Printer Friendly

A lode e difesa dei recensori e della recensione *.

Recentemente si e acceso un dibattito sul valore del genere della recensione. Cosi, ad esempio, in riviste specializzate, indirizzate soprattutto a bibliotecari (e.g., Choice), si e discusso se la recensione possa essere considerata un mezzo utile per vagliare la reputazione di case editrici, se le recensioni siano sempre positive e se vi siano differenze fra recensioni stampate o elettroniche. Nel campo dell'italianistica, nell'ultimo fascicolo di Italica, Paolo Cherchi affronta la questione del genere recensione in un intervento intitolato: "Dobbiamo continuare a scrivere recensioni"? (Italica 83.2 [Summer 2006]: 262-74). In questa nota lo studioso riprende, sintetizzandolo in modo personale, il dibattito sulle "Caratteristiche e valenze delle segnalazioni librarie" condotto da eminenti studiosi, incluso lo stesso Cherchi, durante un importantissimo congresso tenutosi a Napoli il 23-25 novembre del 2000 su Le riviste di italianistica nel mondo, i cui atti sono stati pubblicati in un volume omonimo a cura di Marco Santoro (Roma: Istituti Editoriali Internazionali, 2002). Dato che il volume non e forse accessibile a molti lettori, ho creduto utile sintetizzare in questa sede le posizioni espresse dai partecipanti alla tavola rotonda napoletana al fine di stabilire dei rapporti con la situazione nordamericana (che esulava dagli scopi di quella tavola rotonda) e chiarire quanto Paolo Cherchi scrive a proposito della gestione delle recensioni negli Annali d'italianistica, rivista che ho fondato e dirigo dal 1983 con il consiglio e l'appoggio di eminenti colleghi, fra i quail lo stesso Cherchi.

Segnalazioni librarie e recensioni oggi: impossibilita assoluta e caos totale?

La realizzazione chela condizione attuale della produzione libraria (enorme, frantumata, caotica), del consumo (un pubblico diversissimo) e dell'informazione dei libri (incompleta) sia impossible da gestire e condivisa da tutti i relatori (e ovviamente anche da me). Scrive Gian Carlo Ferretti (Universita di Roma III): "... esiste una frantumazione, una diversificazione tale, una produzione caotica e quantitativa cosi ridondante ... una frantumazione del pubblico ... che persino chi usufruisce degli organi di formazione si trova in una situazione difficile" (327). In realta, io sono pronto ad andare anche oltre questa affermazione, riconoscendo l'impossibilita quasi assoluta, oggi, per lo studioso di mantenersi al corrente di tutto quello che viene pubblicato nel proprio campo di ricerca, anche se non sono disposto ad accettare le conclusioni cui giungono quasi tutti gli studiosi della tavola rotonda napoletana. Data la condizione attuale concernente la produzione, il consumo e anche l'informazione sui libri, e facile capire come i loro interventi (salve poche eccezioni su cui mi soffermero piu avanti) siano improntati ad uno scetticismo quasi totale sul valore della recensione, come anche degli altri generi ad essa connessi: segnalazioni e informazioni librarie, rendiconti, ragguagli, annunci, schede, ecc. Non solo lo scetticismo dei relatori, con poche eccezioni, e pressoche assoluto nei confronti del genere recensione, ma nessuno di loro sembra interessato a presentare una minima proposta pratica intesa a porte rimedio alla situazione precaria del genere recensione. Con un'unica eccezione: Marco Santoro, organizzatore del Convegno, moderatore del dibattito e curatore degli atti, ha proposto durante il dibattito, e ha realizzato in rete, un sito bibliografico accessibile a tutti. Questo sito dal 2000 svolge un'attivita di analisi, schedatura e indicizzazione di piu di cento riviste di italianistica (http://www.italinemo.it/).

Lo scopo di questa mia nota e di mettere in luce come diverse riviste italiane e nordamericane, pur non potendo soddisfare a tutti i bisogni professionali degli studiosi, offrono un valido contributo scientifico alle esigenze sempre piu complesse del mondo accademico e culturale in cui viviamo. E mia opinione che queste esigenze professionali, nonostante la loro innegabile complessita, non dovrebbero affatto scoraggiare ne gli studiosi ne i direttori di riviste che sono animati da buona volonta. Al contrario essi dovrebbero sentirsi spronati ad affrontare ancor piu seilamente il loro impegno professionale, compreso quello di offrire una segnalazione tempestiva, competente ed accurata non di tutto quello che si pubblica, impossibilita assoluta, ma almeno di una selezione sostanziale e rappresentativa dei titoli i cui argomenti interessano piu da vicino il pubblico cui le ilviste si rivolgono. Insomma, scopo di questa nota e di scrivere a lode e difesa delle recensioni e ancor piu dei recensori.

Toni apocalittici e posizioni iconoclastiche

E forse possibile speculare che alcuni studiosi assumano toni cosi apocalittici e posizioni cosi iconoclastiche perche si aspetterebbero di ricevere dal genere recensioni qualcosa al di sopra e al di fuoil delle sue possibilita? Si legga ad esempio quello che scilve il benemerito e compianto Marziano Guglielminetti (Universita di Torino), il quale non solo lamenta la carenza dell'aggiornamento "sui grandi temi della cultura italiana letteraria" (319)--e qui siamo tutti d'accordo--dichiarando morta "la critica militante di antica estrazione", ma auspica una critica che sia in grado di restituire il senso della vitae dell'essere: "primaria e l'esigenza di una critica che in qualche modo mi restituisca il senso del tempo in cui vivo e da cui dipendono tutte le mie scelte fondamentali" (320). Ma possiamo proprio prendercela con il genere recensione se esso non e in grado di raggiungere questo scopo? Per quanto poi concerne la critica militante, soprattutto di certi tipi, non potrebbe essa invece essere responsabile della condizione attuale delle lettere in Italia, cosi come la politica militante, assieme a tutte le altre militanze, potrebbe essere responsabile della condizione politica attuale del mondo?

Senza toccare la crisi esistenziale che sembra trapelare dalle parole citate qui sopra, la maggioranza dei relatori o mostra pressoche totale scetticismo sulla funzione della recensione o la dichiara del tutto inutile. Gian Carlo Ferretti (Universita di Roma III) ritiene chela "recensione come tale si e usurata nel tempo" (326). Gianvito Resta (Universita di Messina), dopo essersi chiesto quale sia l'utente della recensione e dell'informazione di carattere generale, afferma che quanto si fa oggi e "un'informazione interessata, generica e talvolta fuorviante", dichiarando in modo perentorio che il "tradizionale lavoro del recensore oggi non viene piu esercitato e pertanto e venuta a mancare la funzione peculiare della recensione, risultando, pero, di nessun giovamento al lavoro dello studioso" (322). Ma e pur vero che lo studioso in altri momenti del suo intervento sembra contraddire in parte (se non del tutto) quanto ho citato sopra, ad esempio la dove apprezza il lavoro di alcuni quotidiani e riviste, di cui egli parla in modo positivo: l'inserto settimanale Alias del Manifesto, Effe della Feltrinelli, La rivista dei libri, L'indice di Torino, Allegoria, Belfagor, Esperienze letterarie e il Giornale storico della letteratura italiana.

