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Dana E. Stewart. The Arrow of Love. Optics, Gender, and Subjectivity in Medieval Love Poetry.

Dana E. Stewart. The Arrow of Love. Optics, Gender, and Subjectivity in Medieval Love Poetry. Lewisburg: Bucknell UP, 2003. Pp. 186.

La "freccia dell'amore" a cui allude il titolo e quella di Cupido, il quale lanciava la propria freccia colpendo il cuore delle sue vittime, che si innamoravano della prima persona che incontravano. I poeti del Medioevo erano particolarmente attratti dal mito di Cupido, a cui diedero una nuova enfasi: la sua freccia, invece di colpire il cuore, raggiungeva gli occhi, che erano cosi capaci di rivolgere sferzanti, pungenti sguardi alla persona amata. Partendo da queste considerazioni, Stewart analizza la rappresentazione dello sguardo in alcuni poeti del Medioevo ed esplora i modi in cui soggettivita e ruoli di genere si costruiscono attraverso la dinamica degli sguardi e l'utilizzo nella poesia amorosa di elementi tratti dalla scienza ottica.

Nell'introduzione Stewart spiega sinteticamente e senza entrare in molti dettagli che erano fondamentalmente due i modelli relativi al funzionamento degli occhi ed al processo della visione umana tramandati dall'epoca classica al Medioevo: quello platonico e quello aristotelico. Secondo il modello platonico, l'occhio emana raggi luminosi che si mescolano con la luce esterna, agendo sugli oggetti e producendo la visione: si tratta della teoria dell'emissione. Secondo Aristotele invece, quando una fonte luminosa e presente, le immagini sono trasportate attraverso un medium trasparente e penetrano nell'occhio: e la teoria dell'immissione. Con poche varianti, gli scienziati ottici dell'epoca classica e quelli del Medioevo si inserirebbero, sostiene Stewart, nell'una o nell'altra tradizione (Euclide e Galeno sarebbero rappresentanti della teoria dell'emissione, mentre gli arabi Avicenna, Alhacen ed Averroe si collocherebbero sul versante della teoria dell'immissione). Nel tredicesimo secolo, Ruggero Bacone, John Pecham e Witelo rappresenterebbero poi la perspectiva, dando vita ad una sorta di sincretismo tra i due modelli sopra descritti. Il dibattito tra emissionisti ed immissionisti continuo fino al secolo XIV, quando il modello aristotelico divenne predominante. I poeti del Medioevo, pur accettando la filosofia aristotelica nel suo complesso, furono tuttavia restii ad abbandonare l'ottica dell'emissione di derivazione platonica, un fenomeno che "can be accounted for by the fact that a range of optical theories provided poets with a unique means of portraying differing types of subjectivity" (18).

