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Emilio Salgari e i "pirati della Malesia": colonizzati e colonizzatori.

Abstract

L'autore, nel presente saggio, attraverso un'analisi articolata delle opere di Emilio Salgari, dimostra che i luoghi comuni riproposti intorno a esse da buona parte della critica in occasione del centenario delia morte dello scrittore vanno superati. Salgari non e un "minore", da collocare nell'ambito della "paraletteratura", ne uno scrittore buono solo per l'infanzia, ne un uomo e un artista fuori dal suo tempo. Egli si rivolge al nuovo pubblico che si affaccia alia lettura in seguito alia legge Coppino sull'istruzione obbligatoria e si fa portavoce di un'"epica popolare anticoloniale", di un messaggio di uguaglianza tra tutti i popoli del mondo. Funge da battistrada alia narrativa moderna, facendo lievitare il racconto attraverso l'intensificarsi delle azioni e delle immagini ed evitando, in tal modo, di cadere negli stereotipi delle opere seriali.

Parole chiave

Emilio Salgari, I pirati della Malesia, "paraletteratura", romanzo d'avventura

Una vita tormentata

Poco piu di cento anni fa (precisamente il 25 aprile 1911) moriva suicida, a Torino, Emilio Salgari, autorevole, quanto controverso, anche presso i suoi contemporanei, scrittore d'avventure. Egli ha voluto dare dimensione romanzesca perfino alia sua morte, preparata accuratamente--come dimostra, ad esempio, il particolare del bastone da passeggio e della giacchetta ben ripiegata, riposti accanto al suo cadavere--, ricorrendo, seppur con mano tremante, a una sorta di harakiri, che sarebbe stato degno di qualcuno dei personaggi usciti dalla sua penna.

Nel prendere commiato dalla vita, ha lasciato due lettere: una indirizzata ai suoi editori, piena di improperi e recriminazioni per aver sfruttato commercialmente il suo successo, costringendolo, per converso, a vivere in gravi ristrettezze, assieme alia numerosa famiglia, e un'altra in cui fa appello a che i figli non vengano abbandonati a se stessi, privi di sostanze. Nella prima, riprodotta, insieme ad altre, dalla stampa dell'epoca, leggiamo:

Ai miei editori. A voi che vi siete arricchiti colla mia pelle mantenendo me e la famiglia mia in continua semi-miseria od anche piu, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. Emilio Salgan. (Gallo e Bonomi, 2011: 357)

Basta richiamare qui, per il momento, alcuni dati biografici funzionali alia trattazione che segue. Emilio Salgari nacque il 21 agosto 1862 a Verona, da famiglia benestante. Frequento il Regio Istituto Nautico "Paolo Sarpi" di Venezia, ma, a causa dello scarso impegno nello studio, non consegui il diploma. Decise allora di dedicarsi all'attivita giornalistica, divenendo redattore del quotidiano Veronese La Nuova Arena, sul quale comincio a pubblicare in appendice i suoi primi romanzi. Qui incontro sulla sua strada come direttore un giornalista fantasioso dalle grandi trovate pubblicitarie, che contribuirono al successo degli scritti salgariani. Era Ruggero Giannelli. Uno di questi scoop servi a lanciare il primo grande successo di Salgari, La Tigre delia Malesia:

La mattina del 15 ottobre 1883 Verona fu tappezzata di manifesti raffiguranti una tigre. Intanto "La Nuova Arena" metteva in guardia i cittadini annunciando che un'altra feroce tigre era fuggita da un serraglio. La vicenda e assai nota: nessuna belva minacciava la vita dei veronesi, l'unica Tigre che si apprestava a fare la sua comparsa era La Tigre della Malesia, la nuova appendice che il giovane Salgari aveva creato per il quotidiano. (Gallo e Bonomi, 2011: 64)

Successivamente Salgari passo all'altro quotidiano scaligero, L'Arena, continuando a scrivere in appendice i suoi romanzi, che ormai erano ospitati a puntate da tanti altri quotidiani. Il successo ottenuto lo spinse a intraprendere la strada dello scrittore professionista. Nel 1892 si sposo con Ida Peruzzi (subito da lui ribattezzata "Aida"), si trasferi a Torino e pubblico le sue opere contemporaneamente con tre editori prestigiosi: Paravia di Torino, Treves di Milano e Donath di Genova. Nel 1898 la famiglia Salgari si trasferi a Sampierdarena. Agli editori precedentemente citati si aggiunse Bemporad di Firenze. Il lavoro dello scrittore divento cosi frenetico, anche se non remunerato in maniera adeguata alie esigenze della famiglia, che intanto si era accresciuta con la nascita di quattro figli. Inseguito dai creditori, Salgari torno a Torino, in un modesto alloggio di Corso Casale. Il fumo, l'alcol aggravarono le sue condizioni di salute. Una malattia agli occhi gli fece temere la cecita. Il disinteresse del mondo letterario piemontese minava ulteriormente il suo sistema nervoso. A tutto cio si aggiunsero le precarie condizioni mentali della moglie, ricoverata in manicomio, alia quale egli non riusciva a garantire un'assistenza decorosa a causa delle ristrettezze economiche. Da qui al suicidio il passo fu breve.

