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Divagazioni di fine millennio.

1. L'immediatezza e l'inattualita

Il mondo contemporaneo inaugura l'attualita. Mentre nel passato la memoria dei fatti che caratterizzano il processo di esplicazione della realta si evince dalla consapevolezza della dinamica dell'esistenza, nella presente condizione umana si palesa come inevitabile una sorta di culto dell'oblio. La ricerca delle cause che determinano i fenomeni si flette nel presente con una forza cosi remissiva da alterare tutti i vincoli che la genesi delle parole, delle affezioni, considera nell'immediatezza alternativamente plausibili e improbabili. La conoscenza coniuga l'archeologia e l'avventura mentale in modo da elidere dall'argomentazione la consecutivita e la coerenza. La congettura scientifica e la divulgazione (piu o meno ideologizzata) si compendiano nell'ordito della spettacolarita. L'universo mondano e dimessamente laico: non coltiva credenze inderogabili, ma religioni dalla rappresentazione scenica. Il culto e l'abrasione del tempo liturgico s'identificano. Il <<valore>> di un pensiero, di un gesto, di una testimonianza, e propedeutico a uno scompenso ideale, e sinonimo di una lesione storica: l'abbreviazione di qualcosa di assoluto nel quale e quanto meno improvvido continuare a fare affidamento. La casualita sostituisce precettisticamente l'occasionalita e la rende refrattaria a ogni ingerenza da parte dello spirito collettivo. Tutto cio che accade nel pianeta si addensa sul palcoscenico della storia momentanea, che e globale, ma effimera. Il ricordo ha il corso forzoso delle idiosincrasie domestiche, delle irriducibili funzioni esponenziali di un Io imperterrito di fronte alla scenografia artificiale dei grandi agglomerati urbani, che spesso includono nel loro emiciclo espositivo anche i resti delle epopee del tempo liturgico, di quelle gesta con le quali si interrogano le comunita umane nel loro corso storico. L'ordine mondiale si configura nella sua disordinata confusione di idee, propositi, azioni. Rimane a misurarne la temperie mercuriale la fotografia, l'insieme di fotogrammi, che l'immaginazione collettiva si propone involontariamente (inconsciamente) di omologare secondo un ordine di grandezza non ancora delineato. L'osservatore propizia l'esistenza di una controfigura di se e del mondo alla quale, se per avventura se ne presentasse la necessita, affidare la responsabilita di un responso. L'oracolo di Delfi si mimetizza nelle spoglie di un turista sventato, che guarda smarrito le traiettorie dei viaggiatori, dei viandanti, raccolti illusoriamente nell'eremo della memoria.

La scomparsa di Atlantide, finora consegnata da Platone alla mitologia occidentale con il fine di assecondare la nostalgia per tutto cio che si configura come un'arca di Noe nella quale soltanto alcuni argonauti trovano posto, lascia presagire una sua riedizione, una sorta di nuova mitizzazione di un evento, in apparenza indecifrabile, ma sostanzialmente concatenato con le volute mentali del genere umano. Riammettere l'esistenza di una forza incontenibile che, dalle viscere della terra, si riversi sul pianeta per contestargli la fine, significa relativizzare i codici di apprendimento, che le culture nella loro multiforme interazione generano continuamente. Si rinnova il timor panico come il bradisisma di un pianeta che si prepara a una collisione con gli altri corpi celesti in una successione di cause, nella quale si compendia anche quella che si evince dall'uso sconsiderato della tecnica e dal mancato rispetto per lo scenario naturale. La dinamica della perdizione non e cosi fraudolenta da suscitare vasti complessi di colpa. Al contrario, essa riflette l'imponderabilita--quindi la gratuita--del male, con il quale l'esegeta della natura e il riformatore sociale dialogano metaforicamente dalla fine del secondo conflitto mondiale. L'esperienza personale assume una connotazione talmente assolutizzante da renderla fine a se stessa. Se nella saggezza popolare l'esperienza e soltanto abbreviativamente trasmissibile, nel mondo contemporaneo sembra non avere alcun diritto di cittadinanza. Per questa ragione, gli accorgimenti tattici, con i quali si esplica la trama dei rapporti interindividuali e comunitari, sono in prevalenza di ordine precariamente consuetudinario. Il rischio calcolato, implicito in ogni proposizione espositiva, in ogni atto che concorra a determinare un evento, ha un'incidenza sociale di breve durata: le modificazioni geopolitiche del pianeta soggiacciono a un'azione contaminante, che adombra le direzioni del vento e le direttive dei profeti dell'istantanea (come nelle fotografie) o della rigenerazione universale (come nei frammenti biblici).

La liberta garantita dalle societa di assicurazione e il vagabondaggio: il viaggio commisurato alle disponibilita economiche di quanti s'immedesimano del <<vuoto assoluto>>, artificialmente riprodotto, nell'ambito delle responsabilita civili, dalle agenzie, che in ogni parte del pianeta impiantano stazioni riceventi, terminali di una centrale dei loisires, capaci di illudere sulle future, inevitabili, missioni dell'uomo nel cosmo. La ricognizione degli eventi passati, attuata avventatamente dalle controfigure degli arconti e degli argonauti, riedita con momentanee suggestioni anche il tempo remoto e lo allega a quello imponderabile del futuro. Il desiderio e il piacere magnificano l'inconsistente atmosfera degli itinerari tracciati dai profeti dell'avventura. Le masse si distribuiscono in gruppi e i gruppi ostentano una consapevolezza inversamente proporzionale alla temerarieta e all'ardimento necessari per violare i confini occitanici degli emisferi culturali della leggenda e successivamente della storia.

La sedentarieta, che dal settimo al quarto millennio a. C. rappresenta l'avvento dell'agricoltura, della citta, dell'aritmetica, della geometria e del concetto come la forma dell'interlocuzione argomentata, si trasforma edonisticamente in nuovo nomadismo, caratterizzato dalla razzia culturale. I gruppi organizzati dalle agenzie di viaggio si illudono di esaltare le vestigia del passato, di legittimarne l'eredita culturale. L'Ebreo errante raffigura paradigmaticamente lo spirito dei tempi, l'attitudine di chi impersona l'apprensione per il nuovo e la divagazione, la responsabilita e l'alienazione. La Terra, in quanto ordigno demonico di una costellazione energetica, fa da contrafforte a quanti coltivano l'inquietudine per giustificare--artisticamente--la melopea, la suggestione per gli spazi siderei, per le abissali metamorfosi del cosmo. Le citta ospitano i periscopi degli argonauti, che ambiscono decollare nei liberi cieli della fantasia per sovvertire i principi dell'ordinamento urbano, tutelari della giustizia distributiva, dell'equita, dell'inventiva e dell'imprenditorialita individuali. La Terra, che ospita i primi geometri, i primi esecutori testamentari della volonta comunitaria, da laboratorio ideale si trasforma progressivamente in una rampa di lancio per gli esegeti del cosmo, i nuovi viandanti nei plessi del tempo e negli interstizi delle energie latenti nell'universo. A conforto di una tale tendenza si esplica la mancata interconnessione delle comunita che, sebbene vicine, non si evolvono nell'alveo della stessa struttura idiomatica e delle stesse regole di convivenza. L'inquietudine contemporanea si spiega proprio con le premesse con le quali il genere umano si consolida nei suoi ordinamenti in modo differenziato negli stessi ambiti naturali. Le leggende, i riti, si succedono ai miti per temperare l'incongruenza fra quanto esaltante appare il cielo stellato e quanto contingente e conflittivo lo spazio effettuale. La scrittura, inventata separatamente in Egitto, dai Sumeri e in Cina, resa flessibile dall'uso fenicio dell'alfabeto, conferisce una maggiore consistenza alle lingue, che privilegiano gli aspetti allo stesso tempo correnti e piu inquietanti del pensiero umano. Per un verso, le lingue consentono l'elaborazione concettuale e disquisitiva del convincimento e la promozione dello stesso a livello didascalico e normativo; per un altro verso, la consuetudine espressiva e la tradizione idiomatica conseguono alla differenziazione culturale, politica ed economica, degli insediamenti umani nelle diverse aree del pianeta. La correlazione fra cultura e territorio non puo considerarsi un presupposto logicamente sostenibile in ordine alle intese o alle collisioni fra popolazioni, che ambiscono a differenziarsi per esercitare una sorta di egemonia sull'ambiente: un'egemonia tanto piu forte e pervasiva quanto piu allettante appare la sua espansione. La conoscenza diviene il sapere nelle sue amplificazioni e nei suoi adattamenti pratici. Le comunita stanziali si propongono di conseguire uno stato di grazia, in virtu del quale agire con maggior liberta di quanto non sia consentito quando l'egida del bisogno condiziona tutte le propensioni o le scelte politiche che si dimostrino praticabili e legittimamente plausibili. La geografia si manifesta come la rappresentazione della geometria ideologica, in grado di stabilire le quote di potere spettanti a ogni sodalizio istituzionalmente organizzato e operante.

La scrittura sorregge in una trama concettuale le stesse contraddizioni del mondo. <<La scrittura>> scrive Robert Fossaert <<e valorizzata dagli scriba degli Stati e dai sacerdoti delle religioni del Libro, non importa quale sia questo libro. Cosi si stabiliscono le probabilita di una lunga sopravvivenza del sanscrito, dell'ebreo, del latino, dell'arabo, ecc. Le elites, che si formano alle dipendenze delle Chiese, utilizzano lingue sacre che trasformano in lingue della saggezza, cioe adeguate per trattare argomenti che sono al di sopra delle capacita delle lingue ordinarie. Alcune lingue si trasformano allora in vettori universali, a scala dei loro mondi. Li, dove diversi mondi si interconnettono temporalmente, l'alta cultura si riconosce dalle grandi biblioteche e per gli studi dei traduttori e dei copisti, soprattutto ad Alessandria (fino all'incendio finale del 645), a Cordova (fino alla Reconquista spagnola del 1236), a Bagdad (che un figlio di GengisKhan saccheggera nel 1258), ecc. In questo modo si stabilisce una gerarchia mobile: dall'indiscriminato apporto dei dialetti abituali si evince una elite di idiomi scritti sotto la preminenza di alcune lingue sacre e sagge, conservate da diversi apparati ideologici>> (Fossaert 21). La sacralita dell'espressione si coniuga quasi contemporaneamente con la fisioterapica impellenza del commercio. L'eguaglianza religiosa si realizza per gradi, a partire dalla constatazione delle differenze di rango e delle diversita etniche, conferendo credito all'azione imprenditoriale. Il mercante trasforma lo scriba nel depositario di una volonta, che si esercita nell'azione, che si esplica nel convincimento e nel condizionamento. Le idiosincrasie dell'uno e si riflettono sulle ostentazioni dell'altro: entrambi agiscono come imbonitori della storia. <<I costruttori di muraglie e di fortini, i meccanici, gli architetti navali e gli ingegneri delle macchine di posizione si valgono del favore dei principi. Ma le vere innovazioni nell'arte della guerra sono originate piu dalla organizzazione che dalle strutture. Fecero epoca l'impiego degli archi nubiensi, la partecipazione degli opliti e, dopo la creazione delle legioni romane, l'impiego della cavalleria leggera da parte degli arabi e dei mongoli>> (Fossaert 22) La tattica e la strategia militare costituiscono l'ampliamento scenico dei risultati conseguiti dall'elaborazione concettuale dei geometri e dei riformatori sociali, di quanti ritengono di propiziarsi lo spirito dei tempi per il loro tornaconto e per il benessere generale: una contraddizione destinata a insidiare tutto il percorso storico delle comunita socialmente consolidate e in grado di elaborare un sistema normativo. La legge, che regola i rapporti interpersonali, fa necessariamente riferimento al potere tutorio che, nelle formulazioni di Platone e Aristotele, corrisponde alle previsioni logicamente sostenibili sulla scorta dell'esperienza acquisita nelle aree urbane e sotto il pericolo di un violento processo di sottomissione da parte dell'impero macedone, antesignano in senso disfunsivo dell'impero romano, dotato di risorse culturali e organizzative tali da connotare con gli istituti del diritto l'evoluzione della condizione umana, gravata fino all'epoca contemporanea della problematica relativa alla schiavitu. Finche i plettri non saranno meccanizzati, la forza-lavoro schiavistica--afferma Aristotele (Aristotele, Politica, III, 9, 1281 a 2-4)--e inevitabile. La mimesis con la natura comporta l'accettazione del regime di dipendenza energetica fino a che la protesis non ne invalida la funzione, assicurando al lavoro manuale il sussidio di un ordigno meccanico.

La liberazione dell'uomo dalla fatica e dal lavoro meccanico e ripetitivo comprende la parte piu significativa della cultura occidentale. Le religioni del Libro, emancipando l'umanita dalle pratiche magiche e dai rituali astrologici, inducono a delineare una morale, che sorregga l'aspettativa dei meno agevolati dalla sorte. Il monoteismo costituisce il superamento di quel rissoso sinedrio pagano, nel quale gli dei agiscono come paradigmi dei mortali. L'epopea omerica e una fertile propaggine della miscredenza nelle tribunizie confabulazioni dell'Olimpo. Il cristianesimo, che si evince dalla disgregazione dell'impero romano, ne eredita la lingua e con la lingua l'imperioso istituto dell'equita, un contributo di eccezionale importanza alla determinazione individuale, alla consistenza genetica della propensione da parte degli esseri viventi a convertirsi in osservatori sempre piu attenti della natura e in artefici della storia. La societa civile e la societa politica si compendiano secondo un ordinamento giuridico, che trova nella conformazione della lingua il suo riscontro concettuale. <<L'islamismo, un altro aspetto del monoteismo del Vicino Oriente, comincia con l'assorbire molti elementi degli imperi anteriori, dalla Siria alla Persia e dall'Egitto alla Spagna, per edificare, in poco piu di un secolo, un impero che, di fatto, si dividera cosi rapidamente come si realizza, ma che perdurera per la perseverante estensione di una rete mercantile, mediante la quale l'islamismo conquistera l'India, l'Insulindia e perfino le Filippine. Una volta che siano debitamente considerate tutte le varianti, sono sorprendenti le connessioni esistenti fra gli imperi e le religioni universali ... Tutte le religioni universali sono dominate da un clero specializzato, la cui formazione e la cui attivita si evincono da un pressante apparato ... Gli Stati non ignorano questi apparati ecclesiastici. Spesso li incorporano a fianco dei loro eserciti. In tutto il mondo antico, la religione involve l'universo mentale degli uomini. Sottomette alla sua egemonia le rare attivita intellettuali specializzate e la vita pratica>> (Fossaert 26) del consorzio civile e politico. Il miles e il sacerdos si compendiano: l'imponderabilita del potere evoca la saggezza provvidenziale. L'ordito del mondo riflette gli imperscrutabili disegni divini. Il tribalismo tradizionale si nobilita nell'istituzione imperiale, anche se non dismette quelle caratteristiche distintive in virtu delle quali s'identifica nella morfologia istituzionale. Le diversita culturali concorrono a dare significanza all'impresa normativa, che il potere politico cerca di realizzare in forma adeguata rispetto alle aspettative delle popolazioni interessate e in una prospettiva storica nella quale si rifletta una tensione esegetica del mondo. L'immagine dell'impero universale--dell'impero senza fine--suggestiona le menti di quanti ambiscono a collocarsi all'interno di un processo che non ammetta alternative, che si configuri come la sintesi del sapere consolidato e dell'esplicazione dello stesso nel pensiero comune e nelle regole della convivenza. La tradizione si delinea pertanto come il progressivo consolidamento della fantasia imitativa negli stilemi della condotta considerata rappresentativa dell'umanita. L'ampliamento della lingua (del latino) si giustifica, anche quando si palesano le contestazioni localistiche e settoriali, con l'accreditamento degli enunciati cognitivi e degli statuti normativi, che concorrono a delineare le aree di competenza intellettuale e operativa di un sempre maggior numero di persone. La centralita e la periferia romana tendono a una sintesi grazie all'osmosi, che le guerre, i commerci e il cursus honorum rendono inevitabili.

La cultura e il risultato del <<contagio>> fra popolazioni spesso in conflitto fra loro per il reciproco contenimento della forza di espansione. Il genere umano, sebbene ambisca alla stabilita, e quasi sempre indotto dalle circostanze a salvaguardare l'equilibrio instabile della sua perseverante precarieta. Nel mondo antico la diversita di situazioni economiche rende tangenzialmente conflittuali le aree interessate; nel mondo contemporaneo, la contiguita territoriale e inincidente. La trama delle relazioni sociali e complicata dal fatto che il nazionalismo e il colonialismo del XIX e del XX secolo rendono un servizio all'espansione economica dei centri metropolitani nelle aree periferiche quando fra i due emisferi non esista una tensione ideologica e politica originata proprio dalle passate interazioni. I sistemi politici, infatti, non sono necessariamente sintonici con gli effetti del potenziale culturale dagli stessi promosso e tesaurizzato. Il liberto di origine greca Polibio scrive la storia di Roma; e Roma elabora e diffonde gli esiti della grande stagione dell'arte e del pensiero greci, che dal V secolo s'irradia nell'intero percorso storico della cultura occidentale. Agli enclaves economici, che rappresentano gli antefatti della internazionalizzazione delle merci e delle culture, fanno riscontro gli insediamenti veri e propri, con il compito di agevolare il flusso delle derrate da un continente all'altro, secondo una progettualita escogitata per concludere nel Mediterraneo il dominio sul mercato europeo (soprattutto sul mercato dell'Europa anseatica e continentale) durante tutto il periodo, che va dalla fine dell'impero romano all'avvento dell'epoca moderna, all'inizio dell'Umanesimo. Il Rinascimento registra la crisi delle repubbliche marinare, la tendenza del capitale monetario a concentrarsi nelle sedi istituzionali con minore instabilita e quindi propenso ad assecondare le iniziative degli imprenditori economici. Il monopolio si configura inizialmente come una protezione per quegli attori che rivendicano una piu oculata politica nazionale nei riguardi degli interessi che si costituiscono a livello internazionale con le sole garanzie previste dalla solvibilita sul piano etico e comportamentale. L'economia monetaria determina effettivamente la trasformazione delle tecniche di scambio con le modalita dell'impresa, che si fonda sulle variabili del mercato. La lettera di cambio deregionalizza l'economia e consente agli operatori del mercato di mantenersi rigidamente legati a un codice di comportamento originato dalla necessita e vaticinato dall'efficienza. La lettera di cambio diviene uno strumento di interazione fra attori economici impegnati in ordinamenti istituzionali differenziati. L'amicizia e la solvibilita degli operatori commerciali vanificano, sia pure entro certi limiti, le perimetrie normative dei singoli Stati e anticipano gli esiti delle relazioni politiche fra gli stessi mediante l'intensificazione delle transazioni commerciali. L'economia monetaria influenza notevolmente la condotta degli operatori economici e precostituisce un'etica creditizia, suscitatrice di una letteratura di stampo latamente borghese. Alle capacita operative fanno risconto le capacita inventive e, fra queste, la propensione al compromesso e all'accordo. In un clima di contenuto entusiasmo si delinea l'esigenza di un ordinamento politico, che faccia salvi gli interessi dei singoli individui e garantisca fra di essi una accorta competitivita. Una volta ammessa l'esigenza di nobilitare la concorrenza, si rende indispensabile stabilire i limiti--giuridici--entro i quali e consentito affrontare il prossimo senza degradarlo di rango sfruttandolo ignominiosamente.

La filosofia della natura riassume un ruolo preponderante nella concezione economica dell'esistenza. Le leggi che regolano la <<catena degli esseri>>, sebbene siano temperate dalla pietas e dalla solidarieta, sembrano sottrarsi a ogni condizionamento etico perche abbiano efficacia e contribuiscano al benessere--e forse al miglioramento--della specie. La natura appare un immenso scenario energetico, nel quale soltanto i mistici rinvengono tutte le risorse delle quali professano il bisogno. Per gli altri componenti il genere umano, la dinamica delle forze che rendono comprensibili le cause dell'esistenza prescinde da ogni considerazione provvidenziale e rende conseguente la reazione umana quando si esplica nella ricerca di vantaggi altrimenti inattingibili. L'astuzia, vaticinata da Niccolo Machiavelli come un sussidio del riformatore sociale, si configura come una risorsa naturale (giacche, nell'immaginario collettivo, si accredita alla volpe) utilizzabile nell'arengo politico. La sfida, che ogni azione individuale rivolge al contesto comunitario, puo essere indiziata, non soltanto come compromessa settorialmente, ma anche come interagente algebrico delle energie silenti e in attesa di essere attivate. L'artefatto si configura pertanto come un beneficio e un'insidia: libera dal bisogno e scatena il desiderio di sopraffazione. La compensazione di questi due fattori non puo che estrinsecarsi in un <<patto>> o in un <<contratto>>, che salvaguardi le individuali determinazioni. Il pensiero e per cosi dire influenzato (se non addirittura funestato) dall'esigenza di rendersi partecipe delle caratteristiche e delle esigenze del presente. L'universo mercantile si differenzia, infatti, da quello feudale, per l'inferenza della pratica nella riflessione e nella deduzione mentali. Il nuovo <<spazio-tempo>> e una concezione concreta, che riflette le espressioni della fantasia imitativa degli individui, impegnati a riscattarsi paradossalmente dal servaggio istituzionale dalle caratteristiche impietose o implacabili, come quelle che si ipotizzano essere proprie della natura allo stato originario, elementare.

L'epoca delle navigazioni (che si compenetra improvvidamente con l'epoca delle scoperte) rappresenta l'ampliamento della conoscenza fisica del pianeta da parte degli europei, che s'interrogano eufemisticamente sui fondamenti della cultura occidentale quale compiuta manifestazione della curiosita umana, soddisfatta con l'ausilio della tecnica e della poetica dell'avventura. Il mare, che raccoglie, dalla navigazione di Ulisse a quella di Colombo, le ansie terrestri dei suoi esegeti, si trasforma in una palestra di ardimento, in una disciplina degli istinti, in un cenobio di iniziati alle intemperie, alle bonacce, alle levigate bizzarrie del vento. La natura diventa una scuola di entusiasmo, un continuo smarrimento per quanti la osservano con atteggiamento bonario e lievemente indagatorio. Essa appare sillogisticamente magniloquente, ricca di sorprese, avventurata nell'emiciclo dell'universo come i pensieri degli uomini. La sua umanizzazione, seppure apparente, riceve il conforto di quanti le dedicano l'esistenza, la blandiscono per affrontarla di soprassalto e carpirne qualche <<segreto>>. La mancata conoscenza delle risorse della scienza da parte dei <<conquistatori>> del Nuovo Mondo rende quanto meno increscioso il loro rapporto con le tradizioni culturali consolidate. I Maya e gli Aztechi hanno raggiunto un grado di conoscenza scientifica tale da delineare una cosmologia non difforme da quella elaborata, nell'eta post-rinascimentale, da Galileo Galilei. La mancata intesa fra le due rive del Mediterraneo, a causa--come sostiene efficacemente Jose Ortega y Gasset per le circostanze dell'epoca contemporanea--della cultura dogmatica iberica, estranea alle convulsioni dottrinarie europee e soprattutto preclusa a ogni modalita di interazione naturale tale da non degradare l'umanita a semplice forza muscolare. La schiavitu, la tratta degli uomini e delle donne di colore, la loro utilizzazione nelle varie forme di sudditanza fino alla guerra di secessione americana e oltre, sono manifestazioni, non soltanto di implacabile sfruttamento dell'uomo nei confronti del suo simile, ma anche dell'assenza delle cognizioni necessarie per convertire la forza-lavoro umana nella forza-lavoro meccanica: in altre parole, la schiavitu contrasta con la scienza, sia sotto il profilo etico, sia sotto il profilo economico. E, contestualmente, promuove una sorta di resistenza alla religione del quietismo e della sottomissione. La Riforma luterana e tutte le altre manifestazioni d'insofferenza nei confronti del potere dogmatico del cattolicesimo romano, contrassegnato peraltro da una tradizione temporale tutt'altro che edificante, dimostrano l'insofferenza da parte dei singoli individui per tutto quanto concerne la fede nella sua intima determinazione. Questo doppio regime--foro interiore e foro esteriore--gia adombrato nelle riflessioni di sant'Agostino, consente a ogni cittadino di concorrere alla vicenda sociale senza necessariamente impegnarsi come a un dogma di fede. La mondanizzazione dell'esistenza si riflette sull'attuazione delle leggi elaborate per dirimere i conflitti esterni, per indirizzare il comportamento collettivo e per rendere partecipi i cittadini dei loro diritti e dei loro doveri nei riguardi dello Stato. L'intimita rimane esclusa dall'ingerenza sociale e consente di praticare i culti e di associarsi secondo le libere scelte individuali. La persona assume un ruolo nel concerto comunitario proprio in relazione agli impegni, che e in grado di assumere e di onorare con le proprie risorse. La religione sociale e un eufemismo: rispecchia la <<necessaria convinzione>> che la sicurezza e garantita dal concorso che ogni cittadino si propone di assicurare al consorzio sociale. Il policentrismo culturale--le citta mercantili, i centri residenziali--e un effetto di questo processo di mobilitazione, che rivendica una nuova concezione della territorialita, sia per quanto concerne la proprieta privata, sia per quanto attiene la proprieta pubblica (che si rafforza nella extraterritorialita delle navi e delle ambasciate). Il territorio costituisce un fattore importante, ma non esclusivo della morfologia nazionale, tant'e vero che la dinamica migratoria rappresenta, in misura piu o meno consistente per i diversi Stati europei ed extraeuropei, una parte considerevole di quell'insieme culturale, nel quale si esplica l'identita dei popoli nella loro storica determinazione.

Il policentrismo e successivamente raccordato in una trama economica sorretta dalla macchina. L'industrializzazione delle risorse naturali e delle energie umane consente di dare rilevanza allo spirito imprenditoriale, sia perche produce beni necessari alla comunita, sia perche occupa nell'impresa economica quanti sono in grado, acquisendone i prodotti, di sostenerla. Il capitalismo, poderoso produttore di ricchezza, genera gravi diseguaglianze. Il mercato esercita una funzione onnicomprensiva di tutte le attivita pubbliche e private. Le stesse strutture statali rispecchiano le esigenze dei gruppi economici in ascesa, che ambiscono utilizzare la tecnica per orientare, con il loro ingegno, le scelte politiche e culturali delle comunita nelle quali gravitano e nelle quali operano. L'aumento dell'orario lavorativo e la riduzione del salario consentono l'adozione di prezzi concorrenziali per prodotti che il mercato assimilerebbe con crescente difficolta. Il monopolio e peggio ancora l'oligopolio sono le deformazioni che assume il mercato quando la competitivita si attenua e il sistema della convenienza si coniuga con quello della corruzione. Lo scambio ineguale fra i diversi fattori della produzione provoca, all'interno delle strutture nazionali, gravi scompensi, che si riflettono ideologicamente sulla legittimita istituzionale, e che denunziano la presenza di antiche ricchezze non ancora scontate dall'apparato mercantile e concorrenziale. L'artigianato non contrasta l'industria, ma l'industria non e ancora in grado, nel XVIII secolo, di stabilire con l'artigianato un regime di complementarita. Soltanto nel XIX secolo s'instaura fra l'una e l'altra categoria produttiva una reciproca interazione, intesa a conferire alla funzionalita meccanica una gradevolezza estetica, che e propria della fattura manuale. Il XIX secolo costituisce l'ente di separazione fra il <<passato>> e l'<<avvenire>>: fra la concatenazione degli eventi e dei fattori della produzione e l'avventura della ragione. <<Il secolo nasce con il semaforo e termina con il telefono e la radio [con le invenzioni di Antonio Meucci e Guglielmo Marconi]. Le pubblicazioni diventano illustrate; la fotografia si anima nel cinema; la parola e la musica si lasciano fonografare. La stampa trae profitto da queste novita. Successivamente, si creano imprese capitalistiche, in Inghilterra (1859) e poi in Francia (1866). A completamento della societa anonima, la liberta di associazione si sintonizza con quella dell'industria. Le Casse di mutuo soccorso, le mutualita e i sindacati si sostituiscono alla solidarieta artigianale>> (Fossaert 89) La rete della comunicazione e dei servizi si diversifica, contribuendo cosi ad ampliare gli spazi operativi di quanti si propongono, non soltanto di realizzare delle imprese economiche, ma anche di conseguire il consenso per tutte quelle attivita che si prospettano utili allo sviluppo delle cosiddette condizioni oggettive. La scuola svolge il ruolo un tempo monopolio della Chiesa e condiziona implicitamente le scelte che la societa civile si prefigge di realizzare. La fabbrica riunisce piu persone della bottega artigianale e i quartieri industriali, sempre alla periferia dei centri storici, costituiscono dei potenziali socialmente afflittivi e ideologicamente conflittuali. La morfologia della citta industriale assume un'influenza determinante nella progettazione dei quartieri residenziali. La differenza di ceto e come nascosta di giorno (perche i lavoratori sono assemblati in fabbrica) e palese di notte. La letteratura inglese del tenore di David Coppefield o di E le stelle stanno a guardare registra, con rassegnato stupore, le componenti energetiche dei minatori, degli operai e degli impiegati di un'epoca identificata come una immensa fucina, della quale si presagiscono quanto meno gli effetti secondari del sacrificio, della militanza ideologica, della solidarieta di categoria e, in linea generale, della comprensione umana. Il disagio dell'esistenza si sconta nella rigenerazione del consorzio civile.

