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'Lo piu disamorato cavaliere del mondo': Dinadano fra Tristan en prose e Tavola ritonda.

La leggenda di Tristano, enormemente diffusa nel Medioevo, subisce nel Duecento una mutazione irreversibile; con l'espansione ciclica delle narrazioni, Tristano si trova a far parte di un gruppo--sociale e narrativo--cui era inizialmente estraneo: l'eroe incontra i cavalieri della tavola rotonda, Lancillotto e Ginevra diventano la coppia speculare di Isotta e Tristano. (1) In Italia questa tradizione mista ebbe grande successo, e numerose furono le compilazioni congiunte di materia tristaniana e arturiana, sia in francese sia in volgare italiano. Nei testi emerge un elemento curioso: non e Lancillotto a incontrare Tristano, non e Artu, o un cavaliere di rango. Il primo cavaliere della tavola rotonda che Tristano incontra e un perfetto sconosciuto, una creazione del secolo tredicesimo: il suo nome e Dinadan, o Dinadano, e la sua attivita principale e farsi beffe degli altri.

Questo studio si propone essenzialmente due scopi: in primo luogo, lo studio di Dinadano nella Tavola ritonda come interpretazione del Dinadan francese, nel tentativo di individuare non tanto gli elementi di originalita del testo italiano, quanto la rilettura che del testo francese esso propone; d'altro canto, mi prefiggo di esaminare l'evoluzione del testo e del genere fra Francia e Italia attraverso l'immagine di questo personaggio riflessivo e speculare, sviluppando tematiche piu generali sul confronto fra un testo come il Tristan en prose, che definiro instabile, e un testo stabile quale la Tavola ritonda.

La figura di Dinadan, creazione originale della versione in prosa francese della leggenda tristaniana, e stata oggetto di alcuni studi, volti specialmente a sondare la portata critica del personaggio rispetto al testo che lo ospita. Eugene Vinaver, in un articolo del 1964, interpreta il personaggio come "chevalier errant a la recherche du sens du monde" (679), "philosophe du bonheur" (681). Le critiche del cavaliere-filosofo, per Vinaver, non risparmiano nessun aspetto del romanzo cortese e si accaniscono contro l'amore, il codice di combattimento cavalleresco, la religione. La ragione per cui il personaggio non sembra soffrire alcuna conseguenza per il suo comportamento si mostra duplice: da un lato, secondo Vinaver, il codice cavalleresco arturiano e sufficientemente solido da non temere attacchi di sorta; d'altro canto, il personaggio di Dinadan avrebbe la propria radice teorica nella tecnica didattica medievale, che "repose sur ce principe aristotelicien que le doute est la premiere demarche de celui qui veut acquerir une certitude" (684). Dinadan assolve dunque, per Vinaver, una funzione insieme didattica e ludica, senza in alcun modo minare alla radice il codice cavalleresco del testo che lo circonda, ma contribuendo alla sua complessita ideologica. (2)

Emmanuele Baumgartner legge in Dinadan non tanto l'attacco aperto all'etica cavalleresca, quanto il tentativo di richiamare l'uso cavalleresco alla mesure, il rifiuto della coutume ingiusta e fine a se stessa; in questa analisi, sembra molto pertinente il richiamo della Baumgartner a Chretien de Troyes, in cui gia "la prouesse gratuite, la prouesse pour la prouesse, n'existe pratiquement pas ou bien elle est plus ou moins discreditee" (185). Secondo la studiosa il personaggio sarebbe dunque lo strumento di un tentato recupero dell'etica cavalleresca propria, non della sua distruzione; a dimostrazione della sua interpretazione, la Baumgartner ripercorre l'evoluzione del personaggio nella V.II, ricostruendo in essa le tracce di un cammino verso la perfezione cavalleresca (Le 'Tristan en prose', 252-59).

Gli studi di Adler, Payen e Menard riconducono il personaggio a varie tipologie. Adler osserva in Dinadano la compresenza di due tipologie del personaggio romanzesco: quella dell'enfant, il cavaliere giovane e inesperto, e quella del beau couard, il guerriero codardo, che giunge ad affrontare imprese coraggiose attraverso un processo di iniziazione. Ritroviamo in questo studio una dicotomia gia presente nelle analisi di Vinaver e Baumgartner: da un lato l'idea evolutiva, dall'altro l'ambiguita di Dinadan, in bilico fra distanza dal mondo narrato (codardia, atteggiamento critico e irrispettoso) e accettazione delle regole, sia pure attraverso una modificazione in senso razionale del loro contenuto. Lo studio di Payen si concentra invece sulla relazione fra Tristan e Dinadan nel testo, sostenendo che il rapporto frai due personaggi costituisce la figura tipica dell'amicizia romanzesca, eredita del compagnonnage epico quanto della dicotomia amico ragionevole/amico appassionato della commedia latina. Ulteriore elemento costitutivo del personaggio e considerata inoltre la sua morale pratica, derivata per Payen dai "manuels de sagesse" (105). Vedremo piu avanti quale importanza rivesta, anche nella Tavola ritonda, la relazione frai due personaggi, e in qual senso il testo italiano reinterpreti i suggerimenti e le ambiguita del testo francese.

