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Cristianesimo e potere nell'Antichita': un esempio dalla Hispania Tarraconensis.

RESUMEN: Durante los conflictos politico-religiosos entre cristianos y paganos, bajo el reinado de Teodosio, un estudio prosopografico en un area geografica especifica (Hispania Tarraconensis) ha identificado una carrera civil (Nummius Aemilianus Dexter) y eclesiastica (Pacianus) en la misma familia senatorial. Esta ultima (episcopus Barcinonensis) se desarrollo en la ciudad donde nacio el senador. Esto muestra un cambio real en la politica de la sociedad romana en el siglo pe d.C., y tambien muestra el poder creciente de la Iglesia y de su jerarquia en el Imperio tardio en las provincias. Ademas, la produccion literaria de Paciano ha proporcionado informacion de interes sobre el modus vivendi de la comunidad cristiana de Barcino y tambien sobre las relaciones entre las instituciones y los poderes locales y provinciales.

Palabras clave: Cristianismo, siglo pe d.C., Hispania Tarraconenses.

Christianity and Power in the Antiquity: an example from Hispania Tarraconensis

ABSTRACT: In the political-religious conflicts between christians and pagans, under Theodosius' reign, a prosopographic study in a specific geographical ama (Hispania Tarraconensis) has identified a civil and clerical career in the same senatorial clan (Nummius Aemilianus Dexter and Pacianus). The clerical career (episcopus Barcinonensis) was carried out in the city where the senator was born. This shows a real change in the policy of the roman society in the iv century A.D., and also the increasing power of the church and its hierarchy in the late Empire in the provinces. Furthermore Pacianus' writings contain interesting information on the modus vivendi of the cristian community in Barcino and on the relations between institutions and local, provincial powers.

Key words: Christianity, iv century A.D., Hispania Tarraconensis.

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Originari di Barcino, sotto l'impero di Teodosio, sono due personaggi di un certo rilievo sia per la storia religiosa che secolare della Hispania Tarraconensis: Pacianus e Nummius Aemilianus Dexter. Paciano e episcopus Barcinonensis, mentre Nummio, come vir clarissimus, svolse un ruolo attivo nella politica romana, ricoprendo posti di responsabilita ed alte cariche nella gestione amministrativa dell'Impero. Se il primo, per la sua produzione letteraria, pub vantare un'articolata rassegna bibliografica, interessata soprattutto alla formulazione di un'attenta esegesi critica delle sue opere (1), il secondo, invece, clarus ad saeculum (2), viene ad essere enumerato fra quei senatori facenti parte di un ristretto gruppo politico al servizio dell'imperatore, il cosiddetto 'dan ispanico' di Teodosio. La vita di Paciano con la scelta, dopo la conversione al cristianesimo, di seguire una carriera ecclesiastica e quella del figlio Nummio che, pur essendo cristiano, optb per una carriera secolare offrono un significativo esempio dei cambiamenti di ingerenza politica nella societa romana, negli ultimi decenni del IV secolo d.C. Tale importanza e generata soprattutto dal fatto che si tratta presumibilmente di due esponenti dell'ordo senatorius, appartenenti alla stessa famiglia, e con lo stesso credo religioso. L'educazione classica ricevuta, peculiare di un cerro status sociale, permise ad entrambi di testimoniare la bellezza della fede cristiana ed ii proprio livello culturale attraverso alcune opere: sermoni, epistole e trattati (Paciano), un trattato di storia universale (Nummio) (3). I testi pervenutici, purtroppo unicamente quelli di Paciano (4), aiutano, attraverso il loro contenuto teologico-religioso, a comprendere meglio alcuni aspetti della penetrazione del cristianesimo in una comunita provinciale in epoca tardoantica, motivo per cui, in questa sede, ho dato ampio spazio ad un approfondimento testuale.

La rilevanza di questi due fattori, cioe l'appartenenza di Paciano e Nummio Emiliano all'aristocrazia senatoria e la medesima scelta religiosa, non e secondaria, quindi, ai fini di questa analisi storica. E proprio, infatti, alla fine del IV secolo d.C. che si colloca un sensibile incremento nella cristianizzazione delle famiglie senatorie (5), soprattutto fra i clarissimi originari del suolo iberico, come in un precedente studio ho avuto modo di rilevare (6), sebbene la maggior parte degli esponenti dell'ordo senatorius rimanesse ancora pagana. E lungo fu il processo che spinse membri delle elites benestanti e acculturate a sentirsi ogni volta pio attratti dal cristianesimo e dai privilegi che offriva la carriera ecclesiastica. In realta vari e geograficamente diversificati sono gli aspetti della religiosita ispanica, tanto che Vilella (7) non ha difficolta a parlare di iglesias y cristianidades hispanas a testimonianza della ricchezza e poliedricita della cristianizzazione in una delle provincie pio fortemente romanizzate. All'interno, quindi, di questo variegato contesto si inseriscono le figure di Paciano e Nummio Emiliano.

Le notizie che possediamo sopra Paciano si devono esclusivamente alla testimonianza di San Gerolamo, che decanta la sua integrita di vita ed il suo eloquente insegnamento (8). Sappiamo che e il padre di un certo Dexter, identificato con ii praefectus praetorio Nummius Aemilianus Dexter. Venne designato episcopus Barcinonensis, verso la fine del IV secolo d.C., ma prima di questa funzione religiosa, secondo Stroheker, aveva assunto, un'alta carica laica, sulla cui natura, pero, lo studioso non formula alcuna ipotesi (9). L'elezione a vescovo sarebbe stata, quindi, successiva alla conversione al cristianesimo. Ignoriamo, pero, la data della conversione e cosi pure la condizione familiare di Paciano al momento dell'ordinazione episcopale, cioe se fosse vedovo o no (10). Al 392/393 d.C. dovrebbe, comunque, risalire la data della morte, in base al fatto che Gerolamo, che conclude ii De viris illustribus nel 393 d.C., vi menziona Paciano come deceduto. Questo terminus ad quem e, fra l'altro, confermato dalia notizia che fu Lampius, nell'esercizio della funzione di vescovo di Barcino, a consacrare Paolino da Nola al sacerdozio nel 394 d.C. (11).

