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Amendola, A., y Cantillo, C.

Amendola, A., y Cantillo, C. (2017). Etica ed economia. Una tormentata relazione. Mimesis, Milano, 2017.

Stefania Tarantino. Universite degli Studi di Napoli L'Orientale, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Italia. C-electronico: info@ stefaniatarantino.it Italia.

I libri nascono sempre da un'urgenza, da un'esigenza profonda di chiarezza e di riflessione. Cio appare in tutta la sua evidenza in questo libro che, partendo dalla necessita di comprendere fino in fondo la tormentata relazione tra etica ed economia, arriva ad aprire nuovi possibili scenari. Dalla prefazione fino alla lettura dell'ultimo saggio, cio che mi e parso essere il filo conduttore e la problematizzazione di un disagio esistenziale che sottende la domanda sul senso relativo al "come" noi abitiamo la nostra vita. Tale questione e molto antica e chiama in causa una complessita di cui normalmente i saperi specialistici e settoriali, di matrice soprattutto accademica, non si occupano. Questo libro, invece, ha il grande merito di mettere in comunicazione pio saperi facendoli interagire con alcune pratiche che mostrano modalita 'altre' di fare economia. Proprio dalla costatazione che nell'epoca attuale appare una forte esigenza etica di fronte ad una societa sempre pio caratterizzata dal predominio della dimensione economica e finanziaria e quanto mai indispensabile un "chiarimento teorico e storico dei paradigmi intorno ai quali si struttura e si organizza la realta, cosi come delle relative categorie interpretative" (Amendola e Cantillo). L'essere arrivati a un punto di non ritorno in molte dimensioni che ruotano attorno alla nostra esistenza e al suo senso ci consente di cogliere la gravita, semmai ce ne fosse bisogno, della posta in gioco. Dal momento in cui l'economia e diventata una forma di vita non ci possiamo pio limitare a offrire mezze soluzioni ma e necessario mettere in campo tutta la nostra radicalita di pensiero affinche questa sia superata nel pio breve periodo. Cio significa in primo luogo avere il coraggio di congedarsi definitivamente dalle categorie moderne classiche nate da una visione che presumeva soggettivita perfettamente razionali, autonome e intrise di una liberta molto privilegiata poiche svincolata dal nocciolo duro della necessita. Il passaggio dal liberalismo classico al neoliberalismo odierno ha comportato una governamentalita che permea e seduce in modo perverso le nostre menti "rivoluzionando dall'interno delle anime l'organizzazione sociale". E possibile trovare vie di uscite valorizzando tutte quelle "crepe" da cui affiora il rimosso, il lato oscuro "dell'immagine di agency, di intraprendenza, di profitti crescenti, competizioni vittoriose, prestazioni eccellenti" (Bazzicalupo). Ne va della nostra psiche. Vivere quotidianamente questa logica economica che fa della concorrenza la norma autoregolativa della vita umana, significa sperimentare sulla propria pelle l'abbrutimento e la violenza di cio che si crede non avere alcun limite. La presunta pienezza prestazionale in cui si configura l'immagine vincente e idealizzata del se si scontra, al primo intoppo, con il reale disagio--che a volte sfocia in una vera e propria depressione --indotto da questa richiesta eccessiva di competizione all'ombra di una precarieta costitutiva. E questo disagio che deve essere portato alla luce per far apparire le crepe di un sistema che crea squilibri e ingiustizie di varia natura. Ma solo una politica etica puo farsene carico, non una politica meramente amministrativa. Solo una politica etica e, infatti, in grado di interrompere l'autolegittimazione di un sistema che schiaccia le vite umane attraverso la gerarchia e il comando assoluto dell'impresa e del mercato ed e in grado di smascherare i danni provocati da un'estrema fiducia nella globalizzazione finanziaria che, per oltre un ventennio, ha alimentato le analisi e le strategie di politica economica (Amendola). Riflettere sull'importanza dell'etica nella vita umana significa riflettere anche sulla responsabilite che abbiamo verso noi stessi, verso gli altri e verso cio che ci circonda. L'esercizio del pensiero critico, la disposizione ad associarsi in maniera solidale con gli altri per compiere azioni che siano trasformative dello status quo, sono solo alcune delle molte strategie da mettere in atto per uscire dalla morsa neoliberale. Ma la definizione di nuove prospettive che sappiano intrecciare sapientemente la dimensione etica con quella del mercato e dell'impresa non e possibile senza l'attivazione di quel profondo cambiamento culturale che potrebbe portare in direzione di una maggiore equita e solidarieta (Martin Fiorino). Se l'etica e il fondamento stesso della vita umana, lo sfondo originario che riguarda il nostro essere al mondo in relazione attiva con la legge, la liberta e gli altri, cio significa che e proprio da questa nostra "relazionalita" che si fa avanti la necessita di porre valori. Il valore riguarda innanzitutto l'ambito economico e poi quello etico. E un principio di differenza tra le cose che originariamente