La critica: "Letteratura" o "paraletteratura"?

Il centenario della morte di Emilio Salgari, con gli studi che ne sono seguiti, e riuscito, almeno in parte, a sfatare alcuni miti, riguardanti perlopiu la sua biografia e alimentati--alcuni--dallo stesso scrittore (si pensi, per esempio, al mito del "grande viaggiatore", visto ch'egli, nella realta, viaggio pochissimo), ma non a correggere il tiro della critica (quantomeno di quella "uificiale"), che ha continuato, con qualche eccezione, a sottovalutare Salgari, sminuendo il valore letterario della sua opera, confinandola, al massimo, nella vasta area della "paraletteratura". Ha ragione Sergio Campailla (2012a) quando sostiene, nello studio introduttivo premesso all'edizione de 7pirati della Malesia pubblicata appunto in occasione del centenario da Newton e Compton, che sono esistiti almeno due Salgari, uno appannaggio della critica "uificiale", che lo classifico e lo classifica come un "minore", e l'altro della "gente comune" (sarebbe eccessivo parlare oggi di "popolo"), che gli decreto un grande successo, che dura tuttora.

Anche il considerare Salgari uno scrittore "popolare" puo essere carico di insidie, perche si finisce per relegarlo nell'ambito della "paraletteratura", escludendo le sue opere dall'area della letteratura vera e propria, la "letteratura cofia", che richiede il raggiungimento di determinati canoni estetici. Gia la critica "uificiale" sua contemporanea considero lo scrittore Veronese come un autore che, tuttalpiu, poteva andar bene per l'infanzia, alia quale, grazie al suo linguaggio semplice, era in grado di trasmettere utili nozioni di geografia e di scienze naturali. Scrisse, infatti, Grazia Deledda, che, forse per addolcire la pillola amara del suo giudizio, intravedeva in Salgari il "Verne italiano":

Il Salgari ... scrive spigliatamente, e coglie garbatamente ogni occasione per inserire nelle sue pagine nozioni geografiche, e di storia naturale.

I suoi volumi si possono quindi leggere con un certo profitto dai giovinetti, ma per aver anche l'approvazione dei grandi bisognerebbe che il Salgari desse ai suoi personaggi un po' piu di verosimiglianza, un linguaggio meno violento, e infine un po' piu di garbo artistico. Ma il Salgari e ancor giovine: col tempo si perfezionera, e siamo quasi certi di salutare un giorno in lui il Verne italiano. (Deledda, 1896)

Giudizio analogo fu espresso dall'autorevole rivista Nuova Antologia (1895), che, all'epoca, contribuiva a dettare il canone estetico.

Nei decenni successivi, fino all'eta nostra contemporanea, l'apprezzamento riduttivo su Salgari non e venuto meno, la sua esclusione dall'"olimpo" della letteratura "cofia" e perdurata senza ripensamenti. La sua opera viene considerata estranea alie suggestioni della storia reale (Fabozzi e Fattori, 2001), sostituita da quella libresca, scarsamente originale, a causa della sua "serialita", che impone di riproporre sempre gli stessi "tipi". Rientrante, percio, piu nella "paraletteratura" che nella "letteratura". Anzi, lo scrittore si pone in antitesi rispetto alia storia del suo tempo, caratterizzata dal progresso, dalle prime avvisaglie di sviluppo tecnologico, dall'affermarsi del sapere scientifico. E allora, nell'eta del positivismo, egli vive dei sogni del passato, in un mondo onirico ormai superato.

Anche nel centenario Salgari viene presentato--con qualche eccezione di rilevo, come dicevamo--come un uomo fuori dal suo tempo, perduto nei labirinti del fantastico, rapito da un mondo irreale, "risolto a salpare navigando nei mari dell'immaginazione" (Campailla, 2012a: 10). Lo stesso Sergio Campailla, che pure esalta il Salgari "popolare", in antitesi a quello della "critica ufficiale", sottolinea che Salgari "scriveva non potendo permettersi il lusso di viaggiare" (2012a: 10). Conseguentemente, "la scrittura per lui acquista un valore piu forte di risarcimento ed evasione" (2012a: 10). "Salgari ha una sua mitologia, autonoma, in cui rifugiarsi; una mitologia che nei momenti migliori gli suggerisce squarci ariosi e carichi di mistero" (2012a: 10). Una mitologia che ha il suo aspetto "esotico" (2012a: 11), persino "le sue formule magiche" (2012a: 12). Di questa mitologia fa parte anche il linguaggio "marinaresco", tutto un mondo fatto di "tempeste", "arrembaggi", "naufragi", "che riconducono il racconto sul soleo in cui lo scrittore dentro di se si sentiva piu autorizzato" (2012a: 11).