Non conosciamo l'estrazione sociale della famiglia dell' episcopus, ma risulta plausibile sostenere un'appartenenza all' ordo senatorius o comunque ad una delle famiglie pira agiate ed in vista di Barcino, attraverso le informazioni ricavate sulla sua vita e cioe l'educazione ricevuta, testimoniata dalia sua ampia produzione letteraria, la nomina ecclesiastica e la carriera politica del figlio, fra l'altro vir clarissimus (12). Risulta, infatti, che la funzione di vescovo venisse assunta solo da persone che rivestissero una posizione importante e di potere all'interno dell'aristocrazia provinciale. Il pira delle volte, infatti, gli ecclesiastici, specialmente del IV secolo d.C., venivano reclutati fra i ceti di possidenti e l'aristocrazia del curiales (13). A questi l'inserimento nella gerarchia ecclesiastica offriva garanzie maggiori di avanzamento ed influenza sociale di quanto non facesse l'istituzione statale, ne e esempio Priscillianus (14), familia nobilis, praedives opibus (15), eletto vescovo, nel 380 d.C., nella citta di Avila in Hispania Carthaginensis, e Ossius (16), di famiglia abbiente (17), vescovo di Corduba in Baetica, nel 300 d.C. Tra la fine del IV e gli inizi del v secolo d.C. arrivare ad essere nominato vescovo si converte in un ideale e in un obiettivo fortemente agognato, ma soprattutto in una forma di promozione sociale che compete e supera le possibilita che offriva il cursus honorum tradizionale delle magistrature civili e della politica. E questo meccanismo puo risultare ancora pira sorprendente se si pensa che, a parte alcune sedi episcopali di grandi citta, numericamente limitate, la funzione di vescovo non apriva le porte all'amministrazione di proventi economici paragonabili a quelli che si potevano gestire, ricoprendo la maggior parte delle cariche nell'amministrazione dell'impero (18). Scegliere di entrare nella gerarchia ecclesiastica rappresento un'opzione politica che gli aristocratici della Hispania perseguirono, anche nel v secolo d.C. (19), perche garantiva loro quelle prerogative di potere, che sempre avevano assunto nella societa.

Tenendo conto, quindi, del contesto di azione di Paciano dobbiamo supporre che la sua nomina episcopale sia stata sostenuta senza alcuna difficolta dall'intera citta di Barcino. E non e escluso che alla designazione di un nuovo pastore, oltre alla comunita cristiana cittadina, abbiano partecipato anche una serie di vescovi, provenienti dalle altre diocesi della Hispania (20). Purtroppo ignoriamo la data dell'ordinazione episcopale awenuta alla morte del suo predecessore, individuato presumibilmente con il vescovo Praetextatus (21).

Per quanto riguarda, invece, Nummius Aemilianus Dexter sappiamo che il suo cursus honorum ebbe inizio con un proconsolato (proconsul Asiae) dal 379 al 387 d.C., ma probabilmente Nummio segui Teodosio in Oriente prima di questo incarico, ed innalzo ad Efeso una statua in onore di Flavio Teodosio, il padre dell'imperatore (22). Dopo il ritiro dalia carica di proconsole, la provincia di Asia eresse in onore di Nummio a Barcino, probabilmente attraverso l'invio di una delegazione di alcuni ex-sudditi orientali, una statua (23), che rappresenta, fra l'altro, l'ultima statua pubblica che si conosce nella Hispania romana (24). Comes refuto privatarum (reiprivatae di Teodosio) in Oriente nel 387 d.C., ritorno in Italia dopo la morte dell'imperatore, e ricopri la carica di praefectus praetorio Italiae nel 395 d.C. sotto Onorio. Alla luce di queste notizie raccolte reputo indubbia un'origine ispanica (25) e certa la provenienza di Nummio Emiliano da Barcino, come del resto per il padre Paciano, tenendo conto che e quella la citta dore il vir clarissimus si ritira dopo il proconsolato, ed e la che riceve l'onore di una statua pubblica dalla stessa provincia d'Asia.

L'analisi del cursus honorum rivela inoltre aspetti interessanti della vita di Nummio. In primo luogo la permanenza in Oriente, prima con il proconsolato e poi con la carica di comes reiprivatae dell'imperatore lo ha indubbiamente messo in stretta relazione agli altri funzionari della corte orientale di origine ispanica in epoca teodosiana (26). L'individuazione puntuale di un cosiddetto clan ispanico, formato da familiari e amici di Teodosio, piazzati espressamente alla corte orientale, stata oggetto di numerosi studi (27). Alla luce delle fonti letterarie dell'epoca, ed in particolare delle orationes di Temistio davanti all'imperatore a Tessalonica e Costantinopoli (28), e innegabile la presenza di un gruppo ispanico alla corte imperiale in Oriente. Che questo gruppo possa considerarsi politicamente dominante non sembra un'ipotesi che da un punto di vista prosopografico si possa sostenere. Menta, pero, sottolineare che, unicamente nel 395 d.C., quando cioe Nummio ricopri la carica di praefectus praetorio d'Italia, sono attribuiti incarichi di responsabilia politica anche ad altri due personaggi, sulla cui origine ispanica rimangono comunque delle incertezze (29), e cioe Basilius chiamato ad essere praefectus urbis Romae e Hosius nominato comes sacrarum largitionum in Oriente (30). L'unicita di questa simultanea presenza di esponenti delle elites senatorie ispaniche, in varie sfere dell'amministrazione sia in campo giudiziario che finanziario, purtroppo non rende l'episodio particolarmente indicativo di una preminenza politica della Hispania alla corte imperiale.

E indubbio, pero, che il soggiorno in Oriente per Nummio rappresento un momento importante della sua vita, soprattutto per le amicizie che riusci a coltivare e che seppero sostenerlo nel suo fervore religioso e nella sua passione per la cultura classica. E presumibile annoverare fra le sue amicizie altolocate Meropius Pontius Paulinus e la consorte Therasia (31), che abitarono a Barcino alla fine del IV secolo d.C., e passarono, poi, gran parte della loro vita in Oriente e soprattutto in Palestina. Ed e probabile che con Nummio si conoscessero in quanto concittadini, che vantavano la stessa estrazione sociale, livello culturale e soprattutto credo religioso, o che si fossero incontrati nel corso dei loro prolungati soggiorni in Oriente. Del resto la corte imperiale per volonta di Teodosio si era trasferita a Costantinopoli, all'inizio del suo regno, e la citta aveva finito per catalizzare figure carismatiche come Melania ed intorno a lei un folto gruppo di personaggi di origine ispanica e di notoria fede cristiana (32). La Palestina era una delle loro mete predilette, come e stato messo in luce da Blazquez (33), che dall'analisi puntuale della documentazione epistolare pervenutaci di Gerolamo, ha ricostruito una fitta trama di rapporti ira le elites senatorie della Hispania e l'Oriente. Tra il 379 ed il 382 d.C., quando Gerolamo soggiornb a Costantinopoli, risale la sua amicizia con l'ispanico Nebridius, imparentato con l'imperatrice Elia Flacilla, comes rerum privatarum di Teodosio dal 382 al 384 d.C. e praefectus urbi Costantinopolitanae nel 386 d.C. (34); a cui, in occasione della morte dell'omonimo figlio, scrisse una lettera consolatoria alla vedova Salvina (35). Al 393 d.C., invece, si contestualizza l'amicizia tra Gerolamo e Nummio Emiliano, cui dedica l'opera De viris illustribus, riconoscendone il merito di averlo spronato e persuaso a scrivere biografie degli scrittori cristiani sul modello dell'opera di Svetonio (36). Nummio stesso, a sua volta, avrebbe indicato come dedicatario del suo trattato di Storia Universale Gerolamo (37).

