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Cristina Comencini: scrittrice, scenografa e regista. Intervista.

NOTA BIOGRAFICA

Cristina Comencini (Roma 1956) e tra le registe italiane di spicco della generazione di mezzo, con Francesca Archibugi (Roma 1960) e Roberta Torre (Milano 1962), che hanno sostituito i maestri del cinema italiano e che negli ultimi venti anni hanno raggiunto notorieta nazionale e internazionale. Figlia del grande regista Luigi Comencini (2) (1916-2007) e di Giulia, (3) sorella di Paola (Roma 1954) scenografa, costumista e produttrice esecutiva del Tg5, di Eleonora (Roma 1958) produttrice e scenografa, di Francesca (Roma 1961) regista e sceneggiatrice, Cristina esordisce come attrice (4) nel 1969 diretta dal padre in Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano. Non particolarmente attratta dal lavoro di interprete, dopo la laurea in Economia e Commercio, incomincia la carriera di scrittrice collaborando a lungo con il padre in veste di sceneggiatrice in opere come i televisivi Il matrimonio di Caterina (1982); Cuore (1984), l'adattamento del libro del 1886 di Edmondo De Amicis; e La Storia (1986), la trasposizione del romanzo omonimo del 1974 di Elsa Morante, diretti dal padre e scritti in collaborazione con la sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico. I suoi successivi lavori, nel ruolo di collaboratrice alla stesura della sceneggiatura insieme ad Ennio De Concini, sono gli sceneggiati televisivi Quattro storie di donne (1986) realizzati in due episodi con la regia di Franco Giraldi. In seguito Cristina Comencini firma anche le sceneggiature del film televisivo Un ragazzo di Calabria (1987) e del lungometraggio cinematografico Buon Natale e Buon anno (5) (1989), entrambi diretti dal padre.

Dopo questo intenso periodo di apprendistato, in cui e affiancata dai maggiori nomi nel mondo del cinema, Cristina Comencini approda alla regia nel 1988 con il suo film d'esordio Zoo, (6) una fiaba lieve ed aggraziata, di cui e anche sceneggiatrice insieme a Francesca Melandri. La sua attivita di regista prosegue con la realizzazione di due notevoli lungometraggi: l'impegnato film I divertimenti della vita privata (1990), di cui scrive la sceneggiatura con Gerard Brach; e l'adattamento letterario La fine e nota (7) (1992) dell'omonimo romanzo The End is Known (8) del 1949 di Geoffrey Holiday Hall, pubblicato in Italia nel 1952. (9) In questo libero adattamento, di cui e anche sceneggiatrice insieme a Susi Cecchi d'Amico, Cristina Comencini trasforma un romanzo dell'America del secondo dopo guerra in una storia ambientata nell'Italia degli anni Novanta. La regista cerca di innervare il film con tematiche contemporanee aggiungendo l'elemento del terrorismo italiano come sfondo alla trama. L'opera, un incrocio tra il thriller e l'analisi sociologica, e un giallo con una sceneggiatura coinvolgente, un vero e proprio noir che porta Cristina Comencini a confrontarsi con il tema, complesso quanto scottante, degli anni di piombo. (10) Sebbene manchi un approfondimento completo in chiave politico-ideologica, la pellicola e di pregevole fattura grazie soprattutto alle cupe atmosfere, suggestioni tenebrose e all'inquietudine di fondo che il registro registico e le ambientazioni riescono a creare.

Alcuni anni dopo Cristina Comencini dirige l'intervista con Mario Monicelli nel documentario collettivo Ritratti d'autore: Prima serie (11) (1996). Tuttavia, il suo primo successo al box-office e Va' dove ti porta il cuore (12) (1995), la trasposizione cinematografica dell'omonimo bestseller del 1994 di Susanna Tamaro, (13) di cui scrive la sceneggiatura insieme a Roberta Mazzoni, e in cui la regista affronta i temi a lei piU congeniali: le verita e le menzogne, le zone d'ombra, i silenzi e le incomprensioni, i sentimenti privati, vissuti dal singolo considerato come individuo indipendente, ma anche come cellula del nucleo familiare. Dopo questi film drammatici, il percorso di ricerca familiare, prosegue con il pregevole Matrimoni (14) (1998), una commedia sulla crisi della famiglia, e il divertente Liberate i pesci! (1999), di cui firma la sceneggiatura insieme a Enzo Monteleone. Questi film sono simpatiche espressioni della commedia all'italiana in cui, fra le meschinita e i sotterfugi, si parla delle piccole grandi bugie che, a volte, reggono i rapporti sentimentali. In seguito, la regista dirige un episodio del documentario collettivo Un altro mondo e possibile (2001) ideato e coordinato da Francesco Maselli. Il documentario e realizzato per raccontare i fatti del G8 di Genova, (15) gli episodi di violenza, avvenuti dal giovedi 20 alla domenica 22 luglio del 2001 in concomitanza con la riunione del G8, che costituiscono una delle pagine piu dolorose della storia italiana negli anni recenti.

Cristina Comencini continua come regista, ed anche come sceneggiatrice in collaborazione con la figlia Giulia Calenda, con Il piu bel giorno della mia vita (16) (2002), un film che scava nella sessualita di una comune famiglia borghese, estraendone la complessita e la crudelta del pensiero. La bestia nel cuore (17) (2005), trasposizione cinematografica del suo romanzo omonimo del 2004, di cui firma la sceneggiatura con Francesca Marciani e Giulia Calenda, e il film che le ha dato maggiore successo con notevoli riconoscimenti a livello internazionale, tra cui la candidatura all'Oscar come migliore film in lingua straniera. Inoltre, nel 2006, la regista esordisce sul palcoscenico dirigendo il suo testo teatrale Due partite. (18) La fortunata piece teatrale, in cul due generazioni di donne intorno ad un tavolo giocano a carte e si raccontano i crucci, le gioie, le ansie, gli sgomenti delle vite coniugali, e diventata film nel 2009 e Cristina Comencini ha collaborato alla sceneggiatura trasportando la sua opera dal palcoscenico al grande schermo con il film omonimo diretto da Enzo Monteleone.

