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Amara Lakhous: da scrittore a rivoluzionario del giallo.

Abstract: Amara Lakhous, scrittore italoalgerino, e autore di sei libri scritti in italiano. E considerato uno scrittore di migrazione, sebbene l'etichetta gli stia un po' stretta. In questa intervista racconta la sua esperienza in Italia, come migrante, prima a Roma e poi a Torino. Racconta il suo modo di scrivere, l'importanza che attribuisce al linguaggio e la sua idea di riscrittura. L'intervista si conclude con alcune considerazioni sul romanzo e sul giallo, e con un paragone tra la sua produzione e quella del giallo italiano tradizionale: Sciascia, Camilleri e Gadda.

Keywords: Giallo italiano, romanzo italiano, scrittura creativa, traduzione. Introduzione

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"Ero cittadino della lingua italiana. La lingua e come la madre. Ti ama perche sei figlio. Per imparare la lingua non sono necessari visti, passaporti, Schengen, permessi di soggiorno". (1)

Questa citazione mette in luce la filosofia di vita e d'arte di Amara Lakhous. E evidente il valore che egli attribuisce alla lingua, elemento fondamentale della cittadinanza, molto piu dei semplici documenti legali. La sua idea di cittadino non prende in considerazione la legge, bensi la cultura.

Gia dal 2006, con la pubblicazione del suo primo romanzo scritto in italiano, Scontro di civilta per un ascensore a piazza Vittorio, Amara Lakhous viene considerato dalla critica un autore italiano perche, pur non essendo nato in Italia, scrive in italiano, scegliendolo tra le altre lingue che conosce. L'autore e nato nel 1970 ad Algeri ed e il sesto di nove figli di una famiglia berbera. In casa parlava il berbero. Quando comincio la scuola coranica, a quattro anni, inizio a imparare l'arabo classico. Con gli amici parlava l'arabo algerino. A scuola, in terza elementare, inizio a studiare il francese. Il multilinguismo ha caratterizzato la sua giovinezza, rimanendo un attributo prezioso e fondamentale delle opere della maturita.

Amara si e laureato in filosofia all'Universita di Algeri. Ha scelto la filosofia per "imparare a pensare con la propria testa". (2) Ha poi deciso di lasciare il suo Paese a causa della situazione politica. Nel 1995 si e trasferito a Roma, dove ha abitato in Piazza Vittorio fino al 2001. All'Universita La Sapienza ha conseguito una seconda laurea in antropologia culturale e poi un dottorato di ricerca con una tesi sulla prima generazione degli immigranti arabi musulmani in Italia.

Arrivato in Italia senza una lira, aveva il suo primo manoscritto gia pronto per la pubblicazione, originariamente scritto in arabo e tradotto piu tardi in italiano: Le cimici e il pirata (1999). E importante sapere che lo scrittore non traduce mai personalmente i suoi romanzi, pur parlando cinque lingue; per esempio, Le cimici e il pirata fu tradotto da Francesco Leggio. Nel 2003 pubblica il suo secondo romanzo, prima in Algeria e poi in Libano. Nel 2006 riscrive quel secondo romanzo in italiano con il titolo Scontro di civilta per un ascensore a piazza Vittorio. Con questo libro raggiunge il successo internazionale.

Alcuni anni dopo esce Divorzio all'islamica a viale Marconi (2010), poi Un pirata piccolo piccolo (2011). Dopo il trasferimento a Torino, dove abita in un quartiere popolato da immigranti arabi, scrive Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario (2013) e La zingarata della verginella di Via Ormea (2014), tutti e due ambientati nella citta.

La conoscenza che l'autore ha dell'Italia--politica, storica, ma anche letteraria e cinematografica--e straordinaria. Nell'intervista parla a lungo del cinema italiano, perche "i miei romanzi senza cinema italiano non esisterebbero". Piu che per voler diventare uno "scrittore italiano", pero, scrive per cambiare l'esistente e in particolare il concetto stesso di "italiano", in nome di una visione globale della cultura.

Lakhous e uno scrittore molto innovativo, che si rivolge a un pubblico internazionale. Piazza Vittorio e San Salvario sono metafore dei conflitti presenti nel mondo contemporaneo.

Intervista: 14 settembre 2014, New York City

Calabretta-Sajder: E un grande piacere avere la possibilita di parlare oggi con te. Da due anni includo nei miei corsi universitari Scontro di civilta per un ascensore a piazza Vittorio. La prima domanda che vorrei porti e: come e perche hai deciso di iniziare a scrivere?

Lakhous: Ho deciso di scrivere per vari motivi: principalmente perche da piccolo ero affascinato dalle storie tramandate oralmente. Ho trascorso la mia infanzia senza televisore a casa. Passavamo intere serate--ho cinque sorelle e due fratelli--ad ascoltare le storie raccontate da mia madre e dalla mia sorella maggiore. Inoltre poi, quando ho iniziato a leggere, ho cominciato leggendo storie.

Una bella esperienza e un primo stimolo alla scrittura fu per me il cinema; ci andavo anche nella primissima infanzia. Vedendo film, ascoltando storie e leggendo romanzi, ho iniziato a discutere, polemizzare con gli autori. Il personaggio non mi convince, la fine o l'inizio di questo o quel romanzo dovevano essere diversi. A quel punto era chiaro che era importantissimo iniziare a scrivere per me stesso storie che avrei voluto tanto sentire o leggere.

Il secondo stimolo alla scrittura e stato la crescita. Da quando sono cresciuto, infatti, ho iniziato a guardare in modo diverso la realta. Mi sono reso conto che la scrittura e un modo per comprendere la realta, per riflettere, approfondire e capire il mondo. A quel punto ho deciso di iniziare a scrivere il mio primo romanzo, Un pirata piccolo piccolo, nel 1993, a soli 23 anni, per raccontare la societa. Continuo a pensare che quel romanzo sia adatto a raccontare la realta con le sue contraddizioni.

Calabretta-Sajder: Quando scrivi, come scrivi? Puoi rivelarci i segreti del tuo metodo? Scrivi ogni giorno o quando c'e l'ispirazione?

Lakhous: Io credo di essere organizzato e ho grandi progetti su cui cerco di lavorare. La mia scrittura si basa molto sulla documentazione, sulla ricerca. Per esempio, Divorzio all'islamica a Viale Marconi e frutto della mia ricerca per la tesi di dottorato. Invece di pubblicare la mia tesi ho deciso di scriverne un romanzo. Io penso che un buon romanzo debba avere una buona bibliografia nascosta. Io lavoro in questo modo: mi documento, leggo tanto, poi con tutto questo materiale inizio a scrivere.

Se vogliamo usare una metafora, che peraltro corrisponde proprio al mio nome, Amara (che vuol dire "costruttore", in arabo), io penso alla scrittura del romanzo come a un progetto di costruzione di una casa. Serve un piano, ma non basta, serve anche un terreno. Quindi la storia deve essere ambientata, adattata in un posto. Il luogo e fondamentale, infatti lo scrivo anche nel titolo del libro. Bisogna avere i materiali, come cemento e ferro; senza di questi la costruzione la puoi fare solo nella tua testa, non nella realta.

