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B.P. Reardon (ed.): Chariton. De Callirhoe narrationes amatoriae.

B.P. REARDON (ed.): Chariton. De Callirhoe narrationes amatoriae

2004. Pp. XXII + 150. Monachii et Lipsiae, in aedibus K.G. Saur, 2004.

Hardback 80 [euro].-ISBN 3-598-71277-4

Caritone di Afrodisia fu l'ultimo dei cinque romanzieri greci del corpus ad avere un'edizione a stampa. L'editio princeps fu pubblicata infatti nel 1750 ad Amsterdam, a cura di J.P. D'Orville, quando il testo a stampa di Eliodoro (Basilea 1534) circolava da quasi due secoli, quello di Achille Tazio (Heidelberg 1601) e di Longo (Firenze 1598) da piu di cento anni. Peraltro, per una sorta di ritardata compensazione, negli ultimi trent'anni Caritone e--tra i romanzieri del corpus--quello che ha goduto di una piu assidua fortuna editoriale.

Al 1979 risale l'edizione Bude di Georges Molinie (poi riedita nel 1989, in una versione rivista e corretta da Alain Billault): un lavoro non privo di pecche--evidenziate, in termini anche energici, dai recensori--ma con almeno il merito di riconsiderare il testo, alla luce dei nuovi apporti papiracei, dopo l'edizione pionieristica di Blake. (1) Nel 1995 esce per la collana Loeb il Caritone di George Goold: non un'edizione critica in senso stretto (vista anche la mancanza di un apparato sistematico), ma uno strumento assai utile, per il testo greco molto ragionevole e meditato e per la fruibile traduzione inglese. L'anno successivo (1996) vede la luce il Caritone della Biblioteca Universale Rizzoli, curato da Renata Roncali; anche in questo caso non si puo parlare di edizione critica (la Roncali ristampa il testo di Molinie--Billault), ma l'ampia introduzione, il ricco commento e la scorrevole traduzione italiana suscitano l'interesse anche degli studiosi, oltre che dei lettori non specialisti. La stessa cosa si deve dire per la piu recente edizione di Caritone, curata da Alberto Borgogno per la collana Classici Greci UTET (Romanzi greci. Caritone d'Afrodisia, Senofonte Efesio, Longo Sofista, Torino 2005); Borgogno ha proceduto anche a una rivalutazione sistematica del testo, i cui risultati non confluiscono in un apparato--non previsto dalla collana--ma in un'ampia e informata "Nota critica".

La grande novita e pero l'attesissima edizione Teubneriana di Bryan P. Reardon [d'ora innanzi = R.], di cui si occupa la presente recensione. Tutti coloro che in questi ultimi decenni si sono occupati di romanzo antico, si sono imbattuti nella persona e nel nome di R., autore di importanti saggi sulla prosa greca imperiale e punto di riferimento nei convegni e negli appuntamenti scientifici (a lui si deve, tra l'altro, l'iniziativa del primo ICAN, tenutosi a Bangor nel 1976). Tutti sapevamo del suo lavoro sul testo di Caritone, i cui frutti gia erano stati anticipati in contributi parziali. Il suo opus magnum si e ora concluso, con risultati che certamente non deludono le aspettative.

Nella praefatio (pp. v-xvi) dopo avere parlato, in modo chiaro ed essenziale, della composizione del Callirhoe e della sua fortuna critica, R. espone i criteri seguiti nella costituzione del testo e nella compilazione dell'apparato. L'intricatissima vicenda filologica che porto, non senza tensioni e polemiche, all'edizione di D'Orville, e ricostruita con precisione, grazie anche ai contributi di A. Guida e della Roncali, che R. mostra di conoscere a fondo. C'e solo da aggiungere che, su Giovanni Lami e sulla sua progettata (e mai realizzata) edizione di Caritone, si puo ora consultare N. Bianchi, Caritone e Senofonte Efesio. Inediti di Giovanni Lami, Bari 2004, pp. 3-22. (2) Anche il quadro della tradizione e delineato con nitida sintesi: al Laurenziano Conv. Soppressi 627 (= F), che e il codex unicus sia per Caritone che per Senofonte Efesio, si sono aggiunti nel corso del '900 quattro papiri (P.Fayum 1 = [[PI].sup.1], P.Oxy. 1019 + 2948 = [[PI].sup.2] + [[PI].sup.2bis], P. Michaelidae 1 = [[PI].sup.3]), nonche la trascrizione parziale, eseguita da Wilcken, del codex Thebanus scoperto nel 1898 e andato subito perduto. Alla praefatio segue la lista delle edizioni critiche (p. xvii), la bibliografia (pp. xviii-xxi: sono riportati solo i contributi di critica testuale) e la tavola delle sigle (p. xxii: e singolare, come osserva R. Hunter, (3) che non si dia notizia di una seconda mano di F, i cui interventi sono invece registrati in apparato). Il testo del romanzo occupa le pp. 1-147: e accompagnato da un ampio apparato critico e da un index fontium, invece, molto selettivo. Il volume e concluso da un index nominum (pp. 148-150); manca--e sarebbe stato benvenuto--l'index verborum (presente nelle Teubneriane di Longo (4) e di Senofonte Efesio (5)).