La curiosita si delinea come una categoria conoscitiva, della quale tutti possono valersi perche incide soltanto sulle notazioni piu insindacabili della condizione umana. In quanto fattore liberatorio, essa autorizza le piu sfrenate manifestazioni del pensiero e, per molti aspetti, dell'azione, che i contraenti il rinnovato patto sociale immaginano di aver ratificato. La curiosita e un'ambizione forzosa del senso, che si vale della ragione per legittimarla come attitudine naturale e contestualmente culturale. La societa del XIX secolo inaugura un'<<avventura sedentaria>>, nell'intento di ipotizzare una partecipazione massiva ai grandi eventi, che la scienza e la tecnologia presentano come provvidenziali. Queste spinte propiziatrici di un concerto comunitario, fondato sull'immaginazione, sul costume, sulla lingua, fanno parte integrante di un fenomeno politico, la nazione, destinato a svolgere un'influenza determinante nell'assetto geopolitico del pianeta. La coscienza di classe si esplica in un contesto nel quale si presuppone operante una coesione sociale. Il rivendicazionismo politico e sindacale ha senso se lo scenario di riferimento e sensibile e reattivo. Se non fosse ideologicamente permeabile, il processo produttivo esulerebbe dagli schemi consuetudinari, ancorati agli interessi della collettivita che li ha preventivamente elaborati. La classe media, la borghesia, si configura pertanto come un ente di transizione fra i gruppi egemoni e i deseredati secondo un modello conoscitivo e operativo che si materializza nella sintesi della doppia morale: di quella individuale, ispirata ai principi della lealta o del timore reverenziale; e di quella collettiva, continuamente sottoposta a controlli interconnessi e variabili. La personalita borghese come la cultura borghese sono invenzioni artistiche e letterarie, che pero riflettono una stagione della dinamica sociale difficilmente connotabile, in modo particolare in Francia, in Inghilterra e in Germania, con gli stilemi del passato. Il borghese si profila pertanto come un paradigma in grado di esplicare i profondi sconvolgimenti sociali sfociati nelle due guerre mondiali. Esso non e soltanto una figura simbolica di un'epoca di transizione, ma e anche un testimone oculare delle innovazioni culturali e dei sommovimenti intestini a tutti i conglomerati umani contraddistinti da una carica istituzionale, tendente all'autolegittimazione internazionale.

L'avvento del capitalismo, garantito nella sua prima istanza dal nazionalismo, si esplica nella stessa atmosfera ideologica nella quale si dibattono i fondamenti del diritto patrimoniale e dell'eguaglianza di fronte alla legge. Sebbene il diritto metropolitano contemperi le esigenze dei gruppi economicamente egemoni con le esigenze dei gruppi emarginati o semplicemente sacrificati dalla supremazia del profitto, la tendenza degli Stati nazionali a rinvenire nei mercati stranieri la soluzione delle loro contraddizioni interne si espleta nel colonialismo, nella sottomissione di popolazioni ancora irredente dalla tecnologia e quindi inadeguate a rispondere alle sfide (economiche e istituzionali) della modernita. Il pianeta si divide ancora una volta in centro e periferia, ma con la differenza che, nel XIX secolo, la sottomissione da parte del centro nei riguardi della periferia ha una continuita evidente, grazie a una propulsione mercantile, che trova il suo laboratorio nelle fabbriche, negli apparati di produzione e di distribuzione dei beni capaci di soggiogare le masse di tutti i continenti e, all'interno degli stessi, secondo il diverso livello di esplicazione e realizzazione dello <<sviluppo>>. La cultura come strumento di superfetazione della conoscenza contrasta con le figurazioni propagandistiche della civilta. Le Confessioni di un impolitico di Thomas Mann sono un magistrale contributo alla dilemmaticita del mondo borghese, tendente ad affermare la sua supremazia con la <<ragione delle armi>>. La civilta, che assimila alla sua funzione anche il diritto di piegare le coscienze alla logica dell'irreversibilita del progresso, rinnega i principi ispiratori della cultura e consente ai poteri forti di agire senza scrupoli. Il borghese, che ambisce alla ricchezza e al rispetto, trova, nella drammatica descrizione dell'intimita, un ulteriore motivo di sconforto e di rassegnazione. La gratuita del male, del quale scrive Hannah Arendt, consiste nel ritenere oggettivamente ineludibile il processo produttivo (e afflittivo), in virtu del quale l'iconoclastia religiosa, morale, scientifica e permessa se produce effetti evidenti con la rapidita dell'immediatezza. L'attualita giustifica la sofferenza inferta dai piu forti nei riguardi dei piu deboli. Le cifre, che quantificano questa tendenza, sono impressionanti: le due guerre mondiali infliggono all'Europa milioni di morti e la depauperano di una quantita di risorse in grado di sostenere la modernizzazione tecnologica delle aree meno sviluppate. Le comunicazioni, le rappresentazioni e le determinazioni degli Stati del secondo dopoguerra non possono fare a meno di descrivere la realta secondo dei principi tutori, che giustificano le dottrine economiche e politiche mediante le quali i popoli si apparentano o si combattono con le armi della tecnica e con l'ideologia. L'arsenale bellico ha prevalentemente una funzione dissuasiva. Tuttavia, l'entita delle risorse economiche, impiegate dal fronte occidentale e dal fronte orientale (tanto per esemplificare terminologicamente i due blocchi ideologici emersi dalla conferenza di Yalta), sono tali da adombrare un regime di guerra non combattuta se non sul piano economico dalle collettivita inermi e disarmate. <<Privato delle guerre e delle rivoluzioni centrali, questo mondo lascia il campo libero ad altri dinamismi. Le economie statal-socialiste raggiungono il record della crescita estensiva, prima di essere frenate per disposizioni di Stato. L'accumulazione capitalista si sviluppa piu poderosamente che mai e tende a dissolvere i mercati nazionali in un mercato mondiale, nel quale le crisi sono di dimensioni mondiali, come prima le guerre. Ma, per la maggior parte dei popoli, i successi industriali delle principali potenze sono meno fonti di modelli e di aiuti che generatori di svantaggi difficili da superare. L'intrinseca dislivellazione delle societa capitalistiche, la gerarchia strategica delle potenze e l'autocentrismo delle societa statal-socialiste si coniugano per mantenere un sottosviluppo, al quale i popoli periferici non possono sottrarsi se non a costo di sforzi giganteschi, come quelli realizzati, nel XX secolo, dalla Germania e dal Giappone>>. (Fossaert 128) La periferia del mondo si presenta come una zona eruttiva, in condizione di propagare i suoi effetti devastanti in tutte le aree limitrofe, nelle quali si presagisce un <<minimo>> di salvezza. I flussi migratori, alcuni dal tono biblico, sono delle vere e proprie fughe da una realta incandescente verso altre realta meno insidiate dalla miseria ma non necessariamente toccate dallo stato di grazia.

La dissuasione (introdotta nel lessico politico dalle potenze nucleari) esercita una forte attrattiva nei confronti di quanti minacciano di impiegare la forza per convincere gli interlocutori dell'opportunita di recedere dalle loro posizioni nell'intento di promuovere una piu moderata soluzione delle rispettive vertenze. La moderazione influisce sulla dialettica interlocutoria perche si ristabilisca un modus vivendi che non tolleri l'intemperanza o peggio l'insofferenza e l'estremismo. Il pericolo latente di una catastrofe tecnicamente incontrollabile induce le diplomazie--dalla fine della seconda guerra mondiale--a considerare il fungo di Hiroshima e Nagasaki del 1945 come il fattore che pone fine al conflitto, ma che instaura una stagione di incertezze destinate a provocare, oltre che focolai di tensione in diverse aree del pianeta, la diffusa consapevolezza di un tempo recondito della condizione umana da connotare con un nuovo tipo di feticismo. L'industria civile, infatti, si avvantaggia degli esiti conseguiti dalla ricerca militare per raggiungere quote di benessere, concretizzate nei manufatti e negli artefatti, con i quali affrontare l'epoca delle incertezze. Le installazioni nucleari, che per l'incauto ottimismo di coloro che sovrintendono alla loro manutenzione a tratti si palesano con la loro funesta realta, servono a tutelare quanto meno le potenze detentrici, mentre si propagano le intemperanze etniche e nazionalistiche quali effetti sedimentari di una politica discriminante o intimidatoria. La preminenza dell'economia sulla politica comporta l'ingerenza della logica finanziaria in tutti gli ambiti culturali nei quali il mercato, che pure si esplica nella piu spietata concorrenza, fa da antidoto alla guerra belligerata, alla mobilitazione nel significato piu accreditato dalla tradizione. La geografia e in continua modificazione: dalla crisi del colonialismo alle grandi turbative ideologiche, che incombono sulle federazioni socialistiche dell'Est, la carta geopolitica del pianeta si presenta cosi variegata da rendere insondabile la coesione istituzionale. La parcellizzazione nazionalistica se, per un verso, riabilita antiche, inveterate culture, per un altro verso, rende ingovernabile la stabilita regionale. L'esempio macroscopico d'instabilita nel quadro di un diffuso sentimento comunitario e l'Europa, un'entita culturale differenziata fin nelle piu rarefatte concezioni comunalistiche (com'e l'Italia), che si determina in un nuovo assetto istituzionale, piu conforme alle esigenze del mercato, della circolazione delle idee e della forza-lavoro secondo un modello inedito di complementarieta e di reciproco sostegno fra gli Stati e, all'interno degli Stati, delle regioni che elettivamente ritengono di coordinare le loro risorse con quelle piu propense a dare efficacia alla loro tradizionale o innovativa dedizione produttiva.

Il lavoro intellettuale e manuale e ipotizzato come un fattore emolliente, necessario per gli interventi strutturali e occasionali, facendo ipotizzare alle autorita responsabili del <<nuovo corso europeo>> un cambiamento di notevoli proporzioni nella concezione dell'esistenza. Mentre nell'Europa della tradizione la cultura e considerata la premessa per ogni impresa conoscitiva e operativa, nell'Europa contemporanea e il mercato, una categoria sempre piu impellente, che determina le occasioni di lavoro e conseguentemente le energie necessarie per renderlo produttivo. L'azione ha una velocita maggiore di quanto non sia celebrata la dinamica del sapere. L'acquisizione di nuove tecniche risponde a esigenze che il mercato ritiene ineludibili, sia che si manifestino liberamente, sia che si celino nell'inconscio collettivo. La pubblicita non ha piu il compito di comunicare e commercializzare un prodotto, ma quello di rendere esigibile la preventiva accettazione del compratore, del compratore di beni, che successivamente il sistema distributivo consente di fruire. La professionalita, richiesta alla scuola di ogni ordine e grado, risponde alle esigenze del Moloch economico, la cui preminenza su tutti gli altri possibili Leviatani politici e data dall'apparente e, per certi aspetti, reale consistenza benefica della sua azione. L'ampliamento dell'apparato produttivo, infatti, e condizionato dal potenziamento del sistema ricettivo, che s'identifica con gli aumenti salariali, con l'assicurazione contro ogni tipo di rischio e con la conclamata affermazione dei diritti inalienabili del cittadino, garantiti peraltro dai tribunali internazionali e dalle Corti di Giustizia di livello regionale o mondiale. La fisionomia del cittadino contemporaneo sarebbe paradigmatica se non fosse insidiata dalla stessa <<filosofia>> del mercato e del benessere, che introduce, sia pure deformando gli effetti benefici del diritto alla felicita, tutte quelle tendenze trasgressive del buongusto, del senso comune e perfino della sicurezza. A fronte del benessere per tutti si delinea una schizofrenia individuale, che connota di incresciose inquietudini l'esistenza dell'uomo contemporaneo. La divaricazione fra il cittadino (della rivoluzione francese) e l'uomo tecnologico si evince dal discredito di quest'ultimo per l'inanita degli sforzi compiuti per affermare il senso dell'esistenza secondo principi etici o semplicemente dotati di un adeguato criterio dell'equilibrio e della misura. A sopperire a questa esigenza, si moltiplicano le associazioni benefiche, religiose, con il fine di contemperare le sfide della modernita con le spinte sodalitaristiche.

Il macchinismo industriale non da tregua: sia gli apparati produttivi, sia i sistemi di distribuzione, soggiacciono a un'accelerazione che adombra un circuito emotivo, capace di esorcizzare il bellum omnium contra omnes, almeno cosi come se lo figura Thomas Hobbes. L'automatismo tende a emarginare il lavoro umano. All'impresa umana e richiesto di sublimare il potenziale tecnologico, di renderlo rispondente alle esigenze che la propaganda e la pubblicita s'incaricano di evidenziare. La cultura maieutica si postula nei manifesti, negli spot pubblicitari, in tutte quelle forme apparentemente indolori di dialogazione nevrotica, con le quali si rappresenta il <<progresso>> o quanto meno le sue manifestazioni piu iconoclastiche rispetto alla tradizione, al <<passato>>. <<Il computer, pensato per finalita militari, e impiegato all'inizio per il calcolo delle traiettorie o delle reazioni nucleari, poi si estendono le sue applicazioni alla fatturazione, alla gestione del personale ... Il transistor e il circuito stampato, subito miniaturizzati, si riducono di volume e incrementano la loro capacita. Parallelamente, l'esperienza acquisita nella programmazione delle diverse aree di attivita consente di estendere in ogni direzione i benefici del calcolo informatico>> (Fossaert 157-158) La costituzione delle banche-dati, delle reti di telecomunicazioni e di tutte le forme di rappresentazione visiva delinea il mercato, nel quale ogni segmento produttivo tende al monopolio nella prospettiva di assicurarsi, con la sopravvivenza, le risorse finanziarie necessarie per migliorare il prodotto e condizionare l'<<apparato acquisitivo>>, cioe la societa, nella quale aspira a influenzare il sistema decisionale.

L'informatica svolge un ruolo determinante nel sistema delle relazioni e delle interazioni sociali, liberando gli individui dal peso della memoria e del suo connubio con l'inconscio collettivo. Tutto cio che e rappresentabile e vero: l'inesplorato si configura come pertinente e complementare al gia noto. L'invenzione, nel suo significato recondito di scoperta, disvelamento di eventi non ancora presenti alla consapevolezza umana, non ha piu senso. Lo sviluppo tecnologico e considerato implicito--insito--nel processo telematico. L'applicazione dei tecnocrati e vincolata a una <<coerenza ideologica>>, che non puo essere disattesa senza rieditare (e riabilitare) la barbarie, cioe il disordine, la scomposta evasione in un universo informe. L'evasione, infatti, e considerata nefasta ai fini della solvibilita sociale, mentre la divagazione si accredita con i canoni del viaggio, della distrazione ludica e latamente culturale. Il tempo libero e comunque controllato da un apparato falsamente divinatorio, che e implicito nei programmi turistici, nelle saghe, nelle convulse adunate sonore e canore di un <<popolo>> illusoriamente primigenio.

L'illusorieta si assiepa nei fortilizi emotivi dei gruppi che si avventurano nelle <<rovine>> delle citta come in una landa sconosciuta. Il passato remoto sembra flettersi a una mimesi, a un surrogato delle convinzioni consolidate. I fotogrammi delle registrazioni visive si predispongono a diventare delle prove d'autore: ogni scatto del teleobiettivo scandisce una notazione esistenziale con un circuito affettivo difficilmente contenibile nei limiti della normale comprensione. La realta e come presa d'assalto da masnade di predoni, che si accontentano di collezionare reliquie. La maniacale propensione a fotografare l'esistente si giustifica--forse--con la tendenza a modellare la realta secondo le folgorazioni della retina, che recepisce dai centri nervosi gli impulsi necessari a immanentizzare il pensiero, a ratificare meccanicamente l'<<individuale visione>> delle cose. Gli oggetti si animano sotto lo scatto del teleobiettivo perche l'occhio del turista-viaggiatore li interpella inconsciamente nel proposito di assicurarli alla sua <<riserva di caccia>>, al suo <<personale feudalesimo>>, al suo <<virtuale dominio>> di quanto si esplica nella territorialita dell'esistenza. Gli oggetti testimoniano le innumerevoli pretese di comprensione-acquisizione di quanti affollano lo scenario del mondo quasi in apnea, sorretti dalla convinzione di differenziarsi dai loro simili soltanto per l'intraducibilita dei fotogrammi inseriti nelle loro macchine da presa. L'individualita s'identifica con il clic, che differenzia un'inquadratura da un'altra secondo l'estro, lo stato d'animo, le sensazioni dei singoli osservatori della realta. L'obiettivo si configura come il laboratorio mobile del turista, di un viaggiatore coinvolto nelle confortevoli trame del progresso, nell'intento di assecondare le esoteriche tendenze di un'epoca piuttosto che di confutarle. Egli e il protagonista di una ritualita priva di effetti sonori, tutto risulta nel segreto del teleobiettivo, che nasconde quanto non riesce a rendere palese perche estraneo o escluso alla sua sfera d'incidenza. La fotografia <<riprende>> una parte della realta senza deturparne l'insieme. La frammentazione della stessa a opera del fotografo consentirebbe virtualmente di immaginare una rappresentazione del mondo in forma sintonica, distonica o disfunsiva, rispetto a quella considerata, di norma, come consolidata. La rappresentazione di un universo diversificato per gradi espositivi--come i tasselli di un immenso mosaico--darebbe vita a un virtuale circuito conoscitivo di qualche suggestione o comunque tale da rendere percettibile l'arbitrarieta funzionale del sistema conoscitivo nelle sue memorazioni e applicazioni pratiche. L'immenso palcoscenico della fotografia ha ancora poco a che vedere con la realta, ma e destinato a soppiantarla presentandole o proponendole un'altra <<faccia>>, una sorta di maschera facciale, capace di incrementare l'interesse per gli archeologi del futuro e per i novelli poeti trovadori del presente.

I ritmi espressivi, con i quali i gruppi partecipano agli avvenimenti che i centri del potere decisionale decidono di promuovere, sono sempre accompagnati dalla visione, da una sorta di rappresentazione globale, della quale ogni individuo s'illude di condizionarne gli effetti. La vista ha una supremazia sugli altri organi sensitivi perche ne prospetta gli ambiti esplicativi. Aristotele sostiene, infatti, che la visione consente di acquisire la maggior parte della conoscenza. I filosofi greci ed ellenistici affermano che la luce proveniente dagli occhi si proietta sugli oggetti e li tocca <<come le dita degli esploratori>>, secondo l'espressione di Richard L. Gregory (passim). Alla meta del X secolo, il pensatore arabo Ibn al-Haytham ritiene invece che l'occhio sia un ricettore e non un emissore di raggi luminosi. Ma e soltanto nel XVII secolo che si delinea la dissociazione della luce propriamente detta dalla vista. Conseguentemente, il processo visivo si esplica in tre livelli: nella percezione della luce, nella trasmissione di questa informazione al cervello e nella rappresentazione mentale degli oggetti. La luce che circonda l'osservatore della realta, emessa dal Sole, e un raggio elettromagnetico che si diffonde in tutte le direzioni. Il suo spettro, molto ampio, comprende le onde radio, i raggi infrarossi, i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma. L'occhio umano percepisce soltanto una parte di questa irradiazione: quella compresa fra il violetto e il rosso. Protetto dalle palpebre, l'occhio umano si comporta come un apparecchio fotografico: la cornea assicura la focalizzazione della luce sulla retina; l'iris modifica il diametro della pupilla e modula la quantita di luce che penetra nell'organo; il cristallino permette la messa a punto; la retina funge da placca fotografica, dove l'immagine si riflette all'inverso. La <<messa a fuoco>> della retina consente alle cellule del nervo ottico di trasmettere l'informazione verso la regione visiva primaria del cervello. <<Per analogia con l'informatica>>--sostengono Annie Monot e Francoise Vienot, del laboratorio di fotobiologia del Museo nazionale di storia naturale di Parigi--<<si puo paragonare la retina a un microprocessore, il nervo ottico a un condotto di connessione e la corteccia cerebrale a un ordinatore centrale>> (Galus 16). Ma il processo cerebrale, in virtu del quale si esplica l'unificazione percettiva e ancora sconosciuto. La costruzione a colori della realta si palesa come un'attitudine dell'osservatore, che soggiace alle suggestioni dell'artificio, del quale e responsabile e dal quale e irrimediabilmente soggiogato. <<Una cosa e sicura: il mondo che noi vediamo e una costruzione del cervello. Una costruzione a colori, che "non esiste nel mondo fisico", sottolinea Jean Le Rohellec, specialista di scienze cognitive al Museo nazionale di storia naturale: "Non vi sono colori senza esseri viventi, senza la possibilita di costruire il colore". Si sa, dopo centocinquant'anni, grazie ai lavori di Benedict Prevost, che si possono creare colori soggettivi che dipendono dagli osservatori, facendo alternare una surface chiara e una surface oscura... "L'astrazione dell'immagine strettamente visiva e messa in relazione con la rappresentazione interna del mondo reale. Qui intervengono l'attenzione, la motivazione e la memoria visiva">> (Galus 16). La visione della realta si interconnette con le forme dell'artificio, con l'esperienza promossa dall'osservatore con l'ausilio della strumentazione tecnologica. Nel primo secolo dell'era cristiana, Seneca utilizza dei globi pieni d'acqua per ingrandire le dimensioni dei testi che consulta; nel XIII secolo appaiono i primi rudimentali occhiali fino a diffondersi nel XVII secolo, nelle forme del pince-nez e del face-a-main, per poi consolidarsi alla fine del XVIII secolo nelle montature. Contestualmente alla diffusione degli occhiali, nel XVI secolo, in Olanda, si inventano, sia i primi microscopi ottici, che costituiscono i presupposti dei microscopi elettronici, con i quali si investiga nell'emisfero dell'infinitamente piccolo, sia i telescopi, con i quali si scrutano i corpi celesti. L'applicazione a scopi terapeutici delle strumentazioni connesse con l'osservazione visiva consente di rendere complementari i processi conoscitivi rispetto all'esperienza. La scoperta del radar, infine, costituisce la prima applicazione delle cognizioni relative alla composizione energetica dell'universo e un efficace contributo all'<<unificazione sensibile>>, evocata come necessaria e giustificatrice delle elaborazioni teoriche conseguenti all'inquietudine e al disagio propri della condizione umana. L'<<infedelta>> di un senso si coniuga per cosi dire con la <<complicita>> di un altro senso secondo una concezione, sia pure complessa e contrastata, che il genere umano si propone di realizzare come un'avventura, nella quale sia il progettista e l'esecutore di un piano casuale o provvidenziale, a seconda delle convinzioni recondite ed esplicite, contenute nella sua turbata consapevolezza.

L'automatizzazione delle attivita umane si giustifica con il presupposto che nascondano delle finalita, che saranno rese esplicite nella loro utilizzazione o che nella loro utilizzazione dirimono il loro quoziente di plausibilita. Si agisce per consentire alla tecnica di magnificare il suo potenziale sistemico o per conferirle un ruolo suppletivo rispetto a quello che il genere umano potrebbe realizzare se fosse sorretto da quelle spinte emotive che si evincono dalle religioni paniche. L'informatica, infatti, vanifica la figura del lavoratore, inteso nel significato aristotelico di <<macchina animata>>, di <<tessitore>> di trame e di <<sostenitore>> di catene (di montaggio). Il lavoro si compendia sempre piu nell'osservazione: nella percezione mentale dei meccanismi necessari per <<inventare>>, <<manipolare>>, <<gestire>> la realta. L'<<iniziazione>> all'automazione e all'informatica comporta la dequalificazione del macchinismo industriale e la riproduzione a finalita memorative dei rituali del passato. Il folcklore appaga la propensione ludica di quanti simulano una felicita istituzionale, qual e quella <<promessa>> dai costituzionalisti americani, dell'America anglosassone e sportivamente impegnata a glorificare l'aspetto fisico della realta e del mondo. Lo scenario naturale, in effetti, e completamente modificato rispetto a quello proprio delle societa agrarie, nelle quali i contadini ritengono ineludibili la fatica, il disincanto (dovuto prevalentemente agli inganni del Cielo, cioe ai fattori metereologici), la spietata insolvenza dei tutori dell'ordine. Attualmente, i parchi naturali, le <<riserve auree>> delle vegetazioni e dei cosiddetti polmoni planetari, sono figure simboliche, acquisizioni letterarie di un'improbabile manifestazione della natura, com'e ipotizzata nell'Empireo, nelle dimensioni della memoria e dell'illusione della specie, nelle evocazioni del tempo liturgico, del tempo degli <<inizi>> e della <<fine>>, secondo i glossari consolatori dei precovitori di ere, degli affabulatori, dei profeti e dei programmatori mediatici dell'eta moderna.

La geografia della produzione e del consumo riflette, almeno nelle forme piu sclerotizzate, le contraddizioni di un'epoca, che ambisce ad assicurare la sopravvivenza delle <<moltitudini bibliche>> e la difesa del pensiero individuale. Il mercato ripristina la <<virtuale naturalita>> nel circuito cognitivo dell'acquisizione dei beni, che la produzione in serie propina al genere umano come una <<volonta superiore>> distribuirebbe il pane quotidiano. La periferia del mondo si identifica con le aree non completamente assimilate all'economia finanziaria, che si esplica in tutta la sua energia al di fuori delle tradizioni e delle convenzioni (di livello nazionale) consolidate. La gerarchia fra gli Stati e soltanto il riflesso condizionato della concentrazione del capitale investito in un processo in continua modificazione tecnologica, in modo da evitare che il fruitore degli oggetti si affezioni personalizzandoli, come avviene nel passato, estraniandolo dal presente per un illusorio (anche se probabile) mondo a venire. Il viaggio di ricognizione, inaugurato nel Settecento inglese con il grand tour, si trasforma nell'apoteosica approssimazione del presente. La solarita, l'opacita e la dilemmaticita delle situazioni tradizionali si compendiano nella perduta perseveranza per tutto quanto attiene al passato. La posmodernita concilia l'inettitudine e l'iperattivita: due timbri distonici in una prospettiva egalitaria, che esalti virtualmente le componenti esegetiche del mondo. A queste appartengono l'osservatore, il ricercatore o semplicemente il dissidente: quanti non fanno parte del rango dei disillusi e non confluiscono in quello degli esagitati eversori delle allegorie del primigenio. Si prevede la reticenza per tutto quanto si protende alla sperimentazione perche soltanto questa attitudine funge da iniziazione (reiterata, costante) a un modo d'essere dagli effetti imprevedibili e tuttavia premonitori.

2. L'ineluttabilita e l'evidenza

La cosiddetta vertiginosita del progresso trova un antidoto nell'apatia sempre piu diffusa, che costituisce--forse--l'antefatto storico di ogni processo di mediazione fra componenti esoteriche del mondo e aspetti esponenziali della fattibilita, della concreta realizzazione. La razionalizzazione della realta effettuale s'identifica paradossalmente con la discriminazione di chi sa e di chi non sa, di chi e in grado di affrontare i rigori della natura e di chi non ne ha le capacita. Alla piu ampia concezione della liberta fa riscontro la dottrina della selezione naturale. Il test, che contraddistingue la societa dell'ultimo secolo, si riferisce al potenziale immaginativo e propulsivo dei singoli, dei gruppi e delle comunita, in un ordine politico e sociale che non puo essere completamente affidato alla libera iniziativa individuale senza provocare gravi discriminazioni, condannate peraltro dalla tradizione giudaico-cristiana. Alla concezione, che esalta la competitivita, si oppone la dottrina della solidarieta e, in ultima istanza, la pietas, quella idea che attraversa la storia dell'Occidente come la freccia del tempo. Essa ispira il sentimento religioso e lo rende meno opaco rispetto all'inveterato personalismo, salvaguardato dalla dottrina dell'egoismo sociale, quale fondamento delle comunita impegnate a migliorare le loro condizioni oggettive. Nella tradizione occidentale la pietas ha la funzione di ricordare la vanita degli sforzi profusi per assecondare l'istinto di sopraffazione sul prossimo e sull'habitat naturale. Il prossimo si configura come un'entita reale, impegnata peraltro a conferire all'insieme comunitario le caratteristiche di un sodalizio, che nella religione, nel costume e nella lingua trova il suffragio della testimonianza e della memorazione. La pietas, infatti, si esplica nel ricordo, nella consapevolezza che tutte le azioni umane soggiacciono a un giudizio, che non puo essere eluso senza compromettere la stessa dignita di quanti le attuano. Il postulato che l'avvalora consiste nel presupposto di un'unita del genere umano, nella convinzione--piu o meno diffusa--che soltanto la sua intesa lascia presagire la sua salvazione. Il conforto s'identifica con la speranza, con l'attesa di un evento, che tutti riconoscono nel declino dell'esistenza, e che forse e il riflesso condizionato di un disegno che sopravanza la stessa vicenda individuale. L'esiguita dell'individuo contrasta con i cosiddetti movimenti globali, con le propensioni piu o meno consapevoli, prima delle <<masse>>, e successivamente degli aggregati umani, di volta in volta coesi o meno, a seconda delle suggestioni provocate dal mercato, da un'entita metafisica, destinata a sovvertire le successioni e le coerenze del passato. L'intrusione di una vis destuens a livello economico comporta l'accettazione di canoni comportamentali, non soltanto mobili, ma spesso anche illusori.

