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Serenita e ambiguita nella Relazione di Antonio Pigafetta.

La lettura di un testo porta a rimettere continuamente in discussione i modi stessi del nostro desiderio di comprendere cio che esso comunica e che, in alcuni casi, e indipendente dal livello del valore estetico del testo stesso. Quanto piu quel valore e giudicato secondo parametri tradizionali, tanto piu tende di solito a ridursi la volonta di capire come il testo funzioni, in quanto l'abbassamento della tensione espressiva sul piano delle forme canonizzate esteticamente porta con se una riduzione dell'interesse critico, nel presupposto ingannevole che il canone letterario obblighi al confronto sempre con valori formali elevati.

La difficolta del giudizio di testi poco apprezzati e frequentati viene dalla fatica ad accettare anche altre misure di valutazione che non siano quelle estetiche tradizionali, sulle quali sia gia esercitata l'opera di controllo e assestamento del gusto secondo l'elaborazione delle varie forme letterarie che esso ha imposto nel tempo.

Un grosso capitolo a se, utile a intendere questa difficolta, e costituito dalla letteratura dialettale, percepita spesso come elemento grezzo dai cultori della letteratura nazionale che si mosse nel solco dei grandi modelli tre-cinquecenteschi. Si pensi alle difficolta, per questo motivo, di far conoscere, prima ancora che di apprezzare, testi come quelli di Ruzzante, o quelli delle farse del teatro napoletano del '500, quando si portino al di fuori dell'area meridionale, in Toscana o nei teatri del nord.

Ancora piu arduo puo essere l'intento di voler far apprezzare l'interesse di un testo che non puo vantare di essere paragonabile con testi del passato nei quali predominante sia il nitore della linea del disegno, della parola e l'armonia del suono; e per di piu sia costruito con una sintassi che appare sconnessa o si serve di forme non sottoposte al vaglio sperimentato di una nobilta di comunicazione.

Puo essere scelto come esempio il caso di uno scritto che gia nell'argomento trattato abbandona il campo delle situazioni piu consuete ed e con evidenza lontano da ogni modello di prosa nobile, privo del corredo di un vocabolario eletto o di un eloquio sonoro. E sia questo il racconto di un viaggio, di un periplo, pero, non comune: quello del racconto della circumnavigazione del globo terrestre, compiuta da Antonio Pigafetta al seguito di Magellano.

L'impresa di Magellano, nel racconto fattone da Pigafetta, era stata gia resa nota dapprima con la pubblicazione in lingua francese di un sunto di essa, a Parigi, tra il 1526 e il 1536. (1) Ma le testimonianze da cui vengono le varie stampe, presentano gia una situazione divaricata e non facilmente riconducibile ad una confluenza di interventi critici che configuri oggi una agevole possibilita di ricostruzione critica del testo. (2)

Per quanto impone l'interesse delle presenti note, bastera ricordare che la versione italiana, che qui importa richiamare, e autorevolmente rappresentata dal codice italiano della Biblioteca Ambrosiana di Milano, Ms. L 103 Sup., pubblicato da Mario Pozzi in elegante edizione nel 1994, in due volumi, uno con la trascrizione, annotazione e commmento, l'altro con la riproduzione del testo, che comprende, corne nella trascrizione a stampa, anche i piccoli vocabolari registrati dal Pigafetta delle lingue locali accanto ai corrispettivi termini italiani. Sono riprodotte nel volume che comprende la riproduzione del testo originale anche le tavole, di varie dimensioni, che illustrano il manoscritto, assieme ai nomi dei luoghi e delle isole con i quali a quel tempo erano designate.

Alla sedicesima illustrazione (riguardante l'isola di Tarenate, o Ternate, nelle Molucche) un piccolo riquadro reca una precisazione di qualche interesse: "Tute le ysole poste in questo libro / sono ne l'altro emisperio del mondo a li antipodi."

La precisazione mostra la preoccupazione di chi approntava il testo nel ricordare che le terre di cui si parla nella Relazione (3) erano poste in luogo ben lontano dal mondo conosciuto, agli antipodi, e certo dunque in uno spazio sperduto, molto probabilmente al di la della linea di demarcazione che era stata stabilita fra zona di competenza futura del Portogallo e quella della Spagna. La cosa interessante, per chi navigava per conto della Spagna, era quella di trovare appunto terre dove una futura autorita potesse venir esercitata.

Con bolla arbitrale del 28 giugno 1493 il papa Alessandro VI, un Borgia, aveva stabilito la linea della divisione tra gli spazi dell'una e dell'altra potenza, proiettate verso occidente, dopo l'evento della scoperta dell'America. Il successivo trattato di Tordesillas del 7 giugno 1494 stabiliva lo spostamento della raya di 370 leghe ad ovest di Capo Verde. Era poca cosa, rispetto allo spazio enorme esistente che si scopri in seguito, verso occidente; ma era quanto sembrava sufficiente al momento per ottenere l'assenso e la composizione delle vertenze frai due potentati rivali. Il Portogallo ne approfitto, pero, per accupare il Brasile.

Magellano e i suoi, frai quali Pigafetta, si mossero verso occidente con un proposito di spinta ben maggiore, cioe per andare a compiere una perlustrazione completa delle disponibilita di spezie dei luoghi intorno alle Molucche ("a scoprire la speseria (4) de le isole de Maluco").

L'annotazione posta accanto al disegno delle isole, di cui sopra si e detto, voleva certo sottolineare il fatto che trovandosi cosi lontane agli antipodi, le isole di cui si parlava e di cui si forniva una rappresentazione grafica delle coste, non erano vicine alla zona di possibili contrasti fra Spagna e Portogallo. E cib varra sia che esse siano state scritte da Pigafetta, sia che siano state vergate da un illustratore sconosciuto, il quale dovette agire in un rapporto stretto con la figura del narratore della Relazione.

Pigafetta scrisse in una prima versione questo suo racconto come un vero e proprio diario, donato, pare, a Carlo V, ma andato poi perduto; e stese poi la Relazione con andamento diaristico, solo dopo essere tomato in Italia. Egli ritiene di poter rivolgersi a Clemente VII, papa Medici (1523), avendo da lui una promessa di pubblicazione. Ma tale promessa non fu poi mai mantenuta.

La figura del committente, forse, e dello sperato promotore della pubblicazione spiega in parte gli indugi dello scrittore vicentino nel parlare del vario agire di Magellano e dei suoi compagni nel far conoscere gli elementi di fondo del pensiero cristiano ai selvaggi che piu sembravano disposti ad accoglierlo; e aiuta a capire anche certe forme meno evidenti che Pigafetta usa nel mettere in rilievo questo aspetto. Ma su questo punto occorrera ritornare. Le considerazioni che qui si svolgono hanno, comunque, semplice valore di proposta di lettura, in attesa di avere una vera edizione critica la cui futura costituzione rimane complicata dalla presenza di manoscritti con due diversi esiti linguistici, italiano e francese, e appartenenti a momenti diversi, sui quali vi sono dunque due storie di trasmissione testuale da ricostruire. (5)

Si tratta, in realta, di un testo straordinario, cosi come fu eccezionale l'impresa di quei navigatori ("navi" vengono chiamate le caravelle nel testo).

Partiti il 10 agosto 1519, giorno di San Lorenzo, dal molo di Siviglia in 237 uomini (ma l'indicazione sembra variare a seconda delle fonti), il manipolo delle cinque navi usate dovette nel corso del viaggio, per ragioni diverse, registrare la perdita di quattro di esse, mentre una sola riporto gli unici 18 uomini ammalati rimasti, che sbarcarono sulla costa spagnola al rientro. Gli altri erano deceduti per cause diverse lungo l'avventuroso percorso.

Evitando l'indugio, per il momento, sui molti particolari che costituiscono i punti di attrazione del racconto, e ripensando all'intero testo nel suo insieme, sembrano risultare piu evidenti i modi del variare dell'attenzione del Pigafetta e forse gli strati successivi d'intervento da lui stesi a fondere la compagine definitiva del testo. Le esigenze legate al tipo stesso di racconto, quello di un viaggio eccezionale, trovano attuazione nella semplicita essenziale di sguardo dedicata ai tempi e agli spostamenti delle navi, con l'indicazione dei mari attraversati, delle coste, delle isole avvicinate, dei monti e dei cieli guardati all'orizzonte. Si legano a questo aspetto, e ne costituiscono la particolare conseguenza e approfondimento, la descrizione degli animali, della produzione di frutta e di verdure che a quei luoghi appartengono. E questo insieme occupa una rilevante fascia di attenzione che prende vita tra l'interesse per i luoghi e le popolazioni descritte, con le loro abitudini, i loro riti, le tradizioni locali, che non sono da Pigafetta criticate, ma piuttosto contemplate con l'occhio dell'agrimensore che ha molti poderi a cui badare.

Le abitudini, i riti degli indigeni sono descritti con serena curiosita, a volte con un corredo generoso di particolari, anche perche gli uomini di Magellano, o per curiosita di conoscenza o per necessita di sostentamento, sono costretti a entrare in contatto non sempre superficiale con loro. (6)

Ricca e la serie degli episodi a tale tema collegati. Ma a tutto questo si aggiunge anche un altro filtro dell'attenzione, quello che mira a selezionare, fra i racconti sulle varie popolazioni indigene, quelli che riguardano le genti che per il carattere e il tipo di reazioni nei confronti dei forestieri, mostrano di essere piu predisposte ad accogliere la suggestione di un messaggio di religiosith diversa. Pigafetta ne parla come se in qualche caso si trattasse di popolazioni infantilmente reattive alle sollecitazioni dei simboli dello spirito religioso e come se la suggestione delle radici naturali della religione locale mostrasse di cedere spazio alla suggestione di un piu alto messaggio, sia pur con molta semplicith simbolizzato.