Pur ilmanendo perplesso sull'effettivita del genere recensione e dichiarandone la fine nel contesto attuale, Marco Santagata (Universita di Pisa) ne enuncia tuttavia le caratteristiche fondamentali, che anch'io condivido pienamente: la recensione dovrebbe informare, esprimere una valutazione scientifica, fornire nuovi elementi fattuali o nuove interpretazioni; afferma poi chela recensione tradizionale non e piu in grado di esaudire questi bisogni (e su questo punto avro qualcosa da ridire) e che i possibili rimedi esulano in gran parte dalle mani delle redazioni (che a me sembra un vero tentativo di autogiustificare la direzione presa nella rivista che egli dirige, Rivista di letteratura italiana, di cessare la pubblicazione delle recensioni). Fra le cause della sconfitta della recensione classica egli indica l'enorme quantita dei libri, lo iato temporale fra l'uscita del libro e della recensione, il ritardo nella pubblicazione delle riviste (attribuibile a chi?) e la necessita, quando occorre fare delle scelte, di privilegiare i libri degli studiosi vicini, creando cosi dei circuiti chiusi. Ma poi Santagata sembra ricredersi, almeno in parte, la dove propone un'accettabilissima definizione della recensione scientifica, il cui compito, "oggi, dovrebbe essere quello di selezionare, di valorizzare i contributi scientifici veri": "come un momento secondo, piu calmo, pacato, che puo intervenire dopo i pilmi commenti ..." (325). Piu sotto, dopo aver affermato di non credere piu "al futuro delle recensioni", annuncia un'altra fede: "al futuro dell'informazione bibliografica che puo essere enormemente potenziata" dall'internet (330), auspicando l'intervento delle universita in questo ruolo.

Durante tutto il dibattito (e anche nella nora di Paolo Cherchi) ricorre spesso la questione della funzione dei quotidiani sia per le segnalazioni bibliografiche che per un dibattito sulla cultura tramite recensioni brevi e lunghe. Non sono pochi i quotidiani che vengono menzionati, da La repubblica a Il corriere della sera, Il manifesto e al Sole 24 ore, che ora, vorrei aggiungere, sono accessibili anche online, anche se in versione ridotta per i non abbonati. (Faccio notare che alcuni quotidiani, ad esempio Il messaggero di Roma, e leggibile online nella sua interezza.) A questo riguardo Santagata ammette che Sole 24 ore "con il suo supplemento e quello che forse fa pit) 'cultura' di tutti", ma subito dopo fa notare che esso "5 anche il quotidiano che fa piu politica culturale" (323), come anche, ovviamente, politica commerciale e finanziaria. Nel contempo sembra pero strano e anche preoccupante chela maggioranza dei relatori--con poche eccezioni: Ferretti a pag. 327 e Ceserani a pag. 331--non si rendano conto che quando la gestione e diffusione della produzione accademica va in mano a persone che si preoccupano soprattutto del mondo del denaro, della finanza e della politica, non sara la correttezza accademica ad avere il sopravvento (se siamo ancora disposti a credervi) bensi lo strapotere del denaro e dell'ideologia. Attinente alia questione della funzione dei quotidiani e anche quella dei mensili e dei settimanali, spesso, se non sempre, controllati da grandi corporazioni il cui interesse e quello di divulgare la propria produzione libraria e non quella degli altri editori e men che meno quella strettamente accademica, come la nostra.

Gli atti del convegno contengono anche un breve intervento di Paolo Cherchi, che non faceva parte della tavola rotonda ma era presente nel pubblico: "Mi dispiace sentire che si e parlato solo di informazione e non di divertimento", Cherchi incomincia nel suo intervento, affermando subito dopo che "in rondo le recensioni danno l'invidia maligna a vedere recensito male un collega, e un grande piacere. Se ci rinunciamo, diventiamo tutti santi ..." (332). Sappiamo tutti noi che quel groviglio di sentimenti che va sotto il termine di Schadenfreude costituisce un aspetto profondo e oscuro della psiche umana, un aspetto tuttavia che ogni recensore dovrebbe cercare di controllare. Ad onore del vero, Paolo Cherchi, sei anni dopo quell'affermazione, sembra ricredersi, anche se parzialmente, riconoscendo a volte certi "peccati" nelle sue (numerosissime) recensioni; cosi infatti scrive in conclusione al suo intervento su Italica: "E come tanti altri anch'io vorrei non aver fatto alcune recensioni perche contengono peccati di incomprensione, di severita eccessiva e anche di parzialita, tendendo ad eccedere in generositY, peccato veramente grave quando applaude la mediocrita" (274).

Ecco, tutti noi pecchiamo di incomprensione, eccessiva severita e parzialita, il che vuol dire che non siamo recensori perfetti appunto perche siamo esseri fallibili e spesso non riusciamo a liberarci dei nostri preconcetti. Ma questa presa di coscienza della realta delle cose vuol proprio dire che dobbiamo smettere di fare recensioni? E se non ci e sempre possibile essere equanimi, perche rammaricarsi di eccedere in generosita quando il suo opposto sarebbe ben peggiore? A chi infatti mi fa notare che una recensione e stata scritta da un amico dell'autore, ribatto immediatamente: Ma per qual motivo la dovrebbe scrivere un nemico? Da quando in qua il nemico sarebbe piu equanime di un amico? E perche poi dubitare del carattere professionale dei nostri colleghi, dividendo l'umanita in due campi opposti, alla Machiavelli, in amici e nemici?

In realta, a parte quello che Paolo Cherchi scrive a proposito della prassi delle recensioni sugli Annali, mi trovo in sostanziale accordo con lui sui punti fondamentali che egli svolge, sui quali cerchero di riflettere anch'io e che elenchero brevemente di seguito. Per quanto concerne il genere della recensione, egli scrive come sia un genere minore e poco stimato--ingiustamente, io aggiunngerei, sottolineando che e un genere letterario con caratteristiche proprie e con possibilita uniche di offrire un contributo specifico alla critica e alla conoscenza del mondo della cultura letteraria. Egli nota anche come questo genere si sia trasformato attraverso i secoli e continui a trasformarsi anche ai nostri giorni (e anche qui non parlerei di "decadenza", come egli fa, bensi d'una evoluzione vera e propria, in parte causata dalla sterminata produzione libraria e dalla presenza assolutamente dominante dei mezzi di comunicazione di massa, inclusa la rete telematica).

