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Considerazioni a proposito della <> delle indulgenze.

Resumen: El articulo pretende comprender la dimension juridica de las indulgencias. El analisis parte del origen y de la configuracion historica de la remision de la pena temporal, para delinear la genesis, la estructura y la colocacion en el actual codigo latino. Se resalta como lucrar las indulgencias escapa a la logica intersubjetiva y obligatoria tipica del derecho (pertenece a la esfera moral y espiritual). La juridicidad de las indulgencias no deriva solamente de la configuracion y reglamentacion eclesial de la concesion, sino tambien de la institucionalidad de la Iglesia y de la esencia comunitaria y solidaria del bien. Mas alla de posibles consideraciones acerca del contenido y de la colocacion de la figura de iure condendo, se sugiere un incremento sustancial de la praxis de las indulgencias que subraye, sobre todo, la promocion del perdon sacramental y de la maduracion de las necesarias disposiciones, evitando toda interpretacion legalista o formalista de la disciplina.

Palabras clave: Indulgencias, Cann. 992-996 CIC, Potestad vicaria, Institucionalidad y ministerialldad de la Iglesia.

Abstract: This article seeks to grasp the juridical dimension of indulgences. Its analysis begins with the origin and historical configuration of the remission of temporal punishment, in order to delineate the genesis, structure and positioning of their current provision in the Latin Code. It is notable how the use of indulgences eludes the intersubjectlve and obligatory logic that is typical of law (in that it regards the moral and spiritual sphere). The juridicity of indulgences, however, is derived not only from the configuration and ecclesial regulation of their concession, but also from the institutionality of the Church and from their community implication, in support of the good. Beyond possible reconsiderations de iure condendo of the content and positioning of the figure, there is the suggestion of a substantial increase in the praxis regarding indulgences in order to underline, above all, the promotion of sacramental forgiveness and the maturation of the necessary dispositions, evading every sort of legalistic or formalistic interpretation of their legislation.

Keywords: Indulgences, Cann. 992-996 CIC, Vicarious Power, Institutionality and Ministeriality of the Church.

Considerations Regarding the <<Juridicity>> of Indulgences

1. UN'INDAGINE MIRATA E PUNTUALE

La conclusione dell'Anno straordinario della Misericordia (1), come ogni ricorrenza giubilare e, in parte, a maggior ragione (2), offre una proficua opportunita per riconsiderare la dimensione giuridica dell'istituto dell'indulgenza. La <<remissione di pena temporale>> infatti si inserisce esplicitamente nel contenuto e nelle aspirazioni dell'invito al ritorno alia casa del Padre. Il tesoro di grazie che la Chiesa dispensa ai suoi fedeli evidentemente e legato sempre alia fedele amministrazione e generosa profusione del patrimonio salvifico. Il carattere benefico e grazioso del dono o, piuttosto, dell'estinzione del debito di pena non esclude dunque il rilievo autoritativo delia facolta e previsione della concessione (3). Il punto piu stimolante e interessante e pero accertare se la giuridicita dipende solo dalla portata sociale delle indulgenze (l'origine e la regolamentazione della fattispecie) o dalla struttura stessa e dall'atteggiarsi del bene considerate (4). Al di la la del fundamento e della prerogativa della concessione, la consistenza delia realta e, soprattutto, della relazione indulgenziante sembrerebbe sfuggire alia logica intersoggettiva e obbligatoria tipica del diritto. L'operativita dell'indulgenza non pare riguardare in pratica la sfera del debito in foro esterno ma quella spirituale e morale (5). L'auspicabile convergenza e accostamento tra devozione del fedele e giustizia non dovrebbe portare a un'indebita sovrapposizione o confusione di piani e prospettive (6). Interessa quindi esplorare la motiva zione e la ratio sistematica delle attuali scelte legislative e i possibili sviluppi de hire condendo.

La risalenza storica e la valenza istituzionale delle indulgenze non bastano a giustificarne l'inserimento nella normativa codiciale, tra l'altro come una sorta di appendice della disciplina sacramentale (7). Una mera esigenza dottrinale e catechetica o l'ossequio alia tradizione canonica meritano comprensione e apprezzamento ma costituiscono un argomento debole e poco convincente. Il ridimensionamento o l'espunzione della relativa normativa dalle codificazioni vigenti (8), con la discussione che ne e alia base, come tra poco vedremo, ben evidenzia l'incertezza e problematicita della consistenza giuridica della figura. Con maggior incisivita o radicalita vale la pena allora di chiedersi perche il Codificatore latino debba riservare spazio e attenzione (un apposito titolo) aireconomia <<parasacramentale>> indulgenziale. Alia radice c'e probabilmente un insoluto chiarimento circa la questione epistemologica e l'essenza della disciplina e delia doverosita nelPagire del cristiano (9). La preoccupante <<diserzione>> dei moralisti dalla sacramentaria in senso lato ha prodotto un vuoto di scienza e un'assenza di specifici approfondimenti. I residui della matrice autoritaristica e imperativa dell'ordine sociale giusto del popolo di Dio probabilmente non aiutano la percezione dell'autonoma stringenza dell'Enchiridion Indulgentiarum e l'incentivo o il recupero dell'antica pratica della penitenza riparatrice.

Il senso dell'indagine non e owiamente quello di inficiare o minare il ricorso alie indulgenze ma anzi di promuovere e incrementare l'esperienza e l'esercizio del perdono ecclesiale, evitando appunto malintese interpretazioni o restrizioni <<giuridiciste>>. Solo l'adeguata collocazione del fattore giuridico aiuta d'altronde a cogliere la ricchezza e bonta delia dimensione di giustizia nella vita di fede (10). L'indubbio presupposto giuridico o, piuttosto, istituziona le della concessione non deve far perdere di vista lo spirito e il carattere prettamente penitenziale ed espiatorio delia pratica e il suo valore individuale e interiore (11). Ci sono parecchi testi sulla concezione e disciplina storica e attuale delle indulgenze (12), ma, ci sembra, pochi studi di impronta essenziale o fondamentale sull'istituto. La necessita della previsione normativa basilare si da normalmente per scontata e assodata, mentre proprio la logica codificatoria dovrebbe indurre a un maggior rigore e precisione concettuali e definitori. Il presente contributo vorrebbe percio colmare o integrare l'orizzonte di senso e di significant nella percezione degli estremi della figura sub specie iuris.

2. ORIGINE E CONFIGURAZIONE STORICA DELL'ISTITUTO

La concessione delle indulgenze appartiene alio sviluppo organico deH'economia salvifica o alia progressiva acquisizione della ricchezza e virtualita del patrimonio di grazia. L'approfondimento della dottrina teologica sugli effetti del peccato (distinzione tra debito di colpa e di pena) si coniuga con la positiva ricerca di purificazione e riscatto per se e per i defunti e l'assicurazione della liberazione dalla punizione temporale (13). Le crociate e, piu in generale, i pellegrinaggi sono stati probabilmente il maggior fattore di stimolo all'impegno riabilitativo ed espiatorio in un momento i cui il richiamo alia santita coincideva soprattutto con la coerenza esterna e la percepibilita dell'appartenenza alia comunita cristiana. La concessione delia remissio nasce quindi dalla vita di fede e dalla pieta popolare piu che dalla decisione dell'autorita e dalla ufficialita del riconoscimento. II regime delle indulgenze comunque prende piede e si sviluppa proprio nell'ottica legalistica e gerarchica del sistema e delia mentalita medievale (14). La crisi protestante, com'e noto, evidenzia subito e in maniera aggressiva i limiti e le deviazioni pratiche del modello questorio (15). II Concilio di Trento peraltro, pur riconoscendo e correggendo gli abusi, afferma perentoriamente la fondatezza e validita della dottrina cattolica ormai affermata e consolidata (16). Nella modernita Pistituto conosce percio un affinamento e un'attenta regolamentazione fino al riordino attuato dal beato Paolo VI (17). Non si puo evidentemente indagare la natura e la disciplina delle indulgenze prescindendo completamente dal dogma e dalla storia (18). In questa sede non abbiamo la pretesa di ricostruire compiutamente il cammino percorso, vogliamo comunque proporre almeno un sommario accenno alie tappe di configurazione, consolidazione, fissazione e diffusione delle indulgenze che funga da premessa e sfondo dell'attuale ricezione e sistemazione normativa.