La divisione del pianeta si configura in maniera binaria: i paesi ricchi e i paesi poveri costituiscono l'aspetto omogeneo di un sistema molto piu complesso per l'esistenza, all'interno degli stessi, delle variabili ideologiche (liberalismo, socialismo, conservatorismo, autoritarismo) con le quali si caratterizza enfiteuticamente lo scenario politico. La transizione ideologica dal XIX al XX secolo avviene in maniera esplicita e subdola perche l'industrializzazione e il capitalismo finanziario fanno astrazione, sia pure entro certi limiti, dei presupposti concettuali sui quali si fondano le istituzioni nazionali. L'alleanza che si crea fra la cosiddetta globalizzazione economica e la frammentazione ideologica e responsabile paradossalmente dell'incontrollabilita dell'apparato geopolitico del pianeta. La rivendicazione del benessere e contestualmente la proclamazione dell'identita nazionalistica sono inconciliabili e tuttavia fertili di ambigue soluzioni politiche. Il proselitismo religioso assume valenze normative, destinate a promuovere o a sovvertire gli equilibri, che la tradizione e le risorse regionali consentono di ritenere persistenti. La precarieta invece e una categoria compensativa degli artifici strategici, con i quali la diplomazia o comunque l'arte della gestione dei popoli cerca tradizionalmente di attenuare i contrasti e attutire gli scompensi economici, che inevitabilmente si determinano. La <<globalita>> delle risorse economiche impone, al contrario di quanto si verifica nel passato, una netta discriminante fra le aree utili alla produzione e le aree <<non ancora>> ritenute in grado di inserirsi nel processo produttivo. L'incognita e costituita dalla cpacita da parte dei due emisferi contrapposti di modificarne la costituzione. La caduta del muro di Berlino e l'evento piu eloquente di quanto la strategia del liberalismo economico riesca a realizzare con la complicita delle forze politiche operanti all'interno delle singole formazioni istituzionali.

La drammatica connessione della produzione e del consumo esonera progressivamente gli attori sociali dall'essere coerenti, sia in senso ideologico, sia in senso etico. La concezione teleologica dell'economia globale non ammette se non manifestazioni di dissenso nel suo significato di dissacrazione ereticale. L'unica forma di salvezza che si delinea per il genere umano risponde alle esigenze piu angoscianti e spregiudicate di una religione panica, che non consente attenuazioni o alternative alla mobilitazione del genere umano per il conseguimento di una condizione edenica indipendentemente dalla <<promessa>> propria della tradizione giudaico-cristiana. La beatitudine umana si configura come una sfida realizzata con le armi piu confacenti al suo stato elementare. L'accettazione da parte dei cosiddetti riformatori sociali dell'<<evidenza>> come una epifanica configurazione divina induce il consorzio umano a soprintendere a tutte le decisioni propiziatorie del benessere, sovvertendo il terminale dell'esistenza dall'aldila all'aldiqua. La terra, intesa come un corpo celeste gravitante nell'economia del cosmo, si costituisce a laboratorio scientifico e tecnologico nel proposito di intercedere con le energie dell'universo e di utilizzarle. L'impegno dell'homo thecnologicus e quello di giustificare e vanificare le sue azioni per tema di scompensare le coordinate esistenziali di un numero sempre crescente di esseri umani. L'immanenza non pregiudica la fede nella risurrezione, ma la rende allegorica e perfino profanatrice dei disegni dell'Uomo in quanto artefice dell'esistenza artificiale, di un modo d'essere considerato irreversibile rispetto a quelli suffragati dalla teologia imperante o comunque da una credenza carica di remissivita trascendentale. In questa prospettiva, e plausibile immaginare, non tanto la <<fine della storia>>, enfatizzata dall'omonimo libro di Francis Fukuyama, quanto la disattivazione (o devitalizzazione) del conflitto. In un <<ordine mentale>>, nel quale il benessere generalizzato e pensato come un balsamo per i mali che affliggono da sempre l'umanita, anche la competizione verrebbe meno per l'estinguersi dell'istinto autoreferenziale e di conservazione. In un mondo completamente artificiale, la vicenda umana sara regolata telematicamente e non potra che rispecchiarsi nell'ozio, inteso nell'accezione latina di libera esplicazione del pensiero e della volonta creatrice. L'autostima, il prestigio e perfino la gloria sono apposizioni di un'epoca remota, che difficilmente si raffronta con quella presente, i cui enunciati fanno esplicito riferimento al guadagno, a quanto un individuo realizza sulla base di un tacito accordo con i suoi simili, intenzionati a seguirne le sorti.

Il capovolgimento dei fondamenti concettuali dell'epoca contemporanea consiste nel fatto che tutti possono ottenere tutto purche concorrano il caso e la necessita: la fortuna di Niccolo Machiavelli si coniuga con l'abilita dello stratega e del visionario. La rivalita e un arcaismo, che non puo trovare nessuna giustificazione in un universo metamorfizzato mediante un sofisticato sistema di informazione e di comunicazione. <<Viviamo>> scrive Juan G. Atienza <<in un momento nel quale si stanno utilizzando come moneta dal corso legale le parole e le idee astratte che fanno parte del contesto simbolico dell'essere umano. Ma le applichiamo a realta che nulla o molto poco hanno a che vedere con il loro significato originario, anche se sostituiscono e, in apparenza, realizzano cio che prima era una speranza piu o meno ultraterrena della mente collettiva. Per volonta di coloro che le impiegano come forma di propaganda, esse convertono in atto tutto cio che non superava i limiti della potenza. E, nel farlo, non tergiversano su una realta che non e mai esistita, ma stabliscono le dimensioni di un'altra realta, inventata per il loro esclusivo beneficio>> (Atienza 51). I concetti associati alle parole non sono rispondenti all'impianto ideale che le contraddistingue. L'interpretazione, l'esegesi e la deformazione dei significati dei termini impiegati per rappresentare la realta in fieri sono evidenti. La velocita, con la quale si prospetta il presente, non consente--almeno finora--di avvalersi di un dizionario adeguato. L'ipertrofica concezione dell'immediatezza vanifica la stratificazione dei significati. L'etimologia, cosi come la concepisce Isidoro di Siviglia, ha un significato archeologico: riflette un itinerario espressivo gia concluso e difficilmente utilizzabile in un contesto storico assiepato di eventi di breve durata, ma spesso di grande efficacia. L'abrasione del parlato sulla scrittura riduce ulteriormente la morfologia delle parole, alle quali e richiesto, non tanto di designare, quanto di alludere perche sia consentito un ampio registro interpretativo e--progressivamente--disfunzionale.

La <<sacralita>> della parola si trasforma nella <<funzionalita>> della stessa per il conseguimento di risultati concreti, impropriamente omologabili nel compendio conoscitivo. La comunicazione e la manipolazione del linguaggio per ottenere un consenso o un audience, che giustifichi l'invadenza semantica del locutore, si confondono. L'effetto, che si persegue, non e quello di conferire nobilta concettuale all'enunciato, ma al contrario di raggiungere il piu immediatamente possibile un obiettivo concreto, che s'identifica con il consenso. Convincere e conseguire la legittimazione (di quanto si dice) sono due aspetti complementari dell'attivita comunque realizzata. La connotazione etica o ideologica di ogni atto compiuto per il raggiungimento di un beneficio prescinde dalla sua fase storica: si erige momentaneamente sull'adesione del pubblico dei fruitori dei prodotti e dei servizi. I nomi delle cose sono precari: per questa ragione si inventano i loro sostitutivi. Le lingue nazionali, infatti, se non interferiscono nel processo creativo e produttivo a livello mondiale, finiscono per acquisire le caratteristiche della reminiscenza, di custodi di un patrimonio esigibile soltanto con il concorso della stravaganza e dell'estemporaneita.

D'altro canto, l'apparato produttivo si serve di operatori intercambiabili, la cui personalita e per cosi dire irrilevante ai fini del successo imprenditoriale. La convinzione rinascimentale che sia la persona, con il suo potenziale inventivo, a determinare il corso della storia permane nel codice genetico di un'umanita esposta in continuazione a tutte le metamorfosi (le mutazioni) ritenute necessarie dal contesto economico. E improponibile un dissenso scriteriato, non organizzato e non praticato nell'ambito delle disquisizioni preventivamente concordate dalle parti in contesa. La disamina, che nel passato opera una suddivisione di ruoli e di interessi, attualmente puo proporsi come uno strumento di mediazione senza produrre degli effetti duraturi o incontrovertibili. Il dispotismo contemporaneo non ha volto, e anonimo, e quindi intercede in maniera riflessa fra strati differenziati di popolazione attiva e passiva. L'anomia e l'inedia si traducono nell'ozio forzato o nel tempo libero: in una dimensione temporale nella quale il peso delle obbligazioni (intellettuali, materiali) si stempera nell'imprecisato collettivo. La gente sostituisce il popolo, che rimane irrimediabilmente compromesso con le istanze moderniste, nazionalistiche, e insieme mitiche e razionali. L'archetipo del sognatore si trasforma nell'archetipo del diffusore di speranza se non addirittura del mercenario dell'afflato ludico e sensitivo. Il contrasto fra i pareri si declina nella molteplicita (dialetticamente incontrollabile) delle opinioni. L'atomizzazione delle relazioni umane preserva il potere tutorio, anch'esso labile ma rapsodicamente forte, dal <<contagio>> con una teleologia che lo approvi o lo preservi. L'ecchimosi del potere tradizionale si riflette sul successo dell'impresa economica, che non riconosce remore etiche e normative, e che considera legale tutto quanto venga accettato come utile.

L'informazione, esplicata con gli strumenti della diffusione (la radio, la televisione, internet), tende a rafforzarsi, sia pure per un periodo di tempo ridotto e contrastato dalla sua stessa costanza fluviale, in una sorta di totalitarismo fonico, in un ordinamento sintattico e grammaticale, capace di modificare continuamente gli atteggiamenti dei suoi fruitori senza appagarli mai e soprattutto senza provocare in loro una convinzione. Paradossalmente, la proffluvie di informazioni rimanda continuamente <<ad altro da se>>, che nella logica estemporanea con la quale si manifesta e quasi impossibile, non soltanto delineare, ma neanche auspicare. Il flusso delle informazioni fa presagire il rituale di un processo non avente una fine seppure dotato di una flebile o momentanea finalita. La suggestione, alla quale soggiacciono i fruitori del flusso di informazioni concerne la simultaneita dei fattori espressivi e cognitivi: tutto cio che viene detto o che appare sullo schermo e vero fino alla prova del contrario, difficilmente diagnosticabile come plausibile per il susseguirsi degli eventi. La continua presenza dello spettatore sullo scenario degli accadimenti lo esonera dal parteciparvi con quel senso critico che tradizionalmente allieta o conforta il giudizio. L'assenza di una pausa (sonora o visiva) per la formulazione del giudizio concorre provvidenzialmente ad alimentare le opinioni, che assumono un'evidenza, spesso perfino drammatica (com'e il caso dei diritti civili, della pena di morte), quando diventano numericamente consistenti. Come succede per la New Age, il mercato cerca di convertire gli aspetti piu inquietanti della pacificazione etnica, religiosa e perfino artistica, creando degli artefatti, mercificando il pensiero--se c'e un pensiero che alimenta il movimento di idee sulla nuova realta--e sterilizzando alcune componenti innovatrici o riformatrici dell'ordine vigente.

L'opinione assume un fascino occasionale e perentorio insieme, soprattutto quando le e concessa una sovrapposizione, una sottolineatura, con gli strumenti audiovisivi, mediatici. Essa non e considerata una categoria espressiva, degna di essere valutata nell'ambito di un ipotetico teorema, destinato a trasformarsi in un teorema reale, sulla base delle rilevazioni statistiche, effettuate ai fini di una teleologia, di una versatilita sociale. Al contrario, l'opinione e esaltata come una notazione incandescente di un'individualita indisturbata, che al massimo interviene nel dibattito sociale o comunitario per conferirgli un'impronta folckloristica. Ogni evento e sottoposto all'opinione pubblica, non tanto per corredarlo di una apposizione democratica, quanto piuttosto per sottrarlo alla superficialita delle risoluzioni, che effettivamente provengono dal fruitore delle immagini sonore radiotelevisive quando e ripreso nella sua spasmodica quotidianita. L'apparato mondiale delle comunicazioni risponde a esigenze per cosi dire oggettive, ma indimostrate, se per indimostrate s'intendono quelle frasi captate al volo dal microfono e dal teleobiettivo fra la gente alla quale si riconosce un diritto di prelazione che in effetti non ha. Sebbene la rappresentazione di un evento o di un fenomeno si rafforzi con lo struggimento, l'apprensione o lo smarrimento piu o meno drammatico o gioioso, la congruenza cognitiva delle cause che lo determinano e estranea agli intervistati. Questi testimoniano quelle reazioni nevralgiche che si presume debbano avere gli esseri umani di fronte a un disastro naturale, a un crollo finanziario, alla perdita della ragione, al desiderio di sopravvivere alle intemperie politiche e sociali. Ma la loro autenticita e talmente manifesta e immediata da apparire irreale. Ed e proprio questa falsa partecipazione agli eventi che genera le opinioni che, per essere tutte plausibili, si elidono reciprocamente, lasciando il campo al produttore del servizio radio-televisivo che, spostando l'obiettivo per un istante su un oggetto o sottolineando un termine dell'argomentazione, finisce con il <<condurre>> le impressioni nel peristilio del giudizio senza, ovviamente, avere il modo, in un tempo successivo, di manifestarlo.

L'informazione si configura come una serie di opzioni, che difficilmente si riesce ad accettare per la loro intrinseca validita. In effetti, la capacita informatica di introdurre il fruitore nelle piste delle notazioni cognitive, non consente a queste, proprio per la loro complementarieta, di avvalersi di alcuna particolare agevolazione rispetto al sistema etico, morale, sociale, che pure in qualche modo evocano o addirittura adombrano. In virtu delle piste dell'informazione, la velocita di contemperare diverse esigenze consente di assecondare, non tanto la curiosita nel suo significato tradizionale, quanto piuttosto il desiderio di manifestarla. <<Grazie a esse, possiamo leggere il giornale, metterci in contatto in un istante con chi vogliamo, ricavare l'informazione che necessitiamo su ogni materia, conoscere le ultime novita mondiali in fatto di libri e spettacoli, captare qualsiasi messaggio che altri abbiano voluto lasciare per noi o per tutta la grande famiglia degli adepti, canalizzare il nostro ozio o analizzare il nostro oroscopo, scommettere alla corsa dei cavalli, accedere in tutti quei posti che ci interessano, come visitare un museo o vedere una rappresentazione teatrale o ascoltare in diretta un concerto che si sta tenendo nell'altro lato del pianeta, conoscere i termini di un'opzione politica o scegliere gli esercizi ginnici che desideriamo praticare per ridurre la nostra curva della felicita>> (Atienza 128). Il capriccio individuale e la sistematicita tecnologica si compendiano secondo un ordine di fattori non piu armonizzati fra loro da una successione o da una congruenza valutativa. Le impressioni, che la contemperanza di innumerevoli apporti informativi determina, non possono essere a loro volta comunicate con l'immediatezza e la familiarita del passato, ma soggiacciono a una individuale elaborazione perche, se necessario, siano introdotte nelle piste informatiche dopo che i codici espressivi e le caratteristiche dei diversi programmi si siano armonizzati fra loro. La cosiddetta solitudine dell'homo telematicus e arguita come tale dal punto di vista di uno spettatore disimpegnato, di colui che ambirebbe penetrare metaforicamente nei meandri della mente umana per saggiarne le reazioni ed evidenziarne gli effetti. In realta, anche la solitudine, cosi come si evince dalla tradizione letteraria, e interconnessa con l'arteriosa proliferazione degli antidoti depressivi: a ogni impressione corrisponde un'altra impressione di segno contrario.

La caratteristica fondamentale della dimensione telematica e la sua controvertibilita: tutto cio che e rappresentabile puo essere facilmente vanificato dal suo opposto o da una variante dello stesso, che non provochi la sensibilita o non susciti evocazioni, memorazioni, ricordi, che abbiano relazione con il <<remoto passato>>, con il tempo nel quale alla mente e affidato il compito di collegare la <<catena degli esseri>> con i suoi improbabili significati. La trasformazione del pianeta in una immensa <<zona di servizio>> suggerisce il proposito di individuare quali sono i soggetti e quali sono gli oggetti che realizzano o animano la rappresentazione. Sebbene la trama delle comunicazioni sia cosi fitta da consentire qualsiasi manifestazione del desiderio, non si puo non rilevare che alcune aree del pianeta beneficano per cosi dire di un grado di autonomia gestionale che le altre aree non hanno. Il <<villaggio globale>> di Herbert Marshall McLuhan e diviso in due ambiti: quello dei privilegiati, che possono assistere in ogni momento a cio che accade nel mondo, e quello dei diseredati, che fanno parte occasionalmente delle tematiche della rappresentazione. Il privilegio consiste quindi nell'essere dalla parte di qua della macchina da presa e la discriminazione consiste nell'essere ritratti come fenomeni naturali dalla stessa macchina da presa. Il macchinismo industriale, dopo il fallimento e il declino dei millenarismi ideologici, e responsabile dell'ultima, consistente, suddivisione del mondo. Ed e, grazie o a causa di questa divisione, che ogni fenomeno d'intolleranza o d'insofferenza etnica, religiosa, istituzionale viene addebitato allo squilibrio economico del pianeta. La strategia impiegata per superare tale squilibrio comporta l'attivazione di complessi meccanismi compensativi del semplice aiuto in termini monetari. La programmazione mondiale per fronteggiare i focolai d'insofferenza, che continuamente infiammano le aree meno protette dall'equa utilizzazione delle risorse, implica la consapevolezza di uno scriteriato sfruttamento delle capacita realizzatrici di una parte considerevole della popolazione del pianeta. Le risorse, che costituiscono il patrimonio naturale dei popoli periferici, vengono sfruttate dai popoli egemoni, i quali sono anche i responsabili dell'attivazione del consenso, cioe dello scenario delle comunicazioni. <<Cosi com'e previsto dallo schema generale che pretende dominarci, un piano disegnato per conseguire il potere assoluto sul pianeta necessita il controllo di tutte le contingenze che possano contribuire a consolidare tale dominio senza che neppure una sfugga alla vigilanza che deve ottenere che nulla si attui ne che nulla si sviluppi al di fuori delle istanze dell'ente controllore. Il nostro sistema lo ha quasi raggiunto, il che suppone che il suo dominio assoluto, tanto a livello generale quanto a livello individuale, e prossimo a realizzarsi. Se cio avverra, la nostra crisi esistenziale avra toccato il fondo e il mondo si trovera prossimamente in condizione di accettare senza opporre resistenza il Nuovo Ordine preconizzato dal liberalismo selvaggio, che si va appropriando del pianeta>> (Atienza 153). La cosiddetta omogeneizzazione non e, in effetti, una realta e tanto meno un programma d'attuazione. E piuttosto una manifestazione algebriga, un modo di intendere il percorso della storia come alternativa alla vanificazione degli impegni assunti dai centri dei poteri decisionali (prevalentemente economici) nel contesto della transizione dalla realta ideologica e dei regimi a quella della corsa telematica: nel profilo del nuovo ordine sociale s'intravede una notazione empirica, che sconfina nell'entropia, nel disordine naturale, tanto piu incisivo quanto piu bisognoso di forze contundenti.

La sicurezza, che la elaborazione dottrinaria rinviene--da Niccolo Machiavelli a Thomas Hobbes, a John Locke, a Jean-Jacques Rousseau--nella disquisizione, nell'argomentazione e quindi nell'accordo, viene meno per lasciar adito a uno <<stato di necessita>>, nel quale soltanto il feticismo (l'acquisizione e la strumentalizzazione degli artefatti) puo costituire un antidoto o un freno. Il primitivismo, contenuto nelle forme espressive e rappresentative del tecnicismo, rinuncia per cosi dire a tutte le mediazioni -- ivi incluso, ovviamente, il linguaggio articolato, l'espressione--e rigenera come codici di comunicazione gli algoritmi, i cripticismi del passato. Una nuova corrente sapienziale insidia le ondulazioni di frequenza dei discorsi argomentati, spesso pleonastici, con i quali la letteratura transenna gli aspetti discratici dell'esistenza e li consegna alla perturbata consapevolezza dei lettori, dei traduttori, di quanti sono in grado di agevolare il compito dello scrittore, dell'artista, impegnato a dare una consistenza simbolica anche agli interstizi dell'esperienza. La vicenda umana tende a estraniarsi dall'esemplarita con la quale, quasi necessariamente, sara compendiata nei codici espressivi della telematica. L'ideario dell'immediato futuro si conforma con le prerogative della comunicazione, che ambisce a rimuovere gli ostacoli della incomunicabilita mediante l'iniziazione a una religione panica, che raccorda e sintetizza brani dell'esperienza individuale perche possano fungere da stilemi espressivi a livello generale. Nel frattempo s'interconnettono con le istanze globali le proposte dei movimenti religiosi a carattere prevalentemente millenaristico. <<Questi movimenti--inclusi quelli che si considerano come pericolosi manipolatori delle coscienze--si proclamano oppositori dell'utilitarismo ideologico e del problematico progresso proposto dal liberalismo e propongono una pratica dell'esistenza, che sostengono essere piu sintonica con quanto reclama la parte piu pura dell'essere umano, anche se nella maggior parte degli individui rimane allo stato di latenza>> (Atienza 154). L'emancipazione dal Nuovo Sistema Globale comporta l'accettazione dello stesso e la perpetuazione delle sue forme di condizionamento operativo ed espressivo. L'umanita e chiamata da un demone eversore ad assoggettarsi remissivamente a tutte le regole che il Sistema Globale pone in essere a seconda degli incentivi che riesce a generare. L'autonomia di giudizio risulta sempre piu pregiudiziale rispetto ai termini, che si utilizzano per consentire all'apparato imprenditoriale di essere efficace e, per alcuni aspetti, salvifico. Il messianismo e incognito, non promette e non nega alcuna prospettiva, che possa modificare, seppure in parte, il modo consolidato di intendere la realta o di presagirne le sorti.

La mancanza di una linea di indirizzo e l'inedita condizione dell'irregolarita di tutte le iniziative comporta l'accettazione di una filosofia delle incertezze, che promete nell'immediatezza il soddisfacimento di tutte le aspettative piu impellenti delle generazioni contemporanee. L'improbabile e il remoto, il passato e il presente meno manifesto di quello che pretestuosamente viene indicato come gia passato, gia consumato. L'esperienza dell'attualita concerne tutte le possibili manifestazioni dell'esistenza con l'unica, drammatica, alternativa, che s'identifica con la sua stessa vanificazione. Il <<vuoto pneumatico>> che si addensa nelle coscienze e che le rende retrattili a ogni anfibia sollecitazione fa pensare a un momento aurorale, a una iniziazione collettiva da un demiurgo metallico che, per ora, si nasconde nelle pieghe delle adunanze, dei raduni, dei meeting: di tutte quelle forme di associazione nelle quali la protesta si trasforma nel mito canoro dell'homo oeconomicus, che rivendica qualcosa senza averne la piena consapevolezza.

Il rivendicazionismo, infatti, prescinde quasi integralmente dalle postulazioni concettuali per assumere significati liminari e ultimativi in merito alle condizioni elementari dell'esistenza: quando gruppi di lavoratori, ormai quasi tutti impegnati in imprese tecnologicamente sofisticate, decidono di rivendicare l'applicazione di una norma contrattuale o il rispetto di un diritto acquisito, nella manifestazione di protesta si valgono di slogan che fanno riferimento alla loro condizione di sfruttati, sfrattati, pregiudicati. Fra i motivi, razionalmente redimibili dalla fragranza sloganistica, s'inerpicano sempre espressioni nevralgiche, che fanno riferimento alle mimesi del potere. Essi esprimono, non tanto esplicitamente quanto enfiteuticamente, le ragioni che perseguono deformando finzionicamente l'<<avversario>>. Le frasi che adottano fanno pernsare ai disegni di George Grosz, alle figure allegoriche dell'autoritarismo, dell'ottusa arroganza del potere tutorio ai tempi del fascismo e del nazismo europei. Lo slogan modifica il contenuto della dizione, non tanto per rendere piu palese la causa determinante, quanto piuttosto per soddisfare il desiderio di irridere tutte le forme di manifestazione occulta del potere. Ed e questa inconscia tendenza alla derisione di tutto cio che non puo essere contenuto nelle coordinate mentali dell'homo oeconomicus che facilita il consenso e al contempo il discredito di tutti i sistemi normativi e decisionali. La stravaganza consiste nel conferire alla protesta un tono meno coerente con la richiesta settoriale e piu aperta all'insoddisfazione--piu o meno latente--generalizzata. Le marce, i cortei, le occupazioni, le postazioni sono moniti per un processo verbale, che generalmente viene rimandato, se non sfocia nell'aperto diverbio o addirittura nella sollevazione. La rivolta non puo essere spiegata, dialettizzata: si serve di poche cifre espressive, nelle quali gli iniziati o gli adepti si riconoscono e agiscono di conseguenza. Un sentimento ancestrale riedita il primigenio della specie e lo rende per cosi dire solvibile con il principio vitale, che le culture si propongono--da sempre--di neutralizzare razionalizzandolo. L'influenza propagandistica appiana i contrasti perche li proietta in un illusorio regno dei fini, della cui realizzazione sono responsabili, non soltanto i gruppi (economicamente e politicamente) egemoni, ma anche quelli <<periferici>>. L'identita indifferenziata di chi invia un messaggio e di chi lo riceve si evince dall'insondabilita concettuale del contenuto dello stesso messaggio, <<messo a fuoco>> sull'onda emotiva di uno stato d'animo collettivo. La propaganda preordina tentacolarmente le reazioni di quanti o si affidano alle sue risorse o se ne servono o le metabolizzano nell'intento, piu o meno consapevole, di far parte cosi di una nuova genia, di quell'immensa moltitudine di esegeti del <<nuovo>>, che non si profila all'orizzonte come tale, ma come pura e semplice necessita.

L'intesa fra gruppi eterogenei, sia pure sotto il profilo ideologico, si esplica nella trascendenza, nella proiezione metastorica dei significati delle parole impiegate per designare il disagio dell'umanita nel mondo contemporaneo. La nuova teologia ha una componente idolatrica, che non ricusa la ragione, almeno quello stilema della ragione, che giustifica sia le coerenze e sia, per converso, le incoerenze, che si manifestano nell'esperienza individuale e comunitaria. La nuova teologia ricusa l'orror vacui, sebbene lo contempli nelle sue terapeutiche determinazioni: l'agire con continuita, l'oziare con remissivita, l'espandersi dell'essere in tutte le dimensioni del pianeta (metaforicamente rappresentato dal turismo di massa) contrastano con ogni alternativa contraria. Il nulla, che e una categoria della filosofia greca e dell'antropologia romana, se puo essere raffigurato nella societa contemporanea con i ritrovati dell'arte e della scienza, s'identifica con una metafora, con una forma del vuoto mentale, che non trova alcun riferimento concettuale per essere espresso e rappresentato. Il Maligno, che nel Medioevo svolge un'opera di dissuasione cosi avvincente da essere continuamente assimilato all'incubo di Dio, nella societa contemporanea si palesa mitigato nei suoi propositi e soprattutto effigiato in modo improprio o approssimato. L'orrore e la disperazione sono sostituiti dal disagio e dall'insoddisfazione, intesi come componenti chemioterapiche di una diagnosi in apparenza radicale. Gli oscuri presagi del lontano passato si presentano nell'attualita come semplici congetture, destinate a essere confermate o confutate dalla quotidianita. L'immensa ragione storica e quella dell'Ulisse di James Joyce, che si stempera e si conclude in una giornata. L'entita temporale, contratta nelle dimensioni di un giorno, implica la compressione sintattica, linguistica, espressiva. La decomposizione e la ricomposizione (forzosa) della disquisizione, della dialogazione e dell'argomentazione dimostrano la difficolta di rendere la narrazione acquisibile con la tecnica testamentaria del passato. Quanto piu ristretto e il circuito temporale, entro il quale si svolge l'azione, tanto piu impietose e inclementi sono le parole, indotte dal bradisisma concettuale a svolgere un'azione sussultorea in grado di scompaginare l'insieme narrativo per accreditare paradossalmente un'enfasi afonica. La narrazione sperimentale, se efficace, in prima istanza ricusa l'autenticita di quanto rappresenta e, in seconda istanza, lo ricupera a futura memoria. In altri termini, l'implosione dialogica e la sovrimpressione tematica sono utilizzate per rendere, con il lessico dell'uso corrente, figurazioni dell'indicibile o dell'inesprimibile in una fase archeologicamente epifanica. L'Ulisse fa pensare a un evento che puo essere accaduto o puo ancora accadere sebbene la sillabazione delle sue componenti esoteriche non si siano ancora (ben) delineate. La narrativa fluisce come un torrente equinoziale, che media fra la cripticita silente e l'assordante gestazione di nuovi suoni, di recondite reminiscenze emotive, tenute a battesimo dal destro del visionario, cioe dello scrittore.