Per quanto concerne l'assenza del settore recensioni in non poche riviste accademiche, sia che esse siano nate escludendo di proposito le recensioni o che abbiano cessato di pubblicarle in seguito, Cherchi nota come questa decisione e stata causata dalla difficolta di gestire le recensioni o da motivi economici (ma io parlerei anche dell'incomprensione della natura e della funzione della recensione). Per quanto concerne poi l'aspetto strettamente redazionale, Cherchi aggiunge come il settore delle recensioni sia in realta, se non quello che "crei il maggior numero dei problemi" ai direttori di riviste (262), indubbiamente uno dei piu difficoltosi da gestire; e anche qui sono d'accordo, poiche la gestione di un numero notevole di recensioni richiederebbe, soltanto dal punto di vista redazionale, una vera e propria equipe di redattori. Cherchi lamenta anche il fatto che siano soprattutto i giovani a scrivere recensioni, alludendo cosi a una loro certa mancanza di preparazione. E ovvio chela competenza sia fondamentale per scrivere recensioni, ma non sarei disposto ad equiparare giovinezza con incompetenza. A proposito poi della lamentata assenza di studiosi affermati nel genere recensioni, forse le statistiche lo smentirebbero. Lui stesso ne ha scritte indubbiamente un centinaio, se non di piu; il compianto Luigi Monga ne ha scritte piu di una novantina (Annali d'italianistica 22 [2004]: 404-08); Gustavo Costa (Emeritus, University of Berkeley) mi confessava una ventina d'anni fa di averne scritte (gia allora) cinquecento; il carissimo Mario Marti ne ha scritte anche lui a centinaia.

Fra le tante cose di cui sono grato all'amico Cherchi elencherei anche la breve panoramica che egli ci offre della "recensione moderna" (265-66), di cui egli pone gli inizi nel mondo barocco (lo stesso Marco Santoro aveva accennato a Christoph August Heumann, che secoli fa aveva scritto De notitia librorum) e che si e poi sviluppata nei secoli seguenti per stabilizzarsi nella seconda meta dell'Ottocento. Ma e proprio con la stabilizzazione della prassi della recensione--Cherchi continua--che dalla cosi detta eta dell'oro della recensione si e giunti alla condizione attuale, sulla quale egli sembra avere sentimenti ed opinioni ambivalenti e in cui egli crede scorgere cio che chiama la democratizzazione del genere recensione.

E proprio nella "democratizzazione" della prassi della recensione e della sua apertura ad un numero sempre piu elevato di recensori, identificato con i giovani--e qui Cherchi punta il dito sugli Annali d'italianistica--che egli sembra vedere "un passo decisivo verso la fine del genere recensione o almeno verso un mutamento radicale dello stesso" (269). E qui devo confessare di non saper proprio come reagire come fondatore e direttore degli Annali: se congratularmi (scioccamente) con me stesso e con i recensori della rivista per avere influenzato cosi radicalmente un genere plurisecolare, oppure chiedermi (prudentemente) come sia stato possibile agli Annali effettuare questa svolta epocale nell'universo delle lettere, oppure interrogarmi (seriamente ed onestamente) se questa direzione "verso un mutamento radicale" del genere sia veramente cosi negativa, al fine di correre immediatamente ai ripari.

In realta attribuire agli Annali d'italianistica la capacita di poter segnare "un passo decisivo verso la fine del genere della recensione" e dare agli Annali--sono dispostissimo a riconoscerlo--un'importanza che non ha mai avuto nel passato, non ha nel presente e non potra mai avere nel futuro dell'universo dell'italianistica e delle recensioni. (A scanso di equivoci--e questo e chiaro dal saggio di Cherchi, ma preferisco che diventi chiarissimo--, la rivista cui Cherchi si riferisce menzionando una recensione negativa di uno dei suoi numerosissimi volumi non sono gli Annali d'italianistica; non perche non mi arrivino in redazione recensioni negative--nel cui caso credo che sia mio dovere iniziare un dialogo diretto con il recensore--ma anche perche darei altrettanto spazio all'autore del libro recensito.) Insomma, se e vero, come reputo lo sia, che gli Annali d'italianistica non abbiano segnato ne "la fine del genere della recensione" ne "un mutamento radicale dello stesso", come e possibile che ne il direttore di Italica ne il peer reviewer (273) non si siano accorti di questo incauto giudizio? Di qui e facile capire la responsabilita del direttore di ogni rivista e di tutte le altre persone che sono coinvolte nella gestione delle recensioni.

E pur vero che Paolo Cherchi si accorge subito dopo che l'affermazione potrebbe essere letta come una stroncatura e si premura quindi di manifestare verso di me, fondatore e direttore della rivista, quell'amicizia e quella stima che mi hanno incoraggiato a svolgere per tanti anni un lavoro cosi arduo: "Per il momento l'ascendente personale del direttore ha potuto e saputo assicurarsi la collaborazione di recensori la cui esperienza offre una qualche garanzia di impegno ..." (269). E infatti, come e verificabile dalle recensioni apparse sui 24 volumi degli Annali, accessibili dal 1998 in poi anche elettronicamente, fra i recensori con "una qualche garanzia di impegno" vi stato spesso lo stesso Paolo Cherchi, recensore e recensito sugli Annali, come anche diversi suoi discepoli: cio che mi ha onorato e mi onora.

E qui e necessario non solo fare il punto sulla gestione delle recensioni in atto nella redazione degli Annali d'italianistica, che, come si vedra, non differisce sostanzialmente da quella seguita da altre riviste, ma mettere anche in luce come la rivista sia stata concepita fin dall'inizio con lo scopo di portare a conoscenza dei lettori il meglio degli studi sull'argomento trattato da ogni volume monografico. E infatti, spulciando l'indice del primo volume (1983) dedicato al Boiardo e al Pulci, s'incontrano due bibliografie ragionate: quella di Edoardo A. Lebano, "Cent'anni di bibliografia pulciana" (55-79), e poi quella di Mauda Bregoli-Russo, "Rassegna della critica boiardesca: 1972-83" (159-73): tutti e due accuratissimi e utilissimi saggi bibliografici e critici che vanno ben oltre la recensione e la scheda bibliografica. Sul secondo fascicolo degli Annali appare la prima recensione, firmata da Charles S. Ross, ed e seguita da aggiunte bibliografiche pulciane proposte da Lebano (131-35). E con il terzo fascicolo degli Annali che la rivista affronta piu decisamente la funzione di segnalare, informare e valutare pubblicazioni scientifiche, con un aggiornamento bibliografico su Guicciardini curato da Vittorio De Caprio, ora all'Universita della Tuscia (159-71), e con nove recensioni (172-91). L'aggiornamento bibliografico curato da De Caprio e dai suoi collaboratori continuera per diversi altri fascicoli, fornendo un'ampia bibliografia sul Manzoni nel 1986, sul D'Annunzio nel 1987, su cinema e letteratura nel 1988 e poi ancora sul D'Annunzio nel 1989. Nel frattempo, da una ventina di pagine dedicate alle recensioni nel terzo fascicolo si passa a 37 pagine nel quarto, a 70 pagine nel quinto (dove la sezione prende per la prima volta il nome di Bookshelf, dietro suggerimento di Fredi Chiappelli) e a 81 pagine nel sesto. Dal settimo fascicolo, pubblicato nel 1989, fino al fascicolo sedicesimo del 1998 gli Annali pubblicano in ogni volume dalle 80 alle 100 pagine dedicate alle recensioni. E nel volume del 1994 che per la prima volta incominciano ad apparire schede bibliografiche (Brief Notices), seguendo l'esempio di riviste italiane e americane (e.g., Speculum), per segnalare brevemente il contenuto di libri arrivati in redazione e non recensiti. Curatore delle schede per il 1994 e per il 1995 e Massimo Maggiari (College of Charleston), che per due anni collabora attivamente anche a Bookshelf.

