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Darwinismo, machiavellismo e "creative destruction" nella rappresentazione del lavoro e degli affari in svevo.

1. Svevo e il lavoro: introduzione

La critica sveviana ha rilevato e concordato periodicamente le vene intellettuali e teoriche che filtrano nella narrativa dello scrittore nella sequenza Schopenhauer, Freud, Darwin, Nietzsche, affidando ora ad uno ora ad un altro una maggiore rilevanza ed influenza ed assicurando cosi la piena iscrizione e partecipazione del nostro nella letteratura e cultura del modernismo. Nella cultura della modernita c'e un'apprensione--che matura in coscienza--della mutevolezza, dell'instabilita e del conflitto interno che si genera nel soggetto che registra e vive il dissidio (irrazionalita storica schopenhaueriana) fra la storia e l'individualismo. Il soggetto moderno si pone al centro della propria attenzione e riflessione e fa del conflitto e del proprio disadattamento il tema centrale del suo narrarsi. La cultura modernista si nutre della polarita, come accenna Barilli, fra "un pensare economico" confinato, e "un pensare ricco, complesso, sfumato", che nell'elaborazione sveviana/zeniana in particolare sembra prefigurare il vantaggio dell'apertura non qualificata ("l'uomo senza qualita"), del mutarsi e accogliere, invece, fertili "innesti e interferenze" (La linea Svevo-Pirandello 32, 34). La tendenza a privilegiare "l'abbozzo", il disegno rispetto alla compiutezza e all'adattamento, il collocarsi e il rappresentarsi ai "margini" che Svevo sbandiera teoricamente ("L'uomo e la teoria darwiana" 638) e traduce in poetica operante, non solo legittimizza la sua solida modernita, ma la colloca ai confini del postmoderno. (2) Il soggetto sveviano--con il piu cospicuo modello in Zeno--vive e consuma la sua esperienza in un universo in cui cominciano ad affondare certezze e piattaforme fondative, e in cui razionalita e trascendenza non costituiscono alternative accettabili e funzionali per sostenere il percorso esistenziale e intellettuale dell'individuo. Allo stesso tempo, l'eccentricita del soggetto Zeno, la sua strategica posizione confessionale a posteriori, genera una sostenuta ironia e autoironia da invitare a una lettura postmoderna selezionata della narrativa sveviana. (3)

Una parte non indifferente dell'esperienza storica di Svevo/Zeno si svolge e si sviluppa nel mondo del lavoro e degli affari, un dato che curiosamente e storicamente occupa un'attenzione marginale anche fra gli studiosi piu attenti e fini dell'opera sveviana. (4) Si sorvola (o si sceglie di non leggere) l'analisi della rappresentazione del lavoro e degli affari come nodo interpretativo della narrativa sveviana, della sua polivalenza e originalita che sconfina ben oltre la codificazione metonimica della realta e proietta anelli di aggancio bi-direzionali a una tradizione umanistica-scientifica-economica di respiro europeo e moderna che si consuma nella storicita del passato prossimo e del futuro presente. Il commercio con le relative attivita e interazioni umano-economiche e l'arena quotidiana, lo scenario di fondo, privato e pubblico, che permea l'attenzione e la riflessione dello scrittore e si offre costantemente alla sua elaborazione intellettuale, psicologica e poetica. (5) E non dovrebbe sorprendere che questo formicolare di merci, individui, interessi e conflitti finanziari sollecitino lo scrittore e non passino indisturbati nel flusso affabulatorio e intellettualistico della sua scrittura. Sorprende invece la poca attenzione "diretta" rivolta alla realta del lavoro e degli affari, uno spazio non ancillare, bensi decisivo nell'interpretazione delle complesse motivazioni della scrittura sveviana. La mia proposta e di leggere la rappresentazione del lavoro e degli affari nella Coscienza come il teatro in cui si incontrano e convivono senza aperte crisi la cultura economica commerciale e capitalista dell'anteguerra europeo con quella umanistica, autoriflessiva e modernistica ancorata ad una piattaforma solidamente borghese che preclude eventuali allineamenti ideologici e sistematici.

La realta del lavoro e degli affari si presta come modello interpretativo della cultura economica capitalista in cui lo scrittore triestino si forma e di cui fruisce--una cultura intellettualizzata e problematizzata attraverso la riflessione e l'ascendenza a un pensiero moderno in cui possono convivere sia Machiavelli che Schopenauer. (6) Ulteriormente, la riserva ironica e autoironica dei protagonisti del teatro narrativo sveviano--da Zeno in poi--complica e contamina questa narrativa con articolazioni contenutistiche, linguistiche e stilistiche che, se costituivano per i primi lettori critici incongruenze e carenze della scrittura sveviana, ai lettori di fine XX e inizio XXI secolo possono invece indicare co-abitazioni discorsive e discontinuita tipicamente postmoderne. (7) L'ironia e autoironia sveviana e zeniana modellano la figura e l'atteggiamento del dilettante che, strumentalmente, puo contenere uno spazio intenzionale intellettuale, temperamentale e psicologico in cui fruiscono e si riciclano la realta prammatica e poetica di Italo Svevo e quella dei suoi interpreti e protagonisti. (8) Ma, e si vedra meglio in avanti, e possibile reclamare un'ascendenza significativa a Machiavelli anche a livello formale e strutturale se si considera che Svevo/Zeno, come lo scrittore fiorentino, e motivato ad elaborare l'esperienza presente e vissuta (e studiata)--i vari teatri del commercio storico, politico, economico-finanziario di cui e attento osservatore e attore--in una narrativa ibrida, di tempi misti, saggiati per cosi dire, in cui la particolare esperienza, incontrandosi con la visione pluritemporale del narrante, si configura aforisticamente in una potenziale lezione, in un saggio storico-politico o economico-commerciale.

Il movimento dall'ambiente impiegatizio terziario di Una vita e Senilita verso quello imprenditoriale e affaristico della Coscienza segue la parabola storica biografica dello scrittore. Dopo l'insuccesso editoriale di Senilita, ma non per completa coincidenza, Svevo si allontana dalla vita d'ufficio presso la sede triestina della banca Union di Vienna in cui lavora come corrispondente, dalla vita d'impiegato riluttante che aspira a liberarsene in qualche modo. (9) E un uomo maturo, svolge da due decenni un'altra carriera, il contesto del lavoro si e spostato verso la parte opposta rispetto alla situazione di Alfonso Nitti: anche se Svevo non e a capo di un'azienda, puo comunque comandare e gestire impiegati e lavoratori oltre che conoscerne e capirne le esperienze. Il mondo degli affari e del commercio quale Svevo sperimenta di persona per due decenni e il teatro aperto delle sue osservazioni e riflessioni, il contesto su cui risuonano i paradigmi darwiniani e freudiani che informano il suo pensiero. Il sistema capitalista operante nel mondo industriale, affaristico e commerciale in cui Svevo e ora immerso, in cui vive e opera si offre come un modello rappresentabile e verificabile della societa occidentale pre- e post-bellica. La prospettiva freudiana--l'autocoscienza--rappresenta la crisi del modello darwiniano in quanto resistenza ad accettarlo da parte della coscienza etica (super ego).

