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Dadi illeggibili. il Mallarme cancellato di Mario Diacono e Marcel Broodthaers.

Nel 1969, due artisti che vivono in diversi continenti e apparentemente senza contatti fra loro, riscrivono, "cancellandolo", il Coup de des di Mallarme, testo considerato all'unanimita fondatore degli esperimenti verbovisuali del 900. Si tratta di Marcel Broodthaers, artista concettuale belga, e Mario Diacono, uno dei piu radicali poeti delle neoavanguardie italiane. Questo articolo ricostruisce la curiosa coincidenza e analizza il procedimento di rivitalizzazione del testo francese, attraverso un'apparente negazione, concentrandosi soprattutto sulla strategia diaconiana fondata sulla sostituzione dei versi originali con strisce di colore, di dimensioni e tinte variabili. Il libro di Diacono rientra, da un lato, nell'ampio contesto dei risorgimento avanguardista postbellico e della sua intrinseca volonta di disturbare le aspettative del pubblico, dall'altro, nel processo di riscatto "letterario" dell'elemento visuale considerato oramai foriere di informazione estetica quanto quello verbale. La "resignificazione" di Mallarme diviene dunque allo stesso tempo una messa in pratica sulla possibilita di interpretarei testi (in special modo quelli di "rottura") ricaricandoli di senso, e un passo verso un'agognata conciliazione fra simbolico e reale, qui assunta in direzione asemantica.

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In un periodo ben preciso, in Italia, che si puo concentrare fra il 1960 e la meta degli anni '70, appaiono, sotto spoglie estremamente differenziate ma pure intrinsecamente legate, una serie di scritture "cancellate", ovvero negate ad una pacifica fruizione per mezzo di una visibilita resa "fisicamente" lacunosa, e che esprimono una delle molte inquietudini testuali che dominano l'esteso campo delle ricerche verbovisuali del periodo. (1) I testi prima si scrivono, poi vengono aggrediti: cancellati parzialmente, tagliuzzati e re-incollati, sovrapposti ad altri testi. Svaniscono i contorni, le lettere sono schermate con altre lettere o impedimenti grafici, graffi, abrasioni sfigurano la scrittura. Tutto e concepito in seno ad una ripresa dell'atteggiamento (precipuamente innovatore, di ricerca) della continua frustrazione delle attese del pubblico, che e uno dei nodi di tutti i revival neo-avanguardisti dagli anni '50 in avanti. Di fronte ad una quasi totale irriconoscibilita di cio che si ha davanti (ed e il quasi qui ad essere assolutamente cruciale, poiche la frustrazione di cio che ti si aspetta funziona se sono gettate le premesse di tali aspettative, che solo una volta stuzzicate possono poi essere corrotte) (2) vi e l'apoteosi della tensione possibile fra il testo e chi legge, giacche "defamiliarization of what the reader thought he recognized is bound to create a tension that will intensify his expectations as well as his distrust of those expectations." (3) E certamente vi e di piu, nel praticare l'illeggibile, del semplice schiaffo avanguardista, dell'intimidazione estetica: basti pensare a come, anni piu tardi, Barthes arrivera a suggerire che "la crittografia sarebbe dunque la vocazione stessa della scrittura" e che "l'illeggibilita, ben lungi dall'essere lo stato debole, mostruoso, del sistema scrittorio, ne sarebbe al contrario la verita (forse l'essenza di una pratica si trova nel suo limite, non al centro)." (4)

Questi sfregi, annullamenti, distorsioni hanno nella grande maggioranza dei casi una natura "brut", sporca, confusa (su tutte basta citare le cancellature a pennarello, dai contorni incerti, di Isgro, e le lettere tagliate e rincollate irregolarmente degli Zeroglifici spatoliani). Meno frequenti le negazioni di natura "geometrica", le cui pio importanti eccezioni sono quelle dell'Agnetti 1970 del Libro dimenticato a memoria (un volume con "il buco in mezzo", in cui sono conservati solo i margini), i libri illeggibili di Munari, e l'Iperipotenusa di Lia Drei del 1969, intrichi geometrici dove il testo e sparito. Ma in tutti questi volumi l'assenza della parola e assenza sui generis, non operata a partire da uno scritto dato: tranne che in un caso, macroscopico; quello di cui ci si occupa qui.

