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Cesare Segre. Opera critica.

Cesare Segre. Opera critica. A cura di Alberto Conte e Andrea Mirabile, con un saggio introduttivo di Gian Luigi Beccaria. Mondadori "I Meridiani". Milano: Mondadori, 2014.

Le coincidenze acquistano significato quando producono un effetto che, nonostante la sua straordinaria anomalia, appare restrospettivamente prevedibile e giustificato. La pubbhcazione del "Meridiano" contenente un'antologia del lavoro critico di Cesare Segre e avvenuta poco prima che il grande filologo e teorico della letteratura si spegnesse. Si capisce quel che vogliamo dire se si ricorda che la collana "I Meridiani" e riservata ai classici, ai grandi creatori, prosatori o poeti, che hanno rappresentato punte azimutali, veramente "meridiane" nel campo creativo. Cesare Segre ha superato quel limite nel senso che per la prima volta nella storia della collana viene ospitato un critico letterario, un filologo romanzo, evidentemente elevato a "classico" e a grande creatore nel suo genere letterario. La raccolta di scritti di Segre al termine, non previsto, della sua camera sembra un riconoscimento che consacra come grandissimo il suo lavoro di interprete di testi letterari. E questa la coincidenza alla quale alludevamo.

Invero Segre era stato, ormai per decenni, un "classico" nel senso piu semplice del termine, cioe era un autore che faceva testa nelle "classi" dell'insegnamento superiore e universitario e presso tutti i critici che si occupavano di letteratura su riviste scientifiche corne su periodic! Aveva insegnato a varie generazioni un modo di leggere e di interpretare i testi, un modo che si riconduce nel suo insieme alla teoria della "semiotica". Numerosissimi libri e saggi hanno permeato l'atmosfera culturale italiana a partire almeno dal 1970, da quando uscirono I segni e la critica, e, in collaborazione con Maria Corti, I metodi attuali della critica in Italia; e lentamente l'hanno svecchiata, facendo retrocedere nella penombra gli approcci allora dominanti dello "storicismo" marxista in grande auge fin dai primi anni del dopoguerra. Nessun mistero sul corne cio sia avvenuta. Segre ha scritto un'autobiografia (Per curiosita. Una specie di autobiografia, 1999), in cui ricostruisce la sua camera intellettuale, e lo fa non per vanita ma per integrita morale, per rendere una testimonianza del fatto che la nascita corne strutturalista e poi corne semiotico sia stata un fatto sofferto e insieme liberatorio, e non un semplice gusto del nuovo e dello straniero. E rivede anche corne la disciplina da lui abbracciata sia cresciuta al contatto vivo con sempre nuovi problemi e corne si sia consolidata.

Cesare Segre fa il suo apprendistato nelle file della critica stilistica verso la quale l'avevano orientato il suo maestro Benvenuto Terracini e il magistero di Leo Spitzer e di Gianfranco Contini. Si forma anche corne filologo ed editore di testi (si ricordino almeno I volgarizzamenti del Due e del Trecento). Ma verso la meta degli anni Sessanta (la rivista "Strumenti critici" viene fondata nel 1966) si allontana dalla critica stilistica--allostoricismo marxista non aveva mai aderito--perche capisce come sia sostanzialmente una progenie dell'idealismo crociano, e si incuriosisce alle teorie dello strutturalismo. Ormai ha trovato un metodo congeniale che gli permette di leggere i testi apprezzandone gli aspetti formali e strutturali, anziche accontentarsi di decodificare messaggi sociologici o di aspettare che scatti il famoso click di spitzeriana memoria per cominciare ad interpretare. Quanto e venuto dopo e abbastanza noto. Cesare Segre, rispetto agli strutturalisti e semiotici francesi e americani, ha sempre preferito privilegiare il testo e non la teoria, e la teoria per lui aveva senso solo se applicata concretamente ai testi. In questo era il filologo a dargli una direzione: il testo prima di tutto e il testo come fine di tutto il lavorio critico. Per questo alle tenderize troppo astratte e universaleggianti della scuola francese o di Yale preferiva la scuola russa di Tartu (specialmente Lotman) molto piU sensibile agli aspetti storici dei segni.