Quando cominci a costruire, ci sono delle cose che avevi messo nel progetto, ma che--ti rendi conto--non funzionano nella realta. Ad esempio, il salotto che avevi pensato di mettere all'ingresso, quando cominci a lavorare, non e ben posizionato, ed a quel punto devi essere anche elastico, capace di cambiare. Quando tutto il materiale e pronto, allora anch'io mi sento pronto e comincio a scrivere. La fase della scrittura non e la piu difficile, la piu difficile e quella della ricerca.

Calabretta-Sajder: La parte della stesura, senza contare la fase della ricerca, quanto tempo occupa?

Lakhous: Ad esempio, Divorzio all'islamica a Viale Marconi, l'ho iniziato a scrivere a fine ottobre 2009 e ho finito praticamente tra aprile e maggio. Ho lavorato su due versioni, l'italiana e l'araba insieme, e cio ha richiesto un po' piu tempo. Pero le cose erano chiare, i personaggi erano chiari.

Calabretta-Sajder: Com'e nata l'idea di Scontro di civilta per un ascensore a Piazza Vittorio?

Lakhous: Di Scontro di civilta per un ascensore a Piazza Vittorio ho scritto una prima versione in arabo nel 2004, poi la versione italiana nel 2006. Questo romanzo e nato da un'intuizione. Dopo aver abitato a piazza Vittorio per sei anni, osservando tutti i giorni, ho capito di aver vissuto veramente il quartiere. Nel 2001/2002 ho deciso di cambiare lavoro. Lavoravo infatti in un centro per rifugiati, un'esperienza straordinaria. Forse proprio da quella mi e venuta l'idea di scrivere. Ho lavorato sei anni coi rifugiati, ho avuto una stanza nel loro stesso appartamento.

Non sono mai stato in Iran, Iraq, Albania, Peru ecc., pero posso dire che conosco questi paesi, avendo vissuto con iraniani, iracheni, albanesi, peruviani ecc. Quando vivi con una persona non ne vedi solo gli aspetti positivi. Vedi la dimensione umana, sia positiva, sia negativa, ed hai la possibilita di approfondire soprattutto se hai qualche strumento di riflessione e di analisi. Io ero gia al tempo laureato in filosofia, quindi avevo la capacita di "saper leggere" e di fare le domande giuste. Questi anni quindi sono stati come "investiti in viaggio", senza pero lasciare l'Italia. Posso dire che conosco bene gli iraniani, come mostro nel capitolo di Parviz in Scontro di civilta per un ascensore a Piazza Vittorio.

Lo hanno letto tanti amici italiani e mi hanno chiesto come l'abbia scritto. In questi anni ho viaggiato, osservato. Mi sono accorto di aver vissuto qualcosa di importante, eccezionale. Mi sono detto che sarebbe stata una cosa bella da raccontare. Quando ho iniziato a raccontare quello che ho vissuto, quello che ho osservato e quello che ho capito dopo otto anni di permanenza in Italia, ho tirato le somme dell'esperienza. Questa e stata la mia prima intuizione.

La seconda intuizione, che poi mi e servita moltissimo ed e stata la mia grande fortuna, e aver scoperto l'importanza della commedia all'italiana. Avevo capito che per comprendere la societa italiana avevo bisogno della commedia all'italiana. Senza commedia all'italiana, razionalmente, la societa italiana e fuori dalla razionalita. E questa verita che mi ha aiutato e mi sta aiutando a capire anche l'Algeria. Nel 1989 ho deciso di iniziare a studiare filosofia perche volevo capire razionalmente la mia societa. C'erano delle domande senza risposte. Allora sono andato all'Universita e solo dopo ho capito che la societa non e razionale, e la filosofia non poteva servire a spiegarla.

Calabretta-Sajder: Come combini le teorie filosofiche con gli studi etnografici?

Lakhous: Nel caso del libro, l'intuizione e stata quella di raccontare quello che ho vissuto, quella di piazza Vittorio e l'Italia del futuro ma anche il futuro dell'Europa e il futuro del Mondo. Queste nuove vibrazioni arrivano da tutto il mondo.

La seconda intuizione e l'importanza della commedia all'italiana. Sono societa irrazionali ... ti faccio un esempio: guarda Berlusconi, puoi spiegarlo razionalmente? E impossibile, eppure e stato il Presidente del Consiglio in Italia per tanti anni.

La terza intuizione importante e che l'uomo ormai va dove va la societa, che e corale. Corale nel senso ampio della parola, nel senso della societa italiana che ancora prima che emigrante e una societa "plurale". Fra italiani abbiamo gia una societa multiculturale. Infatti quando agli italiani sento dire "noi stiamo diventando una societa multiculturale" (nel senso di pluralismo culturale) rispondo loro: "ma voi dove vivete? In quale paese vivete, siciliani, sardi, milanesi ... piu multiculturalita di questa!".

Questo allora, a cosa mi ha fatto pensare? All'importanza di avere piu punti di vista. Ormai la narrativa individuale, dove c'e solo un narratore, non serve piu. Abbiamo bisogno di piu occhi, tantissimi occhi per guardare questa realta complessa. A quel punto e venuto fuori un romanzo corale, proprio come in un'orchestra: italiani, italianissimi, nuovi italiani, emigrati, antitaliani.

Calabretta-Sajder: Perche hai scelto il romanzo?

Lakhous: Perche ho capito che e il piu adatto per vari motivi. La mia idea e che lo scrittore e come un testimone. Qui apro una parentesi importante: noi e la nostra generazione siamo anche figli della nostra epoca. Io ho iniziato a scrivere all'inizio del '90, quando il comunismo e crollato, il socialismo in Algeria e crollato, ed avevo capito che quell'idea di letteratura impegnata, della letteratura engage, dove lo scrittore fa le sue battaglie e difende le grandi cause, non mi convinceva piu in quanto apparteneva ormai al passato.

Lo scrittore in qualche modo "ideologico" era uno scrittore che, come un giudice, emetteva sentenze: questi sono buoni e questi altri sono cattivi. lo avevo capito, partendo dalla mia societa, che e difficile dividere le persone in buone e cattive, bianco e nero. C'e il grigio in mezzo! Allora ho iniziato a pensare allo scrittore come testimone, cioe a uno scrittore che adopera i suoi strumenti di osservazione e comincia a raccontare. Poi sara il lettore a prendere posizione. Non mi piacciono quegli scrittori che usano i propri personaggi e ci si nascondono dietro per esprimere le loro posizioni. Se voglio scrivere per prendere una posizione chiara, cosa faccio: scrivo un articolo, faccio una manifestazione. La letteratura e un'altra cosa, una riflessione su una determinata realta dove l'autore cerca di fare il testimone, dando voce ai propri personaggi. E sarebbe meglio avere anche dei conflitti espressi dentro i romanzi. E se vai a vedere in fondo alla societa, c'e il milanese, c'e Amedeo, ci sono vari punti di vista.

Ho iniziato a pensare a questa idea di letteratura gia prima di arrivare in Italia: e una cosa importantissima perche non sono arrivato in Italia con le mani vuote. Io sono arrivato gia con delle idee, e il contesto mi ha aiutato tantissimo a esprimere e a sperimentare queste idee. Pero mi sono detto: uno scrittore di cosa ha bisogno? Ha bisogno della conoscenza, non puoi scrivere a proposito di una cosa se non la conosci. Nel caso di una realta, devi averla vissuta praticamente. E per questo motivo che ho scritto esclusivamente riguardo ai luoghi in cui ho vissuto: per Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, ambientato a Torino, mi ci sono trasferito ed ho cambiato residenza, andando a vivere li. Nel mio nuovo romanzo, che uscira a settembre col titolo La zingarata della verginella di Via Ormea, si parla dello stesso personaggio dopo quattro anni.