I brevi accenni che Philippe Menard dedica a Dinadan nel suo vasto saggio sul riso e il sorriso nel romanzo cortese possono considerarsi rivelatori dell'estrema ambiguita intrinseca al personaggio. Per Menard, Dinadan e "joyeux compagnon qui egaie par ses saillies les reunions 'curiales' [et] n'est pas a sa place dans la societe. Il donne l'impression d'etre un jongleur egare dans le monde chevaleresque" (460). E un personaggio 'fuori posto', ma anche il folle che riesce a vedere meglio di chiunque altro la realta intorno a se: non per nulla egli e, nel Tristan, l'autore del lai "Voir disant", che espone la meschinita del re Marco di fronte all'intera corte. Torneremo piu avanti sull'immagine di Dinadan(o) come folle rivelatore; vale qui la pena di soffermarci sulla sua presunta collocazione 'fuori posto'.

E stato spesso affermato, sia per il personaggio del Tristan sia per quello della Tavola ritonda, che si tratta di una figura 'a parte', che sfugge alla tipologia fissa dei personaggi arturiani; la sua voce e quella di un borghese, o comunque di un personaggio ai margini del mondo descritto nei romanzi. (3) Se si puo senz'altro riconoscere che Dinadan(o) da voce a un dialogo interno alle opere, di grande interesse per la critica contemporanea, non si puo fare a meno di osservare che il suo ruolo nella narrazione, se teniamo conto della struttura sequenziale e del contesto, e di assoluta integrazione. Potremmo anzi dire che Dinadan(o) svolge un'importante funzione connettiva nel tessuto della vicenda. Come gia abbiamo accennato, e Dinadan(o) il primo cavaliere della tavola rotonda che Tristano incontra; nel Tristan en prose questo elemento diventa pretesto per una serie di avventure comuni dei due cavalieri, in cui il codardo Dinadan viene sempre attaccato per primo dagli oppositori, in quanto portatore delle insegne di Artu. Tristano, invece, viene ignorato perche porta le armi della Cornovaglia, terra di cavalieri tradizionalmente codardi e imbelli. (4) La Tavola ritonda ignora questo sviluppo--come vedremo, il testo italiano tende a specializzare il personaggio, eliminandone, ad esempio, gli aspetti riconducibili alla sfera della codardia--ma mantiene l'inserzione di Dinadano in un mondo a cui Tristano ancora non appartiene. (5)

Ancora piu significativa puo essere considerata l'inserzione del personaggio nel punto preciso in cui essa avviene. Una delle questioni che Payen formula nella sua analisi di Dinadan e la seguente: "Pourquoi Dinadan si tard?". Come lo studioso stesso osserva, sulla scorta della Baumgartner, Dinadan appare a questo punto proprio per introdurre Tristano nel regno di Logres. Un elemento che mi sembra pero importante sottolineare e la precisa collocazione dell'entrata in scena di Dinadan, mantenuta nella Tavola ritonda: egli compare subito dopo l'episodio della follia di Tristano. Credo che si possa sostenere che tale collocazione all'interno di un sistema di sequenze narrative contribuisce ad introdurre nel romanzo francese la tematica dicotomica di senno e follia, misura e passione. La questione da porre diventa dunque non piu perche Dinadano compaia cosi tardi nel testo, quanto perche compaia proprio a questo punto.

Nel Tristan Dinadano si accompagna a Tristano prima che questi lasci la Cornovaglia, avendo ancora una volta suscitato la gelosia del re Marco. L'antefatto e costituito dalla follia di Tristano: Ghedino, fratello di Isotta dalle bianche mani (moglie di Tristano), si innamora di Isotta la Bionda; la lettera che quest'ultima scrive a Ghedino per consolarlo suscita la follia di Tristano, che vive come un selvaggio nella foresta. Ritrovato dal re Marco, che non lo riconosce, viene ricondotto a corte e curato. (6) Mi pare che l'episodio della follia di Tristano, che lo depriva delle sue facolta razionali e lo riduce in una condizione bestiale, rappresenti il preludio ideale alla comparsa di Dinadan(o), che ricoprira nel corso del romanzo il ruolo del saggio, che insegue il sens o la ragione attraverso le infinte avventure cavalleresche. Si presenta qui il primo esempio del meccanismo interpretativo che la Tavola ritonda applica al Tristan. Se nel testo francese, infatti, il legame di Dinadano con la dialettica senno/follia non risulta chiaro per molte pagine ancora, (7) il primo intervento del personaggio nel testo italiano si collega direttamente alla netta contrapposizione fra follia amorosa e saggezza immune dalle passioni. Non solo, infatti, il cavaliere viene introdotto con quello che sara il suo "epiteto fisso" nel corso della narrazione (e che non ha paragone nel testo francese), cioe "savio disamorato" (297), ma, come e stato piu volte osservato, esordisce con un'invettiva colorita contro quell'amore che porta alla perdita di se: "Cavaliere, voi si avete la testa piena di cicale, quando in amore ponete e mettete vostro cuore; che dovereste sapere che amore si e una cosa che iscorta lo di, e si menima la luce e toglie la memoria e lo intelletto" (298).

Nel Tristan en prose il legame fra il personaggio di Dinadan e la follia del protagonista e un legame significativo ma labile, in quanto solo molto oltre nel testo il cavaliere arturiano assumera la funzione di 'baluardo' del senno nei confronti dell'irrazionalita dilagante d'amore. Uautore della Tavola ritonda, mi sembra di poter affermare, reinterpreta il personaggio della sua fonte, e mette immediatamente in luce la funzione ammonitrice del "savio disamorato": Tristano dovrebbe sapere, anche alla luce dell'esperienza testuale appena precedente, che l'amore porta alla follia. Non e casuale, come vedremo, che la sequenza narrativa 'follia di Tristano--arrivo di Dinadano' sia una delle pochissime mantenute intatte dal compilatore italiano.

