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Dictionary of Literary Biography. Vol. 339: Seventeenth-Century Italian Poets and Dramatists.

Dictionary of Literary Biography. Vol. 339: Seventeenth-Century Italian Poets and Dramatists. Ed Albert N. Mancini and Glenn Palen Pierce. Detroit: Gale Cenage Learning, 2008.

Il volume enciclopedico curato da Albert N. Mancini e da Glenn Palen Pierce, fino alla sua improvvisa morte nel 2004, rappresenta un contributo fondamentale non solo per gli studiosi del Seicento ma per chiunque si occupi di letteratura in generale. Opera che si presta alla consultazione agile e che, data la solidita complessiva delle voci redatte, con estrema competenza da colleghe e colleghi che insegnano in atenei nordamericani, non puo mancare sugli scaffali delle biblioteche universitarie e su quelli di chi svolge la professione accademica nel campo dell'italianistica.

Il Seicento, com'e risaputo, non ha mai incontrato le simpatie della critica letteraria italiana di stampo veracemente crociano. Gli allievi piu zelanti di Croce, seguendo le orme del maestro, hanno visto nel periodo barocco un perpetuarsi ad nauseam di stratagemmi retorici e poetici, impiegati ad arte da poeti stregati dal suadente potere della poesia marinista per destare nel lettore unicamente un senso di meraviglia e stupore. Il secolo di Marino e di Teasuro (liquidato con l'aggettivo tristemente noto di allotrio) e stato cosi spesso e volentieri ritenuto un momento di lutto profondo in cui i critici si sono cimentati a scrivere necrologi sulla poesia piuttosto che studiarne gli aspetti piu vitali e innovativi che emergevano dalle catene verbali di un Marino o dalle invenzioni drammatiche di un Guarini.

L'introduzione di Albert Mancini e un saggio di raffinatissima fattura stilistica e profondita storica e critica che ripercorre le tappe salienti che hanno condotto ad una rinascita lenta, e non certo priva d'ostacoli, dell'affermarsi di un rinnovato interesse critico per la letteratura barocca. La pubblicazione della Rivista di studi secenteschi nel 1959 segna un momento di svolta per la rivalutazione del Seicento letterario. Il periodico sin dai primi numeri si presento quale luogo ideale di confronto e aggregazione di secentisti che intravidero la possibilita reale di rivalutare gli elementi di novita dell'era barocca e studiare la multiforme produzione poetica e drammatica sotto una diversa, piu benevola e sicuramente piu obiettiva prospettiva critica, scevra da ogni incrostazione crociana.

La rinascita non fu un evento casuale. Il dibattito aperto da studiosi nostrani, come Nencioni e Getto, sulla valenza artistica del barocco ha sicuramente dato una mano a guardare con mente piu libera e occhio piu lucido alla massiccia e quanto mai variegata realta letteraria nata in seno al XVII secolo che ha visto l'Italia diventare una provincia, una zona ai margini dell'Europa.

Ogni voce enciclopedica, dedicata ai maggiori, ma anche a meno noti poeti e drammaturghi del periodo barocco, e corredata da una bibliografia essenziale delle opere dell'autore e di studi critici fondamentali ad esso dedicati.

Grande rilievo e dato Marino il cui profilo biografico e breve cronologia e analisi delle opere supera per numero di pagine, come e lecito attendersi, le altre voci del volume. Marino giganteggia nel Seicento e l'ottima voce redatta da un esperto come Francesco Guardiani conferma non solo la popolarita del poeta della meraviglia in Europa nell'eta barocca, ma ne ribadisce l'attualita, indicando nella monumentale edizione critica dell'Adone (1988) di Giovanni Pozzi un punto fermo da non perdere di vista per il prosieguo degli studi marinisti.