L'inganno della scrittura e nell'esorbitante variazione dei suoi costrutti espressivi, nelle sue congetture foniche, semantiche, nella sua estrinseca esplicazione di quanto si manifesta nella mente dell'osservatore della realta quando e indotto dalle circostanze a parlare, a formulare concetti, a esprimere idee, che siano in grado di autogenerarsi senza che provvidenzialmente abbiano un riferimento o un referente organico. Il terminale della narrazione dell'Ulisse non si rinviene nella trama dei fatti, delle vicende, degli stati d'animo, che rappresenta, ma in una apoteosica impresa istintiva, che ne compenetri altri non ancora enucleati e difficilmente congetturabili con le parole con le quali normalmente si esplica l'esperienza. Il letargo della coscienza e l'iperattivita si compendiano in uno spettacolo di suoni, allegorie, pretese finzioniche, che simulano le confessioni, gli accordi fra persone-personaggi, propensi a disperdersi nei rivoli dell'inconscio collettivo.

La conversione del microcosmo nel macrocosmo costituisce la fonte della responsabilita, che e individuale e collettiva insieme, perche si evince dalle vicende nelle quali la spazialita e la temporalita si compendiano. <<La societa umana, alla quale si fa riferimento in questo contesto, ha un destino interattivo. A grandi linee, rileviamo questa funzione nella citta, nei paesi, nei villaggi, nella massa continentale e nella totalita del pianeta. Facciamo parte di un insieme differenziato di sistemi di vita e siamo, al tempo stesso, un sistema intermedio composto da parti intimamente correlate. Siamo una entita che coincide con cio che il pensiero tradizionale ha chiamato microcosmo, comparandola con il macrocosmo, che presuppone la totalita dell'universo. E, in questo livello microcosmico, abbiamo il dovere--la responsabilita--di conoscere il nostro intorno e assumere con il massimo grado di conoscenza che non sia possibile a tutte le identita -- istituzioni, discipline e comportamenti--che fanno parte dello stesso paradigma al quale ognuno di noi appartiene e che, nella sua espressione superiore, costituisce l'intero pianeta. In effetti, il sistema ora in crisi, per esercitare il suo dominio, ha avuto come maggiore alleato la rottura di questa obbligatorieta. Con la scusa del cosiddetto progresso, proclamato ineludibile, ha suddiviso la conoscenza e ha creato tutta una serie di compartimenti stagno per il sapere e l'agire, fino al punto che essi costituiscono delle monadi isolate di una coscienza atomizzata o, meglio, di molteplici, specifiche coscienze che nulla o poco credono di dovere alle altre manifestazioni della coscienza che le circonda>> (Atienza 203). La settorializzazione del sapere e l'atomizzazione delle coscienze riducono il perimetro della consapevolezza intesa nel suo significato di responsabilita, che si evince da una concezione generale, da una visione delle cose e del percorso dell'esperienza. La <<fine della storia>>, intesa nel suo significato metaforico di assenza di memoria e di responsabilita, comporta l'adesione sempre piu incresciosa e spericolata al <<particolare>>, al frammento, ai percorsi limitati della conoscenza, per lasciare ampi spazi all'imprenditorialita, che si realizza, almeno anfizionicamente, in una sorta di terra di nessuno, nella quale peraltro, sempre anfizionicamente, non dovrebbe incontrare ostacoli o resistenze.

Il frammento ha l'apocalittica consistenza di un indizio, di un segno del declino di una vicenda umana, che si conclude nel momento stesso nel quale si tenta di tenerla in vita con il ricorso a una terapia di rianimazione. La poetica della seconda meta del Novecento predilige il frammento alle ampie elaborazioni della prima meta: questa si declina nelle volute esoteriche di Ezra Pound e nelle visioni allegoriche di T.S. Eliot. L'importanza del frammento si rende piu evidente dopo il secondo conflitto mondiale, quando le schegge della guerra feriscono le coscienze in contumacia, quando il dialogo si smorza nel monologo o nel vaniloquio di Bertold Brecht, Samuel Beckett, Eugene Jonesco. L'occasionalita assume un rilievo imprevisto e inedito: tutta la narrazione si presagisce sincopata dal senso di colpa: quello che ispira le pagine del Tamburo di latta di Gunther Grass. Nel frammento la ricostruzione della realta avviene per gradi, fra loro non necessariamente coerenti. Negli interstizi fra un frammento e l'altro a ognuno e dato di immaginare l'irrealta, che e il corrispettivo poetico dell'antimateria e di tutte le antiparticelle del microcosmo. La correlazione, che si stabilisce fra il microcosmo e il macrocosmo, e retta dall'occasionalita, dall'entropia latente in ogni sistema energetico complesso. La segmentazione dell'esistenza discende dalla obnubilazione a fini conoscitivi di tutto il macrocosmo. Nella scienza e nell'arte contemporanee confluiscono queste due forze contrapposte: da una parte, la visione sempre piu ampia dell'universo fisico; da un'altra parte, la concezione sempre piu ristretta, se non addirittura piu angusta, dell'emisfero individuale. Il punto di sutura e una sorta di hybris, di allegra scompagine del patrimonio acquisito e di appannata concezione delle facolta acquisitive dei fruitoriosservatori dell'esperienza mediatica, in virtu della quale apparentemente lo scenario cosmico e quello sociale sono in sintonia. L'idea del viaggio, che vanifica le affezioni in funzione delle apprensioni costituisce una variabile tanto piu instabile quanto maggiore e il grado di insolvenza degli strumenti tecnologici inventati per appagare il <<gradimento>>, la propensione ludica, il desiderio del giuoco e dell'intrattenimento. Il viaggio di iniziazione sociale--il grand tour--del Settecento si trasforma nel <<meriggiare pallido e assorto>> di montaliana memoria: nel camuffare l'interesse per un impegno, nel perlustrare in comitiva le regioni popolose e impervie del pianeta alla ricerca di uno stato di grazia, che naturalmente e lungi dal manifestarsi. L'epopea del viaggio organizzato, di gruppo, esalta la solidarieta passeggera, la notazione di colore, il gesto manierato o gli scarti di umore di una comunita esigua e a tempo determinato.

L'incrocio delle lingue, l'innesto dei modi di dire e d'intendere concorrono a configurare una koine, che si perde nel tempo o che rimane immacolata nella filmografia, nell'archivio di quanti si propongono di esibirla in un'occasione fortuita e forse improbabile. Il viaggio del ricordo si trasforma nel vagito della memorazione. Le impreviste difficolta e le scomodita delle trasferte spesso neutralizzano l'iniziale entusiasmo e la conseguente nostalgia. Nelle conversazioni, che s'intessono durante il viaggio, si profilano o si nascondono le personalita, le vicende vissute o quelle che si adombrano come ancora realizzabili. Rimane l'accenno di un codice espressivo, surrogato dai gesti, che non soddisfa le esigenze presenti e che semmai fa capolino nel ricordo come una notazione perduta nelle ipertrofiche esigenze dell'attualita. Si discorre, durante il viaggio, senza la cognizione del tempo, con la consapevolezza di non impegnare ne la veridicita ne la verifica di quanto si afferma. Il discorso diventa cosi una confessione senza costrutto, un fallimentare esercizio della fantasia, che non e chiamata a rispondere ne delle proprie affermazioni ne delle proprie negazioni. Una sorta di laconicita avvolge le parole e le rende intraducibili nei contesti nei quali, suscitando la memorazione, potrebbero influenzare i pensieri, generare le suggestioni, che apparentano o dividono terapeuticamente gli esseri mortali. Il viaggio commissionato presso le agenzie, organizzato in modo che l'eterogeneita delle presenze non costituisca un nocumento per quanti vi partecipano con l'intenzione di abbandonare il luogo della consuetudine per dedicarsi a uno scautismo comodo, rassicurante e predicatorio. L'omogeneizzazione di gruppo e esigua e precaria, ma sostenuta dal pericolo che si corre insieme e insidiata dai benefici che si ricevono individualmente in modo sottilmente competitivo e perfino subdolo. I viaggi contemporanei adombrano le confraternite del passato con un piu basso livello di vocazione da parte degli adepti. Il loro percorso e calcolato al millimetro e la minuto: l'inizio compendia la fine, che s'immanentizza o nel desiderio di rinnovare un'analoga esperienza o nel proposito di immunizzarsi dal virus dell'evasione. L'abbandono del luogo di origine o di residenza significa anche la dimenticanza, seppure momentanea, non soltanto degli obblighi propri della sopravvivenza, ma anche dell'affabulazione necessaria per renderla accettabile. Le consuetudini espressive riducono il loro raggio d'inferenza allo stretto necessario (agli accompagnatori e a coloro che siano in grado di intenderle), mentre si corrompono, almeno in parte, per cogestire quelle <<frasi d'insieme>>, con le quali sia consentito assoggettare il consenso o suscitare il dissenso senza pregiudicare l'esito del viaggio. Questo, in definitiva, si risolve in una serie di accorgimenti verbali, con i quali si connotano gli eventi per renderli in qualche modo accettabili.

L'ottimismo e pertanto mitigato dalle inevitabili intemperanze verbali, dalla suscettibilita di alcuni viaggiatori nei confronti di altri. Il contrafforte emotivo del viaggiatore s'identifica con la sua solitudine o con l'umor nero, con la drammatica constatazione dell'incomprensibilita del genere umano: di quell'entita fenomenica, che adotta il linguaggio, perfeziona le lingue, le utilizza per rendere maggiormente coesa l'identita comunitaria, e che, per converso, ne riconosce l'inefficacia nei momenti piu significativi e drammatici dell'esperienza. L'inanita degli sforzi, impiegati per assicurare al linguaggio un empito coesivo, si estingue per cosi dire nel ridotto spazio di un sedile semovente, di una cabina, di una camera d'albergo, dove l'estraneita si concilia con l'atmosfera ombratile e tentacolare del purgatorio dell'esistenza, dell'attesa di un esito indiziario dell'impegno profuso per conferirle un senso. Il viaggio ha infatti delle zone d'ombra, che possono essere popolate dai fantasmi della mente. La fantasia imitativa proietta sui finestrini, negli specchi, nelle ante delle finestre le immagini che allietano il ricordo o quelle che perseguono l'angoscia e lo smarrimento. L'immaginazione si esercita a inventare profili e tracciati di improbabili esistenze nell'illusione di esserne il garante. La fantasia rimuove le pregiudiziali conoscitive, le prevenzioni sociali, e si accredita il compito di fustigare la specie umana perche difforme dallo stilema con il quale soggiace al giudizio. La prerogativa della libera esplicazione della confessione per immagini mentali consiste nel rendere perentorio ogni atteggiamento che si ritenga ineludibile per il buon esito dell'esperienza comunitaria, sia pure di un'esperienza comunitaria illusoria, che il viaggio, quale categoria dell'incontro dialogico, puo trasformare in autenticamente realizzabile. L'attualita si configura cosi come il sortilegio prestato dalle parole alla sindrome della conseguenzialita. <<L'ombra, per Jung, e composta da tutti gli impulsi, i desideri, le tentazioni e le speranze, che il nostro intorno sociale e morale ci obbliga a respingere o a tacitare fin dagli albori della nostra coscienza personale. Riflette un insieme di repressioni, che abbiamo immagazzinato e che crediamo di aver dimenticato nella parte piu recondita dell'incosciente, per presentare di fronte alla societa una immagine di noi stessi in conformita con quanto si spera da noi. Facciamo parte di una collettivita omologata da leggi che, non soltanto minacciano coloro che le trasgrediscono, ma soprattutto si delineano come imprescindibili e istintivamente giuste nel contesto della nostra esistenza e della nostra convivenza, senza che qualcuno si azzardi a domandarsi chi beneficiano in pregiudizio di una comunita umana che non e in grado di valutare quanto le succede intorno>> (Atienza 223). Il conformismo sociale e il corrispettivo delle divagazioni mentali, agevolate spesso dal viaggio, sia reale, sia immaginario, che consentono di sottrarsi illusoriamente all'asseverativita della norma e alla elaborazione e formulazione della stessa. I codici di condotta e i codici espressivi si conciliano nell'affabulazione, in quell'area intermedia, nella quale il convincimento comunque ottenuto--anche mediante le suggestioni e i condizionamenti subliminari -- raggiunge il livello della consensualita e della legittimazione.

Il viaggio ha anche una connotazione terapeutica: serve per ridurre i conflitti interiori mimetizzati nei ridotti circuiti espositivi, dei quali ogni viaggiatore dispone nei lunghi e medi percorsi effettuati sotto l'interattiva vigilanza degli altri. In quanto palestra del pregiudizio, la mobilita contempera tutte le afflizioni psicologiche con le aspettative salvifiche della condizione umana. <<Liberare i fantasmi dell'ombra, dopo averne riconosciuta la naturalezza dei contenuti, significa liberare noi stessi, anche se quest'atto puo apparire una caduta libera nel pozzo dell'irrealta. Ma in questa liberazione si fonda la nostra unica possibilita di sottrarci ai condizionamenti e di collaborare alla liberazione del nostro intorno. Conoscere la natura delle nostre repressioni e farne affiorare mediante un'analisi cosciente le autentiche dimensioni ci aiutera a comprendere quelle degli altri... Ci daremo conto allora che non siamo soli. E che ci affidiamo a una corrente, che si estende per i sentieri della marginazione e della desautorizzazione ufficiale da alcuni secoli. In ogni caso, oggi, senza dubbio, abbondano i solitari uniti dal comune cordone ombelicale dell'urgenza di un profondo cambiamento delle strutture mentali e morali, quale unico mezzo per tentare di trasformare anche il paradigma con il quale siamo caratterizzati>> (Atienza 224). Un contributo di particolare rilievo alla responsabilita comunitaria e dato dalla compresenza nelle abitudini e nelle attitudini piu diffuse, anzi, generalizzate, di un aspetto vagamente religioso (la solitudine, l'estemporaneita di alcune impressioni connesse con il viaggio), e di un aspetto irrimediabilmente laico. Il timor panico della solitudine si coniuga, infatti, con la spettacolarita canora, sonora, illusoria. La difficolta di gestione di queste due tendenze contribuisce a rendere piu fragile il tessuto connettivo dell'espressione e della rappresentazione.

L'indifferenza, che nella letteratura italiana degli anni Venti (Gli indifferenti di Alberto Moravia) si configura come una turbativa dovuta all'insolvibilita dei problemi sociali, conseguenti alla prima guerra mondiale, nel mondo contemporaneo assume le caratteristiche di una terapia. Mentre nell'Europa del periodo che precede l'avvento del totalitarismo, l'apatia presagisce l'esorcismo di un demiurgo, capace di risollevare le sorti dell'umanita (o almeno di una parte di essa), alla fine del secondo millennio, essa si presenta come una protesta, raccorda il dissenso diffuso in tutto il pianeta, nell'intento di provocare la reazione dei <<signori del benessere>> perche contemperino le spietate leggi della competizione economica con quelle meno enfatiche ed esaltanti della solidarieta. L'apatia fomenta pertanto l'autoritarismo, la reazione che i gruppi economicamente e politicamente compromessi intendono perseguire per contenere gli effetti per loro devastanti di quanti s'indignano remissivamente. I totalitarismi si arrogano il diritto di scuotere le coscienze, di indirizzarle al conseguimento di un terminale che le nobiliti. Il fascino, che esso esercita sulle coscienze, e pregiudizialmente quello della certezza, dell'affidabilita della forza, dell'organizzazione, dell'espansione e del dominio. Il totalitarismo e una forza demoniaca, che non esonera nessuno dall'azione: l'apatia e l'indifferenza sono dei reati, che vanno perseguiti e puniti esemplarmente. La propaganda e foriera di avventure: i guerrieri, incolonnati e mobilitati da un ectoplasma, si contendono il destino del mondo. La cultura che rende possibile una scenografia del genere ha un fondamento di sistematicita e organicita universalmente riconosciute.

Mentre nei paesi nei quali la trasformazione dell'economia agraria nell'economia industriale stenta a realizzarsi il futurismo di Filippo Maria Marinetti ha presa sull'immaginario collettivo (con gli slogan sulla velocita, sulla macchina, sulle parole in liberta), nell'Europa continentale il meccanismo espressivo, la propaganda, sembrano portare alle estreme conseguenze il contenuto messianico di una cultura, che ambisce ad armonizzare il mito delle origini con la razionalita piu assoluta. Il pensiero di Friedrich Nietzsche e la scienza delle energie latenti nel cosmo e nell'intimita della persona, rispettivamente rappresentate da Albert Einstein, Sigmund Freud e Richard Wagner, si possono paradossalmente rappresentare anche con un ectoplasma, che l'abilita cinematografica di Charlie Chaplin rende efficacemente anche sullo schermo. Le parole si contendono un terreno di espiazione e di espansione come le legioni romane si contendevano i territori da federare nel sistema imperiale. L'immagine e la parola si agglutinano in una ostinata resistenza a ogni forma di interrelazione, che le renda refrattarie, non soltanto alla contaminazione, ma anche alla complementarieta e alla corrispondenza. Il proclama, a suo tempo rivolto alle nazioni europee da madame de Stael, riguardo alla provvidenziale esigenza delle traduzioni, viene meno e si profila, con la cosiddetta <<pulizia etnica>>, l'omogeneizzazione della cultura e della sua rappresentazione simbolica. L'egoismo di facciata si assiepa sui bastioni delle grandi potenze, che intercedono presso gli idoli dei predoni e dei prevaricatori di un ritrovato Olimpo orgiastico e tentacolare.

L'omeostasi del male scompagina le regioni, prima dell'Europa, e poi del mondo intero. La propaganda sottace le ragioni che la sottendono e amplia fonicamente--come osserva Aldous Huxley--il suo raggio d'inferenza fino a suggestionare oltre misura le coscienze inquiete. Un incentivo che continua a influenzare ancora oggi, alla fine del millennio, la stabilita emotiva delle comunita economicamente consolidate, soprattutto per l'avvento dei flussi immigratori dalle aree piu povere del pianeta. La propaganda, anche quella meno ideologicamente influenzata, costituisce un fattore discriminante fra chi ha e chi non ha, fra quanti sono in grado di inserirsi nel mondo del lavoro e quindi della produttivita e del consuno e chi ne e escluso. L'esclusione dai processi produttivi e sempre fomite di perturbazioni sociali, che nel XX secolo si camuffano da intolleranza etnica e da persecutivita religiosa. Il rivendicazionismo nazionalistico trova il suo terreno di cultura nella protesta di coloro che ambiscono a differenziarsi dal contesto geopolitico ed economico nel quale tradizionalmente gravitano. Dalla crisi del colonialismo della fine della seconda guerra mondiale alla deflagrazione ideologica e istituzionale delle federazioni o consociazioni del socialismo reale, la frammentazione della carta geopolitica del pianeta trova un antidoto nel consociativismo piu o meno legale di natura economica. Le aree del dollaro, del marco, dello yen, ecc. influenzano le <<unioni>> istituzionali in modo da garantire l'internazionalizzazione dell'economia e l'ampliamento del mercato. Al nazionalismo delle istituzioni politiche, che si emancipano dalla gravitazione ideologica, economica e militare del passato, fa riscontro una sorta di <<convergenza d'interessi>>, che prescinde dalle consolidate propensioni regionalistiche. L'impresa economica, nella sua globalita, cerca di rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono alla sua estrinsecazione. La propaganda disciplina per cosi dire la dinamica e il volume delle risorse in modo che non si determinino, preventivamente alla loro attuazione concreta, delle resistenze tali da sfociare in focolai d'insofferenze o in veri e propri conflitti regionali. La propaganda di questo tipo non vaticina sic et simpliciter l'acquisizione di un prodotto ne promuove soltanto un tipo di atteggiamento di fronte agli eventi sociali, ma piuttosto si esplica nella stessa dinamica politica all'interno dei paesi per cosi dire non egemoni, anche se non ne sono esonerati quelli ad alto livello d'industrializzazione e di sviluppo. Il declino degli apriorismi riguarda, sia l'esperienza conoscitiva, sia la pratica attivita. L'aspetto piu inquietante della propensione cognitiva della societa contemporanea e quello relativo all'incoerenza, all'utilizzazione della praxis come una categoria, che si sottrae a qualsiasi valutazione morale o etica, pur di conseguire i condizionamenti capaci di essere oggettivati, di tradursi cioe in componenti del mercato. L'operativita puo assoggettarsi ad alcune norme soltanto nello stato iniziale, ma non puo sottoporsi ad alcun apprezzamento probativo allo stato finale, quando cioe s'identifica con la produzione. Il successo o meno della produzione non si armonizza necessariamente con i criteri ispiratori della comunita che la realizza e tanto meno con i registri espressivi che la giustificano. La crisi delle lingue nazionali o come si dice la Babele delle lingue e propedeutica alla globalizzazione economica, che si serve della sobrieta delle lingue veicolari, standardizzandone, per motivi pratici, la stessa capacita evolutiva e creatrice.

Dalla fine del secondo conflitto mondiale, la creazione di una sorta di koine idiomatica, che faccia salva la preponderanza delle lingue veicolari, e cointeressente con il processo di <<uniformazione economica>> del pianeta. <<Nella misura in cui il processo seguiva il suo corso naturale,>> scrive Noam Chomsky <<tese verso la globalizzazione dell'economia con le relative conseguenze: la globalizzazione del modello di societa dei due terzi proprio del Terzo Mondo, coinvolgendo anche il nucleo delle economie industriali e un "governo mondiale de facto" che rappresenta gli interessi delle transnazionali e le istituzioni finanziarie che gestiscono l'economia internazionale. Frattanto, il sistema mondiale si converte in una forma di "mercantilismo imprenditoriale", con la centralizzazione della gestione e la pianificazione delle interazioni commerciali nel quadro dell'internazionalismo liberale, elaborato su misura delle necessita del potere e dei benefici, sovvenzionato e aiutato dall'autorita statale. Le "nazioni povere" e il Terzo Mondo Interno, che i potenti possono disfare a volonta, si vedono obbligati a seguire le dottrine del neoliberalismo>> (Chomsky 243-44). La privatizzazione dell'impresa economica tende a trasformare paradossalmente lo Stato in un <<comitato d'affari>>. Mentre la disaffezione per la pratica democratica, come le elezioni politiche, tende a diffondersi, la partecipazione collegiale a tutti gli organismi economici e amministrativi e massiva. L'egemonia economica sulla politica diventa sempre piu incisiva al punto di spostare gradualmente l'assetto propedeutico della legittimazione e del consenso dal piano ideologico e disquisitivo a quello compromissorio e asseverativo, promosso dalla pubblicita e dalla propaganda, quali antesignane di un processo acquisitivo, sia intellettuale, sia pratico, che si esaurisce nel consumo degli artefatti e dei prodotti da status symbol. <<Le regole fondamentali dell'ordine mondiale sono quelle di sempre: l'impero della legge per il debole e quello della forza per il forte; i principi della "razionalita economica" per i deboli, il potere e l'intervento dello Stato per i forti. Come nel passato, il privilegio e il potere non si sottomettono volontariamente al controllo popolare o alla disciplina del mercato e, pertanto, tendono a debilitare la vera democrazia e adattare i precetti del mercato alle loro specifiche necessita. La cultura della rispettabilita continua a svolgere la sua funzione tradizionale: rifare la storia passata e presente secondo gli interessi del potere, esaltare gli alti principi che spronano noi e i nostri superiori, dissimulare le manchevolezze della storia connotandole come buone intenzioni sbagliate... Chi non e disposto ad accettare questo ruolo, ha da svolgere un ruolo tradizionale: sfiduciare e smascherare l'autorita illegittima e impegnarsi per debilitarla e ampliare l'ambito della liberta e della giustizia>> (Chomsky 334) (1). La politica degli artefici del benessere, teorizzata da Adam Smith in un'epoca ancora soggiogata dall'idea del progresso per l'avvento della rivoluzione industriale, si giustifica, nel mondo contemporaneo, con la generalizzazione dei criteri produttivi, cioe con la globalizzazione economica. L'esercizio dei diritti tradizionali non puo contrastare l'itinerario dell'impresa produttiva, sia sotto il profilo normativo, sia sotto il profilo geopolitico. La trasformazione del mondo s'identifica con la sua artificiosita. Le soluzioni economiche e finanziarie predisposte per garantire un sostegno all'impresa produttiva sono contraddittorie perche sono volte, indifferentemente, a fare la fortuna dei governi totalitari o a incoraggiare le istanze equitative dei paesi democratici. <<Un nuovo mondo si sta delineando in questa fine del millennio.>> scrive Manuel Castells <<Ha avuto origine nella coincidenza storica, verso la fine degli anni sessanta e la meta degli anni settanta, di tre processi indipendenti: la rivoluzione della tecnologia dell'informazione; la crisi economica tanto del capitalismo quanto dello statalismo e delle sue successive ristrutturazioni; la manifestazione di movimenti sociali e culturali, come l'antiautoritarismo, la difesa dei diritti umani, il femminismo, l'ecologismo. L'interazione di questi processi e le reazioni che hanno scatenato hanno creato una nuova struttura sociale dominante, la societa rete; una nuova economia, l'economia informazional/globale; e una nuova cultura, la cultura della virtualita reale. La logica implicita in questa economia, in questa societa e in questa cultura soggiace all'azione sociale e alle istituzioni di un mondo interdipendente>> (Gregory, passim). La rivoluzione tecnologica dell'informazione provoca un profondo sommovimento economico, che prescinde dalle condizioni nelle quali i popoli e i singoli detengono sempre piu virtualmente le loro caratteristiche distintive. La progressiva perdita dell'identita nazionale e individuale non pregiudica il processo produttivo e soprattutto non trova rispondenza nel livello di benessere, che invece connota le societa tradizionali. Le nuove tecnologie generano un capitalismo flessibile e dinamico. L'informazionalismo si configura come una linea di tendenza, caratterizzata da una alquanto latente irresponsabilita sul piano legale e comunitario e da un forte accento competitivo, quasi fosse il preludio di una virtuale guerra di tutti contro tutti in un crescendo temporale, difficilmente contenibile negli schemi operativi della condizione umana. Il <<Quarto Mondo>> si fonda su una perversa connessione degli strumenti interattivi, dai quali sarebbero definitivamente esclusi i popoli, i ceti, i gruppi, che attualmente si denominano emarginati. La criminalita globale, infatti, e il risultato di tale esclusione e la sfida demoniaca lanciata dalla tecnologia all'universo civile e pacifico.

Le telecomunicazioni instaurano una rete di rapporti fra gli attori sociali che, almeno in apparenza, prescindono dai condizionamenti culturali. Le traversie e le incongruenze dell'economia finanziaria falcidiano e rivitalizzano interi settori della produzione senza che il singolo osservatore del fenomeno sia pure pienamente consapevole della sua incidenza. L'occazionalita, debitamente intercettata dai sistemi cognitivi e rappresentativi, si presenta come una giustiziera, come l'estremo retaggio dell'Olimpo pagano. La sovranita, quale categoria imperativa dell'autorevolezza, sia personale, sia statale, e definitivamente obliata. Nessuna personalita e nessuna entita pubblica rappresentano le traiettorie, sia pure immaginarie, della vicenda contemporanea.

3. L'enfasi e il presagio

L'enigma della liberta appare tanto piu evidente quanto piu improbabile si manifesta la sua conciliazione con l'eguaglianza. Nel 1939, Thomas Mann considera questo teorema una <<questione umanitaria aperta>>, un impegno morale che, secondo l'espressione di Michael Walzer, rimane affidato alla riflessione e alla discussione del genere umano. Il disagio della civilta, espresso nell'opera omonima di Sigmund Freud, pubblicata a Vienna nel 1929, compendia la relazione esistente fra il desiderio di agire, di dare libero corso alle pulsioni, e la necessita di regolare il comportamento individuale (mediante la repressione degli istinti) nell'ambito di norme collettivamente elaborate perche trovino la loro giustificazione nella garanzia che assicurano a tutti i membri della cosiddetta comunita civile. La lotta per il predominio naturale si attenua e si sublima nella norma, che e fondamento della Kultur, intesa appunto come una traiettoria ideale che l'umanita si assicura contraddicendo perche in parte riducendo il desiderio di fruire delle occasioni e delle circostanze per cosi dire naturali, cioe non ancora <<visitate>> dalla ragione e omologate nel patrimonio dei sistemi sociali.

