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Dall'autopsia del codice Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, H 56, sondaggi sulla triade bizantina di Eschilo (Prometheus-Septem-Persae).

1. Premessa

Le osservazioni che seguono sono il risultato dellesame diretto della porzione eschilea del codice Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, H 56 (571), di sec. XV, contenente due commedie di Aristofane (Ranae- Ecclesiazusae) e la triade bizantina di Eschilo (Prometheus-Septem-Persae) (1).

Menzionato negli elenchi ottocenteschi di Thomas W. Allen (2) e Alessandro Bellucci (3) e descritto una prima volta nel catalogo dei manoscritti greci della Biblioteca Augusta curato da Elpidio Mioni (4), il codice e stato anche indagato da Franca Cavalaglio (5) e Philippe Hoffmann (6) nella prospettiva della ricostruzione della biblioteca di Francesco Maturanzio, il principale esponente dell'Umanesimo umbro, cui sono appartenuti la maggior parte dei codici greci oggi conservati a Perugia.

H 56 puo essere annoverato tra i numerosi, trascurati codici profani di eta umanistica che documentano l'interesse per la letteratura greca degli umanisti italiani e dai quali, sul piano filologico, non ci si attendono particolari sorprese. Come molti codici coevi, non sembra infatti aver suscitato ulteriormente l'attenzione dei filologi dopo la prima collocazione all'interno della tradizione manoscritta di Eschilo assegnatagli da Alexander Turyn (7): contrassegnato con la sigla Sa, H 56 appartiene, secondo lo studioso polacco, al ramo a della recensione di Tommaso Magistro (8). Questa prima classificazione risale alla fase iniziale degli studi in argomento, quando erano ancora assai scarse le informazioni sul ramo bizantino della tradizione. Il progredire delle indagini ha successivamente messo in discussione alcuni fondamenti metodologici del lavoro di Turyn, che costituiscono il presupposto per la collocazione di H 56 all'interno della tradizione di Eschilo: e ormai acquisito che il commento di Tommaso Magistro non vada associate ad una particolare versione del testo, ma che una volta diffuso inizio ad essere copiato nei codici indipendentemente dal testo principale che questi recavano (9).

L'affermazione della tendenza critica antitomana, nonche della ormai condivisa necessita di abbandonare una prospettiva stemmatica nello studio della tradizione dei tragici (10), comportano la necessita di ripensare la posizione del codice perugino all'interno della tradizione eschilea e i suoi rapporti con gli altri testimoni (11). La natura precisa di questi rapporti sara indubbiamente difficile da indagare nel dettaglio e una precisa collocazione del codice, come degli altri testimoni coevi, e destinata a rimanere illusoria, non solo per il carattere contaminato della tradizione, ma anche per la mancata ricognizione (ancora a questa data) dei numerosi codici di eta umanistica. Cio non implica, tuttavia, l'adozione di una sfiducia sistematica rispetto all'individuazione di gruppi di manoscritti con relativi gradi di affinita, che continuano ad avere un valore, seppure limitato perche inserito nel contesto di una "tradizione aperta, in cui le affiliazioni tra i manoscritti possono variare da passo a passo" (12). Date queste premesse, scopo del presente contributo e proporre, per questo misconosciuto testimone della tradizione eschilea, alcuni punti di riferimento che consentano di iniziare ad orientarsi nella selva dei codici umanistici di autori profani, nellottica futura di un piu preciso sondaggio sui codici tardi, auspicata da Martin West per colmare un aspetto dichiaratamente lacunoso degli studi sulla storia del testo di Eschilo (13).

2. Descrizione del codice Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, H 56

H 56 si presenta come il tipico codice umanistico da esportazione, destinato allo studio individuale degli umanisti occidentali o ad un impiego in contesto scolastico (14): cartaceo di mm 211 x 144, di formato in quarto, rigato a secco secondo il tipo 10D1 Sautel-Leroy, e impaginato su un'unica colonna (ll. 15/rr. 30) e ha poche pretese sul piano esornativo, come la maggior parte dei codici profani coevi. Il corpo del codice consta di 189 fogli arrangiati in 23 quaternioni e un ternione finale privato dell'ultimo foglio. Si rileva un'unica filigrana, lettre R, simile a Briquet 8941 (aa. 1459-1472), che consente di circoscrivere la datazione del codice alla seconda meta del secolo. Il f. 107, contenente i vv. 534-571 del Prometheus, e invece stato aggiunto, in epoca coeva, a sostituire un foglio originario verosimilmente caduto o danneggiato.

Il codice e stato vergato da un'unica mano, non identificata, ma classificabile come una delle numerose scritture individuali cosiddette 'tardo-tricliniane' che contraddistinguono il panorama grafico di sec. XV (15). Il copista di H 56 esibisce una grafia caratterizzata da un'impostazione generale piuttosto sobria, con asse perfettamente diritto, quando non inclinato a sinistra e ductus posato, con poche legature. Appartiene allo stesso filone la mano del f. 107, anchessa non ancora identificata. Nonostante l'impossibilita di dare un nome allo scriba principale, risulta comunque abbastanza chiara la collocazione storico-culturale di H 56, riconducibile all'ambiente cretese dopo la caduta di Costantinopoli. La storia del codice e infatti legata al gia menzionato Francesco Maturanzio (1443-1518) (16), che negli anni 1472-1474 compi un viaggio in Grecia con lo scopo dichiarato di procurarsi manoscritti (17). Grazie al resoconto del viaggio contenuto nellepistolario dell'umanista perugino (18) sappiamo che una delle sue tappe principali fu Creta. La sosta sull'isola fu assai proficua per l'acquisizione di manoscritti; in proposito si legge nellepistolario lesplicita menzione di un codice che puo essere certamente identificato con il nostro H 56: "Cretae totos decem dies fuimus, ubi Aeschili ego tragoedias tres, Aristophanis comoedias duas, quae non adeo sunt in manibus, Suidas aethymologias emi" (19).

3. Paratesto ed errores coniunctivi

Prima di passare allesame delle singole lezioni si ritiene opportuno riflettere sui testi accessori, particolarmente rilevanti nei codici della recensio bizantina, i quali, come si e visto, almeno nel caso di Tommaso Magistro si caratterizzano come tali piu per la versione della Vita Aeschyli, degli argumenta e del commento, che per il testo principale. Si e tentato di utilizzare gli elementi paratestuali come guida per la ricostruzione delle affiliazioni tra i codici; questa operazione presenta numerose difficolta dovute alla contaminazione, nei codici tardi, sia del testo principale, che di quelli accessori, cosicche risulta difficile trovare due codici tardi con la stessa struttura paratestuale. Non e stato possibile, infatti, individuare un codice che fosse identico ad H 56 nella composizione della sezione paratestuale; anzi, lorganizzazione dei testi accessori di H 56 sembra mettere in discussione i suoi legami con i codici indicati da Turyn come possibili antigrafi.

Innanzitutto, il codice e privo della Vita Aeschyli nella versione tomana, che secondo Turyn dovrebbe inaugurare ogni codice appartenente alla recensione di Tommaso Magistro; una sua eventuale mancanza andrebbe giustificata con la posizione iniziale all'interno del codice, che la renderebbe particolarmente soggetta a caduta (20). Questa argomentazione puo essere valida nel caso in cui la porzione eschilea costituisca lesclusivo contenuto del codice, o sia posta all'inizio di esso. In H 56, invece, la triade di Eschilo segue le due commedie di Aristofane; a cio si aggiunga la mancanza di elementi codicologici che consentano di ipotizzarne la caduta (21). Il codice perugino e inoltre privo dell' argumentum tomano al Prometheus, altro testo accessorio scelto da Turyn, insieme alla Vita, come criterio per la classificazione di un manoscritto come tomano (22), mentre i Septem sono preceduti dall' argumentum vetus (23), e non da quello bizantino. A rivelare il carattere tomano di H 56 restano dunque solo gli scholia, riconosciuti come tomani da Sandro Allegrini (24), e l'argumentum ai Persae.