Mi riferisco alle "riscritture" della celeberrima opera di Mallarme Un coup de des Jamais n 'abolira le hasard, poema che, uscito dapprima su rivista, la Cosmopolis del maggio 1897, diciassette anni dopo vedra la luce autonomamente, in forma di plaquette stampata da Gallimard. L' importanza di questo libro per i successivi sviluppi della "rivoluzione tipografica" che scuote tutto il primo novecento (da Marinetti ad Apollinaire, da Chlebnikov a Schwitters, e cosi via) (5) e assoluta: altrettanto cruciale appare, soprattutto a livello teorico, il peso che il Coup ha sulla nascita delle contemporanee poesie concrete, visuali e derivate. (6) In pratica non esiste scrittore o artista che sia attivo in quei movimenti che non rimandi, direttamente o indirettamente, al poema francese per "giustificare" i suoi esperimenti. In effetti, la rivoluzione e epocale allorche il poeta simbolista realizza una composizione tipografica, variando i caratteri della scrittura, e interponendo dei "bianchi" tra segmenti di scrittura e tra una parola e l'altra che, teste lo stesso Mallarme "assumono importanza, colpiscono fin dall'inizio; la versificazione li pretese, come silenzio intorno, in modo abituale, al punto che un pezzo, lirico o di pochi piedi, occupa, nel mezzo, circa il terzo del foglio: lo non trasgredisco questa misura, solo la disperdo." (7) Ne risulta che "il ritmo dei testo e assicurato ora non principalmente dall'accento di parola o dall'aecento di verso, ma dalla posizione della parola nella pagina. E si costituisce una nuova arte dello spazio. Lo spazio prende il posto del tempo." (8)