Antonio Gramsci conosceva benissimo le opere di Salgari, anzi, in una lettera dal carcere inviata alia madre, datata 12 setiembre 1932, ne parlava con entusiasmo e si mostrava orgoglioso ch'esse rientrassero tra le sue letture preferite dell'infanzia. Egli scriveva:

Ricordi quanta fosse la mia abilita nel riprodurre dalle illustrazioni i grandi vascelli a vela e come conoscessi tutto il linguaggio marinaresco? Parlavo sempre di brigantini, sciabecchi, tre alberi, schooners, di bastingaggi e di vele di pappafico, conoscevo tutte le fasi delle battaglie navali del Corsaro Nero e dei Tigrotti di Mompracem, ecc. (Gramsci, 1975: 241)

Va, inoltre, richiamata una breve nota contenuta nei Quaderrti del carcere gramsciani, perche da essa possiamo desumere l'atteggiamento che la cultura fascista assunse nei confronti dell'opera di Salgari. Si tratto--come vedremo di un atteggiamento non univoco, perche il fascismo, in ambito culturale, usava la tattica furbesca di dare libero sfogo alie varie anime esistenti. Ma, alia fine, quella che doveva prevalere rispondeva a quelli che erano gli orientamenti veri del regime.

Gramsci, nella nota sopra citata, parla di una "quistione Salgari, che fu il 'pezzo forte' del sindacato scrittori e che fece ridere mezzo mondo" (1954a: 171). In che cosa consistette la "quistione"? In realta, Salgari fu tirato strumentalmente per i capelli in una polemica che opponeva il sindacato scrittori e gli editori per motivi di interessi economici. L'obiettivo delia polemica era quello di mettere in discussione la cessione perpetua dei diritti d'autore da parte degli scrittori e di impedire che fossero gli editori i maggiori benefician del successo letterario di un'opera presso il grande pubblico. La vicenda di Salgari, suicidatosi proprio perche vittima di questo meccanismo perverso dell'editoria, si prestava benissimo a un uso strumentale nell'ambito di questa disputa (Gallo e Bonomi, 2011: 280-281).

Uno dei bersagli preferiti dal sindacato scrittori e dal suo giornale di riferimento, Il Raduno, era l'editore Enrico Bemporad, il quale cerco di difendere al meglio i propri interessi, attivando tutte le sue conoscenze nell'ambito delle gerarchie del regime, cercando di propiziare un intervento diretto di Mussolini nella vicenda, nonche un'autorevole interrogazione alia Camera, che difatti fu presentata al Ministro dell'Istruzione Pubblica, per iniziativa del deputato Giuseppe Morelli, presidente del Sindacato di contrallo della casa editrice florentina. Ne segui, nel febbraio 1928, uno scarno dibattito parlamentare (Atti parlamentan, 1928), presente Mussolini, che si concluse con un ridimensionamento del caso (Gallo e Bonomi, 2011: 281-283).

Il Raduno, sconfitto, cesso di esistere di li a poco, il 7 giugno 1928, anche se ufficialmente si parlo di sospensione delle pubblicazioni. Gli autori avevano perso la loro battaglia, gli editori erano risultati vincitori, probabilmente perche avevano maggiori appoggi aH'intemo del regime. Ma non si trattava di una vicenda dai risvolti esclusivamente economici. La "quistione Salgari"--per riprendere la definizione gramsciana--era ben piu complessa. Aveva seri risvolti ideologici. Il regime fascista non poteva accettare il sistema di valori, l'"assiologia", che emergeva dalle opere salgariane, perche contrastava apertamente con quello di cui esso si faceva portavoce. Non si trattava di questioni secondarie. Si poteva consentire lo sfogo di alcuni intellettuali "filo-salgariani" d'occasione, ma non di piu. Il regime doveva ufficialmente prendere posizione contro il romanziere Veronese e le sue opere. E lo fece con estrema autorevolezza. Difatti, a mettere la parola fine alia spinosa "quistione" intervenne, sulle colonne del Popolo d'Italia, nel marzo del 1928, Margherita Sarfatti, scrittrice di regime molto vicina a Mussolini, alia quale Francesco Ciarlantini, che fu, fra l'altro, presidente della Federazione Nazionale Fascista dell'Industria Editoriale, aveva oculatamente suggerito a Bemporad di rivolgersi come persona che poteva avvicinare il "duce" per tutelare gli interessi dell'editore e mettere fine alia polemica piu ampia innescata dal Raduno (Gallo e Bonomi, 2011: 282). Scrive la Sarfatti:

Ma il lato artistico e letterario della cosa, fu posto in luce con definitiva chiarezza dal discorso dell'on. Morelli in Parlamento. I libri di Salgari non sono eroici: trasudano un basso erotismo, non di rado associato a una specie di pur basso e anche morboso compiacimento del crudele e del sanguinario. Ma soprattutto, cio che non fece abbastanza notare fon. Morelli, sono i libri di spirito profondamente antifascista per due ragioni fondamentali:

1) esaltano la rivolta, l'indisciplina e la disobbedienza alie autorita legalmente costituite delia societa e dello Stato;

2) sono libri anticoloniali, dei quali il protagonista e sempre un indigeno, oppure (ed e ancora piu grave) un bianco capo di indigeni, pirati o banditi in rivolta contro i colonizzatori.

Ora tutti oramai sanno che ogni dominazione coloniale e basata su questa convinzione, nel fatto e nello spirito: l'inevitabilita dell'uomo bianco e la necessita della sua vittoria.

Spirito classico. Spirito romano per eccellenza, del quale oggi e erede ed interprete l'immenso e stupendo impero coloniale anglo-sassone.