Sulla base dello specimen da lui visionato (di cui, malauguratamente, non riporta indicazione), Turyn ipotizza una "exact similarity" (25) di H 56 (Sa) con S e Se, rispettivamente Marc. gr. XI.7 (= coll. 1340), di sec. XV e Barb. gr. 135, di sec. XVI. Nessuno dei due codici contiene, pero, Yargumentum tomano ai Persae: S e privo degli argumenta a tutte le tragedie (26), mentre Se contiene gli argumenta alle prime due tragedie della triade, ma non ai Persae (27). Se anche fosse attestabile una parentela con il codice Marciano, bisognerebbe comunque supporre, pertanto, lesistenza di almeno un altro antigrafo di H 56, che contenga Y argumentum tomano ai Persae. Si tratta, peraltro, di un testo apparentemente poco diffuso, in quanto contenuto in soli quattro codici (28), tre dei quali appartenenti alla classe p, ovvero il primo ramo della tradizione tomana. I primi due sono legati alla cerchia di Demetrio Triclinio: si tratta di G (Marc. gr. Z. 616 = coll. 663), copiato da Giovanni Catrario (29) e di Fc (Ambr. I 47 sup.), apografo di un'altra, celebre 'copia di lavoro' tricliniana (F = Laur. 31.8) (30); gli altri sono Rb (Vat. gr. 2222) e Lc (Cambridge University Nn. III. 17. A.), il codice usato da Butler nella sua edizione dell'argumentum ai Persae e da lui indicato come Cantabrigensis (31). Uno soltanto appartiene alla classe [sigma] (32), Sc (Paris, Bibl. Nationale, Fonds Coislin 353), che ha costituito la base per ledizione dell'argumentum realizzata da Dindorf, in quanto ritenuto migliore rispetto al Cantabrigensis Lc di Butler (33). In entrambi i codici, H 56 (Sa) ed Sc, il testo dell'argumentum inizia al rigo 6 delledizione, 'Inmac, che in H 56 si presenta nella forma 'Innaniac (f. 159r) per un evidente errore di natura visuale determinato dall'inserimento della desinenza all'interno della parola. Sono poi numerosissime le lezioni congiuntive con Sc, da cui H 56 si discosta, accordandosi con le lezioni della maggior parte dei codici (vulgo in Dindorf), soltanto nei luoghi indicati di seguito:

[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (20 p. 417 Dindorf);

[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Dindorf 24 p. 417);

[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Dindorf 13 p. 419).

Dove Sc riporta soltanto Kal [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Dindorf 10, p. 420), H 56 aggiunge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], che potrebbe derivare da una contaminazione con il testo di Lc (34). Infine, al f. 157v H 56 sembra essere portatore di una tradizione migliore, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], restaurata da Dindorf come emendamento (Dindorf 3, p. 419) alla lezione dei codici (35).

I rapporti tra i due codici si limiterebbero pero all'argumentum, poiche Sc non contiene il testo dei Persae, tanto che nella descrizione del codice Robert Devresse, nella sezione dedicata ai Septem, fornisce l'indicazione "Suit un resume des guerres mediques" (36), in riferimento a quello che e in realta proprio l'argumentum ai Persae, senza cogliere il legame con la tragedia mancante.

Lesame dei testi accessori conferma dunque il carattere irregolare e fortemente contaminato dei codici tardi, confermato anche dall'esame dei luoghi congiuntivi del testo principale.

Nell'analisi delle singole lezioni si e scelto di riservare particolare attenzione ai Persae (ff. 159r-190r), di cui e stata effettuata la collazione integrale. Il primo elemento da rilevare e la presenza, in H 56, di tutte le lezioni indicate da Turyn come congiuntive della classe [sigma] (37). Va tuttavia segnalato che nel collocare il codice nel secondo ramo della recensio Thomana Turyn non considera le lezioni come compaiono nella loro prima scrittura, ma dopo correzione. In due luoghi congiuntivi di o , infatti, tali lezioni sono state soprascritte su altre appartenenti alla tradizione vetusta: al v. 241 H 56 (f. 166r) reca [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], che e lezione dei codici vetusti, ma t e soprascritto su w, dunque [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], indicata da Turyn come congiuntiva di o e presente, in particolare, in SgSl. Analogamente, al v. 837 H 56 riporta la lezione dei codici, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], su cui e soprascritta la desinenza -[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], caratteristica dei codici di [sigma] (SgSdSiSl). La stessa mano del codice e dunque intervenuta a segnalare inter lineam le lezioni di o come varianti rispetto a quelle tradite dai codici della tradizione vetusta e accolte nel testo, cosa che fa pensare che il copista di H 56 abbia copiato da almeno due antigrafi: uno appartenente alla tradizione vetusta, l'altro alla classe [sigma] (38). Un' operazione di questo tipo rientra nella prassi dei copisti di eta umanistica, avvezzi a copiare da piu esemplari, che potevano a loro volta contenere varianti all'interno delle quali lo scriba effettuava poi le sue scelte (39). Nello specifico, Dawe contempla anche il caso in cui un manoscritto venga corretto dalla lezione di altri manoscritti appartenenti a famiglie diverse, dunque e nel contesto di queste affiliazioni irrazionali che sembra rientrare il fenomeno delle varianti soprascritte nei Persae (40).

La tendenza a soprascrivere si riscontra anche in altri luoghi, seppure meno significativi in quanto non individuati come congiuntivi, in cui il copista di H 56 tende a riportare in prima scrittura la lezione tradita dalla maggior parte dei codici e a correggere con lezioni di codici appartenenti alle classi p o n. Ecco alcuni esempi:

295 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (CB), supr. -[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (rell.)

300 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (CAB), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (rell.)

307 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (V), supr. -[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (rell. cfr. N)

385 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (W), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (rell.)

388 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (P), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](=[K.sup.s])

399 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](rell.), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](VNdN)

529 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](rell.), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](Ya)

598 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (H[DELTA]BOYYa), supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](rell., Va)

599 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (cfr. Q)

806 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], supr. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (=P).

Oltre ai luoghi congiuntivi di 0, Turyn fornisce un elenco di lezioni che reputa congiuntive della classe tomana nel suo complesso41, con le quali H 56 concorda. Sono stati invece riscontrati alcuni errori congiuntivi con i codici della classe p, non segnalati da Turyn, ma reperiti nelle collazioni di West:

150 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (L, Lb);

189 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (L, Lb);

237 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (LLbGa);

679 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (LLbGaFc);

997 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (GaFc). (42)

Le lezioni tomane convivono pero con elementi vetusti. Il codice presenta, infatti, alcune coincidenze con altre famiglie riconducibili al ramo antico della tradizione, in particolare con la classe [pi]:

8 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (la lezione e soprascritta in PN);

91 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Nac);

307 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] ([N.sup.1]);

412 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Nd);

445 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (N);

446 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (PacVNNd);

684 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (hoc ordine NNd).