Fino al secando millennio cristiano la disciplina indulgenziale non giunge ancora a configurara in senso proprio e definito (19). La remissione della pena appare infatti inscindibilmente collegata all'assoluzione sacramentale. La straordinarieta e il rigore della penitenza, com'e noto, rendono sporadico o diradano il ricorso alia Riconciliazione ma awalorano contestualmente Pesigenza dell'espiazione e della reintegrazione. Le incertezze nella ricostruzione storica non permettono di determinare esattamente la prassi e i contenuti del regime penitenziale (20), il perdono si associa tuttavia all'esplicitazione del serio desiderio di conversione e all'adempimento previo delle opere penitenziali (la remissione della pena temporale e quindi compresa, almeno in parte, nel percorso di contrizione e riparazione). Sin dai primi secoli ad ogni modo la potesta episcopale e l'appello all'intercessione dei martiri mirano a facilitare e incentivare la confessione delle colpe gravi e la riconciliazione ecclesiale (21). La pastoralita della cura d'anime si esprime anche nella relaxatio e commutatio della penitenza prevista (22). La preghiera, il digiuno e, soprattutto, Pelemosina o Pesercizio della misericordia e delia pieta contribuiscono ad attenuare o stemperare la durezza delle punizioni. Le c.d. redemptiones e peregrmationes romanae costituiscono percio i prodromi o antesignani del regime concessorio successive. Anche la frequenza delle absolutiones (Pinserimento di formule espiatorie) manifesta la forte sensibilita per la riparazione. Tali figure sono pero propedeutiche o finalizzate al perdono sacramentale. Nel primo millennio dunque non appare ancora la <<relativa>> autonomia de 1Pindulgentia, la garanzia ex auctoritate e la prerogativa dell'azzeramento (anche totale) del debito di pena; i suffragi inoltre esauriscono le forme di intercessione a favore dei defunti.

Nel basso medioevo si assiste alia formalizzazione e al fiorire delle indulgenze (23). Le crociate offrono probabilmente l'occasione piu propizia per la riabilitazione dei peccatori e la massima espansione possibile di elargizioni di grazia (24). La pratica si estende contestualmente ai pellegrinaggi e, in seguito, al finanziamento delle opere pubbliche, sociali e assistenziali. Col tempo l'esborso pio o caritatevole diviene il prototipo forse piu rappresentativo di opera indulgenziata, cio comporta il rischio non troppo recondito di mettere in ombra il primato della grazia e il richiamo alia contrizione (la maggior diffusione e la mitigazione aveva reso pure meno ostica e sentita il ricorso alia penitenza). II popolo cristiano con sincera pieta cerca e lucra le indulgenze, in origine pero come una vera necessita spirituale poi, sempre piu, come un costume sociale meritevole. I Papi normalmente assecondano la necessitas o Y Militas Ecclesiae con speciali concessioni e assicurazioni. La teologia scolastica approfondisce la dottrina sugli effetti del peccato, sulla sovrabbondanza dei meriti della Redenzione, sulla comunione dei santi, sulla potesta delle chiavi, ecc. che fornisce la sicura base e fondamento delle indulgenze. Il magistero in materia si consolida con il IV Concilio di Lateranense (1225) e poi con quelli di Lione e di Vienne (1245, 1274, 1311-1312). La maternita della Chiesa apre le porte all'indulgenza plenaria in articulo mortis prima per i crociati e poi per tutti. L'applicazione delle indulgenze per i defunti si diffuse rapidamente nel popolo fedele, senza un'espressa approvazione ecclesiastica. Solo alia fine del XV sec. si concede esplicitamente Yindulgentia in modum suffragii, supportata dalla necessaria speculazione teologica (25).

Le indulgenze risultano pertanto ben esplorate nella dottrina, misurate nella regolamentazione ed estese nella pratica sin dal basso medioevo. Gli abusi operativi e le deviazioni concettuali hanno finito pero per introdurre, attraverso delle questue disawedute e dei questori impreparati, l'impressione di una specie di <<perdono tariffato>> o di un <<mercato della grazia>> che disdice all'autentico senso della remissione penitenziale. Il Concilio di Trento non ha fatto altro che ribadire la validita e il valore dell'insegnamento tradizionale, correggere gli errori rilevati e indicare misure disciplinan (26). La pratica delle indulgenze di fatto non ha sortito seri contraccolpi fino alia post-modernita. La crescente devozione popolare (non sempre proporzionale aH'incremento delia pieta (27)) ha anzi moltiplicato il numero e la facolta di guadagnare indulgenze con taluni eccessi casuistici e prescrittivi (la determinazione quantitativa delle indulgenze parziali). Le direttive di Trento portarono anche alia creazione della 5. Congregado pro indulgentiis et reliquiis. II Dicastero fu poi accorpato alia Congregazione dei Riti da S. Pio X, l'attribuzione passo quindi al Santo Uffizio e infine alia Penitenzieria Apostolica (fermo restando la persistente competenza del Sant'Offizio nel profilo dottrinale) (28). La previsione di uno specifico organismo curiale e un eloquente dimostrazione dell'interesse e della viva preoccupazione ecclesiale per la materia. La codificazione piano benedettina, dal canto suo, ha sintetizzato ed esposto tutta la dottrina e disciplina generale sulle indulgenze nei 37 canoni del De indulgentiis (29).

3. L'ATTUALE PREVISIONE CODICIALE: GENESI, 'RATIO', STRUTTURA E COLLOCAZIONE

II Concilio Vaticano II non si e interessato specificamente del tema delle indulgenze (30). Taluni Padri comunque manifestarono il desiderio di un approfondimento teologico e di una profonda revisione disciplinare dell'istituto che ripristinasse il senso della remissione e del perdono nelhepoca attuale ed evitasse persisten ti incomprensioni ed equivoci (31). Le decisioni e gli interventi operativi furono pero demandad alia valutazione e alia ponderazione della Sede Apostolica. La consultazione delle diverse Conferenze episcopali svolta dalla Penitenzieria Apostolica offri inoltre spunti e indicazioni che trovarono un tempestivo e attento riscontro nelle risoluzioni del beato Paolo VI. La cost. ap. Indulgentiarum doctrina del 1 gennaio 1967 consolida e rawiva appunto l'insegnamento tradizionale della Chiesa e stabilisce i nuovi criteri del regime indulgenziale alia luce delle acquisizioni liturgiche, sacramentad ed ecclesiologiche maturate nell'assise ecumenica (32). Le statuizioni riguardano soprattutto l'integrazione delle disposizioni richieste, l'incentivo al fervore e alia preparazione, la precisazione del contenuto delle indulgenze parziali (l'eliminazione della determinazione dei giorni e degli anni), la riduzione delle indulgenze plenarie, la soppressione delle indulgenze c.d. reali e locali (33). II Pontefice comunque non dispone un cambiamento radicale del sistema legale vigente (34). Alia norma quadro di riferimento fa seguito la promulgazione del nuovo Enchiridion indulgentiarum del 29 giugno 1968 (35).

La formulazione codiciale riflette il cambiamento di prospettiva intervenuto ma manifesta pure incertezze e ripensamenti circa i contenuti e lo sviluppo del testo. Spicca subito la mutata impostazione concerniale rispetto aH'analiticita e minuziosita del CIC 1917 (36). Nel processo redazionale si registra comunque un passaggio abbastanza brusco tra le prime versioni e lo schema del 1980 e quelli successivi (37). II desiderio di semplificare e snellire il disposto originariamente avevano portato solo a contenere la regolamentazione in un piu modesto numero di canoni. La linea di lavoro inizialmente seguita era semplicemente la trasposizione e adeguazione delle norrnae della cost. ap. Indulgentiarum doctrina. Nella sessione del marzo del 1972 si appronto uno schema iniziale di 24 canoni (cann. 155-179) (38), che a seguito di alcune soppressioni e accorpamenti, configuro i 18 canoni (cann. 162-180) dello schema de sacramentis approvato (39). A seguito di un'incisiva rivisitazione dei criteri di elaborazione da parte delle Plenaria il testo venne pero ridotto all'essenziale. L'operazione di revisione desto un po' di contrarieta e rammarico nei Consultori (40). Una logica di coerenza e omogeneita impose tra l'altro un'ulteriore diminuzione di canoni, giungendo cosi--con l'aggiunta della norma di rinvio conclusiva (l'attuale can. 997)--ai sei poi definitivamente promulgad. Un deciso <<salto in avanti>> pertanto e maturato in corso d'opera e ha superato l'intenzione iniziale dei redattori.

Lo svolgimento dei lavori manifesta un moderato intento di ripensamento e superamento dell'approccio precedente. Piu interessante e pero la questione concettuale legata alia natura e struttura della previsione normativa. Nella prima Disceptatio de indulgentiis vengono affrontate infatti le tre questioni fondamentali esposte nel voto del terzo Consultore: collocazione, ampiezza e testo di base del disposto. Il Consultore esprime riserve circa la sistemazione tradizionale (dopo il sacramento della penitenza) (41); si pone il dubbio sulla convenienza di una trattazione estesa o sintetica (42); propone come base di lavoro Y Enchiridion indulgentiarum del 1968 anziche il CIC 1917. La discussione del marzo del 1972 prosegue con la determinazione delle norme da includere e degli adattamenti da apportare. Il lavoro nella Disceptatio de schemate cationum <<de indulgentiis>> dell'ottobre 1972 si concentra ancora sull'affinamento del testo. Manca un esame approfondito previo dei presupposti e della consistenza della normativa. Qualche rilievo in merito emerge pero a proposito del contenuto e del modo di procedere nella redazione (43). L'impianto <<restrittivo>> della codificazione emerge anche nel corso dei lavori (44). Come gia accennato, i redattori si attennero anche (con un po' di sofferenza ma in maniera collaborativa) all'indicazione ricevuta di ridurre i canoni al minimo. La piu stimolante <<provocazione>> si desume comunque da un'osservazione alia Relatio conclusiva: <<Quidam Pater proponit ut hi canones ad duos tantum reducatur [...] Rationes: a) quia ceteri canones huius Capitis non habent characterem proprie iuridicum; ...>> (45). La proposta fu giudicata pero troppo drastica ed ecclesialmente inopportuna (46). Non si ritenne pertanto di procedere a un cambiamento radicale e incisivo dell'assetto ma al semplice ridimensionamento e sfrondamento della normativa.