Stewart analizza la presenza di temi connessi con lo sguardo ed il processo visivo in alcuni poeti francesi ed italiani del Medioevo, cominciando con Chretien de Troyes ed il suo Cliges, in cui si trova una dettagliata meditazione circa Cupido e le sue frecce. La freccia dell'amore si identifica con la sensazione provocata dallo sguardo che la donna rivolge all'uomo, mentre il passaggio della "freccia" attraverso gli occhi viene descritto secondo il modello immissionista di stampo aristotelico. Stewart rivolge poi l'attenzione ai poeti della scuola siciliana alla corte di Federico II. Come Chretien de Troyes, anche i poeti siciliani utilizzano il modello ottico aristotelico quando si riferiscono agli occhi dell'amante-uomo. I siciliani si servono dell'immagine di Cupido e delle sue frecce per rappresentare la soggettivita maschile come quella dell'amante passivo, sopraffatto dal potere dello sguardo della donna, alla quale spetta il ruolo attivo di seduttrice attraverso lo sguardo. Dai siciliani si passa a Guido Cavalcanti, il quale combina dati tratti da diverse teorie ottiche con elementi che erano diventati luoghi comuni nella poesia amorosa, al fine di elaborare i ruoli di genere e rappresentare le soggettivita dell'uomo languido, soggiogato, passivo, e quello della donna dallo sguardo penetrante ed irresistibile. Stewart dedica poi un capitolo a Dante, analizzando passi tratti dalle Rime e dal Convivio. Il giovane Dante segue Cavalcanti, combinando le dottrine ottiche di derivazione platonica ed aristotelica con topoi poetici ormai divenuti canonici nella lirica amorosa e rappresentando una donna energica e dominatrice ed un uomo passivo e privo di volonta. Nel Convivio Dante offre poi un'elaborazione teorica delle sue conoscenze nel campo dell'ottica. In Conv. 3.9, egli rifiuta esplicitamente il modello platonico emissionista ed accetta quello aristotelico immissionista. Si nota pero una giustapposizione, in quanto Dante continua a riferirsi ai raggi luminosi provenienti ed emanati dagli occhi della donna. In una poesia delle Rime petrose, Dante sembra inoltre rovesciare la dinamica esistente tra la donna dallo sguardo penetrante e l'uomo languido, passivo, incapace di reagire, in quanto il poeta fantastica a proposito della possibilita e del desiderio da parte dell'uomo di restituire lo sguardo dell'amata, ossia di violare gli occhi della donna, come se si trattasse di una penetrazione. Nell'epilogo del libro, Stewart analizza brevemente la rappresentazione dello sguardo e del processo visivo in alcuni poeti che si collocano oltre i confini cronologici del Medioevo, come Petrarca, Spenser e Donne.

Stewart ha ulteriormente indagato la relazione tra poesia medievale e scienza ottica, un settore in cui rimane molto da esplorare. L'autrice sintetizza--forse troppo, rischiando un'eccessiva semplificazione--la letteratura circa le teorie ottiche della tradizione platonica e di quella aristotelica, che ritornano in tutto il libro come un leitmotiv: lo sguardo puo essere "a sort of intrusion into the eye (such as when we see a bright light) and as a kind of outwardly directed or aggressive action (for example, when we glare at someone)" (124). Tuttavia, a volte si ha l'impressione che si tratti di un mero accostamento di rappresentazioni poetiche e l'epilogo del volume e soltanto un abbozzo embrionale. L'autrice avrebbe potuto giustificare meglio la sua decisione di occuparsi, in sede conclusiva, di poeti quali Petrarca, Spenser e Donne. Stewart spiega piuttosto sinteticamente di avere scelto questi tre poeti al fine di esaminare "instances in the work of these poets where medieval imagery was adapted more or less as it was, as well as instances where the poets are toying with established conventions" (125).

Il fatto che Stewart abbia collocato la rappresentazione dello sguardo nella poesia amorosa del Medioevo nel piu ampio contesto della diatriba tra modello emissionista ed immissionista in ottica mi sembra sia comunque il merito principale di questo studio. Una tale prospettiva contribuisce a rafforzare la conclusione secondo cui i poeti furono tra i primi intellettuali in Europa ad accettare il modello visivo di derivazione aristotelica. Nella poesia amorosa medievale, un tale modello conduce alla rappresentazione di una donna attiva dallo sguardo pungente, mentre l'uomo, sopraffatto dallo sguardo dell'amata, e quasi incapace di reazione, ovvero la soggettivita maschile viene definita in termini di passivita. Nel caso di Cavalcanti e di Dante si puo certo parlare di sincretismo a proposito di dottrine ottiche, eppure il modello immissionista sembra prevalente, come nota Stewart: "Since intromission emphasizes the power of the sense object to act upon the eyes, it could thus be employed by poets to construct and explore the subjectivity of the lover as passive" (124).

Diego Fasolini, Gettysburg College
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Title Annotation:ITALIAN BOOKSHELF
Author:Fasolini, Diego
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2004
Words:1095
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