L'affidabilita di un rapporto cosi strettamente legato alla funzione applicativa della liberta e della necessita (che e, in fondo, la sicurezza) e legata a un processo di mediazione di ordine culturale (cioe spirituale). La solidarieta, infatti, non comporta l'esplicazione di un calcolo delle convenienze giacche esonera i suoi sostenitori dal protendersi verso il prossimo piu bisognoso spinti dalla previsione di un beneficio non ancora quantificabile. La solidarieta nella cosiddetta societa post-moderna prescinde dalle stesse valutazioni economiche o dottrinarie, che potrebbero non giustificarla, per il semplice fatto che non assume quasi mai connotazioni rilevanti: rimane uno stato d'animo prorompente dall'inquietudine di quanti non riconoscono nell'assetto geopolitico del pianeta le premesse di un equilibrio stabile. Sebbene il compromesso fra liberta individuale e stabilita sociale sia sempre in fieri, non si puo rilevare, alle soglie del terzo millennio, che la liberta individuale costituisce il punto di riferimento per tutte le elaborazioni dottrinarie. L'esperienza--totalizzante e drammatica--di una sorta di recessione della libera determinazione a favore di una garanzia (certezza) di ordine monolitico e millenaristico e deficitaria in modo talmente evidente da enfatizzare, per converso, la deregulation, l'abbrivio degli osservatori della realta, che esultano all'idea di poter convenire nella concordia, nell'univocita delle loro convinzioni, sia pure dopo aver deliberato dialogicamente di realizzare l'impresa di essere consensuali. <<La voce della coscienza,>> scrive Zygmunt Bauman <<che e la voce della responsabilita, e percepibile solo nella discordanza di suoni dissonanti. Il consenso e l'unanimita preannunciano la tranquillita del cimitero (la "comunicazione perfetta" di Habermas, che misura la propria perfezione sulla base del consenso e dell'eliminazione del dissenso, e un altro segno mortale che propone una cura definitiva ai mali della liberta); nel cimitero del consenso universale, la responsabilita, la liberta e l'individuo esalano il loro ultimo respiro>> (Bauman 15). La liberta di disquisire non presagisce, infatti, la supremazia di un'opinione o di una convinzione su di un'altra, ma la plausibilita entro limiti configurabili come mobili di entrambe. Se questa caratteristica venisse meno, il dialogo non avrebbe senso e perderebbe il suo costrutto propositivo proprio in quanto ritenuto un sussidio per ogni proposizione, che ambisca a configurarsi come utile ai fini conoscitivi della comunita culturale e linguistica nella quale si esplica. <<Una politica post-moderna, che aspiri alla creazione di una comunita politica vitale ha bisogno di essere guidata (come ho suggerito nelle conclusioni di Modernity and Ambivalence) dal triplice principio di Liberta, Differenza e Solidarieta; la solidarieta e la condizione necessaria e il contributo collettivo essenziale alla vitalita della liberta e della differenza. Nel mondo post-moderno i primi due elementi della formula hanno molti alleati, alcuni palesi e altri meno visibili. Uno dei piu importanti e la forte spinta alla deregulation e alla "privatizzazione" esercitata dall'espansione del mercato globale. Cio che invece il mondo post-moderno non e in grado di generare da solo--cioe senza un intervento politico--e la solidarieta; ma senza solidarieta ... nessuna liberta e sicura, mentre le differenze e il tipo di "politica dell'identita" che tendono a sviluppare conducono, non di rado, a una interiorizzazione dell'oppressione, come ha sottolineato David Harvey>> (Bauman 23). La solidarieta non puo identificarsi con un ideale, perche in questo caso perseguirebbe obiettivi prestabiliti e utilizzabili a fini pratici e quindi per profitti privati o pubblici, ne puo costituire un incentivo sociale perche trasformerebbe il <<patto>> o il <<contratto>> sociale in un istituto facoltativo se non addirittura pleonastico. Essa e pertanto la manifestazione dell'<<incompiutezza>> dello Stato e della condizione di incertezza dell'individuo in un mondo che si evolve apparentemente verso l'omogeneita e l'indifferenziazione. E una provvidenziale contraddizione sotto il profilo istituzionale, che pero consente allo Stato di sopravvivere e di custodire per cosi dire il senso della testimonianza e della storia.

L'ambivalenza di Douglas Kellner si riferisce alla <<costruzione e ridefinizione>> dell'identita, cioe del significato biologico e legale della persona, di una corrispondente del consorzio civile prima ancora di postularsi come facente parte di una comunita sociale. Ma mentre nel passato l'identita costituisce una conquista politica e una categoria interpretativa dei dilemmi della condizione umana, nel mondo post-moderno essa assume una connotazione simbolica. Nella personalita l'individualita simula o esterna una sua vocazione protettiva mediante l'ausilio di accorgimenti concettuali o mediatici, mediante i quali sia possibile convincersi e convincere sulla necessita-opportunita di un determinato atteggiamento e di un conseguente comportamento. L'irriduttibilita del foro interiore a quello esteriore continua a rafforzare la convinzione che si possano ottenere dei benefici negoziando soltanto l'individuale consenso alla realizzazione di un programma di portata collettiva. <<Il principale motivo d'ansia dei tempi moderni, collegato all'identita, era la preoccupazione riguardo alla durabilita; oggi riguarda invece la possibilita di evitare ogni impegno. La modernita e costruita in acciaio e cemento. La post-modernita in plastica biodegradabile>> (Bauman 28). L'individualita prescinde dalle condizioni oggettive anche se le subisce perche non e in grado di modificarle. Se le condizioni oggettive, intese come una limitazione rispetto alla liberta assoluta, non esistessero, anche l'aspirazione all'individualita verrebbe meno e si confonderebbe con le innumerevoli energie del cosmo. L'aspirazione a delimitare--a misurare--l'azione perche dia dei risultati piu o meno conformi alle aspettative di chi la promuove costituisce un correttivo, se non addirittura una trasgressione a quanto istintivamente l'individuo sarebbe portato a fare. Ma anche questa previsione non trova suffragi nell'esperienza mentale e storica dell'umanita: neanche l'istinto, infatti, e dotato di uno statuto autonomo tale da configurarsi con chiarita. L'istinto, come la ragione, trova la sua definizione nel correttivo o nella delimitazione che uno da dell'altra e viceversa, secondo un'unita di misura--il concetto socratico, riflesso nel dialogo platonico--che e compito della Kultur elaborare e continuamente aggiornare per renderlo conseguente e coerente con il discorso che s'intende argomentare. Il postulato di ogni proposizione e un'intesa, prima intuitiva, poi esplicita, fra quanti intendono disquisire intorno a un argomento. E, per paradossale che possa apparire, e sempre l'argomento a giustificare e rendere comprensibile il dialogo. Il paradigma del dialogo e quello platonico, che presagisce e predetermina gli argomenti. Senza questa <<condizione iniziale>>, ogni tentativo di intendersi e per sua natura fallimentare.

L'identita e pregiudiziale per ogni proposito operativo: chi agisce nell'ambito ben delimitato del villaggio, della citta, della metropoli, non puo che invocare per se quella delimitazione dello spazio, che rende possibili le interazioni individuali nella loro occasionalita e contingenza. Essa contrasta con ogni altra espressione della liberta, che non ammetta anche la sua negazione. <<Il deserto e l'archetipo e la serra della liberta viva, nuda, primaria e di base che e l'assenza dei legami. Quello che gli eremiti medievali provavano nel deserto cosi vicino a Dio era proprio la sensazione di essere simili a Dio: slegati da abitudini e convenzioni, dai bisogni dei propri corpi e da quelli delle anime altrui, dalle proprie azioni passate e presenti. Con le parole dei teorici odierni, si potrebbe dire che gli eremiti sono stati i primi a fare l'esperienza dell'essere sradicati e sgravati. Essi erano simili a Dio, perche qualsiasi cosa facessero la facevano ab nihilo. Il loro pellegrinaggio verso Dio era un esercizio di autocostruzione di se (questo e il motivo per cui la Chiesa, volendo essere l'unica linea che unisce a Dio, ha sempre manifestato resistenza nei confronti degli eremiti--e subito ha fatto di tutto per forzarli all'interno di ordini monastici, sotto lo stretto controllo di regole e routine)>> (Bauman 31) (2). L'obsolescenza delle cose evoca, nel mondo post-moderno, il deserto medievale, la dimensione della sabbia, la precarieta delle orme e la proditorieta del vento. La mutabilita dello scenario artificiale, che richiama alla mente quella del deserto, rende increscioso il proposito di sconfiggere il tempo con la resistenza opposta dalle singole individualita. <<Nella vita-come-gioco dei consumatori post-moderni, le regole del gioco cambiano continuamente nel corso della partita. La strategia piu ragionevole e quindi quella di chiudere ogni partita velocemente--in questo modo il gioco della vita, affrontato con intelligenza, porta a dividere la grande sfida onnicomprensiva, dalle enormi poste in gioco, in una serie di partite veloci e brevi con piccole poste in gioco. "La determinazione di vivere alla giornata" e "il raffigurarsi la vita quotidiana come una successione di piccole emergenze" diventano i principi guida di ogni condotta razionale>> (Bauman 36). La concomitanza di molteplici fattori determinativi della realta squalifica ogni vocazione localistica, ogni affezione, che comporti l'attaccamento a un regime di vita commisurato alla consuetudine e alla tradizione. Il controllo sullo scenario operativo e pressoche inesistente: serve soltanto a illudere l'osservatore della realta che non lo contamina l'ansia di disincagliarsene.

La precarieta delle situazioni supera la precarieta delle volizioni: quasi sempre gli scenari sociali mutano piu rapidamente di quelli mentali. Ed e proprio questa anomalia concettuale che grava sulla consapevolezza dell'osservatore contemporaneo. Egli non si chiede impietosamente per quali motivi la sua personalita si adegua con una certa riluttanza alle innovazioni che, almeno finzionicamente, contribuisce a determinare. <<A quale scopo mai potrebbe servire la strategia dell'avanzare del pellegrino in questo nostro mondo? In questo mondo, non solo sono scomparsi i lavori che durano una vita, ma le professioni e i mercati, che hanno acquisito l'abitudine disorientante di apparire dal nulla e di svanire nel nulla, possono difficilmente essere vissuti come vocazioni weberiane--e per mettere il dito nella piaga, la domanda di particolari qualita per praticare tali professioni spesso non dura tanto quanto il tempo che ci si mette ad acquisirle. I posti di lavoro non sono protetti, certamente non piu della stabilita dei luoghi dove sono svolti>> (Bauman 37). E le variabili, imposte dalla tecnologia, sono selettive sul piano sociale: l'impiego della forza-lavoro umana si riduce all'esercizio della progettazione. Anche i piu sofisticati processi produttivi si privano di tutte quelle condizioni accessorie, quali la propaganda e la pubblicita, che agiscono in maniera determinante nella diffusione e nella distribuzione dei prodotti. L'esito della contrattazione fra apparati produttivi e sistemi di consumo s'identifica con la contrazione dei posti di lavoro e l'amplificazione delle strutture tecnologiche. L'estemporaneita e l'indifferenza si coniugano per rendere meno inquietante la distonia fra la progettazione del presente ampliato fino alle propaggini di un improbabile futuro e l'attuazione di una regola che lo abiliti all'ulteriore prosecuzione. <<A mio avviso, come il pellegrino era la metafora piu adatta per la strategia della vita moderna, preoccupato dal compito inquietante di costruire un'identita--il flaneur, il vagabondo, il turista e il giocatore, presi insieme, offrono la metafora della strategia postmoderna generata dall'orrore di essere legati e fissati. Nessuno dei tipi/stili elencati sono invenzioni del post-moderno--erano conosciuti prima dell'avvento dei tempi postmoderni. Eppure, cosi come le condizioni moderne hanno dato nuova forma alla figura del pellegrino ereditata dal cristianesimo, il contesto post-moderno da nuove qualita ai tipi noti in precedenza--e lo fa in due modi cruciali. Primo: gli stili un tempo praticati da persone marginali in periodi marginali e in luoghi marginali, sono ora praticati dalla maggioranza, nel fiore degli anni, e in posti centrali; sono ora diventati, pienamente e veramente, degli stili di vita. Secondo: nonostante siano quattro... la vita post-moderna e troppo disordinata e incoerente per essere afferrata da un unico modello coerente>> (Bauman 39). La stravaganza e l'estemporaneita compensano il rigore e la coerenza: lo stile di vita post-moderno evoca tempi e mode incoerenti con il presente e le ostenta in maniera vistosa, chiassosa, come una turbativa di poco momento e di cattivo gusto. La simulazione e una componente esoterica dell'estraniazione, che consente di legiferare a contrario rispetto ai canoni consolidati ma perenti. Il vagabondo e lo stravagante sono figure retoriche, suscitano al tempo stesso la compromissione e lo sdegno e inficiano la propedeuticita di tutte le risorse della societa omologante del consumo. Il vagabondo e lo stravagante sembrano sottrarre la responsabilita dei contemporanei rinverdendo stilemi amati e osteggiati nel passato, quando l'insidia della sfida tecnologica e industriale si adombra come inevitabile. L'ipertrofia dell'io scenico ha di mira la compassata belligeranza dei tutori dell'ordine (economico, politico) del passato e li ridicolizza. E in quest'impresa presume di coinvolgere anche i fautori del nuovo ordine mondiale, inteso come l'estrema conseguenza di un processo volto a selezionare l'umanita mentre ne presagisce la moltiplicazione, sia sul piano numerico, sia sul piano dell'influenza decisionale. L'ironia, che operazioni letterarie-teatrali del genere sprigionano dal Medioevo, non compensa le frustrate aspettative di un numero, anch'esso purtroppo crescente, di emarginati. L'osservazione della natura non ha l'inquietante indolenza dell'abbandono alla deriva: al contrario, costituisce la lunga, calcolata iniziazione allo sfruttamento a scopi pratici delle sue componenti. L'agnosticismo medievale (se e possibile definire cosi un atteggiamento apparentemente remissivo rispetto alle autorita costituite) e una lunga pausa di riflessione da parte di quanti--le numerose generazioni che si succedono dalla caduta dell'impero romano all'eta rinascimentale--aspirano a contravvenire alle soporifere dottrine della sofferenza e della rigenerazione.

L'incubazione della rivolta, della sovversione dei precetti didascalici e dei motivi ispiratori del comportamento individuale e collettivo, si manifesta nella neghittosita dei marginati, di coloro che non intendono assecondare il corso dei tempi ridicolizzandolo. Il vagabondo non e soltanto uno sfaccendato sociale, che si muove ai margini della citta o del borgo per sfidare con la sua stessa presenza la potesta gerarchica e i canoni espressivi con i quali la si rappresenta, ma e un discreto <<disturbatore della quiete pubblica>>, il mimo di una condizione oggettivamente transeunte e tuttavia permanente in alcune aree, particolarmente insidiate dalla miseria morale e materiale. Anche se, come il mimo, il vagabondo non raggiunge il rango del riformatore sociale, ne propizia quanto meno l'avvento. La ribellione non s'identifica quindi necessariamente con una causa immediata, che puo essere drammaticamente rimossa, ma con un <<paradigma>> mentale e comportamentale (tanto per usare un'espressione accreditata da Thomas Kuhn), che costituisce un vero e proprio impedimento per la stessa flebile evoluzione della societa arcaica nel suo complesso. La lotta all'indifferenza non ha un quartiere particolare nel quale esplicarsi: ogni contrada offre il destro al sarcasmo o perfino alla sottile ironia di chi e in grado di cogliere il contrasto fra la partenogenesi della speranza (propria delle gerarchie e delle societa a circuito chiuso) e l'indissolubilita della perdizione. Il rapporto fra l'attesa dell'avvento di un mondo migliore e l'iniquita del presente e all'origine di quel lento sussulto interiore che, nell'Europa moderna, si estrinseca nelle sommosse, nelle sollevazioni, nelle guerre e nelle appassionanti stagioni della ricostruzione e del rinnovamento. La <<grammatica del vivente>> (Onians; Fimiani) e sempre ricollegabile a uno spazio critico, quale premessa della sfida alla trasformazione, propria della modernita. L'appararenza, che nel Medioevo esonera, entro certi limiti, dall'introspezione, nell'epoca moderna si trasforma nella gestazione del <<nuovo>>, di quanto puo manifestarsi in maniera antagonica rispetto al convincimento consolidato.

L'apparenza, cosi atona e inquisitrice nel passato, si delinea, nell'eta moderna, come un condotto d'interiezione fra cio che e possibile dire, manifestare, confutare, e cio che genera il consenso o il dissenso rispetto alla plausibilita di un proposito o di un'azione. Il gioco mimetico dell'apparenza consente di prevedere le reazioni di un ipotetico interlocutore senza pregiudicare le effettive manifestazioni di quello autentico. La realta si configura come una delle <<versioni>> dell'apparenza considerata piu confacente al buon esito delle iniziative, che le varie componenti delle comunita sociali si propongono di realizzare. L'apparenza e il <<luogo>> della gestazione del disordine, nel quale sia possibile penetrare lo sguardo per supposizioni, apprensioni, controverse congetture. Ed e proprio questo discratico parallelismo fra la stravaganza del vagabondo senza fissa dimora e autosottrattosi a ogni manifestazione esponenziale del potere costituito e la natura nella sua compagine energetica che rende in qualche modo comprensibile, oltre che il kantiano smarrimento di fronte al cielo stellato, l'imponderabilita della norma elaborata a fini certamente edificanti. <<Un conto>> afferma Leszek Kolakowski <<e dunque il desiderio di ozio totale e un altro il trovare il modo, per mezzo del nostro impegno, di risparmiarci fatiche inutili. Gli uomini hanno inventato la ruota, l'arco, l'aratro ed altre cosette un po' piu complicate (comunque, le invenzioni citate sono sicuramente opera di un genio fuori del comune). Vista la quantita di fatica fisica che esse ci hanno permesso di risparmiare, possiamo ben definirle come splendidi frutti della pigrizia. In questo senso la nostra civilta e tutto frutto della pigrizia. Invece le invenzioni che risparmiano la fatica mentale sono quasi esclusivamente un prodotto del nostro secolo, per quanto alcuni modesti e utilissimi precursori fossero stati inventati molto prima dei computer, come i regoli calcolatori e le macchine calcolatrici>> (Kolakowski 129). Gli <<artisti dell'ozio>>, quando si professano autentici, inducono a considerare a contrario l'impegno nella sua economica essenzialita, considerata come una categoria privilegiata ai fini dell'inventiva e della concretezza. L'ozio, enfaticamente stigmatizzato come la (madre) matrice di tutti i vizi, in effetti, condiziona l'impegno alla sua pratica utilizzazione e lo sottrae contestualmente a ogni enfatica ispirazione (divina o diabolica). L'ozio ha implicitamente irrisolto il dilemma della presenza divina nel mondo: se sia improvvido o meno affidarsi alle leggi teologali della presunzione che effettivamente possa riversarsi sul genere umano il giudizio divino. Ma e il dubbio che anchilosa la mente dell'ozioso, di colui che crede spasmodicamente nel lavoro e che, proprio per questo, si ostina a contraddire tutti coloro che lo esaltano come fortilizio di umanita. L'ozioso addirittura considera il suo atteggiamento una disciplina perche contrae le sue risorse conoscitive all'<<essenziale>>, che per approssimazione e il limite della sopravvivenza.

Le <<province del significato>> abradono gli spazi semoventi dell'immaginazione: tutto cio che appare chiaro e tale perche l'affanno iniziatico dell'osservatore l'ha reso possibile. Se la concezione del reale fosse avulsa dalla fantasia imitativa, il percorso della conoscenza sarebbe rigido, conseguenziale ma contraddittorio. In effetti, la contraddizione, che e implicita nelle metodologie escogitate e impiegate per esercitare la riflessione, e apparente: se fosse reale, si risolverebbe in una tautologia. Ammettere la contraddizione e, infatti, contraddittorio: la contraddizione non puo essere manifestata; al massimo puo essere paventata. Le anomie possono essere supposte ma non rilevate. Per tutte le contraddizioni e fatto salvo l'esercizio propedeutico alla loro individuazione e alla loro <<condanna>>. <<L'"oggettivita" in se stessa,>> scrive Isabelle Stengers <<la neutralita non spiegano gran che, o niente del tutto. E a ogni tipo di pratica scientifica che bisogna chiedere cosa voglia dire, per essa, "essere oggettivo", cioe quali siano gli argomenti accettabili, che cosa faccia da "prova", che cosa conti in quanto "fatto". E sta a noi, non scienziati, imparare a rispettare certe pratiche, a temerne altre, a ridere di altre ancora. Ma mai e poi mai dobbiamo accettare con fiducia assoluta l'argomento d'autorita...>> (Stengers 22). Tuttavia, non si puo negare che la scienza possa dimostrare che tutto cio nel quale si crede e falso o almeno e falso a partire da un determinato periodo di tempo in poi: cosi e per la cosmologia moderna (eliocentrica) rispetto a quella antica (geocentrica). Ma e il grado di falsita che costituisce il referente oggettivo della scienza. Quanto maggiore e l'accettazione del processo conoscitivo, tanto maggiore e la rispondenza fra la ricerca scientifica e il senso comune. I cosiddetti punti di vista si uniformano per una linea di tendenza che, seppure inizialmente accidentata, si profila come ineludibile: e come assistere a una sorta di <<pensiero oggettivo>> che, a periodi ricorrenti, si ridesta e diventa carico di prospettive. Il corso del tempo e tale perche si compenetra nella consapevolezza piu o meno esplicita di quella che passa per essere la melior pars, sia sotto il profilo quantitativo, sia sotto il profilo funzionale, del genere umano. L'accettazione da parte di una notevole maggioranza delle comunita sociali delle sfide della modernita e delle risposte approntate dalla scienza adombra qualcosa di irrevocabile, che l'esperienza s'incarica di confermare o di confutare.

La distanza, che si stabilisce fra gli individui a livello affettivo, rispecchia, sia pure in modo approssimato, la refutabilita di ogni convinzione acquisita. In altri termini, la genetica inconsistenza di ogni certezza provoca effetti devastanti in tutti gli ambiti (intellettuali, affettivi, relazionali) nei quali la mutevolezza e la conseguente adattabilita sono considerate necessarie e praticabili. <<L'incapacita politica degli uomini e delle donne post-moderni ha la stessa origine dell'incapacita morale. La distanza estetica, preferita da e dominante in tutte le strategie post-moderne, si differenzia da altri tipi di distanza sociale (come quella morale o cognitiva) dal momento che non sceglie come suoi punti di riferimento e orientamento i tratti e le qualita possedute da o ascritte agli oggetti della distanza, ma gli attributi del soggetto che distanzia (come l'interesse, l'eccitazione, la soddisfazione o il piacere). Come ha osservato Jean-Francois Lyotard, "gli oggetti e i contenuti sono diventati indifferenti. L'unica domanda riguarda il loro essere "interessanti". Il mondo si trasforma in un insieme di oggetti potenzialmente interessanti, e il compito e quello di spremere da essi tutto cio che d'interessante essi contengono>> (Bauman 50-51). La condizione necessaria e sufficiente perche gli oggetti non dequalifichino le aspirazioni del gusto e che la produzione in serie si avvantaggi, entro certi limiti, delle elaborazioni estetiche promosse o prodotte dagli stessi produttorifruitori di artefatti. La trasgressione, da individuale, si predispone a essere oggettiva. Gli sperimentalismi artistici--evidenziati dalle avanguardie nella pittura e nella scultura -- sembrano sintonizzarsi con la <<linea>> estetica impressa ai prodotti in serie nell'intento peraltro di attenuare o addirittura vanificare l'insofferenza e il disagio tradizionalmente responsabili delle ricorrenti <<rivoluzioni culturali>>. A mano a mano che la stravaganza preconizzata dell'arte entra nel patrimonio espositivo della produzione tecnologica, il pericolo di un sommovimento sociale viene meno. I focolai d'insofferenza, infatti, si radicano nelle regioni impervie, sia all'arte, sia alla tecnologia. L'apparenza del disordine aggiunge un grado di ebrezza all'enfasi del conformismo. L'irriduttibilita del dissenso al contrasto promuove un tono di stravaganza negli abbigliamenti e negli atteggiamenti che aggiunge una nota--perfino scordata--al folclore standardizzato e reso funzionale dal Grande Meccanico e dall'Impresa Industriale. Il dissenso, che si esaurisce nelle strade delle metropoli, fa parte ormai del colore locale e adombra un clima di permissivita che in effetti puo essere soltanto di facciata. Queste forme di permissivismo urtano la sensibilita e il buon gusto, sia dei conservatori, sia dei progressisti, perche offrono il fianco alla critica piu mordace nei riguardi dei costumi. La condanna del primitivismo di maniera, cioe di quello artefatto per eccesso di esibizionismo, che si allinea con il fantasma del novello bardo, si manifesta rapsodicamente, ma genera per affinita qualche risentimento di ordine etnico, che insidia la tolleranza e la pluralita linguistica e culturale.

La resistenza alle provocazioni sociali si manifesta generalmente sul piano estetico. Le fogge dei vestiti, i tatuaggi, le compromissioni con il metallo sono tutte espressioni di liberta incondizionata: mutuano dal localismo orientale o dal tribalismo africano le intercessioni, che si stabiliscono fra le comunita umane e l'ambiente naturale. In ogni caso, questi camuffamenti stanno a testimoniare il revival di stagioni culturali e comportamentali, allora riservate a un esiguo gruppo di protagonisti, e ora attualizzate dalla nostalgia. L'esibizionismo e una forma alquanto scontata di comunicazione sociale: esso affida allo shock che provoca nelle persone alle quali e diretto il compito di suscitare delle reazioni, non necessariamente positive, ma in ogni caso tali da rendere pertinente l'egemonia del fisico su tutte le altre forme di sussidiarita. La fisicita, che il romanticismo esalta nella sua sublimazione ideale, si propone come una categoria teologica, come una cognizione dell'essere, che non puo essere condizionata ad alcuna finalita. Essa dispone di un valore assoluto, difficilmente convertibile nell'allegoria evangelica di un bene che, se sottovalutato, puo assicurare un premio nell'apogeo dell'eternita. La fisicita si presenta come lo spettro dell'immanenza e percio non puo essere oggetto negoziale di alcuna dottrina della salvezza eterna. Nella sua caustica riduttivita intende propiziare l'accettazione, da parte dei mortali, della finitudine dell'esistenza come il riscontro concreto della disillusione e dell'illusorieta.

La precarieta e considerata, infatti, irresolubile e permanente: una condizione, nella quale la consistenza genetica del pensiero disquisitivo e problematico si confronta con gli stessi risultati della sua indagine, della sua riflessione. La visibilita del disordine contribuisce a rendere accettabile l'incertezza, la propensione di segno opposto all'ottimismo sociale, in una fase di continua transizione. Gli svantaggi, che tale condizione determina, sono quelli che si evincono da una grazia negata. Paradossalmente, la mondanita e il laicismo sociale, quando non riescono a conseguire i benefici connessi con la dottrina dei diritti positivi, dell'eguaglianza potenziale fra tutti i membri delle comunita politiche, denunziano una sorta di tradimento ideale, che e assimilabile a uno dei principi metafisici combattuti come fonti di corruzione morale. La gradevolezza dell'esperienza e una finzione scenica: serve, infatti, per sgravare le coscienze dal peso del peccato di omissione in un sistema che, in linea di tendenza, si professa garantista e attualizzatore. La rimozione dei drammi ereditari dell'esistenza induce a santificare l'attualita, che si concentra su alcuni eventi, ritenuti significativi e provvidenziali per il ripristino dei rapporti interindividuali su basi convenzionali e quindi perenti rispetto a quelle del passato. La liberta in termini assoluti cede il posto alla liberta in termini relativi in modo che, con particolari accorgimenti, sia possibile modificare la morfologia e gratificarla di tutte quelle funzioni sistematiche con le quali si accreditano le prospettive comunitarie nella realta contemporanea. Nella relativa attuazione delle potenzialita individuali si compendiano le attitudini della comunita nel suo insieme: per svolgere un'opera di propulsione, e necessario, infatti, che tutti i membri di un consorzio sociale ignorino le autolimitazioni in virtu delle quali si espleta l'inventiva e se ne raccordano gli esiti per il benessere collettivo. La complementarieta degli apporti individuali prescinde dalle capacita di adattamento dei singoli e soprattutto dalla loro origine etnica e dai loro convincimenti politici e religiosi. La complementarieta, infatti, e una categoria ambigua, ma efficace: cerca di sintonizzare, secondo il principio dell'immediatezza e della necessita, gli apporti delle diverse componenti istituzionali, che intanto garantiscono l'equilibrio sociale in quanto sono diversi fra loro. La diversita (di provenienza etnica, linguistica, ideologica e di destinazione politica, istituzionale) non adombra un potenziale conflitto se a darle consistenza economica e rilevanza culturale provvedono le consuetudini, suffragate dal calcolo e dall'interesse.