Se la perdita del trattato storico di Nummio non ci permette di trarre alcune indicazioni significative sul tenore della sua scelta e reale incidenza del cristianesimo sulla sua vita e forma mentis, la stessa considerazione non pub essere sostenuta nei confronti di Paciano, la cui conversione ha effettivamente generato un cambiamento radicale nella sua mentalita, allontanandolo da posizioni di pensiero proprie della cultura pagana, pur mantenendo nella funzione di vescovo certe prerogative peculiari delle magistrature civili. Sappiamo, infatti, che grande era il prestigio e la dignitas, di cui godevano i vescovi, e che si basava, usando una fine distinzione augustea confluita nel vocabolario politico romano (38), sull'esercizio non tanto della potestas, intesa come potere politico ed economico, quanto della auctoritas ([TEXTO IRREPRODUCIBLE EN ASCII]), che un vescovo esercitava nella propria sede episcopale. Indubbiamente la condizione sacerdotale rappresento un elemento nuovo che diede una liberta di azione e di parola ([TEXTO IRREPRODUCIBLE EN ASCII]) alle elites che la adottarrono. Una carriera ecclesiastica offriva al membri delle elites senatorie quello che loro cercavano nelle loro vite secolari, e cioe l'opportunita di perseguire interessi e responsabilita locali, mantenere una coscienza di classe ed una collegialita, soddisfare il desiderio di ricoprire cariche pubbliche, agire come patroni e realizzare le proprie inquietudini culturali e letterarie (39).

Ed e sulle aspirazioni culturali e sulla possibilita, proprio grazie alla liberta, di parola di cui godeva il vescovo, di divulgazione delle proprie convinzioni religiose che vorrei, infine, porre l'attenzione. Le annotazioni dottrinali e le osservazioni sociologiche di Paciano, attraverso un'esegesi storica delle opere pervenute e cosi pure del contenuto di quelle andate purtroppo perdute, offrono spunti di riflessione sul modus vivendi di una comunita cristiana, come quella di Barcino, che, in epoca tardo antica, non ha certo svolto un ruolo marginale rispetto alle altre sedi episcopali della Hispania Tarraconensis e del resto del suolo iberico. Tenore di vita dei fedeli, rispetto ed adesione al catecumenato, permanenza di feste pagane, condanna delle eresie, penitenza postbattesimale sono i punti su cui vorrei soffermarmi.

Sulla vitalita di Barcino (40) ed il suo paesaggio urbano Paciano testimonia che il livello di vira cittadino era piuttosto alto e che le persone erano ben lontane dall'essere catalogate come mediocres. Vivevano, infatti, in palazzi di marino, andavano coperti d'oro, indossavano vesti di seta ed inoltre non mancavano giardini ne luogbi di riposo vicino al mare, ne vini squisiti ne bancbetti splendidi ne un luogo di riposo per la veccbiaia (41). Quasi totalmente assenti, nella sua predicazione, sono le masse popolari della campagna, la plebe rurale; per quanto un fattore di novita, caratterizzante proprio il IV secolo d.C., sia la comparsa di pauperes, accanto apopulus e humiliores. E cosi le indicazioni, che emergono negli scritti di Paciano, sulle condizioni di poverta della popolazione finiscono per essere indicativi di uno status di difficolta economica propria solo degli indigenti che vivevano in citta (42).

SERMO DE BAPTISMO

Le lamentele di Paciano, nel sermo de baptismo, sul disinteresse dei catecumeni nel ricevere il battesimo attestano una diminuita importanza del catecumenato di fronte alla diffusione formale del cristianesimo tra la maggioranza della popolazione ispanica. Il catecumenato, nato dallo sforzo dei padri sinodali di istituzionalizzare i rituali cristiani come segni di identita spirituale di fronte a ebrei e pagani, finisce per perdere forza e significato. Inizialmente il catecumenato doveva durava due anni per gli uomini (can. 42 di Elvira) e forse cinque per le donne (can. 11 di Elvira), e serviva per insegnare al catecumeno i segreti della dottrina cristiana e preparado cosi ad entrare nella comunita dei fedeli mediante il sacramento del battesimo. Il catecumeno, che gia si chiamava christianus, doveva, per tanto, osservare una condotta morale e pubblica concorde con i principi della propria setta religiosa. In realta il catecumenato smise di essere un periodo di preparazione intensa e rigorosa in vista del battesimo e si trasformo, per molti, in una forma comoda e poco compromettente di essere cristiano, addirittura per tutta la vita. Per questo motivo vennero differenziati vari stadi all'interno di questo apprendistato, di cui l'ultimo caratterizzato da una fase seria di indottrinamento e formazione in vista del battesimo. Ma anche in questo modo il periodo catechetico non sempre veniva rispettato: il papa Siricio (43) ricorda a Imerio, vescovo di Tarragona, che i catecumeni dovevano dare il loro nome almeno 40 giorni in anticipo, periodo in cui si eseguivano le dovute purificazioni. Lo stesso Paciano si rammarica di notare che, in questo lasso di tempo di 40 giorni, c'era un completo disinteresse da parte dei catecumeni a ricevere il battesimo: permanevano in quel periodo nella condizione di audientes, e cioe partecipavano alla liturgia della parola senza perb pretendere in assoluto di passare alla fase decisiva di competentes, quella cioe di coloro che davano il loro nome per ricevere il sacramento ed accettare, in conseguenza, tutte le esigenze religiose ed etiche che comportava teoricamente il cnstianesimo.

