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"Speranzella" romanzo di Carlo Bernari. Adattamento teatrale in due tempi di Nello Mascia.

SPERANZELLA

Di Carlo Bernari, Writer, Screenwriter and Journalist (Napoli 1909 - Roma 1992)

Adattamento teatrale in due tempi di Nello Mascia

Personaggi

DONN'ELVIRA LA CAFFETTERA - cinquantanni

CICCILLO - suo marito, quarantacinque anni

MICHELE - suo figlio, ventanni

PASCALOTTO - suo figlio, otto anni

NANNINA - ventanni

MASTRO VINCENZO - elettricista, vecchio

SIGNOR MELE - nobile decaduto, quarantacinque anni

PROFESSOR LONEGRO - chiromante, quarantacinque anni

PARENTI - pellicciaio

PIZZICATELLA - maestra

PACHIOCHIA - popolana

DONNA FILOMENA - popolana

SOLDATO AMERICANO

POLIZIOTTO NAPOLETANO

Passanti, venditori ambulanti, soldati della M.P., strilloni, "signorine".

PRIMO TEMPO

Via Speranzella sopra Toledo a Napoli. E una primavera del 1946. Ognuno dei passanti che affollano come sempre la popolare strada portano addosso--chi per un verso chi per un altro--il marchio inequivocabile che ha lasciato una guerra straziante. E pomeriggio. Un venditore ambulante urla la sua mercanzia. Un soldato americano--retaggio doloroso

For enquiries, please contact:

Enrico Bernard, Switzerland.

Email: enricobernard@gmx.it di un conflitto perduto--passeggia e sorride ad un paio di "signorine ".Qua e la dondolano ad un filo targhe con su scritto: "Out of bond- Off limits" e "Flik-Flok".

Nel suo basso umilissimo donna Elvira la Caffettera continua senza sosta il suo lavoro: tostare il caffe, prepararlo, mescerlo nella tazza per il cliente, lavare la tazza. A Napoli il suo basso e uno dei pochi luoghi dove si puo trovare il caffe vero. In piu la Caffettera e una che il mestiere lo sa fare. Percio i clienti sono molti e la vita non e grama come altrove.

Elvira e una donna sui cinquant'anni. Bruna, procace e ancora piacente. Sebbene svolga il suo lavoro con indomito slancio, di tanto in tanto il suo sguardo sembra perdersi nel vuoto, ed ella stessa resta per qualche istante ritta, assorta con una tazza fra le mani e lo sguardo alla strada alla ricerca di qualcuno o qualcosa o del "dopo".

Ora sta servendo Parenti, suo abituale cliente, nonche confidente.

ELVIRA (porgendo la tazza) Ecco servito! Tenete una mano nera che fa paura... Perche non vi schiarite quelle unghie?

PARENTI Ormai bianche non diventano piu (mettendole contro luce). Ma tornera il mio mestiere... E allora queste unghie dovete vedere come serviranno.

ELVIRA Perche, volete tornare a fare il pellicciaio?

PARENTI E si capisce! Il mio mestiere e quello. Mo' aggiusto radio per arrangiare. Ora nei bassi di sopra Toledo e piu facile trovare una radio guasta che una pelliccia da tingere e da modificare, (entra donna Filomena)

FILOMENA Buongiorno donn'Elvi.

PARENTI Cara donna Filomena. Che ci volete fare donna Elvira, ci arrangiamo. Non possiamo essere tutti fortunati come donna Filomena qua, che ogni settimana consegna al marito quelle lirette che ha vinto puntualmente al Banco Lotto.

FILOMENA E con questo, che tenete da dire?

PARENTI E che devo dire? Niente! Ogni settimana: mo' l'ambetto, mo' il terniciello. FILOMENA Eh, si vede che sono fortunata.

PARENTI (scettico) Ogni settimana?

ELVIRA (con rimprovero) E datemi questa tazza, che la tenete in mano da mezz'ora.

FILOMENA Donn'Elvi, dieci lire di posa. Me la prendo ora cosi domani Luigi si fa la zuppetta.

ELVIRA Datemi la bottiglia. (A Parenti) E l'americano, sta sempre da voi?

PARENTI Sempre. Viene. Mangia, beve e fuma e se ne va. Tutte le sere.

FILOMENA E che, ora vi lamentate? In tutti questi anni non avete fatto altro che stare azzeccato alla radio. Ve la tenevate in mano come un barile che vi volevate scolare fino in fondo. Guai chi vi toccava Radio Londra. E mo'?

PARENTI E mo' mi sta bene. Beh, io me ne vado. Buona giornata donn'Elvi. Donna Filome, mi raccomando l'ambo di sabato prossimo.

ELVIRA E don Luigi, ancora disoccupato?

FILOMENA Ancora.

ELVIRA E voi non lo avete fatto provare da un'altra parte?

FILOMENA Donn'Elvi, che deve provare? Vi siete scordata che Luigi ci ha una bell'eta?

ELVIRA Ma dice che ci sono dei partiti adesso che ci pensano.

FILOMENA Donn'Elvi, e voi ci credete?

ELVIRA Beata chi non ne ha bisogno, penso io. Ma, dice, che so, che il comunista ci pensa, se uno si va a iscriversi...

FILOMENA (che non sa cosa rispondere) Ah, il comunista? Cosi e? E chi lo sapeva. Perche, che vi da?

ELVIRA E chi gli cerca niente... Vanno dicendo, sapere come sono, fanno la propaganda, che basta che uno s'iscrive e subito, tac, esce il posto.

FILOMENA (che ormai ha capito) Se cosi fosse, sarebbero tutti occupati, perche una tessera ce l'hanno tutti.

ELVIRA Ma quella del re non ce l'hanno. E voi siete servita.

Filomena esce. Donn 'Elvira resta un po ' assorta, poi riprende a sciacquare le tazze. Entra Nonnina. E una ragazza sui diciotto anni. Timida, caratteristica questa che la fa apparire a volte anche meno bella di quanto realmente fosse.

NANNINA Buongiorno!

ELVIRA (voltandosi, pausa. E poi con malgarbo) Buongiorno (pausa).

NANNINA Voi mi dovete aiutare.

ELVIRA (che continua nel suo lavoro) E che vuoi?

NANNINA Non me ne cacciate.

ELVIRA E chi ti ha detto vattene? Siediti, e contami tutto. (Nannina si siede) Lo vuoi un caffe? Da quanto tempo non bevi un bel caffe? L'ho girato ora ora... Aspetta, te ne scaldo una tazza. (Va al fornello). E cominciato il freddo e il caffe e l'unica cosa. Dunque?

NANNINA (non risponde).

ELVIRA Dunque? (continuando ad armeggiare)

NANNINA Ma se non mi state a sentire che cosa vi posso contare?

ELVIRA Gia, e pure tu hai ragione. (Si ferma. Ma mentre sta per sedersi il suo sguardo si perde verso la strada) Stavi dicendo?

NANNINA Io, niente.

ELVIRA E ti vuoi decidere? Mi dovevi dire qualcosa, o no?

NANNINA Si, dovevo dire che...

ELVIRA Che t'e successo?

NANNINA Niente.

ELVIRA E tu per niente mi fai prendere una paura di questa fatta? Nannina, figlia mia!

NANNINA Che volete da me? Col cervello uno si rimbambisce. Insomma la costa sta cosi: sono scappata di casa.

ELVIRA (che guarda fuori come allucinata, assente) Ah, si? E quando?

NANNINA Quando me ne sono scappata? Adesso, nemmeno un'ora fa.

ELVIRA Un'ora fa?

NANNINA Forse saranno state due ore, non lo so, non lo guardo l'orologio.

ELVIRA (ritrae lo sguardo in casa. Guarda Nonnina. Pausa) E Carmilina? Figurati Carmilina, adesso. Non t'ha detto niente?

NANNINA Stava allattando.

ELVIRA Che dici? Allatta ancora? E che ci da sangue a quella creatura?

NANNINA Gliel'ho detto mille volte. Risponde, e intricati dei fatti tuoi. Chi ci puo combattere con quella! E poi la creatura veramente s'acquieta solo quando suga. (Pausa) Me ne sono scappata perche non mi fidavo piu in quella casa.

ELVIRA Figurati! E chi la sente ora quella iena di tua sorella!

NANNINA Voi mi dovete aiutare.

ELVIRA E che ti posso fare io, Nannine? Su prenditi il caffe che si fredda.

NANNINA Mi dovete salvare.

ELVIRA Parli sul serio?

NANNINA Sul serio, Gesu, e da chi dovevo andare, voi mi avete vista nascere.

ELVIRA Lo so. (Si assenta di nuovo)

NANNINA Non so proprio come fare. (Pausa. Si torce le mani) Proprio adesso che mi si e messo un americano appresso, ed io sto come una zozzosa.

ELVIRA (riavendosi) Un soldato?

NANNINA Credo. E uno di quelli che portano quel coso bianco in testa.

ELVIRA La polisse.

NANNINA Cosi la chiamate?

ELVIRA Cosi si chiama. I guaglioni poi li chiamano Mamma e Papa perche ci hanno una M e una P sulla fronte.

NANNINA Un pezzo di giovane... Benedico!... Ma che bei giovani, dite la verita, Donn'Elvi!

ELVIRA II mangiar buono, figlia mia, e la tranquillita, fanno diventar belli tutti quanti. Dunque, veniamo al dunque. Che ti serve?

NANNINA Mi dovete aiutare, donn'Elvi. Ditemi voi come faccio in quella casa a portarci un americano?

ELVIRA E tu lo vorresti portare qua? Nanni, ma lo sai che questa e una casa onorata?

NANNINA E che ve la voglio disonorare forse? Io mangio pane e onore come voi, tale e quale, donn'Elvi... E se volevo fare del male, conoscevo la strada. L'occasione non mi e mai mancata. Grazie a Dio potevo pure piacere a qualcuno. Ma ho sempre voluto andare come mi vedete...

ELVIRA Certo, se una donna vuol fare il male, trova cento e una occasione. Ma dimmi una cosa, se Carmilina ti cerca e ti trova qua, quella iena mi sbrana.

NANNINA Carmilina non si muove. La creatura l'ha inchiodata. I figli sono chiodi e quella disgraziata c'e rimasta, come un pezzo di legno, con quel chiodo al petto.

ELVIRA Ma io ci ho due chiodi, anzi tre con Ciccillo...

NANINA Ma quel don Ciccillo fatica notte e giorno, a casa non ci sta mai.

ELVIRA Gia. Poi si deve pensare a un'altra cosa.

NANNINA A che cosa?

ELVIRA C'e Michele, qua...

NANNINA A me i guaglioni non mi sono mai piaciuti, potete stare sicura da questo lato.

ELVIRA Michele non e piu un guaglione, ora e un giovanotto.

NANNINA Ma chi volete che ci pensi. Ve lo giuro su quel Santissimo Rosario, sono cosi disgustata di tutto ma cosi disgustata che me ne andrei in America, ma che dico, coi selvaggi, me ne andrei per non sentire piu storie. Donn'Elvi la miseria e una brutta bestia!

ELVIRA Alla tua eta dici questo? E quando ne avrai cinquanta come me ti andrai a buttare dal ponte della Sanita! Vorrei avercela io l'eta tua, e ti farei vedere chi e donn'Elvira.

NANNINA Siete sempre la piu bella femmina dei quartieri, donn'Elvi.

ELVIRA Che fai, mi lusinghi adesso? Dove sta piu! Una volta si. Ma a desso, guardami a che sono ridotta. Una vajassa. Ero femmina io di finire come sono finita? Con un Ciccillo a fianco che non vale tre centesimi, giorno e notte fuori, all'ospedale a fare l'infermiere, che non mi pare di avercelo neppure per marito?

(Il signor Mele appare sulla porta. E un bell'uomo elegantissimo malgrado non stia affatto bene in canna. Per lui la Caffettiera serba una sorta di adorazione per il suo aspetto certamente, ma soprattutto per la sua nascita nobiliare).

SIG. MELE Donn'Elvira bella!

ELVIRA (voltandosi) Signor Mele, favorite!

SIG. MELE Si puo avere una tazza di caffe come dico io? (Poi avanza. Si siede) Buongiorno e sono.

ELVIRA Accomodatevi, accomodatevi. Signor Me', ma mi volete spiegare queste parole che vogliono dire? Un caffe come dico io, mi sapete dire che significano queste parole? Proprio voi? Vi ho mai dato un caffe riscaldato a voi? Ditelo, se avete il coraggio: la verita pero, la verita di Dio.

SIG. MELE Be' per la verita no, sempre un caffe di prima mano.

ELVIRA Ah.

SIG. MELE Ma io scherzavo.

ELVIRA Che brutti scherzi!

SIG. MELE Dammi un bel pacchetto e facciamo la pace.

ELVIRA Come lo volete: Nazionali oppure?

SIG. MELE Oppure...

ELVIRA Ho capito, lo volete inglese. E sono centottantaquattro. (Va al fornello)

SIG. MELE Pacchetti?

ELVIRA Pacchetti, pacchetti.

SIG. MELE O forse vuoi... (Mette la mano sul petto col gesto di prendere il portafoglio, sapendo di offendere Elvira) Di', preferisci i soldi forse?

ELVIRA Per carita, signor Me', come vi permettete di fare una cosa simile? E be'... Ne vorrei cento clienti come voi! Gli darei tutta la casa. E pure qualche altra cosa appresso.

SIG. MELE (accarezza la testa di Nonnina) E questa qui, me la daresti?

ELVIRA E prendetevela!

SIG. MELE Eh quasi quasi, veramente ci farei... Se fosse un poco piu pulita!

ELVIRA E arrivata che non sono nemmeno cinque minuti ma voi lasciatemela ripulire un poco e vedrete che fiore vi caccio fuori.

(Entra Lonegro. E il chiromante di sopra i Quartieri, sa percio dei suoi abitanti vita morte e miracoli. Elvira e la sua prima cliente. E un uomo altissimo e magro con una gobba rotonda che forse gli deriva dalla statura).

LONEGRO Ce n'e?

ELVIRA Per voi professo, ce n'e sempre, favorite. Fosse pure perduta la radice del caffe.

LONEGRO Grazie, troppo onore!

ELVIRA Professo, siete capitato proprio a tempo. Vi devo chiedere un consiglio.

SIG. MELE Anche voi, donn'Elvi, e che ve ne fate? Ormai! Capisco io, ma voi. (Entra la Pachiochia).

PACHIOCHIA Buona giornata.

SIG. MELE Piove ancora?

PACHIOCHIA No, ha smesso finalmente.

NANNINA E perche poi a voi si deve capire?

SIG. MELE Perche ho perduto un figlio, Nannina. A Corfu, a Cefalu va a capirci! Chi dice a Corfu chi a Cefalu, disperso, ucciso, massacrato, chi ne sa niente!

PACHIOCHIA Ehh, signor Me', che brutte parole vi fate uscire di bocca. Ucciso, massacrato, e che e. A voi il professore che vi ha detto?

SIG. MELE Lui dice che tornera.

LONEGRO Certo che tornera. E questione di tempo, ma tornera.

PACHIOCHIA E allora, se ve lo dice il professore che volete di piu? E questione di tempo! Buona giornata!

SIG. MELE (pausa) Hai proprio ragione. Questa viene proprio uno zucchero.

ELVIRA (preme il seno contro le spalle del sig. Mele nel prendere la tazza sul tavolo) Ma non e cosa per voi. E poi sta bene dove sta. E fino a che sta qua non c'e pericolo. Nessun pericolo.

SIG. MELE (si alza) E che ti devo dire! Se gli americani te la lasceranno tranquilla (fa un gesto di saluto ed esce).

ELVIRA (pensosa) Gia, c'e pure questo adesso. (Poi al professore) Professo. La guagliona qua, la vedete, la dovete visitare.

LONEGRO Per l'esperimento?

ELVIRA Per l'esperimento. Mi dovete dire se si presta.

LONEGRO La visito qua?

ELVIRA Qua, subito. Io chiudo tutto e nessuno vi disturba.

LONEGRO (pausa. Assume un tono professionale) Stutate la luce. (Prende una lucerna sul tavolo) Questa qua basta. Dunque. Siedi. Veniamo a noi. Come vi chiamate? Beh, come vi chiamate lo so, ditemi ora l'eta e la condizione. (Nanina vorrebbe intervenire, ma Lonegro la anticipa) Eta, diciassette, la condizione la conosco: figliola, dovete essere, non c'e dubbio. Porgetemi la sinistra. (Inforca gli occhiali). Abbandonate, abbandonate che non vi mordo. L'incontro di Venere con Apollo e buono, si presenta buonissimo.