Il suo ultimo film Bianco e Nero/Black and White (19) (2008) e una commedia sul rapporto d'amore tra un italiano e una donna di colore. (20) Nelle note di regia al film, la regista dichiara di essere stata in Africa perche le era stato chiesto di seguire un gruppo di studenti romani in un viaggio e di girare un documentario. E stata questa esperienza che le ha dato l'opportunita di entrare a contatto diretto con le persone del posto e di mettere in discussione una immagine prefabbricata che aveva dell'Africa e dei neri e ha cessato di considerarli categorie, e ha incominciato ad apprezzare i luoghi e le persone. (21) Un altro lavoro in corso di realizzazione e La mia mano destra, un film sulla tumultuosa vicenda amorosa tra due grandi interpreti della musica del XIX secolo, Clara Wieck e Robert Schumann. (22)

Oltre ad essere sceneggiatrice e regista prolifica, Cristina Comencini e anche una apprezzata scrittrice, nota al grande pubblico per i suoi romanzi pubblicati da Feltrinelli. Grazie al sostegno di Natalia Ginzburg pubblica il suo primo libro Le pagine strappate (1991), e continua la sua produzione letteraria con le opere Passione di famiglia (1994), Il cappotto del turco (1997), Matriosca (2002), La bestia nel cuore (2004), e L'illusione del bene (2007), tutti racconti punteggiati da indimenticabili figure femminili in cui si alternano commozione e comicita. (23) E proprio questa fluida vena di scrittrice esperta e di autrice poliedrica che porta Cristina Comencini a curare la sceneggiatura e a realizzare nel 2005 la regia del suo ultimo romanzo La bestia nel cuore.

La riscoperta della sessualita e degli affetti, partendo dal passato per raccontare le storie di oggi, caratterizza la filmografia di Cristina Comencini. La regista fruga nelle anime dei suoi personaggi e ne segue attentamente lo sviluppo emotivo e i cambiamenti generazionali. Il suo e un cinema fatto di persone comuni i cui sguardi perduti e storditi, come aggrovigliati fili di un'unica matassa, si intersecano e conducono a compiere un percorso di crescita e trasformazione nella vita. A Cristina Comencini non interessa fare film politici o sociologici, perche la regista preferisce raccontare il lato nascosto della laicita italiana, vuole approfondire i temi intimi e privati piu scottanti della societa contemporanea e ama avventurarsi nei sogni proibiti e nei segreti dei suoi personaggi.

In questa intervista la regista illustra la sua vasta produzione letteraria e fornisce un commento alla sua filmografia esaminando il passaggio artistico dal genere favola di Zoo al genere commedia di Matrimoni e Liberate i pesci, per poi soffermarsi su Il piu bel giorno della mia vita in cui Cristina Comencini magistralmente somma i temi a lei piU carie produce un film corale per antonomasia. La regista analizza inoltre la poliedricita di forme d'amore che i suoi film affrontano come tema privato all'interno di un intricato rapporto familiare moderno e inter-generazionale. Cristina Comencini infine esprime la sua opinione sull'ipotesi di un'estetica cinematografica femminile e sul valore autoriale di temi e linguaggi artistici femminili. (24)

FLAVIA LAVIOSA

Wellesley College

Intervista

F. LAVIOSA: Mi parli della sua esperienza di scrittrice e mi spieghi se nasce da quella di regista, oppure se e completamente autonoma.

C. COMENCINI: Io ho sempre scritto. All'inizio volevo fare solo quello. Ho scritto dei racconti, e un primo romanzo che non ho mai pubblicato. In seguito, venendo da una famiglia di cinema, ho cominciato ad usare la scrittura per la sceneggiatura. Mio padre e un grande regista e con lui ho lavorato all'elaborazione di sceneggiature da testi letterari come La Storia di Elsa Morante e Cuore di De Amicis. Ho fatto studi economici, matematica ed economia, materie molto lontane dal campo che ho scelto in seguito. Per parecchi anni scrivevo la sera e lavoravo in uffici economici di ricerca di giorno, e avevo gia due bambini. (25) Facevo molte cose quando avevo venti anni. Poi ho deciso di dedicarmi soltanto alla scrittura, ho lasciato l'ufficio dove lavoravo in ricerca economica e ho cominciato a scrivere sia racconti che sceneggiature. Ho mandato il mio secondo libro, Le pagine strappate, a Natalia Ginzburg, che aveva gia letto il primo, ma mi aveva consigliato di non pubblicarlo. Glielo mandai anonimo, perche volevo che lo leggesse libera da ogni condizionamento. Non la conoscevo, ma lei conosceva mio padre. La Ginzburg disse che mi avrebbe aiutata a pubblicarlo. E passato un po' di tempo, abbiamo fatto un editing insieme, poi lo ha pubblicato Feltrinelli. Questo libro e stato tradotto in inglese con il titolo The Missing Pages ed e stato pubblicato negli Stati Uniti, nel 1994. In realta, quando scrivevo sceneggiature avevo gia scritto un raccontino, una favola ambientata nello zoo di Roma. Un produttore l'ha comprato e mi ha proposto di farne la regia, e cosi ho esordito anche nel cinema con Zoo. Non volevo veramente fare la regista perche non volevo ricalcare quello che mio padre aveva realizzato. Mi sembrava che lui lo avesse fatto con cosi grande successo che sarebbe stato difficile per me intraprendere la stessa carriera, ma, alla fine, le mie due identita di scrittrice e regista, si sono affiancate, un po' per caso, e un po' come conseguenza naturale l'una dell'altra.