2. Darwinismo e machiavellismo

La legge naturale e palpabile e applicabile a tutte le manifestazioni e pratiche umane, ma e anche troppo arida e riduttiva per chi come Svevo/Zeno lavora "di immagini" (La Coscienza 333), per chi non potrebbe essere soddisfatto da una sola formula pur convincente. E un darwinismo che pervade le sue osservazioni ma che Zeno desidera inconsciamente superare, svalutare per un'alternativa umanistica, per una possibilita di provarne i suoi stessi limiti e lo fa attraverso il prisma psicanalitico. Il paradigma freudiano centralizzato sulla coscienza e conoscenza di se come organismo fisico e psichico, e una lente d'ingrandimento che puo spiegare gli atteggiamenti e i comportamenti umani che interferiscono nella conduzione degli affari e del commercio e ne possono influenzare il corso e i risultati. Ma anche questo dimostra i limiti della sua interpretazione e della sua efficacia come terapia. Zeno si rendera conto che le ragioni per cui a causa non corrisponde spesso l'effetto previsto o desiderato non sono decodificabili tramite un unico paradigma o sistema--si muore in un calcolato e strumentale suicidio (Guido) e si perde la fiducia in se e la speranza mentre si sta vincendo in un'altra arena che dovrebbe sancire l'esito desiderato (Zeno). In una visione e figurazione darwiniana dell'economia, i vincitori sono quelli che sanno appropriarsi delle risorse, diventano finanziariamente fruttuosi e progrediscono. Chi si adatta meglio alla legge naturale prospera e si arricchisce, diversamente perisce. Non e questione di bene o male o di bello o brutto in un sistema circoscritto e prevedibile come quello capitalista. Svevo ricorre all'aggettivo "originale" per svincolarsi da un discorso apertamene etico e inapplicabile nel contesto che rappresenta: originale e non categorizzabile, ma anche legato a un disegno d'origine, naturalistico, ma inconsistente e non rispondente a sistemi sublimizzanti ed etici. (10)

L'adattamento di Zeno al modello naturale evolutivo con il perseguimento del successo trasposto al mondo degli affari viene letto sulla scia di uno Zeno che sfida e vuole trascendere le tensioni e ambiguita del malessere della modernizzazione verso un concetto di salute che, paradossalmente, afferma e convive con l'adattamento e la finitezza: il suo stesso "veleno", come scrive la Minghelli (32). Ulteriormente, quando in un altro scatto di volubilita zeniana, quell'adattamento e sosta nel presente visiona e presagisce l'estinzione e la dissoluzione della malattia cronica, a quel punto l'esplosione finale immaginata da Zeno come eliminazione completa dell'impurita della malattia umana pone fine non solo all'umanita ma anche a "all his possible fictions" (32). (11) Ma e, a mio parere, proprio questa possibilita aperta delle "fictions" di Zeno--la sua frequente inafferrabilita e inaffidabilita che ci spinge a seguire piste e tracce che possono aprire ulteriori chiavi di lettura delle esperienze e scelte di Zeno nella Coscienza, in particolar modo le esperienze e la rappresentazione del rapporto del 10 11 soggetto-personaggio con il lavoro e gli affari--che costituiscono una non poca significante presenza nell'economia del terzo romanzo e del resto della narrativa sveviana.

E indubbio che Zeno vive, respira, si muove, che e motivato e angosciato nel e dal suo solido humus borghese, in particolar modo dalla solida e data per scontata condizione di borghese agiato, legato all'esercizio e movimento del commercio triestino in cui nasce, che eredita e in cui cerca un suo modo di inserirsi e di poter eventualmente gestire, controllare. Questa posizione e chiaramente una doppia piattaforma per l'autoanalizzante narratore Zeno e il suo scrittore Svevo. Entrambi si incontrano e si combinano in questa doppia piattaforma di conformismo ed accettazione di una societa che si muove dietro le ruote del commercio e degli affari, che produce e provvede agiatezza, che richiede una eventuale prestazione e partecipazione reale da parte dei suoi componenti, i quali, trovandosi nella condizione di sviluppata consapevolezza o coscienza e conoscenza umanistico-scientifica--che e una gratuita del loro stato sociale, cioe l'essere istruiti e colti--sviluppano ed esibiscono una concomitante visione ironica del loro mondo e di loro stessi. (12) Per cui l'iperbolico introito del capitolo V del romanzo sulla storia del matrimonio--la carriera napoleonica (13)--non sembra del tutto uno dei soliti parossismi zeniani poiche ha le sue radici nella cultura borghese commerciale del suo mondo. Come fa notare Palmieri nella sua lettura filologica della triade Schmitz, Svevo, Zeno, e "il tempo del mercante" che, pur non facendo parte (o non essendo eletto dalla critica sveviana) dei cosiddetti "tempi maggiori"--quello della memoria, quello psicologico--non per questo e da considerarsi meno rilevante, soprattutto perche la complessita del personaggio Zeno risiede nella sua co scienza di vivere e dover vivere fra un tempo "quantificato" di mercato e quello bergsoniano dei suoi sogni, immaginazioni e ruminazioni (84). La coscienza di un tempo utilitaristico di lavoro e produttivita condivisa dal borghese Zeno, che non lavora regolarmente, e dal borghese Svevo, impegnato e solerte dirigente della ditta Veneziani, mettono allo scoperto il tempo non produttivo che nell'economia industriale e capitalista gia affermata costituisce il tempo libero per chi lavora mentre per chi non e necessitato a lavorare, come Zeno, e ozio e tempo contemplativo. Questa "rivelazione sociologica", come scrive Palmieri (85), presente in particolar modo nella Coscienza (ma anche nei racconti di ambientazione "muranese" e in quelli che seguono al terzo romanzo), (14) fa parte dell'inquietudine di Zeno esponendolo ad una prassi o paradigma in cui figurano prominenti l'operosita produttiva e il matrimonio. Non a caso le due "storie", quella del progetto matrimoniale e quella seguente dell'associazione commerciale, risentono fortemente di un linguaggio e stile legati al modello e all'etica del mondo mercantile: fare, o almeno cercare, un buon affare ed evitare la perdita. (15) A entrambi questi progetti formativi borghesi Zeno si accosta da dilettante, cioe con relativo impegno e iperbolicamente convinto o illudendosi di potersene ritirare senza danno patrimoniale o emotivo.

Vista a posteriori, l'esperienza dell'associazione commerciale si rivela a Zeno come una valida lezione da annotare, un compendio di osservazioni sulla conduzione degli affari commerciali e umani, in cui si dispiega la sperimentazione delle sue conoscenze ed ipotesi del mercato e della Borsa. La gamma linguistica e la struttura di base della narrazione attingono al linguaggio settoriale del commercio e degli affari, ne risentono la modalita pseudoscientifica e ne rivelano il persistente sostrato teorico darwiniano. L'intento e dimostrativo-didattico, la sua forma trattatistica. (16) Chi potrebbe essere il modello letterario di Svevo per questo capitolo-trattato sulla pratica commerciale e finanziaria di una nascente ditta nell'intraprendente economia capitalista triestina dell'anteguerra? Bisognera andare indietro una trentina d'anni prima della composizione della Coscienza per trovare le spie di un modello di scrittura che Svevo potra eventualmente elaborare attraverso lo schermo del condiviso dilettantismo. In un articolo del 1884, in difesa del dilettantismo, Svevo scrive:

Alla nostra mente, se e sana, non basta lo sviluppo che da una materia; essa richiede l'esercizio e non del tutto superficiale di piu materie [...]. Nella nostra letteratura e di spesso con lode, quali dilettanti si provarono principi, cardinali, teologhi e uomini di Stato. Se non potesse sembrare irriverenza direi che il sommo fra i dilettanti fu il Machiavelli; non piccoli il Buonarroti, il Cellini e l' Alberti. Se tali uomini, di cui la mente era occupata in cose di tanta importanza, provarono il bisogno di coltivare altre materie, non e scusabile se un nostro agente di commercio o di banca soddisfa in quanto puo quel desiderio di ridare idee e forme estetiche che madre natura, irragionevolmente gli mise nel sangue?