Vari elementi ci inducono oggi a pensare che la spedizione di Magellano abbia avuto due principali propositi, uno piu e uno meno dichiarato: a quello del controllo della produttivith di spezie, operato sul posto, si accompagnava, non certo cosi proclamato, quello della verifica della reale consistenza di quei territori, della loro possibilith di venir acquisifi dalla monarchia spagnola. E su questa via, l'elemento della disponibilith alla cristianizzazione costituiva certo un fattore di prefatoria indicazione. Cio e vero al punto che in qualche caso, la proposta del messaggio cristiano, operata nei modi piu semplici, quasi si alterna con l'altra sollecitazione, invece polifica, di una futura possibile appartenenza ai territori della corona spagnola la cui autorith e presentata agli indigeni come un premio. Questa preoccupazione di stabilire un rapporto attivo tra l'autorith del re di Spagna, da parte di Magellano, e le comunith locali, qualora queste si fossero mostrate propense ad accettarla, trapela in vari punfi nel racconto e, assieme a quello della individuazione delle terre, sembra mostrarsi come principale intento, preventivamente concordato fin dal momento della partenza.

Se la fascia d'interesse riguardante la possibilita di evangelizzazione delle popolazioni indigene sembra nascere non come deciso proposito iniziale e impegno collegato ad esso al momento della partenza dal "molo di Siviglia" (111), ma con la funzione di collante che si diceva, per l'impulso nato 'sul campo,' dopo che una prima conoscenza con gli indigeni stata fatta, si potrebbe pensare, allora, che le parfi che riguardano le scene, o i tentafivi di cristianizzazione delle popolazioni indigene, siano frutto di un ritorno dell'attenzione di Pigafetta richiamato a colorire pifl attentamente, nella memoria, i particolari di quei momenti, probabilmente anche nella speranza della pubblicazione della sua 'narrazione' in ambito cattolico, dopo che l'elezione di Clemente VII aveva catalizzato intorno a se speranze individuali di molfi, pur nell'esercizio del suo ponfificato che si ando svolgendo fra grandi difficolta.

Quei tratti, o la maggior parte di essi, e probabile appartengano dunque ad uno dei momenti ultimi di costruzione del testo. Ma e solo un'ipotesi, che avrebbe bisogno di prove di filologica certezza.

E anche probabile, e forse anche piu, che la prosa del Pigafeoea negli ambienti della curia romana che vantava un suo livello di tradizionale, raffinato gusto umanistico, non potesse essere considerata sufficientemente pregevole; e che questo atteggiamento critico si unisse agli spiacevoli sospetti di simpatia verso la corona francese che erano stati attribuiti allo scrittore, e non del tutto arbitrariamente. La convergenza di questi due fattori, ma non solo di questi, potrebbe spiegare a sufficienza la mancata, e da Pigafetta sperata, pubblicazione in ambito pontificio.

Tali ipotesi di lettura, piu che affermazioni che pretendano di dover essere accolte, appartengono, comunque, ad un diverso livello di valutazione rispetto a quello con cui ogni lettore preso semplicemente dal piacere del testo e portato a concedersi alla lettura per apprendere o stupirsi di meraviglia. La rete di sostegno della narrazione e formata innanzi tutto dal rispetto dei riferimenti tradizionali propri di ogni viaggio marino, distribuiti a larga maglia, giusto per collocare gli slarghi dell'indugiare descrittivo su referenti ed oggetti indiscutibili dell'accaduto e del reale, ma anche sugli episodi drammatici vissuti, sulle abitudini e riti e sui sentimenti piu semplici delle popolazioni locali incontrate. La serenita descrittiva del momento della partenza si accompagna ad un appena contenuto compiacimento, se non orgoglio, della propria partecipazione all'impresa ("essendo stato ben circa / tre mesi espetando che la ditta [= detta] armata se ponesse in ordine per la partita", 109-10) (7) mentre il numero degli uomini dei cinque equipaggi, assieme alle salve dell'artiglieria, sembravano in quel momento garanzia di successo:</p>

<pre> Luni, a 10 de agosto, giorno di Santo Laurenzio, nell'anno la deto, essendo la armata fornita de tute le cose necessarie per mare e d'ogni sorte de gente--eramo [= eravamo] ducento e trentasete

omini--ne la matina se fecemo preste per partire dal molo de Siviglia e, tirando molta artigliaria deteno el trincheto al vento.

(111) </pre> <p>La matricola Pigafetta e subito intenta a ragguagliare su quanto, una volta partiti, concerne la navigazione, sui particolari del comportamento delle navi nella navigazione nottuma e il sistema di luci usato nella notte, secondo un codice variato di posizioni luminose che si era impresso nella mente del narratore: [Magellano] "de note sempre voleva andar inanzi de le altre navi e elle seguitassemo la sua con una facella grande di legno, che la chiamanofarol, qual sempre portava pendente de la popa de la sua nave" (110) ma intervenendo, poi, variazioni che non vengono dimenticate, di fanali e fuochi [forse 'torce'] con valore segnaletico diverso: due fuochi per far virare, tre fuochi per togliere una parte della vela maggiore, quattro fuochi per far ammainare tutte le vele, piu fuochi o un colpo di bombarda per indicare invece che si stava navigando su fondali bassi.

E una navigazione attraversata da momenti diversi di pericolo, prima di tutto per cause atmosferiche, ma certo anche per quanto di imprevisto pub scaturire dalle popolazioni stesse: e come caso singolare, di raro pericolo, proveniente dagli uomini, non viene lasciato cadere il ricordo di un fatto imprevedibile, quello offerto da certi indigeni che, quasi antesignani degli untori manzoniani, spalmano creme mortifere:</p>

<pre> Un giorno il nostro Re mando a dire a quelli nostri, che stavano nella mercanzia, non andassero de notte fora de casa, per certi de li suoi omeni che se ongono e vano de note e pareno siano senza capo. Quando uno de questi truova uno de li altri, li toca la mano e li la unge un poco dentro, subito colui se infiama e fra tre o quattro giorni more. (173) </pre> <p>Uattenzione, durante un'impresa del genere, non pub che essere allertata da tutto, ma particolarmente si sofferma sui luoghi principali di svolta del viaggio e sui tempi del loro appressamento e abbandono. Come quando, ad esempio, viene raggiunta Tenerife, nelle Grandi Canarie, il 26 settembre 1519 (112); o quando si danno le vele ail'austro nell'affrontare l'Atlantico, passando fra "Capo Verde e le sue isole" (112); o quando ancora, ma in un momento piu tardo, l'undici febbraio 1522, si comincia ad attraversare il "mare grande nominato Lout Chidol" (189), cioe l'oceano indiano. Cosi uno dei grandi punti geografici di riferimento sara poi anche quello del Capo di Buona Speranza, doppiato il 6 maggio, ormai sulla via del ritorno, a quattro mesi di distanza dal rientro in Spagna, avvenuto 1'8 settembre 1522. E con l'ultimo grande momento ricordato, viene liberata anche la soddisfazione maturata per aver portato a termine l'impresa, dopo aver lasciato lungo l'enorme percorso un numero di uomini dodici volte maggiore del numero di quelli che gettarono l'ancora nel porto di Siviglia concludendo il viaggio; il che vuol dire piu del 92 per cento di caduti, e dopo che quattro navi su cinque, per cause varie, erano andate perdute:</p>

<pre> Sabato a sei de settembre 1522 intrassemo ne la baia de San Lucar se non disdoto omeni e la magior parte infermi.... Dal tempo che se partissemo de questa baia fin al giorno presente, avevamo fatto quatordicimille e quatrocento e sesanta leghe e piu, compiuto lo circulo del mondo del levante al ponente. Luni, a otto de settembre,

butassemo l'ancora apreso lo molo de Seviglia e descaricassemo tuta

l'artigliaria. (190) </pre> <p>E la festa delle esplosioni dovette fare da curioso contrasto con l'esiguita del manipolo dei sopravvissuti e insieme da eroico sfondo della scena.

Le abitudini mentali del narratore navigatore sono quelle di chi non si dilata mai troppo nel patetico o in occasioni di commozione; cosi che anche alla protezione divina, a cui pur si pensa, viene accennato in forma rapida, accompagnando uno di quei cenni con la confessione della prevedibilita che quel viaggio non venga compiuto un'altra volta, almeno da quelli che sono stati gia protagonisti della prima. "E se Idio e se la Sua Madre benedeta non ne dava cosi bon tempo, morivamo tuti de fame in questo mare grandissimo. Credo certamente non si fara mai piu tal viagio" (125).