F. L.: Puo parlarmi dei suoi libri?

C. C.: Il tema dominante dei miei libri e la famiglia. Il primo romanzo, Le pagine strappate, esplora la relazione tra padre e figlia. Un padre che ha tre figlie, un uomo distante, un economista che ad un certo punto si accorge che l'ultima figlia ha un segreto, qualcosa che non puo dire. Il padre realizza all'improvviso che non conosce affatto le figlie, che e stato pochissimo con loro, e cerca di recuperare il rapporto con la piu piccola. La relazione tra questo padre e sua figlia e molto intensa, fatta di forti dissidi, ma anche di grandi riavvicinamenti. Poi ho scritto Passione di famiglia, la storia di una grande famiglia napoletana, aristocratica, piena di donne che giocano sempre a carte. E veramente una specie di saga, una cavalcata attraverso il tempo, che affronta la storia di questa famiglia, e insieme di tutto il mondo del Sud d'Italia, in particolare del mondo femminile del Sud, con i suoi molti difetti e virtu. Poi ho scritto Il cappotto del turco, la storia di due sorelle ambientata negli anni della mia vita, gli anni Sessanta e Settanta, anni della politica, in cui crescono queste due bambine, poi ragazze, sviluppando personalita completamente opposte. Le due sorelle affrontano questi anni complicati e avventurosi in maniera molto diversa e fra loro c'e un lungo legame, interrotto dalla morte di una delle due. Il quarto libro, Matrioska, e un romanzo sull'arte, in cui una delle due protagoniste e una grande scultrice, un'enorme matrioska, che ha molte storie da raccontare e le narra ad un'intervistatrice che deve scrivere un libro sulla sua vita. Le due donne cominciano ad entrare in contatto una con l'altra; quella che intervista entra nella vita della scultrice e allo stesso modo la sua vita la rimanda a se stessa. E un romanzo sul talento e sulla creativita femminile. Infine il mio ultimo libro e anche questo esce dall' ambito esclusivamente familiare, La bestia nel cuore.

F. L.: Si sente piu realizzata come scrittrice oppure come cineasta?

C. C.: A seconda dei momenti della mia vita: non potrei vivere senza scrivere e, se mi chiedessero di scegliere, io non rinuncerei mai alla scrittura, ma il cinema mi mancherebbe molto. Il cinema e qualcosa che sento profondamente, e un lavoro di grande immaginazione, e un lavoro collettivo e anche di rapporti umani. Quello che amo nel cinema e il rapporto con gli attori, oltre alla scrittura della sceneggiatura. Spesso ho pensato che non fosse giusto avere due lavori, perche sono entrambi molto difficili, ma ogni volta che faccio un film, mi viene subito dopo il desiderio di scrivere un libro, quindi continuo a fare sia cinema che letteratura.

F. L.: Cosa ha girato dopo Zoo?

C. C.: Dopo Zoo ho girato il film I divertimenti della vita privata, una commedia ambientata subito dopo la Rivoluzione Francese. E la storia dello scambio tra due donne durante la Rivoluzione. Una prostituta prende il posto di una madre e la madre va a fare la rivoluzione. E una commedia degli equivoci sulla femminilita e sul ruolo della donna. Poi ho girato un film giallo, La fine e nota, tratto da un bellissimo romanzo di Geoffrey Holiday Hall. Secondo me, e uno dei piu bei film che ho fatto, ma non ha avuto neanche un po' di successo. Dopo questo giallo, ho fatto il primo film di grande successo, Va' dove ti porta il cuore, l'adattamento del libro di Susanna Tamaro.

F. L.: Quindi lei ha tentato diversi generi.

C. C.: Si, ho fatto una favola per bambini, una commedia in costume del Settecento, poi un giallo, poi un melodramma, Va' dove ti porta il cuore, poi una commedia, Matrimoni, un'altra commedia, Liberate i pesci, e un film drammatico, Il piu bel giorno della mia vita. All'inizio pensavo che servirmi di un genere mi avrebbe sostenuto: quando si comincia a fare cinema si e molto inesperti. Il cinema, come la direzione d'orchestra, e un lavoro di arrivo, perche ne contiene tanti altri. Facevo film d'autore inseriti in un genere.

F. L.: Come e stata la sua esperienza con il genere commedia?

C. C.: Molto buona. Forse Matrimoni e stato il film in cui mi sono piu divertita: una parte di me e estremamente drammatica ma, per fortuna, esiste anche una parte di me molto ironica. La commedia e una tradizione italiana, e poi e anche una tradizione di famiglia, mio padre ha fatto parecchie commedie. Mi piacciono le commedie, adoro Billy Wilder e Woody Allen. Mi piacciono la leggerezza e la profondita che puoi toccare con una commedia. Una commedia non di battute, anche se la battuta ci deve essere, ma di situazioni. La commedia mi sembra molto vicina alla vita e, se e ben scritta e ben recitata, riesce ad avere un soffio di vita dentro. Una buona commedia non invecchia: i film di Billy Wilder, come A qualcuno piace caldo, sono sempre moderni. I film drammatici invecchiano. Forse la concezione del dolore cambia da un'epoca all'altra, mentre la risata sopravvive al tempo.

F. L.: Per quanto riguarda i film Matrimoni e Liberate i pesci, lei ambienta le sue storie, rispettivamente una a Trani e l'altra a Lecce. In Liberate i pesci sceglie anche brani musicali eseguiti da gruppi salentini corne i Sud Sound System, Arakne Mediterranea e Banda Ionica. Mi puo spiegare questa sua scelta geo-spaziale, geo-culturale e musicale?

