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Elizabeth Leake. The Reinvention of Ignazio Silone.

Elizabeth Leake. The Reinvention of Ignazio Silone. Toronto: U of Toronto P, 2003.

Una postilla inizale al titolo di questo libro: titolo che vuol essere un invito a riesaminare la produzione narrativa di Ignazio Silone secondo i parametri di lettura coniati dallo stesso scrittore ed anche secondo l'immagine che di lui hanno affrescato critici, amici, e detrattori. Quindi una definizione dell' invention come facolta associativa volta a un processo sia critico che creativo, un percorso che implica l'inaspettato e l'imponderabile: le avventure di Silone in letteratura e nella vita privata; il percorso dell'autore verso il testo, e poi dell'autore nella realta e nella storia. Lo studio di Elizabeth Leake si propone di offfire una nuova interpretazione dell'autore abruzzese facendo leva su materiale d'archivio e sugli strumenti investigativi forniti dalla psicanalisi. Punto di partenza e lo scandalo del '96, quando Silone, uno degli esponenti piu in vista del Partito Comunista Italiano, viene accusato di collaborazionismo col regime fascista.

Direi che una critica informata su Ignazio Silone comincia dalla scelta della direzione testuale delineata in "Viaggio a Parigi," la novella conclusiva dell'omonima raccolta, pubblicata a Zurigo nel 1934. Riflettendo sul cammino del protagonista, per voce del vecchio ciabattino Baldissera, Silone cosi si pronuncia: "Beniamino! Beniamino! / Chi lascia la via vecchia per la nuova, / sa quello che lascia, ma non cio che trova! ..." Ed il giovane ribatte: "... credi a me, lo so io che ho girato il mondo! / Chi lascia la via vecchia per la nuova / lascia polenta e trova polenta.... "La risposta di Beniamino rivela alcune costanti della narrativa siloniana e una certa organizzazione di rapporti nel campo tematico-culturale fra personaggi assai simili fra loro: il ritorno alla propria terra addita a un ritorno criticamente proposto al punto di partenza; a un destino storico epocale che si compendia nel destino del singolo. A ragione, la Leake fa di "Viaggio a Parigi" il focus del secondo capitolo, con cui si apre lo studio dell'esperienza letteraria di Silone. Questa novella le permette di vagliare la traiettoria di una rottura cosciente dello scrittore con il passato politico, che di fatto genera la situazione socio-culturale che informa i romanzi maggiori. Ecco il viaggio tra i fantasmi che l'autore ha incontrato e rifiutato; tra soluzioni fallite, ciascuna con svariati possibili corsi di eventi. Risalgono a questo periodo (1929-1930) le lettere scritte da Silone ad un commissario dell'Ovra, Guido Bellone, l'unico documentato contatto con la polizia fascista. Nel primo capitolo, si introduce la segreta corrispondenza fra i due, facendo risalire l'associazione di Silone con i fascisti al 1919 e quella col PCI al 1921. Sono individuabili quindi due percorsi formativi paralleli che consentono sia pure con cautela un discorso abbastanza unitario, che fa escludere l'attenuante di una svolta verso il fascismo, nel momento in cui lo scrittore venne deluso dai comunisti. Premessa di rondo dello studio di Elizabeth Leake e una stretta dipendenza tra narrativa e eventi autobiografici, chela porta a iscrivere tutta l'opera di Silone nell'ambito del trauma: l'arte della dissimulazione diventa centrale ad una strategia di sopravvivenza. Ed il problematico rapporto col fratello Romolo viene letto nel quadro di una macerata aspirazione di questi a identificarsi con l'idolo Silone. Un'esperienza personale di tale entita non poteva non lasciare i segni nella prosa del primo periodo. Ad esempio, sul piano tematico, "le frustrate fantasie erotiche" di Beniamino in "Viaggio a Parigi," letto sotto il segno della "repressione," faranno strada all'ascetismo di Pietro Spina in Pane e vino (88).

Si fa tappa al primo romanzo. La codificazione siloniana del veridico, cioe del documento ambientale, con tendenze antropologico-cristiane, trova ulteriore sviluppo nel terzo capitolo, che affronta Fontamara (1931). Si ricorda, in proposito, che Silone parla di un dramma della divisione che coinvolge l'individuo e la collettivita, con il conseguente bisogno impellente del nuovo. Vari studiosi (Virdia, D'Eramo, Paynter), e con angolature diverse, haimo analizzato la dinamica costanti/varianti delle trasformazioni politico-sociali nella narrativa siloniana. Ma l'attenzione della Leake e riservata al percorso di Berardo Viola visto non come metafora di un viaggio essenziale, diciamo di approfondimento del mondo che quotidianamente informa il reale, ma piuttosto come folklorica personificazione di un anti-eroe marxista. In questo contesto, cade la tradizionale lettura ideologica di stampo gramsciano, a cui negli anni e stato sottoposto del romanzo.

In Pane e vino del '37 (quarto capitolo) siamo di fronte ad un aspetto fondamentale dell'ideologia di Silone, espressa con chiara intenzione morale: i cafoni rispondono a un reale sentimento di ribellione, le cui radici illustrative e celebratorie si ascrivono alla sfera operante dell'azione. La rottura tra la realta tragica, chela coscienza denuncia, e il ritorno al ritrovato paese dell'anima (l'espressione e di Pietro Spina in II seme sotto la neve), si enuncia attraverso una catena di tappe storico-esistenziali che sottendono prospettive radicalmente negative. L'analisi del romanzo mira a conciliare, sul piano concettuale, Cattolicesimo e Comunismo. La previa situazione umana, sociale e culturale, intesa some sacrificio e rassegnazione, si presenta ora come attesa della trasformazione: Pietro Spina viene identificato con l'archetipo del Cristo Anthropos, incarnazione sia del rivoluzionario sia del sacerdote. Nel suo protagonista, Silone proietta il suo ruolo di dissidente all'interno del PCI, ma anche il rapporto individuo/reale nell'elemento etnico d'origine. Ci si riferisce naturalmente al sapore dell'angoscia della realth, all'Abruzzo dell'infanzia, riemerso come documento della coscienza.

I romanzi di Silone si presentano come testimonianza di una tipologia epocale; attestano ad un'esperienza letteraria e personale di un momento della collettivita italiana: qualsiasi tipo di rapporto storico-sociale ed ideologico si definisce fra cio che si aspira a lasciare alle spalle e cio che si intravede con ansia di trasformazione in luoghi lontani, estranei al mondo contadino. Tale soluzione fiorisce con una coscienza oggettiva della storia, che comprende quella individuale ma la trascende. In passato, proprio a questa situazione tensionale hanno fatto riferimento vari studiosi (vedi Walter Mauro) quando affermano a proposito dei cafoni abruzzesi di Silone che essi codificano la tragicita del vivere. Il topos del viaggio, tra i grandi fantasmi autobiografici di Silone (basti ricordare "La pena del ritorno"), non trova qui sufficiente rilievo. Nella conclusione, l'accostamento trail coniato "found footage" e "found manuscript" risulta inesauriente, se non addirittura controproducente di un discorso che si era proposto di collegare eventi personali alle singole soluzioni narrative dello scrittore marsicano. C'e anche qualche svista editoriale: frasi identiche si ritrovano a pagine diverse (ad es. 28 e 52). Merito di questo libro e di aver analizzato con competenza il materiale d'archivio, una conferma di fondo del rapporto che Silone istaura fra estetica e azione, trail messaggio ideologico e la parola della letteratura.

GAETANA MARRONE

Princeton University
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Author:Marrone, Gaetana
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Mar 22, 2005
Words:1088
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