Tutela di una buona navigazione e, oltre al pensiero della protezione divina, anche il monito, o la consapevolezza tranquilla, senza riflessi di apprensione che traspaiano nel dettato, della perdita delle navi dei compagni di viaggio. A cominciare dalla dispersa San Jacopo: "Una nave chiamata Santo Jacopo, per andare a descovrire la costa se perse" (119). Ma in seguito anche la Sant' Antonio, che doveva aspettare la Conception in difficolta, esce di scena, facendo ritorno in Spagna (121); e la Conception a sua volta, essendo rimasti troppo pochi uomini a bordo, viene bruciata dopo che le cose piu utili e funzionanti di essa erano state trasferite sulle altre due navi rimaste (151), cioe la Victoria e la Trinidad. Anche quest'ultima andra poi perduta, a causa di una avaria, con violenta penetrazione di acqua il cui varco non si riesce a individuare, nonostante i tentativi fatti con una tecnica inventata al momento, consistente nel mandare degli uomini dai lunghi capelli sciolti sotto la chiglia, sperando di vedere da quale parte scorresse il flusso dell'acqua che la invadeva:</p> <pre> Mercore mattina, per volerse partire de Maluco, il Re de Tadore, quel de Jaialolo, quel de Bachian, e uno figliolo del Re de Tarenate, tutti erano venuti per accompagnarne infino all'isola de Mare. La nave Victoria fece vela e discostosi alquanto aspettando la nave Trinitade; ma quella, non potendo levare l'ancora, subito fece acqua nel fondo. Alora la Victoria torno al suo luoco, e subito cominciamo a scaricare la Trinitade per vedere se potevamo remediarli. Si sentiva venire dentro l'acqua como per un canone e non trovavamo dove la entrava. Tuto ogi e el di seguente non facessemo altro si non dare a la bomba [=pompa], ma niente li giovavamo. (174) </pre> <p>Quando la spedizione arriva in Patagonia si verifica un momento drammatico che nella prosa del Pigafetta e registrato in modo fin troppo asciutto, quasi a ridurre, nel modo con cui viene controllato il ricordo, la gravita dell'evento. I quattro capitani delle altre quattro navi rispetto a quella dove stava Magellano, si organizzano tra di loro per tradirlo ed ucciderlo. La notizia spunta improvvisa nella pagina del Pigafetta corne un'esplosione esiziale; ma il tentativo viene subito stroncato con decisione:</p>

<pre> subito entrati nel porto, li capitani de le altre quatro nave ordinorono uno tradimento per amazare il Capitanio Generale; e questi erano il veadore [= ispettore] de l'armata, che se chiamava

Ioan de Cartagena, el tesorero Alovise de Mendosa, el contadore

Antonio Coca e Gaspar de Casada. E squartato el veador de li uomini,

fo amazato lo tesorero a pognalade, essendo scoperto lo tradimento.

De li alquanti giorni Gaspar de Casada per voler fare uno altro

tradimento, fo sbandito con uno prete in questa tera Patagonia.

El Capitanio Generale non volse farlo amazare perch6 lo imperatore Carlo lo aveva fatto capitano (119); </pre> <p>dove accanto al riguardo per la sovranita che aveva a suo tempo promosso capitano il personaggio, resta equivoca la figura di quel prete che viene lasciato assieme al de Casada, in Patagonia, non si sa se per conforto religioso o per colpe di cui anch' egli si fosse macchiato e che il Pigafetta non vuole qui trattare piu attentamente.

La spedizione stessa pub comunque procedere, senza deviare troppo dal suo scopo, oltre che per la perizia nella conduzione delle navi attraverso i pericoli delle tempeste marine, anche per questa fermezza d'intervento cruento che elimina la violenza avversaria con interventi energici di forte motivazione, pur variandone la misura.

La prontezza dell'intervento punitivo si esercita con la stessa implacabile decisione, quando se ne verifica il caso, anche a proposito delle genti delle varie terre visitate, se esse coltivano propositi di soppressione nei confronti degli europei sopraggiunti o in occasione di furti imperdonabili:</p>

<pre> Volevano calare le vele acio andasemo in tera; ne roborono lo schifo che estava ligato a la popa de la nave capitania con grandissima

presteza. Per il che corozato [=adirato] il Capitanio Generale ando

in tera con quaranta uomini armati e brusarono da quaranta o cinquanta case con molti barchiti e amazorono sette uomini, e reebe

lo schifo. (126) Vedessemo venire contra nui pit1 de cento prao, partiti in tre squadroni, con altri tanti tunguli che sono le sue barche picole. Quando vedessemo questo, pensando fosse qualche inganno, ne dessemo lo piu presto fo possibile ne la vela e per pressa lasciassemo una ancora. E molto piu ne dubitavamo de essere tolti in mezo de certi iunci che nel giorno passato restarono dopo nui. Subito se

voltassemo contra questi e ne pigliassemo quatro, amazando molte

persone. (156) </pre> <p>L'azione repressiva si svolge senza prolungata descrizione, come un atto semplice e necessario, si appella a una specie di sottinteso in cui la difesa del viaggio e della vita sono tutt'uno, non conoscono piu distinzione. Solo che Pigafetta non costruisce, qui, ma elenca, secondo l'istinto fondamentale primo che e quello di superare comunque l'oggetto, di procedere in avanti col viaggio e col racconto rinunciando, pur di ottenere quel risultato, anche alla varieta di gradazione del racconto.

Naturalmente il fluire di esso e piu morbido, compiaciuto degli oggetti su cui si sofferma, quando soprattutto vengono fatti riemergere dalla memoria i dati che attestano le diverse, sconosciute abitudini delle genti visitate. E saranno allora le note che riguardano l'aspetto salino delle bevande di alcune di quelle genti, e il prolungare i propri pasti per piu ore; e talvolta non questi soltanto sono i motivi di compiacimento: "duro cinque o sei ore uno suo mangiare. Le donne amavano asai piu noi che questi" (145).

Fra gli usi descritti corne in vigore, mantiene certo vivo anche oggi il nostro stupore il sapere che alcune di quelle popolazioni "Bevono l'argento vivo; lo infermo beve per purgarse e lo sano per restare sano" (158), o l'altra prassi, che unisce esigenze di nutrizione e religiosita, per cui sono portati a "non amazare galine ne capre se prima non parlano al sole" (158).

Piu complessa, fastosa, e forse in parte fantasiosa, e la descrizione dei modi tenuti dal sovrano della Cina, che la spedizione non dovette certo poter conoscere nell'interno, ma di cui vide qualche tratto delle coste, dove forse ricevette appunti di racconto altrui:</p> <pre>

Questo Re non si lascia vedere da alguno; ma quando lui vole vedere li sui, cavalca per lo palazio uno pavone fatto maestralmente, cosa richissima, accompagnato da sei donne de le sue piu principale, vestite como lui, finche entra in un serpente detto nagha, rico quanto altra cosa si possa vedere, il quale e sopra la corte magiore del palazio. Il Re e le donne entrano dentro acio lui non sia cognossuto fra le donne, vede li sui per uno vedro grando che e nel petto del serpente.Lui e le donne se ponno vedere, ma non si puo discernere quale e lo Re. Custui se marita ne le sue sorelle, acio lo sangue reale non sia missidiato con altri. (187) </pre> <p>Ma non si saprebbe negare che si nasconda una certa ironia nel modo con cui vien fatta la precisazione di abitudini antropofaghe degli abitanti della terra del Verzin, a 23 gradi dal polo antartico: "Mangiano carne umana de li sui nemici non per bona, ma per una certa usansa" (113).

Vere e proprie curiosita di tipo naturale, per le quali Pigafetta non insiste per trovare la spiegazione, ma che sembrano comunque avere talora un qualche valore allusivo, vengono anche passate in rassegna da una attenzione che non sembra conoscere priorita da rispettare. Cosi corne avviene, ad esempio, per i corpi dei morti affidati alle acque del mare: "In questo poco tempo ne morseno vintiuno omo. Quando li butavamo nel mare, li Cristiani andavano al fondo con lo volto in suso e li Indii sempre con lo volto in giu" (189).

Quando poi, all'arrivo, i reduci si imbattono in quella curiosita della differenza di un giorno tra il proprio conteggio di giomi della settimana e quello che constatano era fatto invece da chi non si era mosso dalla Spagna, nel porto dove erano tornati, la spiegazione razionale che poi ne emerge, e cioe il viaggio verso occidente di tutto il globo, che aveva portato a un anticipo complessivo di ventiquattro ore, risulta corne improvviso approdo della riflessione che appare ora nella sua evidenza e sembra quasi, in questo, una specie di riscoperta del concetto di rotondith della terra:</p> <pre> Cometessemo a li nostri del batelo, quando andarono in tera, domandassero che giorno era. Ne dissero como era a li Portughesi iove. Se maravigliessemo molto perche era mercore a nui e non sapevamo como avessemo erato. Per ogni iorno io, per essere stato sempre sano, aveva scritto senza nissuna intermissione. Ma, como dapoi ne fu deto, non era erore, mail viagio fatto sempre per occidente e ritornato a lo istesso luoco, como fail sole, aveva portato quel vantagio de ore vintiquatro, como chiaro si vede. (190) </pre> <p>L'occhio insegue attentamente ogni cosa, e in alcune cose piu furbescamente indugia, anche se la memoria e la trascrizione scritta di essa tende poi a uniformare, a livellare, a proporre sempre con tono di naturalezza:</p> <pre>

Questi omini subito pigliorono solamente li sui archi e le sue femine, cargate como asine, portorono il tuto. Queste non sono tanto grandi, ma molto piu grosse. Quando le vedessimo, grandamente

stessemo stupefati. Hanno le tete longhe mezo brazo; sono depinte e vestite como loro mariti, se non dinanzi a la natura hanno una

pelessina chela copre. (117) </pre> <p>Aspetto disusato di cio che si vede, a volte; ma anche di deformazioni provvisorie di cui si subisce l'evento sul proprio stesso corpo; come quando si annota, verso la fine del 1520, che "sovra tute le altre sciagure questa era la pegiore: cressivano le gengive ad alguni sopra li denti cosi de soto como de sovra, che per modo alguno non potevamo mangiare" (124). (8)

L'insieme di queste annotazioni minori da il senso piuttosto ricco della varieth con cui il non consueto, il meraviglioso o l'abnorme si ripropongano continuamente a sostegno di un'idea di normalith che e varieth e forse sregolatezza, ma che si riconduce anche e si ricompone in nuovi sistemi ancora in vigore nei paesi culturalmente periferici al mondo europeo e di quelle tradizioni importatori fra i piu antichi.