C. C.: In Matrimoni non c'e soltanto Trani. Una parte della famiglia e a Trani e una parte vive a Bologna. Matrimoni e la storia della fuga di una donna nel giorno di Natale. Mentre tutta la famiglia arrivava dal Sud, per festeggiare il Natale insieme, lei torna al Sud. UItalia e un paese di grandi differenze. Abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale tra un Centro-Nord ricco e collegato al Nord Europa, e un Sud che economicamente va a rilento, ma che e anche la culla di una grandissima cultura. Sia la Campania che la Sicilia, e anche la Puglia, sono regioni in cui c'e una grande elite culturale. In Matrimoni mi interessava mettere a confronto questi due mondi, a livello familiare e privato. E come se, attraverso una commedia e attraverso la stessa famiglia, avessi voluto legare Nord e Sud d'Italia. Mi piaceva l'idea di una commedia che attraversasse tutta la penisola. Con Matrimoni ho conosciuto la Puglia. Sono figlia di un bresciano e di una napoletana, questo viaggiare fra Nord e Sud fa parte del mio DNA. Nei film ho sostituito la Campania con la Puglia, perche la Campania e molto difficile da trattare; per me e la regione piu magica, piu straordinaria, ma e anche piena di forti contrasti sociali. Anche la Puglia ne ha, ma sono meno evidenti. Da quando sono andata in Puglia a presentare i miei libri, mi sono innamorata della regione, mi piacciono molto le persone, le citta normanne. Matrimoni era andato molto bene e allora ho pensato di fare un'altra commedia, questa volta invece di genere grottesco, e l'ho ambientata di nuovo in Puglia.

F. L.: Sia nei suoi film che nei suoi libri lei guarda alla famiglia attraverso le generazioni, ne analizza i mutamenti, ne esamina i percorsi. Lei si fa narratrice dei rapporti interpersonali all'interno e attraverso le generazioni. Perche sceglie la famiglia come oggetto della sua narrazione?

C. C.: Credo che le famiglie siano la cosa che piu interessa la letteratura, perche i romanzi che hanno al centro la famiglia sono innumerevoli. Forse lo scrittore sente che nell'osservare il microcosmo familiare e il modo in cui la famiglia si proietta all'esterno, con le sue contraddizioni e dissidi, nell'analizzare il bisogno di chiudersi in se stessi, ma anche di aprirsi per non impazzire, riuscira a capire come siamo, cosa vogliamo, come cambiamo e come rimaniamo sempre gli stessi. Tutti i classici sono opere in cui la famiglia ha un ruolo fondamentale. Io vengo da una grande famiglia, siamo quattro figlie, abbiamo a nostra volta fatto parecchi figli. Ho sempre avuto la sensazione di poter raccontare bene la famiglia perche conosco le sfumature dei rapporti, l'odio e l'amore e come tutto questo si incrocia. Mi interessa enormemente il rapporto uomo e donna, perche la famiglia si costituisce intorno ad una coppia: un uomo e una donna che si mettono insieme, si amano e fanno dei figli. La famiglia e forse la cosa che piu si desidera, ma anche la piu difficile da avere. Per questo mi sembra molto importante raccontarne le evoluzioni ed e sempre presente nei miei libri e nei miei film.

F. L.: Nei suoi film lei sottolinea gli aspetti piu nascosti, porta alla luce, come con una lente di ingrandimento, i segreti privati, le bugie, le ambiguita, i silenzi, le incomprensioni che intessono i rapporti familiari. Nel suo intento di vivisezionare la famiglia, mette in risalto il fatto che questa sia un'istituzione in crisi. Lei ce la presenta come una forzatura alle nuove dinamiche sociali ed interpersonali, oppure la accetta e la propone come un'istituzione insostituibile, alla quale non abbiamo ancora trovato alternative valide?

C. C.: Sto preparando un film che verra girato in inglese. Lo sta scrivendo Frederic Raphael, un grandissimo sceneggiatore. E la storia del matrimonio ai primi dell'Ottocento tra Clara Wieck e Robert Schumann, due artisti. Lei grandissima pianista, lui grandissimo compositore. E un matrimonio d'amore, ma molto drammatico, per l'impossibilita di tenere unita una famiglia quando due persone hanno voglia di realizzarsi nelle rispettive professioni. Questa situazione mi sembra molto moderna. Oltretutto, ho lavorato con Suso Cecchi d'Amico, grandissima scrittrice del cinema italiano, e con mia figlia che e musicista. Suso sostiene che e impossibile tenere insieme una famiglia quando due persone cercano di realizzare se stesse allo stesso modo. Lei ha un punto di vista molto pessimista, pensa che il rapporto diventi un rincorrersi, che i bambini non abbiano spazio, che non ci sia piu la possibilita di formare la famiglia come lei l'ha conosciuta. Io non ho una visione cosi pessimista, ma e vero che quando l'uomo e la donna cercano entrambi di realizzare le loro aspirazioni al di fuori della famiglia, nascono diverse contraddizioni nella coppia. Questa storia affronta la tematica centrale del movimento femminista. Solo oggi si capisce il tipo di impatto che questo cambiamento ha avuto sulle persone e sulla famiglia, e quale sofferenza abbia portato, perche nella donna c'e comunque il desiderio molto forte di fare la madre, e l'uomo ha bisogno di fare l'uomo. In genere chi scrive storie per il cinema o per la letteratura non ha ricette, quello che puo fare e cercare di delineare delle situazioni e portarle fino alle loro estreme conseguenze, andare in profondita, in modo che ognuno capisca un po' di piu. Raccontare quello che accade nella realta, o prevederlo per migliorare la societa, e compito di storici e politici, non mio. Ho fatto tre figli, ho avuto una nipote molto presto, sono sempre stata circondata da molti bambini e ho sempre lavorato con i bambini. Avevo voglia di tenere tutto insieme, con una fatica gigantesca, pero. La famiglia si adatta alle nuove circostanze e alle nuove realta. E interessante vedere il modo in cui si trasforma e raccontare i terremoti che subisce.

F. L.: Nel film Il piu bel giorno della mia vita lei parla di amore in varie forme. Cito quanto lei ha dichiarato in un'intervista su Repubblica del 6 aprile, 2002: "[in questo film] c'e il rapporto di sfida e il dissidio tra i sentimenti e il desiderio. C'e questa idea quasi religiosa di unita tra anima e corpo: volevo raccontare questa utopia, che e anche l'utopia della mia generazione." Potrebbe elaborare l'idea di questa utopia?