Troviamo qui un primo, eclatante esempio dei due temi conduttori di questo studio: l'interpretazione della fonte da parte dell'autore della Tavola ritonda e la distinzione fra testo instabile e testo stabile. I tre piu importanti contributi recenti sulla Tavola ritonda, ad opera di Francesco Zambon, Daniela Branca e Christopher Kleinhenz, tendono a sottolineare l'originalita del testo italiano rispetto alla vulgata francese. Questa tendenza critica si affianca ad un certo numero di studi meno recenti (fra cui il principale e senza dubbio The Arthurian Legend in Italian Literature di Edmund Gardner) che, per quanto meritori, avevano come scopo precipuo "to show the widespread influence of the legend [in Italy]" (8). Significativo il lavoro di Stefano Mula, che ha recentemente suggerito di studiare Dinadano all'interno del sistema tristaniano, non solo come eccezione ma come elemento che partecipa della tecnica precipua di tale ciclo: la ripetizione. La mia ricerca nasce dall'idea di affiancare ai concetti di influenza e originalita la categoria di interpretazione. Studiare la Tavola ritonda come una reinterpretazione del Tristan significa, a mio parere, ottenere una serie di informazioni preziose non solo sulla ricezione di quest'ultima opera, ma anche fare luce su alcuni dei procedimenti di composizione dell'opera italiana.

La critica che si e occupata di Dinadan nel Tristan en prose si e scontrata, come abbiamo visto, contro l'estrema ambiguita del personaggio, contro la varieta delle sue caratterizzazioni: Dinadan inesperto, codardo, disamorato, giusto, saggio, folle rivelatore, critico implacabile, complice; Dinadan amico, quasi alter ego di Tristan, eppure sempre in bilico fra opposizione ai valori cavallereschi del testo o loro accettazione. Nell'analisi della rielaborazione del personaggio operata dalla Tavola ritonda possiamo osservare quali possibilita interpretative, fra le molteplici offerte dal testo francese, l'autore italiano--critico ante litteram--abbia deciso di perseguire. Tale analisi dovra necessariamente procedere di pari passo con la dimostrazione della diversa natura delle due narrazioni: ritengo infatti che la ricezione del Tristan passi in questo caso attraverso la eliminazione pressoche sistematica dell'ambiguita intrinseca a tale romanzo, attraverso la stabilizzazione del testo.

La stesura delle vicende che riguardano Dinadano nella Tavola ritonda riorganizza completamente l'ordine del Tristan. A causa della natura tentacolare del romanzo francese--che secondo Eugene Vinaver segna il fallimento della tecnica dell'entrelacement--risulta impossibile partire da quest'opera per ripercorrere lo sviluppo del personaggio di Dinadano. Sara dunque opportuno seguire le vicende del personaggio nel testo italiano, la cui estensione e pari a meno di un quinto del Tristan. La Tavola ritonda introduce il personaggio in otto sequenze fondamentali (piu elevato e il numero delle sequenze nel Tristan), che possiamo cosi individuare (9):

1. Dinadano si presenta come accompagnatore di Tristano che lascia la Cornovaglia (296-298);

2. Dibattito sull'amore di Tristano e Dinadano (298-301);

3. Scherzo di Tristano ai danni di Dinadano (305-309);

4. Innamoramento di Dinadano per madonna Losanna (316-317);

5. Dinadano e Tristano alla fontana; Dialogo fra Dinadano e Isotta alla Gioiosa Guardia; Dinadano accetta un elmo da portare in torneo (379-388);

6. Dinadano al torneo di Loverzep: a causa dell'elmo, il cavaliere subisce varie sconfitte (388-391);

7. Dinadano si burla di vari cavalieri e li mette a tacere (390-393; 418-421);

8. Reazione di Dinadano alla morte di Tristano (516-517; 524-525).

Tutte le sequenze introdotte, ad eccezione di 3, sono presenti nel Tristan, che la Tavola ritonda sembra seguire fedelmente in quanto a materia; nel romanzo italiano le sequenze 1-2-3-4 costituiscono una macro-sequenza relativamente compatta, come pure il gruppo 5-6-7. L'organizzazione della materia si presenta alquanto diversa dal modello: gli episodi individuati sono molto meno compatti nel Tristan, dove Dinadano compare e scompare piu e piu volte. Le sequenze che abbiamo enumerato son cosi disperse sul testo francese (10):

1. volume II, [section][section] 3-4 (con ampliamento: fino al [section] 52 compreso si narrano le avventure comuni di Tristano e Dinadano, in cui vengono sviluppati i temi del coraggio e della codardia);

2. volume V, [section][section] 31-34

4. tema ripreso piu di una volta con scarse variazioni; in particolare, vol. V, [section][section] 132-141;

5. volume V, [section][section] 49-59;

6. volume V, [section][section] 94-102;

7. volume V, [section] 141, [section][section] 221-223;

8. volume IX, [section] 80.