Si veda come rimanga sempre abbozzata la possibilith di un'esistenza socialmente piu articolata di quelle popolazioni, mentre continuano a prevalere le passioni generali di sempre, le esigenze nutritive, l'istinto della difesa, quello del possesso, il bisogno del riconoscimento di identith e dignith, il bisogno di rilassamento e di svago. Anzi, e su quest'ultimo punto che le abitudini indigene chela memoria ha raccolto sembrano collegarsi direttamente con abitudini che credevamo piu tarde nel tempo, e appartenenti ad altra parte del mondo, come la descrizione di questa scena di combattimento fra galli:</p> <pre>

Hanno galli grandi molto domestici. Non li mangiano per una certa

sua venerazione. Alguna volta li fanno combatere l'uno contro l'altro; e ogni uno mete per lo suo uno tanto e poi de cului, che

e suo el vincitore, e suo el premio. E hanno vino de riso lambicato

piu grande e megliore de quello de palma. (153) </pre> <p>Anche la scommessa, dunque, sul gallo vincitore, come nelle moderne suburre delle metropoli orientali, ridiffuse in certa filmografia piu incupita del cinema americano.

Se lo svolgersi del racconto sembra disteso, sereno, anche quando contiene le novita imprevedute di alcuni luoghi esplorati, colti in un loro momento di tranquillita nel rapporto coi navigatori, questo aspetto risulta ben piu evidente quando viene isolato un momento di vero indugio descrittivo della natura, del paesaggio o della vita degli animali.

Sono di questo respiro le veloci immagini che riguardano la vista di alti monti innevati, nel momento in cui la flotta attraversa lo stretto che sara chiamato poi appunto di Magellano, prima di affacciarsi sul Pacifico ("Questo streto e longo cento e diece leghe, che sono 440 millia, e largo piu e manco de meza lega, che va a referire in uno altro mare chiamato Mar Pacifico, circundato da montagne altissime caricate de neve", 120); o anche a volte lo spunto per creare la suggestione ad immaginare i particolari di una scena piu che indugiare a descriverla (ad es. un fortunale nella baia: "La notte ne sovravenne una grande fortuna che duro fino a l'altro mezoiomo, per il che ne fu forza levare l'ancore e lassiare andare di qua e de la per la baia", 120).

A volte invece il paesaggio e come soppresso, perche la realta quotidiana si fa di colpo angusta e non permette altra consolazione se non quella della sopravvivenza, non appena iniziato l'attraversamento del Pacifico ("Stessemo tre mesi e vinti iorni sensa pigliare refrigerio de cosa alguna. Mangiavamo biscoto non piu biscoto, ma polvere de quello', 124). E paragonabili a questi sono i tratti in cui domina il silenzio e l'isolamento: "Essendo l'invemo, le navi introrono in uno bon porto per invemarse. Quivi stesemo dui mesi senza vedere persona alguna" (116).

E una solitudine, questa, che a volte, ma raramente, dimentica se stessa per alzarsi dalle acque e dalle terre verso il cielo, dimenticandosi con l'incanto di una diversa combinazione di luci che di notte esso offre rispetto al cielo conosciuto dell'emisfero artico:</p> <pre>

Il polo antartico non e cosi stellato como lo artico. Se vede molte

stelle piccole congregate insieme, che fanno in guisa de due nebule

poco separate l'una da l'altra e uno poco ofusche, in mezo de le

quale stanno due stelle molto grandi ne molto relucenti e poco se

moveno. Queste due stelle sono il polo antartico. La calamita nostra, zavariando (9) uno sempre, tirava al suo polo artico, niente

de meno non aveva tanta forza como de la banda sua. (125) </pre> <p>La descrizione e ancora una volta attenta, analitica; ma non funge da premessa, nemmeno qui, per slanci di considerazioni sublimanti, pur senza, per altro, essere scientifica. Pigafetta e buon massaio del suo piccolo cantiere di mezzi descrittivi, non si avventura all'uso di strumenti piu complessi, dalla concezione ardita, ma nemmeno si ferma a filosofare, coi suoi mezzi, su tutti quei campi di esperienza che gli sono accessibili.

Vi sono, in questa prosa disadorna e grezza, delle sementi di meraviglia come racchiuse in se stesse e forse trasportabili anche in altro dettato; e riguardano ancora una volta alctmi elementi naturali tutti continuamente da scoprire. A cominciare dall'accostarsi di alcuni pesd dal volume cospicuo e, inaspettatamente per noi, dal nome che ritroviamo oggi in una localita famosa per i turisti, in una delle estremita della baia di S. Francisco ("Tiburon"): ("Venivano al bordo de le nave certi pessi grandi che se chiamano tiburoni", 112); e poi al curioso tipo di ucceili nel quale "quando la femina vol far li ovi, li fa sovra la schena del maschio, e ivi se creano" (112-13). E poi ancora pesci, pesci che volano; o pesd che compattamente stanno riuniti insieme e corne in preghiera: "Ancora viti (10) molti pessi che volavano, e molti altri congregadi insieme, che parevano una isola" (113).

Il navigatore provato, come il suo comandante, da tante tempeste, sfuggito alle malattie e alla zagaglia barbara, quando una attrattiva di particolare delicatezza gli apre l'animo, non sa resistere alla voglia di essere piu diffuso nel tesaurizare le sue percezioni, magari per approfondire la conoscenza di un elemento cosi poco importante per il suo viaggio, come puo essere un flore:</p> <pre> Nel medesimo giorno andai in terra per vedere como nascevano li garofali. Lo arburo suo e alto e grosso como uno omo al traverso e piu e meno; li sui rami spandeno alquanto largo nel mezo, ma nel fine fanno in modo de una cima. La sua foglia e como quella del lauro; la scorsa e olivastra. Li garofoli veneno in cima de li ramiti, diece o vinti insieme. Questi arbori fanno sempre quasi piu d'una banda che de l'altra, segondo li tempi. Quando nascono li garofoli sono bianchi, maturi rossi e secchi negri. Se coglieno due volte a l'anno, una de la nativita del Nostro Redentore, l'altra in quella de Santo Ioan Battista, perche in questi dui tempi e piu temperato l'arie; ma piu in quella de Nostro Redentore.... Vedevamo nui quasi ogni giorno una nebula discendere e circondare mo l'uno mo l'altro de questi monti, per il che li garofoli diventano perfetti. Ciascuno de questi popoli hanno de questi arbori e ogni uno custodiscono li sui ma non li coltivano. (168) </pre> <p>Punte come questa, e come varie altre, della mobilita ed anche gratuita di direzioni dell'attenzione descrittiva non rientrano certo ne nelle informazioni sulla "speseria" (109), cioe la capacita produttiva di spezie, che era stata dichiarata come intento principale del viaggio da parte dei suoi organizzatori, ne rispondono all'attesa di "molti curiosi" di conoscere "li mezi e modi e vie" (109) tenuti dai circumnavigatori per compiere la "longa e pericolosa navigazione" (109). Ma piu ancora sono le note sulle genti incontrate e, magari per poco, frequentate, quelle che si collocano al di fuori dei propositi iniziali del viaggio e che motivano assai bene assieme alle altre la precisazione che compare giustamente solo verso la fine del testo, definito come un libro in cui si informa su "tute le cose passate di giorno in giomo sul viagio nostro" (190): appunto una breve storia anche di giudizi, di impressioni e di conoscenze e non un semplice giornale di bordo.

In questo spazio di naturale eccedenza dell'attenzione rispetto ai propositi di ragguaglio sulla produttivita di spezie locali e sul tracciato del viaggio percorso, occupa una posizione spedale, imprevedibile, il racconto di alcuni episodi drammatid riguardanti alcuni personaggi, collocati quasi in una luce piu intensa, che sono costretti, pero, a lasdare presto lo spazio al movimento inarrestabile della memoria, verso i luoghi ed i mari che aspettano ancora di essere attraversati perche l'intero ragguaglio delle cose viste si compia.

Fra i quadri di parentesi cruente, o intensamente drammatiche, fa spicco il breve racconto che riguarda Ioan Serrano, spagnolo, che insieme a Duarte Barbosa, portoghese, favorisce la trama di un complotto, allettando gli indigeni con l'idea di poter impadronirsi della nave in cui si trovava e delle mercanzie contenute in essa.</p> <pre> Iovan Carvaio con lo barizello (11) tornorono indietro e ne dissero como visteno colui resanato per miracolo menare lo prete a casa sua, e per questo s'erano partiti, perche dubitavano de qualche male. Non dissero cosi presto le parole che sentissimo gran gridi e lamenti. Subito levassemo l'ancore e tirando molte bombarde ne le case, ne apropinquassemo piu a la terra; e cusi tirando, vedessemo Ioan Serano in camisa, ligato e ferito, gridare non dovessemo piu tirare perche l'amazarebeno. Li domandassemo se tutti li altri con l'interprete erano morti. Disse tutti erano morti salvo l'interprete. Ne prego molto lo dovessemo rescatare con qualche mercadanzia; ma loan Carvalo, suo compare, e gli altri, non volsero, per restare loro patroni, andasse lo batello in tera. Ma Ioan Serano, pur piangendo, ne disse che non avessemo cosi presto fatto vela che l'averiano amazato e disse che pregava Idio, nel iomo del iudizio, dimandasse l'anima sua a Ioan Carvaio, suo compadre. Subito se partissemo; non so se morto a vivo lui restasse.