Conoscenza: questa e una cosa fondamentale. Per questo studiai filosofia; avevo infatti capito che la realta e cambiata, la realta dell'Algeria, la realta del mondo. Quindi le risposte che il mondo aveva prima non reggevano piu, c'era bisogno di risposte nuove, e quindi per averle c'era anche bisogno di domande nuove. Percio e stato necessario tutto un lavoro straordinario di pensiero, di riflessione, di analisi.

Per essere un bravo scrittore c'e quindi bisogno di conoscenza, anche della letteratura che e stata messa da parte, come la letteratura concentrata sull'autore, la letteratura autobiografica. L'autore che comincia a parlare di se stesso, pero, non mi interessa. Mi interessa la letteratura che racconta e interpreta il mondo, che cerca di anticipare il futuro. Questo tipo di letteratura cerca anche di raccontare lo scontro di civilta, che poi verra letto anche nelle scuole perche anticipa un tema che in futuro sara sempre piu presente.

Gli occhi scrivono raccontando la realta che vedono: stiamo vivendo a Milano, qui e ora, questa e la letteratura. Quando la letteratura riesce a toccare questi punti, diventa qualcosa di piu. Per essere un bravo scrittore, pero, ci vuole formazione. Per questo ho studiato filosofia, e non letteratura classica, e soltanto dopo sono tornato alla letteratura.

Tutt'altra cosa e il saggio: il saggista deve prendere posizione, allora fa il giudice. Invece, scrivendo romanzi, ho la possibilita di dare vari volti, di "distribuire le voci", di farle discutere, confrontare, scontrare anche. Ho studiato filosofia e poi, per avvicinarmi di piu alla realta, ho studiato antropologia.

Calabretta-Sajder: Perche preferisci scrivere un giallo o un "poliziesco"?

Lakhous: Mi piace moltissimo questo genere. La letteratura e un romanzo dove l'autore e il lettore fanno un gioco di squadra. Se ti chiedo quali sono i romanzi che ti sono piaciuti di piu, che ti hanno maggiormente colpito, certamente si tratta di romanzi in cui ti sei "trovato". Questo racconta qualcosa che mi tocca. Allora io ho sempre pensato a questo rapporto tra lettore e scrittore. Non c'e dubbio che il giallo sia un'operazione di coinvolgimento straordinaria, l'autore da dei chiarimenti e il lettore diventa veramente attivo, cerca di capirne le mosse.

I miei gialli non sono pero gialli classici; nei miei romanzi importa veramente poco chi e l'assassino. Il mio obiettivo e usare la storia per parlare del contesto: lo scontro di civilta, la vita quotidiana. La questione principale non e capire chi ha ucciso "il gladiatore", ma capire le storie di quelli che abitano nel palazzo e come riescano questi personaggi cosi diversi a vivere cosi vicini.

Una volta ho letto una recensione, mi sembra di un americano, che parlando di Divorzio all'islamica in Viale Marconi dice che il giallo (un genere sacro finora) e stato da me reso comico perche lo scontro di civilta e il vero movente.

Nel giallo classico la causa di un omicidio e qualcosa d'importante. Per esempio, l'omicidio e avvenuto per vendetta perche la vittima gli ha ucciso il padre, la madre, e cosi via. Nel mio romanzo il movente e l'uccisione del cagnolino, quindi gia e commedia. In Divorzio all'islamica in viale Marconi non c'e un finale in realta, ma e tutta una commedia dentro la commedia e quindi per me si tratta di un giallo comico. Ho preso la commedia all'italiana, il giallo e ho mescolato per creare questa complicita con il lettore. Ti do un esempio molto interessante di questa idea della complicita: nello Scontro di civilta, se hai notato, nei capitoli degli "ululati" di Amedeo non c'e una cronologia. Mettono gennaio, poi tre gennai e cosi via. Non c'e una cronologia ... quando l'ho dato all'editore, la prima volta, lo ha letto e mi ha detto: "Ho un'osservazione, una domanda da farti: perche questa cronologia?" Ho risposto: "non lo so". Mi e venuto cosi, non lo so. Lui mi ha detto: "Beh, forse lo dobbiamo immaginare!".

Abbiamo lasciato la cosa cosi, e non abbiamo piu ripreso l'argomento. Esce il libro, vado alle presentazioni, e mi fanno la stessa domanda: "Perche la cronologia non segue uno schema?", e anche in quella occasione mi trovai a rispondere che non lo sapevo. Passano uno o due anni; vado a presentare lo stesso libro e due signore mi dicono: "Noi abbiamo una scommessa, a proposito della cronologia del Suo libro". Loro avevano scommesso sul perche l'autore avesse fatto quella scelta. Invece di rispondere il solito "non lo so", dato che loro avevano preparato delle risposte, ho deciso di ascoltarle. La prima signora mi ha dato una risposta, ma non me la ricordo neanche. La seconda mi ha detto che il fatto che Amedeo avesse avuto un incidente, poteva aver indotto delle amnesie, perdite di memoria, e molto probabilmente lui aveva perso il filo temporale. Ho risposto che si, quella era la risposta. Questo dimostra quanto il lettore diventi attivo, e proprio in questo vedo la nuova epoca. Non puoi fare lo scrittore oggi come lo facevano una volta. Nei miei romanzi italiani ho pure messo l'indirizzo mail!

Calabretta-Sajder: Negli Stati Uniti a volte c'e il sito web, ma non c'e mai un'email ...

Lakhous: Perche ci tengo molto a questo contatto coi lettori. Ho ricevuto delle email incredibili, di persone che ti scrivono alle tre e mezza del mattino appena finito il libro, riportando i propri commenti. E una cosa straordinaria che le persone passino la notte a pensare sui miei libri ... Un ragazzo ha scritto una delle mail piu interessanti: "Caro Signor Lakhous, ho fatto il mio esame ed e andato malissimo. Allora la professoressa mi ha fatto leggere il Suo libro e mi ha fatto delle domande. Mi puo gentilmente aiutare, sa, vorrei essere sicuro di cio che rispondo".

Calabretta-Sajder: E una cosa bella.

Lakhous: Si, in Divorzio ad esempio, ci sono delle persone incazzate che scrivono che tale finale non li convince. Perche viviamo in un'epoca dove le persone non sono piu tanto mediocri. Ci sono dei casi veramente interessantissimi: prendiamo a esempio Massimo Carlotto, non so se lo conosci. Lui ha scritto due romanzi sulla base delle richieste dei lettori. Per esempio un signore di Milano lo ha contattato perche la moglie era stata accusata d'omicidio; lui era talmente tanto convinto della sua innocenza che ha contattato l'autore e gli ha chiesto di scrivere un libro su questa storia, facendogli avere tutto il materiale. Massimo l'ha chiamato "comunita di lettori", dove questi hanno un peso molto importante.

Calabretta-Sajder: Chi e, o era, la tua musa?

Lakhous: La musa esiste piu in poesia: in letteratura e piu difficile, specie coi romanzi. Io ho scritto poesie solo quando ero innamorato. Se vogliamo cosi forzare la metafora di musa, questa e fondamentale soprattutto per le domande, a mio avviso. Ci sono delle domande, ad esempio in Scontro di civilta la domanda e: come possiamo vivere i sogni con la nostra diversita?