C. C.: In passato le famiglie erano dei contratti, dei rapporti abitudinari in cui il tradimento del marito era considerata una cosa normale. Tranne alcune rare eccezioni di matrimoni d'amore, nella maggior parte dei casi le coppie sposate vivevano insieme nell'indifferenza, o anche nell'odio. Poi, negli anni Settanta e nato un qualcosa che ha rivoluzionato i concetti di matrimonio e famiglia. Il movimento di ribellione giovanile era molto utopico, fatto di sognatori che volevano legare l'amore alla felicita e al sesso. Bisognava liberare i sentimenti, e riuscire a farli convivere col desiderio. Questo sogno romantico e poi diventato un moto di ribellione che ha portato alla svalutazione del concetto di famiglia, considerata un'istituzione vuota e falsa. Lo spirito di questa ribellione esprimeva il desiderio dei giovani di fare l'amore per amore, ma presto l'ideale ha fatto i conti con la realta e il prodotto sono state innumerevoli separazioni: e molto difficile tenere in piedi un matrimonio stabile, con i figli, e dove l'amore e il desiderio resistono per tutta la vita. Credo ancora in quel sogno, un sogno che ha avuto il merito di rivoluzionare enormemente i costumi, ed e giusto preservarlo, ma forse bisogna renderlo piu realistico. La generazione di oggi, quella dei miei figli grandi, lo ha fatto. Loro hanno preso in eredita questo sogno, il desiderio di amarsi in modo completo, con i sentimenti e col corpo, ma sanno anche che, per rendere piu stabili questi matrimoni, bisogna farlo da grandi e bisogna pensarci bene. Oggi c'e una maggiore consapevolezza dell'importanza di queste scelte.

F. L.: I suoi personaggi femminili sono tanti e pluri-generazionali. Mi sembra di percepire una linearita nella rappresentazione dei personaggi maschili e invece una complessita e multidimensionalita in quelli femminili. La sua e una scelta femminista, narrativa, estetica, oppure la sua e una convinzione che l'umanita femminile sia piu articolata, che sappia meglio gestire le ambiguita e i conflitti?

C. C.: Credo che la complessita maschile non emerga all'interno del privato. Penso che l'uomo sia un essere molto interessante e complesso, ma che questa sua tormentata difficolta di vivere venga fuori solo nel rapporto col sesso, il lavoro, la carriera, i soldi e la conoscenza. Le mie storie parlano di universi privati dove l'uomo e sotto il controllo della donna, che riesce a superarlo grazie alla sua sottile capacita di orchestrare i temi dell'amore, della famiglia, della tenerezza, della vecchiaia, della bellezza, della bruttezza. E come se la donna passasse la vita a pensare, immaginare, fantasticare su queste cose. Questo non vuol dire che l'uomo sia meno complicato, solo che, per dare il meglio di se, spesso ha bisogno di un territorio esterno alla famiglia. Pochi giorni fa ho rivisto La dolce vita. Fellini racconta la complessita maschile e credo che lo abbia fatto meglio di tutti, insieme a Woody Allen. Ma ci e riuscito solo presentando l'uomo nel suo rapporto con la donna che lo aspetta, con le avventure che ha, con i suoi successi e fallimenti. E difficile dare ai personaggi maschili il riconoscimento della loro complessita dall'interno del microcosmo familiare. C'e riuscito Bergman in Scene da un matrimonio, ma forse quello era un uomo speciale. Gli uomini non parlano tanto, quindi nei film sulla famiglia appaiono chiusi, come lo sono nella vita. In realta, tutti gli esseri umani, gli uomini e le donne, sono molto complicati.

F. L.: Perche sceglie di esplorare la sensibilita femminile?

C. C.: Nel mio libro La bestia nel cuore, che parte da un fatto di cronaca molto drammatico, c'e un personaggio maschile che ho sentito profondamente, nelle sue diversita e contraddizioni: e un attore e sento di avergli dato la stessa complessita e il tormento che hanno i miei personaggi femminili. Proprio perche e preso dal lavoro, l'ho potuto seguire anche nelle sue aspirazioni, i suoi tradimenti, in quello che pensa, nel suo amore per la compagna. Credo che piu si esca dal contesto familiare, piu si riesce a descrivere gli uomini.

F. L.: Volendo individuare le caratteristiche che accomunano i suoi film e volendo definire la sua firma autoriale, quali elementi lei definirebbe come tipici del suo cinema?

C. C.: Sicuramente la scelta di temi ricorrenti. A livello stilistico, i miei film hanno in comune il modo di raccontare una metafisica dei sentimenti privati, anche nelle cose piccolissime, che pero diventano lo specchio di una realta piu importante di noi. In questo senso c'e una forma di religiosita in quello che scrivo e nei film che faccio, non tanto perche ci sia Dio, ma perche i fatti semplici, i sentimenti di tutti i giorni, una volta inseriti nel racconto, acquistano una loro grandezza. Mi piace passare dal racconto al sogno, e realizzare l'elaborazione del racconto-sogno. Questo si puo fare soprattutto nei libri, ma non solo: ne II piu bel giorno della mia vita, per esempio, c'e il sogno del bambino, il suo fantasticare che pero riconduce subito ad una situazione reale. E il rapporto tra sogno e realta che riesce a rivelare alcuni scorci di un qualcosa che e anche fuori di noi, e che e di tutti. Se tutto questo mi riesce bene? Qualche volta, si, qualche volta, no.

F. L.: Vorrei riprendere il finale de Il piu bel giorno della mia vita, in cui lei affida la cinepresa alla bambina, nel giorno della prima comunione. In un'intervista lei dice "affido la cinepresa alla bambina perche lei con il suo occhio possa riflettere, possa anticipare che cosa succedera e, proiettata nel futuro questa bambina sa gia da ora che non commettera gli stessi errori." A quali errori si riferisce?