("Il dilettantismo" 593-94)

Nella rappresentazione dell'odissea commerciale della ditta (di cui e titolare il cognato Guido), di cui Zeno e contabile e consigliere, possiamo vedere il tentativo da parte del dilettante Svevo di produrre una specie di trattato di scienza commerciale, basato sui risultati dell'esperienza del narratore Zeno. In pratica, al dilettantismo del commerciante Zeno si sovrappone quello letterario dell'uomo d'affari e dello scrittore che, sulla scia "del sommo fra i dilettanti", puo combinare scienza (storia ed esperienza) e letteratura e offrire un saggio dei risultati in un capitolo appropriatamente intitolato "Storia di un'associazione commerciale". L'analogia fra questo capitolo della Coscienza e II Principe viene ulteriormente suggerita dalla struttura trattatistica del capitolo che, dietro la spinta di un linguaggio tecnicamente crudo e allo stesso tempo metaforico, ricco di aforismi, di metafore concettuali e antropomorfismi, espone una concezione del commercio di modello darwiniano ma che nondimeno richiama quella machiavelliana dello Stato. Si potrebbe dire che Svevo in questo capitolo in particolare distilli Machiavelli attraverso il paradigma darwiniano e freudiano.

Nell'autore del Principe e dei Discorsi Svevo avverte le pulsazioni moderniste che percolano nella sua poetica e nella sua scrittura (entrando anche in conflitto tra loro e spesso cambiando livello di priorita). Nel pensiero realista e naturalista di Machiavelli lo Stato esibisce le qualita di un organismo vivente, regolato da leggi e cicli naturali in cui gli uomini si muovono perpetuamente spinti da motivazioni comportamentali prevedibili legate alle pulsioni passionali del desiderio, ambizione, paura, invidia. Sistematizzati teoricamente qualche secolo dopo da Darwin e Freud, le osservazioni e gli aforismi machiavelliani presenti in Svevo sintetizzano la politica economica liberista delle leggi del mercato dello scrittore triestino. Il realismo machiavelliano si coniuga su una motivazione "utilitaristica" non illusoria della storia passata e presente--di puntare alla "verita effettuale"--di "come si vive" e non di "come si dovrebbe vivere" (Il Principe, cap. 15, 40), dato che il movimento e il conflitto incessante nell'arena politica (tradotti "scientificamente" nell'economia capitalista) sono sempre prodotti, dice Machiavelli, dall'ansia di acquistare e di mantenere quello che si e acquistato: "[e] la paura del perdere che genera in loro [uomini] le medesime voglie che sono in quelli che desiderano acquistare: perche non pare agli uomini possedere sicuramente quello che l'uomo ha, se non si acquista di nuovo dell'altro. E di piu vi e che, possedendo molto, possono con maggiore potenza e maggiore moto fare alterazione" (Discorsi, cap. 5, 85-86).

L'intento prammatico del Principe e di offrire un campionario di scienza del governo attraverso la presentazione di fatti storici osservati, tramandati e a loro volta relativi a un sistema complesso di temperamenti e opportunita. La visione a posteriori garantisce a Machiavelli la necessaria obbiettivita di osservare il meccanismo piu o meno prevedibile di forze spesso riducibili alla combinazione di intelletto, ambizione, prontezza di spirito. Come il Principe puo essere il manuale pratico di un letterato che ha osservato la storia e gli uomini e il resoconto letterario di un professionista degli affari del governo, allo stesso modo il capitolo VII della Coscienza si presenta come il manuale pratico del letterato Svevo che ha osservato il commercio e gli uomini come anche il resoconto letterario e ironico di un attivo e stagionato uomo d'affari. Il capitolo "Storia di un'associazione commerciale" e la riscrittura del suo rapporto con la ditta Veneziani: Svevo/Zeno e il socio nominale di un'azienda di famiglia; Guido e l'alter ego che Zeno puo correggere, rappresentandolo; il dilettantismo finanziario e musicale e lo schermo su cui Svevo/Zeno puo ironizzare dalla sua posizione e condizione di "re senza regno". (17)

La permeabilita fra letteratura, biografia e commercio che informa il discorso narrativo di Svevo in questo capitolo del romanzo percola in altri scritti posteriori al romanzo mettendo in evidenza la circolarita integrativa dell'osservazione reale e della riflessione interdisciplinare che caratterizzano la scrittura sveviana. In un passo del saggio "Soggiorno londinese" che risale al 1927, in tono apparentemente umoristico, ma critico, Svevo elabora la sua conoscenza e le sue osservazioni della societa e cultura inglese:

Rasentava la letteratura la mia sempre viva attenzione alla vita politica di quel popolo che il Carducci diceva l'erede di Roma. C'e una politica letteraria e non avrei bisogno di dirlo perche talvolta la politica non e nient'altro che la letteratura [...] All'interno la conosco [la politica inglese] come l'acqua trasparente in materia finanziaria legale, e [.] torbida in politica estera con tutti quei veri perfetti Gentlemen fattisi dei briganti quando guardano fuori dalla finestra. Sono non soltanto gli eredi di Roma ma hanno la natura degli eroi del Machiavelli, cosi, semplicemente, ancora piu semplicemente della semplice prosa del segretario fiorentino. Egli li immagino cio ch'e un lavoro e essi vivono cio ch'e l'assenza di ogni sforzo.

(691; corsivi miei)

Nel contesto alquanto ordinario e giornaliero di uno Svevo intento al suo lavoro di manager (e anche di mescolatore-chimico della formula segreta della vernice per navi e sottomarini) di una succursale della ditta Veneziani nella periferia di Londra, lo scrittore fa interagire e fruire (come nella mescolanza della formula chimica) la lezione di Machiavelli con la dottrina capitalista occidentale. L'immagine piratesca dei rapaci rappresentanti del capitalismo liberista inglese--nel cui ingranaggio, non dimentichiamocene, Svevo/Zeno si muovono--e esemplarmente zeniana nella sua valenza evocativa, economica e citazionistica a proiettare il passaggio, l'evoluzione "naturale", dal proto-capitalismo del mercantilismo economico dei secoli precedenti alla formalizzazione istituzionale

dell'impresa capitalista occidentale. Se, da una parte, il teorico e scrittore fiorentino elabora--effettua il "lavoro"--di pensare e inquadrare un sistema di fare politica, di governare e assicurarsi il potere le cui regole vengono naturalmente assorbite e applicate nell'aggressivo mercantilismo che si sviluppa in maniera sistematica fra le varie potenze marittime occidentali dal XVI secolo in poi, dall'altra gli "eredi" di quel sistema sono esonerati e condonati dalla coscienza di valutarne l'assenza di etica nell'assunto e scontato machiavellismo economico. (18) Il mercantilismo, praticato in Italia in modo decentralizzato fra le repubbliche marinare e le citta-stato ai tempi di Machiavelli, ma gia in via di declino con l'affermazione delle spedizioni mercantili navali e marinare delle monarchie europee (in particolare il Portogallo e l'Olanda), a parte le sue radici universali affondate nelle civilta piu antiche, era una forma di proto-capitalismo. Una volta codificato e sanzionato dalle monarchie assolute, esso si stabilisce come sistema di politica economica con l'obiettivo di "dare piu solide basi all'unita statale e a fare dell'incremento della ricchezza nazionale strumento per accrescere la forza dello Stato nei suoi rapporti con l'estero" (Perrotta, "L'equivoco del mercantilismo").

Il commercio internazionale si afferma come l'attivita economica fondamentale capace di incrementare la ricchezza con l'afflusso di denaro tramite la quantita di metalli preziosi contenuta nelle casse e dentro i confini dello stato. La ricchezza di uno stato diventa strettamente legata al potere mercantile di una classe imprenditoriale e finanziaria sempre piu crescente ed espansionista la cui corsa al profitto si coniuga sulla perdita altrui.