Nel 1996 il compianto Luigi Monga, carissimo amico e fidatissimo collaboratore, cura sia il volume monografico, pietra miliare nel campo dell'odeporica, come anche le numerosissime recensioni, tutte dedicate alla letteratura del viaggio. Dal volume quindicesimo (1997) al presente sara la Dottoressa Anne Tordi--esperta di filologia romanza e curatrice di due edizioni critiche--ad incaricarsi delle schede bibliografiche e a collaborare con me nella preparazione della rivista e della sezione recensioni. Dal volume del 1998 in poi Bookshelf ha sempre occupato piu di 100 pagine di ogni fascicolo, raggiungendo a volte 120 pagine in corpo piccolo, come e stato il caso nel volume del 2006, con circa 70 recensioni e 14 schede. (Nel frattempo la serie Studi e testi, che fondai assieme a Luigi Monga nel 1987, e arrivata all'ottavo volume, con il nono in preparazione.)

Attorno al 1998 mi resi conto che, nonostante la collaborazione della Dottoressa Tordi, di eminenti guest editors (John Welle nel 1988; Rebecca West nel 1989; Albert N. Mancini nel 1992; Franco Fido nel 1993; Luigi Monga nel 1996; Gaetana Marrone nel 1999; di nuovo Luigi Monga nel 2003; e Norma Bouchard nel 2006) e di valenti colleghi, non sarei piu stato in grado di continuare il mio lavoro come editor di rivista e di una serie di volumi monografici, in aggiunta ai miei doveri di docente e ricercatore, se non avessi semplificato alcuni aspetti del mio lavoro editoriale, pur senza comprometterne le esigenze professionali. La gestione delle recensioni--e qui sono perfettamente d'accordo con Cherchi--e un lavoro oneroso; gestire poi 50-70 recensioni l'anno e un'opera erculea, poiche implica scegliere da un elenco di circa un centinaio di studiosi (che conservo ancora sul computer) la persona adatta per ogni volume, spedire ai colleghi l'invito alla recensione, aspettare mesi per ricevere a volte una risposta negativa per poi dovere iniziare da capo tutta la trafila.

Non volendo cessare la sezione recensioni che era stata segufta con interesse ed entusiasmo dai lettori, decisi allora di far circolare elettronicamente l'elenco dei libri ricevuti. Fu questa una scelta riflettuta e ponderata che non eliminava affatto l'onere della scelta dei recensori da parte del direttore, come indichero sotto. Al presente e mia prassi, circa quattro volte l'anno, inviare contemporaneamente a tre liste elettroniche l'elenco dei libri ricevuti: quella curata da George Ferzoco (italian-studies: scholarly discussions in any field of Italian studies: italian-studies@jiscmail.ac.uk), quella dell'AAIS e dell'AATI. Queste tre liste elettroniche raggiungono docenti di colleges e universita in tutto il mondo: cioe un gruppo vastissimo di studiosi che va ben oltre la cerchia ampia, ma sempre limitata, degli studiosi che operano nel Nord America.

In primo luogo e chiaro che questa mia decisione di elencare online i libri ricevuti non e affatto democratica nel senso negativo del termine (come se il libro potesse essere scelto da non importa chi) dato che le tre liste elettroniche si rivolgono esclusivamente ad italianisti, cioe appunto a quei colleghi fra i quali dovrei scegliere la persona piu adatta e meglio preparata per recensire un dato volume.

In secondo luogo, allargando la cerchia dei possibili recensori, questo sistema rompe quel circuito chiuso di interessi, amicizie e inimicizie cui alcuni relatori della tavola rotonda napoletana hanno fatto riferimento. In questo modo infatti la rivista e in grado di pubblicare recensioni di studiosi giovani e di colleghi affermati che provengono dall'America del Nord, da diverse nazioni europee, America del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Il beneficio che i lettori degli Annali ne ricavano e immenso poiche i nuovi arrivati, chiamiamoli cosi, indubbiamente conferiscono alla rivista un'apertura internazionale impensabile precedentemente.

In terzo luogo, dato che per ogni libro elencato ricevo piu di una richiesta (in media dalle due alle quattro, ma non poche volte anche di piu), non posso mai esimermi dal dovere, come direttore, di scegliere la persona piu competente fra i possibili recensori.

In breve, la prassi in atto nella redazione degli Annali d'italianistica fa si che si possano evitare piu facilmente, anche se mai eliminare del tutto, i pericoli maggiori inerenti alla gestione delle recensioni: il circolo chiuso di un gruppo ristretto di recensori che conoscono gli autori personalmente e che sono legati da interessi tali che gli impediscono un giudizio equanime. La prassi permette anche di ridurre notevolmente lo iato, cui fanno spesso riferimento i partecipanti alia tavola rotonda, fra la pubblicazione e la segnalazione dei volumi, dato che gli Annali pubblicano nel fascicolo dello stesso anno tutte le recensioni che arrivano in redazione entro giugno.

La prassi messa in atto nella redazione degli Annali non solo non ha abbassato la qualith delle recensioni mane ha migliorato il contenuto, lo stile, la professionalito. Per potere pubblicare un numero maggiore di recensioni e offrire cosi ai lettori una panoramica piu ampia della critica contemporanea corrente, la rivista ha diminuito il numero delle parole concesse normalmente ad ogni recensore, non piu di mille (a parte le recensioni-saggio)--Speculum e Renaissance Quarterly ne permettono solo 900--costringendo cosi i recensori a concentrare la loro analisi e ad affinare lo stile. Per quanto concerne poi l'attenzione che la redazione presta ad ogni recensione, va tenuto a mente che io stesso e la mia collaboratrice, la Dottoressa Tordi, leggiamo ogni recensione, sui cui apportiamo a volte minime, a volte notevoli correzioni, e che i recensori ricevono le bozze, per un secondo controllo, prima che il volume vada in stampa.