I fondamenti metodologici e le linee guida dell'edizione sono illustrati alle pp. xii-xv. Il primo elemento da considerare e l'inaffidabilita del codex unicus F. Gia la collazione e problematica: la scrittura minuta e l'uso sistematico di abbreviazioni, oltre al cattivo stato di conservazione del manoscritto (peggiorato da improvvidi interventi moderni), rendono ardua la lettura. Il copista poi ci mette del suo, disseminando errori e imprecisioni di ogni genere. Del tipo testuale di F si e occupato N. Bianchi, (6) che localizza il codice a Costantinopoli e osserva che gli interventi dello scriba (banalizzazioni, semplificazioni, aggiunte e trasposizioni) sembrano dovuti piu spesso a scelte intenzionali che a sviste. Naturalmente, l'inaffidabilita di F--che riguarda tutti i testi in esso contenuti--e piu facilmente misurabile laddove esistano termini di confronto (altri rami della tradizione o papiri): nella sua recensione all'edizione di Molinie R. aveva calcolato che in Caritone F commette in media un errore ogni due righe; (7) basandosi sull'apparato critico dell'edizione Bude di J.-Ph. Garnaud, Bianchi ha contato oltre 250 lectiones singulares di F (in poco piu di tre libri) rispetto alla restante tradizione di Achille Tazio.

Un editore di Caritone deve dunque cimentarsi con un compito davvero ingrato: decifrata--tra mille difficolta--la scrittura di F, sa di dover sospettare ad ogni passo del testo tradito, ma per riconoscere l'errore e tentare di sanarlo puo ricorrere, nella maggior parte dei casi, solo alla propria sensibilita linguistica e al proprio giudizio. L'apporto dei papiri, infatti, e quantitativamente molto limitato: essi "coprono" (ma con vaste lacune) circa 140 righe di testo, su un totale di poco piu di 4000: a queste cifre si devono aggiungere le 80 righe circa del codex Thebanus, che pero si discosta molto nettamente dal dettato di F, cosi da risultare meno utile per la constitutio textus.

Diciamo subito che R. ha vinto la sfida, producendo un'edizione eccellente, che rappresenta un evidente passo avanti rispetto al passato. Il confronto deve essere fatto in particolare con Blake, visto che l'edizione Bude per il suo eccessivo conservatorismo (il testo di F e conservato anche dove e indifendibile) risulta gia in partenza poco competitiva. Il maggior merito di R., peraltro, sta proprio nella lucidita e nella misura con cui ha saputo valorizzare il lavoro di Blake, facendone una sorta di piattaforma su cui costruire la propria edizione. R. ha superato Blake suggendone tutto il buono (e non era poco: per i suoi tempi, si trattava di un lavoro notevole) e spingendosi poi molto piu in la, grazie a un piu equilibrato giudizio critico e a una migliore conoscenza della prosa greca letteraria di eta imperiale.

Gia Blake aveva ben valutato e sfruttato i papiri (quelli a lui noti, naturalmente): anzi, proprio l'uso intelligente dei testimoni papiracei e la collazione autoptica di F erano stati i punti di forza della sua edizione. R. si muove sulla stessa linea, portando a perfezione le intuizioni di Blake e applicandole anche ai papiri pubblicati dopo il 1938. Per esempio, in 2,3,10 (= 28,144-145) R. accoglie la lezione di [[PI].sup.2] [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], mentre Blake qui stampa con F [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]: la lezione dal papiro e preferibile, perche in Caritone i nomi propri di norma sono preceduti dall'articolo, e d'altra parte l'omissione degli articoli e un errore ricorrente di F. Viceversa in 2,4,1 (= 29,152-153) partendo dalla lezione di [[PI].sup.2] [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (recepita da Blake, che stampa [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; F ha [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) R. accoglie la correzione di Reeve [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], che restituisce una sintassi piu corretta. Alle prese con [[PI].sup.2bis] e [[PI].sup.3], ignoti a Blake, R. si muove con grande sicurezza: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (2,4,5 = 30,176), [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (2,4,8 = 30,189), [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (2,11,5 = 41,495-496) sono alcuni esempi di lezioni fornite dai papiri (e accolte da R.) certamente poziori rispetto alle varianti di F.