L'aspetto "spregiudicato" della politica del Principe e ovviamente quello cui si fa spesso riferimento sia per condannare che per giustificare pratiche ed espedienti politico-economici realisti ed imperialisti. Ma la validita e originalita del machiavellismo--insita tanto nel Principe quanto, e soprattutto, nei Discorsi (capitoli 6 e 5)--risiede in un modello di politica (come scienza) mirato e priorizzato indipendentemente dalla morale che prevede la concomitante cauzione fondamentalmente democratica e liberista per la tutela della liberta e sicurezza (della proprieta privata) del popolo contro la rapacita imperialistica o oligarchica dei governi. (19) Ed e questa geniale integrazione che e assorbita e trasposta nella teoria economica-politica dell'epoca moderna da Adam Smith al neo-liberismo dell'ultimo ventennio. (20)

Sin dal suo esordio negli affari come semplice osservatore della Borsa, Zeno coglie l'essenza competitiva della realta commerciale in una metafora abbastanza cruda: "Una gabbia in cui non v'era altro che una merce e due nemici (i due contraenti) ove nascevano e si scoprivano sempre delle nuove combinazioni e relazioni" (93). E dal suo mentore e futuro suocero Giovanni Malfenti Zeno apprende (lasciandoseli anche trascrivere nel suo taccuino) tre comandamenti che riassumono l'etica implacabile degli affari: "1. Non occorre saper lavorare, ma chi non sa far lavorare gli altri perisce. 2. Non c'e che un solo grande rimorso, quello di non aver saputo fare il proprio interesse. 3. In affari la teoria e utilissima, ma e adoperabile solo quando l'affare e stato liquidato" (84).

Non si tarda cioe a capire che nella conduzione degli affari e del commercio, come nel reggimento dello stato, occorre adottare un criterio etico indipendente poiche il vero giudice non e la coscienza ma il successo dei fatti; per cui Zeno, riflettendo in retrospettiva sui due anni trascorsi nella ditta del cognato "senz'altro compenso che la gloria di quel posto nella stanza direttoriale," deve ammettere che "non posso vantarmene solo perche tale mia attivita non diede alcun frutto ne a me ne a Guido ed in commercio--tutti lo sanno--non si puo giudicare che dal risultato" (La Coscienza 308). Un richiamo, questo, abbastanza suggestivo alla proverbiale massima machiavelliana nella lettera a Piero Soderini: "Donde lo vedo, non con lo specchio vostro, dove non si vede se non prudentia, ma per quello de' piu, che si habbia nelle cose a giudicare il fine come se son fatte, et non il mezzo come le si fanno" (Lettere 229). In entrambi i passi si fa appello, come si vede, a un'opinione comune, volgare, per sostenere il realismo radicale dell'interpretazione dei fatti, siano essi commerciali o storico-politici.

Se si segue la rappresentazione di un affare in questo capitolo della Coscienza, si puo notare uno schema narrativo che e anche tipico del Principe. Svevo comincia sempre con l'illustrazione dettagliata dei fatti concreti, intercalandovi il fattore temperamentale degli individui, spesso attraverso metafore animalesche e anatomiche, per drammatizzarne o ironizzarne infine la dimensione morale in una conclusiva massima sulla natura umana. In uno dei primi affari intrapresi dall'esordiente ditta, possiamo gia notare l'impiego di questo schema:

I due uomini [Guido e il cliente] lottavano per conquistare la donna [la segretaria] e, come tutti gli animali in amore, sfoggiavano le loro migliori qualita [...]. Il Tacich, innamorato com'era, corse da noi e ci consegno l'affare avendone in premio una bella, grande, carezzevole occhiata da Carmen. Il povero dalmata incasso riconoscente l'occhiata non sapendo ch'era una manifestazione d'amore per Guido [...]. Guido si frego le mani e si mise a calcolare quante corone gli sarebbero piovute in cassa in premio di quella lieve e breve fatica. Per tenersi favorevoli gli dei, trovo giusto di promettere una piccola provvigione a me e quindi, con qualche malizia, anche a Carmen [...]. QuaggiU quando non ci vogliamo male ci amiamo tutti, ma pero i nostri piu vivi desideri accompagnano solo gli affari cui partecipiamo.

(322-23)

L'affare finisce male per la ditta per un errore commesso da Guido, che, mentre all'inizio aveva studiato la transazione in tutti i suoi particolari, non si cura alla fine di un semplice ma essenziale dettaglio (l'annullamento dell'ordinazione quando il Tacich tronca le trattative). Nel rammarico di Guido--"E pensare che sarebbe bastato di scrivere due parole per risparmiarsi un danno simile!" (325)--echeggiano le osservazioni che Machiavelli allinea in un noto passo del capitolo 7 del Principe: "Cesare Borgia, chiamato dal vulgo duca Valentino, acquisto lo stato con la fortuna del padre, e con quella lo perde; nonostante che per lui si usassi ogni opera e facessi tutte quelle cose che per uno prudente e virtuoso uomo si dovea fare" (19-20).

Dopo una vita spesa a perseguire uno scopo con meticoloso accanimento, anche il duca Valentino commette una fatale mancanza durante l'elezione del successore di Alessandro VI. Inoltre, se si collega l'immagine sveviana delle "due parole" con quella machiavelliana dell'"estrema malignita di fortuna" che fa seguito al passo citato sopra, si osservera che queste immagini, apparentemente antinomiche, sono pero variabili minime e massime di un concetto del caso, la cui ambiguita e presente tanto in Svevo che in Machiavelli. Entrambi gli scrittori, infatti, rappresentano un caso o una fortuna che agisce indipendentemente (e che influenza i risultati degli individui), ma a livello strutturale, mentre la loro visione a posteriori finisce con lo smentire l'effettivo arbitrio della fortuna o di madre natura nel destino degli individui, che appare piuttosto il risultato dei vari e mutevoli atteggiamenti umani nella storia. Ed e nel disastroso tentativo di Guido di coprire la perdita giocando in Borsa che si continuano a cogliere ulteriori tracce dell'atmosfera trattatistica e machiavelliana di questo capitolo della Coscienza. Infatti, quando Guido, rovinato dal gioco in Borsa, compiangera la propria disgrazia, Zeno osservera che

la legge naturale non da il diritto alla felicita, ma anzi prescrive la miseria e il dolore. Quando viene esposto il commestibile, vi occorrono da tutte le parti i parassiti e, se mancano, s'affrettano di nascere. Presto la preda basta appena, e subito dopo non basta piu perche la natura non fa calcoli, ma esperienze. Quando non basta piu, ecco che i consumatori devono diminuire a forza di morte preceduta dal dolore e cosi l' equilibrio, per un istante, viene ristabilito. Perche lagnarsi? Eppure tutti si lagnano [...]. Perche non muoiono e non vivono tacendo? E invece simpatica la gioia di chi ha saputo conquistarsi una parte esuberante del commestibile e si manifesti pure al sole in mezzo agli applausi. L'unico grido ammissibile e quello del trionfatore. Guido, poi! Egli mancava di tutte le qualita per conquistare od anche solo per tenere la ricchezza.

(407-08; corsivi miei).

E la darwiniana legge del piu forte che Machiavelli sembra anticipare nella sua osservazione inesorabile della storia umana: "E cosa veramente molto naturale e ordinaria desiderare di acquistare; e sempre, quando li uomini lo fanno che possono, saranno laudati e non biasimati; ma, quando e' non possono e volgiono farlo in ogni modo, qui e lo errore e il biasimo" (cap. 3, 12). Nel grido del trionfatore Zeno echeggia anche l'esortazione machiavelliana: "Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato; e i mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati; perche il vulgo ne va sempre preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non e se non vulgo; e li pochi non ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi" (cap. 18, p. 46).