Un'altra domanda che mi ha portato qua e perche sono andato a Torino. Perche per molto tempo mi sono fatto questa domanda. E stata un'esperienza di migrazione, sia fisica che a livello mentale. Le persone sono disarmate, non hanno nessuna preparazione, nessuna voglia. L'immigrazione e nuova. Quindi sono andato proprio a Torino perche negli anni '50-'60 c'e stato un grande afflusso di immigrati meridionali. Questo e briefing nella memoria, e questo nuovo romanzo, La zingarata della verginella di Via Ormea, parte da un fatto di cronaca nera accaduto a Torino tre anni fa. Una ragazzina di 15 anni accuso due Rom di stupro; gli ultra razzisti e fascisti irruppero nel campo Rom che accoglieva gli stupratori. Successe, invece, che, passati due giorni, la ragazzina cambio versione: disse che i Rom non c'entravano niente. Disse che aveva fatto l'amore col suo fidanzato, ma aveva raccontato questa storia perche aveva paura della reazione della famiglia. Questa, che era molto cattolica, l'avrebbe sottoposta presto a un test della verginita. Per questo il titolo e La zingarata della verginella di Via Ormea, quando zingarata e un termine, soprattutto toscano, usato per dire "scherzo", prendere in giro qualcuno. Dicono che sia di origini zingare. Allora La zingarata della verginella, perche era stata la stampa, all'inizio, a chiamare la ragazza "vergine", ed io ho usato il diminutivo perche la ragazza era piccola. In italiano verginella ha un doppio senso, significa anche persona furba.

Calabretta-Sajder: Perche hai scritto soltanto in arabo e in italiano? Capisco poi che non vuoi tradurre i romanzi da una lingua all'altra perche ti senti uno scrittore e non un traduttore. Controlli poi la traduzione dei tuoi romanzi, per esempio in francese?

Lakhous: C'e una cosa fondamentale nel mio percorso: l'ossessione per l'originalita. Voglio essere originale, perche penso non abbia alcun senso scrivere come gli altri, imitare e una perdita di tempo. Se qualcuno fa una cosa piu bella di te, perfetto, tu cerca di fare altre cose. Allora ho iniziato a scrivere in Algeria il mio primo romanzo da un punto di vista linguistico, ho cercato di fare Gadda senza conoscere Gadda perche avevo capito l'importanza del linguaggio. Percio ho preso il Corano perche avevo frequentato la Scuola Coranica, ho preso l'arabo algerino, ho preso l'arabo letterario, quello delle canzoni, e ho creato un linguaggio nuovo.

E un lavoro incredibile soprattutto perche il Corano e un linguaggio sacro ed e difficile adattarvi l'arabo algerino dialettale, con parolacce. Molti mi hanno chiesto come abbia potuto osare, ma io non lo faccio per provocazione. Non mi piace la provocazione, vuol dire essere immaturi. Ma io sono uno che si documenta, che riflette, che ha studiato, allora questo discorso del linguaggio e fondamentale. Ho cominciato a studiare l'italiano coi suoi dialetti e mi sono detto che sarebbe bello unire i due mondi, cominciando a scrivere anche in questa lingua.

Una cosa da non trascurare: io sono berbero di origine. I miei genitori sono berberi e parlano questa lingua. I miei genitori vivono a 150 km da Algeri e mia madre tuttora non parla arabo, mentre mio padre, morto 5 anni fa, parlava arabo, ma con una cadenza berbera molto forte. A casa quindi abbiamo sempre parlato berbero, anche adesso coi miei fratelli e sorelle, se siamo soli, parliamo la nostra lingua. Per cui: a casa parlavo berbero, per strada l'arabo algerino, che e un misto tra arabo e francese; a scuola invece l'arabo classico, poi in terza elementare abbiamo cominciato col francese. Quindi sono cresciuto tra queste lingue, cambiando continuamente la lingua a seconda del contesto in cui mi trovavo.

Quando sono arrivato in Italia mi e sembrato appropriato aggiungere un'altra lingua. La mia scelta e scrivere in bilingue perche penso che sia una via per l'originalita. Non solo quindi la lingua per conoscere una realta e una cultura, ma conoscere e usare anche la commedia all'italiana, che non ha mai "sconfinato" fuori dal cinema. La commedia all'italiana comincia negli anni Cinquanta, prosegue nei Sessanta e finisce, secondo me, con Amici miei. Atto III. Quando sono vecchi i personaggi, le battute, quella e ormai la decadenza, la fine. Quindi, chiudendo il discorso sul cinema per passare alla letteratura, non so proprio dove sia oggi la commedia all'italiana. Il mio e un contributo a quel periodo.

Tornando al discorso delle lingue, scrivere in due lingue contemporaneamente, quindi italianizzare l'arabo e arabizzare l'italiano, era difficile; per questo ha funzionato riscrivere completamente l'opera. Alcuni amici mi dicevano: cosa fai? Stai traducendo? Ma io rispondevo: sto riscrivendo, non traducendo.

Il berbero purtroppo non so scriverlo per la scelta, nazionalista e stupida, che fecero in Algeria di cancellare le altre lingue e basarsi solo su di una. Un nazionalismo chiuso, con una sola lingua, una sola religione ... sono contro i nazionalismi, a causa loro non ho potuto studiare il berbero e quindi non posso scrivere in questa lingua. Quindi scrivo in arabo, in italiano, e spero anche in inglese; questa si che sarebbe una novita. Francese non credo perche ci sono altri scrittori che hanno frequentato la Scuola francese e hanno magari anche vissuto in Francia. Quindi ho deciso di fare una cosa nuova: scrivere in italiano. Mi capita di definirmi uno scrittore poligamo: invece di avere piu donne, io ho piu lingue.

Calabretta-Sajder: A proposito di lingue, in altre interviste hai chiarito la differenza fra tradurre e riscrivere. Saresti cosi gentile da rispiegarla?

Lakhous: Si. La traduzione e un codice deontologico. e un po' come per i medici. Se il tuo peggior nemico sta per morire e tu sei medico, devi lasciare da parte il lato personale e cercare di salvare l'assistito. Il traduttore non puo e non deve cambiare il testo. Attualmente c'e un dibattito su questo. A mio avviso la traduzione e una cosa, l'editing un'altra. Ci sono anche traduttori che fanno editing, quindi cancellano, tagliano ... non sono d'accordo. Il traduttore fa solo da intermediario, da interprete, tra due persone che parlano due lingue diverse e non si capiscono. Deve solo trasmettere quello che dice lo scrittore. Quello che faccio io e ancora diverso: cambio il nome dei personaggi, il titolo, il linguaggio e ci sono dei proverbi che naturalmente cambio. In Divorzio all'islamica in Viale Marconi ci sono delle parti che ho tagliato: ad esempio quando la protagonista Sofia prende in giro suo marito che non pronuncia la "P". In italiano ha un senso, ma in arabo la P non esiste! Quindi cosa faccio? Metto una nota per spiegare? Io sono contro le note perche, come autore, devi dannarti l'anima per trovare le soluzioni, preferisco non mettere la nota e delegare al lettore la ricerca della soluzione. Essendo per me inutile mettere la nota, il discorso del linguaggio diventa fondamentale. Non c'e un buon testo senza linguaggio, non c'e stile senza linguaggio. Quindi per questo alla traduzione preferisco la riscrittura, che non e traduzione. Al limite possiamo parlare di tradimento ... sai che in italiano si dice "traduttore mezzo traditore"?