Due brevi postille a conclusione di questa sezione. Alcuni degli studiosi citati sopra alludono allo iato fra la pubblicazione del libro e la recensione dello stesso: iato, ovviamente, del tutto incolmabile per la natura stessa delle cose; ma una questione completamente diversa e quella del ritardo nella pubblicazione della rivista, secondo me quasi sempre, se non sempre, attribuibile alla redazione. E dovere della redazione infatti anticipare i tempi di produzione e del lavoro redazionale, compreso quello dell'accettazione e preparazione dei manoscritti, e fare in modo che ogni fascicolo esca entro i tempi stabiliti.

La seconda postilla concerne i libri che vengono recensiti. Sono del tutto passati i tempi in cui le case editrici si vedevano obbligate--per la diffusione del libro, per genuino interesse professionale e infine anche per motivi economici--ad inviare le proprie pubblicazioni, magari anche in doppia copia, alia redazione delle maggiori fiviste accademiche. Oggi le case editrici che pubblicano libri accademici hanno gia coperto i costi di produzione tramite i sussidi per la pubblicazione, ormai prassi pressoche universale, e quindi non vedono la necessite di incorrere in ulteriori spese di spedizione (ricordiamoci che i costi di spedizione e distribuzione costituiscono circa un terzo dei costi totali della produzione libraria). Ne e mai stata in vigore in nessuna redazione di rivista accademica, per quanto mi consta, la prassi di acquistare libri accademici, cosa del tutto impossibile economicamente dato chela tipica rivista accademica deve continuamente lesinare costi e spese per rimanere a galla. I libri allora arrivano in redazione perche l'autore stesso ha presentato una lista di riviste alia casa editrice, o perche la casa editrice riconosce i vantaggi economici nell'inviare regolarmente le proprie pubblicazioni a determinate riviste o infine perche il direttore di rivista (anch'io lo faccio non infrequentemente) sollecita libri che ritiene utili per il pubblico delle rivista che dirige.

E ovvio quindi che i libri recensiti sulle riviste (e qui mi riferisco alle riviste d'italianistica pubblicate nell'America del Nord) non costituiscono ne possono costituire una valutazione sistematica di tutta la produzione critica nel nostro campo. Ma pur trattandosi di una situazione non ideale e senza invocare i possibili benefici della random theory nel contesto accademico, ritengo che i volumi recensiti sulle maggiori riviste americane, anche perche nella maggioranza dei casi non si eccede nel recensire gli stessi libri, offrono una campionatura piuttosto vasta, sostanziale ed assai utile agli studiosi che desiderano ottenere una panoramica essenziale della letteratura critica. Ma su questo ritornero piu sotto.

Mail genere recensione e veramente morto?

La domanda e opportuna, poiche anche negli interventi piu negativi menzionati sopra i relatori mostrano di avere ancora in mente una valida concezione del genere recensione.

Gianvito Resta, ad esempio, auspica chela recensione/informazione debba essere tempestiva, appropriata ed esauriente (321). Marco Santagata riconosce chela recensione dovrebbe informare, esprimere una valutazione scientifica, fornire nuovi elementi fattuali o nuove interpretazioni. Paolo Cherchi, in conclusione al suo intervento su Italica, dopo essersi posto domande alle quali non sembra dare nessuna risposta--ancora utile scrivere recensioni? chile legge?--, ammette infine che "probabilmente" continuera ancora a scrivere recensioni, perche "la loro assenza impoverisce quel poco di dialogo che le recensioni riescono a stimolare" e "tutto sommato nel nostro 'club' degli italianisti la recensione svolge ancora una funzione utile non perche ci segnali i libri da leggere con profitto, ma perche almeno ci informa sui libri che si pubblicano ..." (273-74).

In realta durante il convegno napoletano vi furono anche alcune voci molto positive. Emilio Pasquini (Universita di Bologna) si oppone nettamente alle tendenze iconoclastiche dei relatori. A coloro che diventano irrequieti a motivo dello iato fra la pubblicazione di un libro e la recensione, Pasquini fa notare che non puo che esserci "un tempo dell'informazione e un tempo della recensione" e si oppone direttamente alle affermazioni iconoclastiche della maggioranza dei relatori: "Quello che invece non condivido e questa specie di pietra tombale"--dice Pasquini rivolgendosi direttamente a Santagata--"che tu mettevi alla fine sul nostro lavoro" (332), affermando implicitamente che Pasquini non solo faceva e fa ancora recensioni ma che crede ancora in esse, indubbiamente pensando anche alla benemerita rivista Studi e problemi di critica testuale la cui direzione egli ha ereditato dal suo fondatore, Raffaele Spongano, deceduto non molto tempo fa all'eta di cento anni dopo essere stato per molti anni il decano di tutti gli italianisti del mondo.

Un caso a parte potrebbe essere quello de La rivista dei libri, ne rivista accademica ne ovviamente quotidiano, anche se venduta come fascicolo o inserto de La repub-blica. Per Ferretti, essa "sembra rivolgersi a un lettore abituale aggiornato, colto, moderno e un po' snob" (318); per Remo Ceserani (Universita di Bologna) essa "e nata controcorrente ..."; "in un momento di sciopero dei grandi quotidiani di New York, pochi intellettuali hanno deciso di mettersi insieme e di scrivere recensioni piu lunghe possibili, per andare contro l'idea che le recensioni devono essere brevi ..." (331). Ma nelle parole sia di Ferretti che di Ceserani mi sembra scorgere una certa esitazione nei confronti di questa rivista, non so se motivata dall'impossibilita di valutarla a motivo della novita dell'impostazione o da altri motivi piu personali su cui mi e impossibile indagare. Per quanto mi concerne, sono disposto ad annunciare il mio giudizio positivo nei confronti de La rivista dei libri: essa svolge una funzione importante, valida ed efficace, una delle tante funzioni essenziali da svolgere nel mondo complesso della segnalazione e valutazione dei libri e delle idee, ma in genere non svolge (ne questo il suo compito) la funzione di segnalare e valutare la letteratura accademica e critica che interessa maggiormente la maggioranza dei lettori di Italica.