In un mondo di contendenti, come quello del commercio e degli affari che Svevo ci rappresenta, la proposta del Principe potrebbe, quindi, funzionare non solo a livello operativo ma anche rappresentativo, con Guido, "principe" del commercio impetuoso, ma anche dubbioso, modello da studiare e ... da evitare. Egli, infatti, si rovina giocando in Borsa e muore per sbaglio in un suicidio calcolato. Zeno gli salva il capitale giocando e vincendo a sua volta in quella stessa arena, il che significa aver battuto il rivale su due fronti, il commercio e la vita: "Ero tutto salute e forza. La salute non risalta che da un paragone. Mi paragonavo al povero Guido e salivo, salivo in alto con la mia vittoria nella stessa lotta nella quale egli era soggiaciuto" (433). Svevo sembra, quindi, a questo punto, aver esposto il senso pratico dell'ironica conclusione dell'associazione commerciale. I ruoli si sono invertiti rispetto all'esordio e Zeno, nella sua vittoria, esemplifica le categorie machiavelliane dell'intraprendenza e della fortuna. La crisi personale e familiare--morte accidentale di Guido, patrimonio di questi perso--e la spinta che pungola all'azione, a reificare l'immagine del personaggio in abbozzo immergendosi di pieno petto negli affari e vincendo le scommesse, le esitazioni, i dubbi.

3. Capitalismo e "creative destruction"

Ma Zeno ci depista regolarmente lungo il capitolo VII della "Storia di un'associazione commerciale". Una volta che ha realizzato la sua forza e il suo potenziale latente nell'abbozzo, Zeno, seguendo il discorso critico di Minghelli, non potrebbe che estinguersi e lo fa nella presagita fine apocalittica distruttiva. (21) Ma il ritmo iperbolico delle pagine finali del romanzo--il salto riflessivo di Zeno che passa dalla goduta documentazione del suo acume commerciale e profitto economico alla contemplazione del parallelo acume inventivo e distruttivo della specie (dell'occhialuto artificiere, frutto eccezionale dell'evoluzione e adattamento della specie) (22)--non puo indicare direzioni chiare. Non porta necessariamente, come vorrebbe Gian Franco Vene a una coscienza pessimista della crisi "delle ideologie" o a un'intuizione "dello sfacelo cui l'uomo sarebbe andato incontro identificando la propria salvezza con la maggior potenza dell'industria: della macchina, dell'ordigno extra-naturale", (329). (23) Con la riproposta in finis del paradigma darwiniano, che ha una sostenuta presenza nel romanzo, ci sembra illuminante e valido leggere l'apologo conclusivo, fra le sue possibili direzioni, come la prefigurazione di una fenice economica legata all'idea di "creative destruction" teoricamente enunciata tre decadi dopo dall'economista austriaco americano Joseph Schumpeter e conosciuta eufemisticamente come "Schumpeter's gale". Ironicamente un concetto originario di teoria economica marxista per descrivere il ciclo distruttivo e rigenerativo del capitale a scapito del proletariato, nell'elaborazione della scuola economica austriaca di cui faceva parte Schumpeter, poi trasferitosi negli USA, la teoria diventera il caposaldo del paradigma del pensiero economico liberista che postula l'eventuale (ricorrente) progresso socio-economico inerente e conseguente al rinnovamento e ri-investimento del capitale--con l'eliminazione di sistemi poco produttivi e inefficienti--in meccanismi di produzione, mercati e servizi sempre piu economicamente efficaci e fruttuosi. Il modello economico di Schumpeter, oltre ad appoggiarsi a pilastri solidamente darwiniani, viene spesso elaborato in quello stesso stile e linguaggio figurativo-metaforico, connotativamente aggressivo, bellico e antropomorfico a cui attinge Svevo tramite il filtro machiavelliano per rappresentare l'arena degli affari. Per Schumpeter, infatti, il capitalismo e un processo evolutivo, per la maggior parte autonomo dall'ambiente sociale e naturale--quindi impermeabile a considerazioni di ordine etico--rispondente al realismo machiavelliano di considerare e valutare "di come le cose sono e non come dovrebbero essere"; e un meccanismo in perpetuo movimento e cambiamento: "[...] a process of industrial mutation that incessantly revolutionizes the economic structure from within, incessantly destroying the old one, incessantly creating a new one. This process of creative destruction is the essential fact about capitalism" (83; corsivi miei). (24)

Si potrebbe cosi ritracciare il fallimento finanziario completo della ditta Speier--che Zeno documenta con diligente e tecnica accuratezza--come un esempio di involuzione ed esplosione finale contenente i germi di un recupero creativo. D'altronde questo modello di "distruzione creativa" e gia presagita durante l'esperienza dell'associazione commerciale: le perdite finanziarie, come le malattie--il morbo di Basedov che affligge Ada--a cui si applicano rimedi e cure insufficienti, richiedono azioni decisive e rischiose, il cui successo non e certamente sicuro, ma opinabile. Zeno ci riesce, giocando in Borsa, capitalizzando tutte le sue energie e la sua esperienza di osservatore e perseguendo, secondo l'esempio del suo mentore Giovanni Malfenti, una sola idea, controbilanciando cosi la perdita subita dal cognato (Guido) con il profitto che gli salva il capitale. (25) Il dilettante Svevo, che conosce il mercato e gli affari, ne informa il suo portavoce Zeno che puo, a distanza di pochi paragrafi (ultime due pagine del romanzo), iperbolicamente e ambiguamente muoversi e proiettarsi fra azione (adattamento e successo) e dissoluzione con potenziale verso una nuova materializzazione.

Svevo ci da ancora indicazioni del potenziale rigenerativo della presagita distruzione (creativa) a livello meta-letterario e simbolico quando ri-materializza nella sua narrativa post-Coscienza altri Zeni, affaccendati nel commercio e negli affari del periodo bellico che raccontano e riflettono ironicamente sui loro profitti e la loro intraprendenza affaristica.26 Nel racconto "La novella del buon vecchio e della bella fanciulla" il buon vecchio e sopravvissuto alla guerra e alla distruzione, ha potuto espandere il capitale ed il patrimonio con il commercio che verra ereditato dalla nuova generazione. I rimorsi (qualche "sobbollimento morale" 26) che possono affacciarsi alla coscienza--quando il buon vecchio deve riconoscere gli affari riusciti a causa della guerra--non lo angosciano troppo, puo equilibrarli con le sue massime sui vecchi che credono "di avere molti diritti e pochi doveri" e che "sapendo di non esser piu raggiungibili da un'educazione, credono di poter vivere proprio come il loro organismo domanda" ("La novella del buon vecchio" 26).27 Non c'e incoscienza o amoralita in un contesto darwiniano biologico-economico o machiavelliano in cui Svevo/Zeno esperta e ci rappresenta il mercato in cui si muove e gioca. (28) Allo stesso tempo, per Zeno e Svevo, dilettanti nella vita e nell'arte, ironici osservatori, non ci possono essere mondi circoscritti e funzionanti esclusivamente secondo leggi interne. In una visione relativistica, l'individuo non puo isolarsi in sicurezza entro le mura del machiavellismo economico e del determinismo biologico. La conclusione dell'esperienza commerciale diventa piuttosto la riprova tanto per Zeno che per Svevo che "la vita non e ne brutta ne bella, ma e originale" (La Coscienza 368), lasciando ai lettori l'obbligo e il privilegio di ponderare e aggiornare l'ovvio, ma ironico "originale."

Opere citate

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Giovanna Miceli Jeffries

University of Wisconsin, Madison

(1) Alcuni paragrafi di questo saggio sull'influenza del Principe nel terzo romanzo di Svevo sono stati adattati o riportati per intero dal mio articolo "Dilettantismo e proposta machiavelliana nella Coscienza di Zeno", apparso in Esperienze Letterarie con il permesso del direttore della rivista Marco Santoro.