Quanto alle altre due tragedie della triade, la collazione si e limitata, in questa sede, ai luoghi indicati da Turyn come congiuntivi della classe 0, con i quali H 56 sostanzialmente concorda, ad eccezione di pochi in cui invece se ne discosta. Ad esempio, nel Prometheus, al v. 1077 H 56 riporta la lezione della maggioranza dei codici, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], dove i codici [sigma] riportano [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] nel testo e [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] in glossa. Al v. 1092 compare lo stesso ordo verborum della tradizione, diverso da quello che contraddistingue la maggior parte dei codici [sigma]. Nei Septem, al v. 698 H 56 concorda con Sj, che riporta [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] invece di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] degli altri codici di [sigma]. Al v. 901, dove Turyn riscontra una certa disomogeneita all'interno della stessa classe 0, segue i codici SdSj ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]), discostandosi dunque dal codice marciano S. Infine, al v. 1031 si discosta dall'intera classe 0 e segue i codici.

E evidente che le caratteristiche della tradizione manoscritta non permettono di precisare ulteriormente la collocazione di H 56, mentre sembra quanto mai appropriato parlare di "irrational affiliations" in riferimento alle relazioni tra codici eschilei tardi (43). Si e comunque cercato di restringere il campo ai testimoni con cui le affiliazioni sembrano piu evidenti: per quanto riguarda il testo principale sono del tutto plausibili le osservazioni di Turyn sui rapporti con il Marc. gr. XI.7 (S) e il Barb. gr. 135 (Se, con il quale condivide anche due lezioni singolari, v. infra), ma le varianti soprascritte rivelano l'influenza di un esemplare appartenente alla tradizione vetusta. Quanto al paratesto, invece, lo scriba dovra necessariamente aver copiato da un altro codice che contenesse Yargumentum ai Persae, quale potrebbe essere il Par. Coisl. 353 (Sc).

4. Lectiones singulares

Turyn esprime un giudizio di valore incontestabilmente negativo sulle lezioni "tomane", che oggi potremmo definire semplicemente "tarde" (44). Come ha sottolineato Dawe (45), infatti, Turyn usa come sinonimi le parole "tomano" e "interpolate", svalutando loperato dei copisti-filologi tardi, dalleta paleologa in avanti, senza contemplare la possibilita di recuperare in testimoni seriori lezioni afferenti a rami della tradizione dimenticati.

Lesame autoptico del codice perugino ha fatto emergere alcune lezioni che si potrebbero definire singulares, se non lo impedisse la scarsita di informazioni sui codici umanistici ricavabili dagli apparati critici. Si tratta infatti di lezioni, benche non genuine, comunque significative, tanto che non e da escludere la possibilita di reperirle anche in altri testimoni (singulares, dunque, fino a prova contraria). Che le lezioni singolari di H 56 possano essere degne di una qualche considerazione e suggerito dalla porzione aristofanea del codice, utilizzato da Nigel Wilson nella sua recente edizione di Aristofane (46). A proposito delle lezioni dei codici tardi, leditore afferma infatti che "Other MSS. of this date (i.e. s. XV) or a little later occasionally need to be cited, usually for no more than an isolated reading; an exception is MS Perugia, Biblioteca Augusta, H 56, a fifteenth-century copy of the Ecclesiazusae" (47). Le lezioni di seguito discusse sono state peraltro recepite dal copista del Barb. gr. 135 (Se), individuato da Turyn come possibile apografo di H 56, o come discendente da un antigrafo comune (v. supra).

La lezione del codice Perugino per cui in questa sede si propone la difesa ai fini della constitutio textus si trova al v. 906 (f. 186r): [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in luogo della lezione tradita dalla maggioranza dei codici e accolta nel testo: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Il luogo in questione e l'ultimo verso dell'ultimo stasimo, in cui il coro dei vecchi persiani rievoca le straordinarie conquiste dellesercito guidato da Serse, prima quelle terrestri (vv. 853-879), successivamente le isole (vv. 880-904), per tornare, infine, alla situazione presente della sconfitta nella battaglia navale di Salamina subita per opera delle navi ateniesi (v. 906). Il significato dellespressione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e chiarito dagli antichi commentatori: gli scholia vetera glossano con [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (48), quelli bizantini con [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (49). I "colpi marini" sono dunque quelli inflitti ai Persiani dalla flotta ateniese.

In H 56 si legge, in luogo di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], che indica originariamente un oggetto piatto e largo (50), dunque la pala del remo, da cui il remo intero (51), secondo un uso assai frequente nei tragici (52), Eschilo compreso, che lo impiega in due luoghi, entrambi all'interno di parti corali: Su. 134: [MATHEMATICAL EXPRESSION NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

Secondo il testo di H 56, dunque, i persiani sono stati "domati dai remi marini", ovvero dai remi delle navi ateniesi che hanno sconfitto quelle persiane nella battaglia di Salamina. A cambiare non e il significato, ma la preziosita della lezione, avvalorata sul piano stilistico dall' allitterazione della dentale, in aggiunta a quella della labiale, che conferisce ulteriore valore alla lezione del codice perugino (53).

Che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] possa essere lectio difficilior per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] confermato dal rapporto sinonimico esistente tra la parola che indica il remo e quella che indica il colpo, diretta conseguenza del movimento che il rematore compie nel portare il remo al petto prima di fendere nuovamente l'acqua e che e anche testimoniato dal lessico di Esichio (54), in cui [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] compare, insieme a [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in glossa a [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Gli editori interpretano la glossa come un' interpolazione cirilliana (55) e ritengono che nXpypv debba invece chiosare la forma con [alpha] dorica [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], come effettivamente accade alla voce in questione (56). Prescindendo dal valore della glossa ai fini della ricostruzione del testo di Esichio la voce in questione, anche se frutto di interpolazione, e per noi utile in quanto ci testimonia l'uso di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] come sinonimo di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e consente di ricostruire la genesi della lezione accolta nel testo come glossa intrusiva, cosa che non stupisce data la difficolta del testo eschileo, che lo rende particolarmente soggetto a banalizzazione (57). Senza pretendere di considerare autentica, ovvero portatrice del testo originario, una glossa non esplicitamente indicata come eschilea (58), si ritiene dunque che la lessicografia possa corroborare la validita della lezione del codice perugino in quanto conserva l'annotazione antica che ha dato origine alla sostituzione del termine di difficile comprensione con uno piu diffuso ed immediato, la cui scelta si spiega con il legame tra la parola "remo" e la parola "colpo".

Rispetto alla lezione di H 56 la voce [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], accolta nel testo edito e tradito dall'unanimita della tradizione, appare a questo punto una banalizzazione, al punto che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] potrebbe essere non solo degno di nota in apparato critico, ma forse anche preferibile ai fini della constitutio textus (59). L' esempio di H 56 puo dunque costituire uno stimolo nelle direzione della rivalutazione dei codici tardi come portatori, in alcuni casi, di una tradizione migliore, dimenticata e recuperata in eta umanistica.

La lezione seguente e invece da discutere non ai fini della constitutio textus, ma inquadrandola come il frutto dell'ingenium di un copista-filologo di eta umanistica.

Al v. 169, il codice perugino riporta: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in luogo della lezione del testo edito: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

Ci troviamo, dopo la parodo, nel primo intervento di Atossa. Le parole pronunciate dalla regina al momento del suo ingresso sulla scena vertono sulla magnificenza della ricchezza persiana: ricorrono i termini [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (164) e [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (163, 168), la reggia e definita [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (159). Ma il tema della ricchezza pervade l'intera tragedia: al v. 9 si e parlato dellesercito persiano come [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], mentre al v. 80 Serse e [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (60) e lelenco potrebbe essere molto piu ricco. Il motivo portante del discorso di Atossa e la preoccupazione per la ricchezza incustodita: i [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] dei persiani sono [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (v. 166), perche Dario e morto e Serse e in guerra. L' assenza dell'uomo mette in pericolo la potenza e il benessere dell'impero persiano (61), per questo la regina rimpiange la presenza del padrone (62) come la cosa piu preziosa, con una frase dal carattere gnomico e attraverso la metafora dellocchio, simbolo di cio che e piu caro (63). Il termine e inoltre usato da Eschilo con il medesimo significate in Ch. 671: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in cui Clitemnestra offre agli stranieri Oreste e Pilade la presenza di visi onesti come segno di ospitalita e ristoro dalle fatiche del viaggio.