Calabretta-Sajder: Un altro aspetto interessante dei tuoi romanzi e l'uso del linguaggio, perche usi per esempio parole arabe quando parlano tra di loro due integralisti arabi.

Lakhous: Si, si. Ed e un po' come il sale, sono anche un bravo cuoco, devo dire ... si, comunque, e come l'uso del sale: fa risaltare il sapore, ma se ne usi troppo perdi il sapore del cibo.

Calabretta-Sajder: Te lo chiedo perche in questi due romanzi ci sono una o due parole in arabo che usi frequentemente, come cultura e religione.

Lakhous: Si.

Calabretta-Sajder: Le copertine dei tuoi libri attraggono il lettore. Ho notato che la disegnatrice e sempre la stessa persona. Come l'hai incontrata? Com'e il vostro rapporto? Puoi descrivere il processo della creazione delle copertine?

Lakhous: Come ti dicevo in precedenza, ho un'idea abbastanza chiara di quello che sto facendo. Cioe sono uno che ha studiato, che il primo e il secondo romanzo li ha pubblicati gia trentenne, che ha vissuto lontano dal Paese di origine, che ha viaggiato, che ha osservato. Quindi ho la mia idea su cosa voglio fare, su cosa funziona e su cosa non funziona ecc.

La prima cosa che ho elaborato e la scrittura come lavoro collettivo, perche se si scrive pensando al romanziere come a un giocatore di tennis, che gioca da solo, o meglio come a un pugile (che rende anche meglio l'idea, perche i tennisti giocano in due) si commette un errore. La scrittura deve essere un processo collettivo. E un po' come questa conversazione, che serve a te, ma serve anche a me. Se tu hai letto i miei romanzi, magari puoi aiutarmi perche vedi le cose dall'esterno, puoi farmi un'osservazione su una cosa che vedi tu coi tuoi occhi, ma io non posso vedere coi miei.

C'e un lavoro collettivo a cui mi hanno chiesto di collaborare perche il libro curato e sulla migrazione. Allora, mi hanno chiesto di scrivere una prefazione, ed ho usato il termine della letteratura totale, che ora ti spieghero. Segui il calcio? Io prendo un po' in giro il catenaccio, una tattica di gioco basata sulla difesa. I giocatori marcano a uomo in difesa, dove marcare a uomo significa un difensore che copre un attaccante. Insomma sono partite noiosissime che finiscono 0-0,1-0. E una tattica inventata in Svizzera che ha lo scopo di chiudere gli spazi. Comunque gli italiani ne fanno largo uso, tant'e che se parli di catenaccio ti viene in mente l'Italia. Negli anni '70 nasce un nuovo modulo di gioco che si chiama calcio totale, ed e un'invenzione olandese. Il calcio totale e completamente diverso: i giocatori giocano in attacco e non in difesa, e quindi non c'e la marcatura a uomo. Le partite sono molto piu spettacolari, e sia i giocatori sia il pubblico si divertono. Allora io ho pensato: c'e la letteratura del catenaccio e c'e la letteratura totale. La mia e una letteratura totale, che gioca in attacco e non in difesa, e questo saggio ne dimostra alcune applicazioni che vale la pena spiegare. Vedi il saggio, sono solo tre pagine dove spiego alcune altre pagine.

Tornando al lavoro collettivo, penso a questo lavoro condotto tra lo scrittore e l'editore: bisogna lavorare in stretta collaborazione. lo partecipo sia alla copertina sia alla quarta pagina, non sono passivo. E iniziata con Scontro di civilta, addirittura io pensavo a una collana. Siccome la copertina e venuta benissimo, molte persone hanno comprato il volume perche la copertina era un'opera d'arte.

Calabretta-Sajder: Tra l'altro la disegnatrice non e italiana!

Lakhous: Infatti, una novita anche questa. Anche quando e uscita la traduzione in inglese hanno riutilizzato la copertina. Dopo, quando un algerino ha tradotto la versione francese, in copertina l'autrice del disegno ha tradotto solo i nomi e due o tre cose, scritte li. Quando ho scritto Divorzio all'islamica in Viale Marconi, ho chiesto all'editore di seguire la stessa scelta grafica. Se vedi, sono un caso unico, le copertine della casa editrice sono diverse. In tutte le mie opere c'e questo lavoro collettivo che crea anche lo stile.

Il libro per me e un'opera d'arte, e la copertina, il disegno, il montaggio sono un'opera collettiva. Io do dei suggerimenti alla disegnatrice: le spiego la storia e i personaggi. Lei poi mi mostra il disegno prodotto, e decidiamo insieme.

Calabretta-Sajder: Parliamo del giallo. Chi sono per te i maestri del genere e perche? Molti critici dicono che la tua scrittura somiglia molto a quella di Gadda.

Lakhous: E un grandissimo onore. Qualcuno ha definito il suo Pasticciaccio un "giallo metafisico"; la differenza sta nella partecipazione del lettore alla fine della storia. Quindi il lettore deve a sua volta essere un personaggio attivo e vivace, "partecipare pensando", non fare semplicemente da spettatore passivo aspettando la fine. Se hai visto il film di Germi, Maledetto quell'imbroglio, lui cerca di reinterpretare questo concetto vedendo la letteratura come uno spazio aperto ai lettori. Io questo ho cercato di farlo anche nel Divorzio all'islamica in Viale Marconi; la storia tra Sofia e Cristiano come andra a finire? E il lettore che in definitiva deve scrivere il finale. Gadda per me e un maestro nel suo genere, fa uscire il lettore dal giallo passivo.

Calabretta-Sajder: Secondo te c'e differenza tra Gadda e, per esempio, Sciascia o Camilleri?

Lakhous: Camilleri e tutta un'altra cosa, appartiene al genere di Simenon. Ha fatto tutto l'adattamento di Maitre. Sciascia e un caso molto interessante: analizza ed elabora l'idea di responsabilita e di colpa.

Calabretta-Sajder: La societa, l'omerta, la cultura ...

Lakhous: Certo, l'omerta in particolare. C'e una frase di Sciascia che mi ha veramente cambiato. L'ho anche citata nello Scontro di civilta, ne rivendico la paternita apertamente.

Nel saggio c'e un passaggio di Sciascia che dice apertamente che quando scrive di mafia, scrive contro se stesso. Questo perche lui stesso, volente o nolente, apparteneva alla cultura mafiosa. Quindi il senso di cio che vuole esprimere e che la responsabilita e collettiva, dell'intero sistema mafioso, non del singolo individuo. Un'altra cosa di Sciascia e quella di scrivere un giallo che consola le coscienze. Hai letto Stieg Larsson?

Calabretta-Sajder: No.