CERVULUS

Uno dei compiti peculiari della dignita vescovile era quella di interessarsi alla salvezza morale della comunita cristiana della propria sede episcopale, ma non sempre perb le esortazioni rivolte al fedeli venivano ascoltate, e soprattutto venivano applicate nel modo corretto, come un episodio della vita di Paciano pare testimoniare (44). Tra i vari opuscula (45), che il vescovo scrisse, ve ne e uno intitolato Cervus (o Cervulus (46)), purtroppo andato perduto, il cui contenuto doveva distogliere i suoi concittadini cristiani dalle feste che si celebravano in onore dell'anno nuovo, ma ebbe una scarsa ripercussione fra i fedeli della diocesi (47). Paciano stesso, infatti, deplora, nella Paraenesis, che il libello, cioe il Cervus/ Cervulus, con cui aveva condannato la partecipazione dei cristiani a queste feste orgiastiche, avesse avuto l'effetto contrario, dal momento che era cresciuto il numero dei fedeli che le seguivano e si comportavano con attitudini sessuali proprie delle bestie. In pratica la descrizione di queste feste, che il vescovo aveva elaborato nell'opusculum, era riuscita tanto viva ed efficace da spingere i suoi fedeli lettori a parteciparvi pio numerosi piuttosto che ad esserne distolti. Dai canoni del Concilio di Elvira, risalenti all'inizio del IV secolo d.C., si ricava un'importante testimonianza dell'espansione del cristianesimo nelle realta cittadine ispaniche e del suo livello di penetrazione culturale nelle classi sociali. Ma e soprattutto attraverso gli interdicta canonici che e possibile figurarsi i criteri di selezione nell'avanzamento della nuova fede in relazione alla permanenza e, in certi casi, resistenza, di un modus vivendi proprio della cultura pagana. I canoni attestano, infatti, ancora per il IV secolo d.C. l'esistenza di reste e processioni nelle citta (chiaramente ispaniche), in occasione delle quali le donne di alto lignaggio ostentavano vesti lussuose ed erano per questo severamente rimproverate (can. 57). Inoltre venivano ammoniti i magistrati cittadini, qualora stessero ricoprendo il dummvirato, ad astenersi, in quel periodo, dalle pratiche del culto cristiano (can. 56) (48). Cosi pure denunciano la consuetudine di salire sul Capitolium in posizione dominante sul contesto urbano per fare sacrifici (can. 59). Bisognera aspettare i primi decenni del V secolo d.C. perche la legislazione civile contro il paganesimo venga ad accentuare il suo rigore, quando una legge di Onorio ed Arcadio diretta a Macrobio, vicario della diocesis Hispaniarum, nell'anno 399 d.C. (49), proibirh i sacrifici agli dei all'interno del templi. Nella stessa, pero, viene chiesto che vengano conservati gli ornamenti degli edifici pubblici. Solo con una legge dell'imperatore Teodosio il del 435 d.C. (50) verra concesso il permesso di distruggere i templi pagani o di procedere alla loro purificazione, per installarvi i simboli della nuova fede cristiana, trasformandoli cosi in cappelle o chiese.

EPISTULAE TRES AD SYMPRONIANUM NOVATIANUM

Tre sono le lettere pervenuteci indirizzate al novaziano Simproniano (51), che sembra, fra l'altro, abitasse in un luogo non molto lontano da Barcino e con cui Paciano polemizza riguardo la penitenza postbattesimale. Simproniano, infatti, accettava come unica forma di penitenza nella vita solo quella che si accompagnava al battesimo, mentre proibiva la penitenza postbattesimale, non ammettendo alcuna forma di peccato dopo il battesimo. Nella prima delle missive il vescovo combatte l'ecclesiologia rigorista del Novaziani, contrapponendo alla pluralith delle eresie l'unita della chiesa cattolica (52). E qui che Paciano ha scritto la famosa frase: christianus mihi nomen est, catholicus veto cognomen, ed ha chiarito il significato di cattolico: catholicus ubique unum, vel ut doctiores putant, oboedentia omnium nuncupatur, mandatorum scilicet Dei (53). A questa lettera Simproniano, che non aveva gradito le contestazioni del vescovo, risponde con una nuova missiva ed un trattato novaziano. E a questi due ultimi scritti seguiranno le altre due lettere di Paciano, di cui l'ultima costituisce un'esposizione dottrinale dove il vescovo di Barcino rifiuta il trattato di Simproniano. Sebbene questo trattato sia andato perduto, come pure gli altri scritti di Simproniano, e possibile ricostruire parzialmente il suo contenuto a partire dalle citazioni che dello stesso fa Paciano nella sua terza lettera (54).

La confutazione dell'episcopus e senza dubbio dettagliata ed articolata nelle sue argomentazioni con sottolineature su vari aspetti dello scisma, come quella di ricordare che Novaziano, prima di staccarsi dalla chiesa cattolica, aveva approvato il perdono ai lapsi, mentre subito dopo lo scisma lo aveva negato. Anche sulla stessa ordinazione episcopale di Novaziano il vescovo ha modo di denunciare una serie di irregolarita. Ma il peso del discorso del vescovo gravita soprattutto sui numerosi passi neotestamentari usati come prova inconfutabile che anche dopo il battesimo, una concezione realistica dell'uomo, propria della chiesa, non poteva non tener conto dell'insita debolezza umana nel cedere al peccato. A differenza, quindi, della rigidita novaziana che non ammetteva il peccato dopo il battesimo, la chiesa, invece, consentiva il pentimento del peccatore, di cui non voleva la morte, ma la conversione e la vita. La penitenza, poi, assicurava al peccatore penitente la purificazione ed il ritorno nella chiesa.

Un importante aspetto, di cui Paciano e indubbio testimone (55), come emerge nella seconda lettera a Simproniano, e che riflette uno dei cambiamenti che si attuarono nella natura religiosa e pastorale della chiesa ispanica, e la trasformazione della percezione dell'eresia da parte del potere ecclesiastico. L'eresia cessa di essere un problema dottrinale e interno ed assume invece una dimensione politica e di ordine pubblico. L'eretico sara da quel momento nemico della chiesa e della societa, e le sue idee e convinzioni saranno represse dallo Stato come se si trattasse di un deliquente.

PARAENESIS SIVE EXHORTATORIUS LIBELLUS AD PAENITENTIAM

In una chiesa i cui membri erano sempre pio numerosi e sempre pila soggetti ad incorrere nel peccato, la prassi penitenziale diventb momento essenziale della vira comunitaria (56). E di penitenza Paciano tratta nella Paraenesis per esortare i fedeli della sua comunita, che fossero caduti nel peccato, alla penitenza pubblica, condizione che, pero, molti cristiani rifiutavano. L'opuscolo si dirigeva sostanzialmente al penitenti, trattava le differenti tipologie di peccato, le attitudini dei peccatori ed i benefici della penitenza. Sulla fondamentale difficolta, in cui trovava ostacolo la pratica della penitenza postbattesimale, insiste Paciano. Molti cristiani non se la sentivano di affrontare la penitenza pubblica, e per i sacrifici che comportava, e per la non positiva notorieta che conferiva al pubblico peccatore. Di qui l'esortazione a superare la timidezza ed il rispetto umano, sottoporsi ad una adeguata penitenza e fare la pubblica confessione della colpa nella comunita, anche in considerazione che apud inferos exomologesis non est (57). Un passo della Paraenesis (58) fornisce alcuni dettagli importanti per una ricostruzione della vita e dell'attivita cittadina in Hispania, sebbene il contenuto di questo testo, a parere di Arce, sia stato eccessivamente valorizzato e la generalizzazione di Paciano sia ben poco espressiva (59). Nel contesto del brano il vescovo sta fustigando i cittadini di Barcino che cercano soltanto il divertimento e la ricchezza, con parole che si inseriscono nella linea moralizzante della letteratura ecclesiastica in generale:
      non voglio parlare di quello che accumuliamo, facendo commercio,
   mercanteggiando, rubando; spiando il profitto fuori ed i piaceri
   dentro; agendo sempre con doppiezza, senza dare mal nulla ai poveri
   e senza perdonare nulla ai fratelli. Non osserviamo quotidianamente
   neppure quelle pratiche che possono vedere i sacerdoti e possono
   essere oggetto di lode per il vescovo: cioe piangere davanti alla
   chiesa, lamentare gli sbagli della nostra esistenza, vestiti con
   stracci sporchi, digiunare, pregare, prostrarsi a terra, rifiutare
   gli inviti alle terme ed ai festini ...