Chiarito il significate di napouoia, e evidente che non ci sono dubbi sulla validita della lezione tramandata dalla totalita della tradizione manoscritta. L' origine della variante di H 56 si puo individuare nel fraintendimento della gnomica di Atossa sulla ricchezza (64) da parte dei copisti quattrocenteschi. Il codice perugino, come la maggior parte dei codici profani coevi, e riconducibile all'ambiente ellenico del XV secolo: come si e detto in precedenza, e stato, con ogni probabilita, copiato a Creta, dove venne acquistato da Francesco Maturanzio in occasione del suo viaggio in Grecia (1472-1474). Anche se non conosciamo l'identita del copista del codice perugino, e probabile che questi dovesse gravitare intorno ai centri di copia legati a figure quali Michele Apostolis (65) o Giorgio Gregoropulo (66), le cui mani sono state peraltro identificate in numerosi codici greci perugini (67). Come e ben noto, non si tratta di meri amanuensi, ma di personaggi intellettualmente impegnati, sia sul piano filologico che su quello della disputa filosofico-religiosa (68); la fisionomia del copista in questione sara dunque quella di un intellettuale-copista greco, rifugiatosi a Creta negli anni a ridosso della caduta di Costantinopoli e specializzato nella produzione del libro greco da esportazione ad uso degli umanisti italiani.

La critica moderna nega la presenza, nei Persae, di un pregiudizio di Eschilo contro la ricchezza persiana: lo splendore esteriore e la manifestazione della forza dellesercito persiano, senza "che questo comporti disprezzo", come ha asserito per primo Sidgwick (69), poi Broadhead (70) e Paduano (71). L' esaltazione della ricchezza enfatizza tragicamente la sua imminente perdita; pensare il contrario sarebbe una "manifestazione immediata e diciamo pure grossolana di aggressivita nazionalistica" (72). Occorre pero calarsi nella prospettiva di un copista-filologo del XV sec., intriso della mistura di ortodossia e classicismo che caratterizzo la formazione degli intellettuali bizantini gia a partire dalla rinascenza macedone. Non va sottovalutato, inoltre, lo scontro greci-turchi, che costitui una costante della storia greca negli anni a ridosso della caduta di Costantinopoli e che poteva essere facilmente proiettato su quello greci-persiani. Ecco che i persiani diventano nemici, Memento tragico viene sostituito da quello pregiudiziale e la ricorrenza di termini legati alla ricchezza trasforma il discorso di Atossa sulla preoccupazione della sua perdita in un elogio della legittimita della ricchezza stessa. In termini di retorica cristiana, si potrebbe parlare di un rovesciamento del tema della deprecatio auri, che diventa laudatio auri di una ricchezza illegittima agli occhi di un greco, perche ottenuta con la forza e con la guerra e che Serse ha tentato di accrescere tramite un atto di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (73). E poi possibile che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] sia stato corretto in quanto iunctura divenuta tipicamente cristiana, frequente sia nel lessico biblico, che nella letteratura patristica (74). Si possono individuare espressioni successivamente acquisite dal linguaggio cristiano anche in altri luoghi della tragedia: nella parodo (v. 80) Serse viene equiparato a un dio, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], mentre al v. 856 lo stesso epiteto viene attribuito a Dario. Ancora, al v. 633 Serse e definito [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Infine, nei versi conclusivi della parodo il coro saluta lentrata in scena della regina e si rivolge a lei apostrofandola come [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (v. 157), epiteto diffusissimo per indicare la Madonna come madre di Cristo, tanto nei Vangeli, quanto nella letteratura patristica (75). La divinizzazione dei re persiani e l'uso di un lessico cristiano in un discorso di elogio della ricchezza, gia di per se contrastante con la mentalita cristiana, conferiscono al discorso di Atossa un connotato blasfemo ed eretico, che ha spinto il copista ad eliminare il termine [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], troppo legato all' atmosfera cristianeggiante dell'avvento di Cristo. Quanto al sostituto [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], si tratta, non a caso, della parola simbolo della liberta e della democrazia (76), ovvero quanto di piu lontano possa esserci, agli occhi di un greco, dalla monarchia persiana.

Sostituendo un termine connotato nel lessico cristiano il copista ha dunque compiuto un intervento di censura religiosa, riconducibile alla doppia formazione, classica e cristiana, degli eruditi greci di eta umanistica. Nazionalismo e ortodossia hanno trasformato la [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] in [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], aprendo interessanti prospettive di rilettura in chiave ideologica delle varianti tarde nei manoscritti eschilei.

ISABELLA PROIETTI

Universita di Perugia

proietti.isabella@gmail.com

* Recebido em 02-09-2013; aceite para publicacao em 14-04-2014.

** Ringrazio Paola Paolucci e Donato Loscalzo per la guida e le preziose indicazioni nella stesura di questo lavoro.

(1) (ff. 3r-49v) Aristophanes, Ranae; 2 (ff. 50v-89r) Aristophanes, Ecclesiazusae; 3 (ff. 90r-124v) Aeschylus, Prometheus vinctus; 4 (ff. 125r- 156v) Aeschylus, Septem contra Thebas; 5 (ff. 159r-190r) Aeschylus, Persae.

(2) T. W. ALLEN, "The Greek Manuscripts of Perugia", in Centralblattfur Bibliothekswesen, 10, 1893, 470-476.

(3) A. BELLUCCI, "I manoscritti della Biblioteca comunale di Perugia", in G. Mazzatinti, Inventari dei manoscritti delle biblioteche d'Italia, t.V., Forli, 1895, pp. 56-297. Bellucci fu direttore della Biblioteca Augusta dal 1887 al 1891.

(4) E. MIONI, Catalogo di manoscritti greci esistenti nelle biblioteche italiane, vol. II, Roma, 1964, p. 297-323.

(5) F. CAVALAGLIO, I codici della Biblioteca Augusta di Perugia appartenuti a Francesco Maturanzio, tesi di laurea, Facolta di Magistero dell'Universita degli Studi di Perugia, a.a. 1972/73.

(6) Ph. HOFFMANN, "La collection de manuscrits grecs de Francesco Maturanzio, erudit perugin (ca. 1443-1518)", Melanges de l'Ecole francaise de Rome. Moyen Age, Temps Modernes, 95, 1983, 1, 128-129.

(7) A. TURYN, The manuscript Tradition of the Tragedies of Aeschylus, New York, 1943.

(8) Turyn supponeva che a Tommaso Magistro andasse attribuita una vera e propria edizione del testo della triade, contraddistinta da lezioni peculiari, di cui egli fornisce un elenco e che compare nei codici associata alla vita Aeschyli, agli scholia e agli argumenta nella versione tomana. All'interno del gruppo tomano Turyn distingue due famiglie: p, piu antica e fedele all'originale recensione di Tommaso, e [sigma], che comprende solo codici tardi, di XV-XVI sec. (A. TURYN, op. cit., p. 67).