Lasciamo stare che Salgari scrive male, in illeggibile e impossibile italiano. E'ancora il minore dei guai, per quanto non trascurabile. Il guaio e che <<pensa>> male; o per dire meglio non pensa affatto. Scrive sotto l'impulso di quello spirito di rivolta romantica, e di romantica, ipercritica, nichilista e distruttrice esaltazione delia rivolta per la rivolta al quale in gran parte abbiamo dovuto, in Italia, le fazioni, le lotte di parte, il servaggio, il brigantaggio, la camorra e la maffia. Gli eroi del Salgari sono quel genere di gente i quali, se vedono un ladro fra due guardie, intanto e a buon conto, se appena possono in mezzo alia folla, gridano: molla, molla! E se il ladro scappa, lo favoreggiano, invece di dar man forte ai carabinieri e dicono: povero diavolo! e non: brave guardie.

Questo tipo, del cittadino in rivolta, e il tipo antiitaliano e fazioso della vecchia Italia che il Fascismo rieduca, muta e rinnova. (Sarfatti, 1928)

Un regime razzista, colonialista, fondato sull'"ordine", come quello fascista, non poteva approvare Topera di Salgari, orientata in direzione completamente opposta. Percio taglio corto e si affido non casualmente, per esprimere la propria condanna decisa, alia penna tagliente di Margherita Sarfatti, i cui rapporti di intimita con Mussolini sono ben noti. Cio conferiva "ufficialita" alia sua presa di posizione.

Umberto Eco (2005), partendo dagli studi gramsciani, dai quali non puo prescindere chiunque voglia occuparsi dell'argomento, ha approfondito, in un proprio volume di saggi, Tanalisi del "romanzo popolare" e, segnatamente, del romanzo d'appendice, fornendoci alcune preziose indicazioni metodologiche. In merito ai propri saggi, egli scrive nelle pagine introduttive:

Ripresa ai giorni nostri l'ipotesi gramsciana si esercita in questi saggi attraverso metodi narratologici e semiotici: analisi di testi, confronto di artifici narrativi con sistemi esterni di condizionamento commerciale, con universi ideologici e con strategic stilistiche, cercando di porre in correlazione tutte queste "serie" attraverso modelli strutturali omologhi. (Eco, 2005: VII)

E continua:

Questi studi si presentano cosi come contributi misti vuoi a una sociologia della narrativita popolare, vuoi a uno studio delle ideologic espresso in forma di storia delle idee, vuoi talora come contributi esplorativi a una semiotica testuale non ossessionata dall'esigenza della formalizzazione (vera o presunta che sia) a tutti i costi. Senza per questo voler polemizzare contro le analisi testuali che oggi si fanno, meno conversevoli e phi "computerizzate" di quelle che qui si presentano. (Eco, 2005: VII)

L'autorevole semiologo ha voluto essere "antifrastico" e polemizzare, con tatto accademico, con l'"estremismo strutturalista", affermatosi nella critica italiana segnatamente a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, il quale ha dato vita a quella che Eco chiama "formalizzazione", consistente nel considerare l'opera letteraria come "autoreferenziale", "autosufficiente", slegata dalla realta e dai "contesti", e nel ridurre l'analisi alia sua "forma", alia combinazione degli elementi che la compongono. Eco propone un metodo analitico piu completo, "in cui questioni ideologiche, logica delle strutture narrative e dialettica del mercato editoriale si compenetrano in un modo problematico non facile da dipanare" (2005: VI).

In altre parole, l'opera letteraria deve essere analizzata dal critico con tutti gli strumenti a sua disposizione per chiarirne il significate al lettore. Tale analisi deve riguardare certo la forma, lo stile usato dallo scrittore, le strutture narrative, ma anche il contenuto ideologico dell'opera, i "contesti" (storico-politico, economicosociale, culturale, letterario) nell'ambito dei quali essa e stata concepita, le "strategie comunicative" adoperate dallo scrittore nei confronti del "lettore ideale" da lui immaginato, nonche il "lettore reale" che, di fatto, egli si trova di fronte, e che e, a sua volta, il risultato di "strategie comunicative" poste in essere dal "mercato editoriale".

A questo metodo d'analisi complessiva, che, in piu d'una occasione, abbiamo definito "critica integrale" (insieme critica sociologica, critica stilistica, critica psicanalitica, critica semiotico-strutturalistica), vogliamo improntare anche il presente saggio, incentrato soprattutto sul ciclo dei "Pirati della Malesia".

Un'epica popolare anticoloniale

Emilio Salgari vive e opera nell'eta umbertina (1870-1896) e nell'eta giolittiana (1897-1918). La prima fu caratterizzata: dal fallimento degli ideali risorgimentali, visto che l'Italia rimaneva economicamente divisa in due (un Centro-Nord progredito e un Sud sottosviluppato); dall'approvazione della legge Coppino sull'istruzione obbligatoria (1877); da un limitato, ma, comunque, significativo, allargamento del diritto elettorale (con una legge di riforma, varata nel 1882, si passo da 600.000 a 2.000.000 di elettori); da un rovesciamento del tradizionale sistema di alleanze, orientato, fino a quel momento, verso Francia e Inghilterra, e rivoluzionato, nel 1882, con la formazione della Triplice Alleanza con l'impero prussiano e la monarchia austro-ungarica; dalla disastrosa politica coloniale portata avanti da Francesco Crispi, che, con la disfatta di Adua (1896), mise fine all'eta umbertina; dalla politica Crispina di repressione del dissenso sociale, di fronte alie prime forme organizzative delle classi lavoratrici (nel 1895 nasce il Partito Socialista Italiano, sull'onda del Partito Operaio, nato nel 1880, e del Partito dei Lavoratori Italiani, nato nel 1891).