Pur con le dovute cautele riguardo al valore metaforico e retorico delle parole di Paciano, e indubbio che il valore della penitenza fosse una delle questioni pio controverse e dibattute fra IV e V secolo d.C. in tema di ingerenza sociale. il cristiano aveva, infatti, tre opportunita, per ottenere il perdono dei peccati: il battesimo e due periodi penitenziali. Pero a causa del suo carattere pubblico e della sua natura umiliante la penitenza fu subito schivata da un numero crescente di fedeli. Il penitente, infatti, era escluso dalia comunione, occupava un luogo marginale nella chiesa, vestiva a volte come un mendicante e doveva implorare aiuto spirituale a tutta la comunita. Chi apparteneva, nella maggioranza dei casi, alle classi pio agiate, non poteva sopportare simile degradazione della propria dignitas religiosa e sociale. Le pratiche penitenziali di tipo privato finirono per risolvere questo problema e la penitenza pubblica si richiese solo a quei peccati estremamente gravi, i crimina, peccati capitales o mortales, mentre i restanti si perdonavano con buone azioni (60). Paciano allude a uomini e donne, cui piaceva compiere penose penitenze senza ayer commesso peccati gravi (61). Molte sono, inoltre, le testimonianze di fedeli, appartenenti per lo pio alle elites economiche e sociali, che conducevano una vita ritirata di meditazione e austerita nei monasterio in case e villae private (62). Per quanto il ritiro e la generosita di questi potenti cristiani non supponga una rottura con la tradizione ed i piaceri della cultura classica, si costituisce un'antitesi radicale tra le ambizioni e le aspirazioni di tanti clerici e laici nelle fonti del Basso Impero. Purtroppo la documentazione raccolta in questo ambito risulta insufficiente (63), per elaborare percentuali nemmeno approssimative sul fenomeno, ma e evidente il rilassamento religioso, in cui sembra vivere la maggior parte del gregge cristiano, tanto il populus che le classi sociali pio privilegiate. E questo e particolarmente evidente quando con rammarico il vescovo di Barcino, nel Cervulus, si riconosce incapace di allontanare i cristiani della sua diocesi dalle feste per l'inizio dell'anno (64), cosi pure dello stesso tenore recriminatorio sono le censure morali che lui diresse contro lusso, sperpero e superficialita delle classi superiori (65).

All'interno del conflitti politico-teologici fra cristianesimo e paganesimo, sotto l'impero di Teodosio, questa analisi ha, dunque, permesso di individuare, attraverso un approccio prosopografico relativamente ad una specifica area geografica (Hispania Tarraconensis), come nella stessa famiglia senatoria si scegliesse di perseguire carriere distinte: secolare (Nummius Aemilianus Dexter) ed ecclesiastica (Pacianus). Quest'ultima, svolta nella citta d'origine (episcopus Barcinonensis), risulta una chiara testimonianza dei cambiamenti di ingerenza politica nella societa romana del IV secolo d.C. e della crescente importanza del ruolo della chiesa e della sua gerarchia nel tardo impero, anche in realta provinciali. Le vite di Pacianus e Nummius Aemilianus Dexter offrono un interessante esempio del lento, ma inarrestabile cambiamento di mentalita che va attuandosi nelle classi dominanti, sempre pio attratte dal cristianesimo e dai privilegi che la carriera ecclesiastica offriva. Paciano si converte e sembrerebbe abbandonare una carriera secolare per una ecclesiastica in qualita di episcopus nella citta natale, mentre il figlio Nummio, pur essendo anch'esso di fede cristiana, non esita a scegliere un cursus honorum senatorio. Nummio non segue le orme del padre, agisce come qualsiasi esponente della classe sociale cui apparteneva, ed alla novita di una carriera ecclesiastica preferisce l'ordinarieta di una carriera secolare, per quanto nella sua vita non si dimentichi di coltivare con fervore il proprio credo religioso. Purtroppo il suo trattato di storia universale e andato perduto e non ci puo rendere ulteriore testimonianza della vitalita della sua fede. Ben diversa, invece, e la situazione della produzione letteraria di Paciano che, in gran parte, ci e pervenuta, permettendoci di ricavare interessanti informazioni non solo sul modus vivendi della comunita cristiana di Barcino, ma anche sulle relazioni fra istituzioni, poteri locali e provinciali. Infatti le annotazioni dottrinali ed i suggerimenti etici, contenuti negli scritti di Paciano, costituiscono senza dubbio una fonte importante per la comprensione, di alcune linee fondamentali del livello di penetrazione del cristianesimo nelle elites di potere di una citta provinciale. Indubbiamente dalle prediche del vescovo si rinforza l'idea che ii cristianesimo nel IV secolo d.C., nella romanizzata Hispania, appaia come un fenomeno essenzialmente urbano e plenamente calato nei grandi dibattiti dottrinali e teologici che caratterizzano la storia della chiesa in quell'epoca. Il tenore delle continue recriminazioni e del duri richiami, attraverso anche gli interdicta canonici (canoni di Elvira), a perseguire una certa integrita morale, ci testimoniano una profonda difficolta di avanzamento del cristianesimo e soprattutto di resistenza della mentalita pagana fra le elites di potere, cui era necessario opporsi con l'elaborazione di un rigido modello di vita. E grazie alla liberta di parola ([TEXTO IRREPRODUCIBLE EN ASCII]), che rappresenta il punto di forza della funzione dell'episcopus rispetto alle ordinarie magistrature civili, se non anche un'attrattiva di realizzazione di aspirazioni culturali, verranno superate certe resistenze alla penetrazione del nuovo credo religioso.

