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Cristanziano Serricchio. L'Islam e la Croce.

Venezia: Marsilio, 2002.

Non c'e nazione europea che delle subite invasioni turche non serbi traccia nella sua letteratura. Nella poesia piu che nella prosa, Polonia (Sarbiewski), Ungheria (Balassa), Bulgaria (Botov e Vazov), Slovenia (Askerc) e Serbia (Njegos) ci offrono, se pur monocorde (trenodia o epinicio) il ricordo dei vari saccheggi storici. L'Italia, invece, affida alla prosa, piu che alla poesia, ogni testimonianza della ferocia turca abbattutasi sulle sue citta. Per il solo episodio di Otranto--tanto per restare nella Puglia in cui comincia a svolgersi l'azione di questo romanzo di Cristanziano Serricchio, vincitore del Premio Palazzo al Bosco, Sezione Inedito 2000--un'ampia bibliografia include studi storici e atti di convegni scientifici, nonche poemetti in esametri latini e in dialetto leccese, e romanzi dal Rinnegato Salentino di Giuseppe Castiglione a L'ora di tutti di Maria Corti, Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene, e Il sacco di Otranto di Rina Durante. Lo stesso evento storico che ispira il Serricchio ha gia dei precedenti letterari, dalla lontana opera dell'Arcivescovo Sarnelli alla Sultana: Giacometta Beccarini da Manfredonia di Vito Saliemo. A Silvana Del Carretto va, pero, il merito di aver riportato alla pubblica attenzione, nel 1994, "L'avventura di Giacoma Beccarini." Ma di che si tratta? Quale episodio di storia vera e diventato "storia romanzata"?

"Nel 1620 i turchi attaccano Manfredonia e la saccheggiano. Tra i prigionieri strappati alla piccola citta marinara c'e anche Giacometta, una bimba di otto anni che viene condotta schiava nel Topkapi di Istanbul. Crescendo, diventera la favorita del sultano al quale dara l'atteso erede, Osman. Ma il destino di Giacometta e l'Occidente: Osman ha appena due anni quando, durante il pellegrinaggio aUa Mecca, viene rapito con la madre dai Cavalieri di Malta. Educato al cattolicesimo, quasi un gioco della sorte, diventera fra Domenico Ottomano, l'uomo della mediazione: su richiesta della Curia di Roma, sostenuto dalle corti europee e da Venezia, alla morte del padre Ibraim di cui e legittimo erede, tentera audacemente di farsi eleggere sultano dell'Impero d'Oriente. Non e la brama di potere a spingerlo: nel suo ambizioso disegno di unificazione, sogna di porre fine all'espansione turca in Europa e raggiungere la pace tra Islam e Cristianesimo, per realizzare cosi l'incontro tra due fedi, una possible convivenza, se non interazione, tra le due religioni."

Se, piu che il libro del Serricchio, il risvolto pubblicitario ci ricorda un evento gia noto, in che consiste la novita di questo romanzo? Si e quasi tentati a rispondere che mai, finora, avevamo visto nel figlio della Beccarini un personaggio di si fervida spiritualita e capace di un sogno di missione evangelizzatrice di si vasta portata. Ma ben altro e quello che qui interessa: e il tocco sapiente e leggero con cui l'autore da precisi contorni a quanto rimarrebbe altrimenti vago e indistinto; e il fortunato appiglio ad elementi, o spunti, che danno un nome e un volto a semplici elenchi di cronaca; e soprattutto la f'mezza dell'ars narrandi del Serricchio che rende del tutto inutile il voler indagare quanto ci sia di vero, e quanto di fantasioso, in un libro che utilizza precise date storiche e dalla storia trae le sue linfe vitali. Con lirica inventiva l'aurore riesce a trasformare in verosimile quello che la fredda logica parrebbe pronta a rigettare: il particolare, per esempio, di un bibliotecario della corte di Istanbul al seguito dell'armata saccheggiatrice, il quale, nel pieno orrore della battaglia, trova il tempo e la serenita di estasiarsi nei sotterranei del palazzo arcivescovile in cui ha f'malmente scoperto la biblioteca. Ma la fredda logica e subito sconfitta dal calore della poesia che, unico spiraglio di pace, aleggia al di sopra della ferocia umana. Incantato, stringendosi al petto codici e pergamene, "Corne assurda," pensa, "la battaglia che fuori si combatte contro la vita. Non c'e violenza, ne odio, n, desiderio di sangue e di vendetta nei libri."