Bisogna aspettare, apparentemente, fino alla vigilia degli anni Settanta, affinche un'opera talmente capitale per la scrittura visuale quale il Coup de des, "un testo prima per l'occhio che per l'orecchio," (9) venga direttamente rimesso in gioco (e in discussione) non solo a livello critico, ma anche a livello operativo, venga cioe, in qualche modo, riscritto. O sarebbe il caso di dire "ridisegnato": nel 1969 escono, infatti, due libri che sono "rifacimenti" del capolavoro mallarmeano, assai simili nel concetto e nel "metodo" d'attuazione, per mano di due autori che in quel momento vivono in diversi continenti, senza apparenti contatti. Il risultato e sorprendente: nel novembre dello stesso anno cominciano a circolare, da un lato, prima a San Francisco, poi in Italia, A metrica n'abolira di Mario Diacono; (10) dall'altro, contemporaneo a una mostra alla Wide White Gallery di Bruxelles, Un coup de des Jamais n'abolira le hasard. Image dell'artista concettuale, belga Marcel Broodthaers. (11) Il soggetto dei due libri e l'ordinamento tipografico del Coup di Mallarme, la realizzazione assai simile: le parole, in entrambi i casi, sono sostituite da strisce rettangolari della iunghezza e larghezza delle parole (e versi) del poema francese, ovverosia "a translation of the irregular typography and layout of its text into purely visual terms." (12) Capire quale sia la cronologia della loro genesi, ed un eventuale primato di ideazione, e pressoche impossibile (e probabilmente inutile da ricostruire intieramente), sebbene per un lavoro in cui l'"hasard" e cosi centrale, il fatto che due libri, nello stesso momento, si occupino dei medesimo testo in modi affini, e quantomeno stupefacente. Il libro di Diacono, porta come copyright il 1968, benche sia stato finito di stampare nel novembre dell'anno successivo (come da colophon). Il 2 dicembre 1969 (altre fonti parlano dei 25 novembre) si inaugura la mostra di Broodthaers a Bruxelles, dove sono esposte le lastre preparatorie dei libro e circolano copie dei volume belga. Evidentemente anche questo libro e uscito dalla tipografia il mese precedente. (13) Al di la delle coincidenze, il libro di Diacono presenta significative dissomiglianze rispetto a quello di Broodthaers. Per entrambi e evidente la basilare influenza di Mallarme sui futuri sviluppi di una (loro) scrittura visuale e da li dunque l'azzardo di "cancellare" un poema fondante di tutto un "genere" (il verbovisivo). Se "cancellare le parole, renderle indecifrabili o tracciare dei segni che sembrano parole ma non lo sono, rappresenta forse il Logos, come condizione di possibilita, in uno stadio antecedente l'espressione", (14) cancellare proprio le parole del Coup e gia farlo coincidere con il nuovo Logos, quello dove l'elemento visuale e parte integrante dei significati, ma vuol anche dire creare un corto circuito per cui qualsiasi stadio antecedente all'espressione in realta non esiste se non gia, in qualche modo, "espresso", articolato, reso segno. Broodthaers aveva pubblicamente dichiarato, in diverse occasioni, la sua ammirazione per il francese: Mallarme, da lui nominato "the founder of contemporary art", e da considerare colui che "unwittingly invented modern space;" (15) ed e questa stima indefessa forse che guida l'artista a riprodurre minuziosamente il volume di Gallimard, imitando cioe le dimensioni, il numero di pagine, e la copertina dell'originale. Unica variante esterna la parola "(image)" stampata appena sotto il titolo che sostituisce il "poeme" originale, oltre naturalmente al nome dell'artista a supplire quello di Mallarme. "Broodthaers obliterates the words and renders the text of each page as a series of solid, horizontal, black linear rectangles", (16) una sorta di mappa costruttivista del poema francese, che quindi "emphasizes the spatial dimension of language while eliminating its referente." (17) Ma le strisce di Broodthaers sono di un unico colore, che e anche il "non colore", nere dunque, per questo la cancellatura di ogni significante (e ancor piu significato) appare totale, la sua "pura riduzione al nulla significazionale" (18) come la vuole Diacono, e davvero assoluta, conchiusa, essendo la riproduzione "muta" dell'intero libro, con solo alcuni minimi dettagli alterati (oltre ai gia menzionati, le pagine centrali vengono invertite). (19) La riscrittura broodthersiana viene edita in tre tirature. Una su carta normale, in 300 copie, un'altra in 12 copie su lastre metalliche, e una in 90 copie stampata in maniera tale per cui "the conventionally bound pages are made of transparent paper, so that the black rectangles of print appear to float through the depth of the book", (20) cosa che riscatta l'apparente piattezza delle striscioline monocrome, e attraverso le trasparenze, crea giochi di grigi sovrapposti, ma soprattutto "mima" l'impossibilita di vedere chiaramente cio che il "caso" ci riserva, essendo difficile, benche sollecitato e parzialmente permesso, lo scrutare, se non in maniera offuscata, le pagine a venire--ovvero il futuro.