Il "Meridiano" indicato in esponente offre un'eccellente idea dell'enorme produzione e della portentosa varieta e versatilite critica di Segre. A ridurla ad un'impresa unitaria, ad una mente che cerca di risolvere tanti problemi e di capire tante cose senza pero tradire mai alcuni principi fondamentali, e il bel saggio introduttivo di Giancarlo Beccaria. A questo segue la sezione "Cronologia" a cura di Alberto Conte, che studia anno per anno la vita personale e intellettuale di Segre, riportando spesso le testimonialize che lo stesso Segre ha lasciato nella sua autobiografia. C'e quindi un suo intervento, "Ragioni di una scelta", che illustra una per una tutte le sezioni in cui e stato suddiviso il corpus dei testi antologizzati. Questa sezione ha la data di licenziatura "Milano, ottobre 2013", quindi tre mesi prima che il volume uscisse (gennaio 2014) e pochi mesi prima della morte (16 marzo 2014).

La prima sezione, "Premesse teoriche", si apre significativamente con il saggio "Apogeo ed eclisse della stilistica". Vi si raccolgono testi che sono i perni della teoria semiotica di Segre. Alcuni di questi, come "Finzione" e "Tema/motivo", sono articoli nati come voci enciclopediche, quindi fortemente sintetici, precisi ed esaustivi.

La seconda sezione, "Medioevo non e un'enigma", raccoglie articoli polemici contro quegli studiosi che insistono sulla "alterita" (il termine rivela subito Tascendenza Heideggeriana) come un impedimento per capire il Medioevo. Segre contesta che il compito precipuo del filologo e quello di "illustrare il passato" e anche se la distanza temporale e culturale rende difficile questa illustrazione, la filologia non puo rinunciare al proprio compito di leggere il passato. La soluzione e Termeneutica di Gadamer con la sua "fusione degli orizzonti".

La terza sezione, "Un po' di filologia", non raccoglie i grandi lavori filologici di Segre (l'edizione della Chanson de Roland e tanti altri testi), ma ristampa alcuni saggi fondamentali sull'ecdotica, sul concetto di cie che il filologo intende per "testo".

"La rivelazione delle fonti": qui Segre analizza la differenza fra "intertestualita" e "interdiscorsivita"; nel complesso ritiene un ottimo strumento interpretativo l'agnizione di una fonte, contrariamente a quanti ritengono che la ricerca delle fonti faccia parte di un tipo antiquato e "positivista" di ricerca. Per un filologo come Segre una fonte e un punto di appoggio importante e talvolta decisivo nella lettura dei testi.

Nella sezione "Dinamica delle varianti d'autore" troviamo testi che appartengono ad una direzione in cui si e mossa frequentemente la ricerca di Segre. Si ricordi che "la critica delle varianti" e stata oggetto in Italia di numerose discussioni fra dialoganti della taglia di Croce e Contini, e che ha prodotto la cosiddetta "critica degli scartafacci". Segre distingue la critica italiana dalla gemella francese chiamata "genetique" che vede le varianti d'autore come una ricerca di espressivita, mentre per Segre le varianti vanno viste come assestamenti del "sistema" testuale.

La sezione "La linea espressionistica" e una raccolta di alcuni saggi relativi al tema dell'"edonismo linguistico", etichetta coniata da Segre per studiare le forme dei linguaggi trasgressivi, dialettali o maccheronici o espressionistici: linguaggi che rappresentano una linea alternativa rispetto a quella canonica e ufficiale, e che vanno studiati nella loro motivazione storica e nella loro rispettiva formalizzazione letteraria.