(9) Turyn ha utilizzato come criterio per l'identificazione dei codici tomani la presenza di scholia e argumenta nella versione di Tommaso Magistro; ha quindi ricostruito una recensio Thomana sulla base delle lezioni peculiari contenute nei suddetti codici. L'assunto di partenza e dunque che un codice con testi accessori tomani contenga necessariamente anche un testo tomano. In realta, lo stesso Turyn riconosce leccezione di un testo vetusto con commentario tomano, nel Vat. gr. 58 (A. Turyn, op. cit., pp. 67-68, 88-92; cfr. M. L. West, op. cit., p. 338). Alla recensio Thomana di Eschilo ha poi dedicato la sua tesi di dottorato un'allieva di Turyn, la Bryson (E. A. E. BRYSON, Contributions to the study of the Thoman recension of Aeschylus, University of Illinois, 1956 [PhD Dissertation]). Sulla questione della recensio Thomana e poi intervenuto Dawe, con una teoria accolta con successo dagli studiosi successivi (R. D. DAWE, op. cit., p. 21. Prima di lui, anche A. DAIN, Les manuscripts, Paris, 1949, p. 138), che nega il ruolo di Tommaso come editore. Infatti, mentre e assodata l'attribuzione a Tommaso degli scholia, grazie ad una indicazione esplicita di Demetrio Triclinio nel suo autografo di Napoli di Eschilo (Neapol. II F 31), non esiste ad oggi alcun elemento che consenta di riconoscere lopera filologica di Tommaso sul testo principale, come invece e possibile fare nel caso di Demetrio Triclinio. Pertanto, "the main characteristic of his recension is that it has no characteristic" (R. D. DAWE, op. cit., p. 18). Si tratta di un problema assai ampio, che andrebbe discusso nel contesto generale della tradizione dei testi teatrali ed e stato affrontato in diverse sedi da O. L. Smith: "Flogging Dead Horses: The Thoman Recension of Aeschylus", Classica & Mediaevalia, 37, 1986, 245-254; "Medieval and Renaissance Commentaries in greek on classical greek Texts", Classica & Mediaevalia, 47, 1996, 391-405, in particolare p. 401: "... the Byzantine commentator did not establish his own text; he commented upon what he regarded as the textus receptus. It has been common in earlier literature to speak of Byzantine 'recensions', but apart from Triclinius there is no evidence at all that supports such views ... in the case of Thomas Magister it is impossible to say what his text was". Tra gli altri, ha negato lesistenza di una recensione tomana di Eschilo anche M. H. SHOTWELL, "The Question of a Thoman Recension of Aeschylus", Byzantinische Zeitschrift, 77, 1984, 238-256. Secondo West, infine, la presenza di Vita, scholia e argumenta tomani puo costituire invece un indizio di copia in un ambiente vicino a Tessalonica, dove presumibilmente il commento di Tommaso avra avuto una maggiore circolazione.

(10) La svolta nello studio della tradizione manoscritta di Eschilo si deve in particolare a R. D. Dawe, che ha messo in crisi l'applicazione del metodo stemmatico ai codici eschilei: pur riconoscendo la possibilita di individuare gruppi di manoscritti sulla base di luoghi congiuntivi, egli delinea come quadro generale una recensio aperta, una tradizione fortemente contaminata in cui pressoche tutti i manoscritti mostrano anche l'influenza di gruppi cui non appartengono (R. D. DAWE, op. cit., p. 23).

(11) In seguito alle nuove acquisizioni, il codice e stato oggetto di un unico contributo: S. ALLEGRINI, "Gli scolii Tomani alla 'triade bizantina' nel Perusinus gr. 571", Giornale Italiano di Filologia, 1977, 34-39. L'articolo verte sugli scholia ai Septem e conferma le asserzioni di Turyn, senza considerare le nuove posizioni antitomane, peraltro ancora troppo recenti per esercitare un impatto significativo.

(12) E. MEDDA, Recensione di A. F. Garvie, Aeschylus. Persae, with Introduction and Commentary by A. Garvie, Oxford: Oxford University Press, 2009, in Exemplaria Classica, 14, 2010, 1-18: p. 4, n. 1. Cfr. anche WEST, op. cit., pp. 319-354.

(13) M. L. WEST, op. cit. p. 319. Ne consegue, anzitutto, una estrema parzialita delle informazioni ricavabili dagli apparati critici, anche i piu recenti e aggiornati (D. PAGE, Septem quae supersunt tragoediae Aeschyli, Oxford, 1972; M. L. WEST, Aeschyli Tragoediae cum incerti poetae Prometheo, Stuttgart, 1990). A cio si aggiunge la laconicita tipica degli apparati critici di scuola anglosassone; percio non e meraviglia che alcune preziose informazioni siano invece reperibili nelle edizioni ottocentesche, che riportano alcune varianti ignorate dagli editori moderni: S. BUTLER, Aeschyli Tragoediae, Cantabrigiae, 1809-1811-1816; F. J. BLOMFIELD, Aeschyli Prometheus Vinctus. Septem contra Thebas. Persae, Cantabrigiae, 1819, 1817, 1818; N. WECKLEIN, Aeschyli fabulae I-II, Berolini, 1855; G. HERMANN, Aeschyli Tragoediae I-II, Berolini, 1859; U. von WILAMOWITZ-MOELLENDORF, Aeschyli Tragoediae, Berolini, 1914. Sono inoltre di grande utilita, seppure limitate ad un numero ristretto di codici, le collazioni effettuate da Dawe e da West (R. D. Dawe, op. cit., pp. 198-344; M. L. WEST, op. cit., pp. 319-390). Lo stesso Turyn ammette poi di aver visionato, nella maggior parte dei casi e soprattutto per i codici tardi, soltanto qualche specimen, che non ha consentito di chiarire nel dettaglio le relazioni da lui stabilite tra i codici. In particolare, in merito al codice perugino e agli altri appartenenti alla classe o, sarebbe quanto mai necessaria una collazione di tutti i testimoni della famiglia in questione, in mancanza della quale non e possibile confermare o smentire lesistenza di un effettivo legame tra di essi.

(14) Il codice misura mm 211 x 144 = 30 [141] 48 x 24 [75] 49.

(15) Sulla scrittura greca nel sec. XV, cfr. P. Canart, "Identification et differenciation de mains a lepoque de la Renaissance", in La paleographie grecque et byzantine (Paris, 21-25 octobre 1974), Paris, 1977, pp. 363-369; D. Harlfinger, "Zu griechischen Kopisten und Schriftstilen des 15. und 16. Jahrhunderts", in La paleographie grecque et byzantine (Paris, 21-25 octobre 1974), Paris, 1977, pp. 327-362; P. Eleuteri, P. Canart, Scrittura greca nell'umanesimo italiano, Milano, 1991 (Documenti sulle Arti del Libro, 16); S. Bernardinello, Autografigreci egreco-latini in Occidente, Padova, 1979; The Greek Script in the 15th and 16th Centuries, Athena, 2000 (National Hellenic Research Foundation. Institute for Byzantine Research. International Symposium, 7).