Se Marino gode di una posizione di prominenza nel parnaso secentesco, Battista Guarini spicca per Il Pastor fido, l'opera teratrale laica piu celebrata della letteratura europea. Nicholas J. Perella entra nel dettaglio a spiegare perche questa tragicommedia pastorale abbia goduto di cotanto successo e, nel contempo, ci presenta un'immagine inedita del poeta ferrarese. Questi fu infatti attivo anche nelle vesti di politologo, avendo egli scritto Della politica liberta, panegirico in cui la migliore forma di governo auspicabile non e gia la repubblica, bensi il buon governo di un monarca. La repubblica e caos mentre la monarchia, se ben gestita, conduce all'armonia e all'ordine. Per questo scritto Guarini, nota giustamente Perella, si attiro le antipatie dei patrioti risorgimentali italiani (167). Sempre Perella si e occupato in questo volume di Guidovaldo Buonarelli, passato alla storia per la tragicommedia I figli di Sciro, terzo grande esempio di teatro pastorale dopo l'Aminta di Tasso e il gia citato Pastor Fido.

Degni di attenzione i profili di Michelangelo Buonarroti il Giovane di Olimpia Pelosi e di Gabriello Chiabrera di Paolo Giordano. Se Buonarroti il Giovane, autore della Fiera, e da ricordare per il suo realismo poetico, Chiabrera rivaleggia con Marino nel destare un sempre nuovo effetto di stupore nel lettore: catene verbali ad nauseam e metafore si aggrovigliano in un ginepraio verbale senza precedenti. Giordano ravvisa un particolare intrigante della personalita di Chiabrera: il poeta vedeva se stesso come una specie di Cristoforo Colombo della poesia.

Adrienne Ward ha firmato un'ottima voce su Fulvio Testi che con Chiabrera e Marino formano un triumvirato poetico rappresentativo del Barocco. (269) Di grande interesse le pagine dedicate ad Antonio Barbieri e a Flaminio (Flavio) Scala, autori e attori allo stesso tempo, che vivono l'esperienza teatrale in maniera totalizzante e, molto sovente, difendono la propria professione scrivendo trattati volti a dimostrare il grado di liceita morale del teatro contro i numerosi attacchi sferrati dalla Chiesa e dai censori di costumi che ritenevano l'arte drammatica comica una fonte pericolosa di degenerazione dei costumi (43). Scala, puntualizza Cappelletti, deve esser ricordato per la sua opera di scenografo. Le scenografie da lui ideate, raccolte e in seguito pubblicate sono una testimonianza impareggiabile per chiunque si addentri nel mondo della commedia dell'arte, ancora oggi costellato di segreti.

Largo spazio e dato alla poesia dialettale del napoletano Giulio Cesare Cortese, del lodigiano Francesco De Lemene, autore della Sposa Francesca, commedia che precorre per forma e contenuti il teatro di Goldoni, e anche a quella di Silvio Birillo, attivo anch'egli sia sulle scene che come commediografo. A questo elenco si deve aggiungere il napoletano Giulio Cesare Cortese. Eduardo Lebano nota come questi si cimenti in quasi tutti i generi dell'epoca, prendendo le distanze da un certo classicismo verticista di maniera e che mirava alla grandeur tragica. L'uso del dialetto in commedie in cui emergono prepotentemente la denuncia delle ingiustizie sociali subite dal proletariato napoletano, fanno di Cortese un artista che non solo va contro corrente rispetto ai propri colleghi letterati, ma evita qualsiasi forma di vieta autocelebrazione.

Francesca Savoia ci regala una foto di gruppo degli Andreini, famiglia illustre di teatranti: Francesco e Isabella, entrambi poeti, mentre il loro rampollo, Giovan Battista, si affermo sul proscenio dell'arte drammatica barocca tra i piu celebri e importanti drammaturghi dell'epoca.

Le letterate trovano un posto di rilievo all'interno del volume. Costa Zaselow fa entrare il lettore nella vita e nelle opere di Virginia Bazzani Cavazzoni, di Margherita Costa, di Margherita Sarocchi e di Francesca Turini Bufalini. La Cavazzoni spesso e piuttosto stranamente, sembra suggerire l'autrice della voce, e stata esclusa dalla critica per la sua non totale adesione alla poetica marinista, sebbene i suoi scritti rivelino esattamente l'opposto (49). Margherita Costa si distinse per la sua versatilita e per la vasta produzione letteraria che va dalla prosa alla poesia. L'umorismo diviene un tratto distintivo di questa poetessa che nelle sue opere dichiara apertamente il suo femminismo ante litteram, criticando, da un lato, accesamente l'inveterata infedelta coniugale maschile ed esortando, dall'altro lato, il sesso muliebre a ripagare con la stessa moneta i loro amanti.