Lakhous: Non hai perso tanto, nel senso ... va di moda il giallo scandinavo adesso. E la stessa cosa del giallo classico: hai paura perche l'omicida uccide bambini, stupra, poi alla fine lo ammazzano in galera. Quando vai a dormire che e finita la storia, riposi tranquillo! Quando invece hai finito di leggere Sciascia, un giallo classico, sei un po'anche incazzato. La situazione da lui spiegata e complicata. Si parla di mafia e non solo di omicidi, ma questa e un'intera struttura criminale, e tutto parte dai mandanti. Puoi pure offendere qualcuno, ma noi adesso sappiamo veramente chi sono i mandanti di certe stragi di mafia, e in Algeria e la stessa cosa. C'e quindi la consolazione di avere il criminale arrestato, messo in galera. Sciascia ha avuto questa grande intuizione, e stato veramente uno che ha fatto letteratura di qualita, che riesce a leggere il futuro. Ad esempio, nel Giorno della civetta, grandissimo romanzo di Sciascia (del '61) che ho usato anche per parlare dello Scontro di civilta, parlando di Don Mariani (boss della mafia) dice che per sconfiggere la mafia e necessario il sequestro dei beni ai mafiosi. Il mafioso senza i suoi beni, i suoi immobili, perde potere. Adesso i boss intestano infatti le proprieta ai figli, ai nipoti, alle mogli, perche naturalmente non possono mettere il loro nome. Soltanto ultimamente lo Stato riesce a individuare i "prestanome" e a sequestrare i beni. La legge pero e stata scritta nel 1992, a trent'anni dal romanzo di Sciascia. La politica e collusa con la mafia, cosi come lo sono l'economia, la cultura, ci sono tutti. Il problema e che si dice che la mafia non esiste, anche se la puoi vedere.

Poi possiamo ricordare il giallo italiano, citando ad esempio soltanto Carlotto e De Cataldo, che hanno avuto l'intuizione che il giornalismo "di testa" sia finito e che tramite la letteratura si possono raccontare cose nuove. Sono persone che si documentano in modo approfondito, hanno dietro una marea di bibliografia per ogni libro scritto. Giancarlo De Cataldo, per esempio, e un magistrato, e prima di scrivere legge tonnellate di inchieste. Guardo con molto interesse al giallo italiano, vengono prodotti ottimi libri, come Romanzo criminale. Nel Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario c'e poi il giallo comico, pero il finale e aperto e c'e tutto il discorso sulle infiltrazioni della mafia nel Nord, a Torino, specie nel riciclaggio di denaro sporco.

Calabretta-Sajder: Quindi come vedi i tuoi romanzi? Gialli, antigialli, non ti piacciono le categorie?

Lakhous: Io cerco un modulo di gioco: ne cerco uno che mi piaccia, che sia efficacie. Cerco sempre la realta, e questo e un grande vantaggio che implica vivere fuori dalla letteratura ideologica. Se trovo qualcosa di utile la uso, ma non voglio entrare in una "gabbia".

Calabretta-Sajder: In questo genere c'e sempre un impegno contemporaneo. Cosa pensi dell'Italia contemporanea, per quanto riguarda gli immigrati? Perche usi questo tema nei tuoi romanzi? Esiste una connessione con la tua visione del mondo? Mi sembra che gia abbiamo trattato quest'ultimo aspetto ...

Lakhous: Intanto dei critici, osservatori molto attenti, hanno anche individuato questo aspetto qui: non parlo di migrazione ma parlo d'Italia. Cioe, l'immigrazione recente ha cambiato completamente la fisionomia delle citta, a partire dai quartieri sino ad arrivare alla gastronomia. Ti faccio un esempio: vai a Roma, vuoi mangiare indiano? Vuoi mangiare cinese? Vuoi mangiare arabo? Hai l'imbarazzo della scelta. C'e una miriade di posti. Questo e un esempio di come l'immigrazione sta cambiando la fisionomia di Roma. L'Italia di 2025 anni fa era diversa da quella odierna, non esiste piu. Se ne deve prendere atto, non c'e piu l'immagine di una volta.

La letteratura ha sempre raccontato le relazioni tra esseri umani. Guarda Romeo e Giulietta, oppure Guerra e pace, tutti romanzi che parlano d'amore e di guerre, i rapporti umani piu forti. Io cerco di raccontare proprio questo: quello che e avvenuto e avviene con l'arrivo degli immigrati. Cerco pure, pero, di raccontare quello che avviene tra italiani stessi, il loro rapporto. In La zingarata della verginella di Via Ormea io parlo di siti piemontesi. Dentro la cultura italiana ci sono anche eroi.

Nel mio lavoro la complessita sta nel miscelare l'immigrazione, l'integrazione, ma anche temi che hanno delle implicazioni globali. Per il traduttore giapponese che interesse ci sarebbe stato per libri come La zingarata della verginella di Via Ormea, Scontro di civilta? Mi ha risposto che in Giappone ci sono i coreani, quindi le tematiche sono le stesse: come vedere il diverso, come comportarsi con gli immigrati, la paura dell'altro. I concetti sono quindi universali. In Algeria oggi ci sono problemi con l'immigrazione dal resto dell'Africa. Cercano di arrivare in Europa ma a volte restano bloccati. Quindi io sto anticipando il futuro, su questo, anche in Algeria. Sono questioni globali, non locali. Poi uso strumenti nuovi, tipo la commedia all'italiana. Prima di me, lo dico con molta correttezza e modestia, gli autori non italianissimi hanno raccontato la loro storia personale usando il genere drammatico. Io invece ho parlato della realta non usando la mia storia: c'e Amedeo, ma io non ho mai detto che Amedeo mi rappresenta, non l'ho dichiarato in nessuna intervista! Uso la commedia all'italiana, uso i dialetti, per cui i miei romanzi non sono solo sull'immigrazione; sono romanzi sulle citta, sui quartieri, sulle paure, sui malintesi. C'e una capacita, nella commedia all'italiana, di raccontare situazioni contraddittorie con leggerezza e il lettore si diverte, ma riflette.

Nell'ultimo romanzo, che sta uscendo, c'e un grande coraggio e proprio qua sta la letteratura totale. Ho 25 anni, sbarco in Italia dall'Algeria e faccio la vita degli immigrati, faccio il rifugiato. Poi divento cittadino italiano, faccio il dottorato in Italia ma non sono italianissimo, e non lo saro mai. Continuo a chiamarmi Amara Lakhous. Quindi la gente si aspetta che, giocando in trasferta, giochi in difesa. Io cerco di andare in attacco, facendo un lavoro veramente importante di ricerca dentro la memoria italiana, perche ho scoperto che gli scrittori 'italianissimi' hanno dei blocchi a trattare certi temi, come l'immigrazione meridionale. I Rom sono odiati ancora, eppure sono arrivati nel medioevo e dovrebbero essere integrati alla cultura italiana, eppure ancora vengono trattati come stranieri.

Calabretta-Sajder: Quali personaggi nei tuoi romanzi citano autori italiani nei loro discorsi? Ad esempio, l'idea del divorzio e un chiaro riferimento a Germi. Qual e l'importanza del cinema per te personalmente e poi per la societa?

Lakhous: I miei romanzi senza cinema italiano non esisterebbero. In generale, senza cinema uno scrittore non esiste.

Calabretta-Sajder: Citi anche i registi italiani quando scrivi in arabo.