La seconda fu contrassegnata: dalla politica di sviluppo industriale, portata avanti da Giovanni Giolitti; dal progetto, perseguito da quest'ultimo, di coinvolgere il nascente movimento operaio organizzato in tale politica, attraverso una partecipazione limitata ai benefici economici che ne derivavano; dall'ulteriore allargamento della base elettorale (nel 1913, con l'introduzione del suffragio universale maschile, si passo da 3.000.000 a 8.000.000 di elettori); dalla prosecuzione della politica coloniale con l'impresa di Libia (1911).

Salgari non e solo uno scrittore per l'infanzia. Si rivolge a quel nuovo pubblico che si accosta alia lettura grazie agli effetti benefici della legge Coppino sull'istruzione obbligatoria (che Collodi, nonostante le sue umili origini familiari, contestava), al processo di emancipazione non solo economica, ma anche culturale, del proletariato che consegue alio sviluppo industriale della societa italiana e agli effetti collaterali di tale sviluppo su ceti non direttamente coinvolti nel mondo dell'industria, ma che beneficiano anch'essi del maggiore dinamismo socio-economico impresso al Paese. Un pubblico formato, dunque, da adolescenti, studenti, avanguardie operaie, artigiani, ceti medi cittadini e rurali.

A differenza di Collodi. di De Amicis, degli altri scrittori per l'infanzia che operano verso la fine dell'Ottocento, Salgari non trasmette a questo pubblico, attraverso il sapere gnomico popolare, i valori della borghesia, delusa nei suoi ideali risorgimentali, e regredita verso altri "principi" piu pragmatici: la laboriosita, come strumento che garantisce il benessere collettivo (in realta e la borghesia stessa a trame i maggiori profitti); l'obbedienza e il rispetto delle rigide gerarchie sociali; il rifiuto di ogni trasgressivita (in Collodi tutti i personaggi "eslegi" finiscono male: il Gatto e la Volpe, Lucignolo ecc.).

C'e nelle opere di Salgari quel fine consolatorio per le masse gia individuato da Gramsci (1954b: 108) come caratteristico di tutta la letteratura d'appendice. C'e un "superuomo"--da qui l'origine popolaresca del "superomismo" nicciano, secondo Gramsci (1954c)--che, a un certo punto, interviene e realizza i sogni di giustizia e di uguaglianza del popolo, confinando, pero, questa realizzazione al solo livello letterario, mentre nella realta storica tutto rimane come prima. Ma, accanto all'"eroe", nei romanzi salgariani, c'e tutto un pullulare di personaggi, di indigeni, di ribelli, che lottano concretamente per valori che sono contrapposti a quelli dei potenti, dei colonizzatori, e che sono presentad come valori autentici, genuini. Il sistema dei valori positivi (l'"assiologia") prospettato da Salgari e chiaro, e completamente diverso da quello di un Kipling, che considerava la colonizzazione dei popoli inferiori "il fardello dell'uomo bianco" ("white man's burden"), una missione da espletare per motivi di progresso e di civilta. Per Salgari, invece, la civilta di questi popoli non e per nulla inferiore a quella dei colonizzatori, viene descritta nei minimi particolari con ammirazione.

Trovano alimento, dunque, quei sentimenti anticoloniali, antirazzisti, ribellistici, che Margherita Sarfatti temeva e, con lei, il regime fascista, del quale era "intellettuale organica".

"Poetica" e "ideologia" nei romanzi di Salgan

Nella nostra analisi delle opere salgariane, quanto alia successione cronologica, terremo conto della datazione delle opere pubblicate, non di quella dell'uscita a puntate in appendice ai giornali. Per questo aspetto rimandiamo a studi gia esaustivi (Campailla, 2012b).