Abbiamo gia osservato, a proposito della prima sequenza, il legame--rafforzato dal narratore italiano--fra la precedente follia di Tristano e l'entrata in scena di Dinadano. Come si accennava, questo episodio e l'esempio piu eclatante della specializzazione di Dinadano, che perde nella Tavola ritonda molte delle connotazioni presenti nella fonte, per diventare essenzialmente il "savio disamorato". Mentre nel Tristan la prima impresa di Dinadan, che era giunto in Cornovaglia alla ricerca di Tristano, consiste nello sfidare quest'ultimo a duello, nessun combattimento ha luogo frai protagonisti del romanzo italiano. La personalita di Dinadan nel romanzo francese si costruisce in questa sequenza sulla sua identita di cavaliere errante, in bilico fra coraggio (sfidare Tristano) e codardia (arrivare a chiedergli il suo scudo per essere scambiato per un Cornovagliese codardo ed evitare la battaglia). (11) La spiegazione di questa ambivalenza viene data dal personaggio stesso, che spiega cosi il suo ideale di mesure: (12)

"Mesire Tristan, or sacies tout certainnement que je ai hui dites de maintes paroles dont je dis les unes par gabois et les autres a certes! Cil du roiaume de Logres sevent bien que je ne sui mie des plus couars cevaliers du monde ne je me tieng mie pour des meillours. Et se je avoie paour et doute de metre moi en si grant aventure com de deus cevalier encontre .XXX., nus ne m'en doit blasmer par raison. Cascuns cevaliers vait parlant selonc ce que li cuers li dist. La haute cevalerie que vous sentes en vous et le grant pooir vous fait emprendre si merveilleuses emprises com cestes sont, et li povres cuers que je sent en moi m'en fait retraire. Ensi sommes nous descordant entre moi et vous, car vous series hardis de nul besoins, la u je seroie couars" (Vol. II, [section] 30, p. 112).

Dinadan non manca di coraggio: ha coraggio proporzionato alle sue forze. L'idea di proporzione accompagna il personaggio lungo il romanzo francese, anche nel famoso dibattito sull'amore (sequenza 2) che il compilatore della Tavola ritonda anticipa di molto rispetto al modello: "Oil certes, fait Dynadans, voirement ai je aime par amours, mais ce ne fu mie dusc'au sens perdre! Dieus me gart d'amours maintenir ki me toillent vie et sens et hounour!" (Vol. V, [section] 33, pp. 103-104). In termini sorprendentemente simili a quelli usati per perorare la causa della mesure in battaglia, Dinadan sostiene il suo distacco dalla passione amorosa eccessiva nel dialogo con Isotta (sequenza 5):

"Dame, fait Dynadans, il couvient l'ome maintenir selonc ce k'il est. Ki boins cevaliers est et preus si doit baer a hautes coses, mais cil ki n'est mie de haut afaire si se doit tenir a basses coses. De moi vous sai je bien tant a dire que ja pour amours ne porroie a si haute cose monter con mesire Tristrans est montes u Lanselos du Lac. Mais se folie me montoit en la teste par aucune aventure, je em porroie asses tost venir a ce que Kahedins en vint." (Vol. V, [section] 54, p. 129)

Le parole pronunciate da Dinadan rievocano la sventura di Kahedin/Ghedino, provocata dall'amore per Isotta stessa, e a sua volta causa della follia di Tristano, riannodando cosi le fila inizialmente sparse che legano Dinadan stesso al tema duplice del senno e della follia. (13) Esse forniscono inoltre una degna continuazione alla parabola personale di Dinadan, che passa dall'esplorazione dell'onore cavalleresco a quella dell'amore cortese.

Il tema della misura non viene raccolto dalla Tavola ritonda. Fin dall'inizio il personaggio di Dinadano si fonda su una rilettura globale del Tristan, che ne ritiene solo alcuni elementi: in particolare, l'opposizione all'amore, la visione dell'amore come elemento intrinsecamente pericoloso. La strategia di 'ricodificazione' del personaggio funziona su piu livelli. La sequenza del dibattito sull'amore viene spostata all'inizio, funge da esordio del cavaliere sulla scena. Il personaggio stesso viene presentato specificamente come "savio disamorato", non piu solo come giovane cavaliere straniero in cerca di Tristano. La storia tradizionale di Dinadan, che lo porta a diventare, nel corso del Tristan en prose, l'opponens di certe forme di amore cortese, viene riassunta e condensata al momento della sua apparizione nel testo. L'originalita che Kleinhenz riscontra nella scena del dibattito (sequenza 2) consiste nella trattazione satirica del genere medievale della disputatio ordinaria (150-151), e la funzione di opponens filosofico di Dinadano nel testo viene sottolineata anche dalla Branca e dall'ultima editrice della Tavola ritonda, Marje-Jose Heijkant. Pur mantenendo salde le conclusioni di tali analisi, e importante osservare che la scelta di una delle varie caratteristiche del Dinadan francese da parte dell'autore italiano comporta pesanti conseguenze sullo sviluppo del personaggio; si presenta come ipotesi di lavoro l'interpretazione,di Dinadano come personaggio piu statico dell'antecedente francese. E possibile che la spinta verso la coerenza (la scelta di un particolare aspetto del personaggio) porti alla riduzione del campo d'azione del personaggio stesso. Se, come Payen e altri hanno suggerito, Dinadan rappresenta una sorta di alter ego di Tristan, la modificazione del personaggio in senso specializzante potrebbe avere conseguenze importanti anche sulla figura letteraria di Tristano.