Su posizioni analoghe si attesta l'opera della napoletana Margherita Sarocchi che predilige il genere eroicomico e nelle cui opere spiccano per spessore psicologico e fortezza di carattere prevalentemente figure femminili (242).

Il corpus poetico della Bufalini, avverte sempre la Costa Zaselow, rivela sempre novita. E parlando di novita e il caso di dire che la voce su Sara Copio Sullam, di Lori Ultsch, fa luce su una delle poetesse ancora sconosciute dell'eta della Controriforma anche perche la letteratura--celebre il suo scambio epistolare con il religioso genovese Ceba--le permise di uscire dal clima di segregazione del ghetto di Venezia.

D'interesse anche le voci su Isabella Farnese e su Lucrezia Marinella compilate rispettivamente da Rita Cavigioli e da Laura Benedetti. La Farnese, giureconsulta di diritto canonico, e la Marinella condividono una ferventissima fede che traluce dai loro poemi aderenti in toto allo spirito di ortodossia imposto dalla Curia romana.

Giacomo Lubrano, di cui ci parla Elisabetta Properzi Nelsen, si fa interprete nella sua poesia religiosa di una nuova ansieta che nasce dalla consapevolezza dei limiti della vita umana e dall'indagine degli aspetti piu tenebrosi e insondabili dell'esistere. Il clima surreale dei poemi di Lubrano rivela un disorientamento cosmico anticipatore di tematiche squisitamente leopardiane.

Il gruppo di poeti che potremmo definire con un'etichetta dissidenti, avventurosi e ecclesiastici vede i nomi di Giovanni Battista Ciampoli, di Giovanni Artale e di Silvio Fiorillo. Mauda Begoli Russo ritrae sapientemente il mondo di Ciampoli, nuovo tipo di intellettuale che, nonostante la sua posizione ufficiale di poeta animato dall'intenzione di far rinascere i fasti della poesia classica nel Seicento, si fece interprete del nuovo sentimento di dissidenza suscitato dalla battaglia di Galileo per la scienza nuova, palesando cosi una profonda problematicita nel separare e conciliare le istanze della fede e quelle scientifiche (98). Giovanni Artale, poeta napoletano, che agli esordi della carriera fu proclive alle suggestioni del miglior concettismo secentista, ma che ad un certo punto della sua vita si distacco dal marinismo per emergere come letterato dotato di autosufficienza creativa. Paschal Viglionese ci offre il ritratto di questo galantuomo secentesco che si trovava a proprio agio sia nei lupanari che in contesti piu elevati, abile sia con la spada che con la penna. Mary Jo Muratore appunta la sua attenzione sulla figura dell'itinerante Silvio Fiorillo, celebre e rispettatissimo attore della commedia dell'arte. Anch'egli si produsse, come molti suoi colleghi del tempo, in opere teatrali la cui ambientazione e lingua riflettevano la realta campana dell'epoca.

Paul Colilli fa notare come Vincenzo di Filicaia voglia por fine agli eccessi del Barocco, puntando tutto sull'equilibrio e quindi su una poesia orazianamente ispirata al giusto mezzo (147). Nonostante la condanna definitiva pronunciata da Croce, che disse di voler ostracizzare Filicaia da ogni storia letteraria per la sua fiacchezza emotiva, Collili ne rileva il ruolo di intellettuale di rottura che, distaccandosi dalla moltitudine dei marinisti, anticipa temi tipici della poetica razionalista dell'Arcadia. A Filicaia si puo aggiungere Benedetto Manzini che, secondo Olimpia Peolosi, ha il merito di avere creato una frattura netta con il gusto barocco, evidenziandone limiti e difetti attraverso un importante trattato sull'arte poetica. In questa corrente antibarocca confluisce Alesandro Tassoni. L'autore passato alla storia per La secchia rapita e noto anche per il suo anticonformismo letterario e per il suo impegno nella vita intellettuale del Seicento italiano. Laura Benedetti mette in risalto anche quanto il Tassoni fosse un anticlassicista radicale che ricusava sia la letteratura dei classici greci che quella degli italiani.

Paschal C. Viglionese ha affrontato i marinisti per eccellenza: Claudo Achillini, Ciro di Pers e Giacomo Lubrano. Il primo ci viene giustamente presentato come poeta che porta agli estremi il marinismo, il secondo come irriducibile antipetrarchista nonche fedele seguace di Marino, il terzo imitatore o poco piu del genio poetico partenopeo.

Il librettista d'opera come figura professionale si afferma grazie ad Ottavio Rinuccini (Maria Galli Stampino) e Gian Francesco Busunello (Franco Fido), Andrea Perrucci (Salvatore Cappelletti). Impareggiabile il contributo di Rinuccini, per la nascita del libretto d'opera, e quello di Busunello i cui libretti furono musicati da compositori del calibro di Monteverdi, Cavalli e Trapassi. Fido ci rende edotti della versatilita di Busenello, in grado di verseggiare tanto in veneziano quanto in italiano aulico. Poeta fieramente attaccato alla sua citta tanto che in piu di un'occasione, forse in preda a suggestioni dantesche, non fece mistero di appartenere ad un'antica famiglia romana fondatrice di Venezia. Andrea Perrucci, ci dice Cappelletti, anch'egli impegnato nel neonato genere operistico, contribui all'affermarsi e all'evoluzione di questo al punto che il suo impatto sul mondo dello spettacolo secentesco e ricordato in Francia.

Federico Della Valle emerge per la sua opera di tragediografo il cui valore, sembra suggerire Laura Sanguineti White, non risiede tanto nella voluminosita delle sue opere, impossibili da rappresentare, ma piuttosto come poeta capace di grandi caratterizzazioni fisiognomiche che diventano estremamente precise e ricche di sfumature anche grazie alle lezioni di Della Porta e di Lomazzo. A Della Valle si deve affiancare Giovanni Delfino, come avverte Salvatore Bancheri. La poetica di Delfino, per profondita psicologica e austerita di situazioni, scevre da ogni frivolezza teatrale seicentesca, non ha nulla da individuare a quella del tragediografo astigiano. Sebbene uomo di chiesa, il cardinal Delfino vivendo a Venezia fu libero di discettare su argomenti scientifici e filosofici, non trovando alcuna opposizione da parte delle istituzioni religiose. Getto lo considero tra i piu importanti tragediografi minori dell'eta della Controriforma. Intrigante la voce sempre della Sanguinetti White dedicata a Carlo De' Dottori il quale risalta per la sua facilita a passare da un genere all'altro dimostrando sempre lo stesso livello di eccellenza stilistica.

Glenn Pierce affronta un gigante del teatro come Carlo Maria Maggi nella cui opera in milanese emerge un'ironia tagliente con la quale sono ritratti i vizi e difetti della borghesia meneghina secentesca. Maggi, ricorda giustamente Pierce, si distinse anche per il suo impegno nella vita di Milano, ricoprendo l'incarico di professore di lettere classiche e di segretario del senato cittadino.

Nancy D'Antuono si e occupata della voce su Giacinto Andrea Cicognini che scrisse commedie di gusto spagnoleggiante, mentre Laura Benedetti ha redatto una voce di rilievo critico su Francesco Braccilini, anche'egli autore in grado di eccellere in ogni genere letterario del suo tempo e che per questo godette di una grande popolarita nel Seicento. In tempi piu recenti sembra essere stato dimenticato se non si considera la bella monografia di Michele Barbi risalente al 1897 e ad una voce enciclopedica curata da Marziano Guglielminetti.

Ottima la voce di Maria Galli Stampino dedicata a Giulio Rospigilosi il quale, noto per essere diventato Papa Clemente IX, gioco un ruolo fondamentale, impegnandosi attivamente a scrivere libretti, per lo sviluppo della cosiddetta opera romana.

Chiudono il volume le appendici sull'Arcadia di Paul Colilli, quella sulla Poesia e la Musica nel XVII secolo di Maria Galli Stampino e sul Teatro e lo spettacolo di Glenn Palen Pierce.

In conclusione tutti i collaboratori di questo progetto editoriale meritano di essere elogiati per l'estrema acribia con cui hanno lavorato. Il risultato finale dei loro studi non solo colma una lacuna, ma si propone come uno strumento indispensabile per comprendere la complessita della letteratura di un secolo che, per certi versi, e ancora oscura.

Sergio Ferrarese, The College of William And Mary
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Author:Ferrarese, Sergio
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2009
Words:2415
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