(148) </pre> <p>Ma certo, pit drammatica e grave e l'uccisione di Magellano, il grande comandante, operata dagli indigeni non molto prima, in una specie di agguato di circa mille e cinquecento assalitori contro i 49 uomini che Magellano in quel momento aveva con se:</p> <pre>

Gli indigeni stanno ormai assalendo all'intomo e da vicino il gruppo degli spagnoli. "Vedendo questo, lo Capitanio Generale [cioe vedendo che gli indigeni saltavano tutto intorno assalendo] mando alguni a brusare le sue case per spaventarli. Quando questi visteno brusare le sue case, deventorono piu feroci. Appresso de le case foreno amazati dui de li nostri, e vinti o trenta case li brusassemo. Ne venirono tanti adosso che passarono con una freza venenata la gamba drita al Capitanio, per il che comando che se retirassemo a poco a poco; ma loro fugirono si che restassemo da sei a otto con lo Capitanio. Questi non ne tiravano in altro se non a le gambe, perche erano nude. Per tante lance e pedre che ne traevano non potessemo resistere. Le bombarde de li battelli, per esser troppo lungi non ne potevano aiutare, / si che venissemo retrandosi piu de una bona balestrata longi de la riva, sempre combatendo ne l'acqua fino al ginochio. Sempre ne seguitoro e repigliando una medesima lancia quattro o sel volte, ne la lanciavano." (146-47) Questi, coniossendo lo Capitanio, tanti si voltorono sopra de lui, che dui volte li botarono lo celadone [: copricapo militare rinforzato] fora del capo, ma lui, como bon cavaliero, sempre stava forte. Con alguni altri piu de una ora cosi combatessemo e, non volendosi piu ritirare, uno Indio gli lancio una lansa de cana nel viso. Lui subito con la sua lancia lo amazo e lasciolila nel corpo; poi volendo dar de mano a la spada, non pote cavarla, se non meza per una ferita de canna aveva nel brazo. Quando visteno questo tuti andorono adosso a lui, uno con uno gran terciado, che e como una scimitara, ma piu grosso, li dete una ferita nella gamba sinistra, per la quale casco col volto innanzi. Subito li furono adosso con lance de fero e de cana e con quelli sui terciadi, fin che il spechio, il lume, el conforto e la vera guida nostra amazarono. Quando lo ferivano, molte volte se volto indietro per vedere se eramo [=eravamo] tutti dentro ne li battelli: poi, vedendolo morto, al meglio potessemo, feriti, se ritrassemo a li battelli che gia se partivano. Lo Re cristiano ne averebe aiutato, ma Io Capitanio, inanzi desmontassimo in tera, li comise non si dovesse partire dal suo balonghai e stesse a vedere in che modo combattevamo. Quando lo Re sepe come era morto, pianse. Se non era questo povero capitano, niuno de noi se salvava ne li battelli, perche quando lui combatteva, li altri se retiravano

a li batelli. (147) </pre> <p>Vi e spazio anche, sulla pagina, per un breve ma partecipe giudizio esaltatorio della memoria del gran capitano, nel rivolgersi del Pigafetta al destinatario del suo libro: "Spero in Vostra Illustrissima Signoria la fama d'uno si generoso Capitanio non debia essere estinta ne li tempi nostri" (147), poiche "se vede apertamente ninguno altro avere avuto tanto ingenio ni ardire de sapere dar una volta al mondo, como ia quasi lui aveva dato.

Questa bataglia fo fatta al sabato vintisete de aprile 1521 ('il Capitanio la volse fare in sabato perche era lo giorno suo devoto,' 147). Dove anche non si sa quale triste sorriso o quale riflessione accorata si mescolino nell'annotare anche quest'ultima particolare coincidenza. E viene, come d'improvviso, in mente, a questo punto, che in tutta la Relazione non si ha mai un solo momento in cui con Magellano un qualche dialogo venga ricordato da Pigafetta, che era con lui nella sua stessa nave. Il comandante e ripensato, cioe, costantemente nel flusso del proprio agire, mai in alcun momento di cameratesca confidenza.

Indugio piu continuo e ritornante e insomma piu diffuso spazio e dedicato al gusto per l'aspetto de[la ritualita con cui le due comunita, cristiana e indigena vengono a contatto, che si presenta a volte come momento religioso, ma anche corne presenza legata a vari altri momenti della vita quotidiana. L'ossequio alla ritualita del buon cristiano viene ricordata ovviamente come un atto consueto, la dove ne e possibile l'attuazione ("ogni di ne andavamo in tera ad aldir (12) messa', (111), accompagnandosi talvolta anche alla confessione attuata in forma generale (111) e a volte alla comunione (120). A volte la messa e replicata per i selvaggi piu docili, con gratificazione per lo sguardo dei cristiani navigatori ("questi stavano con tanta contrizione in genocchioni, alsando le mani giunte, che era grandissimo piacere vederli", 114).

Anche qui, una esperienza precisa, come quella di un singolare battesimo, porta a far emergere aspetti di singolarita la cui suggestione viene stimolata ma lasciata in parte alla immaginazione del lettore: cosi, la visione del solitario gigante indigeno con cui una parte dell'equipaggio entra in contatto, un giorno, che "saltando balava e quando balava, ogni volta cazava li piedi soto terra un palmo. Stete molti giorrni con nui, tanto che 'l batizassemo, chiamandolo Ioanni, cosi chiaro pronunziava Iesu Padre Nostro, Ave Maria, Iovani como nui, se non con voce grossissima" (117).

Il segnacolo della croce non viene mai dimenticato dai marinai di Magellano; viene anzi associato, appena sia possibile, al ricordo dell'autorita politica in nome della quale si era mossa tutta l'impresa delle cinque navi spagnole: "Qui in cima al piu alto monte, drizasemo una croce in segno de questa terra che era del Re de Spagna e chiamassemo questo monte Monte de Christo" (120).

Proprio verso la meta del racconto e del viaggio, questa presenza dei simboli e del rituale cristiano, delle tradizioni locali, dei contatti abbastanza distesi con gli indigeni, tranne gli episodi ricordati, si mescolano insieme con un ritmo piu frequente che, a ripercorrere i singoli tratti, non sembra perb portare a una vera integrazione o radicamento di nuova fede religiosa. Cosi, mentre viene annotata corne lieve colpa di buon cristiano quella di aver mangiato una volta carne al Venerdi Santo (131), il rituale della messa ritorna, anche se il gruppo di indigeni che si e mostrato sensibile alla sua celebrazione non partecipa all'" offertorio" (132), ma poco dopo rimane attivamente implicato in una alternanza di momenti di religiosith cristiana e di vitalita e ritualith indigena:</p> <pre> Finita la messa, alquanti de li nostri se comunicarono. Lo Capitanio Generale fece fare uno ballo con le spade, de che li Re [= i capi tribu] ebbeno gran piacere ... poi fece portare una croce con li chiodi e la corona, a la qual subito feceno reverenzia. (133) </pre> <p>L'intimita di questi rapporti di convivenza, di simpatia e anche di sospetto si accentuano proprio dopo che gli spagnoli, il 6 marzo 1521, raggiungono un'isola dove si fermano vari giorni prima di proseguire per Ceylon, Bohol, Canighan, Baybai e Gatighan, secondo la toponomastica di allora. Il rituale cristiano, nei vari esempi adducibili, si propone come offerta di compartecipazione all'inizio e come nuova apertura spiritune, ma anche poi, si vedra, come richiesta di accettazione e soggezione.

Ma intanto, la memoria di Pigafetta si conforta vivamente e secondo un gusto piu contemplativo e meno disposto a notazioni problematiche, lasciando generoso alimento all'immaginazione del lettore, provocata da certi momenti della ritualith pagana a Giava; a partire, da esempi, rari, di rituale funerario, registrati con attento rispetto:</p> <pre> Anco ne dissero che quando uno omo de li principali de Iava more, se brusa lo suo corpo. La sua moglie piu principale adornasi con girlande de fiori e fassi portare de tre o quatro omini sovra uno scanno per tuta quella vila e, ridendo e confortando li sui parenti che piangeno, dice: "Non piangere, percib me vado questa sera a cenare col mio caro marito e dormire seco in questa notte." Poi 6 portata al loco dove se brusa lo suo marito e lei, voltandosi contra li sui parenti e confortandoli un'altra fiata, se getta nel fuoco, ove se brusa lo suo marito. E se questo non facesse, non saria tenuta donna da bene, ne vera moglie del marito morto. (185) </pre> <p>A esempi di questo tipo si pub aggiungere anche il ricordo del rituale di rappresentanza, per un pranzo importante offerto a un capo indigeno, a preparare il quale luci e colori, sullo sfondo di un probabile silenzio, diventano la vita principale della scena:</p>

<pre> Luni il nostro Re mando uno convito al Re de Bachian per cinquanta donne, tutte vestite de panni de seta, de la cinta fina al ginocchio. Andavano a due a due con uno omo in mezo de loro. Ogni una portava uno iato grande pieno de altri piatelli de diverse

vivande. Li omini portavano solamente lo vino in vasi grandi. Diese

donne de le piu vecchie erano le maciere. Andarono in questo modo

fina al prao e apresentarono ogni cosa al Re, che sedeva sopra lo

tapeto sotto uno baldachino rosso e giallo. (172) </pre> <p>Il rispetto nei confronti dei modi indigeni tenuti nei momenti principali della vita di ogni giomo, a volte si connette ad un impulso descrittivo che lascia il posto a prospettive anche pratiche di importazione di qualche particolare ricetta che potrebbe, forse, venire sperimentata; come nei preparativi di una cena in un'isola vicina a Panilongon:</p> <pre> Venne poi la cena de riso e pesce molto salato, posto in scutelle

de porcelana. Mangiavano lo riso per pane. Cocono lo riso in questo

modo. Prima meteno dentro in pignate de terra como le nostre una

foglia grande che circunda tuta la pignata; poi li meteno l'acqua e il riso coprendola; la lasciano bugliere fin che vene lo riso duro como pane. Poi lo cava- / no fuora in pezi. In tute queste parte cocono lo riso in questa sorte. (151-52) </pre> <p>Si profilano poi, anche, rituali piu curiosamente eterodossi, a cui gli europei accondiscendono con la frettolosita necessaria di chi vuol accantonare presto l'episodio ricordati da Pigafetta in modo impassibile, come le procedure di alcuni indigeni usate per sigillare un vincolo di amicizia appena raggiunto; di amicizia e di pace: "Lo Re fece pace con noi, tagliandose un poco con uno nostro cortello in mezo del petto, e sanguinando se toco la lingua e la fronte in segno de piu vera pace. Cosi fecemo anco nui" (153).