Johanna Drucker ha ragione da vendere quando scrive che Broodthaers "reduces Un Coup de Des to its structure--or to put it another way he elevates the structure of the work to a concept worthy of study in its own right, thus acknowledging Mallarme's own fetishistic attention to this aspect of his work," ma si sbaglia ad affermare che "it would be hard to imagine a more subtle treatment of Mallarme's work, or one more capable of demonstrating its essential properties, than this reworked book by Broodthaers." (21) L'operazione diaconiana prova il contrario. L'atteggiamento di Diacono e infatti assai diverso ma altrettanto complesso, e sottende un doppio movimento. Da un lato, sembra pio scrupoloso nella "traduzione" dei versi: mentre il belga crea strisce pio spesse solo laddove Mallarme usa tutti i caratteri maiuscoli, Diacono registra, con una variazione di spessore, anche il semplice uso della prima lettera maiuscola. Inoltre la sua "<<traduzione>> ipervisuale" del poema fa un uso filologico del colore, utilizzando righe di due tonalita: "azzurre, in riferimento alla costante metafora dei mare nel Coup de des, e denotando anche tutte le righe in carattere tondo nel testo; arancioni, per referenziare l'opposta metafora celeste, e poi denotare tutte le righe in corsivo." (22) Si tratta dunque di una cancellazione sintatticamente e lessicalmente orientata, che nel momento in cui nega l'evidenza dell'istanza verbale, la traduce ipso facto in informazione retinica caricata simbolicamente, esaltando in maggior grado, al contempo, grazie ai netti contorni di tali vivaci colori, il bianco delle pagine, elemento capitale, come gia detto, e come detto dai Mallarme stesso, per il poema. Il passaggio da un colore all'altro riprende pur nel silenzio di significanti oramai velati, grazie agil azzurri e agli arancioni, il ritmo che in Mallarme le parole giocavano "contro" la loro spazializzazione inusuale. Si e in presenza di una "censura" razionalizzata che, dove perde in evocazione, guadagna in terso stimolo ottico [Figura 1]

[FIGURE 1 OMITTED]

Dall'altro lato, l'adattamento di Diacono e assai piu libero di quello broodthaersiano, anzitutto nel formato del libro, nella sua confezione. Non piu un volume in brossura, ma un agile libretto spillato, con una copertina arancione (stesso tono delle strisce interne) sulla quale campeggia la sola scritta JCT 1 (il nome, che sta per Junction, come nelle autostrade americane, con il quale Diacono firma alcuni libri a cavallo fra gli anni '60 e '70). Inoltre, prima del frontespizio, quasi a sostituire la "prefazione di Mallarme", su tre pagine consecutive, in maniera discendente, troviamo un comic per ogni pagina, una sequenza "presa" da uno dei molti fumetti underground, nati in clima contestatario, che circolavano a Berkeley (dove Diacono abitava e insegnava negli anni in questione): le immagini mostrano una mano che getta un dado--versione grafica in chiave "pop", dunque, dell'intera allegoria mallarmeana--esternando frasi in slang: "Get the fuckin' thing outa here!!/The device I employ; a single die/Aha! ... there it is! Chec point Melvin!" [figura 2].

[FIGURE 2 OMITTED]

Il contrasto fra queste prime pagine, sospese nel vuoto (si trovano prima dei frontespizio e prima, dunque, del "vero" inizio del libro) dal carattere appunto popolare e antiletterario, fa a pugni con la rarefazione geometrica, purista, della riduzione "visuale" dei versi. Finalmente s'incontra il titolo, che, in classico stile diaconiano, e una miscela di termini diversi, che foneticamente ricalca il titolo di Mallarme, e che amalgamati finemente assumono molteplici significati [Figura 3].

[FIGURE 3 OMITTED]