Una ricognizione diretta e il modo migliore per valutare il lavoro editoriale di R. Prendo come riferimento il II libro, che mi sembra quello piu utile per una verifica, perche vi confluiscono tre papiri su quattro ([[PI].sup.2], [[PI].sup.2bis] e [[PI].sup.3], dei quali solo [[PI].sup.2]--come si e visto--gia usato da Blake). I casi in cui R. corregge la lezione tradita, accolta da Blake, sono 38: 23,10 [cito per numero di pagina e di rigo]; 23,21; 24,33; 24,40; 25,58; 26,75; 26,76; 26,82; ib.; 27,113; 28,139; 29,152-153; 29,163-164; 29,164; 29,168; 29,170; 30,182; 30,186; 30,188; 31,206; 31,217; 32,226; 32,231; 33,248; 33,267; 33,276; 34,290; 35,307; 35,330; 36,357; 37,388; 38,409; 38,416-417; 38,419; 39,441; 39,447; 40,465-466; 40,474. Vediamone alcuni, a illustrazione dei criteri applicati dall'editore.

In 2,1,2 (= 23,10) l'integrazione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (proposta da Hirschig) e sostenuta da [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di 2,1,3 (= 23,15): e molto probabile che con questa formulazione Leona faccia il verso al padrone, dunque prima di 23,11 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] bisogna restituire il primo elemento del dipolo. (8) In 2,4,3 (= 29,163-164) la correzione di Cobet [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di F) e praticamente certa: la sostengono il confronto con 2,3,5 (= 27,119-120), dove si dice [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], (9) e l'usus scribendi dell' autore. (10) Analogo discorso vale per 2,4,3 (= 29,164), dove la congettura [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) e sostenuta da probanti riscontri lessicali. (11) In 2,5,6 (= 32,231) la correzione dell'imperativo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (un'iniziativa di R.) risponde all'uso generale dei romanzieri: nell'intero corpus la forma [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] compare solo una volta, mentre diciannove volte (di cui otto in Caritone) si trova [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (12) In 2,7,4 (= 35,330) l'integrazione di Lucke-Schafer [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] risulta molto verosimile non solo alla luce dell'imitatio omerica (13) ma anche in considerazione del fatto che nel nostro romanzo le altre quattro occorrenze di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] sono sempre accompagnate da [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. (14)

Nei cinque passi sopra illustrati (e in moltissimi altri, che sarebbe troppo lungo discutere) R. si lascia guidare dalla sua raffinata sensibilita per la lingua e lo stile ed esegue riparazioni che hanno un'altissima probabilita di cogliere nel segno. Altre volte i suoi interventi sono suggeriti da criteri un poco piu meccanici. Mi riferisco, in particolare, alle emendazioni intese a eliminare (o comunque a ridurre) i casi di iato e le clausole anomale. Nella praefatio R. riconosce (pp. xiii-xiv) di avere tratto grande vantaggio, oltre che dalle osservazione testuali di J. Jackson, (15) dal saggio di M.D. Reeve sullo iato nei romanzieri (16) e dalla monografia di S. Heibges sulle clausole di Caritone. (17) Appunto sulla scia di Heibges in 2,2,5 (= 26,76) R. corregge il tradito [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], mentre in 2,2,6 (= 26,82) respinge la forma non contratta [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] correggendola in [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; con propria iniziativa, suggerita--credo--dalla medesima preoccupazione, in 2,4,4 (= 29,168) e 2,5,12 (= 33,267) R. contrae [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Si tratta, se non di minuzie, di interventi minori, che non toccano la sostanza del testo: tuttavia, condivido le perplessita di S.M. Trzaskoma che osserva come l'intero problema delle clausole ritmiche, in Caritone e negli altri romanzieri, debba essere ristudiato a fondo, alla luce delle nuove conoscenze. (18) Piu convincenti, perche fondate su una dottrina piu aggiornata e consolidata, mi sembrano le correzioni intese ad evitare lo iato: per esempio in 2,5,1 (= 31,206) R. (seguendo Jackson) sostituisce il genitivo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] al dativo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], dal momento che subito dopo viene [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; in 2,8,7 (= 37,388) e in 2,11,1 (= 40,474)--nel primo caso di propria iniziativa, nel secondo su proposta di Jackson--R. legge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], evidentemente per eliminare l'incontro vocalico.