L'attuale formalizzazione ha quindi un carattere molto essenziale e lineare, conserva tuttavia l'idealita di fornire un sommario riferimento dottrinale piu che limitarsi al profilo giuridico dell'istituto. La normativa di conseguenza assume un valore prevalentemente teologico e didascalico. II disposto dei cann. 992-997 presenta: la definizione d'indulgenza, i tipi d'indulgenza (parziale o plenaria), la destinazione del beneficio (per se o per i defunti), l'autorita competente a elargirla, la capacita e il modo per lucrare l'indulgenza, il rinvio alia specifica legislazione. La logica delle previsioni pare dettata insomma dalla continuita storica e dalla completezza del sistema. La sistemazione ricalca poi quella tradizionale e il necessario collegamento con l'economia penitenziale. La disciplina conserva quindi il molo di una sorta di appendice della Riconciliazione. All'emanazione del Codice ha fatto seguito la revisione dell'Enchiridion indulgentiarum nel 1986 e successivamente e nel 1999 (47). Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta i principi della fede sulle indulgenze, logicamente con un'accentuazione maggiore dei presupposti dogmatdci (le pene del peccato, la comunione dei santi e la mediazione della Chiesa) (48).

4. La PROBLEMATICA INTERSOGGETTIVITA DELLA FRUIZIONE INDULGENZIALE

Non vi e dubbio che la giustificazione dell'istituto indulgenziale risieda in un fenomeno potestativo (il potere delle chiavi) e che le relative prescrizioni abbiano un carattere propriamente normativo. Le riserve circa rinserimento del Caput IV. De indulgentiis nel Codice pero non nascono tanto dall'inutilita di duplicare o riportare sommariamente la regolamentazione positiva altrove sviluppata quanto dalla natura stessa della fattispecie considerata. La previsione disciplinare codiciale puo far sorgere l'equivoco che la cancellazione della pena e la reintegrazione del peccatore operoso sia un fatto essenzialmente giuridico o segua una logica rivendicativa. Secondo l'ermeneutica dell'ipsa res iusta tommasiana (49) conviene invece esplorare la giuridicita nella realta delle indulgenze prima che nella norma positiva. Orbene la dimensione di giustizia dell'indulgenza puo essere considerata, per cosi dire, <<radicale o originaria>> (e legata all'istituzionalita e mediazione salvifica della Chiesa) ma non pare <<essenziale>>, non stabilisce cioe una relazione di debito. II beneficio indulgenziale in quanto tale non e ne esterno, ne intersoggettivo, ne doveroso. La definizione stessa d'indulgenza (<<remissio coram Deo poenae temporalis pro peccatds ... ope Ecclesiae>> (50)) esclude patentemente gli estremi di ogni vincolo obbligatorio interpersonale. Non c'e nulla di piu intimo e spirituale delia disposizione richiesta per lucrare Pindulgenza plenaria o parziale (51). L'indulgenza e solo una straordinaria fruizione del tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi da parte dei fedele riconciliato. L'intervento della Chiesa non configura una specifica prestazione di servizio (a prescindere dall'eventuale rilievo sociale connesso all'opera indulgenziata (52)), ma concede una speciale efficacia sanante all'azione dei fedele. Il dinamismo del diritto esigerebbe un dovere coram, hominibus che, nel caso di specie, e evidentemente inconfigurabile. L'estensione del perdono divino resta un fatto riservato ed eminentemente personale. II riferimento fondamentale dei figura e dunque alia virtu delia religione e non all'ordine delia giustizia.

La natura e la ratio dell'indulgenza appena delineata si coglie meglio evidenziando lo stacco rispetto alPeconomia sacramentale. La dottrina sottolinea spesso Papprossimazione o il collegamento delPistituto con la disciplina dei sacramenti (53) andrebbe pero sottolineata maggiormente la specificita e peculiarita del fenomeno indulgenziale. Per quanto Porganismo sacramentale superi enormemente la prospettiva giuridica (54), si conforma comunque alia logica delPesigenza intersoggettiva. La giuridicita dei sacramenti e molto limitativa e parziale (coglie solo un aspetto di un fenomeno misterico e soprannaturale), eppure descrive una dimensione importante dei relativi beni salvifici. I sacramenti sono diritti (beni dovuti) perche c'e una spettanza intrinseca alia lex gratiae derivante dalla mediazione del fattore umano. A1 diritto di ricevere corrisponde appunto un dovere di amministrare secondo il dinamismo proprio dello ius (55). Il sacramento e dunque necessariamente legato alia socialita ecclesiale e implica una specifica ministerialita (richiede un ministro), c'e quindi un vicolo e una relazione interpersonale. La radice dell'ordinamento sacramentale della Chiesa non a caso e stata individuata proprio nel principio nell'efficacia ex opere operato che rende oggettiva e concreta l'attribuzione, (56). L'indulgenza invece e solo il frutto dell'operato del fedele alie dovute condizioni e disposizioni. Nella fruizione dell'indulgenza manca appunto una prestazione obbligatoria e una relazione ad alios (il rapporto e direttamente con Dio). La giuridicita non e dunque intrinseca all'azione, legata alia natura dell'opera indulgenziata, ma deriva dalla previsione e assicurazione ecclesiale dell'effetto salvifico. L'indulgenza non e in definitiva un bene dovuto in giustizia coram hominibus.

La <<giuridicita>> dell'indulgenza e quindi piu articolata e complessa. Fermo restando il fatto che ci muoviamo nell'ordine trascendente, non si tratta di un fenomeno congenito o costitutivo nella struttura della lex gratiae ma di un fattore acquisito o derivato attraverso l'autorita della Chiesa. II divario non proviene tanto dal contrasto tra l'istituzione divina o l'istituzione ecclesiastica del bene, quanto dalla relazione di giustizia dedotta. L'indulgenza risponde alia giustizia legale e non ad una forma di giustizia lato setisu distributiva del patrimonio salvifico. II profilo giuridico allora non recepisce un criterio di ripartizione fissato ex institutione divina, ma regola autonomamente l'attribuzione del beneficio e i presupposti del meccanismo remissivo. II punto e che l'indulgenza si inserisce in una fattispecie a formazione progressiva che tra l'altro sovente implica l'economia sacramentale. Penitenza e Comunione evidentemente integrano le condizioni dell'indulgenza (almeno di quella plenaria), ma si tratta solo di componenti o dementi di un insieme composito, non costituiscono insomma il motivo del riconoscimento del surplus del condono o il fulcro attorno a cui ruota l'atto di clemenza. Il nucleo delPistituto--ribadiamo --sfugge alia portata della giustizia. Se il fondamento dell'indulgenza risiede nella sovrabbondanza della Redenzione, il titolo sta nell'amministrazione ecclesiale del tesoro di grazie. La <<pretesa>> del perdono divino e legata allora a una misura autoritativa umana. Il diritto sta quindi nella facolta di concessione e di regolazione e non certo nella logica e nella dinamica della condotta indulgenziata.

5. I RILIEVI CIRCA IL FONDAMENTO E LA LOGICA AUTORITATIVA DEL BENE

La giuridicita dunque riguarda solo la determinazione dei presupposti e la disciplina della ffuizione dell'indulgenza, non concerne l'atteggiarsi e il contorno dell'attivita indulgenziata (in quanto tale non interpersonale). La facolta di normare o regolamentare appare pero come una costante del governo ecclesiastico (57). Il contenimento della portata giuridica non deve tuttavia portare a sottacere il carattere specifico e proprio del fenomeno. Le indulgenze sono diritto solo in quanto espressione positiva del potere di conformare autoritativamente la realta? La risposta pub essere affermativa e negativa alio stesso tempo. Affermativa in quanto il titolo e la misura del diritto sono indubbiamente legali. Negativa in quanto il bene radica nella funzione stessa della Chiesa, quale depositaria e garante del patrimonio salvifico. L'attribuzione della prerogativa costitutiva e regolativa (in cui si sostanzia la giuridicita delle indulgenze) e il riconoscimento o l'esplicazione della dimensione di giustizia di un dato preesistente (l'istituzionalita della Chiesa). Il necessario intervento della Chiesa (ope Ecclesiae) imprime cosi una decisa connotazione comunitaria e solidale al bene (58).