Salgari, per esigenze pratiche (consegnare continuamente pagine su pagine per riscuotere qualche soldo e impinguare le sue esigue finanze), dovette ricorrere a tutta una serie di espedienti narrativi: interrompere narrazioni, riprenderle riesumando personaggi in contesti diversi e giustificando in vario modo la loro riapparizione, rimediare a contraddizioni di trama, aggiungere poi capitoli di connessione tra un libro e l'altro, al momento della pubblicazione in volume dei romanzi, per evitare vuoti e conseguenti "voli pindarici" al lettore ecc. Imisteri della Jungla Nera (Salgari, 1973) presenta temi e personaggi, come Tremal-Naik, che ritroviamo, in diversa prospettiva, nel ciclo dei "Pirati della Malesia" (anche se va precisato che cronologicamente, seguendo l'ordine della pubblicazione in appendice su riviste, Le tigri di Mompracem e anteriore, risalendo al 1883-1884). Nel romanzo sopra citato la vicenda si svolge nello splendido e misterioso scenario della giungla nera e dell'isola di Rajmangal, in quella vasta regione nella quale le acque del Gange sfociano nel Golfo del Bengala. Il tema centrale delia narrazione e l'amore di Tremal-Naik, "il cacciatore di serpenti", per la "Vergine della Pagoda", vittima della brama di sangue che anima Suyodhana, il terribile capo dei Thugs, che ha deciso di sacrificare la fanciulla alia crudele dea Kali. Aiutato dal fedele Kammamuri, Tremal-Naik decide di salvare la ragazza. Il romanzo non si chiude con una soluzione definitiva all'enigma s'egli riuscira vincitore o sconfitto nello scontro con Suyodhana, lasciando aperto il discorso narrativo a ulteriori sviluppi e a possibili agganci con romanzi successivi. La "Vergine della Pagoda" viene liberata provvisoriamente dall'irrompere del padre capitano assieme ai suoi soldati e si ritrova tra le braccia di TremalNaik. Ma le ultime parole pronunciate da Suyodhana in ritirata, all'indirizzo dei suoi uomini, sono: "Andate! ... Ci rivedremo nella jungla" (Salgari, 1973: 316).

L'"ideologia" che domina questo romanzo e fondata sull'esaltazione delia liberte. Liberte della natura selvaggia, che e connotativa del vitalismo di tutto un mondo, delia preziosa naturalezza dei sentimenti e delia psicologia dei popoli primitivi rappresentati, dei loro atteggiamenti, della stessa vigoria e della cinetica scattante dei corpi di personaggi come Tremal-Naik. Salgari contrappone la naturalita, la genuinite, la fantasia sempre rinnovata del variegato mondo etnico dei primitivi alia piattezza, alia mancanza di virtu civili che ormai dominano il mondo borghese e l'Italia tradita nei suoi sentimenti risorgimentali.

La forza impetuosa della natura si dispiega in tutta la sua potenza in una tempesta:

L'uragano allora raddoppiava di violenza ... Il vento ruggiva tremendamente nella jungla, curvando con mille gemiti e mille scricchiolii i giganteschi vegetali e torcendo in mille guise i cento tronchi dei banian, i rami dei palmizi tara, dei latania, dei pipal e dei giacchieri, e fra le nubi scrosciava incessantemente la folgore che veniva giu, desenvendo abbaglianti zigzag. (Salgari, 1973: 119)

Anche il mondo animale partecipa di questa vitalita brutale. Si pensi--solo per fare un esempio--al modo in cui Salgari rappresenta lo scontro tra la tigre di TremalNaik e un rinoceronte. Notiamo l'influenza della scapigliatura nel carattere cruento di questa, come di tante altre descrizioni:

Il corno del rinoceronte le fracasso il petto lanciandola poi in aria per piu di venti metri. Ricadde, cerco di risollevarsi mugolando di dolore e di rabbia e torno a volare ancor piu in alto perdendo torrenti di sangue.

Il rinoceronte non attese nemmeno che ricadesse. Con un terzo colpo delia sua terribile arma la sventro, poi rivoltandola contro terra la schiaccio coi suoi larghi piedi riducendola in un ammasso di carni sanguinolenti e di ossa infrante. (Salgari, 1973: 74)

Cosi viene descritto Tremal-Naik nella forza scattante del suo corpo:

Un indiano d'atletica statura, le cui membra sviluppatissime e muscolose denotavano una forza non comune ed un'agilita di quadrumane.

Era un bel tipo di bengalese, sui trent'anni, di tinta giallastra ed estremamente lucida, unta di recente con olio di coceo; aveva bei lineamenti, labbra piene senz'essere grosse e che lasciavano intravedere un'ammirabile dentatura; naso ben tornito, fronte alta screziata di linee di cenere, segno particolare dei settari di Siva.

Tutto l'insieme esprimeva una energia rara ed un coraggio straordinario. (Salgari, 1973: 14)

Quest'uomo gareggia in forza con gli animali e con la natura: "Con un terribile colpo di coltello taglio in due il pitone, il quale sibilava rabbiosamente, coprendo di bava sanguigna la vittima" (Salgari, 1973: 41).

E cosi ci appare, nella sua vigorosa bellezza, la tigre di Tremal-Naik, Darma:

Una superba tigre reale, di alta statura, di forme vigorose, col mantello aranciato e screziato di nero, usci dalla capanna e fisso il padrone con due occhi che mandavano terribili lampi....

La tigre si raccolse su se stessa, emise un sordo brontolio e con un salto di quindici piedi venne a cadere ai piedi del padrone. (Salgari, 1973: 20)

Ne I pirati della Malesia (Salgari, 2012), il protagonista e Sandokan, mentre TremalNaik gli fa da spalla. La Tigre della Malesia, nel suo ruolo tradizionale di vendicatore degli oppressi, decide di liberare proprio "il cacciatore di serpenti", che ama Ada ed e rimasto prigioniero di lord James Brooke, il despota inglese nemico giurato dei pirati malesi. La lotta fra Sandokan e il "rajah bianco" e il motivo dominante del romanzo, che, come le altre opere salgariane, nell'explicit lascia intravedere nuove avventure, per accattivare il pubblico dei lettori. Tremal-Naik, Ada e Kammamuri salpano per l'India, mentre Sandokan e il fedele compagno Yanez tornano a Mompracem. Ma gia si prefigura una nuova avventura: lo scontro tra la Tigre della Malesia e Suyodhana, la Tigre dellTndia, oggetto di un altro romanzo.