Il colore anche qui gioca un ruolo chiave. Come solo si percepisce distinguendo le lettere nere da quelle arancione, se lette isolatamente, emerge la parola Taboo, mentre in nero si contorna "american", oltre naturalmente alla "metrica", leggibile senza far caso alle diverse tinte. Rimane anche una "lira" a chiudere la frase, ese si ripristina il colore aggiungendovi l'apostrofo come "elementi di blocco" visivo, e si applica una lettura verticale, appare anche la parola "amen". Sono compressi nel titolo dunque, la metrica "(del metro lineare, non di quello fonico) [...] ma anche: AMERICAN TABOO (il puritanesimo e anti-intellettualismo della classe politica americana) [...], AMERICAN LIRA (il suddetto capitalismo), e forse vuole insomma dire, volgarmente: <<il taboo americano non abolira la poesia.>>" (24) Il clima sessantottesco permea di sicuro l'impianto del libro (il fumetto, il titolo), ma la poesia che si vuole salvare dalla logica del mercato, "e pero gia abolita", e ancora Diacono a parlare, come dimostra il libro. L'Amen e gia pronunciato: le strisce coprono "i livelli del linguaggio" ormai ridotto, dalla situazione politico-culturale, a "strumento di public relations", e viene qui prospettata la fine di qualcosa e l'inizio di una "possibile" ricostituzione della letteratura, non immediatamente formalizzabile e compenetrata alla realta delle cose. a METRICA e dunque un'opera chiave del progetto di scrittura diaconiano, il pareggiamento di logos e mondo. Cosi come lo stesso Diacono aveva cripticamente anticipato in sede critica:
   il contenuto testuale positivo del verbum non puo essere che il
   negativo: il modo (poi etico) di nascondere il senso (sexus) di
   verita, cosi quothodiano che la sua letteralita lo distruggerebbe
   quest'immagine di un pensiero. e il grado secondo, il
   nascondimento, la celata, l'occultamento, la non-chiarezza,
   dell'atto di esperienza: la sua mitificazione verbale, che nella
   struttura della propria scrivibilita, ora per domani, delibera il
   significato piu ex-tangibile che s'e tentato di dare
   all'ex-perientia. (25)


Il segno linguistico va denudato, per apparire veritiero, nella sua doppia natura, tutta artificiale, di idea e oggetto attraverso gli strappi della violenza segnica. Riecheggia una domanda (retorica) di Diacono stesso, posta diversi anni dopo aver "riscritto" Mallarme: "ma che accade nel Finnegans Wake [...], e nel Coup de des, se non il formarsi di un evento ermetico dai convergere nell'opera di un doppio livello di senso scrittorio e segno oggettuale?" (26) Come sottolineava Luigi Ballerini, riassumendo il suo "mandato", Diacono evita accuratamente "contatti con le interferenze dell'io lirico" e si dedica "esclusivamente al rinvenimento di congiunzioni cosmiche tra oggetti e lingua come primo gradino verso una perfetta equiparazione di linguaggio e universo." (27) All'interno di questa astrusa ricerca, nell'a METRICA si puo trovare un efficace tentativo di risposta al "che fare?" letterario del periodo, quello della gran ebollizione neoavanguardista: cancellare--non casualmente, ma con oculatezza, non solo con ferocia, ma con freddo calcolo, millimetricamente--proprio gli eroici padri non gia della tradizione, bersaglio scontato, ma della sua "rottura." Un algido omicidio simbolico, un'operazione sacrificale che ha qui lo scopo di fissare, anche solo per un attimo, la perpetuamente sfuggevole coincidenza fra dimensione simbolica e reale ovvero, in parole poverissime, fra segno e cosa.

Bibliografia

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--. "Nota redazionale." Quaderno 2 (marzo-aprile 1962): 3.

--. a METRICA n'abolira. San Francisco: JCT, 1969.

--. "Thothality" [1975] Passaggi 4/5 (2003): 109-114.

--. Lettera all'autore, 21 marzo 2006.

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Sanguineti, Edoardo. "Sept poetes." Phantomas 45/49 (giugno 1964): 18-19.

RICCARDO BOGLIONE

Societa Dante Alighieri di Montevideo

(1) Per un'interessante, per quanto incompleta panoramica su tali ricerche, si veda Daniela Ferrari, "La parola negata. Parole cancellate, strappate, illeggibili, indecifrabili." La parola nell'arte. Ricerche d 'avanguardia nel 900. Dal futurismo a oggi attraverso le collezioni del Mart. (Milano: Skira, 2007) 605-609.