Fecha de recepcion: 13-09-2006; Fecha de aceptacion: 15-09-2006

Chantal GABRIELLI

Universita degli Studi di Firenze. Correo-e: chantalgabrielli@virgilio.it

(1.) Per il testo delle opere di Paciano vd. PL (Migne, Series Latina) 13, 1051-1094; DEKKERS, E. y GAAR, A.: Clavis Patrurn Latinorum, 1995 (3), pp. 196 (561-563); con edizione critica e traduzione Rumo FERNANDEZ, L.: San Paciano. Obras. Barcelona, 1958, e RUBIO FERNANDEZ, L.: <<El texto de San Paciano,, Emerita, 25, 1957, pp. 327-367; e pio recentemente con ampia ed aggiornata bibliografia Pacien de Barcelone. Ecrits. (Sources Chretiennes 410), Introduction, texte critique, commentaire et index par GRANADO, C.: Traduction par EPITALON, Ch. y LESTIENNE, M.: Paris, 1995.

(2.) Hier., vir.ill., 132.

(3.) Hier., vir.ill., 106: Pacianus ... scripsit varia opuscula, de quibus est ,Cervus>>, et <<contra Novatianos>> ...; Hier., vir.ll., 132: Dexter ... fertur ad me omnimodam historiam texuisse ...

(4.) Risulta, infatti, inaccettabile l'identificazione dell' Historia omnimoda di Nummio Emiliano con ii Chronicon di Flavius Lucius Dexter. considerata un'invenzione erudita del secoli XVI-XVII da MAYER, M.: <<Cuando lo falso parece realidad: la cronica de Dextro>>, in AMIATA, B. y MARASCO, G. (a c. di): Convegno Internazionale <<Storiografia e agiografia nella tarda antichita. Alla ricerca delle radici cristiane dell'Europa>> (Roma, 21-22, Gennaio, 2005), Salesianum, 67/4, 2005, pp. 989-1005, spec. pp. 990-991, p. 991 n. 5, p. 998, p. 1004.

(5.) Vd. la sintesi di SALAMITO, J.-M.: <<La chistianisation et les nouvelles regles de la vie sociale>>, in MAYEUR, J.-M.; PIETRI Ch. et L.; VAUCHEZ, A.; VENARD, M. (a c. di): Histoire du Christianisme. Paris, 1995, II, pp. 678-680.

(6.) Vd. GABRIELLI, Ch.: <<L'aristocrazia femminile spagnola del IV secolo d. C.: fra rivoluzione e conservazione>>, HAnt, 21, 1997, pp. 431-444.

(7.) VILELLA, J.: <<Las iglesias y las cristianidades hispanas: panorama prosopografico>>, in TEJA, R. (a C. di): La Hispania del siglo IV. Administracion, economia, sociedad, cristianizacion. Bari, 2002, pp. 130-133.

(8.) Hier., vir ill., 106: Pacianus, in Pyrenaei iugis Barcelonae episcopus, castitate eloquentiae et taro vita quam sermone clarus, scripsit varia opuscula, de quibus est ,Cervus>>, et <<contra Novatianos>>, et sub Theodosio iam ultima senectute mortuus est. Hier., vir ill., 132: Dexter, Paciani de quo supra dixi filius, clarus ad saeculum et Christi fidei deditus, fertur ad me omnimodam historiam texuisse, quam necdum legi. Sulla tradizione manoscntta di quest' ultimo passo vd. CERESA-GASTALDO, A. (a c. di): Gerolamo, Gli uomini illustri. Firenze, 1988, pp. 41-43, pp. 228-229, p. 340; mentre sull'identificazione di Dexter vd. l'ipotesi di GRANADO, 1995, pp. 352-358, spec. pp. 354-355. Vd. anche DI BERARDINO, A. (a c. di): Dizionario Patristico e di Antichita cristiane. Casale Monferrato, 1983, II, pp. 2560-2561.

(9.) STROHEKER, K. F.: <<Spanische Senatoren der spatromischen und westgotischen Zeit>>, MM, 4, 1963, p. 118. Anche in BLAZQUEZ, J. M.; MONTENEGRO, A.; ROLDAN, J. M.; MANGAS, J.; TEJA, R.; SAYAS, J. J.; IGLESIAS, L. G. y ARCE, J.: Historia de Espana Antigua. II, Hispania Romana. Madrid, 1978, p. 560, si parla di alte cariche civili ricoperte da Paciano prima dell'episcopato, ma senza ulteriori precisazioni in merito all'incarico assunto.

(10.) GRANADO, 1995, p. 27.

(11.) Paul. Nol., epist., 3.4: Nato ego ... a Lampio apud Barcilonem in Hispania ... sacratus sita.

(12.) A giudicare dalia sua educazione e formazione classica doveva appartenere, comunque, ad una famiglia importante della citta, secondo GRANADO, 1995, p. 26.

(13.) GILLARD, F. D.: <<Senatorial Bishops in the Fourth Century>>, HThR, 77/2, 1984, pp. 153-175. Vd. anche pur limitatamente al reclutamento sacerdotale cristiano in Gallia ed alle sue relazioni con la vicina chiesa ispanica ROUSSELE,, A.: <<Aspects sociaux du recrutement ecclesiastique au IVe siecle>>, MEFRA, 89/1, 1977, pp. 333-370, spec. pp. 341-343, pp. 350-351.

(14.) STROHEKER, 1963, p. 119; DI BERARDINO, 1983, II, pp. 2905-2907.

(15.) Sulp. Sev., chron., 2.46.3.

(16.) Sulp. Sev., chron., 2.40.5: Osium quoque ab Hispania ... Cf. D1 BERARDINO, 1983, II, pp. 2547-2548; THOUVENOT, R.: Essai sur laprovince romaine de Betique. Paris, 1973, pp. 331-341, p. 793.

(17.) Isid., vir. ill., 5.7.: ... Nato accersitus a Constantio principe minisque perterritus, metuens he senex et dives damna rerum vel exsilium pateretur ...

(18.) TEJA, R.: <<Auctoritas verxusPotestas: el liderazgo social de los obispos en la sociedad tardo-antigua>>, in Vescovi epastori in epoca teodosiana. XXV Incontro di Studiosi deU'Antichita Cristiana. Roma, 8-11 maggio 1996 (Studia Ephemeridis Augustinianum 58). Roma, 1997, I, pp. 74-76.

(19.) Per recente bibliografia sulla crescente importanza dell'episcopato e le elites ispaniche vd. UBRIC, U.: <<La adaptacion de la aristocracia hispanorromana al dominio barbaro (409-507)>>, Polis, 16, 2004, pp. 197-212, spec. pp. 198-199. GILLIARD: 1984, p. 175.

(20.) Vd. TEJA, R.: <<Las dinastias episcopales en la Hispania tardorromana>>, Cassiodorus, 1, 1995, pp. 29-39; FERNANDEZ UBINA, J.: <<La iglesia y la formacion de la jerarquia eclesiastica>>, in TEJA, 2002, pp. 164-165, p. 184, pp. 198-199, p. 201; VILELLA, J.: <<Las primacias eclesiasticas en Hispania durante el siglo IV>>, Polis, 10, 1998, p. 280 n. 49.