C. C.: A quelli dei genitori, della madre, del padre, a tutto quello che l'ha fatta soffrire. Non e importante se anche lei commettera gli stessi errori, quello che conta e la sua sensazione, bella e terrificante, di aver acquistato una coscienza non piu infantile: la telecamera le da la possibilita di fissare le immagini con un occhio da adulta. Lei sa che e l'ultima volta che i suoi genitori stanno insieme, e registra quello che sta vivendo come se fosse gia un ricordo. Come regista, mi piaceva l'idea di dare la macchina da presa alla bambina, che ha visto tutto ed e rimasta in silenzio, e di lasciarle fare il suo finale. Lei e molto diversa dai suoi genitori, conosce bene i loro errori, li ha vissuti sin da subito sulla propria pelle e ci ha sofferto molto, quindi e gia grande. Credo che la stessa cosa sia capitata alla generazione successiva alla mia, quella dei romantici sognatori degli anni Settanta.

F. L.: Tutti i suoi film hanno una protagonista che rappresenta la nuova generazione da cui noi tutti ci aspettiamo qualcosa di nuovo. Cosa si aspetta lei da questa generazione?

C. C.: Ogni generazione fa dei passi in avanti. Questa ha una nuova consapevolezza dell'affettivita, del sentimento della fedelta, dell'amore, del desiderio, dei figli, pur avendo perso un certo slancio. Ho una figlia, scrive anche lei e ha una bambina di sei mesi. E arrivata alla maternita non come ci sono arrivata io al primo figlio, come una bambina che faceva un altro bambino, ma con grande saggezza. Ho la sensazione che alla base di un sogno, che e sempre un sogno universale, questa generazione costruira qualcosa di piu stabile e mi auguro che ci riesca senza perdere il sogno.

F. L.: Lei ha trattato molto le donne come personaggi nella vita privata e nella societa. Prendo spunto da quanto e stato dichiarato in occasione del X Festival Internazionale del Cinema delle Donne 2003 che si e tenuto a Torino, lo scorso marzo. Uorganizzatrice, Clara Rivalta, si dichiara promotrice della diffusione della cultura delle donne per lo sviluppo e la ricerca di un loro linguaggio e parla della specificita dell'espressione femminile. Cosa ne pensa lei? Si puo parlare di un'estetica cinematografica femminile, di temi e linguaggi femminili? Una regista fa un tipo di cinema diverso da un regista?

C. C.: Su un argomento del genere e molto facile essere contraddetti. E vero che, per affrontare alcuni temi, sono necessarie una sensibilita e una conoscenza del mondo femminile che solo una donna puo avere, ma e anche vero che ci sono dei grandi registi di donne, come Bergman, Woody Allen, e anche mio padre. Ho sempre pensato che non fosse possibile individuare una differenza cosi grande e, anche se l'idea di gruppi di donne che riflettono, capiscono e si scambiano esperienze e molto bella, l'arte non ha sesso. A partire dall'antica Grecia, nella poesia, l'artista ha sempre avuto la pulsione di abbandonare il proprio sesso per poter rappresentare tutta l'umanita. A volte questo non riesce totalmente, perche non tutti hanno lo stesso talento. Tolstoj e un esempio perfetto: costruisce Natasha, il principe Andrea ed entrambi sono sia uomo che donna. Tolstoj aveva una concezione della donna estremamente arretrata, ma nel momento in cui scriveva abbandonava il proprio sesso. L'artista si getta alle spalle il fardello della divisione che portiamo addosso nella vita di tutti i giorni e attraverso i secoli, e rappresenta entrambi i sessi. Non mi piace porre dei limiti all'arte: l'arte non dovrebbe limitare, dovrebbe liberare.

F. L.: Ho qui un elenco di film realizzati da giovani registe italiane. Come mai una presenza piuttosto numerosa di registe alle loro prime opere, seguito da un totale silenzio artistico?

C. C.: Si potrebbe fare la stessa lista per moltissimi uomini che hanno esordito nella regia e poi si sono fermati, oppure sono passati alla televisione. Ad un certo punto i film sulle donne sono diventati una moda e hanno fatto esordire molte registe con l'idea che avrebbero prodotto film di successo. Non credo che le donne non abbiano le stesse capacita degli uomini, e non credo che ci siano poche registe perche alle donne non vengono offerte opportunita. Penso che la donna abbia paura, una paura in parte giustificata, ad assumere ruoli in cui si esercita un'autorita e si comanda su molta gente, perche alle donne non piace essere autoritarie. Il problema e stato maggiore nei decenni precedenti: fino a quindici anni fa, non si scrivevano neanche copioni con ruoli femminili di rilievo. Oggi le difficolta coinvolgono tutta la produzione cinematografica in Italia, e sono penalizzati sia gli uomini che le donne.

F. L.: Dove sta andando il cinema italiano delle nuove generazioni di registi?

C. C.: Siamo tutti cresciuti all'ombra di un cinema grandissimo, il cinema di mio padre, il cinema dei genitori in senso lato, che riusciva a raccontare storie di gente raccontando tutta l'Italia, e dunque raccontando il mondo. Poi abbiamo avuto oltre dieci anni di forte tensione politica, il terrorismo, le stragi e nessuno ha piu raccontato niente. Si giravano solo film politici e ideologici. Certo, c'erano grandi registi che facevano un cinema di qualita come Bertolucci e Bellocchio, ma era comunque un periodo in cui la capacita di raccontare una storia era venuta meno. La politica ha tappato la bocca a tutti, nessuno poteva raccontare delle storie che non fossero ideologiche. Era una situazione quasi reazionaria. A partire dagli anni Ottanta, la crisi creativa del cinema ha dovuto fare anche i conti con l'anarchia totale instaurata dal vertiginoso aumento dei canali televisivi. La televisione comprava i film e li mandava in onda a tutte le ore del giorno e della notte su settanta canali diversi. Un settore gia cosi fragile si e trovato di fronte a questa tragedia culturale che ha indebolito tutte le altre forme artistiche come la scultura, la pittura, il teatro, la musica. Sembrava che ogni cosa fosse diventata televisione. Alla fine degli anni Ottanta il cinema si e ripreso e una nuova generazione di registi, di cui faccio parte anche io, per liberarsi completamente dei temi politici e rivalutare l'umano, ha cominciato a raccontare storie piccolissime, e piu erano piccole, piu sembravano vere. E nato tutto un filone di film minimali, che finalmente tornavano a parlare delle persone, ma che rifiutavano come la peste i temi sociali. Oggi si sente il limite di queste scelte. Dovremmo raccontare la vita delle persone e inserirla in un contesto, storico e geografico, come, per esempio, ha continuato a fare Amelio. Dobbiamo essere piu ambiziosi: le storie e i personaggi devono parlare di quello che accade nel nostro paese, e non solo, ma anche in tutta Europa. Mi auguro che questo tipo di cinema arrivi.