L'episodio inventato dall'autore della Tavola ritonda, ossia lo scherzo giocato da Tristano a Dinadano (sequenza 3) presenta elementi interessanti da questo punto di vista. Subito dopo il dibattito sull'amore, Tristano e Dinadano sono ospiti di messer Spinogres; Tristano gli riferisce la discussione avuta con Dinadano, e Spinogres, "cavaliere assai dilettevole", propone di indurre sua figlia a fingere di amare Dinadano, per vedere che cosa "lo piu disamorato cavaliere del mondo" dira in questa situazione. Durante la cena, quest'ultimo rifiuta con decisione le attenzioni della fanciulla, (14) ma durante la notte Tristano ha un'altra idea:

   [...] e pianettamente Tristano si corica allato a Dinadano, e
   spensono gli lumi; e appresso comincia ad abbracciare e a baciare
   Dinadano, tanto ch'egli si risenti, dicendo: "Chi siete voi che
   m'abbracciate in tale guisa?" E Tristano allora, con voce sottile,
   disse: "Io sono la donzella che vi amo e voglio amare di tutto mio
   cuore". Allora Dinadano, sentendo tali parole, pensa molto bene che
   vero sia ch'ella sia la donzella; et allora tantosto salta fuori
   de' letto, dicendo: "Per mala ventura, e che puttanaggio e questo?
   Che mala perda aggia tale oste e tale albergo e chi mi ci
   condusse!" (308)

Dopo aver chiamato l'ospite, Dinadano scopre Tristano nel letto, il quale ritorce contro di lui le accuse che Dinadano e solito fargli, cioe di aver perso la testa per amore, o per la potenza del vino, dato che non distingue "l'uomo dalla femmina." La scena si conclude con Dinadano che attacca la follia di Tristano, e lo accusa di gabbarlo perche non vuole "sottomettere la ragione alla volonta." Questo episodio, che meriterebbe un intero studio, presenta punti di notevole interesse; a un mero livello interpretativo, lo scherzo funziona su due piani: far spaventare Dinadano con una profferta d'amore non richiesta, e beffarlo per il mancato riconoscimento del sesso dello spasimante notturno. Dinadano, dunque, e doppiamente beffato: in quanto disamorato punito, e in quanto viene messa in dubbio la sua virilita.

Dal punto di vista del nostro studio, la beffa di Tristano mette in luce vari elementi: l'introduzione della beffa fisica, completamente assente dal Tristan, con conseguenze per io studio del genere di appartenenza della Tavola ritonda; l'intercambiabilita dei ruoli (beffatore/beffato) fra Tristano e Dinadano, da cui l'ipotesi che a una maggiore staticita di Dinadano corrisponda un aumento di versatilita in Tristano; infine, un trattamento originale della possibile valenza omosessuale dell'amicizia, latente nel Tristan, ma non per questo trascurata da alcuni critici. (15)

Nel Tristan en prose la beffa, lo scherzo, il gab sono elementi esclusivamente verbali. Le schermaglie fra Tristano e Dinadan, o fra quest' ultimo e re March, non toccano mai la sfera dell'intrusione fisica. Non per nulla Dinadan e autore del lai "Voir disant", ossia una forma di critica ironica della realta precipuamente verbale. Nella Tavola ritonda, invece, la beffa della sequenza 3 puo essere assimilata ad alcune beffe di provenienza novellistica. (16) E lecito a questo punto domandarsi, anche alla luce delle riflessioni elaborate finora, quale possa essere l'incidenza di episodi di questo tipo sulla classificazione generica della Tavola ritonda. Proprio la relazione fra Tristano e Dinadano si dimostra nucleo privilegiato per l'osservazione dell'ibridismo generico. L'amicizia dei due cavalieri, infatti, attraversa i modelli del compagnonnage epico, (17) dell'amicizia romanzesca, della dinamica beffatore/beffato nella tradizione novellistica. La presenza di Dinadano, intorno al quale, come gia aveva notato Daniela Branca (I romanzi italiani, 81-84), si coagulano gli episodi comici, permette un'interpretazione Bachtiniana del romanzo, in quanto polifonico e tridimensionale. (18) Lo scarto fra Tristan en prose e Tavola ritonda in questa direzione appare notevole, e meriterebbe di essere analizzato piu in dettaglio.

La modificazione in senso statico del personaggio di Dinadano sembra influenzare, come di riflesso, la figura di Tristano. Se nel Tristan en prose il cavaliere si limita ad interrogare il suo saggio amico su alcune questioni, per sentirne l'arguta risposta, nella Tavola ritonda Tristano diventa parte attiva in gioco. Anche la sequenza 5, il dialogo di Isotta e Dinadano, subisce delle modificazioni in questo senso. Se infatti in entrambi i casi e Tristano a suggerire alla dama di parlare d'amore con Dinadano senza farsi riconoscere (Tristano stesso, del resto, ha incontrato Dinadano presso la fontana e si e mantenuto in incognito), l'episodio italiano si configura molto piu come burla di quello francese. Nel Tristan, Isotta e Dinadan si impegnano in un vero e proprio dibattito d'amore, in cui il cavaliere, paladino della mesure, merita le lodi della dama, almeno per quanto riguarda la sua concezione dell'amore. (19) Il lato debole di Dinadan rimane infatti, nel testo francese, la sua codardia in battaglia. Nel testo italiano, invece, il dialogo fra Isotta e Dinadano e molto piu mosso, giocato sul fatto che il cavaliere non sa chi sia la dama, e volto a smascherare la sua codardia e la sua scarsa propensione per l'amore. Non a caso questa schermaglia verbale si conclude con un dettaglio assente nell'originale, architettato da Tristano, cioe l'imprigionamento di Dinadano nella sua stanza il mattino dopo. Se fino a questo punto nella Tavola ritonda--e come vedremo, sara cosi fino alla morte di Tristano--Dinadano si presenta come personaggio abbastanza statico, il suo doppio, Tristano, diventa piu dinamico. Il testo italiano reinterpreta Tristano alla luce del suo alter ego, e gli consegna caratteristiche piu giocose. (20) Come vedremo, lo scambio di ruoli e evidente nelle varie versioni della morte di Tristano.