Vale la pena approfondire percio quella che abbiamo qualificato come <<giuridicita radicale o originaria>>. La Chiesa e interprete qualificata del messaggio e dello strumentario divino di salvezza (59). La stessa origine storica dell'istituto e indicativa della presa di coscienza e della penetrazione del molo stimolante ed edificante della comunione dei santi (60). La dottrina prima ancora che la disciplina delle indulgenze manifesta in pratica la maternita e accondiscendenza dei Pastori. La nascita dell'indulgenze non e stata dettata certo da una smania di potere o da una rivendicazione di dominio sulle coscienze, si e fatta strada nella percezione diffusa delia gravosita del peccato e del rigore della penitenza quale forma di aiuto e incoraggiamento nella via del bene. L'intervento della Chiesa risulta allora integrativo e corroborativo della penitenza richiesta (61). La dipendenza e l'appartenenza comunitaria (con il rilievo anche giuridico che assume la comunione (62)) marcano quindi il cammino di conversione e di remissione. Uindulgenza quindi e giuridica in quanto mtanzialmente e imprescindibilmente ecclesiale.

La dottrina normalmente sottolinea il legante tra indulgenza e giurisdizione (63). La radice delhistituto si trova infatti nella potesta di giurisdizione o, piuttosto, nella funzione di guida e di governo della comunita. Limitare pero la considerazione del fenomeno all'aspetto potestativo e riduttivo e limitativo. Gli unici profili normativi indispensabili concernerebbero, come ri porta to (64), la titolarita del potere e il rinvio alia legislazione del settore (65). La convenienza epistemologica della stringatezza legale e del minimalismo codiciale non significa pero disconoscere la chiave di volta del fenomeno indulgenziale. Lo ius, la valenza giuridica dell'attribuzione, come di consueto, conferisce oggettivita, razionalita e concretezza alia spettanza. L'indulgenza non costituisce dunque una semplice emozione o sensazione liberatoria ma l'assicurazione dell'efficacia del percorso di riabilitazione e perdono fissato. II discernimento ecclesiale inoltre manifesta la piena conformita dell'atto di liberalita con il piano personale e sociale di salvezza. II potere costitutivo e sicuramente libero e discrezionale ma non e certo arbitrario e senza limiti (66). La giuridicita del bene non si sostanzia poi in un valore ipotetico e astratto ma nelbaccessibilita e incentivazione pratica del conseguimento del condono. La considerazione delle circostanze e del contesto esprime tutta 1'umanita e il favore nei confront della realistica elargizione della promessa di grazia (67). La remissio insomma non e tanto potestativamente confezionata quanto e configurata, interpretata e amministrata secondo giustizia (e carita).

In sede di redazione codiciale e stata affmata la determinazione del soggetto titolare del potere costitutivo. L'approfondimento ecclesiologico del Vaticano II ha portato infatti a riconoscere tale capacita in capo alia Suprema autorita e a determinare meglio le facolta rimesse ai Vescovi diocesani (68). Lautorita preposta pub dunque concedere ex novo o abrogare indulgenze secondo il proprio giudizio prudenziale, rientrando nelle sue prerogative dispositive e distributive del patrimonio sal vi fico (69). Tale dato evidenzia pure il carattere storico ed effettnale della funzione di guida (universale e particolare) delia comunita. La tradizione del popolo di Dio d'altronde non e statica e immutabile ma dinamica e, per cosi dire, <<lucrativa>> (70). Abbiamo gia evidenziato che le indulgenze non sono solo autoritativamente previste ma opportunamente pianificate e ordinate. In linea con la visione partecipativa e comunitaria delia realta e missione cristiana emerse dall'assise conciliare, conviene anche sostituire alia concezione autoritaria e gerarchica, tipica dell'elaborazione della precedente codificazione, la logica del bene e del servizio. La costituzione delle indulgenze non rappresenta infatti una prerogativa o un privilegio della capitalita ma un fattore di crescita e incremento dei Corpo. Fermo restando il carattere misterico e riservato del fenomeno, la facolta istitutiva e regolativa non e una rivendicazione personale ma un'espressione carismatica del potere. II patrimonio dei meriti e delle soddisfazioni di Cristo e dei santi integra non a caso i beni o Pessenza stessa delia comunione. La gestione di tale ricchezza esprime quindi la portata diaconale e servente della potesta (71). II ruolo direttivo dunque si sostanzia nella moderazione, promozione e custodia delle indulgenze (72). La predisposizione o l'organizzazione non possono essere disgiunti dall'incentivo e dal contrallo del costume penitenziale. II compito promozionale dei Pastori non si esplica tanto nella creativita o originalita di previsione quanto nell'iniziativa e nella solerzia nel favorire la riconciliazione e la remissione dei fedeli (73). II desiderio della Chiesa d'altronde e che i suoi figli possano attingere sempre piu copiosamente al tesoro della grazia.

Vale la pena ribadire allora che la giuridicita costitutiva richiamata implica che la dimensione di giustizia delle indulgenze e essenzialmente solidale e compartecipata nel popolo di Dio. II riferimento istituzionale configura e qualifica il bene. Senza la vicarieta cristologica e la capitalita visibile mancherebbe in pratica la garanzia delia disponibilita ed effettivita della remissio. L'autorita conferisce quindi sicurezza e affidabilita al cammino di conversione e manifesta la base teologica e la valenza pastorale del profitto sperato.

6. L'INCREMENTO <<SOSTANZIALE>> DELLA PRASSI INDULGENZIALE

L'analisi compiuta ha evidenziato che il profilo giuridico non si limita alia configurazione e alia regolamentazione della remissione della pena (come per ogni attivita ecclesiale esterna) ma involge pure il presupposto e il contesto della firuizione del bene. Cio non di meno la dimensione di giustizia non integra un connotato intrinseco alia realta delle indulgenze. La giuridicita--come sopra illustrato--non e, per cosi dire, essenziale o costitutiva dell'azione prescritta (come per i sacramenti (74)) ma e iscritta (originariamente o radicalmente) nella logica della previsione, dipende in pratica dall'istituzionalita della Chiesa quale soggetto transpersonale e permanente (75) e dai vincoli di solidarieta esistenti nella comunita cristiana. L'atteggiarsi della sociality d'altronde non e interno alPattivita richiesta, deriva solo dal rapporto di comunione gerarchica. La relazione non riguarda dunque la ministerialita del dono di grazia (la mediazione umana dell'economia salvifica) ma l'efficacia e il contenuto della prescrizione normativa (76). Il beneficio remissorio non e quindi oggetto proprio della virtu della giustizia, e espressione piuttosto della virtu di religione. Le indulgenze si inseriscono a pieno titolo nel novero dei beni ecclesiali e hanno quindi una portata giuridica ma non sono strettamente parlando beni giuridici o diritti (77). Il problema non e chiaramente nel fondamento o nel titolo (ecclesiastico) del riconoscimento ma nella ratio e struttura stessa dell'attribuzione. Tale constatazione circoscrive epistemologicamente l'influenza dello ius, ma non sminuisce certo i compiti o il molo dell'autorita e dell'intero popolo di Dio.

Tornando al punto di partenza, l'inserimento nella disciplina codiciale risponde piu ad una preoccupazione magisteriale e catechetica che ad una valutazione giuridico-concettuale (78). La previsione rientra allora nell'impostazione teologica e dottrinale assunta dal Codificatore spesso evidenziata e talora lamentata (79). L'impianto normativo attuale ha optato per la scelta <<intermedia>> di un considerevole contenimento e alleggerimento del disposto senza pero un mutamento di prospettiva troppo incisivo e radicale. La tradizione e la forma mentis diffusa sconsigliavano probabilmente cambiamenti piu profondi e penetranti. L'ideale della completezza e praticita legislativa induceva peraltro a prevedere e regolare, almeno sommariamente, gli istituti principali. Sta di fatto che il can. 992 (ma in buona parte anche i cann. 993-994 (80)) hanno un contenuto prettamente definitorio e catechetico. Anche il can. 996 costituisce piu un prontuario d'uso delle indulgenze che una precisa norma di condotta. Una sintesi della dottrina cattolica giova certamente alia chiarezza e alia divulgazione ma puo ostacolare o confondere i piani di lettura della realta ecclesiale (81). Un riordino della giuridicita canonica e uno sviluppo ordinamentale ulteriore, frutto di una maturazione della sensibilita normativa in termini di essenzialita e rigore, dovrebbe forse portare ad uno sfrondamento del De indulgentiis che eviti accentuazioni giuridiciste o supplenze disciplinan (82). E indicativa tra l'altro la scelta operata dal CCEO (83).