NANNINA (frattanto e rimasta colpita da un'effige a cui l'indovino volge le spalle: Umberto di Savoia) Che peccato pero...

LONEGRO Che cosa?

NANNINA Che non tiene capelli... (indicando l'effige) Un bel giovane cosi!

LONEGRO Beh, si. Ma poi che fa? E bello lo stesso, no?

NANNINA (annuendo) E dire...

LONEGRO Dire che cosa?

NANNINA Che lo vogliono mandare via, non e vero?

LONEGRO Dove? Sta tranquilla che non ce la fanno. La monarchia e troppo forte in Italia, non lo sbatteranno mai fuori. Intanto per ora e luogotenente, poi si vedra.

ELVIRA E da luogotenente a re non ci vuole niente, proprio niente, come se io e te andassimo a passeggio, e vero professo?

LONEGRO Proprio cosi. Neh, ma dimmi una cosa, tu fossi monarchica?

NANNINA (che non ha capito cosa rispondere) Quant'e vero Iddio!

LONEGRO Che significa quant'e vero Iddio? Lo sei o non lo sei?

NANNINA Quant'e vero Iddio volevo dire che... non lo so, non ne sono sicura, ecco.

LONEGRO Tu non lo sai ma io te lo leggo nella mano. (Legge) Ecco, sentimenti piu che fini, aristocratici. Tendenza all'arte, nel canto o nel ballo, perche Apollo si pronuncia bene e, all'incontro con Venere e in buona disposizione. Quindi sarete amata, ma controllate il cuore. La linea della vita e buona, c'e un incrocio pero e ci dovete stare attenta, una breve malattia, ma camperete ottant'anni. In che mese siete nata?

NANNINA A ottobre.

LONEGRO A ottobre avete detto? Ottobre, ottobre: Bilancia secondo l'antica astrologia, Vergine secondo la piu moderna che io adotto. E vi dico che siete nata sotto il segno della vergine che e un magnifico segno e dovete portare un pezzetto di piombo sempre addosso, cucito nella gonna per scongiuro.

ELVIRA Professo, e per l'esperimento?

LONEGRO Gia, vediamo un poco. Appoggiate i gomiti sul tavolo, cosi, volgete i palmi verso i vostri occhi, fissateli intensamente, ancora, ancora. (Rimugina con la mano sana l'aria sulla testa di Nonnina) Fissateli ancora, va bene cosi: basta, chiudete gli occhi, ecco, sempre chiusi... (Si alza, va alle spalle della ragazza agitandole una mano sul capo. Nonnina da segni di vacillare sotto l'ipnosi. Lonegro soffia verso la lampada come volesse spegnerla, poi congiunge le mani di Nonnina) Che cosa avete sentito?

NANNINA Un soffio.

LONEGRO Dove?

NANNINA Qui. (Si segna il collo)

LONEGRO (si toglie gli occhiali. Sorride soddisfatto. Le posa una mano sulla spalla) Ho capito. Va bene, basta cosi.

ELVIRA (precipitandosi) E allora?

LONEGRO E allora dipende da voi. ( Va ad accendere la luce. Spegne la lanterna) La ra.. .ra... gag a gazza si presta. (Diviene balbuziente quando si discosta dal linguaggio professionale)

ELVIRA Si presta?

LONEGRO E un soggetto d'oro. Ora dipende da voi. Ve ve ve le sentite le forze?

ELVIRA Si e no, professo.

LONEGRO E voi esercitatevi.

ELVIRA E come?

LONEGRO (fa cenno di mandar via la ragazza) La guagliona.

ELVIRA Nanni, allora tu dormi qua, sei contenta?

NANNINA (felicissima) Gesu e me lo domandate pure? Donna Elvi, voi mi potete essere madre e mi dovete aiutare sulla strada buona.

ELVIRA Sicuro, e ti devi fidare di me. Mo' mettiti qualche cosa addosso e coricati qua, prima che il freddo ti scenda per le ossa. Copriti bene, e meglio che i ragazzi ti trovino coperta, quando tornano. Non voglio che si mettono brutti pensieri per la testa a vederti tutta quella carne di fuori. ( Nonnina si corica in fondo al basso ) Allora?

LONEGRO Fate cosi. Mettetevi da da davanti ad uno specchio: fissatevi senza ba ba batter ciglio.

ELVIRA E se non succede niente? Se non ci riesco?

LONEGRO Allora prendete un rospo.

ELVIRA Vivo?

LONEGRO Vi vi vivo. Lo mettete sotto una campana di vetro... Quella, (indica quella della Madonna del Rosario che sta sul como) E lo tenete ventiquattr'ore allo oscuro (professionale ora, senza balbettare) Ventiquattr'ore di fila. Poi lo cacciate alla luce e cominciate a fissarlo senza mai staccare lo sguardo e senza mai batter ciglio. Per prima cosa il rospo cerchera di evitare il vostro sguardo, ma poi siccome e fesso e presuntuoso, comincera a sfidarvi. Si mette le mani nella cinta come un guappo e vi fissa. E voi fissate lui imperterrita. Ora, se lui e piu forte di voi, ma non credo perche e fesso, vi addormentera; ma se voi siete piu forte di lui lo vedrete chiudere gli occhi ma senza cedere il guappo; e allora la bile gli scoppiera alla bocca, sputera schiuma verde e schiattera.

ELVIRA Maria santissima! E voi ci riuscite?

LONEGRO Donn'Elvi, ma vi pare. E quest'e l'abbicci per un iniziato.

ELVIRA Beato voi. Chissa quante cose potete fare, allora, quando addormentate le persone. E ditemi una cosa, professo, voi potete far diventare pure monarchico uno che e dell'idea contraria?

LONEGRO A seconda. Sai, colle idee politiche bisogna andarci pia pia piano. C'e certa gente, ed io l'ho sperimentato, che e re re refrattaria a qualunque trattamento. ELVIRA Forse non ci avete mai provato. Quest'e il fatto.

LONEGRO Chi, io? Ma se non faccio altro. Se se sempre ci provo, ma la riuscita...

ELVIRA Che mi dite? E consigliatemi qualche cosa.

LONEGRO Donn'Elvi che vi posso dire voi ci avete quella ragazza, quella e una mi mi miniera. E ve l'auguro con tutto il cuore. Buona notte.

(Il chiromante esce. Elvira resta un po' assorta a guardare Nonnina e la porta. Poi va al fornello prepara la cena per i figli. Va a dormire, stendendosi in fondo al basso, dopo aver spento la luce. Dopo un po' entra Pascalotto, secondo figlio di Elvira, dieci anni o forse meno. Piccolo, bruno, secco e silenzioso. Il ragazzino va al fornello, prende il piatto coperto da un altro piatto e si siede a mangiare. Dopo poco entra Michele, il primogenito. Vent'anni. Sempre in grugnito, piu silenzioso del fratello. Va al fornello, prende anche lui il piatto e va a sedersi lontano da Pascalotto che non ha nemmeno notato. Questi lo guarda, poi prende il piatto e va a sedersi vicino al fratello per il quale ha una vera adorazione. Lo guarda, gli sorride. Michele lo carezza in testa, poi finito di mangiare, accende una sigaretta e sta li pensieroso. Pascalotto, guarda il fumo della sigaretta che si spegne tra le mani di Michele allungata stancamente all'altezza del suo viso appoggiato col mento sul tavolo e pian piano si addormenta. Michele se ne accorge e lo porta a dormire. Si accorge di Nonnina. Ha un gesto si stizza. Va alla porta. Accende un'altra sigaretta. La spegne a meta. Va a dormire.

Si fa giorno. La prima ad alzarsi e Elvira. Ancora assonnata prende il macinino e incomincia a girare la manovella, seduta. Al rumore Michele si sveglia e salta dal letto)

MICHELE (violento) Che fa quella la?

ELVIRA (risponde con un giro piu violento di manovella)

MICHELE Ce ne voleva un'altra? Che, non bastavamo?

ELVIRA E che ci perdi tu?

MICHELE (che si e sdraiato sullo strapuntino) Io? Niente... Ma se vi siete messi in testa di farmi lavorare pure per quest'altra avete sbagliato palazzo.

ELVIRA (urla, sbottando) Ueh, chi t'e vivo. Nessuno ti ha chiesto mai niente, lo sai?

MICHELE Allora vuol dire che quello che mi busco da oggi in avanti me lo tengo io.

ELVIRA E quando mai l'abbiamo vista la croce di una lira dalle mani tue?

MICHELE Ah mai?

ELVIRA (sconvolta dall'ira, ma sapendo di mentire) Eh, mai, mai, mai!

MICHELE E quando vi portai quelle cinquemila lire? E la volta delle settemila, non sono soldi quelli? (E fugge via, lasciando la madre adirata e turbata a guardare la porta dalla quale e uscito)

(Pascalotto, frattanto, che ha assistito alle ultime battute del dialogo si era alzato, ma vedendo il fratello andar via ha un gesto di sconforto e si butta sul letto)

ELVIRA Non te la prendere cosi. Lo so che ti dispiace. (Poi guardando la strada, assente) Dispiace a tutti, ma che ci vuoi fare?

PASCALOTTO Ma dov'e andato?

ELVIRA Lo sai tu?

PASCALOTTO Ma io che gli ho fatto?

ELVIRA Nessuno fa niente e tutti fanno qualche cosa.

PASCALOTTO (piagnucolando) M'ha lasciato a me solo per colpa vostra.

ELVIRA Ma perche ti vuoi prendere tutta 'sta collera? Stamattina approfitta, mamma ti fa una bella caldaia di acqua calda e cosi ti lavi i piedi e i ginocchi che ce li hai neri neri.

PASCALOTTO No. Vado a vedere dove sta. (Pascalotto fugge via)

ELVIRA Pascalotto! (Poi imprecando ritorna verso la stanza. Nonnina si e svegliata. E con lei anche tutta via Speranzella. Venditori ambulanti. Americani. Signorine. Pascalotto corre e chiama Michele ad ogni cantone. Mentre lo seguiamo misto al vociare della gente che affolla la strada, Elvira nel basso si e messa a sedere vicino a Nonnina e le sta spiegando per filo e per segno l'incarico al quale l'ha designata. Mentre la veste con cura dei pur miseri abiti di cui ella dispone, che sono molto appariscenti, la riprendiamo a discorso quasi concluso) Nannine, allora hai capito bene tutto. Questa e la carta con tutti gli indirizzi e i nomi. Non la perdere. E bada bene che anche se non ci sono, io ti vedo lo stesso. Con l'occhio ti vedo, dovunque, ricordati. Tu lo sai, il potere ce l'ho. Nannine, quella cosa la non conosce bandiere: americani, inglesi, bianchi, neri. Ma tu non ti devi compromettere. Falla odorare. Fallo sperare l'uomo, fallo ubriacare fino alla soglia, e poi sbattigli la porta in faccia. La porta si aprira. Ma il piu tardi possibile; quando gia il sacerdote e il maestro di musica sono pronti, l'uno col registro e l'aspersorio, l'altro con la carta della marcia nuziale sul pianoforte. Per ora la porta deve stare chiusa. Hai capito Nanni? Tu ora girerai case, tratterai con gente che cercheranno in tutti i modi di aprirla quella porta. Hai capito? E mo' va'. Portati bene, che io ti vedo, ricordati che io ti vedo con l'occhio. Nanni, hai capito?

(Nonnina esce e quasi sull'uscio l'Americano, che passeggiava di la la vede, e le si fa incontro).

AMERICANO Where are you going? Aren't you waiting for me?

NANNINA (sorride, non capisce) Yes!

AMERICANO (sorpreso) Yes?

NANNINA (ridendo) Yes!

AMERICANO (ridendo) Yes!

(Nel basso di Elvira entra il sig. Mele).

SIG. MELE Elvira bella!

ELVIRA Sig. Mele, favorite.

SIG. MELE Grazie. Buongiorno e sono. (Si siede) Elvira bella e venuto il momento che mi devi dare il conto.

ELVIRA Signor Me' e che cos'e quest'offesa?

SIG. MELE Come, non vuoi essere pagata?

ELVIRA Pagata si sempre, e magari ne potessi fare a meno... Ma l'offesa non mi piace, signor Me'.

SIG. MELE Ma tu li avanzi o non li avanzi i soldi?

ELVIRA E come sarebbe, non li avanzo? Ma che c'entra, se vi dovete levare il debito per voi non deve essere uno scomodo.

SIG. MELE Sto facendo soldi, finalmente...

ELVIRA Voi che dite?

SIG. MELE Elvi te la ricordi la posizione che avevo io?

ELVIRA E come non me la ricordo?

SIG. MELE Ebbene, mi sono avviato di nuovo su quella strada.

ELVIRA Lasciafaddio. E che vi siete messo a fare?

SIG. MELE Elvi, lavoro con gli inglesi.

ELVIRA Come mai?... Ieri niente e oggi...

SIG. MELE Ti ho voluto fare la sorpresa. Ieri ho fatto appena la mossa di pagarti; ma oggi posso pagarti sul serio. (Cosi dicendo solleva un pacchetto da terra di quelli Air Mail e lo mostra ad Elvira)

ELVIRA (con le mani al viso) Signor Me', ma questo e straordinario, e un sogno!

SIG. MELE Ma questi non sono un sogno. (Estrae dal sacchetto due pacchi di banconote alleate. Prende una sorsata di caffe) Ti ricordi la mia villa?

ELVIRA A Villanova? Come, non me la ricordo?

SIG. MELE Elvi, quella deve tornare a casa.

ELVIRA Perche dove se n'era andata?

SIG. MELE Debiti, ipoteche, fondiaria...

ELVIRA Sicche siete un'altra volta come prima?

SIG. MELE Se tutto va bene piu di prima. Elvi, mi devi credere mi sento un altro uomo. E allora fuori questo conto.

ELVIRA Signor Me', tenetevelo come un regalo. Non sono neppure cinquemila lire...

SIG. MELE Nemmeno per sogno, qua stanno le cinquemila lire, e queste sono mille lire per il ragazzo, dove sta?

ELVIRA E uscito... Ma perche, perche, lasciate stare. (E raccoglie il denaro sparso sul tavolo)

SIG. MELE E la bambina?

ELVIRA Chi? Nanninella? E uscita anche lei. Vi serve qualche cosa?

SIG. MELE Dalle queste cinquemila lire anche a lei. Si fa un vestito. Dov'e andata?

ELVIRA L'ho mandata per servizi.

SIG. MELE Ma dove?

ELVIRA Uh mamma mia e come siete curioso. Signor Me', ma veramente ci avete messo il pensiero?... Sapeste quanto e scema quella ragazza.

SIG. MELE E che me la devo sposare?

ELVIRA Non so e voi mi fate certe domande.

SIG. MELE Chi ci pensa piu a quella cosa, Elvi!

ELVIRA Si dice, signor Me', ma voi siete ancora cosi giovane.

SIG. MELE Allora non me lo vuoi dire dove hai mandato la ragazza? E non me lo dire. Hai ragione, sono fatti che non mi interessano.

ELVIRA Signor Me', se lo volete sapere... Ma e inutile, io non so parlare con voi.

SIG. MELE E perche non sai parlare?

ELVIRA Che ne so, mi mettete soggezione. E poi non so ancora niente, come la pensate.

SIG. MELE Elvi, spiegati, in che senso?

ELVIRA Signor Me', chiaro chiaro, col re come state?

SIG. MELE Quale re?

ELVIRA Gesummaria, col re nostro.

SIG. MELE E non e piu re. Che, non lo sai?

ELVIRA Ci sta sempre il figlio, no?

SIG. MELE Per starci ci sta, ma non conta niente.

ELVIRA Perche, non fa le parti del padre?

SIG. MELE Appunto, e luogotenente.

ELVIRA E quello che dico pure io, e luogotenente? E allora fa le parti del padre, e cosi? Ora sentita la mia idea; che e pure l'idea di tanta gente che voi neppure ve l'immaginate. Vi pare a voi una bella cosa che un re si deve assoggettare a quello che vogliono questi traditori che se ne sono venuti di fuori e vogliono dettar legge? E come si permettono? Chi li conosce? Loro dicono che sono gli Alleati, gli Inglesi dicono che sono loro... Gli Alleati! Altra bella razza di traditori. Ma come, prima fanno l'armistizio, e lo costringono a fare la faccia di mille colori e poi gli voltano le spalle per farlo cadere! Signor Me' queste sono cose che uno che ci ha cuore non le puo digerire tanto facilmente.

SIG. MELE Certo, hanno agito male gl'Inglesi, ma pure gli Americani e i Russi non ci scherzano.

ELVIRA Anche loro, anche loro. Tutta una razza. Traditori. E voi, e mai possibile che voi siete d'accordo con loro?

SIG. MELE Sai come si dice: chi mi da a mangia lo chiamo papa.

ELVIRA Ma siete d'accordo? Questo mi dovete dire.

SIG. MELE (pausa) Li vedo come il fumo negli occhi, Elvi.

ELVIRA Lasciafaddio! E allora siete come noi?

SIG. MELE Noi, chi?

ELVIRA E come, non l'avete ancora capita? Noi, la povera gente, quella che mangia pane e onore ma tiene una parola sola. Signori e pezzenti per forza devono stare d'accordo, perche se cambia il vento, signor Me', sono guai sia per il signore che non e piu signore, sia per il pezzente che diventa peggio del pezzente. E allora e meglio che muore. Questa e l'idea che mi sono fatta io.

SIG. MELE Non e molto chiara, ma insomma ti sei spiegata... Se tu poi mi domandi l'idea mia allora per forza ti devo rispondere che per me era meglio se lasciavano le cose come si trovavano. Il re, a chi faceva male? Forse non fara neppure bene, pero che fastidio dava? Ed era sempre un fasto, una gloria, era una tradizione, insomma qualche cosa che vale milioni. Chi non ce l'ha se lo vorrebbe fare e noi che avevamo la fortuna di avercelo gli diamo un calcio. Figurati noi italiani, anarchici come siamo, individualisti per natura, egoisti che ci mangeremmo l'uno con l'altro, repubblicani! (Ride) Mi fanno proprio ridere!

ELVIRA Sia benedetta quell'anima del purgatorio... E come l'avete detta bene, signor Me'. E vi stavate zitto?

SIG. MELE E che dovevo mettere i manifesti?

ELVIRA Ma a una che conoscete da tanto tempo potevate farle capire qualche cosa, almeno.

SIG. MELE Allora puoi parlare? Dov'e la ragazza?

ELVIRA Ora si che ve lo dico con tutto il cuore.

SIG. MELE Perche sono della tua stessa idea, non e cosi?

ELVIRA Ci dobbiamo guardare le spalle, signor Me'... Nannina, come dal confessore, l'ho mandata da Rafilina la giornalaia, da Vincenzo la Torretta, e da Totonno Scognamiglio a Portacapuana, che deve accompagnarla da uno di Poggioreale, uno, signor Mele che non per offendere, ne sta spendendo di milioni. SIG. MELE E che sarebbe questa gente, che gente e?

ELVIRA Signor Me' sono organizzatori. Fanno le collette e le mandano al re. Perche per il re dobbiamo fare tutti un sacrificio, signor Me'. A seconda delle forze, si capisce.

SIG. MELE E che, il re ha bisogno di noi?

ELVIRA Sicuro e certo che ha bisogno. Lo sapete che per vincere questa lotta ci vogliono miliardi? E dove li prende quel poveraccio che l'hanno fatto andar via senza neppure la camicia?

SIG. MELE (rassegnato) Ho capito, ho capito. (Trae dal sacco un pacco di biglietti legati) Ecco, e dalli al re. E digli da parte mia che deve proprio ringraziare te.

ELVIRA (prende il pacco e lo stringe al petto) Ma allora e vero. Allora e vero.

SIG. MELE Che cosa, Elvi?

ELVIRA Signor Me', voi non mi potete capire. Signor Me', quando poi si dice che la telepatia non esiste... Sapeste quante volte l'ho pensato questo momento; che io vi dichiaravo l'idea mia e voi la vostra ed eravamo d'accordo e voi eravate cosi ricco che mi potevate dare tanto di quel denaro... E fateci caso: la magia. Ha voluto prima farvi arricchire e poi dichiararvi. In modo... in modo... Uh, Gesu, io non ci posso neppure pensare.

SIG. MELE E che significa? Spiegati, Elvi.

ELVIRA Significa, signor Me', significa... Ve lo dico io che cosa significa. Significa che il potere ce l'ho. Ho fatto tornare in soldi a voi e ho trovato Nannina che vedrete che zucchero sara per la propaganda. (Improvvisamente trasale, rimane come bloccata) Nannina!...

(Un cambio di luci illumina lontano dal basso la scena successiva).

NANNINA Dove andiamo?

AMERICANO Don't worry... No paura, no paura.

NANNINA No, no paura io no, non mi metto paura. Ma e che ho tanto da fare. Devo andare da questa gente qua. (Gli porge il biglietto prendendolo dal petto)

(Nel basso entra Parenti)

PARENTI I miei rispetti. Donn'Elvi, un sorso di caffe?

(Lontano dal basso)

NANNINA Dove andiamo?

AMERICANO (canta la canzone "Cheek to cheek")

NANNINA Allora?

AMERICANO You want to eat now, don't you?

NANNINA Come hai detto?

AMERICANO Eat. Manciare. Fame?

NANNINA Eh, non c'e male.

(Nel basso Elvira e ancora in trance)

PARENTI Allora, donn'Elvi, e questo caffe?

ELVIRA II caffe?

PARENTI Eh! Ma che d'e?

ELVIRA ( riavendosi) Scusate quella e la capa che non sta piu a posto. (Va a preparare il fornello )

(Lontano Nannina e l'Americano mangiano. L'Americano e ubriaco. Si avventa su Nannina. Buio. Nel basso a questo punto Elvira, che aveva una tazza in mano, la fa cadere a terra. E presa da un violento attacco di isteria medianica. Urla, si dimena) ELVIRA Ferma, ferma! Mamma mia aiutala tu! Sant'Anna bella! Ferma galeotto!

(Parenti e il Signor Mele, la prendono e la mettono a sedere su una sedia. Frattanto le urla hanno richiamato la Pachiochia e la Pizzicatella)

PIZZICATELLA Che e? Che vi sentite? Parlate, donn'Elvi!

ELVIRA (affranta, non riesce a parlare. Indica un "la" verso il muro o lo specchio)

PACHIOCHIA Ma dove? Che cosa vedete?

ELVIRA (con voce gutturale) La, la, la! (Sviene)

SIG. MELE E svenuta!

PACHIOCHIA Chissa che le ha preso!

PIZZICATELLA Le ha sempre avute queste mosse.

SIG. MELE Gia, ma adesso pareva che vedesse veramente qualche cosa.

PARENTI Gia, ma che cosa? Va' a trova!

PACHIOCHIA Andate a chiamare don Ciccillo. Presto.

PARENTI Certo, ci vado io, permesso.

PIZZICATELLA Ma com'e stato, voi c'eravate, signor Me'?

SIG. MELE Come non c'ero? E stato tutto improvviso. Che so? Parlava cosi bello, poi a un certo punto l'ho vista stranita, stralunata, che guardava all'aria e non capiva niente. Si girava e si voltava come una che sta dormendo. Parenti che era entrato e aveva chiesto il caffe le diceva: donn'Elvi e allora, il caffe? Il caffe? E guardava come una scema, vi giuro che m'ha fatto mettere paura.

PACHIOCHIA Gesu! E vi credo!

ELVIRA Ah! (Da chiari segni di ripresa, si guarda intorno) Quanta gente!

SIG. MELE Elvi, ti senti meglio?

PIZZICATELLA Si puo sapere che e stato?

ELVIRA (scorgendo la Pizzicatella si fa forza) Niente, niente, e stata una cosa passeggera.

PACHIOCHIA Ah, meno male!

PIZZICATELLA Quella Sant'Anna bella si vede proprio che vi protegge, a voi!

SIG. MELE Peccato che abbiamo mandato a chiamare Ciccillo. Quello ora chissa che paura si mette.

PIZZICATELLA Perche noi, donn'Elvi, mi sentite? Noi abbiamo mandato Parenti a chiamare don Ciccillo. E chi si immaginava che era una cosa passeggera.

ELVIRA Grazie, grazie. ( Con un filo di voce) Acqua.

(Le portano un bicchiere d'acqua. Beve. Poi di colpo ricade in trance. I presenti si toccano di gomito)

PIZZICATELLA Eccola qua, un'altra volta.

PACHIOCHIA Madonna e che impressione!

SIG. MELE (fingendo nel tentativo di richiamare in vita Elvira) Ecco, sta arrivando Ciccillo.

TUTTI (d'intesa, l'uno dopo l'altro fanno l'atto di sporgersi dalla porta e in coro gridano) Uh, veramente, don Ciccillo!

ELVIRA Ah! (Rinviene davvero) Come sto sudata!

PIZZICATELLA E vero. E questa si piglia un accidente... Neh, qualcuno di voi ci avesse un fazzoletto?

SIG. MELE E pigliatelo dal como. In questi casi, come si dice, non si fanno complimenti.

(La Pizzicatala va al como. Dopo tre tentativi apre il tiretto. Prende il fazzoletto. Elvira in preda al raptus le si rivolge con estrema violenza)

ELVIRA Lascialo, disgraziata, lascialo. Disonorata!

(La Pizzicatala, atterrita, in un lampo va a posare il fazzoletto. Mentre Elvira torna in stato di svenimento)

PACHIOCHIA Allora, il fazzoletto?

PIZZICATELLA E pigliatelo voi!

(La Pachiochia va a prendere il fazzoletto e asciuga il sudore a Elvira)

PACHIOCHIA Questa e svenuta un'altra volta!

ELVIRA (ancora in trance, dolcemente) Si, bella di mamma, si...

SIG. MELE (fingendo come sopra) Ecco, sta arrivando Ciccillo!

TUTTI (stessa scena come sopra) Uh, veramente, don Ciccillo!

(Stavolta Ciccillo entra veramente. Ha quarantacinque anni. E sconvolto. Guarda i presenti con curiosita, perche essi lo guardano sorpresi di trovarlo veramente sull'uscio. Elvira ancora in trance si rivolge a lui)

ELVIRA Finalmente, mia signo, ti sei decisa, e brava! E copriti, svergognata!

CICCILLO (interdetto, si abbottona la camicia, e si guarda intorno, poi) Elvi. Ma si puo sapere che e sta storia? Elvi, mi senti? So' Ciccillo. (Poi si vede in presenza di gente e recupera la sua prerogativa di maschio--che in privato e completamente annullata--e grida) Ogni giorno una storia, e che sangue della marina e questo! Non si puo stare un poco tranquillo...

PARENTI (che era entrato dopo di lui) Ebbe, so' parole che si dicono, queste? Sangue di qua, sangue di la, e dove siamo arrivati? Voi proprio che siete una persona, ora ci vuole, che potreste insegnare la creanza a tanta gente, dite queste bestemmie? Mi faccio meraviglia di voi!

SIG. MELE Va be' Ciccillo ora sta nervoso, lasciatelo sta, si capisce, torna e trova la moglie cosi. E logico...

PIZZICATELLA Beh, don Cicci, non ve la pigliate amara...

CICCILLO E con chi me la devo pigliare, con quella santissima. Questa sta sempre un ceppo di guai!

PIZZICATELLA E va be' calmatevi, se non si sente, che andate cercando da quella donna?

CICCILLO Vado trovando che mi so' stufato. E questo che sangue della Colonna e?

PIZZICATELLA Eh, Mamma Santissima, voi lo sentite? E che v'esce dalla bocca! Voi percio non trovate mai bene Ecco la vedete come si ripiglia? Andatele vicino che le fa piacere!

CICCILLO (le si accosta)

ELVIRA (portandosi la mano alla fronte) Che ho visto, gente mia, che ho visto! ( E poi guarda tutti a lungo)

SIG. MELE Be', sfolliamo adesso, lasciamola in pace!

PIZZICATELLA Dite bene. Scio, scio!... Vi servisse niente, vi mancasse qualcosa?

PACHIOCHIA Dite senza complimenti!

ELVIRA Niente, grazie!

(Tutti vanno via)

CICCILLO (diviene piu cauto) E allora, si puo sapere che diavolo t'e successo?

ELVIRA Cicci, sapessi che impressione!... Vieni qua (si asciuga il sudore. Appena Ciccillo le e vicino gli prende le gambe) che brutta impressione!

CICCILLO Ma ch'e stato, si puo sapere?

ELVIRA Cicci, e brutto, quando ti dico che e brutto, e brutto. (Preme la testa contro di lui) Mi sentivo morire. (Ciccillo le fa una carezza, prolungata sul viso) Cicci tu puzzi di medicina!

CICCILLO (si odora la mano e va ad accarezzare il dorso) Dunque!

ELVIRA Chiudi le porte.

CICCILLO Elvi, a quest'ora dico io, e se tornano i ragazzi.

ELVIRA Chiudi, i ragazzi non tornano per il momento.

CICCILLO (va a chiudere la porta, mentre Elvira si slaccia il busto) E allora?

ELVIRA Dopo.

CICCILLO Ma che t'e successo? Lo devo sapere. Subito lo debbo sapere, subito.

ELVIRA E vieni qua che te lo dico.

CICCILLO No, da lontano, se me lo vuoi dire, devi dirmelo da lontano.

ELVIRA Pauroso! E vieni vicino che non ti mangio! Guardalo la, dopo una settimana che e stato fuori casa, guardalo, che fuoco! (Ciccillo si avvicina. Elvira gli prende le gambe) Cicci tu non puoi capire, ma ti assicuro io che e brutto, brutto assai.

CICCILLO Ma che cos'e brutto, parla. (Le tocca i seni)

ELVIRA Cicci, ti ricordi quando io dicevo e nessuno, nessuno di voi mi ha voluto mai credere, che vedevo le cose in lontananza, che so se succedevano alla Torretta, io le vedevo qui, ti ricordi quando dicevo queste cose?

CICCILLO E be'?

ELVIRA E be', Cicci si e avverato. Ma in una maniera forte assai. Non dovessi vedere piu la luce degli occhi di quelle anime benedette, mi devi credere su quella Mamma Santissima del Rosario, mi so sentita tutto insieme svenuta, ma vedevo, vedevo e non capivo; davanti agli occhi miei s'era fatta una luce, insomma, un cinematografo. Per fartela breve chi ti vedo? Nannina...

CICCILLO Nannina? E chi e Nannina?

ELVIRA Nannina, Nannina... E indovina con chi se ne andava quella figlia di zoccola? Con un americano. Hai capito? Un americano!

CICCILLO Si, ho capito, ma Nannina chi e?

ELVIRA Nannina. E una... Una guagliona di qua attorno. La conoscerai... Ma capisci la cosa? Quella se n'e andata in campagna con un americano che non lo conosceva neppure! Ed io, fa conto, di qua, come un cinematografo ho visto tutto... Su, dai Cicci, ch'e tardi. Che d'e? Ti sei incantato? Va a finire che da un momento all'altro ci viene Nannina addosso.

(Lontano dal basso Nannina sta salutando l'americano, mentre cala--o e calata da tempo--la luce durante la scena precedente. La seguiamo mentre, nella penombra si avvicina, pian piano al basso. Passa un venditore ambulante. Qualche passante.

Quando Nannina e nei pressi del basso sente urla provenire da dentro. Ne resta atterrita, tanto che non ha il coraggio di entrare).

VOCE ELVIRA Magnafranco! (Fracasso di sedia sbattura)

VOCE CICCILLO Eh, per la Colonna!

VOCE ELVIRA Uomo di paglia! (Tonfo a grancassa)

VOCE CICCILLO Chi t'e vivo! (Altro tonfo) Ueh, ma tu lo sai che fai male veramente?

VOCE ELVIRA Una vajassa mi hai ridotta! (Tonfo)

VOCE CICCILLO Ah!

VOCE ELVIRA E tu eri uomo di stare vicino a una donna come me?

VOCE CICCILLO Ah! La vuoi finire?

VOCE ELVIRA Eppure onesta mi dovevi trovare...

VOCE CICCILLO (esasperato) La vuoi finire o no? La vuoi finire o no? (Dopo l'urlo di Ciccillo, silenzio. Si sentono solo suoni gutturali imprecisi. Nannina ne e terrorizzata, temendo una sciagura)

NANNINA (dopo un attimo di smarrimento si precipita verso la porta sconvolta) Basta. Finitela, don Cicci, lasciatela. (La porta si apre senza sforzo)

(La luce della strada illumina il basso. Don Ciccillo e in piedi con i pantaloni aperti sul davanti da cui fuoriesce un lembo di camicia. Se li regge con una mano, mentre con l'altra si massaggia un occhio tumefatto. Elvira e sul letto seduta e si sta ricomponendo i capelli. Di tanto in tanto emette strani sibili a causa delle molte forcine che trattiene fra le labbra).

CICCILLO E chi le sta facendo niente? (Si ricompone) Dammi la cinta e vediamo di finirla! E non ti permettere piu; sangue della marina... Che quant'e vero Dio...

ELVIRA (raccoglie la cinghia e gliela porta)

CICCILLO (le strappa la cinghia dalle mani) S'e calmata finalmente. Chi la sente gridare da fuori chissa che si crede!

ELVIRA Chi ci stava fuori la porta quando sei arrivata?

NANNINA Nessuno.

CICCILLO Hai visto? Hai visto? Si sono abituati a sentirti strillare. Hai capito, Elvi, e inutile che strilli, tanto nessuno ti sente; anche se ti ammazzo nessuno corre piu a vedere di che si tratta! Ormai la gente si e imparata la lezione a memoria... Quando sente gli strilli: eccolo, dicono, e tornato don Ciccillo hanno avviato i ragazzi a comprare il pepe, hanno chiuso la porta e ora alla faccia loro si stanno scornacchiando per farci sapere che si sono divertiti...

ELVIRA E finiscila, nemmeno un poco di ritegno davanti a una ragazza!

CICCILLO E vabb'e la finisco, ma tanto la canzone se la sono imparata a memoria tutti quanti! (A Nannina, dopo una pausa) Tu hai visto che femmina tengo per moglie, eh Nanni?

ELVIRA E tu hai visto che uomo! Questo esce dal fuoco, Nannine!

CICCILLO Be' sapete che c'e di nuovo? Ho fame.

ELVIRA Fai tante cose all'ospedale, non potresti pure mangiare?

CICCILLO Una settimana intera mi pare che basta di quella schifezza americana.

ELVIRA Perche, ti credi che qua mangiamo forse meglio?

CICCILLO Anche pane e cipolla, e sempre meglio di tutte quelle scatole e scatolette messe insieme.

ELVIRA (rabbonita) Mettiti la giacchetta che fa freddo. (A Nannina) Sai che devi fare? Spogliati presto presto e metti l'acqua: al primo bollo ci caliamo dentro due maccheroni...

CICCILLO Roba della tessera non ne voglio.

ELVIRA (grida) Contrabbando, contrabbando Cicci, chi te la da la tessera... Una pasta bella solo lei.

CICCILLO Cosa, quella colla americana? Se e quella pasta bianca americana te la puoi mangiare tu!

ELVIRA Chi te la passa americana? E roba nostrana, roba di Gragnano, che l'ho avuta proprio per combinazione dalla figlia di Cotenella che ne portava una partita a Roma a 220 lire. Te la puoi mangiare tranquillo, e chi ti dava la colla? E una cosa fina.

CICCILLO E proviamola!

(Nannina si e--frattanto--spogliato ed ha messo a bollire l'acqua. Elvira le si avvicina ).

ELVIRA Quanto a noi, mia signo, facciamo i conti dopo.

(Entra la Pachiochia).

PACHIOCHIA Donn'Elvi, mi date una bottiglia di posa?

ELVIRA Date qua, facciamo subito.

PACHIOCHIA Come state, tutto bene?

ELVIRA Si, grazie.

PACHIOCHIA Per l'anima di tutti i morti vostri! Sia fatta la volonta di Dio!

CICCILLO Amen!

ELVIRA Servita! Dieci soldi.

PACHIOCHIA Grazie e buona sera.

CICCILLO (che non ha smesso di guardare la ragazza con molto interesse) Dunque, si puo sapere chi e questa Nanninella?

ELVIRA Ma perche lo vuoi sapere? Quando ben bene l'hai saputo?

CICCILLO Ma sono o non sono il padrone in questa casa! E ti pare che io tengo in casa mia una che non so nemmeno chi e?

ELVIRA Sissignore... Nannina e sorella di Carmilina. Sta bene? E che hai capito? Quando t'ho detto questo?

CICCILLO Niente.

ELVIRA E allora perche fai tante domande? Chi e, chi non e. E quando pure ti ho detto che e la cognata di Luigino, portalettere di Colonna e Cariati, che ci hai capito? Tu che non conosci nessuno di sopra i Quartieri... Piuttosto la cosa piu importante e che Nannina mi aiuta. Devo dieventare la prima femmina dei Quartieri al servizio del re nostro. E Nannina mi aiuta e mi deve far fare la signora.

CICCILLO Mi fa piacere. Mi fa tanto piacere. E ha cominciato proprio come si conviene, con un americano...

(Nannina dal fornello si volta di scatto mortificata. Pascalotto che era entrato e si era seduto sulla soglia si gira all'interno incuriosito. Pure Ciccillo e imbarazzato).

ELVIRA Va con chi vuole andare. E a te?

CICCILLO A me? Figurati! Beato chi si piglia i guai miei! Ma tu piuttosto che vuoi fare la signora.

ELVIRA Sono fatti miei... Ma insomma! (Pausa lunga) Insomma qua se uno non parla chiaro e tondo non sono contenti. E gia che ci siamo, Nannine facci sapere; quest'americano che t'ha fatto?

(Pausa. Nannina si volta. Entra Parenti).

PARENTI C'e permesso?

ELVIRA (lo guarda contrariata)

CICCILLO Favorite!

PARENTI Se e l'ora giusta e non disturbo, me lo farei tanto volentieri un caffe. E voi, donn'Elvi, come vi sentite?

ELVIRA (sbrigativa) Non c'e male.

PARENTI Ah, ma vedo che state per cenare, se disturbo me ne vado.

ELVIRA E che ci vuole a fare un caffe? Favorite! Che ora si e fatta?

PARENTI Deve essere passate le nove.

ELVIRA Un'altra giornata perduta! (Nannina mette in tavola) Ecco servito, e riscaldato pero.

PARENTI Grazie, non fa niente. E buono lo stesso. (Beve) Scusate il disturbo e buona serata.

CICCILLO Figuratevi.

ELVIRA (a Nannina) Allora?

NANNINA Allora che cosa?

ELVIRA Che ti ha fatto quell'americano?

NANNINA Niente. Ve lo giuro, niente.

ELVIRA Le bugie a me non si dicono, Nannine, io ho visto tutto.

(Pascalotto attratto dalla discussione gira le gambe, appoggia il gomito su un ginocchio si prende il mento in una mano e fissa i tre ).

NANNINA Meglio, se l'avete visto, meglio; almeno sapete!

ELVIRA Che cosa? Nanni, spiegati, che cosa?

NANNINA Quella cosa. Lo sapete meglio di me giacche l'avete vista! E inutile che mi fate tante domande.

CICCILLO (tamburellando con le dita sul tavolo per ricordare la presenza di Pascalotto) E va be'!

ELVIRA (scatta) E invece devi parlare!

CICCILLO (per sviare di nuovo il discorso) Neh, e Michele?

ELVIRA E vallo a pescare a Michele se sei capace! Cicci, tuo figlio un giorno ti fara piangere, ricordati queste mie parole. Se la fa con gente malamente, non si sa mai quando si ritira e se si ritira.

CICCILLO Pascalo, vai a vedere se spunta Michele in fondo al vico.

(Pascalotto si alza di malavoglia)

ELVIRA (aspetta che esce Pascalotto) Svergognata!

NANNINA E perche, che ho fatto di male?

ELVIRA Che hai fatto? E me lo vieni a domandare?

NANNINA E sicuro che ve lo devo domandare. Se avete visto tutto lo dovete sapere meglio di me.

CICCILLO (fa un gesto come per dire "e logico", ma non vuole che Elvira se ne accorga)

ELVIRA E logico. Ma che c'entra?

NANNINA E io invece non ho visto niente. Mi dovete credere su quella bella faccia Benedetta; non ho visto nulla, non ho capito nulla. Mi sono messa soltanto paura e so solamente che ho dato uno strillo...

ELVIRA Uno strillo!

(Entra Michele, piu ingrugnito del solito)

CICCILLO Ah, ecco Michele, finalmente! Neh, ma questo che tiene. Pare che hai passato un guaio!

MICHELE Niente. E fame.

ELVIRA (con malgarbo) E mangia. Il piatto sta la. Spicciati. E stanotte vatti ad arrangiare da Mastrovincenzo.

MICHELE Ci sono gia passato e mi son messo d'accordo.

(Michele si siede. La pasta s'e incollata. Ciccillo fuma. Entra il professor Lonegro)

LONEGRO Buonasera. Avete saputo? Hanno preso il figlio del barone Pananca e Luigino, il figlio del cavaliere Capezzuto... (Alla notizia Michele ha un sussulto)

ELVIRA Perche, che avevano fatto?

LONEGRO Com'e stato? E come puo essere stato, donn'Elvi? E toccata a loro. Ma diciamocelo francamente, poteva capitare ad ognuno di noi, di allontanarsi sulla jeep dei caschi bianchi. Quei ragazzi, cara donn'Elvira, somigliano a tutti i ragazzi che vivono sopra i Quartieri.

MICHELE (dopo una pausa, mentre Lonegro beve, esce senza salutare)

(Seguiamo Michele che cammina per la strada. E notte e il vico e deserto. Il basso si spegne. Michele va da Mastrovincenzo. Il vecchio e seduto davanti al suo basso su una poltrona di vimini. Ha una gamba amputata. Indica a Michele, senza alzarsi, il suo posto. Michele va a stendersi, ma non riesce a trovare pace)

MASTROVINCENZO Non trovi sonno?

MICHELE Mi stanno venendo tutti i pruriti di chi gli e stravivo.

MASTROVINCENZO Sono i pensieri. I pensieri corrono per tutto il corpo e fanno prurito. Pure nelle dita.

MICHELE Pure a voi sono i pensieri?

MASTROVINCENZO A me? No, io non dormo per via di questa mortadella qua (indica la gamba amputata) Sapessi che fastidi mi da... Ma indovina dove mi va a far male? Qua! Pensa un po'... (si palpa l'aria dove dovrebbe esserci il piede) E una cosa che mi fa uscir pazzo... Tutta la notte sto col piede in mano... Eppure fa un anno a momenti che me l'amputarono... Gia, un anno. Tuo padre mi fece ricoverare con un imbroglio, perche dopo la requisizione non ammettevano piu i civili e dopo l'operazione mi porto a vedere la gamba: "e proprio inutile che ve la piangiate" disse "Stava peggio con voi che come l'ho sistemata io. Vi ho fatto un servizio che mi dovete solo ringraziare. Naturalmente ci ho fatto delle spese." "Che spese?" "Come che spese? E la cassetta? E la paglia torno torno?... E l'iniezione che ci ho fatto per farvela trovare dopo due giorni che non puzza? Sentite niente, odorate!..." E mentre mi elencava le spese si accarezzava la cassettina. "Fatemela vedere" dissi io "Mi ha fatto tanto penare! Dall'altra guerra, col congelamento che saliva, saliva" "E io sto qua per questo... Lo sapevo che ci eravate affezionato. E percio vi ho fatta la cassetta su misura e l'ho pure verniciata. Ci sta una meraviglia, un biju. La volete vedere? Trecento lire e la spesa." "E pigliatevele," feci io, "stanno sotto il giornale." Ciccillo prese i soldi, li conto, se li mise nel taschino del camice bianco e appoggio la cassetta sul letto. Sollevo il coperchio e tiro fuori la gamba avvolta in un giornale americano. Io volli gli occhiali per vedere bene. E allora vidi uscire fra coperte bianche e giornali un tronco piccolissimo, spaventosamente piccolo, tutto rattrappito, peloso e bruciato fino alle unghie. Non aveva proprio niente di una gamba umana. Ed era cosi piccola rispetto al gran vuoto che sentivo sotto le coperte. Allora chiesi di essere scoperto e appena ebbi la gamba amputata accanto a quella sana mi parve inverosimile di averne possedute due per tanto tempo, e d'essermi servito anche dell'altra cosi bene, come di una cosa veramente mia. Comincio da allora quel dolore. Fissai con lo sguardo avvilito Ciccillo che subito mi spiego: "Ma sicuro, che volete? L'avete trascurata, non ci avete camminato per una decina d'anni. E logico che la gamba senza esercizio si doveva ritirare... restringere." "E ora che ne fai?" "Gli faccio un bel funerale." disse Ciccillo involtando la mia gambetella nel giornale come uno stivale appena risuolato. Poi la sistemo nella cassetta tra i trucioli di paglia e continuo: "Un funerale come si conviene, e poi v'insegno pure il posto quando ci vorrete andare..." "No, don Cicci, la gamba mi era servita quando ce l'avevo attaccata addosso. Pure malata m'era servita quella gamba, fino all'ultimo mi era servita, per arrampicarmi sulle scale piu pericolose come un pompiere per aggiustare i fili di frodo spezzati dalle bombe, a riparare valvole esterne, prima che arrivassero gli operai della societa. E non mancava mai la luce per questi vichi di sopra Toledo allora. Mi era servita. Ma ora non mi serve piu." Dicevo questo mentre da sotto le coperte la mia gamba continuava a farmi male.

MICHELE Acqua passata, fate conto di non avercela mai avuta e buonanotte.

MASTROVINCENZO Miche, io la gamba non me la piango... Mi piango il dolore, hai capito?

MICHELE O vi piangete le trecento lire che deste a papa?

MASTROVINCENZO No, quelle no. Me le restitui. Disse che era uno scherzo per distrarmi dal dolore. Dunque. Io non dormo per via della mortadella. E tu? Sei preoccupato perche te n'hanno cacciato?

MICHELE Io? E io mi facevo cacciare? Se erano capaci! Anzi voi mi siete testimone che io ero venuto gia prima, a chiedervi la branda.

MASTROVINCENZO Sicuro! Ma dimmi una cosa, pero non t'arrabbiare, con chi devo testimoniare?

MICHELE Gia, e vero, quanto sono fesso. (si alza va vicino al vecchio) Avete detto bene. A chi dovete testimoniare! Chi se ne frega di me?

MASTROVINCENZO E perche dici cosi? Ce l'avessero tutti un padre e una madre!

MICHELE Bell'affare, se li fanno fritti!

MASTROVINCENZO Non esagerare adesso!

MICHELE Esagerare dite? E meglio che non mi fate parlare. (Si accende un mozzicone )

MASTROVINCENZO Ma perche che t'ha fatto?

MICHELE Niente, anzi... Non m'ha fatto niente. Non mi vede proprio. Come se io non esistessi. Io so soltanto questo: che ha preferito mettersi in casa un'estranea e cacciarmi a me, che sono il figlio.

MASTROVINCENZO Parli di Nannina?

MICHELE Non voglio sapere neppure come si chiama.

MASTROVINCENZO E che male ti ha fatto? Quella e una povera creatura, sola!... E vero che il detto dice: "Non far bene al pezzente che lo perdi," ma non ti devi scordare che e sempre un'opera di carita.

MICHELE E se non c'eravate voi io adesso dove andavo a sbattere?

MASTROVINCENZO Ma invece io sto qua... Un buco si chiude e un altro se ne apre. La terra e sempre la stessa e non diminuisce.

MICHELE E va be', avete ragione voi, allora! Ma vorrei vedere voi al posto mio! A sette anni ero gia a padrone, con trenta lire alla settimana; e a casa, tutt'e trenta le dovevo portare se no erano mazzate. Perche io a sette anni dovevo aiutare la casa capite? La casa. (Pausa) E pure quest'altra storia della monarchia, vi pare niente, che buffonata! Invece di pensare ai figli suoi, che vanno scalzi e con le pezze al culo, va a pensare al re; come se il re ha bisogno di gente come noi!

MASTROVINCENZO Eccome! Ne ha bisogno, sta tranquillo!

MICHELE Ha bisogno giusto di noi, sfilati e pezzenti, che non abbiamo ne cielo da vedere e ne terra da camminare, e gia e assai se ci abbiamo gli occhi per piangere.

MASTROVINCENZO Si, Michele, ma qualcuno ci deve pensare!

MICHELE Ma chi non ha niente da pensare; non chi ha per conto suo debiti e preoccupazioni!

MASTROVINCENZO Miche, tu sei giovane, ma fatti capace di una cosa: al re ci pensano piu quelli che gia hanno la testa piena di guai che gli altri.

MICHELE Com'e possibile una cosa simile? Me lo sapete spiegare voi? Con tanti signori che ci stanno, con tanta gente che solo a vederla passare per la strada ti si apre il cuore e ti viene la voglia di campare...

MASTROVINCENZO Quelli non sono signori. Non sono veri signori.

MICHELE (non capisce) Ah.

MASTROVINCENZO I veri signori non passano per la strada. Quelli che vedi passare per la strada non sono ne veri signori ne veri pezzenti; sono l'imbottitura, quella che sta dentro; e per l'imbottitura qualunque cuscino e buono. Mentre i veri signori e i veri pezzenti sono come la fodera del cuscino; solo che i veri signori stanno di sopra e i veri pezzenti stanno di sotto; e tutti e due hanno sempre paura quando si rivolta il cuscino ed esce l'imbottitura. Allora il vero signore, che non e mai fesso, ricordati questo, pensa: vuoi vedere che ora si rivolta il cuscino e, da che sto sopra vado a finire sotto? E il vero pezzente, che invece e sempre fesso, se no non sarebbe pezzente, pensa: vuoi vedere che se si rivolta il cuscino, gia sto sotto e vado a finire peggio di sotto, e peggio di cosi c'e soltanto la morte? Percio il vero signore e il vero pezzente si mettono d'accordo; per lasciare le cose come si ritrovano. "Viva il re?" fa uno e "Viva il re!" fa l'altro. Cosi il re puo mettere la testa sempre quello stesso cuscino e dormire tranquillo... Ma forse non ci hai capito niente.

MICHELE No, per capire ho capito, ma non ho capito ancora una cosa; a noi che cosa ci conviene di essere?

MASTROVINCENZO E questo e un altro discorso. Tua madre magari si sacrificava pur di rimanere pezzente com'e, per paura di diventare peggio.

MICHELE Ho capito, percio e monarchica; ma uno non potrebbe essere qualche altra cosa?

MASTROVINCENZO Che cosa? (Pausa, poi allarmato) Per carita Miche non smuovere niente, che vai al finire dritto al comunismo!

MICHELE E quando pure! Che e, male?

MASTROVINCENZO Non sia mai ti sentisse tua madre, ora!

MICHELE Mi credete, pure comunista mi farei, basta che la penso differentemente da quella donna!

MASTROVINCENZO Mariasantissima, e questo e odio incarnato!

MICHELE Essa l'ha voluto!

MASTROVINCENZO (dopo una pausa, scherzoso) L'affare di questi re e di questi signori, sai com'e? E come dice il proverbio: piu dai biada al cavallo e piu si ferma per mangiare. La biada, Miche, siamo noi. (Ride)

MICHELE (non ride. Prende un altro mozzicone dalla tasca. L'accende) E roba americana. Mezza sigaretta per volta, buttano. Siete mai andato a mozzoni, voi?

MASTROVINCENZO Uh, hai voglia!

MICHELE E allora mi potete capire... Vorrei dirvi una cosa.

MASTROVINCENZO Parla.

MICHELE Mi dovete giurare che non ridete e... che non lo dite a nessuno.

MASTROVINCENZO Uh, mamma mia e che diffidenza, andiamo, te lo giuro. Di'...

MICHELE Mastrovince, io voglio ad diventare una persona come si deve.

MASTROVINCENZO E questa e una cosa da ridere?

MICHELE Se lo sentono i compagni miei!

MASTROVINCENZO E che hanno da dire? Tu continua per la tua strada.

MICHELE Gia, ma non li conoscete voi! Fintantoche so' Michele e m'arrangio, amici e compari, ma se metto la testa a far bene.

MASTROVINCENZO E che ci sarebbe di male? Ne sono usciti da questi vicoli sarti, barbieri, scarpari, elettricisti e vivono tutti onoratamente.

MICHELE Loro. Ma io sono giovane, io faccio parte di una ganga, non so se mi spiego. Ora cercate di capire, quando questi miei signori dei compagni miei mi vedono che ho messo la testa a far bene... non mi devono prendere a fischi e pernacchie?

MASTROVINCENZO Moriranno d'invidia, questo ti dico, io che son vecchio.

MICHELE Chi sa. (Trasognato) Ma poi io voglio un poco d'istruzione.

MASTROVINCENZO E che ci vuole?

MICHELE E che ci vuole dite voi? E se mi vedono con un libro in mano, sai quanti sfotto. Ma voi come avete imparato tante cose senza farvi sfottere?

MASTROVINCENZO Leggendo Miche.

MICHELE Leggendo, va be', ma che cosa?

MASTROVINCENZO Tu sai leggere? La terza l'hai fatta? L'alfabeto allora lo sai. E leggi. Qualunque cosa. Leggi. Quello che capita, un giornale, un libro, un manifesto, quello che t'arriva sotto gli occhi, non devi badare ne a che leggi, ne a quello che capisci.

MICHELE E che sfizio c'e?

MASTROVINCENZO Vai avanti, e piano piano capisci, capisci sempre di piu, fino a quando capisci che e fesso chi legge, ed era meglio se non capivi niente, almeno continuavi a credere che veramente la legge e uguale per tutti, e che se il re non si sveglia presto la mattina e va a lavorare per te, tu ti muori di fame.

MICHELE E com'e sta storia? Uno torna come loro allora?

MASTROVINCENZO Anche piu scemo di prima, se dopo che ha capito tante cose e non cerca di capire anche l'ultima, che e questa: neh, e se noi provassimo a rivoltare il cuscino per dormire meglio?

MICHELE Mastrovince, non v'offendete ma voi sareste per caso un poco... comunista? E allora non mi spiego una cosa, com'e che tenete il ritratto del re nel portafoglio? Ve l'ho visto io, non dite di no.

MASTROVINCENZO Porta bene, Miche. Richiama i denari col ritratto del re stampato sopra.

MICHELE (resta un po' pensieroso. Poi va dentro a sdraiarsi) Buonanotte.

MASTROVINCENZO (dopo una pausa) Fammi sapere una cosa.

MICHELE Che cosa?

MASTROVINCENZO II mestiere mio, ti piacerebbe?

MICHELE E io proprio a questo pensavo... Ma e difficile?

MASTROVINCENZO Tutto e difficile quando non c'e la volonta e quando non c'e questa. ( Si batte la fronte ) Ma se ci hai questa e la buona volonta tutto diventa facile.

MICHELE E voi me lo fareste imparare?

MASTROVINCENZO Dipende dalla tua disposizione.

MICHELE Ce l'ho. Ma ci vuole pure l'istruzione.

MASTROVINCENZO L'istruzione te la fai da te.

MICHELE Allora in segreto, senza dire niente a nessuno.

MASTROVINCENZO In segreto. Va bene?

MICHELE E me lo domandate a me?

(Una pausa. Michele geme. Non riesce a prender sonno).

MASTROVINCENZO Che e, ancora non trovi sonno?

MICHELE Che so, mi pare che ci stanno spilli nel letto.

MASTROVINCENZO Sono i pensieri, sono i pensieri che ti escono dal cervello. A che pensi?

MICHELE Stavo pensando... A niente!

MASTROVINCENZO Ancora a tua madre, eh?

(Si sentono urla. Michele si leva a sedere sul letto. Anche Mastrovincenzo si sveglia).

MASTROVINCENZO Miche!

MICHELE Mastrovince!

MASTROVINCENZO Ti hanno svegliato?

MICHELE Ma che succede?

MASTROVINCENZO Miche, mi paiono voci di casa tua. (Michele scalzo esce e corre verso casa. Entra nel basso di Elvira).

ELVIRA (urla a Ciccillo) Tu! Tu te le sei prese, tu!

CICCILLO Io? Ma se non sapevo nemmeno che esistevano!

ELVIRA Tu sei stato! Tu! E chi se no?

CICCILLO E che ne so io io? Ma dove stavano, si puo sapere?

ELVIRA Stavano qua, nel tiretto del como, qua. Caccia i soldi hai capito? Caccia i soldi, se no ti scippo gli occhi!

CICCILLO Ueh, ma la vuoi finire o no? E poi, mi devi spiegare da dove sono usciti questi soldi, chi te li ha dati?

ELVIRA Chi me li ha dati non sono fatti che ti interessano. Caccia i soldi, hai capito?

CICCILLO Ancora? Ma lo vuoi capire che non ne so niente?

ELVIRA E chi se li e presi allora?

PACHIOCHIA (entrando) Ma di che si tratta?

CICCILLO Chi lo sa! Non trova piu certi soldi che teneva conservati!

PACHIOCHIA Certi soldi?

CICCILLO Centomila lire, che so.

PACHIOCHIA Salute, centomila lire!

ELVIRA Chi e stato, chi e stato?

PACHIOCHIA Questo succede quando c'e gente estranea in casa.

ELVIRA (intuendo l'allusione) Sei stata tu. (A Nannina) Disgraziata, caccia i soldi, dove li hai messi, eh? Ti straccio i vestiti da dosso!

NANNINA (piangendo) Donn'Elvi, io? Ma io vi onoro come la Madonna sopra l'altare. Come fate a dire questo?

ELVIRA (illuminata) Aspetta, aspetta. La Pizzicatala qua c'e stata la Pizzicatela. E gia, quando ho avuto gli svenimenti. Se li e presi lei, quella zozzosa!

PACHIOCHIA E mo ce lo vado a dire.

CICCILLO Dove andate? Fate succedere un quarantotto. Quella si porta tutti i nipoti appresso e chi li affronta? Quella donn'Elvira ha pazziato!

PACHIOCHIA Ha pazziato? E io ci vado a dire che ha pazziato!

MICHELE (entra) Ma ch'e stato?

CICCILLO Domandalo a tua madre: la guerra!

ELVIRA (come presa da un'illuminazione) E tu non ne sai niente, ch'e stato?

MICHELE Io? No!

ELVIRA Niente! Tu! (Si scaraventa contro) Tu sei la disgrazia mia! Tu sei la disgrazia mia! (E in preda ad un attacco d'isteria) Mariuolo!

MICHELE (che e rimasto impietrito alla scena, a questa parola gli sale il sangue agli occhi. Uno schiaffo sonorissimo si stampa sulla guancia di Elvira, che rimane per un attimo esterrefatta. Anche Michele e sorpreso dalla sua reazione. Indietreggia e fugge via).

FINE PRIMO TEMPO

SECONDO TEMPO

Pascalotto scende le scale e si siede ad osservare Michele che lavora ad un accumulatore scarico.

PASCALOTTO Addio, Miche.

MICHELE Addio, Pascalo.

PASCALOTTO (pausa) Che fai?

MICHELE Niente. E tu?

PASCALOTTO Niente, (pausa lunga) Ti serve niente?

MICHELE Niente, Pascalo.

PASCALOTTO Addio, Miche. (Va via lentamente)

(Poco distante dal basso di Elvira la Pizzicatella e la Pachiochia discutono camminando lentamente)

PIZZICATELLA Ma come? Tiene quei soldi e non sente il dovere di portarli subito dove debbono andar?

PACHIOCHIA E neppure andarli a versare al circolo monarchico che voi, mo ci vuole, state buttando il sangue per formarlo.

PIZZICATELLA S'e voluta ribellare. Si vede che si sente forte.

PACHIOCHIA A me mi da male a pensare.

PIZZICATELLA No, quella vuole apparire lei sola. Vuole la guerra? E guerra sia!

PACHIOCHIA Statevi attenta, per amore del Cielo, che quella la Caffettera sa il fatto suo.

PIZZICATELLA Ma che deve sapere?

PACHIOCHIA Io mi starei accorta. Quella vi ha puntato. Fateci caso. La settimana scorsa hanno preso vostro cugino don Ernesto Vapore.

PIZZICATELLA Non me lo far pensare. Quello, proprio lui che esce da dentro al fuoco, si fa acchiappare come un pollo.

PACHIOCHIA Non era colpa sua, comma.

PIZZICATELLA E di chi era allora?

PACHIOCHIA Della Caffettera. Dell'occhio della Caffettera.

PIZZICATELLA Pachio, faciteme il piacere!

PACHIOCHIA (rincarando) Due giorni fa pigliano l'altro cugino vostro: don Armando il Messico.

PIZZICATELLA Un'altra fesseria.

PACHIOCHIA No. L'occhio della Caffettera!

PIZZICATELLA (incomincia ad interessarsi) Ah!

PACHIOCHIA Ieri avete avuto la bella notizia che Amalia vostra figlia e uscita incinta...

PIZZICATELLA E pure qua ci ha messo l'occhio?

PACHIOCHIA Ce l'ha messo, ce l'ha messo.

PIZZICATELLA Voi dite? (Pensierosa) E stiamoci accorte! Tanto i soldi devono uscire. Non ve ne incaricate!

PACHIOCHIA Io non ci credo piu.

PIZZICATELLA Deve venire il momento che la Caffettera, non sentendosi piu sorvegliata da nessuno, comincia a spendere e spandere. E allora vi faro vedere io chi e la Pizzicatela!

PACHIOCHIA E come?

PIZZICATELLA Come? Accusa di appropriazione indebita di fondi destinati al re nostro, Pachio: galera!

PACHIOCHIA Ah!

PIZZICATELLA E allora la Caffettera sara finita proprio per mezzo di quei soldi che l'hanno fatta salite tanto.

PACHIOCHIA Gia, i soldi. Ma ci saranno veramente?

PIZZICATELLA Ci sono!

PACHIOCHIA Ma non li aveva perduti?

PIZZICATELLA Macche. S'era scordata dove li aveva nascosti. Poi l'ha trovati. Sotto il marmo del como, dove li aveva nascosti prima che le venissero gli svenimenti.

PACHIOCHIA Ah! (Pausa) E poi questi svenimenti, questa complicita col mago. Ma lo sapete che ormai il caffe lo fa Nannina, perche lei se ne sta tutto il giorno dal professore.

PIZZICATELLA Come non lo so? Si e messa in testa di cambiare il pensiero alle personalita e farle diventare monarchiche.

PACHIOCHIA Ma quando la scomunica il parroco?

PIZZICATELLA Presto, presto. La deve scomunicare per forza. Mo' il parroco si sta zitto, fa vedere che non vede e non sente, ma deve venire il momento.

PACHIOCHIA Quella e capace di farti muovere gli spiriti nello specchio. Hanno dovuto perfino coprire l'armadio!

PIZZICATELLA Ma non ve ne incaricate: verra il momento...

(Parenti entra nel basso)

PARENTI Nannina bella! Sola?

NANNINA Gia. ( Gli volta le spalle per rassettare il fornello)

PARENTI (le va vicino e le mette una mano al fianco) Meno male, va'...

NANNINA Le mani a posto! (E si ritrae)

PARENTI Come sarebbe? (Riacciuffandola) Io sono anche uomo di sposarti, lo sai o no?

NANNINA (ritraendosi ancora) Ah, si, me lo fate il piacere?

PARENTI Eh, te lo faccio, e quando lo vuoi sapere so' anche capace di metterti su anche una casa. (La acciuffa di nuovo)

NANNINA Abbassate quelle mani, che io non sono sora vostra.

PARENTI (si calma) Sore molito. L'ho capita l'antifona o no? Ma se io ti metto la casa in petto a te per "clausura" nel contratto di matrimonio me la daresti o no... la tua mano?

NANNINA Vi darei uno schiaffo bello solo lui. (Entra il sig. Mele)

SIG. MELE Nannina bella! Che ti fanno?

NANNINA Niente, niente. Parenti qua sta sempre a pensare a una cosa.

PARENTI E a che dovrei pensare, ai guai?

NANNINA Come si vede che ci avete la testa bella fresca fresca e senza preoccupazioni!

PARENTI Senza preoccupazioni dite, eh? Mah, sara! Be' io vado. Buona giornata.

SIG. MELE Salute. E la principale?

NANNINA E andata a mettere un chiodo nella testa di non so chi, un pezzo grosso, per farlo abboccare all'idea nostra. E voi che andate facendo con quel sacco? Ve lo posso fare un caffe?

SIG. MELE Eh, perche no, fammelo... Ma mi raccomando, Nannine, fallo bene... Questo sacco, volevi sapere? Fatti una idea... con quello che c'e in questo sacco uno si potrebbe comprare un palazzo, piu un'automobile, piu una villa a mare, e ci potrebbe anche vivere discretamente per una diecina d'anni.

NANNINA Salute! E voi ve ne andate cosi?

SIG. MELE E il mio mestiere ormai! Gli inglesi hanno imparato dagli americani come si fa a vivere bene in Europa. E allora anche loro hanno schifato le razioni in scatola e vogliono roba francese... E io mi son presa la fornitura per tutti i "rest camps" e gli ospedali.

NANNINA E che gli date?

SIG. MELE Vivande fresche. Carne, verdura, frutta; pesce, soprattutto pesce.

NANNINA Percio il pesce e diventato cosi salato, che non possiamo neppure guardarlo?

SIG. MELE E caro, dici tu?

NANNINA E chi lo puo piu comprare?

SIG. MELE (beve) Ma che ha questo caffe, quant'e brutto! Perche non lo fate piu come prima?

NANNINA Donn'Elvira ci ha altro per la testa, adesso... Lei ne capiva di caffe... (Elvira entra tutta trafelata. E molto dimagrita, piu allucinata di prima, piu discinta ).

ELVIRA Voi qua? Non mi dite che fate la spia proprio quand'io esco per venirmi a trovare?

SIG. MELE Ci ho molto da fare, Elvi e il tempo libero vola che e un piacere.

ELVIRA Percio camminate in automobile, e con quel sacco appresso? Male a noi che andiamo a piedi e con le mani vuote. (Mostra le mani aperte)

SIG. MELE Che c'entra? Ormai e il mio mestiere... Questo stavo dicendo a Nannina. Sono milioni quelli che escono da questo sacco...

ELVIRA Ma li contate mai quei soldi, voi?

SIG. MELE Pazzo dovrei essere per perdere questo tempo. Li peso. E qualche volta, se vuoi ridere senti questa, mi trovo due o tre etti in piu o in meno.

ELVIRA Suppergiu in un etto quante ce ne stanno?

SIG. MELE Un centinaio, di quelle alleate.

ELVIRA Allora un etto giusto me ne deste voi di lire per il re?

SIG. MELE A proposito? Che ne hai fatto?

ELVIRA Niente, signor Me, stanno bene.

SIG. MELE Uh, Gesu, e questa e una pazzia! E me li davi a me! A quest'ora te li avrei fatti fruttare il doppio.

ELVIRA A voi? Nemmeno uno spillo vi darei piu, in mano a voi.

SIG. MELE Ah, ah, ah, che fiducia!

ELVIRA So quello che dico. (A voce piu bassa) Io vi ho visto.

SIG. MELE A me mi hai visto?

ELVIRA Sissignore, proprio a voi... Nannine, va a comprare un po' di pepe. Anzi, sai che devi fare? Devi fare una corsa svelta svelta da Parenti e gli devi dire cosi, che la maestra mia vi manda a dire che per quel giorno la, che sa lui, mi deve tenere pronto una radio che si deve sentire fino a Portacapuana. ( Va al como trae delle camicie) Tie, portagli queste tre camicie d'estate.

NANNINA (e sorpresa) E che gli devo dire?

ELVIRA Niente. Ringraziasse Iddio che gliele mando invece di andarmele a vendere. Se poi tu gli vuoi far sapere il giorno nostro, ma come cosa tua, glielo dici. Se invece non cade il discorso, non ne parlare proprio. Si vede allora che non e destino... ( Guarda Nannina allontanarsi. Dopo una pausa ) So' stanca, Signor Me. Vi pare a voi, correre da Sam Martino a Capodimonte appresso a Nannina; che bisogna guidare piano piano, se non vuoi che ti combini un guaio alla volta?

SIG. MELE Ma che stai preparando, che stai combinando?

ELVIRA Cose grosse, signor Me, cose grosse. Stiamo preparando una giornata che se la ricorderanno tutti.

SIG. MELE Ma e vera quella cosa che ho sentito, che ti sei messa in testa di cambiare le idee della gente.

ELVIRA Eh, Nannina mi dice nome cognome e indirizzo di personalita che si possono conquistare, e io poi me li lavoro, e passano tutti dalla nostra, signor Me. Ultimamente non e successo con quello scrittore la, che tiene un nome, come Gesu, aspetta, ecco, come una specie di Gesucristo in Croce, o di Croce Benedetta.

SIG. MELE Benedetto Croce!

ELVIRA E questo e un altro! Uno alla volta devono venire tutti dalla nostra parte. Ma mi sto stancando veramente un po' troppo. E se ne sta andando pure la salute. Ma veniamo a noi, signor Me. Io vi ho visto.

SIG. MELE A me?

ELVIRA Si, a voi, proprio a voi, vi ho visto.

SIG. MELE E dove?

ELVIRA A salire e a scendere le scale di tutti i partiti.

SIG. MELE (turbato) Uh, non sapevo di che diavolo si trattava! Mi hai fatto impressionare, quant'e vero Iddio! Queste so' fesserie... Io ci ho amici un po' dovunque, Elvi. Ma per quanto riguarda l'idea mia, non aver paura, me la so tenere.

ELVIRA (amara) Mi date seriamente a pensare.

SIG. MELE Non aver paura che al momento buono mi vedrai. Anzi era proprio quello che ti dicevo, se tu le centomila lire le affidavi a me, io te le facevo fruttare al doppio, proprio per il re.

ELVIRA Per portarle a via Medina?

SIG. MELE Che via Medina?

ELVIRA Dai comunisti... Vi credete che donn'Elvira non vi vede!

SIG. MELE (turbato) Elvi... Elvi, a via Medina ci sono stato per salvare un amico mio che i comunisti volevano denunciare... Ma tu come hai fatto a vedermi?

ELVIRA Con gli occhi che stanno qua dentro. ( Si tocca la fronte) Qua dentro qua.

SIG. MELE Allora a te non ti si puo nascondere niente! Sei pericolosa. Ma ora, per tornare al discorso serio, se ti chiedevo di quei soldi era per una ragione precisa, perche la macchia si sta spandendo, tutti mormorano.

ELVIRA Non sia mai, signor Me, qui mangiamo miseria e onore.

SIG. MELE E allora fatti aiutare da me ad uscir dall'impaccio. Me li ridai; e io ti assicuro che li porto proprio al papa di tutto il movimento monarchico, un colonnello ch'e venuto da Roma per dirigere tutta la faccenda del re. Me l'hanno presentato il mese scorso, e ora spesso mi viene a trovare...

ELVIRA Parlate chiaro, signor Me, dite chiaro e tondo che volete fare bella figura col colonnello e santa notte a donn'Elvira, per chi la conosce? Cosi con me avete fatto la mossa del gran signore, e cogli altri fate la bella figura portandogli i soldi.

SIG. MELE Elvi, con te ho visto proprio che si ragiona a meta. Sai che c'e di nuovo? Fai come ti pare. Se ti trovi a dire che quei soldi te li ho dati io, bene, se no e la stessa cosa. Solo ti avverto: bada a come li spendi perche da quello che ho capito ti stanno tutti con gli occhi addosso, a cominciare dai piu vicini, dagli intimi...

ELVIRA E a me lo dite? Sapeste che assalti ho dovuto sostenere, e che lotte nella stessa famiglia! Dovevate sentire Ciccillo! "Ma come, noi dobbiamo dare i soldi al re, noi che siamo poveri?" E una bestia, signor Me, non capisce proprio niente. In ultimo se ne viene con quest'idea. Dice: "facciamocene vestiti e scarpe e vestiamoci come si conviene, almeno facciamo onore al re; e la gente dice: vedi che persone importanti stanno appresso all'idea monarchica..." Mi dovevano uccidere a me prima di vedere un soldo, dalle mie mani!

SIG. MELE Ma il vestito a Nanninella, almeno quello, glielo hai fatto?

ELVIRA E che se ne deve fare?

SIG. MELE E tu la fai andare in giro in quel modo?... Scommetto che neppure le scarpe a Pascalotto gli hai comprato.

ELVIRA E certo! Pascalotto e andato sempre scalzo. Non lo voglio abituare a troppi lussi, che domani, quando non ce ne sono, da chi vado a bussare? Glielo faro a Nannina il vestito, come pure le scarpe a Pascalotto, ma quando sara il momento...

SIG. MELE Ma che ne vuoi fare di tutti questi soldi, e lecito saperlo?

ELVIRA Ve lo mandero a dire per ambasciata, ormai ci siamo... Quando usciranno quei soldi da questa casa, signor Me, si deve rivoltare Napoli. Mi devo levare certi schiaffi dalla faccia...

SIG. MELE (si alza e va verso l'uscio) Addio, Elvi e attenta ai passi che fai. ELVIRA Non c'e bisogno di raccomandazioni, signor Me, so dove metto i piedi. E buona giornata.

(Nannina e giunta al basso di Mastrovincenzo. Il vecchio e Michele stanno mangiando alla stessa scodella posata su una sedia di paglia. Nannina si avvicina. Michele la nota si alza turbato e le va incontro. Le tende la mano goffamente: gesto insolito per i giovani di diverso sesso di sopra i Quartieri)

NANNINA Queste te le manda donn'Elvira. (Pausa) Sono camicie a mezze maniche.

MICHELE (pausa) Grazie. (Pausa) Buongiorno. (Nannina va via stralunata come Michele)

MASTROVINCENZO Alla faccia!... E come sei diventato rosso!

MICHELE Chi? Io?

MASTROVINCENZO Miche, quando meno te lo credi... (Nannina intanto e tornata nel basso di Elvira che sta seduta a sfilare fagiolini)

NANNINA (pausa) Stava mangiando...

ELVIRA (gridando) Non m'interessa... Hai capito che non mi interessa? (Nannina si siede ad aiutare la maestra) E tu, Nanni, ci pensi mai a quell'americano?

NANNINA (delusa) Chi volete che ci pensi!

ELVIRA (capisce) Lasciami mettere le cose a posto a me, come dico io, e poi ti faccio vedere se donn'Elvira non ti trova un americano, ma un uomo, mi hai capito Nanni? E chissa quando poi ti trovi in America se ci pensi piu a questa vecchia caravella della Caffettera!

NANNINA E che cuore mi fate? Nemmeno capace di ricordarmi di voi? Io vi debbo seppellire sotto il ben di Dio!

ELVIRA E tu ti ricorderai di quello che mi piace a me?

NANNINA Gesu e io non me lo scrivo, vi credete voi?... E poi appena mi sono sistemata vi mandero a chiamare subito.

ELVIRA Figlia mia, dove vuoi che vada io! (Sollevando il fagiolino controluce) Eppure questi non sono nostrani... Dove debbo andare io? Solo all'ospizio, seppure mi vogliono. Ma la mia profezia te la dico subito: io finiro in mezzo a queste quattro pietre fradice. Cosi morira la Caffettera!

NANNINA Che c'entra il morire adesso! Come, proprio ora che stiamo vincendo noi, vi mettete quest'idea per la testa? E come vi viene?

ELVIRA Eh! Tutti devono morire... (assente) Ma il mio presentimento...

NANNINA E voi lasciatelo qua il presentimento e venitevene in America. La, lo sanno tutti che non si muore. Si vive troppo facile, troppe comodita per morire.

ELVIRA (si riprende) E chi ti ha detto, chi ti ha detto che vuol morire? Per adesso io devo vedere come va a finire questa storia.

NANNINA E certo! Sabato e vicina, donn'Elvi. Vedrete che vuole succedere! Non vedo l'ora, mi dovete credere!

ELVIRA Eh! Ieri. (Poi abbassa la voce) Ieri, sopra all'Unione c'erano certi professori, ma come parlavano bene Nanni! Altro che quella bestia del Chiromante, ecco una specie del signor Mele... E sai che mi hanno detto? Mi hanno detto che a me, per tutto quello che sto facendo, mi mettono dentro all'albo d'oro e mi portano davanti al re...

NANNINA In persona?

ELVIRA In persona, in persona, e tu che ti credevi? E questo e ancora niente! La sapevano appena la quarta parte di quello che avevo fatto, figurati quando vedranno quello che succede sabato. E allora, Nannine, donn'Elvira in America ci viene con una corazzata, con la bandiera reale a poppa...

(Cala la notte. Cambio luci. Si fa giorno. Pascalotto tutto messo a nuovo va da Michele )

PASCALOTTO Addio Miche.

MICHELE Addio Pacalo. (Poi lo osserva) Ueh, da dove sei uscito?

PASCALOTTO Miche oggi c'e l'adunata.

MICHELE (pausa) Gia.

PASCALOTTO Mamma ha comprato vestiti e scarpe a tutti quanti. Ci stiamo lavando dalle cinque di stamattina.

MICHELE Nientemeno.

PASCALOTTO (pausa) Beh, ti serve niente Miche?

MICHELE Niente, Pascalo.

PASCALOTTO Allora addio, Miche. Io mi avvio. Facciamo parte del Comitato Organizzatore e dobbiamo essere i primi ad arrivare.

MICHELE Addio Pascalo. (Pascalotto va via lentamente) (Si odono in lontananza da un altoparlante sgranato voci di comizianti e canzoni inneggianti al re. Un filmato di folla adunata dell'epoca sara proiettato sulla scena)

PIZZICATELLA Ih che ti fanno i soldi!

FILOMENA E voi non lo sapete che i soldi fanno miracoli? Gesu, una folla cosi non s'era mai vista...

PIZZICATELLA Per forza! Dal primo all'ultimo li ha pagati, quella scomunicata, dal primo all'ultimo!

FILOMENA Ci stanno tutte le rappresentanze. Moltecalvario, Torretta, Vicaria, Portacapuana, Pallonetto. E poi l'acquaiuolo di S. Pasquale senza camicia per far vedere al popolo i tatuaggi di Umberto e Maria Jose. E pure la Pachiochia ci sta, l'avete vista, Pizzicate?

PIZZICATELLA E come non l'ho vista? Finalmente se l'e messo il vestito nuovo di raso tricolore con i due scudi uno davanti e l'altro dietro, e con la bandiera del circolo che io stavo buttando il sangue per formare! E brava la Pachiochia, e brava!

FILOMENA Madonna santa e chi se lo aspettava. Vi' che si e fidata di fare la Caffettera!

PIZZICATELLA I soldi, donna Filome, i soldi! Ma non solo i soldi l'hanno aiutata. Nannina pure c'e entrata. A quella figlia di Dio l'ha fatta volare da una casa all'altra. E chissa fra quanti letti! E il parroco non vede e non sente. Niente. Per lui tutto e normale. Quella vede gli spiriti. E normale. Fa il patto col diavolo. E normale. Ma dove sta Dio? Che fa in cielo? E le permette Lui queste cose? (Entra un poliziotto in borghese con due M.P.)

POLIZIOTTO Scusate, un'informazione.

FILOMENA Dite, dite!

POLIZIOTTO Cerchiamo una certa Anna Derosa, vigo Speranzella a Toledo e questo?

FILOMENA E questo, ma la persona che cercate non sta qua.

POLIZIOTTO E dove allora? Non e questa la casa?

FILOMENA Giustamente. Ma vi hanno imbrogliato certamente. Lei, quella che cercate voi, qui non ci sta. Questa che vedete e la casa della comare. L'indirizzo suo esatto sapete qual e?

POLIZIOTTO Io conosco solo l'indirizzo che sta scritto qua sopra qua.

FILOMENA Sissignore e chi vi contraddice? Che ci sta scritto la sopra la? Leggete!

POLIZIOTTO Vigo Speranzella a Toledo.

FILOMENA Sta bene e qua sta lo sbaglio. Perche il foglio doveva dire Speranzella si, ma vigoletto. La Nannina che cercate voi dev'essere proprio quella di Vigoletto Speranzella che ora non si chiama piu Speranzella come diciamo noi alla buona, ma Gamillo Porzio. Voi camminate sempre dritto di qua. Poi domandate di Carmilina, la moglie del portalettere.

POLIZIOTTO Andiamo. (Alle M.P.)

FILOMENA Figuratevi quella rimbambita adesso, quando si vede avanzare queste tre ciucciuvellole. E se poi tiene roba alliata sotto il letto sentirai le risa. (Ride)

PIZZICATELLA Ma che andranno trovando da quell'anima di Dio? (Poi si fa verso il poliziotto) Voi a me mi dovete conoscere bellu gio! Andiamo, volete dire che non mi conoscete ora? Come, so' la Pizzicatella! Vado per nominata. E quando posso fare una buona azione, non mi trattiene nessuno, mi butto sempre avanti, io! Quindi dite a me che si tratta. Io posso sempre fare qualche cosa, ce li ho in mano tutti io i Quartieri. Parlate! Quest'affare di Nanninella, si trattasse di refurtiva alliata?

POLIZIOTTO (sbrigativo) Non si tratta di questo... E roba di, come si puo dire, scusate l'espressione, porcherie di donne... Avete capito?... E buongiorno.

PIZZICATELLA Roba di donna. Porcherie di donne e buongiorno.

FILOMENA E perche poi la dovrebbero arrestare?

PIZZICATELLA Mah!

FILOMENA E inutile, quando la sorte e malamente non c'e niente da fare!

PIZZICATELLA Se ne e servita di quella ragazza, mandandola in automobile con le sue occhiate. Ed ecco il risultato. Quella povera anima di Dio che colpa ci ha? E chissa in quale guaio s'e cacciata. Mo' devo vedere che sa fare quella colle occhiate, mo' e il momento.

FILOMENA Per conto mio la Caffettera fa e dice, ma non fa e non dice niente. Se poteva fare qualche cosa si teneva il figlio a casa e il marito nel suo letto... Quella ha mangiato pane e cipolle fino a ieri sera, che ne volete sapere?

PIZZICATELLA E allora se non puo, se non puo, mi capite bene? Si levasse di mezzo e facesse fare a noi, che senza tanti spiritismi, quando capita qualche guaio, anche se non sappiamo "di dove ci viene"; a differenza sua, sappiamo sempre dove dobbiamo voltarci e girarci; e quest'e proprio il caso, che ne dite, dico bene?

FILOMENA Sicuro! Ma allora voi dite che uno deve mettere da parte la Caffettera?

PIZZICATELLA Mai sia, e chi si permetterebbe di sfidare "quella potenza"! Ma se lei non si muove, per forza allora ci dobbiamo muovere noi. Ora ci deve far vedere di che e capace di fare! Incominciasse ad arrotare gli occhi, va'. E poi venitemi a dire che ha saputo fare per salvare la ragazza.

FILOMENA Ma allora s'ha da avverti donn'Elvira?

PIZZICATELLA Certo! Lei ci deve far vedere adesso di che cosa e capace... Caffette, la festa e finita!

(Cala la notte. Basso di Mastrovincenzo. Il vecchio fuori seduto sulla poltrona di vimini. Michele dentro)

MASTROVINCENZO Miche, hai sentito?

MICHELE Ho sentito.

MASTROVINCENZO E te l'immaginavi tu, una cosa simile? Un fiore di ragazza come quella!... Sifilide!... Seh, seh! Hai detto niente. (Michele non risponde) Miche! MICHELE Dite.

MASTROVINCENZO Ah, ci sei? Mi credevo che t'eri addormentato. Dicevo: tu ci credi...

MICHELE A che cosa?

MASTROVINCENZO A quella storia.

MICHELE Quale storia.

MASTROVINCENZO Quell'altra... uh mamma mia, con te bisogna mettere tutti i punti e le virgole.

MICHELE Quale altra.

MASTROVINCENZO Miche, ma tu allora non hai capito proprio niente?

MICHELE Si, che ho capito, si. Ma stavo pensando anch'io ad un'altra cosa.

MASTROVINCENZO Tu ci credi, dicevo, a quell'altra storia? A me mi pare una cosa che non sta proprio ne in terra ne in cielo.

MICHELE Che ne so io?

MASTROVINCENZO Ma dice che quella e stata l'ultima parola del medico, che l'ha visitata davanti a tuo padre di dentro e di fuori.

MICHELE E allora sara vera, che ne so io?

MASTROVINCENZO Ah secondo te e possibile. Puo essere vergine? Una puo essere vergine, dici tu, e si puo pigliare quella sorta di malattie?

MICHELE Se lo ha detto il dottore!... Io che ne posso sapere.

MASTROVINCENZO E allora spiegami come ha fatto? Fammi capire a me com'e possibile una cosa del genere?

MICHELE Che cosa?

MASTROVINCENZO Come che cosa? A prendere la sifilide! Con un uomo ci dovra essere stata, o neppure con uno? E allora che e "una benedizione di Dio"?

MICHELE Che ne posso sapere io. Se lo ha detto il dottore... Lo ha detto il dottore?

MASTROVINCENZO L'ha detto, l'ha detto. Per lui l'americano doveva avercela in incubazione, presa da un'altra, e l'ha trasmessa a lei. Una volta che si e scoperto malato, ha denunciato lei invece della prima... Senza toccarla, hai capito? Senza toccarla! Be', be', senza toccarla proprio, come si fa a dire? Ma e sana. Il dottore assicura che e sana, come l'ha fatta mamma. (Michele non rispondere) Mah! Com'e possibile, mi domando io, com'e possibile. (Pausa) Miche, tu che ne dici?

MICHELE Di che?

MASTROVINCENZO Com'e possibile, senza quella cosa la...

MICHELE Ma che ne posso sapere io?

MASTROVINCENZO Eppure per il dottore non ci sono dubbi, la ragazza e sana. Dice che basta un punto qualsiasi di contatto, anche innocente. Basta una scorticatura, un foruncoletto... Ma lo sai che si puo prendere la sifilide anche bevendo, o non lo sai?

(Si fa giorno. Pascalotto va a trovare Michele. Qualche tempo dopo. Per la strada qualche strillone annuncia il giorno del 2 giugno per il quale tutti gli italiani sono chiamati alle urne)

PASCALOTTO Addio Miche.

MICHELE Addio Pascalo.

PASCALOTTO Che fai?

MICHELE Niente. E tu?

PASCALOTTO Niente.

MICHELE Pascalo. E mamma, come sta? E Nannina?

PASCALOTTO Papa ci sta sempre appresso. Ci fa una "pecillina" ogni tre ore. Giorno e notte: cosi ha detto il dottore.

MICHELE E dove l'ha trovata tutta quella penicillina di questi tempi?

PASCALOTTO All'ospedale. Una sera se ne torno con una scatola con sessanta "pecilline".

MICHELE Ma all'ospedale ci va sempre?

PASCALOTTO E come fa? Mo' deve salvare a Nannina che ha bisogno. E pure a mamma, che non si muove dal letto da tre giorni. (Michele ha un sussulto alla notizia, ma cerca di dominarsi)

PASCALOTTO Beh, ti serve niente Miche?

MICHELE Niente Pascalo.

PASCALOTTO Allora addio, Miche.

MICHELE Addio Pascalo. (Nel basso di Elvira. Nannina e sola, sta rassettando. Entra Parenti)

PARENTI E donn'Elvira? (Meravigliato di non vederla nel letto)

NANNINA Che volete. Si e voluta alzare per forza per andare a votare. Ma non ce la faceva nemmeno a stare in piedi e allora don Ciccillo ha dovuto chiamare una carrozzella. Non vedo l'ora che torna. Sto con un pensiero!

PARENTI Ma il medico non aveva tassativamente vietato...

NANNINA Si ma lei non ha voluto sentire ragioni. "Se non lo aiutiamo noi il re nostro chi lo deve fare?" ripeteva. Ma non stava proprio bene, Pare, bianca bianca, un filo di voce...

PARENTI (le carezza una mano) E tu... come stai?

NANNINA (gli toglie la mano e poi sbrigativa) Sto bene, sto bene.

PARENTI Lo sai che devi ringraziare a Ciccillo? Lui per te ha perso il posto.

NANNINA Lo so e lo ringrazio. (Entra Elvira sorretta da don Ciccillo)

CICCILLO Nanni, aiutami, che non ce la faccio piu.

ELVIRA (allucinata, semisvenuta) Ci hanno traditi.

NANNINA Donn'Elvi, venite qua. Gesu come state sudata. Aspettate mo vi metto una bella camicia fresca e poi vi riposate. (Entra Lonegro)

LONEGRO Ah, finalmente siete tornati! Come sta?

CICCILLO E come volete che stia, professo? La vedete!

LONEGRO Ma che pazzia, uscire in quello stato!

ELVIRA (mentre Nannina la cambia e la mette a letto) Ci hanno tradito, tutti. Perdiamo, lo vedo, ci hanno tradito!

PARENTI Donn'Elvi, sapete che e successo a Piazza S. Ferdinando stamattina? C'e stato uno scontro fra monarchici e forza pubblica. A un certo punto le donne fedeli al re si sono sdraiate a terra, sulla strada, e gridavano ai carri armati: "Passate, vi mettete paura di passare"? I carri armati se ne sono tornati indietro, avete capito donn'Elvi?

NANNINA (che ha messo a letto Elvira) Vi sentite meglio? Un po' piu fresca? Volete qualcosa da mangiare?

ELVIRA Un caffe, questo lo prenderei.

NANNINA Ma il dottore ve l'ha proibito.

CICCILLO Ma si, che gli fa! Se lo desidera. Lo desideri proprio?

ELVIRA Tanto! (Allucinata) Si sono voltati tutti. Perdiamo, lo vedo, perdiamo!

NANNINA Ecco il caffe, andiamo che pensate!

CICCILLO Com'e? Allora?

ELVIRA (beve) Buono. (Pausa) Dove stanno i figli miei?

CICCILLO Parli di Michele o di Pascalotto?

ELVIRA Pascalotto e Michele.

CICCILLO Mo' vengono. (Commosso, poi rivolto a Parenti) Me la fate la cortesia, vi allungate da Mastrovincenzo, quelli stanno la tutti e due.

PARENTI Faccio subito, non ve ne incaricate, con Michele ci parlo io.

NANNINA Sta sudando un'altra volta.

ELVIRA (allucinata, stancamente) Michele! (Poi si riprende)

NANNINA Donn'Elvi, che vedete?

ELVIRA M'era parso di vederlo passare e che non si voleva fermare se io non gli gridavo... Ho gridato ed e sparito... Che bel ragazzo s'era fatto... (Michele entra. Affanna, per l'emozione e il gran correre)

ELVIRA Miche! (Il ragazzo si accosta al letto) La vedi mamma tua com'e ridotta?

MICHELE Mamma! (entra Pascalotto)

ELVIRA Perche non sei venuto prima?

MICHELE Perche mamma, mi mettevo vergogna...

ELVIRA Ma tu sei sempre il figlio mio. (Gli prende una mano) I figli ti escono dalle mani. Ma tu sei sempre Michele, il figlio mio?

MICHELE Si.

ELVIRA Ssss... zitto. (Portandosi un dito sul naso) Scordiamoci tutto ora. (Poi muove una mano facendogli cenno di non piangere) Non sei il tipo tu. Zitto, ti conosce mamma tua, a te. ( Pausa) Ma, un bacio, si e vero? (Tutti i presenti piangono. Elvira carezza in testa ilfiglio) Tu questa ce l'hai piu di quello li. (Indica Ciccillo) E percio ti raccomando a Pascalotto, che viene debole come il padre...

CICCILLO (ride per rompere quell'atmosfera straziante) Ma guarda un poco a che vai pensando! Invece di preoccuparti di guarire e di star bene!... Si vede che li vuoi bene ai figli tuoi!...

ELVIRA Spalancate quelle porte!

CICCILLO Non dar retta Elvi, la gente che passa...

ELVIRA (a Michele) Hai visto? Ha scorno pure se io muoio.

MICHELE (va a spalancare le porte) Chi vuol vedere veda!

ELVIRA (sorride, alla Filomena che si e subito sporta per curiosare) Favorite! (E cosi alla Pachiochia) Favorite. (E alla Pizzicatala) Favorite!

CICCILLO Elvi, non vedi quanti amici? Vedi quanta gente ti e venuta a trovare?

ELVIRA O a piangere? Meglio pianta adesso, che quando poi... (Tutti piangono, meno Michele) Michele, lui... mi piange... dentr'al cuore... (Entra il signor Mele)

SIG. MELE Ueh, Caffette... E cosi ti fai trovare tu? Be'? (Poi intuisce la gravita della situazione) Elvi, ma ch'e stato? (Elvira e gravissima)

CICCILLO Elvi, indovina chi c'e? Il signor Mele, lo vedi?

SIG. MELE Caffette, Caffette, mi vedi? (Elvira apre gli occhi, e muove una mano) Lo vedi che sono venuto a trovarti?

ELVIRA (con un filo di voce) In tempo, in tempo... Dategli una tazza di caffe.

SIG. MELE Non ci pensare ora...

ELVIRA Si... A tutti quanti il caffe.

CICCILLO (in lacrime) Vuoi offrire il caffe alle visite?

ELVIRA Si.

CICCILLO Nanni, su accontentala, fa il caffe a tutti quanti. (Vengono distribuite le tazze, qualcuno fa no con la testa, poi la Caffettera da segno di parlare)

MICHELE (si precipita) Che e, mamma, che vuoi?

ELVIRA Che fanno?

MICHELE Mamma, stanno pigliando il caffe come volevi tu.

ELVIRA Ah! E... papa?

MICHELE Piange, mamma.

ELVIRA Ah, si?

MICHELE Si, stai facendo piangere a tutti quanti

ELVIRA Ah! (Un sospiro e muore) (E passato un anno e molte cose sono cambiate. Il basso di Elvira e diventato il Bar Babilonia. Ci sono quattro specchiere, un bancone di zinco, la gelatiera, una espressa a quattro becchi, una radio, una vetrinola che ricorda molto le bacheche d'ospedale, come del resto d'ospedale sanno le lampade fluorescenti di colore verdognolo che illuminano il locale. Ciccillo e alla macchina, mentre alla cassa e Nannina. Lonegro sta al banco e sorseggia il suo caffe)

LONEGRO Se la mattina non me ne bevo un sorso, tutta la giornata mi va male.

CICCILLO Professo, dite la verita com'e?

LONEGRO Ottimo, don Cicci, come sempre.

CICCILLO Eh, ormai!...

LONEGRO Allora pago alla cassa...

NANNINA Professo, dopo salgo da voi...

LONEGRO Un'altra volta?

NANNINA Un'altra volta, voi mi dovete aiutare a trovare la chiave di quel segreto...

LONEGRO Vogliamo vedere cosa dicono le carte?... Va be', ti aspetto. Buona giornata! (Entra il signor Mele)

SIG. MELE Salute a noi!

NANNINA Buon giorno, signor Me.

SIG. MELE Nannina bella! (Si appoggia alla cassa)

CICCILLO Signor Me il vostro speciale sta in macchina.

SIG. MELE Cicci, mi raccomando.

CICCILLO Sempre parole inutili, signor Me! C'e bisogno di raccomandazioni? Il caffe che prendete qui non lo prendete da nessuna parte.

NANNINA Ci hanno mandato le ordinazioni di caffe persino dagli uffici della Rinascente.

CICCILLO E logico, qui battiamo tutti. Come conosciamo il caffe noi che lo abbiamo trattato persino quando era proibito, sul molo bombardato, e bisognava capire qual era il sacco che era stato sott'acqua e quale invece quello vergine... non lo conosce nessuno. E questione di miscela e di manico... Ma vedi un po' se questo e piattino da presentarsi! (Prende un altro piattino da uno scapaccione a Pascalotto) Scusate signor Me...

SIG. MELE (va a bere appoggiandosi alla cassa, Ciccillo, contrariato continua a lavorare) Arrivederci e grazie.

CICCILLO Salute a voi signor Me e buona giornata. (Pausa, cambiando tono) Potresti fare meno la vezzosa.

NANNINA E che ho fatto? Ho detto qualche cosa forse?

CICCILLO No, ho parlato io.

NANNINA Ma voi dite veramente?

CICCILLO Nanni, non sono cieco... Per grazia di Dio ci vedo eccome!

NANNINA E bene bene? Ma se quello c'ha un guaio per capello! Sapeste dove va ora!

CICCILLO Dal professore, lo so.

NANNINA E sapete perche ci va?

CICCILLO Per te.

NANNINA No, per il figlio, invece.

CICCILLO Che figlio?

NANNINA Non lo sapete? Ne ha parlato tante volte... Quel ragazzo che stava a Corfu, che non se ne sa piu niente. Ultimamente pero e tornato un Cappellano che ha detto di averlo conosciuto, ed era vivo quando lui riusci a fuggire.

CICCILLO E per questo va dal professore?

NANNINA Gia, proprio per questo. Se ne volete sapere qualche cosa domandate al professore. Ci va ogni sabato, perche dice che il professore ha una potenza speciale per vedere se un soldato torna oppure no, insomma se e veramente ancora prigioniero o e morto.

CICCILLO E a lui il professore ha detto naturalmente che il figlio e vivo...

NANNINA E gia. Gliel'ha detto. E gli ha detto pure: tornera, state tranquillo che tornera. E questione di giorni, forse, ma tornera. Si tratta di sapere solamente qual e il giorno buono; e il signor Mele insiste dal professore appunto per sapere la data esatta.

CICCILLO E tu come le hai sapute tutte queste cose?

NANNINA Me le ha dette lui che c'e di male?

CICCILLO No, niente.

NANNINA E me le ha dette pure il professore che ha parlato.

CICCILLO Proprio bene! Sei andata perfino a interessartene.

NANNINA E stata una combinazione. Si parlava di quella povera signora che ci ha ancora il figlio prigioniero in Russia e anche lo aspetta... E poi che c'e di male... Magari ci andava per me dal professore!

CICCILLO Perche, che ti manca?

NANNINA Niente. Ho detto magari. Un signore come quello!

CICCILLO (furente, si accorge di Pascalotto) Vieni qua, vai da Erminio il saponaro e fatti dare un quarto di chilo di stracci, ma devono essere bianchi. Scegli tu stesso. Ricordati che servono per le tazze. Poi, ah mo' mi scordavo di Mastrovincenzo... Porta la bottiglia a Mastrovincenzo che ora lo senti... (Pascalotto esce) Che ti manca?

NANNINA Come la fate difficile. Non mi manca niente e non voglio niente. Dicevo per dire. Che, non posso dire che mi farebbe piacere se un signorone...

CICCILLO No, che non lo puoi dire... Perche non e un ringraziamento questo. Tu hai capito che cosa voglio dire.

NANNINA Volete che vi ringrazi ogni giorno?

CICCILLO Sai che c'e di nuovo, mi sono seccato! (Ha gridato. Tanto che Parenti si e arrestato sull'uscio ed esita) Favorite, Pare. Caffe?

PARENTI Disturbo?

CICCILLO Vi pare!

PARENTI Ristretto e poco zuccherato.

CICCILLO Ristretto e poco zuccherato. (Pausa) E poco zucchero...

NANNINA (dopo una pausa) Allora io vado. (Si ravvia i capelli, preleva un po' di soldi) Che volete mangiare?

CICCILLO Fa tu?

NANNINA (uscendo) Faccio io. (Pascalotto con la bottiglia in mano si reca da Mastrovincenzo).

MASTROVINCENZO Beato chi vi vede!

PASCALOTTO Ora ora me l'ha consegnata.

MASTROVINCENZO Vieni qua, vie. Dobbiamo sempre ringraziare quel sant'uomo di tuo padre. Eh, ma come dice il proverbio: o denari o amici.

PASCALOTTO E voi denari non ne tenete?

MASTROVINCENZO Quelli che mi da il principale di sabato. Quelli che mi da il governo ogni sei mesi e quelli che mi da col Lotto quando indovino l'ambo. Ah, ah, ah!

PASCALOTTO Mastrovince spicciatevi che papa mi strilla.

MASTROVINCENZO Mena me'... Strilla! Sai come dice Pulcinella?

PASCALOTTO (alza le spalle).

MASTOVINCENZO Be' vattene, per oggi, te lo diro un'altra volta.

PASCALOTTO (passa davanti a Michele che sta lavorando) Miche, non mi ha detto niente.

MICHELE E che t'ha detto?

PASCALOTTO Niente, Miche.

MICHELE Niente?

PASCALOTTO Niente, te lo giuro.

MICHELE Va be'...

PASCALOTTO E che le dico?

MICHELE Niente. Dille che non ti ho detto niente. (Pascalotto va via battendosi il culo della bottiglia nel palmo aperto zufolando. E ormai notte. Ciccillo ha tirato a meta la saracinesca ed ha spento le luci. Passeggia nervoso. Poi arrivano Parenti e Lonegro)

PARENTI Ecco qua il professore. L'ho dovuto svegliare da dentro al letto.

CICCILLO Allora?

LONEGRO Si, infatti; da me e venuta come stavo dicendo a Parenti. Mi viene quasi ogni giorno, e chi ci ha fatto piu caso? (Si apparta con Ciccillo)

CICCILLO Allora?

LONEGRO Come dicevo, e venuta... Ma non era la Nannina delle altre volte. Si mangiava continuamente il pizzo del fazzoletto. Ho capito che si sentiva angustiata tra voi e Michele; e voleva prendere una decisione.

CICCILLO Una decisione!

LONEGRO Una decisione, precisamente.

CICCILLO E voi, come vi siete regolato?

LONEGRO Come hanno detto le carte. Da li non sposto, io. Non sono un ciarlatano.

CICCILLO Lo so. Ma che hanno detto queste carte? ( Si porta una mano alla fronte ) Scoppio, ve lo giuro!

LONEGRO E ci credo! Chi sa che giornata avete passato! Insomma le carte non sono state molto chiare, questo ve lo debbo dire in coscienza. Brutte, neppure si potevano dire, ma che so: imbrogliate. E uscito prima la donna, e va be', questa e lei, poi una spada; va' capisci. Gelosia? Poi un viaggio chiaro, bello solo lui. Il cavaliere, le male lingue... ma que que quello che l'ha impressionata sapete che e stato? La morte.

CICCILLO Morte? Sara Elvira.

LONEGRO Giusto. Ed e quello che ho detto anch'io. La buonanima si fa vedere al momento buono. Ma lei s'e fissata.

CICCILLO Ah, s'e fissata, sicche s'e fissata?

LONEGRO Ed io le ho detto... Lascia stare queste brutte idee. Tu ci hai da scegliere, e benedico, scegli! O l'uomo basato, che ti puo fare una posizione o lo sbalestrato...

CICCILLO E lei?

LONEGRO Lei? Qui sta il fatto. Ne carne, ne pesce. Va bene che lei l'ha sempre detto che non sente niente per gli uomini.

CICCILLO Addirittura?

LONEGRO Proprio cosi. Ne per voi ne per Michele.

CICCILLO E poi?

LONEGRO Niente... Ma che so, mi pareva impressionata. Per quella morte, gia. E poi mi fa: sapete Michele che mi ha mandato a dire? Che lui sa quello che deve fare per farla finita. Ed io: chi minaccia non agisce.

CICCILLO Michele, insomma? (A Pascalotto) Va a vedere se Michele sta da Mastrovincenzo.

PASCALOTTO Non ci sta, gia lo so.

CICCILLO Vacci, che ne sai tu di qua.

PASCALOTTO Lo so, lui mi fa sempre un fischio quando torna. Anche se dormo lo sento.

CICCILLO L'avra fatto e tu non l'hai sentito. (Pascalotto scontento muove ipassi)

PARENTI (si avvicina) Che c'e qualche cosa di preoccupante?

CICCILLO Niente ancora.

PASCALOTTO (ritorna) Io lo sapevo. Non c'e.

CICCILLO (quasi gridando) E dov'e andato?

PASCALOTTO (si scansa istintivamente) Che ne so?

PARENTI Perche non andiamo da Mastrovincenzo? Lui sapra qualcosa, no? (Ciccillo, e gli altri vanno da Mastrovincenzo. Cambio luci).

MASTROVINCENZO (a Pascalotto) Fammi sapere una cosa, che ambasciata gli hai portato a Michele?

PASCALOTTO Che ambasciata?

MASTROVINCENZO Quella che gli hai portata mentre io ti volevo raccontare la storia di Pulcinella.

PASCALOTTO Niente.

MASTROVINCENZO Niente, che cosa, niente? Gli vuoi bene a Michele. E allora parla.

PASCALOTTO Niente. Questo mi ha detto di dire.

MASTROVINCENZO A chi?

PASCALOTTO A Nanninella.

MASTROVINCENZO E Nanninella a lui che gli aveva mandato a dire? Che gli aveva mandato a dire?

PASCALOTTO Anche lei lo stesso: niente.

CICCILLO (minaccioso) Quest'e tutto?

MASTROVINCENZO Lasciatemi fare a me, don Cicci, se no non ci appurate niente. (Al bambino) Sicche, niente t'ha detto. E mo' dimmi, la seconda volta che sei venuto che hai detto a Michele?

PASCALOTTO Un'altra risposta di Nannina.

MASTROVINCENZO Allora Michele gli aveva mandato a dire qualche cosa! E che cosa?

PASCALOTTO (non ricorda)

CICCILLO Che cosa, parla!

PASCALOTTO Non me lo ricordo.

MASTROVINCENZO Guarda c'e peggio. Cerca di ricordartelo, e importante.

PASCALOTTO Mi pare che ha detto questo, mi pare. Ha detto: che lui sapeva quello che doveva fare per farla finita.

MASTROVINCENZO E una. Mo' lei, che gli ha mandato a dire?

PASCALOTTO Lo stesso.

CICCILLO Vieni al concreto. Che stesso?

MASTROVINCENZO Zitto a voi, lasciatemi fare a me. Che stesso, cerca di ricordarti.

PASCALOTTO Inso' che lei, anche lei, sapeva quello che doveva fare... Ah, ecco: per farla finita due volte. Queste so' state proprio le sue parole.

CICCILLO Avete capito che succede sotto gli occhi miei? Sti' svergognati! Due figli, vedeteli, usciti dalla stessa mamma. Li chiamano figli, questi! Li dovrebbero chiamare traditori, li dovrebbero!

LONEGRO Calmatevi, non e il momento di farsi toccare i nervi, don Cicci!

MASTROVINCENZO Insomma quello che e chiaro, e che i due ragazzi si sono minacciati, minacciati fino a quando si sono incocciati... E chi sa che volo hanno preso! Insomma, Michele che minaccia da una parte e Nannina che minaccia dall'altra. Ah ah ah. (Nessuno ride) Ma perche volete tormentarvi. Michele io lo conosco bene... Non e ragazzo che fa fesserie...

CICCILLO (a Pascalotto) Quand'e che hai visto Nanninella?

PASCALOTTO Quando sono tornato che mi avete mandato da Mastrovincenzo e a prendere gli stracci. Se ne veniva piano piano da Lungo Gelso...

CICCILLO E tu fai tutto quel giro prima di ritornare a casa? Ah, si eh; io ti mando a fare i servizi e tu te ne vai passeggiando.

PASCALOTTO Voi stavate litigando con Nanninella.

CICCILLO (furibondo) Chi ti da il permesso.

LONEGRO No, cosi no, non la prendete coi nervi ch'e peggio. A me la cosa mi pare un po' piu seria di come la vede Mastrovincenzo.

PARENTI Il professore ha ragione. Qua mi pare che non c'e da scherzare...

LONEGRO Sapete com'e? Sono ragazzi. Possono commettere qualsiasi sciocchezza. Presi dalla passione...

CICCILLO Ma quale passione?

LONEGRO Don Cicci, qua stiamo di fronte ad una storia d'amore. E di fronte a queste cose, la ragione non c'entra. L'istinto fa brutti scherzi...

PARENTI Senza contare poi che bisogna tener conto di una cosa...

CICCILLO Di che?

PARENTI Del fatto che la ragazza ci ha avuto quella malattia! Eh, sifilide, signori miei, non una pazziella. E poi tutta quella pricillina che ha preso. Che ne sappiamo noi gli scherzi che possono fare queste due cose messe assieme?

FILOMENA (che era entrata) Ma ch'e stato?

LONEGRO Non si trovano Michele e Nannina.

FILOMENA Gesu, e dove sono andati.

PARENTI Donna Filome, e se lo sapevamo non stavamo qua, all'una di notte.

FILOMENA Gesumaria! Che disgrazia!

LONEGRO Voi li avete gia atterrati?

FILOMENA Ma voi l'avete letta la storia di questi giorni... Quei due fidanzati... Come? Quei due che si sono fittati la barca e sono andati a gettarsi a mare, in alto mare, figuratevi!

PARENTI E sono morti?

FILOMENA No, so' vivi! Che domande. E sicuro, uno ancora lo debbono trovare.

PARENTI Lui o lei?

FILOMENA Lei!

PARENTI Ma quello doveva essere un amore contrastato.

PIZZICATELLA (che era entrata insieme a Filomena) E perche questo che cosa era? Ma fatemi il piacere!

PARENTI Allora, anch'io vi so trovare nella cronaca migliaia di fatti...

FILOMENA Che ne sapete voi della gioventu d'oggi, voi? Colla disperazione che ci hanno i giovani, oggi avete voglia di leggerne di fatti di cronaca.

PIZZICATELLA La gioventu d'oggi? Uno schifo. Me la chiamate gioventu?

MASTROVINCENZO Donna Filome, voi dovevate andare alla messa? E avviatevi.

LONEGRO Insomma se dobbiamo perdere tempo qua a fare tutte queste chiacchiere, invece di fare qualche cosa di serio, me lo dite.

CICCILLO E che c'e da fare?

LONEGRO Gesu, c'e una questura? Una capitaneria di porto? C'e un ospedale?

PARENTI Giusto. Ognuno piglia una strada e si mette alla ricerca.

CICCILLO Sicche voi li fate gia morti? (Pascalotto a questa frase guarda il gruppo spaventato. Poi sale le scale. Si ferma ancora a guardare il gruppo parlottare e fugge. Il giorno dopo. Da Mastrovincenzo. C'e Parenti e qualche altro. Dopo un po' arriva Ciccillo. Distrutto, con un fazzoletto si asciuga le lacrime. Parenti gli si fa incontro)

PARENTI Don Cicci!

CICCILLO (in lacrime) Me lo hanno fatto vedere. Stava su una tavola di marmo. Con l'ovatta in bocca. Poi m'hanno dato questo. (Caccia qualcosa dalla tasca) Un fazzoletto, la funicella con la medaglina della Madonna di Pompei... Ah e questi tollini. Coppi, Bartali, Magni e Ortelli... E tutto quello che mi resta di lui. (Piange)

PARENTI Non fate cosi. Sedetevi.

MASTROVINCENZO Ho ricevuto una lettera, poco fa. E di Michele. Vi fa piacere se la leggo? Viene da Milano. (Trae la lettera e comincia a leggere) Siamo partiti per disperazione e senza volerci neppure tanto bene. Ma forse qui ci vorremo piu bene, perche l'ambiente e diverso e non ci sono tanti occhi addosso. Per male non stiamo male, si capisce e una citta nuova per noi e ci sembra paurosa... Ma che il bello che ognuno si fa i fatti suoi e nessuno s'intrica se hai mangiato e che hai mangiato... Voi mi dovete scusare se io me ne sono andato cosi, e dovete pure andare da papa e dirgli che lui deve scusare sia a me che a Nannina se ce ne siamo andati cosi... Ma che dovevo fare? Me lo sapete dire voi? Nannina non ne poteva piu ed io non ne potevo piu. E poi a Napoli vi siete accorto come la vita e diventata difficile... Io vorrei sistemarmi in un lavoro, perche mi hanno detto che chi ci ha un mestiere per le mani, trova subito. Per questo non so come vi dovrei ringraziare a voi. Certo non posso perdere il tempo perche finiti questi quattro soldi che mi sono portato e che avevo risparmiato a Napoli, potrei trovarmi male. Poi viene subito il problema di una casa, perche non ve l'ho detto, ma io e Nannina abbiamo intenzione di sposarci qua dove nessuno ci conosce e la storia del velo e dei fiori d'arancio e proprio secondaria! Appena posso voglio mandarmi a chiamare Pascalotto...

(Ciccillo scoppia in lacrime e interrompe la faticosa lettura di Mastrovincenzo)

Su, non vi fate prendere cosi dalle lacrime, fatevi forza... Dunque, sentite: Pascalotto... Ah, punto... Ma voglio trovare prima la casa. Poi se vuole se ne puo venire anche papa. E se mette un bar qui sai gli affari! Io a lui non voglio scrivergli per il momento. Ma leggetegli questa lettera, e, se e arrabbiato, raccontategli una delle vostre storie. A proposito: perche non gli raccontate la storia di Pulcinella, che sabato stavate dicendo a Pascalotto, quando disse che aveva fretta?... (Guarda a lungo Ciccillo, poi sospira) E inutile... L'avete pigliata proprio male. Cosi vi avverto, voi ci rimetterete pure la salute! Volete sentire come disse Pulcinella?

(Tutti i presenti sono fermi. Ciccillo e sopraffatto dal dolore e dalle lacrime. Mentre lentamente scende su tutto il buio)

FINE

DOI: 10.1177/0014585818763783
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Title Annotation:Appendice 2; "Speranzella" novel by Carlo Bernari. Nello Mascia's two-stage theatrical adaptation; text in Italian
Publication:Forum Italicum
Article Type:Excerpt
Geographic Code:4EUIT
Date:Aug 1, 2018
Words:18589
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