Nella discussione che segue la comunicazione di Payen al colloquio di Wurzburg (1977), Eric Kohler, oltre a suggerire l'idea di Dinadan come 'doppio' di Tristan, ipotizza che si possa individuare una omosessualita latente nel compagnonnage dei due personaggi. Nonostante la risposta negativa di Payen, (21) l'episodio della beffa notturna a Dinadano fa leva su una interpretazione non dissimile del Tristan en prose. Se una delle cose contestate a Dinadano--e, possiamo presumere, una delle cose divertenti--e l'incapacita di distinguere l'avance maschile da quella femminile, l'autore della Tavola ritonda sembra qui ironizzare proprio sulla natura ambigua del compagnonnage cavalleresco, e su quello di Dinadano e Tristano in particolare.

Le sequenze 6 e 7 della Tavola ritonda aggiungono un'importante caratteristica al personaggio di Dinadano; se finora egli era stato presente come "disamorato", lo vediamo qui allargare la sua sfera di influenza; ne vediamo il comportamento in battaglia, e ne ascoltiamo le accuse, rivolte pressoche a chiunque osi parlargli. Se la scena dell'elmo in battaglia e sostanzialmente analoga nei due testi (pur essendo molto piu eleborata nel Tristan), la sequenza 7 si presenta con caratteristiche assai uriginali nella Tavola ritonda. La struttura dell'episodio, ripetuto due volte (390-393; 418-421), e la seguente: Dinadano, attaccato da vari interlocutori, rinfaccia a ciascuno di essi le loro pecche, mettendoli immediatamente a tacere. Nella prima sotto-sequenza (390-393), egli attacca Palamides (perche si finge amico di Tristano), Garriette, Tristano, Isotta (per le sue scarse doti morali), Brandina (per aver dato ai due amanti il famoso filtro) e Lantris. Nella seconda, mette a tacere Palamides, Tristano, Brunoro, Lancialotto, Bordo, Astore e Briobris, e infine Isotta. La conclusione, molto simile nei due casi, e di ilarita trattenuta:

"E a quel punto, Tristano e sua compagnia faceano grande risa, e ciascuno stava cheto" (393);

"E a quel punto, tutti gli cavalieri stavano cheti, e veruno era tanto ardito che osasse far motto, per paura di Dinadano, che non lo rampognasse; ma pur forte ridevano in fra loro" (421).

Solo la rampogna rivolta a Palamides (rifranta su due passi della Tavola ritonda) e presente anche nel Tristan (vol. V, [section] 141, p. 221). Mi sembra pero che la soluzione del testo italiano fornisca un'interpretazione precisa di un aspetto del Dinadan francese, cioe la sua qualita di "voir disant". Dinadan(o) e colui che conosce la verita delle cose, e smaschera i difetti dei suoi interlocutori. Appare significativo che la Tavola ritonda, oltre ad aggiungere questa caratteristica al personaggio, finora solo oppositore dell'amore, gli faccia anche pronunciare una riflessione di tipo meta-narrativo. Le accuse a Isotta e Brandina, in particolare, paiono una critica ai nodi centrali della materia narrativa tristaniana. (22)

La morte di Tristano e un episodio soggetto a grande variazione nella tradizione del Tristan en prose e dei testi suoi derivati. Il ruolo di Dinadan(o) all'interno dell'episodio subisce anch'esso mutamenti notevoli a seconda della versione che lo ospita. Nel manoscritto edito dall'equipe di Menard, l'unico riferimento a Dinadan consiste nell'apostrofe direttagli (in sua assenza) dall'amico morente: "Ha, Dynadant, biaus dous amis, ici faut nostre compaignie! Or sui plus fierement gabes que gaber ne me solies! Vous ne series mie a ma mort, mais je sai bien que encore en feres vos mainte plainte. Dolans, tristres en seres, quant vous savres que serai mors" (vol. IX, [section] 80, p. 195). Nella tradizione italiana, questo passo viene riportato fedelmente dal cosiddetto Tristano Panciatichiano e dal Tristano Veneto. (23) Questa versione, in un rapido accenno, riassume i temi dell'amicizia e del gabbo, sottolineando ancora una volta la specularita dei due personaggi. La figura centrale rimane comunque Tristano, che e in grado di prevedere le reazioni di tutti i suoi amici (dopo l'accenno a Dinadan il protagonista si rivolge idealmente a Lancillotto). Emmanuele Baumgartner, nel suo studio sul Tristan en prose, cita un manoscritto (B. N. fr. 24400) che riporta una versione della reazione di Dinadan alla morte di Tristano assai piu vicina a quella della Tavola ritonda. (24) In questa seconda versione, l'elemento costitutivo piu interessante e che il punto di vista non e piu quello di Tristano, bensi quello del nostro eroe, Dinadan(o). Nella versione della Tavola ritonda, che sembra derivare dalla trama descritta dalla Baumgartner, la scena si svolge nel reame di Logres, dove Artu e i suoi cavalieri ricevono la notizia della morte di Tristano. Mentre tutti fanno "il maggiore lamento del mondo", Dinadano si alza in mezzo a tutti e, dopo una dimostrazione di dolore del tutto inconsueta, esorta i cavalieri alla vendetta contro re Marco. (25) Dopo un periodo di lutto, ha luogo una vera e propria battaglia contro il re Marco, che si conclude con l'arresto di quest'ultimo. A questo punto,