(16) Su Francesco Maturanzio cfr. G. B. VERMIGLIOLI, Memorie per servire alla vita di Francesco Maturanzio oratore e poeta perugino, Perugia, 1807; G. ZAPPACOSTA, Francesco Maturanzio umanista perugino, Bergamo, 1970; P. Falzone, Maturanzio (Mataratius), Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2009, vol. LXXII, pp. 338-341; E. IRACE, "Una prolusione inaugurale dell'anno accademico: la Pro inchoandis studiis di Francesco Maturanzio (circa 1474)", in C. Frova, G. Giubbini, M. A. Panzanelli Fratoni (a cura di), Doctores Excellentissimi. Giuristi, medici, filosofi e teologi dell'Universita di Perugia (secs. XIV-XIX), Citta

di Castello 2003, pp. 178-180; E. IRACE, M. A. PANZANELLI FRATONI, "Una completa espressione dell'Umanesimo: Francesco Maturanzio fra tradizione dei classici, insegnamento degli studia humanitatis e impegno nei pubblici uffici", in C. Frova, F. Treggiari, M. A. Panzanelli Fratoni (a cura di), Maestri e insegnamenti a Perugia, Perugia, 2009, pp. 138-147.

(17) Vat. lat. 5890, f. 77r: "libros aliquot quibus mihi praecipue opus"; c. 80r: "Dum enim Graecis libellis colligendis nimium intentus studeo [...]". Cfr. G. ZAPPACOSTA, op. cit., p. 18.

(18) Cfr. G. ZAPPACOSTA, op. cit., p. 17.

(19) Vat. lat. 5890, f. 84r, cfr. Ph. HOFFMANN, op. cit. p. 128. L' origine cretese non puo pero essere confermata dalla legatura, che non e originaria, ma e stata sostituita da una settecentesca, con piatti in cartone e coperta in pergamena. Il codice e poi appartenuto al fondatore della Biblioteca Augusta di Perugia, Prospero Podiani, la cui nota di possesso e leggibile a f. 3r, scritta su rasura: "Prosperi Podiani et Amico(rum)", tramite il quale e entrato a far parte del nucleo costitutivo della Biblioteca. Su Prospero Podiani (1535-1615), si vedano almeno G. B. VERMIGLIOLI, Bibliografia storico-perugina, Perugia, 1823, p. 130; G. B. VERMIGLIOLI, Biografia degli scrittori perugini, vol. 2, Perugia, 1828-1829, pp. 237-244; G. CECCHINI, La Biblioteca Augusta del Comune di Perugia, Roma, 1978; J. Bignami Odier, "Des manuscrits de Prospero Podiani a la Bibliotheque Vaticane", Studi di bibliografia e di storia in onore di Tammaro de Marinis, 1, Verona, 1964, 91-134; M. A. PANZANELLI FRATONI, Tracce di circolazione del libro a Perugia tra Cinquecento e Seicento, in G. Tortorelli (a cura di), Biblioteche nobiliari e circolazione del libro tra Settecento e Ottocento. Atti del Convegno nazionale di studio, Perugia, Palazzo Sorbello, 29-30 giugno 2001, Bologna, 2002, pp. 263-325.

(20) A. TURYN, op. cit., p. 67.

(21) Non si riscontrano, infatti, anomalie nell'arrangiamento dei fascicoli: al f. 90, che inaugura la porzione eschilea del codice, inizia regolarmente il XII quaternione, che non presenta alcuna irregolarita. Per quanto riguarda la segnatura dei fascicoli, allo stesso f. 90r inizia la terza serie di segnature, regolarmente inaugurata con la lettera a, che elimina l'ipotesi della caduta delle carte contenenti la Vita, salvo ipotizzare che la segnatura sia stata apposta in un momento successivo alla caduta e immediatamente precedente la nuova legatura. L'assenza della Vita andrebbe dunque ricondotta, piu che altro, alla irregolarita delle sezioni paratestuali dei codici tardi, che confermano il carattere contaminato della tradizione, non soltanto nel testo principale, ma anche nei testi accessori.

(22) A. TURYN, op. cit., p. 13.

(23) Sandro Allegrini individua invece nen'argumentum ai Septem di H 56, che definisce tomano, la prova dell'appartenenza del codice alla recensio Thomana (S. Allegrini, op. cit., p. 34). Il testo che compare a f. 124v e il seguente: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Si tratta di una porzione dell' argumentum ai Septem, presente nella tradizione vetusta quanto in quella recentior (G. DINDORF, Aeschylus tragoediae superstites et deperditarum fragmenta, III vol., Hildesheim, 1962, pp. 35 e 299). Peculiarita di argumenta e scholia tomani e pero una maggiore estensione rispetto a quelli succinti della tradizione vetusta, dunque non sembra che ci siano elementi per indicare come tomano l'argumentum ai Septem di H 56.

(24) S. ALLEGRINI, op. cit., p. 36. La collazione di Allegrini si limita agli scholia ai Septem e rivela una somiglianza con gli scholia indicati da G. Dindorf (op. cit., III, 1962) come B, seppure con alcuni elementi di originalita.

(25) A. TURYN, op. cit., p. 83.

(26) "Inscriptiones autem et argumenta desiderantur", E. MIONI (recensuit), Bibliothecae Divi Marci Venetiarum. Codices graeci manuscripti, Volumen III.Codices in classes nonam decimam undecimam inclusos etsupplementa duo continens, Roma, 1973 (Indici e Cataloghi, VI), p. 88.

(27) A. TURYN op. cit., p. 84; H. W SMYTH, Catalogue of the Manuscripts of Aeschylus, rist. in Classical Philology, 44, 1963, 1-62.

(28) Sulla base di A. Turyn, op. cit., e H. W. SMYTH, op. cit.

(29) E cospicua la bibliografia sul codice; per una messa a punto, si veda da ultimo D. BIANCONI, Tessalonica nell'eta dei Paleologi. Le pratiche intellettuali nel riflesso della cultura scritta, Paris, 2005, pp. 101, 118 n. 109, 146-147, 149, 153, 154 n. 117, 155-156, 250, 254.

(30) D. BIANCONI, op. cit., p. 101.

(31) S. BUTLER, op. cit.; cfr. G. DINDORF, op. cit., III, p. 416.

(32) Per quanto riguarda gli altri codici della classe sigma, Sd, So e Sl hanno un argumentum non specificato; per SiSjSkSl non e segnalata la presenza di argumenta.

(33) G. DINDORF, op. cit., III, p. 416. Il codice viene indicato nelledizione con la sigla T.

(34) G. DINDORF, op. cit., III, p. 420, n. 9, rigo 18.

(35) Si segnalano, per completezza, tre luoghi in cui H 56 riporta lezioni non menzionate in apparato: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (DINDORF 11, p. 417); aggiunta di tote (DINDORF 5, p. 421); [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](DINDORF 10, p. 421).

(36) R. DEVRESSE, Catalogue des manuscrits grecs. II, le fonds Coislin. Bibliotheque Nationale, Departement des manuscrits, Paris, 1945, p. 336.

(37) A. TURYN, op. cit., p. 87.

(38) Rispetto al problema delle varianti, Turyn propone una spiegazione che riguarda i codici della classe p e che potrebbe essere estesa anche a quelli della classe o: "the archetype p had many Yp-variants, and it was up to the scribe of a derived copy to choose the variant or to disregard it" (A. TURYN, op. cit., p. 68).

(39) A. F. GARVIE, Aeschylus. Persae, Oxford, 2009, p. lviii.

(40) R. D. DAWE, op. cit., p. 23.

(41) A. TURYN, op. cit., pp. 88-92.

(42) Questo dato puo essere utilizzato solo come informazione aggiuntiva, data l'impossibilita di verificare se anche gli altri codici di 0 seguano queste lezioni o se si tratti invece di un indizio di contaminazione tra i due rami della tradizione tomana, ad esempio di un comportamento simile a quello del codice Sd, che segue parzialmente la classe [rho](A. TURYN, op. cit., p. 84).