Impassibilmente stupita e la registrazione di usi che invece continuano fra le genti del luogo senza procurare danno o pericolo per i visitatori spagnoli, ma che non per questo perdono il sapore della loro curiosa singolarita. Cosi quando gli ospiti europei vengono istruiti su corne al sovrano del posto andavano tributate speciali riverenze ("ne insegno dovessemo fare al Re tre reverenzie con li mani ionte sopra lo capo, alzando li piedi, mo uno, mo altro, e poi le basassemo. Cosi fo fatto. Questa e la sua reverenzia reale", 155). Oppure quando si viene informati dei severi costumi che circondano la residenza del sovrano di Tadore (o Tidore) che vieta ad ognuno di vedere le proprie mogli: "Niuno senza licenzia del Re le puo vedere, e se alguno e trovato o di giorno o de notte apresso la casa del Re e amazato. Ogni famiglia e obligata de dare al Re una o due figliole" (165).

Non rimane escluso, pero, dalla galleria dei ricordi nemmeno la scena in cui, davanti a Mansur, sultano di Tidore, l'intento evangelizzatore degli Spagnoli e costretto ad arrestarsi e a disarmare accettando un giuramento fatto da lui sul Corano, pur di avere la sudditanza al re cattolico da quel capo, ricordata quasi con gusto ironico:</p> <pre>

Poi fece portare lo suo Alcorano e prima basandolo e metendoselo

quatro o cinque volte sovra lo capo e dicendo fra se certe parole

(quando fanno cosi chiamano zambabean) disse in presenzia de tutti

che iurava per Ala e per lo Alcorano aveva in mano sempre volere

essere fidele amico al Re di Spagna. Disse tutto questo quasi piangendo. Per le sue bone parole li prometessemo de aspettare ancora quindici giorni. Alora li dessemo la firma del Re e la bandiera reale. (170) </pre> <p>Ma la singolarita di un evento puo anche venir goduta nei modi sereni e incantati di quando viene ricordata la sfilata di rappresentanza organizzata per recare l'omaggio di alcuni doni al sovrano del luogo da parte dei navigatori europei:</p> <pre> finche venirono dui elefanti coperti de seta e dudisi omini con uno vaso per uno de porcelana coperto de seta per coprire nostri presenti; poi montassemo sopra li elefanti e questi dodici omeni ne andavano dinanzi con li presenti ne li vasi. (154) Retornassemo sovra li elefanti a la casa del governatore; sete omini portorono il presente del Re sempre dinanzi. (155) Venissemo sovra li elefanfi fino a la riva del mare, dove forono dui prao che ne condussero a le navi. (156) </pre> <p>Dei sentimenti dei selvaggi compaiono in primo piano, si e detto, quelli atavici; ma il mondo dell'eros viene di necessita spostato su di uno sfondo non sempre decifrabile, emergendone solo l'aspetto piu affidato al momento contemplativo. A guardar bene, anche nei confronti del sentimento religioso la pellicola della memoria dello scrittore non rimane impressionata che da atti di superficie, non essendovi dialogo mediante il quale si entri in zone di un'interiorita piu radicata di esso. Per i momenti piu quotidianamente 'borghesi' un breve e curioso barlume di testimonianza rimane per un momento rapidamente colto a proposito di un raro affiorare di gelosia dei selvaggi delle Molucche, che sono--dice Pigafetta--"tanto gelosi de le sue moglie che non volevano andaseno nui in terra con le braghete discoperte, perche dicevano le sue donne pensare nui sempre essere in ordine" (169).

Quando si superi questa rugosa e poco piacevole scorza di un linguaggio che non aderisce agilmente ne con eleganza e tradizionale proprieta alle sinuosita del reale e alle giunture piu flessibili del pensiero, si puo sentire allora accanto all'interesse che provoca l'intera narrazione anche il bisogno di mettere piu focalmente a punto il modo di leggere la Relazione di Pigafetta. Un passo, a questo proposito, sembra poter essere assunto corne sintomaticamente rappresentativo dei tratti analoghi presenti nel testo del Pigafetta, che possono essere assimilati ad esso e sembrano leggibili attraverso un filtro che permetta di rilevare meglio la complessita di umori con cui, piu di quanto non paia, sono costruite queste pagine.

I navigatori europei, giunti frai selvaggi filippini, riescono a volte a stabilire dei buoni rapporti con le tribu incontrate e intravedono la possibilita di diffondervi la religione cristiana. Con una di queste comunita, pero, i rapporti a un certo punto divengono per tale motivo piu complicati:</p> <pre> Il Capitano generale uno giorno disse al re e a li altri per qual ragione non brusavan li suoi idoli, come li avevano promesso, essendo Cristiani, e perche se li sacrificava tanta carne. Resposero quel che facevano non lo facevano per loro, ma per uno infermo, accio li idoli li dasse la salute, lo quale non parlava gia [da] quattro giorni. Era fratello del principe e lo piu valente e savio de la isola. Lo capitano gli disse che brusassero li idoli e credessero in Cristo e se l'infermo se battizzasse, subito

guarirebbe, e se cio non fosse gli tagiassero lo capo. Allora rispose lo re lo farebbe perche veramente credeva in Cristo. Facessemo una processione da la piazza fino a la casa de lo infermo, al meglio potessemo, ove lo trovassemo che non poteva parlare ne moverse. Lo battezzassemo con due sue mogliere e X donzelle. Poi lo capitano gli fece dire come stava: subito parlo e disse come per la grazia di Nostro Signore stava assai bene. Questo fu uno manifestissimo miracolo nelli tempi nostri. (13) </pre> <p>Un brano, questo, su cul l'attenzione degli esegeti della letteratura di viaggio e delle scoperte geografiche e trascorsa senza provocarne l'attenzione critica. Se un qualche dubbio sulla presenza di vaghi spunti ironici, mai sviluppati del resto, e presente in qualcuno dei segmenti di testo riportati in precedenza, questo che da ultimo si e citato merita piu attenzione, perche piu strutturato nei suoi elementi e percib utile a favorire l'intelligenza del modo con cui Pigafetta guarda al processo di evangelizzazione di quelle tribu asiatiche. A trascurare possibili altre note che potrebbero illustrare i particolari minori del brano stesso, qui spiccano due punti che aiutano con la combinazione o l'esclusione della possibilita di un riferimento sintattico, l'esclusione o l'avallo di un atteggiamento ironico dello scrittore.

L'infermo in questione--dice Magellano, secondo il racconto di Pigafetta--se si fosse fatto battezzare, sarebbe subito guarito; "e se cio non fosse gli tagiassero lo capo." Sintatticamente il pronome pub riferirsi sia all'infermo che a colui che parla, cioe a Magellano, (e quindi il" se cio non fosse" si riferirebbe all'ipotesi "se non fosse guarito', non all'altra, piu esplicita, "se non l'avessero battezzato'). La possibilita di due interpretazioni esiste a causa del lasco sintattico riferibile al soggetto parlante e anche all'oggetto, cioe all'infermo di cui si parla. Se il "gli" si riferisse al soggetto parlante, Magellano, il commento che spunta alla fine e dice "Questo fu uno manifestissimo miracolo nelli tempi nostri" (143), acquisterebbe una certa plausibilita, nel senso che senza costrizione si sarebbe avuta una dichiarazione spontanea di guarigione, la quale per la rapidita con cui avviene pub essere intesa come miracolo. Se invece l'interpre tazione deve essere quella, certo piu probabile, di riferire il pronome personale all'infermo, l'intera prima frase acquista il tono evidente di una chiara minaccia; e la nota finale, quella sul miracolo, non pub che essere letta se non come espressione od accenno di dubitosa ironia. L'interpretazione diversa che puo derivare da un uso sintattico equivoco, puo a volte mettere, dunque, o no in rilievo un intero atteggiamento psicologico e ideologico e collegarsi con i casi minori di sorridente distacco di fronte a situazioni in qualche modo analoghe. E un congegno raro, sembra, di occasione di lettura, questo, che funziona, s'intende, quando non venga smentita l'autenticita del testo su questo punto, e siano da escludere manipolazioni o aggiunte di altra mano su di esso. Ecco che riceve cosi conferma l'avvertimento sull'importanza di una edizione critica integrale futura della Relazione, perche appunto essa puo decidere anche di questioni delicatamente sottili che hanno ripercussione e funzione di slargo problematico sull'intera collocazione prospettica di certi stati d'animo e convinzioni piu o meno apertamente espresse di uno scrittore.