"Messer Dinadano, lo quale isconosciutamente era stato nella battaglia dinanzi, e avea tratti a fine piu di CLX cavalieri di sua mano; che bene avea mostrata sua prodezza incontro a quella vile gente, per amore del suo leale amico Tristano; e vedendo Dinadano lo re Marco e riconoscendolo, impero che piu volte l'avea veduto, si gli si accosta, al dismontare che lo re Marco fece del palafreno, Dinadano il feri nella testa: e fu colpo tanto pesante, che veramente l'avrebbe morto, se non fosse che lo re Artus si paro innanzi e impedimenti il colpo, che non giunse fermo; ma alquanto inavero lo re Artu nel braccio sinistro." (524)

Sia re Marco sia Dinadano vengono prosciolti, e il "cavaliere disamorato" viene menzionato ancora una volta, come cavaliere fra gli altri, nelle ultime pagine del testo. In quest'ultima scena, il personaggio mostra tutto il suo valore militare (peraltro mai messo completamente in dubbio dal testo italiano, o almeno non quanto nel Tristan).

Non e questa la sede per argomentare su quale manoscritto si basi il compilatore della Tavola ritonda, ne a quali versioni--italiane o francesi--della leggenda egli abbia avuto accesso. Quello che invece si puo concludere e che il comportamento di Dinadano dopo la morte di Tristano e estremamente coerente con l'interpretazione del personaggio nell'intero romanzo: Dinadano e figura centrale, che tende a rubare la scena al protagonista. Egli viene costruito come personaggio 'specializzato', deputato alla discussione di amore e--in un secondo tempo--allo smascheramento di tutti gli altri personaggi. Da questo punto di vista, Dinadano e interpretazione selettiva del Dinadan francese; lo stesso si puo dire per la profonda specularita rispetto a Tristan(o). Proprio seguendo questa linea di sviluppo l'autore italiano, che reinterpreta il testo del Tristan in base a principi di armonizzazione e coerenza, finisce per portare il personaggio alle estreme conseguenze: e Dinadano, alla fine della Tavola ritonda, e Tristano.

ELEONORA STOPPINO

University of Illinois at Urbana-Champaign

OPERE CITATE

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Zambon, Francesco. "Dinadan en Italie." Comedy in Arthurian Literature. A cura di Keith Busby. Arthurian Literature XIX (2003): 153-63.

NOTES

* Sono grata a Regina Psaki per aver organizzato la tavola rotonda "Arthur of the Italians" al Convegno dell'AATI (Washington DC, ottobre 2005), nonche per i suoi suggerimenti e commenti, e a Stefano Mula per aver condiviso con me le sue idee su Dinadano. Ringrazio Steven Botterill, lettore attento di queste pagine e Gloria Allaire, che mi ha generosamente messo a disposizione il suo lavoro sul Tristano Panciatichiano prima della pubblicazione.

(1) Si veda a questo proposito Arthurian Literature in the Middle Ages, in particolare i capitoli a cura di Helaine Newstead ("The Origin and Growth of the Tristan Legend", 122-33) e Eugene Vinaver ("The Prose Tristan", 339-47).

(2) Nell'articolo del 1964 Vinaver mette in discussione opinioni precedentemente espresse sulla datazione della versione del Tristan en prose che meglio mette in luce queste caratteristiche di Dinadan. Egli aveva infatti sostenuto, nei suoi Etudes sur le Tristan en prose (Paris 1925, 29), che la "seconda versione" del testo--che reagiva, con il personaggio di Dinadano, alla "poussee du realisme et du materialisme naissants"--andasse datata almeno mezzo secolo dopo la "prima versione" del testo, meno agguerrita in tal senso. Sulla questione delle due versioni del Tristan en prose (V. I e V. II) si vedano gli studi di Emmanuele Baumgartner, che si oppone alla cronologia della classificazione. Si noti che proprio l'evoluzione del personaggio di Dinadan serve sia a Vinaver sia a Baumgartner come elemento di parziale dimostrazione della loro teoria sulla datazione delle versioni del Tristan (Baumgartner, Le 'Tristan en prose', 33-35).

(3) Zambon, da ultimo, lo definisce un "corpo estraneo, un pesce fuor d'acqua" (162).

(4) Nel Tristan, la prima apparizione di Dinadano ci offre l'immagine di "un chevalier estrange, arme de toutes armes" (68); egli si presenta poi ad un valletto come "uns chevalier errans" (69), e il messaggio che invia a Tristano viene immediatamente interpretato da quest'ultimo come "salus du roiaume de Logres" (69), quindi strettamente connesso al regno di Artu e alla tavola rotonda. La differenza fra le armi di Tristano e Dinadan come 'significanti' viene descritta in modo esplicito da Dinadan stesso: "Chil ki verront le mien escu, pour ce k'il est bien sans faille des escus de la maison le roi Artu, quideront sans faille tout maintenant que je soie Lanselos du Lac, com cil ki ne vont querant se Lanselot non. Quant il verront le vostre escu, il diront tout maintenant entr'aus que vous estes de Cornuaille; si vous laisseront esranment, et a moi se prendront du tout. Vous vous em pores tout quitement passer outre, et je remanrai en la barate" (110-11).

(5) "A Tristano non parlava niuna persona, se no' se solamente uno cavaliere errante, lo quale era appellato messer Dinadano, il savio disamorato, fratello del Valletto della cotta mal tagliata, e di messer Daniello, lo quale messer Lancialotto avea gia tratto a fine" (297).