(2) Wolfgang Iser parla infatti di "two main structural components within the text: first, a repertoire of familiar literary patterns and recurrent literary themes, together with allusions to familiar social and historical contexts; second, techniques or strategies used to set the familiar against the unfamiliar." Wolfgang Iser, "The Reading Process: A Phenomenological Approach", Reader-Response Criticism, cur. Jane P. Tompkins (Baltimore-London: Johns Hopkins UP, 1980) 62-63.

(3) Iser 64.

(4) Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura (Genova: Graphos, 1996) 13.

(5) Anche se e Marinetti stesso, nel 1913, ad autoproclamarsi inventore della sconvolgimento tipografico della poesia nel manifesto Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in liberta, "pur rompendo con la tradizione, la rivoluzione marinettiana ha un antecedente nel poema di Stephane Mallarme Un coup de des Jamais n'abolira le hasard [...] strutturato secondo uno schema grafico, il cui filo conduttore e affidato all'alternanza di corpi tipografici, di tondi e di corsivi, e alla disposizione architettonica delle parole." Claudia Salaris, "Introduzione" La rivoluzione tipografica (Milano: Sylvestre Bonnard, 2001) 5-6.

(6) Si leggano, a mo' di esempio, le parole, datate 1955, di uno dei fratelli de Campos, membro del gruppo brasiliano Noigandres, per molti "inventore" della poesia concreta: "Em sincronizacao com a terminologia adotada pelas artes visuais a, ate certo ponto, pela musica de vanguarda (concretismo, musica concreta), diria eu que ha uma poesia concreta. Concreta no sentido em que, postas de lado as pretencoes figurativas da expressao [...], as palavras nessa poesia atuam como objetos autonomos. [...] Como processo consciente, pode-se dizer que tudo comecou com a publicacao de Un coup de Des (1897), o "poema-planta" de Mallarme, a organizacao do pensamento em <<subdivisoes prismaticas de Ideia>>, e a espacializacao visual do poema sobre a pagina" Augusto de Campos, "Poesia concreta" Teoria da poesia concreta. Textos criticos e manifestos 1950-1960 (Sao Paulo: Livreria Duas Cidades, 1975) 34. Lo stesso Mallarme aveva vaticinato la possibilita della creazione di future "scuole" poetiche basate sulla novita dei suo lavoro, gia nella prefazione al poema: "Oggi pur senza presumere dell'avvenire che di qui nascera, nulla o quasi un'arre, riconosciamo facilmente che il tentativo partecipa, imprevisto, delle ricerche particolari e care al nostro tempo, il verso libero e il poemetto in prosa." Stephane Mallarme, "Prefazione a Un colpo di dadi non abolira mai il caso." Poesie e prose di Stephane Mallarme (Milano: Garzanti, 1992) 402.

(7) Mallarme 401.

(8) Guido Guglielmi, "Mallarme, Marinetti, Apollinaire. Un'estetica tipografica" Alfabeto in sogno, cur. Claudio Parmiggiani (Milano: Mazzotta, 2002) 257.

(9) Guglielmi 258. Ciononostante, l'elemento "musicale" della sua creazione era considerato da Mallarme centrale, stando a quanto attesta nella gia citata prefazione: "La loro unione [del verso libero e del poemetto in prosa] si compie sotto un influsso, lo so, estraneo, quello della Musica ascoltata al concerto; se ne trovano numerosi modi che mi sono sembrati appartenere alle Lettere, e li riprendo." Mallarme, Prefazione 402.