Al di la della consistenza delle prescrizioni, desta riserve anche la collocazione del Capitolo in appendice al sacramento della Penitenza. Il collegamento, come ricordato, ha un valore storico e pedagogico (evidenziando la necessita dello stato di grazia) ma non e troppo rispondente alia natura e all'inquadramento della concessione (84). Le indulgenze si innestano neH'organismo sacra mentale ma non possono confondersi con l'istituzione divina del perdono sacramentale (85). Una sistemazione piu aweduta sembra rapportabile a Gli altri atti del ciilto divino, sempre che non si preferisca riferirlo semplicemente alia potesta configurativa dell'autorita nell'ambito della pieta o della carita (86). L'esigenza a livello pastorale di evidenziare il presupposto e il legame logico della figura, specie in un'epoca di diffusa ignoranza e confusione religiosa, non esclude la ricerca di una maggior razionalita e rispondenza sistematica in sede legale.

Le considerazioni proposte non intendono minimamente inficiare o minare la pratica e la convenienza della remissione della pena, si propongono anzi di promuovere e incentivare lo spirito e il senso del perdono. L'origine e la diffusione delle indulgenze richiama prepotentemente il principio della salvezza: il primato della grazia e la chiamata alia contrizione-conversione. A prescindere dalla lodevole facilitazione del regime remissorio, l'intiepidimento del fervore ha oscura to in parte il nucleo stesso del cammino penitenziale (87). La secolarizzazione e la perdita del senso del peccato hanno portano purtroppo a firaintendere il significato dell'invito e della prassi ecclesiale, svincolandolo dall'esigenza e serieta della riconciliazione (88). Un merito, piuttosto recondito (perche difficilmente percepibile), della persistente esposizione della dottrina sulle indulgenze e la ricapitolazione degli elementi essenziali per la remissione. Benche la struttura o composita articolazione dell'attivita lucrativa non e facilmente deducibile dal disposto, il testo legale ad ogni modo contiene o riepiloga i fattori caratterizzanti della fattispecie, distinguendo opportunamente, al di la dell'esecuzione delY opera prescritta, la capacita, Yintenzione, le disposizioni e le condizioni per lucrare un'indulgenza (89). Capacita, intenzione e disposizioni sono d'altronde requisiti indispensabili per ogni ricezione di grazia. Nella catechesi una certa enfasi andrebbe posta proprio suH'attitudine e inclinazione del soggetto (90). La meritevolezza del perdono non sta certo nei presunti meriti del fedele ma nell'accettazione <<incondizionata>> della misericordia divina. I requisiti sacramentali e devozionali integrano poi in maniera sostanziale la dinamica dell'affrancamento e dimostrano 1'effettivita e l'autenticita del desiderio di redenzione. Non bisogna dimenticare che la concessione autoritativa, pur con la liberalita e prodigalita del caso, apre quindi ad un percorso di contrizione e riabilitazione.

L'auspicabile incremento della prassi indulgenziale porta insomma ad evitare accuratamente deformazioni <<magico-sacrali>> nell'interpretazione del fenomeno e a riconoscere la coerenza e armonia dell'attribuzione ecclesiale. La spiritualita e interiorizzazione dell'azione risiede in buona parte nella maturazione delle disposizioni dovute (apte dispositus (91)) e nella promozione del perdono sacramentale (92). La miglior definizione della portata giuridica delle indulgenze pub contribuire percio a scongiurare interpretazioni giuridiciste o <<meccanicistiche>> deU'economia della grazia e a centrarsi sull'essenza della concessione (93).

RECIBIDO: 21 DE NOVIEMBRE DE 2016 / ACEPTADO: 7 DE FEBRERO DE 2017

MASSIMO DEL POZZO

Profesor Extraordinario de Derecho Constitucional Canonico

Pontificia Universita della Santa Croce. Facolta di Diritto Canonico. Roma

delpozzo@pusc.it

DOI 10.15581/016.114.002

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(1) Cfr. FRANCESCO, bolla Misericordiae vultus, 11 aprile 2015, AAS 107 (2015) 399-420.

(2) Il richiamo e rafforzato delia specialita dell'occasione e dall'accentuazione del senso della convocazione (bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia).

(3) Cfr. J. HERVADA, Le radici sacramentali del diritto canonica, Ius Ecclesiae 17 (2005) 635-636.

(4) Si tratta di accertare se l'aspetto giuridico e intrinseco e connaturato alia dinamica relativa a tale bene della comunione.

(5) Osservava a proposito della nozione F. M. Cappello: <<Dicitur a) remissio coram Deo, et non coram sola Ecclesia, v. g. poenae ex sententia iudiciali debitae. Proinde, cum agatur de remissione poenae temporalis in foro Dei, errarunt ii omnes, qui indulgentias acceperunt pro remissione poenae in foro solius Ecclesiae debitae>> (Tractatns canonico-moralis de sacramentis, II, Marietti, Taurini-Romae 1953, 660).

(6) Cfr. M. DEL POZZO, La giustizia nel mito. Profili giuridici della liturgia della Chiesa, Edusc, Roma 2013, 25-27.

(7) L'abituale collocazione manualistica o commentaristica segue l'assetto codiciale, considera le indulgenze un complemento del sacramento della Penitenza. Ci sembra piu confacente invece la scelta di B. F. Pighin di inserire il tema tra gli atti di culto diversi dai sacramenta (Diritto sacramentale, Marcianum Press, Venezia 2006, 359-367 [Cap. II. Le indulgenze, le preghiere di guarigione e l'esorcismo]).

(8) <<Mentre la disciplina anteriore trattava la materia sull'indulgenza in 26 canoni (CIC, cann. 911936), il Codice vigente lo fa in soli 6 canoni (cann. 992-997); quest'ultimi riportano inoltre, quasi letteralmente, i document! menzionati sopra, il Codice Orientale non tratta affatto la materia delle indulgenze>> (E. FRANK, I Sacramenti dell'Iniziazione, della Penitenza e dell'Unzione degli infermi. Commento ai Canoni 834-1007 del Codice di Diritto Canonico, Urbaniana University Press, Citta del Vaticano 2012, 182).

(9) Cfr. M. DEL Pozzo, La doverosita liturgica, morale e giuridica del culto ecclesiale, Ius Ecclesiae 21 (2009) 549-568; C. J. ERRAZURIZ M., L'intrinseca doverosita liturgica e giuridica del adio ecclesiale, in Diritto e norma nella liturgia, E. Baura--M. DEL POZZO (a cura di), Giuffre Editore, Milano 2016, 29-58.

(10) Il problema, come piu volte rilevato, non e il <<troppo>> diritto, ma, per cosi dire, il <<cattivo>> diritto (l'erronea o equivoca percezione del fattore giuridico), cfr. ad es. M. DEL POZZO, La dimensione giuridica della liturgia. Saggi su cio che e giusto nella celebrazione del mistero pasquale, Giuffre Editore, Milano 2008, 110-111 (spec. nt. 8).

(11) L'indulgenza non e un espediente o un'agevolazione giuridicista dell'economia salvifica, ma una conseguenza abbastanza diretta dell'autenticita e operosita della compunzione mediata dal giudizio e dal supporto della Chiesa.

(12) Cfr. ad es. C. CACCIARI, Le indulgenze, Edizioni Sabinae, Cantalupo in Sabina (RI) 2009 (precedente edizione della stessa tesi: Odiemo sistema giuridico delle indulgenze e proposte di interpretazione, Roma 2007); G. DE Pascal, Les indulgences. Doctrine et histoire, Bloud et C., Paris 1908; A. H. M. LEPICIER, Le indulgenze. Loro origine, natura, e svolgimento, Direzione della Biblioteca del clero, Siena 1897; B. POSCHMANN, Der Ablass im Licht der Bussgescbichte, Bonn 1948 (Theophaneia 4); E. F. REGATILLO, Las indulgencias, Sal Terrae, Santander 1947; R. D. RUIZ MAINARDI, La disciplina de las indulgencias en el siglo XX, Pontificia Universitas Sanctae Crucis, Romae 2000; W. TAUWINKL, La discussione teologica sulle indulgenze dal Concilio Vaticano II fino ad oggi, Galaxia Gutenberg, Targu Lapus 2005. Si prescinde in questa sede dall'approfondimento delle questioni teologiche connesse.

(13) La storia manifesta che le indulgenze non sono tanto una spinta o un incentivo delPautorita quanto una sentita esigenza di conversione e di fattiva riabilitazione del popolo cristiano. Non e casuale che la <<scoperta>> del rimedio remissivo si inserisca nella progressiva enucleazione e affinamento del cammino penitenziale. La fruizione delle indulgentiae appare in questa linea come un corollario o un'esplicitazione (e non una scorciatoia o un surrogato) dell'approfondimento del contenuto e dell'estensione della misericordia divina.