L'eterofilia e una manifestazione dell'epoca moderna utile ai fini di un meno increscioso risentimento sociale. La presenza di un numero crescente di stranieri nelle societa progredite genera pulsioni di rigetto, che vengono attutite da una preventiva propaganda a favore del <<diverso>>, al quale vengono conferiti, in linea potenziale, delle risorse in grado di risollevare le sorti del milieu culturale, nel quale s'inserisce. La volubilita dei gruppi egemoni nelle comunita progredite e addebitabile all'incertezza che li assale ogni qual volta assistono all'immissione di manodopera clandestina, ma con propensioni legali, nell'apparato produttivo di modeste dimensioni e non bisognoso di una particolare competenza tecnologica. La diversita e, pertanto, non soltanto tollerata, ma addirittura esaltata come garanzia di equilibrio sociale. Il riconoscimento del diritto alla diversita come premessa per la realizzazione di un sistema produttivo, bisognoso di apporti differenziati, evita che il contrasto fra gruppi etnici, religiosi e linguistici si saldi alla discriminazione sociale in atto, piu o meno in forma camuffata, in tutti i paesi progrediti. In altri termini, la tolleranza fondata sulla complementarieta consente di esorcizzare la <<saldatura>> fra gruppi emarginati interni e gruppi stranieri desiderosi di inserirsi nell'apparato produttivo. La diversita consente di evitare quelle <<fusioni>>, che la cultura consolidata propende continuamente ad attuare, sebbene non trovi sempre riscontro nella reattivita dei benpensanti e dei chierici vaganti di tutte le religioni sociali. La cultura occidentale si professa liberale, rispettosa dei diritti umani, e in quanto tale non razzista e non segregazionista. Tuttavia, rigurgiti d'insofferenza razziale affiorano di tanto in tanto in superficie, lasciando presagire l'esistenza, in profondita, di energie eversive, magari meno incidenti di quanto il timore ancestrale e la propaganda possano fare immaginare. L'ambivalenza delle prospettive, se per un verso provoca un iniziale smarrimento, dall'altro garantisce quell'ambito di liberta, nel quale non sia effettivamente possibile al potere--qualsiasi potere--di penetrare e di condizionarne le decisioni e le scelte. La razionalita s'impone di salvaguardare tutto quanto e acquisito dal patrimonio culturale per renderlo problematico, ai fini di un revisionismo critico, capace di conciliarlo con le turbative intellettuali e affettive della contemporaneita. Lo straniero contribuisce a ridurre il grado di uniformita e di monotonia, che e contrario alla propensione dinamica, necessaria per superare nell'operativita, le disparita idiosincratiche del metabolismo sociale contemporaneo. Se le comunita contemporanee riuscissero a vincere le resistenze nei confronti dello straniero, il loro inserimento nella cosiddetta economia globale sarebbe piu indolore perche rifletterebbe le variabili culturali delle quali ognuna di esse sarebbe portatrice. E, in prospettiva, la stessa globalizzazione sarebbe meno totalizzante di quanto attualmente non appaia.

A parte l'aspetto romantico che lo straniero (dall'Ebreo errante al protagonista dell'omonima opera di Albert Camus) assume nell'immaginario e nella letteratura dell'Occidente, la sua conformazione mentale eredita dal Medioevo una concezione traslata dell'esistenza. Mentre la proprieta, l'attaccamento (peccaminoso) ai beni terreni, sono considerati, dall'antichita fino a Feodor Dostoewskij (di Delitto e castigo), un radicamento, il baricentro degli individuali interessi vitali, contestualmente una tradizione millenaria, riscattata dal Medioevo e dal Romanticismo, esalta il transito (il vagabondare) sulla superficie delle cose, quasi a significare il latente desiderio nell'inconscio della condizione umana di <<ritornare>> a quella dimensione edenica, dalla quale, per presunzione, sarebbe <<caduta>>. La negazione della proprieta si palesa, in termini mitopoietici, nell'apprensione della folla, del flusso dell'umanita, che si muove con moto inconsulto e che sembra dichiarare in maniera scomposta la sua insofferenza. Nelle cosiddette societa complesse, il numero scardina le dimensioni, le perimetrie della proprieta per renderle sempre piu virtuali, lasciando presagire, anche in termini finanziari, l'esistenza di un bene quasi inaccessibile, che affascina e conquide le menti dell'uomo contemporaneo. Il vagabondo e il finanziere si contendono--forse senza accorgersene -- lo stesso beneficio, la stessa parte di Cielo. La liberta di immaginare e proditoriamente assicurata dal volume delle presenze, che nello spazio reale simulano le particelle infinitesime della materia e dell'energia adombrando il profilo del caos primordiale. L'entropia sociale rispecchia artificialmente quanto si presagisce che accada nei plessi della natura. L'origine dello smarrimento e da ritrovarsi nello scenario sociale, nel quale si agitano i volti che il tempo differenzia nelle varie regioni del pianeta per renderli compassionevoli o tracotanti rispetto a una <<maschera intermedia>>, chiamata a giusto titolo l'aspetto della civilta. L'occasionalita degli incontri, il connubio delle finzioni, anche se artificiali, fanno pensare a una strategia, che il committente contemporaneo non e in grado di regolare. Egli si trova quindi smarrito su una accattivante, compromissoria, <<valle di lacrime>>, che non vorrebbe abbandonare senza aver prima saggiato la vacuita o l'improponibilita di quella celeste. La frammentarieta delle impressioni contribuisce inoltre a vanificare ogni tentativo volto a rinvenire nel tormentato frastuono degli esseri una causa e un terminale. La convinzione degli osservatori della realta, se compendia i propositi dell'immediatezza, non contempla alcuna prospettiva futura. L'inessenzialita del presente ha una forza propellente, capace di generare in contemporanea il piacere e lo scontento. Il ritmo binario dell'esistenza non consente di pensare ad alcun conforto che faccia da balsamo alla sofferenza perche questa e il presupposto organico di quello, che appare un precipitato storico dell'artificio, della stravaganza e dell'imprenditorialita.

La superficie delle iniziative (la strada, la piazza, la casa, il mercato, il teatro, la scuola, la chiesa, l'ospedale) e talmente evidente da rendersi indispensabile una forma di delegittimazione concettuale perche le cose, gli oggetti, facciano pensare sempre piu alla <<finzione>> dalla quale promanano e che corroborano con la loro rinnovata presenza. La molteplicita delle presenze finzioniche e l'unico aspetto volutamente non contingentato dell'esperienza. La realta e quanto si vede, si guarda, si osserva e si modifica, piu un grado dell'insoddisfazione, che la rende continuamente rispondente a un'aspettativa trascendentale. Quanto maggiore e ingombrante e la fisica della partecipazione collettiva, tanto piu invadente e la metafisica dell'abnegazione individuale. Il timore di smarrirsi ha la suggestione dello stato di grazia, della condizione aurorale, nella quale l'irresponsabilita e un dono di natura, non un artificio della ragione. Lo smarrimento si configura come il declino fisico: la corrispondenza, che viene stabilita dall'esperienza fra il dominio delle forze e lo scadimento dello stesso, anche per l'usura e l'abrazione sociali, rende ancora piu incessante il desiderio di abbandonarsi alle suggestioni artificiali, alle dolenti peregrinazioni della mente, alternativamente in stato di eccitazione e di depressione.

La devianza, che nel sistema produttivo tradizionale, cioe nella fabbrica caratterizzata dal lavoro cronometrato, e un fattore devastante, nella societa tecnologicamente sofisticata, non soltanto non compromette l'apparato produttivo, ma addirittura lo gratifica di qualche suggestione, utile ai fini di un piu incisivo condizionamento acquisitivo e comportamentale. Ogni stravaganza trova un corrispettivo nel processo produttivo, nella convinzione che rappresenti una parte, piu o meno consistente, di fruitori-consumatori di beni. La difformita esistente fra metodologie inventive (progettuali) e metodologie correttive (provenienti dall'emisfero del consumo) non influisce negativamente sul mercato. Anzi, appare quanto meno sorprendente che i consumatori, sia pure suggestionati dalla pubblicita e dalla propaganda, influiscano sulle caratteristiche della produzione secondo segmenti, tracce, di preferenze gia in itinere o comunque incubate dalla mentalita corrente. La passivita per cosi dire non e mai tale, perche influenza per vie normali e subliminari i piani regolatori delle grandi imprese produttive. L'itinerario orgiastico del mondo e segnato da un'implicita tendenza esorcizzante e purificatrice: le scelte sbagliate sono pagate da coloro che le pongono in essere, le esaltano e le condannano. L'afflizione del consumatore e quotata in Borsa: i mercati riflettono le pulsioni imprenditoriali e l'apatia (l'inadeguatezza) dei consumatori. <<In ogni caso, l'individuo moderno sfrattato dalla condizione di "abitatore" del Panopticon in cui assumeva il ruolo di approvvigionatore di beni, si e ritrovato nella condizione di consumatore di merci, in cui assume il ruolo di collezionista di piaceri, o piu precisamente di cercatore di sensazioni. I due ruoli citati rimandano a due differenti metodi (collettivi e privatizzati) di contrastare la paura dell'incertezza generata da quel grande processo di "sradicamento" chiamato modernita. I due ruoli rimandano anche a due differenti agenzie (collettive e privatizzate) cui spetta il compito di applicare tali metodi. L'unica cosa che rimane immutata, o meglio incolume, in questo "cambio della guardia" e proprio la paura dell'incertezza, sebbene ora abbia preso le sembianze di "paura dell'inadeguatezza" piuttosto che "paura della devianza">> (Bauman 111) Le inquietudini post-moderne, riassunte nel timore dell'inadeguatezza, trovano il loro appannaggio nobiliare in un lessico ricco di suggestione. Molto prosaicamente, si puo affermare che l'inadeguatezza si propone come una depressione psicologica o morale, mentre, in effetti, e l'impreparazione a reagire alle sollecitazioni della realta per lo scarto creatosi culturalmente fra il livello di trasformazione tecnologica e il livello di acquisizione scientifica. Il laboratorio e il crocicchio dello stregone, ai fini della responsabilita consiliare, s'identificano.

La mente, che attiva l'istinto, porta l'individuo a uno stato di schizofrenia, derivante dal distacco che egli esercita per programmare uno spettacolo del quale ambisce ad essere anche spettatore. L'indifferenza e l'iperattivita si compendiano sul piano spettacolare, dove e possibile sostenere due parti, fra loro in contrasto, e tuttavia sorrette da uno statuto che ha di mira il potenziamento del preterito della condizione umana perche sia sempre piu giustificato il ricorso alle raffinatezze del protesico. La trascendenza s'immanentizza nella sfida dell'umanita contemporanea alla finitudine e al declino. Nella religione panica, che pervade la contemporaneita, il premio s'identifica con l'autoconsolazione. La solitudine individuale comporta l'improvvida frammettenza delle forze individuali nel circuito potestativo della societa, considerata come un organismo in grado di trascendere i suoi componenti dopo averli utilizzati a fini pratici. In questo contesto, si spiegano e in parte si giustificano le modalita bioetiche adottate volontariamente dagli individui nel proposito di liberarsi dell'imperfezione e dall'anormalita. Le turbative sociali, che le imperfezioni e le anormalita comportano, pregiudicano, almeno sotto il profilo organizzativo, il normale percorso istituzionale quando la loro entita supera il livello di guardia, storicamente determinato dal sentimento di solidarieta e dalla conezione pietistica. La malformazione congenita si configura come una sconfitta della biologia, che ha il potere, non soltanto di programmare le nascite, ma anche quello di esorcizzarne l'avvento se ritenute non completamente adeguate ad affrontare i rigori dell'esistenza. Questa cruda concezione dell'essere e per cosi dire somministrata dalla scienza della salute, che considera preminente evitare il dolore piuttosto che curarlo. Il dolore e il sudore della fronte non impreziosiscono neppure i discorsi edificanti di quanti si affidano alla fede per gratificare il Creatore delle risorse, che autonomamente decidono di dedicare alla creazione, nell'intento di renderla piu confacente alle aspettative di un sempre maggior numero di donne e di uomini.

Il credito, del quale la stragrande maggioranza dell'umanita intende valersi, s'identifica con l'autoaffermazione, con la fama, che ogni individuo, a vari livelli, persegue. <<La gente>> scrive Leszek Kolakowski <<insegue la fama per se stessa indipendentemente dai vantaggi che possono derivarne, come insegna l'immortale esempio di Erostrato, che incendio il tempio di Artemide solo per diventare celebre... La fama, per sua natura, tocca a pochi; la rarita fa parte integrante dei suoi attributi. E nota la battuta, credo di Andy Warhol, uomo famoso, secondo il quale in futuro ognuno avra il suo quarto d'ora di celebrita. Ma si tratta di un'assurdita>> (Kolakowski 12-13). L'invidia e la vanita svolgono una funzione sociale, fra l'altro, come correttivi di un'infatuazione generale per personalita prive del carisma necessario per conferire un minimo di continuita alla gloria mondana. Per evitare che si indulga a un esercizio corrosivo, che peraltro non raggiunge quasi mai un effetto concreto, e necessario accordare alla tolleranza una funzione esornatrice, che non trova corrispondenza nella tradizione politica, in quanto limitata all'aspetto etnico, religioso, consuetudinario. <<Notiamo pure che spesso si esige tolleranza nel senso di indifferenza, di mancanza di una posizione o di un'idea precisa, talvolta addirittura di approvazione per tutto quanto ci capita di vedere negli uomini e nelle opinioni. Ma questo ha un significato completamente diverso. La richiesta di tolleranza in questo senso fa parte della nostra cultura edonistica dove niente ha veramente importanza; si tratta di una filosofia di vita priva di responsabilita e di principi>> (Kolakowski 30). L'attuazione della tolleranza comporta, infatti, un'autodisciplina, che ripristina la corrispondenza umanamente esistente fra persone e gruppi etnicamente, religiosamente o economicamente differenziati. Essa si ispira al principio della precarieta dell'esistenza e dell'inanita degli sforzi umani per affermarsi prevaricando i diritti altrui. E una categoria religiosa perche costituisce perennemente un invito a sottrarsi ai meccanismi appoderativi, abrasivi, dell'istinto. L'idea che si possa guardare ai difetti altrui senza reagire energicamente e una prova di autocontrollo in grado, qualche volta, di sovvertire gli effetti temuti. La tolleranza parte dal presupposto che tutti i mortali sono fallibili, che la loro azione non possa superare alcuni limiti senza incidere sulla dignita umana, che e una caratteristica latente e manifesta in tutto il percorso storico delle comunita socialmente organizzate. La norma trova nella tolleranza un credito che la sottrae alla persecutivita. In sintesi, la tolleranza riflette l'approssimazione, la relativita del convincimento. Essa parte dal presupposto che l'ordinamento umano, quale che sia, non puo vantare un livello di asseverativita che non ne pregiudichi la critica e la riformulazione. Se la stessa creazione umana risponde a esigenze di adattamento alla realta, e si giustifica nella contingenza, non si puo non ammettere un'accettazione condizionata della stessa. Ed e proprio questo condizionamento che caratterizza la tolleranza come disciplina del giudizio e dell'argomentazione a fini edificanti. La tolleranza, nei casi piu controversi della persecuzione razziale, religiosa, politica, sessuale, si ostina giustamente a confutare le azioni con le opinioni.

La confidenza, che ispira la tolleranza, e una caratteristica tipicamente umana. Nasce dal desiderio di non prevaricare e di considerare l'esistente come una testimonianza, che puo essere rimossa dall'ulteriore riflessione sul corso degli eventi. E un organigramma che consente di realizzare una trama di rapporti, senza necessariamente incidere sulla loro finalita. In quanto stagione di tenui entusiasmi, la confidenza corrobora un brano dell'argomentazione sul <<destino>> delle cose e contrasta ogni manifestazione di fanatismo. Essa rappresenta l'epilogo a livello emotivo di un lungo itinerario del genere umano che, dalla condizione ferina, si eleva a quella della responsabilita e consapevolezza, nell'intento di fortificarsi e quindi sottrarsi il piu possibile alle pulsioni originarie, elementari, caratterizzate dalla mancanza di remore. <<E stato piu volte osservato che le virtu praticate e proclamate in modo assoluto e rigoroso diventano rapidamente insopportabili o dannose sia per la persona virtuosa che per le altre. Il coraggio puo degenerare nella bravata sciocca e avventata; la giustizia praticata troppo rigidamente, senza tener conto delle complessita della vita e delle circostanze attenuanti di molte nostre trasgressioni, puo trasformarsi in crudelta e in un paravento alla superbia compiaciuta del giusto; la sincerita puo diventare una forma di brutalita e di indifferenza per i dispiaceri e le sofferenze del prossimo; perfino l'intelligenza puo trasformarsi in un espediente per evadere dalla vita e dai suoi inevitabili conflitti; e il lodevole principio di non dispiacere nessuno puo diventare pretesto per un'illimitata indulgenza verso il male>> (Kolakowski 39). La tolleranza e la confidenza, infatti, si fondano sulla misura, su una pregiudiziale fenomenologica, cioe di dimensioni spaziali e temporali, che intrinsecamente ammettono la presenza degli altri, del prossimo. La pratica di un criterio di partecipazione al <<convivio>> sociale implica l'accettazione di alcune regole, espresse dal buon senso, una costante referenziale in termini di collaborazione, intesa, integrazione e autocontrollo.

L'autocompiacimento e la sindrome dell'insuccesso, che viene ostentato come un immeritato castigo, dovuto quasi sempre all'incomprensione del prossimo, alla diffusa iniquita, al malriposto senso del dovere. In quanto giudizio ostentato con pretesa di risarcimento, l'autocelebrazione comporta un minimo di discredito da addebitare quanto meno all'insensibilita altrui. L'autocompiacimento si giustifica spesso con la disattenzione da parte delle <<immediate circostanze>>--per usare un'espressione di Jose Ortega y Gasset--nei riguardi di quanti rivolgono loro una particolare attenzione. L'autocompiacimento e l'ingratitudine si compendiano in una realta prefigurata come atona e insensibile a tutte le gratificazioni di ordine morale, sociale, istituzionale. E, tuttavia, questa stessa ipertrofica concezione delle possibilita individuali e a fondamento delle garanzie contro i crimini e le discriminazioni moderne. Se non si fosse argomentato enfaticamente sulle prerogative dell'io, sarebbe difficile contrastare sul piano dei principi l'uso sconsiderato della forza e il ricorso alla violenza per la risoluzione dei conflitti. <<E facile dire di volere un mondo senza violenza: fino ad oggi pero nessuno ha fornito una ricetta pratica per realizzarlo. Condannare indiscriminatamente ogni violenza significa condannare la vita stessa. Non sarebbe pero irragionevole cercare di realizzare un mondo dove la violenza venisse applicata solo contro la schiavitu, il crimine, l'aggressione e la tirannia. No, non sarebbe irragionevole, anche se nutriamo gravi e ben fondati dubbi che un mondo del genere possa mai esistere>> (Kolakowski 60). L'improponibilita del male assoluto consente di ipotizzare, sulla base dell'esperienza storica, quali forme di violenza sono tollerate e quali bandite dal consorzio umano. A seconda delle finalita da conseguire, che riflettono il corso dei tempi, l'uso della violenza assume connotazioni conseguenti rispetto alla nozione in quanto tale. Sul piano delle categorie conoscitive, la violenza scompare dopo aver prodotto dei risultati: il Principe e, in questo senso, l'opera che meglio rappresenta il transito del male assoluto al male relativo per l'abilita degli uomini, di coloro ai quali madre natura ha conferito il compito di valutare le modalita di utilizzazione delle risorse energetiche operanti nella realta. L'opportunita di impiegare le propensioni naturali per la realizzazione di programmi edificanti s'identifica con la dimensione che assume la liberta nelle varie regioni del pianeta e nelle diverse epoche storiche. L'idillio con la liberta, declamato dai riformatori sociali, puo trarre in inganno e puo far pensare a una societa priva di norme, dove a ognuno e consentito di agire come gli aggrada nella presunzione, peraltro, di non nuocere al prossimo. In effetti, la liberta civile e la liberta politica sono il risultato di una disamina all'interno dei sistemi comunitari, che ambiscono soddisfare le esigenze dei loro cittadini perseguendo una sorta di filogenesi sociale, cioe un itinerario nel quale le generazioni possano identificarsi e del quale serbare la memoria.

L'invidia sociale, che svolge un ruolo tuttaltro che secondario nella vita dei popoli e delle nazioni, e uno strumento di misurazione economica, serve cioe a stabilire quale e il livello propedeutico al soddisfacimento di beni ritenuti di pubblico dominio. <<D'altro canto, l'avidita, per quanto moralmente riprovevole nonche responsabile della maggior parte dei crimini commessi, e anche all'origine (a pari merito con la pigrizia) dei piu brillanti ritrovati della tecnica, che rendono tanto piu facile, comoda e lussuosa (in senso moralmente neutro) la nostra vita; mentre i tentativi d'abolire l'avidita con mezzi istituzionali conducono a una massa di sofferenze e di miserie senza fine>> (Kolakowski 70). Tuttavia, non e moralmente raccomandabile l'avidita se la si presuppone essere una delle molle, forse la piu forte, del processo di accumulazione responsabile, grazie anche alla dottrina calvinista, dell'avvento del capitalismo, che non e riprovevole ne colpevole delle ineguaglianze e delle sperequazioni sociali. La constatazione relativa a un atteggiamento deviante o edificante della condizione umana non per questo lo legittima, tanto piu che, almeno nell'epoca contemporanea, si nota l'incoerenza fra l'uno e l'altro. La caducita dei convincimenti si evince dal contrasto, sul piano etico, di due propensioni diverse e perfino contrastanti, che assicurano complementarmente la risoluzione dei problemi piu inquietanti--come quelli relativi alla ricchezza e alla poverta dei popoli e delle nazioni--che insidiano l'equilibrio del pianeta. La deregulation e l'effetto, sul piano normativo, di un dato di fatto, ritenuto <<universalmente>> utile nella sua sconcertante ambiguita, come conseguenza del conflitto ideale, concettuale, dal quale si evince un bene ritenuto necessario per le sorti del genere umano. In altri termini, la convinzione sempre piu diffusa, anche se sulla base dei principi non sempre sostenibile, e che dal male nasca il bene e viceversa e che il controllo--l'alchimia--di questi due termini, se negli Stati-nazione e attuabile, negli Stati-regione dell'epoca contemporanea non e verificabile (e quindi improponibile). La labilita delle cosiddette formule di compromesso, elaborate a livello regionale (cioe di aree geografiche che comprendono piu paesi fra loro collegati dagli stessi obiettivi culturali, economici, strategici, come puo essere l'Unione Europea), si deve alla difficolta di regolare i processi cognitivi, produttivi e acquisitivi, sotto il profilo etico e ideologico, dopo aver conseguito un grado accettabile d'integrazione. Questa si attua, spesso, a dispetto delle previsioni e piu spesso in conformita con le premonizioni dei riformatori o dei visionari sociali, che riscattano nelle loro elaborazioni dottrinarie una tradizione negativa e la <<rovesciano>>, neutralizzandola, al positivo (esempio tipico, il conflitto fra Germania e Francia per la Rhur, e il superamento dello stesso mediante formule associazionistiche come la Comunita europea per il carbone e per l'acciaio dei primi decenni del secondo dopo-guerra).

La causalita si confronta--non soltanto nella fisica e nelle altre scienze sperimentali--con la casualita, con tutto cio che appare imprevedibile e che si dimostra effettuale (da qui la definizione piuttosto efficace ma stramba della notizia, giornalisticamente e radiotelevisivamente <<fondata>>). Alla tradizionale occasionalita fa riscontro la mutazione, un accorgimento della natura per sorprendere gli osservatori e per riconfortarli eclissandosi nel <<vuoto>>. Definita come un fenomeno imprevisto e imprevedibile, che infuenza il corso di un processo naturale, si accredita nell'ambito delle probabilita statisticamente rilevabili. Il caso e come irretito dalla magia dei numeri, che lo trasformano in una previsione razionalmente utilizzabile a fini scientifici, etici, sociali. <<Tuttavia, da quando i pitagorici--sia nella loro dottrina che nelle loro azioni--attuarono forse per primi l'unita della matematica e della mistica, dichiarando che i numeri erano le "basi" o addirittura le "cause" o componenti delle cose (come dice Aristotele), in filosofia si e piu volte affacciato il sospetto che i rapporti matematici, non solo possiedano una specie di esistenza autonoma, non sostenuta da niente, ma che siano addirittura il materiale specifico con cui il mondo e stato "definitivamente" formato e che rispetto ad essi i fenomeni non possano avere che un'esistenza secondaria o derivata>> (Kolakowski 78-79). L'idea che sia necessario preordinare gli strumenti dell'esperienza perche questa dia dei risultati conforta l'<<avventura mentale>> del secolo XX. Tutto cio che puo essere immaginato, puo essere realizzato, con l'intrepida costante dell'arbitrarieta di ogni postulato capace di far convergere sull'inedito della creazione l'ambizione scopritrice dell'osservatore della natura, cioe della realta (giacche la natura si rifugia sempre piu nei meandri e nei paradossi del convincimento). Questa <<avventura>> comporta la <<visione>> di una condizione della realta, che puo essere contemplata o meno dall'esperienza. Il reale non e soltanto cio che si vede, cio che si sente, cio che si tocca, cio che si odora, cio che si gusta, ma tutto cio che lo precede o lo segue, secondo i postulati riflessivi della matematica e i canoni dichiarativi della mistica. <<La matematica sublima l'astrazione fino al punto in cui essa appare l'ultima realta del mondo fisico; la mistica invece elimina ogni astrazione e sublima l'esperienza fino al punto in cui cio che e sperimentato coincide con la realta ultima. Da entrambe le parti, o anche in entrambi i campi dello sforzo umano, si verifica l'annientamento di corpo, spazio e tempo, perlomeno nel senso in cui conosciamo tali realta dall'esperienza quotidiana, o le stabiliamo concettualmente come denominatori fondamentali di tale esperienza. Quando si giunge al limite esse spariscono, oppure perdurano come manifestazione o espressione dell'unica realta veramente reale. Dio e senza tempo, senza spazio e senza corpo, come le creazioni matematiche e geometriche. Sia l'una che l'altra, la matematica e la mistica, ci aprono una strada sulla quale ci sembra di poter sfuggire alla casualita storica del nostro esistere, alla temporalita, alla ristrettezza spaziale e all'incerta, fragile condizione della nostra corporalita>> (Kolakowski 80). Proprio per questa doppia natura dell'intercessione dell'osservatore nel mondo, la morale colma--in maniera alquanto arbitraria--l'indifferenza che lo sorregge. Se si palesasse l'indifferenza per tutto quanto accade nella realta e il concorso, sia pure drammatico, dell'oservatore si camuffasse da nirvama della storia, l'intrepida insolvenza del mistico e del matematico sarebbe irrilevante. E, invece, essi imprimono a contrario all'osservazione una spinta divina e demoniaca insieme, la cui diversita si manifesta spesso sotto le mentite spoglie dell'allegoria o della finzione.

L'allusione a un inveterato convincimento circa il regista dell'universo e l'origine delle cose implica necessariamente che si facciano salve le ragioni teologiche e pratiche che sono all'origine del disagio e della soddisfazione di esistere. Sebbene nel XX secolo si proclami la morte di Dio e cioe di quelle connessioni concettuali mediante le quali sia possibile argomentare coerentemente sui postulati a fondamento dell'esistenza, rimane quel diffuso sentimento della nostalgia a colmare le distanze esistenti fra gli enunciati dei mistici e le dissolvenze serioterapiche dei matematici. A ogni infedelta dinastica fa riscontro per cosi dire il tumulto dell'eversione. <<I resti di una fede estinta possono perdurare a lungo dopo la sua morte, pur ignorando la propria origine. A lungo, ma non per sempre. I canoni della nostra civilta, con le sue radici cristiane e bibliche, continuano ancora ad esigere rispetto per ogni essere umano. Ma una civilta completamente dominata dallo spirito del razionalismo e dello scientismo non sara in grado di conservare a lungo le manifestazioni di santita. Pur non affermandolo in questi termini, riterra di poter ridurre la persona umana alle sue funzioni, nel senso che onguno di noi sara assolutamente sostituibile. Sarebbe la fine dell'umanita quale la conosciamo. Per il momento il pericolo e scongiurato dalla convinzione che il massimo bene e il massimo valore del mondo sia il piacere>> (Kolakowski 90) (3). La propensione a permanere nella realta, oltre a configurarsi come un piacere, si delinea sempre piu come una sfida. L'ingegneria genetica raccoglie si direbbe le farneticazioni dell'umanita sul concetto della congruenza dell'essere secondo dei fini o alla merce del caso e si risolve per la passione inventiva, per l'incresciosa elaborazione di proposte emotive, che tendono a rendere giustizia della fragilita e arbitrarieta di quanto circonda l'osservatore. L'aspirazione alla permanenza non concerne l'eternita, riflessa semmai nel brusio degli atomi, nella piu dissoluta prigione dell'essere che, dai tempi di Epicuro a quelli di Lucrezio e di Niels Bohr, redige protocolli a futura memoria, nella falsa consapevolezza di ingannare anche il tempo, la piu ingegnosa astrazione dell'uomo da quando persevera nella consapevolezza di ragionare, ricordare, obliare, nelle fenditure del cosmo e nei terrapieni degli spazi mitologici e tentacolari.