Ma e proprio Marco Santoro a,proporre una posizione pill equanime nei confronti della possibilita della recensione. E ovvio, egli nota, chela conditio sine qua non per la recensione sia "la competenza sull'argomento" (327) e che debba esservi anche una certa tempestivita nella pubblicazione delle recensioni. Nel suo intervento introduttivo al dibattito, infatti, egli propone una serie di domande, alle quali non risponde, facendo tuttavia intuire la sua posizione; e cioe: 1) "ha ancora senso oggi pubblicare recensioni sulle riviste"?; 2) la recensione dovrebbe avere "una valenza prevalentemente e prioritariamente informativa" o solamente "il compito di valutare e di orientare"?; 3) "la recensione ... puo o deve essere strutturata secondo un percorso prefissato? esempio: a) rapide informazioni sull'autore; b) stringata sintesi sullo stato degli studi relativi all'argomento; c) accurata descrizione del volume ...; d) sintesi dei pregi e degli eventuali difetti; e) indicazione dei possibili sviluppi della ricerca; f) se si tratta di una traduzione, confronto con l'originale" (316).

E chi mai, fra i lettori di riviste accademiche, avrebbe qualcosa da ridire nei confronti delle recensioni se queste posseggono, se non tutti, almeno la maggioranza dei criteri elencati da Santoro e riconosciuti anche dagli altri membri delia tavola rotonda?

A questo punto non mi resta che speculare (e sottolineo la parola) sui motivi che hanno indotto cosi tanti e cosi eminenti studiosi a dichiarare la fine del genere recensione e che vorrei raggruppare attorno a un certo vago ma diffuso senso di frustrazione causata dalla presente situazione caotica e a una velata nostalgia dell'eta dell'oro dello stesso genere. In quel periodo (se e mai esistito) i cosi detti grandi maestri erano in grado di leggere tutto quello che si pubblicava sul loro campo di ricerca--forse una cinquantina di titoli l'anno--ma anche, vorrei aggiungere, potevano con il loro prestigio stroncare qualsiasi tentativo di deviare dalla strada maestra segnata dagli stessi. Forse la proliferazione delle riviste accademiche in Italia, che non sembra attenuarsi nemmeno oggi nonostante i costi altissimi della maggioranza di esse--l'abbonamento annuale a non poche riviste accademiche italiane supera i seicento dollari--, si deve in parte al tentativo da parte di scuole e gruppi accademici, a volte di individui, di far sentire la propria voce al di sopra e/o contro le opposizioni di parti accademiche contrarie.

Contrariamente a quanto succedeva nel passato, oggi non solo e diventato pressoche impossibile tener dietro agli sviluppi nel proprio campo di ricerca nel contesto delle discipline tradizionali, ma si e anche verificata una proliferazione delle discipline stesse. Oggi l'italianistica, soprattutto nell'America del Nord, include anche discipline per le quali non abbiamo ancora trovato in italiano termini soddisfacenti: cultural studies, gender studies, film studies, subaltern/migration/postcolonial studies, cosi come tante altre categorie trattate in moltissimi volumi e articoli pubblicati nel Nuovo ma anche nel Vecchio Mondo, come si pub verificare, ad esempio, dal Dizionario degli studi culturali curato da Michele Cometa nel 2004 (Roma: Meltemi) o dal volume XXIV degli Annali, curato da Norma Bouchard e dedicato al tema Negotiating Italian Identities.

Insomma, l'eta dell'oro dei grandi maestri, arbitri assoluti di scuole e di tendenze critiche, nonche del destino accademico e umano di individui, fu anche--e forse lo ancora in parte in Italia--l'era dei grandi baroni, con non molte eccezioni, come lo dimostra il caso dello stimatissimo Mario Marti, di cui parlero piu sotto.

Ma la baronia all'italiana non si e verificata nell'italianistica del mondo accademico nordamericano, o almeno non allo stesso livello, a lode e gloria di tutti quelli che vi hanno esercitato la professione, soprattutto di coloro, come Paolo Cherchi, Albert N. Mancini e tanti altri, che sono in lizza da molti anni. Negli ultimi tre decenni mi sovviene un solo caso, quello di una rivista che avrebbe quasi sicuramente preso la strada della baronia all'italiana (ma chi conosce i possibilia?) se una precoce fine non l'avesse stroncata vicinissima alla sua nascita.

Dato che sopra ho accennato ad eccessi accademici di alcuni grandi maestri, vorrei ora menzionare un meraviglioso esempio: quello di un grande maestro che e rimasto in lizza, e ancora lo e, da quasi settant'anni, un maestro che ha eccelso in tutti i generi critici praticati dagli studiosi delle lettere (dal volume critico al saggio letterario e al commento di autori), ma che ha praticato, e pratica da cosi tanti anni, il genere della recensione: Mario Marti. Come scrivo sugli Annali ([2006]: 364-66) nel recensire il suo ultimo volume del 2005, fra i 1064 scritti elencati nella bibliografia (compresa in quel suo ultimo libro) un numero notevole di essi e proprio costituito dalle recensioni o da quella specie ancor pit) nobile di questo genere, le recensioni-saggio, che egli pubblica ancor oggi sul Giornale storico della letteratura italiana. Rari, e quindi ancor pig ammirevoli ed encomiabili, sono dunque i casi di un grande maestro come Marti, il quale all'eta di 93 anni continua ad offrire recensioni ampie, puntuali ed anche critiche ad altrettanto grandi maestri con una dignita, cortesia e affabilita difficilmente imitabili.

A difesa e a lode dei recensori e delle recensioni

Lo scetticismo che pervade quasi tutti gli interventi presi in esame sopra e comprensibile. Non e affatto il mio intento di sottovalutare le difficolta, da un lato, degli studiosi nel tentativo di restare al corrente della pubblicazione critica nel campo di ricerca e, dall'altro, di ogni direttore di rivista nel gestire la sezione dedicata alle recensioni e soddisfare alle esigenze dei lettori. In realta, anche se quasi tutti gli studiosi menzionati sopra, con notevoli eccezioni, assumono toni critici nei confronti del genere recensioni, sono loro stessi ad indicare la presenza di diverse riviste letterarie e di quotidiani che svolgono una funzione di segnalazione, informazione e valutazione: le tre caratteristiche fondamentali del genere recensione.

Per quanto concerne il mondo dell'italianistica in generale, se da un lato e vero che non vi sia--in realta non vi e mai stato ne potra mai esservi--un unico sistema di informazione e valutazione, la pubblicazione di non poche riviste in cui la segnalazione libraria e la recensione sono ancora in auge dimostra al di la di ogni dubbio che la fine del genere recensione non e ancora arrivata. E innegabile infatti che in Italia riviste venerande come quelle citate dai relatori del dibattito napoletano--il Giornale stori--co della letteratura italiana, Rassegna della letteratura italiana, Esperienze letterarie, ma anche tante e tante altre, incluse quelle molto specializzate dirette da Marco Santoro e cosi anche i mensili, settimanali e bollettini bibliografici menzionati nel dibattito--svolgano una funzione utilissima, che tutti gli studiosi riconoscono ed apprezzano. Allo stesso tempo tutti noi siamo perfettamente consci che nessuna di esse potra mai darci un panorama completo del complessissimo e trabordante mondo delle lettere e della cultura contemporanea, mentre pero quelle riviste, se seguite regolarmente, nell'insieme si rivelano importantissimi strumenti di riflessione, aggiornamento e ricerca.