Su due interventi di R. mi permetto di esprimere dissenso. In 2,2,6 (= 26,82) l'editore accoglie la correzione di Hercher [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di F, probabilmente per analogia con 6,3,3 (= 101,129) e 8,4,9 (= 135,275). Se pero si allarga il confronto all'intero corpus romanzesco, si puo rilevare che la iunctura [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] ricorre in Achille Tazio 6,7,1 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e Senofonte Efesio 2,3,8 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (19). Poiche l'allure del passo di Caritone [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e molto simile, mi sembra che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] debba essere accettato. Piu complesso il caso di 2,4,7 (= 30,186), dove R. accoglie la congettura di Weinstein [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], correggendo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di F. Il passo fa parte della porzione di testo riportata da [[PI].sup.2bis], che pero nel punto in questione e lacunoso. Weinstein (l'editore del papiro) ritiene che la lacuna non sia compatibile con [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (che sarebbe spatio longius) e propone, sul confronto con 2,1,3 (= 23,16), l'indefinito [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. (20) R. concorda, ed anzi a pag. xii nota 30 cita proprio questo passo come esempio delle lezioni stravaganti di F. Personalmente, mi sento di difendere qui il testo tradito; mi pare improbabile che [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] sia esito di corruttela (e certamente difficilior rispetto al banale [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]), e l'immagine di un mercante "alato" e efficace e pertinente, in bocca a un Dionisio esasperato. (21)

Sempre nel II libro, in 13 casi R. conserva il testo tradito, corretto da Blake: 25,63; (22) 26,74; 26,83; 29,161; 29,165; 29,167; 33,261; 34,297; 35,325; 36,347; 37,370; 37,392; 41,493. Mi sembra che gli si debba dare sempre ragione, con qualche dubbio solo per 2,4,3 (= 29,161), dove R. conserva [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di F, corretto in [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] da Blake (su proposta di Hertlein). Qui il confronto con le tendenze espressive dei romanzieri puo portare a conclusioni diverse. Nel corpus si trovano infatti solo due occorrenze di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], (23) entrambe al passivo nel senso di dissolversi, mentre [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] senso di sciogliere (un consesso, un'assemblea) e ben testimoniato, in particolare in Caritone. (24)

Credo che anche questa ridotta selezione di passi sia sufficiente per illustrare la qualita del lavoro di R., che davanti ad ogni problema utilizza tutti gli elementi a sua disposizione (linguistici, stilistici, paleografici, codicologici) per arrivare a una conclusione il piu possibile meditata: e questo complesso lavorio critico e sempre filtrato attraverso buon senso, prudenza, esperienza. L'editore non e mai velleitario o temerario nelle sue iniziative, ma al momento buono sa agire con decisione. D'altra parte un pragmatismo eclettico e flessibile e imposto all'editore di Caritone dallo stato stesso della tradizione, che lo sollecita a intervenire ma non gli fornisce le coordinate dell'intervento.

Il progresso segnato da R. rispetto a Blake balza agli occhi nei passi in cui entrambi gli editori correggono il testo tradito, ma con soluzioni diverse. Cito solo due esempi, tratti ancora dal II libro. In 2,9,2 (= 38,394-395) R., combinando una proposta di Reeve [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e una di Molinie [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], stampa [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; Blake (sulle orme di Hercher) corregge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]: con questa seconda soluzione il testo si appiattisce molto, diventando quasi asettico, e si perde la tensione prodotta dalla correlazione di avverbi temporali. In 2,9,3 (= 38,403) R. accoglie la sagace proposta di Jackson [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (la lezione di F, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], non da senso ed e palesemente guasta), mentre Blake stampa la sua congettura [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], alquanto fantasiosa (che Calliroe si paragoni a Medea, e comprensibile; ma non si vede come Dionisio possa essere assimilato a Giasone). (25)

Gia altri recensori hanno sottolineato la precisione dell'apparato di R., sia nella registrazione delle lezioni di F sia nell'attribuzione di congetture e proposte: devo anch'io riconoscere che l'editore, sobbarcandosi il gravoso compito di rivedere ex novo il codice e tutta la massa degli studi moderni su Caritone, ha fatto cosa assai utile, i cui frutti sono facilmente apprezzabili dal lettore. I revisori non hanno pero mancato di rilevare anche il numero relativamente alto di refusi e sviste materiali, che si riscontrano sia nel testo che nell'apparato critico. Soprattutto in previsione di una possibile ristampa riveduta e corretta, segnalo anch'io un paio di errori (vedi anche supra, nota 9): 2,3,10 (= 28,145) in app. leggi [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] F : om. [[PI].sup.2] non [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]: om. F; 2,10,1 (= 39,424) in app. leggi [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

Queste imperfezioni formali e i dissensi su singoli punti (sempre possibili, soprattutto in tradizioni aperte come quella di Caritone) non diminuiscono in nulla la mia ammirazione per una edizione destinata a rimanere a lungo un punto di riferimento negli studi sui romanzieri greci. Credo che tutta la comunita degli studiosi debba essere grata--una volta di piu--a Bryan Reardon per questo suo brillante lavoro.