(43) R. D. Dawe, op. cit., p. 23. Dawe contempla anche il caso in cui un manoscritto venga corretto dalla lezione di altri manoscritti appartenenti a famiglie diverse, dunque e nel contesto di queste affiliazioni irrazionali che potrebbe rientrare il fenomeno delle varianti soprascritte nei Persae.

(44) "The Thoman family of Aeschylean mss. must disappear from the critical apparatuses of future editions.... Thoman readings should be only occasionally mentioned, in case of right corrections, with the name of Thomas Magistros, without encumbering the apparatus by enumerating symbols of thoman manuscripts" (A. Turyn, op. cit., pp. 115-116).

(45) R. D. DAWE, op. cit., p. 60.

(46) N. G. WILSON, Aristophanis fabulae, Oxford, 2007.

(47) N. G. WILSON, Aristophanea. Studies on the Text of Aristophanes, Oxford, 2007, pp. 9-10. Il confronto tra le due porzioni del codice, eschilea e aristofanea, va tuttavia valutato come poco piu di un indizio: non e affatto detto che le due sezioni derivino dallo stesso antigrafo, dato che non sono infrequenti divergenze nella collocazione stemmatica anche tra le commedie o tragedie dello stesso autore all'interno di un medesimo manoscritto.

(48) G. DINDORF, op. cit., III, p. 89.

(49) G. DINDORF, op. cit., III, p. 496.

(50) Da [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], cfr. P. CHANTRAINE, Dictionaire etymologique de la langue grecque, Paris, 1999 (Nouvelle edition avec supplement. Premiere edition, 1968), p. 912.

(51) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] si pone dunque in concorrenza con il piu comune Kwnr|, che indica il manico del remo, non la parte che colpisce ed e preferito dagli storici, ma anche in Omero.

(52) Eur. Hel. 192, Herf. F. 432, Iph. T. 242, Rhes. 53, Hef. 39, Heracl. 83. Soph. Aj. 358. Cfr. P. CHANTRAINE, op. cit., p. 912.

(53) Cf. A. F. GARVIE, op. cit., p. 336: "With the allitterative plag pont, the ode comes effectively to an end as the Chorus focuses finally on the sea battle"

(54) Hesych. [pi] 2473 Hansen.

(55) Sul lessico noto comunemente sotto il nome del patriarca Cirillo d'Alessandria, dallorigine ancora incerta, ma probabilmente riconducibile all'ambiente scolastico alessandrino del V sec. d. C, che costituisce una della maggiori fonti di interpolazione del lessico di Esichio, si veda l'introduzione alledizione di K. LATTE, Hesychii Alexandrini Lexicon, Vol. I A-[DELTA], Hauniae, 1953, pp. XII, XLIV.

(56) HANSEN 2408. Per questa ragione leditore settecentesco di Esichio ha espunto la glossa dal suo apparato, cfr. J. ALBERTI, Hesychius, 1-2, Leiden, 1746-66. Non e escluso, tuttavia, che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] potesse chiosare entrambi i lemmi.

(57) R. TOSI, op. cit., p. 44 e n. 6; in particolare G. D. THOMSON, "The Intrusive Gloss", Classical Quarterly, 17, 1967, 232-43.

(58) Ma e proprio nel lessico di Esichio che si concentrano le riprese lessicografiche di Eschilo (R. TOSI, "Note di lessicografia eschilea", Lexis, 24, 2006, 45), dunque non vi e luogo piu adatto per cercare conferma di un errore generato dall'intrusione di una glossa. Sulle riserve in merito agli interventi testuali basati sul lessico di Esichio si veda invece E. FRAENKEL, Aeschylus. Agamemnon, Oxford, 1950, I, p. 11.

(59) La lezione del codice perugino, peraltro, non e propriamente singolare, ma e attestata almeno in un altro codice. E infatti menzionata nell'apparato delledizione di August Wellauer (A. Wellauer, Aeschyli Tragoediae, vol. II, Lipsiae, 1824) a p. 396, come appartenente al codice Reg. K, indicato nella prefazione come Ask. F. Oggi il codice e noto come Par. gr. 2788 (sec. XV), contrassegnato da Turyn con la sigla Sd e collocato nella classe o, come il codice perugino H 56 (Sa). Cio significa che la lezione in questione potrebbe ritenersi, se non caratteristica della classe o in virtu di quanto detto sul carattere contaminato della tradizione di Eschilo, un recupero in codici tardi di una lezione dimenticata, perche non presente nel ramo della tradizione afferente a M.

(60) Sulla variante [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] preferibile a [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], cfr. V. CITTI, Eschilo e la lexis tragica (Lexis Suppl. II), Amsterdam 1994, p. 30, n. 47.

(61) La [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] dell'uomo come garanzia della sicurezza della casa e un tema centrale nell'Agamennone, in cui Clitemnestra ha un ruolo eccezionale di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Ag. 941) della casa a causa della prolungata assenza del marito ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], Ag. 260).

(62) La critica, antica e moderna, e concorde nel riconoscere Serse nel [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] rimpianto da Atossa. Tale interpretazione sarebbe corroborata dal v. 300, in cui Atossa accoglie il figlio come [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Tuttavia, la presenza di Dario invade la scena sin dalle prime parole della regina, che esce dalla stanza nuziale, che condivideva con lui ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], v. 160) e che ricorda come l'artefice della ricchezza persiana ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], v. 164). Il discorso di Atossa si caratterizza inoltre per la contrapposizione tra i due termini della ricchezza, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Cfr. L. Belloni, Eschilo. I Persiani, Milano, 1988, pp. 109-113) , che la critica interpreta come allusioni il primo al regno di Dario, il secondo a quello di Serse. La differenza tra i due sostantivi viene letta in chiave soloniana: alla ricchezza ottenuta con il beneplacito degli dei, ovvero quella di Dario, che ha costruito [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] dell'impero persiano ouk [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (v. 164) si oppone quella ricercata dagli uomini con atto di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], che puo essere causa di sventura, come effettivamente sara nel caso di Serse (per l'interpretazione di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] come fonte di pericolo cfr. anche Sept. 950, Ag. 381-4, 772-80). E percio quella di Dario la prima assenza maschile che mette in pericolo la prosperita dell'impero persiano, passato nelle mani di un uomo che con l'accumulo della ricchezza contingente mette in pericolo il benessere duraturo costruito dal padre. La rievocazione culmina poi nell'apparizione del fantasma di Dario (vv. 681-851). napouaia indica anche l'arrivo o la visita, in particolare di un re (TLG p. 551, LSJ p. 1343. Soph. El. 1104, Eur. Alf. 207); non e escluso che possa trattarsi di un'allusione all' EIOwAov di Dario, una sorta di invocazione esaudita nell'epifania del marito defunto. Potrebbe dunque esserci una polisemia, per nulla estranea allo stile eschileo, ne al carattere gnomico del verso in questione, in cui napouaia e insieme la presenza del re, ma anche anticipazione dell'apparizione di Dario.

(63) La metafora dellocchio ricorre spesso in Eschilo, ad esempio in Pers. 980, Ag. 469, 776-780, Eum. 970, 1025-1026. Cfr. J. Dumortier, Les images dans la poesie d'Eschyle, Paris, 1975, p. 198 e G. R. F. FERRARI, City and Soul in Plato's Republic, Chicago, 2005, p. 63, il quale rileva l'uso dellespressione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] in Ch. 934 in riferimento ad Oreste, ma suggerisce anche un richiamo al titolo del ministro del re persiano, chiamato "locchio del re".

(64) G. PADUANO, Sui Persiani' di Eschilo, Problemi di focalizzazione drammatica, Roma, 1978, p. 48.