Pigafetta, se quello che si e citato rimanesse il testo criticamente certo, pare anche per questi riscontri non un uomo che parte accompagnando un grande comandante e, mentre e attento ai momenti del viaggio, ai luoghi, alle spezie prodotte dalle genti che incontra, ai loro costumi, sostiene a voce alta l'evangelizzazione di quelle genti, ma e anche un intellettuale che, curioso nel seguire con sguardo critico cio che vede, talvolta accenna con ironico ma coperto sorriso alla pratica decisa e sbrigativa con cui la guida dell'impresa provvede alla diffusione del rito cristiano presso gli indigeni incontrati.

Quando la nave riparte, naturalmente, questi particolari, queste zone meno dichiarate di sentimento, sembrano riassorbite dalle altre preoccupazioni del viaggio, dai problemi concreti del procedere. Ma intanto, il seme di una considerazione autonoma e individuale di fronte a una predominante tendenza dei piu e germinata. Anche in Pigafetta, dunque, a un cosi alto livello cronologico del '500, a secolo appena iniziato, pur timidamente questo awiene, e ben prima che maturino le piu note resistenze uffidali nei confronti di autorita spirituali e politiche. Ma forse era quanto bastava perche, assieme alle naturali nudita che nella Relazione sono descritte, assieme alla inferiorita del suo linguaggio rispetto alla tradizione colta tosco-romana, aggiuntevi le voci sulla simpatia del Pigafetta per la monarchia francese, per non dire poi di altri piu gravi elementi, come l'esaltazione di Magellano e l'accusa di tradimento nei confronti dei capitani spagnoli, la stampa promessa a Roma da Clemente VII non avesse seguito.

Il dubbio interpretativo a cui si e accennato, nasce da ingenuita di scrittura del Pigafetta o da calcolo aweduto nel rendere meno netta, piu vaga, l'idea di forte repressione con la quale quei navigatori spagnoli stavano provvedendo a cristianizzare le popolazioni di quelle lontane isole? Anche questo, a rifletter bene, resta in una zona di ambiguita che attraversa la prosa del Pigafetta e risponde ad un atteggiamento che e scelta personale ma insieme e anche storicamente motivato.

Come esistono le testimonianze, magari anche rare e nascoste, di interventi censori nei confronti di impulsi ideologici e religiosi giudicati irregolari nella nostra letteratura, anche nel '500, nei suoi primi anni, cosi si trovano i casi di critica osservazione come questo presente, in cui una volonta moralmente invasiva viene descritta, accompagnando la descrizione con una indicazione ironica di quanto non autenticamente viene provocato, espressa pur in maniera non del tutto esplicata. Si pensi anche, in aggiunta e conferma di cio, a quanto Pigafetta descrive altrove, quando annota il giuramento raggiunto con Mansur, sultano di Tidore, non assumendo a solennita del momento il testo del Vangelo, ma una copia del Corano, baciata e tenuta piu volte sulla testa da quell'autorevole personaggio, scena che forse dovette divertire Pigafetta, ispirato qui per un istante dalla musa Talia, ma che non dovette essere troppo ben considerata, assieme alle altre ragioni gia dette, dagli esperti di Clemente VII e da lui stesso, aggiungendosi alle altre ragioni per motivare il diniego della stampa.

Una lettura che gia propenda verso l'interpretazione che sembra meglio suggerita da tutto il contesto, cioe verso l'idea di una imposizione autoritaria di una fede, implica che si accolga l'idea di una prospettiva ingenua posta in atto dal narratore; ma questo necessariamente ci induce ad allargare il sistema di riferimento di questa ingenuita, a considerarla, cioe, come appartenente a un momento storico in cui le procedure disinvolte di coercizione verso l'assunzione di una fede vengono provocate senza troppe remore.

Quando si possa invece stabilire che lo scrittore vive, ma con critica partecipazione, la situazione storica del suo tempo o ne condivide solo relativamente le generali istanze, ecco che devono cambiare i criteri del nostro giudizio: chi scrive ci dovra sembrare, allora, piu maliziosamente attento al significato possibile, oltre che a quello piu palese; la sua prosa piu ricca di effetti di messaggio da approfondire. Occorre, pero, si modifichino in questo caso i nostri modi di lettura; poiche piu chiaramente ci appare come la nostra valutazione del livello di espressivita dipende da ragioni che non sempre sembrano muovere da presupposti di natura solo estetica.

Se possiamo assimilare l'etica del narratore con quella predominante dell'epoca in cul egli scrive, allora lo spessore del suo messaggio sembra ridursi, si avvicina alla semplice testimonianza e le motivazioni estetiche si riducono. Se possiamo, invece, stabilire il suo parziale e magari coperto dissenso rispetto all'etica di fondo del gruppo in cui egli vive e si muove, l'effetto del suo comunicare si arricchisce e le stesse intenzioni estetiche individuabili nei suoi scritti sembrano moltiplicarsi sottoponendoci un piu ricco problema interpretativo. Ma questa seconda via resta solo un'ipotesi finche non sia stabilita con qualche sicurezza l'adesione a una divergenza, a una protesta, ad una visione critica di chi scrive rispetto alla prassi che intorno a lui e piu quotidiana e scontata.

Per tale diverso orientamento di lettura, non sembrano esistere quindi valori estetici immutabili, ma solo rapportabili alla prospettiva, al 'frame' di storia della cultura e delle idee in cui collochiamo ogni singolo scrittore. Resta aperta, s'intende, la discussione se tale affermazione possa avere valore non per alcuni generi letterari soltanto, e in esemplari meno raffinatamente impegnati nella scrittura, o invece anche per ogni tipo di espressione letteraria indipendentemente dal genere a cui essa appartiene.

GIOVANNI DA POZZO

Universita degli studi di Padova

NOTE

(1) Ma per la bibliografia sui manoscritti, fonti ed edizioni, bastera il rinvio a quanto raccoglie Mario Pozzi nella sua edizione della Relazione primo viaggio intorno al mondo, con il tratlalo della sfera, edizione a cura di Mario Pozzi (Vicenza: Neri Pozza Editore, 1994: in due volumi, il primo con la trascrizione critica del testo, il secondo con la riproduzione fotografica del ms. Ambrosiano L 103 8up.). Sui manoscritti e le stampe, le pp. 26-30 del volume con il testo trascritto e annotato; sulla critica, anche le pp. 213-15 con le Abbreviazioni bibliografiche. come generale e sintetico rinvio per gli studi sul viaggio di Magellano si ricorda Martin Torodash, "Magellan Historiography', Hispanic American Historical Review 51 (1971): 313-35.

(2) Basti pensare alla presenza dei tre manoscritti francesi (due alla Nazionale di Parigi, ms. francais 5650 e ms. francais 24224, e a quello della Biblioteca Beinecke dell'Universita di Yale, Rare Book and Manuscript Library, Philippr ms. 16405--gia detto di Nancy--e pubblicato da R.S. Skelton nel 1969) e alla presenza, nella tradizione del testo, di sunti, di edizioni parziali e con ripartizione diversa dei paragrafi.

(3) Si usa qui il termine di Relazione prendendolo da una tradizione abbastanza consolidata con cui viene nominato il testo del Pigafetta, il quale per altro non pone un titolo al suo scritto, ma verso la fine di esso ne parla come "libro, scritto de mia mano, de tutte le cose passate de giomo in giomo nel viaggio nostro", 190). Relazione la chiama il Manfroni fin dal 1928 e Andrea Canova nel suo testo critico del 1999. Maria Rosa Masoero, nella sua edizione, la chiama Viaggio (Rovereto: Longo, 1981).

(4) Speseria, qui non da 'spesa,' ma da 'spezia': quindi equivalente a "spezieria."

(5) Tutte le citazioni del testo della Relazione sono tratte da Antonio Pigafetta, Il primo viaggio inlorno al mondo, con il trattato della sfera, edizione a cura di Mario Pozzi (Vicenza: Neri Pozza, 1994).

(6) Il desiderio di continuita di contatto e di difesa dei nuovi interessi creatisi in quel luoghi e dimostrato in seguito dal fatto che, a controllo della produttivita delle spezie, dopo la spedizione di Magellano lu istituita da Carlo V la Casa de contratacion de la especieria, che sovrintese a tale controllo.

(7) E inteso che nella lettura di tutti gli esempi ora eitati e in quelli che seguiranno, si mantiene la grafia conservata nell'edizione eurata da Mario Pozzi. Ma intanto, saranno da ricordare, come caratteristiche utili qui alla lettura, alcuni fenomeni piu ricorrenti: le desinenze -assemo, essemo etc. per -ammo, -emmo etc., per la prima plurale del passato remoto; gli scempiamenti frequenti delle doppie (tera, batelo, bataglia, sesanta, apreso [=appresso]); l'uso di spagnolismi (como = come; e simili); la sostituzione di termini tecnici spagnoli a parole italiane (veadore = ispettore); forme pronominali come nui per 'noi' e possessivi comu sui per 'suoi,' ma non sistematicamente; l'uso dell'articolo lo per 'il' davanti a consonante; grafie iberizzanti (alguna per 'alcuna' e simili); il nesso -sc- talvolta assimilato in -ss- (pessi = pesci; cressivano = crescevano) e altri che alla lettura si risolvono facilmente.

(8) E uno dei piu chiari segni dello scorbuto da cui in quel momento le ciurme erano afflitte, a causa della prolungata e in lontananza dalle coste e quindi dalla possibilita di mangiare verdura e frutta.

