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David A. Lines e Eugenio Refini. Aristotele fatto volgare. Tradizione aristotelica e cultura volgare nel Rinascimento.

David A. Lines e Eugenio Refini. Aristotele fatto volgare. Tradizione aristotelica e cultura volgare nel Rinascimento. Pisa : Edizioni ETS, 2014. Pp. 345.

Il volume raccoglie i contributi presentati in occasione di un convegno tenutosi nel 2012 presso la Scuola Normale Superiore di Pisa dedicato alla ricezione di Aristotele nella cultura in volgare del Rinascimento. Le giornate di studio pisane costituivano la prima tappa di un progetto internazionale condotto da studiosi dell'Universita di Warwick e del Warburg Institute di Londra tra il 2012 e il 2014, i cui risultati sono oggi disponibili nel database Vari 2.0 (Vernacular Aristotelianism in Renaissance Italy Database all'indirizzo https:// vari. warwick.ac.uk). Gli intenti e il contenuto di tale banca dati, che presenta il censimento di opere manoscritte e a stampa in volgare relative ad Aristotele scritte, diffuse o pubblicate tra il 1400 ca. e il 1650, sono illustrati da Eugenio Refini in questo stesso volume ("Per un database dell'aristotelismo volgare in Italia" 201-06). Bisogna subito dire questo strumento e una novita di importanza incommensurabile per ogni studioso del pensiero filosofico, politico, morale del Rinascimento italiano e che, grazie al lavoro d'equipe condotto da Lines, Refini e da altri collaboratori, ognuno di noi potra d'ora in avanti avere un quadro preciso ed esaustivo di quanto e stato prodotto nel campo della filosofia aristotelica in volgare lungo quasi due secoli. L'indagine su Aristotele nel Rinascimento e arricchita in questo volume da contributi dedicati all'eta medievale e ad altri paesi (Francia e Spagna). Nel suo intervento intitolato "L'Aristotele volgare di Concetto Marchesi" (11-38) Claudio Ciociola ricostruisce il contesto in cui apparvero gli studi pionieristici di Marchesi, apparsi in volume e in rivista a partire dal 1903, sulla tradizione aristotelica in ambito mediolatino e volgare. Nonostante le critiche che incontrarono al loro apparire (in particolare da parte di Gentile) gli studi di Marchesi sulla tradizione dei primi volgarizzamenti dell'"Etica" e di altre opere del corpus aristotelico costituiscono tuttora un punto di riferimento imprescindibile per ogni studioso, come documenta la bibliografia piu recente.

Sempre in ambito medievale Sonia Gentili ("L'edizione dell' 'Etica' in volgare attribuita a Taddeo Alderotti: risultati e problemi aperti" 39-59) torna sulla ricezione del primo volgarizzamento dell' "Etica", posteriore al 1248, nella letteratura volgare del secondo Duecento (Guittone e Dante) e in particolare sul rapporto (posto in dubbio da altri studiosi) tra il volgarizzamento alderottiano e la tradizione toscana del "Tresor".

In ambito rinascimentale ci portano invece i contributi di Annalisa Andreoni ("Luoghi aristotelici nelle lezioni accademiche di Benedetto Varchi" 61-76), Simone Bionda ("Un 'traduttor de' traduttori'? Bernardo Segni dalla 'Retorica' alla 'Poetica'" 77-98), Alessio Cotugno ("Osservazioni linguistiche sull" Instrumento de la filosofia' di Alessandro Piccolomini: testualita, lessico, procedimenti espositivi" 99-148), Anna Siekiera ("Riscrivere Aristotele: la formazione della prosa scientifica in italiano" 149-68). I quattro contributi indagano tutti un momento di grande rilievo nella ricezione e traduzione di Aristotele in volgare in Italia, il quarto decennio del Cinquecento, con particolare attenzione ai due centri che ne furono i principali promotori: Padova (l'Accademia degli Infiammati) e Firenze (l'Accademia fiorentina).