Contrariamente a quanto hanno sostenuto critici come Bruno Traversetti (1989: 26, 29), Salgari non guarda al mondo primitivo oggetto delle sue narrazioni dall'angolo visuale del borghese pantofolaio eurocentrico, ma daH'interno di quel mondo stesso, del suo dinamismo, nonostante l'immobilita apparente, delia sua "ideologia", caratterizzata dalla lotta contro l'oppressione. E da quell'angolo visuale trova e fornisce al lettore, tra le righe, la chiave di lettura dello scontro, che awiene tra nazioni imperialiste e popoli colonizzati. Questa visione degli avvenimenti emerge dal racconto e, come ha osservato Engels a proposito di Balzac, poco importa ch'egli non sia un rivoluzionario, ma un liberale moderato nella vita di tutti i giorni. La rappresentazione dei fatti ch'egli ci da parla da se, da al lettore elementi di giudizio per poter valutare e prendere partito. Salgari non e partecipe della "nevrosi di classe", che colpisce a fine secolo la borghesia italiana, la quale si sente spodestata, defraudata, dall'ascesa economica, ma anche culturale, del proletariate. Non partecipa al fervore patriottico, all'esaltazione della politica coloniale. Anzi, da quest'avventura, avviata da Crispi e proseguita da Giolitti, sembra trarre la conclusione opposta: la lotta e alia base della vita e in questa lotta i suoi personaggi stanno dalla parte dei popoli colonizzati, non dei colonizzatori.

E vero, ci sono alcuni stereotipi che ritornano nella narrazione, passando da un romanzo all'altro, ma Salgari ha la capacite di riproporli sempre in forme nuove, evitando di stancare con la ripetitivita il lettore. Anche ne I pirati della Malesia il vitalismo della natura e sintomatico di un mondo in eterno, anche impercettibile, movimento, in tutte le sue componenti: naturali, appunto, sociali, antropologiche. E queste descrizioni della natura acquistano spesso un loro fascino poetico:

Il mare, quasiche volesse gareggiare con quei tuoni, s'alzo enormemente. Non erano piu onde, ma montagne d'acqua scintillanti sotto la vivida luce dei lampi, che si slanciavano furiosamente su verso il cielo, come se attratte da una forza soprannaturale e che s'accavallavano le une sulle altre, cangiando forma e dimensione.

Il vento entrava talora a far parte di quella spaventevole gara, ruggendo furiosamente, cacciando innanzi a se nembi di pioggia tiepida. (Salgari, 2012: 41)

Potrebbero sembrare stereotipate la spavalderia, l'insolenza, la sfrontatezza di un personaggio come Yanez, ma Salgari riesce a rendercelo simpatico, originale, non una fotocopia stinta di tanti altri "tipi" del genere presenti nei romanzi d'avventura. L'[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e controbilanciata dall'humour, dalla grande umanita che emerge dalle sue azioni a favore dei deboli, dei valorosi, contrapposta alia ferocia nei confronti dei potenti e dei prepotenti, dei codardi, che si nascondono sotto le ali protettive delle potenze coloniali. Neanche la figura di Sandokan e stereotipata. E un "eroe", un "superuomo", ma, a differenza di quel che accade nei romanzi d'appendice dozzinali irrisi da Gramsci, non e il "giustiziere solitario", proveniente dalle classi "alte", che, appunto, fa giustizia per il popolo inerte fidando esclusivamente sul proprio coraggio e sul proprio senso di giustizia. Intorno a lui c'e tutto un popolo di malesi, costretti a fare i pirati per sopravvivere, per ottenere l'indipendenza politica ed economica dalle potenze coloniali, che li soifocano sempre piu. Neanche costoro sono stereotipati, pur nella loro semplicita, hanno una fisionomia individuale inconfondibile, uno spessore morale: Sambigliong, Kotta, Hirundo, il piu giovane dei tigrotti ecc.

In Le tigri di Mompracem (Salgari, 2000), Sandokan si innamora di "un'incantevole creatura", Marianna, la "Perla di Labuan", nipote di lord Guillonk, un autorevole rappresentante dei colonialisti inglesi. Riesce a faria innamorare di se, fugge con lei e la sposa. Catturati entrambi, dopo varie peripezie, ritornano insieme, anche se hanno perduto tutto, tranne il prao che li trasporta. Il romanzo si conclude con le parole sconfortate di Sandokan: "La Tigre e morta per sempre! ..." (Salgari, 2000: 326). Ma esse, piu che un epilogo, una dichiarazione di resa, costituiscono il prologo per nuove avventure.