Il Serricchio riesce a date una descrizione accorata e precisa dell'orrendo massacro del 10 agosto 1620, ma, per ottenere lirici e a volte epici effetti di dramma, spesso ricorre a patetici contrasti che sembrano fissare l'azione in una luce senza tempo. Leggiamo insieme questo brano: "Da uno dei sottani usciva in quel momento un prete, scamo il volto e scarmigliati i capelli. Stringeva con la stola il viatico impartito a una donna morente. Avanzo nel mezzo della strada e ando incontro a quei dodici danzatori blasfemi. I seguaci di Maometto ammutolirono. Il prete alzo il calice con la piccola croce d'argento. `Vade retro!' disse continuando a fissarli serenamente. Ma un colpo di sciabola fece volare mani pisside e stola fra schizzi violenti. Le ostie, trasparenti per un atfimo al sole, turbinarono nell'aria come ali di farfalle, poi caddero rotolando nella polvere intrisa di sangue."

C'e bisogno di commento? La tragedia piu cupa si e illuminata di alta poesia, e nessuno potra mai dimenticare quelle "ostie trasparenti per un attimo al sole (che) turbinarono nell'aria come ali di farfalle."

Un altro brano, altrettanto memorabile, e quello dello stupro di tre sorelline, a cui fa da commento, se di commento ci sia bisogno, l'attonito, agghiacciante silenzio della natura: "L'afa l'umidita e i miasmi toglievano il respiro. Ronzavano mosconi vespe e altri insetti invisibili. Le tre ragazze, divise fra loro, si rannicchiarono ciascuna in una tomba trattenendo il respiro. I due iayalari come cani ne seguirono l'odore. La madre udi prima un urlo agghiacciante di bestia ghermita, poi un altro soffocato e dopo qualche tempo un altro ancora piu lungo, come una ferita, che lentamente si ando affiochendo. Poco dopo nella necropoli torno il silenzio. Fuori il sole ardeva inferocito sulla carrozza in attesa e sui cavalli immobili sotto la canicola."

Sono tutti vivi e veri i personaggi di questo romanzo, dal pescatore Michele di Chiozzo alla Giacometta che sara poi sultana e madre di Fra Domenico Ottomano. Ed e proprio questo Fra Dolnenico che, usando la delicata tecnica delfiashback, il Serricchio riesce a mutare in personaggio maggiore, se non in assoluto protagonista, quando gia conclusa sembra la vicenda romanzesca. Ma e difficile, d'altra parte, chiamar personaggio minore quel Vicario Capitolare che con pochi tocchi di bulino l'autore scolpisce ricavandone un nuovo perfetto Don Abbondio:" `Sono inseguito' penso e ogni pietra che smuoveva gli sembrava scalciata da scarpe ottomane. Afferro per scongiuro chiave e corona in tasca e stringendole in pugno lo strepito cesso. Quando ricomincio a correre, il rumore riprese. `Sono inseguito' ripete. Senza voltarsi si asciugo con la mano il sudore. `Mi sono alle spalle!' Il cuore gli scoppiava, si porto la mano al petto. `Sta'calmo!' disse. `Non oseranno farmi del maie, qui!' e invoco San Leonardo. Quando scorse il fumo che saliva dal camino dell'abbazia alto come un minareto e vide le cupole della chiesa e le fabbriche indorate di sole, `San Leonardo, liberami tu!' disse, e affretto a gambe aperte il passo. Il tintinnio riprese vicinissimo: `I turchi!' Allibl e accelero l'andatura, i turchi gli fiatavano sul collo. A rivoli il sudore gli colava inzuppando brache camicia e cotta, cappa e cappello. Si passo il fazzolettone sul collo e sulla fronte, e compiendo un ultimo sforzo, lui avanti e I turchi dietro, arranco verso il cancello barcollando."

Sottile e la vena umoristica che pullula fra le pagine di questo romanzo. In netto contrasto con la cupezza dello sfondo, essa e un po' come lo jester della tragedia shakespeariana: rafforza e ridimensiona nell'atto stesso di rimpicciolire ed aggravare.

E un libro, questo, degno di attenta lettura e rilettura, oggi specialmente, in un'ora di grave tensione fra Islam e Croce.
JOSEPH TUSIANI
City University of New York
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Author:Tusiani, Joseph
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Dec 22, 2002
Words:1251
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