(9) zavariar nella bassa area veneta, e a Venezia, vale ancora oggi 'andar vagando.' E, come testimonianza cronologicamente intermedia, anche in Goldoni, Le Morbinose, A. III, sc. 1: [Tonina] "Che nol zavaria altro, e che el 1' aspetta qua."

(10) viti = vidi.

(11) barizello' veneziano per 'bargello,' l'ufficiale di polizia.

(12) aldir per 'udir,' secondo grafia in vigore in molti testi gia dal Duecento.

(13) Il corsivo evidenziante e mio.

EDIZIONI

Squilibrata per eccesso rispetto alla funzione di quaste pagine, e alla sede in cui sono ospitate, sarebbe ogni pretesa di fomire una bibliografia, anche pur selettiva, degli studi su Pigafetta e sul suo viaggio, del resto facilmente raggiungibile attraverso i rinvii gia indicati.

Sembra forse piu utile selezionare, invece, alcuni dati relativi alle edizioni e traduzioni della Relazione, che valgono in parte anche come aggiornamento per questo specifico settore di informazione:

Le voyage et navigation/faict par les Espagniolz des Jsles de Molucques des ses quilz ont trouue audict voyage des Roys dicelles de leur gouvernement [&] maniere de vivre / avec pluseurs aultres choses. Cum p[r]ivilegio, On vend a Paris, en la mai[s]on de Simon de Colines, a le [s]igne du Soleil dor [1526?].

Il viaggio fatto da gli Spagnuoli a torno al mondo [Venezia, s.n.] 1536, cc. 52, n. num. (A c. D1r: Descrittione seconda del sopradetto viaggio, quale scrisse copiosamente messer Antonio Pigafetta).

"A discourse of the marvelous voyage made by the Spanyardes rounde abogathered owt of a large booke wrytten hereof by master A. Pigafetta." The Decades of Thenewe Worlde of West India. Ed. Richard Eden. Londini: In aedibus Guilhelmi Powell, 1555.

Primo viaggio intorno al globo terracqueo; ossia Ragguaglio della navigazione alle Indie Orientali per la via d'Occidente fatta dal Cavaliere Antonio Pigafetta, patrizio vicentino, sulla squadra del Capit. Magaglianes negli anni 1519-1522. Ora pubblicato per la prima volta, tratto da un codice MS. della Biblioteca Ambrosiana di Milano e corredato di note da Carlo Amoretti; Con un transunto del trattato di Navigazione dello stesso aurore. Milano: Nella stamperia di Giuseppe Galeazzi, 1800.

Pigafetta's Voyage Round the World. The First Voyage Round the World, Effected in the years 1519, 1520, 1521, and 1522, by the Chevalier Pigafetta, on Board the Squadron of Magellan; with an Extract from the Treatise on Navigation, by the same author; Some Observations on the Chevalier Martin Behaim, and a Description of His Terrestrial Globe. Paris, an IX (1800).

Antonio Pigafetta's Beschreibung der von Magellan unternommenen ersten Reise um die Welt. Aus einer Franzosischen, mit karten. Gotha: J. Perthes, 1801.

Il primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta, e le sue Regole sull'arte del navigare, per Andrea da Mosto. Girolamo Benzoni e la sua Historia del mondo nuovo, per Marco Allegri. Roma: Auspice il Ministero della Pubblica Istruzione, 1894.

Primier viaje alrededor del mundo. Relato escrito por el caballero Antonio Pigafetta, traducido directamente de la edicion italiana del Dr. Carlos Amoretti y anotado por Manuel Walls y Merino.... Madrid: [Fortunet], 1899.

Magellan's Voyage Around the World, by Antonio Pigafetta. The original text of the Ambrosian Manuscript, with English trans., notes, bibliography, and index by James Alexander Robertson with a portrait and facsimiles of the original maps and plates. Cleveland: A. H. Clark, 1906 (Bibliografia su Pigafetta e il viaggio, 241-313).

Premier viaje en torno del globo. Versiona castellana de Federico Ruiz Morcuende. Madrid: Calpe, 1922.

Fernao de Magalhaes die erste Weltumseglung / [Pigafetta]nach zeitgenossischen Quellen bearbeitet von Hans Plischke. Leipzig: Brockhaus, 1922.

Relation du premier voyage autour du monde par Magellan, 1519-1522. Edition du texte francais d'apres les manuscripts de Paris et de Cheltenham, par J. Denuce. Paris: E. Leroux e G. Jassens Anvers, 1923.

La storia del primo viaggio intorno al mondo. Introduzione, note e appendice dell'ammiraglio Angelo Ginocchietti. Roma: Editoriale Romana, 1944.

Magellanus erste Weltumseglung mit Vorwort von Horst Schotzki. Berlin: Deutscher Kinderbuchverlag, 1951.

Il primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta e il "roteiro" d'un Pilota genovese. A cura di Camillo Manfroni con introduzione, note e incisioni. Milano: Istituto Editoriale Italiano, 1956.

Relation du premier voyage autour du monde par Magellan, 1519-1522. Pigafetta, commente et transcrit d'apres le manuscrit francais par Leonce Peillard. Paris: Club des Libraires de France, 1956.

Magellan's Voyage Around the World. Three Contemporary Accounts: Antonio Pigafetta, Maximilian of Transilvania, Gaspar Correa. Evanston: Northwestern UP, 1962.

The First Voyage Round the World by Magellan, Translated from the Accounts of Pigafetta and Other Contemporary Writers, Accompanied by Original Documents. Notes and introduction Lord Stanley of Alderley. New York: Franklin, 1963.

First Around the World: A Journal of Magellan's Voyage. Trans. J. A. Robertson, Abridged by George Sanderlin. London: H. Hamilton, 1966.

Magellan's Voyage: A Narrative Account of the First Navigation. Trans. and ed. R. A. Skelton from the manuscript in the Beinecke Rare Book and Manuscript Library of Yale University. 1969. London: Folio Society, 1995.

The Voyage of Magellan: The Journal of Antonio Pigafetta. Trans. Paula Spurlin Page from the edition in file William L. Clements Library. Ann Arbor: U of Michigan P, 1969.

Magellan's Voyage: A Narrative Account of the First Circumnavigation. New Haven: Yale UP, 1969.

First Voyage Around the World by Antonio Pigafetta and De Moluccis Insulis by Maximilianus Transilvanus. Introd. Carlos Quirino. Manila: Filipiniana Book Guild, 1969.

Premier viaje en torno del globo. Traduccion de Jose Toribio Medina, estudio preliminar y notas de Armando Brann Menedez. Buenos Aires: Editorial Francisco de Aguirre, 1970.

Die erste Reise um die Erde: ein Augenzeugenbericht vor Weltumsegelung Magellans 1519-1522. Herausgegeben und ubers. Robert Grun. Luzern: Sweizer VolksBuchgemeinde, 1970.

Zprdva o prvni cesti kolem svita. Sepsana od Antonia Pigafety z Vicenzy.... Praha: Mlada fronta, 1975.

The Philippines: Pigafetta's Story of the Discovery by Magellan/Anton Pigafetta, by Rodrigue Levesque. Gatineau, Quebec, Canada: Levesque, 1980.

Relazione del primo viaggio intorno al mondo: con il roteiro d'un pilota genovese. A cura di Camillo Manfroni, con prefazioni, note, bibliografia e illustrazioni. Verona: Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, 1983.

Relation du premier voyage autour du monde par Magellan (1519-1522)/Anton Pigafetta. Introd., postface, bibliographie et notes de l'Academie de marine, par Leonce Peillard. Paris: Tallandier, 1984.

Premier viaje alredador del mundo. Edicion de Leoncio Cabrero. Madrid: Historia 16, 1985.

La mia lunga e pericolosa navigatione: la prima circumnavigazione del globo 1519-1522. Trascrizione dal codice della Biblioteca Ambrosiana. Cinisello Balsamo: Edizioni Paoline, 1989.

Il primo viaggio intorno al mondo. Introd. Nicola Bottiglieri; trad. Michela Amendolea. Roma: Edizioni associate, 1989.

Il primo viaggio intorno al mondo, con il trattato della sfera. A cura di Mario Pozzi. Vicenza: Neri Pozza Editore, 1994.

Primier viaje alrededor del globo. Trad. Jose Toribio Medina. Barcelona: Planeta-De Agostini, 1996.

Noticia del primier viaje en torno el mundo. Estudio biografico y literario. Trad. al castellano del manuscrito y el estudio de Ana Garcia Errae. Valencia: Ediciones Grial, 1998 (trad. dell'edizione M. Pozzi, 1994).

El primier viaje alrededor del mundo, relato de la expedicion de Magellano y Elcano. Ed. Isabel de Riquer. Barcelona: Ediciones B, 1999.

Relazione del primo viaggio attorno al mondo. Testo critico e commento di Andrea Canova. Padova: Antenore, 1999.

Magalhanes' reis om wereld verslag van een ooggetuige. Amsterdam: Athenaeum-Polak en Van Gennep, 2001.

Primier viaje alrededor del mundo. Ed. Leoncio Cabrero Fernandez. Las Rozas (Madrid): Dastin, 2002.

Premier viaje en torno del globo. Prologo de Martin Casariego, traduccion del frances de Federico Ruiz Morcuende. Pozuelo de Alurcon (Madrid): Espasa Calpe, 2004.
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Author:Da Pozzo, Giovanni
Publication:Italica
Geographic Code:4EUIT
Date:Dec 22, 2005
Words:11771
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