(14) <<Certo e che vere indulgenze, concesse per elemosine o per visite di devozione a chiese e altari ..., cominciano--ma sono ancora poche--nel secolo XI, e si moltiplicano nel secolo XII e dopo>> (E. DAL COVOLO, Per una storia dell'indulgenza. Nota in margine alia Bolla di indizione del Grande Giubileo, Salesianum 61 [1999] 823). Lo studio storico piu documentato e accreditato sull'istituto resta comunque N. PAULUS, Geschichte des Ablasses im Mittelalter, I-III, Paderborn 1922-1923, rist. WBG, Darmstadt 2000. Occorre considerare che lo spiccato legalismo e autoritarismo che circonda il fenomeno non indica comunque una sorta di inautenticita o imposizione nell'estensione e diffusione del costume.

(15) I quaestores erano deputati alia proclamazione e raccolta delle offerte indulgenzianti, talora venalmente e in modo poco aweduto, cfr. A. MlGLIAVACCA, Le indulgenze, Quademi di diritto ecclesiale 11 (1998) 161-162.

(16) <<II potere di conferire le indulgenze e stato accordato dal Cristo alia chiesa che, fin dai tempi piu antichi, ha usato di questa facolta a lei divinamente concessa (cfr. Mt 16,19; 18,18). Per questo il santo sinodo insegna e comanda di mantenere nella chiesa quest'uso, moho salutare per il popolo cristiano e approvato dall'autorita dei sacri concili, e colpisce con l'anatema quelli che definiscono inutili le indulgenze o negano alia chiesa il potere di concederle. Tuttavia, desidera che nel concedere le indulgenze si usi moderazione ... per evitare che la troppa facilita nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica. Desiderando poi emendare e correggere gli abusi che vi si annidano e in forza dei quali la bella parola indulgenza viene bestemmiata dagli eretici, col presente decreto stabilisce, in generale, la completa abolizione di tutti gli indegni traffici di soldi fatti per ottenerle>> (CONCILIO di Trento, Decreto sulle indulgenze, 4 dicembre 1563, in Dz-Sch. 1835). Il IV Concilio Lateranense (1215) gia aveva cercato di correggere abusi e cedimenti operativi (cfr. W. H. WOESTMAN, Sacraments. Initiation, Penance, Anointing of the Sick. Commentary on Canons 840-1007, Saint Paul University, Ottawa 2004, 297-298).

(17) Cff. Paolo VI, cost. ap. Indulgentiamm doctrina, 1 gennaio 1967, AAS 59 (1967) 5-24 [= ID].

(18) Per un inquadramento storico dell'istituto, oltre a N. PAULUS, Geschichte des Ablasses ..., cfr. anche P. GALTIER, De paenitentia. Tractatus dogmatico-historicus, apud aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1956, 518-546; B. POSCHMANN--F. COURTNEY, Penance and the anointing of the sick, Herder-Bums and Oates, Freiburg im Breisgau-London 1964, 210-232; J. A. JUNGMANN, Die lateitiischen Bussriten in ihrer geschichtlichen Entivicklung, F. Rauch, Innsbruck 1932.

(19) <<Las indulgencias bajo esta forma definitiva, comenzaron a concederse en el siglo XI y, con ocasion de diversas obras: la dedicacion de un templo, la construccion de un puente, la defensa del pueblo cristiano, la custodia de la paz, los sacrificios, las oraciones, los pergrinajes, etc.; aplicables en algunos casos, a los fieles difuntos>> (R. D. Ruiz Mainardi, Indulgencias, in DGDC IV, 551). Dal Covolo a proposito degli istituti precedenti (riconciliazione, mitigazione, diminuzione e commutazione della penitenza sacramentale) parla di <<prodromi dell'indulgenza>> (Per una storia ..., cit., 821-823).

(20) Cfr. A. GlACOBBI, Storia della disciplina penitenziale antica, Roma 1976; R. Loria, La Penitenza nei secoli. Excursus storico sulVistituto penitenziale nella Chiesa, in L. LlGIER ET AL. (a cura di), La penitenza. Doctrina, storia, catechesi e pastorale, Elledici, Torino 1967, 177-224; C. VOGEL, II peccatore e la penitenza nella Chiesa antica, Elledici, Torino 1967; Idem, IIpeccatore e la penitenza nel medioevo, Elledici, Torino 1988.

(21) Cfr. anche C. Cacciari, Le indulgenze, 11-15.

(22) Cfr. E. DAL COVOLO, Per una storia ..., cit., 821-823. II piu efficace incentivo delia pratica penitenziale e dovuta all'introduzione della penitenza tariffata. L'uso dei penitenziali attesta peraltro la ripresa e la diffusione del perdono sacramentale nel costume del popolo cristiano.

(23) Cfr. P. Galtier, Les indulgens: origine et nature, a propos d'un ouvrage re'cent, Gregorianum 31 (1950) 258-274.

(24) <<Quicumque pro sola devotione, non pro honoris vel pecuniae adeptione, ad liberandam Ecclesiam Dei, Jerusalem profectus fuerit, iter illud pro omni poenitentia reputetur>> (c. 2, Concilio di Clermont [1095], in J. D. Mansi (a cura di), Sacronim Conciliorum nova et amplissima collectio, XX, Akademische Druck--und Verlaganstalt Graz, Graz 1960, col. 816).

(25) Cfr. anche J. GoNl Gaztambide, Las primeras indulgencias de difuntos, Antologica Annua 2 (1954) 378-391.

(26) Cfr. supra nt. 16. Oltre alia soppressione dei quaestores si riservo la facolta di concedere indulgenze solo agli Ordinari (CONCILIO DI TRENTO, XXI sess., 16 luglio 1562, Decretum de reformations, c. 9, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Edizioni Dehoniane, Bologna 1991, 731-732).

(27) <<La pieta dei fedeli stimava piu alto il valore delle indulgenze, quando esse erano ancora mol to rare. D'altra parte, la pieta medievale si esplico in una quantita innumerevole di devozioni particolari, di conffatemite e associazioni, e tutto cio diede occasione alia richiesta di sempre nuove indulgenze>> (E. DAL COVOLO, Per una storia ..., cit., 825).

(28) Con Breve del 6 luglio 1669 Clemente IX costitui la S. Congregazione per le Indulgenze e le Reliquie; Pio X uni tale Congregazione alia Congregazione dei Riti (28 gennaio 1904); la materia passo quindi al Sant'Uffizio con l'Ordinamento della Curia Romana (1908); Benedetto XV trasferi la Sezione delle Indulgenze dal Sant'Uffizio alia Penitenzieria Apostolica (25 marzo 1915), cfr. C. CACCIARI, Le indulgenze, 25-31.

(29) Cfr. CIC 17, Liber tertius. De rebus, Pars prima. De Sacramentis, Titulus IV. De poenitentia, Caput V. De indulgentiis (cann. 911-936).

(30) E significativo il fatto che la cost. Sacrosanctum Concilium, che pure ha esaminato a tutto tondo lo spettro delia realta cultuale, non menzioni mai le indulgenze.

(31) Cfr. A. MIGLIAVACCA, Le indulgenze, 163; W. TAUWINKL, La discussione teologica mile indulgenze ..., cit., 95-111. A. CALVO ESPIGA, Algunas orientaciones actuales de la teologia de las indulgencias, Burgense 21 (1980) 417-449, ?Ilustra la profonda influenza della dottrina di K. Rahner sul tema.

(32) La costituzione apostolica si articola in 12 pun ti di carattere speculativo e magisteriale che ribadiscono e attualizzano il valore delle indulgenze e in 20 norme direttive che guidano la revisione dell'Enchiridion indulgentiarum.

(33) <<Nel redigere le nuove norme si e cercato in particolar modo di stabilire una nuova misura con l'indulgenza parziale, di apportare una congrua riduzione al numero delle indulgenze plenarie e di dare alie indulgenze cosiddette reali e locali una forma piu semplice e piu dignitosa>> (ID 11).

(34) <<Le disposizioni del codice di diritto canonico e dei decreti della santa sede riguardanti le indulgenze, in quanto sono conformi alie nuove norme, restano invariate>> (ID 11).

(35) PAENITENTIARIA APOSTOLICA, Enchiridion indidgentiamm. Normae et concessiones, Typis Polyglottis Vaticanis, Citta del Vaticano 1968.

(36) II mutamento non e solo quantitativo ma soprattutto stilistico e qualitativo nel tenore delle prescrizioni. Nel CIC 1917 il titolo De indulgentiis fissava e compendiava la disciplina generale dell'istituto, nel CIC 1983, al di la della revisione normativa gia intervenuta, riepiloga ed estrapola solo i trato saliend della figura.

(37) Cfr. E. N. PETERS, Incrementa inprogressu 1983 Codicis inriscanonici, W ilson & Lafleur, Montreal 2005, 897-904; R. Althaus, Kamentar cc. 992-993, in Munsterischer Kommentar zum Codex inris canonici, Ed. K. Ludicke, 4, Ludgerus, Essen Januar 2008/Februar 2009 (Geneses des Canons).