NOTE

(1) Questa intervista e stata possibile grazie all'assistenza di Gioia Donati, agente di Cristina Comencini. Gioia Donati lavora presso la Carol Levi & Company srl da oltre 25 anni. Questa Agenzia era la rappresentanza in Italia della William Morris Agency 25 anni fa.

(2) Luigi Comencini, nato a Salo 1'8 giugno 1916, architetto, ex critico, curatore e fondatore con Lattuada e Ferrari della Cineteca Italiana, poi retta per molti anni dal defunto fratello Gianni ed ora dalla nipote Luisa e dalla figlia Cristina, si e spento il 6 aprile 2007 a Roma dopo una lunga malattia, il morbo di Parkinson, sopportata con coraggio e discrezione. Luigi Comencini ha diretto 42 film. Leone d'oro alla carriera alla Mostra di Venezia nel 1987, e stato definito il regista dei sentimenti che invento il "neorealismo rosa."

(3) La madre Giulia e figlia della principessa Grifeo di Partanna.

(4) Recita accanto a Tina Aumont e Maria Grazia Buccella.

(5) Una coppia borghese di mezza eta vive separata, ognuno con una delle figlie sposate. Dopo una crisi, i coniugi tentano la riconciliazione.

(6) Con la debuttante Asia Argento, il film e la storia di Martina, una ragazzina di 11 anni. Vive con il padre che lavora come guardiano dello zoo di Roma. Martina spesso gironzola tra i viali del parco e una notte scopre un ragazzo di 14 anni che vive nascosto nello zoo. I due diventano amici e decidono di fuggire con un elefante.

(7) Bernardo e un avvocato di grido il quale una sera, tornando a casa, assiste alla caduta dalla finestra del suo appartamento del corpo di un uomo assassinato. La moglie lo informa che l'uomo era venuto a cercarlo probabilmente per un consulto legale. Bernardo scopre che l'uomo era un terrorista ricercato da 10 anni e sospetta che ci sia un legame tra il terrorista e un cliente sotto processo di cui lui e l'avvocato difensore.

(8) Scritto nel 1949, Sciascia lo aveva fatto tradurre nei romanzi gialli Mondadori nel 1952. Sellerio lo ha ripubblicato nel 1990.

(9) Geoffrey Holiday Hall, l'autore del romanzo, ha scritto due romanzi nella sua carriera. La fine e nota e Qualcuno alla porta (The Watcher at the Door) che nel 1954 vinse il Grand Prix de la Litterature Policiere. Poi lo scrittore non ha scritto piu niente e sembra essere svanito nel nulla. In una nota contenuta nell'edizione di Sellerio del 1990, Leonardo Sciascia dichiara di aver cercato di scoprire qualcosa su questo misterioso autore, ma di non aver trovato niente, nemmeno negli archivi del suo vecchio editore americano. Nulla quindi, se non la sensazione che si trattasse di uno pseudonimo, un nome con cui qualcuno molto piu famoso si era preso una vacanza, anche anagrafica, vista la scelta dello pseudonimo stesso, Holiday Hall, nella letteratura di genere.

(10) Espressione giornalistica largamente usata per fare riferimento agli anni Settanta come agli anni degli attacchi terroristici in Italia e Germania. Deriva dal titolo del film della regista Margarethe von Trotta Die bleierned Zeit (Marianne and Juliane) del 1981.

(11) Questo documentario e una produzione di Orisa Film. Questa serie e stata ideata da Valentina Pascarelli e prodotta da Cristiano Bortone. Uepisodio con Cristina Comencini e Mario Monicelli e diretto dalla Comencini. Giovani registi italiani scambiano idee sulla produzione nazionale dei film dei grandi maestri in una interessante serie di interviste di 15 minuti. Finanziato dal canale privato Telepiu 1, questi sono incontri tra esponenti di due generazioni di registi.

(12) Il film riceve il premio Nastro d'Argento per l'interpretazione di Virna Lisi come migliore attrice.

(13) Tradotti in oltre 40 lingue straniere.

(14) Il film riceve il premio David di Donatello nel 1999 per l'interpretazione di Cecilia Dazzi come migliore attrice non protagonista.

(15) La riunione fu fortemente contestata dai movimenti no-global e dalle associazioni pacifiste che dettero vita a manifestazioni di dissenso, poi sfociate in gravi tumulti di piazza con scontri fra forze dell'ordine e manifestanti e gravi danni alla citta. Nei sei anni successivi vi sono state alcune condanne in sede civile nei confronti dello Stato Italiano e in sede penale contro alcuni esponenti delle forze dell'ordine per gli abusi compiuti durante la manifestazione (non in forma definitiva). Circa 250 denunce nei confronti di esponenti delle forze dell'ordine per lesioni sono state archiviate per l'impossibilita di identificare gli agenti responsabili, sebbene la magistratura avesse ritenuto avvenuti molti dei fatti in questione. Secondo i magistrati, che seguono i processi, vi e un elevato rischio che tutti i procedimenti, che riguardano gli esponenti delle forze dell'ordine e parte dei reati di cul sono accusati i manifestanti, finiscano in prescrizione.