Nella sezione "I mondi altri", che si occupa della letteratura escatologica e della pazzia nonche dell'utopia, Segre sostiene che l'invenzione, per quanto strampalata e surreale possa sembrare, conserva sempre gli elementi fondamentali della semiotica, ossia i parametri dei segni che descrivono: anche neH'inferno ci sara sempre un "sotto" e un "sopra", per cui la semiotica deve anche in questi casi procedere alia loro lettura.

"Le leggi della scena" ricava saggi fra i molti che Segre ha dedicato al teatro. L'interesse per questo genere va insieme con le teorie della "polifonia" e della "pluridiscorsivita" che Segre ha elaborato anche in parte sugli studi di Bachtin, autore che ha introdotto in Italia. E un altro campo in cui si misura l'enorme cultura letteraria di Segre che parla di Shakespeare come di Corneille, e che applica la nozione di teatralita ad un poeta come Belli.

"Strutture formali e strutture mentali" e il titolo della sezione successiva, sezione un po' a tema libero, fatta di splendidi saggi su autori moderni, saggi non legati ad un preciso concetto critico. Il titolo indica sia il tipo di indagine formale, sia la definizione di un tipo di "mente" che si libera in scrittura narra tiva. Nel complesso e un'indicazione ulteriore della flessibilita mentale e dell'apertura critica di Segre.

Soprende la sezione "Verso il linguaggio dell'immagine", perche l'argomento questa volta non e un'opera verbale ma un'opera pittorica. Segre era un appassionato di storia dell'arte e i due saggi che qui si presentano, uno su Leonardo e uno sulla pittura e il tempo, sono un documento del suo acume anche in questo campo.

Infine "Etica e letteratura". Non poteva mancare questa puntualizzazione sulla funzione profondamente morale dell'arte. Il formalismo e il post-moderno hanno comporta to uno scadimento dei valori e soprattutto dei parametri per giudicarli. Ma un uomo corne Segre, il quale di persona ha conosciuto la persecuzione razziale, sa benissimo che lasciare alla letteratura una liberte irresponsabile e un male che mina la nostra societe alla radice. E l'intellettuale con un forte senso civico non puo accettare che l'arte non sia un mezzo educativo. E, naturalmente, il modo intelligente di leggerla e quello di rilevare questa forza etica senza per questo ridurre l'arte a propaganda o a catechismo di un qualche credo.

Il volume si chiude con un'appendice di note bibliografiche ai testi riportati, appendice a cura di Alberto Conte e di Andrea Mirabile, e quindi un "Glossario" che illustra i termini tecnici che si incontrano nella raccolta.

Nel complesso si tratta di un volume bellissimo per la scelta e per la distribuzione interna che rappresenta bene le prospettive dalle quali Segre si e avvicinato ai testi. Lo ha fatto sempre combinando la finezza sovrana deU'interprete con il rigore del filologo. Questo matrimonio insolito ha rappresentato una grande lezione metodologica per la critica italiana la quale proprio in quella combinazione dei due fuochi ha trovato una sua voce nel concerto della "literary theory", una sua durabilite che altre culture non hanno conosciuto perche la mancanza dell'ancora filologica le ha fatte correre da una moda all'altra. Ma in quel matrimonio sta anche il segreto della prosa di Segre, degna davvero di passare fra i classici. E una prosa asciutta e precisa e tersa e semplice, eppure calda e persuasiva, tipica di quei testi in cui ogni parola ha un peso specifico e un sistema di riferimento costante nel contes to in cui si trova. Niente nella prosa di Segre e superfluo, niente suona a gergo di "teoria letteraria"; mai un momento di noia, ma sempre una costante sorpresa per quello che la combinazione di intelligenza e rigore scientifico e di sapere impareggiabile riesce a produrre.

SERGIO CORSI

Loyola University Chicago
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Author:Corsi, Sergio
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Dec 22, 2014
Words:1755
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