(10) Diacono, nato a Roma nel 1930, dopo una breve stagione come poeta lineare (fini antologizzato da Pasolini nella "Piccola antologia neo-sperimentale" ospitata dal n.9/10 di Officina nel 1957 assieme, tra gli altri, ad Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani ed Alberto Arbasino) partecipa fra la fine degli anni '50 e i primissimi anni '60 alla formazione dei gruppi neoavanguardistici napoletani che operano attraverso le riviste Documento Sud e Linea Sud, fonda insieme a Stelio Maria Martini la rivista semiclandestina Quaderno, e nel 1961, a Roma, con Emilio Villa da vita alla piccola casa editrice EX che pubblica un'omonima rivista impegnatissima, fra le altre cose, sul fronte della verbovisualita e due libri fondamentali nel panorama della sperimentazione letteraria italiana, Heurarium di Villa e Denominosegnitatura dello stesso Diacono. Dopo il 1969 abbandona la scrittura per dedicarsi alla poesia-oggetto e dalla seconda meta degli anni '70 in avanti produce soprattutto critica d'arte, gestendo diverse gallerie prima in Italia poi negli Stati Uniti e tornando solo occasionalmente alla scrittura creativa. Un profilo abbastanza esauriente della sua attivita e della sua opera si puo ricostruire attraverso gli articoli apparsi sul quinto numero della rivista partenopea Risvolti (2000), a lui consacrato.

(11) Broodthaers, nato a Bruxelles nel 1924, si unisce giovanissimo al "Groupe Surrealiste-Revolutionnaire" belga scrivendo alcuni volumi di poesia che non riscuotono grande attenzione, fino a quando nel 1964 decide di ricoprire una cinquantina di copie invendute di uno dei suoi libri con dell'intonaco, esponendo l'opera con il titolo di Pense-Bete. Quest'operazione e ancor piu l'invenzione di un museo fittizio dedicato all'aquila e alla sua simbologia che ha sede in casa dello stesso Broodthaers (Musee d'Art Moderne, Department des Aigles, 1968) lo trasformano in uno degli artisti concettuali europei di punta. Muore nel 1976 a Colonia. Innumerevoli gli studi a lui dedicati, dei quali si devono almeno ricordare quelli pubblicati sul numero 42 della rivista October (1987) con il titolo di "Broodthaers. Writings, Interviews, Photographs", intieramente dedicato alla sua opera e ripubblicato come libro l'anno successivo (si veda Broodthaers. Writings, Interviews, Photographs).

(12) Anne Rorimer, "The exhibition at the MTL Gallery in Brussels" Broodthaers. Writings, Interviews, Photographs, cur. Benjamin Buchloh (London-Cambridge, MA: MIT, 1988) 113.

(13) In una lettera di Franz Denissen, poeta visivo belga, scritta direttamente in itallano (solo vagamente lacunoso) indirizzata a Diacono il 22 gennaio del 1970, si legge: "caro diacono, la lettura del tuo libro [A metrica n 'abolira] e stato un po' come uno shock, e ti dico perche: allo stesso giorno che l'ho ricevuto, avevo visto una esposizione di marcel broodthaers nella galleria wild white space, ad anversa, e si trattava di una specie di cartelli con una trasposizione grafica di un coup de des. ed era identicamente lo stesso procede del tuo libro: strisce invece delle parole [...] non so cosa ne devo pensare, il tuo libro e pubblicato nel 1968 [in realta nel 1969], ma non posso credere che marcel l'abbia letto, sono stato a casa sua nel luglio '69, quando lavorava ai cartelli, allora mi ha dato una spiegazione molto onesta dell'idea. e, probabilmente, un'accidentalita formidabile." In una lettera indirizzatami nel marzo del 2006, Diacono commenta il fatto dicendo che "quella tra ii lavoro di Broodthaers e il mio e stata una pura coincidenza intellettuale, anche se certamente facilitata dal clima di intensa <<designificazione>> del linguaggio letterario in quell'epoca." E aggiunge "il mio libro e stato fabbricato nel '68 [...] e pubblicato nel novembre '69 [...], secondo Denissen, Broodthaers faceva il suo libro nell'estate '69, quando il mio libro era in tipografia." L'unica menzione a stampa sul caso si trova nel catalogo di una mostra, curata da Mirella Bentivoglio nel 2004, che raccoglieva artisti verbovisuali operanti a Roma negli anni Sessanta, ma risulta un poco imprecisa: "Il '68 e anche l'anno di pubblicazione del libro qui esposto di Mario Diacono, che deverbalizza e colora, con un gioco di pure linee, le righe del "Coup de des" di Mallarme, conservandone solo l'elemento innovativo, la sparsa impaginazione. [...] Il lavoro di Diacono precorre di un armo la pubblicazione di un volume dei Belga Marcel Broodthears che ha a sua volta visitato allo stesso modo, ma senza colore, lo storico poema francese: e questa priorita dell'artista romano prova l'autenticita della sua introversa ricerca, cio ch'egli definiste il suo <<slanguage>>> Mirella Bentivoglio, "Introduzione" a Il non gruppo. Testi-immagine a Roma negli anni Sessanta. Biblioteca Angelica, Roma--Palazzo Chigi, Galleria Miralli, Viterbo. (Viterbo: Primaprint, 2004). p.n.n. Sorprendentemente il libro di Diacono e dei tutto assente dal catalogo di una mostra di libri d'artista ispirati al poema mallarmeano e che prende proprio il volume di Broodthaers sia come prima e precipua rilettura del testo francese che come iniziatore della pratica di traduzione per immagini del linguaggio: Un Coup de Des. Writing Turned lmage. An Alphabet of Pensile Language, cur. Sabine Folie (Vienna: Generali Foundation, 2008).