Per tutti quelli fra noi che operano nell'America del Nord la situazione diventa ancor piu complessa a causa della distanza che ci separa dall'Italia e quindi dai centri della cultura alla base delle nostre ricerche, anche se recentemente molti quotidiani, settimanali e mensili sono accessibili tramite l'internet. A me sembra che questo senso di frustrazione debba trasformarci in ricercatori ancor pit) cauti, agguerriti ed esigenti, capaci di utilizzare sempre pit) efficacemente i mezzi tradizionali delle segnalazioni librarie e recensioni a nostra disposizione, nonche i mezzi elettronici che si stanno moltiplicando ogni giorno. Per quanto concerne una panoramica sostanziale e valida ne! campo dell'italianistica, i lettori delle maggiori riviste d'italianistica nell'America del Nord hanno constatato o possono constatare che le sezioni recensioni presenti in queste riviste sono utilissime. Spulciando i volumi di alcune di queste riviste per quanto concerne il 2004 si puo notare che Forum ltalicum ha pubblicato 40 recensioni, Italica 43, Italian Culture 17, Italian Quarterly 33 (troppo spesso scritte dalle stesse persone), Quaderni d'italianistica 17 e Annali d'italianistica 73, in aggiunta a sedici schede.

Sappiamo anche che le nostre biblioteche erogano ogni anno cifre sempre piu alte (ahime! a scapito dei libri) per rendere accessibili agli utenti (e i giovani battono spesso, se non sempre, gli anziani in questo tipo di ricerca) una miriade di banche dati con possibilitat d'informazione e consultazione pressoche infinite. E anche vero che assimilate, sintetizzare ed utilizzare in modo appropriato ed intelligente, da veri intellettuali, questa infinita di risorse diventa sempre piu difficoltoso. Occorre allora convincersi, oggi piu che mai, che mantenersi al corrente nel nostro campo di ricerca, nel contesto della cultura italiana e dello sviluppo della teoria afferente i nostri interessi, un dovere, si, che incombe su ognuno di noi ogni giorno della nostra vita professionale, un dovere tuttavia che non possiamo adempiere da soli.

Appunto perche il materiale librario di informazione e valutazione e immenso, e ovvio che sta ad ognuno di noi fare ponderate cernite professionali e stabilire priorita. Da un canto, se non restringiamo eccessivamente i nostri orizzonti, siamo in grado di seguire in termini generali gli sviluppi pill fondamentali nella letteratura e cultura italiana e nella teoria; dall'altro, concentrandoci sul nostro campo di ricerca e scegliendo con accortezza riviste specializzate e bibliografie elettroniche (MLA; Italinemo; ecc.), riusciremo anche a seguire piu da vicino e vagliare gli sviluppi piu notevoli nella nostra disciplina specifica. Senza dilungarmi eccessivamente e solo a mo' di esemplificazione che non intende ne puo essere esaustiva, ritengo che lo studioso del Medioevo e del Rinascimento che legga regolarmente Dante Studies, Speculum, e Renaissance Quarterly--tutte e tre le riviste dedicano amplissimo spazio alle segnalazioni librarie e alle recensioni--sia gia in grado di vagliare le tendenze generali e di prender nota di importanti studi specifici in atto in questi due immensi campi. Non poche riviste pubblicate nel Nord America assistono lo studioso a tenersi al corrente delle pubblicazioni piu recenti anche nel campo della cultura generale e della teoria. Ad esempio, la pubblicazione della Modern Language Association, PMLA, sollecita dibattiti di teoria letteraria molto attuali e, nella sezione pubblicitaria, elenca i libri piu recenti delle case editrici nordamericane e internazionali. E a queste indicazioni bibliografiche offerte a mo' di esempio ognuno di noi ne aggiungera molte altre che attraverso gli anni si sono rivelate utili, poiche e vero che quello che si e rivelato utile per me, puo non essere utile per tutti allo stesso modo e qui lo scambio di idee risulterebbe molto vantaggioso.

Recensire e/o essere recensiti: questo non e il dilemma

Il fatto e che, non importa quale sia la nostra posizione nei confronti del genere della recensione, nessuno di noi puo essere esonerato dalla necessita di essere recensito o tramite recensioni vere e proprie o nel significato lato del termine; di conseguen za nessuno di noi dovrebbe esimersi dal dovere di scrivere recensioni. Se ci rifiutiamo di adempiere a questo nostro dovere di recensori, saranno altri a svolgerlo e prima o poi recensiranno i nostri lavori. Il mondo accademico nordamericano infatti e strutturato attorno a principi accademici, professionali ed etici del tutto propri che hanno a che fare con il genere della recensione, sia in senso lato che stretto, e che assumono una funzione importantissima nella valutazione accademica e professionale del nostro profilo di studiosi in tutti i casi di promozione accademica di tango.

Da un lato infatti si continua a ripetere che le recensioni che scriviamo (o non scriviamo) non costituiscono un fattore determinante nei casi di promozione da assistente ad associato e da associato a ordinario; dall'altro, le stesse persone cha fanno quest'affermazione vogliono trovare una certa evidenza della validita scientifica dei libri del candidato alla promozione appunto nelle recensioni apparse su riviste scientifiche. L'assenza di recensioni e, ancor piu, la pubblicazione di una recensione negativa o men che altamente elogiativa, possono diventare, o diventano, elementi interpretati negativamente nella valutazione complessiva di un docente.

Nello stesso contesto della promozione accademica di rango si mette anche in atto un altro aspetto della valutazione accademica che si avvicina al genere della recensione, intesa in senso lato: la cosi detta valutazione estramurale (extramural evaluation) del docente che viene considerato per la promozione e i cui scritti vengono sottoposti al giudizio di studiosi di altre universita, a volte scelti dal candidato stesso, a volte dal comitato dipartimentale incaricato della valutazione del candidato. Senza voler parlare in questa sede della professionalita accademica ed etica di questo processo di valutazione, mi sembra del tutto legittimo sollevare una serie di domande per quanto concerne la valutazione degli scritti del candidato alla promozione da parte di un esperto di un'altra universita il quale, eccetto in casi straordinari, e protetto dall'anonimato. Il cosi detto esperto scrive generalmente recensioni di libri nel suo campo di ricerca in riviste scientifiche? E, se la risposta e negativa, per quale motivo verrebbe ora scelto per compiere un dovere che non e solito adempiere? E per quale motivo egli accetterebbe di farlo in queste circostanze? E prassi professionale accettabile quella di scegliere, per la valutazione nei casi di promozione, studiosi che normalmente non adempiono il dovere professionale di recensori?