(16) Il film riceve nel 2003 il premio Grand Prix al Creteil International Women's Film Festival; nel 2002 il Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura condiviso con Lucilla Schiaffino e Giulia Calenda; il Nastro d'Argento per l'interpretazione di Margherita Buy, Virna Lisi e Sandra Ceccarelli come migliori attrici non protagoniste; e il Grand Prix des Ameriques al Montreal World Film Festival del 2002.

(17) Prodotto da Cattleya e Rai Cinema in co-produzione con Acquarius Film (UK), Babe (Francia), Alquimia Cinema (Spagna), in collaborazione con Sky Distribution 01 Distribution, La bestia nel cuore ha incassato piu di $7 milioni al box-office nell'autunno del 2005, dopo essere stato presentato al Festival di Venezia del 2005. Riceve i seguenti premi al Festival di Venezia del 2005: Premio della citta di Roma per il migliore film; la Coppa Volpi per l'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno come migliore attrice protagonista, Wella Price per Angela Finocchiaro come migliore attrice non protagonista; il premio UNICEF; il premio Young Cinema come migliore film italiano; David di Donatello per l'interpretazione di Angela Finocchiaro come migliore attrice non protagonista; il Nastro d'Argento per Fabio Cianchetti per la migliore fotografia; il Nastro d'Argento per Riccardo Tozzi, Marco Chimenz e Giovanni Stabilini come migliore produzione; e nel 2006 la candidatura al 78esimo Oscar come migliore film in lingua straniera.

(18) Pubblicato da Feltrinelli nel 2006. Nel 2007, ha vinto I teatranti dell'anno, premio dedicato a Vittorio Gassman. Anni Sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa. Ogni giovedi, da molti anni, si riuniscono per fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con se le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora, fanno le madri, le mogli e si conoscono da molto tempo. Una di loro e incinta del primo bambino. Durante il primo atto si intrecciano le loro storie tra comicita ed emozioni, il tutto scandito dai primi dolori della partoriente. Il tema piu forte e quello della maternita e dei vari modi d'intenderla. Il primo atto si chiude con una nascita: il palcoscenico deserto, le carte abbandonate sul tavolo verde, le voci trafelate delle donne fuori scena. Secondo atto oggi, quattro donne s'incontrano in un'altra casa, sono vestite di scuro. Si sono riunite dopo il funerale di una delle loro madri che si e suicidata. Si capisce che sono le bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto. A poco a poco la narrazione le collega una dopo l'altra alle madri, qualche volta per somiglianza, qualche volta per contrasto. Due epoche, due modi di essere donne.

(19) Il film e una produzione Cattleya e RAI Cinema. Il film e previsto nelle sale cinematografiche italiane nella primavera del 2008. Soggetto e sceneggiatura di Giulia Calenda, Maddalena Ravagli e Cristina Comencini, con scenografia di Paola Comencini.

(20) Sinossi: Elena (Ambra Angiolini) e mediatrice culturale, molto impegnata nel lavoro al punto che la sua professione si insinua anche nella sua vita familiare. La figlia Giovanna ne risente e il marito Carlo (Fabio Volo), tecnico informatico, e spesso costretto a presenziare a serate di beneficenza. Durante una di queste serate, Carlo incontra Nadine (Aissa Maiga), una bellissima donna di colore con cui instaura un rapporto di grande intesa fin dal primo sguardo; mentre suo marito Bertrand (Eriq Ebouaney), un raffinato intellettuale di colore, relatore della conferenza, infiamma gli animi di tutti con la sua dialettica appassionata. Carlo convince la moglie ad invitare Nadine e i figli alla festa di compleanno di Giovanna. Un equivoco dopo l'altro crea una situazione comica ed intricata da cul i personaggi non riescono piu a districarsi. In questa situazione nasce una passione d'amore tra Carlo e Nadine. Amici e parenti manifestano stupore, esprimono rifiuto e anche molta curiosita per questa relazione.

(21) Note di regia, 2007. Cortesia della regista. Comencini dichiara di essersi resa conto che "nonostante tutti i discorsi quotidiani sul mix etnico, il superamento del razzismo, l'integrazione" ne lei, ne i suoi amici e collaboratori frequentavano persone nere. Inoltre la regista spiega che "non c'era incontro, ci si teneva lontani, si parlava di loro ma a distanza. E lo stesso i neri facevano con noi. [...] Mi e parso che, al di la del razzismo culturale, fatto solo di stereotipi e di ignoranza, esisteva un'altra forma di apartheid, comune alle due parti: non mischiare le nostre vite. E allora ho immaginato una storia, a casa mia, qui a Roma, fra persone simili, non separate da distanze di classe o di livello culturale, ma solo dal desiderio nascosto di tenersi lontani. Ho creato due mondi diversi ma in fondo anche molto simili, vicini ma separati: due famiglie, con le bellezze e i problemi di tutte le famiglie. La separatezza salta, superata momentaneamente dalla scintilla di un amore, inopportuno ma irresistibile. Uesplosione travolge tutto, e porta a galla anche schegge di razzismo profondo, paure primitive, idee infantili, mimesi di conflitti storici. Tutto cospira perche si ritorni alla tranquilla e protetta vita all'ombra del muro."

(22) Sceneggiatura di Fredric Raphael.

(23) Tutti i romanzi sono stati tradotti in diverse lingue europee.

(24) Uintervista e stata audio-registrata e poi trascritta. Dopo essere stata formalmente autorizzata dalla regista, viene proposta in questa pubblicazione.

(25) Nella vita privata e madre di Carlo e Giulia Calenda, sceneggiatrice, e di Luigi Tozzi, nato dall'unione con Riccardo Tozzi, produttore cinematografico e televisivo.
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Author:Laviosa, Flavia
Publication:Italica
Article Type:Interview
Geographic Code:4EUIT
Date:Sep 22, 2009
Words:7367
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