(14) Ferrari 608.

(15) Frasi citate in Rorimer 111, 110.

(16) Rorimer 113.

(17) Craig Dworkin. Reading the illegible. (Evanston, IL: Northwestern UP, 2003) 150.

(18) Mario Diacono, lettera all'autore, 21 marzo 2006.

(19) "Even though they were simultaneously visible in the exhibition as an ongoing sequente of slanted aluminum panels, the bars offered little visual stimulus. And only very attentive Mallarme connoisseurs will have notice that the centerfold had been inverted." Gabriele Mackert. "Model not masterwork. Book not Image. Broodthaers's Mallarme Constellation." Un Coup de Des. Writing Turned Image. An Alphabet of Pensile Language, cur. Sabine Folie (Vienna: Generali Foundation, 2008).

(20) Dworkin 150-151.

(21) Johanna Drucker. The Century of Artists 'Books. (New York: Granary, 1995) 115-116.

(22) Diacono, Lettera.

(23) Diacono e l'autore in Italla, nell'ambito delle nuove avanguardie, che piu radicalizza l'alterazione della lingua poetica itallana "piana" (per approdare in seguito ad esperimenti di poesie visuali e poesie oggetto), creando quello che si potrebbe definire un inesorabile sistema deformante delle parole. Diacono opera secondo due direttive principali: la disintegrazione della parola, e il suo opposto, il suo "ingolfamento" con altre parole, procedimento che con inesplosa metafora atomica si potrebbe chiamare "di scissione" (parole divise da trattini o rilevate tramite la maiuscolizzazione di alcune lettere all'interno di altre parole) e "di fissione" (parole-valigia che accumulano due, ma a volte anche tre o quattro, termini al Ioro interno). Cosi Sanguineti riassumeva il suo lavoro nel 1964: "Son veritable ideal est une antipoesie tres soigneusement calculee, du Dada corrige par Joyce, en somme. Cette junctura de Diacono represente actuallement le symbole extreme de l'experimen-talisme en Italie." Edoardo Sanguineti, "Sept poetes" Phantomas 45/49 (giugno 1964) 19.

(24) Diacono, Lettera.

(25) Mario Diacono, "petit tractatus periegeta taccuino scholion al <<de tanautologia hominis>>" Quaderno 2 (marzo-apdle 1962) 12.

(26) Mario Diacono, "Thothality" Passaggi 4/5 (2003) 109, 111.

(27) Luigi Ballerini. La piramide capovolta (Venezia: Marsilio, 1975) 92.
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Author:Boglione, Riccardo
Publication:Forum Italicum
Date:Sep 22, 2010
Words:4616
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