Insomma, anche in base alle considerazioni svolte qui sopra, mi sembra che non possiamo non scrivere recensioni: e un dovere professionale dal quale non possiamo esimerci e che dobbiamo adempiere secondo principi altamente etici: con serieta, con impegno e con il massimo rispetto degli altri. Nel contempo, appunto perche non possiamo esimerci da questo dovere, esso deve essere giustamente valutato ed apprezzato o entro la categoria del cosi detto service o, piu propriamente, entro la categoria della pubblicazione scientifica, non come genere minore, ma come genere a se stante, con una funzione critica propria e un suo specifico scopo scientifico.

Ma perche scriviamo recensioni?

Per concludere, ritorniamo alla domanda iniziale e chiediamoci: ma perche scriviamo recensioni? Diventera chiaro dalla mia risposta che, nel contesto del dibatttito analizzato sopra, io mi pongo controcorrente. Innanzitutto, chi si accinge a scrivere una recensione, lo fa soprattutto per se stesso. Non perche, ad esempio, nei colleges dove la ricerca non e fondamentale come l'insegnamento, la pubblicazione di recensioni, assieme a un ottimo record come insegnante, potrebbe essere sufficiente per la promozione, ma perche il recensore ideale vede la recensione come una ricerca vera e propria e come una possibilita di dialogare con un altro studioso su argomenti che l'interessano da vicino. Il vero recensore accetta il suo impegno seriamente, dedica da una a piu settimane alla lettura del libro e diversi giorni alla stesura della recensione. Solo dopo aver accettato l'impegno e dopo averlo portato a termine a proprio vantaggio, possibile dire che egli scriva anche per la comunita dei lettori e infine per chi ha scritto il libro, il quale si e gia arricchito intellettualmente nell'atto stesso della scrittura, trovando poi nella recensione la possibilita di riflettere sul proprio lavoro.

Invito ovviamente gli anziani--e quindi anche me stesso, perche di sicuro appartengo a questa categoria--a continuare a scrivere recensioni e i giovani ad iniziare quanto prima a scriverle: recensire vuol dire leggere, fare ricerche, imparare ad analizzare con prudenza e diligenza, equanimita e benevolenza; recensire e anche un banco di prova e un tirocinio per imparare a scrivere in modo semplice, chiaro e succinto. Se l'equanimita non e possibile nel recensire--ma perche non dovrebbe esserlo?--, la benevolenza e preferibile alla severita.

Quail consigli pratici potrei allora dare ai giovani dopo venticinque anni di esperienza editoriale? Innanzitutto, di abbonarsi alia rivista dove vogliono pubblicare articoli e recensioni, anche se la rivista non lo richiede, perche solo conoscendo la rivista da vicino possono sperare di contribuirvi con efficacia; di contattare brevemente il direttore tramite lettera o posta elettronica al fine di presentarsi, elucidare brevemente i propri interessi di ricerca e dichiararsi disponibili alla collaborazione scientifica; poi, quando si e invitati alla collaborazione, di scrivere la recensione con sollecitudine e secondo i criteri suggeriti sopra, seguendo le norme editoriali della rivista; e infine, prima di inviarla in redazione, di farsi leggere e correggere la recensione--la stessa cosa vale anche per chi scrive articoli--da uno o piu colleghi disposti ad aiutare i giovani (ma a dire il vero anche gli anziani dovrebbero seguire questa prassi). Ed e facile sceverare i colleghi poco disposti da quelli disposti ad aiutare: sono questi ultimi a fare correzioni e ad offrire suggerimenti.

In conclusione, dobbiamo accettare il fatto che non vi sara mai un solo strumento di segnalazione e valutazione libraria, sia esso rivista, mensile o sito elettronico, che possa soddisfare da solo a tutte le nostre esigenze di studiosi e che allora incombe su ognuno di noi l'obbligo di creare un sistema di informazione e valutazione molteplice capace di soddisfare alle nostre esigenze accademiche pill impellenti. In questo contesto la cosi detta recensione tradizionale svolge un ruolo valido e utile, innanzitutto per chi la scrive e poi per tutti coloro che possono accedervi. Il sistema di diffusione messo in atto dagli Annali d'italianistica, sia nel contattare l'universo dei possibili recensori come nel diffondere anche elettronicamente le recensioni pubblicate sulla rivista, se usato cautamente, abbina in modo immaginativo la circolazione cartacea dell'informazione con quella elettronica. Le segnalazioni librarie e le valutazioni che appaiono nelle riviste d'italianistica circolanti hell'America del Nord menzionate sopra, se seguite fedelmente e regolarmente, offrono una panoramica valida, utile ed ampia delle maggiori pubblicazioni di piu notevole interesse per gli studiosi nell'America del Nord.

E ogni qual volta ci si affaccia il dubbio sulla validith della nostra attivita di recensori, non dimentichiamo l'esempio di Mario Marti, il quale all'eta di 93 anni e tuttora impegnato a stendere recensioni-saggio per il Giornale storico della letteratura italiana!

DINO S. CERVIGNI

The University of North Carolina at Chapel Hill

NOTE

* Vorrei ringraziare i sei colleghi di diverse universita nordamericane che hanno accettato molto cortesemente di leggere questa nota prima della pubblicazione e che mi hanno offerto consigli e suggerimenti. A bozze impaginate ricevo la MLA Newsletter 39.1 (2007) che pubblica la sintesi della "MLA Task Force Evaluating Scholarship for Tenure and Promotion", consultabile anche su rete (www.mla.org), dalla quale cito la raccomandazione no. 13: "The profession as a whole should encourage scholars at all levels to write substantive book reviews" (27).
COPYRIGHT 2006 American Association of Teachers of Italian
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2006 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Title Annotation:Notes and Discussion
Author:Cervigni, Dino S.
Publication:Italica
Date:Sep 22, 2006
Words:7989
Previous Article:Second thoughts on the diasporic culture of Italians in America: here, there, wherever (1).
Next Article:Bibliography of Italian Studies in North America 2005 *.


Related Articles
Dantis Alagherii Comedia.
Vita postuma del Gattopardo: recuperi, commenti e singolarita.
Dobbiamo continuare a scrivere recensioni?
Concetta Cirigliano Perna, a cura di. Non soltanto un baule: storie di emigranti italiani.
Quando il "vento dei nord" (1) si affievoliva: una rilettura di Guardie e ladri di Mario Monicelli e Stefano Vanzina.
Robert Benigni: giocoliere di parole in La vita e bella.
All'ombra della Controriforma. Dal Discorso di Paleotti alla Ricotta di Pasolini.
A proposito di una recente edizione dei Cortigiano *.
Michelangelo Buonarroti il Giovane. La Fiera.
Fabio Finotti. Retorica della diffrazione. Bembo, Aretino, Giulio Romano e Tasso: let teratura e scena cortigiana.

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2021 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters