), integrati e arricchiti dall'editore con materiale esegetico di codici recenziori (Pseudacronis scholia in Horatium uetustiora, scholia AV in Carmina et Epodos, Lipsiae, 1902, rist. Stuttgart, 1967). Alcune osservazioni sui limiti dell'edizione Keller in Longobardi, C., <<Il corpus pseudoacroniano: per una revisione dell'edizione Keller>>, in Longo Auricchio, F.-Polara, G. (a cura di), Dalla Civilta Classica all'Umanesimo, Napoli, 2014, pp. 185-196.

(3) Sulla dipendenza degli scholia uetustiora dei codiciAVda Servio, cfr. Geymonat, M., <<Servius as Commentator on Horace>>, in Style and Tradition, Studies in Honor of Wendell Clausen, Stuttgart-Leipzig, 1998, pp. 30-39.

(4) Spiritum Phoebus mihi, Phoebus artem / carminis nomenque dedit poetae: / uirginum primae puerique claris / patribus orti, / Deliae tutela deae, fugacis / lyncas et ceruos cohibentis arcu, / Lesbium seruate pedem meique / pollicis ictum, / rite Latonae puerum canentes, / rite crescentem face Noctilucam, / prosperam frugum celeremquepronos / uoluere mensis. / Nupta iam dices <<ego dis amicum, / saeculofestas referente luces, /reddidi carmen docilis modorum / uatis Horati>>.

(5) Schol. Hor carm. 4, 6, 1. Le edizioni di riferimento sono quella di Holder per il testo di Porfirione (Pomponii Porphyrionis Commentum in Horatium Flaccum, Hildesheim, 1894) e quella di Keller per il corpus pseudoacroniano (Pseudacronis scholia in Horatium uetustiora), entrambe oggetto di revisione critica per l'edizione digitale proposta dal progetto BibCLat, Biblioteca Digitale dei Commentari Latini.

(6) Schol. Hor carm. 1, 21, 1.

(7) Contro l'interpretazione del Lambino si esprimeva il Torrentius: Non recte, meo quidem indicio, Lambinus hymnum hunc Dianae et Apollini dictum, Saeculare carmen appellat. Mox enim initio imperii Augusti scriptum fuisse probabimus. At Saeculares sub Augusto ludi celebrati fuere A. V. DCCXXXVI. Veteres libri hunc titulum proferunt: HYMNVS IN DIANAM ET APOLLINEM. Vnus etiam: HYMNVS AD CHORVM DE DIANA ETAPOLLINE.

(8) L'edizione di Orazio, per la quale avrebbe consultato i codici piu antichi poi andati perduti a causa dell'incendio che coinvolse il monastero benedettino di Saint Pierre du Mont Blandin presso Gand, in Belgio, e che corredo di un ricco commento, fu pubblicata nel 1578. Si consideri che Cruquius cita esplicitamente Porfirione e Acrone.

(9) Cfr. Iurilli, A., Orazio nella letteratura italiana: commentatori, traduttori, editori italiani di Quinto Orazio Flacco dal xv al xviii secolo, Roma, 2004.

(10) Q. Horatius Flaccus cum erudito Laevini Torrentii Commentario, Antuerpiae, 1608. Ne abbiamo altre analoghe testimonianze, cfr. Q. Horatius Flaccus cum commentariis selectissimis Variorum et Scholiis integris Johannis Bond, Lugduni Batavorum, 1658, in cui si legge, a proposito di carm. 4, 6, ODE VI npoosmiK^ Ad Apollinem et Dianam Carmen Saeculare.

(11) Buecheler, F., <<Zu Horaz Oden IV 6>>, Rheinisches Museum 14, 1859, 158-160.

(12) Cairns, F., <<Five Religious Odes of Horace>>, American Journal of Philology 92, 1971, 433-452.

(13) Cfr. Basso, A., L 'invenzione e la gioia. Musica e massoneria nell'eta dei lumi, Milano, 1994, pp. 82 ss.

(14) L'interesse a musicare Orazio veniva a Baretti dalla considerazione dell'armonia dei componimenti lirici composti, secondo quanto il poeta aveva asserito, al suono del barbyton e della cetra e verosimilmente destinati alla musica come testimonierebbe un'espressione quale uerba loquor socianda chordis di carm. 4, 9 nonche le prescrizioni del carme 4, 6 in cui seruate mei pollicis ictum parrebbe chiaro riferimento all'esecuzione musicata del Carme Secolare. Cfr. Baretti, G., The <<Carmen Saeculare>> of Horace, Roma, 1994, con introduzione e note di R. Caira Lumetti (il testo della prefazione di Baretti e riportato alle pp. 57-63). C'e difatti chi ha voluto leggere nei vv. 35-36 dell'ode, Lesbium seruate pedem meique /pollicis ictum, un riferimento a Orazio %opooioacKaIoc: secondo tale linea interpretativa Orazio terrebbe il tempo con il pollice, consentendo al coro di rispettare il ritmo saffico in cui il Carme Secolare fu redatto. Per quanto si evince dall'iscrizione ufficiale dei Ludi sembra d'altronde chiaro che il Venosino ne compose semplicemente il carme ufficiale e che non fu dunque il direttore del coro che lo recito: idem inpthoibus / eisdem uerbis Dianam /sacrificioqueperfectopuer(i) [X]XVII quibus denuntiatum erat patrimi et matrimi et puellae totidem / carmen cecinerunt eo[dem]que modo in Capitolio / carmen composuit Q(uintus) Hor[at]ius Flaccus.

(15) Nell'edizione a stampa della rielaborazione musicata, dedicata a Caterina di Russia (Katarinae /Aug. Piae. Felici /Ottomannicae. Tauricae / Musagetae / Q. Horatii Flacci / Carmen Saeculare / Lyricis. Concentibus. Restitutum / A. D. Philidor / D. D. D. /A. C. MDCCLXXXVIII) ciascuna sezione vocale della composizione e preceduta da un argomento riassuntivo: Prologus: Proposita Argumenti dignitate, Poeta animos ad audiendum comparat; <<Carminum, Liber Tertius>>, I vv. 1-4 (Odi profanum uulgus et arceo); Prima Pars: Admonet Poeta Pueros ac Puellas ut carmina bene recitent; <<Carminum Liber Quartus>>, VI, vv. 29-44 (Spiritum Phoebus mihi, Phoebus artem); Secunda Pars: <<Hymnus ad Apollinem>>; Rogat Apollinem Chorus uterque, ut Seculare Carmen probet ac tueatur <<Carminum, Liber Quartus>>, VI, vv. 1-28 (Diue, quem proles Niobea magnae); Tertia Pars: Hortantur se mutuo Pueri ac Puellae ad Celebrandas Apollinis et Dianae Laudes <<Carminum, Liber Primus>>, XXI, vv. 1-16 (Dianam tenerae dicite uirgines); Pars Quarta: Preces pro Imperii et Imperatoris incolumitate <<Carmen Saeculare>> (Phoebe, siluarumque potens Diana).

(16) Baretti anticipa, rispetto alla successione di Sanadon, l'ultima sezione (Phoebe, syluarumque potens Diana) collocandola come Prima Pars. La soluzione di Sanadon fu poi riproposta dall'irlandese Philip Francis (1708-1773), traduttore in inglese delle opere oraziane (Odes, Epodes and Carmen Saeculare of Horace in Latin and English, Dublin, 1742). Nel caso del Carmen Saeculare Francis aveva pero modificato l'ordine dei componimenti invertendo la prima e la quarta parte.

(17) Tale verso 'di raccordo' richiama il fr. 367 L.P di Alceo, facendo configurare l'intera ode come un mosaico di imitazioni. Si veda la lettura dell'ode proposta nel commento di E. Romano in Q. Orazio Flacco, Le opere I, tomo secondo, Roma, 1991, 906-910.

(18) Cfr. Q. Horatii Flacci. Carmina. Liber IV, introduzione di P. Fedeli, commento di P. Fedeli e I. Ciccarelli, Firenze, 2008, pp. 503 ss.

(19) Tra gli studiosi che hanno argomentato in maniera convincente che si tratti del poeta in particolare Bowra, Malcovati, Arnaldi, Quinn, Minadeo, Belmont, Porter. Una precisa sintesi della questione in Bellandi, F., <<Virgilio 2>>, in Enciclopedia Oraziana, vol. I, Roma, 1996, pp. 942-944.

(20) Cfr. Salvatore, A., <<Orazio e Virgilio (interpretazione di Hor. Carm. IV 12)>>, Vichiana 5, 1994, 34-44 (si cita da p. 40; il lavoro e poi confluito in Gigante, M.-Cerasuolo, S. (a cura di), Letture oraziane, Napoli, 1995, pp. 183-209).

(21) Mi allontano in questo caso dal testo di Keller che pospone idest a mercem mentre nei codici A e V, contenenti gli scholia uetustiora, idest e posto a inizio frase. Il dato viene ribadito negli scolii piu tardi della famiglia rb che riportano Negotiatorem significat istum fuisse Virgilium.

(22) Salvatore, A., <<Orazio e Virgilio (interpretazione di Hor. Carm. IV 12)>>, Vichiana 5, 1994, 34-44.

(23) La terza strofa e vista come una vera e propria <<pastorale virgiliana>> (p. 195).

(24) Nel commento del Cruquius a merce si legge analogamente di un Virgilio negotiator; il Torrentius riporta il titulus dell'ode, Ad Virgilium unguentarium, che ha rinvenuto in piu di un codice, convinto che il destinatario sia un mercante come testimonierebbero gli stessi versi oraziani (Non displicet titulus, quem in tribus codicibus manuss. Repperi: AD VIRGILIVM VNGVENTARIVM, VERIS DESCRIPTIO, PARAENETICE. Vnguentarium autem fuisse illud ostendit: <<Cum tua / Velox merce ueni>>. Quo etiam referendum quod sequitur: <<Verum pone moras, et studium lucri>>. Illis certe non assentior qui Odam Virgilio poetae inscribunt).
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Title Annotation:texto en italiano
Author:Longobardi, Concetta
Publication:Voces
Date:Jan 1, 2012
Words:3099
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