(2) Mi riferisco al ben noto saggio "L'uomo e la teoria darwiniana", in cui Svevo si autoelegge un abbozzo, un concetto direi fondante (e figura retorica) su cui gli studiosi sveviani dell'ultimo mezzo secolo hanno poggiato e posizionato lo scrittore nella tradizione modernista europea. Uno studio articolato e coinvolgente che sviluppa brillantemente il movimento della scrittura sveviana tra moderno e postmoderno (La Coscienza in particolare) e quello di Giulio Savelli che si incentra sull'ambiguita intenzionale che si produce in questo movimento. Per Savelli "'l'uomo in abbozzo' e il soggetto in quanto indeterminato e in attesa di un contesto che lo definisca univocamente" (133). Ma allo stesso tempo, l'uomo in abbozzo nella fattispecie degli anti-eroi moderni, come nel caso di Zeno, vive nella e con l'insoddisfazione di questa sua condizione che non si solidifica, come nel personaggio postmoderno in un adattamento e anche "estetizzazione" di una condizione data, in quanto "esprime la capacita di vivere senza rinunciare alla ricerca dell'appagamento ma anche senza trovarlo [...]. La postmodernita e la fine delle esitazioni e delle proteste" (139).

(3) Da segnalare una programmatica raccolta di saggi su Svevo a cavallo fra modernita e postmodernita, Italo Svevo tra moderno e postmoderno, a cura di Buccheri e Costa. In questa ottima raccolta, il saggio ben dosato di Carravetta che, pur indicando nel soggetto sveviano (Zeno) posizioni ed atteggiamenti di sensibilita postmoderna, evidenzia nello stesso soggetto la liminalita in quanto Svevo/Zeno non dimostra di vivere la condizione transitoria e precaria postmoderna come situazione di fatto, accettata. Oltre a questo volume e allo studio di Savelli gia menzionato, due altri studi di ampio respiro critico scavano nel variegato sostrato modernista del testo sveviano avanzando analisi interpretative che trasbordano in una ricca e fitta intessitura le motivazioni e posizioni del soggetto Svevo /Zeno: In the Shadow of the Mammoth: Italo Svevo and the Emergence of Modernism di Minghelli, e Italo Svevo di Lebowitz. Minghelli individua, fra le altre, due posizioni teoriche di radice darwiniana alla base della formazione e autoriflessione del soggetto Zeno nella Coscienza. Una si rifa al modello simbiotico di sopravvivenza esemplificato dall'uomo che vive all'ombra del Mammut, che Zeno sembra perseguire nel suo relazionarsi ed attaccamento agli altri che lui considera piu forti, sani e riusciti--Guido, Malfenti e Augusta (196). L'altro e "l'uomo in abbozzo" (29), l'individuo incompiuto, in cui Svevo si proietta nel tentativo ironico di dare senso al suo non professionalismo, al suo proclamato dilettantismo che trasmette a Zeno, la cui condizione di potenzialita verso una futura realizzazione/completamento (e.g., successo, salute, ecc.) e perversamente un modo per non esaurirsi nel presente (32). Il vantaggio dell'incompiutezza interpretata come potenzialita e proiezione verso il futuro, che e invece assente in chi si e adattato e si e evoluto al massimo (il Mammut, i vari padri e modelli di salute e forza perseguiti e ammirati da Zeno), per Lebowitz e un'altra manifestazione del dilettantismo organico di Svevo/Zeno, la chiave della sua sopravvivenza psicologica, filtrata da una prospettiva comica e ironica, una versione pseudo-darwiniana anticipata e presente gia in Montaigne. Svevo/Zeno, per la studiosa, non soccombe al determinismo moderno di Freud e Darwin, in quanto la sua visione ironica e umoristica che fa capo al suo dilettantismo gli permette di vedere la parzialita e le modifiche e gli aggiustamenti dell'esperienza (62).

(4) Gli studi storico-biografici, in particolare quelli di Maier, Furbank, Camerino, Gatt-Rutter, Ghidetti e Veneziani Svevo, hanno puntualmente esaminato, se non addirittura organizzato il movimento biografico poetico dello scrittore lungo la traiettoria dell'esperienza lavorativa di Svevo. Ghidetti, non proprio a caso o umoristicamente, si riferisce insistentemente al nostro come "il commerciante Schmidt". L'unico studio critico mirato all'esame della relazione del lavoro e degli affari nell'opera di Svevo rimane il mio Lo scrittore, il lavoro e la letteratura.

(5) Una pur veloce rassegna del carteggio di Svevo e delle pagine di diario, integrati con il documentatissimo studio biografico e critico di Gatt-Rutter e con quello di Ghidetti, ci proietta un cortometraggio dell'interno borghese industriale e "industrioso" di Villa Veneziani, la residenza multifamiliare dei suoceri di Svevo, proprietari della ditta omonima di vernice, in cui alloggiano Svevo e gli altri membri della sua famiglia. Situata strategicamente, essa si trova non nel centro elegante di Trieste, ma in periferia, nella collina da cui non si perde di vista il via vai dell'arsenale triestino e cui si accede facilmente. Il minuto andamento della ditta coinvolge tutti i membri della famiglia nei loro vari ruoli e domina la conversazione ai pasti. Vi pulsa il cuore della solida borghesia commerciale triestina che non si nega l'elevazione estetica dei convivi letterari e musicali tenuti puntualmente le domeniche pomeriggio. Dipende dalla serata se gli echi della conversazione risuonano di filosofi, autori e musicisti, o di prezzi, di offerte e proposte, di consegne e scadenze, di resine per la formula chimica, di salari e scioperi, di espansione e competizione. E la forza motrice del mondo in cui vive Svevo/Zeno e che lo ispira a renderlo letterariamente.

(6) E utilissimo tenere presente, come fa notare Ghidetti a proposito del rapporto/influenza delle teorie del filosofo tedesco in Svevo, che lo scrittore triestino--anche per via della condivisa piattaforma socio-economica commerciale--era maggiormente in grado di leggere e apprezzare "'l'apologia indiretta' della societa borghese del filosofo tedesco", anche lui, come Svevo/Zeno "commerciante fortunato e oculato amministratore delle proprie sostanze" (82). Per Schopenhauer, l'ethos protezionista della proprieta privata emerge dall'individualismo cui e spinto l'uomo che si vuole allontanare dalla "merce all'ingrosso" della comunita e societa ordinaria (e dall'irrazionalita della storia) e che si giustifica come "diritto morale" di possesso come del proprio corpo (Ghidetti 110). I precedenti della posizione schopenhaueriana a riguardo del diritto di possesso non possono che echeggiare le dottrine gia affermatesi dell'utilitarismo economico a difesa dell'interesse privato. Un disegno economico "scientifico" che, di la dalla necessita storica, e declinato sul modello politico-economico machiavelliano.

(7) Sono note le riserve critiche della prima meta del secolo scorso verso la cattiva scrittura, le incongruenze stilistiche e la lingua sveviana a partire dai primi recensori. Si possono scorrere le pagine di Ghidetti per una panoramica che include Benco e Debenedetti, per citarne alcuni (174-75, 339).

