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Denis Ferraris, ed. Les Habitants du recit: Voyage critique dans la litterature italienne des annees soixante-dix a nos jours.

Denis Ferraris, ed. Les Habitants du recit: Voyage critique dans la litterature italienne des annees soixante-dix a nos jours. Paris: Presses Sorbonne Nouvelle, 2008. Pp. 232.

Les Habitants du recit discute lo stato della letteratura italiana degli ultimi quarant'anni attraverso l'analisi dei personaggi e degli altri elementi significanti che ne abitano i generi narrativi. Il libro e organizzato in quattro sezioni: "Il contesto: il tornante degli anni sessanta", "Strategie di scrittura e materiali narrativi", "Le nuovi vesti del personaggio" e "La rivisitazione dei generi" (traduzione mia). Le sezioni in questione esaminano, nell'ordine, le mutazioni del personaggio dopo l'esperienza delle neo-avanguardie, il rapporto fra personaggi e strutture narrative, la sopravvivenza del personaggio-uomo e il rapporto fra personaggio e generi narrativi.

Svariate sono, ovviamente, le metodologie utilizzate in un lavoro collettivo di questo tipo (riferibili, fra le altre, a Bakhtin, Lacan, Barthes e Lyotard, oltre che alla narratologia, alla filologia e alla linguistica), ma c'e un critico che viene alla mente leggendo il volume edito da Denis Ferraris: Giacomo Debenedetti. L'impianto generale dell'opera e infatti classicamente debenedettiano: come Debenedetti aveva investigato lo status e le caratteristiche del personaggio letterario al fine di misurare ideologie e linguaggi del primo Novecento, cosi gli studiosi che scrivono su Les Habitants du recit fanno della narrativa e dei suoi abitanti la cifra della letteratura italiana dopo il 1970. Va precisato che abitanti sta per "microstrutture significanti", termine nel quale possono rientrare anche gli "attanti piu astratti, quali il simbolo o l'allegoria" (traduzione mia, 229). Quello che per Debenedetti era stato il crocianesimo, con la sua opzione per l'espressione lirica e il conseguente pregiudizio antinarrativo, per gli autori di Les Habitants du recit e rappresentato dall'attacco che neoavanguardia e strutturalismo portano al personaggio come pretesa di tradurre in forma narrativa la pienezza corporea e soprattutto psicologica della persona umana. Les Habitants du recit si muove a valle di questa critica cosi da configurare uno spazio letterario delimitato, da una parte, dalla ripresa del personaggio-uomo a partire dagli anni settanta e, dall'altra, dal suo assottigliamento/dissolvimento in attante, ovvero in particella narrativa presa in esame per le funzioni che svolge nel racconto e non per i suoi tratti caratteristici. L'assunto critico che regge tale riduzione del personaggio e che sia stata la pratica della lettura a cambiare negli ultimi decenni del secolo, cosi da rendere impossibile che il lettore si identifichi col personaggio e lo trasformi in un proprio succedaneo di cui utilizzare l'esperienza come strumento per accedere alla conoscenza del mondo. Il lettore ipotizzato in Les Habitants du recit possiede invece la capacita di orientarsi attraverso i vari abitanti e punti di vista del racconto al fine di ricreare il testo in uno dei suoi innumerevoli significati possibili.

Fra i saggi editi in Les Habitants du recit, tutti di notevole qualita e sempre in grado di arricchire la comprensione delle opere e degli autori a cui fanno riferimento, spiccano quelli esemplari di Mario Barenghi su Calvino e Manganelli e di Denis Ferraris sul primo Celati. Barenghi introduce il concetto di varianza come metodo attraverso cui si esplica la precarieta del personaggio del tardo Novecento: "una serie di silhouettes esili" che se sovrapposte daranno vita ad "un profilo coerente, dalle linee fluide piu che mutevoli, cangiante bensi, ma entro limiti che tenderanno ad apparire sempre piu ravvicinati, sempre meno dispersivi e imprevedibili" (131). Il merito di Barenghi, l'unico fra gli autori di Les Habitants du recit ad affacciarsi sul contesto mediatico e tecnologico al cui interno e stata prodotta la narrativa degli ultimi quarant'anni, e di legare la varianza del personaggio a quella che nella stessa epoca modifica la natura del testo grazie alle tecniche di riproduzione digitale. Muovendosi sul terreno filosofico, invece, Ferraris riconduce la crisi del personaggio a quella del soggetto inteso in senso umanistico e psicologico, cosi da stabilire un nesso sicuro fra quel che accade nel campo letterario e il contesto filosofico della postmodernita. Nel caso specifico dei romanzi "comici" di Celati, questo significa cogliere il rapporto fra la fine delle grandi narrazioni, la crisi del personaggio e la disgregazione del monologismo linguistico attraverso la polifonia.

In un lavoro antologico come Les Habitants du recit i criteri di scelta finiscono per essere altrettanto significativi quanto le metodologie critiche impiegate dagli autori. In altre parole, porsi la domanda "quali sono gli autori trattati nel libro?", o meglio "quale idea di letteratura si deduce dalle scelte editoriali?" e un fatto ineludibile al fine della valutazione del volume edito da Denis Ferraris. In estrema sintesi si puo affermare che il campionario di scrittori che emerge dal volume corrisponde con buona approssimazione a quello che si potrebbe ricavare compiendo una scelta mirata fra i vincitori di uno dei maggiori premi letterari della penisola. All'interno di questa selezione Calvino spicca come il padre nobile che assicura la saldatura coi decenni precedenti; accanto a lui si dispone una serie di sodali e/o allievi, Eco, Tabucchi, Del Giudice, Celati, Volponi, Consolo, Pontiggia, Manganelli, La Capria, Parise, Pontiggia, tutti piu o meno definibili come "classici" del periodo preso in esame in Les Habitants du recit. A questi si aggiungono, oltre ad una gradevole incursione nell'ultimo Fellini, fra le generazioni piu giovani un adepto del comico come Cavazzoni, due "scoperte" come Pariani e Maurensig e i giallisti Carlotto e Lucarelli. Per alcune notevoli esclusioni--Tondelli, Vassalli, Morante, Maraini--vale l'ovvia spiegazione che dolorose eliminazioni sono sempre richieste in un lavoro antologico, a meno che non si voglia compilare ogni volta un'enciclopedia della letteratura. Meno difendibile appare pero l'esclusione pressoche totale (un solo saggio dedicato ad una scrittrice, Laura Pariani, piu citazioni per Mazzantini, Morante, Ballestra, Campo, Covito e Zocchi) della scrittura femminile. Nel libro i costruttori (e anche la maggior parte degli abitanti) del racconto sono chiaramente maschi e bisognerebbe anche aggiungere autoctoni, visto che non c'e traccia degli scrittori nati fuori dall'Italia o cresciuti all'interno delle comunita di migranti presenti sul suolo italiano. Per la sua capacita di coniugare le qualita del cannocchiale con quelle del microscopio, Les Habitants du recit si configura come un eccellente strumento per ricostruire sia il panorama sia i dettagli della narrativa italiana degli ultimi quattro decenni, a patto che se ne colga la non dichiarata parzialita: attende necessarie integrazioni che prendano in esame gli abitanti di racconti narrati da voci femminili o alloctone.

Marco Codebo, Long Island University
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Author:Codebo, Marco
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2009
Words:1051
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