Di carattere storico-culturale, i saggi di Andreoni e Siekiera seguono la presenza di Aristotele (non solo quello dell'"Etica") nella riflessione teorico-poetica di Benedetto Varchi, dagli anni di formazione a Padova e Bologna nei primi anni quaranta fino al magistero svolto all'interno dell'Accademia Fiorentina nel decennio successivo. A questo stesso ambiente e dedicato anche il saggio di Simone Bionda che ricostruisce il contesto e le polemiche che accompagnarono la prima traduzione in volgare della "Poetica", quella dovuta a Bernardo Segni e apparsa a stampa nel 1549.

Di carattere linguistico (ma con importanti riflessioni anche sul piano della storia della traduzione in volgare in generale), il saggio di Alessio Cotugno si concentra invece sull'opera di traduttore e commentatore del senese Alessandro Piccolomini, tra i protagonisti della divulgazione del corpus aristotelico in volgare nella seconda meta del secolo. Attraverso una campionatura di esempi tratti dall'"Istrumento della filosofia" (1551), primo tentativo di tradurre la "Logica" aristotelica in italiano, Cotugno illustra le tecniche traduttive del senese, soffermandosi in particolare sulle strategie traduttive : glossa sinonimica in funzione esplicativa, parafrasi, traduzione dittologica.

A un altro Piccolomini, Francesco Carli (lontano parente del piu noto Alessandro), e dedicato il saggio di David A. Lines ("Latin and Vernacular in Francesco Piccolomini's Moral Philosophy" 169-200). Professore all'Universita di Padova durante un trentennio (1560-1589), il Carli Piccolomini e autore di una summa di filosofia morale in latino di grande circolazione fino al Seicento ("Universa philosophia de moribus" 1583) e ridotta in un'epitome in volgare intitolata "Compendio della scienza civile" offerta a Cristina di Lorena nel 1602. Studiando questo interessante caso di autotraduzione, Lines avanza, nella parte finale del suo saggio, importanti considerazioni sul ruolo del pubblico di questi volgarizzamenti (sulla scia degli studi di Luca Bianchi), universitario e cortigiano, nonche sulla doppia circolazione di tali testi nella forma a stampa e manoscritta.

Alla ricezione del corpus aristotelico in Francia sono dedicati due saggi del volume, quelli di Ullrich Langer, "Aristotle, Epikleia, and the Novella in France" 207-26 e di Violaine Giacomotto-Charra, "Between Translation and Vernacularization: Scipion Dupleix's La Physique (1603)" 227-52): il primo illustra la nozione aristotelica di Epieikeia (nel senso di aequitas e clemenza) nella trattatistica giuridica francese del Cinquecento, sondandone poi la presenza (in filigrana) nella novellistica di imitazione boccacciana di Margherita di Navarra e giungendo a vedere nella novella francese "a vernacular correlative of Aristotelian ethical thought in early modern France" (225).

Alle soglie della nascita della scienza sperimentale moderna ci porta invece il saggio di Giacommotto-Charra su Sicipion Dupleix, figura chiave nella diffusione degli scritti scientifici di Aristotele in Francia nei primi due decenni del Seicento. Sulla base di un esame della "Physique ou science naturelle" del 1603, la studiosa mostra come l'opera del francese dia luogo a tre livelli di resa del testo originale: la traduzione ad litteram, la parafrasi esplicativa (compresa quella dei commenti che accompagnavano il testo di Aristotele), l'adattamento del lessico filosofico piu tecnico.

Dedicati alla Spagna, gli ultimi due contributi (Juan Miguel Valerio, "Formas del Aristotelismo Etico-Politico en la Castilla del siglo XV" 253-310, Paula Olmos, "Aristotle's Politics in Sixteenth-Century Spain: Two Vernacular Versions and a Big Debate" 311-46) disegnano rispettivamente, attraverso lo studio di alcuni casi esemplari, la fortuna in terra ispanica dell"'Etica" aristotelica nella traduzione di Leonardo Bruni (1417) e rinvengono le tracce di un recupero critico del pensiero politico aristotelico nel dibattito sulla schiavitu del Nuovo Mondo culminata nella famosa disputa di Valladolid (1550-1551). Chiude il volume un utile indice dei nomi e dei mss. a cura di Giacomo Comiati.

Gabriele Bucchi, Universite de Lausanne
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Author:Bucchi, Gabriele
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2018
Words:1107
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