(8) La chiave di lettura piu convincente del dilettantismo sveviano e possibilmente quella offerta da Lebowitz che colloca il nostro nell'humus del modernismo teorico e letterario europeo (da Montaigne a Schopenhauer, Dostoevskij, Darwin, Freud) e ne interpreta brillantemente un sostrato intellettuale ma soprattutto temperamentale genialmente umorizzato e ironizzato da Zeno in particolare. Svevo/Zeno e erede di Montaigne via Freud, sostiene Lebowitz: la tendenza ad esporre le proprie debolezze--incanalata in un progetto di terapia psicanalitica--la volubilita e il relativo impegno insiti nel professato dilettantismo di Svevo/Zeno, il trasformarsi delle reiterate insufficienze e manchevolezze in forza ed eventuali vantaggi, lo avvicinano temperamentalmente all'umanista francese che, come Zeno, si propone come soggetto sperimentale della sua opera saggistica (47-48). Curiosamente, le analisi di Lebowitz--sia nel libro dedicato a Svevo (1978) che in un brillante saggio del 1994--non figurano nella bibliografia sveviana degli ultimi trent'anni: scarto intenzionale, svista? E possibile che la critica sveviana non sia sempre disposta a dare la valenza e complessita che Lebowitz assegna all'atteggiamento dilettantistico con cui Svevo e Zeno si rappresentano, in quanto visto intenzionalmente ironico e retorico.

(9) Il fitto carteggio familiare a partire dal 1898, anno di pubblicazione di Senilita, il "Profilo autobiografico" steso da Svevo nel 1928, come anche Vita di mio marito della moglie di Svevo, Livia Veneziani, per non citare le opere biografiche sul nostro, documentano come Svevo pianifichi, vagli e decida di lasciare l'impiego regolare di corrispondente bancario e gli altri lavoretti, diremo oggi part-time, di insegnante presso l'Istituto Commerciale Rivoltella e l'altro presso il quotidiano triestino L'indipendente. La problematica decisione dello scrittore di passare nella ditta dei suoceri Veneziani dove coprira diverse mansioni mette in luce non solo le motivazioni strettamente economiche e sociali-identitarie di Svevo, ma anche la frustrante dipendenza dal braccio di ferro della volitiva suocera Olga.

(10) Al lamento di Guido che "La vita e ingiusta e dura", Zeno risponde con la sua massima: "La vita non e ne brutta ne bella, ma e originale" (La Coscienza 368).

(11) La trama concettuale e teorica esposta da Minghelli, su cui si imbastiscono tutte le "possible fictions" di Zeno, e il frutto di una lettura esaustiva e, direi anche, criticamente cumulativa della narrativa sveviana, in particolar modo della Coscienza e della saggistica e poetica del nostro, che aggiornano e valorizzano la posizione dell'opera di Svevo nell'ottica dell'analisi letteraria del XXI secolo.

(12) Un'analisi articolata e significativa della tenace compagine borghese di Svevo ci viene dal libro di Lebowitz, Italo Svevo. Negli accostamenti abbastanza suggestivi tra Montaigne, Freud e Svevo a riguardo delle espressioni temperamentali verso i valori borghesi e la morale borghese, la studiosa sostiene che "a generous pessimism that recognizes the subversion of moral order in the heart of a bourgeois who nevertheless pays tenacious homage to that order, leads Svevo's temper quite naturally into alliance with that of the father of psychoanalysis. Sharing with Freud an enjoyment of a standard bourgeois marriage, which the wife regulates, the novelist retreats into the study from which he dreams and scribbles, while the doctor diagnoses and tests hypotheses about scribbling and dreamings. From these sanctuaries, Freud and Svevo could [...] safely invade the whole rotten empire of the family, without running the ultimate risk of cutting [themselves] off from the devout practices of its creed" (40). E piu in la, segnalando le differenze dell'organizzazione narrativa sveviana dai contemporanei Joyce, Kafka e Pirandello, Lebowitz insiste che "it is important to recognize Svevo's unwillingness to break the bonds of bourgeois scene and grammar [...] Svevo's vision, his humor, the richness of his atmosphere depend upon the recognition and acceptance of conventional restraints (116).

(13) "Nella mente di un giovine di famiglia borghese il concetto di vita umana s'associa a quello della carriera e nella prima gioventU la carriera e quella di Napoleone I. Senza che percio si sogni di diventare imperatore perche si puo somigliare a Napoleone restando molto ma molto piu in basso" (La Coscienza di Zeno 82).

(14) Si tratta di un numero di racconti, parecchi incompleti, che Svevo scrive nell'arco del primo decennio del secolo scorso, ambientati nella laguna e nell'isola di Murano (una delle sedi della fabbrica Veneziani), fra cui "Cimutti" e "In Serenella", due frammenti che possono integrarsi uno nell'altro e che offrono uno scorcio del lavoro subalterno dalla prospettiva di un padrone illuminato e mite che sembra incarnare in parte la disposizione di Zeno. Quello che e rilevante notare in questi racconti e che, attraverso i filtri ironici e umoristici, la razionalizzazione del sistema capitalista classista neutralizza nella coscienza del padrone la sua consapevolezza parassitica. E una forma di giocoso duello a colpi di occhiate fra l'astuto operaio Cimutti, tutta forza e abilita fisica, che riconosce un padrone incapace e pigro, e il padrone che e consapevole della furbizia del dipendente ma che non puo controllarlo. La logica regnante e alla fine quella utilitaristica generale infissa nel pensiero economico liberista moderno: dal lavoro e dal capitale generato entrambi traggono profitto. Cio non implica che Svevo sia sordo e insensibile alla condizione della classe subalterna, soprattutto se si considera la frequentazione di Svevo con gli scritti socialisti dell'epoca de La critica sociale (a cui era abbonato) per la quale recensisce autori socialisti nell'ultima decade del 1800. Ma la pervasiva ironia e autoironia sveviana infondono nella narrativa una patina umoristica (e anche di sereno compiacimento estetico) che non riesce a sollevarsi a critica.

(15) Il paradigma commerciale affaristico informa il ragionamento di Zeno quando deve affrontare la decisione di chiedere la mano di Ada al padre di lei, Giovanni Malfenti. Consapevole che sia Ada che i Malafenti lo spingono verso Augusta, Zeno si prepara, inquadrando e anticipando il ragionamento prammatico commerciale di Malfenti di fronte ad un affare: "Forse m'avrebbe detto addirittura: 'Perche vuoi sposare Ada? Vediamo! Non faresti meglio di sposare Augusta?' Perche egli aveva un assioma che ricordavo e che avrebbe potuto guidarlo in questo caso: 'Devi sempre spiegare chiaramente l'affare al tuo avversario perche allora appena sarai sicuro d'intenderlo meglio di lui'! [...] Giovanni soleva dire che non bisognava aver fretta di arrivare alla liquidazione di un affare quando da questa liquidazione non si puo attendersi un vantaggio: ogni affare arriva prima o poi da se alla liquidazione, come prova il fatto che la storia del mondo e tanto lunga e che tanti pochi affari sono rimasti in sospeso. Finche non si e proceduti alla sua liquidazione, ogni affare puo ancora evolversi vantaggiosamente" (121).

(16) La tendenza di Svevo al tono e stile saggistico nella Coscienza e nei racconti che si collegano al terzo romanzo e notata dalla critica canonica sveviana a varie riprese. Maier vi legge un'inclinazione a una "concezione amaramente ironica della realta [...] all'indagine morale e la dissoluzione (o il tendenziale sfaldamento) delle strutture narrative" ("Introduzione" 6). Ma, una lettura critica di fine secolo (XX) dell'ultimo Svevo interpreta la "tendenza allegorica", come una direzione della scrittura sveviana "che punta verso il postmoderno (o meglio la condizione postmoderna) [.] riscontrabile negli scrittori postmoderni" (Carravetta 43). Aggiungerei di mio che questa tendenza sveviana, particolarmente presente nell'ultimo romanzo e nelle sequele a questo, sembra cristallizzare la disposizione temperamentale gia notata da Lebowitz. E, ancor di piu, che la narrativa dell'ultimo Svevo (inclusa La Coscienza) si presta agevolmente a una lettura postmoderna proprio nella sua contaminazione, nella coabitazione di autobiografia, fiction, saggio, aforismo, allegoria, ambiguita e instabilita e, massimamente, ironia.