Nel testo pubblicato in appendice Sandokan viene ancora rappresentato in quella dimensione truce che rimanda alia scapigliatura:

Un uomo che piu d'una volta era stato visto bere sangue umano, e, orribile a dirsi, succhiare le cervella dei moribondi. Un uomo che amava le battaglie le piu tremende, che si precipitava come un pazzo nelle mischie piu ostinate dove piu grande era la strage e piu fischiava la mitraglia; un uomo che, novello Attila, sul suo passaggio non lasciava che fumanti rovine e distese di cadaveri.... Nel passare, il pirata mise i piedi su di un teschio umano, che s'infranse crocchiando. Maledetto! esclamo la Tigre.

Nella versione in volume notiamo un affrancamento dal retaggio scapigliato: Sandokan e tenero amante, sereno, anche se irremovibile, giustiziere a favore dei deboli e contro i potenti.

Vanno, inoltre, analizzati la figura di Yanez e il suo rapporto con Sandokan. Da questo rapporto, infatti, possono trarsi tutta una serie di conclusioni relative all'"ideologia" salgariana, quale emerge, particolarmente, dai romanzi ambientati in India e in Malesia. A tal proposito, va richiamata l'analisi svolta da Nicoletta Gruppi, in un volume, Riletture salgariane (2012), che contiene alcuni dei contributi piu validi pubblicati a ridosso del centenario delia morte di Salgari. Scrive la studiosa:

L'aspetto veramente nuovo che Emilio Salgari introduce, senza farlo apparire, nel suo ciclo indo-malese e l'elemento di subordinazione gerarchica del bianco all'uomo di colore. Fin dal nucleo primigenio del ciclo, la ... Tigre della Malesia (1883), il rapporto tra Sandokan e Yanez si presenta come estremamente affettuoso. Ma non ci possono essere dubbi su chi comanda. Nel primo capitolo Yanez viene addirittura definito come "l'anello" di Sandokan, per certi versi e quasi uno schiavo emancipato, come Venerdi. Anzi, nella sua primissima presentazione viene quasi insinuato il sospetto che la sua subordinazione sia intimamente collegata col fatto di essere piu chiaro di pelle: "il nuovo arrivato non era abbronzato come il formidabile pirata, ne si bello". Da questa posizione di schiavo favorito Yanez fara rapidamente carriera, di ventando in breve il "regolatore" di Sandokan, la voce della ragione, del distacco e dell'ironia, un alter ego con poteri a tutti gli effetti pari a quelli del "fratellino"....

La posizione di Yanez resta comunque fortemente anomala e decisamente "scandalosa" nell'ambito della letteratura fra i due secoli. Per renderei conto di fino a che punto lo sia basta rivolgersi al secondo capitolo di Lord Jim, dove uno scrittore apparentemente piu "liberal" di Kipling, Joseph Conrad, descrive la situazione dei marinai europei che finiscono coll'accettare degli ingaggi dagli orientali come una sorta di estremo degrado, appena un passo al di sopra del servire Satana: nella migliore delle ipotesi si tratta di debosciati, pericolosamente corrotti dalla snervante atmosfera orientale. (Gruppi, 2012: 103)

Nonostante il suo ruolo privilegiato, il suo spessore umano e psicologico, Yanez e sempre subordinate a Sandokan e tale subordinazione dipende dal fatto che e un bianco, un europeo. A conferma di cio, conclude Nicoletta Gruppi (2012: 104): "Le ultime sei parole di Sandokan a Yanez in Alla conquista di un impero sono sei parole 'impossibili' in qualunque altro romanzo delf epoca, d'avventura e non: 'una volta la, attenderai i miei ordini'."

Felice Pozzo (2012: 98-99) richiama le ripetute rappresentazioni, da parte della critica, di Sandokan come un novello Garibaldi, anche nelle caratteristiche fisiche, e di Marianna, la "Perla di Labuan", come riproposizione della figura di Anita, morta anche lei precocemente di malattia. Quanto al rapporto tra Sandokan e Marianna--e alie implicazioni "ideologiche" che ne derivano--a noi sembra opportuno sottolineare che Marianna e si un'inglese, ma che ha rinnegato queste sue origini, abbandonando il mondo dei colonizzatori, in cui e nata e cresciuta in mezzo agli agi derivanti dalla sua condizione, per fare sorte comune con i "ribelli" malesi, guidati da Sandokan. Ha fatto una chiara scelta di vita, pagando con la sua morte.

Da questa analisi dettagliata emerge, a nostro avviso, che Emilio Salgari non puo essere collocato nell'area delia "paraletteratura". Egli e riuscito a realizzare quell'unita di "forma" e "contenuto" che, secondo De Sanctis e Gramsci, contraddistingue la migliore letteratura. Ha narrato l'epopea dei popoli colonizzati e ha fatto lievitare il racconto attraverso l'avventura, anzi il succedersi di avventure infinite, adeguando il ritmo e lo stile a questo raccontare incalzante.

DOI: 10.1177/0014585814542785

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Antonio Catalfamo

Universita degli Studi di Messina, Italia

Autore corrispondente:

Antonio Catalfamo, Universita degli Studi di Messina, Dipartimento delle Scienze Cognitive, della Formazione e degli Studi Culturali, Via Concezione 10, 98100 Messina, Italia.

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Author:Catalfamo, Antonio
Publication:Forum Italicum
Date:Nov 1, 2014
Words:6051
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