(65) RGK 3.A, 454 = 2.A, 379 = 1.A, 278. Su Michele Apostolis e il suo centro di copia a Creta, si vedano almeno M. WITTEK, "Manuscrits et codicologie. 4. Pour una etude du scriptorium de Michel Apostoles et consorts", in Scriptorium, 7, 1953, pp. 290-297; D. J. GEANAKOPLOS, Bisanzio e il Rinascimento, Roma, 1967, trad. it. di Greek Scholars in Venice. Studies in the Dissemination of Greek Learning from Byzantium to Western Europe. Cambridge, Mass., 1962, pp. 81-126; P. ELEUTERI, P. Canart, Scritturagreca nell'umanesimo italiano, Milano, 1991 (Documenti sulle Arti del Libro, 16), pp. 47-49; A. M. TALBOT, voce Apostoles, Michael, in A. Kazhdan (ed.), The Oxford Dictionary of Byzantium, New York-Oxford, 1991, vol. I, pp. 140-141. Sulla famiglia degli Apostolidi, cfr. H. D. Saffrey, "Bessarione e Creta", in Bessarione e l'Umanesimo. Catalogo della mostra, a cura di G. FIACCADORI, Napoli, 1994, pp. 241-245; D. SPERANZI, "Tra Creta e Firenze. Aristobulo Apostolis, Marco Musuro e il Riccardiano 77", in Segno e Testo, 4, 2006, 191-210.

(66) Su Giorgio Gregoropulos, cfr. E. LEGRAND, Bibliographie Hellenique: description raisonnee des ouvrages publies par des grecs aux XVe et XVIe, Paris, 1885, II, pp. 261-296; M. WITTEK, op. cit., p. 292; RGK 1.A, 58.

(67) E infatti noto dal suo epistolario che Maturanzio fosse al corrente della fama di Apostolis e avesse intenzione di incontrarlo: "... cum Michaelem Apostolium clarum docendi magistrum proficisci in Cretam vellem ..." cfr. G. ZAPPACOSTA, op. cit., p. 18.

(68) Basti pensare al coinvolgimento di molti intellettuali-copisti bizantini nella polemica tra platonici e aristotelici scaturita in seguito al concilio di Firenze (1438-1439) e che coinvolse, nella seconda meta del Quattrocento, intellettuali greci ed occidentali. Per una sintesi sull'argomento, si vedano almeno D. J. GEANAKOPLOS, op. cit., pp. 95-98 e N. G. Wilson, Da Bisanzio all'Italia. Gli studi greci nell'Umanesimo italiano, Alessandria, 2000, pp. 76-80 (ed. or. From Byzantium to Italy. Greek studies in the Italian Renaissance, London, 1992).

(69) A. SIDGWICK, Aeschylus Persae, Oxford, 1903.

(70) H. D. BROADHEAD, The Persae of Aeschylus, Cambridge, 1960.

(71) G. PADUANO, op. cit., p. 41, n. 20. Sul tema, cfr. V CITTI, op. cit., p. 23, n. 8.

(72) G. PADUANO, op. cit., p. 48.

(73) Sul tema della [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] nei Persiani di Eschilo si veda E. MEDDA, Recensione di A. F. Garvie, Aeschylus. Persae, with Introduction and Commentary by A. Garvie, Oxford, Oxford University Press, 2009, in Exemplaria Classica, 14, 2010, 1-18, sopr. 14-15.

(74) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e infatti un termine caratteristico del lessico biblico, sviluppatosi in due direzioni: puo indicare la presenza della divinita nella creazione, nell'incarnazione, nei santi, nei profeti ispirati, in contesto cultuale. Il piu difluso e pero il significato messianico, ad indicare l'avvento di Cristo prima del giudizio universale (Ev Matt. 24,3-27-39; 1 Ep. Cor. 1, 8-15-23; 2 Ep. Thess. 2, 8; 2 Ep. Pet. 3, 4; 1 J 2, 28; 1 Ep. Thess. 4, 15; Ev. Jo. 5, 7; 1 Ep. Thess. 3, 13; 2, 19; 5, 23; 2 Ep. Thess. 2,1; 2 Ep. Pet. 1, 16. Cfr. TLG, VII, 551; W F. ARNDT, F. W GINGRICH, A Greek-English Lexicon of the New Testament, Cambridge, 1957, p. 634. Numerosissime anche le attestazioni nella letteratura patristica, cfr. G. W H. LAMPE, A Patristic Greek Lexicon, Oxford, 1961, pp. 1043-1044). Anche la parola [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; e stata assimilata dal mondo cristiano, per indicare Dio e Cristo (TLG, III, 1015, W F. Arndt, F. W Gingrich, op. cit., 175; G. W H. LAMPE, op. cit., p. 339. In particolare, riferito a Cristo--come sinonimo di KUpioc;), 2 Pt 2, 1; Jd 4). L'intero sintagma OsonOTou napouoia ricorre soprattutto nelle opere patristiche, ad esempio in Giovanni Crisostomo (Pasch. V, 947: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) e nel trattato antiereticale Doctrina Patrum de incarnatione Verbi ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (19.3), F. DIEKAMP (ed.), Doctrina Patrum de incarnatione Verbi. Ein griechisches Florilegium des 7. u. 8. Jhs., Munster, 1907).

(75) Cfr. G. W H. LAMPE, op. cit., p. 868.

(76) Giuseppe Scarpat la definisce "conquista e privilegio della democrazia ateniese" (G. SCARPAT, Parrhesia greca, parrhesia cristiana, Brescia, 2001, p. 35), cfr. ad esempio la testimonianza di Polyb. 2, 38, 6: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Il conio di questo termine ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) si spiega con il desiderio dei greci di porre l'accento sul [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; come elemento costitutivo della liberta democratica; con levoluzione della semantica del termine la valenza originaria si perde e [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] si affranca dal contesto democratico per assumere un significato piu neutro. A prescindere dallo specifico significato giuridico-politico, di diritto civile connesso alla cittadinanza, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e sempre stata sinonimo di liberta (la piu antica testimonianza in tal senso e costituita dal fr. 226 D.-K. di Democrito: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]), tanto che continuo ad essere utilizzata in contesto vetero e neo testamentario, nonche patristico, come liberta fisica, prerogativa del padrone e privilegio degli uomini liberi (Cfr., ad esempio, Lev. 26, 13 e Dan. 10, 13. Per le altre numerose valenze di nappnaia in ambito cristiano cfr., oltre a G. SCARPAT, op. cit., pp. 89 sg.: P. JOUON, "Divers sens de nappnaia dans le N. T", Rech. de Science religieuse, 30, 1940, 239-241; H. SCHLIER, Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament (s.v.), vol. V, 1959, pp. 869-884). Per la bibliografia specifica sul termine, oltre a G. SCARPAT, op. cit.; F. PETERSON, "Zur Bedeutungsgeschischte von [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]", Fetschrift fur R. Seeberg I, Leipzig, 1929, pp. 283-297; M. RADIN, "Freedom of Speech in Ancient Athens", American Journal of Philology, 48, 1927, 215-220 e il recente contributo di E. MEDDA, "Ps. Xen. Ap 2, 18: una lettura di parte della nappr|aia comica", in L' Athenaion politeia rivisitata. Il punto su Pseudo --Senofonte, a cura di C. BEARZOT, F. LANDUCCI, L. PRANDI, Milano, 2011, pp. 143-159.
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Title Annotation:I COMMENTATIONES
Author:Proietti, Isabella
Publication:Euphrosyne. Revista de Filologia Classica
Date:Jan 1, 2014
Words:8999
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