(17) Nel racconto "Un contratto", una sorta di sequela della Coscienza, lo Zeno del dopoguerra esibisce umoristicamente la tecnica del temporeggiare machiavelliano mentre cerca di negoziare e proteggere il suo ruolo e i suoi interessi nella sua ditta di fronte al nuovo ordine imposto dal suo amministratore: "M'innalzo ancora se regno senza governare [...]. Ma il peggio venne poi. A forza di governare e non regnare io presto non seppi piu nulla dei miei affari" (457; 458).

(18) Nelle sue letture interdisciplinari che includevano vari pensatori e sistemisti inglesi, un filone che da Bacon procedeva ad Adam Smith e Darwin, Svevo avra riscontrato l'ascendenza di Machiavelli in Bacon. A distanza di quasi un secolo dagli scritti di Machiavelli, Bacon, che non avrebbe raccomandato apertamente di perseguire le "arti malefiche" del principe machiavelliano, ne ammira e assorbe il realismo. Negli Essays Bacon coglie e valorizza il pensiero scientifico e rivoluzionario del fiorentino, disassociato dalla morale cristiana, inquadrato in una scienza a se stante (scienza politica) i cui criteri, come poi nell'economia liberista, rispondono principalmente alla necessita del potere dello stato (utilita e ragion di stato). Per Bacon nell'arena politica come nella scienza, bisogna accettare gli uomini cosi come sono in realta, pur non ignorandone la cattiveria: "[...] we are much beholden to Machiavelli and other writers of that class, who openly and unfeignedly declare and describe what men do and not what they ought to do [...] for, without this, virtue is open and unfenced" (17; corsivi miei). Per una visione approfondita delle letture di Svevo e dei rapporti intertestuali nella sua opera si raccomanda il brillante studio di Palmieri sulle "due biblioteche" di Schmidt, Svevo e Zeno.

(19) Come fa notare l'economista Higgs, "Rulers know--or they ought to know--from the wisdom of Machiavelli, Smith, and other sages that the key to economic prosperity and growth is to use their powers to enforce secure private property rights. Yet, time and again, they have violated these rights in order to seize resources for their own consumption, often to fight a war. In brief, rulers have repeatedly resorted to plundering their own people. Instead of keeping their promise to protect the people's lives and property and to administer justice impartially, they have overridden the people's rights and caused the devastation of their own realms" ("The Economic Policy").

(20) Il paradigma machiavelliano si ripropone puntualmente nell'ideologia neo-liberista includendone anche la problematica etica del ruolo dello stato per la regolamentazione democratica della proprieta e del profitto. L'economista e politologo Amable ne riassume i nodi centrali in un articolo del 2011: "The role of the state is to ensure that profit-seeking activity remains a true competition among individuals, leading to the triumph of the most able, and not the result of protection granted to particular individuals or groups [...]. But the preservation of 'liberty' demands that limits be put to the power of the state [...]. The problem has some similarities with one already identified by Machiavelli. In its action towards the realization of general interest, political power must not be limited by moral considerations for fear of not being able to exploit the opportunities of the circumstances. VirtU cannot be slave to fortuna. For Machiavelli, freedom and prosperity of the Republic do not result from an impossible consensus between the multitude and the aristocracy but from a balance of power between the two opposing sides" (16).

(21) "At the end of La coscienza di Zeno, mutability turns out to be, by an ironic reversal, man's deadly adaptation, the principle of his own obsolescence. From this perspective even Zeno's last-ditch attempt at a fictional health is dismissed in his final musings, where only the disappearance of man and all his possible fictions will bring about 'true health'" (Minghelli 32-33).

(22) "Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piu, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventera un'esplosione incomparabile. [...] Ci sara un'esplosione enorme che nessuno udra e la terra ritornata alla forma di nebulosa errera nei cieli priva di parassiti e di malattie" (La Coscienza 480).

(23) Si leggano in particolare le pagine 329-35 su Svevo.

(24) Pur non contemporanei, si possono cogliere delle affinita fra Svevo e Schumpeter--oltre la condivisa compagine culturale austriaca--nella parabola formativa politica ed economica che inizia, pur con le dovute differenze qualitative e di disciplina, con un sostrato socialista che si evolve e matura (si converte) in un controllato liberismo economico. Schumpeter, pur nutritosi nella cultura socialista e marxista viennese a cavallo fra il XIX e il XX secolo, ne elabora eventualmente una critica non partigiana, ma realista e pessimista allo stesso tempo, quando deve riconoscere i limiti di un'economia socialista distributiva di fronte al meccanismo implacabile, distruttivo e rigenerativo del mercato reale figliato dalla classica teoria economica liberista di Adam Smith, David Ricardo, John Stuart Mill, Thomas Robert Malthus (Capitalism, Socialism and Democracy 72-80).

(25) I capitalisti ci riescono--la storia economica pullula di morti e resurrezioni, di ricomparse sotto altri nomi e forme. Il secondo atto di ogni dramma umano e finanziario e storicamente documentato e documentabile e fa parte decisiva dell'esperienza collettiva della societa industriale capitalista. E utile ricordare che la nostra cultura e il nostro linguaggio, non solo coscientemente analogico e figurativo, si sono adattati alla routine, alla "banalita" tecnocratica delle pratiche economiche finanziarie di merger, downsizing e outsourcing. Nell'assenza di un pensiero profondo e critico, ammonisce Hannah Arendt, il male, anche quello estremo, puo prodursi nelle banalita di pratiche normali, legali e burocratiche, nei cliches che lo neutralizzano e lo rimuovono dallo scrutinio della coscienza etica (4).

(26) Oltre a "La novella del buon vecchio e della bella fanciulla", mi riferisco in particolare a "Le confessioni del vegliardo", "Un contratto" e "Corto viaggio sentimentale."

(27) Gli alter-ego di Svevo/Zeno dei racconti posteriori alla Coscienza rimangono consistenti con la dottrina capitalista e ne possono razionalizzare gli effetti collaterali, come osserva Amable: "Self-interest is inseparable from the desire for the sympathy of others. In this sense, moral sentiments are a functional necessity of a capitalist society and are given by nature. In a sense, capitalism is made moral by the natural behaviour of individuals" (15).

(28) Non e superfluo riportare la documentazione di Gatt-Rutter sulle attivita di Svevo durante la guerra, quando lo scrittore rimane l'unico rappresentante della ditta Veneziani a Trieste (i suoceri, titolari della ditta, essendo cittadini italiani, si erano rifugiati in Svizzera) che viene confiscata temporaneamente dalle autorita austriache. Gatt-Rutter esamina la corrispondenza d'ufficio della ditta con la burocrazia austriaca e commenta: "Under the direction of Ettore Schmitz the Veneziani firm thus continued to supply paint for the warships and submarines of Italy's enemy [...]. Certainly, Ettore Schmidt could not escape being involved in the war, economically, politically and morally [...]. Not only was he profiting from the war, but he was also serving the enemy power" (280-81). Vene aveva in precedenza osservato che Svevo intuisce si "quelle forze disumane (macchine e interessi) cui sembra affidato il futuro dell'individuo, [ma] e ideologicamente incapace di superare il progressivismo borghese, seppur capace di appurarne la fallacia [...] L'ironia [...] e l'indice del distacco, dell'obbiettivita con la quale Italo Svevo contempla questa situazione nella quale l'individuo e causa del suo stesso male" (332, 334).
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Author:Jeffries, Giovanna Miceli
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2014
Words:9762
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