(21.) GRANADO, 1995, p. 27 e n. 3.

(22.) MILTNER, F.: <<XXII. Vorlaufiger Bericht uber die Ausgrabungen in Ephesos>>, JOAI, 44, 1959, Beibl. coll. 267-8: B(ona) F(ortuna) Nobilissimae memoriae viro Theodosio, d(omini) n(ostri) Theodosii Aug(usti) patri, Numm(ius) Aemilianus v(ir) c(larissimus) proc(onsul) Asiae dedicavit; MILTNER, F.: <<Ergebnisse der osterreichischen Ausgrabungen in Ephesos im Jahre 1956>>, AAWW, 94, 1957, p. 22 n. 23; AE, 1959, 14.

(23.) CIL II 4512 Barcino (Tarraconensis): Nummio Aemiliano Dextro v.c. propter insignia bene gesti proconsulatus omnes (sic) Asia concessam beneficio principali statuam consecravit. Vd. ARCE, J.: <<Epigrafia de la Hispania tardorromana de Diocleciano a Teodosio: problemas de historia y de cultura>>, in DONATL A. (a c. di): La terza eta dell'epigrafia. (Epigrafia e Antichita 9). Faenza, 1988, p. 215.

(24.) ARCE, J.: <<Las ciudades., in TELA: 2002, p. 53.

(25.) PLRE I Dexter 3, p. 251; CHASTAGNOL, A.: <<Les Espagnols dans l'aristocratie gouvernementale de Theodose>>, in Les Empereurs romains d'Espagne. Acres du Colloque International du Centre National de la Recherche scientifique (Madrid-Italica, 31 marzo-6 aprile 1964), Paris, 1965, p. 290; STROHEKER, 1963, p. 109, n. 7, p. 116, pp. 118-119. BARBIERI, G.: L'albo senatorio da Settimio Severo a Carino (193-285). Roma, 1952, p. 298 n. 1673, pur rilevando la ragionevole plausibilita di un'origine ispanica per Nummio, sosteneva, pero, sulla stregua di una errata identificazione di GROAG, REXVII s.v. Nummius 3 (1937) 1408, una datazione per ii proconsolato d'Asia alla seconda meta del m secolo d.C. Ribadisco quanto ho precedentemente sostenuto in GABRIELLI, Ch.: <<L'aristocrazia senatoria ispanica, nel corso del III e del IV secolo d.C., dall'avvento di Settimio Severo alla morte di Teodosio (193 d.C.-395 d.C.)>>, SHHA, 13-14, 1995-1996, p. 341, n. 34, p. 342. Si mostra, invece, dubbioso sull'origine ispanica BRAVO, G.: <<Prosopografia civib, in TEJA, 2002, p. 105 n. 52; contra quanto dallo stesso studioso sostenuto in BRAVO, G.: <<Prosopographia theodosiana (I): en torno al llamado "clan hispano">>, Gerion, 14, 1996, p. 388.

(26.) VILELLA, J.: <<El <<ordo senatorius>> en la <<Hispania, de Teodosio>>, in TEJA, R.-PEREZ, C. (a c. di): Actas Congreso Internacional La Hispania de Teodosio. Salamanca, 1997, I, pp. 293-306, spec. p. 293, p. 294, p. 296, nn. 31-32.

(27.) Sulla questione dell'attestata esistenza di un clan ispanico vd. BRAVO, 2002, pp. 112-114; BRAVO, 1996, pp. 381-398, spec. p. 387, n. 29, p. 388, p. 390, p. 392; e recentemente nel volume TEJA-PEREZ, 1997, i contributi di BRAvo, G.: <<Prosopographia theodosiana (II): El presunto "Clan Hispano" a la luz del analisis prosopografico>>, pp. 21-30, spec. p. 24, p. 27; LIZZI, R.: <<L'ascesa al trono di Teodosio b, pp. 135-148. Quest'ultima ha identificato i membri di un gruppo politico-ideologico che aveva propiziato la proclamazione di Teodosio come imperatore d'Oriente, la cui affinita si basara non tanto su un'origine comune quanto sull'adesione ad un'ideologica comune e per una determinara attitudine religiosa.

(28.) Themist., or., 14; 19.

(29.) BRAVO, 2002, p. 114 n. 106. Lo stesso BRAVO, 1996, p. 388, p. 391, p. 393, p. 395, aveva, pero, in precedenza, mostrato delle perplessita sull'attribuzione di un'origine ispanica sia a Basilius che a Hosius.

(30.) Zos., 5.40.2; CTh 7.24.1; CTh 6.30.13. Vd. PLRE I Basilius 3, p. 149; PLREI Hosius, p. 445; CHASTAGNOL, 1965, p. 288; STROHEKER, 1963, p. 116, p. 120.

(31.) PLRE I Therasia, p. 909; PLRE I Paulinus 21, pp. 681-683. Vd. GABRIELLI, 1997, pp. 432-433, pp. 435-439. GABRIELLI, 1995-1996, p. 368 n. 131.

(32.) TEJA, R.: <<Mujeres hispanas en Oriente de epoca teodosiana>>, in TEJA, R.: Emperadores, obispos, monjesy mujeres. Protagonistas del cristianismo antiguo. Madrid, 1999, pp. 212-213; BROWN, P.: <<Aspects of the Christianization of the Roman Aristocracy>>, JRS, 51, 1961, pp. 1-11.

(33.) BLAZQUEZ, J. M.: <<Relations between Hispania and Palestine in the Late Roman Empire>>, in East meets West: Art in the Land of Israel. (Asspah 3). Tel Aviv, 1998, pp. 163-178, spec. pp. 165-166.

(34.) PLRE I Anonymus 227, p. 1037; Nebridius 3, p. 620. Sull'identificazione vd. STROHEKER, 1963, pp. 114-115; CHASTAGNOL, 1965, p. 289.

(35.) Hier., epist., 79.

(36.) Hier., vir ill., 132; Hier.. vir. ill., Praef, 1 .; Hier., adv. Rufin., 2.23: ... cura Dexter arnicus meus. qui praefecturam administravit praetorii, me rogasset ut auctorum nostrae religionis el indicem texerem ... Vd. DI BERARDINO, 1983, I, pp. 930-931; LARDET, P.: L'Apologie de Jerome contre Rufin. Un commentaire. Leiden--New York--Koln, 1993, p. 210. Sull'importanza della dedica al fini ricostruttivi della biografia di Gerolamo vd. GRUTZMACHER, G.: Hierongmus. Eine Biographische Studie zur alten Kirchengeschichte. Darmstadt, 1986, p. 68 n. 3.

(37.) Hier., vir ill., 132.