(6) L'episodio della follia di Tristano si trova nei passi [section][section] 75-76 del riassunto di Loseth. Nell'edizione del manoscritto 2542 della Bibliotheque Nationale de Vienne, la vicenda si svolge nei passi [section][section] 168-189, vol. I. Nella Tavola ritonda essa occupa i capitoli LXVIII-LXXII dell'edizione di Marje-Jose Heijkant.

(7) Loseth colloca al paragrafo [section] 361 la prima occasione in cui Dinadano fa sfoggio del suo senno (corrispondenti a [section][section] 33-34 nell'edizione diretta da Menard, vol.V).

(8) Kleinhenz, 145. Si veda anche la nota 1 per la bibliografia in proposito.

(9) Indico fra parentesi i numeri di pagina corrispondenti alle sequenze nel l'edizione Heijkant.

(10) I riferimenti sono ai volumi e ai paragrafi pertinenti nell'edizione diretta da Menard.

(11) Cf. nota 3. Dinadan desiste dal suo intento quando viene a sapere che le armi di Tristano sono magiche, e quindi e l'eroe di Leonis a poterne approfittare al meglio.

(12) Come osserva acutamente la Baumgartner, cf. supra.

(13) Francesco Zambon ha osservato giustamente una consonanza fra Dinadan e Kahedin (154).

(14) Dinadano usa, come gia in precedenza, un linguaggio 'comico'; temendo che gli si voglia far sposare la ragazza, ribatte: "Certo, cotesto mercato voi non farete a me; che cotesta derrata voglio io ch'ella sia vostra. Troppo cara mi volete vendere questa cena" (307). Per una trattazione del linguaggio comico in Dinadano si veda D. Branca, I romanzi italiani di Tristano e la 'Tavola ritonda', 145-147.

(15) Cf. la discussione che segue il saggio di Payen in E. Ruhe e R. Schwaderer (ed.), Der Alfranzosische Prosaroman. Funktion, Funktionswandel und Ideologie am Beispiel des "Roman de Tristan en prose", 122-30.

(16) Si pensi alla giornata VIII del Decameron, o a molti episodi del Novellino.

(17) Cf. supra, le osservazioni di Payen.

(18) Si noti che anche l'aspetto di tridimensionalita linguistica e presente nella Tavola ritonda: abbiamo gia osservato come la lingua di Dinadano risenta di incursioni nel campo del 'comico'; la stessa cosa si puo dire di episodi che coinvolgono anche altri personaggi. Cf. Tavola ritonda, 403, 405. Uinterpretazione in senso Bachtiniano si fonda su alcune considerazioni fondamentali di Cesare Segre, esposte in "Quello che Bachtin non ha detto. Le origini medievali del romanzo", in Teatro e romanzo, 61-84.

(19) "Quant la roine entent la responsse de Dynadant, ele en a grant joie. Ele connoist bien par ces paroles que voirement est Dynadans seges cevaliers et bien parlans" (vol. V, [section] 55, p. 129); piu o meno negli stessi termini si esprime Isotta nel suo racconto a Tristano (V, [section] 59, p. 135).

(20) Peraltro la destabilizzazione di Tristan come personaggio monolitico e gia presente nel Tristan en prose, nell'episodio menzionato della follia, o anche in altri episodi di travestimento (Tristano travestito da folle, da pellegrino, ecc.).

(21) Fondata sull'idea, forse un po' ingenua, che "ce que les gens du moyen age savent vivre, et savent vivre avec une extraordinaire intensite, c'est ce type d'amitie virile sans aucune arriere-pensee qui traduit dans leur vie et dans la societe en definitive la vieux topos de l'amicitia pura" (Ruhe, 123-124).

(22) "E Dinadan disse: 'Dama, dama, se io non sono savio, e voi m'insegnate; si bene avete imparato per voi! E bene il dimostrate che siete savia, quando avete lasciato lo re Marco e lo reame, e andate per lo mondo facendovi beffe d'altrui.' [...] E Brandina disse: 'Ahi sire Dinadan, e come parlate voi in tale manera contro alla reina, e nolla riguardate voi per amor di messer Tristano?' 'Non fa forza, Brandina, no' cio disse Dinadano; 'che io si o imparato da voi: si bene guardaste Isotta allo re Marco nella nave; che a Tristano faceste bere il beveraggio, per Io quale lo re Marco non ebbe mai allegrezza'" (392-393). In questo senso mi paiono assai pertinenti le riflessioni di Kleinhenz, che legge in Dinadano (anche se non in questi episodi in particolare) la voce dell'autore (cfr. p. 155). Mi sembra pero che sia la dichiarazione meta-narrativa, piu che la posizione morale di Dinadano, a rivelare una voce autoriale.

(23) La versione del Panciatichiano e estremamente fedele: "Ai Dinadam, mio bello dolce amico, qui difalla la nostra compagnia. Ora sono piu fiera mente gabbato che gabbare non mi solete. Voi non serete alla mia morte, ma io so bene che voi ne farete grande pianto, e tristo e dolente ne sarete, quando voi uderete dire che io sia morto." Il Tristano Veneto e stato edito da Aulo Donadello, con il titolo Il libro di messer Tristano ("Tristano Veneto"). Venezia: Marsilio, 1994.

(24) Secondo la studiosa, "cet epilogue constitue un remaniement tardif, in connu de la version courante du roman, mais il est d'un grand ecrivain, qui a su admirablement peindre dans sa complexite le desarroi et le desespoir de Dinadan apres la mort de Tristan" (257).

(25) Tavola ritonda, pp. 516-517.

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Author:Stoppino, Eleonora
Publication:Italica
Date:Jun 22, 2009
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