consentiva di denotare la loro non equivalenza. Solo "ritornando ai primordi dell'umanita, alla radice economica della relazione di valore, al fatto cioe che l'uomo e 'l'animale apprezzante in se', e chi pone i valori e non li subisce, allora sara riconquistata anche l'etica (...) poiche quello che ci fa viventi non e restituibile, e l'impagabile" (Moroncini). Ed e proprio cio che e impagabile a rappresentare il rimosso del neoliberalismo. Tale rimozione dell'inoggettivabile produce non solo una forte dissociazione dalla nostra stessa vita ma anche la perdita di quei fini ultimi che tenevano insieme economia e vita. C'e un senso di "onnipotenza nell'attivita calcolante dell'economia" che nell'approccio ingegneristico, nell'estensione globale dei modelli matematici ha provocato irreparabili ingiustizie sociali perche ha consentito l'assunzione di forme sempre pio astratte e dissociate dalla vita reale. Mi verrebbe da dire che allora solo partendo dalla concretezza delle nostre vite e possibile vedere in tutta la loro durezza i rapporti sociali come rapporti di potere. Solo squilibrando, sottraendo, schivando queste relazioni di potere e possibile ispirare e dare vita a reali pratiche trasformative (Landolfi). Per comprendere come il denaro sia diventato decisivo per il significato ultimo dell'umano nella sua totalita, e necessario risalire alla sua genesi. Da semplice intermediatore delle faccende umane esso e diventato il fine ultimo. Una filosofa come Simone Weil ha analizzato con grande acutezza la "follia" di questo rovesciamento del rapporto tra mezzo e fine. In un passaggio de La prima radice scrive che "la storia umana non e che la storia dell'asservimento degli uomini, oppressori e oppressi, realizzata da quel miraggio di strumenti di dominio che essi stessi si sono fabbricati e che riduce l'umanita vivente ad essere la cosa delle cose inerti". L'alterazione della struttura tipica della finalita fa si che diventiamo prigionieri di una fitta rete di mezzi in cui non siamo altro che i titolari di una prestazione dove la nostra personalita viene quasi completamente dissolta (Giacometti). Sappiamo quanto il femminismo ha esaminato in profondita questa dissoluzione della soggettivita prodotta dalle relazioni di potere. E sappiamo anche l'importanza e il significato, materiale e simbolico, che assume oggi il termine "intersezionalita". Con questo termine la teoria femminista guarda alla sovrapposizione di varie dimensioni che circoscrivono la vita umana (classe, etnia, religione, orientamento sessuale, eta, ecc.) e che producono disuguaglianze e forme di oppressione molteplici. Usare l'intersezionalita come lente interpretativa del reale significa scardinare l'idea "di un modello unico di equilibrio nelle condizioni di vita delle donne" (Garofalo). Alla luce di cio che fin qui e stato detto appare chiaro che e solo dalla centralita della persona umana, dalla riformulazione dei valori qualitativi che ad essa ineriscono, che si deve e si puo ripartire. Non dal capitale, non dal patrimonio, non dal narcisismo, non dalla speculazione ne dalla corruzione, ma dalle idee, dall'importanza dell'equa remunerazione, dall'investimento in un pensiero critico e aperto alla relazione si potra avere un'effettiva sinergia tra economia ed etica (Boccia). Da analisi approfondite su quello che modalita 'altre' di fare impresa e di fare mercato innescano nella dimensione sociale, ci rendiamo conto dell'importanza che assumono sempre di pio le cooperazioni internazionali e le cooperative. Ecco perche "sarebbe utile e importante prendere in considerazione le istituzioni di cooperazione, al fine non solo di determinare il contributo di tutti gli intermediari sulla crescita ma anche perche le cooperative rappresentano una parte fondamentale del sistema bancario non solo per l'Italia, ma per tutti i paesi che cercano di contrastare gli effetti della crisi sulla sua economia" (Barra e Zotti). La crisi dell'economia si riversa su tutti gli ambiti delle nostre esistenze. Produce scompensi e dissociazioni interne ed esterne, fuori e dentro di noi. La scommessa che emerge dai vari saggi di questo libro sta nel ripensare l'economia come legame, come senso di una relazione che si appoggia su un'idea di solidarieta condivisa in cui la liberte e pensata e vissuta sempre dentro un processo d'interdipendenza e mai qualcosa di autoreferenziale e solitario. A dispetto della maestosite architettonica dei grattacieli o di citte svuotate della propria anima e date in pasto al turismo, questo libro si chiude con l'elogio della tanto vituperata economia del vicolo, della sua resistenza e della sua bellezza. Dalle rovine del ventre di Napoli alla singolare produttivite del lazzaro napoletano, e possibile comporre nuove narrazioni e offrire nuovi disegni per un sistema economico che sappia riconoscere come proprio punto di partenza la connessione vitale e necessaria di etica, estetica ed economia (Matetich).
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Title Annotation:Librarius
Publication:Utopia y Praxis Latinoamericana
Date:Jan 1, 2018
Words:1461
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