Lakhous: Si, e ti diro di piu. Sono stato l'anno scorso a Montpellier, in Francia, a uno dei piu grandi festival letterari. Ogni anno scelgono un paese e nel 2013 hanno scelto proprio l'Algeria, invitando tutti gli autori. Quasi tutti scrivono in arabo, ma anche in francese. Poi hanno pensato di chiamare anche me, mi ritenevano probabilmente una curiosita, dato che scrivo in italiano, e gli italiani traducono i miei libri in francese e in inglese, che poi arrivano in tutto il mondo. Me la gioco quindi alla pari con gli scrittori italiani, e forse perche io in Italia mi sento a casa; prima di avere il passaporto italiano, avevo la cittadinanza perche io ne amo la lingua, la cultura, e nessuno mi ha aiutato in questo processo. E stata una cosa che ho conquistato giorno dopo giorno, andando a studiare, a lavorare, e l'ho conquistata da solo. Ne sono innamorato, gia che la parola "innamoramento" esiste solo in italiano per dire che l'amore e anche un processo. Io ho costruito questo amore per la cultura italiana.

Per tornare al discorso del festival di Montpellier, ho ricevuto un invito e quindi mi siedo alla tavola con gli scrittori algerini. Sono algerino, scrivo in arabo e non ho mai tagliato i ponti con la mia cultura d'origine. E un po' come essere un albero, se tagli le tue radici sei morto. In Italia potevo anche cambiare nome, tipo farmi chiamare Carlo Benedetti, per dire. Ma a cosa serviva un altro Carlo Benedetti in Italia? Quindi, quando sono andato via dall'Algeria ho portato via le cose migliori come la cultura. Se vai a leggere Un pirata piccolo piccolo, scritto a 23 anni, ti accorgi che non scherzo affatto con la mia cultura d'origine. Vado a toccare senza rivelare nulla, li ho portato proprio le mie radici migliori. Se sono cosi oggi, e anche frutto di questo lavoro che ho fatto.

Mi fanno la domanda: quali sono gli scrittori algerini che vi hanno influenzato? Comincia la lista, ognuno cita il suo autore e io dico: per essere onesto, la mia influenza nella scrittura deriva principalmente dal cinema e dalla letteratura italiana. Si parla spesso della commedia italiana come frutto del neorealismo, ovvero senza neorealismo non avremmo avuto la commedia all'italiana. Il neorealismo ha fatto una cosa veramente straordinaria a livello cinematografico. Infatti prima del neorealismo il cinema era basato sulle grandi produzioni, tipo vai nello studio e costruisci la scenografia. Arriva il neorealismo e si comincia a fare un cinema diverso: possiamo usare la gente per strada.

Bisogna avere gli strumenti per capire le culture. Dico questo perche: cosa c'entra Fellini col neorealismo? C'entra e come! Fellini ha ripreso la grande lezione del neorealismo, e i suoi personaggi, come Faccioli, sono presi dalla strada, a parte Mastroianni. Lui andava per strada, osservava la gente e diceva: si, questo e interessante. Poi era anche disegnatore. Fellini ha inoltre lavorato con Germi: cioe tutte le sceneggiature gliele ha fatte lui. Il neorealismo dice che possiamo fare un cinema diverso, invece di usare Cinecitta possiamo mettere la telecamera per strada. E quello che ho fatto io, cio che mi permette di scrivere i miei romanzi. Io vado in un quartiere, tipo San Salvario, Viale Marconi, e invece di mettere la telecamera metto me stesso e i miei occhi. Comincio a raccontare, e quindi il mio e neorealismo. Non mi interessano i grandi personaggi, mi interessano i personaggi semplici. Allora lo ho cercato di spiegare a questo festival le mie referenze, che sono italiane. Il cinema italiano e per me fondamentale. Divorzio all'islamica a Viale Marconi non puo essere realmente capito senza due riferimenti: Divorzio all'italiana, ma questo e scontato fin gia nel titolo, e Sedotta e abbandonata, dove si parla della verginita, della visione della donna.

Calabretta-Sajder: Il ruolo della donna, sia essa italiana o araba, e un tema chiave nei tuoi romanzi; perche focalizzi l'attenzione su questo aspetto in particolare?

Lakhous: Sai, e sempre questa idea della narrativa corale, perche la mia idea, come dico pure in Divorzio all'islamica a Viale Marconi, e che abbiamo sempre avuto una visione prettamente maschile del mondo. Questo naturalmente ha impoverito molto la cultura, in quanto ritengo che lo studio della realta secondo "occhi diversi" sia fondamentale. Quindi e scontato che nei miei romanzi ci sia una voce femminile.

Calabretta-Sajder: Il luogo, il quartiere, nei tuoi romanzi sono fondamentali. Sei d'accordo con queste affermazioni e, se si, perche?

Lakhous: In parte ho risposto prima, nel senso che e la grande lezione della commedia all'italiana, dove le storie sono per strada. Quando lo scrittore si chiude, alla ricerca del tempo perduto, questa non e letteratura. Io voglio partecipare, parlare, pensare, osservare, discutere, coinvolgermi, andare per strada, incontrare le persone. E i luoghi in cui cio puo avvenire sono i quartieri, tipo San Salvario, piazza Vittorio, viale Marconi. Li, nel mondo dove si confrontano le persone. Perche tu puoi sempre dire che ti piacciono i cinesi, perche ti piace cucinare cinese a casa; magari sei andato in viaggio in Cina una settimana, conosci delle persone. Pero solo quando cominci a vivere davvero coi cinesi, quando hai un vicino di casa che vedi quotidianamente per anni, vi incontrate nell'ascensore, senti l'odore del suo cibo (non di quello che mangi nei ristoranti ma di quello che cucina lui), lo senti parlare, vedi suo figlio che gioca col tuo o che con lui va a scuola; a quel punto, ma solo a quel punto, cominci ad avere un rapporto. Tranne questo, e tutta teoria. La realta e quella che definisce veramente le cose, che ti apre gli occhi e ti fa toccare con le mani le cose. Questo succede veramente solo nel quartiere. Sono dei veri personaggi, quelli dei miei romanzi.

Calabretta-Sajder: Hamid Naficy ha inventato il concetto di cinema accentato, o Accented Cinema, che, secondo lui, e come una lingua. Un artista straniero non potra mai perdere l'accento della lingua d'origine, e quindi non potra mai perdere il contatto con la sua terra d'origine. Anche tu ti riconosci in questo concetto? C'e accento algerino nelle tue opere, oppure italiano?

Lakhous: Riprendo la metafora dell'albero che avevo fatto in precedenza. Un albero cui vengono tagliate le radici muore subito. Se tu prendi un albero con le radici (ho visto fare sia in Australia sia in Algeria delle cose bellissime, in proposito), il trapianto e la sopravvivenza in un ambiente differente da quello di origine sono una grande sfida. Io ho sempre guardato con dispiacere, e a volte con pieta, queste persone che si sforzano di diventare italianissime. Io mi ritengo italiano perche e molto che vivo in Italia, scrivo in italiano ecc. Eppure non sono italianissimo: non posso esserlo, neanche volendolo. Questo aspetto e fondamentale, io sento parlare ad esempio di Piero Oriani, del suo italiano e della sua musicalita caratteristica. Gli arabi hanno una musicalita diversa, perche allora dobbiamo cercare di copiare, imitare? In Scontro di civilta ho usato la metafora della colomba e del corvo. Un giorno un corvo guarda una colomba bianca bellissima e si chiede come sia possibile che sia cosi bella quando invece lui e cosi brutto. Allora decide di imitarla, e comincia a camminare come una colomba. Pero dopo un po' si rende conto di non farcela, quindi decide di tornare al suo modo di camminare originale ma ormai non ci riesce piu. Alla fine, quindi, non e ne corvo ne colomba.