(38) Cfr. Communicationes 31 (1999) 321-332.

(39) Cfr. Communicationes 32 (2000) 120.

(40) <<Prendiamo atto, pur con un certo rammarico, che il testo e stato ridotto al minimo, rendendo necessario il ricorso all'Enchiridin indulgentiarum anche per le Norme [...] II. Adottata la regola di ridurre i canoni al minimo, conviene forse omettere anche i due ultimi canoni ...>> (Communicationes 13 [1981] 439-440).

(41) <<Meo umili iudicio disceptandum esset utnun ordinario Codicis retinenda sit, vel porius hanc materiam post expletam tractationem de septem sacramentis inserere expediat, quod forsitan melius esset ad confusiones vitandas>> (Communicationes 31 [1999] 321).

(42) <<Quaeritur ergo utrum expediat in novo Codice de hac re longius agere, vel tantum summa capita recolere. Si vero tractationem praefertur pro textu Codicis, tune documenta recentiora essent in "appendicibus" inserenda, qui agendi modus non videtur "practicus">> (Communicationes 31 [1999] 321).

(43) <<Rev.mus Secretarius ad. legit normam 1 et declarat quod non est assumendus in Codicem, quia est definido quae non requiritur in Codicem>> (Communicationes 31 [1999] 326). Dopo un ampia discussione nella Sessione IX si conclude pero: <<Concordant omnes ut definido de indulgentiis detur in Codicem>> (327).

(44) A proposito della disceptatio sul can. 159, 2 del primo schema osserva un Consultore: <<Consequenter, utile est ut norma 10 maneat in Enchiridion Indulgmtiarum, ut exponatur in doctrina de indulgentiis, sed millo modo necesse est ut in Codice, ubi haec materia sat fuse exponitur, ideoque potius restringi debet quoad extensionem, explicite ponatur>> (Communicationes 32 [2000] 56). Conseguentemente: <<Rev.mus Secretarius ad proponit ut 2 supprimatur. Placet omnibus>> (ibid.).

(45) Communicationes 15 (1983) 212-213. La proposta dei due canoni prevedeva: <<Indulgentia, quam Ecclesia quoad poenam temporalem concedit pro peccatis, ad culpam quod attinet, iam deletis, a christifidelibus acquiri potest condicionibus in lege peculiaris statutis>>; <<Praeter supremam Ecclesiae auctoritatem ii tantum possunt indulgentias elargiri, quibus haec potestas iure agnoscitur aut a Romano Pontifice concessa fuerit>> (ibid.).

(46) <<R. Propositio sustineri nequit; reductio nimis drastica esset et materia indulgmtiarum dispareret. Textos concordatas est aim S. Paenitentiaria. Nec vitari potest ut Enchyridion Indulgentiarum citetur>> (Communicationes 15 [1983] 213).

(47) Cft. J.-M. GERVAIS, La quarta edizione dell'Trichiridion Indulgentiarum, Ius Ecclesiae 12 (2000) 173-187. Le norme dell 'Enchiridion sono scese dalle 36 delle 2 edizioni del 1968, alie 29 del 1986, fino alie 26 attuali.

(48) Cfr. Catechisvio della Chiesa Cattolica, nn. 1471-1479. I profili indicad corrispondo sostanzialmente alie intitolazioni dei sottoparagrafi. II Catechismo ribadisce pregiudizialmente il fondamento dell'inquadramento sistematico classico: <<La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza>> (n. 1471).

(49) Cfr. 5. Th., H-n, q. 57, a. 1, ad 2.

(50) Can. 992 CIC; cfr. anche Paenitentiaria APOSTOLICA, Enchiridion indulgentiarum. Nor/nae et concessiones, Libreria Editrice Vaticana, Citta dei Vaticano 1999, n. 1.

(51) Si richiede un cuore contrito e pienamente orientato all'amore di Dio.

(52) Se ad esempio l'indulgenza e connessa alia visita ad una chiesa, l'impegno ecclesiale, a parte cio che riguarda la preparazione catechetica e l'aspetto prettamente sacramentale, si sostanzia solo nel favorire la possibilita dell'accesso e nel prevedere un orario congruo di apertura del tempio (cfr. ad es. cann. 1214, 1230, 1234).

(53) <<A. Connessione di questo trattato con quello delia penitenza. La connessione dei due trattati e segnata da due ragioni:--una storica: sempre sono stati trattati insieme.--una dottrinale:--in ragione dell'autorita: e lo stesso potere delle chiavi.--in ragione dell'effetto: vengono rimessi i peccati:--quanto alia colpa: nel sacramento delia penitenza.--quanto alia pena temporale: nelle indulgenze>> (A. URRU, Lafimzione di santificare della Chiesa [I Sacratnenti], Pontificia Universita di San Tommaso d'Aquino in Roma, Roma 1987, 221). Nella stessa linea cfr. anche F. M. CAPPELLO, Tractatus canonico-moralis ..., cit., 659; V. DE PAOLIS, II sacramento della Penitenza, in A. Longhitano--A. Montan--J. Manzanares--V. de Paolis--G. Ghirlanda, I sacramenti della Chiesa, Edizioni Dehoniane, Bologna 1989, 233-234; J. A. MARQUES, Comentario c. 992, in A. Marzoa--J. Miras--R. RodrIGUEZ-OcaNA (a cura di), Comentario exegetico al Codigo de Derecho Canonico, III/1, Eunsa, Pamplona 2002, 844; e tanti altri.

(54) I sacramenti costituiscono nel loro insieme un corpo armonico e strutturato, percio si parla di organismo sacramentale, cff. anche M. DEL POZZO, La giustizia nel culto ..., cit., 179-318.

(55) Cfr. can. 843.

(56) <<L'efficacia dei sacramenti si fonda sui meriti di Cristo e percio e oggettiva, ex opere operato, supposta la validita del segno e l'adeguata disposizione del soggetto. Dire ex opere operato equivale a dire ex mentis Christi [S. Th., III, q. 62, a. 5], Meriti sovrabbondanti, preesistenti al sacramento, titolo peifecte de condigno, vale a dire in stretta e perfetta giustizia, che conferisce un'efficacia infallibile all'azione di Cristo>> (J. HERVADA, Le radici sacramentan ..., cit., 641). Cfr. anche per un diverso approccio: A. M. ROUCO VARELA--E. CORECCO, Sacramento e diritto: antinomia nella Chiesa? Riflessioni per una teologia del diritto canonico, Jaca Book, Milano 1971.

(57) Nella visione dinamica di cio che e giusto nella Chiesa emerge la configurazione del dovuto nel sistema giuridico-canonico, cfr. C. J. ERRAZURIZ M., Il diritto e la giustizia nella Chiesa. Per una teoria fondam entale del diritto canonica, Giuffre Editore, Milano 2000, 213-223.

(58) Il grembo delia Madre e d'altronde il principale luogo d'incontro con la misericordia divina, cfr. J. Rego, Il grembo della misericordia. Sul linguaggio non-verbale alia base delPOvAo Paenitentiae, Notitiae 51 (2015) 428-458.

(59) Cff. ad es. can. 841. La custodia ecclesiale del deposito di salvezza mira a rispettare e diffondere il mandato divino.

(60) Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1474-1477. J. Manzanares riferendosi al mistero della comunione dei santi aggiunge: <<De esos bienes se participa a traves de la indulgencia, no como camino facil que sostituye la necesaria transformacion del sujeto, sino como medio para favorecer esa transformacion [nt. 54: Una de las preoccupaciones basicas de la reforma ha sido la de revalorizar la cooperacion personal exigida al fiel]>> (Penitencia, in J. MANZANARES MARIJUAN A. MOSTAZA RODRIGUEZ--J.L. SANTOS, Nuevo derecho parroquial, Editorial Catolica, Madrid 1988, 293).

(61) Cope Ecclesiae in pratica supporta l'efficacia ex opere operantis.

(62) Cfr. ad es. Nota explicativa praevia della Cost. dog. Lumen gentium, 16 novembre 1964, n. 2.

(63) Cfr. J.-M. GERVAIS, La quarta edizione dell'Enchiridion ..., cit., 179; C. Cacciari, Le indulgenze, 69-73.

(64) Cfr. supra nt. 43.

(65) Osservava Gervais in riferimenti ai principi di carattere generale dei 6 canoni codiciali: <<il vero e completo codice in materie di indulgenze e 1'Enchiridion nella sua parte normativa>> (La quarta edizione dell'Enchiridion ..., cit., 177).

(66) Anche i temperamenti intervenuti a Trento, a fronte di abusi o irrispondenze comportamentali, indicano come la regolamentazione e disciplina fossero in linea con il bene delle anime.

(67) Basti pensare ai casi di commutazione o adeguazione nelle prescrizioni della concessione, cfr. ad es. ID nn. 11 e 18; Enchiridion lndulgentiarum, nn. 27-29.