(38.) R. GEST div. Aug., 34. Cf. Aug., epist., 21.1. Vd. TEJA, R.: <<La cristianizacion de los ideales del mundo clasico: el obispo., in TEJA, 1999, p. 75.

(39.) Come ha rilevato l'analisi sull'aristocrazia provinciale delle Gallie di MATHISEN, R. W.: Roman Aristocrats in Barbarian Gaul. Strategies for Survival in ah Age of Transition. Austin, 1993, pp. 89-104.

(40.) GURT, J. M.--GODOY, C.: <<Barcino, de sede imperial a urbs regia en epoca visigoda., in RIPOLL, G.--GURT, J. M. (edd.): Sedes regtae (ann. 400-800). Barcelona, 2000, pp. 432-433.

(41.) Pacian., paraen., 10.3: Bene quod mediocres sumus. Ceterum et illa faceremus quod quosdam et quasdam non pudet lautiores: Marmoribus regi, auto oprimi, serico fluere ... non desunt tamen vobis bortulani maritimeve secessus, et exquisitius vinum et lautiora convivia et defaecatio senectutis. RUBLO FERNANDEZ, 1957, p. 364, non accetta alcuna modifica testuale all'espressione defaecatio senectutis, che invece mantiene, interpretandola come ,el recreo de la vejez>>. Vd. GRANADO, 1995, p. 290.

(42.) TEJA, R.: <<Introduccion>>, in TEJA, 2002, p. 11, pp. 15-16.

(43.) Sin, epist., I.3: PL 13, 1134-1135.

(44.) Pacian., paraen., 1.2-3. IV Conc. Tolet., can. 11. Per ulteriori indicazioni in merito vd. ARCE, J.: El ultimo siglo de la Espana romana (284-409). Madrid 19942, p. 104 n. 86. Ps. Aug., serm., 129.2.

(45.) Hier., vir.ill., 106.

(46.) La pio antica attestazione dell'espressione cervulumfacere in autori cristiani sembra risalire proprio a Paciano. Vd. GRANADO, 1995, pp. 118-119, p. 277, spec. per spiegazione del lemma cervulum facere vd. pp. 42-43. Cf anche ARCE, 1994 (2), p. 146.

(47.) Hier., vir. ill., 106; Pacian., paraen., 1.2-3: Unum illud vereor, dilectissimi, ne sollicitae contrarietatis adversis inculcando quae fiunt, admoneam magis peccata quam reprimam, meliusque fuerit, Attici Solonis exemplo, tacere de magnis sceleribus quam cavere, eo usque progressis nostratium moribus, ut admonitos se existiment cura vetantur Hoc enim puto proxime Cervulus ille profecit, ut eo diligentius fieret, quo inpressius notabatur Et tota lila reprehensio dedecoris expressi ac saepe repetiti non compressisse videatur, sed erudisse luxuriam. Me miserum! Quid ego facinoris admisi? Puro nescierant cervulum facere, nisi illis reprehendendo monstrassem.

(48.) SOTOMAYOR, M.: <<Romanos, pero cristianos. A propositos de algunos canones del concilio de Elvira>>, in GONZALEZ BLANCO, A.--BLAZQUEZ MARTINEZ, J. M. (a c. di): Cristianismo y aculturacion en tiempos del Imperio romano. (Antiguedad y Cristianismo 7). Murcia, 1990, pp. 11-17, spec. p. 16.

(49.) CTh 16.10.15. Vd. BUENACASA, C.: <<La figura del obispo y la formacion del patrimonio de las comunidades cristianas segun la legislacion imperial del reinado de Teodosio I (379-395)>>, in Vescovi e pastori in epoca teodosiana, 1997, pp. 135-138.

(50.) CTh 16.10.25.

(51.) GRANADO, 1995, pp. 45-48.

(52.) Paciano combatte, fra l'altro, anche rarianesimo su cui vd. TUILIER, A.: <<La politique de Theodose le grand et les eveques de la fin du IVeme siecle>>, in Vescovi epastori in epoca teodosiana, 1997, pp. 64-65.

(53.) Pacian., ep., I.4.1. GRANADO, 1995, pp. 314-315.

(54.) SU questo vedi WOHLEB, L.: <<Bischof Pacianus von Barcelona und sein Gegner, der Novatianer Sympronianus (Sempronianus). (Mit einer Sammlung der Fragmente Sympronians)>>, in BEVERLE, K.--SCHREIBER, G.--FINKE, H. (a c. di): Gesammelte Aufsatze zur Kulturgescbichte Spaniens. (Spanische Forschungen der Gorresgesellschaft). Munster, 1930, Band II, pp. 25-35.

(55.) Pacian., ep., 2.5.1-5.

(56.) DI BERARDINO, A. (a c. di): Patrologia III. I Padri Latini (secoli IV-V). Torino, 1978, pp. 124-126.

(57.) Pacian., paraen., 12.1.

(58.) Pacian., paraen., 10.5-6: Non dico illa quae congregamus ad cumulum cauponando, mercando, rapiendo, foris lucra, intus libidines aucupando, nihil agendo simpliciter, nibilpaupem'bus largiendo, nihil fratribus remittendo. Ne haec quidem quae videri etiam a sacerdote possunt et episcopo reste laudari, he haec quidem quotidiana servamus: flere in conspectu ecclesiae, perditam vitam sordida veste lugere, ieiunare, orare, provolvi. Si quis ad balneum vocet, recusare delicias; si quis ad convivium roget, dicere ...

(59.) ARCE, 1994 (2), p. 104, n. 84; ARCE, 2002, p. 49. Non credo che il brano sia particolarmente indicativo di un livello di vita elevato, come invece sostiene BLAZQUEZ, J. M.: <<Conflicto y cambio en Hispania durante el siglo re>>, in Transformation et Conflits au IVe siecle ap. J.-C., Colloque organise par la Federation Internationale des Etudes Classiques, Bordeaux 7-12 septembre 1970 (Antiquitas 1. Abhandlungen zur Alten Geschichte), Band 29, Bonn, 1978, p. 56. Cf. GRANADO, 1995, p. 290.

(60.) Pacian., paraen., 10.3-4.

(61.) Pacian., paraen., 11.1: Scio quosdam ex fratribus et sororibus vestris cilicio pectus involvere, cineri incubare, ieiunia sera meditari, et non talia fortasse peccarunt.

(62.) MARCOS, M.: <<El ascetismo y los origenes de la vida monastica>>, in TEJA, 2002, pp. 231-266. SU questo aspetto della religiosita ispanica vd. GABRIELLI, 1997, pp- 431-444.

(63.) FERNANDEZ UBINA, 2002, p. 199.

(64.) Pacian., paraen., 1.3.

(65.) Pacian., paraen., 10.5; 12.1.
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Author:Gabrielli, Chantal
Publication:Studia Historica. Historia Antigua
Date:Jan 1, 2006
Words:7288
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