Calabretta-Sajder: Cosa puoi dirmi riguardo al tema della tolleranza? Nel tuo romanzo?

Lakhous: Sono temi presenti nel dibattito pubblico, cosa vuol dire tolleranza? Si parlava di case di tolleranza, i bordelli. Non esiste la tolleranza in Italia. Questa parola e quindi piu associata al bordello, in quanto le autorita "tolleravano" la presenza di questi luoghi. Se arriva una persona diversa da me, per lingua, religione, cibo, cosa devo fare, tollerarla? Permettere a lui di vivere come ha sempre vissuto? E scontato per me il rispetto delle persone, delle culture, ma diverso e il non affrontare e non discutere. Arrivano ad esempio i musulmani da alcuni paesi che praticano l'infibulazione, cioe l'equivalete femminile della circoncisione, ed io mi sento in dovere di discuterne. Magari la risposta potra essere "perche siamo musulmani". Allora bisognerebbe chiedere di tirar fuori il versetto del Corano o una citazione di Maometto che indichi l'obbligo di questa pratica. A quel punto allora si potrebbe dire che e una cosa correlata con la cultura, il mio vicino di casa, i miei genitori lo fanno perche ... Allora non c'entra niente coi musulmani?

La mettiamo sul piano medico? Chiamiamo gli psicologi, o meglio chiamiamo le donne. Chiediamo loro se a loro piace venir mutilate delle parti degli organi genitali dalle quali traggono piacere. Nessuna donna normale ti dira che la cosa va bene. Io sono stato circonciso, e lo ricordo come un trauma, anche se dicono che lo fanno solo per motivi di salute. Anche gli americani lo fanno adducendo un motivo medico, ma lo fanno solo quelli che sono musulmani. Negli Stati Uniti va fatta appena nati, mentre da noi e la societa che ti mette il marchio, e quindi te ne devi ricordare. Te la fanno quando sei in grado di capire il mondo e quello che ti e successo. Questa e una cosa orribile, e per me che avevo 4 o 5 anni e rimasto il trauma, anche se sul piano fisico la circoncisione non ha creato danni (ti tagliano il pisello, e sempre, insomma ...).

Calabretta-Sajder: Cosa pensi del fatto che i tuoi romanzi siano letti nei curricola universitari?

Lakhous: Mi fa piacere, come mi fa piacere quando scopro che vengono letti anche nelle scuole, ma anche da altre persone "normali", nonche da accademici, praticamente quindi da tutti. Sia poi nelle facolta universitarie di storia, sociologia, letteratura, filosofia. Mi fa veramente molto piacere.

Calabretta-Sajder: Cosa pensi dell'adattamento cinematografico dei tuoi romanzi? Hai avuto qualche offerta? Vuoi essere l'autore della sceneggiatura?

Lakhous: Ho avuto un'esperienza con Scontro di civilta, che e stato adattato al cinema, ma non ho partecipato alla sceneggiatura. Sai, io sono molto influenzato dal cinema, ma non voglio scrivere sceneggiature. Sono due cose molto diverse, il romanzo e la sceneggiatura. Mi affascina il cinema per vari motivi, mi affascina in quanto e un lavoro collettivo, non ci sono solo il regista o l'attore, il direttore della fotografia, ma anche il suono, la musica. Prima di pubblicare faccio leggere il mio romanzo a una ventina di persone, ne discuto con loro.

Ho partecipato a una sceneggiatura, recentemente, in Italia; a parte questo non voglio scrivere sceneggiature. Magari in futuro potrei pensare di collaborare alla scrittura di sceneggiature, ma non e che i miei romanzi siano gia sceneggiature pronte da mettere in scena.

Calabretta-Sajder: Ora che abiti a New York, cosa pensi degli autori americani? Potresti pensare a un libro scritto in un quartiere newyorkese?

Lakhous: Spero. Ma queste sono scelte che richiedono tempo. Devo realmente sentirmi parte del quartiere; nel futuro comunque spero di si.

Calabretta-Sajder: Magari in inglese ...

Lakhous: Ma, si. Sai, mi piacciono le sfide. Se riesco a trovare la sfida importante per me, per migliorare, cambiare, allora si, lo faro. Non lo faccio solo per dimostrare che sono bravo e che quindi lo posso fare. Senz'altro New York e un palcoscenico straordinario. Ma bisogna dare tempo al tempo, come si dice. I temi che tratto nei miei romanzi, come dicevo, sono universali, quindi ben si adattano anche al lettore americano, ne sono convinto. Penso che sia anche bello confrontarmi con nuovi lettori, anche se ho cominciato gia a fare le traduzioni, nonostante abbiano leggermente stravolto la mia opera.

Calabretta-Sajder: A proposito del futuro, hai gia un progetto in mente?

Lakhous: Si, ho gia un progetto. Vorrei allargare il mio campo di visione non solo all'Italia ma anche al Mediterraneo, e penso all'Algeria in particolare. Una delle piu grandi intuizioni e quella di sfruttare la commedia all'italiana anche fuori dall'Italia, perche cio ha aiutato anche la societa algerina.

Calabretta-Sajder: Ultima domanda. Quale scrittore contemporaneo italiano preferisci leggere in questo momento?

Lakhous: Sciascia. Mi sembra di grande attualita. Uno che vive nel 2014 deve avere le chiavi per capire il suo tempo, e Sciascia e di notevole aiuto, con la sua freschezza, lucidita, profondita fuori dal comune. Scrive di quei libri che leggi, rileggi e in cui continui a trovare sempre cose nuove. Ho riletto ad esempio Far nuovo, un libro che ha scritto mentre faceva il parlamentare coi radicali dal '79 all'83 (ha fatto pure parte della commissione Aldo Moro) dando a mio avviso un modello di cosa vuol dire essere intellettuali.

Prima mi hai chiesto di parlare del mio concetto di tolleranza. Se vogliamo essere degli intellettuali sciasciani, dobbiamo cercare di analizzare questa parola, anche nel suo uso.

Sciascia per esempio riprende tutte le lettere di Moro, che, poveraccio, e stato prigioniero, ammazzato. Riprende le lettere che ha mandato ai suoi amici politici e alla sua famiglia e le analizza. Fa subito la distinzione tra l'essere umano, il prigioniero, padre di famiglia, e poi studia l'Aldo Moro politico. Lo analizza e tira fuori tutte le parole importanti dalle lettere, tutto quello che parla di Moro statista. Andiamo a vedere cosa significa statista, cosa significa democratico, e cosa Moro ha fatto per l'Italia. Studia Moro e la DC, la analizza in modo straordinario, continua a fare il suo lavoro sulle parole. Cio e di grande attualita oggi, perche nei suoi scritti c'e una lucidita spaventosa, oltre all'analisi. Questo, e concludo, e solo un esempio: ci sono romanzi brevi come Il giorno della civetta che e uno dei suoi racconti piu belli.

Note

(1) Intervista di Silvana Mangione, 2008.

(2) http://www.amaralakiious.com/biografia. 12 July 2015.

Ryan Calabretta-Sajder

University of Arkansas
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Title Annotation:analysis of works of Amara Lakhous, an Italo-Algerian writer; text in Italian
Author:Calabretta-Sajder, Ryan
Publication:Italica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Dec 22, 2016
Words:8936
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