Review by Prof. Giuseppe Zanetto, Universita degli Studi di Milano, email: giuseppe.zanetto@tiscalinet.it

(1) Charitonis Aphrodisiensis de Chaerea et Callirhoe amatoriarum narrationum libri octo, recensuit et emendavit Warren E. Blake, Oxford 1938.

(2) Un contributo in un certo senso previsto dallo stesso R., che a p. viii nota 14 osserva: "fieri potest ut in historia studiorum Charitoneorum investiganda iam plura reperiantur".

(3) CR 56 (2006), 326.

(4) Longus, Daphnis et Chloe, edidit M.D. Reeve, Lipsiae 1982 (1994 (3)).

(5) Xenophon Ephesius, De Anthia et Habrocome Ephesiacorum libri V, edidit J.N. O'Sullivan, Monachii et Lipsiae 2005.

(6) 'Il codice Laur. Conv. Soppr. 627 (F): problemi e ipotesi di localizzazione', AFLB 44 (2001), 161-181: un'utile integrazione alla bibliografia raccolta da R.

(7) REG 95 (1982), 167.

(8) L'integrazione e confortata dal confronto con 4,1,1 (= 63,2-3) e 5,5,5 (= 86,254), in cui la visione onirica e introdotta dalle espressioni [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]

(9) Nell'apparato di R. a 29,163 c'e un errore: leggi 2,3,5 non 2,3,10.

(10) Il Lessico dei Romanzieri Greci [= LRG, citato per volume e pagina] riporta (2,188) sei occorrenze--di cui tre in Caritone--di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] nel senso di volgersi, girarsi, mentre non ce n'e nessun'altra di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (4,172) con questo valore.

(11) Nel LRG non figurano altre occorrenze di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (2,123), mentre per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (1,58), alzare lo sguardo, ve ne sono cinque, di cui tre in Caritone.

(12) Cfr. LRG 2,86-88. R. fa notare che in Caritone 5,7,10 (= 91,385) l'uscita -ov della prima mano e corretta in -e dalla seconda.

(13) Cfr. per es. Il. 5,696 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII.].

(14) Cfr. LRG 3,40; occorre pero precisare che in Caritone 3,1,3 (= 42,14-15) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e correzione di Hirschig per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di F.

(15) 'The Greek novelists: Miscellanea', CQ 29 (1935), 52-57, 96-112.

(16) 'Hiatus in the Greek Novelists', CQ n.s. 21 (1971), 514-539.

(17) De clausolis Charitoneis, diss. Munster, Halle 1911.

(18) BMCRev 2005.09.63, 3: "Such changes [...] seem to me to be based on work that is in serious need of an updated treatment".

(19) L'editore piu recente, J.N. O'Sullivan, non ha dubbi nell'accogliere la lezione di F, notando in apparato "[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] Cob. sine nec.".

(20) M.E. Weinstein, 'Chariton, Chaereas and Callirrhoe', in Oxyrhynchus Papyri 41, London 1972, 14: "There is not enough space for [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] either at the beginning of 23 or split between lines 22 and 23. The reading of F is, moreover, at best too poetic for Chariton [...] and at worst nonsense".

(21) Cfr. Caritone di Afrodisia, Il romanzo di Calliroe, a cura di R. Roncali, Milano 1996, 145 nota 27. Quanto a [[PI].sup.2bis], proporrei una divisione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] tra rigo 22 e rigo 23, con [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] caduto per aplografia.

(22) Qui R. segnala tra cruces la corruttela, rinunciando (a ragione) a intervenire: l'intero passo e guasto, e qualsiasi tentativo di restauro e azzardato.

(23) Cfr. LRG 1,64.

(24) Cfr. LRG 2,28: significativi sono soprattutto i passi in cui il verbo (all'attivo) regge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] oppure (al passivo) ha per [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]: sono in tutto cinque occorrenze, di cui due (4,3,12; 4,5,10) in Caritone.

(25) Va detto pero che Blake non pote consultare le note di Jackson al testo dei romanzieri (vedi supra, nota 15) ne i suoi marginalia all'edizione di Hirschig.
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Author:Zanetto, Giuseppe
Publication:Ancient Narrative
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2007
Words:3650
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