L'ambiguita (per alcuni, una persona e un terrorista, per altri, un patriota) svolge una funzione terapeutica nella realta contemporanea. Mentre in apparenza denunzia un'assenza di <<valori>>, il venir meno di una scelta di campo, l'attitudine conciliatrice di tematiche oppositive dimostra la <<debolezza>> di ogni convinzione per l'ingegnosita del sistema percettivo, per l'artificiosita degli strumenti di rilevazione, che lasciano poco spazio alla problematicita umana. Il caso si profila come un espediente dialettico, capace di rivitalizzare il dilemma, il dubbio, il rullo compressore delle contraddizioni e dei disinganni. Il senso di colpa, impreziosito dalla tradizione religiosa e sottoposto a uno spietato esame introspettivo, fa da emolliente genetico a tutta una serie di attivita, che si estrinsecano come manifestazioni creative della persona fisica, condannata ad agire in un universo dominato dalle restrizioni morali. Lo scrupolo di coscienza e, infatti, una prova irrefutabile della liberta di decidere e di agire. Nell'ambito di alcune autolimitazioni si manifestano le determinazioni (positive e negative): a favore o contro le stesse. Nella convivenza civile, l'interdizione, infatti, e una categoria dichiarativa, che funge da propellente, sia per asseverare la limitazione, sia per esorcizzare la trasgessione. Rimane, tuttavia, la facolta di decidere per un tenore comportamentale e non adeguarvisi: la contraddizione e un momento indiziario della problematicita non ancora completamente acquisita nel novero delle strumentazioni dispositive. Se l'incertezza e gravata dal dubbio e dalla facolta di non deliberare, l'astensione dal giudizio, sebbene non incontri la generale approvazione, e quanto meno tollerata. Tutto cio che si puo dire non concerne soltanto tutto cio che si puo fare, ma anche tutto cio che non si deve fare per convenzione e comunque per un periodo di tempo, per quanto durano cioe le riserve mentali tacitamente ammesse o palesemente dichiarate dal senso comune, dal corso delle cose. L'ammissione, l'adesione, l'accettazione o l'adeguazione si delineano come il peristilio dell'autonoma determinazione: si possono intendere come le fasi di un processo conoscitivo, che non rinviene nell'azione alcun terminale degno di interagire con il patrimonio consolidato. L'innovazione non si vale sempre di <<salti quantici>>, di prospezioni immediate nel circuito della conoscenza; spesso si dipana--come la crisalide--da una serie di tentativi, legati insieme da un nesso di necessita o dall'inferenza del caso. Anche l'arbitrio, quando e riconducibile a un fine, che puo essere metabolizzato nel processo conoscitivo, funge da propellente genetico. L'esitazione di fronte agli eventi e un connotato del pensiero, che calibra le sue potenzialita prima di affrontare l'<<avventura della ragione>>. La vulnerabilita delle convinzioni, infine, si coniuga con la dinamica della ricerca, della riflessione e dell'esperienza. L'agire raggiunge una quota di legittimazione quando non propelle da un incontenibile proposito individuale, ma da una calcolata congettura intorno al modo migliore di approfondire o di sovvertire il percorso storico della conoscenza, intesa come un generico interrogativo intorno alla natura delle cose e conseguentemente intorno alle cause che promuovono l'itinerario espressivo del genere umano. Il cosiddetto potere della spiegazione si flette all'onda d'urto delle circostanze umanizzandole, conferendo loro una connotazione suggestica, capace di smaltire le riserve mentali nei riguardi di quanto accade nel mondo senza una causa conosciuta e in maniera imprevista. L'epitalamio dell'esistenza si riflette nelle figure appena accennate dalle parole, che non si protendono in alcuno scenario reale e che si contendono, almeno cosi e ipotizzabile, un regesto recondito nelle pieghe della mitologia, della poesia, dei silenzi sonori degli inizi e forse della fine della specie. L'esperienza sembra divaricarsi in due ambiti: in uno profondamente radicata nella concretezza e quindi nella fruizione generale e diffusa di quanto riesce a realizzare; in un altro allusivo, nel quale permangono come virgulti di una pianta millenaria i ricordi, le passioni secondarie, che i singoli individui vivono nella speranza che lascino qualche traccia, come l'impronta lunare degli astronauti, per un improbabile cantore di gesta irrisolte, ammantate nella polverosa atmosfera dell'anonimato.

4. L'evocazione e la persistenza

L'evocazione della natura ripristina in modo al tempo stesso arruffato e neghittoso l'inestinguibile propensione dell'uomo per un habitat protettivo, carico delle suggestioni della memoria e dell'immaginazione. In un'epoca, che non riconosce alcuna attrattiva al ricordo, l'attaccamento al passato obnubila il timore per l'avvenire. L'archeologia non risponde alle esigenze della curiosita, ma alle afflizioni della fantasia. La vicenda terrena sembra obliterare ogni postulazione trascendentale, che la ripaghi delle imperfezioni, incompiutezze, responsabili del disagio dell'esistenza. Le premonizioni si esauriscono nell'immediatezza, nel circuito rappresentativo del provvisorio e del perente. Tutto cio che soggioga il pensiero dell'attualita non consente alcuna allegoria della mente, che proietti in un indistinguibile <<altrove>> il mendace calcolo della sedentarieta. La permanenza terrena si priva il piu possibile delle afflizioni, anche di quelle mentali, nell'intento di surrogare il giardino dell'Eden con quello accarezzato dal vento prospicente lo sguardo immaginario e cioe l'obiettivo di una macchina fotografica. La <<ripresa>> dell'afflato biblico e subitanea, non compendia le elucubrazioni, i pentimenti e le aspettative del passato, non sollecita altra reazione che quella della rinuncia all'eternita. La propensione di <<riprendere>> l'ovvieta, cioe tutto quanto si dispone casualmente sotto gli occhi, si giustifica con la convinzione che siano i frammenti della realta che, come i protoni, i neutroni, i neutrini e le altre particelle elementari agenti all'interno del nucleo atomico, riflettono o adombrano un brano della permanenza, di quell'energia cinetica, in virtu della quale le cose si compongono e si scompongono per ingannare e disingannare l'osservatore. Sotto la lente profilattica dell'apparecchio da ripresa la natura si manifesta a tratti, seguendo le orme di un movimento intestino, difficilmente comprensibile dall'inizio alla fine. Del resto, la stessa fine temuta per la natura e un aspetto antropomorfico, una notazione categoriale della maniera di intendere l'esistenza degli enti nelle loro multiformi manifestazioni. Il percorso dell'ente, che influenza l'osservazione, ha qualcosa in comune con l'osservatore per il semplice fatto che si perturbano reciprocamente e, nella perturbazione, paradossalmente si nascondono l'uno all'altro.

La transitorieta degli enti e la loro stessa essenza. E, tuttavia, la facolta di accedere al recondito, all'epopea che ne sostiene la trama ideale costituisce il filo conduttore con il quale la ragione cerca di dare una spiegazione, per quanto confutabile, delle propulsioni intestine alla realta cosi come si configura con gli strumenti impiegati dall'osservatore per rappresentarla, per renderla in qualche modo familiare e quindi conoscibile. <<La parola "evoluzione",>> scrive Thomas Henry Huxley <<con la quale in generale si indica oggi il processo cosmico, ha una storia singolare e si usa in vari sensi. Presa nell'accezione corrente significa sviluppo progressivo, ovvero mutamento graduale da una condizione di relativa uniformita a una di relativa complessita; ma il suo significato si e esteso fino a comprendere i fenomeni di metamorfosi regressiva, ossia di progresso da una condizione di relativa complessita a una di relativa uniformita>> (Huxley 5-6). La tendenza al mutamento e pertanto una strategia della natura, che consente agli esseri viventi di predisporsi, selezionandosi, alle variazioni dell'ambiente e contestualmente a sostenerne l'efficacia. Quanto appare competitivo ed escludente nella natura, per un verso, colpisce il sentimento della continuita e della perpetuazione, cosi come le religioni e le ideologie ipotizzano e vaticinano, per un altro verso, soddisfa le postulazioni concettuali, i criteri esplicativi della ragione. <<La fede fondata sulla conoscenza trova il suo oggetto in un ordine eterno, il quale produce un mutamento incessante, in un tempo e in uno spazio infiniti, mentre l'energia cosmica alterna le proprie manifestazioni tra fasi di potenzialita e fasi di dispiegamento. E possibile, come vuole Kant, che ogni magma cosmico predestinato a evolversi fino a costituire un nuovo mondo sia stato a sua volta il punto terminale non meno predestinato di un predecessore ormai scomparso>> (Huxley 7). L'evoluzione e una congettura, che trova la sua esplicazione nelle rilevazioni compiute con gli strumenti dell'osservazione. Le cosiddette ipotesi iniziali, proprio perche postulazioni coerenti con i risultati dell'osservazione, non sono oggetto di confutazione, se non a posteriori, quando l'esperienza, divenuta patrimonio conoscitivo, le rifiuta come inoperanti. Ogni ipotesi, che abbia effetti concreti nell'osservazione e quindi nell'esperienza, deve soggiacere al principio della non esplicabilita razionale o al principio della validita intuitiva. Nelle culture antiche, la premonizione e l'intuizione sostituiscono, in termini di coerenza e conseguenzialita, le relazioni causali con le quali la dimostrazione si rende oggettivamente plausibile ed efficace. La ricomparsa, nella scienza contemporanea, del caso ripristina, sotto mentite spoglie, le antiche postulazioni filosofiche. Al credito conseguito dalla ragione nei periodi di profonde trasformazioni sociali, come l'Illuminismo, fa riscontro l'imperiosa consistenza del disordine cosmico, che pero si configura come un emisfero ugualmente congetturabile dalla strategia della ragione mediante l'impiego delle tecniche di rilevazione fondate sui <<valori>> statistici.

Si rende evidente pertanto un doppio registro interpretativo della natura: da una parte, le si riconosce un potere intestino, che soltanto l'abilita dell'osservatore riesce a rappresentare nelle forme mimetiche dell'artificio; dall'altra, la destrezza umana si misura con quelle manifestazioni della natura che piu efficacemente si armonizzano con i pensieri reconditi della continuita e della gratificazione divina. L'artificio trova il suo fondamento e la sua superfetazione nell'opera d'arte, in quei ritrovati dell'intelligenza nei quali si compendiano in forma distonica la fiducia e la disperazione del genere umano. L'arte, che piu efficacemente riflette questa apparente contraddizione, trasforma l'uniforme nelle forme capaci di appagare o soddisfare le aspettative subliminari dell'osservatore. Se l'arte effettivamente riflette l'inutilita, la sua natura si riflette in un percorso simbolico, in grado di illudere, come di fatto illude l'archeologia, le generazioni che si succedono sulla terra e che si legano fra loro nel ricordo. <<Si riconoscera che il giardino e un esempio di opera d'arte, ovvero di artificio, non meno calzante di altri. L'energia insita in determinati corpi umani, guidata da intelletti analogamente collocati, realizza qui una disposizione di altri corpi materiali che nello stato di natura non potrebbe prodursi. Questa descrizione si applica a tutte le opere create da mano umana, dall'utensile di selce alla cattedrale e al cronometro; e percio noi chiamiamo artificiali tutte queste cose, le definiamo opere d'arte, o artifici, per distinguerle dai prodotti del processo cosmico, operante al di fuori dell'uomo, che chiamiamo prodotti naturali, o opere della natura. La distinzione cosi tracciata fra le opere della natura e quelle dell'uomo e universalmente riconosciuta ed e, mi sembra, utile e giustificata insieme>> (Huxley 8). Il giardino rispecchia l'immagine sedimentaria dell'Eden terrestre, di un luogo originario, nel quale le esigenze della competizione, proprie del cosmo cosi come si manifesta all'osservatore, non hanno alcun senso. Esso pertanto ha una fungibilita didascalica, serve per confermare nell'osservatore il convincimento che egli disponga di una risorsa negata agli altri esseri della realta, per i quali la spietatezza selettiva puo adombrare le caratteristiche di una religione panica.

L'antagonismo fra il naturale e l'artificiale e per cosi dire di maniera: e inautentico, ma funzionale all'operativita e all'applicazione dell'ingegno umano. Ogni artefatto e perente perche declina nella natura, ma e da questa che trae le risorse per manifestarsi nelle forme d'uso e di scambio. La natura sonnecchia in ogni elemento fabbricato dall'uomo e lo domina fino alla sua corruzione. L'annientamento delle forme operanti negli oggetti puo essere costantemente verificato, ma non l'obliterazione delle stesse. Il paradosso della comprensione umana consiste nel fatto che le forme (i simboli dell'arte e della scienza) si perpetuano indipendentemente dai sistemi strutturali utilizzati per conferire loro il corrispettivo concreto. Il giardino e il vaso sono le forme nelle quali la fantasia umana si sbizzarrisce nella convinzione che compendiano la reminiscenza (vera o presunta) dell'Eden e la misurazione (geometrica) della realta naturale, di quella regione <<decaduta>> dell'Eden, che puo evocare l'infinito e l'eternita. L'interazione fra queste due aree speculari della conoscenza si evince dall'osservazione: tutto cio che si configura come necessario si coniuga con quanto appare superfluo. E spesso il superfluo e un appendice del godimento estetico, di una timida espressione dell'arte. <<Nel giardino, fra la moltitudine di piante che occupano lo stesso posto e sono sottoposte alle stesse condizioni esterne, possono nascere varieta: quelle che tendono verso una determinata direzione saranno conservate, le altre distrutte. Lo stesso processo si applica alle nuove varieta, finche--per esempio--la brassica selvatica diventa un cavolo cappuccio e la Viola tricolor dei prati una pensee da concorso a premi>> (Huxley 11). La natura qualche volta sembra assecondare le propensioni estetiche dell'osservatore nell'intento--forse -- di non arginarne la vena inventiva. La sfida, che la natura lancia all'osservatore, non comprende soltanto i fallimenti di quest'ultimo, ma anche i suoi successi. Se effettivamente si ipotizzasse un entente cordiale fra la natura e l'uomo, i risultati dell'impresa di quest'ultimo non dovrebbero contraddire la propensione della prima. Ma un'ipotesi del genere e imprescrittibile perche conferirebbe alla natura un calcolo mentale da realizzarsi con il braccio dell'uomo. La cultura, che si richiama alla coltivazione e quindi al giardino, tende a differenziarsi dalla natura, non tanto per contrastarla, quanto per comprenderla e introiettarla. Il terminale dell'impresa umana dovrebbe identificarsi con la conoscenza delle componenti (organiche e inorganiche) della natura. Quando questo inseguimento a distanza avra termine, il mondo non esistera piu e nelle atmosfere paradisiache o infernali si celebrera l'amplesso fra l'umano e il suo paradigma, fra l'epigono di un universo e l'avvento di un altro universo quale alternativa o sublimazione del primo.

La proiezione verso un ideale e comunque adombrata dalla selezione. Sebbene essa s'identifichi con un'impietosa determinazione in favore degli organismi piu idonei al cambiamento ambientale, del quale in parte sono responsabili, il suo itinerario e comunque salvifico: assicura la sopravvivenza e il miglioramento funzionale delle specie, concorre a modificare il metabolismo geofisico e conseguentemente il metabolismo geopolitico. In altri termini, e quanto meno plausibile che l'ordinamento culturale, corrispondente ai vari insediamenti umani, sia dipendente dalle modificazioni ambientali. Non e possibile stabilire una diretta rispondenza fra habitat naturale e organizzazione politica--come pronostica (Charles-Louis de Secondat) Montesquieu--ma e ragionevole ammettere una relazione, difficilmente quantificabile, fra la struttura naturale e l'apparato artificiale, all'interno del quale si manifestano tutte le diverse alternative proposte dalla conoscenza. Il fatto che ogni membro debba attenersi alla linea di condotta, deliberata a livello comunitario, dimostra che il genere umano non persegue soltanto il criterio piu efficace per sopravvivere, come avviene per l'alveare e il formicaio, ma la norma piu idonea a consentire il cambiamento nelle interazioni individuali pur di salvare una teleologia, che le religioni, le filosofie e le ideologie perseguono e che il genere umano asseconda con piu o meno esplicita convinzione. L'immutabilita e la ripetitivita dei meccanismi operativi istintivamente adottati da alcune comunita di animali contrasta con la duttilita e l'imponderabilita delle propensioni e dei desideri umani. La struttura organica del genere umano consente di rendere meno imperiosa e asseverativa la predestinazione e di conseguenza di ritrovare all'interno del percorso ideale i codici interpretativi della natura. L'umanita si riconosce il potere di pensare e quindi di ipotizzare le coordinate congiunturali dell'emisfero organico e di quello inorganico, nell'intento di surrogarli con gli apporti inventivi omologabili nei dettami della ragione, della (divina) possibilita di parlare, disquisire, dubitare e obliare. Paradossalmente, anche la dimenticanza si serve delle parole per manifestarsi o giustificare la sua inadempienza o comunque la sua non rispondenza alle sollecitazioni del ricordo e alle suggestioni della memoria.

Se per il genere umano non si esplica quella stessa predestinazione, che la conoscenza accredita agli altri enti della natura, il problema della responsabilita e quanto meno una categoria congenita, capace cioe di interferire nell'habitat per modificarlo secondo delle traiettorie storicamente considerate ineluttabili e necessarie. La conoscenza pertanto si delinea come un compito naturale e l'artificio del quale si serve un complemento della sua plausibilita. <<Inoltre, pur nella massima disparita di doti naturali, gli uomini concordano su una cosa: nel desiderio innato di godere le gioie della vita e di sfuggirne i dolori, in breve di non far altro se non cio che gli aggrada, senza la minima preoccupazione per il benessere della societa in cui sono nati. E questo il retaggio (la realta su cui si fonda la dottrina del peccato originale) trasmesso dalla lunga serie di progenitori, umani e semiumani e bruti, ai quali la forza della spinta innata all'autoaffermazione assicurava la vittoria nella lotta per l'esistenza. Sta qui la ragione di quella aviditas vitae--l'insaziabile appetito di godimento--comune a tutta l'umanita, che e una delle condizioni essenziali del successo nella guerra con lo stato di natura all'esterno: e tuttavia, se fosse lasciata libera di agire all'interno della societa, ne provocherebbe di certo la distruzione>> (Huxley 18-19). Le relazioni interpersonali, le affezioni, le simpatie, le goethiane affinita elettive rendono lo scenario umano talmente differenziato da non giustificare alcun criterio di omologazione che non sia traumaticamente imposto dal potere tutorio. Queste relazioni, tuttavia, spesso conflagrano con il senso di giustizia, che pure le comunita umane elaborano nell'intento di assicurarsi un ordinato insediamento nel milieu culturale nel quale s'impegnano a operare. L'<<uomo interiore>> di Adam Smith e una personalita artificiale perche combattuta da una doppia carica emotiva: da un lato, persevera nei suoi rapporti affettivi, non sempre armonizzabili con le norme comunitarie; dall'altro, s'impegna a ratificare le leggi che legittimano un tipo di condotta piuttosto che un'altra, nel rispetto di quel senso comune nel quale risiede l'equilibrio sociale. La simpatia equivale a una forma mediana di accettazione fra <<diversi>>. Essa consente alle potenziali comunita di eguali di affermarsi legalmente, di deliberare intorno agli intendimenti da adottare per risolvere problematiche di comune interesse, di proporre una serie di accorgimenti con i quali esorcizzare i contrasti e i conflitti. A questi accorgimenti appartengono la scienza e l'arte: tutte le manifestazioni dell'abilita umana, volta ad allontanare il Male o comunque a devitalizzarlo per le parti che siano pregiudizievoli per il consorzio comunitario.

La simpatia e all'origine della consapevolezza, che e il fondamento della responsabilita. Le religioni e le filosofie connotano questa evoluzione naturale con il nome di coscienza. La riflessione sugli esiti delle azioni compiute per ordire la sopravvivenza e per organizzare il sistema comunitario implica la presenza di un atteggiamento da parte del genere umano che non lo esoneri dalla realizzazione di quegli adempimenti ritenuti necessari per il consolidamento della specie e per il rafforzamento dei vincoli culturali connessi con la conoscenza della realta. La longitudine della coscienza e l'aspetto inquietante della condizione umana. <<Nella misura in cui coopera ad accrescere l'efficienza di una data societa di uomini nella lotta per l'esistenza, contro lo stato di natura o contro altre societa, il processo etico agisce in armonico contrasto con il processo cosmico. Ma in quanto la legge e la morale sono restrizioni imposte alla lotta per l'esistenza nell'ambito degli uomini associati, e nondimeno vero che il processo etico si oppone al principio del processo cosmico, e tende a reprimere i caratteri piu adatti ad assicurare il successo in quella lotta>> (Huxley 20-21). Questo <<equilibrio dei poteri>> naturali e sociali dell'individuo non puo tuttavia vanificare la lotta che lo determina. Paradossalmente, in tanto funge da equilibratore in quanto ne rammenta e ne convalida la necessita. Si deduce pertanto che, se i precetti moralistici compendiati nel <<Fai agli altri quel che vorresti fosse fatto a te>> venissero applicati alla lettera, la validita della norma verrebbe meno. Ogni trasgressore della stessa <<vorrebbe>> non incorrere nelle pene previste e quindi vorrebbe che i tutori dell'ordine si esimessero dal chiedergli ragione del malfatto. La presenza per cosi dire del Male, che la letteratura europea introduce nella narrazione nel periodo piu fertile e sistematico di condotta contraria a ogni sua possibile manifestazione, dimostra quanta parte essa abbia nella costituzione endemica della cultura. Dal Decameron di Giovanni Boccaccio ai Demoni di Feodor Dostoewskij e al Doctor Faustus di Thomas Mann--tanto per esemplificare--la cultura occidentale si gratifica del compito di interferire in quella zona d'ombra, nella quale si presagisce da sempre di non poter penetrare senza preventivamente disporre l'animo a cementarsi con il demoniaco, con quel bradisisma intestino, che agita le menti e le inquieta fino al punto da trasformarle in processi indiziari della sua penetrazione nella mentalita mondana.

La cultura occidentale e pervasa, fin dal suo esordio, dalla presenza del demoniaco o comunque di quelle forze estranee al consolidamento delle leggi umane, dell'autonomia del genere umano nel vaticinio della speranza e della rassegnazione. Anche l'epopea omerica, che segna il transito dalle nebulose convulsioni dell'Olimpo alla realta cosi come appare sotto lo sguardo e ai sensi dell'osservatore, introduce, non soltanto la violenza allo stato brado e la vendetta fra gli uomini che si contendono la gloria sul campo di battaglia e che ambiscono alla rimembranza dei superstiti, ma anche la dialettica conflittuale con le potenze tutorie che, rissose, si contendono il favore e la devozione dei mortali. L'Iliade e il poema della forza allo stato puro, delle passioni violente, che esplodono come i turbamenti dei montoni alla minaccia del temporale. E il drammatico preludio all'incontenibilita del Male, il funesto presagio di una sua costante inferenza nei pensieri dell'uomo, anche di quello piu agguerrito per contenerne gli effetti o per vanificarli con l'animo turbato dalla precarieta dell'esistenza. Molti episodi dell'Iliade sono dedicati alla <<gratuita>> del male--per usare un'espressione di Hannah Arendt--e tuttavia all'inevitabilita con la quale l'umanita lo condiziona agli eventi mondani. In contrasto con tutto cio, ma soltanto come condizione propedeutica al dissolvimento delle tenebre o delle atmosfere ombratili nelle quali le turbe della violenza s'insinuano nei pensieri e nei gesti dei mortali, nell'Odissea il percorso dalla naturalita alla fraudolenza del Male e reso palese mediante la capacita iniziatica di Ulisse, il personaggio capace di costringere i sensi alla perseverante cognizione della ragione e di protendersi verso le regioni dell'autodeterminazione. L'esperienza durata dieci anni fra le insidie della natura (e che James Joyce nell'opera Ulisse raccorda in un giorno) offre il destro a un'ulteriore perlustrazione nell'intimita delle persone per carpirne la fedelta, la coerenza e, sia pure nelle manifestazioni latenti, la coscienza operante. Il tutore dell'ordine, a Itaca ritrovata, e lo stesso Ulisse ingentilito e incattivito dalla constatazione del Male, che e necessario combattere organizzando un'offensiva comunitaria, fatta di precetti, leggi, coerentemente finalizzati a dare una piu nobile rilevanza alla tradizione e al concerto simbolico di un sodalizio rinnovato dalle fondamenta, dai convincimenti diffusi e pervasivi, espressi dalle personalita paradigmatiche, esemplari. Il percorso civile dell'isola s'identifica con l'esperienza mondana di un numero sempre piu ampio e ragguardevole di individui. E, tuttavia, la vendetta--il castigo inflitto ai reprobi -- permane come segno distintivo di una condizione naturale, che non si nobilita se non in prospettiva, peraltro difficilmente ravvisabile nelle sue concrete conclusioni. Il proposito di Ulisse di trasformare l'isola di Itaca in una citta retta da norme, ispirate al costume di un popolo di vincitori e sotto l'imperio di un tutore che ne perpetui il valore, si risolve in una giustizia sommaria, in un atto di premeditazione e di severa condanna. L'esperienza sui mari e per terre lontane induce il vincitore di Troia a perseverare nella funzione catartica piuttosto che in quella pietosa, alla quale e improvvidamente contrario anche per l'intervento di Atena. Egli e ancora a meta del guado: fra il contrasto delle posizioni e degli interessi e la percezione di uno stadio intermedio, fra la caducita delle gesta eroiche e il conforto dei propri simili. L'imperiosita del comando, che si addice in guerra, lascia il posto alla comprensione e al soccorso in tempo di pace, quando si estingue la frenesia dei campi di battaglia e si accreditano le affezioni per le cure della famiglia e della comunita. La vita sedentaria, l'allevamento del bestiame e le coltivazioni si configurano come un'alternativa meno minacciosa e inconsulta rispetto a quell'empito di ferinita, nel quale si riverberano l'audacia, la persecuzione e il sopruso (sia pure camuffato da austuzia luciferina). Il successo e nell'accettazione della quotidianita: nelle opere e nei giorni di Esiodo.

Il Bene, tuttavia, non contrasta il Male perche non ne e l'antidoto, ma l'anticorpo. Tutto cio che puo essere realizzato a beneficio del genere umano non e necessariamente immune dal discredito, che la trama della conoscenza rende evidente in una fase successiva. Il relativismo sociale e pervaso di negativita allo stato latente, che diventa effettiva quando se ne siano individuate le cause e non si sia provveduto a neutralizzarle. L'accettazione di processi conoscitivi, concatenati fra loro dalla necessita e dalla rassegnazione, comporta la perspicace resipiscenza di ogni membro della comunita che abbia a cuore i suoi interessi e le sorti dei suoi simili. In questo modo si consolida la cosiddetta societa dell'artificio, che globalmente si confronta con il cosiddetto processo cosmico. La socialita si configura pertanto come uno stato d'animo--o uno stato di grazia --per il mantenimento del quale si rende necessaria la perseverante collaborazione di tutti i membri del sodalizio comunitario nel quale si determina. L'umanita si dispone a vivere cosi fra due cuori, in due emisferi semoventi, speculari fra loro: nella dimensione dell'inventiva e in quella della necessita. Il genere umano puo organizzarsi in modo da trarre dei vantaggi dal mondo naturale in cui opera senza accettarne fino in fondo le linee di tendenza e le leggi dell'inevitabilita. La propensione mimetica costituisce un ausilio di fondamentale importanza per argomentare come se fosse palese il regno della giungla e fosse pregnante il compito di fronteggiarlo ad armi impari, cioe con le risorse dell'intelligenza e dell'immaginazione. La mimesis rappresenta la fase preliminare di ogni azione destinata a contenere <<protesicamente>> gli effetti dirompenti della natura. Con queste categorie operative si esplica la cultura umana: dai primi graffiti delle grotte di Altamira al teorema di Kurt Godel. La letteratura, in tutte le sue forme ed espessioni, ha senso se rappresenta queste inquietanti interferenze fra la propensione mimetica e la tattica protesica: fra quanto il genere umano si propone di ricevere direttamente dalla natura e quanto s'industria di modificare perche la sua influenza sia sempre meno incisiva e determinante. L'ambigua inferenza di queste due attitudini umane sono continuamente rielaborate perche si adeguino alle esigenze delle generazioni che si succedono nel tempo e che ambiscono a descrivere la storia. Nel Novecento questa interferenza categoriale e manifesta negli scrittori destinati a lasciare una traccia insondabile nell'architettura (formale e concettuale) delle loro opere. Franz Kafka, Marcel Proust, Thomas Mann, Robert Musil, Michael Bulgakov, rappresentano l'incongruenza e l'affidabilita degli strumenti cognitivi, con i quali si evidenzia il sistema del potere, la crisi di un'epoca, la perturbabilita del demoniaco, la consistenza genetica dell'immaginario, la falsificazione delle affezioni e dei disinganni.