(68) <<Oltre alia suprema autorita della Chiesa possono elargire indulgenze solamente quelli cui questa potesta viene riconosciuta dal diritto o e concessa dal Romano Pontefice>> (can. 995 [seccion] 1 CIC 83). La precisazione risale alia diseptatio de indulgetiis del marzo del 1972 (Communicationes 31 [1999] 328); il can. 912 CIC 17 riconosceva la spettanza ex institutione divina solo del Romano Pontefice (<<Praeter Romanum Pontificem, cui totius spiritualis Ecclesiae thesauri a Christo Domino commissa est dispensario, ii tantum possunt potestate ordinaria indulgentias elargiri, quibus id expresse a iure concessum est>>).

(69) La decisione owiamente, come gia precisato, non e capricciosa e arbitraria ma risponde alia logica e proficuita delia pratica penitenziale.

(70) L'espressione si riferisce al mettere a frutto i talenti e le risorse ricevute. L'evoluzione o lo sviluppo disciplinare manifesta proprio l'incedere e il percorso che la Chiesa e chiamata a compiere nella realizzazione del piano divino.

(71) <<Fra gli dementi che caratterizzano l'immagine vera e genuina della Chiesa, dobbiamo metiere in rilievo soprattutto questi: la dottrina, secondo la quale la Chiesa viene presentata come il popolo di Dio (cfr. Lumen gentium, 2) e l'autorita gerarchica viene proposta come servizio (eft. ibid., 3), [...]>> (GIOVANNI PAOLO II, cost. ap. Sacrae disciplinae leges, qua Codex Iuris Canonici recognitus promulgatur, 25 gennaio 1983, AAS 75 [1983] II, XII).

(72) L'elencazione proposta ha un riscontro nel ruolo relativo al culto sancito dal can. 835 [seccion] 1, che pare estensibile concettualmente in quest'ambito. Bisogna chiaramente distinguere l'incidenza e la portata del compito del Papa e dei singoli Vescovi.

(73) L'atteggiamento e l'esempio personale di Papa Francesco e abbastanza eloquente e significativo (cfr. anche il contenuto di FRANCESCO, II name di Dio e Misericordia. Una conversazione con Andrea Tornielli, Piemme, Citta del Vaticano 2016). Cfr. inoltre le prescrizioni di GIOVANNI PAOLO II, m. p. Misericordia Dei, 1 aprile 2002, nn. 1-2, AAS 94 (2002) 455.

(74) I sacramenti sono anche beni propriamente giuridici, ma evidentemente trascendono ampliamente la dimensione di giustizia.

(75) Cfr. J. HERVADA, Diritto costituzionak canonico, Giuffre Editore, Milano 1989, 158-164. Lo stesso Autore altrove precisa: <<La Chiesa, essendo Ecclesia Spiritin', e veramente Ecclesia Inris-, e lo e non come due aspetti separabili ma in un'unita misterica nella quale la Ecclesia luris non e altro che una forma di manifestarsi nella storia umana dnWEcclesia Spiritus>> (Le radici sacramentan ..., cit., 657).

(76) Nella dinamica indulgenziale (a prescindere dalla eventuale componente sacramentale) non si instaura una relazione ministro-fedele che implica una prestazione obbligatoria ma un'attivita prettamente individuale e personale. Il rapporto Pastore-fedele resta precedente o estemo alPopera indulgenziata.

(77) Si tratta di res sacrae instae solo per la derivazione dalla titolarita e conformazione potestativa dell'elargizione.

(78) Nei lavori di redazione della codificazione latina invero mai si e supposto un abbandono completo del Capitolo de indulgentiis, dando per scontato che dovesse essere in qualche modo considerate e regolato.

(79) <<La volonta di manifestare una grande sensibilita pastorale e di mostrare un volto benigno della disciplina ecclesiale forse hanno portato alia stesura di un Codice poco rigoroso sul piano tecnico (per esempio, con abbondand esortazioni di impreciso valore giuridico), il che richiede nel giurista una maggiore attenzione al momento di proporre la soluzione giusta nel caso concreto>> (E. BAURA, Parte generate del diritto canonico. Diritto e sistema normativo, Edusc, Roma 2013, 241), anche L. Lorusso evidenzia nei sui commend la natura prettamente teologica o teologico-giuridica di diversi canoni (Il culto divino nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium. Commento ai singoli canoni, Ecumenica editrice, Bari 2008, 48-52, 66-68, 84-86, 94-95, ecc.).

(80) Cfr. anche J. A. MARQUES, Comentario cann. 992-994, in Comentario exegetico ..., cit., 844-847.

(81) In un'ottica giusrealista l'inquadramento teologico giova sicuramente alia percezione degli estremi dell'istituto ma puo ostacolare la comprensione dei profili di doverosita intersoggettiva.

(82) J. Hervada a proposito dei <<vizi>> della canonistica contemporanea, oltre alia deviazione del pastoralismo, ha denunciato spesso l'insidia del teologismo e dello pseudoteologismo (Pensieri di un canonista nell'ora presente, Marcianum Press, Venezia 2007, 9).

(83) <<CCEO: Tintero cap. [De indulgentiis] e omesso nel CCEO; tuttavia, anche gli orientali possono awalersi delle indulgenze: cfr. Nunda 10 (1980) 10 e art. 58 [seccion] 2 PB>> (Pannotazione e riportata in Codice di diritto canonico e leggi complementan commentato, ed. it. dir. J. I. Arrieta, Coletti a San Pietro, Roma 2007, 662).

(84) Sembra trattarsi quasi di un supplemento perfettivo o integrativo della disciplina penitenziale.

(85) Cfr. M. DEL Pozzo, La giustizia net culto ..., cit., 252-254. Ricorda E. Miragoli: <<Per evitare il pericolo di confusione--le indulgenze, infatti, pur appartenendo all'economia sacramentale della Chiesa, non possono essere dette atti strettamente sacramentali--fu proposta, benche non attuata anche una collocazione diversa, cioe dopo la trattazione dei sette sacramenti (cfr. Communicationes 31 [1999] 322)>> (Commento cc. 992-997, in Codice di diritto canonico commentato, a cura della Redazione di Quademi di diritto ecclesiale, Ancora, Milano 2001, 805; per il riscontro cfr. supra nt. 39).

(86) Limitando la regolamentazione alia facolta di concessione, la previsione potrebbe essere ricompresa nei canoni introduttivi del Libro IV.

(87) L'indulgenza, come ricorda il Papa, piu che un atto e un percorso o tragitto. La figura emblematica della Porta Santa ben lo evidenzia e ricorda: <<II pellegrinaggio e un segno peculiare nell'Anno Santo, perche e icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. [...] Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovra compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio. Esso sara un segno del fatto che anche la misericordia e una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. II pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alia conversione [...]>> (Misericordiae vultus, n. 14).

(88) Nell'immaginario collettivo spesso l'indulgenza giubilare e intesa come una sorta di amnistia o sconto di pena generalizzato per i fedeli.

(89) Da un punto di vista catechetico e pastorale sarebbe forse auspicabile che si fornisse una precisa scansione del procedimento remissorio: la coerenza interna del meccanismo spesso sfugge all'attenzione dei fedeli e ingenera mancanze o trascuratezze. Tale compito non appartiene evidentemente alia funzione di un codice ma ad un catechismo o vademecum (non ci risulta che un prontuario esplicativo e operativo sia presente neW Enchiridion o nel Catechismo).

(90) E ben noto il duro richiamo di S. Caterina da Genova: <<Non ti fidare dicendo: "Mi confessero, prendero l'indulgenza plenaria e in quel momento saro salvo perche purificato da tutti i miei peccati". Pensa che la confessione e la contrizione, che sono necessarie per l'indulgenza plenaria, sono cosi difficili d'avere che, se tu lo sapessi, tremeresti per Ia grande paura essendo piu sicuro di non averia che di poteria avere>> (CATERINA DA GENOVA, Vita mirabile. Dialogo. Trattato mi purgatorio, a cura di F. Lovison, Citta Nuova, Roma 2004, 258).

(91) Can. 992.

(92) Commenta percio G. Damizia: <<Scoinpare definitivamente ogni carattere deterministico e qua si fisicistico delle indulgenze, in favore del suo vero e proprio aspetto spirituale e misterico. [...] Moho dipende dalle interne disposizioni del soggetto>> (Cornmento c. 997, in P. V. PINTO [a cura di], Cornmento al Codice di Diritto Canonico, LEV, Citta del Vaticano 2001, 599).

(93) Se in altre epoche l'inquadramento legale e le precisazioni normative incentivavano Pesecuzione del disposto (fino al rischio del rigorismo e dello scrupolo), oggi viceversa un'indebita accentuazione del profilo giuridico puo sviare e allontanare dal nucleo principale della remissione (l'assoluzione sacramentale con la disposizione di una piena rettificazione).
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Author:Del Pozzo, Massimo
Publication:Ius Canonicum
Date:Dec 1, 2017
Words:10793
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