Se la letteratura cosiddetta secondaria si occupa degli esperimentalismi formali e perche non attinge ai significati delle cose. Sorvola sulle ibridazioni delle parole o addirittura sulla scompaginazione dei periodi, sulle peregrine liberalita dei profeti della velocita e dell'interdizione museale. Le avanguardie letterarie sono spesso fugaci esemplificazioni dell'insofferenza: crepuscoli antelucani di tentazioni mimetiche senza l'aggancio con il propellente protesico, nel quale si riflettono le profonde trasformazioni epocali. La letteratura, che opera un'autentica finalita terapeutica, propizia la conoscenza per stati d'animo, atmosfere recondite, ordite da imprese messianiche e mistificatorie. L'opera d'intrattenimento mentale all'Agatha Christie contribuisce a conferire all'espediente protesico un grado di malleabilita che adombra la propensione mimetica. L'assassino e uno sconosciuto che vive in mezzo alla comunita, che sguazza come un pesce nell'acquario dell'esistenza fino al momento in cui il viator (come nel Mobi Dyck di Herman Melville e nel Vecchio e il mare di Ernest Hemingway) non lo trae in salvo e lo assicura allo sconcerto generale. La malattia del pensare corrobora l'imperscrutabilita degli inizi e l'incertezza della fine delle cose. <<Ma proprio l'acuirsi dei sensi, il sagace affinamento delle emozioni, che avevano prodotto tanta dovizia di piaceri, si accompagnavano fatalmente alla crescita proporzionale della capacita di soffrire; e la divina facolta dell'immaginazione, mentre creava cieli nuovi e terre nuove, li corredava di appropriati inferni dove regnavano il vano rimpianto per il passato e l'angoscia morbosa per il futuro. Infine, l'inevitabile castigo dell'eccesso di stimolo--l'esaurimento --apriva le porte della civilta al peggior nemico di quest'ultima, la noia: la scialba e vieta lassitudine in cui l'uomo non trova alcun diletto, e la donna neppure; in cui ogni cosa e vanita e molestia; e la vita non sembra meritare di essere vissuta, se non per evitare il fastidio di morire>> (Huxley 35-36). Questa constatazione rigenera la <<misura>>, il fondamento della geometria, che condiziona gli effetti dell'operato umano al soddisfacimento del desiderio e delle aspettative dichiarate lecite dal <<patto>> (sottaciuto o esplicito, emotivo o razionale), che intercorre fra i membri della comunita sociale in un periodo storico ben determinato sulla base di un modello ideale subliminarmente consolidato. L'illeicita e la colpevolezza si conformano a un ordinamento che, seppure le condanna, ne salvaguarda per cosi dire la presenza nella vicenda comunitaria. Nella prospettiva il principio della retribuzione della pena dovrebbe risolversi in un virtuale riconoscimento di adesione a un processo globale, che per sua natura non ammetta nessuna consistente resistenza o contrarieta. <<Quindi l'idea di giustizia subiva una graduale sublimazione: dalla punizione e ricompensa in base alle azioni compiute si arrivava alla punizione e ricompensa in base al merito; in altri termini, in base al movente. La rettitudine--ossia l'agire rettamente motivato--divenne non soltanto sinonimo di giustizia, ma componente positiva dell'innocenza, il cuore stesso della bonta>> (Huxley 37). La facolta di giudicare gli eventi e l'aspetto piu aberrante della condizione umana. Il fatalismo di maniera e il rigido razionalismo si equivalgono quanto a inefficacia interpretativa della realta. Percio si esalta la capacita di mediazione come pratica dei riformatori sociali, di quanti si propongono di rendere accettabile l'esistenza collettiva, contrassegnata da un grado di coerenza e di solvibilita. L'indifferenza morale della natura autorizza il riformatore sociale a legiferare e a ipotizzare a fondamento della norma giuridica la propensione piu o meno esplicita da parte del genere umano a darsi una ragione di vita che esuli dal necessarismo naturalistico. I miti, le religioni, le narrazioni fantastiche, l'edonismo e il fatalismo conferiscono una sorta di convalida storica agli strumenti formali utilizzati per rendere coesi i sodalizi umani. La storia, proterviamente definita come magistra vitae, in effetti e una categoria rappresentativa della realta depurata il piu possibile di tutti quegli accidenti che non sono razionalmente giustificabili. La stessa scenografia dimostra quanta immaginazione sia necessaria per riprodurre a posteriori eventi accaduti in un contesto che puo essere soltanto evocato. L'analogia fra dottrina della trasmigrazione e dottrina dell'evoluzione si giustifica con il mutare delle circostanze che la rendono comprensibile. Il percorso conoscitivo si serve di alcune categorie sostanzialmente immutabili conferendo loro connotazioni e nomi diversi. Il precipitato storico della differenziazione s'intravede nelle realizzazioni concrete e si evince dall'esperienza.

L'aforisma e la metafora influiscono nell'esplicazione del pensiero problematico, consentono agli aspetti piu complicati del processo conoscitivo di simulare fantasiosamente i loro simulacri perche siano piu facilmente comprensibili. Il dolore e la sofferenza si palesano come il corrispettivo del bene, che viene fruito dall'umanita grazie all'accorgimento con il quale si stabilisce il peso di ogni gesto umano. La parola--il Verbo--assume un rilievo particolare nell'ordito della creazione e quindi della codificazione protesica perche agisce sui sensi e sull'intelletto, armonizza le manifestazioni distoniche della realta, recepisce le incomprensioni e le dissolvenze e trasfigura il Male nelle forme piu adeguate alla respinzione dello stesso. L'impegno profuso per individuarlo e camuffarlo come contrafforte emotivo delle aspirazioni difficilmente realizzabili e parte integrante dell'esperienza quotidiana. La milizia civile implica il riconoscimento di un tributo alla <<virtu>> proprio in ragione del contenimento del Male, del successo riportato dall'impresa umana nel rispondere alle sollecitazioni e ai condizionamenti naturali. Le idiosincrasie, che alimentano molta parte della letteratura intimistica, si delineano come le intercapedini surrettiziamente erette dall'intelletto per evitare di aderire alle suggestioni della natura o per aderirvi pervicacemente. La vicenda dei personaggi che rapresentano didascalicamente le idiosincrasie e costellata di riferimenti antropologici, filosofici, congetturali. La loro rassegnazione viene ereditata dagli stoici, da quei pensatori serioterapici, che intercettano le vibrazioni del cosmo come regole di comportamento generalizzanti. Ma la loro concezione del cosmo, intesa come scuola di virtu, depotenzia la stessa ragione, che si configura come un'appendice di qualcosa che e palese ed evidente ai piu accorti e sfuggente ai semplici di spirito. Questa constatazione, destinata ad alimentare le affinita e le filiazioni fra lo stoicismo e il cristianesimo, e attenuata e perfino vanificata da una riconversione in senso etico: i piu avvantaggiati sono i semplici di spirito e i reietti quanti sono impegnati a comprendere o a decifrare la realta naturale.

A stabilire una ideale linea divisoria fra la natura e l'artificio provvedono per cosi dire l'ottimismo e il pessimismo: l'illusione di vivere nel migliore o nel peggiore dei mondi possibili. Queste categorie interpretative degli stati d'animo degli osservatori della realta influenzano il pensiero e compensano gli scarti di umore che, in tutte e due i casi, sembrano propellere dall'ambiguita del creato. Il fatto che ogni individuo si trovi a conflagrare con quanto si evince dall'esperienza dimostra l'impermeabilita dei significati reconditi di ogni azione, anche di quella meno evidente e significativa, che si esplica nella quotidianita. L'esperienza e un eufemismo per accreditare la competitivita, che e assicurata, oltre che indotta dalla necessita, dall'aumento della popolazione del pianeta e dalle forme della redistribuzione della ricchezza. Il pianeta e perlustrato in lungo e in largo per consentire all'apparato industriale di sopperire alle esigenze, che si manifestano nelle dimensioni geopolitiche nelle quali si divide e si organizza. La struttura globalizzante del mondo contemporaneo implica la regolamentazione delle risorse e delle imprese idonee a far fronte alle richieste di sostentamento e di miglioramento economico, che si determinano in tutte le regioni del pianeta. La disparita economica e l'ingiustizia sociale si compendiano quali che siano le forme di governo con le quali si rendono esigibili. La ricerca di una strategia internazionale per ridurre la miseria nel mondo, oltre a configurarsi come un compito umanitario, rappresenta una garanzia di stabilita, che i flussi emigratori e le sollevazioni intestine delle aree piu povere del pianeta mettono continuamente a repentaglio. La filantropia si coniuga con la geopolitica in misura sempre piu concreta. Le afflizioni climatiche e le difficolta tecnologiche inducono una parte del pianeta a vivere ai margini dell'emisfero progredito e tentacolare. La divisione in blocchi rispettivamente dei paesi avanzati e dei paesi arretrati costituisce un'insidia all'equilibrio mondiale, soprattutto a seguito della crisi delle ideologie per il debilitarsi di quella funzione coesiva che, nel bene e nel male, esplicano nel mondo contemporaneo. La libera organizzazione politica dei paesi in via di sviluppo non si armonizza spesso con un adeguato grado di coerenza istituzionale. La corruzione e la disfunzione amministrativa rendono ancora piu precarie le condizioni, nelle quali anche gli interventi esterni (non sempre desiderabili) possono attuare. Quando tali interventi esterni si verificano, si propalano opinioni contrastanti circa il grado di autonomia politica e istituzionale che i paesi, sconvolti dai conflitti intestini, si presume che continuino in qualche modo a salvaguardare.

La cosiddetta ineguaglianza naturale non giustifica, a livello globale, la discrasia economica e istituzionale che si verifica nelle varie aree del pianeta. L'estrema liberta d'impresa contrasta con i suoi principi ispiratori, fondati sulla destrezza e sulla competizione umane. La farisaica concezione della necessaria disparita di prospettive pratiche oltre che ideali della condizione umana si giustifica con una provvidenziale presenza imperante di natura occasionale o permanente. La <<mano invisibile>> di Adam Smith ha il compito di non estremizzare gli empiti imprenditoriali di quanti accettano la sfida del mercato, di un arengo innaturale, nel quale si concentrerebbero i bisogni e le risorse dell'umanita. La concezione di un processo imprenditoriale come camuffamento e sublimazione degli impulsi conflittivi da parte degli individui nei confronti dei loro simili denota una spietata introspezione antropologica. Il pessimismo della ragione e contraddetto da tutta una serie di eventi e di circostanze, nei quali l'operosita umana si ammanta di un moderatismo, che e effetto del timore ancestrale, del dubbio e dell'esiguita degli intenti con i quali si propizia una sorta di continua rigenerazione. Le stesse postulazioni mentali circa il grado di conflittualita, insito nella natura umana, sono plausibili anche per accreditare la solidarieta e l'amicizia. Gli individui si associano fra loro per assicurarsi una incontrastata sfera di operativita dopo aver assecondato la tendenza--anonima, estemporanea--di riconoscere l'oggettiva necessita della nonbelligeranza. Se tutti fossero in lotta contro tutti, come appare nell'amplificazione sociale, il discredito del consorzio umano si paleserebbe in tutta la sua consistenza. E, invece, e proprio il credito solidaristico, che quanto meno viene simulato nella cinvivenza sociale, a dare vigore e legittimita alla competizione e alla concorrenza. Paradossalmente l'<<innaturalita>> e insita nella lotta a oltranza fra individui intenzionati a conseguire un obiettivo che, se non viene preventivamente ammesso come legittimo, e per definizione talmente precario (perche soggetto alle brame altrui) da non configurarsi come una conquista. Si deduce pertanto che e il conflitto un'astrazione concettuale, in grado di giustificare quelli reali, che hanno in se congenito quel limite della <<mano invisibile>> di Smith nel quale consiste la caratteristica distintiva della condizione umana.

La convenienza, sebbene da Jules Quesnay e da Eleuthere-Irenee Dupont de Nemours si configuri come una risorsa naturale dell'uomo, in effetti e un artificio della mente, che opera come il volano dell'economia e della storia. Se si dovesse definire nelle sue concrete dimensioni rappresentative, si arriverebbe al paradosso di connotarla come una visione strettamente soggettiva. Ma e imprescrittibile il fatto che una notazione del genere sia, non soltanto dotata di una carica sociale, ma propensa a disputarne l'entita, la pregnanza, in chiave comparativa. Non si puo affermare sic et simpliciter la funzionalita della convenienza: essa risponde a un'esigenza afflittiva (nei confronti dei rispettivi contendenti) e a una precettistica impositiva (nei riguardi dei singoli attori sociali). L'imperiorsita, con la quale si presume che ogni individuo la persegua per magnificare o esaltare la propria inventiva, contraddice l'enunciato che la pone in essere: la convenienza di alcuni non puo esplicarsi ai danni di altri perche muterebbe il suo costrutto argomentativo. Se e socialmente consentito arricchirsi, non e per pura convenienza di chi di fatto riesce a consolidare in proprio una serie di benefici. La possibilita di agire implica necessariamente che i suoi esiti non compromettano l'ulteriore esplicitazione dell'umana ricerca della felicita. La strategia espressiva contrasta--dai fisiocratici, contrari all'avvento della tecnologia, ai naturalisti contemporanei--con i significati delle dottrine che inducono gli individui ad agire in modo da soddisfare le loro esigenze senza contrastare palesemente quelle in fieri dei propri simili. La stessa idea di <<progresso>> si fonda sulla consapevolezza che la concorrenza non interdica l'<<accordo>> sociale, ma lo renda addirittura piu coesivo estendendo, ampliando le occasioni dello scambio ineguale fra i membri del consorzio sociale.

La sacralita dei diritti naturali e contraddetta dalla salvaguardia dei diritti morali e positivi, che ogni comunita elabora nell'intento di assicurare, con la propria sopravvivenza, uno scenario di esplicazione. L'equita, fonte di equilibrio, che dal diritto romano s'irradia in tutte le piu moderne giurisdizioni, si configura come il riconoscimento di un inalienabile diritto individuale, che non contrasti, ma anzi corrobori il diritto oggettivo, con il quale l'ordinamento sociale si consolida e contribuisce all'esplicazione del giudizio storico. La morale corrente, infatti, non risponde soltanto alle sollecitazioni razionali ed emotive del periodo nel quale si manifesta, ma anche alle correnti di pensiero, che investono un arco temporale presuntivamente piu ampio di quello nel quale si compendiano le esperienze delle singole generazioni. L'astuzia e il ricorso alla strumentazione--e quindi all'imprenditorialita--sono le risorse con le quali il genere umano ambisce alla sopravvivenza e a contrastare tutte le insidie e i pericoli del milieu naturale nel quale opera. La sua opposizione alle tendenze naturali degli animali e l'utilizzo del patrimonio minerario nel processo di attuazione dei suoi propositi creativi sono conseguenti a una scelta di fondo, che contraddice le attitudini degli altri enti della realta. Il genere umano, infatti, elabora principi, criteri, ordini di condotta, per raggiungere degli obiettivi che altrimenti stenterebbe a conseguire: accetta cioe come ineludibili i freni e le rinunzie, ai quali fa ricorso pur di poter contare sulla liberta politica e morale quale garanzia di continuita rispetto a quella naturale, che presagisce di poter fruire soltanto precariamente e in forma per cosi dire sincopata.

La risposta alle sfide naturali elaborata dall'uomo ha un'influenza talmente generalizzata da non concedere quasi nulla alle tendenze istintive sulle quali sembrano fare esclusivo affidamento le altre specie animali. Ed e proprio questa peculiarita dell'homo faber che giustifica e legittima la morale sociale quale <<ente di separazione>> fra la natura volgarmente intesa come scenario dell'azione dissoluta e la natura subliminalmente rappresentata come l'universo energetico in grado di assecondare -- almeno in parte--i progetti dell'uomo e le sue propensioni a collegare gli spazi del pianeta nell'intento di renderli fra loro complementari. <<Cio che in alcune societa sarebbe tirannia vietare, in altri sarebbe follia permettere. L'esistenza di una comunita organizzata dipende dalla regolazione dei due ordini di forze a cui le unita che la compongono, gli uomini, obbediscono: quelle repulsive del diritto naturale e quelle attrattive e coattive della simpatia individuale e del potere collettivo. Quali di queste debbano predominare di volta in volta dovra certamente dipendere da circostanze esterne e interne e dal grado di sviluppo della comunita>> (Huxley 93). La complementarieta delle une e dell'altro e tuttavia un'elegiaca forma di rappresentazione della natura. In effetti, la sostituzione delle leggi naturali con le leggi morali o positive costituisce una conversione concettuale del principio della convenienza, che si espleta nelle forme sempre piu sofisticate del gusto e dell'attrattiva estetica. <<Una volta di piu vediamo dunque che la teoria assoluta dei "diritti naturali"--in altre parole, l'individualismo puro e semplice--portata alle estreme conseguenze logiche non e che barbarie ragionata ed egoismo bieco e totale, e percio incompatibile con la vita sociale. Tutto questo apparirebbe ovvio a chiunque, se l'ambiguo senso della parola "diritti" non colorisse di una sfumatura morale le relazioni umane, di per se ne morali ne immorali, bensi, come Quesnay giustamente afferma, anteriori alla moralita>> (Huxley 94). La barbarie, infatti, non e una stagione dell'umanita in se conclusa, ma pertinace a tutti i cambiamenti sociali, che ne giustificano la presenza limitandone gli effetti. La barbarie e considerata da un punto di vista morale come la natura allo stato puro, senza la <<contaminazione>> (per altro verso provvidenziale) dell'apporto modificatore dell'inventiva umana. Anche l'inventiva, considerata come una componente naturale, si esplica in un sistema regolato da norme (artificiali), che conferiscono una particolare rilevanza a tutto quanto si realizza con il concorso dei fattori sui quali si fonda la societa. L'intelligenza non preclude alle facolta istintive di estrinsecarsi, ma di manifestarsi in modo che siano produttive di esiti vantaggiosi per la stessa filogenesi dell'umanita. Tutto cio che influisce sull'operato collettivo in termini di superfetazione mentale contribuisce a elevare il grado della naturalita e, contestualmente, a modificare i criteri di rilevazione di quell'apparente primitivismo connotato come barbarie. Lo scenario naturale e illusoriamente identico a se stesso e sfiderebbe il tempo se le strategie inventate dall'osservatore della natura non tendessero paradossalmente a <<snaturalizzarla>>.

La tolleranza, che i riformatori sociali accreditano alle societa organizzate e alle comunita regolate da una serie di norme comunemente intese quale guida dell'azione, si delinea come una strategia della ragione di fronte ai soprassalti dell'istinto, della naturalita primigenia, elementare. La tolleranza appare un succedaneo della solidarieta, mentre in effetti risponde a un calcolo mentale da parte di quanti si propongono di ottenere dei benefici sociali, senza affrontare le contropartite morali, giuridiche ed economiche che tali benefici comportano. La tolleranza e la limitazione si compendiano: l'una e l'altra ineriscono l'aspetto istituzionale del comportamento umano. Quanto piu elastica e la prima tanto meno estesa e la seconda: allo scopo di consentire la naturale propensione per il benessere individuale si rende necessario assicurarne l'area di esplicazione. La proprieta e la poverta, sebbene siano categorie differenziate dalla committenza concreta e dall'ipostasi mentale, s'intendono sempre raccordate fra loro da un nesso di compromissione, che insidia i pensieri e i gesti dell'uomo. A seconda del gruppo o della fascia sociale di appartenenza, la rappresentazione della ricchezza e della poverta assume conformazioni talmente differenziate--e perfino didascalicamente esasperate--da risultare propellenti di una loro ellittica giustificazione o di una scabra confutazione.

A conferire una certa rilevanza al giudizio sociale sopperisce l'individualismo, l'abilitazione tipicamente borghese del soggetto che opera nella realta al fine di nobilitarla anche per questioni di prestigio di casta. La nuova conformazione sociale, alla quale dal Rinascimento in poi da luogo l'individualismo, contempla un osservatore di quanto accade nell'emisfero dell'azione con le lenti dell'entomologo e con lo smarrimento del mistico o dell'eresiarca. Tutto cio che si manifesta nell'arengo sociale assume, nella societa moderna, un significato per cosi dire di prospettiva, nel senso che interagisce con quanto presumibilmente avverra nel futuro. Al presagio e alla premonizione di stampo arcaico si sostituisce progressivamente la previsione, che sconfina nell'elaborazione statistica, nella media statistica, che oggettiva i particolari e li rende sempre piu controvertibili e precari.

L'antidoto politico dell'arbitrarieta e il dispotismo, una forma esagitata di individualismo, destinato patologicamente all'autoesaltazione e all'autodenigrazione, secondo meccanismi enfatizzanti e depressivi, capaci di suggestionare e obnubilare le menti rispettivamente dei piu semplici e dei piu facinorosi. L'espediente dialettico, con il quale il despota e il tiranno s'intromettono nella trama della storia, ha qualcosa di soporifero e di balsamico insieme: serve per tranquillizzare le comunita in rivolta, scontente del loro livello di vita e sfiduciate dalla compromissione dei gruppi egemoni. Il despota e il tiranno sono i paradigmi dell'ordine, della staticita, della sedentarieta e della gerarchia, per arbitraria e inconsistente che sia, purche indirizzata al rispetto di alcuni <<valori>> generalmente connessi con la tradizione. Nell'arcaismo risiede, infatti, la natura legittimante di un potere tutorio, che si arroga il diritto di regolare tutta l'esistenza dei suoi soggetti secondo una successione di fattori, che si coniugano nella rigenerazione genetica dell'umanita. La religione della storia e un momento esiziale del processo degenerativo di tutte le componenti organiche e rappresentative delle strutture sociali. La convinzione, schermata dalla propaganda, di riabilitare il passato perche generi la necessaria suggestione sulle presenti generazioni obnubilate dal mito della machina, della velocita, dell'organigramma tecnologico.

La dottrina, alla quale il totalitarismo moderno s'ispira, e connessa, per traslato concettuale, al contrattualismo, che trova il suo mordente esplicativo nell'ipostasi di un conflitto permanente di tutti contro tutti. L'innaturalita delle risoluzioni politiche si evincono dal primigenio naturalismo, nel quale si presume che il genere umano dibatta sulle forme migliori per assicurarsi la sopravvivenza e, in certa misura, alcuni privilegi dispositivi sulla natura, negati o non esplicitamente evidenziati agli altri esseri viventi. In un estemporaneo momento aurorale, gli uomini avrebbero deciso o semplicemente divisato di darsi un contegno che li rendesse depositari di un ordine, capace di salvaguardare la ratio che lo pone in essere. Il disordine elementare induce a presagire l'ordine, del quale il genere umano detiene il codice, ne converte storicamente le funzioni e le prospettive, nell'intento di agevolare il piu possibile il transito terreno del genere umano.

La nostalgia per la natura evoca uno stato d'animo tuttaltro che increscioso e conflittuale. In una realta, che si configura sempre piu come l'artificio dell'uomo, il significato allegorico dello stato di natura e quello di Jean-Jacques Rousseau: una condizione edenica, interrotta dalla propensione umana alla delimitazione (della proprieta) e quindi della <<misura>>. La cultura dell'Occidente si connota come il processo di razionalizzazione della realta mediante le figurazioni simboliche della mente, alle quali sia consentito di assegnare delle dimensioni computabili. La delineazione, i perimetri delle figure costituiscono le prime strumentazioni simboliche, mediante le quali l'istituto della proprieta (un istituto cosi controverso e dibattuto in tutto il corso della storia occidentale) assume una rilevanza destinata a sovvertire i rapporti presumibilmente instauratisi fra gli individui delle diverse comunita didascalicamente definite pre-logiche. La figura soprintende sempre piu alle concezioni mondane. La poetica affabulatrice, che continua nelle saghe e nei miti ad assecondare l'aspettativa nevralgica dell'umanita, fondata sull'udito e sul suono, cede il posto alla scrittura, nelle sue variegate rappresentazioni, quali nessi concettuali fra le costruzioni geometriche e le loro dimensioni numeriche (e poi algebriche) nell'ambito dell'emisfero visivo.

Quando alla geometria euclidea, nella quale si compendia una complessa stagione della conoscenza umana, fanno riscontro, nell'epoca contemporanea, le geometrie rienmaniane, il suono riassume un empito evocativo, che si confa con la ribellione e la rivolta degli uomini e delle donne esclusi dal <<banchetto della natura>>. Gli spirituals e gli esperimentalismi letterari di Albert Camus e di Louis-Ferdinand Celine si possono considerare come il risultato di un'esegesi critica delle sistematiche politiche ed etiche conferite dalla ragione alla carta geopolitica del mondo. L'avvento del sonoro nella societa dell'immagine lascia presagire, piu ancora che i tormenti del Giovane Werter e le visionarie considerazioni di Friedrich Nietzsche, una sorta di mutazione concettuale operante nell'Occidente di intensita maggiore di quella prevista dalla Riforma luterana. La musica di Richard Wagner e di Arnold Schomberg, cosi difformemente interconnesse fra loro, rappresentano l'inedito della creazione. Questa congettura trova conferma nell'opera piu complessa della letteratura dell'Occidente, nel Doctor Faustus di Thomas Mann, nella quale il declino dell'Europa e delle ideologie totalitarie che la reggono fino all'epilogo del secondo conflitto mondiale (determinato dalla crisi di Pearl Harbor e quindi dalla frizione dell'Occidente americano con l'Oriente giapponese, prospicente il Pacifico) si coniuga con l'esaltata esperienza di un esegeta del suono primordiale. Il protagonista dell'opera di Mann rinnega la <<misura>>, della quale e responsabile la tradizione (cioe il patrimonio culturale consolidato), per riappropriarsi metaforicamente di un grado di <<liberta demoniaca>>, capace di suggestionare talmente le coscienze da indurle a rinnegare la presenza provvidenziale del Geometra dell'universo e del Mentore della storia.

La distruzione dell'Europa, anzi l'autodistruzione dell'Europa, preconizzata dal Declino degli dei, segna l'avvento di una nuova unita di misura, sia nel suo significato letterale, sia nel suo significato allegorico. La concezione dello Stato e i fondamenti morali, linguistici, consuetudinari della Nazione, sono sottoposti a una spietata disamina concettuale fino a renderli per cosi dire remissivi nei riguardi di quegli <<eventi globali>> dominati prevalentemente dall'economia del virtuale e dalla religione del fittizio. Il sistema delle comunicazioni enfatizza, non tanto come nei regimi totalitari gli apporti del militante, del neofita, quanto piuttosto la rovinosa destrezza dell'essere. Negli oggetti d'uso si compendia l'esperienza delle nuove generazioni, che si smarriscono vicino alla figura e ne prescindono. L'arte informale presagisce e asseconda il gusto di un pubblico, che si presume scandagli nel colore, nei plessi dei segni, nell'intento non si sa quanto plausibile di rinvenirvi lo spunto per rafforzare la genesi di un <<altro>> mondo che, sulle spoglie di questo presente e fatturale, sia in condizioni di liberare l'osservatore della realta dal fastidio di non comprenderla se non per quegli aspetti secondari che la rendono utilizzabile e quindi deformabile ai fini di un'umanita in crescita e in espansione. L'emisfero dei suoni e l'emisfero dei segni dovrebbero riflettersi nel caleidoscopio di un universo ospitale.

La constatazione, infine, di uno stato di <<sublimata>> belligeranza rende quanto meno angosciosa l'alternativa tipicamente contemporanea dell'individualismo e del socialismo nelle loro componenti esoteriche, rispettivamente della difesa a oltranza della liberta individuale e della solidarieta comunitaria. La prudenza opererebbe in chiave salvifica per la ridefinizione del perimetro concettuale dell'una e dell'altra dottrina, alle quali sono addebitabili le fortune e le disgrazie del mondo moderno e contemporaneo. L'apoteosica assolutizzazione di alcuni principi si sfalda di fronte all'imperiosita delle incertezze. Ed e proprio questa risoluta affermazione della relativizzazione della conoscenza, e quindi delle norme che regolano il comportamento, a infiggere nella struttura del ragionamento --in pratica, nella facolta di pensare--un vulnus, che lascia incommensurabili spazi di appropriazione indebita alla libera determinazione individuale. Il rischio che tale atteggiamento comporta e che si inibisca la responsabilita soggettiva con la scusa della refutabilita concettuale di ogni enunciato che la convalidi. L'instabilita (emotiva, a livello individuale; istituzionale, a livello collettivo) e una caratteristica degli organismi comunitari contemporanei, soprattutto di quelli che, dopo il crollo del Muro di Berlino, si aggrappano ai modelli capitalistici occidentali come a una scialuppa di salvataggio per accorgersi, quasi immediatamente, di librarsi nella limacciosa atmosfera del Titanic.

Universita di Siena

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(1) Vedansi: Castells; Aguirre e Ramonet; Baron; Cansino; Alford.

(2) "Il Medioevo e un'eta del tutto inventata per alludere al presente e leggere dentro al moderno" (Fumagalli 11).

(3) La biologia evoluzionistica delle emozioni sostiene che ogni tratto umano e correlato con un vantaggio derivante dalla selezione delle alternative di adattamento. Tale disciplina si serve della terminologia darwiniana (competizione, selezione) non in modo asseverativo, ma in modo propedeutico alla circostanzialita. Ed e proprio questa connotazione della scienza in fieri, e non della scienza gia fatta, che implica la responsabilita delle nuove generazioni. Alla democrazia latente o effettiva spetta il compito di rendere palesi i rapporti di forza, i conflitti di interessi, che qualificano e orientano i vari progetti scientifici. La ricerca e il tracciato in diagonale di situazioni contrapposte, i cui fattori dirimenti sono la consapevolezza individuale e l'onere economico che tale consapevolezza individuale comporta nel comunitario sistema organizzativo. L'onere della prova si coniuga con quello della pertinenza (cfr. Kripke).
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Title Annotation:article in Italian
Author:Campa, Riccardo
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2000
Words:34300
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